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Scuola, la scelta obbligata dei manuali digitali. Un risparmio apparente che penalizza la didattica

Il passaggio al libro digitale ha costi e impatti didattici. Oltre agli studi che dimostrano i vantaggi dello studio su carta, i device sono spesso anche una fonte di distrazione. Il tutto, mentre si vieta l’uso dei telefoni a scuola

editorialedomani.it/fatti/scuo…

@scuola

Unknown parent

mastodon - Link to source

Comandante Virgola

@mrphelz @sposadelvento @macfranc @giacomo
amica prof di matematica: il libro costa dieci sacchi, ed è sempre lo stesso da anni (così i ragazzi possono comprarlo usato) : cambiano solo le pagine degli esercizi (la Matematica ancora non è cambiata 🤭) e basta solo sfogliare un po' per trovare gli stessi esercizi anche a pagine diverse. Certo i rappresentanti delle case editrici vengono tutti gli anni con nuove edizioni, più care ovviamente, ma le copie campione finiscono in biblioteca per le cessioni in uso gratuito ai non abbienti
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DRONI FONDAMENTALI PER RILEVARE CRIMINI DI GUERRA

@news
*Sappiamo, purtroppo, quanto poco pesino le incriminazioni per crimini contro l’umanità e in particolare per le condotte belluine che sfoggiano certi mostri al vertice di questo o quel Paese che imperturbabili massacrano con la nonchalance che non si permetterebbe nemmeno un ragazzino alle prese con un videogioco “sparatutto”.

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youtu.be/gqgmdI7PohQ?is=I888pQ…
Come fare l'upgrade da minimal 2024 a Minimal 2026, solo a 64bit, facilmente con il tool Casper Minimal 👍
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Liberiamoci dalle big tech.
#Freesoftware install party

Mercoledì 20 Maggio 2026 dalle 18 alle 19.30

Circolo Arci Zenzero a Genova

Credi di essere padrone del tuo computer? Se usi Windows o MacOS, sei alla mercé di Microsoft e di Apple. Microsoft ha deciso di passare da Windows 10 a Windows 11 e centinaia milioni di PC perfettamente funzionanti stanno finendo nella spazzatura. Non buttare il tuo PC: salva i tuoi dati e portalo assieme a una chiavetta USB.
#nobigtech
softwareliberoliguria.org/libe…

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ECCO IL CLONE DI WIKIPEDIA CHE VUOLE PARALIZZARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

@news
Se fosse soltanto uno scherzo sarebbe già sufficientemente pericolosa.
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#EDITORIALI

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in reply to Aureliano

è proprio così! Il rovescio della medaglia è che un algoritmo invasivo per quanto sia opprimente è una delle cose che ti spinge a commentare, magari anche solo proponendoti post controversi e provocatori. Inoltre le app social non fanno altro che ricordarti di collegarti alla tua app, mentre il fediverso tende a essere molto più discreto e quindi ci sono diversi utenti tende a essere molto più discreto e quindi ci sono diversi utenti che fondamentalmente si dimenticano di collegarsi.

Questa se vogliamo è una cosa bellissima, ma è uno dei motivi per cui gli utenti attivi sono circa il 10% degli utenti del fediverso 😅

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Zombie API: il rischio nascosto nelle tue vecchie integrazioni (e come eliminarlo)
#tech
spcnet.it/zombie-api-il-rischi…
@informatica


Zombie API: il rischio nascosto nelle tue vecchie integrazioni (e come eliminarlo)


Tre anni fa il vostro team ha costruito un’integrazione di pagamento. Funzionava perfettamente. Poi siete passati a una soluzione migliore, avete rilasciato la nuova versione e tutti si sono dedicati al progetto successivo. Nessuno ha aperto un ticket formale per disattivare il vecchio endpoint. Nessuno ci ha nemmeno pensato.

Quell’endpoint probabilmente sta ancora girando adesso. Benvenuti nel problema delle Zombie API.

Cosa sono le Zombie API


Una Zombie API è un’interfaccia applicativa che rimane accessibile ma che l’organizzazione non monitora più, non aggiorna e non supporta ufficialmente. Continua a funzionare in background, risponde alle richieste, restituisce dati — ma nessuno la presidia. Può trattarsi di:

  • Un’API versione 1 dimenticata dopo il lancio della v2
  • Un endpoint di test mai rimosso dall’ambiente di produzione
  • Un’integrazione con un sistema esterno deprecato ma mai formalmente chiusa
  • Un servizio interno esposto durante uno sprint e poi lasciato lì

La differenza rispetto alle Shadow API è sottile ma importante: le Shadow API sono endpoint mai documentati ufficialmente (spesso creati da sviluppatori senza seguire i processi aziendali); le Zombie API sono endpoint che erano ufficiali, ma sono sopravvissute alla loro utilità.

Perché le Zombie API sono pericolose

1. Controlli di sicurezza obsoleti


Le Zombie API nascono in un’epoca diversa. Possono ancora utilizzare meccanismi di autenticazione deboli come API key in plaintext, HTTP Basic Auth senza HTTPS, o sessioni senza scadenza. Non hanno mai ricevuto le patch per le vulnerabilità scoperte negli anni successivi alla loro creazione. I framework e le librerie che usano sono datati, spesso con CVE note e non risolte.

# Esempio: vecchio endpoint con autenticazione debole
GET /api/v1/payments?user_id=1234&token=abc123
# Nessuna validazione token server-side, nessun rate limiting,
# nessun log di accesso attivo


2. Assenza di monitoraggio


Gli endpoint zombie non compaiono nei dashboard di osservabilità, non generano alert, non vengono inclusi nei penetration test periodici. Eppure continuano a restituire dati: record di clienti, token di sessione, informazioni di sistema. Le violazioni che li coinvolgono possono passare inosservate per mesi.

3. Superficie di attacco invisibile


Dal punto di vista del team di sicurezza, l’endpoint non esiste. Dal punto di vista di un attaccante, invece, è perfettamente raggiungibile. Gli scanner automatici — e nel 2026 sempre più spesso gli agenti AI autonomi — individuano questi endpoint attraverso pattern comuni: /api/v1/, /api/legacy/, file Swagger dimenticati, entry in file robots.txt.

4. Il vettore degli agenti AI


Una dimensione nuova nel 2026: i sistemi agentic AI che chiamano autonomamente API per completare task possono scoprire e interagire con endpoint zombie che il team di sicurezza umano non ha mai pensato di inventariare. Un agente che esegue fuzzing automatico o che segue link nei file di documentazione può “risvegliare” endpoint che nessuno controllava da anni.

