"Ho usato il basket per cambiare la mia vita e quella degli altri", sono parole di Bruno Cerella.
C'è un motivo se oggi parliamo di lui e della sua storia.
A 17 anni è partito da solo dall'Argentina per fare un'esperienza di 6 mesi in Italia: ha iniziato a giocare a basket a Massafra, in provincia di Taranto, in C2.
Quei 6 mesi sono diventati 22 anni.
Cestisticamente parlando non è partito dal basso, ma dal fondo. In C2 a Massafra gioca poco, così va a Senise in Basilicata dove per un soffio non centra la retrocessione in Serie D.
L'anno dopo va a Salerno dove vince la C2, e Potenza mette gli occhi su di lui offrendogli un buon contratto per giocare in B2. Nel 2008, quattro anni dopo essere arrivato in Italia, e dopo aver dominato in B2, Teramo lo porta in Serie A.
Casalpusterlengo, Varese, Milano, Venezia, ed infine Treviglio, sono state le sue squadre degli ultimi anni.
Ovunque sia andato non c'è un singolo tifoso o un singolo compagno di squadra che abbia parlato male di lui. Anzi.
3 Scudetti, 3 coppe Italia, 1 Supercoppa, 1 Fiba Europe Cup, ha giocato anche in Eurolega: il tutto, partendo dalla C2.
Ha vinto, ha sudato il doppio degli altri per guadagnarsi ogni minuto, ha difeso come pochi altri giocatori nella storia del nostro campionato, ha regalato sorrisi e disponibilità a tutti.
E proprio queste ultime due caratteristiche gli hanno permesso di cambiare non solo la sua vita ma anche quella degli altri.
Nel 2010, assieme al suo amico Tommaso Marino, fonda @SlumsDunk@twitter.com: una associazione con la quale, da 14 anni, danno speranza a migliaia di bambini in Kenya e Zambia, attraverso il basket. Hanno costruito campi, hanno permesso il miglioramento dell'attività scolastica, delle condizioni di igiene e dell'accesso all'acqua potabile. Sono impegnati tutto l'anno, si recano nelle baraccopoli ogni estate.
Ieri Bruno ha giocato la sua ultima partita in carriera. Treviglio ha perso il primo turno dei playoff di A2 contro la Fortitudo. Al palasport c'erano tantissimi amici ed ex compagni di Bruno. C'era Tonut commosso, c'era Tommy Marino particolarmente emozionato, c'erano tante persone che sono andate ad omaggiare un giocatore che nella sua carriera da professionista non ha mai segnato 30 punti.
Perchè i punti sono semplici numeri. L'impegno, la costanza, la dedizione, la disponibilità e l'umanità, sono invece valori che riempiono non solo i tabellini ma anche il cuore di chi ti sta intorno.
Grazie di tutto @BrunoCerella@twitter.com.
(Via @parallelecinico@twitter.com)
@basket@poliverso.org
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Antonio Zesku
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