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9-19 maggio: napoliground trasforma il tessuto urbano in un laboratorio internazionale per le arti soniche e la sperimentazione intermediale


ground _ laboratorio per le arti soniche _ 9-19 mag 2026Nell’ambito della stagione concertistica che celebra il Bicentenario del trasferimento nell’attuale sede e della denominazione di Reale Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella, napoliGROUND (9 – 19 maggio 2026) trasforma il tessuto urbano in un laboratorio internazionale per le arti soniche e la sperimentazione intermediale.

La sinergia tra il Conservatorio “San Pietro a Majella”, il collettivo Napoli Totale Elettronica, il Museo Madre, il Teatro Bellini, la Fondazione Pietà de’ Turchini, l’Opificio Puca e L’Asilo istituisce un dialogo osmotico tra enti di Alta Formazione, poli dell’arte contemporanea e dello spettacolo, circuiti di ricerca indipendente e beni comuni.

In questa rete di spazi, la pratica musicale elettronica opera come un processo relazionale e collettivo fondato sulla ricerca teorica, sulla prassi compositiva e sulla performance dal vivo. L’ascolto ridisegna le relazioni umane e la tecnologia diventa uno strumento condiviso, superando le tradizionali gerarchie tra chi crea e chi partecipa. Il suono si fa pratica di co-creazione: un atto di cittadinanza sonora che radica la sperimentazione nel vivo della comunità.

Questa visione attraversa dieci giorni di programmazione tra spazi storici, archeologie industriali e luoghi di democrazia partecipativa. Dalle esplorazioni intermediali di Marginale II alle sculture sonore site-specific di Re/Compose, fino all’orizzontalità dell’Orchestra Elettroacustica Officina Arti Soniche (OEOAS) e ai laboratori di liuteria pneumatica, napoliGROUND attiva architetture soniche concrete e, al contempo, permeabili. Il fulcro teorico della rassegna è la prima edizione di SPaMEC 2026 (San Pietro a Majella Electroacoustic Conference), quest’anno dedicata al tema “SOUND · CROSSING · COMMUNITIES”.

Con la partecipazione di figure chiave della sperimentazione sonora internazionale — tra cui Manuella Blackburn, Cedrik Fermont, Jean-François Laporte, Klaus Filip, Christian Kobi e Radu Malfatti — il progetto è un cantiere aperto, in cui la prassi elettronica agisce come dispositivo di resistenza culturale e abilita forme inedite di consapevolezza collettiva.

Programma completo: napolitotaleelettronica.it/nap…
#CedrikFermont #ChristianKobi #ConservatorioSanPietroAMajella #ElioMartusciello #JeanFrançoisLaporte #KlausFilip #LAsilo #liuteriaPneumatica #ManuellaBlackburn #MarginaleII #museoMadre #musicaContemporanea #musicaDiRicerca #musicaElettronica #musicaSperimentale #Napoli #NapoliTotaleElettronica #napoliGROUND #OEOAS #OpificioPuca #OrchestraElettroacusticaOfficinaArtiSoniche #PietàDeTurchini #RaduMalfatti #ReCompose #RealeConservatorioDiMusica #SanPietroAMajella #SanPietroAMajellaElectroacousticConference #SOUNDCROSSINGCOMMUNITIES #SPaMEC2026 #TeatroBellini

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fish 4.7.0: la shell user-friendly si fa più stabile e coerente


La nuova release di fish introduce miglioramenti per interattività, gestione della storia e coerenza UI, con fix per bug storici come la corruzione dei dati e l’ordinamento delle directory.
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Un bug aperto nel 2019 finisce in archivio: fish 4.7.0 corregge la corruzione della cronologia dei comandi causata dall’inserimento di byte NUL quando la shell riceveva i segnali SIGTERM o SIGHUP. Per chi usa fish su server o in ambienti dove i processi vengono terminati di frequente, era un fastidio ricorrente e difficile da diagnosticare.

Cosa cambia con questa versione


La novità più visibile per chi personalizza la shell riguarda il tema colori: le variabili fish_color_* non vengono più impostate nelle sessioni non interattive. Una scelta sensata, visto che quei valori erano del tutto inutili fuori da un terminale, ma chi le legge negli script per qualche ragione dovrà adattarsi.

fish_color_valid_path, la variabile che colora i percorsi validi durante la digitazione, rispetta ora i colori di sfondo e le sottolineature configurate dall’utente. Piccolo dettaglio, ma apprezzato da chi cura l’aspetto del terminale.

Risolto anche un comportamento scomodo di funced, l’editor integrato per le funzioni: in presenza di errori di sintassi ripetuti, il comando non perdeva più il lavoro non salvato. Un’altra correzione riguarda l’ordine inaspettato in cui venivano mostrate le directory nel completamento automatico.