Come identificare le Zombie API nel vostro ambiente

Inventario tramite discovery automatica


Il primo passo è vedere ciò che non si riesce a vedere. Strumenti come OWASP ZAP, Burp Suite, o soluzioni enterprise come Noname Security, Salt Security e Traceable AI possono scansionare il traffico di rete per identificare endpoint che ricevono richieste ma non compaiono nella documentazione ufficiale.

# Con curl e grep: cerca pattern di API versionate nei log
grep -E "/api/v[0-9]+/" /var/log/nginx/access.log |   awk '{print $7}' | sort | uniq -c | sort -rn | head -50


Analisi del codice sorgente


Una scansione statica del codice può estrarre tutti i route definiti nell’applicazione e confrontarli con quelli registrati nel gateway API. La differenza è la lista candidata di zombie (o shadow).

# Esempio con grep per trovare route Express.js
grep -rE "app\.(get|post|put|delete|patch)\s*\(" ./src   | grep -oP "(?

Analisi del traffico reale


Anche se un endpoint non viene più mantenuto, potrebbe ancora ricevere traffico — da client legacy, da integrazioni di partner non aggiornate, o da attaccanti che lo scandagliano. Analizzare i log di accesso degli ultimi 90-180 giorni rivela endpoint “morti” che in realtà rispondono ancora.

Come mitigare il rischio

Governance del ciclo di vita delle API


La soluzione strutturale è implementare un API lifecycle management formale, con quattro fasi chiare:

  1. Active: l’API è in produzione, monitorata e manutenuta
  2. Deprecated: l’API funziona ancora ma è stata annunciata la dismissione. I client ricevono header Deprecation e Sunset in ogni risposta
  3. Sunset: la data di dismissione è imminente, le richieste restituiscono warning espliciti
  4. Retired: l’endpoint è stato disattivato, risponde con 410 Gone


# Header HTTP di deprecazione (RFC 8594)
HTTP/1.1 200 OK
Deprecation: Sat, 31 Dec 2025 23:59:59 GMT
Sunset: Sat, 30 Jun 2026 23:59:59 GMT
Link: <https://api.example.com/v2/payments>; rel="successor-version"


Applicate il principio del minimo privilegio anche alle API


Le API che non sono più in uso attivo non dovrebbero avere accesso ai sistemi di produzione. Prima di decommissionare formalmente, rimuovete le credenziali, revocate i token di accesso e isolate l’endpoint dalla rete interna.

Automatizzate il testing di sicurezza su tutto l’inventario


Il penetration test periodico deve includere anche gli endpoint “vecchi”. Configurate scanner DAST (Dynamic Application Security Testing) per coprire l’intero inventario API, non solo gli endpoint documentati nella versione corrente.

# Esempio con OWASP ZAP via CLI
docker run -t owasp/zap2docker-stable zap-api-scan.py   -t https://api.example.com/api/v1/openapi.yaml   -f openapi   -r zap-report.html


Risk scoring degli endpoint


Non tutti gli endpoint zombie hanno lo stesso livello di rischio. Prioritizzate in base a:

  • Metodo di autenticazione (nessuna > API key > OAuth 2.0)
  • Sensibilità dei dati esposti (PII, dati finanziari, credenziali)
  • Esposizione a traffico esterno vs. solo interno
  • Presenza di vulnerabilità note nel framework usato
  • Volume e origine del traffico recente


Un piano d’azione in tre settimane


Per team che vogliono affrontare il problema in modo pragmatico:

Settimana 1 — Discovery: Eseguite una scansione completa del traffico degli ultimi 90 giorni. Estraete tutti gli endpoint dal codice sorgente. Confrontate con il registro ufficiale dell’API gateway.

Settimana 2 — Triage: Per ogni endpoint non documentato, determinate se è un’API shadow (mai documentata) o zombie (precedentemente documentata). Applicate il risk scoring. Identificate i proprietari originali tramite git blame o cronologia dei ticket.

Settimana 3 — Remediation: Gli endpoint ad alto rischio vanno disabilitati immediatamente. Per quelli con traffico ancora attivo, notificate i client e stabilite una data di sunset. Implementate il processo di governance per prevenire il problema in futuro.

Conclusione


Le Zombie API non sono un problema teorico. Sono un debito tecnico e di sicurezza reale, spesso invisibile, che cresce silenziosamente ad ogni rilascio. Con l’aumento dei sistemi agentic AI che interagiscono autonomamente con le API, il rischio di “risvegliare” questi endpoint aumenta ulteriormente.

La buona notizia è che il problema è risolvibile con processi ben definiti: discovery sistematico, governance del ciclo di vita, e testing automatizzato su tutto l’inventario — non solo sulla versione corrente dell’API.

Non aspettate che sia un attaccante a scoprire cosa avete dimenticato.


Fonte originale: The “Zombie API” Attack: Why Your Old Integrations Are Your Biggest Security Risk (DZone) — approfondito con riferimenti da Salt Security, GetAstra e Checkmarx.


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Finalmente ce l'abbiamo fatta: all'alba di domenica citiverse.it è tornato online


Purtroppo però sono ancora troppe le istanze che non "vedono" i nuovi indirizzi di citiverse.it anche dopo le 6 ore di TTL previsti... 🤬

@fediverso

poliversity.it/@macfranc/11657…


ATTENZIONE - Durante la giornata di oggi e di domani potrebbe verificarsi una temporanea interruzione di servizio del forum federato citiverse.it


Informiamo tutti gli utenti iscritti a Citiverse.it e a tutti gli altri utenti che utilizzano le categorie di Citiverse.it come "gruppi federati" dalle loro istanze Mastodon, Friendica, Pixelfed o Lemmy, che

durante la giornata di oggi e di domani potrebbe verificarsi una temporanea interruzione di servizio sul dominio citiverse.it


a causa del cambio di gestore del dominio.

Ci scusiamo per il disguido e ricordiamo che il problema non riguarderà le altre nostre tre istanze:

  • poliverso.org: la nostra istanza Friendica
  • feddit.it: la nostra istanza Lemmy, che con le sue comunità è da anni un punto di riferimento anche per gli utenti Mastodon
  • poliversity.it: la nostra istanza Mastodon potenziata che consente di scrivere anche con testo formattato e senza lmitazione di caratteri

Quando il problema si sarà risolto, provvederemo a comunicarlo tempestivamente

@fediverso


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RISOLTO: il server citiverse.it è tornato completamente online solo domenica mattina...

