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64 anni fa nasceva Cosa Nostra: una storia “troppo” italiana


Focus

64 anni fa nasceva Cosa Nostra: una storia "troppo" italiana



17 October 2021 - 11:01


Esattamente 64 anni fa veniva alla luce Cosa Nostra palermitana, la più famosa e potente organizzazione mafiosa del 20’ secolo, ancora oggi in piena attività. Una creatura che ha attraversato la storia repubblicana, evolvendosi e trasformandosi dal punto di vista strutturale, politico, economico e strategico. La cornice della sua fondazione è costituita da una serie di incontri, avvenuti tra il 12 e il 16 ottobre 1957 all’hotel delle Palme di Palermo, fra uomini d’onore di alto calibro provenienti dagli Stati Uniti d’America, tra cui Lucky Luciano, Frank Carrol e Joseph Bonanno, ed i mafiosi c...



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Carlo Gubitosa reshared this.



Indonesia: 11 ragazzi annegano durante gita scolastica


In Indonesia, undici studenti di una scuola media sono annegati nelle acque del fiume Cileueur, situato nella provincia di Giava Occidentale. Lo riportano alcuni media locali, i quali precisano che 150 studenti stavano partecipando alla bonifica del fiume e che ad un certo punto 21 di loro, per motivi ancora non totalmente chiari, sono caduti in acqua. Di questi ultimi, 11 hanno appunto perso la vita, mentre altri 10 sono stati tratti in salvo dai soccorritori. Le autorità, inoltre, hanno fatto sapere che nessuno di loro indossava dispositivi salvagente.

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Yemen, una petroliera abbandonata è a rischio sversamento


Nel mar Rosso, non lontano dalle coste dello Yemen, c’è una petroliera abbandonata dal 2015. Contiene 1,1 milioni di barili di greggio e si sta progressivamente corrodendo. Se lo sversamento dovesse avvenire, l’85% della pesca yemenita sarebbe a rischio, così come il commercio a causa dell’inevitabile chiusura dei porti. Inoltre, circa 10 milioni di persone potrebbero trovarsi senza acqua potabile. A lanciare l’allarme, uno studio pubblicato su Nature Sustainability. La petroliera in questione ha anche un nome: Safer. Esattamente, si trova a poco meno di 9 km dalla costa yemenita ed è lì, oltre a tenerci sulle spine, anche per ricordare quello che è stato definito uno dei peggior disastri umanitari della storia. La nave cisterna, infatti, è lasciata a se stessa nel Mar Rosso proprio come diretta conseguenza della Guerra Civile yemenita del 2015.

La possibilità di una fuoriuscita è sempre più probabile. La Safer, visibilmente in rovina – avvertono i ricercatori – è a scafo singolo, il che significa che anche una singola rottura causerà lo sversamento del combustibile direttamente in mare. Gli scienziati hanno quindi simulato come potrebbe evolvere un’eventuale fuoriuscita, nonché i suoi possibili impatti. Premesso che lo Yemen importa tra il 90 e il 97% del suo carburante e il 90% delle sue scorte di cibo, in primo luogo, la vicinanza delle petroliera ai principali porti di Hudaydah e Salif comprometterebbe il 68% degli aiuti umanitari destinati al paese. Se il greggio dovesse sversarsi, infatti, sarebbe inevitabile la loro chiusura. Pertanto, l’ingresso di rifornimenti verrebbe gravemente limitato. La fuoriuscita prevista, inoltre, minaccia anche l’approvvigionamento di acqua potabile. Il petrolio potrebbe infatti contaminare gli impianti di desalinizzazione allineati lungo la costa a nord della Safer, interrompendo così la fornitura di acqua all’intera regione.

Ma anche la pesca yemenita, da cui dipendono oltre 1,7 milioni di persone, sarebbe a rischio. Il settore ittico, fino a prima dell’inizio del conflitto, era la seconda maggiore esportazione dello Yemen. Ed ancora oggi, per un paese sull’orlo della carestia, continua a rappresentare una fonte di reddito e sicurezza alimentare. Inoltre, l’inquinamento che ne deriverebbe, minaccerebbe l’ecosistema marino, oltreché la salute pubblica. Gli sversamenti di petrolio, direttamente e indirettamente, causano infatti una serie di complicazioni, variabili dai sintomi psichiatrici a quelli respiratori. Un ulteriore fattore aggravante, in particolare, considerando le risorse insufficiente del sistema sanitario yemenita. Inutile dire poi che tale sempre più probabile fuoriuscita causerebbe un vero e proprio disastro ecologico. Già nel 2020, un altro gruppo di ricerca, aveva sottolineato come lo sversamento della Safer, se si verificasse, riverserebbe 4 volte più greggio della petroliera Exxon Valdez. Ovvero, più di quanto accaduto nel peggior disastro ambientale legato a perdite di petrolio. In questo caso a preoccupare, in particolare, è la vulnerabilità cui sono esposte le barriere coralline del Mar Rosso settentrionale e del Golfo di Aqaba: tra gli ultimi ecosistemi di questo tipo che potrebbero prosperare oltre la metà del secolo. Per scongiurare il peggio urge un coordinamento globale ma, come al solito, la politica internazionale sembra fare orecchie da mercante.

[di Simone Valeri]

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Roma: iniziata manifestazione dei sindacati contro i fascismi


È iniziata a Roma, a Piazza San Giovanni, la manifestazione denominata “Mai più fascismi”, indetta dai sindacati Cgil, Cisl e Uil in seguito all’assalto alla sede della Cgil verificatosi sabato scorso. La piazza è piena di gente, ed in tal senso il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha affermato: «Siamo oltre 100mila». «Questa è una manifestazione per la democrazia nel nostro paese, quindi di tutti e non di parte», ha dichiarato il segretario della Cgil Maurizio Landini.

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Roma: al via manifestazione dei sindacati contro i fascismi


È iniziata a Roma, a Piazza San Giovanni, la manifestazione denominata “Mai più fascismi”, indetta dai sindacati Cgil, Cisl e Uil in seguito all’assalto alla sede della Cgil verificatosi sabato scorso. La piazza è piena di gente, ed in tal senso il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha affermato: «Siamo oltre 100mila». «Questa è una manifestazione per la democrazia nel nostro paese quindi di tutti e non di parte», ha dichiarato il segretario della Cgil Maurizio Landini.

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Birmingham ha un piano per azzerare il traffico automobilistico


Il ministro dei trasporti di Birmingham ha stilato un piano per ridurre il traffico automobilistico della città. Essendo la seconda metropoli più grande del Regno Unito, con 1,2 milioni di residenti – di cui si stima un aumento di 150mila entro venti anni -, il consiglio ritiene indispensabile agire ora, per essere pronti ad affrontare una così importante espansione, anche in relazione all’emergenza climatica. L’obiettivo, quindi, è quello di iniziare a trasformare gradualmente Birmingham in un ambiente più salubre, invogliando le persone ad adottare uno stile di vita e specialmente di spostamenti più sostenibile.

Una bozza del piano era già stata stilata nel 2020 e prendeva spunto da quello di Gand, lanciato nel 2017. La città belga ha dimostrato che cambiare abitudini, anche improvvisamente, è possibile. Questa, infatti, aveva chiuso in una sola notte l’accesso ai mezzi inquinanti, eccetto quelli di soccorso e i veicoli elettrici, dopo aver appurato che la congestione del traffico derivasse da un’eccessiva quantità di brevi spostamenti in auto. Grazie al piano sui trasporti, i veicoli – che a Gand costituivano il 55%-, oggi costituiscono il 27%, e questo ha portato a una rilevante diminuzione dell’inquinamento: dal 2017 i livelli di ossido di azoto si sono abbassati del 20%. Inoltre, impostare e attuare un piano del genere è costato solo 4 milioni di euro, se si considera che la costruzione di un solo miglio di autostrada vede oscillare la spesa tra i 23 e i 35 milioni di euro.

Oggi, il piano per il traffico di Birmingham contiene una serie di principi che guideranno degli investimenti atti a trasformarla in una città migliore per tutti, indipendente dall’età, dalla disabilità e dal reddito. Riassumendole, le misure che verranno adottate riguarderanno la riduzione dell’impatto dei trasporti sull’ambiente, affinché Birmingham possa diventare una città a emissioni zero entro il 2030; la creazione di un contesto fatto di interazione, fornendo alle persone nuove opportunità di lavoro e formazione; dare priorità ai cittadini e non più ai trasporti, con la rivitalizzazione del centro città, grazie alla chiusura di alcune strade al traffico automobilistico, l’introduzione di autobus a emissioni zero e il miglioramento delle piste ciclabili.

[di Eugenia Greco]

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Indonesia: terremoto di magnitudo 4.8 a Bali, 3 morti e 7 feriti


Una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 nella giornata di oggi ha colpito l’isola di Bali, in Indonesia, ed ha provocato la morte di tre persone, mentre altre sette sono rimaste ferite. È questo dunque il bilancio attuale del sisma, riferito dalla Protezione civile del Paese. Inoltre, nello specifico la scossa è stata registrata nella parte est dell’isola, a circa 10 chilometri di profondità.

