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La stretta sull'immigrazione di Trump sta danneggiando l'economia americana


Da gennaio la forza lavoro si è ridotta di oltre un milione di persone e la popolazione cresce al ritmo più lento dal 1951. Nell'edilizia in alcuni mestieri manca fino a tre quarti degli operai.

Dall'inizio del 2026 la forza lavoro americana si è ridotta di oltre un milione di persone. È l'effetto più diretto della stretta sull'immigrazione voluta dal presidente Donald Trump, che secondo un'analisi pubblicata sull'Economist sta già pesando sulla crescita degli Stati Uniti: meno lavoratori disponibili, assunzioni quasi ferme e un'economia che rallenta.

Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca il confine meridionale è stato di fatto chiuso ai migranti irregolari, l'accesso all'asilo è stato ridotto drasticamente, i canali di ingresso per motivi umanitari sono stati quasi tutti chiusi e le protezioni temporanee ritirate. Anche l'immigrazione qualificata è sotto pressione, per via di regole più rigide e delle restrizioni proposte sui visti per studenti e sulle carte verdi ottenute tramite il lavoro. L'ICE, l'agenzia federale che si occupa dell'applicazione delle leggi sull'immigrazione, ha moltiplicato gli arresti per strada, fermando molte persone senza condanne penali alle spalle.

L'Amministrazione sostiene di aver espulso un milione di persone e afferma che altri 2,2 milioni se ne sono andati volontariamente. Sono cifre probabilmente gonfiate. Ma all'inizio del 2026 le espulsioni dall'interno del paese viaggiavano a un ritmo circa cinque volte superiore a quello precedente al ritorno di Trump, secondo il Deportation Data Project delle università della California a Berkeley e a Los Angeles.

Tra il 2022 e il 2024 l'immigrazione netta superava i due milioni di persone all'anno, per effetto del rimbalzo post-pandemico. Nel 2025 è stata pressoché nulla o perfino negativa, secondo le stime della Brookings Institution, un centro studi di Washington. In un paese costruito dagli immigrati si tratta di un'inversione storica e il deflusso sta probabilmente accelerando.

Il Congressional Budget Office, l'ufficio studi indipendente del Congresso che valuta i conti pubblici, stima che nel 2026 gli Stati Uniti avranno 2,3 milioni di residenti tra i 18 e i 64 anni in meno rispetto a quanto previsto all'inizio del 2025. Per gli economisti della Federal Reserve la popolazione complessiva quest'anno potrebbe crescere meno dello 0,2%, il ritmo più lento dal 1951, quando la guerra di Corea tolse i giovani uomini dal conteggio dei civili. Il colpo alla forza lavoro è ancora più forte, perché gli immigrati lavorano in proporzione maggiore rispetto ai nati negli Stati Uniti.

Tra il 2022 e il 2024 le imprese americane creavano in media più di 230.000 posti di lavoro al mese. Nell'ultimo anno e mezzo la media è scesa a 30.000. Il numero dei disoccupati, poco sotto i sette milioni, è però rimasto quasi invariato. Con l'immigrazione crollata e la popolazione che invecchia, la crescita dell'occupazione è limitata alla radice.

Wendy Edelberg della Brookings Institution e i suoi coautori stimano che il numero di posti di lavoro necessari ogni mese per tenere ferma la disoccupazione, il cosiddetto punto di pareggio, sia sceso tra 20.000 e 50.000 nella seconda metà del 2025. Per la Federal Reserve di Dallas era vicino a zero a fine anno. "Penso che questa sia la nostra versione di un mercato del lavoro sano, considerato quello che sta succedendo alla popolazione", ha detto Edelberg all'Economist, che si aspetta un punto di pareggio pari a zero anche per quest'anno.

Perdite nette di posti di lavoro spingeranno la Federal Reserve, la banca centrale americana, a tagliare i tassi di interesse anche quando quelle perdite sono compatibili con la piena occupazione. Il rischio vale però anche nella direzione opposta: con una forza lavoro che si assottiglia, perfino aumenti modesti dell'occupazione possono surriscaldare il mercato del lavoro e alimentare l'inflazione. Per Kevin Warsh, presidente della banca centrale, è una posizione scomoda.

Una forza lavoro in crescita ha contribuito in passato per circa 1,4 punti percentuali all'anno al PIL potenziale, cioè alla velocità di crescita che l'economia può mantenere nel tempo senza surriscaldarsi, secondo i calcoli di Seth Murray e Ivan Vidangos, due economisti della Federal Reserve. Nel 2026 quel contributo potrebbe azzerarsi, lasciando alla produttività il compito di fare quasi tutto il lavoro.

Nella prima metà del 2026 la produttività del lavoro è cresciuta dell'1,1% su base annua, un ritmo modesto. Le tecnologie paragonabili del passato hanno impiegato decenni prima di dispiegare tutti i loro effetti e chiedere all'intelligenza artificiale di colmare il vuoto in tempi brevi è molto. Nel lungo periodo la scarsità di manodopera può spingere le imprese ad adottarla più in fretta. Nell'immediato però la costruzione dei data center assorbe lavoratori e può peggiorare la carenza in altri settori.

Tra gennaio 2025 e giugno 2026 l'ICE ha effettuato circa 500.000 arresti all'interno del paese finiti con una detenzione. L'effetto dissuasivo è andato ben oltre le persone fermate: in un sondaggio condotto lo scorso anno tra gli immigrati da KFF, un centro studi sulla sanità, e dal New York Times, due intervistati su cinque tra quelli probabilmente privi di documenti hanno detto di aver evitato di andare al lavoro.

Per misurare l'effetto della stretta l'Economist ha usato i dati della Current Population Survey, l'indagine mensile sulle famiglie americane, costruendo un indicatore approssimativo dei lavoratori probabilmente irregolari (stranieri tra i 18 e i 64 anni, nati all'estero, senza titoli di studio superiori al diploma). L'occupazione in questo gruppo è calata di circa 900.000 persone da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. I campioni ridotti rendono la stima volatile, ma la dimensione del calo è difficile da ignorare.

L'edilizia è il settore più colpito. Il comparto impiega circa 11 milioni di persone, di cui il 30% circa è nato all'estero e in mestieri come la posa dei cartongessi, la carpenteria e la copertura dei tetti gli immigrati sono la maggioranza. "In alcuni mestieri la nostra forza lavoro locale si è ridotta del 70-75%", ha detto all'Economist Scott Brannock, presidente dell'associazione dei costruttori della Florida nordorientale. In Texas Johnny Vasquez, della Rio Grande Valley Builders Association, ricorda che dopo l'inasprimento dei controlli nel giugno 2025 i cantieri erano diventati "città fantasma". L'occupazione degli immigrati sta calando rapidamente anche nella ristorazione e negli alberghi, nell'industria alimentare, nei supermercati e nei servizi di assistenza alla persona.

Alcuni datori di lavoro hanno risposto aumentando le paghe. La crescita annua dei salari degli operai edili senza responsabilità di supervisione è del 5,2%, circa 1,4 punti percentuali in più rispetto al gennaio 2025. Nemmeno aumenti consistenti sono però bastati ad attirare abbastanza lavoratori nati negli Stati Uniti verso mestieri fisicamente pesanti. La loro occupazione è spesso scesa insieme a quella degli immigrati, invece di sostituirla, perché i due gruppi si completano a vicenda: se sparisce una squadra di carpentieri, c'è meno lavoro anche per elettricisti e capicantiere.

Il danno più duraturo rischia però di arrivare dal rallentamento dell'immigrazione qualificata. I visti per studenti sono calati di un terzo nell'ultimo anno e sono state irrigidite le regole sui visti H-1B per i lavoratori specializzati e sulle carte verdi. Alla frontiera tecnologica gli Stati Uniti dipendono molto dagli stranieri: i lavoratori nati all'estero e formati nelle università americane sono il 35% di chi ha un dottorato nelle discipline scientifiche e tecniche. Michael Clemens del Peterson Institute for International Economics, un altro centro studi, e i suoi coautori stimano che una stretta prolungata sui visti per studenti ridurrebbe dell'11,5% questo bacino di lavoratori altamente qualificati e potrebbe far perdere quasi 500 miliardi di dollari di PIL reale all'anno entro dieci anni (l'1,6% del prodotto dell'anno scorso).

Il 24 agosto l'Amministrazione ha proposto una tassa di 103.265 dollari per i nuovi visti H-1B, che sostituisce un precedente prelievo bocciato da un tribunale. I concorrenti degli Stati Uniti si stanno muovendo nella direzione opposta. La Cina ha introdotto l'anno scorso il visto K per attirare giovani scienziati e tecnologi, mentre Canada e Unione Europea hanno ampliato i canali di ingresso per i lavoratori altamente qualificati.

Per decenni gli Stati Uniti hanno trasformato la capacità di attirare i migliori talenti del mondo in un vantaggio economico. La stretta sull'immigrazione lascia oggi al paese meno lavoratori e mette a rischio la sua capacità di produrre innovazione domani.


Trump revoca fino a 200mila visti e propone una tassa da 103mila dollari sui visti lavorativi


L'amministrazione Trump ha aperto lunedì un doppio fronte sui visti. Da un lato punta a revocare fino a 200.000 visti a cittadini stranieri arrivati negli Stati Uniti come turisti o per affari e che poi hanno chiesto asilo per restare. Dall'altro ha proposto una commissione di 103.265 dollari per ogni nuova domanda di visto H-1B, quello riservato ai lavoratori stranieri altamente qualificati. Due mosse diverse con lo stesso obiettivo: rendere più difficile per gli stranieri entrare e restare nel Paese.

La revoca riguarda i cosiddetti visti B-1 e B-2, rilasciati per soggiorni brevi di lavoro o turismo. Il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, ha già cominciato a riesaminarli insieme al Dipartimento della Sicurezza interna e le cancellazioni avverranno a ondate nelle prossime settimane. Se andrà in porto, sarebbe la più grande revoca di massa di visti nella storia degli Stati Uniti.

Secondo il portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott, chi ottiene un visto turistico o d'affari per poi chiedere asilo commette una frode, motivo sufficiente per ritirare il documento. Un visto, ha detto in una nota, è "un privilegio, non un diritto" e viene concesso a chi ha intenzione di tornare a casa.

Chi si trova sul suolo americano ha il diritto di chiedere protezione se teme persecuzioni nel proprio Paese. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha però sospeso l'esame delle domande di asilo, anche se un giudice federale ha stabilito che l'amministrazione deve comunque valutarle. Il processo di revoca, ha spiegato Pigott, sarà continuo e procederà per gradi.

All'inizio del mese il Dipartimento di Stato aveva reso noto di aver già revocato più di 175.000 visti a stranieri accusati di reati, di violazioni delle regole del visto o di comportamenti ritenuti pericolosi, una delle tante misure con cui l'amministrazione ha ristretto l'immigrazione. Il governo aveva già tolto i visti a studenti e immigrati che avevano commentato la morte dell'attivista conservatore Charlie Kirk. Ha inoltre firmato ordini esecutivi per restringere la cittadinanza per nascita, dopo che la Corte Suprema aveva bocciato un primo tentativo.

Venerdì un giudice federale di New York ha bocciato il tentativo dell'amministrazione di sospendere il rilascio dei visti a chi fa domanda da 75 Paesi, molti dei quali in Africa, Asia e America Latina. La giudice Jeannette Vargas ha stabilito che la motivazione del segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui molti stranieri di quei Paesi finirebbero per dipendere dall'assistenza pubblica, non ha alcuna base legale.

Sempre lunedì il Dipartimento di Stato ha ordinato ad ambasciate e consolati di rinviare tutti i colloqui per i visti finché i funzionari non avranno completato un addestramento su una regola più restrittiva. La norma, chiamata del "carico pubblico", impone di negare il visto a chi rischia di dover ricorrere all'assistenza pubblica una volta arrivato negli Stati Uniti.

Lo stesso lunedì il Dipartimento della Sicurezza interna ha proposto una commissione di 103.265 dollari per ogni nuova domanda di visto H-1B, da pagare prima ancora che il governo decida se approvarla. È la principale via d'accesso al lavoro negli Stati Uniti per i professionisti stranieri altamente qualificati, usata soprattutto per assumere tecnici informatici indiani.

Ogni anno il numero di visti H-1B è fissato a 85.000 (65.000 più altri 20.000 riservati a chi ha un titolo di studio avanzato preso in un'università americana), ma le domande sono molte di più: quest'anno le registrazioni sono state oltre 211.000, tanto che i datori di lavoro devono partecipare a una lotteria per ottenerli. Il tetto non vale invece per le università, gli ospedali e gli altri enti senza scopo di lucro, che possono chiedere questi visti tutto l'anno.

La commissione sostituisce quella da 100.000 dollari introdotta lo scorso settembre con un proclama del presidente e poi bocciata a giugno da un giudice federale del Massachusetts, Leo Sorokin, che l'aveva giudicata un'imposta illegale imposta scavalcando il Congresso. L'amministrazione ha fatto ricorso, ma la nuova proposta segue una procedura formale diversa per evitare lo stesso destino.

La vecchia tariffa da 100.000 dollari colpiva solo chi faceva domanda dall'estero e per questo le grandi aziende tecnologiche restavano quasi sempre escluse, perché assumono soprattutto studenti stranieri già presenti nel Paese con un visto da studente. La nuova commissione si applica invece anche a chi è già negli Stati Uniti, un allargamento che costringe molte più imprese a rivedere l'uso del programma. Nel 2026 il maggiore utilizzatore è stato Amazon, con oltre 9.300 domande approvate, seguito dai gruppi indiani Tata Consultancy Services e Infosys e dalle americane Apple e Microsoft.

Anche dalla nuova commissione restano esclusi gli enti senza scopo di lucro, come chiedevano da tempo le strutture sanitarie delle zone rurali, che faticano ad attrarre personale americano. Il governo stima di incassare circa 8,8 miliardi di dollari l'anno per finanziare il sistema dell'immigrazione: quasi 3 miliardi andrebbero ai tribunali per l'immigrazione, con più di 8.400 nuove assunzioni tra cui giudici, mentre circa 1 miliardo andrebbe all'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane, già finanziata a livelli record.

La Camera di commercio degli Stati Uniti sostiene che la commissione renderebbe il programma inaccessibile alle piccole e medie imprese e alle start-up, mentre un avvocato specializzato in immigrazione l'ha definita "un'imposta illegale". Secondo un esperto di un centro studi indipendente la misura è talmente ampia che difficilmente le aziende, anche le più grandi, la pagheranno per molti dei loro dipendenti, con un probabile calo delle domande.

Il governo sta valutando anche una commissione da 100.000 dollari sull'OPT, il programma che permette agli studenti stranieri di lavorare per un periodo con il visto da studente. La misura è ora all'esame finale della Casa Bianca. Le aziende della Silicon Valley e di Wall Street assumono in genere i neolaureati proprio attraverso l'OPT prima di chiedere per loro un visto H-1B e temono che una tariffa così alta spinga molti giovani stranieri a lasciare il Paese.

Gli economisti concordano in genere sul fatto che i lavoratori con visto H-1B aumentano la produttività americana e fanno crescere i salari anche per i dipendenti statunitensi. L'amministrazione sostiene invece che il programma abbia tolto lavoro agli americani e permesso alle aziende di pagare gli stranieri meno dei colleghi americani, citando uno studio secondo cui chi ha un visto H-1B guadagna in media il 15% in meno. Il testo sarà pubblicato martedì e resterà aperto ai commenti del pubblico per 30 giorni, ma potrebbero volerci mesi prima di una decisione definitiva.


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Trump Dividend, come funzionerebbe l'assegno da 5.000 dollari


La proposta sarebbe finanziata con gli introiti dei dazi, ma potrebbe costare molto di più, fino a oltre 1.200 miliardi. E gli economisti avvertono: rischia di aumentare deficit, tassi e inflazione.

Se i repubblicani manterranno il controllo della Camera dei Rappresentanti e del Senato alle elezioni di metà mandato di novembre, ogni cittadino americano adulto riceverà 5.000 dollari. Lo ha promesso il presidente Donald Trump mercoledì sera, dal palco della prima Convention repubblicana dedicata alle midterm, a Dallas. L'assegno si chiamerà "Trump Dividend" e, ha precisato il presidente, dovrà essere speso solo negli Stati Uniti.

Secondo le stime del Census Bureau citate da Axios, i cittadini americani adulti sono circa 245 milioni. Distribuire 5.000 dollari a ciascuno costerebbe quindi oltre 1.200 miliardi di dollari, senza contare le spese amministrative e al netto di eventuali esclusioni per i redditi più elevati. Come ha osservato il giornalista Colby Hall, si tratterebbe di una cifra superiore agli 814 miliardi complessivamente distribuiti nei tre cicli di assegni federali durante la pandemia.

Il vicepresidente JD Vance ha indicato nei dazi la possibile fonte di finanziamento e ha lasciato intendere che i contribuenti più ricchi potrebbero essere esclusi. Ma il gettito dei dazi è molto inferiore al costo potenziale della misura: Axios stima entrate doganali nell'ordine dei 300 miliardi di dollari l'anno, mentre il Congressional Budget Office calcola in 167 miliardi gli incassi nell'attuale esercizio fiscale. A rendere il quadro ancora più incerto è la sentenza con cui quest'anno la Corte Suprema ha annullato gran parte dei precedenti dazi imposti dall'Amministrazione Trump sulla base dei poteri d'emergenza, costringendo il governo a rimborsare oltre 100 miliardi di dollari.

Trump Dividend

Un assegno da 5.000 dollari a testa: costa più di tutti gli assegni Covid e nessuno sa chi lo paga
Trump lo promette se i repubblicani terranno Camera e Senato a novembre. Ecco quanto vale, con che cosa si finanzierebbe e perché l'economia di oggi non è quella del 2021.

United States Treasury N. 2026-11-03 Data Dopo le midterm? Pagare a Ogni cittadino adulto $5.000,00 Cinquemila e 00/100 Dollari Causale Trump Dividend, solo USA Firma ⎪0000005000⎪ 2453⎪ Solo se vince il GOP

Grafica di FocusAmericaAggiornata all'11 settembre 2026

1Quanto costaIl costo 2Chi lo pagaChi paga 3Il rischio inflazioneIl rischio

1 – Quanto costa
Ogni punto vale un milione di persone. Insieme fanno 1.226 miliardi
Il Census Bureau conta 245,3 milioni di cittadini adulti. Moltiplicati per 5.000 dollari, il conto supera i 1.200 miliardi: senza spese amministrative e senza esclusioni per i redditi alti.

245 punti = 245,3 milioni di cittadini adulti (Census Bureau, ACS 2024)

Costo stimato
1.226mld $
5.000 $ × 245,3 milioni di adulti. Reuters, contando tutti i 270 milioni di adulti residenti, arriva a 1.350 miliardi.

Il confronto con la pandemia
Tra marzo 2020 e aprile 2021 il governo federale spediì tre cicli di assegni. Tutti e tre insieme valgono meno di questo solo pagamento.

Trump Dividend – un solo pagamento, 5.000 $ a persona1.226 mld $

Assegni Covid 2020–21 – tre cicli, 476 milioni di pagamenti814 mld $
1.200 $ 600 $ 1.400 $

Tocca un ciclo per vedere quanto è costato. I tre assegni pandemici sommati coprono il 66% del Trump Dividend.
CARES Act, mar. 2020Secondo ciclo, dic. 2020American Rescue Plan, mar. 2021

2 – Chi lo paga
I dazi indicati da Vance coprono al massimo un quarto dell'assegno
Il vicepresidente ha indicato le entrate doganali come fonte. Scegli la stima e guarda quanta parte del costo resta scoperta.
300 mld/anno – stima Axios 167 mld – entrate nette 2026, CBO

Dazi 24%
Scoperto: 76%
0Costo totale: 1.226 mld $

Da prendere a prestito
926mld $
Con un anno intero di dazi al livello stimato da Axios.

Anni di dazi necessari
4,1anni
Per pagare un assegno una tantum.

Il punto
Il gettito su cui contare si sta restringendo: a febbraio la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d'emergenza e il governo ha già rimborsato oltre 100 miliardi. Per il CBO le entrate doganali 2026 saranno 250 miliardi sotto le previsioni di inizio anno.

3 – Il rischio inflazione
Mille miliardi presi a prestito in un'economia già surriscaldata
Deficit vicino ai 2.000 miliardi, tassi a lungo termine ai massimi dal 2023, piena occupazione e inflazione elevata: il contesto in cui il dividendo verrebbe versato.

Deficit federale 2026
2.100mld $
Stima CBO di agosto, rivista al rialzo di 200 miliardi per il crollo dei dazi.

Treasury a 10 anni
4,85%

0%Soglia 5%
Massimo da ottobre 2023. È il tasso di riferimento per mutui e prestiti.

Debito da aggiungere
1.059mld $
Se l'assegno fosse coperto solo dalle entrate doganali nette stimate dal CBO.

Il precedente: l'American Rescue Plan
Nel 2021 Biden versò assegni fino a 1.400 dollari dentro un piano da 1.900 miliardi. Diversi studi hanno poi collegato quello stimolo a parte dell'inflazione del 2021–22. Ma il quadro era un altro.

Marzo 2021
Oggi
Assegno a persona
1.400 $American Rescue Plan
5.000 $Trump Dividend
Costo del piano
1.900 mld $tutto il pacchetto
1.226 mld $solo gli assegni
Treasury a 10 anni
1,5%alla firma del piano
4,85%massimo dal 2023
Lavoro
Disoccupazione alta
Vicino alla piena occupazione
Inflazione
Non ancora salita
Elevata

Il punto
Per Michael Strain (American Enterprise Institute) Trump vuole stimolare un'economia che ha già un problema di inflazione e pochi margini inutilizzati. Se il piano diventasse legge, il rischio di una nuova accelerazione dei prezzi sarebbe concreto.

Fonte Census Bureau (ACS 2024) per la popolazione adulta; IRS e Pandemic Response Accountability Committee per gli assegni Covid; Congressional Budget Office (Monthly Budget Review, agosto 2026) per deficit ed entrate doganali; Treasury per i rendimenti; Axios. Elaborazione FocusAmerica, settembre 2026.

Il rischio di riaccendere l'inflazione


Axios ha messo in fila i principali rischi economici della proposta. Il deficit federale viaggia già intorno ai 2.000 miliardi di dollari l'anno, gli investitori chiedono rendimenti sempre più elevati per finanziare il debito pubblico, l'economia è vicina alla piena occupazione e l'inflazione resta elevata. Prendere a prestito oltre mille miliardi di dollari e distribuirli alle famiglie rischierebbe quindi di surriscaldare ulteriormente l'economia, aumentando le pressioni su prezzi, debito e tassi d'interesse.

Il precedente più vicino è l'American Rescue Plan da 1.900 miliardi di dollari voluto da Joe Biden all'inizio del 2021, che comprendeva assegni fino a 1.400 dollari a persona. All'epoca, però, la disoccupazione era più alta, l'inflazione non aveva ancora iniziato la sua ascesa e il debito pubblico era inferiore. Diversi studi hanno successivamente attribuito agli stimoli fiscali della pandemia, compreso l'American Rescue Plan, una parte della responsabilità dell'aumento dell'inflazione del 2021 e del 2022, insieme alle strozzature dell'offerta e agli altri effetti della pandemia.

Il Dipartimento del Tesoro sta già cercando, con non poche difficoltà, di contenere i rendimenti a lungo termine. Giovedì mattina il rendimento del Treasury decennale, riferimento per mutui e numerosi altri prestiti, era intorno al 4,92%, vicino alla soglia del 5%. Michael Strain, direttore degli studi di politica economica dell'American Enterprise Institute, centro studi conservatore, ha detto ad Axios che Trump si propone di stimolare "un'economia che ha già un problema di inflazione e non ha molti margini inutilizzati". Se il piano dovesse diventare legge, secondo Strain, esisterebbe un rischio concreto di una nuova accelerazione dei prezzi.

Una promessa elettorale ancora tutta da scrivere


Per Axios, almeno per ora, la proposta assomiglia più a uno strumento per mobilitare gli elettori che a un piano definito. Trump aveva già prospettato in passato un dividendo finanziato dai dazi e un "dividendo DOGE", legato ai risparmi prodotti dalla struttura creata per ridurre la spesa federale. Nessuna delle due ipotesi si è però concretizzata.

Anche se i repubblicani conservassero il controllo del Congresso, ipotesi al momento esclusa dai sondaggi, con ogni probabilità disporrebbero di maggioranze molto ristrette e dovrebbero fare i conti con la pressione dei mercati per contenere il deficit. Almeno un esponente repubblicano, però, ha già preso la promessa di Trump alla lettera: il senatore dell'Ohio Bernie Moreno ha annunciato che presenterà un disegno di legge per autorizzare l'emissione di questi assegni.

Secondo Hall, la promessa entra inoltre in contraddizione con uno dei messaggi centrali della campagna repubblicana. Da mesi il partito accusa esponenti democratici come Zohran Mamdani e James Talarico di sostenere politiche "socialiste" basate sulla distribuzione di denaro pubblico, e proprio la prima serata della convention aveva messo la minaccia del socialismo al centro della scena.

Eppure, osserva Hall, Trump ha proposto quello che sarebbe il più grande pagamento diretto una tantum nella storia degli Stati Uniti, subordinandone l'attuazione alla vittoria del suo partito alle elezioni. Ciò nonostante, il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz ha difeso la proposta del presidente durante una intervista su Fox News sostenendo che, di fatto, si tratterebbe di un rimborso fiscale, perché la maggior parte dei beneficiari già lavora e paga le tasse.


Trump promette 5.000 dollari a ogni americano adulto se vincerà le midterm


Il presidente ha promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino americano adulto se i repubblicani manterranno il controllo sia della Camera sia del Senato alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. L'annuncio è arrivato nel discorso di mercoledì sera a Dallas, in Texas, iniziato intorno alle 21 ora della costa est (le 3 del mattino in Italia). Il discorso ha chiuso la prima giornata della convention di metà mandato del Partito Repubblicano, un evento che nessun partito organizzava dal 1982. Trump l'ha voluto per rilanciare i candidati del suo partito in una campagna che i sondaggi danno in salita.

"Se i repubblicani vincono la Camera dei rappresentanti e il Senato degli Stati Uniti, entrambi, grazie al nostro straordinario successo economico, emetterò un dividendo per ogni cittadino adulto degli Stati Uniti d'America di 5.000 dollari", ha detto il presidente, paragonando il pagamento alla distribuzione di utili che un'azienda di successo fa ai suoi azionisti. Lo ha chiamato "dividendo Trump" e ha aggiunto una sola condizione: i soldi dovranno essere spesi negli Stati Uniti e non in Canada, in Cina o in Germania, senza spiegare come il governo potrebbe controllarlo. Ha anche legato la promessa in modo esplicito al risultato elettorale, dicendo che i democratici non potrebbero fare la stessa cosa perché "non fanno i dazi, non incassano soldi".

.@POTUS announces the TRUMP DIVIDEND: If Republicans win both the House and the Senate, because of our tremendous economic success, I will issue a dividend to every adult citizen in the United States for $5,000 pic.twitter.com/s4orJJGx9d
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) September 10, 2026


Il presidente non ha detto da dove arriverebbero i fondi né se la promessa sia legale. Secondo i dati del censimento citati dalla NPR, la radio pubblica americana, il costo dell'operazione supererebbe i mille miliardi di dollari. Le leggi federali vietano le spese fatte per influenzare il voto, ma Trump ha presentato la misura come un premio da erogare dopo le elezioni e non come un pagamento agli elettori. Il precedente più vicino è quello di Elon Musk, che nel 2025 aveva promesso assegni da un milione di dollari agli elettori della corsa per la Corte Suprema del Wisconsin e aveva poi fatto marcia indietro dopo le contestazioni legali. Trump aveva già promesso in passato assegni da 2.000 dollari finanziati con i dazi, ma quei dazi sono stati annullati dalla Corte Suprema e il governo ha dovuto restituire i 160 miliardi incassati, con gli interessi.

Il secondo messaggio del discorso è stato rivolto direttamente ai suoi elettori: "Vi chiedo di fingere che io sia sulla scheda". Trump ha ricordato che il partito del presidente in carica perde quasi sempre le elezioni di metà mandato e ha detto di volere spezzare questa serie, perché quando lui non è candidato i suoi sostenitori non vanno a votare. È la stessa strategia che i suoi consiglieri stanno seguendo da settimane per ricostruire la coalizione di elettori poco assidui che nel 2024 lo ha riportato alla Casa Bianca. Focus America l'aveva raccontato nei giorni scorsi. Il presidente ha detto che ci sono circa 35 sfide in bilico tra Camera e Senato e che le visiterà tutte con comizi in grandi arene, tornando in Texas anche due o tre volte per sostenere il candidato repubblicano al Senato Ken Paxton, il procuratore generale dello Stato. Fino a oggi, però, Trump ha fatto pochissima campagna per i candidati di novembre.

Il discorso è durato quasi due ore e per il resto ha ripercorso i temi abituali dei suoi comizi. Trump ha difeso la guerra contro l'Iran, iniziata a febbraio, dicendo che Teheran era a un mese dalla bomba atomica e che, alla domanda se l'Iran possa avere un'arma nucleare, chi lo critica per il prezzo della benzina deve rispondere di no. Ha sostenuto che il petrolio scenderà "non appena vinceremo la guerra" e che il conflitto finirà subito dopo le elezioni, perché gli iraniani resisterebbero nella speranza di una vittoria democratica. Ha scherzato sul ribattezzare lo stretto di Hormuz "stretto Trump". Da quando la guerra è iniziata l'inflazione è salita dal 2,4 al 3,4 per cento e il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Un sondaggio di Fox News mostra che il 65 per cento degli elettori disapprova la gestione dell'economia da parte del presidente.

Sui dazi, Trump ha detto che "dazio" resta la sua parola preferita, anche se l'ha spostata "al quinto posto" dopo le critiche dei giornalisti che gli chiedevano perché non mettesse davanti l'amore, la famiglia o Dio. Ha sostenuto che i dazi hanno portato "migliaia di miliardi" di entrate e ha rivendicato la quota del 10 per cento di Intel ottenuta dal governo, che secondo lui vale oggi un guadagno di 50 o 60 miliardi. Ha parlato per diversi minuti della sala da ballo che sta costruendo alla Casa Bianca, che ha definito "gratis" per i contribuenti. Ha detto anche che il presidente cinese sarà a Washington tra due settimane.

Il New York Times ha verificato in diretta molte delle affermazioni del discorso. Il taglio delle tasse approvato nel 2025 non è il più grande della storia americana ma il sesto, secondo la conservatrice Tax Foundation. Le esenzioni su mance e straordinari sono temporanee, con dei tetti, e lo sconto sulle pensioni è ancora più limitato. Gli ingressi irregolari dal confine con il Messico non sono "zero" da 16 mesi: le autorità di frontiera hanno registrato oltre 200.000 incontri tra febbraio 2025 e luglio 2026, contro gli oltre due milioni all'anno del 2023 e del 2024. Gli investimenti esteri annunciati non sono 20.000 miliardi ma 11.200 secondo il conteggio della stessa Casa Bianca. Più della metà sono promesse informali di governi stranieri. Le entrate dai dazi sono state circa 300 miliardi secondo il Penn Wharton Budget Model, scese a 132,5 miliardi dopo i rimborsi imposti dalla Corte Suprema. Un taglio dei prezzi dei farmaci "del 400, 500 e 600 per cento" è matematicamente impossibile. Trump ha anche ripetuto di avere vinto la presidenza tre volte, mentre nel 2020 ha perso. È invece vero che il tasso di omicidi del 2025 è stato il più basso da decenni.

Una lunga parte del discorso è stata dedicata agli avversari. Trump ha detto che i democratici hanno candidato "il gruppo più estremo e pericoloso" della storia e che molti di loro "non sono socialisti, sono comunisti", accusando il partito di volere abolire la polizia, le prigioni, la Corte Suprema, il Senato e le agenzie per l'immigrazione. Ha attaccato per nome Abdul El-Sayed, il candidato democratico al Senato in Michigan, e Roy Cooper, l'ex governatore candidato in North Carolina, accusato di avere liberato criminali violenti. Il bersaglio principale è stato James Talarico, lo sfidante di Paxton in Texas: Trump ne ha deriso l'aspetto fisico e lo ha descritto come un nemico del petrolio, del capitalismo e del cristianesimo. Il New York Times ha giudicato fuorviante l'accusa sul cristianesimo: nel 2021 Talarico aveva detto in un podcast di considerarsi "un cristiano che odia il cristianesimo" per criticare la teologia conservatrice che domina la politica. La sua campagna lo descrive come un credente devoto. Trump ha anche ricordato Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso un anno fa il 10 settembre, la cui vedova Erika era in sala. Ha detto che le persone che avevano giustificato l'omicidio "votano tutte democratico".

In chiusura il presidente ha elencato le promesse per gli ultimi due anni di mandato in caso di vittoria: rendere permanenti i tagli fiscali, un piano sanitario che sostituisca i pagamenti pubblici alle assicurazioni con soldi diretti alle famiglie, la fine delle bollette mediche a sorpresa, il taglio delle commissioni sulle carte di credito, una legge per rendere impossibile riaprire il confine, la pena di morte per i grandi trafficanti di droga e di esseri umani e per chi uccide un poliziotto. Infine il SAVE America Act, che imporrebbe documento con foto e prova di cittadinanza per votare. Ha detto che il discorso di giovedì, che chiuderà la convention, sarà molto più breve: "Ho dato tanto materiale, non devo ripeterlo due volte".

La cornice ha contraddetto più volte le parole del presidente. Trump ha ripetuto che l'arena era "piena" e che nessuno se n'era andato, mentre i giornalisti presenti hanno descritto intere sezioni vuote nell'anello superiore e persone che uscivano verso la fine del discorso, che si è sovrapposto alla partita di apertura della stagione di football americano tra Patriots e Seahawks. Poco meno di mille persone seguivano la diretta ufficiale del partito su YouTube. I candidati repubblicani al Senato saliti sul palco prima di lui, Paxton compreso, hanno evitato di parlare di Iran e di dazi. Alcuni dei senatori in maggiore difficoltà, come Susan Collins in Maine e Dan Sullivan in Alaska, hanno scelto di non venire a Dallas. Il tasso di approvazione del presidente è al 38 per cento nella media del New York Times.


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Inflazione Usa al 3,4% ad agosto, cresce l'attesa per un rialzo dei tassi


L'inflazione resta al 3,4% annuo ma accelera su base mensile. Costi dell'energia in aumento e andamento dell'inflazione core rafforzano le attese di una nuova stretta nella riunione del 15-16 settembre.

I prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno accelerato ad agosto, rafforzando le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione della prossima settimana. L'indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dello 0,4% rispetto a luglio, al netto dei fattori stagionali, e del 3,4% su base annua, lo stesso ritmo registrato il mese precedente. Lo ha comunicato oggi il Bureau of Labor Statistics, l'ufficio statistico del Dipartimento del Lavoro. Entrambi i dati erano in linea con le attese degli economisti.

L'indice core, che esclude le componenti più volatili, ovvero alimentari ed energia, è salito dello 0,3% in un mese, un decimo di punto oltre le previsioni, e del 2,4% su base annua. A luglio i due valori erano stati rispettivamente dello 0,2% e del 2,5%, mentre l'indice generale era cresciuto appena dello 0,1% su base mensile. A spingere il CPI è stato soprattutto l'aumento del costo dell'energia, nel contesto della guerra avviata a fine febbraio da Stati Uniti e Israele contro l'Iran ed ancora in corso.

La benzina è rincarata del 3,9% in un solo mese e, da sola, ha contribuito a oltre un terzo dell’aumento complessivo dei prezzi. Nel complesso, l’indice dell’energia è salito del 2,1% rispetto a luglio e del 16,3% su base annua, trainato soprattutto dai carburanti: ad agosto la benzina costava il 27,4% in più rispetto allo stesso mese del 2025. I prezzi degli alimentari sono aumentati dello 0,1% su base mensile e del 2,7% rispetto a un anno prima. All’interno di questa categoria, i prodotti acquistati per il consumo domestico sono invece rimasti invariati rispetto a luglio.

Nuove pressioni sono emerse anche in alcune componenti dell’inflazione di fondo. I costi legati all’abitazione sono cresciuti dello 0,3%, dopo due mesi di progressivo rallentamento che avevano portato l’aumento mensile allo 0,1% in luglio. I servizi di trasporto sono rincarati dello 0,5%, mentre i biglietti aerei sono aumentati del 2,7%. In rialzo anche i prezzi delle auto usate (+0,4%) e di quelle nuove (+0,3%).

Sono invece diminuiti i prezzi delle cure mediche (-0,2%) e delle assicurazioni auto (-0,8%). Alcune di queste voci entrano anche nel calcolo dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), la misura dell’inflazione alla quale la Federal Reserve attribuisce maggiore importanza nelle proprie decisioni di politica monetaria.

Inflazione USA
L'energia rilancia i prezzi: +3,4% in un anno, e la Fed prepara il primo rialzo dal 2023

Ad agosto l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,4% in un mese: la benzina, da sola, spiega oltre un terzo dell'aumento. I mercati danno ormai intorno al 90% la probabilità di un rialzo di un quarto di punto alla riunione del 15 e 16 settembre.
Grafica di FocusAmerica 11 settembre 2026

Variazione dei prezzi rispetto ad agosto 2025

Tutti i prezzi
3,4%

contro

Inflazione di fondo
2,4%

Stesso ritmo di luglio. L'energia costa il 16,3% in più di un anno fa.
Senza alimentari ed energia. A luglio era al 2,5%, ma la spinta mensile è tornata a crescere.

Da dove viene lo 0,4% di agosto
Contributi all'aumento mensile, secondo il BLS

Benzinaoltre un terzo

Tutto il restoabitazione, aerei, auto, alimentari

+3,9%
benzina in un mese

+27,4%
benzina in un anno

+0,3%
costo dell'abitazione, dopo lo 0,1% di luglio

Sette mesi di guerra
Da marzo è il prezzo dell'energia a dettare il ritmo dei prezzi
Variazione mensile destagionalizzata, febbraio–agosto 2026. Tocca una serie per cambiare grafico.
Tutti i prezziTotale Energia Di fondo

Tutti i prezzi: feb +0,3; mar +0,9; apr +0,6; mag +0,5; giu -0,4; lug +0,1; ago +0,4. Energia: feb +0,6; mar +10,9; apr +3,8; mag +3,9; giu -5,7; lug -1,5; ago +2,1. Di fondo: feb +0,2; mar +0,2; apr +0,4; mag +0,2; giu 0,0; lug +0,2; ago +0,3.

Cosa sale, cosa scende
Ad agosto rincarano carburanti e voli, calano cure mediche e assicurazioni
Variazione rispetto a luglio, dati destagionalizzati. Tocca una voce per vedere l'andamento in un anno.

Benzina +3,9%; biglietti aerei +2,7%; servizi di trasporto +0,5%; auto usate +0,4%; abitazione +0,3%; auto nuove +0,3%; alimentari +0,1%; elettricità −0,2%; cure mediche −0,2%; assicurazioni auto −0,8%; gas di rete −1,1%.

Il centro della scala è zero: a destra i rincari, a sinistra i ribassi.

+10,1%
Fuori scala: il gasolio da riscaldamento. In un solo mese è rincarato del 10,1% e costa il 52% in più di un anno fa: è la voce che più di ogni altra racconta il prezzo della guerra con l'Iran.

La prossima mossa
Il 15 e 16 settembre la Fed decide: il mercato si aspetta un rialzo

3,25%
3,50%
3,75%
4,00%

Oggi: 3,50–3,75%

+25 pb

90%
probabilità di un rialzo di un quarto di punto nei futures sui fed funds

dic. 2025
da quando i tassi sono fermi

lug. 2023
l'ultimo rialzo deciso dalla Fed

Fonte Bureau of Labor Statistics, Consumer Price Index, agosto 2026 (comunicato dell'11 settembre; variazioni mensili destagionalizzate, annue non destagionalizzate). Federal Reserve per il tasso obiettivo. Probabilità di rialzo implicita nei futures sui fed funds dopo la pubblicazione del dato.

La Fed si avvicina alla decisione sui tassi


Quello di agosto è l'ultimo grande dato sull'inflazione prima della riunione del Federal Open Market Committee, l'organo della Fed che decide la politica monetaria, in programma il 15 e 16 settembre. Dopo la pubblicazione del CPI, gli operatori hanno aumentato le scommesse su un rialzo di un quarto di punto: la probabilità implicita nei futures sui fed funds è salita nettamente, arrivando intorno al 90% in alcune rilevazioni successive al dato.

Il tasso obiettivo sui fed funds, che influenza il costo del credito nell'economia statunitense, è fermo in una forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75% dallo scorso dicembre. Un aumento sarebbe il primo dal luglio 2023.

Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha promesso di riportare l'inflazione all'obiettivo del 2%. Il 28 agosto, al simposio annuale della Federal Reserve Bank di Kansas City a Jackson Hole, in Wyoming, aveva affermato che la Banca Centrale deve essere sicura che l'inflazione di fondo si stia avvicinando all'obiettivo "in modo chiaro e a una velocità sufficiente". "Altrimenti, abbiamo del lavoro da fare", aveva aggiunto.

Le sue parole erano state interpretate come un'apertura a un possibile rialzo. A luglio il FOMC aveva lasciato i tassi invariati con 9 voti contro 3. I tre dissenzienti chiedevano già allora un aumento di un quarto di punto. Nelle settimane successive, tuttavia, diversi esponenti della Banca Centrale avevano invitato alla prudenza.

Il governatore Christopher Waller aveva detto il 3 settembre, durante un evento organizzato da Reuters a Washington, che la sua decisione sarebbe stata fortemente influenzata dai dati sull'inflazione di agosto. Si era dichiarato disposto a lasciare i tassi invariati solo se i progressi verso il 2% fossero proseguiti, ma pronto a valutare un rialzo se i nuovi dati avessero invece mostrato che il miglioramento era stato soltanto temporaneo. Prima della pubblicazione del dato odierno, il comitato appariva quindi profondamente diviso, al punto che per alcuni osservatori la decisione avrebbe potuto dipendere da pochi decimi di punto nei dati sui prezzi.

"Warsh e altri hanno segnalato che i tassi possono restare fermi solo se l'inflazione si sta fermando, e il rapporto di agosto non l'ha confermato", ha commentato Kathy Bostjancic, capo economista del gruppo assicurativo Nationwide, in dichiarazioni riportate da CNBC. Secondo Bostjancic, il nuovo aumento di petrolio, benzina e gasolio alimenta inoltre il timore che i rincari dell'energia si trasmettano ad altri beni e servizi e finiscano per incidere sulle aspettative di inflazione. Anche Nationwide prevede ora un rialzo di un quarto di punto nella riunione della prossima settimana.