@fediverso

poliversity.it/@macfranc/11657…


ATTENZIONE - Durante la giornata di oggi e di domani potrebbe verificarsi una temporanea interruzione di servizio del forum federato citiverse.it


Informiamo tutti gli utenti iscritti a Citiverse.it e a tutti gli altri utenti che utilizzano le categorie di Citiverse.it come "gruppi federati" dalle loro istanze Mastodon, Friendica, Pixelfed o Lemmy, che

durante la giornata di oggi e di domani potrebbe verificarsi una temporanea interruzione di servizio sul dominio citiverse.it


a causa del cambio di gestore del dominio.

Ci scusiamo per il disguido e ricordiamo che il problema non riguarderà le altre nostre tre istanze:

  • poliverso.org: la nostra istanza Friendica
  • feddit.it: la nostra istanza Lemmy, che con le sue comunità è da anni un punto di riferimento anche per gli utenti Mastodon
  • poliversity.it: la nostra istanza Mastodon potenziata che consente di scrivere anche con testo formattato e senza lmitazione di caratteri

Quando il problema si sarà risolto, provvederemo a comunicarlo tempestivamente

@fediverso


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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E I RISCHI PER LA NOSTRA CAPACITA’ COGNITIVA

@news
*Non è facile parlare di salute cognitiva in un’epoca in cui i sopravvissuti (o gli assenti) alla catechesi televisiva sono inciampati nei social network e negli altri specchi deformanti che mescolano la vita reale con quella virtuale.
L'articolo L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E I RISCHI PER LA

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Meta include le multe nei costi operativi. Oltre due miliardi di euro di multe per violazione del GDPR non hanno fermato Meta, Google e TikTok.

Un'analisi mostra perché le multe sono lo strumento sbagliato, come la macchina delle lobby delle multinazionali digitali mina sistematicamente la regolamentazione e cosa significano le dimissioni del Commissario federale per la protezione dei dati.

L'articolo di @denkstrom

denkstrom.org/artikel/datenmon…

@informatica

in reply to Francesco Costa

@costafrancesco94 lo sostengo da sempre. Solo una sospensione può cambiare le cose.

Se lasci giocare a calcio undici rugbisti e lasci che placchino gli avversari e prendano la palla con le mani, non puoi limitarti a fischiare ogni volta che fanno fallo, ma devi iniziare a espellerli uno dopo l'altro. Altrimenti vinceranno sempre loro!

@denkstrom @informatica

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Presentata la nuova piattaforma digitale dedicata ai “Portatori di Interesse”


La nuova piattaforma nasce con l’obiettivo di rendere totalmente trasparente la Difesa. In prospettiva, infatti, il Ministero potrà diventare una delle principali stazioni appaltanti del Paese e, proprio per questo, è fondamentale garantire regole chiare, correttezza e pari opportunità per tutti. Abbiamo la necessità che ogni rappresentante delle Forze Armate possa interagire con qualsiasi azienda, offrendo a tutti le stesse possibilità di proporre idee, progetti e soprattutto innovazioni tecnologiche. Allo stesso tempo, vogliamo assicurarci che ogni rapporto avvenga nel segno della trasparenza, dell’onestà e della legalità. Per questo abbiamo scelto di registrare e tracciare ogni contatto con la Difesa: uno strumento che da un lato consente di filtrare eventuali soggetti non affidabili, dall’altro tutela il nostro personale, permettendo a chi lavora nelle nostre strutture di operare con serenità. La piattaforma vuole inoltre incoraggiare tutte quelle aziende che non hanno mai collaborato con la Difesa, ma che possiedono idee innovative e competenze strategiche, a farsi avanti e a proporre il proprio contributo.

difesa.it/primopiano/presentaz…

@politica

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In uno studio rivoluzionario alcuni scienziati hanno affermato di essere riusciti a invertire i danni causati dall'ictus utilizzando le cellule staminali


Le cellule cerebrali derivate da cellule staminali trapiantate possono fare molto di più che semplicemente sopravvivere dopo un ictus!

Secondo una nuova ricerca condotta dall'Università di Zurigo e dall'Università della California del Sud, un trattamento con cellule staminali ha aiutato i topi a riprendersi da un ictus, ricostruendo le connessioni cerebrali danneggiate, ripristinando i vasi sanguigni e migliorando la mobilità. I ​​risultati fanno sperare che in futuro le terapie possano riparare i danni causati dall'ictus, attualmente considerati permanenti.

scitechdaily.com/scientists-re…

@scienza

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Dieci persone arrestate con l’accusa di aver consultato illegalmente le banche dati dello stato e rivenduto i loro contenuti

La procura di Napoli ha richiesto l’arresto di 10 persone accusate di essere coinvolte in un articolato sistema per la vendita di dati ottenuti consultando illegalmente le banche dati della polizia, dell’INPS, dell’Agenzia delle entrate e delle Poste. I dati venivano venduti ad agenzie di investigazione privata in tutta Italia.

ilpost.it/2026/05/14/dieci-per…

@politica

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@ilPost ha appena rilasciato due nuove formule per abbonarsi e sostenere il suo progetto giornalistico: "abbonamento Famiglia" e "abbonamento Studenti Universitari


Con l’abbonamento Famiglia fino a quattro persone possono avere accesso con un account individuale a tutti i contenuti del Post: i podcast – Wilson, Globo, Morning e tutti gli altri – le newsletter, gli sconti sugli eventi e gli inviti alle cose che il Post organizza in giro per l'Italia. L’abbonamento Famiglia costa 170 euro all'anno, conviene già se a farlo si è in due, e non serve vivere insieme: puoi farlo con chiunque per te sia “famiglia”. Per farlo, si inizia da qui.

L’abbonamento per chi fa l’università permette a studenti e studentesse delle università italiane di abbonarsi pagando 45 euro all’anno, cioè metà del costo dell’abbonamento: dell’altra metà si fa carico il Post. Per abbonarsi come studenti basta andare qui, e poi seguire i passaggi di autenticazione sul sito della propria università.