Regressioni vecchie e meno vecchie


Questa versione chiude anche alcune regressioni accumulate nel tempo. La più datata risale alla 3.2: nosuchcommand || echo hello eseguiva la parte destra del condizionale più volte del previsto. Risolti anche due problemi introdotti con la 4.6, uno nel modo vi (dl) e uno con il tasto backspace dopo un’andata a capo, più un completamento errato delle opzioni lunghe che compariva dalla 4.3.3.

Da segnalare per chi gestisce sistemi Linux con pacchetti compilati da sorgente: fish_update_completions gestisce ora le sequenze di controllo di groff usate nelle pagine man generate da help2man 1.50 in poi, tra cui quelle di coreutils 9.10.

Fish 4.7.0 è disponibile sul repository ufficiale e nei canali di aggiornamento delle principali distribuzioni.

SOURCE:// github.com

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endangered species / alvin curran. 2024 [interview + live performance]

Interview et mix interview : Alexandre Bazin
Musique générique : Diego Losa
Lumières de scène : Nordine Zouad
Réalisation : Jean-Baptiste Garcia

Retrouvez toutes les infos sur l’Ina GRM :
www.inagrm.com
Tous les liens : linktr.ee/INAgrm
#AlvinCurran #DiegoLosa #experimentalMusic #InaGRM #interview #JeanBaptisteGarcia #musicaDiRicerca #musicaSperimentale #NordineZouad

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CoMaps separa gli aggiornamenti delle mappe da quelli dell’applicazione


La nuova release di CoMaps introduce un pulsante per aggiornare le mappe senza dover aggiornare l'app, primo passo verso una cadenza settimanale per la cartografia OpenStreetMap.
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La schermata di download delle mappe in CoMaps mostra adesso un pulsante in più: si chiama “Check for updates” e permette di scaricare versioni aggiornate delle mappe senza dover aggiornare l’applicazione. Dietro c’è un cambiamento più sostanziale di quanto sembri.

La versione 2026.05.06-11, pubblicata su Codeberg il 6 maggio, segna la separazione tra il ciclo di rilascio dell’app e quello dei dati OpenStreetMap. Storicamente, ottenere mappe aggiornate significava aspettare una nuova versione di CoMaps, perché mappe e applicazione erano impacchettate insieme, e dato che il fork esce a cadenza variabile la cartografia includeva spesso dati di qualche settimana prima. Il nuovo pulsante invece consente di scaricare i nuovi dati cartografici in autonomia, ed è il primo passo concreto verso un cambiamento già annunciato dal team: la frequenza passerà da una o due volte al mese a cadenza settimanale, come confermato anche nella pagina di supporto del progetto.

Le altre novità della release


Durante la navigazione vengono mostrati ora soltanto i semafori che si trovano effettivamente lungo il percorso, con icone ingrandite per migliorarne la leggibilità a colpo d’occhio. Una rifinitura piccola, utile soprattutto a chi usa l’app in auto.

L’editor OpenStreetMap integrato risolve un bug nella ricerca delle categorie quando l’app è impostata su lingue regionali. Sono stati aggiunti gli articoli Wikipedia in indonesiano alla collezione di contenuti scaricabili offline insieme alle mappe, e ampliate le opzioni per indicare la disponibilità di posti a sedere all’aperto nei punti di interesse, come bar e ristoranti. I dati OpenStreetMap inclusi nel pacchetto sono aggiornati al 4 maggio.

Che cos’è CoMaps


CoMaps è un’applicazione di navigazione offline basata su OpenStreetMap, gratuita, senza pubblicità e senza tracciamento. Nasce nel 2025 come fork comunitario di Organic Maps, in seguito a frizioni sulla governance e sulla natura no profit del progetto originario. Lo sviluppo è curato da una comunità globale di volontari, finanziata tramite donazioni su Open Collective e Liberapay, e il codice è ospitato su Codeberg invece che su GitHub. È disponibile per Android, iOS, Linux via Flathub e in versione alfa per macOS.

SOURCE:// codeberg.org
SOURCE:// comaps.app

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Dyson ha ridisegnato il phon da viaggio: ecco Supersonic Travel, più piccolo ma potentissimo


Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
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Dyson ha presentato il nuovo Supersonic Travel, un asciugacapelli progettato per rispondere alle esigenze di mobilità senza sacrificare prestazioni e protezione del capello. Particolarmente adatto all'utilizzo fuori casa e durante i nostri spostamenti, il device integra un sistema di adattamento automatico del voltaggio che lo rende compatibile con le diverse reti elettriche globali. All'interno, il Supersonic Travel combina motore digitale ad alta velocità e flusso d’aria ottimizzato per garantire un’asciugatura rapida e uno styling preciso, mantenendo gli standard tecnologici tipici della gamma Dyson anche in formato compatto.
Il Supersonic Travel è perfetto da inserire in un borsone o nel bagaglio a manoIl Supersonic Travel è perfetto da inserire in un borsone o nel bagaglio a mano
Più piccolo del 32% e più leggero del 25% rispetto all'asciugacapelli Dyson Supersonic originale, e con un peso inferiore a quello di una bibita in lattina, la nuova tecnologia è perfetta da inserire in un borsone onel bagaglio a mano.
Dyson Supersonic Travel è compatibile con gli accessori Dyson Supersonic e Dyson Supersonic NuralDyson Supersonic Travel è compatibile con gli accessori Dyson Supersonic e Dyson Supersonic Nural
Il nuovo Dyson Supersonic Travel integra anche la tecnologia di controllo intelligente del calore, che misura la temperatura del flusso d’aria 100 volte al secondo, prevenendo i danni causati dal calore estremo. Il flusso d’aria, progettato con precisione, consente un’asciugatura rapida e uniforme, per capelli sanie luminosi.
Dyson Supersonic Travel è più piccolo del 32% e più leggero del 25% rispetto all'asciugacapelli Dyson Supersonic originale