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Gettare le reti, la scienza e il governo


Ogni grande teoria scientifica, ogni grande filosofia contiene una cosmologia, un modo di ripensare il mondo: questo valeva per Parmenide come per Platone, per Tommaso d’Aquino come per Galileo, per Kant come per Einstein. Anche i nostri interessi, le nostre aspettative si possono rimodellare con una coraggiosa visione che superi il clima delle polemiche contingenti e disegni orizzonti di alto profilo, che delinei vaste panoramiche insieme a osservazioni minuziose.

Karl R. Popper, uno dei massimi filosofi della scienza dell’ultimo secolo, ha affermato che non dobbiamo credere nella scienza ma che “possiamo sostenere razionalmente una preferenza per una certa teoria, alla luce degli attuali risultati della ricerca e della nostra discussione”. E ancora: “Le teorie scientifiche si distinguono dai miti in quanto sono criticabili” (da K. R. Popper, Breviario, a cura di M. Baldini, Rusconi 1998).

Il mito della scienza, questo allora è il peggiore di tutti, trasforma in oligarchia chi produce un discorso a suo nome, trasforma gli ascoltatori in obbedienti passivi sprovvisti di un linguaggio adeguato.

Non è di questa scienza servile e utilitaristica che abbiamo bisogno ma di una teoria delle compatibilità, di una nuova “armonia del mondo” di memoria umanistica. L’uomo compie ricerche contraddittorie, aumenta il traffico nei cieli e si batte per la limitazione degli inquinamenti, spreca e consuma reclamando l’efficienza energetica, aspira alla pace ma governa con la repressione, sa che ci sono bisogni elementari ma impone che molti non li possano soddisfare se non guadagnandoseli.

Principalmente chi governa non è all’altezza dei suoi governati, li vuole scolaretti ignoranti, gli offre la libertà scambiandola con la sicurezza decidendo però lui da chi e da che cosa I cittadini devono difendersi.

Armonia del mondo significa restituire dignità ad ogni vivente, insegnare a tradurre pensieri in parole adeguate, mostrare gesti di comprensione, superare i malintesi, offrire possibili soluzioni a chi non è in grado di afferrarle, gettare insieme le reti perché la navigazione è difficile, perché qualcuno sulla barca bestemmia e altri pregano con fede ma la barca è la stessa e il pesce tutti sperano che ci sia.

Al timone il governante, colui, come dice l’etimologia, che sa tenere la rotta anche perché è autorevole con l’equipaggio, conosce gli strumenti, perché ha scienza e coscienza.
La verità è anche una metafora e quella che nasce sulla barca e sul mare contiene universale l’idea di porto sicuro, Palermo o Lisbona che sia, sempre per parlare di origine delle parole (‘porto ampio’, ‘porto incantevole’ ) .

Ma la capacità di chi sta in mare si vede quando si teme il naufragio.

Armonia del mondo è allora una teoria dell’alleanza e del dono, della tecnica e del coraggio, dello scambio e della lealtà, dell’amore e della ragione, della richiesta di aiuto e sacrificio e della ricompensa, è la sola vera sfida di chi governa. Di chi è degno di governare.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

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Rep. Centrafricana, presidente annuncia cessate il fuoco unilaterale


Il presidente della Rep. Centrafricana Touadera ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale a partire dalla mezzanotte di oggi, nella speranza di avviare un dialogo pacifico con i gruppi armati. La decisione è stata presa per proteggere i civili dalle violenze. La guerriglia tra Stato e milizie a maggioranza islamica, al quale si aggiunsero successivamente combattenti cristiani, cominciò nel 2012. Nonostante l’intervento di forze internazionali per il ritorno alla stabilità, le violenze non si sono mai fermate. Il 29 luglio le Nazioni Unite hanno rinnovato di un anno l’embargo sulle armi e le sanzioni contro la Rep. Centrafricana, introdotti rispettivamente nel 2013 e nel 2014, di un altro anno.

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Australia, via all’obbligo vaccinale anti-Covid: 5.000 $ di multa a chi si rifiuta


Nel Territorio del Nord, un territorio federale dell’Australia, una vasta fetta di lavoratori sarà obbligata a sottoporsi al ciclo completo di vaccinazione anti Covid entro 2 mesi: chi non si vaccinerà in questo periodo di tempo, infatti, non sarà autorizzato ad occupare il suo posto di lavoro e potrebbe ricevere una multa da 5.000 dollari. Nello specifico, come annunciato nella giornata di mercoledì dal Primo Ministro del territorio, Michael Gunner, i soggetti obbligati dovranno sottoporsi alla prima dose del vaccino entro il 12 novembre ed alla seconda entro il 24 dicembre.
NEW – Australia’s Northern Territory imposes the strictest vaccine mandate in the world. Those who don’t comply by Nov. 13 will be fined $5,000.pic.twitter.com/uAKCKIkUei

— Disclose.tv (@disclosetv) October 13, 2021
In base a quanto riportato dal sito del governo, si intuisce che sono davvero molti i lavoratori che saranno interessati da tale misura. Infatti, precisamente dovranno sottostare all’obbligo vaccinale coloro che sono a contatto diretto con persone vulnerabili, coloro che lavorano in un ambiente ad alto rischio e tutti gli individui che svolgono lavori in «infrastrutture essenziali», che hanno a che fare con «la sicurezza o l’approvvigionamento di cibo o beni essenziali», o con «la logistica».

Si tratta solo dell’ultima misura restrittiva ad essere stata imposta in Australia. Nello scorso periodo, infatti, è emerso il fatto che Canberra si è dedicata approfonditamente all’utilizzo dei dati biometrici, arrivando a supervisionare la quarantena pandemicatramite gli smartphone. Inoltre, bisogna anche ricordare che l’obbligo vaccinale è già stato imposto dal governo australiano ai lavoratori del settore edile, i quali sono anche scesi in piazza per protestare contro tale imposizione.

Stando alle statistiche riportate dal governo australiano, il 66% degli australiani ha completato il ciclo vaccinale, mentre l’84% della popolazione si è sottoposto alla prima dose.

[di Raffaele De Luca]

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Whirlpool, confermati i licenziamenti dal 22 ottobre


L’azienda Whirlpool ha confermato i licenziamenti a partire dal 22 ottobre per 340 operai della sede di Napoli. Come scritto nel comunicato diffuso dall’azienda, i progetti presentati dal Governo e dalla Regione sono ancora “in una fase non compatibile con le esigenze e tempistiche espresse dalla società”. Restano confermati gli incentivi all’esodo nella misura di 85mila euro o il trasferimento dei lavoratori nella sede di Cassinetta di Briadronno (VA), oltre alla disponibilità a proseguire la trattativa per il trasferimento di asset.

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Alitalia ha chiuso, anzi no: una storia troppo lunga


Da oggi la storica compagnia aerea italiana non esiste più. Ma ci rassicurano che continuerà a vivere. Eppure, non è tanto il primo volo di questa mattina Linate-Bari recante lo stesso logo e colori di Alitalia sulla fusoliera (nonostante il nome dell’azienda ora sia ITA Airayws) e la procedura di cessione ancora da ultimare, a generare perplessità nell’opinione pubblica, quanto la mancanza di un’immagine chiara rispetto a cosa questa azienda potrà essere.

Tralasciando l’emorragia di posti di lavoro – si passa attualmente da 10.500 a 2.800 dipendenti – le condizioni di partenza sembrano non essere confacenti a nessuno dei target principali. Con solo 52 aerei disponibili attualmente (sempre quelli di Alitalia) la compagnia non può competere con i maggiori player stranieri sulle tratte europee e intercontinentali, né potrebbe assurgere al ruolo, più modesto ma significativo, di compagnia di bandiera. Cioè di azienda concepita principalmente per gli interessi della cittadinanza italiana, coprendo tratte che le realtà private più grandi non hanno interesse a garantire. Come infatti sarebbe ingenuo nutrire pregiudizi sulla natura d’ente pubblico della Newco, volta all’interesse pubblico, sarebbe anche sciocco non chiedersi: con queste premesse ha senso tenere in piedi una società?

La mala gestione, gli sperperi


Il travaglio di Alitalia, fino alla partenza esitante, non è certo casuale. I fasti del dopoguerra, con l’avvio nel 1947 come ente pubblico economico sono soltanto un ricordo. La realtà comincia a farsi più dura negli anni novanta, quando si assiste alla liberalizzazione dei traffici aerei. A quel punto entrano in gioco tante realtà pronte a fare concorrenza. Servono forse investimenti e accordi nel mercato che si tentano ma non arrivano. La situazione si complica ed ecco la prima parziale privatizzazione nel ’96 con Prodi, fino a quella completa tra il 2007 e il 2008 quando – per scongiurare la fusione con Air France (opzione che si presenterà più di una volta in questa storia) – su iniziativa di Berlusconi l’azienda viene affidata alla cordata dei cosiddetti “Capitani Coraggiosi”, cordata guidata da Intesa Sanpaolo, allora nelle mani del banchiere Corrado Passera, guidata da Roberto Colaninno con nomi illustri dell’industria come Benetton, Riva, Ligresti, Marcegaglia e Caltagirone. La parte sana dell’azienda va a loro, quella cattiva sul groppone dello Stato che si accolla debiti e paga la cassa integrazione. I velivoli vengono ridotti da 175 a 109, le perdite cominciano a essere ingenti. Nel 2011 il buco di bilancio è di 69 milioni, nel 2012 di 280 milioni, addirittura 500 nel 2013. Il “meglio” della classe imprenditoriale italiana combina un disastro. Arriva Ethiad, che acquista il 49%. Gli arabi però “doneranno” anche un buco di 200 miliardi nel 2015 dopo aver ridotto le tratte brevi. Eccoci dunque all’amministrazione straordinaria. Il Ministero dello sviluppo economico spende centinaia di miliardi per tenere in vita Alitalia fino alla prossima (s)vendita. Si stima che negli ultimi quattro anni la società sia costata ai contribuenti 1,4 miliardi. Tutto denaro sprecato? Viene da dire di sì.

