Anni in cui l’atteggiamento italiano verso la NATO veniva ritenuto ambiguo
Il Ruolo italiano nelle decisioni atlantiche
1950: Guerra di Corea; trasformazione patto Atlantico in NATO; il sentimento della paura verso il nemico Sovietico torna a serpeggiare in tutta l’Europa occidentale. In questo scenario l’Italia con presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, si rende conto che nonostante le sollecitazioni degli alleati non è in grado di sostenere economicamente un riarmo, generando un sentimento di poca tolleranza nei confronti italiani da parte soprattutto della Gran Bretagna. Con la speranza di alleggerire la pressione per la spesa militare sul proprio governo, De Gasperi manifesterà il proprio assenso e appoggio agli Stati Uniti, nel momento in cui richiederanno a gran voce l’entrata della NATO delle Germania occidentale, cercando al contempo di non inimicarsi la Francia che era fermamente contraria ma con cui l’Italia aveva forti interessi economici legati alla Comunità Europea per il Carbone ed Energia.
In questi anni che vanno dal 1950 al 1954 più volte l’Italia si troverà in situazioni delicate nei confronti degli Stati Uniti per la questione riarmo, se ufficialmente accettava le richieste americane, nella realtà adducendo problemi di politica interna il riarmo non veniva effettuato, tanto che nel 1952 i rapporti con il presidente in carica Eisenhower diventano estremamente tesi per la non ratifica italiana dell’accordo CED fortemente caldeggiato dagli Stati Uniti stessi. <92 In questo momento l’Italia viene considerata dal fronte Anglo-Americano l’anello debole della NATO, e la Gran Bretagna non risparmierà all’Italia parole dure di scherno e disprezzo. <93 Con la morte di Stalin a fine 1953 e una distensione dei rapporti Est-Ovest l’Italia sperava in una possibile trasformazione della NATO in una struttura più politica che militare, sempre a guida americana ovviamente, ma questa idea fu poco considerata dagli alleati, e il problema di ratifica CED ancora esisteva, con l’Italia che temporeggiava anche per non indispettire la Francia che era ora contraria ad un Esercito Europeo comune. Le tensioni esistenti tra i vari alleati fecero temere per la sopravvivenza stessa della NATO, tensioni che grazie all’intervento inglese sfociarono nella costituzione UEO e annessione tedesca alla NATO, UEO in cui anche gli interessi italiani venivano riconosciuti. L’Italia tenterà costantemente di evitare di essere accusata di non volersi impegnare a livello militare suggerendo un approccio diverso verso l’Europa Orientale, più politico e diplomatico, ma la realtà è che in questi anni l’atteggiamento italiano verso la NATO verrà ritenuto ambiguo e con un ruolo al suo interno molto marginale. <94
Gli anni 50 e 60 furono caratterizzati dalla politica di Kennedy che vedeva l’Europa come uno dei due pilastri dell’Alleanza Atlantica, in Italia c’è la convinzione che pur rimanendo fedeli agli alleati bisogna ricercare un ruolo utile all’Occidente e ai propri interessi nazionali. L’interesse italiano è rivolto al Mediterraneo dimostrando un forte interesse verso i Paesi Arabi e Nord Africani: non dimentichiamo che in Egitto e Libia c’erano ancora presenze consistenti di connazionali, ed è in questo momento storico e politico che si inizia ad usare il termine neoatlantismo in Italia, collaborare con Stati Uniti per una difesa comune dell’Occidente, ma dialogo con il Medio Oriente per la conquista di una posizione strategica nell’area mediterranea. <95 Esempio di neoatlantismo fu la strategia di Enrico Mattei, Presidente dell’Eni, Ente Nazionale Idrocarburi, per un’espansione energetica proprio verso Medio Oriente e Nord Africa.
Questa strategia era basata su accordi stretti con questi paesi riconosciuti come grandi produttori di petrolio e gli eventi più importanti furono: gli Accordi con l’Iran del 1957 ottenuti attraverso una negoziazione che garantiva maggiore guadagno ai paesi produttori, andando a sfidare le compagnie inglesi e statunitensi; gli Accordi con l’Egitto del 1959, quando si conclusero importanti trattative con il Presidente Nasser, per garantire maggiore autonomia dell’Italia e renderla il principale paese mediatore tra Europa e il mondo arabo; ed infine, una strategia di sostegno ai paesi del Terzo Mondo che Mattei attuò, cercando di emancipare l’Italia dall’influenza USA. Questi eventi furono chiaramente visti con sospetto dalle altre potenze occidentali che guardavano in modo circospetto questa nuova intraprendenza italiana e protagonismo politico. <96
Successivamente, tra gli anni ’60 e ’70, in particolare la nuova figura leader del partito democristiano Aldo Moro cercò di orientare la politica estera a tutela della stabilità del Mediterraneo di cui l’Italia faceva parte. Moro propose una strategia a doppio binario, era infatti un grande sostenitore della posizione dell’Italia all’interno della NATO e del mantenimento di forti legami con le potenze occidentali, ma era anche convinto che dovessero essere ampliate le
strade diplomatiche italiane, per perseguire anche un costruttivo dialogo con i paesi del blocco sovietico. In questo momento storico l’Italia immaginò senza alcun successo di poter svolgere un ruolo di mediatore tra il blocco occidentale e quello orientale, sperando di favorire un nuovo equilibrio a livello internazionale. Il Presidente del Consiglio in carica, Onorevole Moro, fu inoltre un sostenitore di un rapporto di aperto dialogo con i paesi dell’Africa del Nord e del Medio Oriente, incoraggiando ulteriori cooperazioni economiche che avrebbero poi portato a rafforzare la posizione italiana nel Mediterraneo.
