La fresca fresca fine estate di Antonio Hueber


Ci sono mondi interi che le persone serie sanno esistere ma di cui non importa loro un accidente.
Almeno fino a quando i loro esponenti non arrivano all'attenzione -di solito per motivi per niente lodevoli- per quei sei o sette secondi che a distanza di qualche tempo possono rivelarsi il loro canto del cigno.
Uno di questi mondi è l'intersezione tra "musica" rap con o senza t davanti(*) e influencer: un buco nero presidiato da perdigiorno autenticamente prodigiosi.
A fine agosto 2026 dal black hole è uscito a consumare ulteriori byte nei datacenter un certo Tony Boy.
Antonio Hueber da Padova, quello in foto. Pare davvero su un Falcon diretto ai fasti di Dubai dopo un lucroso rendez vous con Jay-Z.
Invece Antonio Hueber è un insieme nome-cognome che rischia di richiamare più un Franco Lechner che un Tupac Shakur, per quante smorfie tu possa fare verso l'obiettivo.
Impensabile farsi largo tra MC, tags, dissing e altra roba del genere quando al massimo rischi di ricordare er pizzettaro de via da 'a Scrofa: meglio farsi chiamare Tony Boy, così limiti i danni e ti ridono in faccia solo a Firenze, dove il vocabolo tony indica la tuta da ginnastica.
Antonio Hueber ha ventisei anni e una pagina su Wikipedia come ce l'hanno individui veramente meritevoli, come Albert Einstein o Alvaro Vitali. Di studi fatti, studi subiti e tutto quello che fa concretezza per la persona seria neanche una parola, in compenso sappiamo che nel 2024 ha iniziato a violare il VI comandamento con una certa Gaia Bianchi, una nonsisabenecoser che a ventun anni ha partorito il frutto dell'empio connubio, venendo poi prontamente congedata dal giovane Antonio.
Che per finire di far le cose perbene, il 23 agosto 2026 si è fatto arrestare proprio come un Antonio qualsiasi.
Perché gli ci volevano le pasticchine, le polverine, la pistolina, le bombolettine a uno di Padova che crede di essere lo emsì di un blocpàrti nel Bròncse.
Uno che ha combinato di tutto per alimentare il personaggio, tutto in piazza, tutto sul web in diretta.
Intanto alla gendarmeria non è parso il vero di accontentarlo, impacchettandolo a colpo sicuro e con pochissima fatica.
Basta con gli aerei. Per forza.
La scena si sposta nella sobria, essenziale location milanese di via Filangieri.
Le galere sono ambienti conservatori. L'accoglienza per Antonio Hueber non deve essere stata troppo diversa da quella toccata a suo tempo a Giuseppe Di Noi.
E via collanine che guai deriderlo, e via gli stracci costosi con cui credeva anche di dare a intendere di avere aerei privati a disposizione. Gli tocca lasciare in matricola anche lo smàrfo, dopo un'ultima chiamata per avere qualche spicciolo da usare al sopravvitto, sempre che ci sia ancora qualcuno in giro che tollera l'idea di avere a che fare con un elemento del genere al punto di finanziargli l'acquisto a mezzo domandina di qualche scatoletta di tonno e di un po' di sapone del tipo consentito.
Il futuro non si annuncia gran che. Come minimo Antonio dovrà, anche lui, affrontare una umiliante e non si sa quanto istruttiva spending review, cominciando con la onerosa prospettiva delle penali che gli toccherà con ogni probabilità corrispondere per i concerti saltati. Le gazzette scrivono che a Palermo si è scomodato il borgomastro in persona, a far capire di non volere gente del genere tra i piedi e tanto meno su un palco oscenico.
Sarà simpatico tornare a interessarsene tra cinque o sei anni.
Già oggi i curriculum degli Antonio e delle Gaie che arrivano a migliaia alle interinali e ci pensa l'intelligenza artificiale a scartarli in automatico.
Chissà di qui al duemilatrenta come non li tratteranno.


(*) Per cui, più che di canto del cigno sarebbe appropriato parlare di canto del cignale.