La non scelta
La non scelta è una scelta. Bisogna metterselo bene in testa.
Lo so, non suona bene. Perché tutti preferiamo pensare che quando rimaniamo fermi non stiamo davvero decidendo niente. È più rassicurante raccontarsi che stiamo “valutando”, che stiamo “aspettando il momento giusto”, che non siamo ancora pronti.
Ma la realtà è molto meno elegante.
Quando non scegli, stai comunque scegliendo. Stai scegliendo di restare dove sei e di lasciare che le cose continuino così come sono. Stai scegliendo che qualcun altro, o semplicemente il tempo, decida al posto tuo.
La mente ama questa zona grigia. Perché nella non scelta non c’è responsabilità. Se non ti muovi puoi sempre dirti che avresti potuto fare qualcosa di diverso. Che non era il momento. Che le condizioni non erano perfette.
Il potenziale resta intatto. Ed è proprio questo il trucco, vedi, il potenziale è comodo perché non deve dimostrare nulla.
Il problema è che la vita non aspetta che tu ti senta pronto. Va avanti lo stesso. Le relazioni cambiano, le opportunità passano, il tempo scorre. E mentre tu pensi di non aver deciso, in realtà stai accumulando decisioni fatte per inerzia.
Non scegliere una strada è comunque scegliere di non percorrerla. Non dire qualcosa è scegliere il silenzio. Non cambiare è scegliere la continuità.
La verità è che ogni scelta comporta una perdita. Scegliere significa rinunciare a tutte le altre possibilità. Ed è questo che spaventa. Perché finché non scegli puoi continuare a immaginare che tutte le strade restino aperte. Ma svegliati peró, non è così che funziona.
Restare fermi non mantiene le opzioni. Le consuma lentamente. Senza rumore.
La maturità arriva quando smetti di nasconderti dietro l’idea che non decidere sia una posizione neutrale. Non lo è. È solo una decisione meno visibile.
E una volta che lo capisci davvero, allora ti rendi conto che non scegliere non ti protegge dal rischio, ti priva solo della possibilità di dirigere la tua vita.
A quel punto la domanda cambia. Non è più “e se sbaglio scelta?”, ma diventa “che tipo di vita sto scegliendo continuando a non scegliere?”
#mymindfulnesspath #lamindfulnesspertutti #mindfulnessitalia #mindfulness #benessere #lifecoaching
Lo so, non suona bene. Perché tutti preferiamo pensare che quando rimaniamo fermi non stiamo davvero decidendo niente. È più rassicurante raccontarsi che stiamo “valutando”, che stiamo “aspettando il momento giusto”, che non siamo ancora pronti.
Ma la realtà è molto meno elegante.
Quando non scegli, stai comunque scegliendo. Stai scegliendo di restare dove sei e di lasciare che le cose continuino così come sono. Stai scegliendo che qualcun altro, o semplicemente il tempo, decida al posto tuo.
La mente ama questa zona grigia. Perché nella non scelta non c’è responsabilità. Se non ti muovi puoi sempre dirti che avresti potuto fare qualcosa di diverso. Che non era il momento. Che le condizioni non erano perfette.
Il potenziale resta intatto. Ed è proprio questo il trucco, vedi, il potenziale è comodo perché non deve dimostrare nulla.
Il problema è che la vita non aspetta che tu ti senta pronto. Va avanti lo stesso. Le relazioni cambiano, le opportunità passano, il tempo scorre. E mentre tu pensi di non aver deciso, in realtà stai accumulando decisioni fatte per inerzia.
Non scegliere una strada è comunque scegliere di non percorrerla. Non dire qualcosa è scegliere il silenzio. Non cambiare è scegliere la continuità.
La verità è che ogni scelta comporta una perdita. Scegliere significa rinunciare a tutte le altre possibilità. Ed è questo che spaventa. Perché finché non scegli puoi continuare a immaginare che tutte le strade restino aperte. Ma svegliati peró, non è così che funziona.
Restare fermi non mantiene le opzioni. Le consuma lentamente. Senza rumore.
La maturità arriva quando smetti di nasconderti dietro l’idea che non decidere sia una posizione neutrale. Non lo è. È solo una decisione meno visibile.
E una volta che lo capisci davvero, allora ti rendi conto che non scegliere non ti protegge dal rischio, ti priva solo della possibilità di dirigere la tua vita.
A quel punto la domanda cambia. Non è più “e se sbaglio scelta?”, ma diventa “che tipo di vita sto scegliendo continuando a non scegliere?”
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