Bitcoin e privacy, questione di prospettiva
In questi giorni si sta parlando molto di un’intervista che Snowden ha rilasciato durante il Camp Ethereal 2022.
Nell'intervista Snowden ha parlato di molte cose: sorveglianza di stato, libertà finanziaria, ma anche di privacy e Bitcoin. Durante il discorso Snowden avrebbe lasciato intendere che secondo lui Bitcoin manca di privacy.
Oggi vorrei commentare questa affermazione.
Privacy e Bitcoin, qualche premessa
Prima di entrare nel vivo del tema, qualche premessa necessaria su privacy e Bitcoin.
Privacy si può definire in tanti modi, ma visto che stiamo parlando di Bitcoin mi sembra giusto riprendere la definizione del Cypherpunk Manifesto di Eric Hughes:
Privacy is not secrecy. A private matter is something one doesn't want the whole world to know, but a secret matter is something one doesn't want anybody to know. Privacy is the power to selectively reveal oneself to the world.Privacy non è segretezza. Un fatto privato è qualcosa che non vogliamo far conoscere a tutto il mondo, mentre un fatto segreto è qualcosa che nessuno deve conoscere. Privacy è il potere di scegliere a chi rivelare informazioni su di sé.
Aggiungo io: privacy oggi è anche il potere di controllare i propri dati una volta che li abbiamo rivelati. Controllare i propri dati significa anche evitare che siano altri a controllarli al posto nostro (intermediari).
Bitcoin nasce proprio per creare un sistema peer to peer che possa permettere alle persone di scambiare tra loro direttamente senza intermediari, come sapientemente descritto da Satoshi nel suo Bitcoin Whitepaper:
What is needed is an electronic payment system based on cryptographic proof instead of trust, allowing any two willing parties to transact directly with each other without the need for a trusted third party. Prima di andare avanti vale la pena dire che Bitcoin esiste anche grazie a 40 anni di ricerca nel campo delle privacy enhancing technologies, e per questo motivo ha delle caratteristiche particolari anche dal punto di vista della privacy.
Bitcoin è un sistema anonimo?
Ancora oggi molti pensano che Bitcoin sia un sistema che permette di fare transazioni anonime. Ma non è così.
Anche la Senatrice Elizabeth Warren (una delle più ferventi anti-crypto statunitensi) la scorsa settimana ha rilasciato un’intervista in cui definisce le “crypto” come sistemi anonimi.
Secondo la Senatrice Warren l’anonimato è una minaccia… per chi?
L’errore è molto semplice da spiegare: usare Bitcoin non richiede identificazione diretta, quindi pensano che sia anonimo. Lo ripeto: non è così.
Un set di dati può dirsi anonimo solo quando le informazioni sono modificate irreversibilmente in modo tale che una persona non possa più essere identificata direttamente o indirettamente. Questo non è il caso di Bitcoin (o di qualsiasi altra cryptocurrency).
Purtroppo anche il Whitepaper di Bitcoin è fonte di confusione sul tema. Nel paragrafo sulla questione “Privacy”, Satoshi scrive:
Privacy can still be maintained by breaking the flow of information in another place: by keeping public keys anonymous.Ma le chiavi pubbliche non sono anonime, come scrive Satoshi. Sono pseudoanonime. C’è una bella differenza.
La pseudonimizzazione è un processo di separazione o offuscamento dei dati identificativi che diminuisce la probabilità di collegare quelle informazioni a una persona fisica.
Attraverso l’uso della crittografia (chiave pubblica) Satoshi ha separato l’identità della persona dalle transazioni. Purtroppo una chiave pubblica, anche attraverso analisi euristica della blockchain, può certamente essere collegata a una persona identificata o identificabile.
Quindi no, Bitcoin non è un sistema anonimo. Più che anonymous, Satoshi avrebbe dovuto scrivere “pseudoanonymous”.
È vero che Bitcoin ha poca privacy?
La natura della blockchain, un registro pubblico e accessibile a tutti, sembra portare a una risposta facile: sì, è vero.
Se guardiamo alle transazioni, sembra addirittura che le banche offrano un livello di privacy molto più alto di Bitcoin.
Le transazioni bancarie sono conoscibili solo dalle parti coinvolte. Il vicino di casa, lo Stato e le forze dell’ordine non possono (teoricamente) accedere a quelle transazioni, salvo che su autorizzazione giudiziaria.
Viceversa, ogni singola transazione Bitcoin è completamente pubblica, accessibile a chiunque e soggetta a scrutinio continuo da parte di decine di migliaia di persone sconosciute in tutto il mondo - anche dal tuo vicino di casa. L’antitesi della privacy.
Eppure, questa è una visione molto parziale della questione, che non tiene in considerazione diversi elementi critici, come il contesto sociale e politico in cui si inserisce Bitcoin.
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