@universitaly

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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PROVOCA DIPENDENZA COME ALCOOL, DROGA E GIOCO D’AZZARDO

@news
La notizia di una ragazza in cura in Veneto per una preoccupante sindrome di dipendenza da un “chatbot” ha lasciato tutti stupiti.
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#EDITORIALI

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@Poliverso Forum di supporto


I Gruppi del Fediverso: un modo per incontrare altri utenti Mastodon, Friendica o Pixelfed in base ai loro interessi

Il Fediverso è un luogo fatto soprattutto di interazioni sociali ma rispetto ai social commerciali non è facilissimo trovare utenti che condividano i nostri stessi interessi. Ecco come giocarsi la carta dei “Gruppi”

informapirata.it/2025/02/03/i-…

#Calabria #Campania #comunità #Fediverso #Friendica #gruppi #Lemmy #Mastodon

informapirata.it/2025/02/03/i-…


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I Gruppi del Fediverso: un modo per incontrare altri utenti Mastodon, Friendica o Pixelfed in base ai loro interessi

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Informiamo tutti gli utenti iscritti a [url=http://citiverse.it/]Citiverse.it[/url] e a tutti gli altri utenti che utilizzano le categorie di [url=http://citiverse.it/]Citiverse.it[/url] come [strong][url=https://www.informapirata.it/2025/02/03/i-gruppi-del-fediverso-un-modo-per-incontrare-altri-utenti-mastodon-friendica-o-pixelfed-in-base-ai-loro-interessi/]"gruppi federati"[/url][/strong] dalle loro istanze Mastodon, Friendica, Pixelfed o Lemmy, che [h1]durante la giornata di oggi e di domani
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I Gruppi del Fediverso: un modo per incontrare altri utenti Mastodon, Friendica o Pixelfed in base ai loro interessi

Il Fediverso è un luogo fatto soprattutto di interazioni sociali ma rispetto ai social commerciali non è facilissimo trovare utenti che condividano i nostri stessi interessi. Ecco come giocarsi la carta dei “Gruppi”

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Parisi, con oligarchi dell'IA a rischio l'accesso alla conoscenza

@scienza

Gruppo 2003, difendere l'autonomia della ricerca per difendere la libertà della società
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L'evoluzione umana corre: la selezione naturale negli ultimi 10.000 anni. Il nuovo video di #EntropyForLife


Negli ultimi 10 millenni l’uomo si è evoluto più velocemente che in passato. Uno studio su 15.000 genomi rivela che agricoltura e densità abitativa hanno spinto la selezione di geni per la resistenza alle malattie, la digestione del lattosio e tratti cognitivi, cambiando il nostro DNA.

youtu.be/I-BQFdshIJ0

@scienza

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LA POLIZIA FA PULIZIA: LA BRUTTA STORIA DEI DATI VENDUTI

@news
Le nostre informazioni sono un bene prezioso, forse addirittura un oro di cui ovunque esistono filoni che non richiedono di scavare con fatica o di setacciare interi corsi d’acqua.
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#EDITORIALI

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Il Ministero dell'Istruzione che ci Meritiamo ma di cui non abbiamo bisogno


Il comunicato ministeriale che annuncia le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei è il risultato mediocre di un'elaborazione in cui i contenuti tecnici ministeriali sono stati passati attraverso un LLM con un prompt scritto con il culo

informapirata.it/2026/05/14/il…

@scuola


Il Ministero dell’Istruzione che ci Meritiamo (ma di cui non abbiamo bisogno)

Il comunicato ministeriale che annuncia le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei è il risultato mediocre di un’elaborazione in cui i contenuti tecnici ministeriali sono stati passati attraverso un LLM con un prompt scritto con il culo
informapirata.it/2026/05/14/il…


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Per chi di voi si fosse perso la live con @lorenzodm @skariko e @macfranc eccovi link alla stessa

@lealternative

youtube.com/watch?v=-QomN5wg5Q…

#lealternative #boostmedia #fediverso #poliversity #poliverso #citiverse #fedinews #fediverso

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♥️Un giudice federale blocca le sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese, direttrice generale delle Nazioni Unite♥️

Il giudice distrettuale statunitense Richard Leon di Washington ha affermato che l'amministrazione Trump ha cercato di regolamentare la libertà di parola di Francesca Albanese a causa dell'"idea o del messaggio espresso".

x.com/i/status/205467873812667…

@news

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Fedle: bot Fediverso simil wordle


Esiste nel Fediverso un gioco famoso in altri social network soprattutto su X: si chiama Fedle ed è una variante di Wordle.

Un po' di storia: Wordle


Su X/Twitter si trovano persone che pubblicano post pieni di numeri e quadratini gialli, grigi e verdi.

Si tratta di un gioco chiamato Wordle che consiste nell'indovinare una parola messa a disposizione dal videogioco ogni giorno; la versione originale ha i termini in inglese di 5 lettere e si hanno a disposizione sei tentativi, partendo dalla sola lettera iniziale. Indovinata la parola, si copia il risultato sui social network.

Creato nel 2021 dallo sviluppatore Joseph Wardle, si è diffuso su Twitter per poi essere acquistato dal New York Times e ne sono nate parecchie varianti anche in italiano (parle, parolette, parole sante...).

Wordle è un programma completamente grafico tastiera compresa, anche se in un gioco di questo tipo la vista neanche servirebbe. Così le persone con disabilità visiva non potevano giocare, finché qualcuno non ha creato l'estensione chrome accessible wordle - in teoria supporta tutti i browser con estensioni, ma se Wordle modifica la propria architettura, l'estensione potrebbe non funzionare più. Vale la pena?

Chi ama i social network commerciali si tenga Wordle, perché noi nel Fediverso abbiamo qualcosa di alternativo, stabile, accessibile e completamente rispettoso della riservatezza.

Fedle: un bot Wordle per ActivityPub


Se Wordle è un'interfaccia web, Fedle è un bot con cui interagire esattamente come lo si farebbe con qualunque utilizzatore umano: botta e risposta. Per cui va bene ogni client fediverso e ogni browser web senza installare programmi in più.

La versione italiana risponde a @fedle_it@fedle.fedilab.app - per ricevere ogni giorno alle 14:00 una parola italiana da indovinare, basta seguire il bot come si farebbe con qualunque altro handle fediverso.

Come si usa


Quando si interagisce con Fedle_it la visibilità dei messaggi deve essere su "privato" - solo le persone che menziono.

  • aiuto: manda un elenco di comandi
  • regole: mostra le regole del gioco disponibili anche nella pagina informazioni di Fedle.
  • una volta ricevuta la parola del giorno, basterà rispondere alla conversazione in privato, con quella che si presume sia la soluzione.

Se fedle dice "6 lettere, inizia per l", si potrà rispondere (impostando la visibilità su privato) semplicemente scrivendo ad esempio lavoro.

Per comodità, ecco i comandi e le regole del gioco:

Indovina la parola del giorno in 6 tentativi.
La prima lettera viene data come indizio. La tua risposta deve essere della lunghezza giusta e nel dizionario.
:correct: = lettera giusta, posizione giusta
:misplaced: = lettera giusta, posizione sbagliata
:absent: = lettera non nella parola

Comandi:


  • aiuto: mostra queste regole
  • statistiche: statistiche personali
  • migliori: classifica istanza (7 giorni)
  • statistiche istanza.tld: statistiche per una istanza
  • suggerisci: PAROLA: proponi una parola
  • esercizio: allenati con una parola casuale
  • nuovo esercizio: ottieni una nuova parola


I simboli (emoji)


Come detto, graficamente si mostrano dei simboli. Dei quadratini.