E adesso?


Come si legge su altre fonti giornalistiche, il numero di velivoli è programmato ad aumentare, arrivando a 78 nel 2022 fino a 105 nel 2025, che era il numero standard dell’Alitalia. Le destinazioni sono per ora 45 con 61 rotte, per arrivare nel 2025 a 79 destinazioni con 89 rotte. Ancora insufficiente, sia considerando le disponibilità di mezzi e rotte di colossi come Lufthansa, British Airways e Air-France, tutti molto sopra la casella dei 100. Stesso discorso per la questione del lungo raggio. ITA in effetti dovrebbe essere una realtà che punta sul medio raggio. Torna però a questo punto la questione dell’interesse pubblico, siccome sulle tratte domestiche ed europee non si riuscirebbe a fronteggiare la forza delle low cost come Ryanair, che ha in dotazione 300 aerei. E non fanno ben sperare neanche le parole dell’Ad di Ita Lazzerini, il quale nella conferenza stampa di stamane ha dichiarato che la nuova compagnia sarà molto attenta ai servizi per il mondo del business. Gli uomini d’affari potranno contare sulla centralità della rotta Roma-Milano-Linate. Su cui già correvano «23 aerei ad andare e 23 a tornare». Sempre Lazzerini ha detto che tra gli obiettivi futuri ci sono i voli internazionali, perché più redditizi

Volotea, piove sul bagnato


Notizia di queste ore è che la compagnia spagnola Volotea si è aggiudicata i collegamenti da e per la Sardegna, grazie a un’offerta a ribasso. Altra tegola per la nuova Alitalia che già ha tutti gli occhi puntati addosso. I vertici però avvertono che faranno ricorso al Tar. E alla domanda su Ryanair, rispondono in modo deciso ma forse poco sostanzioso: «loro fanno volare polli da batteria». Non si placa insomma il dubbio sul perché la vocazione principale non sia quella dei voli nazionali, tenendo conto dell’evidente svantaggio sulla dimensione dell’offerta europea, come riporta il sito dell’ente Eurocontrol e considerando che nel 2019 il traffico aereo interno misurò circa 64 milioni di passeggeri, un numero non irrilevante. La continuità territoriale è insomma un punto irrisolto.

Punti interrogativi ineludibili. Che affondano le radici in un passato burrascoso. Dalla nascita come ente pubblico economico fino alle prime riorganizzazioni degli anni 90. Poi il passaggio ai “capitani coraggiosi” nel 2008. I bilanci sempre in perdita fino a oggi, giorno del battesimo di ITA, una realtà che ha bisogno di un’anima. Ed è proprio quando si mettono in dubbio l’identità e i valori di un progetto dedicato alla collettività che i guai peggiori si materializzano. Ma come detto in apertura, un’azienda pubblica non deve neppure esistere per forza. Se esiste, devo farlo con dei presupposti.

[di Giampiero Cinelli]

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Mafia, disposto maxisequestro di beni della famiglia dei corleonesi


Il Tribunale di Palermo ha disposto il sequestro di beni per un valore superiore ai 4 milioni di euro alla mafia corleonese: in particolare, 3.5 milioni sono stati confiscati a Mario Salvatore Grizzaffi e Gaetano Riina, nipote e fratello del boss Totò, a Rosario Salvatore Lo Bue e al figlio Leoluca. I legami con la mafia di questi soggetti sono accertati. Si tratta di un’operazione giunta a seguito di un lungo processo investigativo che aveva permesso la confisca di altri patrimoni illeciti di soggetti che avevano favorito la latitanza di Bernardo Provenzano e, nel caso di Mario Salvatore Grizzaffi, anche di Giovanni Brusca.

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Gb: ucciso a coltellate deputato conservatore David Amess


Dopo essere stato accoltellato durante un incontro con gli elettori tenutosi all’interno di una chiesta metodista nell’Essex, è morto il deputato conservatore britannico David Amess. L’aggressore è stato arrestato: la polizia dell’Essex, infatti, ha affermato che «un uomo è stato arrestato» e che non sta «cercando nessun altro».

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L’Italia è l’unico Paese europeo dove si guadagna meno di 30 anni fa


L’Italia è l’unico Paese europeo in cui, a partire dal 1990, lo stipendio medio dei lavoratori è diminuito: lo si apprende da una recente analisi effettuata dalla fondazione indipendente Openpolis e basata sui dati Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). In tal senso, nel Belpaese il salario medio annuale è calato del 2,90% negli ultimi 30 anni, una tendenza di gran lunga differente rispetto a quella delle altre nazioni: in tutte i restanti paesi, infatti, lo stipendio è aumentato. In particolare, un brusco incremento dello stesso è stato registrato nei paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), dove il salario è più che triplicato negli ultimi 25 anni e in alcuni paesi dell’Europa centrale (Ungheria, Slovacchia), in cui esso è raddoppiato.

Ovviamente, va ricordato che quelli sopracitati sono paesi in cui i salari medi annuali, 30 anni fa, erano molto minori di quelli degli altri stati europei. Ad esempio in Lituania, il paese europeo dove i salari sono aumentati più significativamente (precisamente del 276,30%), negli anni ’90 la retribuzione era di circa 8mila dollari l’anno. Ad ogni modo, però, anche comparando la variazione degli stipendi italiani con paesi europei aventi economie più simili alla nostra, la sconfitta del nostro Paese è evidente. Infatti anche in Germania e in Francia, ad esempio, i salari medi sono stati incrementati rispettivamente del 33,7% e del 31,1%, nonostante essi fossero già elevati in partenza. Inoltre anche la Spagna ha registrato un aumento, seppur più modesto (6,2%).

Tutto ciò ha portato al fatto che, mentre all’inizio degli anni ’90 l’Italia era al settimo posto nella classifica degli Stati europei con il salario medio annuale più alto, adesso si posiziona al tredicesimo posto superata da Paesi tra cui proprio la Francia e la Spagna, che negli anni ’90 avevano salari più bassi.

Nello specifico, nel 2020 in Italia il salario medio è di 37,8 mila dollari (circa 32,7 mila euro), una cifra di gran lunga inferiore rispetto a quella dei paesi europei con gli stipendi più alti, ovvero il Lussemburgo (65,8 mila dollari), l Olanda (58,8 mila) e la Danimarca (58,4).

Detto questo, a determinare questo fallimento dell’Italia è stata senza dubbio anche la pandemia: tra il 2019 e il 2020, infatti, i salari italiani sono diminuiti in maniera importante. In questo periodo di tempo, in Italia è stato registrato un calo di poco inferiore al 6%. Si tratta di una diminuzione record per il nostro Paese: infatti, seppur anche altri Paesi siano stati danneggiati dalla pandemia, la diminuzione registratasi è stata inferiore. Ad esempio, in Francia tale contrazione è stata del 3,2%, mentre in Spagna del 2,9%.

[di Raffaele De Luca]

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No Green Pass: a Roma manifestanti donne consegnano rose a poliziotti


A Roma, durante la manifestazione contro il Green Pass che si sta tenendo al Circo Massimo, un gruppo di donne ha consegnato delle rose alle forze dell’ordine che con i blindati stanno chiudendo gli accessi alla piazza. Gli agenti hanno accettato e ringraziato. «È un gesto simbolico, un gesto di pace», hanno affermato le donne.

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Valle del Kashmir: riesplodono le violenze al confine tra India e Pakistan


Negli ultimi giorni la valle del Kashmir, unica regione dell’India a maggioranza musulmana contesa da oltre settant’anni da India e Pakistan, ha subito un’ondata di uccisioni di civili appartenenti a minoranze religiose. Nello specifico, hanno perso la vita sette persone, quattro delle quali appartenenti a minoranze indù e sikh. Stando ai rapporti della polizia, quest’anno almeno 26 persone sarebbero state uccise in attacchi che si sono poi rivelati essere mirati.

Tutti omicidi, gli ultimi, svoltisi in pieno giorno. Come quello di un preside appartenente alla comunità religiosa sikh e il suo collega, induista, uccisi giovedì all’interno della loro scuola alla periferia di Srinagar, la città principale della regione. Secondo le testimonianze gli aggressori hanno prima controllato i documenti d’identità degli insegnanti per poi isolare e allontanare le vittime, prima di sparargli. Prima di loro la stessa sorte era toccata anche a un noto farmacista.

Alcuni ribelli, appartenenti al Fronte della Resistenza (TRF), hanno rivendicato le uccisioni. Si tratta di un gruppo militante che ha come obiettivo quello di combattere il dominio indiano e affiliato, secondo le autorità indiane, al gruppo armato islamista Lashkar-e-Taiba. Nato nel 2019 in seguito alla decisione del governo indiano di revocare lo status di semi-autonomia al Kashmir e arrestare i politici locali, il Fronte contesta l’abrogazione di due articoli ad hoc della Costituzione indiana. Si tratta dell’articolo 370, che lasciava al governo centrale di New Delhi la possibilità di legiferare solo su difesa, esteri e comunicazioni e l’articolo 35A che consentiva l’acquisto di terreni nel Jammu e Kashmir esclusivamente ai suoi residenti. in quell’occasione il governo indu-nazionalista di Narendra Modi inviò nella regione migliaia di militari per arrestare i parlamentari locali, lasciando poi la popolazione senza internet e elettricità.