Energia e costo della vita pesano anche sulle elezioni


Le pressioni sui prezzi dell'energia sono ulteriormente aumentate a settembre con la nuova escalation del conflitto in Medio Oriente. Giovedì il greggio statunitense ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, dopo un rialzo di circa il 20% dall'inizio del mese. Oggi il prezzo medio nazionale del gasolio ha raggiunto il record di 6,05 dollari al gallone, equivalente a circa 3,8 litri, secondo l'associazione automobilistica AAA. Rispetto a un anno fa, l'aumento supera il 60%.

A meno di due mesi dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il ritorno delle pressioni inflazionistiche rischia, ovviamente, di complicare il tentativo dell'Amministrazione Trump di convincere gli elettori che il costo della vita sta migliorando. Lo stesso presidente ha di recente riconosciuto che difficilmente i prezzi del petrolio scenderanno in modo significativo prima del voto.


Il petrolio risale oltre i 100 dollari al barile, torna l'allarme sui tassi Usa


Il prezzo del petrolio americano ha superato ieri i 100 dollari al barile, portandosi ai livelli più alti da quasi quattro mesi. Il West Texas Intermediate (WTI), riferimento per il greggio statunitense, ha chiuso in rialzo del 6,7% a 102,48 dollari al barile, la chiusura più alta dal 19 maggio. Il Brent, riferimento internazionale, è salito del 6,3% a 107,63 dollari. Dall'inizio di settembre il greggio ha guadagnato oltre il 18%, proprio mentre il mercato si prepara alla possibilità di una guerra prolungata in Medio Oriente.

Dopo un agosto relativamente più calmo, dall'inizio di questo mese lo scontro tra Washington e Teheran si è nuovamente intensificato. L'Iran ha tentato più volte di colpire navi da guerra americane e, da sabato, le forze statunitensi hanno distrutto per rappresaglia almeno 8 petroliere iraniane. Gli Houthi, alleati di Teheran nello Yemen, hanno intanto attaccato diversi impianti energetici e altri obiettivi in Arabia Saudita, ferendo oltre 70 civili. L'escalation ha alimentato i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

Mercoledì il presidente Donald Trump ha detto ai giornalisti che i prezzi del petrolio e della benzina scenderanno dopo le elezioni di metà mandato e che la guerra finirà "immediatamente dopo" il voto. Trump ha accusato l'Iran di voler influenzare le elezioni per ottenere a Washington "un bel gruppo di persone deboli", disposto a lasciarlo in pace e a consentirgli di mantenere il programma nucleare.

Petrolio e titoli di Stato
Il petrolio americano è tornato sopra i 100 dollari

Giovedì il West Texas Intermediate ha chiuso a 102,48 dollari al barile, il livello più alto dal 19 maggio. La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran fa salire anche la benzina, il diesel e i rendimenti dei titoli di Stato americani.
Grafica di FocusAmericaAggiornato all'11 settembre 2026

Prezzo del greggio, in dollari al barile

WTI Brent
2026 Dalla guerra Settembre

WTI, chiusura del 10 settembre 2026
102,48dollari
al barile

+79%rispetto al 31 dicembre 2025
+53%rispetto al 27 febbraio, vigilia della guerra

Il WTI è partito da 57,26 dollari il 31 dicembre 2025, ha toccato il massimo di 114,58 dollari il 7 aprile, è sceso a 69,60 dollari il 6 luglio ed è risalito a 102,48 dollari il 10 settembre. Il Brent è passato da 61,35 a 107,63 dollari.

Tocca o trascina sul grafico per leggere il prezzo di ogni seduta. Rivedi l'animazione
Il WTI è il riferimento per il greggio statunitense, il Brent per quello internazionale.
Tra fine giugno e inizio luglio, con le petroliere di nuovo in transito a Hormuz, il WTI era sceso sotto i 70 dollari. Da allora è risalito di circa il 47%, e la corsa ha accelerato con gli attacchi alle petroliere iraniane.

Gli effetti del rialzo
Seduta per sedutaSedute Benzina e dieselPompa Titoli di StatoTreasury

In sette sedute il WTI ha guadagnato quasi il 18%
Prezzo di chiusura di ogni seduta e rialzo rispetto al 31 agosto, quando il WTI valeva 87,03 dollari al barile.

1 settembre: 91,48 dollari (+5,1%). 2 settembre: 91,01 (+4,6%). 3 settembre: 91,30 (+4,9%). 4 settembre: 91,48 (+5,1%). 8 settembre: 93,03 (+6,9%). 9 settembre: 96,05 (+10,4%). 10 settembre: 102,48 (+17,8%).
Dopo il balzo del 1° settembre il greggio era rimasto quasi fermo per tre sedute. Il salto è arrivato dopo gli attacchi americani alle petroliere iraniane, iniziati sabato 5 settembre: +12% in tre sedute, di cui il 6,7% nella sola giornata di giovedì.

Alla pompa sono caduti due record in una settimana

La benzina non era mai costata così tanto nel giorno del Labor Day

Prezzo medio della benzina: 2,98 dollari al gallone prima della guerra, 3,83 al Labor Day del 2012, 4,09 al Labor Day del 2026.
Prezzo medio nazionale, in dollari al gallone. Un gallone equivale a circa 3,8 litri: 4,09 dollari al gallone sono circa 1,08 dollari al litro.

L'11 settembre il diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone

L'11 settembre il diesel è arrivato a 6,06 dollari al gallone di media nazionale: il 14% in più di un mese prima e oltre il 60% in più di un anno prima. Il record precedente al 2026 era di 5,82 dollari, nel 2022.
Media nazionale calcolata da AAA. In California il diesel costa già 7,98 dollari al gallone. Questa settimana il Dipartimento dell'Energia ha alzato nettamente le previsioni sul prezzo del diesel per il 2027.

Secondo le stime della Brown University, dall'inizio della guerra il diesel più caro è già costato ai consumatori americani oltre 46 miliardi di dollari. Circa un quinto della spesa in più si concentra in Texas e California.

Gli investitori vendono i titoli di Stato e il decennale sfiora il 5%

Il rendimento del Treasury decennale è salito di 11 punti base al 4,95%, il livello più alto da ottobre 2023.

Il riacquisto potenziato del Tesoro non ha fermato le vendite

Riacquisto di titoli a lunga scadenza: 5,19 miliardi di dollari su un tetto di 6. L'importo abituale era di 2 miliardi.

Il mercato scommette su un rialzo dei tassi della Fed la prossima settimana

Probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione del 15 e 16 settembre: 61% mercoledì, 70% giovedì.

Il petrolio più caro alimenta i timori sull'inflazione: per questo gli investitori vendono titoli di Stato e scommettono che la Fed di Kevin Warsh alzi i tassi già alla riunione del 15 e 16 settembre.

FonteEIA, prezzi spot di WTI (Cushing) e Brent fino al 1° settembre; dal 2 settembre chiusure dei future NYMEX e ICE riportate da CNBC, Rigzone ed EnergyNow. GasBuddy e AAA (carburanti), Brown University (costo del diesel), Dipartimento del Tesoro, Cme FedWatch.
NotaLo spot Brent dell'EIA in primavera ha superato di molto i future: il picco di aprile nel grafico (138,21 dollari) riflette il prezzo fisico del greggio.

Benzina e diesel ai massimi


La pressione si fa sentire sempre di più anche alla pompa di benzina. Nel fine settimana del Labor Day la media nazionale della benzina era salita attorno a 4,15 dollari al gallone, circa 3,8 litri, un record per questo periodo dell'anno. Da allora la situazione si è ulteriormente aggravata, soprattutto sul fronte del diesel: venerdì la media nazionale ha superato per la prima volta nella storia i 6 dollari al gallone, secondo AAA, raggiungendo 6,06 dollari. Il prezzo è aumentato di circa il 14% in un mese e di oltre il 60% rispetto a un anno fa.

Il rincaro del diesel, carburante essenziale per il trasporto delle merci e per numerosi settori dell'economia, rischia di propagarsi ulteriormente ai prezzi al consumo. I dati sull'inflazione pubblicati giovedì hanno già mostrato forti aumenti dei costi nei trasporti e nei servizi di magazzinaggio. Secondo una stima della Brown University, dall'inizio della guerra il rincaro del diesel è costato ai consumatori statunitensi oltre 46 miliardi di dollari, circa il 20% dei quali concentrato in due Stati: Texas e California.

La Casa Bianca sostiene che i prezzi dei carburanti dovrebbero cominciare a scendere dopo le elezioni di metà mandato, con l'attenuarsi della guerra con l'Iran e il miglioramento dell'offerta di petrolio. Il Dipartimento dell'Energia dell'Amministrazione Trump, però, questa settimana ha rivisto nettamente al rialzo le proprie previsioni sul prezzo del diesel per tutto il 2027, evidenziando il rischio che i rincari durino più a lungo del previsto. Anche le prospettive per il greggio restano tese: Daan Struyven, co-responsabile della ricerca sulle materie prime di Goldman Sachs, ha spiegato alla CNBC che l'escalation aumenta il rischio di vedere il petrolio superare i 120 dollari al barile, soprattutto se gli attacchi contro le navi nella regione continueranno a intensificarsi.

I Treasury sfiorano il 5%


Intanto, le vendite hanno investito anche i titoli di Stato americani. Il rendimento del Treasury decennale, riferimento del mercato obbligazionario statunitense, è salito di 11 punti base al 4,95%, a un passo dalla soglia del 5%. A pesare sono stati un'asta deludente di titoli trentennali per 22 miliardi di dollari, i nuovi dati sull'inflazione alla produzione e l'ulteriore rialzo del petrolio. "Tutti vendono tutto", ha detto a MarketWatch Tom di Galoma, managing director di Mischler Financial Group.

Non è bastato neppure il primo riacquisto potenziato di titoli a lunga scadenza deciso dal Segretario al Tesoro Scott Bessent. Ad agosto Bessent aveva annunciato l'intenzione di almeno raddoppiare queste operazioni, da 2 a 4 miliardi di dollari ciascuna, una mossa con cui l'Amministrazione puntava ad alleviare le tensioni sul mercato dei titoli a lunga scadenza. Giovedì il Tesoro ha ricomprato soltanto 5,2 miliardi di dollari di titoli, dopo che il giorno precedente aveva deluso gli investitori fissando a 6 miliardi il tetto dell'operazione: il mercato si aspettava un intervento più consistente.

I dati sull'inflazione hanno intanto portato a circa il 70%, dal 61% del giorno precedente, la probabilità implicita nei futures che la Federal Reserve guidata dal neo presidente Kevin Warsh possa alzare i tassi nella riunione della prossima settimana, secondo il FedWatch Tool del Cme. Se la Fed decidesse invece di lasciare i tassi invariati, ha avvertito Ed Al-Hussainy, gestore di Columbia Threadneedle, i rendimenti a lungo termine rischierebbero di "disancorarsi" e di muoversi in modo più disordinato.

Al-Hussainy ha aggiunto che Dipartimento del Tesoro e Fed saranno probabilmente sempre più attenti al rischio che le tensioni sul mercato obbligazionario si trasformino in un problema di stabilità finanziaria. Per ora, ha precisato, non ci sono segnali in questo senso, ma la situazione richiede attenzione dopo i forti movimenti registrati anche sulle scadenze più brevi.


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Sfida in Alta Quota


Tra le vette imponenti delle Alpi francesi e le acque cristalline del bacino di Embrun, un’avventura estiva segnata da strategia pura, natura incontaminata e specchio da sogno.
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Foto in alto: Luca Bandieri con una possente carpa a specchio alpina.

Era da mesi che io e il mio socio Simone Vizzon avevamo in testa un unico chiodo fisso ovvero una sessione estiva di carpfishing oltreconfine. Con la calura torrida a soffocare le pianure, la bussola non poteva che puntare verso l'alto, alla ricerca di refrigerio e acque ossigenate. La nostra meta? Embrun. Un piccolo, incantevole invaso ricavato dal titanico lago di Serre-Ponçon. Immaginate uno specchio d'acqua puro, incastonato come una gemma tra le Alpi francesi. Ma non lasciatevi ingannare dalla bellezza paesaggistica, sapevamo bene, infatti, che sotto quella superficie limpida nuotavano regine e specchio selvatiche da brivido, proprio quelle livree perfette che ci eravamo promessi di immortalare. Licenza di pesca francese in tasca e regolamento alla mano, l'approccio richiedeva rigore assoluto, tende ammesse esclusivamente nelle ore notturne e lenze da calare rigorosamente a remi. Nessun motore. Solo braccia, strategia e istinto.
Il lago di Embrun pieno di turisti e bagnanti. Pescare in queste situazioni, soprattutto nelle ore centrali del giorno, richiede astuzia e accorgimenti.
Leggere l'ignoto - Arrivare su un lago mai visto prima è una scossa d'adrenalina pura. Qui è il tuo senso dell'acqua a fare la differenza tra il successo e il cappotto. Il fondale di Embrun si presenta come una foresta sommersa ricca di erba immersa in un'acqua di una trasparenza quasi disarmante. La tattica doveva essere precisa, pronti a spingere le lenze a lunghe distanze per intercettare i branchi in transito e capaci di insidiare le sponde più impervie e scoscese, dove l'ombra offre riparo dal caos diurno. Sì, perché Embrun di giorno si trasforma in un'arena outdoor brulicante di vita: windsurf, sup, canoe e barche a vela sfrecciano ovunque. In un contesto simile, i backleads non sono un'opzione, sono una questione di sopravvivenza sportiva. Stendere la treccia perfettamente a ridosso del fondo, talvolta usando più affondafilo per canna, era l'unico modo per evitare che le pinne degli sportivi ci strappassero la pescata. La parola d'ordine? Convivenza e rispetto. Di giorno spazio ai turisti e profilo basso; all'alba, al tramonto e nella notte... scatta l'ora dei pescatori!
Una situazione di pesca estiva in cui si recuperano i pesci tra i praticanti degli sport acquatici.
Tattica - Per una pesca così dinamica ed estrema il setup deve essere perfetto, essenziale e pronto a tutto. Ci siamo affidati a canne da 10 piedi, aggressive, affiancate da picchetti e rod pod stabili nonchè mulinelli ad altissima capienza imbottiti di treccia. Anche l'accampamento richiede massima velocità con tende essenziali a smontaggio rapido, da chiudere in un baleno, all'alba, prima dell'arrivo delle guardie, che qui eseguono controlli severissimi. Per ingannare carpe pressate e scaltre servono poi esche di qualità, motivo per cui abbiamo puntato su boilies top quality nei mix Pure Banana e Spicy Crab di Betackle, arricchite con attrattori liquidi carichi di aminoacidi e l'intramontabile spinta delle tiger nuts. Infine, la tattica di pesca deve essere precisa con pasturazioni mirate e contenute nei rari spazi puliti tra le erbe sommerse, inneschi bilanciati snowman, shock leader in treccia per segare la vegetazione durante i combattimenti e piombi a perdere per evitare che voluminosi accumuli d'alga appesantiscano e affatichino il pesce.
Simone Vizzon con un bel pesce catturato a lunga distanza. Le livree di questi esemplari entrano a pieno titolo nell'album dei ricordi di pesca!
Il ruggito dell'avvisatore - È l'ora magica. L'alba sta dipingendo di rosa i picchi alpini. Dormicchiamo in tenda godendoci l'aria frizzante della notte, un paradiso dopo l'arsura dei giorni precedenti. Poi, d'improvviso, il silenzio viene squarciato. L’avvisatore strilla all’impazzata! Una partenza violenta, a treno! La vetta della canna si piega a cerchio prima ancora di toccarla. Schizzo fuori dalla tenda con gli occhi ancora appannati dal sonno, afferro il fusto e ferro con decisione. La canna va subito in piega massima, ci siamo! È un combattimento brutale, colpo su colpo. Prego solo che all'altro capo del filo ci sia lei, una di quelle specchio alpine per cui abbiamo macinato 8 ore di macchina. Testata lenta, potente, inesorabile. Il pesce sfila sottoriva, l'acqua trasparente lo tradisce lasciandomi intravedere una livrea quasi completamente liscia, color cuoio... Eccoci! Buona la prima! L'intuizione con l’aiuto dell'ecoscandaglio aveva fatto centro, uno spot pulito nel sottoriva, battuto dai gamberi di cui le carpe si stavano cibando nell'oscurità. Una perla regalata dal lago.

L'assalto a long range - Dopo l'avvio “a bomba”, seguono due giorni di stasi. Il lago piomba nel caos turistico, centinaia di persone in acqua, confusione, poca attività. Portiamo a guadino solo un paio di pesci minori, ma dentro di noi sappiamo che il bello deve ancora venire. Poi, la svolta. A circa 150 metri da riva, su un fondale basso tra i 2 e i 4 metri, notiamo dei salti spettacolari. Le carpe sono lì, a centro lago! Decidiamo di rischiare tutto e calare a quelle distanze. A remi è un'impresa ardua, un vento teso ci sferza dritto in faccia, perfetto per spingere il pesce a mangiare, ma un incubo per chi deve pagaiare contro onda. Ma non c'è tempo per la fatica. Le canne iniziano letteralmente a impazzire! Prima Simone, poi io. Un doppiaggio dietro l'altro! Abbiamo intercettato il passaggio del branco. Inizia una staffetta d'adrenalina pura a colpi di manovella… combatti, guadina, salta sul gommone e pagaia a ferri corti per ricalare l'innesco. Il risultato? Due specchio di taglia e dalla livrea lucente. Il premio perfetto per ogni singola goccia di sudore versata. Che spettacolo indimenticabile.



Boilies e in ultimo, un mix di granaglie e boilies tritate abbinate a più backleads per schiacciare la lenza sul fondale fanno la differenza!

Rispetto e passione - Affrontare sessioni del genere richiede preparazione maniacale. Quando non conosci lo spot, è l'esperienza a salvarti la pelle. L'attrezzatura deve essere dinamica, qui l'estetica non conta nulla, conta la sostanza. Servono carrelli, velocità negli spostamenti e capacità di seguire il pesce sia da terra che dal gommone. Ma c'è un aspetto che vale più di ogni cattura, il rispetto. Quando si pesca in terra straniera, si è ospiti. Essere in regola con i permessi, rispettare l'ambiente e le regole locali non è solo un dovere, è il biglietto da visita del vero carpangler. Gli appassionati e i passanti locali ci hanno accolto con curiosità e calore, fieri della cura impeccabile con cui custodiscono le loro acque. Torniamo a casa con gli occhi pieni di bellezza, le braccia stanche e la consapevolezza che il carpfishing, quando è vissuto così, è una delle tecniche più belle del mondo. Alla prossima avventura, pescatori!

English version

High-Altitude Challenge


By Luca Bandieri and Simone Vizzon

Among the towering peaks of the French Alps and the crystal-clear waters of Embrun, a summer adventure shaped by careful strategy, unspoilt nature and stunning mirror carp.

For months, my fishing partner Simone Vizzon and I had been focused on one thing: a summer carp fishing session abroad. With scorching heat gripping the lowlands, there was only one direction to go — upwards, in search of cooler temperatures and well-oxygenated water.

Our destination? Embrun.

A small, beautiful body of water connected to the vast Lac de Serre-Ponçon. Imagine a pristine sheet of water set like a jewel among the French Alps. But we knew better than to be fooled by the idyllic scenery. Beneath that crystal-clear surface swam wild commons and mirror carp, including the stunning, perfectly scaled fish we had travelled all that way to catch and photograph.

With our French fishing licences sorted and the local regulations carefully checked, our approach had to be disciplined. Bivvies were permitted only during the night, while rigs had to be taken out by rowing boat. No motors allowed.

Just muscle power, strategy and instinct.

Reading the Unknown - Arriving at a lake you have never seen before delivers a special kind of adrenaline rush. In these situations, watercraft can make the difference between success and a blank.

Embrun's lakebed is like a submerged forest, with extensive weed growth beneath water of almost startling clarity. Our tactics had to be precise. We needed to be prepared to fish at long range to intercept moving shoals, while also targeting the steep, difficult margins, where shade offered the carp some refuge from the daytime disturbance.

And disturbance was certainly something we had to contend with. During the day, Embrun turns into a bustling outdoor playground, with windsurfers, SUPs, canoes and sailing boats everywhere.

In these conditions, backleads are not an optional extra — they are essential. Pinning the braid tight to the bottom, sometimes using several backleads on each rod, was the only way to prevent swimmers, boards and watercraft from wiping out our lines.

The key words were coexistence and respect. During the day, the lake belonged largely to holidaymakers, so we kept a low profile. At dawn, dusk and throughout the night, however, it was our time to fish.

Tactics - For such a mobile and demanding style of fishing, the setup needs to be spot-on: simple, efficient and ready for anything.

We opted for powerful 10ft rods, combined with sturdy banksticks and rod pods, plus big-pit reels loaded with plenty of braid. The camp itself also had to be extremely mobile. Lightweight, quick-pack bivvies were essential, as everything had to be taken down rapidly at first light, before the wardens arrived. Checks here are strict, so respecting the rules is essential.

To tempt wary, pressured carp, quality bait was another key element of our approach. We chose premium boilies from Betackle in Pure Banana and Spicy Crab flavours, boosted with amino-rich liquid attractors and supplemented with the ever-reliable pulling power of tiger nuts.

Our feeding strategy was equally precise. Small, concentrated amounts of bait were placed on the few clean patches among the submerged weed. Balanced snowman presentations were our preferred hookbaits, while braided shock leaders helped cut through weed during the fight. We also used drop-off lead systems to prevent large clumps of weed from becoming attached to the rig and unnecessarily exhausting the fish.

The Alarm Screams - It is the magic hour.

Dawn is beginning to paint the Alpine peaks pink. We are half asleep in the bivvy, enjoying the crisp night air — pure heaven after the oppressive heat of the previous days.

Then, suddenly, the silence is shattered.

The bite alarm screams!

It's a savage run, the fish tearing off at full speed. The rod is already bent into a deep curve before I can even reach it. I burst out of the bivvy, still bleary-eyed, grab the rod and lean firmly into the fish.

The blank loads up instantly.

We're in!

What follows is a brutal, uncompromising battle. All I can think about is the fish at the other end of the line. Please let it be one of those Alpine mirrors we have driven eight hours to find.

Slow, powerful headshakes. Heavy, relentless pressure.

The carp moves along the margin and the clear water finally gives it away. Beneath the surface I catch a glimpse of an almost completely smooth, leathery flank.

There she is!

What a way to open the account.

Our intuition, backed up by the fish finder, had paid off. We had located a clean spot close to the bank, regularly visited by crayfish, which the carp had been feeding on under cover of darkness.

A true jewel from the lake.

The Long-Range Assault - After that explosive start, the next two days are painfully quiet. The lake becomes increasingly busy with tourists, hundreds of people take to the water and carp activity drops dramatically.

We manage to net only a couple of smaller fish, but deep down we know the best is still to come.

Then everything changes.

Around 150 metres from the bank, over shallow water between two and four metres deep, we begin to see spectacular shows.

The carp are out there, right in the middle of the lake.

We decide to take the gamble and place our rigs at extreme range.

Rowing that far is hard work. A strong wind is blowing straight into our faces — perfect for encouraging the carp to feed, but a nightmare when you have to row against the chop.

There is no time to think about fatigue, though.

Suddenly, the rods go crazy.

First Simone, then me. One double take after another.

We have intercepted the shoal.

What follows is a relay race fuelled by pure adrenaline: play a fish, net it, jump into the inflatable, row back out into the wind and reset the rig as quickly as possible.

The reward?

Two superb mirror carp, both in excellent condition and with stunning, gleaming flanks.

The perfect reward for every drop of sweat.

An unforgettable experience.

Respect and Passion - Sessions like this demand meticulous preparation. When you arrive at a completely unknown venue, experience becomes your greatest asset.

Your tackle needs to be practical and adaptable. Looks mean nothing here; efficiency is everything. Barrows are essential, mobility is crucial and you need to be able to follow a fish both from the bank and from the inflatable boat when circumstances demand it.

But there is something even more important than catching carp: respect.

When fishing abroad, you are a guest. Having the correct permits, looking after the environment and following local regulations are not simply obligations — they are the mark of a responsible carp angler.

Local anglers and passers-by welcomed us with curiosity and warmth, clearly proud of the care with which their waters are managed and protected.

We returned home with our minds full of incredible scenery, tired arms and the renewed conviction that, when experienced like this, carp fishing is one of the most rewarding forms of angling in the world.

Until the next adventure!

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L'arte di spararsi sui piedi


I lavoratori del settore videogiochi continuano a farsi sentire
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Questa settimana Sony decide di rinunciare a un progetto di Kojima e continua a sottolineare che sia "ovvio" che chi compra un gioco in digitale ottiene solo una licenza. Problemi in casa PowerWash e a Don't Nod chiudono il cerchio di una settimana bizzarra per il mondo del gaming. Potrete tirarvi su con non una, ma due recensioni: Shroom and Gloom (che arriva in early access) e The Alighieri Circle: Dante's Bloodline.


News index


- No Grazie Hideo
+ Tagli e cancellazioni allo studio di PowerWash Simulator
- Il gioco della Casa Bianca a tema Tetris è stato rimosso
+ Sony dice che è “Ovvio” che i giochi in digitale siano licenze e non proprietà
- Un’inondazione di leak dagli achievement di Steam
+ Don’t Nod (lo studio di Life id Strange) è in seria difficoltà

No Grazie Hideo - A metà giugno Sony ha tagliato i ponti con Kojima Productions e con il progetto che il sommo stava sviluppando per PlayStation, PHSYNT. Questo, come ha raccontato lo stesso Kojima, ha dato inizio a tre mesi di ricerca forsennata di un finanziatore per "continuare il lavoro sul nostro innovativo gioco di spionaggio" ha scritto il direttore dello studio su X. Il risultato è che ora Xbox potrà vantare di avere due videogiochi targati Kojima a portfolio, il nuovo arrivato PHSYNT e OD, l'horror annunciato qualche anno fa.

Tagli e cancellazioni allo studio di PowerWash Simulator - FuturLab, lo sviluppatore di PowerWash Simulator, ha effettuato una serie di licenziamenti dopo la cancellazione di un progetto non legato all'universo PowerWash. È stato confermato tramite LinkedIn l'allontanamento di sette persone e alcune fonti riferiscono che i responsabili dei team colpiti non sono stati inizialmente informati dei tagli, "per non farli sentire in colpa". Secondo quanto riferito, al personale di FuturLab è stato detto di non usare il termine "licenziamenti" nel parlare dell'accaduto, ricevendo invece l'indicazione di definire i lavoratori coinvolti come "coloro che se ne vanno", *the leavers*.

Il gioco della Casa Bianca in stile Tetris è stato rimosso - La Tetris Company ha criticato un gioco per browser simile a Tetris, intitolato "Build the Wall", apparso sul sito ufficiale della Casa Bianca. La Tetris Company ha dichiarato: "Crediamo nel potere della connessione e nell'unire le persone, non nel dividerle", aggiungendo di prendere "molto seriamente la violazione del diritto d'autore". Build the Wall è stato nel frattempo rimosso dalla sezione "Arcade" del sito della Casa Bianca, che ospita giochi incentrati su diverse questioni politiche e sulle politiche dell'amministrazione Trump.

Sony dice che è “Ovvio” che i giochi in digitale siano licenze e non proprietà - Sony sostiene che le informazioni attualmente fornite sugli acquisti digitali su PlayStation siano sufficientemente chiare da evitare che "consumatori ragionevoli possano essere tratti in inganno" e "credere di possedere effettivamente i giochi digitali per cui pagano". Sony ha esposto questa tesi il 21 agosto in un atto depositato presso la Corte Distrettuale della California, fornendo la prima risposta sostanziale a una proposta di class action avviata contro PlayStation due mesi fa. A giugno, un gruppo di videogiocatori (assistiti dai propri legali) ha sostenuto che le informazioni fornite da Sony nel suo negozio digitale fossero insufficienti a soddisfare i requisiti di una legge della California che impone alle aziende di chiarire ai consumatori come il pagamento per un gioco scaricabile non conferisca al giocatore quell'accesso permanente tipico della proprietà. La normativa prescrive la presenza di un avviso "chiaro ed evidente" che "specifichi, con un linguaggio semplice, che l'acquisto del bene digitale costituisce una licenza d'uso". Nell'atto depositato il 21 agosto, Sony afferma che è così. Sottolinea che i documenti collegati stabiliscono che "è possibile utilizzare il prodotto secondo le modalità descritte nella licenza, ma non se ne acquisisce la proprietà" e che "il Software viene concesso in licenza d'uso, non venduto". Entrambe le frasi compaiono dopo centinaia di parole all'interno di documenti digitali a un link di distanza che ne contano a migliaia.

Un’inondazione di leak dagli achievement di Steam - Exophase, un sito di terze parti che monitora gli achievement e i trofei di gioco, ha segnalato un enorme leak legato a giochi in uscita e non ancora annunciati su Steam. Attraverso il proprio sistema di tracciamento, il sito ha individuato le liste degli obiettivi per numerosi titoli in arrivo, inclusi diversi giochi non ancora annunciati. Una delle rivelazioni più significative riguarda l'amata serie Persona di ATLUS: sono infatti emersi online i presunti obiettivi per Persona 4 Revival e per l'attesissimo Persona 6. Anche altri titoli sono stati coinvolti nella fuga di notizie di Exophase, tra cui uscite molto attese e giochi non ancora annunciati legati a importanti publisher e franchise come Nickelodeon e The Walking Dead. Al momento circolano online anche gli obiettivi di Kingdom Hearts IV, l'attesissimo sequel di Square Enix. Non andateli a cercare se non volete incorrere in MASSICCI spoiler.

Don’t Nod (lo studio di Life is Strange) è in seria difficoltà - Don’t Nod, lo studio di sviluppo che ha creato Life is Strange, ha pubblicato i risultati finanziari relativi al primo semestre del 2026, registrando un calo del 56% dei ricavi operativi e una diminuzione del 14% dei ricavi complessivi. Lo sviluppatore ha segnalato una "significativa incertezza riguardo alla capacità dell'azienda di proseguire l'attività oltre il 31 gennaio 2027". Don’t Nod ha inoltre annunciato l'intenzione di "riorganizzare le proprie attività in Francia" e di avviare un "progetto di trasformazione" che potrebbe comportare il taglio di un massimo di 90 posti di lavoro.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Valheim 1.0: Il survival vichingo per eccellenza è finalmente completo e in questa nuova forma è qui per ricordarci perché sono impazziti tutti per giocarlo ai tempi del debutto in Early Access. Se vi piacciono i survival rifiniti, dategli una possibilità perché secondo più di un esperto è ufficialmente uno dei migliori mai fatti.

The Blood of Dawnwalker: il Witcher-like degli ex CD Project non delude, anzi, sorprende per meccaniche di gestione del tempo intriganti, combattimento stratificato, una storia modulare e un buon sistema di gestione delle missioni. Ruota tutto attorno a un open world un po’ stanco, la grafica, soprattutto dei volti, non è delle migliori e c’è ancora qualche bug, ma l’avventura è sicuramente meritevole di una possibilità se avete apprezzato l'RPG polacco per eccellenza.

Wardogs: Le beta hanno lasciato gli appassionati di Battlefield soddisfatti, anche se c’è un po’ di grind da fare. Questo multiplayer massiccio mette 100 giocatori divisi in tre squadre sulla stessa mappa. L’atmosfera è realistica e il gunplay ha quel pizzico di carattere arcade che rende divertenti i milsim. Essendo un debutto in Early Access aspettatevi qualche imperfezione ma le basi sembrano esserci tutte.

Dumb Wais to Build: Chi si ricorda Dumb Ways to Die? I personaggi nati come pubblicità progresso in Australia ora sono i protagonisti di un cooperativo a base di fisica per fare disastri tra amici. Non c’è nulla di originalissimo o innovativo: se vi hanno fatto ridere i loro modi stupidi di fare le cose, vi farà ridere il loro videogioco a base di costruzioni e assurdità.


Shroom and Gloom è due, anzi quattro roguelike deck builder in uno: la prova dell’Early Access


Un mazzo per combattere e uno per esplorare: la formula, unita a un’estetica da paura, funziona

Shroom and Gloom ha deciso che il genere dei roguelike deckbuilder può incorporare anche degli elementi di esplorazione, e così (anche grazie a una grafica davvero intrigante) riesce non solo a distinguersi, ma a imporsi in un genere estremamente sovraffollato.

Quando inizia una run ci sono due dock a disposizione, uno per esplorare (lo spiegheremo) e uno per combattere. Il secondo è il più facile da spiegare perché è esattamente quello che ci si aspetta: ogni turno si hanno tre energie a disposizione, le carte hanno tutte in costo e l’obiettivo è abbattere i nemici che separano chi gioca dalla stanza successiva.

Il deck d’esplorazione, invece, è molto più unico e affascinante. Ogni run di Shroom and Gloom alterna stanze di combattimento a stanze di esplorazione nelle quali usare il mazzo per sconfiggere l’oscurità. Nelle caverne fungose che fanno da ambientazione al gioco, una forza malvagia è all’opera e lo sfortunato avventuriero protagonista deve controbilanciare la sua influenza.

Accendere un fuoco o una torcia allontana 5 punti malvagità, estirpare funghi cattivi ne neutralizza tre, riparare una struttura dell’accampamento allontana fino ad altri 5 punti di influenza negativa. Tutte queste azioni sono dettate dalle carte, che stabiliscono se e dove scavare, cosa accendere, cosa aggiustare e cosa stregare.

Negli accampamenti, infatti, è possibile infondere il Gloom nelle carte potenziandole per il combattimento successivo. Ci saranno anche animaletti da sfamare con il cibo raccolto in combattimento (ci sono carte speciali che lo generano) e c’è persino una talpa commerciante per acquistare carte più forti.

Scavare, sfamare, rompere, accendere e potenziare con il Gloom sono solo alcune delle cose che si possono fare in questa fase, tutte sempre sul filo del rasoio perché se si va a dormire (cosa che fa pescare una nuova mano di carte e riempie l’energia) mentre la malvagità è ancora prevalente si prendono non pochi danni, e finiti i punti salute finisce anche la run.

La versione Early Access appena uscita ha diversi mazzi e scenari da sperimentare con più carte, più nemici e più modalità in cantiere per la versione definitiva. Se i combattimenti del gioco sono interessanti e divertenti (con meccaniche di resistenza, moltiplicazione dei danni e interazioni tra le carte), l’esplorazione è una vera novità che permette di usare le carte a disposizione per diventare più forti.

Il gioco è vivamente consigliato agli amanti del genere, anche in questa fase di Accesso Anticipato. É pieno di combo da scoprire, nuovi modi di interagire con le carte e interessanti innovazioni dal punto di vista della gestione del mazzo e della progressione interna alla run.

Lo stile grafico, poi, con questo 3D simulato grazie alla disposizione in sequenza di immagini in 2D, è un vero gioiello di inquietudine e creatività. Provatelo se apprezzate il genere e siete alla ricerca di qualcosa di fresco e unico da giocare in questa coda lunga dell’estate.


The Alighieri Circle: Dante's Bloodline è prima di tutto rispettoso: la recensione


Il gioco tutto italiano con protagonista un discendente del sommo poeta cattura il fascino della Commedia e riesce a tradurlo in un'esperienza meditativa e interattiva.

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline è un esperimento coraggioso che ha avuto successo. É perfetto? No, ma lascia chi gioca con un piacevole senso di soddisfazione e con la garanzia che esistono davvero dei modi non cafoni di rendere più facile intrattenere con la Divina Commedia.

Chi gioca veste i panni di Gabriele Alighieri, erede dei giorni nostri di Dante: da quando il padre della letteratura italiana è sceso negli inferi per la prima volta tutti i suoi eredi devono preservare il sigillo delle porte infernali per impedire che gli orrori al suo interno invadano il mondo dei vivi. Per farlo deve scendere nelle profondità dell'Abisso, un luogo metafisico fatto di memorie e traumi, alla ricerca delle pagine della Commedia, l'elemento indispensabile per il rituale di sigillatura.

Dopo una buona infarinatura iniziale, il gioco si trasforma in fretta da "un'avventura per salvare il mondo" a un viaggio introspettivo nel passato e nei traumi di Gabriele che in questo scenario è costretto a riafforntarli.

Il gameplay è in prima persona e mette chi gioca davanti a enigmi di media difficoltà da risolvere usando la storia e gli indizi ambientali incontrati. Non sono questi, però, a rendere le quattro ore di gioco un'esperienza che merita il vostro tempo.

Le ambientazioni realizzate dallo studio italiano ONE-O-ONE GAMES sono un gioiellino di solidità tecnica e valore artistico. I luoghi che Gabriele attraversa non sono solo ostacoli ma raccontano, usando il mescolarsi di immagini contemporanei e della Commedia, la storia sua e della famiglia Alighieri.

L'Abisso diventa così il co-protagonista del gioco, un narratore, un nemico e il riflesso di una storia familiare che pesa sulle spalle di ciascun discendente. Non ci dilungheremo sulla storia perché merita di essere affrontata senza spoiler, ma possiamo dire che, nonostante un po' di fretta (e qualche spiegazione mancata) sul finale, il gioco vi lascerà soddisfatti.

Non cercate nel progetto velleità educative o per la scuola, gli sviluppatori prendono educatamente un pilastro della letteratura e lo usano per raccontare una storia nuova che, in ogni caso, si poggia su fondamenta eternamente affascinanti. Non è un'impresa facile visto che, soprattutto in Italia, chiunque tocchi il Sommo Poeta deve farlo in modo istituzionale.

Chi è alla ricerca di un bel pomeriggio tra enigmi non troppo difficili (ma nemmeno troppo semplici visto che non ci sono aiuti) atmosfere inquietanti, mai horror, e una storia affascinante dovrebbe dare una possibilità The Alighieri Circle: Dante's Bloodline, soprattutto se apprezza qualche citazione d'autore.


Non dimenticatevi di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
youtube.com/embed/NRk85bNxu5g?…


Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al sostegno di chi legge che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto autore e lettore. Chi si innnamora di Letter to a Gamer e vule darle una mano può condividere questo link con i propri amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok). C'è anche un gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati.

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Gli Houthi conquistano Perim e arrivano allo Stretto di Bab el-Mandeb


Dopo Mokha e Dhubab, i ribelli sostenuti dall'Iran prendono l'isola strategica nello Stretto. Riyadh intensifica i raid, mentre il principe ereditario Mohammed Bin Salman chiede l'aiuto di Trump per ribaltare la situazione, ottenendo però solo un impegno minimo.

Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran, hanno conquistato venerdì l'isola strategica di Perim, conosciuta anche come Mayun, che si trova nel cuore dello Stretto di Bab el-Mandeb. La notizia è stata riferita dalla CNN sulla base di due fonti del governo yemenita e poi confermata da Reuters, che cita quattro fonti governative. Le forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale si sono ritirate dall'isola.

Contemporaneamente gli Houthi hanno preso anche il controllo di Dhubab, la cittadina costiera che si trova direttamente di fronte a Perim. Il controllo dei due punti mette per la prima volta il movimento in una posizione molto più favorevole per esercitare pressione sullo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale. Perim si trova infatti all'interno dello Stretto, ad appena 3,5 km dalla costa yemenita.

L'avanzata arriva appena un giorno dopo la conquista di Mokha, la città portuale sul Mar Rosso che le forze del governo yemenita avevano abbandonato al termine di un'offensiva terrestre durata diversi giorni. La caduta della città era stata riferita inizialmente al New York Times da due funzionari yemeniti. Gli Houthi hanno inoltre preso il controllo delle isole Hanish, un arcipelago che comprende anche Zuqar. In pochi giorni il gruppo ha quindi compiuto la sua più importante espansione territoriale da anni lungo la strategica costa occidentale dello Yemen.

Gli Houthi non hanno necessariamente la capacità di "chiudere" completamente il Bab el-Mandeb, ma ora controllano posizioni su entrambe le sponde yemenite del tratto più sensibile dello Stretto e possono aumentare in modo significativo la pressione militare sulla navigazione commerciale. Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e, attraverso il Canale di Suez, costituisce una delle principali rotte tra Asia ed Europa. Prima dell'attuale escalation vi transitava circa il 7% della produzione petrolifera mondiale. La sua importanza è cresciuta ulteriormente dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha fortemente ridotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.

L'Arabia Saudita ha infatti aumentato l'utilizzo dell'oleodotto East-West, che trasporta il greggio dai giacimenti orientali ai terminal sul Mar Rosso, proprio per aggirare Hormuz. Il controllo Houthi di Perim e Dhubab minaccia ora anche questa via alternativa e offre indirettamente a Teheran una leva su entrambi i principali passaggi marittimi ai lati della penisola arabica. Secondo Reuters, l'offensiva degli ultimi giorni è stata condotta con la guida diretta di esponenti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, anche se ufficialmente Teheran nega invece di aver impartito ordini militari agli Houthi.

Le tensioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici. Dopo essere salito oltre i 105 dollari al barile giovedì e aver toccato venerdì i massimi da metà maggio, il Brent ha poi ripiegato intorno ai 104 dollari sulle notizie di possibili contatti diplomatici per attenuare le restrizioni alla navigazione attraverso Hormuz. Nonostante il calo, il petrolio resta avviato verso un rialzo settimanale superiore all'8%.

Yemen, gli Houthi sullo Stretto
Dopo Mokha, gli Houthi arrivano a Perim, al centro di Bab el-Mandeb

Con Hormuz semiparalizzato dalla guerra con l'Iran, l'Arabia Saudita esporta il suo greggio dal Mar Rosso. Ma quella rotta di riserva esce da Bab el-Mandeb: in due giorni gli Houthi hanno preso Mokha e Dhubab e, secondo fonti del governo yemenita, sono sbarcati sull'isola che divide lo Stretto.
Grafica di FocusAmerica11 settembre 2026

Le due porte del petrolio arabo
Rotte marittime Oleodotto Est-Ovest Spessore proporzionale ai barili al giorno

1Hormuz 2Yanbu 3Bab el-Mandeb

Hormuz. Prima della guerra passavano dallo Stretto 20,9 milioni di barili al giorno, un quinto dei consumi mondiali. Mercoledì lo hanno attraversato 7 navi, la metà della media.
Yanbu. Per aggirare Hormuz, Riyadh pompa il greggio per 1.200 km fino al Mar Rosso: l'oleodotto porta al massimo 7 milioni di barili al giorno, un terzo di ciò che passava dallo Stretto.
Bab el-Mandeb. Le petroliere dirette in Asia escono dal Mar Rosso da qui. In due giorni gli Houthi sono scesi per 75 km da Mokha fino all'isola di Perim, al centro dello Stretto.

Rotte e oleodotto hanno un tracciato indicativo. Flussi negli Stretti: media del primo semestre 2025 (EIA). Oleodotto: capacità massima dichiarata da Aramco.

Da Mokha allo Stretto
In due giorni gli Houthi sono scesi da Mokha fino all'isola al centro dello Stretto
Tocca un luogo sulla mappa o nell'elenco per leggere che cosa è successo.

Mokha: presa dagli Houthi il 10 settembre. Zuqar: presa dagli Houthi secondo AFP. Isole Hanish: raggiunte dagli Houthi. Dhubab e Perim: prese dagli Houthi l'11 settembre, secondo fonti del governo yemenita.