  • 🟩 - verde, lettera presente nella parola e posizionata nel posto giusto. Se la soluzione è "sopra" ma tu hai scritto "sport", ci saranno due simboli verdi nella posizione 1 e 4.
  • 🟨 - giallo, lettera errata. Misplaced. Presente nella parola, ma posizionata nel posto sbagliato. Se la tua risposta è "sport" ma la soluzione è "sopra", in posizione 2 e 3 ci saranno due segni gialli perché le due lettere sono scambiate di posto.
  • ⬛ - grigio: lettera assente. La parola non contiene la lettera in questione. Nell'esempio di "sport", la "t" sarà una tessera grigia perché nella parola richiesta, "sopra", non esiste la t.


Competizione e condivisione


Ovviamente non è obbligatorio condividere i propri risultati sui social network, ma Fedle quando si arriva alla soluzione, restituisce un link da cliccare. Si apre il browser e si copia il risultato con l'apposito pulsante, che poi si può trasferire incollandolo sul composer del proprio client fediverso.

Ogni domenica arriva la classifica settimanale delle istanze che hanno giocato, e ogni giorno vengono dati i risultati della parola precedente: quanti giocatori hanno provato, la percentuale di risoluzioni, la media di tentativi svolti.

Si può barare con l'AI? Volendo sì. Ma se lo fai... ti dai praticamente del pollo da solo.

Hashtag da usare


Di solito si usa #fedle che è già preimpostato nel post coi risultati da incollare nel composer del client Fediverso. Ma nessuno vieta di aggiungerne altri, tipo #ParoleSante o #FedleItalia o anche WordGame, Puzzle, Rompicapo...

CREDITS:
Elena Brescacin - @elettrona@poliversity.it | traduttrice italiana di Fedle

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I was only made aware of this (frankly awesome) case of LLM poisoning today: nature.com/articles/d41586-026…. A researcher made up a disease and published two evidently fake preprints about it (including sentences such as “this entire paper is made up” and “Fifty made-up individuals aged between 20 and 50 years were recruited for the exposure group”), which were almost immediately picked up by LLMs and documented in their output. Worse, actual – supposedly serious – medical papers also started citing the preprints, demonstrating that academics relying on LLMs to do their work is a genuine problem! Not that I had my doubts but, if anyone did, this seems like the perfect demonstration of the problem. Article immediately added to the syllabus of the class I am co-teaching with Iris Ferrazzo on LLMs for Romance Studies/Humanities!

#LLM #GenAI #academia #research #ResearchIntegrity #humanities

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However awesome, this case is not new. Researchers started to avoid reading the papers they cite (and sometimes write) when statistics replaced reading as a means of evaluating research. Do you remember Ike Antcare (lemonde.fr/series-d-ete/articl…)?


I was only made aware of this (frankly awesome) case of LLM poisoning today: nature.com/articles/d41586-026…. A researcher made up a disease and published two evidently fake preprints about it (including sentences such as “this entire paper is made up” and “Fifty made-up individuals aged between 20 and 50 years were recruited for the exposure group”), which were almost immediately picked up by LLMs and documented in their output. Worse, actual – supposedly serious – medical papers also started citing the preprints, demonstrating that academics relying on LLMs to do their work is a genuine problem! Not that I had my doubts but, if anyone did, this seems like the perfect demonstration of the problem. Article immediately added to the syllabus of the class I am co-teaching with Iris Ferrazzo on LLMs for Romance Studies/Humanities!

#LLM #GenAI #academia #research #ResearchIntegrity #humanities


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Tocca rivalutare Uòlter?

Siamo stati in tanti a scrivere dell'intervista di Walter Veltroni a Claude. Però oggettivamente bisogna dare atto che il testo era ben costruito, con un percorso che per chi ha un'idea di come funzionano gli LLM non dice nulla di nuovo ma in astratto ha un senso logico. Sul Corriere abbiamo ben altri esempi.

Già la serie di Rovelli dimostra come forse è meglio che non ci si avventuri in campi che non sono il proprio, ma le cose sono più c wp.me/p6hcSh-9DJ

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𝗜𝗹 𝟭𝟯 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟭𝟴𝟴𝟴 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲𝘃𝗮 𝗜𝗻𝗴𝗲 𝗟𝗲𝗵𝗺𝗮𝗻𝗻, la scienziata che cambiò per sempre il nostro modo di guardare l’interno della Terra.

Analizzando le onde sismiche generate dai terremoti, Lehmann intuì nel 1936 che il nucleo terrestre non era uniforme: vi era un nucleo esterno liquido e un nucleo interno solido. Una scoperta fondamentale per comprendere la struttura profonda del nostro Pianeta e il funzionamento del campo magnetico terrestre.
ingvambiente.com/2023/05/10/in…

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Tastiere e cuffie come grimaldelli: i rischi inattesi delle periferiche wireless. Nuovo podcast del Disinformatico RSI. Audio, testo, link e fonti: attivissimo.me/podcast-rsi-tas…
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Stasera ci vediamo sul canale @BoostMediaAPS con @macfranc e @skariko

Non mancate!


Mercoledì alle 19.15 ci vediamo con @macfranc e @skariko sul canale YouTube di @BoostMediaAPS per una chiacchierata davvero interessante a tema #Fediverso , #Servizi , #News , #Divulgazione , #Alternative , #OpenSource e #Linux

Non potete mancare!

Canale BoostMedia APS 😉


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Il monitoraggio delle intrusioni su Android come nuova fonte di dati per l'analisi forense consensuale


Google ha annunciato oggi il lancio di una nuova funzionalità di "Registrazione delle intrusioni Android" nell'ambito della Modalità di protezione avanzata di Android (AAPM). Questa nuova funzionalità promette di essere un valido supporto per i ricercatori di informatica forense impegnati in indagini su attacchi sofisticati ai dispositivi Android. È la prima volta che un importante produttore di dispositivi rilascia una funzionalità specificamente progettata per migliorare la capacità di rilevare e contrastare, a livello forense, le minacce digitali avanzate.

securitylab.amnesty.org/latest…

@informatica

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Braggarts and bards


Of Palantir, CEOS, power, its servants, and its bards.

English translation of the Italian 10x30 episode, first aired on 12 may, 2026.

First, a quick service announcement. After years, I’ve finally decided to put the DataKnightmare scripts online. It took a while to find software, and a provider, that relied as little as possible on the United States. Especially if you’re like me and, even if you’re not pissed off, you lose you heart over the futility of it all. Not exactly the attitude for winning marketing.