Perfetto compagno di viaggio per capelli sani


In una stanza d’hotel, in una lounge aeroportuale o durante trasferte internazionali, Dyson Supersonic Travel si inserisce in un ecosistema di soluzioni pensate per garantire continuità nello styling anche fuori casa. Tra queste, anche formulazioni leave-in sviluppate dal brand, come il balsamo spray senza risciacquo Omega, progettato per supportare la protezione del capello in condizioni ambientali variabili. La composizione, basata su una miscela di oli ricchi di Omega, contribuisce a migliorare la gestione del crespo e a limitare l’impatto dell’umidità, elementi critici soprattutto in viaggio. Nel complesso, l’integrazione tra dispositivo e prodotti complementari riflette l’approccio di Dyson verso un sistema più ampio di cura dei capelli, orientato a prestazioni costanti indipendentemente dal contesto di utilizzo.

DJI Power 1000 Mini: la power station compatta che rivoluziona tutto
DJI Power 1000 Mini debutta come una delle power station portatili più compatte e interessanti del momento. Pensata per chi cerca energia affidabile in mobilità, combina dimensioni ridotte, buone prestazioni e versatilità d’uso
TechpertuttiGuglielmo Sbano

I dieci anni Dyson Supersonic


Con l'asciugacapelli Dyson Supersonic, presentato nel 2016, Dyson ha segnato un cambio radicale rispetto al design tradizionale degli asciugacapelli: il motore ad alta velocità è stato posizionato nel manico per un migliore bilanciamento, mentre il flusso d'aria è stato progettato per garantire un'asciugatura rapida senza ricorrere calore estremo. Supportato da ricerche scientifiche sui capelli, Dyson ha poi definito un nuovo standard con un approccio sempre più orientato alla protezione e alla salute del capello, presentando l'asciugacapelli Dyson Supersonic Nural, che dotato di funzione Scalp Protect Mode, regola automaticamente la temperatura dell’aria per proteggere il cuoio capelluto. In quest’ottica di protezione della cute, particolarmente sensibile a cambiamenti di temperatura e umidità, specie durante i viaggi, ora si aggiunge alla gamma anche Dyson Supersonic Travel in un formato più piccolo e leggero.

Pulizia domestica: boom ricerche in Italia per aspirapolvere e lavapavimenti
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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Disponibilità


L’asciugacapelli Dyson Supersonic Travelè disponibile con l’accessorio Concentratore per lo styling, al prezzo di 299 euro.


DJI sorprende tutti con Power 1000 Mini: la power station compatta che cambia le regole


DJI ha lanciato sul mercato globale la Power 1000 Mini. Con dimensioni pari alla metà della DJI Power 1000, questa è la stazione di alimentazione da 1 kWh più portatile dell’azienda fino a oggi, frutto di oltre 15 anni di ricerca e sviluppo dedicati all’innovazione delle batterie. Progettata per il campeggio, i viaggi su strada e la creazione di contenuti, DJI Power 1000 Mini è ottimizzata per un'alimentazione ad alta efficienza e può essere ricaricata fino all’80% in soli 58 minuti (dati DJI). Essa include, inoltre, cavi e caricabatterie integrati per una ricarica e una gestione senza sforzo, tra cui un cavo USB-C retrattile da 100W, un caricatore per auto da 400W e un modulo MPPT.

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La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Dimensioni compatte, potenza ad alta efficienza


La DJI Power 1000 Mini ha una capacità della batteria di 1008 Wh ed è ottimizzata per un basso consumo energetico. Caratterizzata da una struttura più squadrata, grazie al suo design compatto misura 314 × 212 × 216 mm e pesa 11,5 kg. Con una potenza massima di 1000 W, essa può alimentare alcuni apparecchi da 1200 W tramite due porte USB-A, due prese CA o una porta SDC.
Il DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica: da rete elettrica, auto e pannelli solariIl DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica: da rete elettrica, auto e pannelli solari

DJI Power 1000 Mini

Autonomia e scenari d’uso

Campeggio e viaggi
Smartphone: 54 ricariche
Macchina caffè: 55 min
Proiettore: 7 ore
Frigo auto: 18 ore
Ventilatore: 7 ore