Avanzata degli Houthi, 10–11 settembre

Il traffico di mercoledì
Mercoledì a Hormuz è passata metà delle navi, a Bab el-Mandeb il traffico reggeva ancora
Transiti di mercoledì 9 settembre, prima della caduta di Mokha e di Perim, e media dei dieci giorni precedenti. Per Bab el-Mandeb si contano le navi che trasportano materie prime; le navi con il transponder spento sfuggono al conteggio.

Stretto di Hormuz
7

Bab el-Mandeb
28

navi, contro una media di 14: la metà
navi, contro una media di 27

Transito di mercoledìTransito mancante rispetto alla mediaOltre la media

Il precedente. Gli Houthi hanno già dimezzato una volta il traffico di Bab el-Mandeb: dopo gli attacchi alle navi iniziati a fine 2023, il petrolio in transito è sceso a meno della metà.

I mercati
Il Brent ha superato i 107 dollari, il livello più alto da maggio
Prezzo del greggio di riferimento internazionale nella giornata del 10 settembre.

107,40$
dollari al barile
+6,1% in un giorno

Circa 101 dollari prima della notizia, 105,40 dopo la caduta di Mokha, 107,40 più tardi nella giornata.

Il punto
Con Perim gli Houthi non si affacciano più sullo Stretto: ci sono dentro. L'asse guidato dall'Iran può ora minacciare insieme le due uscite del petrolio arabo, proprio mentre Riyadh sposta il suo greggio dall'una all'altra.

Fonte EIA (flussi di petrolio negli Stretti, 2023–primo semestre 2025); Aramco e IEA (oleodotto Est-Ovest); Reuters su dati di tracciamento navale (transiti del 9 settembre); The National e CNN (Brent, 10 settembre); Reuters, AFP, CNN e AP (situazione sul terreno, 10–11 settembre). Mappe: Natural Earth.

MBS chiede a Trump di intervenire


La gravità della situazione aveva già spinto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a chiedere direttamente agli Stati Uniti di entrare in azione. Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, giovedì MBS ha telefonato due volte al presidente Donald Trump mentre gli Houthi avanzavano su Mokha. Nella prima conversazione lo ha informato del rapido deterioramento della situazione; alcune ore dopo lo ha richiamato chiedendogli di ordinare attacchi americani contro il movimento yemenita. Trump ha rifiutato.

Secondo i funzionari statunitensi citati da Axios, per il momento l'Amministrazione Trump non intende aprire un nuovo fronte con un intervento militare diretto contro gli Houthi in quanto la priorità resta concentrare le forze americane sull'Iran e sullo Stretto di Hormuz. Washington ha tuttavia deciso di aumentare il sostegno a Riyadh, fornendo informazioni di intelligence sugli Houthi e dati utili all'individuazione degli obiettivi. Circa 200 militari statunitensi si trovano già in Arabia Saudita con compiti di supporto non operativo.

Giovedì anche l'ammiraglio Brad Cooper, comandante dello U.S. Central Command, si è recato nel regno per riunioni urgenti di coordinamento, secondo Axios. La richiesta di MBS segna un netto cambiamento rispetto a luglio. All'inizio della nuova escalation, il principe ereditario aveva chiesto a Trump soltanto un sostegno politico per un attacco saudita all'aeroporto di Sanaa, precisando che Riyadh non aveva bisogno di assistenza militare americana. All'epoca Trump aveva dato il proprio assenso.

Dopo l'ulteriore avanzata degli Houthi, l'Arabia Saudita ha però intensificato direttamente la propria risposta. Venerdì l'aviazione saudita ha colpito l'aeroporto di Mokha, appena conquistato dal gruppo militante, secondo Associated Press. Non sono stati immediatamente segnalati morti o danni significativi. Le forze del governo yemenita hanno inoltre annunciato di voler impiegare armi e velivoli in una controffensiva per riconquistare le zone perdute lungo il Mar Rosso e hanno invitato i civili a evitare la strada tra Taiz e Mokha.

La nuova fase del confronto era iniziata dopo che, a luglio, l'Arabia Saudita aveva impedito l'atterraggio a Sanaa di un aereo iraniano che trasportava alti dirigenti Houthi di ritorno dai funerali dell'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Gli Houthi avevano reagito colpendo petroliere saudite nel Mar Rosso e successivamente impianti energetici del regno. Riyadh e i suoi alleati yemeniti avevano successivamente risposto con raid aerei e fallimentari offensive terrestri.

Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha spiegato ad Axios che Washington intende ora proteggere i propri interessi essenziali, a partire dalla libertà di navigazione nel Mar Rosso, lasciando però agli alleati regionali la guida della risposta alla crisi. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, mantengono un dialogo continuo con l'Arabia Saudita e con il governo della Repubblica dello Yemen.

Il corridoio petrolifero saudita sempre più sotto pressione


Per l'Arabia Saudita e i suoi alleati yemeniti, la perdita di Mokha, Dhubab e Perim rappresenta un colpo molto più grave di quanto apparisse soltanto ventiquattr'ore prima. Farea Al-Muslimi, esperto di Yemen di Chatham House, aveva già detto al New York Times che la conquista di Mokha avrebbe messo Stati Uniti, sauditi e loro alleati "in una situazione molto più difficile di quella in cui già si trovano". La successiva caduta di Perim rende ancora più concreto quel rischio.

Le conseguenze dell'escalation sul settore energetico saudita sono già rilevanti. Secondo l'ultimo rapporto dell'International Energy Agency, pubblicato oggi, l'offerta saudita di greggio è scesa ad agosto di 2,3 milioni di barili al giorno, fino a 6 milioni: il livello più basso da oltre trent'anni. L'IEA attribuisce il calo anche agli attacchi contro navi in transito proprio nello Stretto di Bab el-Mandeb, così come contro infrastrutture energetiche saudite, tra cui la raffineria di Jazan e il traffico marittimo nell'area di Yanbu.

Le immagini satellitari analizzate da Reuters hanno inoltre mostrato giovedì del fumo nei pressi dell'oleodotto East-West a sud di Medina. Non è stato possibile stabilire la causa e né il governo saudita né Saudi Aramco avevano confermato un incidente. L'infrastruttura è diventata essenziale dall'inizio della guerra perché consente di trasferire il petrolio dalla costa orientale saudita ai terminal del Mar Rosso evitando Hormuz.

Fino alla sua caduta, Mokha era controllata dalle forze del generale Tareq Saleh, nipote dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh e vicepresidente del Consiglio presidenziale che guida il governo yemenita. Saleh ha annunciato di aver ordinato alle proprie truppe di riorganizzarsi e di istituire un centro di comando alternativo in un luogo sicuro, d'intesa con la coalizione militare guidata da Riyadh.

Il Ministero degli Esteri legato agli Houthi ha sostenuto che la navigazione resta "sicura" e che il movimento non intende rappresentare una minaccia al traffico commerciale. Ha inoltre affermato di essere disposto a partecipare a un sistema regionale per la sicurezza della navigazione, chiedendo alla comunità internazionale di fare pressione su Riyadh perché interrompa gli attacchi contro lo Yemen. Le dichiarazioni contrastano però con i ripetuti attacchi Houthi contro petroliere, navi commerciali e infrastrutture saudite delle ultime settimane.

Mohammed al-Bukhaiti, dirigente politico degli Houthi, ha detto al New York Times che l'obiettivo del gruppo è ora ripristinare la piena sovranità dello Yemen e affrontare "il nemico saudita", non ampliare il territorio sotto il proprio controllo. L'avanzata fino a Perim mostra però quanto rapidamente il conflitto yemenita, rimasto relativamente congelato dopo la tregua del 2022, sia tornato a intrecciarsi con la guerra regionale tra Iran e Stati Uniti.

Gli Houthi controllano Sanaa dal 2014. Poco dopo, una coalizione guidata dall'Arabia Saudita intervenne militarmente nel tentativo di riportare al potere il governo riconosciuto a livello internazionale. Dopo anni di combattimenti e una fragile tregua raggiunta nel 2022, il fronte era rimasto sostanzialmente stabile. La fulminea offensiva di questa settimana e la conquista di posizioni direttamente affacciate sullo Stretto di Bab el-Mandeb rischiano ora di riaprire pienamente la guerra civile e, allo stesso tempo, di trasformare uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo in un nuovo fronte della guerra tra Washington e Teheran.

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Il petrolio risale oltre i 100 dollari al barile, torna l'allarme sui tassi Usa


L'escalation con l'Iran spinge il greggio ai massimi da maggio e riaccende i timori sull'inflazione. Anche il diesel sale oltre i 6 dollari al gallone. Intanto aumentano le vendite sui titoli di Stato americani, mentre cresce l'attesa per una nuova stretta della Fed.

Il prezzo del petrolio americano ha superato ieri i 100 dollari al barile, portandosi ai livelli più alti da quasi quattro mesi. Il West Texas Intermediate (WTI), riferimento per il greggio statunitense, ha chiuso in rialzo del 6,7% a 102,48 dollari al barile, la chiusura più alta dal 19 maggio. Il Brent, riferimento internazionale, è salito del 6,3% a 107,63 dollari. Dall'inizio di settembre il greggio ha guadagnato oltre il 18%, proprio mentre il mercato si prepara alla possibilità di una guerra prolungata in Medio Oriente.

Dopo un agosto relativamente più calmo, dall'inizio di questo mese lo scontro tra Washington e Teheran si è nuovamente intensificato. L'Iran ha tentato più volte di colpire navi da guerra americane e, da sabato, le forze statunitensi hanno distrutto per rappresaglia almeno 8 petroliere iraniane. Gli Houthi, alleati di Teheran nello Yemen, hanno intanto attaccato diversi impianti energetici e altri obiettivi in Arabia Saudita, ferendo oltre 70 civili. L'escalation ha alimentato i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

Mercoledì il presidente Donald Trump ha detto ai giornalisti che i prezzi del petrolio e della benzina scenderanno dopo le elezioni di metà mandato e che la guerra finirà "immediatamente dopo" il voto. Trump ha accusato l'Iran di voler influenzare le elezioni per ottenere a Washington "un bel gruppo di persone deboli", disposto a lasciarlo in pace e a consentirgli di mantenere il programma nucleare.

Petrolio e titoli di Stato
Il petrolio americano è tornato sopra i 100 dollari

Giovedì il West Texas Intermediate ha chiuso a 102,48 dollari al barile, il livello più alto dal 19 maggio. La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran fa salire anche la benzina, il diesel e i rendimenti dei titoli di Stato americani.
Grafica di FocusAmericaAggiornato all'11 settembre 2026

Prezzo del greggio, in dollari al barile

WTI Brent
2026 Dalla guerra Settembre

WTI, chiusura del 10 settembre 2026
102,48dollari
al barile

+79%rispetto al 31 dicembre 2025
+53%rispetto al 27 febbraio, vigilia della guerra

Il WTI è partito da 57,26 dollari il 31 dicembre 2025, ha toccato il massimo di 114,58 dollari il 7 aprile, è sceso a 69,60 dollari il 6 luglio ed è risalito a 102,48 dollari il 10 settembre. Il Brent è passato da 61,35 a 107,63 dollari.

Tocca o trascina sul grafico per leggere il prezzo di ogni seduta. Rivedi l'animazione
Il WTI è il riferimento per il greggio statunitense, il Brent per quello internazionale.
Tra fine giugno e inizio luglio, con le petroliere di nuovo in transito a Hormuz, il WTI era sceso sotto i 70 dollari. Da allora è risalito di circa il 47%, e la corsa ha accelerato con gli attacchi alle petroliere iraniane.

Gli effetti del rialzo
Seduta per sedutaSedute Benzina e dieselPompa Titoli di StatoTreasury

In sette sedute il WTI ha guadagnato quasi il 18%
Prezzo di chiusura di ogni seduta e rialzo rispetto al 31 agosto, quando il WTI valeva 87,03 dollari al barile.

1 settembre: 91,48 dollari (+5,1%). 2 settembre: 91,01 (+4,6%). 3 settembre: 91,30 (+4,9%). 4 settembre: 91,48 (+5,1%). 8 settembre: 93,03 (+6,9%). 9 settembre: 96,05 (+10,4%). 10 settembre: 102,48 (+17,8%).
Dopo il balzo del 1° settembre il greggio era rimasto quasi fermo per tre sedute. Il salto è arrivato dopo gli attacchi americani alle petroliere iraniane, iniziati sabato 5 settembre: +12% in tre sedute, di cui il 6,7% nella sola giornata di giovedì.

Alla pompa sono caduti due record in una settimana

La benzina non era mai costata così tanto nel giorno del Labor Day

Prezzo medio della benzina: 2,98 dollari al gallone prima della guerra, 3,83 al Labor Day del 2012, 4,09 al Labor Day del 2026.
Prezzo medio nazionale, in dollari al gallone. Un gallone equivale a circa 3,8 litri: 4,09 dollari al gallone sono circa 1,08 dollari al litro.

L'11 settembre il diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone

L'11 settembre il diesel è arrivato a 6,06 dollari al gallone di media nazionale: il 14% in più di un mese prima e oltre il 60% in più di un anno prima. Il record precedente al 2026 era di 5,82 dollari, nel 2022.
Media nazionale calcolata da AAA. In California il diesel costa già 7,98 dollari al gallone. Questa settimana il Dipartimento dell'Energia ha alzato nettamente le previsioni sul prezzo del diesel per il 2027.

Secondo le stime della Brown University, dall'inizio della guerra il diesel più caro è già costato ai consumatori americani oltre 46 miliardi di dollari. Circa un quinto della spesa in più si concentra in Texas e California.

Gli investitori vendono i titoli di Stato e il decennale sfiora il 5%

Il rendimento del Treasury decennale è salito di 11 punti base al 4,95%, il livello più alto da ottobre 2023.

Il riacquisto potenziato del Tesoro non ha fermato le vendite

Riacquisto di titoli a lunga scadenza: 5,19 miliardi di dollari su un tetto di 6. L'importo abituale era di 2 miliardi.

Il mercato scommette su un rialzo dei tassi della Fed la prossima settimana

Probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione del 15 e 16 settembre: 61% mercoledì, 70% giovedì.

Il petrolio più caro alimenta i timori sull'inflazione: per questo gli investitori vendono titoli di Stato e scommettono che la Fed di Kevin Warsh alzi i tassi già alla riunione del 15 e 16 settembre.

FonteEIA, prezzi spot di WTI (Cushing) e Brent fino al 1° settembre; dal 2 settembre chiusure dei future NYMEX e ICE riportate da CNBC, Rigzone ed EnergyNow. GasBuddy e AAA (carburanti), Brown University (costo del diesel), Dipartimento del Tesoro, Cme FedWatch.
NotaLo spot Brent dell'EIA in primavera ha superato di molto i future: il picco di aprile nel grafico (138,21 dollari) riflette il prezzo fisico del greggio.

Benzina e diesel ai massimi


La pressione si fa sentire sempre di più anche alla pompa di benzina. Nel fine settimana del Labor Day la media nazionale della benzina era salita attorno a 4,15 dollari al gallone, circa 3,8 litri, un record per questo periodo dell'anno. Da allora la situazione si è ulteriormente aggravata, soprattutto sul fronte del diesel: venerdì la media nazionale ha superato per la prima volta nella storia i 6 dollari al gallone, secondo AAA, raggiungendo 6,06 dollari. Il prezzo è aumentato di circa il 14% in un mese e di oltre il 60% rispetto a un anno fa.

Il rincaro del diesel, carburante essenziale per il trasporto delle merci e per numerosi settori dell'economia, rischia di propagarsi ulteriormente ai prezzi al consumo. I dati sull'inflazione pubblicati giovedì hanno già mostrato forti aumenti dei costi nei trasporti e nei servizi di magazzinaggio. Secondo una stima della Brown University, dall'inizio della guerra il rincaro del diesel è costato ai consumatori statunitensi oltre 46 miliardi di dollari, circa il 20% dei quali concentrato in due Stati: Texas e California.

La Casa Bianca sostiene che i prezzi dei carburanti dovrebbero cominciare a scendere dopo le elezioni di metà mandato, con l'attenuarsi della guerra con l'Iran e il miglioramento dell'offerta di petrolio. Il Dipartimento dell'Energia dell'Amministrazione Trump, però, questa settimana ha rivisto nettamente al rialzo le proprie previsioni sul prezzo del diesel per tutto il 2027, evidenziando il rischio che i rincari durino più a lungo del previsto. Anche le prospettive per il greggio restano tese: Daan Struyven, co-responsabile della ricerca sulle materie prime di Goldman Sachs, ha spiegato alla CNBC che l'escalation aumenta il rischio di vedere il petrolio superare i 120 dollari al barile, soprattutto se gli attacchi contro le navi nella regione continueranno a intensificarsi.

I Treasury sfiorano il 5%


Intanto, le vendite hanno investito anche i titoli di Stato americani. Il rendimento del Treasury decennale, riferimento del mercato obbligazionario statunitense, è salito di 11 punti base al 4,95%, a un passo dalla soglia del 5%. A pesare sono stati un'asta deludente di titoli trentennali per 22 miliardi di dollari, i nuovi dati sull'inflazione alla produzione e l'ulteriore rialzo del petrolio. "Tutti vendono tutto", ha detto a MarketWatch Tom di Galoma, managing director di Mischler Financial Group.

Non è bastato neppure il primo riacquisto potenziato di titoli a lunga scadenza deciso dal Segretario al Tesoro Scott Bessent. Ad agosto Bessent aveva annunciato l'intenzione di almeno raddoppiare queste operazioni, da 2 a 4 miliardi di dollari ciascuna, una mossa con cui l'Amministrazione puntava ad alleviare le tensioni sul mercato dei titoli a lunga scadenza. Giovedì il Tesoro ha ricomprato soltanto 5,2 miliardi di dollari di titoli, dopo che il giorno precedente aveva deluso gli investitori fissando a 6 miliardi il tetto dell'operazione: il mercato si aspettava un intervento più consistente.

I dati sull'inflazione hanno intanto portato a circa il 70%, dal 61% del giorno precedente, la probabilità implicita nei futures che la Federal Reserve guidata dal neo presidente Kevin Warsh possa alzare i tassi nella riunione della prossima settimana, secondo il FedWatch Tool del Cme. Se la Fed decidesse invece di lasciare i tassi invariati, ha avvertito Ed Al-Hussainy, gestore di Columbia Threadneedle, i rendimenti a lungo termine rischierebbero di "disancorarsi" e di muoversi in modo più disordinato.

Al-Hussainy ha aggiunto che Dipartimento del Tesoro e Fed saranno probabilmente sempre più attenti al rischio che le tensioni sul mercato obbligazionario si trasformino in un problema di stabilità finanziaria. Per ora, ha precisato, non ci sono segnali in questo senso, ma la situazione richiede attenzione dopo i forti movimenti registrati anche sulle scadenze più brevi.

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L’11 settembre di chi non c’era


Venticinque anni dopo l’11 settembre, cento milioni di americani sono troppo giovani per ricordare quella mattina. Le Torri Gemelle stanno entrando nei libri di storia, ma l’America continua a vivere nel mondo nato quando sono cadute.

Qualche anno fa, raccontando l’11 settembre su queste pagine, scrissi che tutti ricordano esattamente quello che stavano facendo e dove si trovavano. Era vero, o almeno mi sembrava vero.

Venticinque anni dopo, quella frase comincia a invecchiare.

Non perché l’America abbia dimenticato l’11 settembre. È successo qualcosa di molto più semplice e inevitabile: nel frattempo sono passati venticinque anni. Sono nati bambini che oggi lavorano, votano, prendono aerei, si innamorano, si sposano. Alcuni hanno già dei figli. E dell’11 settembre non possono ricordare niente, perché quel giorno non esistevano ancora.

Il National September 11 Memorial & Museum stima che siano circa cento milioni gli americani troppo giovani per avere un ricordo personale degli attentati, un terzo del Paese.

È un numero enorme ma diventa ancora più impressionante se lo si guarda dalla prospettiva opposta: una parte sempre più grande dell’America conosce le Torri Gemelle soltanto perché qualcuno gliele ha raccontate.

Per loro ci sono le fotografie, i documentari, i racconti dei genitori, i video su internet. C’è quel cielo azzurro sopra Manhattan che sembra sempre troppo bello per quello che sta per succedere. Ci sono due edifici che hanno imparato a riconoscere pur non avendoli mai visti in piedi. E poi c’è la scuola.

Secondo una rilevazione del Pew Research Center pubblicata in occasione del venticinquesimo anniversario, l’83% degli americani nati prima del 2001 ricorda esattamente dove si trovava o cosa stava facendo quando apprese degli attentati; tra coloro che avevano almeno dieci anni quella percentuale sale al 93%. Tra i ragazzi che oggi hanno tra i diciotto e i ventiquattro anni, invece, il 60% dice di aver conosciuto l’11 settembre a scuola.

Forse è questo il dato che racconta meglio di tutti cosa siano davvero venticinque anni. Quello che per una generazione è stato una telefonata improvvisa, una televisione accesa in fretta, una persona che entrava in una stanza dicendo di guardare cosa stava succedendo, per un’altra generazione è diventato una lezione.

Non c’è niente di sbagliato. È semplicemente quello che fa il tempo. Solo che siamo abituati a vederlo succedere agli eventi lontani, non a qualcosa che molti ricordano ancora con una precisione quasi fastidiosa.

Il punto, semmai, è un altro: questi ragazzi non ricordano l’11 settembre ma vivono dentro le sue conseguenze.

Un americano nato nel 2003 non ha visto il secondo aereo entrare nella Torre Sud. Non ricorda i giornalisti che cercavano di capire cosa stesse succedendo, le persone ferme sui marciapiedi di Manhattan a guardare il cielo, i telefoni che improvvisamente cominciavano a squillare. Non può ricordare nemmeno quella sensazione, durata pochissimo eppure rimasta nella memoria di milioni di persone, di vedere il Paese più potente del mondo non sapere cosa fare.

Ma ha tolto le scarpe ai controlli in aeroporto.

È cresciuto sentendo parole come Afghanistan, Iraq, al-Qaeda, Guantánamo. Ha conosciuto soltanto un’America nella quale la sicurezza nazionale occupa uno spazio enorme, anche quando non la si vede. Un’America in cui certe misure di sorveglianza sembrano normali proprio perché esistevano già quando lui era bambino.

Prima dell’11 settembre si poteva accompagnare una persona fino al gate. Il Department of Homeland Security non esisteva, il Patriot Act non esisteva. Dopo quella mattina cambiarono le leggi, gli aeroporti, le istituzioni, il modo in cui l’America guardava il mondo e, forse ancora di più, il modo in cui guardava sé stessa.

Poi arrivarono le guerre.

L’Afghanistan cominciò poche settimane dopo gli attentati e sarebbe terminato quasi vent’anni più tardi, con quelle immagini dell’aeroporto di Kabul che sembravano appartenere a un’altra epoca e invece erano ancora, in qualche modo, figlie di quella mattina.

Poi l’Iraq, le armi di distruzione di massa che non furono trovate, Abu Ghraib, Guantánamo, le discussioni sulla tortura e sulla sorveglianza, i soldati partiti ragazzi e tornati adulti. Quelli tornati feriti. Quelli che non sono tornati.

Osama bin Laden sarebbe stato ucciso dieci anni dopo l’11 settembre, in Pakistan. La notizia provocò festeggiamenti davanti alla Casa Bianca e a Ground Zero e, per qualche ora, sembrò quasi la fine di qualcosa. Ma non si poteva tornare indietro, perché l’America delle 8:45 dell’11 settembre 2001 non esisteva più.

Forse è proprio questo che rende quella data diversa da tante altre tragedie americane. Non ricorda soltanto ciò che è successo ma divide il tempo. Chi è abbastanza grande da ricordare quegli anni continua ancora oggi a dire “prima dell’11 settembre” e “dopo l’11 settembre”, come se in mezzo non ci fosse una data ma una porta.

Alle 8:46 il primo aereo colpì la Torre Nord; alle 9:03 il secondo colpì la Torre Sud.

Diciassette minuti furono sufficienti per separare due epoche. La Storia, quando vuole, sa essere terribilmente veloce.
Robert J. Fisch
C’è poi un altro ricordo di quei giorni che oggi sembra quasi appartenere a un Paese diverso.

Per qualche settimana gli Stati Uniti furono attraversati dalla sensazione di essere una cosa sola. C’erano bandiere ovunque. I vigili del fuoco di New York diventarono volti conosciuti in tutto il Paese. Repubblicani e democratici sembravano parlare la stessa lingua, almeno per un po’.

A Ground Zero, George W. Bush salì sulle macerie, mise un braccio intorno alle spalle di un pompiere e cominciò a parlare con un megafono. Qualcuno dalla folla gridò che non riusciva a sentirlo. Bush rispose che lui, invece, riusciva a sentire loro: la folla esplose.

Rivedere oggi quelle immagini provoca una sensazione strana e non soltanto per le macerie che si vedono alle sue spalle. È difficile riconoscere, nell’America politica di oggi, quel Paese che per qualche giorno pensò davvero di potersi stringere intorno alla stessa cosa.

Naturalmente anche quel ricordo va maneggiato con cautela, perché l’America unita del dopo 11 settembre non fu ugualmente accogliente con tutti. Per molti musulmani americani quei mesi significarono anche sospetto, discriminazione e paura. La paura del terrorismo finì spesso per diventare paura di persone che con il terrorismo non avevano nulla a che fare. E venticinque anni dopo alcune di quelle diffidenze non sono scomparse: nel 2026, il 43% degli americani continua a considerare i musulmani meno patriottici degli altri cittadini.

Anche questo è rimasto, perché ricordare bene significa ricordare anche le cose che ci piacciono meno.

Poi quell’unità si consumò. Arrivarono le polemiche sull’Iraq, le divisioni sulle guerre, Obama, il Tea Party, Trump. L’America entrò lentamente nell’epoca della polarizzazione permanente, fino a diventare un Paese nel quale democratici e repubblicani, qualche volta, sembrano non essere più in disaccordo sulla soluzione dei problemi ma persino su quali siano i problemi.

Per questo, a venticinque anni di distanza, nelle commemorazioni dell’11 settembre c’è forse anche una nostalgia che raramente viene dichiarata. Non soltanto per le persone che non ci sono più ma per la sensazione, vera o idealizzata che fosse, che per qualche giorno esistesse ancora un “noi”.

Oggi quel “noi” è molto più difficile da trovare.

Eppure ogni 11 settembre succede una cosa molto semplice: a Ground Zero vengono letti i nomi.

Uno alla volta.

È una cerimonia lunga, necessariamente lunga, perché pronunciare migliaia di nomi richiede tempo. Ed è proprio questo il punto. Dire “2.977 vittime” richiede pochi secondi; restituire a ciascuna di quelle vittime un nome richiede ore.

Forse la differenza tra la storia e la memoria sta anche qui: la storia ha bisogno dei numeri, mentre la memoria si concede il lusso di perdere tempo con i nomi.

Oggi, dove sorgevano le Torri Gemelle, ci sono due grandi vasche. L’acqua scende lungo pareti scure e sparisce verso un centro di cui non si vede il fondo. Intorno, sul bronzo, sono incisi i nomi.

Non hanno ricostruito le Torri., hanno lasciato due vuoti.

Ed è difficile pensare a qualcosa di più giusto, perché ci sono cose che, quando vengono perdute, non possono essere sostituite. Si può soltanto imparare a vivere intorno alla loro assenza.

Nel frattempo New York fa New York.

La mattina dell’11 settembre qualcuno passerà accanto al Memorial correndo perché è in ritardo, qualcuno berrà un caffè guardando il telefono, qualcuno prenderà la metropolitana, qualcuno avrà un appuntamento importante e qualcun altro ne dimenticherà uno. Due persone probabilmente si innamoreranno senza saperlo ancora, altre due si lasceranno. Qualcuno passerà davanti a quei nomi senza fermarsi perché deve arrivare in ufficio.

Può sembrare brutto, in realtà è la vita.

E forse è anche una delle ragioni per cui il terrorismo, alla fine, ha perso. Le città non vincono quando smettono di avere paura; vincono quando, nonostante tutto, ricominciano ad avere fretta.

Venticinque anni sono tanti, abbastanza perché un bambino diventi adulto, perché cominci e finisca una guerra, perché uno skyline che per decenni era sembrato inconcepibile senza due torri diventi, per chi è nato dopo, semplicemente lo skyline di New York. Sono abbastanza anche perché un ricordo cominci lentamente a cambiare proprietario.

L’11 settembre appartiene ancora soprattutto a chi c’era, a chi ricorda la televisione accesa, una telefonata arrivata all’improvviso, il volto di qualcuno che smise di parlare, l’attesa di una notizia che sembrava non arrivare mai. Ma d’ora in poi apparterrà sempre di più anche a persone che quella mattina non l’hanno vissuta e che dovranno imparare a conoscerla attraverso i ricordi degli altri.

Forse è proprio qui che, dopo venticinque anni, cambia anche il significato di “Never Forget”. Non si può chiedere a un ragazzo nato nel 2005 di ricordare qualcosa che non ha visto. Gli si può però chiedere di capire: capire perché quasi tremila persone uscirono di casa una mattina qualsiasi e non tornarono, perché centinaia di soccorritori entrarono mentre tutti cercavano di uscire e anche che cosa fece l’America dopo, con il suo coraggio, le sue paure, le sue decisioni giuste e quelle sbagliate.

E soprattutto bisognerebbe provare a spiegargli che 2.977 è il modo più semplice per raccontare quella giornata ma forse anche il meno vero, perché nessuno l’11 settembre perse un numero. Qualcuno perse una moglie, qualcuno un padre, qualcuno un figlio, qualcuno un collega con cui aveva preso un caffè pochi minuti prima, qualcuno una persona con cui aveva litigato la sera precedente pensando che, in fondo, ci sarebbe stato tutto il tempo per fare pace.

È questa la parte che il tempo rischia più facilmente di portar via. Le immagini resteranno, perché sono state viste milioni di volte. Resteranno gli aerei, il fumo, le torri che crollano, il cielo di Manhattan stranamente limpido. Resteranno persino le frasi dei presidenti e le guerre che seguirono. Ma dietro tutto questo c’erano persone che quella mattina avevano programmi per il pomeriggio, cene fissate, figli da andare a prendere, telefonate da fare, compleanni da ricordare. Nessuno di loro sapeva di stare entrando nella storia: stavano semplicemente vivendo.

Forse è anche per questo che ogni anno, a Ground Zero, continuano a leggere i nomi, uno dopo l’altro, con una lentezza che a volte sembra quasi ostinata. Perché la storia tende naturalmente a stringere, a riassumere, a trasformare migliaia di vite in una cifra, mentre la memoria fa esattamente il contrario: si ferma, distingue, restituisce un nome a ciò che il tempo vorrebbe ridurre a numero.

E allora, forse, il compito dei venticinque anni non è continuare a ripetere che non bisogna dimenticare. Dimenticare, almeno in parte, è inevitabile; nessuna generazione può ricordare direttamente ciò che non ha vissuto. Il compito è fare in modo che, quando il ricordo personale sarà diventato definitivamente storia, dietro quella storia continuino ancora a vedersi le persone.

Perché le Torri Gemelle, ormai, appartengono al passato. Le loro immagini sono nei libri, nei musei, negli archivi e nella memoria di chi c’era. Ma un padre che non tornò a casa quella sera, una figlia che aspettò una telefonata, un pompiere che salì le scale mentre tutti scendevano, non appartengono davvero al passato finché qualcuno continua a pronunciarne il nome.

Forse è questo, alla fine, ciò che resta dell’11 settembre dopo venticinque anni: non la promessa impossibile di fermare il tempo ma la scelta, molto più umana, di accompagnarlo senza permettergli di portarsi via tutto.

Perché prima o poi arriverà un 11 settembre in cui nessuno potrà più dire “io c’ero”. Non ci sarà più nessuno capace di ricordare il colore di quel cielo senza averlo visto in una fotografia, il suono di una voce al telefono, il silenzio assurdo di New York nelle ore successive. Quel giorno, l’11 settembre apparterrà definitivamente alla storia e toccherà a persone che non erano ancora nate decidere che cosa farne.

Forse continueranno ad andare a Ground Zero. Forse porteranno i loro figli. Forse qualcuno chiederà perché ci siano due grandi vuoti nel mezzo di Manhattan e un adulto proverà a spiegarglielo, sapendo di raccontare una storia che a sua volta gli è stata raccontata.

E magari, prima di andare via, leggeranno uno dei nomi incisi sul bronzo. Non tutti, uno soltanto. E questo sarà sufficiente.
Tia Dufour, DHS, 2024, Flickr, Opera del governo USA
Perché dopo venticinque anni abbiamo forse capito che “Never Forget” non significa ricordare per sempre un giorno, nessuno può farlo. Significa accettare che arriverà un tempo in cui l’11 settembre non sarà più il ricordo di nessuno e, proprio allora, fare in modo che non diventi soltanto una data, una fotografia in bianco e nero o una pagina da studiare prima di un esame.

Un giorno non ci sarà più nessuno capace di raccontare dove si trovava quella mattina. Rimarranno due grandi vuoti nel mezzo di Manhattan e migliaia di nomi incisi intorno all’acqua.

Forse basterà continuare a leggerli.

Perché alla fine ricordare non significa impedire al tempo di passare, significa non permettergli di portarsi via anche i nomi.

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Roborock Saros 20 Flow Complete e Saros Rover: i nuovi robot aspirapolvere svelati a IFA 2026


Roborock alza l'asticella della pulizia smart a IFA 2026 con il nuovo Saros 20 Flow Complete da 36.000 Pa e il sorprendente Saros Rover, il robot progettato per affrontare anche le scale
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Roborock ha portato a IFA 2026 una nuova generazione di soluzioni per la pulizia intelligente della casa. Nel segno della filosofia “Rocking Life With You”, l'azienda punta su tecnologie sempre più evolute e capaci di adattarsi alle esigenze degli ambienti domestici, con l'obiettivo di rendere le attività quotidiane più semplici e automatizzate.

Tra le principali novità presentate alla kermesse berlinese ci sono i nuovi modelli flagship della gamma Saros: Roborock Saros 20 Flow Complete, Saros 20 Neo e Saros Rover. Tre dispositivi che ampliano l'offerta dell'azienda e puntano a gestire anche gli scenari domestici più complessi, combinando potenza di aspirazione, sistemi avanzati di pulizia e soluzioni di navigazione sempre più sofisticate. Particolarmente interessante è Saros Rover, che introduce un approccio inedito alla robotica domestica grazie a un sistema progettato per affrontare anche i dislivelli e le scale.

Google Pixel 11: Tensor G6, fotocamere e Gemini
Google Pixel 11 è ufficiale con il nuovo chip Tensor G6, fotocamere migliorate e un Gemini più proattivo. La nuova generazione punta su prestazioni, fotografia e intelligenza artificiale
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Roborock Saros 20 Flow Complete: 36.000 Pa e lavaggio automatizzato


Il Roborock Saros 20 Flow Complete è il modello pensato per chi cerca un robot capace di gestire in autonomia la pulizia quotidiana, riducendo al minimo gli interventi manuali. Il dispositivo combina 36.000 Pa di potenza di aspirazione con un sistema di lavaggio avanzato e tecnologie progettate per muoversi anche negli ambienti più complessi.

A occuparsi della navigazione è il sistema RetractSense LiDAR, affiancato dalla tecnologia Reactive AI, che consente al robot di riconoscere oltre 300 tipi di ostacoli e di muoversi anche in condizioni di scarsa illuminazione. Il profilo di appena 8,98 cm permette inoltre al Saros 20 Flow Complete di raggiungere gli spazi sotto i mobili più bassi. Lo chassis AdaptiLift Traverse 3.0 aumenta ulteriormente la capacità di movimento, consentendo di superare doppi dislivelli e soglie fino a 8,8 cm.
Il mocio a rullo ruota a 240 giri al minuto e utilizza 16 ugelli d'acqua in pressione per intervenire anche sulle macchie più ostinateIl mocio a rullo ruota a 240 giri al minuto e utilizza 16 ugelli d'acqua in pressione per intervenire anche sulle macchie più ostinate
Uno degli elementi più interessanti è il sistema di lavaggio SpiraFlow 2.0, basato su un mocio a rullo auto-pulente che esercita una pressione di 15 N. Le Dual Lifting Arc Side Brushes, invece, sono progettate per migliorare la pulizia lungo i bordi e raggiungere una copertura dichiarata del 100%.

L'automazione coinvolge anche la manutenzione: la stazione base provvede al lavaggio del rullo con acqua a 100 °C e al dosaggio automatico del detergente. L'obiettivo è quindi ridurre al minimo le operazioni richieste all'utente, lasciando al robot la gestione della maggior parte delle attività di pulizia e manutenzione.

Roborock Saros 20 Neo: 36.000 Pa e agilità negli ambienti complessi


Il Roborock Saros 20 Neo è progettato per muoversi anche nelle abitazioni caratterizzate da dislivelli e spazi difficili da raggiungere. Il robot integra lo chassis AdaptiLift 3.0, che gli permette di superare doppi dislivelli e soglie fino a 8,8 cm, mentre il profilo di appena 7,95 cm consente di raggiungere gli spazi sotto i mobili più bassi.
Lo chassis AdaptiLift 3.0 permette al robot di superare doppi dislivelli e soglie fino a 8,8 cmLo chassis AdaptiLift 3.0 permette al robot di superare doppi dislivelli e soglie fino a 8,8 cm
Sul fronte della pulizia, Saros 20 Neo dispone di un motore HyperForce da 36.000 Pa e del sistema Dual Anti-Tangle, progettato per limitare l'accumulo di capelli e peli nelle spazzole. Il sistema di lavaggio utilizza acqua calda e una pressione verso il basso fino a 14 N, così da migliorare l'efficacia sulle macchie più ostinate.

La manutenzione viene affidata alla stazione multifunzione, che provvede anche al lavaggio del mocio con acqua a 100 °C. A completare la dotazione c'è una batteria progettata per consentire al Saros 20 Neo di coprire quasi 350 m² con una singola ricarica, un dato che lo rende adatto anche ad abitazioni di grandi dimensioni.

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Roborock Saros Rover: il robot aspirapolvere che può affrontare le scale


Tra le novità più interessanti di Roborock a IFA 2026 c'è il Saros Rover, al debutto europeo dopo la presentazione internazionale al CES. Il dispositivo introduce una soluzione inedita per la robotica domestica: una architettura ruota-gamba progettata per consentire al robot di superare ostacoli e dislivelli che normalmente impediscono ai robot aspirapolvere di spostarsi tra piani diversi.

Le gambe possono sollevarsi e abbassarsi autonomamente, permettendo al Saros Rover di affrontare pendenze, ostacoli e piccoli salti. Il sistema sfrutta inoltre sensori di movimento e dati spaziali 3D per analizzare l'ambiente circostante e gestire gli spostamenti in modo autonomo.

La caratteristica più significativa è la possibilità di raggiungere piani diversi e pulire le scale, affrontando ogni gradino durante il passaggio da un livello all'altro della casa. Una capacità che amplia sensibilmente il campo di utilizzo dei robot aspirapolvere, tradizionalmente progettati per operare esclusivamente su un singolo piano.

Prezzi e disponibilità


Il Roborock Saros 20 Neo è disponibile su Amazon e sullo store ufficiale Roborock al prezzo di 999 euro. Fino al 27 settembre, il robot può essere acquistato al prezzo promozionale di 799 euro. Per il Roborock Saros 20 Flow Complete, invece, l'arrivo sul mercato italiano è previsto per la fine di settembre. Roborock comunicherà nelle prossime settimane il prezzo consigliato e i canali attraverso i quali sarà possibile acquistare il nuovo modello.

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Google Pixel 11 ufficiale: nuovo Tensor G6, fotocamere migliorate e Gemini più intelligente


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Google ha presentato ufficialmente la nuova generazione di smartphone Pixel, composta da Pixel 11, Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL. I nuovi modelli introducono importanti aggiornamenti al comparto fotografico, una maggiore attenzione alla resistenza e il nuovo Google Tensor G6, il chip più potente e veloce mai sviluppato dall'azienda per i suoi smartphone, progettato per eseguire l'ultima generazione di Gemini Nano.

La nuova serie punta inoltre su un'integrazione più avanzata dell'intelligenza artificiale attraverso Gemini Intelligence, pensata per offrire funzionalità più personalizzate e contribuire a semplificare le attività quotidiane. Sul fronte fotografico, Google introduce anche nuove funzionalità che puntano a migliorare la qualità degli scatti e offrire agli utenti maggiore libertà nel catturare i propri momenti, mantenendo un approccio più naturale e personale alla fotografia.

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Un design più sottile e resistente


La nuova serie Pixel 11 conferma il caratteristico design di Google, con una struttura che integra il vetro edge-to-edge nella barra della fotocamera. Una delle principali novità estetiche riguarda proprio quest'ultima: a partire da Pixel 11, il suo spessore è stato ridotto del 40%, rendendo il profilo dello smartphone più compatto e limitando la sporgenza quando il dispositivo viene appoggiato su una superficie piana.

Il Pixel 11 combina una struttura in metallo satinato con un retro in vetro lucido e integra un display Actua pensato per offrire una visione luminosa e immersiva. Google ha inoltre lavorato sulla resistenza del dispositivo, progettato per affrontare schizzi, graffi e le cadute che possono verificarsi durante l'utilizzo quotidiano. Per quanto riguarda le colorazioni, Pixel 11 è disponibile nelle tonalità verde pistacchio, rosa ibisco, viola glicine e nero ossidiana, con un mix tra colori più vivaci e finiture più sobrie.
La gamma Pixel 11 Pro XLLa gamma Pixel 11 Pro XL
La gamma Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL mantiene invece un'impostazione più premium e viene proposta in due formati. I due modelli integrano il nuovo display Super Actua, che raggiunge una luminosità massima di 3.600 nit (dati Google), insieme a un nuovo rivestimento antigraffio che, secondo Google, offre una resistenza ai graffi più che doppia rispetto alla generazione precedente. A questo si aggiunge la struttura progettata per resistere alle cadute, introdotta con la serie Pixel 9. Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL sono disponibili nelle colorazioni grigio nebbia, verde oliva, rosa opaco e nero ossidiana, quest'ultima caratterizzata da una finitura completamente opaca.

Tutti i modelli della nuova famiglia Pixel 11 partono da 256 GB di spazio di archiviazione e supportano la ricarica più veloce mai proposta da Google sulla serie. La gamma introduce inoltre l'integrazione con Pixelsnap e la compatibilità con lo standard Qi2.2 a 25 W. Pixel 11 Pro XL può inoltre raggiungere fino a 15 ore di autonomia con soli 15 minuti di ricarica via cavo, secondo i dati dichiarati da Google.