In questi anni, infatti, l’Italia svolse al meglio questo ruolo, appoggiando iniziative volte alla distensione tra i due blocchi come la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa del 1975, che portò poi alla firma degli accordi di Helsinki. <97
Un momento fondamentale per la riuscita dell’autonomia italiana all’interno della NATO si verificò negli anni settanta, durante la Crisi degli Euromissili. Si trattava di un momento di grande tensione tra USA e URSS a causa del dispiegamento di missili potenzialmente dannosi per i due blocchi. La decisione di accettare lo schieramento degli euromissili sul territorio italiano, fu un atto con lo scopo di poter rassicurare gli alleati circa la posizione politica italiana, non ritenendo probabile la possibilità di un imminente attacco sovietico. L’Italia che veniva da un decennio complicato, avendo dovuto affrontare terrorismo, crisi economica e non stabilità politica, sentiva forte su di sé l’impressione degli alleati circa la propria affidabilità e solidità. Nel 1979 viene presa la decisione di installare i missili Cruise, base militare di Comiso, Sicilia, decisione riconfermata da Bettino Craxi nel 1983 in veste di
Presidente del Consiglio, una decisione che agevolò i piani europei di dispiegamento e diede conferma della accettazione da parte dell’Italia delle proprie responsabilità in un sistema di collaborazione con gli altri paesi alleati portando sicuramente nuovo consenso internazionale ma soprattutto difesa dei propri interessi diretti. <98
Dagli anni ottanta fino alla fine del secolo il Governo italiano orientò la propria politica estera al mantenimento della pace nella regione del Mediterraneo dimostrando grande capacità nell’agire sia in veste di Nazione NATO che come nazione autonoma. Per rilanciare il suo ruolo nel Mediterraneo l’Italia parteciperà durante questo decennio a varie missioni delle Nazioni Unite, UNIFIL confine libanese nel 1979 e penisola del Sinai, con una forza di osservatori di più nazioni nel 1982; missioni che avevano lo scopo di mettere in luce la totale apertura italiana a sostenere impegni politici e militari in una zona geografica che la aveva da sempre vista come protagonista. La missione in Libano in particolare fu la prima vera missione con uso di forze armate italiane, sebbene in un’operazione di peace-keeping sotto l’ala delle Nazioni Unite. Una missione che fece guadagnare rispetto dagli alleati nonostante la diffidenza iniziale e le truppe italiane furono decisamente più amate dalle popolazioni locali per la qualità della protezione data. <99
Negli anni 90 la NATO vedrà il crollo del blocco europeo orientale con la fuoriuscita dei paesi satelliti sovietici, la costituzione del Partenariato di Pace e la proposta di annessione alla NATO di Ungheria, Polonia e Repubblica Cecoslovacca. La caduta della Cortina di Ferro vedrà anche il dissolversi della Jugoslavia con l’inizio di guerre civili cruente tra Serbia Croata e Bosnia-Erzegovina nel 1992 e l’inizio per la Nato di un periodo di missioni militari fuori dai suoi tradizionali confini […]
[NOTE]92 A. Varsori. La politica estera italiana nel secondo dopoguerra (1943-1957). 1 ed. Milano: Led Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto, 1993, pp. 309-310
93 A. Varsori. La politica estera italiana nel secondo dopoguerra (1943-1957). 1 ed. Milano: Led Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto, 1993, p. 315
94 A. Varsori. La politica estera italiana nel secondo dopoguerra (1943-1957). 1 ed. Milano: Led Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto, 1993, pp. 316-319
95 Minolfi S., L’Italia e la NATO: una politica estera nelle maglie dell’alleanza. Napoli: Cuen, 1993, p.93
96 Minolfi S. L’Italia e la NATO: una politica estera nelle maglie dell’alleanza. Napoli: Cuen, 1993, pp. 83-84
97 Minolfi Salvatore, L’Italia e la NATO: una politica estera nelle maglie dell’alleanza. Napoli: Cuen, 1993, pp. 118-120
98 Minolfi S., L’Italia e la NATO: una politica estera nelle maglie dell’alleanza. Napoli: Cuen, 1993, pp.124-127
99 Minolfi S., L’Italia e la NATO: una politica estera nelle maglie dell’alleanza. Napoli: Cuen, 1993, pp. 138-141
Chiara Gatti, L’Alleanza Atlantica e il ruolo dell’Italia, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2023-2024
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