Creazione contenuti
Fotocamera: 53 ricariche
Laptop: 9 ricariche
Drone: 8 ricariche
Luci foto: 1,2 ore
Cassa Bluetooth: 50 ricariche

Ricarica desktop
PC gaming: 2 ore
Monitor: 5 ore
NAS: 7 ore
Console portatile: 50 ricariche
Lampada: 40 ore

Uso domestico
Router Wi-Fi: 30 ore
Frigorifero: 7 ore
Tostapane: 1 ora
Spremiagrumi: 3 ore
Microonde: 1 ora

Opzioni di ricarica


Il DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica — da rete elettrica, auto e pannelli solari — offrendo grande flessibilità d’uso. In modalità rapida, può raggiungere l’80% in circa 58 minuti e il 100% in 75 minuti, mentre tramite il caricatore per auto da 400 W è possibile completare una ricarica da 1 kWh in circa 160 minuti anche durante la guida.
DJI Power 1000 Mini: utilizzo in campeggioDJI Power 1000 Mini: utilizzo in campeggio
Il modulo MPPT integrato consente inoltre il collegamento diretto ai pannelli solari senza adattatori, mentre il cavo USB-C retrattile da 100 W facilita la ricarica di dispositivi elettronici in modo pratico. Sul fronte dell’affidabilità, la power station integra una modalità UPS automatica che, in caso di blackout, attiva l’alimentazione in appena 0,01 secondi, garantendo continuità operativa; a completare il tutto, è presente anche un sistema di illuminazione LED regolabile utile nelle situazioni di emergenza.
utilizzo in modalità Desktop

Design e alimentazione per l'acosistema DJI


DJI Power 1000 Mini integra un sistema di sicurezza avanzato pensato per garantire affidabilità in qualsiasi contesto, dal campeggio in ambienti difficili fino all’uso ad alta quota. Le celle LFP assicurano lunga durata (fino all’80% della capacità dopo 4000 cicli) e hanno superato test di resistenza come la perforazione con chiodo, mentre un sistema monitora costantemente temperatura e prestazioni tramite 10 sensori e app dedicata. La struttura utilizza materiali ignifughi, resiste a pressioni fino a una tonnellata e funziona anche in condizioni ambientali complesse, grazie a un sistema di protezione dell’inverter contro pioggia, condensa e salsedine. Sul fronte dell’ecosistema, la presenza di porte SDC consente un’integrazione diretta con accessori DJI, supportando ricarica solare, pass-through e ricarica rapida per batterie di droni (come DJI Air 3, dal 10% al 95% in circa 30 minuti), mentre tramite app DJI Home è possibile gestire e monitorare il dispositivo da remoto in tempo reale.

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Prezzo e disponibilità


DJI Power 1000 Mini è disponibile al prezzo di 579 euro.


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Ladybird ad aprile 2026: PDF diretti nella pagina, caricamento più veloce e 63mila test superati


Ladybird ad aprile 2026 introduce la visualizzazione diretta dei PDF, un caricamento più veloce delle pagine e una gestione migliorata dei segnalibri. Tutti gli aggiornamenti del browser open source.
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Ladybird continua a crescere. Ad aprile 2026 il browser open source ha ricevuto il supporto di nuovi sponsor, tra cui Human Rights Foundation, e ha introdotto funzionalità che migliorano l’esperienza di navigazione per tutti.

Ora è possibile visualizzare i file PDF direttamente all’interno delle pagine web, senza dover scaricare o aprire applicazioni esterne. Si può sfogliare il documento, ingrandire il testo e cercare parole chiave, proprio come in un viewer dedicato.

Pagine che si caricano più in fretta


Ladybird non aspetta più il download completo di una pagina per iniziare a mostrarla: elabora il codice man mano che arriva, così l’utente vede subito i contenuti. Inoltre, mentre la pagina è in caricamento, il browser anticipa il download di immagini e script necessari, riducendo i tempi di attesa. Anche la compilazione del codice JavaScript avviene in background, rendendo più fluida la navigazione su siti pesanti come YouTube.

Segnalibri e interfaccia più pratica


I segnalibri ora hanno un’interfaccia dedicata per organizzarli, importarli ed esportarli. È possibile trascinarli con il mouse e aprire i link in nuove schede con un clic. Per gli utenti Linux è disponibile anche una nuova versione con interfaccia GTK4, che si adatta automaticamente al tema chiaro o scuro del sistema.

Reddit e YouTube sono tra i siti che traggono maggiore beneficio dagli aggiornamenti. Su Reddit è ora possibile aprire le gallerie di immagini e i commenti senza problemi, mentre su YouTube il caricamento è più rapido grazie alle ottimizzazioni introdotte. Anche siti come gocomics.com, Yandex Maps e Strava ora funzionano correttamente.

