[2026-04-25] Sabato 25 Aprile: Contro lo stato di polizia. CURA, LOTTA ANARCHIA @ Piazza Dell'Unità


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Sabato 25 Aprile: Contro lo stato di polizia. CURA, LOTTA ANARCHIA

Piazza Dell'Unità - Bolognina, Navile, Bologna, Emilia-Romagna, Italia
(sabato, 25 aprile 10:00)
Sabato 25 Aprile: Contro lo stato di polizia. CURA, LOTTA ANARCHIA
Contro lo stato di polizia

Il fascismo non se n'è mai veramente andato dal nostro paese, non è mai morto: è la manifestazione più cruenta del sistema statale e capitalista, e le sue radici affondano nella storia lunga dell'autoritarismo. Per questo vogliamo che il 25 aprile non sia solo una celebrazione della Resistenza, e delle persone che l'hanno portata avanti con coraggio e cura: vogliamo che sia un'occasione per riaprire una lotta comune contro l'ideologia e pratica di morte, sfruttamento ed ecocidio, che costituiscono il mezzo e il fine del fascismo. Vogliamo farlo riaffermando principi - la libertà nella cura reciproca e nel mutuo appoggio - trasversali tra le generazioni e che connettono lotte oggi troppo spesso frammentate.

Ci troviamo in una fase di torsione autoritaria accelerata e sempre più generalizzata, che proprio in Italia ha avuto uno dei suoi momenti chiave con l'avvento del governo Meloni, il primo governo di destra-destra dal dopoguerra. Una prima idea di ciò che ci aspettava l'abbiamo avuta con i decreti Rave e Caivano, con i quali si è inaugurata la lotta istituzionale contro le fasce più giovani della popolazione, che è andata di pari passo con la progressiva occupazione di tutti i gangli del paese da parte dei post-fascisti di Fratelli d'Italia e sodali.

Si è poi continuato con i decreti sicurezza, che si succedono dal 2023: non si tratta di misure tecniche, ma della costruzione sistematica di uno Stato di polizia che criminalizza il dissenso e i gruppi sociali marginalizzati.

Questa torsione autoritaria affonda le radici in un cambiamento culturale profondo: cresce l'accettazione della violenza e della sopraffazione come metodo per regolare le interazioni sociali. Sul piano politico, la risposta alla crisi e all'impoverimento generale non passa dal rafforzamento delle misure di sostegno alle fasce più vulnerabili, ma dal colpire e colpevolizzare quelle stesse fasce — dipinte come "classi pericolose". La violenza contro gli strati già impoveriti della popolazione diventa così strumento di non-governo della crisi economica. La propaganda sulla sicurezza, spacciata ovunque e con ogni mezzo, compresa la bieca menzogna, ha accecato la popolazione, e l'ha distratta mentre il governo operava un progressivo smantellamento di quel poco di welfare rimasto dopo decenni di privatizzazioni, da destra e da sinistra, e di distruzione di sanità, scuola, salari e politiche sociali vere.

L'impianto complessivo delle politiche di questo governo colpisce chi è in movimento, chi è razzializzat3, chi è privat3 della libertà e si trova in detenzione, le persone queer, trans e non binarie, le donne, le persone disabili, e il sempre maggior numero di persone escluse ed espulse dal welfare e da forme di redistribuzione della ricchezza. Sono vite invisibilizzate e non riconosciute, che questo sistema marginalizza secondo linee di genere, classe e forme di razzializzazione. Sono anche le vite di chi si muove attraverso le frontiere, a cui ci uniamo nel rivendicare il diritto alla libertà di movimento a prescindere dal passaporto o dalla cittadinanza di cui sono in possesso.

L'ultimo decreto di febbraio 2026 porta a un ulteriore inasprimento: il fermo preventivo fino a 12 ore - già usato contro 91 compagn3 a Roma a marzo - colpisce alla radice il diritto di manifestare. Il Daspo urbano viene esteso a stazioni, aeroporti, mezzi pubblici, rendendo lo spazio urbano uno spazio di sorveglianza, controllo ed esclusione. Le zone rosse, strumento già rodato di segregazione dello spazio pubblico, si inseriscono in questo stesso disegno.Accanto a questo si discute di decreti per garantire l'impunità sostanziale delle forze di polizia. Si arriva così alla proposta clou della compagine governativa, mutuata dalle politiche trumpiane e orbaniane: dichiarare chiunque si dichiari Antifa come appartenente a un'organizzazione terroristica - determinando così possibili pene fino a 15 anni di carcere. Come se l'antifascismo fosse un crimine e non il fondamento stesso della nostra società!

Essere antifascist3 oggi significa leggere questa continuità - tra le radici storiche dell'autoritarismo e le sue forme contemporanee - e scegliere da che parte stare. Il nostro antifascismo rivendica il socialismo libertario e mette al centro tre parole d'ordine: cura, lotta, resistenza.

Corteo sabato 25 aprile 2026 ore 10:00 piazza Unità


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