Un comparto fotografico rinnovato con più attenzione allo zoom


La fotografia rappresenta uno dei principali ambiti di evoluzione della nuova famiglia Pixel 11. Google ha infatti aggiornato i sistemi di fotocamere di tutti e tre i modelli, intervenendo sia sull'hardware sia sull'elaborazione delle immagini affidata al nuovo Tensor G6. Sul Pixel 11 debutta un nuovo sensore principale da 48 megapixel, più grande rispetto alla generazione precedente e capace, secondo Google, di garantire una sensibilità alla luce superiore del 56%. L'obiettivo è migliorare la resa di foto e video soprattutto negli scenari caratterizzati da condizioni di illuminazione difficili.

Novità anche per il teleobiettivo con zoom ottico 5x, che grazie all'elaborazione del Tensor G6 arriva a supportare lo Super Zoom fino a 30x. Una soluzione pensata per permettere di avvicinarsi maggiormente ai soggetti mantenendo un livello di dettaglio elevato anche alle lunghe distanze.
Google Pixel 11 ProGoogle Pixel 11 Pro
Ancora più importanti sono gli aggiornamenti dedicati a Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL. La fotocamera principale utilizza un sensore completamente nuovo, mentre il teleobiettivo da 48 megapixel è stato riprogettato con un sensore di dimensioni maggiori e una sensibilità alla luce superiore del 30%. I due modelli Pro introducono inoltre la possibilità di utilizzare la modalità Ritratto con zoom 5x, offrendo una maggiore flessibilità nella composizione degli scatti. Il sistema fotografico sfrutta inoltre il Tensor G6 e i nuovi modelli di elaborazione delle immagini di Google per raggiungere con lo Zoom Pro fino a 120x.

Il nuovo processore di immagini integrato nel Tensor G6 interviene anche nella fotografia in condizioni di scarsa illuminazione. Insieme ai nuovi sensori e a un software di elaborazione rinnovato, permette di accelerare sensibilmente la modalità Foto Notturna, che secondo Google può completare gli scatti fino a 4,5 volte più velocemente, mantenendo invariato il livello qualitativo delle immagini.

Google Tensor G6: più prestazioni e AI direttamente sul dispositivo


Il cuore della nuova generazione Pixel 11 è il Google Tensor G6, il nuovo processore proprietario sviluppato da Google per migliorare prestazioni, gestione dell'intelligenza artificiale ed elaborazione fotografica. Sul fronte delle prestazioni, Tensor G6 integra una CPU aggiornata che, secondo i dati forniti da Google, consente di ottenere una navigazione web fino al 25% più veloce e un avvio delle applicazioni fino al 15% più rapido rispetto alla generazione precedente.

Il comparto dedicato all'intelligenza artificiale beneficia invece di un incremento del 50% della potenza di calcolo della TPU. In combinazione con l'ultima versione di Gemini Nano, il chip permette di elaborare le attività di AI direttamente sul dispositivo fino a 3,5 volte più velocemente, riducendo al tempo stesso il consumo energetico fino a 3,5 volte, secondo le stime di Google.

L'elaborazione on-device rappresenta inoltre un elemento centrale della strategia di Google per Pixel 11, permettendo di eseguire alcune funzioni di intelligenza artificiale direttamente sullo smartphone senza dover necessariamente ricorrere al cloud.

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Sicurezza al centro con Titan M3


Google ha lavorato anche sul fronte della sicurezza introducendo il nuovo Titan M3, chip dedicato alla protezione dei dati e delle informazioni presenti sul dispositivo. Il componente opera insieme al Tensor G6 per rafforzare le funzionalità di sicurezza hardware e software della nuova generazione Pixel.

Tra le novità viene indicato anche il supporto alla crittografia post-quantistica nell'ambito dell'avvio sicuro, una tecnologia pensata per aumentare la protezione dei dispositivi anche rispetto alle minacce che potrebbero emergere con l'evoluzione dei computer quantistici.

Disponibilità e prezzi della nuova serie Pixel 11


Google garantisce per tutta la nuova famiglia Pixel 11 ben sette anni di aggiornamenti del sistema operativo, della sicurezza e dei Pixel Drop. I modelli Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL includono inoltre sei mesi di Google AI Pro, con accesso ampliato alle funzionalità di Gemini, 5 TB di spazio di archiviazione cloud e Google Health Premium.

La nuova gamma è disponibile attraverso il Google Store e i principali canali di vendita italiani, tra cui Amazon, MediaWorld, Unieuro ed Euronics. Google ha inoltre introdotto nuove custodie e accessori Pixelsnap, tra cui una cover trasparente e nuove colorazioni per il supporto ad anello.

Pixel 11 viene proposto nelle configurazioni da 256 e 512 GB, mentre i modelli Pro sono disponibili anche con 1 TB di memoria. I prezzi partono da 999 euro per Pixel 11, 1.199 euro per Pixel 11 Pro e 1.399 euro per Pixel 11 Pro XL, tutti nella configurazione da 256 GB.

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Trump chiude la Convention repubblicana con un giuramento per il voto a novembre


Il presidente punta sulla mobilitazione della propria base elettorale in vista delle midterm e rilancia la promessa di un “dividendo Trump” da 5.000 dollari.

Il presidente Donald Trump ha chiuso giovedì 10 settembre la prima Convention di metà mandato nella storia del Partito repubblicano facendo alzare la mano destra al pubblico dell’American Airlines Center di Dallas, in Texas, e guidandolo in un giuramento: andare a votare alle elezioni del 3 novembre. “Il giorno delle elezioni, il 3 novembre, dovete farmi un favore. Dovete andare a votare e dovete fingere che io sia sulla scheda, perché in un certo senso lo sono”, ha detto.

Il giuramento, che la sala ha ripetuto frase per frase, iniziava così: “Giuro al più grande presidente nella storia degli Stati Uniti, che ci ama così tanto da non riuscire nemmeno a respirare”. Trump vi ha poi inserito un riferimento alle frodi elettorali di cui accusa da tempo gli avversari: “Andrò con la mia famiglia, i miei amici, lo farò comunque, non mi importa se sono registrato o no, cercherò di barare più che posso, come fanno anche loro”.

Trump: So Please raise your right hand: I pledge to the greatest president in the history of the United States

Crowd: I pledge to the greatest president in the history of the United States…

Trump: I'm going to try and cheat like hell like they do. pic.twitter.com/umehtVKUr7
— Acyn (@Acyn) September 11, 2026


Pochi minuti prima il presidente aveva nuovamente accusato i democratici di voler favorire i brogli: “Non vogliono l’obbligo di mostrare un documento d’identità per votare. Perché? Perché vogliono barare”. I repubblicani sostengono da tempo l’introduzione di requisiti federali più rigidi, tra cui l’obbligo di un documento d’identità ai seggi e la prova documentale della cittadinanza per registrarsi alle elezioni federali. Negli Stati Uniti, con l’eccezione del North Dakota, per votare è necessario essere iscritti alle liste elettorali, anche se tempi e modalità di registrazione variano da Stato a Stato.

Il giuramento si è chiuso con la formula “che Dio mi aiuti”. “Se volete potete votare democratico, ma non credo ci sia una sola persona in questa sala che lo farà”, ha detto Trump, spiegando che non era necessario precisare per chi votare. Poi ha aggiunto: “Sapete cosa succede se non votate? Andate all’inferno. E non voglio che vi succeda, quindi per favore andate a votare”. La sala ha risposto scandendo in coro “vote”, cioè “votate”.

After having his supporters take pledge to vote, he tells them that if they don’t vote, they will go to hell. pic.twitter.com/0gvqL5HgpX
— Acyn (@Acyn) September 11, 2026


Il “dividendo Trump” da 5.000 dollari


Il discorso di ieri sera, durato circa 25 minuti, è stato molto più breve di quello pronunciato mercoledì sera, durato quasi due ore, durante il quale Trump aveva promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino adulto se i repubblicani manterranno la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato.

“Se vinceremo le elezioni di metà mandato daremo un, chiamiamolo così, dividendo Trump: 5.000 dollari per ogni cittadino adulto del nostro Paese”, ha ripetuto stanotte. “E possiamo farlo perché il nostro Paese non è mai andato meglio. Stiamo incassando migliaia di miliardi di dollari”.

La proposta ha già suscitato critiche in entrambi i partiti. Il governatore repubblicano della Florida Ron DeSantis ha sostenuto che una spesa del genere produrrebbe soltanto altro debito e altra inflazione. Il deputato democratico della California Robert Garcia ha ricordato che non si sono mai concretizzati neppure i dividendi promessi in passato sui dazi e sui risparmi del DOGE, l’iniziativa per l’efficienza governativa.

Con circa 240 milioni di cittadini adulti, un assegno da 5.000 dollari a testa costerebbe intorno ai 1.200 miliardi di dollari. Trump non ha spiegato nel dettaglio come intenda finanziarlo. La misura richiederebbe comunque l’approvazione del Congresso.

Trump punta sulla mobilitazione della base


I repubblicani devono difendere maggioranze ristrette alla Camera e al Senato in elezioni nelle quali, storicamente, il partito del presidente in carica tende a perdere seggi, soprattutto in presenza di un presidente così impopolare nel sondaggi.

Non meraviglia dunque il fatto che il calo del gradimento di Trump e il malcontento per l’economia sembrano pesare sui candidati repubblicani anche nel generic ballot, il sondaggio che chiede agli elettori quale partito intendano sostenere per il Congresso senza indicare i nomi dei candidati. Nella media di Silver Bulletin, il sito dell’analista Nate Silver, i democratici sono avanti di 6,6 punti. Trump e i suoi alleati hanno quindi deciso di puntare sulla mobilitazione della sua base elettorale per provare a smentire la tendenza storica.

In un’intervista registrata e trasmessa ieri sera da Fox News a The Ingraham Angle, il programma di Laura Ingraham, Trump ha anche promesso che, se i democratici dovessero riconquistare il Congresso, farà da argine: “Finirò per fare da blocco. Bloccherò tutte le loro iniziative cattive per due anni. Non sarà la stessa cosa, ma farò da blocco. Che cosa posso dirvi? E probabilmente riuscirò anche a fare accordi con loro”.

Ma nonostante tutta la retorica espressa alla Convention, alla domanda diretta su se condurrà la campagna elettorale più intensa di sempre per fermare una possibile vittoria democratica, Trump ha risposto di no. La più dura, ha spiegato, è stata quella del 2024, quando doveva vincere personalmente la presidenza: “Quattro mesi, nessun giorno vuoto, nessuna ora vuota”.

Quando Ingraham gli ha chiesto se il voto di novembre sia importante quanto le presidenziali, anche per la sua eredità politica, Trump ha risposto: “Non è così importante. Sto facendo campagna per altre persone”.

Il 2 settembre, durante una cena con i parlamentari repubblicani nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, Trump aveva annunciato che avrebbe dedicato gli ultimi 30 giorni prima del voto alle circa 35 sfide che considera decisive per il controllo del Congresso.

Fra le tappe indicate c’è l’Alaska, dove il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan cerca di ottenere il suo terzo mandato contro l’ex deputata democratica Mary Peltola, in una delle sfide più combattute per il Senato. Nelle primarie “giungla” di agosto Peltola ha preceduto Sullivan, mentre i sondaggi sulla sfida di novembre indicano una battaglia all’ultimo voto.


Trump promette 5.000 dollari a ogni americano adulto se vincerà le midterm


Il presidente ha promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino americano adulto se i repubblicani manterranno il controllo sia della Camera sia del Senato alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. L'annuncio è arrivato nel discorso di mercoledì sera a Dallas, in Texas, iniziato intorno alle 21 ora della costa est (le 3 del mattino in Italia). Il discorso ha chiuso la prima giornata della convention di metà mandato del Partito Repubblicano, un evento che nessun partito organizzava dal 1982. Trump l'ha voluto per rilanciare i candidati del suo partito in una campagna che i sondaggi danno in salita.

"Se i repubblicani vincono la Camera dei rappresentanti e il Senato degli Stati Uniti, entrambi, grazie al nostro straordinario successo economico, emetterò un dividendo per ogni cittadino adulto degli Stati Uniti d'America di 5.000 dollari", ha detto il presidente, paragonando il pagamento alla distribuzione di utili che un'azienda di successo fa ai suoi azionisti. Lo ha chiamato "dividendo Trump" e ha aggiunto una sola condizione: i soldi dovranno essere spesi negli Stati Uniti e non in Canada, in Cina o in Germania, senza spiegare come il governo potrebbe controllarlo. Ha anche legato la promessa in modo esplicito al risultato elettorale, dicendo che i democratici non potrebbero fare la stessa cosa perché "non fanno i dazi, non incassano soldi".

.@POTUS announces the TRUMP DIVIDEND: If Republicans win both the House and the Senate, because of our tremendous economic success, I will issue a dividend to every adult citizen in the United States for $5,000 pic.twitter.com/s4orJJGx9d
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) September 10, 2026


Il presidente non ha detto da dove arriverebbero i fondi né se la promessa sia legale. Secondo i dati del censimento citati dalla NPR, la radio pubblica americana, il costo dell'operazione supererebbe i mille miliardi di dollari. Le leggi federali vietano le spese fatte per influenzare il voto, ma Trump ha presentato la misura come un premio da erogare dopo le elezioni e non come un pagamento agli elettori. Il precedente più vicino è quello di Elon Musk, che nel 2025 aveva promesso assegni da un milione di dollari agli elettori della corsa per la Corte Suprema del Wisconsin e aveva poi fatto marcia indietro dopo le contestazioni legali. Trump aveva già promesso in passato assegni da 2.000 dollari finanziati con i dazi, ma quei dazi sono stati annullati dalla Corte Suprema e il governo ha dovuto restituire i 160 miliardi incassati, con gli interessi.

Il secondo messaggio del discorso è stato rivolto direttamente ai suoi elettori: "Vi chiedo di fingere che io sia sulla scheda". Trump ha ricordato che il partito del presidente in carica perde quasi sempre le elezioni di metà mandato e ha detto di volere spezzare questa serie, perché quando lui non è candidato i suoi sostenitori non vanno a votare. È la stessa strategia che i suoi consiglieri stanno seguendo da settimane per ricostruire la coalizione di elettori poco assidui che nel 2024 lo ha riportato alla Casa Bianca. Focus America l'aveva raccontato nei giorni scorsi. Il presidente ha detto che ci sono circa 35 sfide in bilico tra Camera e Senato e che le visiterà tutte con comizi in grandi arene, tornando in Texas anche due o tre volte per sostenere il candidato repubblicano al Senato Ken Paxton, il procuratore generale dello Stato. Fino a oggi, però, Trump ha fatto pochissima campagna per i candidati di novembre.

Il discorso è durato quasi due ore e per il resto ha ripercorso i temi abituali dei suoi comizi. Trump ha difeso la guerra contro l'Iran, iniziata a febbraio, dicendo che Teheran era a un mese dalla bomba atomica e che, alla domanda se l'Iran possa avere un'arma nucleare, chi lo critica per il prezzo della benzina deve rispondere di no. Ha sostenuto che il petrolio scenderà "non appena vinceremo la guerra" e che il conflitto finirà subito dopo le elezioni, perché gli iraniani resisterebbero nella speranza di una vittoria democratica. Ha scherzato sul ribattezzare lo stretto di Hormuz "stretto Trump". Da quando la guerra è iniziata l'inflazione è salita dal 2,4 al 3,4 per cento e il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Un sondaggio di Fox News mostra che il 65 per cento degli elettori disapprova la gestione dell'economia da parte del presidente.

Sui dazi, Trump ha detto che "dazio" resta la sua parola preferita, anche se l'ha spostata "al quinto posto" dopo le critiche dei giornalisti che gli chiedevano perché non mettesse davanti l'amore, la famiglia o Dio. Ha sostenuto che i dazi hanno portato "migliaia di miliardi" di entrate e ha rivendicato la quota del 10 per cento di Intel ottenuta dal governo, che secondo lui vale oggi un guadagno di 50 o 60 miliardi. Ha parlato per diversi minuti della sala da ballo che sta costruendo alla Casa Bianca, che ha definito "gratis" per i contribuenti. Ha detto anche che il presidente cinese sarà a Washington tra due settimane.

Il New York Times ha verificato in diretta molte delle affermazioni del discorso. Il taglio delle tasse approvato nel 2025 non è il più grande della storia americana ma il sesto, secondo la conservatrice Tax Foundation. Le esenzioni su mance e straordinari sono temporanee, con dei tetti, e lo sconto sulle pensioni è ancora più limitato. Gli ingressi irregolari dal confine con il Messico non sono "zero" da 16 mesi: le autorità di frontiera hanno registrato oltre 200.000 incontri tra febbraio 2025 e luglio 2026, contro gli oltre due milioni all'anno del 2023 e del 2024. Gli investimenti esteri annunciati non sono 20.000 miliardi ma 11.200 secondo il conteggio della stessa Casa Bianca. Più della metà sono promesse informali di governi stranieri. Le entrate dai dazi sono state circa 300 miliardi secondo il Penn Wharton Budget Model, scese a 132,5 miliardi dopo i rimborsi imposti dalla Corte Suprema. Un taglio dei prezzi dei farmaci "del 400, 500 e 600 per cento" è matematicamente impossibile. Trump ha anche ripetuto di avere vinto la presidenza tre volte, mentre nel 2020 ha perso. È invece vero che il tasso di omicidi del 2025 è stato il più basso da decenni.

Una lunga parte del discorso è stata dedicata agli avversari. Trump ha detto che i democratici hanno candidato "il gruppo più estremo e pericoloso" della storia e che molti di loro "non sono socialisti, sono comunisti", accusando il partito di volere abolire la polizia, le prigioni, la Corte Suprema, il Senato e le agenzie per l'immigrazione. Ha attaccato per nome Abdul El-Sayed, il candidato democratico al Senato in Michigan, e Roy Cooper, l'ex governatore candidato in North Carolina, accusato di avere liberato criminali violenti. Il bersaglio principale è stato James Talarico, lo sfidante di Paxton in Texas: Trump ne ha deriso l'aspetto fisico e lo ha descritto come un nemico del petrolio, del capitalismo e del cristianesimo. Il New York Times ha giudicato fuorviante l'accusa sul cristianesimo: nel 2021 Talarico aveva detto in un podcast di considerarsi "un cristiano che odia il cristianesimo" per criticare la teologia conservatrice che domina la politica. La sua campagna lo descrive come un credente devoto. Trump ha anche ricordato Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso un anno fa il 10 settembre, la cui vedova Erika era in sala. Ha detto che le persone che avevano giustificato l'omicidio "votano tutte democratico".

In chiusura il presidente ha elencato le promesse per gli ultimi due anni di mandato in caso di vittoria: rendere permanenti i tagli fiscali, un piano sanitario che sostituisca i pagamenti pubblici alle assicurazioni con soldi diretti alle famiglie, la fine delle bollette mediche a sorpresa, il taglio delle commissioni sulle carte di credito, una legge per rendere impossibile riaprire il confine, la pena di morte per i grandi trafficanti di droga e di esseri umani e per chi uccide un poliziotto. Infine il SAVE America Act, che imporrebbe documento con foto e prova di cittadinanza per votare. Ha detto che il discorso di giovedì, che chiuderà la convention, sarà molto più breve: "Ho dato tanto materiale, non devo ripeterlo due volte".

La cornice ha contraddetto più volte le parole del presidente. Trump ha ripetuto che l'arena era "piena" e che nessuno se n'era andato, mentre i giornalisti presenti hanno descritto intere sezioni vuote nell'anello superiore e persone che uscivano verso la fine del discorso, che si è sovrapposto alla partita di apertura della stagione di football americano tra Patriots e Seahawks. Poco meno di mille persone seguivano la diretta ufficiale del partito su YouTube. I candidati repubblicani al Senato saliti sul palco prima di lui, Paxton compreso, hanno evitato di parlare di Iran e di dazi. Alcuni dei senatori in maggiore difficoltà, come Susan Collins in Maine e Dan Sullivan in Alaska, hanno scelto di non venire a Dallas. Il tasso di approvazione del presidente è al 38 per cento nella media del New York Times.


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Samsung Bespoke AI Laundry: nuove lavatrici e asciugatrici con AI


Samsung amplia la gamma Bespoke AI Laundry con nuove lavatrici e asciugatrici che utilizzano l’intelligenza artificiale per adattare il trattamento del bucato alle caratteristiche del carico. Presentata il 9 settembre 2026, la linea integra i programmi AI Wash+ e AI Dry+, un display touch LCD da 7 pollici e la connettività SmartThings, con funzioni dedicate al controllo dei consumi e alla gestione degli elettrodomestici.

L’offerta per il mercato italiano comprende lavatrici con capacità di 9 e 11 kg e un’asciugatrice da 9 kg. Le novità riguardano il riconoscimento dei tessuti, la regolazione automatica dei cicli e l’interazione attraverso lo schermo o i comandi vocali di Bixby.

Sulle lavatrici, AI Wash+ estende il riconoscimento anche ai capi Outdoor e Denim. Attraverso diversi sensori, il sistema rileva il peso del carico e identifica cinque categorie: Cotone, Delicati, Asciugamani, Denim e Outdoor. Queste informazioni vengono utilizzate per dosare automaticamente acqua e detergente, mentre durante il ciclo vengono monitorati il livello di sporco e il numero di risciacqui.

Il riconoscimento dei tessuti è previsto per carichi fino a 2 kg. Samsung precisa che la presenza di tessuti misti può ridurne l’accuratezza e che i risultati effettivi dipendono dalle condizioni di utilizzo.

Nelle asciugatrici, il programma AI Dry+ analizza l’umidità e la temperatura di asciugatura del carico, riconoscendo quattro categorie di tessuto: Normale, Denim, Asciugamani e Delicati. Anche in questo caso, il riconoscimento riguarda carichi fino a 2 kg e può risultare meno preciso in presenza di tessuti misti.

Sulla base dei dati raccolti, AI Dry+ regola il funzionamento del compressore Digital Inverter e dello scambiatore di calore, adattando la quantità di calore al peso e all’umidità del bucato. Secondo Samsung, questa gestione può ridurre il consumo energetico e il tempo di asciugatura fino al 20%. Il dato deriva da test interni che confrontano i modelli DV9400D e DV5000D sui cicli Eco Cotone e AI Dry+, con un carico di 2 kg di camicie in tessuto misto.

La gestione delle impostazioni passa attraverso un display touch LCD da 7 pollici. L’interfaccia tiene conto delle abitudini d’uso, suggerisce i cicli e mostra informazioni sul funzionamento dell’elettrodomestico. Al termine dei programmi, l’app SmartThings permette inoltre di consultare report con indicazioni sui consumi di energia e acqua.

La gamma integra anche una versione aggiornata dell’assistente vocale Bixby. Attraverso richieste formulate in linguaggio naturale è possibile avviare il ciclo preferito, aggiungere un risciacquo, conoscere il tempo residuo del lavaggio o chiedere una spiegazione delle informazioni visualizzate sullo schermo. L’assistente può anche leggere le informazioni presenti sul display. Per utilizzare Bixby sono necessari un account Samsung e una connessione Wi-Fi; la disponibilità del servizio varia in base, tra gli altri fattori, al Paese, alla lingua e al modello.

Sul fronte della gestione energetica, SmartThings Energy consente di attivare AI Energy Mode. Le funzioni connesse permettono di monitorare i consumi su base giornaliera, settimanale e mensile e di ottenere una stima dei costi.

Per la lavatrice, Samsung dichiara una riduzione dei consumi energetici fino al 70% utilizzando AI Energy Mode. La funzione è disponibile soltanto su alcuni programmi, con una temperatura impostata tra 20 e 40 °C. La percentuale indicata si basa su test interni effettuati sul modello WW11BB944AGB, confrontando il lavaggio a basse temperature con tecnologia Ecobubble e AI Energy Mode con le impostazioni predefinite. Il risparmio effettivo può variare in funzione dei capi e delle condizioni d’uso.

Sull’asciugatrice, AI Energy Mode può ridurre i consumi fino al 20% attraverso l’ottimizzazione del processo di asciugatura. Questo dato riguarda test interni condotti con il ciclo Super Speed e un carico di 5 kg. Si tratta di una misurazione riferita alla modalità energetica, distinta da quella comunicata per il programma AI Dry+.

L’app SmartThings è disponibile per Android e iOS e richiede un account Samsung e una connessione wireless. Le funzioni accessibili dipendono dal modello, dal Paese e dall’ambiente di rete; le funzionalità interconnesse riguardano i dispositivi Bespoke compatibili.

Quanto alla disponibilità, al momento dell’annuncio la lavatrice Bespoke AI Laundry da 9 kg è già in vendita in Italia con indicazione A-65%. Samsung la riferisce a un’efficienza fino al 65% superiore rispetto alla soglia minima della classe A, sulla base di test interni con il programma Eco 40–60. La versione da 11 kg, indicata come A-45%, è in arrivo nei punti vendita nei giorni dell’annuncio. L’asciugatrice da 9 kg in classe A è già disponibile sul mercato italiano. Il comunicato non riporta i prezzi di vendita.

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Perché spegnere un incendio è diventato difficile


Analisi del rogo di Valdieri, uno dei pochi scatenati da cause naturali. È bastato un fulmine per tenere sotto scacco un’intera vallata per nove giorni. Secondo gli esperti, mancano uomini e mezzi, e non si fa prevenzione

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A Valdieri un fulmine ha innescato un terribile incendio nella valle Gesso. Ma a tenerlo acceso per nove giorni, dicono i vigili del fuoco, è stato anche un sistema di soccorso costretto a scegliere dove mandare uomini e mezzi.

L’incendio di Valdieri è cominciato con un fulmine. Nella notte tra venerdì 31 luglio e sabato 1° agosto un temporale è passato sulla valle Gesso e una scarica ha colpito il bosco sul monte Piastra, sopra il paese. È una causa naturale, e in Italia è rara: secondo il rapporto “Italia in fumo” di Legambiente, che riprende i dati dell’ISPRA, il 99 per cento degli incendi boschivi ha origine antropica (eventi accidentali, negligenza, eventi dolosi).

Ma che quel fulmine sia diventato un incendio di nove giorni, oltre 90 ettari bruciati e una frazione evacuata non è solo una questione meteorologica: riguarda il clima che cambia, come si fa prevenzione dei boschi e, non ultima, la carenza di mezzi e di personale per far fronte a tutto questo.

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Genova, laboratorio politico del campo largo


Alla Festa dell’Unità appena conclusa si è tenuto il primo confronto aperto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte in vista delle prossime elezioni

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«Mi nu ghe sun. Io non ci sono». Silvia Salis ha fatto ricorso al dialetto genovese per una smentita che è diventata quasi un rituale: «Non so più in che lingua dirlo, continuate a chiedermelo e continuo a dare la stessa risposta». Primarie, per carità. Parola proibita, aborrita, quasi rinnegata anche da Giuseppe Conte – che ne è il più strenuo sostenitore – che qui è arrivato a dire: «Non parliamo in continuazione di primarie, questo è il tempo del programma». E persino: «Il progetto di coalizione viene prima dell’ambizione personale».

Benvenuti alla Festa dell’Unità di Genova, laboratorio in miniatura della campagna della coalizione progressista e di quella elettorale che verrà: una versione in vitro, tra grigliata e focaccette di Crevari, di tutti gli ingredienti del campo largo in cerca di leader.

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La rassegna stampa di venerdì 11 settembre 2026


La convention repubblicana lancia Vance verso il 2028, mentre la promessa di Trump di assegni da 5.000 dollari divide i repubblicani; gli Houthi conquistano un porto sul Mar Rosso e l'Arabia Saudita chiede aiuto a Washington, coi rendimenti dei titoli in rialzo

Questa è la rassegna stampa di venerdì 11 settembre 2026

Vance protagonista alla convention repubblicana, cresce l'attesa per il 2028


Il vicepresidente JD Vance ha tenuto il discorso chiave della seconda serata della convention repubblicana di metà mandato a Dallas, delineando una visione del Paese che ha alimentato le speculazioni su una sua candidatura presidenziale. Interrotto a più riprese dai cori "48", Vance ha attaccato il democratico James Talarico nel suo stesso Stato, il Texas, mentre alcuni repubblicani guardano anche a Marco Rubio, che ha però escluso per ora una corsa alla Casa Bianca.

Fonti: The Hill, Wall Street Journal

La promessa di Trump di assegni da 5.000 dollari divide il partito


Il presidente Donald Trump ha promesso un "dividendo" da 5.000 dollari a ogni adulto americano se i repubblicani conserveranno le maggioranze in Congresso alle elezioni di metà mandato di novembre. L'idea, dal costo di oltre mille miliardi di dollari, ha turbato diversi esponenti del suo stesso partito per il rischio di alimentare l'inflazione e per gli ostacoli al Congresso. Alcuni commentatori hanno letto l'annuncio come un segnale di difficoltà in vista del voto.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, BBC

Gli Houthi conquistano un porto strategico sul Mar Rosso, l'Arabia Saudita chiede aiuto a Trump


I ribelli Houthi, alleati dell'Iran, hanno conquistato la città costiera di Mokha, rafforzando la loro presa sullo stretto di Bab al-Mandab, arteria cruciale per il commercio globale. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha telefonato due volte al presidente Trump per chiedergli di ordinare attacchi contro gli Houthi, ma Trump ha rifiutato, limitandosi a fornire intelligence e dati per l'individuazione degli obiettivi. L'Amministrazione intende mantenere le forze statunitensi concentrate sull'Iran ed evitare l'apertura di un nuovo fronte.

Fonti: New York Times, Axios, Semafor

La Corte Suprema blocca di nuovo la mappa elettorale del Missouri


La Corte Suprema ha bloccato nuovamente la mappa dei collegi congressuali ridisegnata dai repubblicani del Missouri, dopo aver già respinto in precedenza i funzionari statali che volevano utilizzarla alle elezioni di metà mandato. La serie di pronunce giudiziarie degli ultimi giorni ha creato notevole confusione tra gli elettori su quali confini elettorali saranno in vigore a novembre.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, ABC News

Anthropic dice di aver bloccato possibili tentativi di sviluppare armi biologiche con l'IA


La start-up di intelligenza artificiale Anthropic ha reso noto di aver interrotto alcuni tentativi di utenti che avrebbero potuto sviluppare armi biologiche attraverso i suoi modelli. L'azienda ha descritto cinque casi in cui gli utenti hanno "aggirato i controlli" e cercato di "mascherare" lo scopo delle loro ricerche, precisando di non aver potuto stabilire se si trattasse di attività legittime o malevole, motivo per cui ha deciso di sospendere il lavoro.

Fonti: New York Times, Financial Times

L'Iran ha ripreso a produrre missili balistici


L'Iran ha ripreso la produzione di missili balistici, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, smentendo le affermazioni dell'Amministrazione Trump secondo cui le capacità militari di Teheran sarebbero state distrutte nei mesi di conflitto con gli Stati Uniti. Teheran starebbe assemblando nuovi missili utilizzando componenti esistenti, in quantità più limitate rispetto a prima della guerra, in diversi siti sotterranei.

Fonti: The Hill

I rendimenti dei titoli di Stato salgono, i tassi sui mutui al massimo da 14 mesi


I timori di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti si sono propagati ai mercati obbligazionari globali, mentre l'avanzata degli Houthi spinge al rialzo i prezzi del petrolio. Il tasso sul mutuo trentennale a tasso fisso è salito al 6,76 per cento, il livello più alto da 14 mesi, e il rendimento del Treasury decennale ha chiuso intorno al 4,96 per cento. Gli investitori avvertono che l'operazione da 6 miliardi di dollari del segretario al Tesoro Scott Bessent non basta a frenare l'aumento dei costi di finanziamento.

Fonti: Financial Times, The Hill

Trump avverte: sarò un "muro" contro i democratici, ma potrei fare accordi


In un'intervista a Fox News, il presidente Trump ha detto che, qualora i democratici riconquistassero la Camera e il Senato, intenderebbe bloccare la loro agenda legislativa per due anni, definendosi un "blocker". Allo stesso tempo ha aggiunto che "probabilmente" riuscirebbe a trovare intese con loro. Trump ha inoltre ribadito di non avere rimpianti per la guerra con l'Iran.

Fonti: Axios, The Hill

Gli Stati Uniti ricordano l'11 settembre a venticinque anni dagli attentati


A venticinque anni dagli attentati dell'11 settembre 2001, gli Stati Uniti commemorano una ferita che per un breve momento aveva creato un senso condiviso di unità nazionale, lasciando però un'eredità complessa. Quasi la metà degli adulti americani, secondo un sondaggio Ipsos, considera l'11 settembre tra gli eventi storici più importanti vissuti nella propria vita. Esperti di sicurezza avvertono intanto di nuove minacce terroristiche legate all'intelligenza artificiale e ai droni.

Fonti: Financial Times, The Hill, Semafor

Un anno dopo l'assassinio di Charlie Kirk, i sostenitori tornano sul luogo del delitto


A un anno dall'assassinio dell'attivista conservatore Charlie Kirk, l'organizzazione Turning Point USA è tornata alla Utah Valley University, dove è stata inaugurata una nuova statua in suo onore. L'uomo che stava dibattendo con Kirk poco prima dell'omicidio ha raccontato di aver trascorso l'ultimo anno tra minacce di morte e teorie del complotto che lo accusavano di un coinvolgimento nella sua morte.

Fonti: Fox News, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Tutti gli annunci di Apple, Mullenweg in aspettativa forzata, Bending Spoons compra Miro


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
l'evento Apple di ieri è stato ricco di annunci e oggi li vedremo tutti insieme. Poi parleremo della decisione del CdA di Automattic di mettere Matt Mullenweg in aspettativa forzata; vedremo l'acquisizione di Miro da parte di Bending Spoons per 1,36 miliardi di dollari, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 394 - Venerdì 11 settembre
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Tutto ciò che ha presentato Apple


Big tech
Apple ha presentato iPhone Duo, il suo primo smartphone pieghevole, insieme a iPhone 18 Pro e Pro Max, Apple Watch Series 12 e Ultra 4 e AirPods 5. I nuovi iPhone Pro hanno fotocamere più avanzate, fino al 40% di prestazioni sostenute in più, maggiore autonomia e più potenza per eseguire funzioni AI direttamente sul dispositivo. Apple Watch aggiunge sensori migliorati, un punteggio di recupero fisico, una stima dell’età biologica e funzioni che possono riconoscere suoni ambientali o creare brevi riepiloghi delle conversazioni ascoltate durante la giornata. Le AirPods 5 migliorano la cancellazione del rumore del 50% e aggiungono la traduzione dal vivo.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Il CdA di Automattic mette Matt Mullenweg in aspettativa forzata


Business
Il consiglio di amministrazione di Automattic, la società madre di WordPress.com e Tumblr, ha votato per mettere il fondatore e amministratore delegato Matt Mullenweg in aspettativa retribuita contro la sua volontà. Il direttore finanziario Mark Davies guiderà l'azienda come amministratore delegato ad interim, mentre Mullenweg resterà nel consiglio. Mullenweg ha annunciato la sua esclusione in un messaggio Slack visibile a tutti i dipendenti: ha scritto che Davies avrebbe "cospirato" con altri tre membri del consiglio e che ha ricevuto la risoluzione 50 minuti prima della riunione, senza ottenere il tempo per farla esaminare da un legale indipendente. Il consiglio non ha spiegato i motivi della decisione. In una serie di post su X, Mullenweg ha suggerito che la mossa possa essere legata alla causa in corso con il concorrente di hosting WP Engine: ha scritto che la controparte avrebbe buone probabilità di convincere un giudice che lui ha occultato delle prove, un'accusa che ha respinto con forza.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Bending Spoons compra Miro per 1,36 miliardi di dollari


Business
L'italiana Bending Spoons acquisirà Miro, piattaforma di board digitali collaborative per il lavoro, per 1,36 miliardi di dollari in contanti. È soltanto una frazione della valutazione di 17,5 miliardi che Miro aveva ottenuto a fine 2021, durante il boom del lavoro da remoto: il calo è del 92%. Miro oggi ha 100 milioni di utenti totali, di cui oltre 4 milioni paganti, un ricavo annuale ricorrente di circa 600 milioni di dollari (per il 90% da aziende) ed è in utile, con circa 435 milioni di dollari di liquidità netta. È la seconda operazione di questo tipo per Bending Spoons in poche settimane: ad agosto ha comprato Airtable per 1,28 miliardi di dollari, contro una valutazione di oltre 11 miliardi nel 2021.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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IBM e NASA lanciano un'AI per mappare ghiaccio e crateri sulla Luna


Spazio
IBM e NASA hanno rilasciato giovedì un modello AI open source, il Lunar Foundation Model, per analizzare decenni di dati di osservazione lunare. Il modello è stato addestrato su oltre 30 livelli di dati raccolti da nove strumenti di quattro missioni NASA, tra cui la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. Può aiutare i ricercatori a individuare possibili depositi di ghiaccio nelle regioni della Luna perennemente in ombra, a mappare i crateri per scegliere siti di atterraggio sicuri e a studiare le formazioni vulcaniche, compiti che finora richiedevano l'analisi manuale di mappe e immagini o strumenti di machine learning a risoluzione più bassa. Nei test ha identificato le caratteristiche principali della superficie lunare con un'accuratezza fino al 23% superiore rispetto ai metodi più usati, secondo le due organizzazioni.
~
Fonte: Reuters
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I nuovi Apple Watch avranno funzioni di ascolto continuo con AI


Privacy
Apple ha presentato mercoledì all'evento di Cupertino gli Apple Watch Series 12 e Ultra 4, con delle funzioni audio basate sull'AI pensate per competere con i wearable AI come il braccialetto Bee di Amazon e i registratori di Plaud. Siri Recap ascolta l'ambiente e prende appunti sintetici delle conversazioni della giornata, mentre Live Recap mostra la trascrizione degli ultimi 15 secondi di una conversazione in corso; l'orologio riconoscerà anche suoni importanti come il pianto di un bambino, i campanelli e le sirene. Ogni funzione andrà attivata singolarmente dall'utente e, secondo Apple, non verrà creata né conservata alcuna registrazione: l'audio verrà eliminato subito dopo l'elaborazione e non sarà accessibile né ad Apple né alle altre app. Le funzioni audio arriveranno in prova in inglese entro fine anno.
~
Fonte: Bloomberg
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Letture interessanti


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Scenari per il nostro futuro economico


anthropic.com (eng)

Crepe nella tesi dell'AI, parte 2


econlab.substack.com (eng)

La cache è il prezzo


julien.org (eng)

Il test di procurement da 60 secondi


dri.es (eng)

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Notizie veloci


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Tailwind Labs entra a far parte di Shopify


tailwindcss.com (eng)

Google rende più facile passare da un password manager all'altro su Android


techcrunch.com (eng)

Il telefono di Trump ha appena subito un aumento di prezzo di 250 dollari


theverge.com (eng)

Video del giorno

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iPhone 18 Pro e Duo: prime impressioni


Immancabile il video "first impression" di Marques Brownlee su iPhone 18 Pro e Duo, insieme a un vlog dell'esperienza nella sede di Cupertino.