In quest’ottica, almeno 900 abitanti del Kashmir, proveniente maggiormente dalla città di Sringar, sono stati arrestati nell’intento di trovare gli esecutori degli omicidi. Tra essi leader musulmani, insegnanti e in generale persone considerate “anti-India” e “simpatizzanti” dei gruppi separatisti del Kashmir.

Molte famiglie indù, tornate in Kashmir intorno al 2010 dopo l’esodo degli anni ’90, grazie a sostegni economici per vitto e alloggio, ora stanno lasciando la regione. I dati dicono che negli ultimi 10 anni circa 3.800 famiglie indù hanno fatto ritorno nella regione a maggioranza musulmana. A chi è rimasto, invece, le autorità hanno suggerito di rimanere in casa il più possibile. Pare che le recenti aggressioni non siano avvenute in un momento casuale. Nelle scorse settimane si sono recati in Kashmir più di 70 ministri del governo guidato dal partito Bharatiya Janata Party (BJP) del primo ministro Narendra Modi. I rappresentanti politici in visita hanno sottolineato ed elogiato i “vantaggi della rimozione dell’articolo 370” dalla costituzione indiana.

Per l’Onu è urgente occuparsi della tutela delle minoranze: si potrebbe assistere, di fatto, ad un’alterazione demografica della regione, visto che etnie come quelle Dogri, Gojri, Pahari, Sikh, Ladhaki (e altre) non sono più al sicuro. I leader religiosi musulmani della regione hanno condannato le uccisioni, chiedendo ai fedeli di intervenire in termini di sicurezza e protezione. Dall’altra parte Human Rights Watch (HRW) ha chiesto che il governo stesso adotti misure per proteggere le minoranze del Kashmir.

[di Gloria Ferrari]

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Green Pass: in Valle d’Aosta importanti criticità su trasporti extraurbani


In Valle d’Aosta sono state riscontrate importanti criticità per il trasporto pubblico extra urbano. Nello specifico, sono state cancellate diverse corse di Arriva Spa. A riportarlo è l’agenzia di stampa Ansa che cita la Cgil, la quale in merito all’introduzione dell’obbligo di Green Pass per i lavoratori ha riferito della presenza di tali criticità. Regolare, invece, la situazione riguardante il trasporto pubblico urbano e il trasporto ferroviario.

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Ecuador, le comunità locali in lotta da 300 giorni per fermare l’estrazione mineraria


È ormai dal Natale 2020 che gli abitanti di Pacto, territorio situato in Ecuador, protestano con tende e posti di blocco fisici contro l’avanzata dello sfruttamento minerario. Sit-in che si inserisce in un panorama di manifestazioni che si sussegue da anni e che vede sempre lo stesso scenario: comunità locali che combattono disperatamente per preservare i propri territori da chi vorrebbe solo prosciugarne l’oro all’interno. L’ultimo episodio a settembre, durante il quale il tribunale di San Miguel de los Bancos, zona di competenza amministrativa per Pacto, ha negato la richiesta di misure cautelari (a protezione della terra) avanzata dalla popolazione e da altri organi territoriali e amministrativi.

Pacto si trova dentro la “Riserva della Biosfera del Chocó Andino”, territorio protetto dall’Unesco ma che l’impresa mineraria Melinachangó Santa Bárbara continua a distruggere, inquinando le sue acque e mettendo a repentaglio la vita di 21mila persone appartenenti alle parrocchie di Nanegal, Nanegalito, Gaule, Calacali, Pacto e Nono. Il tutto, con la complicità dei governanti dell’Ecuador.

La rabbia dei manifestanti scaturisce, di fatto, prima di tutto dalla complicità delle autorità statali, che continuano a dispensare nuove licenze d’estrazione mineraria e riconfermare quelle già esistenti. Estrazioni che continuano ad interessare anche le zone del centro della riserva, nonostante viga un divieto esteso all’intera area. Restrizioni che spesso, per essere aggirate più facilmente, alimentano numerosi episodi di estrazione illegale. Una richiesta lecita, dunque, quella avanzata dagli abitanti: avviare una consultazione per bloccare tutte le attività estrattive.

“Dopo 264 giorni di resistenza e difesa del territorio, minacciato per le attività minerarie realizzate senza consultazioni, illegali e senza licenza ambientale, la giustizia ha lasciato indifesa la Parrocchia di Pacto. Questa sentenza viene emessa nonostante tutte le denunce, prove, report, comunicati, fotografie, video, mappe e testimonianze che evidenziano l’omissione dello Stato ecuadoregno di fronte alla violazione dei diritti costituzionali della Natura della comunità di Pacto”, dicono i locali intervistati da Osservatorio Diritti.

Quella del Pacto è una delle zone più ricche di biodiversità del Pianeta. La conformazione del territorio e il grado di umidità ha portato negli anni a una rapida evoluzione di nuove specie endemiche, reperibili solo in questa zona. Sono state segnalate circa 10.000 specie di piante, di cui circa 2.500 esclusivamente locali. E non solo. Distruggere appezzamenti di terreno in questa zona significa mettere a rischio anche la storia locale, le tradizioni e le origini di un popolo che ha sempre basato la propria esistenza donando e prendendo dalla terra allo stesso modo. Nei dintorni infatti è possibile trovare molti siti archeologici appartenenti alla cultura Yumbo, vecchi precursori delle comunità odierne.

È chiaro, dunque, che approcciarsi con intento depredatorio significa strappare un po’ di vita non solo a chi ci vive attorno. Quando si tratta di salvaguardare l’ambiente, siamo coinvolti tutti.

[di Gloria Ferrari]

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Afghanistan: attentato in moschea a Kandahar, almeno 32 vittime


Almeno 32 persone hanno perso la vita ed altre 53 sono rimaste ferite a causa di alcune esplosioni, che precisamente sarebbero state 3, verificatesi in una moschea sciita a Kandahar, in Afghanistan. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa Ansa, che cita fonti mediche afghane. La strage, avvenuta durante la preghiera del venerdì, secondo quanto riferito dai talebani è stata provocata da un attentatore suicida.

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Fortezza Europa: il vecchio continente si accoda alla “moda” dei muri anti-migranti


In una lettera inviata alla Commissione Europea il 7 ottobre scorso, i ministri dell’interno di 12 Stati Membri hanno chiesto all’UE fondi per finanziare la costruzione di muri lungo le proprie frontiere, per arginare l’arrivo di migranti dalla Bielorussia. Gli Stati firmatari sono Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia.

Nella lettera si legge che la sicurezza delle frontiere esterne di tali Paesi è fondamentale per “l’integrità e il normale funzionamento dell’area Schengen” e che “nessun Paese terzo dovrebbe poter sfruttare le nostre politiche di migrazione e asilo per esercitare una pressione politica e minacciare l’UE e gli Stati Membri, o sfruttare l’attuale situazione in Afghanistan”. Tra le righe si legge la malcelata manovra politica contro lo stato bielorusso di Lukashenko. Questo infatti starebbe utilizzando i migranti come strumento di pressione nei confronti dell’UE, dopo che questa ha imposto dure sanzioni al governo bielorusso in seguito alle elezioni fraudolente del 2020. Si tratta di migranti per lo più iracheni e afghani, mobilitati in gran numero dopo le recenti crisi in Medio Oriente.

Non si tratta del primo esempio di uso politico e strumentale dei richiedenti asilo da parte dei governi. Sono stati diversi i leader che hanno sfruttato il flusso dei migranti verso l’Unione Europea per esercitare pressioni di qualche tipo, da Erdogan a Gheddafi. La debolezza del sistema di accoglienza ha reso l’Unione vulnerabile a tali pressioni, spingendola a chiudersi (letteralmente) sempre più tra le proprie mura, soluzione che si rivela tuttavia inefficace nel lungo periodo. Lo insegna la storia. La Fortezza Europea, fondata su accordi quali la Convenzione di Ginevra del 1951 e il suo imprescindibile principio di non refoulment, segna così sempre più invalicabili linee di demarcazione tra inclusi ed esclusi.

La parola “muro” richiama alla mente la costruzione voluta da Trump al confine tra Stati Uniti e Messico, che ha suscitato non poca indignazione nell’opinione pubblica. Tuttavia l’Europa fa da tempo ricorso a tali strategie lungo i propri confini. A poco più di trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, uno dei più importanti eventi del XX secolo, che sembrava segnare la fine della divisione del mondo in due poli opposti, i muri proliferano in Europa più che mai. Sono oltre mille i km di recinzioni e filo spinato che seguono la linea delle frontiere europee. Per citare qualche esempio, la Grecia ne ha costruita una di 40 km lungo il confine con la Turchia, per evitare il possibile ingresso di profughi afghani. La Lituania si prepara alla costruzione di un muro alto 4 metri lungo i 500 km di confine con la Bielorussia, che avrà un costo di circa 150 milioni di euro (in parte stanziati dalla Repubblica Ceca) e sarà terminato per settembre 2022. Ad agosto la Polonia ha iniziato a costruirne uno alto 2.5 metri, con caratteristiche simili a quelle del muro costruito dall’Ungheria al confine con la Serbia nel 2015. Ceuta e Melilla, piccoli avamposti spagnoli sul continente africano, sono separate dal Marocco da alte recinzioni di filo spinato.

