Gaza, terzo giorno di guerra. Sale il numero dei morti palestinesi, ospedali allo stremo
della redazione
Pagine Esteri, 7 agosto 2022 – Terzo giorno di attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. Il numero dei morti palestinesi è salito a 31, tra cui 6 bambini e 4 donne. Almeno 265 i feriti. Israele fa sapere che il sistema di difesa anti-missile, Iron Dome, ha abbattuto il 97% dei razzi lanciati dalla Striscia di Gaza.
La protezione civile palestinese ha chiesto urgenti aiuti medici per poter far fronte al numero crescente di feriti che, da venerdì, affollano gli ospedali, già in crisi prima dell’attacco. In una conferenza stampa il portavoce della protezione civile di Gaza ha dichiarato che a partire da sabato l’esercito di “occupazione ha distrutto edifici residenziali senza preoccuparsi della presenza di donne, bambini e anziani“. Quando c’è stato l’attacco a Rafah “le nostre squadre hanno lavorato instancabilmente per cercare le vittime tra le macerie. Ma non abbiamo risorse sufficienti per rispondere a questi attacchi. Abbiamo carenza di attrezzature a causa dell’assedio di Gaza che dura da 15 anni. Chiediamo alla comunità internazionale di permettere l’ingresso immediato di aiuti medici e attrezzature di emergenza“.
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La situazione a Gerusalemme è ancora molto tesa. Anche se la “passeggiata” sulla Spianata della Moschea di Al Aqsa, che le forze di sicurezza hanno consentito oggi ai membri religiosi della destra israeliana, ha visto un numero di partecipanti più basso di quanto si immaginasse. L’attacco a Gaza e una possibile violenta risposta di Jihad e, questa volta, anche di Hamas, ha evidentemente preoccupato molti fedeli ebrei, che hanno scelto alla fine di non recarsi a Gerusalemme.
Scambio di responsabilità tra Israele e Jihad Islami sulla strage di Jabalia, nord di Gaza, avvenuta sabato sera, quando un missile ha colpito una zona nei pressi di una moschea, uccidendo 5 persone tra cui 3 bambini. Israele ha dichiarato che, in seguito ad una inchiesta, può con sicurezza affermare che la strage è stata causata da un razzo lanciato dalla Jihad che per sbaglio è caduto all’interno di Gaza.
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha fatto sapere che supporta a pieno Israele e il suo diritto a difendersi, chiedendo però una de-escalation ad entrambe le parti (Israele e Jihad).
Intanto, sempre nella notte tra sabato e domenica, nel tentativo dello Stato ebraico di uccidere un ufficiale della Jihad Islami, Khaled Mansour, comandante della zona sud di Gaza, sono stati uccise almeno 2 persone e 32 ferite, secondo il Ministero della salute palestinese, incluso un bambino.
Ascolta la testimonianza audio da Gaza
Israele ha preparato il suo esercito ad una guerra che potrebbe, come dichiarato dai vertici militari, durare un mese. Dopo 3 giorni la situazione a Gaza è già disperata: l’unica centrale elettrica ha finito il carburante, c’è una gravissima carenza di medicine e macchinari medici, ci sono famiglie sfollate, le cui case sono state distrutte e che non sanno dove andare.
Leggi il resoconto delle giornate di sabato 6 e venerdì 5 agosto
COME È COMINCIATA L’OFFENSIVA
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Un attacco improvviso, quello israeliano Gaza. Tutto è cominciato con l’omicidio mirato di Taisir Al Jaabari, un comandante militare del Jihad Islami, raggiunto da un raid mentre si trova va all’interno della Palestine Tower di Gaza City. Durante l’attacco sono state uccise anche una bambina di 5 anni, Alaa Qadum e una ragazza di 23 anni. Subito dopo altri attacchi hanno colpito con velocità e precisione torrette di osservazione e altri obiettivi.
Il primo giorno dell’operazione Breaking Dawn si è chiuso con l’uccisione di 10 palestinesi e 55 feriti nella Striscia di Gaza.
I membri del Jihad Islami hanno atteso che arrivasse la sera per rispondere agli attacchi israeliani con il lancio di decine di razzi, un centinaio probabilmente, verso il sud e il centro di Israele, dove al suono delle sirene anti-missile migliaia di persone si sono messe a riparo nei rifugi.
Israele ha descritto l’operazione militare come un “attacco preventivo” per evitare il lancio di razzi e la risposta militare del Jihad all’arresto, lunedì 1 agosto, del proprio comandante militare in Cisgiordania, Bassam al Saadi, che è stato portato via da Jenin dall’esercito israeliano. In seguito all’operazione l’Egitto si era impegnato in una mediazione tra Israele e Jihad proprio per evitare un’escalation. A Gaza si attendeva, prevista per domenica 7 agosto, la risposta israeliana alle richieste del Jihad, che sarebbe dovuta giungere per bocca dei mediatori egiziani. Ma Israele ha attaccato prima.
Nella prima mattinata di sabato 6 agosto un nuovo raid israeliano ha ucciso, a Khan Yunis, Tamim Ghassan Hijasi, undicesima vittima in meno di 24 ore. Poco prima erano stati arrestati in Cisgiordania 19 membri del Jihad Islami.
La Relatrice Onu per i Diritti umani, Francesca Albanese, ha condannato l’attacco israeliano a Gaza: “L’operazione Breaking Dawn è un flagrante atto di aggressione. Illegale. Immorale. Irresponsabile”.
I condemn Israel’s airstrikes in Gaza to allegedly ‘deter’ Islamic Jihad’s possible retaliation for its leader’s arrest.As Int’l Law only permits the use of force in self-defense, Operation Breaking Dawn is a flagrant act of aggression.
Illegal. Immoral. Irresponsible.
— Francesca Albanese, UN SRoPt (@FranceskAlbs) August 6, 2022
Le tempistiche utilizzate da Israele per il lancio di una nuova operazione militare su Gaza si legano a due particolari eventi: le elezioni israeliane previste per il prossimo 1 novembre e la visita in Iran, proprio nella giornata di ieri, del segretario generale del Jihad Islami, Ziad Abu Nakhleh.
In politica interna le dinamiche legate al turno elettorale vedono uno scontro preventivo, a colpi di accuse e rivendicazioni, tra il sempre presente Benjamin Netanyahu e l’attuale premier ad interim, Yair Lapid. In Israele la rivendicazione di meriti militari, di un passato lastricato di medaglie e di riconoscimenti battaglieri e sicuritari ha da sempre un’importanza cruciale per l’esito dei giochi elettorali. Su questo terreno Lapid non può, al momento, competere con Netanyahu ma un’operazione militare nel proprio curriculum potrebbe essere un modo per migliorare le cose.
Non è possibile leggere come una semplice coincidenza, d’altro canto, ciò che stava avvenendo in Iran proprio negli attimi in cui Israele ha deciso di procedere all’esecuzione di Taisir Al Jaabari. Il segretario generale del Jihad Islami, Ziad Abu Nakhleh, era a Tehran per incontrare il presidente Raisi. L’Iran è uno storico alleato della Jihad Islami e l’attacco israeliano su Gaza ha avuto l’obiettivo di consegnare un messaggio ben preciso al presidente Ebrahim Raisi.
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