Vedi video su youtube.com (eng - 17:14)

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Il CdA di Automattic mette Matt Mullenweg in aspettativa forzata


Il CFO Mark Davies nominato CEO ad interim.
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In breve:


Il consiglio di amministrazione di Automattic, la società madre di WordPress.com e Tumblr, ha votato per mettere il fondatore e amministratore delegato Matt Mullenweg in aspettativa retribuita contro la sua volontà. Il direttore finanziario Mark Davies guiderà l'azienda come amministratore delegato ad interim, mentre Mullenweg resterà nel consiglio. Mullenweg ha annunciato la sua esclusione in un messaggio Slack visibile a tutti i dipendenti: ha scritto che Davies avrebbe "cospirato" con altri tre membri del consiglio e che ha ricevuto la risoluzione 50 minuti prima della riunione, senza ottenere il tempo per farla esaminare da un legale indipendente. Il consiglio non ha spiegato i motivi della decisione. In una serie di post su X, Mullenweg ha suggerito che la mossa possa essere legata alla causa in corso con il concorrente di hosting WP Engine: ha scritto che la controparte avrebbe buone probabilità di convincere un giudice che lui ha occultato delle prove, un'accusa che ha respinto con forza.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Automattic's board forces CEO Matt Mullenweg into leave of absence | TechCrunch
Mullenweg said in a company Slack message that it was against his will.
TechCrunchJulie Bort, Sarah Perez


Alternativa in italiano:

Matt Mullenweg è stato sfiduciato dal CdA di Automattic?
Matt Mullenweg, co-fondatore di Automattic, è stato messo un congedo retribuito dal consiglio di amministrazione per motivi al momento ignoti.
Punto Informatico

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Bending Spoons compra Miro per 1,36 miliardi di dollari


Il 92% in meno rispetto alla valutazione 2021.
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In breve:


L'italiana Bending Spoons acquisirà Miro, piattaforma di board digitali collaborative per il lavoro, per 1,36 miliardi di dollari in contanti. È soltanto una frazione della valutazione di 17,5 miliardi che Miro aveva ottenuto a fine 2021, durante il boom del lavoro da remoto: il calo è del 92%. Miro oggi ha 100 milioni di utenti totali, di cui oltre 4 milioni paganti, un ricavo annuale ricorrente di circa 600 milioni di dollari (per il 90% da aziende) ed è in utile, con circa 435 milioni di dollari di liquidità netta. È la seconda operazione di questo tipo per Bending Spoons in poche settimane: ad agosto ha comprato Airtable per 1,28 miliardi di dollari, contro una valutazione di oltre 11 miliardi nel 2021.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Bending Spoons to buy collaboration tools maker Miro for $1.36B, 90% less than its 2022 valuation | TechCrunch
Bending Spoons is buying Miro for $1.36 billion, a huge dip in valuation for the workplace collaboration startup, which was valued at $17.5 billion in late 2021.
TechCrunchRam Iyer


Alternativa in italiano:

Bending Spoons compra la 'lavagna digitale' Miro per 1,355 miliardi di dollari
La 'lavagna digitale' genera 600 milioni di ricavi ricorrenti annui. È la seconda acquisizioni in pochi giorni per l'azienda di Luca Ferrari
Forbes Italia

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Tutto ciò che ha presentato Apple


Prezzi da 1.999 dollari, spedizioni dal 23 ottobre.
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In breve:


Apple ha presentato iPhone Duo, il suo primo smartphone pieghevole, insieme a iPhone 18 Pro e Pro Max, Apple Watch Series 12 e Ultra 4 e AirPods 5. I nuovi iPhone Pro hanno fotocamere più avanzate, fino al 40% di prestazioni sostenute in più, maggiore autonomia e più potenza per eseguire funzioni AI direttamente sul dispositivo. Apple Watch aggiunge sensori migliorati, un punteggio di recupero fisico, una stima dell’età biologica e funzioni che possono riconoscere suoni ambientali o creare brevi riepiloghi delle conversazioni ascoltate durante la giornata. Le AirPods 5 migliorano la cancellazione del rumore del 50% e aggiungono la traduzione dal vivo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple’s iPhone Duo, New Watches, iPhone 18 Pro and AirPods 5: Everything to Know - Bloomberg
Apple Inc. on Wednesday unveiled its first foldable iPhone, the $1,999-and-up iPhone Duo, finally entering a market segment that rivals such as Samsung Electronics Co., Alphabet Inc.’s Google and Huawei Technologies Co. have been dabbling in for years.
Bloomberg


Alternativa in italiano:

Evento Apple, tutto svelato: iPhone Duo da 2.000 dollari, Apple Watch che riassume la giornata e di quanto aumenterà il prezzo di iPhone 18 Pro | iSpazio
Mark Gurman anticipa su Bloomberg tutti i dettagli dell'evento Apple: iPhone Duo pieghevole da 2.000 dollari, iPhone 18 Pro con apertura meccanica e 100 dollari in più, Apple Watch che riassume la giornata ed AirPods 5.
ISpazio

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IBM e NASA lanciano un'AI per mappare ghiaccio e crateri sulla Luna


Addestrata sui dati di quattro missioni spaziali.
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In breve:


IBM e NASA hanno rilasciato giovedì un modello AI open source, il Lunar Foundation Model, per analizzare decenni di dati di osservazione lunare. Il modello è stato addestrato su oltre 30 livelli di dati raccolti da nove strumenti di quattro missioni NASA, tra cui la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. Può aiutare i ricercatori a individuare possibili depositi di ghiaccio nelle regioni della Luna perennemente in ombra, a mappare i crateri per scegliere siti di atterraggio sicuri e a studiare le formazioni vulcaniche, compiti che finora richiedevano l'analisi manuale di mappe e immagini o strumenti di machine learning a risoluzione più bassa. Nei test ha identificato le caratteristiche principali della superficie lunare con un'accuratezza fino al 23% superiore rispetto ai metodi più usati, secondo le due organizzazioni.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

IBM, NASA launch AI model to help map ice, craters on Moon
IBM (IBM.N), opens new tab and NASA on Thursday released an open-source AI model designed to help scientists analyze decades ​of lunar observation data and support plans for ‌a sustained human presence on the Moon.
Reuters


Alternativa in italiano:

L'AI di NASA e IBM legge la Luna: può trovare il ghiaccio nascosto?
NASA e IBM hanno sviluppato un modello AI che combina dati lunari di strumenti diversi per mappare crateri e cercare aree promettenti per il ghiaccio.
Tom's Hardware

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I nuovi Apple Watch avranno funzioni di ascolto continuo con AI


Siri Recap prende appunti dalle conversazioni quotidiane.
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In breve:


Apple ha presentato mercoledì all'evento di Cupertino gli Apple Watch Series 12 e Ultra 4, con delle funzioni audio basate sull'AI pensate per competere con i wearable AI come il braccialetto Bee di Amazon e i registratori di Plaud. Siri Recap ascolta l'ambiente e prende appunti sintetici delle conversazioni della giornata, mentre Live Recap mostra la trascrizione degli ultimi 15 secondi di una conversazione in corso; l'orologio riconoscerà anche suoni importanti come il pianto di un bambino, i campanelli e le sirene. Ogni funzione andrà attivata singolarmente dall'utente e, secondo Apple, non verrà creata né conservata alcuna registrazione: l'audio verrà eliminato subito dopo l'elaborazione e non sarà accessibile né ad Apple né alle altre app. Le funzioni audio arriveranno in prova in inglese entro fine anno.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Takes on AI Wearables With Always-Listening Watch Features
Title: Apple Takes on AI Wearables With Always-Listening Watch Features URL Source:…
Bloomberg


Alternativa in italiano:

Audio Intelligence: Siri AI ascolta tutto su Apple Watch
Apple ha evidenziato che le nuove funzionalità di Audio Intelligence rispettano la privacy e devono essere esplicitamente attivate dall'utente.
Punto Informatico

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50 Micro Abitudini Che Ti Cambiano La Vita (Per Sempre)


La tua vita non la cambia quello che fai una volta ogni tanto: la cambia quello che fai in piccolo, ogni giorno, in automatico. Ecco le 50 micro abitudini che hanno cambiato la mia.

youtube.com/embed/3R3pOoJJo1w?…
Se c'è una cosa che ho capito negli ultimi 6 anni è questa: la tua vita non la cambia quello che fai una volta ogni tanto, seppur con tutta la motivazione del mondo. La cambia quello che fai in piccolo, ogni giorno, e soprattutto in modo automatico. Qui trovi le 50 micro abitudini che hanno migliorato la mia vita, il mio lavoro, la mia testa, i miei soldi e le mie relazioni. Lo so, è una lista lunghissima, quindi non devi assolutamente farle tutte. Scegline cinque. Partiamo.

Il primo posto dove perdi energia ce l'hai in mano adesso


La prima abitudine che mi ha tolto un sacco di rumore: ho smesso di guardare le notizie ogni giorno. Per me era diventata una cacchio di droga, aprivo il Corriere della Sera non so quante volte al giorno. Poi ho capito che se una cosa è davvero importante ti arriva lo stesso. Tutto il resto è ansia confezionata per tenerti incollato. Non danno mai le notizie buone, ci hai fatto caso? Io ho smesso praticamente del tutto e il mondo è andato avanti lo stesso.

Poi, e lo dico io che coi social ci lavoro: cancella le app dei social dal telefono. Se vuoi vedere qualcosa su Instagram o TikTok sei costretto a riscaricare l'app, riloggarti, usarla dal computer. Quella frizione ti rende intenzionale con applicazioni studiate apposta per farti fare le cose senza che te ne accorga.

E sempre sul telefono, in ordine sparso: stacca tutte le notifiche che non arrivano da un essere umano, la nuova collezione di Zara può aspettare. Cancella i giochi: io a un certo punto spendevo soldi veri in Clash of Clans, tipo €20 per le gemme. Ma davvero? Cancella le app di shopping, perché averle a portata di mano aiuta l'acquisto compulsivo, te lo garantisce anche mia moglie. Metti il telefono in scala di grigi la sera, che lo so, è agghiacciante, ma lo usi meno. E la notte mettilo in un'altra stanza: io non perdo più 45 minuti a guardare cose inutili prima di dormire, leggo sul Kindle, e la mattina alle 7:00 sono costretto ad alzarmi per spegnere la sveglia.

Ultime due: prenditi un paio di auricolari qualunque, io ho ascoltato decine di libri e podcast lavando i piatti e camminando. E sostituisci le abitudini che non ti piacciono con qualcosa che ti dà valore vero: lo scrolling con un libro o una lezione su Duolingo. Se ne scegli anche solo tre di queste, ti assicuro che la tua testa torna molto più silenziosa.

Riprenditi il posto in cui vivi


Io ero una persona estremamente disordinata. Poi ho imparato a ordinare mentre faccio: mi tolgo la maglietta e la metto via, le cose lavate finiscono subito nel cassetto, i piatti in lavastoviglie appena finito di cenare. Così eviti le mezze giornate di sabato buttate a rimettere in ordine. Stessa logica del reset serale: prima di uscire dal mio studio metto a posto la scrivania, ci metto 30 secondi, e la mattina dopo la trovo pronta.

I vestiti mi hanno sempre messo un sacco di ansia la mattina. Quindi me li preparo la sera prima, roba per la palestra compresa, così da rimbambito alle 7 non devo pensare se ho l'udienza o devo registrare un video. E per le idee ho una nota sul telefono che si chiama proprio "idee": mi viene in mente qualcosa, la punto lì, e la testa smette di dover ricordare tutto.

Sul cibo, la regola che mi ha fatto anche dimagrire: in casa entra solo cibo sano. La dieta si fa al supermercato, non con la forza di volontà. Se le patatine non ci sono, non le mangi, punto. E la spesa fattela consegnare a casa: risparmi soldi perché compri con criterio (o meglio, la fa Anna la maggior parte delle volte) e risparmi una vagonata di tempo. Aggiungici i piatti pronti in 5 minuti e i pasti pianificati la domenica in 10 minuti: non c'è niente di male a mangiare praticamente sempre le stesse cose.

Poi: un posto per ogni cosa. Il portafogli va nello svuotatasche, le cuffie nel loro vano di ricarica, e smetti di cercare le chiavi. E se ti senti sempre di rincorsa, svegliati 10 minuti prima: non ti stravolge la vita, ma respiri.

Il punto non è avere una casa perfetta, la mia è un bordello, soprattutto da quando sono arrivati Carlo ed Edoardo. Il punto è avere un ambiente che lavora per te, così l'attrito sparisce di colpo.

Le centinaia di micro decisioni che ti svuotano la batteria


Scegliti una divisa. Se Barack Obama poteva governare il mondo con tre outfit tutti uguali, tu puoi avere la tua: io ho maglietta e jeans per YouTube, abiti in colori standard per il lavoro di avvocato, capi facili da mixare per il tempo libero. Meno decisioni, meno stress. E vale il meno ma meglio: poche cose di qualità che durano anni.

Per gli oggetti mi chiedo: come sarebbe la mia vita senza questo? La stragrande maggioranza delle volte la risposta è "identica", quindi via. E le decisioni le prendo una volta per tutte: impostata una regola, smetto di metterla in discussione. Basta.

Automatizza le micro cose che si ripetono: se investi €200 al mese, fallo in automatico appena arriva lo stipendio. Vai a letto sempre alla stessa ora, per favore, perché quello che succede dopo è tempo sprecato e al mattino sembri uno zombie. Non iniziare la serie arrivata alla stagione 8: se devi recuperare 12 stagioni di Bridgerton è un casino, te le guardi tutte. Cancella dal calendario le cose che non vuoi davvero fare, ti sei risparmiato un'ora di vita. Fai diventare il no la tua risposta di default: se non è un sì deciso, non lo fai. E blocca in calendario le ore per te, perché se non sono scritte lì non succedono.

E ora i soldi, che sono quelli che mi hanno stravolto la vita


La prima, totale, assoluta: costruisci un fondo di emergenza. Prima 3, poi 6, fino a 12 mesi delle tue spese essenziali, lì pronti per qualunque eventualità. A me ha dato una serenità che non avevo mai avuto. Provalo, questo cambia tutto.

Ho smesso di comprare singole azioni: lo stock picking è troppo difficile, io investo solo in ETF perché è facile, costa meno e diversifica il rischio. Le bollette le ho addebitate sulla carta di credito: punti che diventano viaggi e zero scadenze perse. Gli abbonamenti streaming invece li ho tolti dal rinnovo automatico: passavo mesi interi senza guardare Netflix o Disney Plus e ho risparmiato quasi €500 in un anno. Se vuoi vedere qualcosa, lo rinnovi in quel momento, e magari lo sbattimento ti fa leggere un libro che è meglio.

No finanziamenti, mai nella vita. Pagare una lavastoviglie 200-300€ in più al 10-12% di interesse è una follia. Gli unici debiti che hanno senso sono quelli a costo bassissimo, tipo un mutuo all'1,25-2%, vabbè, in questo periodo 2 e mezzo.

Poi: individua il tuo numero magico, la cifra che ti serve ogni mese per vivere bene senza dipendere dallo stipendio, realistica per favore. Abbassa le spese fisse inutili. Pagati per primo, grazie Kiorokasi, Kiorosaki, come cazzo si chiama lui, padre ricco padre povero: appena arriva lo stipendio metti da parte il 15%, prima di tutto il resto. Regola delle 24 ore: se vuoi comprare qualcosa, mettila in una lista e aspetta un giorno, tanto la roba la producono all'infinito, e nella stragrande maggioranza dei casi poi non la compri. E se puoi lavorare da casa, lavora da casa: questo studio è dentro casa mia.

Sia chiaro: nessuna di queste ti renderà ricco da domani. Ti permette però di comprare la cosa che vale di più, il tuo tempo e la libertà di scegliere. Quella è la vera ricchezza.

Il modo in cui tratti te stesso


Puoi avere attenzione, un buon ambiente, soldi e sentirti comunque in ritardo sulla tua vita. Quindi: ricordati ogni giorno i tuoi veri obiettivi, io me li scrivo ogni mattina, dalla giornata ai prossimi 5 anni. Guarda la trave nel tuo occhio invece della pagliuzza in quello degli altri. Fatto è meglio che perfetto: se non avessi fatto il mio primo video che faceva schifo, non sarei qui oggi. Punta ai progressi, non alla perfezione.

Metti in calendario almeno 20 minuti a settimana per te, io mi prendo un'ora al giorno per la palestra a cascasse il mondo. Cammina ogni giorno anche solo 10 minuti: io ho preso la macchina per fare un tragitto di 8 minuti a piedi, ce lo dimentichiamo tutti. Scrivi un diario, io ho iniziato con One Line a Day e ora uso Day One: ho una riga per ogni giorno degli ultimi 6 anni ed è bellissimo. Datti una piccola sfida ogni mese. E niente notifiche nella prima ora del mattino, altrimenti la giornata parte di merda.

Inizia da una cosa


Non puoi partire da 50. Scegline una piccola per ogni gruppo e inizia a farla. E quando la motivazione finisce, la risposta non è stringere i denti: sono i sistemi che rendono le abitudini automatiche. Tu intanto scegli le tue cinque. Quali sono?

Guarda il video su YouTube

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La percezione della corruzione del governo ha raggiunto un nuovo massimo negli Stati Uniti


Un nuovo sondaggio Gallup registra il valore più alto in vent'anni, ben dieci punti sopra il 2025. L'aumento è trainato soprattutto dai democratici, mentre cresce il divario con le altre economie avanzate.

L'89% degli adulti americani ritiene che la corruzione sia diffusa nel governo degli Stati Uniti. È il valore più alto registrato da Gallup in vent'anni di rilevazioni, in aumento di 10 punti rispetto allo scorso anno e ben al di sopra della fascia compresa tra il 72% e il 79% in cui il dato si era mantenuto dal 2010 al 2025. L'indagine è stata condotta telefonicamente tra il 1° maggio e il 10 giugno su un campione di 1.000 adulti americani, con un margine di errore di 4,1 punti percentuali.

A trainare l'aumento sono soprattutto i democratici. Nell'ultimo anno della presidenza di Joe Biden, il 57% dei democratici riteneva che la corruzione fosse diffusa nel governo. La quota è salita al 76% nel 2025, primo anno del secondo mandato di Donald Trump, e ha raggiunto il tasso record del 91% quest'anno. Gli indipendenti si attestano al 90%, 12 punti in più rispetto al 2024, e risultano quindi più vicini ai democratici che ai repubblicani, fermi all'83%.

Tra questi ultimi il quadro è cambiato poco: negli ultimi due anni circa otto repubblicani su dieci hanno descritto la corruzione come ampiamente diffusa, un livello sostanzialmente in linea con l'87% registrato nel 2024.

Secondo Gallup, queste ampie maggioranze riflettono probabilmente motivazioni diverse. Tra i democratici la percezione della corruzione sembra risentire maggiormente di chi controlla l'Amministrazione, mentre tra i repubblicani la stabilità del dato nonostante la vittoria del partito alle elezioni del 2024 e il controllo della Casa Bianca e del Congresso suggerisce una sfiducia più radicata nei confronti del governo, meno dipendente da chi è al potere.

Sondaggio Gallup

Nove americani su dieci vedono un governo corrotto: mai così tanti in vent'anni di sondaggi

Nel 2026 l'89% degli americani ritiene che la corruzione sia diffusa nel governo: dieci punti in più rispetto al 2025, il salto più grande mai registrato da Gallup. La sfiducia, un tempo più forte tra i repubblicani, oggi attraversa l'intero spettro politico.

Grafica di FocusAmerica 2 settembre 2026

Quota di americani che considera la corruzione diffusa nel governo

Nel 2026
89%

Record dal 2006, primo anno della serie. Dieci punti in più rispetto al 2025.

Fascia grigia: i valori tra cui il dato ha oscillato dal 2007 al 2025. Rivedi 2006–2026
Per diciannove anni il dato non era mai sceso sotto il 66% né salito sopra il 79%. Nel 2026 ha superato di colpo quella fascia: +10 punti in un solo anno, il balzo più ampio dal 2006.

Vent'anni di sondaggi
Il governo è sempre stato più sospettato delle imprese. Ora il divario è ai massimi
Quota di americani che ritiene la corruzione diffusa nel governo e nelle imprese, 2006–2026. Tocca o passa sul grafico per leggere i valori di ogni anno.
Governo Imprese

Il confronto internazionale
Gli Stati Uniti sono usciti dalla fascia dei Paesi OCSE
Quota di cittadini che ritiene la corruzione diffusa nel proprio governo: Stati Uniti, mediana e valore massimo tra i Paesi OCSE. Il dato americano del 2026 non ha ancora un confronto internazionale.
Stati Uniti Fascia OCSE (dalla mediana al massimo)

Da tema di parte a convinzione comune
In due anni i democratici hanno raggiunto i repubblicani: la sfiducia è diventata bipartisan
Quota di elettori che ritiene la corruzione diffusa nel governo, per orientamento politico, 2024–2026. Seleziona un gruppo per metterlo in evidenza.
Tutti Democratici Repubblicani Indipendenti

Il punto
Il record del 2026 non nasce da un'ondata repubblicana, che era già alta: nasce dai democratici, passati dal 57% al 91% in due anni, mentre gli indipendenti salgono al 90%. Più di otto elettori su dieci di ogni schieramento condividono oggi lo stesso giudizio sul governo.

Fonte Gallup, World Poll 2006–2026. Quesito: «La corruzione è diffusa nel governo del suo Paese?»; percentuale di chi risponde sì. Confronto OCSE aggiornato al 2025.

Il divario con le altre economie avanzate


Gli Stati Uniti avevano cominciato ad allontanarsi dalle altre economie avanzate già prima dell'ultimo aumento. Nei 38 Paesi dell'OCSE, la quota mediana di persone che percepiscono una corruzione diffusa nel governo è scesa dal 69% del 2009 a meno del 60% dal 2022 in poi. Poiché la raccolta dei dati per il 2026 non è ancora stata completata in tutti i Paesi, il confronto più recente disponibile è quello del 2025, quando la mediana dell'OCSE era pari al 59%.

Nei primi anni della serie, Paesi come Grecia, Ungheria e Repubblica Ceca superavano il 90%, ma con il passare del tempo, i valori più elevati dell'area sono diminuiti, fino a un minimo del 79% nel 2025. Proprio nel 2025 gli Stati Uniti sono saliti per la prima volta al livello più alto tra i Paesi dell'OCSE, con un aumento di 9 punti che ha portato il dato della corruzione percepita al 79%. Il divario rispetto alla mediana dell'organizzazione, già pari a 15 punti nel 2024, è così salito a 20 punti e nel 2026 potrebbe ampliarsi ulteriormente.

Dal 2023, tra i 132 Paesi nei quali Gallup pone ogni anno la stessa domanda, soltanto quattro hanno registrato un valore nominalmente superiore all'attuale 89% degli Stati Uniti: il Libano nel 2024 e il Perù nel 2025, entrambi al 92%, e Ghana e Nigeria nel 2024, entrambi al 90%.

Il divario tra governo e imprese


Gallup misura ogni anno la percezione della corruzione in due ambiti, il governo e le imprese, e di norma i due indicatori tendono a muoversi nella stessa direzione: chi ritiene che la corruzione sia diffusa nel proprio governo tende a considerarla diffusa anche nelle aziende del proprio Paese.

Gli Stati Uniti rappresentano anche in questo caso sempre più un'eccezione. La percezione della corruzione nelle imprese è aumentata anch'essa, di 8 punti, raggiungendo il 71%, ma resta lo stesso ben 18 punti sotto quella relativa al governo: è il divario più ampio mai registrato nella serie storica americana. Tra il 2006 e il 2025, la percezione della corruzione nel governo era stata in media superiore di 11 punti a quella nelle imprese. In vent'anni di rilevazioni, pochi Paesi hanno mostrato uno scarto più ampio di quello oggi registrato negli Stati Uniti.

In un Paese sempre più polarizzato su quasi ogni tema, la corruzione nel governo è così diventata così uno dei rari giudizi sui quali gli elettori dei due principali schieramenti politici tendono paradossalmente a convergere.

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L'Economist: la sinistra americana è passata dall'identità alla classe


Secondo un'analisi dell'Economist il Woke 1 era costruito sull'identità, il Woke 2 sulla classe sociale. Dalla Georgia all'Alaska i democratici ora chiedono salari più alti e prezzi più bassi.

La sinistra americana ha smesso di parlare soprattutto di etnia e genere e ha cominciato a parlare di soldi. È la tesi di un'analisi pubblicata sull'Economist, che colloca la svolta tra il secondo discorso di insediamento di Donald Trump, a gennaio 2025, e il primo insediamento di Zohran Mamdani da sindaco di New York, a gennaio 2026. Negli Stati Uniti i due periodi iniziano a essere chiamati Woke 1 e Woke 2. Il primo era costruito sull'identità, il secondo sulla classe sociale.

L'amministrazione Mamdani, appena nata, è per ora un regalo ai lettori conservatori del tabloid cittadino, il New York Post, che passa in rassegna gli stili di vita privilegiati di alcuni compagni di strada del sindaco nei Democratic Socialists of America (DSA), l'organizzazione socialista che ha lanciato la sua candidatura. Il mese scorso il giornale ha raccontato che Gustavo Gordillo, co-presidente della sezione cittadina del DSA, vive in una casa a schiera da 1,5 milioni di dollari comprata dai genitori milionari attraverso una società di comodo, con tanto di giardino curato, mentre l'organizzazione si scaglia contro la proprietà immobiliare. Il Post ha poi aggiunto che Gordillo ha studiato arte e letteratura a Yale, che è stato licenziato da un programma di apprendistato del sindacato degli elettricisti per non essersi presentato e che sua madre guida una Porsche argentata.

Nel mirino dello stesso giornale sono finite altre figure della sinistra americana. Tracy Rosenthal, che chiede l'abolizione dell'affitto, è figlia di un produttore musicale di successo. Grace Ryan, presentata come "una ereditiera del cioccolato di 25 anni dall'Ohio", è stata definita dal Post una delle militanti "più spudorate" del DSA per le foto pubblicate sui social, con un sigaro in mano su una barca e un maglione Ralph Lauren da 400 dollari a stelle e strisce. Ryan, che durante le primarie ha lavorato per un candidato di sinistra poi eletto al Congresso, si è difesa su X scrivendo: "Ma non avete mai sentito parlare di noblesse oblige?".

Il gioco è antico quanto il socialismo. Karl Marx dipendeva da Friedrich Engels per le idee sul comunismo e per la fortuna che Engels aveva costruito nel tessile. Da allora i ricchi finanziano la sinistra e la destra li prende in giro per questo. Il socialismo ha sempre avuto per una parte della borghesia il fascino della trasgressione e i socialisti più rigorosi hanno considerato questo il suo punto debole. "La peggiore pubblicità per il socialismo sono i suoi stessi aderenti", scriveva George Orwell in "La strada di Wigan Pier", descrivendo il socialista tipico come un giovane snob bolscevico oppure come un ometto perbene con un lavoro d'ufficio, con tendenze vegetariane e soprattutto con una posizione sociale che non ha alcuna intenzione di perdere.

La battuta di Ryan sul noblesse oblige contiene però un argomento serio, secondo l'Economist. Il fatto che una ereditiera non vivrà mai come la gente comune non è una buona ragione per impedirle di provare ad aiutarla e resta comunque preferibile all'alternativa, cioè una ereditiera indifferente alle difficoltà degli americani meno fortunati, quando non interessata a sfruttarle.

La distinzione tra le due stagioni resta sfumata, perché pochi democratici hanno rinnegato in modo esplicito le posizioni radicali che avevano abbracciato. Alcuni hanno liquidato gli eccessi passati con una battuta, come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez quando ha citato un altro democratico che diceva "Woke 1 era una follia!" e poi ci ha riso sopra. Altri hanno provato a ridefinire gli slogan, sostenendo che "definanziare la polizia" non significava togliere i fondi alla polizia. Altri ancora non hanno fatto un passo indietro e solo il tempo dirà se sono un'avanguardia o gli ultimi rimasti.

Le cause della prima stagione sono molte e si sovrappongono: le idee illiberali passate dalle università ai social, l'ascesa di Trump, il movimento #MeToo e la morte di George Floyd sotto il ginocchio di un poliziotto nel 2020. Il risultato è stato concentrare la sinistra su razzismo e discriminazione di genere, fino a far coincidere l'identità con il destino: la persona bianca più povera aveva privilegi negati alla persona nera più ricca. Il movimento per la giustizia sociale era nato attorno all'operato della polizia ma in pratica si è concentrato su questioni che riguardavano l'élite multietnica del Paese, come le ammissioni preferenziali nelle università migliori. Per gli impiegati con un lavoro d'ufficio denunciare i vantaggi legati all'etnia era un modo per mostrarsi illuminati, così come disprezzare gli elettori del presidente. Un marxista vi avrebbe visto un classico tentativo di dividere la classe lavoratrice, mentre i dirigenti democratici hanno abbracciato quella politica divisiva.

La sconfitta di Kamala Harris nel 2024 ha cambiato il quadro, perché Trump ha mostrato un sostegno crescente tra gli elettori non bianchi delle classi popolari. Il presidente ha poi smantellato i programmi di diversità e inclusione, mentre la Corte Suprema ha bocciato le ammissioni universitarie basate sull'etnia. Gli attivisti democratici hanno spostato l'indignazione dalle ingiustizie americane a quelle di Gaza. Soprattutto ha pesato la vittoria di Mamdani, ottenuta con un messaggio inclusivo sul rendere la vita più accessibile, la stessa strada seguita dai candidati democratici moderati alla carica di governatore in Virginia e New Jersey.

Progressisti e moderati continuano a scontrarsi ma le loro agende ora si sovrappongono su chi fatica ad arrivare alla fine del mese. Dalla Georgia all'Alaska i democratici sono tutti populisti in economia e chiedono salari più alti, prezzi più bassi e una sanità più accessibile. Vittime e cattivi non si distinguono più per il colore della pelle ma per il contenuto del conto in banca. I miliardari sono i colpevoli e, nella definizione ampia usata in tutto il campo democratico, chiunque lavori per pagare le bollette appartiene alla classe lavoratrice.

Tutto questo può non bastare a far rinascere il Partito Democratico e nemmeno a migliorare la condizione degli americani in difficoltà. Se invece funzionasse, conclude l'Economist, il partito dovrà ringraziare anche qualche giovane snob bolscevico per avergli ricordato le cose per cui un tempo si batteva.


In Nevada la sinistra democratica perde le sfide principali ma vince i seggi rimasti liberi


La sinistra del Partito Democratico ha ottenuto quest'anno importanti vittorie a New York, in New Jersey e a Washington, ma non è riuscita a replicarle in Nevada. Nelle primarie democratiche dello Stato molti candidati progressisti, spesso alla prima esperienza elettorale e con risorse economiche decisamente inferiori a quelle degli avversari, sono stati sconfitti nelle corse principali. I risultati migliori sono arrivati nei collegi e nelle cariche senza un uscente in cerca di rielezione, come ha ricostruito il Nevada Independent.

La sconfitta più netta è arrivata nella primaria per la carica di governatore, dove Alexis Hill, commissaria della contea di Washoe, ha perso di 40 punti contro il procuratore generale dello Stato Aaron Ford. Hill non si definisce progressista, ma aveva fatto proprie alcune proposte della sinistra del partito, tra cui asili nido gratuiti per tutti e una riforma del sistema fiscale, ottenendo l'appoggio della Progressive Leadership Alliance of Nevada (PLAN), la coalizione dei gruppi progressisti dello Stato. Sono stati sconfitti anche i candidati di sinistra che avevano sfidato i tre deputati democratici del Nevada alla Camera.

Chris Giunchigliani, ex commissaria della contea di Clark e seconda classificata nelle primarie democratiche per il governatore del 2018, ha spiegato al Nevada Independent che a Hill sono mancati soprattutto i finanziatori e la notorietà necessari per vincere. La sua campagna, ha aggiunto, è comunque servita a "costringere a discutere di valori progressisti" e a coinvolgere "persone nuove che non avevano mai davvero partecipato alla politica di partito".

Il quadro è stato però molto diverso nelle corse senza un candidato uscente in corsa per al rielezione. I candidati sostenuti dalla sinistra hanno conquistato quattro primarie per l'Assemblea statale, la camera bassa del Parlamento del Nevada. Hanno vinto lo sviluppatore di software Alex Pereszlenyi nel distretto 29, sostenitore di un sistema sanitario pubblico universale; la delegata sindacale Alexis Esparza nel distretto 1; l'insegnante di sostegno Kamilah Bywaters nel distretto 2; e l'ex attivista ambientalista Vinny Spotleson nel distretto 41. Tutti erano appoggiati dal PLAN, che per alcuni rappresentava il principale sostegno politico organizzato, mentre i loro avversari potevano contare sull'appoggio di esponenti già eletti e di organizzazioni sindacali.

Pereszlenyi attribuisce la propria vittoria soprattutto alla campagna porta a porta. Racconta che con gli elettori si è parlato molto più delle difficoltà quotidiane che di appartenenza ideologica, anche se uno dei suoi messaggi ricorrenti era che "non possiamo investire nella nostra comunità senza aumentare le entrate e senza far pagare alle aziende la loro giusta quota". Secondo Pereszlenyi, questo approccio gli ha permesso di compensare sia lo svantaggio nella raccolta fondi sia i più solidi legami sindacali degli avversari moderati. Tra i temi citati più spesso dagli elettori durante la campagna figuravano il costo della vita, la lotta all'Amministrazione del presidente Donald Trump e contro l'espansione dei data center.

Un altro successo è arrivato nella primarie per un seggio nella Commissione della contea di Clark, che amministra il territorio in cui si trova Las Vegas. Minja Yan ha vinto una competizione molto affollata, battendo tra gli altri Minddie Lloyd, ex repubblicana che aveva raccolto tre volte più fondi di lei e aveva ottenuto l'appoggio di due commissari uscenti. Nel video con cui aveva lanciato la candidatura, Yan prometteva di voler "sfidare lo status quo" e denunciava "l'influenza dei grandi soldi in politica". Durante la campagna elettorale, ha raccontato di avere incontrato molti elettori che chiedevano "qualcuno di nuovo". Diversi candidati ritengono inoltre di avere tratto vantaggio dall'impegno a non accettare contributi da aziende e PAC, i comitati che raccolgono e spendono denaro per le campagne elettorali.

Primarie democratiche

La sinistra democratica vince in Nevada solo dove non c’è un uscente


Nelle primarie del 9 giugno i candidati sostenuti dalla sinistra hanno conquistato cinque seggi su sei là dove nessuno era già in carica. Nelle cinque sfide a un uscente non ne hanno vinta nemmeno una.

Grafica di FocusAmerica Undici primarie democratiche, dall’Assemblea del Nevada alla Camera

La linea che divide i risultati

Seggi senza uscente
5 su 6
Corse vinte dai candidati della sinistra dove nessuno difendeva la propria carica: quattro seggi dell’Assemblea e uno nella commissione della contea di Clark.

Sfide a un uscente
0 su 5
Corse vinte contro chi era già in carica: nessuna, dall’Assemblea statale alla Camera dei rappresentanti.

Nessun momento Mamdani in Nevada: la sinistra passa quando il seggio è libero, si ferma quando deve rimuovere qualcuno.

Il tabellone

Undici corse, una regola sola


Quota di voto del candidato sostenuto dalla sinistra (in blu), del suo principale avversario (in grigio) e degli altri concorrenti. Tocca una riga per il dettaglio.


Senza uscente: Alexis Esparza (Assemblea 1) 44%, Kamilah Bywaters (Assemblea 2) 59%, Alex Pereszlenyi (Assemblea 29) 38%, Vinny Spotleson (Assemblea 41) 43% e Minja Yan (commissione della contea di Clark, distretto F) 38% hanno vinto; Maria Teresa Hank (Assemblea 9) si è fermata al 41%. Contro un uscente: Christian Solomon 43%, Shaun Navarro 40%, Val Thomason 37%, James Lally 20% e Joy Hoover 13% hanno perso tutti.

La corsa statale

Nella primaria per governatore il divario è stato di quasi quaranta punti

Aaron Ford procuratore generale63%

118.825 voti

Alexis Hill commissaria di Washoe24%

44.842 voti

39 punti di scarto
Hill aveva l’appoggio di PLAN, la coalizione progressista dello Stato. Le sono mancati finanziatori e notorietà.

I soldi

Il denaro pesa, ma non decide da solo


Rapporto tra i fondi raccolti dal candidato della sinistra e quelli del suo avversario nelle due corse per la commissione della contea di Clark.

L’elettorato

Come si definiscono i democratici del Nevada


Quota di elettori delle primarie democratiche dello Stato per autocollocazione politica.

Nel 2024 il Nevada ha votato per il candidato repubblicano alla presidenza per la prima volta in vent’anni. La componente più numerosa dell’elettorato registrato dello Stato non dichiara alcuna affiliazione di partito.

«I seggi liberi sono più facili da vincere che far fuori un uscente»

Maggie Carlton, ex deputata dell’Assemblea del Nevada, al Nevada Independent

Fonte: risultati ufficiali delle primarie del 9 giugno 2026, Segretario di Stato del Nevada, e The Nevada Independent. Dati sull’elettorato: Third Way, 2026. Quote di voto arrotondate all’unità.

Il peso dei candidati uscenti e dell'establishment


In molte altre competizioni locali, però, la sinistra è stata sconfitta. Maria Teresa Hank, assistente di volo sostenuta dal PLAN, ha perso nel distretto 9 dell'Assemblea contro Ryan Hampton, attivista impegnato nel campo del recupero dalle dipendenze. Due membri dei Democratic Socialists of America (DSA), l'organizzazione socialista statunitense, hanno cercato senza successo di spodestare due deputate uscenti: Shaun Navarro è stato battuto da Hanadi Nadeem e Val Thomason ha perso contro Venise Karris per la seconda tornata elettorale consecutiva. Christian Solomon ha invece ottenuto il 43% contro Jim Gibson, commissario della contea di Clark eletto per la prima volta nel 2018, pur avendo raccolto soltanto un decimo dei fondi del suo avversario.

Navarro, presidente della sezione di Las Vegas dei DSA, ha detto al Nevada Independent che "la politica del Nevada è piuttosto rigida" e che il problema, non solo per la sua organizzazione ma per i progressisti in generale, è la mancanza di una solida infrastruttura politica. La lezione, secondo lui, è concentrare le risorse limitate su una sola competizione alla volta.

Anche nelle primarie per il Congresso i candidati sostenuti dall'establishment hanno vinto quasi ovunque. James Lally, medico che ha autofinanziato la propria campagna, ha ottenuto più del doppio dei voti di qualsiasi altro sfidante della deputata Susie Lee, ma è stato comunque sconfitto con un margine molto ampio. Il milionario Greg Kidd, che si presentava come un outsider e aveva adottato diverse parole d'ordine progressiste, è rimasto molto distante da Teresa Benitez-Thompson, ex capogruppo della maggioranza all'Assemblea statale e sostenuta dal PLAN. Gli sfidanti della deputata Dina Titus sono stati battuti con margini ancora più ampi.

Maggie Carlton, ex deputata dell'Assemblea ed ex iscritta alla Culinary Union, il potente sindacato dei lavoratori della ristorazione e dell'industria alberghiera di Las Vegas, ritiene che i progressisti potranno vincere soltanto costruendo alleanze più ampie, in particolare con i sindacati e con gli esponenti democratici già in carica. "I seggi liberi sono più facili da vincere che far fuori un uscente", ha spiegato al Nevada Independent, aggiungendo che in alcuni casi può essere più efficace collaborare con chi occupa già una carica e prepararsi a subentrargli quando si ritirerà.

Un Partito Democratico ancora dominato dalla "Reid Machine"


Nel 2024 il Nevada ha votato per il candidato repubblicano alla presidenza per la prima volta in vent'anni e da allora i democratici non hanno fatto altro che discutere su come ricostruire la propria coalizione. I moderati sostengono che negli Stati in bilico la strategia più efficace sia puntare su candidati centristi, concentrati soprattutto sull'economia anziché sull'immigrazione e sui diritti civili. I progressisti condividono la centralità attribuita ai problemi economici, ma propongono soluzioni molto diverse.

In Nevada, però, gran parte del potere interno al partito rimane nelle mani della cosiddetta "Reid Machine", ovvero la rete politica costruita attorno all'ex leader democratico del Senato Harry Reid e che da anni esercita una forte influenza sul Partito Democratico del Nevada. I progressisti hanno già cercato in passato di contendere a questa struttura il controllo del partito, ma senza riuscirci.

Gli elettori di Las Vegas e del Nevada sono mediamente più moderati di quelli di altre grandi città e di alcuni altri Stati in bilico, secondo gli studi citati dal Nevada Independent. La componente più numerosa dell'elettorato registrato è costituita dagli indipendenti: negli Stati Uniti, al momento dell'iscrizione alle liste elettorali, gli elettori possono indicare un'affiliazione partitica, ed in Nevada la quota maggiore di coloro che si registra sceglie di non dichiararne alcuna. Una ricerca del centro studi centrista Third Way ha rilevato che il 54% dei democratici dello Stato si considera moderato o liberal, mentre soltanto il 27% si definisce progressista o socialista.

Non a caso, anche alcune candidate che hanno impostato la campagna su toni anti-establishment evitano proprio l'etichetta di "progressista". Hill ha detto di essere "molto onorata" dell'appoggio del PLAN e degli altri gruppi della sinistra, ma di non amare quella definizione, "soprattutto in uno Stato così pieno di indipendenti". Anche Yan ha evitato di descriversi come progressista, limitandosi a dire che le sue proposte si collocano "probabilmente più dal lato progressista". Secondo lei, è arrivato invece il momento che gli eletti si concentrino sul merito delle politiche anziché sui giochi di partito.


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DK11x01 - Siamo tutti Autistici/Inventati


Chi finanzia Trump (e Vance) ha bisogno di un potere autoritario per portare avanti la propria agenda. L'ordine mondiale basato sulle regole è finito, e non si torna indietro. Sganciarsi dall'Internet statunitense è necessario, e inevitabile.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

E allora, come è andata l'estate?

Io ho cercato di staccare la testa il più possibile, il che significa poco, fra un paio di magoni personali e quello che succede attorno.
Ma almeno mi sono goduto mia figlia, ho respirato molto, sono stato a mollo per ore come un dugongo, e ho mollato un paio di zavorre.

E francamente volevo riprendere con un minimo di gradualità, cercare, almeno le prime settimane, di non mettere mano proprio da subito alla mia fidata lista di invocazioni di divinità colpevolmente dimenticate dalla storia.

Ma niente, non ce la facciamo.

Uno si sveglia una mattina e scopre che Trump ha messo Autistici/Inventati nella lista degli Specially Designated Global Terrorist. Terroristi globali appositamente designati.

Sarebbe da dire che non è niente di nuovo, lo sfintere ambulante della Casa Bianca lo ha già fatto con la Corte Penale Internazionale; lo ha fatto con la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese.

Ma in effetti, c'è qualcosa di nuovo, perché per mettere sullo stesso piano Francesca Albanese dell'ONU, la Corte Penale Internazionale e Autistici/Inventati occorre essere in preda a delirio maniacale, o avere letame al posto della materia grigia.

Trattandosi di Trump, potrebbero essere vere entrambe le cose.

Siccome la copertura dei media italiani è stata a dir poco vergognosa, vorrei chiarire un paio di cose.

Alora: cosa facevano questi Terroristi Globali Appositamente Designati:

  • ...compivano attentati, omicidi, rapimenti, rapine per autofinanziarsi? No.
  • ...si organizzavano per la guerriglia? No.
  • ...organizzavamo campi di ispirazione paramilitare? No.
  • ...indicevano manifestazioni dove sfilavano in formazione chiusa scandendo slogan antidemocratici? No.

E allora che cazzo facevano sti terroristi globali?

Offrivano servizi di mail cifrata e hosting di siti Wordpress. In Italia. Come organizzazione di volontariato.

Io credo che, a meno di essere sotto acido o completamente dementi, la logica conclusione sia che Autistici/Inventati, con tutta la buona volontà, aveva la caratura internazionale e il profilo di rischio di un circolo ARCI.

Ora, la questione interessante non è "perché Trump se la prende con un collettivo di hacktivisti". Lo fa perché può, lo fa perché sa benissimo che basta dire "ma erano rossi" e il suo zoccolo duro di elettori gli dà automaticamente ragione, e lo fa perché a quelli che lo finanziano serve un presidente degli Stati Uniti autoritario per portare avanti la propria agenda millenarista, e non puoi essere autoritario se quello che fai ha legalmente senso.

Quindi, Trump se la prende con un'associazione di volontariato per far vedere che può, e Vance intanto si scalda in panchina dicendo in un'intervista che lui fa il lavoro di Dio, e che se questo dovesse portare alla fine dei tempi, a lui sta bene.

Non mi interessa discutere di Trump o di Vance. Quello che mi interessa siamo noi, in Italia e in Europa.

In Italia, non c'è stato un politico che abbia minimamente alzato la voce: non i fascisti del Terzo Millennio al governo, non il fascista da operetta. I nostri sovranisti celoduristi ammazzasette fanno tanto i maschioni, perlopiù senza accorgersi che sembrano Village People, ma quando vai a stringere sono dei Ken di Barbie.

La cosiddetta sinistra, invece, probabilmente sta ancora discutendo se dire davvero Autistici/Inventati, o usare la schwa o l'asterisco.

La stampa mainstream, da parte sua, si è limitata a prendere atto.

Chi non è stato a guardare, invece, è stata BancaEtica, che una settimana dopo l'Ordine Esecutivo di Trump ha sospeso il conto corrente di Autistici/Inventati, e tre giorni dopo ha invocato la rescissione unilaterale del contratto e ha direttamente sequestrato i fondi.

Così, de bbotto e senza senso.

A questo punto è utile precisare tre cose:

  1. Primo, Trump può fare tutti gli ordini esecutivi che vuole, ma un soggetto italiano che opera in Italia come Banca Etica non è soggetto alla legislazione statunitense;
  2. Secondo, la stessa Banca d'Italia spiega sul suo sito che anche se un ente viene inserito nella lista dei soggetti che il Tesoro USA sottopone a sanzioni, questo non costituisce automaticamente un obbligo di sequestro dei fondi, visto che, per l'Italia, fa testo la lista dei soggetti sottoposti a sanzioni finanziarie mantenuta dall'Unità di Informazione Finanziaria della Banca d'Italia.
  3. Terzo, Banca Etica giustifica le proprie azioni con l'idea che garantire il servizio a Autistici/Inventati avrebbe potuto mettere a rischio tutti i suoi altri correntisti.
    Questa, ovviamente, è una stronzata.
  4. Quarto, i casi in cui sia stata sanzionata una banca si contano su una mano sola, e in quei casi la banca aveva favorito o coperto transazioni per decine o centinaia di milioni di euro. Non solo ma, a eccezione di una o due banche che erano a tutti gli effetti il braccio finanziario di una vera organizzazione terroristica, la banca se l'è sempre cavata con una multa.

Quindi, il management di BancaEtica ha semplicemente dimostrato di avere la statura etica di un verme, e spero che faccia la fine che merita.

E adesso parliamo un po' di noi.