La Commissione Europea ha già risposto che non finanzierà la costruzione di muri, seppure i singoli Stati abbiano diritto di erigerli. La Commissione sta inoltre lavorando ad un nuovo patto su asilo e immigrazione, un pacchetto di misure volto a riformare l’attuale sistema di Dublino. Basandosi sull’esternalizzazione e la delocalizzazione della questione migratoria ai Paesi terzi, tale patto sarebbe, a parere della Commissione, una misura più efficace di controllo dei flussi migratori. Si tratta di una soluzione i cui termini devono però ancora essere concordati dalle istituzioni europee, processo che potrebbe protrarsi per diversi anni.

[di Valeria Casolaro]

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Caporalato su rider, risarcimento ai rider di 440mila euro


Si tratta della prima condanna per caporalato sui rider ed è stata emessa dal Tribunale di Milano. L’inchiesta, avviata dal magistrato Paolo Storari, aveva portato al commissariamento della filiale italiana di Uber, poi revocato. La gup Teresa Pascale ha condannato a 3 anni e 4 mesi Giuseppe Moltini, responsabile dell’intermediaria Frc, e disposto il risarcimento di 10mila euro a testa per i 44 fattorini costituitisi parte civile, pagati con i 500mila euro sequestrati durante le indagini. Secondo le accuse, il rider erano reclutati dalla Frc e mandati poi a lavorare per Uber in condizioni di sfruttamento, con paghe a cottimo di 3 euro ulteriormente decurtate in caso di mancato rispetto degli standard aziendali.

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Green Pass: per la prima volta nella storia i militari sono in sciopero


Davanti ai cancelli della base militare di Sigonella, in Sardegna, si è formato un picchetto di militari in sciopero contro l’introduzione del green pass obbligatorio. Secondo quanto riportato dall’Ansa è la prima volta nella storia repubblicana che una sigla sindacale dell’esercito indice uno sciopero. Il presidio, a cui hanno partecipato alcune decine di soldati, è stato promosso dal Sindacato aeronautica militare (Siam) per chiedere “la libertà di entrare liberamente nel luogo di lavoro senza dover mettere mano al portafoglio e di poter usufruire di tamponi gratuiti, garantiti dallo Stato”.

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Omicidio Regeni, annullato rinvio a giudizio dei 4 agenti egiziani


All’apertura il processo contro il 4 agenti egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio di Giulio Regeni subisce una battuta d’arresto. Il processo, che doveva svolgersi in contumacia, è stato sospeso dalla Corte d’Assise in quanto gli imputati sono stati dichiarati “irreperibili” e non “assenti” dai loro legali, non essendo disponibile un indirizzo di domicilio cui notificare l’inizio del processo. Il processo riparte quindi dall’udienza preliminare, che avrà il fine di rintracciare i 4 agenti. La Corte d’Assise ha sottolineato come questo sia da imputare all'”acclarata inerzia dello Stato egiziano a fronte di tali richieste del Ministero della Giustizia italiano”.

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No Green-pass: mobilitazioni in tutta Italia, il Governo cerca una via d’uscita


Nella giornata di introduzione dell’obbligo del Green-pass sul luogo di lavoro sono diverse le mobilitazioni che stanno avendo luogo in tutta Italia.

L’azienda svedese Electrolux di Susegana, nella provincia di Treviso, ha annunciato uno sciopero di “linea dura” della durata di otto ore, dopo aver già protestato nelle scorse settimane per l’introduzione dell’obbligo di green pass nelle mense. Mentre continuano le proteste alporto di Trieste, al porto di Genova un presidio di lavoratori blocca le operazioni al varco di Etiopia, rendendo nulla l’operatività dello scalo. Camalli della Culmv e dipendenti si sono invece ritrovati alle sei di stamattina al terminal Psa di Genova Prà, per protestare pacificamente contro l’obbligo del pass, scrivendo in un comunicato che non cadranno “nel tranello del tampone gratuito”. Secondo quanto riportato dall’Ansa, i dipendenti hanno presentato una diffida formale all’azienda e coloro che oggi non saranno presenti al lavoro saranno considerati assenti ingiustificati. È stato presidiato anche il porto di Ancona, il cui accesso è stato bloccato.

Su Twitter il SIAM (Sindacato dell’aeronautica militare) indice uno sciopero “per la prima volta nella storia davanti una base militare per manifestare contro il Governo contro il provvedimento scellerato che prevede tamponi a pagamento per il personale militare”. In un comunicato stampa anche i mille docenti universitari che avevano aderito all’iniziativa lanciata il 3 settembre contro le discriminazioni causate dal green pass aderiscono allo sciopero di oggi. “Saremo al fianco di tutti gli altri lavoratori in questa lotta per la libertà, per il lavoro e per la democrazia. Saremo al fianco degli studenti che si stanno impegnando in questa battaglia per i diritti di tutti gli italiani. Senza una serrata lotta politica e sindacale il Green Pass non verrà ritirato. Lo sciopero generale è un primo passo nella giusta direzione”.

I Metalmeccanici (FLMU) hanno indetto uno sciopero nazionale di sei giorni, che terminerà il 20 di ottobre, mentre AL-Cobas e SOA (Sindacato Operai Autorganizzati) lo hanno indetto per tutte le categorie del settore privato, per opporsi al “ricatto occupazionale” possibile grazie al Green pass. La FISI, dal canto suo, ha indetto uno sciopero nazionale dal 15 al 20 ottobre e una protesta continuativa fino al 31 dicembre, termine nel quale decadrà la legge che impone il Green pass. La Commissione di garanzia aveva richiesto una revoca di tali scioperi, rimasta al momento inascoltata. Proteste contro il Green pass stanno inoltre avendo luogo in numerose tra le maggiori piazze italiane.

Che l’introduzione dell’obbligo di green pass avrebbe scatenato il caos lo avevano già annunciato diverse aziende nelle settimane scorse, che segnalavano con preoccupazione come la decisione del Governo avrebbe potuto portare migliaia di lavoratori a trovarsi senza lavoro. Nonostante i dubbi espressi da Nella giornata di ieri, il premier Mario Draghi ha convocato a riunione i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil per discutere del tema della sicurezza sul posto di lavoro, in previsione del preannunciato venerdì nero di scioperi. Pur non prevedendo di azzerare i costi dei tamponi per le aziende, è stata proposta come soluzione un contenimento del costo dei tamponi e il credito di imposta per le aziende che ne sostengano la spesa: sostanzialmente di un modo per spingere le aziende a offrire il tampone ai propri dipendenti a spese dello Stato senza che il governo si debba assumere la responsabilità politica di una marcia indietro. Il decreto, oggi al vaglio del Cdm, è anche previsto il finanziamento di altre 13 settimane di cig Covid e il blocco dei licenziamenti che, per alcuni settori, scadono il 31 ottobre.

La soluzione dei tamponi gratuiti non sembra però trovare l’accordo dei lavoratori né di diverse aziende, che si sono già dette contrarie a tale misura.

[di Valeria Casolaro]

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Thomas Sankara, dopo 30 anni apre il processo per l’omicidio del “fratello giusto”


È difficile pensare che un omicidio accaduto più di trent’anni fa possa ancora suscitare interesse in chi ne ascolta la storia per la prima o per la decima volta. È più facile convincersi che accada quando quel 15 ottobre del 1987 perse la vita le frère juste, il fratello giusto, come i suoi conterranei chiamavano Thomas Sankara, governatore del Burkina Faso dal 1983 fino al giorno del suo assassinio. Omicidio per cui si è aperto il processo ufficiale solo qualche giorno fa.

Ad alcuni piace ricordarlo come un moderno Che Guevara, ad altri come una figura mitologica, una meteora, che ancora oggi ispira una gioventù africana che lotta contro abusi e soprusi. Ma Sankara era “semplicemente” un uomo che al posto delle limousine presidenziali aveva voluto una flotta di Renault 5 e che aveva cambiato quel nome, Alto Volta, affibbiato al suo paese dalle potenze coloniali, con Burkina Faso, il paese degli uomini integri. Quello stesso paese di cui prese le redini il 4 agosto del 1983, secondo alcuni grazie ad un colpo di stato militare. In realtà Sankara ebbe fin da subito l’appoggio della popolazione, ansiosa di liberarsi dalle pressioni francesi, dagli abusi e innumerevoli sopraffazioni. Ciò che alla fine Sankara fece, a tutti gli effetti, individuando la soluzione più giusta per gli interessi dei suoi “uomini e donne integri”. Se le terre e le miniere erano gestite da compagnie straniere e non portavano ricchezza alla nazione, la risposta era nazionalizzarle e metterle al servizio della ricchezza popolare, ad esempio.

Una missione non facile la sua, che avrebbe nel tempo (se ne avesse avuto di più) cambiato totalmente la mentalità degli abitanti, liberandola dai fantasmi del colonialismo. Parlare di Sankara è un po’ come racchiudere un’intera lotta antimperialista e panafricanista che non accetta la condizione di vita in cui Burkina Faso e l’Africa subsahariana si ritrovano a vivere. Parliamo di una terra che accoglie sette milioni di uomini, il 98% dei quali non sa leggere né scrivere, dove 1 bambino su 5 muore prima di compiere cinque anni, con un solo medico ogni 50mila abitanti e un reddito pro capite che non arriva a 100 dollari l’anno.