Luckily, there’s Elena Rossini, who faced the same problem and shared her solution with me. So, starting today, if DataKnightmare finally has a home at dk.dataknightmare.eu, we owe it to Elena as well. For now, I’ve uploaded two seasons in English and the latest one in Italian. It’ll take a while, but not another ten years.

Let’s get down to business. Amid the infernal noise of useless news coming out every fifteen minutes, I thought I caught something interesting.

You’ve probably read about the so-called “Palantir manifesto,” those twenty or so points on Twitter that summarize the book by Alex Karp, CEO of Palantir.

And you may have heard about the so-called “interview with Claude” conducted by Walter Veltroni, an Italian politician, on a national newspaper.

Before you stop listening, let me say right away I have no intention of going into detail about either one. I barely skimmed Palantir’s tweets, and as for Veltroni’s interview (whatever it contains) I don’t deem it worth the time it would take me to read it.

And then?

And then I want to talk not about either of those things (because they’re clearly both nonsense) but about what they represent, which I actually find interesting.

Let’s start from the beginning. From a long time ago.

My generation brought information technology into the workplace. Since I didn’t fight at Waterloo, automation was already there, but my generation did see typewriters and fax machines get replaced first by WordStar, then Word, and finally the whole shebang.

These were tumultuous decades during which everything that could be digitized was digitized: sometimes well, sometimes so-so, and other times, just like shit.

It was a period when everyone dreamed their own version of the mythical “flat organization” about which all business schools wrote entire shelvefuls.

My point is that an organization is not just a technological construct. It is a complex socio-technical structure, where technology plays a part. The result is that the mere arrival of a technology does not automatically bring about changes in the processes and social structure of the organization, due to the interactions and feedback loops among all the components of the system.

To put it more bluntly: whatever technologists may think, there are no purely technological solutions to the problems of a socio-technical system.

One of the most striking examples is, for instance, “going paperless”, a topic on which I personally have spent many years and a great deal of effort. I believe we can all agree that there has never been as much paper in offices as there has been since documents went digital. No longer used for storage, maybe, but incessantly printed and reprinted every time a document is needed.

And since documents have gone digital, there are countless versions of them, all subtly incompatible with one another, all living independent lives in different parts of the organization.

To give a simple example, there used to be letterhead (spoiler alert, it still exists, but only for contracts signed by top executives); today, every single local office, and every department within that office, has its own “official” version of the letterhead, with a specific version of the logo, different from all the others.

If, on the other hand, you feel too tech-savvy for letterhead, we can talk about processes, software, APIs, and the related documentation, of which there are as many versions as there are developer teams.

Every incompatibility that arises during a project is resolved , and sometimes documented, on a case-by-case basis by the various teams that must collaborate, with the sole result that, in the end, there will be yet another version of the code, and sometimes of the documentation too. And don’t tell me your Confluence or your GitHub are in order.

What happened to documents happened to everything, of course. Processes, tasks, hierarchies.

The issue of hierarchy is an interesting one. We were saying earlier that everyone dreamed of their own version of the mythical “flat organization” that business schools assured us was the future.

For me and those like me, a flat organization meant a top leadership that would set strategic direction, and immediately below that a line of highly competent operatives with complete autonomy, eliminating any interference from top management in technical decisions and getting rid of the useless third of middle management.

For middle management, “flat organization” meant automating or outsourcing, but in any case eliminating, the useless third of the operatives, with their fixation on raising technical objections to the strategic directives from the top (and to middle management’s interpretations thereof).

For top management, too, “flat organization” meant eliminating the unnecessary third of operatives and interfacing exclusively with middle management, so as to finally overcome the need to consider so-called “technical details.”

If you look around today, it’s not hard to see who won. Top management is still all there, and middle management has more people than ever. The flattening of organizations, if it happened at all, meant mostly ousting and outsourcing technical expertise.

At the same time, there has been a significant evolution in top-level roles. With the advent of venture capital from the 2000s onward, top executives have shifted from being managerial figures to being increasingly performative ones. In no role is this more evident than in the role of the CEO. Today, the CEO is above all someone capable of weaving a compelling narrative of their "vision" for the future, in order to raise, on the market or from private investors, the funding necessary to build it.

Whether that future makes technical or economic sense, whether it is even possible, or whether it bears any relation to the future described in the last financial report, is unimportant.

What matters is that the CEO, and the narrative they present for this quarter, continue to inspire investor confidence. Nothing else matters.

Today’s CEO doesn’t need to be capable of “doing,” nor even of "leading" anymore. He just needs to know how to persuade. Relentlessly, changing the story whenever necessary without batting an eye. His defining qualities are stubbornness and an inflated sense of self-worth, which, unfortunately, are also hallmarks of the pathological narcissist.

Think of Zuckerberg, who started with the brilliant idea of creating a social network where his classmates could rate female students’ bangability; luckily, Sheryl Sandberg came along to help him actually make money; then he tried to reinvent money (remember Libra?), then he peddled the metaverse, and now he’s trailing the AI bandwagon after the disastrous launch of Galactica, which shut down in 72 hours.

Think of Musk, who has the imagination of a mediocre teenager in 1975, and his endless bullshit about self-driving cars, colonizing Mars, and mega-constellations of satellites.

Think of the best of them all, Sam Altman: a guy who writes a blog and the world goes crazy as if John the Evangelist had just published a revised version. Altman has bamboozled the entire venture capital world with the sole promise of burning through all the investors’ money only to raise even more.

From one boast to the next, they all think their success isn’t the result of luck, connections, government contracts, and monopoly, but of their being special, and especially visionary. While Taleb teaches us that moderate success can be explained by skill and effort, but overwhelming success is explained by variance.

Let’s not digress. Today, a digital CEO must be able to declare:

“We are driving the synergistic evolution of our value ecosystem through a holistic and data-driven approach, enabling scalable paradigms of sustainable innovation centered on change.”


and do so with an air of deep conviction. It’s obviously just hot air, but anyone who laughs or thinks the phrase makes no sense will never be a C-level and will never get an interview.

In tandem with the performative shift of CEOs and founders, the media system has also adapted. With bankruptcies, restructurings, and acquisitions, today the media are, with few exceptions, outsourced marketing in the hands of the very industrialists the media should be investigating. Let’s be clear: every powerful figure has always had sycophants and hagiographers in every publication, but today the media is required to stick to amplifying the corporate narrative. Washington Post, anyone?