Il caso di Francesca Albanese e della Corte Penale Internazionale hanno già portato un certo numero di Paesi europei a concludere che ogni infrastruttura in mano agli Stati Uniti è un rischio.

Le migrazioni di intere pubbliche amministrazioni da Windows a Linux, e da Microsoft Office a suite di software libero si stanno moltiplicando senza fare troppo rumore, ma quest'ultima uscita trumpiana dovrebbe fare svegliare proprio tutti.

Perché l'ordine esecutivo di Trump dice tre cose:

  • primo, se Autistici/Inventati può essere messo in una lista di terroristi internazionali senza che la Casa Bianca crolli per le risate del pubblico, allora chiunque può essere il prossimo, non importa che abbia un senso; siamo tutti Autistici/Inventati;
  • secondo, il nostro sistema finanziario non può dipendere dalle bizze del presidente USA di turno;
  • e terzo, il sistema internazionale basato sulle regole, se qualcuno ancora ci credeva, è morto e sepolto, e questo significa che la posizione standard dell'Europa non può più essere azzerbinarsi agli Stati Uniti. Se questo, incidentalmente, significa buttare a mare la Von der Leyen e la sua Commissione di servi, a me, come direbbe Vance, sta bene.

Che poi, se proprio vogliamo dirla tutta, Trump non ha nemmeno bisogno di etichettare qualcuno come terrorista: basta che si svegli storto e decida che l'azienda aeronautica canadese Bombardier non può più vendere negli USA se non produce negli USA, anche se Bombardier ha fabbriche in undici Stati USA e i suoi aerei montano motori made in USA.

Quindi occorre che, in ritardo di vent'anni ma camminando spediti, le nostre aziende comincino a prepararsi, perché ormai anche i sassi dovrebbero avere chiaro che non si torna più indietro.

L'Europa, intesa come Stati, aziende e cittadini, deve mettere in sicurezza per prima cosa il proprio sistema interbancario di pagamenti: ormai, dipendere da VISA e MasterCard è un rischio; e bisogna anche mettere in sicurezza SWIFT, che è di diritto belga, dalle ingerenze statunitensi.

Poi occorre riconoscere il cloud USA per l'idea colonialista che è sempre stata. Sono dieci anni che ripeto che il CLOUD Act significa che nessuna azienda USA può garantire la riservatezza dei dati. Adesso, finalmente, non sono più la sola voce nel deserto. Ma i dati delle nostra aziende, delle nostre scuole, delle nostre PA, sono ancora in mano a Microsoft, Google, e Amazon, grazie anche a Renzi che ha affidato a un direttore vendite di Amazon in aspettativa nientemeno che la digitalizzazione del Paese.

Una volta che i fondamentali sono in sicurezza, occorre sganciarsi dall'Internet statunitense: i registri dei domini .com, .org, .net sono tutti sotto controllo statunitense, i siti possono essere oscurati in 48 ore e, come abbiamo visto, per qualsiasi idiozia. Quindi, migrare sui domini nazionali, se poi vuole una dimensione sovranazionale si prende un .eu.

Poi lo zoccolo duro: sistemi operativi e suite d'ufficio. Qui si farà fatica, perché dopo trent'anni la gente non sa più "usare un compupter", sa dove fare clic in Windows e Office. Ma se la Francia può migrare l'intera pubblica amministrazione su Linux e fornitori non statunitensi, allora può farlo chiunque. Certo, occorre sapere cosa si sta facendo. Ma forse, a cercare bene, c'è ancora qualcuno che riesce a parlare senza chiedere prima cosa dire a chatGPT.

E le aziende? Beh, loro sono i campioni della libera iniziativa, no? Decidano. Il tempo delle discussioni sulla sovranità digitale è passato. Ora è il momento di costruirla, e non significa mettersi a creare "un Google e un Amazon, ma europei": un modello oligopolistico è comunque fragile. In Europa dobbiamo avere decine di fornitori, per creare un reale mercato, e fornitori interoperabili, per garantirne la resilienza sistemica.

...e un'altra cosa...


Come vi avevo promesso a Luglio, è stata un'estate di lotta.

Ma non tutte le battaglie si vincono, e la meravigliosa legislazione italiana sul diritto d'autore ha vinto quella per portare la ristampa del Weizenbaum al Linux Day di Pordenone il 24 ottobre. Non ci sarà nessuna ristampa per Ottobre.

In un'industria che vive della gestione dei diritti altrui, apparentemente la domanda più difficile è chiedere chi detiene i diritti di qualcosa. Da Pasqua in poi abbiamo scoperto che i diritti sul Weizenbaum non li ha Macmillan, non li ha Penguin UK, non li ha Penguin Italia. Uno di voi ci ha dato dei possibili contatti con i figli di Weizenbaum, tutti in America, ma una rapida indagine ha rilevato che l'opera non è nel database USA delle opere soggette a diritto d'autore.

Abbiamo provato anche con Suhrkamp Verlag a Berlino, che ha i diritti dell'edizione tedesca, ma loro apparentemente sono troppo cool per avere un ufficio diritti, e si appoggiano a una piattaforma particolare che al confronto l'INPS è un fulgido esempio di user experience.

A questo punto eravamo praticamente pronti per andare in stampa con un'edizione "sociale" senza fini di lucro, quando l'avvocato che ci aiutava si è accorto che non basta fare ricerche in buona fede per trovare chi abbia i diritti; non basta, non trovando nessuno, fare un'operazione no profit e impegnarsi per iscritto a tenere da parte i profitti per chi eventualmente abbia titolo a richiederli, non sia mai. No, si rischia pure il penale.

Quindi? Quindi 50% li mortacci loro e 50% tiremm'innanz.
Abbiamo avviato le procedure per la riedizione di un'opera orfana, il che però richiede l'intervento di una biblioteca pubblica e una procedura lentissima che prevede anche 60 giorni di preavviso al Ministero, manco fosse un matrimonio.

Ringrazio le professoresse Maria Chiara Pievatolo, e Daniela Tafani, dell'Università di Siena, che hanno condiviso con noi l'esperienza di avere provato, anche loro fallendo, a fare la stessa cosa anni fa, e che ci guidano nei meandri della procedura ministeriale.

Il che ci porterà, con ogni probabilità, alla tarda primavera 2027. Ma il 60mo di ELIZA e il 50mo del libro cadono quest'anno.
E quindi a Pordenone ci sarà in carta e epub una specie di "guida alla lettura" con i miei commenti ai passaggi più attuali, senza citare, dio non voglia, più del 15% del materiale originale, che sennò poi Gesù piange.

Giuro che il primo editore che sento lamentarsi della vita grama che fanno, gli insulto sette generazioni di avi.

La battaglia continua, e a Ottobre vedremo una luce in fondo al tunnel, e non sarà un treno.

Questo era DataKnightmare. Io sono Walter Vannini, la voce che nessun modello ha generato è di Alessia Racci Chini.

Per oggi è tutto, alla prossima.

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L'Europa contro i dazi di Trump: "Danneggeranno tutti"


Al G20 di Asheville cresce il malumore degli alleati europei per la politica economica americana, mentre Washington valuta nuovi dazi contro la Cina e i mercati restano sotto pressione per il debito record dei Paesi avanzati.

Il vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil ha affermato che la politica economica del presidente Donald Trump "finirà per danneggiare tutti i soggetti coinvolti", parlando ai giornalisti ad Asheville, in North Carolina, dove il 31 agosto si sono riuniti i Ministri delle Finanze e i governatori delle Banche Centrali del G20. Klingbeil, che nel governo tedesco è anche Ministro delle Finanze, ha citato la guerra in Iran e i dazi imposti unilateralmente da Washington tra i principali fattori di incertezza e ha aggiunto che, dopo la guerra commerciale con il Canada, gli Stati Uniti hanno perso affidabilità agli occhi degli alleati. "Ci sono differenze evidenti e le affronteremo come tali", ha detto.

Il malumore è condiviso da buona parte degli esponenti dei governi europei presenti ad Asheville, che accusano l'Amministrazione americana di aver danneggiato l'economia mondiale con misure pensate soprattutto a vantaggio degli Stati Uniti. A pesare sui rapporti transatlantici è stata anche la decisione del Dipartimento del Tesoro americano di vendere parte delle proprie riserve in euro per acquistare yen. L'operazione, condotta tra il 31 luglio e il 1° agosto insieme a Tokyo per sostenere la valuta giapponese, allora vicina ai minimi, ha avuto come effetto collaterale un indebolimento dell'euro ed è stata accolta con irritazione a Bruxelles, dove è stata interpretata come una scelta presa senza consultare gli alleati europei.

Dazi, prezzi e nuove pressioni sulla Cina


La politica tariffaria dell'Amministrazione Trump è contestata da economisti e politici perché aumenta i prezzi pagati dai consumatori americani e colpisce anche i Paesi alleati degli Stati Uniti. Secondo la Tax Foundation, nel 2025 i dazi hanno fatto salire di circa 7 punti percentuali i prezzi al dettaglio dei beni importati rispetto alla tendenza precedente.

Nel frattempo è venuto meno lo strumento giuridico sul quale l'Amministrazione aveva inizialmente fondato gran parte dei propri dazi. Il 20 febbraio la Corte Suprema, con una decisione 6-3, ha stabilito che l'International Emergency Economic Powers Act non autorizzava il presidente a imporre dazi. La Costituzione attribuisce infatti al Congresso il potere di imporre tasse e dazi, anche se il Congresso può delegarne l'esercizio al presidente attraverso leggi che lo prevedano esplicitamente.

La Casa Bianca è stata costretta quindi a cercare strumenti alternativi. Il 23 luglio l'Ufficio del Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti ha imposto, ai sensi della Section 301, dazi del 10% o del 12,5% sui beni non esentati provenienti da 60 partner commerciali, accusati di non aver introdotto o applicato efficacemente un divieto alle importazioni di prodotti realizzati con lavoro forzato. Per la Cina, inserita tra le economie sottoposte all'indagine e non compresa tra quelle ammesse alle aliquote inferiori, il dazio previsto è del 12,5%.

Washington sta inoltre valutando un nuovo dazio sulle importazioni cinesi nell'ambito di una diversa indagine basata sulla Section 301, avviata a marzo sulla sovracapacità produttiva strutturale della Cina e di altre 15 economie mondiali. Secondo Bloomberg, l'Amministrazione sta considerando un'aliquota aggiuntiva del 7,5%, ma la misura non è ancora stata adottata e l'aliquota potrebbe ancora cambiare prima della decisione finale.

Il peso del debito e la tensione sui Treasury


Sullo sfondo ci sono numeri che nessuna delle due sponde dell'Atlantico può più ignorare. Il debito globale ha raggiunto il massimo storico di quasi 353mila miliardi di dollari nel primo trimestre, secondo l'Institute of International Finance, mentre il debito federale americano ha superato ad agosto la soglia dei 40mila miliardi. La combinazione ha alimentato i timori di uno svendita dei titoli di Stato americani, mentre i rendimenti continuano a salire in un contesto segnato anche dai nuovi attacchi all'Iran.

Il rendimento del Treasury decennale, riferimento per il costo di mutui e prestiti al consumo, ha toccato così il livello più alto da gennaio 2025, mentre quello del trentennale si è avvicinato ai massimi degli ultimi vent'anni. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha però respinto l'allarmismo. "Non credo che ci troviamo in una situazione critica" sui mercati obbligazionari, ha detto, sostenendo che i movimenti registrati nell'arco di un solo mese hanno un'importanza limitata. "Gli Stati Uniti hanno il mercato obbligazionario con la performance migliore. Da quando il presidente Trump si è insediato, il 20 gennaio 2025, è il migliore tra i grandi Paesi del mondo".


G20, gli Usa riaprono a Mosca: Bessent incontra Siluanov, gli europei protestano


Il G20 dei Ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali si è aperto lunedì ad Asheville, in North Carolina, con una presenza inattesa che ha dominato la prima giornata: quella di Anton Siluanov, Ministro delle Finanze russo, che ha partecipato di persona per la prima volta dall'invasione dell'Ucraina del 2022, su invito dell'Amministrazione Trump. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent lo ha incontrato a margine dei lavori, un segnale evidente della disponibilità americana a riaprire i canali con Mosca mentre la guerra in Ucraina continua.

Secondo un portavoce del Tesoro citato da Axios, Bessent e Siluanov hanno discusso del piano di pace di Donald Trump per l'Ucraina e delle relazioni economiche tra i due Paesi. Il Ministero delle Finanze russo ha riferito invece di un confronto sulle relazioni finanziarie bilaterali e sulla collaborazione all'interno del G20. La presenza di Siluanov non era stata annunciata pubblicamente e la Casa Bianca non aveva risposto alle domande sulla possibilità che fosse stato invitato.

La protesta europea e la foto senza i russi


La presenza del Ministro russo ha provocato immediate proteste tra i rappresentanti europei. Lars Klingbeil, vicecancelliere e Ministro delle Finanze tedesco, ha raccontato di aver affrontato Siluanov durante una delle prime sessioni, chiedendo alla Russia di porre fine alla guerra e ribadendo il proprio sostegno all'Ucraina. Kyiv non era invece rappresentata di persona ad Asheville: il Ministro delle Finanze ucraino Serhiy Marchenko è intervenuto in videoconferenza a una riunione del G7 organizzata a margine dalla Francia.

"Ricevere qui il Ministro delle Finanze russo manda un segnale che trovo preoccupante", ha detto Klingbeil ai giornalisti. "Avrei preferito una presa di posizione chiara da parte americana, perché non fosse ricevuto come un ospite normale". I rappresentanti europei hanno fatto sapere che non avrebbero partecipato alla tradizionale foto di famiglia insieme alla delegazione russa. Alla fine lo scatto è stato realizzato senza Siluanov.

Le tensioni non riguardano soltanto la presenza della Russia. Diversi rappresentanti europei hanno contestato anche l'esclusione del Sudafrica, Paese membro del G20 e maggiore economia africana in termini di Pil nominale, che il Dipartimento del Tesoro statunitense non ha invitato. Trump aveva annunciato già l'anno scorso che il Paese sarebbe rimasto fuori dalle riunioni del 2026, sulla base della falsa narrazione secondo cui i sudafricani bianchi sarebbero vittime di massacri indiscriminati e di espropri delle loro terre.

Debito, mercati e la stretta sull'Iran


Sul tavolo del vertice ci sono soprattutto l'economia globale e le conseguenze della guerra in Iran. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per quest'anno un rallentamento della crescita mondiale e un aumento dell'inflazione, mentre il conflitto nel Golfo Persico, iniziato con gli attacchi americani di febbraio, ha sconvolto i flussi petroliferi e spinto verso l'alto i prezzi dell'energia.

Il debito pubblico americano ha intanto appena superato i 40mila miliardi di dollari e nelle ultime settimane Bessent ha sorpreso i mercati intervenendo sui cambi e aumentando i riacquisti di titoli di Stato nel tentativo di contenere i costi di finanziamento. Le misure hanno avuto finora effetti limitati e alcune delle mosse americane hanno irritato l'Unione Europea, anche per le ripercussioni sull'euro. "Un'economia globale solida non può reggersi su politiche che impoveriscono i vicini e soffocano la concorrenza leale di mercato", ha detto Bessent aprendo i lavori.

Washington vuole orasfruttare il G20 soprattutto per stringere ulteriormente il cerchio economico attorno a Teheran. Gli Stati Uniti hanno chiesto ai propri alleati di aderire alla "Operation Economic Outcast", la campagna lanciata dal Dipartimento del Tesoro statunitense per isolare l'economia iraniana e recidere i suoi legami finanziari internazionali. La settimana scorsa Bessent aveva avvertito che anche i Paesi che continueranno a mantenere rapporti economici con l'Iran potrebbero essere colpiti dalle sanzioni.

"Perché dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?", ha detto il Segretario, lasciando intendere di aspettarsi che gli altri governi si adeguino per evitare una guerra economica più ampia. Ed almeno su questo fronte gli europei sono molto più vicini a Washington: la Commissione Europea ha accolto con favore la nuova stretta americana su Teheran e si è detta pronta a valutare ulteriori misure contro il regime iraniano.


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Shroom and Gloom è due, anzi quattro roguelike deck builder in uno: la prova dell’Early Access


Un mazzo per combattere e uno per esplorare: la formula, unita a un’estetica da paura, funziona
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Shroom and Gloom ha deciso che il genere dei roguelike deckbuilder può incorporare anche degli elementi di esplorazione, e così (anche grazie a una grafica davvero intrigante) riesce non solo a distinguersi, ma a imporsi in un genere estremamente sovraffollato.

Quando inizia una run ci sono due dock a disposizione, uno per esplorare (lo spiegheremo) e uno per combattere. Il secondo è il più facile da spiegare perché è esattamente quello che ci si aspetta: ogni turno si hanno tre energie a disposizione, le carte hanno tutte in costo e l’obiettivo è abbattere i nemici che separano chi gioca dalla stanza successiva.

Il deck d’esplorazione, invece, è molto più unico e affascinante. Ogni run di Shroom and Gloom alterna stanze di combattimento a stanze di esplorazione nelle quali usare il mazzo per sconfiggere l’oscurità. Nelle caverne fungose che fanno da ambientazione al gioco, una forza malvagia è all’opera e lo sfortunato avventuriero protagonista deve controbilanciare la sua influenza.

Accendere un fuoco o una torcia allontana 5 punti malvagità, estirpare funghi cattivi ne neutralizza tre, riparare una struttura dell’accampamento allontana fino ad altri 5 punti di influenza negativa. Tutte queste azioni sono dettate dalle carte che stabiliscono se e dove scavare, cosa accendere, cosa aggiustare e cosa stregare.

Negli accampamenti, infatti, è possibile infondere il Gloom nelle carte potenziandole per il combattimento successivo. Ci saranno anche animaletti da sfamare con il cibo raccolto in combattimento (ci sono carte speciali che lo generano) e c’è persino una talpa commerciante per acquistare carte più forti.

Scavare, sfamare, rompere, accendere e potenziare con il Gloom sono solo alcune delle cose che si possono fare in questa fase, tutte sempre sul filo del rasoio perché se si va a dormire (cosa che fa pescare una nuova mano di carte e riempie l’energia) che la malvagità è ancora prevalente si prendono non pochi danni, e finiti i punti salute finisce anche la run.

La versione Early Access appena uscita ha diversi mazzi e scenari da sperimentare con più carte, più nemici e più modalità in cantiere per la versione definitiva. Se i combattimenti del gioco sono interessanti e divertenti (con meccaniche di resistenza, moltiplicazione dei danni e interazioni tra le carte), l’esplorazione è una vera novità che permette di usare le carte a disposizione per diventare più forti.

Il gioco è vivamente consigliato agli amanti del genere, anche in questa fase di Accesso Anticipato. É pieno di combo da scoprire, nuovi modi di interagire con le carte e interessanti innovazioni dal punto di vista della gestione del mazzo e della progressione interna alla run.

Lo stile grafico, poi, con questo 3D simulato grazie alla disposizione in sequenza di immagini in 2D, è un vero gioiello di inquietudine e creatività. Provatelo se apprezzate il genere e siete alla ricerca di qualcosa di fresco e unico da giocare in questa coda lunga dell’estate.

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Big of TuNapoli


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E' tutto pronto per la VI edizione Big Game of TuNapoli che si svolgerà a Torre Annunziata. La sinergia tra l'Asd Lenza Stabiese e l'Asd Circolo Nautico il Faro, sfocia "Insieme per un mare migliore", a fine ottobre in una gara sportiva in drifting, ancorati e praticando il rilascio della preda (catch and release).

Anche quest'anno Honda Marine e Colmic saranno main sponsor e la premiazione...

Il trio vincente dell'edizione 2025: Catello Sansone, Vincenzo Amato e Peppe Veniero.

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Gli elettori Dem non vogliono un partito più a sinistra, ma più aggressivo


Sarah Longwell ha condotto oltre 400 focus group durante l'era Trump: moderati e progressisti usano le stesse parole e chiedono ai loro leader di combattere di più.

Gli elettori democratici che chiedono un partito più a sinistra e quelli che lo vogliono più al centro dicono la stessa cosa, con le stesse parole: il problema non è la linea politica, è che i loro leader non combattono abbastanza. Lo sostiene Sarah Longwell, che dal 2018 ha condotto oltre 400 focus group con migliaia di elettori americani, in un'analisi pubblicata sull'Atlantic e tratta dal suo libro How to Eat an Elephant: One Voter at a Time. Un focus group è una discussione guidata con un piccolo gruppo di persone selezionate in base al voto o alle opinioni, usata per capire non quanti la pensano in un certo modo ma perché.

L'esperimento più netto Longwell lo ha fatto l'anno scorso: ha riunito due gruppi di democratici che volevano un partito più moderato e due gruppi che lo volevano più progressista. Ad ascoltarli senza sapere chi fosse chi, dice, non si sarebbe capita la differenza. Gli uni e gli altri non chiedevano un riposizionamento ideologico né misure specifiche, ma un atteggiamento: rispondere colpo su colpo ai repubblicani, smettere di trattarli come si trattava il Partito Repubblicano di Mitt Romney nel 2012.

Nei circoli dirigenti democratici, invece, il dibattito resta quello tra ala progressista e ala moderata, come se il futuro del partito fosse una questione di programma. È la stessa frattura che si sta misurando nelle primarie di questi mesi. Longwell ritiene che gli elettori si fidino: se arriva la persona giusta, pensano, le questioni di merito si risolveranno da sole. La domanda che pongono è un'altra e la ripetono in modo pressoché unanime: perché non combattete di più?

Il punto di partenza del suo lavoro è un episodio del luglio 2018. Longwell era volata a Columbus, in Ohio, per ascoltare elettori che avevano votato Trump nel 2016 con riluttanza, tre giorni dopo il vertice di Helsinki con Vladimir Putin. In quel momento l'intelligence americana aveva già concluso pubblicamente che Putin aveva ordinato personalmente le interferenze nelle elezioni del 2016 a beneficio di Trump. In conferenza stampa il presidente aveva risposto a chi gli chiedeva se credesse alle proprie agenzie o al leader russo: "Il presidente Putin dice che non è stata la Russia. Non vedo alcun motivo per cui dovrebbe esserlo". A Washington era scoppiato un caso bipartisan. Nella stanza di Columbus, quando il moderatore ha spiegato l'accaduto, la reazione è stata una scrollata di spalle collettiva.

Da quell'episodio Longwell ha ricavato la sua tesi di fondo sulla distanza tra la capitale e il resto del Paese. Washington, scrive, più che una palude è una bolla, dentro la quale il resto dell'America diventa un'astrazione. Gli elettori sono pieni di contraddizioni: detestano il governo e vogliono ridurre il debito pubblico, ma chiedono anche che lo Stato spenda di più per le loro comunità; si dicono contrari all'aborto ma favorevoli alla libertà di scelta delle donne.

Due convinzioni però tornano sempre. La prima è che il sistema sia rotto. La seconda è che gli abbiano mentito, in modi che hanno peggiorato concretamente la loro vita. Sempre meno americani credono che lavorando duro e rispettando le regole si possa migliorare la propria condizione e molti pensano che i politici dell'establishment siano gli unici a guadagnarci. Per questo cercano leader che sembrino persone vere, interessate alla vita quotidiana di chi li vota e non solo alla conquista di una carica.

Longwell, che è un'ex repubblicana uscita dal partito dopo la scalata di Trump, vede in questo lo stesso meccanismo del 2016. Allora gli elettori repubblicani guardarono ai Romney, ai McCain e ai Bush e li giudicarono troppo deboli, troppo attaccati a norme e procedure che i democratici non rispettavano comunque, così assunsero una palla da demolizione. Dieci anni dopo Longwell sente parlare così gli elettori democratici, che non si fidano più di Chuck Schumer, di Hakeem Jeffries e della vecchia guardia che ha lasciato che Trump prendesse il controllo del Paese.

La differenza è che i democratici non vogliono la politica del presidente e nemmeno la sua rottura sistematica delle regole. Vogliono la sua energia. Sono stanchi di un partito che manda l'equivalente di una lettera di protesta mentre la democrazia brucia. Allo stesso tempo non vogliono diventare ciò che detestano.

Il presidente ha trasformato il rapporto tra la Casa Bianca e il pubblico rendendolo diretto e inevitabile. Tra i comizi, gli interventi a Fox News e i messaggi su Truth Social si sa sempre cosa pensa di qualsiasi cosa, con chi ce l'ha e persino a che ora va a dormire (i post sono accompagnati dall'orario). Longwell precisa che questa è una constatazione e non un giudizio di valore. Gli elettori hanno la sensazione di conoscerlo e di essere dentro il movimento. Chi correrà per i democratici nel 2028 dovrà essere altrettanto presente culturalmente e costruire un rapporto diretto con gli elettori che salti quel che resta dei mediatori tradizionali.

Longwell individua quattro terreni su cui i repubblicani sono deboli. Il primo è l'immigrazione, che resta un punto di forza del presidente, visto che gli elettori continuano a fidarsi più dei repubblicani sul controllo delle frontiere. Esiste però uno scarto tra quello che volevano e quello che hanno ottenuto. Molti di loro chiedevano di colpire chi entra adesso e chi ha commesso reati, non di andare a prendere i bambini nelle scuole elementari. Non sono elettori favorevoli alle frontiere aperte, ma pensano che il presidente sia andato oltre e che tra forza e crudeltà ci sia una differenza.

Il secondo è la corruzione. Chi si aspettava che il presidente combattesse per loro scopre che sta soprattutto arricchendo la propria famiglia. L'aereo accettato dal governo del Qatar è l'esempio che ricorre più spesso nelle discussioni. Il terzo è il caso Jeffrey Epstein. Gli elettori di Trump ricordano che aveva promesso in campagna elettorale di pubblicare i documenti e non capiscono perché stia temporeggiando, con l'impressione che qualcuno resti davvero al di sopra della legge.

Il quarto è l'economia. Chi ha votato Trump nel 2024 dice che non sta facendo quello che aveva promesso per far scendere i prezzi. I giovani che gli avevano creduto quando prometteva di costruire la più grande economia della storia si sentono presi in giro. Il mercato del lavoro è tra le loro preoccupazioni principali. Il costo della vita resta la questione decisiva, anche mentre molte altre regole del comportamento elettorale cambiano.

Quando Longwell chiede agli elettori quali politici li entusiasmano, non sente nomi della vecchia guardia. Ricorrono quelli di Jon Ossoff, senatore della Georgia apprezzato per la capacità di essere sintetico, di Pete Buttigieg, considerato un comunicatore capace di andare anche nei programmi della destra, di Zohran Mamdani, sindaco di New York visto come un innovatore non legato al passato e quello di Alexandria Ocasio-Cortez (la deputata di New York). Nessuno di questi nomi appartiene a una sola area del partito: quello che li accomuna, agli occhi degli elettori, è l'autenticità e l'interesse per i problemi delle persone comuni, non la collocazione nell'eterna disputa tra centro e sinistra che appassiona gli addetti ai lavori.

I candidati democratici che avranno successo, sostiene Longwell, saranno quelli capaci di spiegare con chiarezza perché il movimento del presidente ha tradito i suoi elettori, insistendo sulle sue contraddizioni e sulle promesse non mantenute e di costruire un programma centrato sull'economia, sulle opportunità e su un piano concreto per migliorare la vita quotidiana degli americani. Il resto, dice, dipende da quanto in fretta i dirigenti del partito capiranno che le vecchie regole non valgono più.


In Nevada la sinistra democratica perde le sfide principali ma vince i seggi rimasti liberi


La sinistra del Partito Democratico ha ottenuto quest'anno importanti vittorie a New York, in New Jersey e a Washington, ma non è riuscita a replicarle in Nevada. Nelle primarie democratiche dello Stato molti candidati progressisti, spesso alla prima esperienza elettorale e con risorse economiche decisamente inferiori a quelle degli avversari, sono stati sconfitti nelle corse principali. I risultati migliori sono arrivati nei collegi e nelle cariche senza un uscente in cerca di rielezione, come ha ricostruito il Nevada Independent.

La sconfitta più netta è arrivata nella primaria per la carica di governatore, dove Alexis Hill, commissaria della contea di Washoe, ha perso di 40 punti contro il procuratore generale dello Stato Aaron Ford. Hill non si definisce progressista, ma aveva fatto proprie alcune proposte della sinistra del partito, tra cui asili nido gratuiti per tutti e una riforma del sistema fiscale, ottenendo l'appoggio della Progressive Leadership Alliance of Nevada (PLAN), la coalizione dei gruppi progressisti dello Stato. Sono stati sconfitti anche i candidati di sinistra che avevano sfidato i tre deputati democratici del Nevada alla Camera.

Chris Giunchigliani, ex commissaria della contea di Clark e seconda classificata nelle primarie democratiche per il governatore del 2018, ha spiegato al Nevada Independent che a Hill sono mancati soprattutto i finanziatori e la notorietà necessari per vincere. La sua campagna, ha aggiunto, è comunque servita a "costringere a discutere di valori progressisti" e a coinvolgere "persone nuove che non avevano mai davvero partecipato alla politica di partito".

Il quadro è stato però molto diverso nelle corse senza un candidato uscente in corsa per al rielezione. I candidati sostenuti dalla sinistra hanno conquistato quattro primarie per l'Assemblea statale, la camera bassa del Parlamento del Nevada. Hanno vinto lo sviluppatore di software Alex Pereszlenyi nel distretto 29, sostenitore di un sistema sanitario pubblico universale; la delegata sindacale Alexis Esparza nel distretto 1; l'insegnante di sostegno Kamilah Bywaters nel distretto 2; e l'ex attivista ambientalista Vinny Spotleson nel distretto 41. Tutti erano appoggiati dal PLAN, che per alcuni rappresentava il principale sostegno politico organizzato, mentre i loro avversari potevano contare sull'appoggio di esponenti già eletti e di organizzazioni sindacali.

Pereszlenyi attribuisce la propria vittoria soprattutto alla campagna porta a porta. Racconta che con gli elettori si è parlato molto più delle difficoltà quotidiane che di appartenenza ideologica, anche se uno dei suoi messaggi ricorrenti era che "non possiamo investire nella nostra comunità senza aumentare le entrate e senza far pagare alle aziende la loro giusta quota". Secondo Pereszlenyi, questo approccio gli ha permesso di compensare sia lo svantaggio nella raccolta fondi sia i più solidi legami sindacali degli avversari moderati. Tra i temi citati più spesso dagli elettori durante la campagna figuravano il costo della vita, la lotta all'Amministrazione del presidente Donald Trump e contro l'espansione dei data center.

Un altro successo è arrivato nella primarie per un seggio nella Commissione della contea di Clark, che amministra il territorio in cui si trova Las Vegas. Minja Yan ha vinto una competizione molto affollata, battendo tra gli altri Minddie Lloyd, ex repubblicana che aveva raccolto tre volte più fondi di lei e aveva ottenuto l'appoggio di due commissari uscenti. Nel video con cui aveva lanciato la candidatura, Yan prometteva di voler "sfidare lo status quo" e denunciava "l'influenza dei grandi soldi in politica". Durante la campagna elettorale, ha raccontato di avere incontrato molti elettori che chiedevano "qualcuno di nuovo". Diversi candidati ritengono inoltre di avere tratto vantaggio dall'impegno a non accettare contributi da aziende e PAC, i comitati che raccolgono e spendono denaro per le campagne elettorali.

Primarie democratiche

La sinistra democratica vince in Nevada solo dove non c’è un uscente


Nelle primarie del 9 giugno i candidati sostenuti dalla sinistra hanno conquistato cinque seggi su sei là dove nessuno era già in carica. Nelle cinque sfide a un uscente non ne hanno vinta nemmeno una.

Grafica di FocusAmerica Undici primarie democratiche, dall’Assemblea del Nevada alla Camera

La linea che divide i risultati

Seggi senza uscente
5 su 6
Corse vinte dai candidati della sinistra dove nessuno difendeva la propria carica: quattro seggi dell’Assemblea e uno nella commissione della contea di Clark.

Sfide a un uscente
0 su 5
Corse vinte contro chi era già in carica: nessuna, dall’Assemblea statale alla Camera dei rappresentanti.

Nessun momento Mamdani in Nevada: la sinistra passa quando il seggio è libero, si ferma quando deve rimuovere qualcuno.

Il tabellone

Undici corse, una regola sola


Quota di voto del candidato sostenuto dalla sinistra (in blu), del suo principale avversario (in grigio) e degli altri concorrenti. Tocca una riga per il dettaglio.


Senza uscente: Alexis Esparza (Assemblea 1) 44%, Kamilah Bywaters (Assemblea 2) 59%, Alex Pereszlenyi (Assemblea 29) 38%, Vinny Spotleson (Assemblea 41) 43% e Minja Yan (commissione della contea di Clark, distretto F) 38% hanno vinto; Maria Teresa Hank (Assemblea 9) si è fermata al 41%. Contro un uscente: Christian Solomon 43%, Shaun Navarro 40%, Val Thomason 37%, James Lally 20% e Joy Hoover 13% hanno perso tutti.

La corsa statale

Nella primaria per governatore il divario è stato di quasi quaranta punti

Aaron Ford procuratore generale63%

118.825 voti

Alexis Hill commissaria di Washoe24%

44.842 voti

39 punti di scarto
Hill aveva l’appoggio di PLAN, la coalizione progressista dello Stato. Le sono mancati finanziatori e notorietà.

I soldi

Il denaro pesa, ma non decide da solo


Rapporto tra i fondi raccolti dal candidato della sinistra e quelli del suo avversario nelle due corse per la commissione della contea di Clark.

L’elettorato

Come si definiscono i democratici del Nevada


Quota di elettori delle primarie democratiche dello Stato per autocollocazione politica.

Nel 2024 il Nevada ha votato per il candidato repubblicano alla presidenza per la prima volta in vent’anni. La componente più numerosa dell’elettorato registrato dello Stato non dichiara alcuna affiliazione di partito.

«I seggi liberi sono più facili da vincere che far fuori un uscente»

Maggie Carlton, ex deputata dell’Assemblea del Nevada, al Nevada Independent

Fonte: risultati ufficiali delle primarie del 9 giugno 2026, Segretario di Stato del Nevada, e The Nevada Independent. Dati sull’elettorato: Third Way, 2026. Quote di voto arrotondate all’unità.

Il peso dei candidati uscenti e dell'establishment


In molte altre competizioni locali, però, la sinistra è stata sconfitta. Maria Teresa Hank, assistente di volo sostenuta dal PLAN, ha perso nel distretto 9 dell'Assemblea contro Ryan Hampton, attivista impegnato nel campo del recupero dalle dipendenze. Due membri dei Democratic Socialists of America (DSA), l'organizzazione socialista statunitense, hanno cercato senza successo di spodestare due deputate uscenti: Shaun Navarro è stato battuto da Hanadi Nadeem e Val Thomason ha perso contro Venise Karris per la seconda tornata elettorale consecutiva. Christian Solomon ha invece ottenuto il 43% contro Jim Gibson, commissario della contea di Clark eletto per la prima volta nel 2018, pur avendo raccolto soltanto un decimo dei fondi del suo avversario.

Navarro, presidente della sezione di Las Vegas dei DSA, ha detto al Nevada Independent che "la politica del Nevada è piuttosto rigida" e che il problema, non solo per la sua organizzazione ma per i progressisti in generale, è la mancanza di una solida infrastruttura politica. La lezione, secondo lui, è concentrare le risorse limitate su una sola competizione alla volta.

Anche nelle primarie per il Congresso i candidati sostenuti dall'establishment hanno vinto quasi ovunque. James Lally, medico che ha autofinanziato la propria campagna, ha ottenuto più del doppio dei voti di qualsiasi altro sfidante della deputata Susie Lee, ma è stato comunque sconfitto con un margine molto ampio. Il milionario Greg Kidd, che si presentava come un outsider e aveva adottato diverse parole d'ordine progressiste, è rimasto molto distante da Teresa Benitez-Thompson, ex capogruppo della maggioranza all'Assemblea statale e sostenuta dal PLAN. Gli sfidanti della deputata Dina Titus sono stati battuti con margini ancora più ampi.

Maggie Carlton, ex deputata dell'Assemblea ed ex iscritta alla Culinary Union, il potente sindacato dei lavoratori della ristorazione e dell'industria alberghiera di Las Vegas, ritiene che i progressisti potranno vincere soltanto costruendo alleanze più ampie, in particolare con i sindacati e con gli esponenti democratici già in carica. "I seggi liberi sono più facili da vincere che far fuori un uscente", ha spiegato al Nevada Independent, aggiungendo che in alcuni casi può essere più efficace collaborare con chi occupa già una carica e prepararsi a subentrargli quando si ritirerà.

Un Partito Democratico ancora dominato dalla "Reid Machine"


Nel 2024 il Nevada ha votato per il candidato repubblicano alla presidenza per la prima volta in vent'anni e da allora i democratici non hanno fatto altro che discutere su come ricostruire la propria coalizione. I moderati sostengono che negli Stati in bilico la strategia più efficace sia puntare su candidati centristi, concentrati soprattutto sull'economia anziché sull'immigrazione e sui diritti civili. I progressisti condividono la centralità attribuita ai problemi economici, ma propongono soluzioni molto diverse.

In Nevada, però, gran parte del potere interno al partito rimane nelle mani della cosiddetta "Reid Machine", ovvero la rete politica costruita attorno all'ex leader democratico del Senato Harry Reid e che da anni esercita una forte influenza sul Partito Democratico del Nevada. I progressisti hanno già cercato in passato di contendere a questa struttura il controllo del partito, ma senza riuscirci.

Gli elettori di Las Vegas e del Nevada sono mediamente più moderati di quelli di altre grandi città e di alcuni altri Stati in bilico, secondo gli studi citati dal Nevada Independent. La componente più numerosa dell'elettorato registrato è costituita dagli indipendenti: negli Stati Uniti, al momento dell'iscrizione alle liste elettorali, gli elettori possono indicare un'affiliazione partitica, ed in Nevada la quota maggiore di coloro che si registra sceglie di non dichiararne alcuna. Una ricerca del centro studi centrista Third Way ha rilevato che il 54% dei democratici dello Stato si considera moderato o liberal, mentre soltanto il 27% si definisce progressista o socialista.

Non a caso, anche alcune candidate che hanno impostato la campagna su toni anti-establishment evitano proprio l'etichetta di "progressista". Hill ha detto di essere "molto onorata" dell'appoggio del PLAN e degli altri gruppi della sinistra, ma di non amare quella definizione, "soprattutto in uno Stato così pieno di indipendenti". Anche Yan ha evitato di descriversi come progressista, limitandosi a dire che le sue proposte si collocano "probabilmente più dal lato progressista". Secondo lei, è arrivato invece il momento che gli eletti si concentrino sul merito delle politiche anziché sui giochi di partito.


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"Non è una guerra": il caso delle indennità negate a un militare morto in guerra contro l'Iran


L'Aeronautica ha detto alla vedova del maggiore Alex Klinner che non le spettavano indennità aggiuntive perché il Congresso non aveva dichiarato guerra, salvo poi correggersi.

L’Aeronautica militare statunitense aveva inizialmente comunicato a Libby Klinner che al marito, il maggiore Alex Klinner, non spettavano le indennità legate al servizio in combattimento perché il Congresso non aveva mai dichiarato formalmente guerra all’Iran. Una spiegazione che i funzionari hanno poi riconosciuto come errata: quei compensi non dipendono da una dichiarazione di guerra e risultavano già inclusi, sebbene registrati in modo inesatto, nell’ultima busta paga del militare.

Klinner, 33 anni, era uno dei sei membri dell’equipaggio di un aereo cisterna KC-135 precipitato nell’Iraq occidentale il 12 marzo durante l’operazione Epic Fury, la campagna militare americana contro l’Iran. Dall’inizio del conflitto, poco più di sei mesi fa, sono morti 18 militari americani e oltre 790 sono rimasti feriti, secondo l’ultimo aggiornamento del Pentagono.

“Mio marito ha perso la vita perché siamo in guerra. E poi mi è stato detto che, siccome tecnicamente non è una guerra, non otterremo un’indennità in più”, ha dichiarato la vedova all’Associated Press. “È tutta una questione di principio”. Secondo le prime informazioni ricevute dalla famiglia, erano stati esclusi l’indennità per pericolo imminente, il compenso per l’esposizione al fuoco nemico e le agevolazioni fiscali previste per il servizio in una zona di combattimento.

Dopo che il suo sfogo online è diventato virale, l’Aeronautica ha però chiarito che l’ultimo stipendio del maggiore comprendeva sia la cosiddetta “paga di combattimento”, pari a 225 dollari al mese, sia le agevolazioni fiscali. I funzionari hanno ammesso di aver fornito informazioni inesatte alla famiglia e spiegato che il compenso era stato registrato sotto una voce errata. Il diritto alle diverse indennità dipende da fattori come il luogo di servizio e il tipo di missione: condizioni che possono cambiare nel corso dell’anno e rendere più complessa la gestione delle buste paga.

Il Pentagono corregge il tiro


"Questa esperienza mi ha fatto capire quanto possa essere difficile per una famiglia in lutto orientarsi tra classificazioni, terminologia e procedure amministrative proprio nel momento in cui si è meno attrezzati per farlo", ha detto Klinner in una nota. "Nessuna famiglia Gold Star dovrebbe diventare esperta di linguaggio burocratico per capire a cosa ha diritto". Negli Stati Uniti, l'espressione Gold Star indica i familiari di militari morti durante il servizio.

Il Pentagono ha fatto sapere di continuare a "piangere la tragica perdita" del maggiore John "Alex" Klinner e che i suoi funzionari hanno contattato la famiglia per verificare che abbia ricevuto tutto ciò che le spetta. "Siamo impegnati a garantire alla moglie e ai figli del maggiore Klinner un sostegno continuo e senza interruzioni", ha scritto online Anthony Tata, sottosegretario alla Difesa per il personale e la prontezza operativa.

Vance e Trump evitano la parola "guerra"


Intanto giovedì, alla Casa Bianca, il vicepresidente JD Vance, interpellato sul caso, ha detto di voler essere "il più utile possibile" e di volersi assicurare che la vedova riceva tutto ciò che le spetta. Rispondendo a un'altra domanda, però, ha evitato di definire "guerra" le operazioni americane in corso contro l'Iran, sostenendo che non vi sia "alcun combattimento in corso": Stati Uniti e Israele, ha osservato, hanno condotto raid aerei senza inviare truppe di terra nel Paese.

Il presidente Donald Trump ha più volte usato in passato la parola guerra parlando delle operazioni militari contro l'Iran, ma venerdì si è schierato con il suo vicepresidente, descrivendo i raid americani come "intermittenti". "Molti non la chiamano guerra. Io la chiamo conflitto militare, perché per noi è roba da poco", ha detto il presidente. "Non è una cosa grossa".