Numeri che contano


Il punteggio nei test di conformità agli standard web (WPT) è salito a 2.067.263, con un aumento di 63.726 punti rispetto al mese precedente. Una parte di questo risultato è dovuta all’integrazione di nuovi test, ma il merito è anche dei miglioramenti reali apportati al browser.

SOURCE:// buttondown.com

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Nel 1970 gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura


Contemporaneamente crescono, nell’ambito di Md, le divisioni fra le varie anime della corrente, nella misura in cui una parte dei suoi aderenti tende a rendere più radicali istanze di sinistra <50. L’occasione per la scissione viene dalla presa di posizione della corrente sull’arresto, avvenuto il 25 novembre del 1969, e successiva condanna <51 del direttore responsabile del quotidiano Potere operaio, Francesco Tolin, socialista, a causa di alcuni articoli pubblicati. L’assemblea di Md, riunita a Bologna, approva una delibera in cui esprime preoccupazione per «il clima di intimidazione particolarmente pesante verso determinati settori politici…» <52 e per la libertà di stampa, con toni, in realtà, piuttosto pacati <53. Ma l’ordine del giorno, che provoca le dimissioni del sostituto procuratore Vittorio Occorsio, titolare dell’inchiesta su Tolin, viene subito attaccato da Mi e dall’Umi che accusano Md di interferire contro
un processo in corso. In breve l’incidente diviene l’occasione per una chiarificazione e circa la metà degli aderenti di Md (fra cui il suo prestigioso leader Beria d’Argentine) decidono di lasciare la corrente per costituirne una nuova, presto battezzata Giustizia e costituzione e, in seguito, Impegno costituzionale, che accoglie anche una parte di Terzo potere, anch’essa soggetta ad una scissione. Importante, forse decisivo, per far precipitare le divisione di Md l’episodio di piazza Fontana, il 12 dicembre a Milano, che segna anche una «crescente pressione di quei settori politici che non tolleravano l’indirizzo assunto dall’Anm e dal Csm, spingono verso la crisi nell’Anm con la rottura
della giunta unitaria» <54.
Dopo il biennio della contestazione e “l’autunno caldo” gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura, oltre che in altri settori della società <55 e nelle elezioni del 1970 dell’Anm, Mi ottiene quasi il 45% dei voti (nelle precedenti consultazioni aveva preso il 40%) e ben presto, attraverso un accordo con Terzo potere e Giustizia e costituzione forma una giunta che esclude Md. Anche i tutti i membri del Cms eletti in quota Md decidono di aderire alla scissione del 1969 e quindi la corrente viene di fatto relegata ai margini dei centri di potere della magistratura. In ogni caso la legislatura consigliare 1968-1972 si dimostra sotto più punti di vista decisamente innovativa rispetto a quelle precedenti; fra le iniziative più ricordate vi sono la pubblicazione di una relazione annuale, quella di un massimario circa l’attività disciplinare del Csm, ma anche, molto importante, una serie di circolari per la formazione delle tabelle annuali per la formazione degli uffici giudiziari, per rendere concreto il principio del giudice naturale.
Un’iniziativa significativa di Magistratura democratica è la raccolta, nel 1970, delle firme per la proposta di un referendum finalizzato all’abolizione di alcuni reati di opinione, in collaborazione con il Psi e il Psiup; i magistrati progressisti cercano la collaborazione del Pci, il quale però si dimostra piuttosto tiepido e non offre un grande aiuto nonostante che quel partito fosse stato quello maggiormente colpito dalle inchieste per reati di opinione; senza l’aiuto dei comunisti il numero necessario di firme non viene raccolto e l’iniziativa fallisce <56.
Un certo “riflusso” tra i magistrati si conferma in occasione delle elezioni per il Csm del 1972, che vedono Umi e Mi ottenere 13 seggi dei 14 a disposizione, grazie al sistema elettorale maggioritario e ad un’efficace strategia di alleanze <57. Nello stesso 1972 la gestione giudiziaria della strage di piazza Fontana crea un grave conflitto tra l’”alta” magistratura ed i gradi inferiori. Nel mese di ottobre la Corte di Cassazione trasferisce il procedimento da Milano a Catanzaro adducendo ragioni di ordine pubblico; tale atto, anche in virtù delle accese polemiche che erano sorte tra le forze politiche per la conduzione delle indagini da parte delle autorità, che avevano dato la sensazione di cercare i responsabili del grave attentato solo a sinistra (anche contro alcuni indizi in senso contrario), provoca una reazione senza precedenti dei giudici del capoluogo lombardo. Un’assemblea dell’Anm di Milano approva, con un solo voto contrario su oltre duecento, un documento di dura critica nei confronti della decisione della Cassazione. Ne seguirà un procedimento disciplinare ai danni di alcuni magistrati, tra cui Guido Galli, incolpati di aver elaborato il documento.
Lo scontro tra settori della magistratura caratterizzerà tutti gli anni Settanta e, a questo punto, non si tratta più tanto di un conflitto generazionale, né unicamente tra alta e bassa magistratura, ma più strettamente politico, accompagnando una contrapposizione largamente presente, in generale, nella società italiana. Uno dei problemi fondamentali è quello relativo al ruolo del giudice nella società, se cioè questo debba esservi inserito a pieno titolo, circostanza che gli permetterebbe di comprenderne le dinamiche ed esercitare quel ruolo politico inevitabile nell’esercizio della giurisdizione; oppure se egli debba, in maniera neutrale ed automatica, limitarsi ad essere un mero strumento di applicazione della legge senza alcun ruolo creativo. Il problema ha un peso enorme per il governo della società anche in virtù dell’aumento del ruolo del potere giudiziario nelle società moderne occidentali <58 e che
si deve all’aumento della complessità delle dinamiche sociali <59. I magistrati delle correnti progressiste sostengono la prima posizione, mentre quelli più legati alla tradizione lo contestano in nome dell’apoliticità del giudice; ma, fanno notare i progressisti, la tesi dell’apoliticità è ipocrita perché nasconde unicamente la volontà di conservazione <60.

