“Into the wild”: un viaggio nelle terre estreme dell’anima

Quasi vent'anni fa, usciva nelle sale cinematografiche "Into the Wild" :

Bisogna forse fuggire per ritornare a noi stessi?
A volte sembra impossibile trovare la propria dimensione e serenità in un contesto ostile che rischia di offuscare la luce positiva che desideriamo illumini il nostro cammino. Molti non sono pronti a rinunciare a l’identità fittizia che hanno costruito in anni trascorsi nei posti di lavoro che odiano, ma che gli hanno permesso di ottenere cose, beni materiali e riconoscimento sociale.
E’ questo l’assurdo paradosso, spesso ci lamentiamo della mancanza di veri stimoli e siamo infelici perché avvertiamo un vuoto indefinito che divora le nostre esistenze, ma in pochi di noi hanno il coraggio di allontanarsi piuttosto che di inseguire, di lasciar andare invece che provare a controllare e prevedere tutto ossessivamente.
C’è chi direbbe che fuggire è da vigliacchi, poiché il destino di ogni essere umano è quello di essere un bravo figlio, un lavoratore instancabile, un genitore infallibile. A costo di essere infelice, frustrato, ucciso dai rimpianti.

A volte ci sembra di essere incatenati a qualcosa di invisibile e non ci accorgiamo che quella di scelta è forse la libertà più grande e preziosa che abbiamo.
Non siamo condannati a soffrire per il luogo da dove proveniamo, né dal passato che ci tormenta e neppure dalle ansie del futuro che ci rendono preoccupati e perennemente stressati.
Siamo liberi di fare una scelta estrema, come quella di Christopher, oppure possiamo cercare la nostra dimensione sana dentro questa società malata. O peggior cosa, scegliere di essere complici del sistema e diventare seguire ciecamente le sue sporche regole.
Tutti noi forse dovremmo allontanarci dalle distrazioni e dalla brama di guadagnare sempre di più, per poter comprare, spendere e apparire all’altezza degli standard imposti dall’esterno.
E’ una ruota dove il criceto corre incessantemente, senza mai arrivare a nessuna destinazione.

“Ne abbiamo fatta di strada, eppure stiamo tornando indietro”

disse Sean Penn durante un’intervista, citando quello che gli aveva detto qualche giorno prima il suo amico Bruce Springsteen.
Perché quello che chiamano progresso sta in realtà degenerando la nostra specie, senza compassione e giustizia non ci sarà un’evoluzione, senza libertà e verità nessuno potrà mai essere davvero felice.

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