Alcune famiglie di militari accusano anche il Pentagono di minimizzare la gravità delle ferite riportate dai loro parenti e di non considerarli feriti in combattimento, un'accusa respinta dal Dipartimento della Difesa. Le autorità militari sono in genere lente a comunicare il numero complessivo dei feriti, anche perché il Comando Centrale degli Stati Uniti non è tenuto a diffondere sistematicamente questi dati, soprattutto quando il personale torna in servizio poco dopo. Alcuni conteggi indipendenti, che comprendono anche casi esclusi dal registro ufficiale delle perdite, indicano però oltre 900 feriti.


Iran, la guerra riesplode: raid, rappresaglie e truppe americane fino al 2027


L'Iran ha risposto nella notte tra martedì e mercoledì ai nuovi raid americani lanciando missili e droni contro le basi che ospitano truppe statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrein. Lo ha fatto ignorando l'avvertimento del presidente, che poche ore prima aveva scritto sui social che qualsiasi rappresaglia sarebbe stata "colpita di nuovo a un livello molto più duro e più alto". Sei mesi dopo l'inizio della guerra, il conflitto tra Stati Uniti e Iran è tornato a scaldarsi su tutti i fronti: quello militare nello Stretto di Hormuz, quello economico delle sanzioni, quello informatico contro le infrastrutture americane e quello politico a Washington, dove il Pentagono perde pezzi e i repubblicani cominciano a criticare il segretario alla Difesa Pete Hegseth.

Martedì sera gli Stati Uniti hanno colpito circa 100 obiettivi lungo la costa meridionale dell'Iran: siti di difesa aerea, radar, sistemi per la posa di mine e altre installazioni. Il Comando Centrale americano, il comando militare responsabile del Medio Oriente, ha spiegato che i raid erano una risposta ai tentativi iraniani di attaccare navi commerciali nello Stretto di Hormuz e militari americani nella regione. Le ostilità erano riprese domenica, dopo circa un mese di relativa calma, con l'attacco americano ai lanciatori sull'isola di Larak che, secondo Washington, stavano per disperdere mine nello stretto. L'Iran aveva risposto con missili balistici contro una base in Giordania, otto dei quali intercettati secondo il presidente. Martedì è arrivato il secondo raid americano in tre giorni. Lunedì, intanto, due petroliere nello stretto erano state colpite da proiettili di origine non identificata.

Teheran sostiene che i raid di martedì abbiano colpito anche una festa di matrimonio in una casa di Sirik, città costiera nel sud del paese. La Mezzaluna Rossa iraniana ha parlato di almeno quattro morti e 67 feriti, un bilancio che potrebbe salire. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha scritto su X che "più pericolosa della bomba stessa è la normalizzazione del bombardamento" e che l'Iran "risponderà a questi crimini selvaggi con fermezza", paragonando l'episodio all'attacco contro una scuola elementare a Minab nelle prime settimane di guerra, che uccise circa 120 bambini ed è ancora oggetto di un'inchiesta militare americana. Il Comando Centrale ha negato di aver colpito civili.

La rappresaglia iraniana è arrivata nella notte. L'esercito giordano ha riferito di aver affrontato 13 missili balistici: dieci sono stati distrutti e tre sono caduti in zone remote, senza vittime. La Giordania ospita circa 4.000 militari americani ed è già stata più volte bersaglio dell'Iran. Anche Kuwait e Bahrein hanno detto di aver respinto attacchi con missili e droni. Il Kuwait ha segnalato nuove minacce anche nelle prime ore di giovedì. Il ministero degli Esteri iraniano ha chiesto ai paesi della regione di impedire agli Stati Uniti di usare il loro territorio per gli attacchi. Mercoledì sera gli Stati Uniti non hanno annunciato nuovi raid.

Il presidente ha detto mercoledì ai giornalisti che la campagna di bombardamenti non durerà "troppo a lungo" e che l'esercito è pronto a colpire di nuovo "in qualsiasi momento vogliamo". Nelle stesse ore però ha alternato toni molto diversi. Martedì sera, dopo i raid, ha scritto sui social di non avere alcun interesse a un accordo con Teheran ("non potrebbe importarmene di meno se firmano un accordo") e ha rilanciato l'appello agli iraniani a ribellarsi al regime, lo stesso che aveva fatto all'inizio della guerra prima di ammettere che era un obiettivo irrealistico. Ha minacciato "l'attacco più grande di tutti", dopo il quale "resterà ben poco della Repubblica Islamica dell'Iran". Mercoledì mattina ha chiesto ai suoi follower se lo Stretto di Hormuz debba essere ribattezzato "Trump Strait".

La Casa Bianca continua a dire che l'obiettivo resta un accordo negoziato, a partire dalla rinuncia iraniana al programma nucleare, un risultato che sei mesi di guerra non hanno ottenuto. Il memorandum d'intesa provvisorio firmato a giugno è saltato e nessuna delle due parti ha mostrato di voler tornare al tavolo.

Secondo un'analisi del New York Times, il copione del presidente si ripete da mesi: prima l'annuncio che l'Iran è militarmente sconfitto e in rovina economica, poi la minaccia di un attacco apocalittico quando Teheran non cede. Matthew Bartlett, stratega repubblicano e funzionario del dipartimento di Stato nella prima amministrazione Trump, ha detto al giornale che la strategia "è stata ripetere sempre la stessa cosa" e che gli Stati Uniti sono stati "esposti per la mancanza di un piano per vincere o uscire da questa guerra". Michael Froman, presidente del Council on Foreign Relations, ha riconosciuto che l'Iran è oggi molto più debole di qualche anno fa: nelle prime settimane gli Stati Uniti hanno ucciso la guida suprema Ali Khamenei e distrutto gran parte della marina iraniana. Il problema, ha spiegato, è la guerra asimmetrica: un paese con una capacità militare molto ridotta può comunque paralizzare l'economia mondiale controllando lo Stretto di Hormuz.

Il petrolio lo conferma. Il Brent ha superato i 95 dollari al barile ed è salito di circa il 7 per cento in una settimana e del 57 per cento dall'inizio dell'anno, con il diesel negli Stati Uniti vicino ai massimi da quattro anni. Il rincaro dell'energia ha contribuito alla recente ondata di vendite sui mercati obbligazionari mondiali. Durante il mese di tregua i transiti di greggio attraverso Hormuz erano risaliti a circa la metà dei livelli prebellici, un recupero che i nuovi scontri rischiano di interrompere.

L'amministrazione punta tutto sul blocco navale dei porti iraniani e sull'"Economic D-Day" annunciato la settimana scorsa dal segretario al Tesoro Scott Bessent, ribattezzato "Operation Economic Outcast" e presentato come la più grande offensiva finanziaria mai lanciata contro un avversario. L'inflazione in Iran ha superato l'80 per cento, la valuta è crollata e la disoccupazione è esplosa. Bessent ha detto questa settimana che i leader iraniani sono "in preda al panico" e finiranno per negoziare. Ma i partner commerciali dell'Iran finora hanno ignorato le minacce di Washington: la Cina continua a comprare petrolio iraniano e a fornire materie prime e tecnologia, mentre Vladimir Putin ha promesso proprio questa settimana che la Russia continuerà a sostenere Teheran. Il presidente ha detto in privato ai suoi collaboratori che la pressione economica costringerà il regime a smantellare il programma nucleare o a crollare.

La storia delle sanzioni suggerisce cautela. Un'analisi del Wall Street Journal ricorda che Cuba resiste a un embargo americano da oltre sessant'anni, che la Corea del Nord ha imparato a finanziarsi rubando criptovalute e mandando soldati al fronte russo. Il Pil della Russia è sceso solo dell'1,4 per cento nel primo anno di sanzioni dopo l'invasione dell'Ucraina, per poi tornare a crescere. Dove i regimi sono caduti, come in Venezuela con la cattura di Nicolás Maduro a gennaio o in Siria con la fuga di Bashar al-Assad, è servita la forza militare, non la pressione economica. L'Iran ha decenni di esperienza nell'aggirare le sanzioni, ha aumentato gli scambi con i paesi confinanti e ha costruito con la Cina un sistema finanziario parallelo che aggira le banche occidentali. "Che gli Stati Uniti possano infliggere dolore è scontato", ha detto al Wall Street Journal l'economista Djavad Salehi-Isfahani della Virginia Tech, "la mia sensazione è che queste pressioni non porteranno il governo iraniano a scendere a compromessi".

Nel frattempo il Pentagono si prepara a una guerra lunga. Il Wall Street Journal ha rivelato che Hegseth sta prolungando le missioni delle truppe in Medio Oriente fino al 2027, in modo da mantenere i 50.000 militari nella regione e lasciare al presidente tutte le opzioni, compresa un'escalation. Nelle acque del Medio Oriente ci sono 19 navi da guerra, tra cui due portaerei e 13 cacciatorpediniere. Le unità di difesa aerea dell'esercito, quelle che abbattono missili e droni iraniani, sono passate da nove a dodici mesi di missione. Alcune unità trasferite dall'Europa e dal Pacifico sono in zona da più di un anno. La portaerei Gerald R. Ford è rimasta in mare 11 mesi, la missione più lunga dalla fine della Guerra Fredda. La Theodore Roosevelt si prepara a un dispiegamento più lungo del normale.

I combattimenti impediscono alla marina di rifornirsi nella regione, così le navi dipendono dalla remota base di Diego Garcia nell'Oceano Indiano, con meno posta, meno pacchi e meno scali per gli equipaggi. In una lettera alle famiglie vista dal giornale, i comandanti della 82ª divisione aviotrasportata hanno avvertito che i paracadutisti potrebbero restare in Medio Oriente fino al 2027.

Tom Karako, direttore del programma di difesa missilistica del Center for Strategic and International Studies, ha detto al Wall Street Journal che le missioni prolungate rischiano di logorare le truppe, ritardare la manutenzione e frenare la modernizzazione. Bryan Clark, ex alto ufficiale della marina oggi all'Hudson Institute, ha spiegato che tenere le portaerei nella regione significa "puntare tutto sull'Iran come centro della postura militare del prossimo anno", rinunciando alla presenza in altre aree del mondo. I generali avevano già avvertito Hegseth che la guerra sta logorando le forze armate. Sempre secondo il Wall Street Journal, il presidente discute in privato con i suoi collaboratori se dichiarare finita la guerra, un'idea che dice di preferire, mentre i consiglieri lo avvertono che un'escalation oltre gli attuali scambi di colpi potrebbe compromettere le chance repubblicane alle midterm di novembre.

Lunedì sera si è dimesso il segretario dell'Esercito Dan Driscoll, l'ultimo di almeno quattro alti funzionari della Difesa usciti dal Pentagono da aprile. L'Esercito è rimasto senza un segretario civile e senza un capo di stato maggiore confermati dal Senato: Hegseth ad aprile aveva chiesto le dimissioni del generale Randy George, alleato di Driscoll. Da allora ha allontanato almeno altri tre ufficiali considerati possibili successori. In servizio attivo restano solo cinque generali a quattro stelle, il numero più basso da decenni. Una fonte vicina a Driscoll ha detto a MS NOW che il segretario si era lamentato con l'amministrazione del fatto che Hegseth bloccava la riforma dell'Esercito licenziando i generali che ne erano responsabili.

Le critiche adesso arrivano anche dai repubblicani. Mike Rogers, presidente della commissione Forze armate della Camera, ha detto a MS NOW di essere "stanco di tutto questo ricambio" e ha risposto "sì" a chi gli chiedeva se ci fosse un vuoto di leadership al Pentagono. Don Bacon, deputato del Nebraska ed ex generale dell'aeronautica, ha detto che Driscoll "riflette l'opinione di molti di noi che il segretario ha esagerato con i licenziamenti", senza mai dare spiegazioni. Ha avvertito che così Hegseth perde credito presso un Congresso a cui poi chiede voti e fondi. Il senatore Mike Rounds ha detto che i senatori al rientro a Washington si chiederanno "dov'è la leadership". Lo speaker Mike Johnson e il presidente della commissione Esteri Brian Mast hanno invece difeso Hegseth, dicendo di fidarsi delle sue scelte sul personale. Il democratico Gregory Meeks ha chiesto le dimissioni del segretario. Uno degli argomenti a favore di Hegseth era proprio che il Pentagono ha bisogno di stabilità durante la guerra. Il continuo ricambio ai vertici, causato in buona parte dalle sue decisioni, lo indebolisce.

L'Iran prova a colpire anche a distanza. Secondo NBC News, nelle ultime settimane hacker iraniani hanno preso di mira gli acquedotti americani e poi anche le telecomunicazioni, l'energia e altre infrastrutture, concentrandosi sui sistemi automatizzati collegati a internet. I tentativi finora non sono riusciti. Domenica un canale Telegram che si presenta come voce delle operazioni informatiche iraniane, APT IRAN, ha annunciato che "presto gli Stati Uniti assisteranno a eventi inattesi e critici" nei settori dell'energia, dell'acqua e delle telecomunicazioni, senza però fornire prove di attacchi riusciti.

L'FBI sta indagando su un'ondata di attacchi agli acquedotti municipali in almeno sette Stati, con più di 30 impianti presi di mira nel solo Minnesota, senza gravi interruzioni né contaminazioni. Ad agosto un attacco informatico attribuito all'Iran ha fermato per quattro giorni una centrale elettrica britannica. La CISA, l'agenzia federale per la sicurezza informatica, ha avvertito che gli hacker usano l'intelligenza artificiale per generare script di attacco contro i sistemi di controllo industriale, abbassando drasticamente le competenze necessarie. L'amministrazione ha tagliato circa un terzo del personale della CISA e i democratici sostengono che i tagli rendono le infrastrutture più vulnerabili.


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L'Iran alza la posta, la guerra corre sulle rotte del petrolio


Teheran torna a minacciare lo Stretto di Hormuz, gli Houthi colpiscono gli impianti di raffinazione sauditi e Washington studia come raggiungere i siti nucleari più profondi. Intanto il greggio sale e cresce il peso politico del caro energia.

La guerra tra Stati Uniti e Iran sta entrando in una fase più pericolosa, nella quale il confronto militare, il controllo delle rotte petrolifere e la pressione economica si intrecciano sempre più strettamente. Teheran ha segnalato di essere pronta ad alzare il livello dello scontro, gli Houthi hanno colpito infrastrutture energetiche saudite e Washington sta valutando come neutralizzare impianti nucleari iraniani scavati tanto in profondità da mettere alla prova anche le più potenti bombe antibunker americane. Sullo sfondo, il petrolio resta uno dei principali strumenti — e uno dei principali costi — della guerra in corso

Hormuz, petroliere e attacchi all'Arabia Saudita


Martedì le Forze Armate statunitensi hanno annunciato di avere distrutto 5 petroliere iraniane in risposta al tentativo di colpire un'unità della Marina americana. Nel fine settimana Washington ne aveva già attaccate altre 4, una delle quali al largo dell'isola di Kharg. Teheran aveva intanto rivendicato un nuovo attacco missilistico contro una base utilizzata dalle forze statunitensi in Giordania.

Il presidente del Parlamento e capo negoziatore iraniano Mohammed Bagher Ghalibaf aveva avvertito che l'epoca delle "risposte proporzionate" agli attacchi americani era finita e che gli attacchi contro le basi statunitensi nella regione erano "solo l'inizio". Allo stesso momento Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ha annunciato la creazione di una zona interdetta che dovrebbe comprendere lo Stretto di Hormuz e parte del Golfo Persico.

Negli ultimi dieci giorni, tramite lo Stretto di Hormuz, sono transitate in media circa 10 navi commerciali al giorno, il livello più basso da maggio. Secondo Farzan Sabet, analista del Geneva Graduate Institute citato dal New York Times, Teheran potrebbe ora cercare di riprendere l'iniziativa intensificando lo scontro senza arrivare necessariamente a una nuova guerra aperta, nel tentativo di far salire il prezzo mondiale del petrolio ed alzare così la pressione sul presidente americano.

La pressione si è estesa anche all'altra grande via d'uscita del greggio dalla penisola arabica. Gli Houthi hanno lanciato martedì un'ondata di missili e droni contro il sud dell'Arabia Saudita, ferendo 73 persone e provocando incendi in impianti petroliferi e strutture di servizio. Gli attacchi hanno interessato Abha, Jazan, Najran e Khamis Mushait. Il Ministero saudita dell'Energia ha sospeso temporaneamente le operazioni negli impianti coinvolti e, dopo l'annuncio, il Brent è salito di circa un dollaro, fino a 98 dollari al barile.

Il portavoce militare degli Houthi Yahya Saree ha indicato tra gli obiettivi il polo industriale e logistico di Jazan, impianti di Aramco a Najran e Abha e la base aerea King Khalid. Nella stessa regione si trova la raffineria di Jazan, che ha una capacità di circa 400.000 barili al giorno.

Gli Houthi cercano da settimane di mettere sotto pressione la rotta del Mar Rosso e dello Stretto di Bab el Mandeb, diventata ancora più importante per l'Arabia Saudita da quando il traffico attraverso Hormuz è stato drasticamente ridotto. L'escalation ha ormai fatto saltare la tregua che aveva sostanzialmente retto per quattro anni in Yemen e rischia di riaprire pienamente una guerra civile iniziata nel 2014.

Il petrolio sale, e salgono anche gli investimenti di Trump


L'aumento dei prezzi dell'energia ha avuto anche una conseguenza politicamente delicata a Washington. Secondo un'analisi di CNBC, le nove maggiori partecipazioni di Donald Trump in società petrolifere e del gas hanno portato al presidente guadagni tra 1,5 e 4,4 milioni di dollari tra il 27 febbraio, vigilia della guerra, e il 31 agosto.

Le società in questione sono Chevron, ConocoPhillips, Exxon Mobil, Kinder Morgan, Marathon Petroleum, Occidental Petroleum, Phillips 66, Valero Energy e Williams Companies. I conti del presidente hanno continuato a operare su questi titoli durante il conflitto, con acquisti e almeno 23 vendite fino al 29 giugno, ultima data per la quale sono disponibili comunicazioni.

Alcune operazioni sono avvenute in momenti particolarmente sensibili per il mercato. Ad esempio il 2 marzo, primo giorno di contrattazioni dopo l'attacco statunitense-israeliano all'Iran, dai conti del presidente sono partiti acquisti di azioni di otto società energetiche, compreso un investimento in Exxon compreso tra 100.000 e 250.000 dollari. Il 23 marzo, dopo che Trump aveva rinviato attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane facendo scendere il Brent di quasi l'11%, risultano 16 acquisti e nessuna vendita.

Il 7 aprile da uno dei conti del presidente è partito un ordine di vendita tra 500.000 dollari e un milione di dollari di azioni Exxon poco più di due ore e mezza prima che Trump annunciasse una tregua di due settimane con Teheran. Il giorno successivo il titolo ha aperto in calo di oltre il 6%.

CNBC sottolinea però di non avere trovato prove che Trump o i gestori del suo patrimonio abbiano effettuato operazioni sulla base di informazioni riservate sulle decisioni presidenziali, né che gli interessi finanziari personali abbiano influenzato la politica dell'Amministrazione Trump. La Casa Bianca sostiene inoltre che né Trump né i suoi familiari possono impartire istruzioni ai gestori, ai quali sarebbero affidate tutte le decisioni di investimento.

La questione resta comunque delicata perché il presidente continua a conoscere la composizione generale del proprio patrimonio. Scott Greytak, di Transparency International U.S., sostiene che un conto a gestione discrezionale non equivalga certo a un blind trust e non elimini quindi il potenziale conflitto tra decisioni pubbliche e interessi privati.

La guerra ha intanto trasformato i bilanci delle compagnie energetiche. Le nove società presenti nel portafoglio presidenziale hanno chiuso il secondo trimestre con 47,6 miliardi di dollari di utili complessivi, circa tre volte i 15,9 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025. Exxon e Chevron da sole hanno prodotto 26,6 miliardi di profitti.

Secondo la Commissione Economica congiunta del Congresso, a fine 2025 Trump ha dichiarato di aver investito tra 12,5 e 45,6 milioni di dollari in titoli petroliferi e del gas ed al 17 agosto il valore era salito a una forbice compresa tra 17,2 e 61,1 milioni. La minoranza democratica della Commissione stima, allo stesso tempo, che dall'inizio della guerra gli americani abbiano speso 71,5 miliardi di dollari in più per la benzina, circa 604 dollari per famiglia. Sono stime politicamente contestate, ma mostrano quanto il prezzo dell'energia sia ormai diventato parte centrale del dibattito interno sulla guerra.

Pickaxe Mountain, il bersaglio finora risparmiato


Mentre il conflitto si allarga alle infrastrutture energetiche e torna acceso il dibattito sui conflitti di interesse di Trump, resta aperto anche il problema che aveva contribuito a innescare questa guerra: il programma nucleare iraniano. Un'analisi di sei anni di immagini satellitari del Center for Strategic and International Studies, condivisa con CNN, indica una forte accelerazione dei lavori a Pickaxe Mountain, il sito sotterraneo costruito a circa due km dal complesso nucleare di Natanz.

L'impianto, conosciuto in persiano come Kuh-e Kolang Gaz La, è osservato da tempo dalle intelligence occidentali e israeliane. Secondo gli analisti del CSIS potrebbe essere destinato all'assemblaggio di centrifughe, all'arricchimento dell'uranio oppure ad attività collegate alla possibile costruzione di un'arma atomica, come la conversione dell'uranio in metallo. L'intelligence israeliana ritiene possibile che Teheran intenda trasferirvi centrifughe.

Le immagini raccolte nel 2026 mostrano che i lavori sembrano essere passati dallo scavo dei tunnel alla costruzione interna e al rafforzamento degli accessi, con nuove strade asfaltate e un traffico di mezzi mai osservato prima nell'area. Il cantiere ancora attivo suggerisce tuttavia, secondo gli stessi analisti, che il sito probabilmente non sia ancora in grado di arricchire uranio, ammesso che quella sia effettivamente la sua funzione.

Pickaxe è anche uno dei pochi grandi siti nucleari iraniani non ancora colpiti dagli Stati Uniti. Trump ha minacciato più volte un attacco, affermando recentemente che Washington potrebbe colpirlo "molto presto".

Il problema è soprattutto tecnico. La profondità dei tunnel e il granito della montagna potrebbero rendere insufficiente persino la Massive Ordnance Penetrator, la più potente bomba anti bunker convenzionale dell'arsenale americano. Nel giugno 2025, durante l'operazione Midnight Hammer, il Pentagono aveva già dovuto limitarsi a seppellire gli ingressi di una parte del complesso nucleare di Isfahan perché riteneva di non poter distruggere le strutture più profonde.

Pochi giorni prima dell'inizio dell'attuale guerra, la Defense Threat Reduction Agency del Pentagono ha autorizzato con procedura d'urgenza un contratto da 1,2 milioni di dollari per ripristinare un impianto sotterraneo di prova nel poligono di White Sands, in New Mexico. Il sito, anch'esso scavato nel granito, viene utilizzato per studiare gli effetti delle armi contro obiettivi sepolti in profondità.

Tre fonti hanno riferito a CNN che il test era collegato proprio al conflitto con l'Iran e alla ricerca di un sistema capace di raggiungere strutture più profonde di quelle che Washington può oggi distruggere con certezza. Le immagini satellitari mostrano lavori a White Sands cominciati a metà febbraio e proseguiti fino a marzo, ma CNN non ha potuto verificare se il test previsto sia stato effettivamente eseguito.

L'aeronautica statunitense sta già sviluppando una bomba penetrante di nuova generazione destinato a sostituire l'ordigno attuale. Il prototipo è stato commissionato nel settembre 2025 e il Pentagono ha intensificato negli ultimi mesi la pianificazione.

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Fetterman appare a sorpresa alla convention repubblicana e dice che rifiuterà "gli estremi del socialismo"


Il senatore democratico della Pennsylvania è comparso in un video alla serata di apertura della convention di Trump a Dallas. Duri i suoi compagni di partito, lui esclude di cambiare casacca.

Il senatore democratico John Fetterman è apparso a sorpresa in un video di 65 secondi nella serata di apertura della convention repubblicana di midterm, andata in scena mercoledì a Dallas. "Sì, sono un democratico. Perché sono qui a parlarvi oggi?" ha detto il senatore della Pennsylvania nel filmato, girato davanti a un'acciaieria del suo Stato. Fetterman si è presentato come un "democratico di buon senso" che "rifiuterà sempre gli estremi del socialismo".

Nel video Fetterman ha introdotto David McCormick, l'altro senatore della Pennsylvania, repubblicano, dicendo che i due avrebbero continuato a lavorare insieme "e a lavorare con il presidente Trump e a difendere lo stile di vita dell'acciaio". Il filmato è durato 65 secondi ed è stato proiettato davanti alla platea riunita a Dallas.

Based John Fetterman 👊🏻 pic.twitter.com/VtEf1Lmw9N
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) September 9, 2026


La comparsa di un democratico a una manifestazione costruita per rilanciare il Partito Repubblicano arriva a poche settimane dal voto di novembre, quando i repubblicani proveranno a difendere le loro maggioranze risicate al Congresso. È un regalo per il presidente e un problema per i democratici, che stanno cercando di concentrare le ultime settimane di campagna sull'impopolarità di Trump e delle sue politiche. Le parole di Fetterman rafforzano invece l'argomento centrale dei repubblicani, cioè che i democratici siano estremisti e socialisti ai quali non si può affidare il governo del paese. L'intervento ha anche ravvivato una convention altrimenti povera di sorprese, che molti candidati repubblicani nelle sfide più incerte hanno deciso di saltare per prendere le distanze da un presidente in difficoltà nei sondaggi.

Tra i democratici della Pennsylvania la reazione è stata di rabbia. L'ex deputato Conor Lamb, che Fetterman battè nelle primarie del 2022 per il Senato, ha detto che il video aveva "tutta la persuasività di un telegiornale nordcoreano". Lamb è uno dei diversi democratici dello Stato che stanno valutando una candidatura al Senato nel 2028, quando il seggio di Fetterman tornerà in palio, e ha aggiunto che i dirigenti locali del partito "hanno già dato per scontato che Fetterman non sia un fattore" nella prossima corsa.

Il deputato Chris Deluzio, anche lui della Pennsylvania occidentale, ha accusato il senatore di rendere "più difficile" la vittoria dei democratici a novembre, perché lascia intendere che esista un sostegno bipartisan al presidente. "Se i repubblicani lo vogliono, se lo prendano", ha detto Deluzio, che pure sta pensando a una candidatura nel 2028. "Questo tizio non sarà più senatore dopo il 2028." Il vicegovernatore Austin Davis, altro possibile candidato, ha detto che Fetterman non ha capito il momento politico: "C'è un tempo e un luogo per la bipartisanship, ma non è questo".

Poche ore dopo il video, Fetterman ha provato a spegnere le voci sul suo futuro con una dichiarazione al Washington Sun. "Sono un democratico di sempre che vota in larga maggioranza con il suo partito e, se il Senato dovesse cambiare maggioranza a novembre, sarò comunque il 51esimo voto con cui mi sono candidato", ha detto. Il senatore ha spiegato che il suo intervento serviva a presentare McCormick "come un grande americano e un amico" e ha aggiunto: "Siamo in partiti diversi, ma siamo entrambi Team PA".

La comparsa alla convention si inserisce in mesi di speculazioni su un possibile cambio di casacca, che Fetterman ha sempre escluso. A luglio ha creato con McCormick un comitato di raccolta fondi congiunto, una mossa molto insolita tra senatori di partiti avversari che ha irritato i colleghi democratici. Fetterman ha anche indicato quale sarebbe la sua "linea rossa" per andarsene: se il partito adottasse ufficialmente una posizione contraria a Israele, come chiedono le sue voci più progressiste. Alcuni suoi ex collaboratori temono che il senatore possa lasciare proprio nel caso in cui i democratici conquistassero il Senato per un solo seggio, situazione che gli darebbe il massimo potere di condizionamento. Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, Fetterman ha continuato a votare con i democratici sulle principali questioni ma ha smesso di partecipare alle riunioni del gruppo al Senato ed è diventato uno dei sostenitori più convinti della guerra americana contro l'Iran e del sostegno a Israele durante il conflitto a Gaza.

Il prezzo pagato nel suo Stato è alto. Circa il 69 per cento degli elettori democratici probabili della Pennsylvania ha un'opinione negativa di lui, secondo un sondaggio condotto il mese scorso dal New York Times, dal Philadelphia Inquirer e dalla Siena University. La maggioranza dei repubblicani della Pennsylvania, invece, ha ora un giudizio positivo del senatore, ospite fisso delle televisioni conservatrici dove critica le politiche del suo stesso partito. Il Working Families Party, formazione progressista alleata dei democratici, ha annunciato l'anno scorso che avrebbe cercato e sostenuto un avversario per sfidarlo alle primarie del 2028.

Un gruppo di ex collaboratori delusi ha minacciato la settimana scorsa di rendere pubbliche comunicazioni private in cui Fetterman esprimeva fastidio per i doveri quotidiani del lavoro di senatore. Gli ex dipendenti, che si sono presentati con un account anonimo su X, hanno detto che avrebbero iniziato a diffondere il materiale lunedì, con il rientro del Senato dalla pausa estiva.

Fetterman era stato eletto nel 2022 dopo aver avuto un ictus in piena campagna elettorale, nella corsa al Senato più contesa del paese. Poco dopo il giuramento si era ricoverato per sei settimane al Walter Reed National Military Medical Center, l'ospedale militare della zona di Washington, per curare una depressione. Ne era uscito parlando pubblicamente dell'importanza di chiedere aiuto. Dal 2024 ha però ridotto la sua presenza al Senato, partecipando raramente alle riunioni delle commissioni, ai voti e agli incontri con gli elettori. Oggi dice di essersi pentito di aver parlato apertamente della sua salute mentale e sostiene che le critiche per le assenze nascano proprio da lì.


I repubblicani puntano tutto su Trump alla convention di Dallas


I repubblicani hanno deciso di mettere al centro della campagna per le elezioni di metà mandato un presidente che gli elettori non approvano. La convention di due giorni che si apre mercoledì a Dallas è costruita interamente attorno a Trump: decine di esponenti del partito saliranno sul palco per difendere il suo operato e il presidente terrà il discorso principale in prima serata, in un evento che gli organizzatori hanno paragonato a uno dei suoi comizi.

Il consenso verso il presidente è calato in modo costante nel secondo mandato, anche tra gli elettori indipendenti di cui i repubblicani hanno bisogno per conservare le maggioranze alla Camera e al Senato. Nei sondaggi gli elettori si sono detti contrari alla guerra in Iran e frustrati dai prezzi alti della benzina e degli alimentari.

"Non c'è dubbio che il presidente sia straordinariamente capace di mobilitare gli elettori MAGA, ma gli elettori MAGA non bastano a vincere nei distretti e negli Stati in bilico", ha detto al Wall Street Journal il sondaggista repubblicano Whit Ayres. "Nazionalizzare un'elezione non ha senso quando il presidente è al 38% di approvazione."

Il presidente e i suoi collaboratori più stretti sostengono l'esatto contrario: Trump resta la figura più dinamica del partito, l'unica in grado di entusiasmare la base repubblicana, raccogliere fondi e attirare l'attenzione degli elettori in tutto il paese. Il presidente sta trasformando le midterm in un referendum sul suo secondo mandato e chiede agli elettori di comportarsi come se fosse lui stesso sulla scheda.

La convention servirà anche a vendere agli elettori l'agenda del partito, con discorsi concentrati sul prezzo dei farmaci, sull'economia e sulla sicurezza pubblica. Servirà anche a dare visibilità ai candidati nelle sfide più contese, in Stati come il Texas e il Michigan. Le convention sono di norma riservate agli anni delle elezioni presidenziali, quando i delegati dei partiti nominano formalmente il candidato alla Casa Bianca. I democratici hanno pensato di organizzarne una anche quest'anno, ma hanno abbandonato l'idea in fretta. Trump, invece, è stato attratto dalla prospettiva di un evento scenografico e ha spinto il partito a realizzarlo, secondo i repubblicani coinvolti nell'organizzazione.

Molti candidati continuano ad allinearsi al presidente, con spot che lo mostrano e che gli attribuiscono i successi dell'amministrazione, ma alcuni donatori e parlamentari repubblicani hanno scelto di non andare a Dallas. Diversi candidati hanno spiegato di dover restare nei loro Stati a fare campagna, a meno di due mesi dal voto di novembre. Il leader della maggioranza al Senato John Thune, che in più di un'occasione ha attirato l'irritazione del presidente per non aver fatto approvare la legge sui requisiti per il voto, non parlerà all'evento.

Trump interverrà in entrambe le serate. Hanno spazi di rilievo il vicepresidente JD Vance e diversi membri del governo, tra cui il segretario al Tesoro Scott Bessent, il ministro della Giustizia Todd Blanche e il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. È atteso sul palco anche il figlio del presidente, Donald Trump Jr.

"Il presidente Trump è il leader indiscusso del Partito Repubblicano ed è impegnato a mantenere la maggioranza repubblicana al Congresso", ha detto la portavoce della Casa Bianca Olivia Wales, elogiando il lavoro del presidente sulla sicurezza dei confini, sul taglio delle tasse e sull'economia.

I repubblicani arrivano alle midterm difendendo maggioranze strette in entrambe le camere. Per conquistare la Camera ai democratici bastano tre seggi netti. Al Senato i repubblicani si sentono più sicuri, anche se la frustrazione degli elettori verso il partito di governo alimenta le speranze democratiche di ribaltare anche quella camera. Il partito del presidente in carica subisce quasi sempre perdite pesanti alle elezioni di metà mandato, quando gli elettori giudicano chi governa.

In Texas, dove si tiene la convention, i repubblicani stanno correndo ai ripari per sostenere il procuratore generale dello Stato Ken Paxton nella corsa a un seggio al Senato che tengono da decenni senza difficoltà. Il candidato democratico James Talarico, deputato del parlamento statale, sta raccogliendo più fondi di Paxton e punta ai moderati e ai repubblicani delusi da Trump. Paxton parlerà alla convention, mentre Talarico sarà nell'area di Dallas per una raccolta di generi alimentari organizzata dalla sua campagna in tutto lo Stato, per richiamare l'attenzione sul prezzo del cibo. MAGA Inc., il comitato di raccolta fondi vicino al presidente che ha accumulato 400 milioni di dollari, ha annunciato in questi giorni 10 milioni di spesa sulla corsa al Senato in Texas.

Per il presidente la convention è l'inizio di una fase in cui sarà molto più presente fuori dalla Casa Bianca di quanto sia stato per gran parte del mandato, con viaggi a sostegno dei candidati. Se il calendario si allargherà davvero, sarà un test della sua capacità di intercettare le preoccupazioni degli elettori, quella che secondo un'analisi di Maggie Haberman sul New York Times lo ha aiutato a vincere nel 2016 e nel 2024, quando aveva saputo raccogliere la rabbia per l'erosione della base manifatturiera, per l'assenza di responsabilità dopo la crisi finanziaria del 2008 e per il peso delle guerre in Medio Oriente.

All'inizio del 2025 Trump aveva fatto capire a diversi collaboratori che non voleva più tenere comizi, perché considerava conclusa la parte elettorale della sua carriera politica. I suoi viaggi negli Stati Uniti nel 2026 sono stati una ventina, tutti dedicati a un provvedimento o a un'iniziativa dell'amministrazione. Alcuni sono stati aggiunti a spostamenti che il presidente stava già facendo verso i suoi circoli privati in Florida, in Virginia o nel New Jersey per giocare a golf. Il risultato è un'esistenza insolitamente isolata, con un gruppo ristretto di consiglieri che lo accompagnano nelle decisioni e che gli restituiscono un riscontro costantemente positivo.

Quel circuito di informazioni tende a prevalere su quello che il presidente ricava dai sondaggi e dai focus group del suo stesso staff, che mostrano elettori irritati dall'inflazione che non si ferma, dal rialzo dei prezzi della benzina dopo la guerra in Iran e, per una parte di chi lo ha votato, dal modo in cui ha gestito la pubblicazione del materiale investigativo su Jeffrey Epstein.

Quando esce dalla Casa Bianca, il presidente tende a ripetere lo stesso copione a prescindere dall'occasione: attacca la "fake news", torna alla campagna del 2016 e parla delle "bufale" che sostiene siano state costruite contro di lui. Sull'economia il suo argomento somiglia a quello di Joe Biden nel 2024: insiste che le cose vanno bene anche se gli elettori non lo percepiscono nella vita quotidiana. Ha deriso più volte la parola "affordability", la capacità di far quadrare i conti a fine mese, definendola un'invenzione dei democratici per attaccarlo. Negli ultimi quindici giorni le prese in giro sono diminuite, mentre l'avvicinarsi del voto sembra aver catturato la sua attenzione. I repubblicani si lamentano intanto del fatto che il presidente abbia iniziato solo ora a distribuire una parte del quasi miliardo di dollari che dice di aver raccolto con il suo comitato elettorale.

"Il nome del gioco è l'affluenza", ha detto Natalie Baldassarre, portavoce del Comitato Nazionale Repubblicano. Gran parte del terreno di gioco del 2026 è in Stati e distretti dove Trump ha vinto, ha detto il sondaggista repubblicano Jim Hobart, che cita Iowa e Ohio, entrambi conquistati dal presidente con oltre dieci punti di scarto. In quelle condizioni, secondo Hobart, i candidati sono contenti di averlo accanto mentre cercano di riportare alle urne chi lo ha votato nel 2024.

Il problema, ha detto lo stratega repubblicano Liam Donovan, già collaboratore del comitato repubblicano per il Senato, è che ogni candidato del partito sarà comunque legato al presidente e prendere le distanze da lui non conviene a nessuno. La sfida per i repubblicani, ha aggiunto, è riuscire a sfruttare il richiamo che Trump esercita su elettori che altrimenti non ascolterebbero il partito.


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Apple cambia volto: iPhone Duo pieghevole, iPhone 18 Pro, Apple Watch 12, Watch Ultra 4 e AirPods 5


Apple cambia volto con una delle presentazioni più importanti degli ultimi anni: arriva iPhone Duo, il primo pieghevole dell'azienda, insieme ai nuovi iPhone 18 Pro e Pro Max, Apple Watch Series 12, Watch Ultra 4 e AirPods 5. Ecco tutte le novità del keynote di settembre 2026
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Apple cambia volto con una delle presentazioni più importanti dell'anno. Nel keynote di ieri (alle 19:00 ora italiana), l'azienda di Cupertino ha svelato una nuova generazione di dispositivi che amplia e rinnova alcune delle sue principali categorie di prodotto. A catturare maggiormente l'attenzione è iPhone Duo, il primo smartphone pieghevole di Apple, affiancato dai nuovi iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, che portano avanti la gamma premium dell'azienda.

Le novità non si fermano agli iPhone. Apple ha presentato anche Apple Watch Series 12 e il nuovo Apple Watch Ultra 4, insieme agli AirPods 5, aggiornando così smartphone, smartwatch e auricolari con una serie di novità sul fronte di design, prestazioni e funzionalità. In questo articolo passiamo in rassegna tutti i prodotti annunciati durante il keynote, approfondendo nei prossimi paragrafi le caratteristiche e le principali innovazioni di ciascun dispositivo.
iPhone Duo è realizzato in titanio di grado 5iPhone Duo è realizzato in titanio di grado 5 con un’elegante finitura a specchio ed è disponibile in due colori, bianco stellare e cielo notturno

iPhone Duo, il primo pieghevole di Apple


Il vero protagonista del keynote è iPhone Duo, il primo iPhone pieghevole nella storia di Apple. Il dispositivo punta su un formato compatto quando è chiuso e su un'ampia superficie di visualizzazione quando viene aperto: il display interno da 7,6 pollici offre spazio per contenuti, gaming e multitasking, mentre la tecnologia nanotexture contribuisce a ridurre i riflessi e migliorare la leggibilità dello schermo.

Una volta chiuso, iPhone Duo integra un display esterno da 5,4 pollici, con una superficie di visualizzazione pari a circa il 90% di quella di iPhone 18 Pro. I due schermi condividono lo stesso formato, permettendo ai contenuti di adattarsi in modo proporzionale e mantenendo una continuità visiva tra le due modalità di utilizzo.

Sotto la scocca trova posto il nuovo chip A20 Pro, affiancato da un sistema di gestione termica con camera di vapore progettata su misura e da un'architettura a doppia batteria. Secondo Apple, questa configurazione permette di raggiungere prestazioni di livello professionale e un'autonomia capace di coprire un'intera giornata.

Il comparto fotografico sfrutta invece il particolare formato pieghevole per introdurre nuove possibilità di scatto e registrazione video, sfruttando le diverse modalità di utilizzo del dispositivo. A completare l'esperienza c'è iOS 27, riprogettato per adattarsi alla maggiore versatilità del nuovo form factor senza allontanarsi dall'interfaccia familiare dell'iPhone.

Con il nuovo pieghevole, Apple entra così in una categoria completamente nuova per il suo smartphone, cercando di applicare al formato foldable la stessa filosofia di integrazione tra hardware, software e servizi che caratterizza l'ecosistema iPhone. I prezzi partono da 2369 euro.
iPhone 18 Pro sarà disponibile in quattro eleganti colori: nero, argento, ghiacciaio e borgognaiPhone 18 Pro sarà disponibile in quattro eleganti colori: nero, argento, ghiacciaio e borgogna

iPhone 18 Pro e 18 Pro Max, prestazioni e fotocamere al centro


Accanto al nuovo iPhone Duo, Apple ha presentato anche iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, i due modelli di punta della nuova generazione. La serie porta con sé importanti aggiornamenti soprattutto sul fronte fotografico, delle prestazioni e dell'autonomia, con un sistema di fotocamere Pro ulteriormente evoluto.

La novità principale riguarda la fotocamera principale Fusion da 48 MP, che introduce per la prima volta un sistema di apertura variabile. Una soluzione pensata per offrire maggiore controllo creativo durante gli scatti, affiancata dai nuovi Pro Controls, che permettono di personalizzare in modo più approfondito l'esperienza di utilizzo dell'app Fotocamera.

Sul fronte delle prestazioni, entrambi i modelli sono equipaggiati con il nuovo chip A20 Pro e con una camera di vapore di ultima generazione, una combinazione progettata per mantenere elevate le prestazioni anche durante le attività più impegnative. Apple ha inoltre ridisegnato la Dynamic Island, ora più compatta ma al tempo stesso più funzionale.

Particolare attenzione è stata riservata anche all'autonomia. iPhone 18 Pro Max introduce quello che Apple definisce il più significativo incremento dell'autonomia mai ottenuto su un iPhone, grazie alla maggiore capacità della batteria e agli interventi sull'efficienza del chip.

iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max saranno disponibili in quattro colorazioni: nero, argento, ghiacciaio e il nuovo borgogna. I preordini partiranno sabato 12 settembre, mentre la disponibilità nei negozi è prevista da venerdì 18 settembre. I prezzi partono da 1489 euro per la versione Pro e 1639 euro per la versione Pro Max.
I parametri vitali notturni ora includono le misurazioni della Recovery HRV per offrire una visione più completa dello stato di saluteI parametri vitali notturni ora includono le misurazioni della Recovery HRV per offrire una visione più completa dello stato di salute

Apple Watch Ultra 4, più autonomia e nuove funzioni per salute e sport


Apple ha presentato anche Apple Watch Ultra 4, la nuova generazione del suo smartwatch dedicato a sport e attività outdoor. Il dispositivo introduce importanti novità sul fronte del monitoraggio della salute e del fitness, insieme a una maggiore autonomia e a un sistema GPS ancora più preciso.