[NOTE]50 «Nel 1968 cominciarono a sorgere dei problemi, dei contrasti, principalmente perché si coagulò un gruppo che è difficile definire: la parola extraparlamentare forse è impropria. Alcuni parlavano di cosiddetti cinesi. E questo avvenne in particolare nel gruppo romano. Si cominciò a fare un discorso nella scia della realtà contestativa del paese. La contestazione venne quasi ipostatizzata come elemento principe per uno sviluppo e ciò anche all’interno della magistratura» S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati, Franco Angeli, Milano, 1987. Pag. 206
51 Dopo un processo per direttissima in cui il pubblico ministero era Vittorio Occorsio, che negli anni successivi si occuperà di inchieste su Ordine nuovo.
52 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag. 379.
53 Anche in considerazione del fatto che l’arresto di Tolin provoca le proteste di gran parte degli organi di stampa, non escluso il telegiornale della Rai. Vedere Pappalardo. Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Cit. Pag. 230.
54 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 177.
55 Sintomatico del desiderio diffuso in alcuni settori moderati di ridurre l’influenza della magistratura progressista è, per esempio, l’intervento di Mario Cervi: «Resta la realtà di una magistratura che ha rinunciato al prestigio carismatico del passato, che non si chiude più nella torre d’avorio […] ma che […] rischia di essere inquinata da ciò che di deteriore esiste nella vita italiana […] Non è accettabile il passaggio da una liturgia giudiziaria solenne e lenta […] ad una liturgia giudiziaria affidata a sacerdoti che discutono molto, enunciano tesi popolari e magari populiste ma, alla fine dei conti, danno al cittadino un servizio altrettanto lento […] il caso Tolin ha messo allo scoperto l’inconciliabilità tra il comportamento di una minoranza di estrema sinistra che condivide ed esalta le posizioni di una parte politica e la volontà della maggioranza dei magistrati» M. Cervi, “Malessere nella magistratura”, Corriere della Sera del 23 dicembre 1969.
56 V. Zagrebelsky, “La magistratura ordinaria dalla Costituzione ad oggi”. Cit. Pag. 774.
57 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 189.
58 N. Tate e T. Vallinder (a cura di), The Global Expansion of Judicial Power, New York University Press, New York.
59 Pizzorno individua cinque ragioni principali per l’aumento del peso del giudice: «a)l’accresciuta partecipazione del giudice alla creazione della legge; b) l’accresciuta tendenza degli organi legislativi e amministrativi a delegare a quelli giurisdizionali decisioni delicate, che si ritiene possano comportare conseguenze negative per i rappresentanti eletti; c) l’allargamento dell’accesso dei cittadini alla giustizia per risolvere controversie che tradizionalmente venivano risolte da autorità sociali o amministrative: nella famiglia, nella scuola, nelle professioni, nelle istituzioni globali, e così via (è quello che gli americani chiamano espansione del due process); d) l’istituzione, in gran parte delle democrazie europee – che per due secoli l’avevano respinto come estraneo alla loro concezione del modo in cui si forma il diritto – del controllo di costituzionalità delle leggi da parte di uno speciale organo giurisdizionale; e) l’apparire e espandersi nella pratica che, per analogia con l’istituto del controllo di costituzionalità, proporrei di chiamare “controllo di correttezza politica” – o forse più pungentemente “controllo di virtù” – da parte della magistratura: è questo l’aspetto più difficile da circoscrivere, ma anche di maggior interesse per quanto riguarda il caso italiano». A. Pizzorno, Il potere dei giudici. Stato democratico e controllo della virtù, Laterza, Bari-Roma, 1998. Pag. 12.
60 Oggi il dibattito appare superato e le tesi legate al ruolo neutrale del magistrati sono state largamente abbandonate.
Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013
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14 maggio, macerata: “di segno in segno. omaggio a magdalo mussio”


mostra Omaggio a Magdalo Mussio_ DI SEGNO IN SEGNO_ a Macerata
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[libro] La rivoluzione delle onde gravitazionali