A certain mythical, very American interpretation of the digital sector and its players has also contributed to this, and not insignificantly. From William Gibson’s “keyboard cowboys” to Steven Levy’s “heroes of the digital frontier,” every effort has been made to revive the foundational myth of the Frontier, with all its toxic baggage, for the digital age.

The result is that today, the protagonists themselves view themselves in mythical terms. Sure, it couldn’t be any other way; no one wants to think of themselves as merely a lucky teller of six-monthly fairy tales, no matter how skilled.

No, instead they are all “visionaries,” “builders of the future,” if not outright “revolutionaries”, obviously in the capitalist sense of the term, that is, destroyers of industries and communities for their own exclusive benefit and that of their investors.

This finally brings us to Palantir and Alex Karp. He is not content with merely having founded a company that got fat on military contracts (capitalists want the state reduced to a bare minimum except when it's a client a client) but he channels his own mythical image as the defender of a West conveniently besieged only by those problems his products claim to address.

And not, for instance, by unprecedented economic and social inequality, by global social and climate changes, or by a caste of tax-exempt billionaires with a penchant for oligarchy. Once again, we are witnessing the bluster of someone who has not a single original idea in his head and has made his fortune precisely because of that.

That Karp, like all his other billionaire buddies, believes he has a “vision” to communicate to the public (beyond the quarterly earnings report) is no surprise. Nor is it surprising that he reiterates the book’s themes in a series of tweets, perhaps to compensate for less-than-overwhelming sales: everyone, after all, wants to be seen.

But if you scratch just beneath the surface of these CEOs’ narratives, you realize that Silicon Valley produces nothing but variations on the theme of those who have always created and financed it: the Cold War Pentagon.

Read Amodei, Altman, Karp, Zuckerberg, and Thiel all you want. You’ll always find U.S. supremacy through ICT technology, the export of American capitalist values, social control, and the containment by any means necessary of any competing power on the Eurasian plate.

Stuff that hasn’t changed one iota since 1946, written and systematized by top-tier minds like Bush (Vannevar, scientific advisor to Roosevelt and Truman, namesake but not related to the subsequent presidents George Bush and George Bush the Lesser), Kissinger, Brzezinski, Cheney: people who have steered U.S. policy for decades while the presidents in office played the cool guys on TV, parroting the season's buzzwords.

This does not mean that the oligarchic delusions of Karp and company are harmless, far from it. But they are not evil geniuses. They are merely actors who, offstage, still believe they are Julius Caesar.

These fake champions of free enterprise with public money, these self-appointed “inventors of the future,” are merely parroting the catchphrases of those who created, and sustain, them.

Now, power attracts servants and sycophants, as I said. But it isn’t satisfied with them, whom it ultimately despises. Every powerful person, and all the more so every nouveau riche braggart, needs to feel validated by someone whose social or cultural stature they secretly envy.

And here comes the bard. Somebody who in the 20th century would have been called an “organic intellectual,” whose task is to use their own art and culture to make the powerful shine. The bard is subtler than the sycophant, and can even afford a superficially critical attitude, because his role is not to confirm the narrative of the powerful point by point (there's already servants and sycophants for that), but to validate it by taking it completely for granted, and to distract attention from the problems, with a highly erudite discussion of some insignificant detail.

So, while the AI guys are wooing investors with fairy tales of sentient machines and the elimination of workers, sorry, the transcending of work, the bard doesn’t get into the substance of the matter, but instead interviews artificial intelligence. This is what Walter Veltroni, a seasoned Italian politician, did just last week. From someone like him I would have expected, if not more dignity, at least better timing. Interviewing an Artificial Intelligence is so fall-winter 2023.

The bard is more insidious than the sycophant, because he doesn’t take a stand for or against. He merely includes the narrative of power in the “cultured” debate.

If power speaks of next-generation nuclear power, the servant will shout from the rooftops that solar and wind power are outdated; the sycophant will point out that the green area around the plant is ideal for a family picnic.

The bard, on the other hand, will wax emphatically about how the cooling towers might inspire a XXI-century Wordsworth to compose a modern version of Tintern Abbey

The digital bard, with all his erudition, has nothing specific to say, but he says it with refined words and high-sounding quotes. His task is not to discuss or refute, but to undermine any serious debate by taking the narrative of power for granted and constructing a seemingly scholarly discussion on completely marginal details.

And in this, Veltroni has done his job. The very act of “interviewing” an automatic text generator, and choosing to do so on issues that would be profound if he were talking to a human being and not to a rhetorical mirror, is the most devastating weapon one could bring to bear in support of the millenarian delusions of the digital braggarts.

If the role of public intellectual still has any meaning, Veltroni’s puff piece is a complete betrayal of that role, it is the subjugation of culture to the interests of those who have no culture whatsoever, but are awash in money.

While actual experts have pointed out since forever how harmful it is (and whose interests it really serves) to anthropomorphize a technology like so-called "Artificial Intelligence", Veltroni just waltzes in and interviews "AI" on the meaning of life. It doesn’t matter that the obviously "AI" has nothing to say on the matter. What matters is that a text generator suddenly comes across as something you can actually “talk” to about such a topic.

Veltroni could have truly played the intellectual and discussed the point of a European Union willing to chase after the United States in a speculative bubble. He could have talked about the problems of using Artificial Intelligence in the professions, in the media, and in education.

He could even have played the left-wing intellectual and spoken of oligopolies and rent-seeking, of techno-feudalism, of the political role of Artificial Intelligence in dismantling the bargaining power of labor.

He could have talked about all of this and much more.

Instead, he chose to play the cheerleader for the nouveau riche braggarts, and in doing so, I believe he has established his place in the hierarchy where Leonardo Sciascia listed men, half-men, little men, ass-kissers, and windbags.

I have an idea.

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Bentornato @lastknight!


youtu.be/pACV5dgF1Ng?si=MIRqSL…

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Il primo zero-day costruito con l’AI: Google sventava un attacco di massa con exploit generato da LLM
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/il-pri…


Il primo zero-day costruito con l’AI: Google sventava un attacco di massa con exploit generato da LLM


Si parla di:
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Per la prima volta nella storia documentata della cybersecurity, un gruppo criminale ha utilizzato un modello di intelligenza artificiale per identificare una vulnerabilità zero-day sconosciuta e trasformarla in un exploit funzionante, pianificando di impiegarla in un evento di compromissione di massa. Google Threat Intelligence Group (GTIG) ha svelato la scoperta l’11 maggio 2026, descrivendo quella che potrebbe essere un punto di svolta nell’evoluzione delle capacità offensive dei threat actor.