Al centro dell'aggiornamento c'è il nuovo Health Sensing System, supportato dal chip S11, che secondo Apple offre il rilevamento della frequenza cardiaca più accurato mai raggiunto su un dispositivo indossabile. Il sistema permette inoltre di effettuare misurazioni della frequenza cardiaca e della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) a intervalli più frequenti e introduce il nuovo Readiness score, pensato per aiutare a valutare il livello di preparazione dell'organismo agli allenamenti.

Apple Watch Ultra 4 arriva inoltre a 45 ore di autonomia, un dato particolarmente interessante per chi utilizza lo smartwatch durante allenamenti e attività outdoor prolungate. Il dispositivo integra anche il GPS on-device più preciso tra gli orologi sportivi, secondo Apple, migliorando il rilevamento durante le attività all'aperto.

Il chip S11 abilita inoltre nuove funzioni di accessibilità, in arrivo nel corso dell'anno, pensate per aiutare le persone sorde o ipoudenti a prestare attenzione ai suoni importanti. Apple sottolinea anche l'attenzione a privacy e sicurezza nella gestione di queste funzionalità.

Apple Watch Ultra 4 è realizzato in titanio ed è disponibile nelle colorazioni naturale e nero. I preordini, con prezzo di partenza fissato a 909 euro, sono già aperti, mentre la disponibilità è prevista da venerdì 18 settembre.
Apple Watch Series 12 offre il rilevamento della frequenza cardiaca più accurato su un dispositivo indossabileApple Watch Series 12 offre il rilevamento della frequenza cardiaca più accurato su un dispositivo indossabile

Apple Watch Series 12, più attenzione a salute e fitness


A completare la nuova gamma di Apple c'è Apple Watch Series 12, che introduce sensori più evoluti e il nuovo chip S11 per migliorare il monitoraggio della salute e del fitness. Al centro dell'aggiornamento troviamo il nuovo Health Sensing System, che secondo Apple offre il rilevamento della frequenza cardiaca più accurato mai raggiunto su un dispositivo indossabile.

Il sistema permette di effettuare misurazioni della frequenza cardiaca e della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) a intervalli più frequenti e introduce il nuovo Readiness score, pensato per fornire indicazioni sul livello di preparazione dell'organismo e supportare la gestione degli allenamenti.

Il chip S11, definito da Apple il più potente mai realizzato per un dispositivo indossabile, abilita inoltre nuove funzioni di accessibilità, in arrivo nel corso dell'anno, progettate per aiutare le persone sorde o ipoudenti a riconoscere i suoni importanti. L'azienda mantiene inoltre alta l'attenzione su privacy e sicurezza.

Una delle novità riguarda anche la resistenza: i modelli in alluminio adottano il nuovo Ceramic Shield 2 sulla parte frontale, un materiale che Apple indica come il 60% più resistente dell'Ion-X utilizzato sui precedenti modelli in alluminio.

Apple Watch Series 12 è disponibile in diverse configurazioni e finiture, con versioni in alluminio, titanio e ceramica. I modelli in alluminio sono proposti nei colori bronzo scuro, nero, oro chiaro e grigio siderale; quelli in titanio nelle finiture oro brillante e naturale, mentre la versione in ceramica è disponibile in bianco perla e blu notte. I preordini, con prezzo di partenza di 459 euro, sono già aperti e la disponibilità è prevista da venerdì 18 settembre.
Gli AirPods 5 offrono la migliore cancellazione attiva del rumore (ANC) nel settore, secondo AppleGli AirPods 5 offrono la migliore cancellazione attiva del rumore (ANC) nel settore, secondo Apple

AirPods 5, ANC più efficace e nuove funzioni smart


Apple ha presentato anche i nuovi AirPods 5, che portano un importante aggiornamento sul fronte della cancellazione attiva del rumore e della qualità audio, mantenendo il caratteristico design open-ear. Gli auricolari adottano una nuova architettura acustica multiporta e un Adaptive EQ di ultima generazione, progettati per offrire un ascolto più immersivo.

La novità più interessante riguarda l'ANC, che secondo Apple è in grado di eliminare fino al 50% in più dei rumori esterni rispetto agli AirPods 4 con cancellazione attiva del rumore. Anche la modalità Trasparenza è stata ulteriormente perfezionata, con un'esperienza più naturale nell'ascolto dei suoni ambientali.

Gli AirPods 5 introducono inoltre nuove possibilità di interazione. È possibile rispondere a Siri attraverso semplici gesti della testa, mentre la funzione Traduzione in tempo reale permette di facilitare la comunicazione in diverse lingue, sfruttando le capacità dell'ecosistema Apple.

Gli AirPods 5 sono disponibili in due configurazioni: la versione standard con custodia di ricarica al prezzo di 149 euro e il modello con custodia di ricarica wireless, che offre anche una maggiore autonomia e il controllo del volume sullo stelo, a 169 euro. I preordini sono già disponibili, mentre la commercializzazione nei negozi partirà venerdì 18 settembre.

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Il governatore del Rhode Island Dan McKee perde le primarie Dem


Helena Foulkes, ex dirigente di CVS, vince con circa il 62 per cento la rivincita della sfida persa di misura nel 2022. Decisiva la gestione della chiusura del Washington Bridge.

Helena Foulkes, ex dirigente della catena di farmacie CVS, ha vinto la primaria democratica per la carica di governatore del Rhode Island battendo il governatore in carica Dan McKee, che cercava un secondo mandato. L'Associated Press ha assegnato la vittoria nella serata di mercoledì, la notte in Italia, un giorno dopo le primarie del New Hampshire. Secondo Decision Desk HQ Foulkes ha ottenuto circa il 62 per cento contro il 38 di McKee, un distacco di quasi 25 punti. McKee è il primo governatore in carica a perdere le primarie del proprio partito dal 2018 (allora toccò al repubblicano Jeff Colyer in Kansas) e il primo in Rhode Island da più di trent'anni. Nel 2022 aveva battuto Foulkes di misura, come raccontavamo alla vigilia.

Il problema principale di McKee è stato il Washington Bridge, il ponte tra Providence ed East Providence che collega il Rhode Island al Massachusetts. Nel 2023 lo stato ne chiuse una parte perché gli ingegneri avevano trovato difetti strutturali che potevano portare a un cedimento, con disagi prolungati per il traffico dei pendolari. All'epoca McKee stimò che il ponte sarebbe stato riaperto del tutto entro l'estate del 2026, ma l'anno scorso ha spostato la data al 2028 e i lavori di ricostruzione sono cominciati solo a giugno. Gli elettori si sono lamentati dei ritardi nella comunicazione e della scelta di tenere al suo posto per più di due anni il responsabile dei trasporti dello stato invece di licenziarlo subito.

Foulkes ha costruito la campagna sul ponte. In un dibattito ha detto di aver parlato con "tantissimi elettori" convinti che, se fosse toccato a loro, sarebbero stati "licenziati subito". Ha promesso di affidare il dipartimento dei Trasporti a un esterno "che non conosce nessuno" invece che agli uomini dell'apparato e ha descritto McKee come un politico di sistema pronto a proteggere i suoi amici.

Primarie democratiche · Rhode Island

Foulkes batte il governatore McKee per venticinque punti nelle primarie democratiche del Rhode Island

L’Associated Press assegna a Helena Foulkes, ex dirigente di CVS Health, 31.787 voti di vantaggio sul governatore Daniel McKee, che quattro anni fa l’aveva battuta di misura nelle stesse primarie. A novembre Foulkes affronterà il vincitore della primaria repubblicana, ancora troppo incerta per essere assegnata: Aaron Guckian è avanti su Elaine Pelino per 279 voti.

Helena Foulkes 62,4%
Ex dirigente di CVS Health · 79.770 voti

Daniel McKee 37,6%
Governatore in carica · 47.983 voti

127.753 voti conteggiati 97% scrutinato

WarwickProvidence Margine in voti8.0002.000500

Foulkes è prima in tutti e 39 i comuni dello stato, compresa Cumberland, di cui McKee è stato sindaco (53,2 per cento). Il margine più ampio è a Providence, +9.463 voti: quasi un terzo di tutto il suo vantaggio. McKee tiene solo nei paesi rurali dell’ovest, e per poco: a Foster perde per 31 voti, a Hopkinton per 48.

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 5:27 italiane del 10 settembre 2026 con lo scrutinio al 97 per cento. Primarie democratiche del 9 settembre 2026 per la carica di governatore del Rhode Island.

Adam Myers, politologo del Providence College, ha detto al New York Times che McKee non era un governatore particolarmente popolare nemmeno prima della chiusura e che "la vicenda del ponte ha oscurato ogni altro aspetto del suo governo". McKee ha difeso fino alla fine la propria gestione, presentandosi come un leader che ha messo la sicurezza pubblica davanti alla propria popolarità su un problema che altri avevano continuato a rinviare. "La gente si renderà conto che abbiamo fatto la cosa giusta", ha detto allo stesso giornale ad agosto. La sua amministrazione ha ricordato che la demolizione è finita prima del previsto e che il nuovo ponte dovrebbe aprire nel 2028.

McKee ha attaccato Foulkes per il suo passato in CVS e per le responsabilità della catena nell'epidemia di oppioidi: nel 2022 l'azienda ha accettato di pagare circa 5 miliardi di dollari agli stati per chiudere le cause legate alla crisi. Foulkes ha risposto che durante la sua gestione CVS aveva stretto i controlli sui medici che prescrivevano oppioidi in modo indiscriminato e che c'era stata "una riduzione degli oppioidi di quasi il 40 per cento".

McKee, 75 anni, ex sindaco di Cumberland ed ex vicegovernatore, era diventato governatore nel 2021 quando Gina Raimondo era entrata nell'amministrazione Biden come segretaria al Commercio. Un anno dopo aveva vinto un mandato pieno superando di poco Foulkes nella primaria. Molti elettori hanno però continuato a considerarlo un governatore arrivato per caso e Foulkes ha beneficiato anche dell'ondata nazionale di sfiducia verso chi è in carica. Foulkes, 62 anni, ha lavorato in CVS per più di 25 anni prima della candidatura del 2022 e viene da una famiglia politica, quella del nonno Thomas J. Dodd e dello zio Chris Dodd, entrambi senatori del Connecticut. Ha cominciato a preparare la rivincita subito dopo la sconfitta ed è arrivata a questa corsa, secondo Myers, preparata e ben finanziata, con "un'immagine di competenza manageriale, che è ciò che gli elettori del Rhode Island sembrano desiderare nel governo statale in questo momento".

La sconfitta di McKee si aggiunge alla lunga lista di democratici in carica battuti nelle primarie di quest'anno, ma senza il contrasto generazionale e ideologico visto altrove: Foulkes e McKee sono entrambi baby boomer e hanno condotto due campagne di centrosinistra. Il Cook Political Report, che classifica le sfide elettorali, considera la carica di governatore del Rhode Island "solidamente democratica" e Foulkes è la favorita per novembre. Lo stato vota in larga maggioranza per i democratici, anche se nel 2024 il presidente Donald Trump ha ottenuto più voti rispetto a quattro anni prima.


Pappas e Sununu vincono le primarie in New Hampshire e si sfideranno per il Senato


L'ex senatore John E. Sununu ha vinto nettamente la primaria repubblicana per il seggio al Senato del New Hampshire, battendo Scott Brown, anche lui ex senatore. Tra i democratici il deputato Chris Pappas ha superato la scienziata Karishma Manzur, iscritta da poco ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista-democratica: con l'83 per cento delle schede scrutinate Pappas è al 64,9 per cento (84.826 voti) contro il 32,8 (42.835) di Manzur, secondo i dati dell'Associated Press. A novembre i due si contenderanno il seggio lasciato libero dalla democratica Jeanne Shaheen, 79 anni, che si ritira dopo tre mandati. È una delle corse che possono decidere il controllo del Senato e i repubblicani hanno ottenuto il candidato che il presidente Donald Trump e il capogruppo al Senato John Thune volevano.

Primarie democratiche · New Hampshire

Pappas vince di oltre trenta punti la primaria democratica per il Senato in New Hampshire

L’Associated Press assegna al deputato Chris Pappas la nomination democratica con 42.615 voti di vantaggio, poco più di trentadue punti, sulla ricercatrice Karishma Manzur, che ha corso quasi senza fondi; manca ancora da contare circa un sesto delle schede. A novembre Pappas sfiderà l’ex senatore repubblicano John E. Sununu, che ha vinto la primaria del suo partito con il 68 per cento, per il seggio lasciato da Jeanne Shaheen.

Chris Pappas 65,0%
Deputato alla Camera dei rappresentanti · 85.923 voti

Karishma Manzur 32,7%
Ricercatrice biomedica · 43.308 voti

David Jarvis 0,8%
1.022 voti

John Vail 0,6%
816 voti

Maxwell Saal 0,6%
775 voti

Nomi scritti a mano 0,3%
Schede con un nome aggiunto a mano · 416 voti

132.260 voti conteggiati 84% scrutinato

Pappas in vantaggio Manzur in vantaggio
ManchesterDoverNashuaConcord Margine in voti2.500800200

Pappas è primo in 178 dei 181 comuni che hanno già contato. Manzur è avanti in tre: Plymouth, Acworth e Keene, dove però mancano ancora due terzi delle schede. Il margine più ampio è a Manchester, la città da cui Pappas viene (+2.850 voti), poi Portsmouth e Bedford. I 57 comuni che non hanno ancora dato risultati sono quasi tutti piccoli.

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 7:38 italiane del 9 settembre 2026 con lo scrutinio all’84 per cento. Primarie democratiche dell’8 settembre 2026 per il seggio al Senato del New Hampshire lasciato da Jeanne Shaheen.

Il New Hampshire non elegge un senatore repubblicano dal 2010 e non vota per un candidato repubblicano alla presidenza dal 2000, ma la sfida di novembre è considerata aperta, come raccontavamo alla vigilia. Un sondaggio dell'Università del New Hampshire di agosto dà Sununu avanti 45 a 43 per cento. Il presidente ha perso lo stato per 2,8 punti nel 2024 e per 0,4 nel 2016. Dieci anni fa la democratica Maggie Hassan conquistò il suo seggio al Senato con circa mille voti di scarto su Kelly Ayotte, oggi governatrice. I repubblicani hanno 53 seggi su 100 e i democratici devono strapparne quattro per conquistare la maggioranza, difendendo al tempo stesso seggi come questo.

I candidati e i loro alleati hanno già prenotato spazi pubblicitari per 42 milioni di dollari, secondo AdImpact, la società che monitora le pubblicità elettorali. Il Senate Leadership Fund, il principale super PAC repubblicano per il Senato (i super PAC sono i comitati che possono raccogliere fondi senza limiti), ha promesso di spendere 17 milioni nello stato. Il corrispettivo democratico, il Senate Majority PAC, ha annunciato un primo piano da 10,2 milioni in spot televisivi. Finora i gruppi repubblicani hanno speso più dei democratici in televisione. A metà agosto Pappas, pur avendo raccolto molto più di Sununu, aveva in cassa solo circa un milione di dollari in più.

Gli spot negativi sono già in onda: Sununu e il comitato elettorale dei senatori repubblicani sostengono che Pappas alzerà le tasse, mentre Pappas attacca il lavoro di Sununu per una società di lobbying dopo l'uscita dal Senato. Uno spot di Pappas insiste su una citazione di Sununu nei documenti del caso Epstein, anche se secondo il New York Times non è chiaro se il riferimento riguardi lui o il padre. Pappas cerca inoltre di legare Sununu ai dazi del presidente, che hanno contribuito all'aumento dei prezzi in uno stato al confine con il Canada.

Nel discorso della vittoria Pappas ha definito Sununu il candidato "scelto personalmente" dal presidente. "Mentre le famiglie del New Hampshire faticano ad arrivare a fine mese, John Sununu si è schierato con Donald Trump", ha detto ai sostenitori. Sununu ha risposto descrivendo Pappas come un "politico di professione": "Non è una voce indipendente per il New Hampshire. Chris Pappas ha tre qualità principali: inefficace, di parte e lontano dal New Hampshire".

In una dichiarazione diffusa poco dopo la chiusura dei seggi Sununu ha detto che da senatore avrà "un solo compito: difendere ogni giorno gli abitanti del New Hampshire". Ha promesso limiti ai mandati parlamentari, il pagamento integrale dell'assicurazione sanitaria da parte dei membri del Congresso e il taglio dei loro stipendi se votano per uno shutdown (il blocco delle attività del governo federale per mancanza di fondi).

Sununu, 61 anni, ha accettato l'appoggio del presidente, arrivato a febbraio, senza esibirlo. In passato lo aveva definito "un perdente" e dopo l'endorsement ha preso le distanze dalla guerra commerciale con il Canada. Ha servito tre mandati alla Camera e uno al Senato, prima di perdere il seggio proprio contro Shaheen nel 2008. Il padre John H. Sununu è stato governatore negli anni Ottanta e capo di gabinetto del presidente George H.W. Bush. Il fratello Chris è stato governatore fino all'anno scorso ed è ancora molto popolare nello stato. Brown, che rappresentò il Massachusetts al Senato dal 2010 al 2013 e perse contro Shaheen nel 2014 dopo essersi trasferito in New Hampshire, si è lamentato del fatto che alcuni elettori sembravano confondere John E. Sununu con il fratello o con il padre.

Pappas, 46 anni, è alla Camera dal 2019, fa parte del gruppo bipartisan Problem Solvers Caucus e in campagna si è presentato come una voce indipendente per lo stato. Ha battuto una candidata progressista in un anno in cui i candidati della sinistra hanno vinto diverse primarie democratiche altrove. Il seggio del New Hampshire ha attirato meno attenzione di altre occasioni repubblicane. In Georgia il senatore democratico Jon Ossoff cerca la rielezione e in Michigan la vittoria del progressista Abdul El-Sayed nella primaria democratica di agosto ha riacceso le speranze dei repubblicani.

Jim Demers, stratega democratico del New Hampshire che sostiene Pappas senza lavorare per la sua campagna, ha detto a Politico che i grandi donatori fuori dallo stato hanno considerato il seggio sicuro e hanno investito in altre corse: "Non date questa corsa per scontata. Qui servono risorse". Demers ha raccontato di aver chiesto in privato a diversi possibili candidati alla presidenza del 2028 di continuare a fare campagna nello stato per attirare attenzione e risorse nazionali. Uno di loro, il deputato californiano Ro Khanna, ha scritto a Politico che "Sununu è un nome popolare" e che i democratici "non possono permettersi di adagiarsi".

Kathy Sullivan, ex presidente del partito democratico dello stato, ha detto che i democratici nazionali "dovevano svegliarsi" e che il sondaggio sfavorevole è servito a questo. Pappas stesso ha avvertito che i democratici devono tenere il seggio "perché il resto dei conti torni".

Nel primo distretto, lasciato libero da Pappas, Stefany Shaheen ha battuto di misura Maura Sullivan nella primaria democratica. Shaheen, 52 anni, imprenditrice nel settore biotecnologico ed ex consigliera comunale di Portsmouth, è la figlia della senatrice uscente.

Sullivan, 46 anni, veterana della guerra in Iraq e funzionaria dell'amministrazione Obama, aveva trasformato la primaria in un referendum sul nepotismo. Ha accusato Shaheen di credere di avere "diritto" a un seggio al Congresso e ha detto che gli elettori meritano "una combattente, non un cognome altisonante". Shaheen ha risposto in un'intervista al New York Times che sapeva che "avrebbe dovuto guadagnarsi ogni voto". In campagna ha preso le distanze dalla madre e ha criticato l'accordo che la senatrice aveva contribuito a negoziare per chiudere lo shutdown dell'autunno scorso, puntando soprattutto sulla sanità.

Il cognome l'ha aiutata comunque a costruire un vantaggio iniziale nei sondaggi e nella raccolta fondi. Secondo un'analisi di Politico, circa 740.000 dollari raccolti dalla sua campagna, il 39 per cento dei fondi con donatore dichiarato, vengono da persone che avevano già finanziato la madre. Nelle ultime settimane Shaheen ha incassato l'appoggio dell'ex deputata Carol Shea-Porter, che ha rappresentato il distretto per anni prima di Pappas. All'ultimo è arrivato anche quello della senatrice Maggie Hassan. Il progressista Christian Urrutia si è ritirato a suo favore.

Sullivan aveva il sostegno delle governatrici democratiche Mikie Sherrill del New Jersey e Abigail Spanberger della Virginia. Sui programmi le due candidate erano vicine: entrambe vogliono proteggere l'accesso all'aborto, fermare la stretta del presidente sull'immigrazione e avviare la procedura di impeachment contro di lui. I candidati progressisti, tra cui Carleigh Beriont, non sono andati oltre.

A novembre Shaheen affronterà Anthony DiLorenzo, concessionario di automobili che ha vinto la primaria repubblicana con l'appoggio del presidente. Il distretto è storicamente in bilico e Kamala Harris lo vinse di 2 punti nel 2024, ma il Cook Political Report, che classifica le sfide elettorali, quest'anno lo considera "Likely Democratic" (probabilmente democratico).

I candidati delle dinastie politiche hanno avuto risultati alterni quest'anno. La senatrice Darline Graham ha conquistato in South Carolina il seggio che era stato del fratello Lindsey Graham con un forte sostegno del presidente. Jack Schlossberg, erede dei Kennedy, ha perso la corsa per la Camera a New York e in Maine hanno perso le primarie per governatore sia il repubblicano Jonathan Bush, discendente della famiglia presidenziale, sia il democratico Angus King III, figlio del senatore Angus King.

Per la carica di governatore la repubblicana Kelly Ayotte ha superato senza difficoltà due sfidanti. A novembre affronterà la democratica Cinde Warmington, ex membro del Consiglio esecutivo dello stato, che era l'unica candidata del suo partito. Ayotte, una moderata eletta nel 2024, è uno dei soli due governatori repubblicani in uno stato vinto da Harris, insieme a Phil Scott del Vermont. I repubblicani governano il New Hampshire dal 2017 e un sondaggio dell'Università del New Hampshire di agosto dà Ayotte avanti 49 a 39 per cento su Warmington.


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SteelSeries Aeon Pro: controller per Xbox e PC con QuickSwitch Dock


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SteelSeries Aeon Pro è il nuovo controller wireless per Xbox e PC presentato dal marchio il 9 settembre 2026. Il modello integra una base QuickSwitch Dock per passare tra le due piattaforme, un sistema di alimentazione con doppia batteria sostituibile a caldo e uno schermo OLED per accedere ai profili personalizzati. È già disponibile nelle colorazioni nero e bianco al prezzo di 259,99 euro.

Il lancio si inserisce nel venticinquesimo anniversario di SteelSeries e si rivolge ai giocatori che utilizzano sia il computer sia la console. Le possibilità di configurazione comprendono levette intercambiabili, pulsanti posteriori rimappabili e regolazioni attraverso il software SteelSeries GG.

QuickSwitch Dock e doppia batteria sostituibile a caldo


Al centro del sistema c’è il QuickSwitch Dock, che SteelSeries presenta come il primo sistema al mondo con base per il passaggio istantaneo tra PC e Xbox. La soluzione è in attesa di brevetto e permette di gestire il cambio di piattaforma attraverso il dock.

L’alimentazione è affidata al sistema Infinite Power, con due batterie sostituibili a caldo. Questa configurazione consente di cambiare la batteria durante l’utilizzo ed è pensata per dare continuità alle sessioni di gioco.

Il dock offre inoltre uno spazio in cui riporre le levette intercambiabili, mantenendo insieme al controller gli accessori per modificarne la configurazione.

Stick Hall Effect, interruttori meccanici e levette modulari


Il controller SteelSeries Aeon Pro adotta stick analogici Hall Effect, ai quali il produttore attribuisce una precisione costante e un funzionamento senza falsi contatti. Gli interruttori meccanici distribuiti sulla superficie dei comandi forniscono una risposta tattile alla pressione.

Il sistema modulare delle levette comprende tre opzioni: concava standard, concava alta e convessa corta. È quindi possibile scegliere forme e altezze differenti in base alle proprie abitudini di controllo.

La struttura include anche un’impugnatura zigrinata avvolgente, con una superficie testurizzata progettata per favorire una presa salda durante l’utilizzo.

Schermo OLED e pulsanti posteriori rimappabili


Lo schermo OLED integrato permette di accedere ai profili personalizzati direttamente dal controller. Dal suo menu è possibile anche rimappare i pulsanti posteriori sagomati, assegnando loro le funzioni di gioco desiderate sia su PC sia su Xbox.

La gestione dal display consente così di intervenire sulle assegnazioni dei comandi posteriori attraverso il controller stesso. Questi pulsanti aggiungono ulteriori possibilità di configurazione per rendere accessibili le funzioni utilizzate durante le partite.

Le impostazioni disponibili con SteelSeries GG


La personalizzazione prosegue attraverso la suite SteelSeries GG, che permette di configurare pulsanti, grilletti e profili. Il software consente inoltre di regolare l’intensità della vibrazione dei quattro motori e di rimappare le funzioni del controller.

Sono previste anche opzioni per personalizzare le integrazioni con l’ecosistema GG e la suite Sonar, oltre alla configurazione delle impostazioni di alimentazione su PC.

SteelSeries Aeon Pro: prezzo e disponibilità


SteelSeries Aeon Pro è già disponibile a 259,99 euro sul sito ufficiale SteelSeries e presso rivenditori selezionati in tutto il mondo. Le colorazioni proposte sono nero e bianco.

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Stonfo Nose Ring Maxi


L’innesco Catalina permette di collegare l’esca viva all’amo, evitando di inserire quest’ultimo sul corpo dell’esca. In questo modo si mantiene la vitalità e il comportamento naturale dell’esca. Stonfo ha ideato i Nose Ring, speciali anelli in acciaio inox, ideali per l’innesco facile e rapido del pesce vivo. L’anello viene avvitato direttamente sull’amo e poi bloccato definitivamente con una goccia di colla cianoacrilica. Con ami del 6/0 o 8/0 si utilizza il modello piccolo; con ami da 9/0 a 12/0, la misura maxi.

stonfo.com

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Promuovere Asti disegnando una città che non esiste


La gaffe di Fratelli d’Italia per promuovere il Settembre Astigiano. La difesa: «Era una bozza». Ma è già caccia alla talpa che ha fatto uscire le immagini da una chat riservata

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Monumenti inesistenti, cavalli del Palio lanciati al galoppo nel senso sbagliato di corsa, selle che non dovrebbero esserci, una pista protetta da pericolose e vietate staccionate di ferro. Ma anche piatti di tortellini laddove dovrebbero trionfare agnolotti e bagna cauda. Particolari fuori contesto che hanno trasformato la promozione del Settembre Astigiano in un caso politico, accompagnata dall’ilarità generale e da una “caccia alla spia” che profuma di giallo all’italiana in salsa provinciale.

Non bastavano le polemiche per la presenza di Emanuele Filiberto di Savoia, invitato per il Palio dalla rettrice del rione Santa Caterina e accolto in municipio da un Rasero in versione casual, con la fascia da sindaco indossata su una polo bianca e un ventaglio in mano per combattere il caldo che non ha risparmiato Asti. Ci volevano anche gli errori-orrori dell’intelligenza artificiale (IA).

Tutto nasce dalla bozza di un volantino promozionale firmato da Fratelli d’Italia e pensato per celebrare la ricca stagione di eventi che ogni anno anima la città, dal celebre Palio al Festival delle Sagre passando per la Douja d’Or, ma realizzato incautamente affidandosi a un generatore di IA senza aver effettuato – né prima né dopo – gli indispensabili controlli umani.

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Un Savoia divide il Palio (e la sinistra)


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«Andate, e che San Secondo vi assista». Sembrava che anche quest’anno i riflettori della polemica legata al Palio di Asti potessero fermarsi sulla figura di Maurizio Rasero, il sindaco che il prossimo 6 settembre pronuncerà per l’ultima volta la formula che tradizionalmente dà inizio alla corsa di piazza Alfieri. Invece la lite, puntuale come ogni anno, ha trovato un bersaglio inedito: Emanuele Filiberto di Savoia, il principe che contende a suo cugino Aimone i diritti su un trono che dal 1948 non esiste più.

Ma andiamo con ordine. La passione del sindaco per il Palio è sincera e risaputa, in passato è stato più volte rettore di Borgo Tanaro, nel 2002 e nel 2010 si è pure portato a casa la vittoria. L’anno scorso, il suo amore per la manifestazione aveva trovato un brutto ostacolo: il tentativo di organizzare un’edizione straordinaria in occasione del 750esimo anniversario era naufragato contro l’ostilità di una buona parte dei rettori. Rasero non l’aveva presa benissimo: aveva attaccato gli oppositori definendoli «amebe» e aveva annunciato la decisione di non partecipare più al Collegio dei rettori, l’organo che riunisce i rappresentanti dei ventuno rioni, borghi e Comuni che danno vita alla corsa.

Decenni di dedizione, però, non si buttano via per una delusione. Tanto che in città è piuttosto diffusa l’idea che Rasero – da aprile titolare del doppio, inedito, ruolo di sindaco e presidente di Banca d’Asti – avesse resistito alle pressioni di chi chiedeva a gran voce le sue dimissioni da municipio proprio per potersi presentare in piazza Alfieri con la fascia tricolore per dare ancora una volta “la licenza di correre” al capitano del Palio.

Invece la polemica è finita altrove. Ed è una polemica a scoppio ritardato, che ha rinfocolato le tensioni pre-elettorali e ha creato un nuovo vulnus all’interno del centrosinistra.

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Apple presenta iPhone Duo, arrivano iPhone 18 Pro e Pro Max, OpenAI risolve un problema matematico


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi è la giornata di Apple: dal grande evento di Cupertino arriva il nuovo iPhone Duo, insieme a iPhone 18 Pro e 18 Pro Max; parleremo poi di OpenAI, che afferma di aver risolto un famoso problema matematico da un milione di dollari usando 10.000 agenti, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 393 - Giovedì 10 settembre
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Apple presenta iPhone Duo


Big tech
iPhone Duo ha un display interno pieghevole da 7,6 pollici, il 50% più grande dello schermo dell'iPhone 18 Pro Max, e un display esterno da 5,4 pollici. Da aperto è l'iPhone più sottile mai prodotto. La scocca è in titanio e la cerniera, che è fatta di oltre 100 componenti di precisione, mantiene il display piatto da aperto; una finitura opaca ottenuta con microlenti riduce la visibilità della piega. Il telefono usa il chip A20 Pro dell'iPhone 18 Pro e un nuovo modem C2, e funziona solo con eSIM. Ogni metà ha una propria batteria: usando entrambi gli schermi l'autonomia arriva a 24 ore. Il software si adatta all'apertura e permette di usare due app insieme; il dispositivo può reggersi in piedi da solo e ha una fotocamera FaceTime nascosta sotto lo schermo interno. Il prezzo partirà da 1.999 dollari per 256 GB di memoria, con preordini dal 16 ottobre e vendite dal 23 ottobre.
~
Fonte: MacRumors
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Apple presenta iPhone 18 Pro e 18 Pro Max


Big tech
Apple ha presentato i nuovi iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, molto simili nell'aspetto ai modelli dell'anno scorso ma con diversi aggiornamenti interni. La fotocamera principale da 48 megapixel ha ora un'apertura variabile, che regola automaticamente profondità di campo e luce e migliora le foto al buio, e altre modalità avanzate per fotografi. Il chip A20 Pro offre prestazioni sostenute fino al 40% superiori rispetto all'A19 Pro. L'autonomia arriva a 24 ore per il Pro, pari a quella dell'attuale 17 Pro Max, e a 30 ore per il Pro Max, che secondo Apple è il più grande salto generazionale di sempre; una ricarica di 15 minuti porta il Pro al 50%. Gli schermi restano da 6,3 e 6,9 pollici, mentre la Dynamic Island (l'area interattiva in cima allo schermo) è più piccola e mostra fino a tre attività in tempo reale contemporaneamente. Negli Stati Uniti i prezzi partiranno da 1.199 dollari per il Pro e 1.299 per il Pro Max, con per la prima volta un taglio di memoria da 2 TB. I preordini apriranno sabato 12 settembre e le vendite inizieranno venerdì 18 settembre.
~
Fonte: MacRumors
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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OpenAI afferma di aver risolto un famoso problema matematico usando 10.000 agenti


Intelligenza Artificiale
Secondo OpenAI, un sistema di circa 10.000 agenti coordinati, basati su un suo modello AI interno, ha risolto in 88 ore il problema di Navier-Stokes, che riguarda il moto dei fluidi ed è aperto da 90 anni. È uno dei sette Millennium Prize Problems del Clay Mathematics Institute, che offre un milione di dollari per la soluzione di ciascuno. Gli agenti sono arrivati alla soluzione il 5 settembre, mentre il lavoro era partito il 1° settembre. Il matematico Tristan Buckmaster della New York University ha sollevato dubbi: stava lavorando proprio su Navier-Stokes con il collega Levent Alpöge, che lavora ad Anthropic, e ha sostenuto che il percorso di OpenAI somiglia al loro, che non è la direzione a cui si arriva in pochi giorni. Quindi ha dedotto che OpenAI possa aver addestrato i propri modelli anche sugli avanzamenti del matematico Buckmaster, che stava usando GPT insieme ad altri modelli.
~
Fonte: CNBC
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Apple ha acquisito Sonera, startup che misura i segnali del cervello


Startup
Apple ha acquisito all'inizio dell'anno Sonera, startup californiana che ha sviluppato dei sensori capaci di misurare in modo non invasivo i campi magnetici generati dal cervello e dal corpo. L'operazione è emersa da un avviso pubblicato sul sito della Commissione europea. Secondo Sonera, la tecnologia analizza i segnali del sistema nervoso senza contatto diretto con la pelle, un vantaggio rispetto ai sensori elettrici tradizionali, e potrebbe rendere l'attività cerebrale facile da misurare quanto il battito cardiaco o la temperatura. Il chip biomagnetico della startup, sempre secondo l'azienda, può servire a controllare protesi, monitorare malattie neuromuscolari, individuare indicatori di malattie e tracciare le prestazioni sportive. L'acquisizione potrebbe portare a nuove funzioni di salute e accessibilità sull'Apple Watch.
~
Fonte: MacRumors
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Un cervello di moscerino mappato da Google sta giocando a Doom e Super Mario 64


Scienza
Google e il Janelia Research Campus dello Howard Hughes Medical Institute hanno pubblicato il 3 settembre la mappa completa del cervello e del sistema nervoso centrale di un moscerino della frutta maschio adulto, dopo dieci anni di lavoro. Con oltre 166.000 neuroni e 125 milioni di connessioni sinaptiche è la più grande mappa cerebrale mai realizzata per numero di neuroni. La mappa, detta connettoma, è un diagramma di come i neuroni sono collegati tra loro: i ricercatori hanno tagliato il sistema nervoso in milioni di sezioni sottilissime, le hanno fotografate al microscopio elettronico e hanno usato l'AI per ricostruire i neuroni in 3D. Pochi giorni dopo la pubblicazione alcuni programmatori hanno iniziato a usare i dati per simulare il cervello del moscerino e farlo giocare ai videogiochi: l'ingegnere Alex Wormuth lo sta addestrando a giocare a Doom, dove ogni fotogramma del gioco stimola i neuroni sensoriali e l'attività neurale viene tradotta in comandi, e la sviluppatrice Jessica Paquette ha pubblicato un video in cui il cervello simulato gioca a Super Mario 64. Un altro utente ha fatto girare l'intero connettoma simulato dentro Minecraft.
~
Fonte: Gizmodo
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Letture interessanti


In lingua inglese.

L'iPhone pieghevole di Apple segna il più grande cambiamento di design in quasi 20 anni


bloomberg.com (eng)

Sul problema del millennio di Navier–Stokes


openai.com (eng)

I grandi sviluppatori di app snobbano la nuova Siri AI di Apple


nytimes.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

La cerniera del nuovo pieghevole di Apple è stata realizzata con l'AI


techcrunch.com (eng)

iPhone Duo riceve la sua custodia dedicata e un folio con kickstand


macrumors.com (eng)

Apple ha un nuovo modo per dimostrare che le foto del tuo iPhone non sono AI slop


techcrunch.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/FUfGcZ092b0?…

iPhone Duo


Ecco il video ufficiale di presentazione del nuovo iPhone Duo.

Vedi video su youtube.com (eng - 3:07)

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OpenAI afferma di aver risolto un famoso problema matematico usando 10.000 agenti


Lo avrebbe risolto in 88 ore.
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In breve:


Secondo OpenAI, un sistema di circa 10.000 agenti coordinati, basati su un suo modello AI interno, ha risolto in 88 ore il problema di Navier-Stokes, che riguarda il moto dei fluidi ed è aperto da 90 anni. È uno dei sette Millennium Prize Problems del Clay Mathematics Institute, che offre un milione di dollari per la soluzione di ciascuno. Gli agenti sono arrivati alla soluzione il 5 settembre, mentre il lavoro era partito il 1° settembre. Il matematico Tristan Buckmaster della New York University ha sollevato dubbi: stava lavorando proprio su Navier-Stokes con il collega Levent Alpöge, che lavora ad Anthropic, e ha sostenuto che il percorso di OpenAI somiglia al loro, che non è la direzione a cui si arriva in pochi giorni. Quindi ha dedotto che OpenAI possa aver addestrato i propri modelli anche sugli avanzamenti del matematico Buckmaster, che stava usando GPT insieme ad altri modelli.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI claims to have solved Navier-Stokes math problem
OpenAI says 10,000 of its agents solved the 90-year-old Navier-Stokes problem in 88 hours, but one mathematician has challenged the claim.
CNBCKatrina Bishop


Alternativa in italiano:

OpenAI: "Risolto Navier-Stokes", quali conseguenze pratiche - Agenda Digitale
OpenAI sostiene di avere risolto con l’AI uno dei Millennium Problems della matematica: Navier-Stokes può sviluppare una singolarità. Se la prova sarà confermata, sapremo finalmente che il modello matematico dei fluidi ha un limite. Le applicazioni immediate sono poche, ma si apre una nuova agenda per simulazioni, turbolenza e fluidodinamica
Agenda Digitale

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Apple presenta iPhone 18 Pro e 18 Pro Max


Preordini dal 12 settembre, prezzi da 1.199 dollari.
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In breve:


Apple ha presentato i nuovi iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, molto simili nell'aspetto ai modelli dell'anno scorso ma con diversi aggiornamenti interni. La fotocamera principale da 48 megapixel ha ora un'apertura variabile, che regola automaticamente profondità di campo e luce e migliora le foto al buio, e altre modalità avanzate per fotografi. Il chip A20 Pro offre prestazioni sostenute fino al 40% superiori rispetto all'A19 Pro. L'autonomia arriva a 24 ore per il Pro, pari a quella dell'attuale 17 Pro Max, e a 30 ore per il Pro Max, che secondo Apple è il più grande salto generazionale di sempre; una ricarica di 15 minuti porta il Pro al 50%. Gli schermi restano da 6,3 e 6,9 pollici, mentre la Dynamic Island (l'area interattiva in cima allo schermo) è più piccola e mostra fino a tre attività in tempo reale contemporaneamente. Negli Stati Uniti i prezzi partiranno da 1.199 dollari per il Pro e 1.299 per il Pro Max, con per la prima volta un taglio di memoria da 2 TB. I preordini apriranno sabato 12 settembre e le vendite inizieranno venerdì 18 settembre.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Announces iPhone 18 Pro and iPhone 18 Pro Max - MacRumors
Apple today unveiled the iPhone 18 Pro and iPhone 18 Pro Max, which look very similar to the iPhone 17 Pro models but have several upgrades. iPhone 18 Pro sticks with a 6.3-inch display, while the iPhone 18 Pro Max sticks with a 6.9-inch display. As was widely rumored, both devices have a smaller Dynamic Island that can show up to three Live Activities at once.
MacRumors


Alternativa in italiano:

iPhone 18 Pro e Pro Max presentati da Apple: novità, caratteristiche tecniche e prezzi
Dal nuovo evento 'Surprise and Shine' di Apple è arrivata la presentazione di iPhone 18 Pro e Pro Max: vediamo dunque le caratteristiche, novità e i prezzi con data di uscita.
Multiplayer.it

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Un cervello di moscerino mappato da Google sta giocando a Doom e Super Mario 64


Simulati 166.000 neuroni e 125 milioni di sinapsi.
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In breve:


Google e il Janelia Research Campus dello Howard Hughes Medical Institute hanno pubblicato il 3 settembre la mappa completa del cervello e del sistema nervoso centrale di un moscerino della frutta maschio adulto, dopo dieci anni di lavoro. Con oltre 166.000 neuroni e 125 milioni di connessioni sinaptiche è la più grande mappa cerebrale mai realizzata per numero di neuroni. La mappa, detta connettoma, è un diagramma di come i neuroni sono collegati tra loro: i ricercatori hanno tagliato il sistema nervoso in milioni di sezioni sottilissime, le hanno fotografate al microscopio elettronico e hanno usato l'AI per ricostruire i neuroni in 3D. Pochi giorni dopo la pubblicazione alcuni programmatori hanno iniziato a usare i dati per simulare il cervello del moscerino e farlo giocare ai videogiochi: l'ingegnere Alex Wormuth lo sta addestrando a giocare a Doom, dove ogni fotogramma del gioco stimola i neuroni sensoriali e l'attività neurale viene tradotta in comandi, e la sviluppatrice Jessica Paquette ha pubblicato un video in cui il cervello simulato gioca a Super Mario 64. Un altro utente ha fatto girare l'intero connettoma simulato dentro Minecraft.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google Mapped a Fruit Fly’s Brain. Now It’s Playing Doom and Super Mario 64
Researchers published a complete map of a male fruit fly’s nervous system, and programmers are already making it play video games.
GizmodoBruce Gil


Alternativa in italiano:

Google ha mappato il cervello di un moscerino e ora il web lo sta usando per giocare ai videogame
Gli scienziati hanno ricostruito per la prima volta la mappa neurale di un moscerino della frutta con oltre 166 mila neuroni
Innovazione Fanpage

Dopo tanto lavoro, Ghost ha finalmente attivato la federazione Activitypub (e non solo). Ma quali sono le newsletter e i blog italiani basati su #Ghost?

@Discussioni sul Fediverso italiano

Al momento questi sono quelli che abbiamo censito e che ricondividiamo per tutti gli interessati:

1) oradecima by Martino Wong: @oradecima by Martino Wong
2) Dungeonauta: @Dungeonauta
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in reply to Zone di Transizione

sinceramente avrò poco più di 100 utenti al giorno e WordPress lo conosco abbastanza bene ormai (ci ho sviluppato anche qualche plugin). Ricominciare da zero, passare ad una vps, vuol dire spendere di più e dover re-imparare tutto da zero 😅
This entry was edited (10 months ago)