Chi l’ha ucciso? Chi gli voleva male? Se le motivazioni che hanno portato al suo assassinio sono più intuibili, individuare un solo colpevole diventa più complicato.

Dopo la sua morte, al suo posto ha preso il potere il capitano Blaise Compaoré, una sorta di vice che Sankara considerava un fratello. Rimasto al potere per 27 anni, il suo regime è stato rovesciato nel 2014 da un’insurrezione popolare. Solo dopo la sua caduta si è aperto l’11 ottobre il processo per l’omicidio dell’ex presidente (subito rinviato al 25 ottobre), a Ouagadougou, in assenza però del principale accusato stesso, Compaoré, in esilio in Costa d’Avorio, dove è riuscito ad ottenere la nazionalità ivoriana. Ma gli eventi suggeriscono che non abbia agito da solo.

È difficile pensare che grandi potenze come l’ex padrone francese e gli Usa potessero permettersi di tollerare un uomo ribelle e pensante, in grado di sovvertire il solito iter che prevede sfruttamento estremo di paesi ricchi di risorse ma svuotati dalle multinazionali; Per questo motivo continuano ad aver ragione di esistere i sospetti del sostegno che Blaise Compaoré ha ricevuto dagli Stati Uniti e della Francia, intenzionati a “far fuori” un individuo “fuori dal gregge”. E non si tratta di sole supposizioni.

“È un uomo un po’ fastidioso, il presidente Sankara. È vero! Ti provoca, pone domande… Con lui non è facile dormire in pace, non ti lascia la coscienza tranquilla!”. Sono le parole con cui il presidente francese dell’epoca, François Mitterrand, aveva definito Sankara durante una visita ufficiale a Ouagadougou. Certo, da qui a dire che la Francia abbia a tutti gli effetti commissionato di far fuori l’ex primo ministro ce ne vuole, ma sono tutti piccoli elementi che vanno a completare un immenso e ingarbugliato puzzle.

Non molto tempo fa Macron aveva annunciato che “tutti i documenti prodotti dalle amministrazioni francesi durante il governo di Sankara e dopo il suo assassinio, coperti dal segreto di difesa nazionale, saranno declassificati per essere consultati in risposta alle richieste della giustizia burkinabé”. Sì, alcuni documenti sono finiti in mano agli avvocati della famiglia. Ma non tutti.

Non possiamo dire come si evolverà il processo ma “Ebbene, i nostri occhi si sono aperti alla lotta di classe, non riceveremo più schiaffi”.

[di Gloria Ferrari]

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Obbligo Green pass, a Trieste già un migliaio a manifestare


Davanti al Varco 4 del porto di Trieste si sono già ritrovate circa un migliaio di persone per manifestare contro l’introduzione, a partire da oggi 15 ottobre, dell’obbligo di green pass sul posto di lavoro. Tra di loro anche molti che non sono lavoratori portuali. Il leader della protesta Stefano Puzzer ribadisce che non si tratta di un blocco e chi volesse recarsi sul posto di lavoro è libero di farlo: intanto, però, molti camion giunti al porto invertono la marcia una volta vista la folla. Lo sciopero è stato dichiarato illegittimo dalla Commissione di Garanzia e si configura l’ipotesi di reato per chi vi prenda parte.

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Quattordici anni e nessuna verità



Aldo Bianzino, morto dopo l’arresto per cannabis: dopo 14 anni nessuna verità

La sera del 12 ottobre 2007 Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta vengono arrestati e trascinati fuori dal proprio casolare e portati in carcere per possesso illegale di marijuana. 48 ore dopo, Aldo sarà morto. A quattordici anni dalla vicenda, ancora troppe domande fondamentali rimangono senza risposta.

Aldo Bianzino, all’epoca 44 anni, è un falegname ebanista, un pacifista, dedito alle discipline orientali. Vive in un casolare a Pietralunga, sulle colline umbre, insieme alla compagna Roberta Radici, al figlio Rudra e all’anziana madre di Roberta. Qui Aldo coltiva dieci piantine di marijuana, per uso personale e terapeutico: Roberta ha infatti un tumore, che avrà la meglio su di lei nel 2009. Entrambe sono incensurati e lontani da qualunque giro di spaccio.

La sera del 12 ottobre quattro poliziotti e un finanziere bussano alla porta di casa Bianzino: dopo aver ispezionato la casa e rinvenuto la marijuana, gli agenti arrestano Aldo e Roberta e li conducono al carcere Capanne di Perugia. La motivazione della perquisizione, ordinata da un giudice, è ad oggi sconosciuta. In carcere i due vengono separati nelle sezioni maschile e femminile del carcere, e viene loro assegnato un avvocato d’ufficio. 48 ore dopo l’ingresso in carcere, tuttavia, Aldo sarà dichiarato morto.

La notizia sarà data a Roberta dopo l’avviso di scarcerazione e dopo essere stata interrogata sullo stato di salute di Aldo: soffre di svenimenti? Ha problemi di cuore? Il vice-ispettore capo di polizia che formula le domande le dice anche che proprio in quel momento stanno portando Aldo in ospedale e forse è ancora possibile salvarlo. Successivamente si scoprirà che al momento dell’interrogatorio a Roberta, Bianzini si trovava già in obitorio.

Da quel momento per la famiglia di Aldo inizierà il calvario giudiziario e burocratico che, a quattordici anni di distanza, non ha ancora permesso di fare luce sui fatti e portare giustizia. L’autopsia documenta traumi estesi su tutto il corpo, ematomi al cranio, costole rotte e danni agli organi interni: danni compatibili con un pestaggiomesso in atto con tecniche militari. Il pm Giuseppe Pietrazzini, tuttavia, scarta quest’ipotesi: Aldo Bianzino è dichiarato morto a causa di un aneurisma, i traumi sul corpo sono le conseguenze della rianimazione messa in atto dagli agenti. Curiosamente, si tratta dello stesso magistrato che aveva richiesto la perquisizione in casa Bianzino.

L’eco di vicende come quella di Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi o Giuseppe Uva è assordante. Dopo un processo durato otto anni, arriva la sentenza definitiva: l’agente Cantoro è stato condannato a un anno di carcere per omissione di soccorso, per non aver aiutato Bianzino che, secondo le testimonianze, ha urlato per tutta la notte chiedendo aiuto, prima di essere ritrovato esanime la mattina successiva. In rappresentanza della famiglia Bianzino è subentrato anche l’avvocato Fabio Anselmo, già legale di Cucchi e Aldovrandi.

Nel 2018 Rudra Bianzino, il figlio di Aldo, ha chiesto la riapertura delle indagini a seguito di nuove evidenze, che dimostrano che le lesioni interne di Bianzino sono avvenute due ore prima della morte, contraddicendo l’ipotesi di danni dovuti alla rianimazione. È auspicabile che questo porti finalmente a far chiarezza su tutti i lati rimasti ancora oscuri nella vicenda.

[di Valeria Casolaro]

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Fronte del porto. L’«anomalia selvaggia» della piazza anti-pass triestina e la lotta di classe

[Quel che sta accadendo con epicentro Trieste, in un’accelerazione che lascia sorpresi molti ma non chi segue la vicenda dal principio, rende necessario chiarire alcuni punti.

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The new tromjaro.com homepage is 98% done. I worked a lot today I felt like puking I worked so much.... I managed to highlight all of the awesome features of TROMjaro XFCE. Lets see what I'll do tomorrow. I want to finish the homepage, then remove some articles that are not relevant anymore for the XFCE version, plus remove some gnome apps from our library that require gnome shell to be installed alongside a lot of gnome crap, since is not ok with XFCE. And I want to make a new article explaining the move to XFCE, and maybe a short walkthrough and comparison with the gnome version. I shall not stress myself too much over it. I shall enjoy it!

I also need to fix a bug with the current XFCE version.

In any case getting so close. #tromlive

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Nobel per la letteratura ad Abdulrazak Gurnah


Profugo esule e migrante, Abdulrazak #Gurnah, lo scrittore che ha raccontato al mondo l'Africa Orientale, è Nobel per la Letteratura 2021

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/chiari_capitale_del_libro/2021/10/07/premio-nobel-per-la-letteratura-2021_f7e3c554-7276-406c-9494-aaae04026d14.html

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Trascrizione del discorso integrale di Greta Thunberg il primo giorno della Youth4Climate a Milano, 28 Settembre 2021


Trascrizione del discorso integrale di Greta Thunberg il primo giorno della Youth4Climate a Milano, 28 Settembre 2021 a cura di Fridays For Future Italia

Salve, e grazie.

Il cambiamento climatico non è soltanto un problema, ma è soprattutto un’opportunità per creare un pianeta più sano,
più verde, più pulito, per il beneficio di tutti. Dobbiamo sfruttare questa opportunità, e ottenere un risultato “win-win”, ai fini della protezione dell’ambiente a pari passo con uno sviluppo economico di qualità.
La lotta al cambiamento climatico richiede tutta la nostra capacità di innovazione, cooperazione e determinazione per realizzare quei cambiamenti di cui il pianeta ha bisogno. Con fatti e non solo parole, tutti insieme ce la faremo.