La scoperta: un exploit scritto da un LLM


Il team GTIG di Google ha identificato uno script Python contenente un exploit per una vulnerabilità zero-day in un popolare strumento open source di amministrazione web. La falla, un bypass dell’autenticazione a due fattori (2FA), permetteva a un attaccante in possesso di credenziali valide di aggirare completamente il secondo fattore di autenticazione, aprendo la strada a un accesso non autorizzato su larga scala.

Ciò che ha immediatamente attirato l’attenzione degli analisti non era tanto la vulnerabilità in sé, quanto le caratteristiche stilistiche e strutturali del codice che la implementava. Lo script presentava una serie di indizi inequivocabili della sua origine artificiale:

  • Docstring educativi estremamente dettagliati: ogni funzione era accompagnata da commenti esplicativi esaustivi, in uno stile tipico degli output di Large Language Model addestrati su repository di codice open source e documentazione tecnica.
  • Un punteggio CVSS “allucinato”: lo script includeva una valutazione CVSS autogenerata ma non corrispondente a nessuna voce esistente nel National Vulnerability Database — un errore tipico di un modello che genera informazioni plausibili ma non verificate.
  • Formato Pythonic “da manuale”: la struttura pulita, la classe _C per i colori ANSI, i menu di aiuto dettagliati e la coerenza stilistica riflettono il pattern caratteristico degli output di modelli come GPT-4 o Gemini quando invitati a scrivere strumenti di sicurezza.

GTIG ha valutato con alta confidenza che un modello di AI sia stato utilizzato sia per scoprire la vulnerabilità che per costruire l’exploit, pur non avendo prove che il modello specifico impiegato fosse Gemini di Google.

La natura della vulnerabilità: logica semantica, non memoria


Uno degli aspetti più rilevanti della scoperta riguarda la tipologia della vulnerabilità stessa. Non si trattava di un classico bug di memory corruption (buffer overflow, use-after-free) né di un problema di input sanitization — le categorie che i fuzzer tradizionali e gli strumenti SAST (Static Application Security Testing) sono progettati per individuare.

La falla era invece un difetto logico semantico ad alto livello: un’assunzione di trust codificata nella logica di enforcement del 2FA, che permetteva a un flusso di autenticazione specifico di saltare la verifica del secondo fattore. Questo tipo di vulnerabilità richiede una comprensione profonda della logica applicativa e dei suoi presupposti impliciti — un dominio in cui i modelli di linguaggio di grandi dimensioni, addestrati su enormi corpus di codice e documentazione, mostrano capacità emergenti superiori agli strumenti di analisi statica convenzionali.

La scoperta conferma ciò che molti ricercatori ipotizzavano ma temevano di veder concretizzato: i modelli AI possono identificare classi di vulnerabilità che sfuggono sistematicamente agli strumenti automatizzati tradizionali.

L’evento pianificato: compromissione di massa sventata


Secondo GTIG, il threat actor aveva pianificato di utilizzare l’exploit in un mass exploitation event — un attacco opportunistico su larga scala verso tutti i sistemi vulnerabili esposti su internet. La proactive discovery da parte di Google ha permesso di interrompere la catena prima che l’exploit venisse utilizzato in produzione.

Google ha lavorato con il vendor del software colpito per la divulgazione responsabile della vulnerabilità e il rilascio di una patch correttiva, senza rivelare pubblicamente il nome dello strumento interessato per limitare il rischio di sfruttamento da parte di altri attori durante la finestra di patching.

Il quadro più ampio: AI e cybercrime state-sponsored


L’incidente non è isolato: il report GTIG del maggio 2026 documenta una tendenza sistematica all’adozione di strumenti AI da parte di gruppi APT nation-state. In particolare:

  • Cina: operatori state-linked stanno sperimentando sistemi AI per la vulnerability hunting automatizzata e il probing di target — essenzialmente automatizzando il processo di ricognizione e identificazione delle superfici di attacco.
  • Corea del Nord (APT45): il gruppo sta utilizzando AI per processare migliaia di exploit check in bulk e arricchire il proprio toolkit, accelerando significativamente i tempi di sviluppo di nuove capacità offensive.
  • Gruppi criminali non-state: come dimostrato da questo episodio, anche attori privi di risorse statali hanno ormai accesso a capacità di sviluppo exploit AI-assisted tramite modelli commerciali o open source.

Il democratizzazione degli strumenti AI abbassa significativamente la barriera tecnica per lo sviluppo di exploit sofisticati, storicamente appannaggio di gruppi con risorse e competenze elevate.

Due righe per i difensori


Questa scoperta accelera un dibattito che era rimasto per lungo tempo teorico: se gli attaccanti usano AI per trovare vulnerabilità, i difensori devono adottare gli stessi strumenti con ancora maggiore urgenza. Alcune considerazioni pratiche:

  • Rivedere i programmi di bug bounty per includere vulnerabilità logiche e di flusso che i tool tradizionali non rilevano, premiando i ricercatori umani e AI-assisted che identificano difetti semantici.
  • Implementare AI-assisted code review nel ciclo di sviluppo, in particolare per la logica di autenticazione e autorizzazione — le aree dove i difetti semantici sono più probabili e più gravi.
  • Monitorare i pattern di accesso MFA con particolare attenzione ai bypass del secondo fattore, anche in presenza di credenziali valide.
  • Aggiornare tempestivamente tutti gli strumenti di amministrazione web esposti su internet, indipendentemente dalla loro percezione come “strumenti minori”.

Il primo zero-day AI-generated documentato in natura non segna la fine di un’era, ma l’inizio di una nuova fase nella corsa agli armamenti digitali. Le organizzazioni che non integreranno AI nei propri processi di difesa si troveranno strutturalmente svantaggiate rispetto a avversari che già la impiegano sistematicamente per attaccare.


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Scoperto un materiale inedito nel New Mexico, viene dal primo test nucleare

@scienza

E' un cristallo a base di calcio, silicio e rame
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Eurovision e Israele, l'inchiesta del New York Times: un milione di dollari, l'EBU che non vuole vedere e la Rai che resta


Il governo Netanyahu ha speso almeno un milione di dollari in marketing Eurovision

Cinquanta interlocutori, documenti interni dell’European Broadcasting Union, dati di voto mai resi pubblici. Il dossier ricostruisce come il governo di Benjamin Netanyahu abbia trasformato la gara canora più vista del mondo, 166 milioni di spettatori, in uno strumento di soft power. E come l’EBU, l’ente organizzatore, abbia scelto, sistematicamente, di non guardare.


@musica

Il post di @giuliocavalli

giuliocavalli.substack.com/p/e…

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Sfida Dewey: un gioco da bibliotecari/e – ossessioni e contaminazioni by francesco mazzetta
ossessionicontaminazioni.com/2…