Autrice: Matteo Barsuglia
Titolo: La rivoluzione delle onde gravitazionali
Editore: Hoepli
Altro: ISBN 9788836018642; 206 p.; 19,90€; I ed. 2025; genere: divulgazione scientifica

Voto: 8/10

10^-18 metri. È una misura che è difficilissima da immaginare. Un miliardesimo di miliardesimo di metro. Se un protone fosse una pallina – non lo è – avrebbe più o meno quel raggio. Lo spessore di un capello, circa 10^-4 m, è una misura gigantesca di fronte a 10^-18 metri. Quando andai a visitare Virgo, a Cascina, la nostra guida ci disse: è come tentare di misurare di quanto si è alzato il livello del mare versandoci dentro un bicchiere d’acqua.

10^-18 m è quanto bisogna misurare su una distanza di 3 km. Qualsiasi fenomeno fisico sulla Terra genera spostamenti molto superiori a questa misura. Un trattore che ara nelle vicinanze del rivelatore, le onde del mare che si infrangono sulla costa. Un terremoto dall’altra parte del pianeta. Il riscaldamento della strumentazione durante il suo utilizzo. Tutto quello che vi viene in mente può disturbare questa misura. I fisici ci hanno aggiunto tutto quello che viene in mente a loro. Una specie di incubo.

Bisogna partire da qui per capire quanto è stato difficile rilevare le onde gravitazionali. Secondo la teoria della relatività generale di Einstein lo spazio in cui siamo immersi non è una struttura rigida uniforme. Si allunga e si accorcia a seconda della materia che lo popola. E quanto questa materia si scontra può generare nello spazio delle onde, proprio come fa un sasso gettato in uno stagno. Quando le masse che si scontrano sono inimmaginabili, tipo due buchi neri che si scontrano e si fondono, queste onde allungano e restringono lo spazio (e in contemporanea accelerano e rallentano il tempo) di frazioni minuscole. Quando queste onde arrivano a noi, l’ordine di grandezza di questi allungamenti e accorciamenti si misurano appunto in 10^-18 m su 3 km.

Teorizzate quindi da Einstein nel 1916, nel 1957 alcuni fisici poco sani di mente si misero in testa che le onde gravitazionali potessero essere in qualche modo rilevabili. Sì, ma come? 58 anni di studi, prove, delusioni, idee geniali e nel settembre del 2015 la prima conferma: abbiamo misurato gli effetti di un’onda gravitazionale!

Barsuglia in questo libro ci porta per mano nelle varie fasi di questa avventura: perché è importante misurare queste onde, le sfide che sono state superate, gli obiettivi ambiziosi prossimi venturi, cosa ci riserverà il futuro. Come direttore di ricerca del CNRS di Parigi, coordinatore del gruppo francese dei fisici di Virgo per la sua messa a punto, attualmente responsabile del progetto di ricerca per la Francia, Barsuglia è la persona ideale per raccontarci questa avventura incredibile.

Buona lettura!

Avvertenza: Per via di strane coincidenze, ho ricevuto questo libro in regalo dall’autore stesso. Mi riservo di fargli due domande se lo incontro di nuovo: che cavolo è il vuoto compresso? E perché fare un rilevatore di onde gravitazionali in Giappone, patria dei terremoti, visto che anche gli starnuti degli scienziati possono disturbare le rilevazioni?
#divulgazioneScientifica #laRivoluzioneDelleOndeGravitazionali #libro #matteoBarsuglia #recensione #virgo

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Node.js 26 attiva la Temporal API di default e rimuove vecchie interfacce


Node.js 26 è disponibile dal 5 maggio: la nuova versione major attiva di default la Temporal API per la gestione delle date, aggiorna V8 e Undici e rimuove diverse interfacce ormai obsolete.
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Con Node.js 26 la Temporal API smette di essere una funzionalità sperimentale: l’interfaccia moderna per la gestione di date e fusi orari in JavaScript è ora attiva di default. Il rilascio, datato 5 maggio, segna la nuova versione major dell’ambiente di esecuzione JavaScript più usato sui server, e include anche aggiornamenti significativi al motore V8 e al client HTTP Undici.

Temporal, la fine dei guai con le date in JavaScript


Chiunque abbia scritto codice JavaScript per qualcosa di non banale conosce le difficoltà legate all’oggetto Date, l’interfaccia storica del linguaggio per la gestione di date e orari. Mesi che partono da zero, interpretazione delle stringhe poco coerente, fusi orari da gestire a mano, aritmetica sui giorni piena di insidie: per anni gli sviluppatori si sono affidati a librerie esterne come Moment.js, date-fns o Day.js per aggirare questi problemi.

