Bakary Sako, lavoratore a Taranto


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Bakary Sako, cittadino della Repubblica del Mali, aveva trentacinque anni, due mogli, due bambini in arrivo e un lavoro come bracciante agricolo.

Agli occhi delle persone serie gran parte della popolazione della penisola italiana costituisce un aggregato eccepibile e lievemente fastidioso in tutte le manifestazioni del suo comportamento.
Pallone, maccheroni, pornografia preferibilmente minorile, gioco d'azzardo.
Più in là non ci vanno.
Senza dubbio, più stimolante dedicare il proprio tempo a cose come l'osservazione della blattella germanica.
Ogni tanto c'è il salto di qualità, come in questo caso. Il salto di qualità consiste nell'identificare un bersaglio presumibilmente facile e nell'angariarlo, anche per mesi o per anni. Fino a farlo impazzire.
O fino a ucciderlo con un pretesto qualsiasi.
L'utenza delle "reti sociali", composta a grande maggioranza da sfaccendati cui dispiace senz'altro sinceramente non aver potuto contribuire all'omicidio, può essere soddisfatta.
Questo qui non gli ruba più il lavoro. Si sa, i frontebassa del "paese" dove mangiano spaghetti fanno la fila, per fare i camerieri e i braccianti.
E poi così non gli devono nemmeno pagare i trentacinque euro al giorno e la scheda telefonica.
Ci si sono messi almeno in cinque, per questo capo d'opera.
Purtroppo il loro "paese" prevede l'obbligatorietà dell'azione penale e una lunga serie di reati per i quali si procede d'ufficio, compreso l'omicidio volontario. Non lo avevano messo in conto; chissà come ci sono rimasti male quando sono stati beccati al gran completo e a stretto giro. Ovvio che per diverso tempo il signorino Fabio Sale e i suoi piccoli amici gli spaghetti li compreranno al sopravvitto, sempre che qualcuno gli porti due spiccioli in matricola. Anche dopo che crederanno di aver chiuso con tutta la questione, tra provvisionali e risarcimenti ne usciranno ridotti in condizioni tali che aggiungere agli spaghetti un po' di tonno sott'olio invece che al naturale rappresenterà una spesa su cui ponderare con attenzione.
E il pallone? Il campionato intramurale all'ora d'aria.
Ammesso che qualcuno glielo lasci organizzare.
Chissà se qualcuno ha già tirato fuori dal solito immondezzaio telematico il paragone tra i leoni e i cani, la galera di passaggio e tutto il resto della rumenta.
Per i cinque puntini tatuati sulle manine, è verosimile che ci vorrà qualche tempo.
Ma ci si arriverà sicuramente.