Le parole “cambiamento climatico”, a voi cosa evocano? A me fanno pensare “posti di lavoro”, di lavoro green, molto green. Occorre trovare una transizione morbida verso un’economia a emissioni ridotte. Non abbiamo un pianeta B.
Non abbiamo un pianeta bla – bla bla bla, bla bla bla… Non parliamo di un costoso gesticolare di correttezza politica green e accarezza-cuccioli o bla bla bla… Ripartiamo col Recovery bla bla bla… Economia green bla bla bla… Zero netto al 2050 bla bla bla… Zero netto bla bla bla…Impatto zero bla bla bla…

Sono queste le cose che sentiamo dalle bocche dei nostri presunti “leader”. Parole, tante parole, tutte ad effetto, ma che finora hanno portato a zero fatti. Annegano i nostri sogni e speranze nel loro oceano di parole e promesse vuote. Certo, occorre ingaggiare un dialogo, ma siamo ormai a trent’anni di bla bla bla, e a cosa è servito?Oltre il 50% della CO2 in atmosfera è stata rilasciate dal 1990 ad oggi. Dal 2005 ad oggi addirittura il 33%. E mentre avveniva, i media ci riportano solo quel che i leader dicono che faranno, anziché cosa realmente stanno facendo. E poi nessuno gliene chiede comunque mai conto di quello che fanno, o meglio: non fanno.

Ma non fraintendiamoci: possiamo ancora farcela. Non solo è possibile cambiare, è ormai un’urgente necessità – ma non ne verrà nulla se continuiamo come qui oggi. Dicono che stanno cercando “soluzioni”, ma non si può risolvere una crisi senza prima comprenderla. Non si arriva a un budget veritiero se omettiamo di contare tutte le cifre.E finché continuiamo ad ignorare il principio di equità e le emissioni storiche, finché non includiamo i consumi d’importazione, le emissioni da biomassa, ecc. ecc. e finché le più efficaci soluzioni per abbattere le emissioni saranno i trucchi contabili, resteremo fermi al palo.

La crisi climatica, lo sappiamo, è solo il sintomo di una crisi molto più grossa. Siamo in crisi di sostenibilità, in crisi sociale, in crisi di disparità ereditate dal colonialismo ed oltre. È una crisi fondata nel pregiudizio che vi sono persone che valgono più di altre, e che quindi di diritto possono sfruttare e rubare le terre e risorse altrui. Ed è il colmo di ingenuità pensare che questa crisi si possa risolvere senza doverne affrontare le radici. E così, ad oggi siamo ancora in corsa folle verso il precipizio. Le previsioni per le emissioni di quest’anno parlano di un’innalzamento quasi senza precedenti, e solo il 2% circa dei vari Recovery Fund sono stati destinati a misure di energia pulita. L’ultimissimo report dell’ONU prospetta un’innalzamento delle emissioni al 2030 del 16% rispetto ai livelli del 2010.

L’inazione intenzionale dei nostri “leader” è un tradimento di tutte le generazioni, di oggi e future. Le persone al potere non provassero a dire che ce la stanno mettendo tutta perché è palese che non lo fanno affatto. Continuano ad inaugurare nuove miniere di carbone, pozzi petroliferi e gasdotti, fanno finta con proclami di ambizioni politiche per il clima, ma poi regalano nuove concessioni per esplorare enormi futuri giacimenti petroliferi. Senza vergogna si danno le pacche sulle spalle, mentre non riescono a tirar fuori neanche un soldo del dovuto sostegno finanziario, promesso ormai anni fa, a quei paesi più impattati dagli effetti della crisi climatica. Se questo è quello che chiamano azioni sul clima, noi lo rifiutiamo.

Invitano a convegni come questo una rosa di giovani scelti ad arte, così da dare l’impressione che ci ascoltano – ma non ascoltano. È palese che non ci ascoltano. E mai l’hanno fatto. Basta guardare i dati, le statistiche: le emissioni aumentano senza tregua. La scienza non mente. Ma siamo ancora in tempo per invertire rotta. È totalmente fattibile. Richiede l’abbattimento delle emissioni drastico, ogni anno, su una scala mai vista al mondo. E visto che mancano le soluzioni tecnologiche che, da sole, possano garantire anche solo una frazione dell’abbattimento necessario, significa che dovremo cambiare tutti.

Non possiamo più lasciare alle persone al potere decidere cosa sia politicamente fattibile, e cosa no. Non possiamo più lasciare alle persone al potere decidere cosa sia la speranza. La speranza non è stare a guardare. La speranza non è bla bla bla. La speranza è dire la verità. La speranza è agire di conseguenza. E la speranza viene sempre dalle persone comuni. E noi, persone, vogliamo un futuro salvo, vogliamo vere azioni a salvaguardia del clima, e vogliamo giustizia climatica.

Mi avete sentita? Cosa vogliamo? GIUSTIZIA CLIMATICA! Quando la vogliamo? ORA! I nostri “leader” dicono volentieri “ce la possiamo fare”. Ma lo dicono per finta, mentre noi lo diciamo sul serio. Noi possiamo farcela. Ne sono straconvinta. E parte dalle persone. Parte dal confronto con la realtà, per quanto possa essere doloroso. Parte con azioni vere, e parte ora e qui. Ancora: Cosa vogliamo? GIUSTIZIA CLIMATICA! Quando la vogliamo? ORA!
Grazie.

https://fridaysforfutureitalia.it/trascrizione-del-discorso-integrale-di-greta-thunberg-il-primo-giorno-della-youth4climate-il-28-settembre/

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Questo però è ingeneroso e anche sbagliato. Greta Thunberg è solo un'attivista che si è mobilitata con una forza di volontà e una cocciutaggine mai vista prima proprio sulla base delle evidenze scientifiche (le stesse che hanno portato il Nobel 2021 ad Hasselmann e Manabe)
@Andrea Russo lo pensavo anch'io fino a quando non ho cominciato a "studiare" l'argomento. Purtroppo lei non è consapevole di quest'inganno, è semplicemente strumentalizzata. Appena finisce l'emergenza covid, questa verrà trasformata in emergenza climatica, lo scopo è portarci al "controllo" totale.. e non sono io il complottista, lo hanno specificato bene, non solo i politici ma perfino quello che dovrebbe essere il papa. (quindi sono loro che complottano contro la popolazione) .. Lo sapevi che l'italia, e non solo, non è uno stato ma una corporation iscritta alla sec dal 1930? lo sai che il ns cod fiscale è un numero militare americano? compreso quello della tessera sanitaria, pure quello.... i governi tramite il debito inventato da loro ci hanno reso schiavi, letteralmente, noi per loro siamo solo merce di scambio e utilizzano il codice marittimo della common low per mantenerci in questo tato di schiavitu... se provi a seguire alcuni scienziati (tra cui qualche ex premio nobel) ti dicono che tutto sto problema climatico è una fake di prima categoria, oltretutto questi cambiamenti climatici che ci sono oggi sono naturali, nella storia del clima sono eventi che si ripetono, ora siamo in un periodo di miniglaciazione... vedrai che questo invernerno farà qualche nuovo record di freddo (come l'anno scorso) e la prossima estate nuovi record di caldo e bombe d'acqua....
scusa lo sfogo.. :-)
@iampierre62 questa roba che stai dicendo è così complottista che sembra che mi stai prendendo in giro :-)

Ora però torniamo seri e dimmi che mi stai smonando
Ti ringrazio molto @iampierre62 per avere fornito un'indicazione relativa al tuo post precedente.

Devo però, non ti offendere, farti notare 3 elementi a proposito della tua risposta. Sono tre elementi che è bene considerare con attenzione, in particolar modo il terzo, perché può essere utile ricordarli per le future discussioni su poliverso ma, in generale, in qualsiasi ambiente di discussione tanto più se questo ambiente è eterogeneo:

1) ImolaOggi è un sito web di disinformazione conclamata. È così tanto un sito di informazione che diversi osservatori ritengono che appartenga a una galassia di siti analoghi realizzati con due obiettivi principali: rastrellare pubblicità dai propri lettori, a un livello quasi imbarazzante; ottenere finanziamenti dai gruppi di propaganda della alt right americana; personalmente non credevo neanche che imolaoggi esistesse ancora , ma in ogni caso, chi nel 2021 rilancia ancora le notizie di #ImolaOggi o sa perfettamente di che giornale si tratta, oppure deve imparare a informarsi con Maggiore prudenza e attenzione alle fonti.

2) L'articolo è del 2012, 9 anni fa. Se anche dovessi ipotizzare che quell'articolo sia accurato e riporti informazioni fondate (cosa che già lo renderebbe anomalo rispetto ai contenuti pubblicati da quel sito), Puoi ben immaginare che 9 anni fa sono un'era geologica, in una questione sulla quale la ricerca scientifica corre settimana dopo settimana per raccogliere evidenze di carattere metereologico, geologico, Oceanografico, biologico, statistico, storico-archeologico e nell'analizzare l'impatto delle emissioni umane rispetto all'influenza del fattore solare e di quello geotermico per capire se l'impatto antropico sia rilevante o meno. Ad oggi la posizione di tutti gli scienziati è sempre più netta, segno che un certo scetticismo poteva essere comprensibile 10 anni fa ma non più oggi.

3) per una questione di igiene della discussione, È sempre opportuno riassumere brevemente gli articoli linkati, perché il tempo è prezioso e leggere un articolo comporta l'investimento di una certa quantità di tempo. Sapere in anticipo Di cosa parla quell'articolo aiuta l'interlocutore a capire se quell'articolo è già conosciuto oppure se quegli argomenti sono già conosciuti.

Spero di avere contribuito positivamente alla moderazione della discussione e ti auguro una buona giornata!

@Andrea Russo
@Guido Sperduti di Poliverso@Andrea Russo tranquillo non mi offendo,parli di un sito di disinformazione conclamata... disinformazione rispetto a cosa? ai canali ufficiali pieni di fake? sicuramente devo imparare qualcosa sulle fonti e robe varie, ma se riporto una pagina, è per l'indicazione, per la sistesi per il resto mi avvalgo di canali anche ufficiali... peccato che i canali ufficiali non siano onesti nel mettere anche punti di vista diversi da quelli ufficiali..... si son passati dieci anni, ma a mio avviso, ho solo avuto conferme che sta storia climatica sia una fake di prima categoria.. ovviamente non uso solo canali di "disinformazione, anche se molti di questi sono scientificamente più onesti, leggo molti canali scientifici "ufficiali" e vedo presunzione, vedo contraddizioni, vedo inganni...
si sul terzo punto ti do ragione e chiedo scusa, non mi era venuto in mente di mettere una sintesi.
@iampierre62 caro iampierre, ti chiedo la cortesia di considerare bene il tuo modo di formulare affermazioni.
Come è risaputo, che l'attuale cambiamento climatico sia di origine antropica è un fatto riconosciuto dalla comunità scientifica in base all'analisi dei dati e ai modelli di simulazione.
Se vuoi affermare il contrario, è opportuno che tu porti degli elementi di prova alle tue affermazioni. Anche se in questo caso questi elementi di prova non sono probabilmente altro che i soliti link da byoblu o altri blog del circuito, credo che sia giusto concedere a chiunque la possibilità di porre dubbi o domande o argomentare su questi temi.

Quello che però non è apprezzato all'interno di questa istanza è il fatto di fare affermazioni antiscientifiche (il cambiamento climatico di origine antropica è una bufala) o palesemente assurde (l'Italia è una corporation o il CF è un codice militare), dando per scontato il fatto che siano vere.

Poliverso è una istanza di discussione politica e, naturalmente, quando si tratta di politica non esistono gli off topic o quasi; Ma la discussione deve essere fatta di confronto e non di affermazioni apodittiche. E soprattutto, ricorda che quando il tuo interlocutore considera assurdo quello che dici, probabilmente mancano i presupposti per una discussione proficua.

È in fatto di fondamentale importanza individuare gli argomenti e il modo di esprimerli, in base al tuo interlocutore, a quello che sai o a quello che non sai su di lui e sulle sue convinzioni

PS: Se dovessi considerare troppo limitanti queste linee guida, peraltro molto libere, sappi che il fediverso offre grandi possibilità a chi condivide alcuni dei concetti che hai espresso. Purtroppo non esistono ambienti di questo tipo basati su friendica ma posso segnalarti una istanza mastodon che potrebbe fare al caso tuo

https://social.byoblu.com/about

@Andrea Russo
@Guido Sperduti di Poliverso@Andrea Russo
Come è risaputo, che l'attuale cambiamento climatico sia di origine antropica è un fatto riconosciuto dalla comunità scientifica in base all'analisi dei dati e ai modelli di simulazione.
bene, guarda questo: https://www.imolaoggi.it/2012/12/22/riscaldamento-globale-anatomia-di-una-truffa/

palesemente assurde (l'Italia è una corporation o il CF è un codice militare), dando per scontato il fatto che siano vere.
per verificare se l'italia è una corporation basta andare sul sito della sec.... (non riesco ad aggiungere la foto) per il codice fiscale e tessera sanitaria vedi qui: http://www.sulumeu.net/2017/03/18/tessera-sanitaria-codici-proprieta-persona-proprietaria/

comunque è tutto documentato Ovvio che va in contrasto col racconto ufficiale che, si sa, è corrotto e manipolato a loro uso e consumo... giustamente ognuno è libero di pensarla come vuole, io esprimo le mie opinioni che mi sono fatto guardando sia i canali ufficiali che non, soprattutto quelli ufficiali, strapieni di contraddizioni soprattutto nel campo scientifico... poi se anche qui non si possono mettere le proprie opinioni e/o punti di vista... vabbhè. fine

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ok #eutanasia e #cannabis che stanno belli pubblicizzati, ma fosse la volta buona che aboliamo anche la caccia?

C'è tempo entro il 20 ottobre, sono molto indietro con le firme (30 mila e devono arrivare 150 mila).

Diffondete e firmate !!

referendumsiaboliamolacaccia.it

#SiAboliamolaCaccia
#caccia #antispecismo #referendum #animal #free

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Peraltro a dirla tutta i referendum sulla caccia sono tre esserevegan.it/tre-quesiti-per-il-referendum-sulla-caccia/
Ecco, qui un articolo che lo spiega bene https://www.esserevegan.it/tre-quesiti-per-il-referendum-sulla-caccia/



Oct 12
La storia infinita del Pojanistan - Verona
Tue 8:30 PM - 10:00 PM Via Seghe S. Tomaso, 17H, 37129 Verona VR, Italia
Andrea Russo
La storia infinita del Pojanistan
A Verona con Andrea Pennacchi

Andre Pennacchi presenta il suo ultimo libro, "La storia infinita del Pojanistan".

Con lui Giuseppe Civati

Andrea Russo attends.



Il genio di Mauro Biani colpisce ancora


#Lampedusa #3ottobre2013 #persone #migranti #GiornataDellaMemoriaDelleVittimeDellImmigrazione
Omissioni di soccorso.
Oggi su Repubblica
Segnalo anche l'inchiesta di #Spotlight. 3 ottobre, il naufragio di Lampedusa ancora senza verità: https://t.co/ghcuNrgWuj https://t.co/hkF0MM8Nlc

Franc Mac reshared this.


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- Molestie e abusi su minori a mezzo stampa

- Violazione della sfera privata

- Misoginia

- Attentato alla salute pubblica

- Complicità in disastro ambientale

Direttore responsabile: Alessandro Sallusti

Direttore editoriale: Vittorio Feltri

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su Sallusti se ne rideva (in maniera simpaticissima) nel 2011 grazie al genio di Guizzanti... mi hai fatto venire in mente questo video... di Sallusti ne parla al 5' 13'' ma tutto il video merito veramente :) https://www.youtube.com/watch?v=1WG6594XVS8
@Carlo Gubitosa tranne che Greta non è più minorenne da quasi un anno, sono completamente d'accordo sul resto. Purtroppo è sempre lo stesso giornale da usare per incartare il pesce

informaPirata reshared this.

attenzione a non diffondere bufale: incartare il pesce con quel giornale in particolare è una pratica contraria all'igiene pubblica 🤣 al massimo lo si può utilizzare per proteggere il pavimento quando imbianchi casa

@gubi

Andrea Russo reshared this.

dicono sia ottimo anche per avviare il fuoco nel cammino.
@russandro@gubi

informaPirata reshared this.

sicuro? A me hanno detto che fa puzza di sterco se lo bruci.

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purtroppo questa "linea editoriale" è iniziata ben prima del diciottesimo compleanno di Greta.


I candidati di Possibile a Milano


In bocca al lupo a tutti!

Lista: MILANO IN COMUNE per Mariani Sindaco


Giacomo Negri (Consiglio comunale e Municipio I e II)
Giulia Rampinelli (Consiglio Comunale e Municipio II e IX)
Alessandro Zosi (Consiglio Comunale e Municipio VI)
Francesco Graziani (Consiglio Comunale e Municipio VII)
Aldo Facchinetti (Municipio IX)
Marco Maroni (Municipio IX)
Giovanni Talpone (Municipio III)

https://www.possibile.com/amministrative-2021/
@Andrea Russo ciao Andrea e benvenuto su Poliverso! Questa istanza nasce proprio per discutere di politica e quindi favorisce la pubblicazione di contenuti che riguardino il dibattito politico italiano europeo o internazionale.
Pertanto è ovviamente ammessa anche la pubblicazione di contenuti propagandistici (purché non scadano nella violenza o nella calunnia), ma l'unico accorgimento che chiedo è di non limitarti a pubblicare semplici pubblicità o le liste di candidati da votare. È infatti molto più interessante conoscere qualcosa in più delle persone che hai citato e dei loro programmi, più che leggere la semplice lista e il logo del simbolo.


Sarebbe molto utile se chi esprime solidarietà a #MimmoLucano e detiene posizioni di potere iniziasse a usarlo, quel potere. Per insistere sullo Ius Soli, sull'accoglienza diffusa, sul farla finita con gli accordi con la Libia e con la Bossi-Fini.

Altrimenti a che serve quel potere ?

@Andrea Russo Ciao Andrea, Friendica è un ambiente frequentato poco qui in Italia e non si trovano molte informazioni.
Per tutte le domande, ti consiglio di "iscriverti al forum" @Poliverso Forum di supporto

L'iscrizione al forum funziona in modo semplice ma non molto intuitivo:

- devi "seguire" il profilo in questione ( @Poliverso Forum di supporto ) così puoi leggere i messaggi ed eventualmente rispondere
- per scrivere un nuovo post, invece, devi semplicemente scrivere un post menzionando nel testo del messaggio il nome del forum con tanto di segno di chiocciola (@ + nome + @dominio poliverso.org)