Temporal è la risposta ufficiale del comitato di standardizzazione di JavaScript. Si tratta di un’interfaccia moderna che separa concetti diversi in tipi distinti: Temporal.PlainDate per le date di calendario, Temporal.ZonedDateTime per i momenti con fuso orario, Temporal.Duration per gli intervalli di tempo, e così via. Gli oggetti sono immutabili e i fusi orari vanno dichiarati esplicitamente, scelte progettuali che riducono drasticamente le possibilità di errore.

Con Node.js 26 la funzionalità è abilitata senza bisogno di opzioni sperimentali. Per chi sviluppa applicazioni che gestiscono scadenze, calendari, registrazioni di eventi o logiche basate su date e orari, è un cambiamento sostanziale: come riporta NodeSource, molte dipendenze esterne possono ora essere rimosse a favore delle funzioni integrate.

V8 14.6 e Undici 8 sotto al cofano


Il motore JavaScript V8 sale alla versione 14.6.202.33, allineata a Chromium 134. Tra le aggiunte minori figurano Map.prototype.getOrInsert() e Iterator.concat(), due piccole utilità che semplificano operazioni comuni su mappe e iteratori.

Anche Undici, il client HTTP che alimenta la funzione fetch integrata in Node.js, fa il salto alla versione 8.0.2. Per chi sviluppa applicazioni che fanno molte richieste verso servizi esterni, vale la pena testare bene il comportamento prima di portare il codice in produzione.

Diverse interfacce obsolete vanno definitivamente in pensione


Node.js 26 chiude un ciclo di deprecazioni cominciato anni fa. Sparisce del tutto http.Server.prototype.writeHeader(), sostituito da writeHead(), così come i vecchi moduli interni _stream_readable, _stream_writable e gli altri della stessa famiglia. Viene rimossa anche l’opzione --experimental-transform-types, mentre module.register() viene segnalato come deprecato a tempo di esecuzione.

Per chi compila Node.js dai sorgenti cambiano anche i requisiti: serve GCC 13.2 e il supporto a Python 3.9 viene eliminato.

Da “Current” a LTS in ottobre


Come da tradizione, Node.js 26 resta in stato “Current” per i prossimi sei mesi. Il passaggio a versione con supporto a lungo termine è previsto per ottobre 2026. Fino a quel momento, la maggior parte degli ambienti di produzione farà bene a restare sulle versioni LTS attualmente supportate, mentre Node.js 26 è una scelta ragionevole per chi mantiene librerie o vuole anticipare i test di compatibilità.

SOURCE:// nodejs.org
SOURCE:// nodesource.com

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Homebridge 2.0.0: ora parla anche Matter e dice addio a Node.js 18 e 20


Homebridge 2.0.0 introduce il supporto a Matter e richiede Node.js 22 o 24. Scopri come cambia l’integrazione con Apple Home, Google Home e Alexa e cosa devono fare gli utenti prima di aggiornare.
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Homebridge, il server open source che permette di integrare dispositivi non nativamente compatibili con Apple HomeKit, ha raggiunto la versione 2.0.0. Questo aggiornamento non solo consolida il suo ruolo storico di ponte verso HomeKit, ma introduce il supporto al protocollo Matter, lo standard universale per la domotica che permette a dispositivi di marche diverse di comunicare tra loro senza bisogno di ponti dedicati.

Matter: il grande passo in avanti


Con Homebridge 2.0.0, i dispositivi aggiunti tramite plugin potranno ora essere visibili non solo in Apple Home, ma anche in piattaforme come Google Home, Amazon Alexa, Samsung SmartThings e Home Assistant. Un esempio pratico sono i robot aspirapolvere: Apple ha iniziato a supportarli tramite Matter invece che come dispositivi HomeKit nativi. Senza il supporto a Matter di Homebridge, i plugin per questi dispositivi sarebbero apparsi in HomeKit come tipologie sbagliate, perdendo parte delle funzionalità. Ora, invece, Homebridge può agire da ponte universale, colmando le lacune lasciate da Apple e dagli altri produttori che stanno adottando Matter a ritmo lento.

Cambiamenti tecnici: ESM e Node.js 22/24


La nuova versione richiede Node.js 22 o 24, abbandonando il supporto per le versioni 18 e 20. Inoltre, il codice è ora basato su moduli ESM (ECMAScript Modules), il che significa che i plugin dovranno essere aggiornati per funzionare: chi usa ancora il formato CommonJS con require() dovrà passare a import. Sono state anche rimosse diverse funzionalità obsolete, come alcuni metodi della classe PlatformAccessory e il flag --remove-orphans.

Cosa cambia per gli utenti


Per chi usa già Homebridge, l’aggiornamento non è automatico: prima di passare alla 2.0.0, è fondamentale controllare che i plugin installati siano compatibili. Il team di Homebridge ha preparato una guida dettagliata per aiutare gli utenti a prepararsi, ma in linea generale, chi non aggiorna i plugin rischia di vedere il sistema bloccarsi o comportarsi in modo instabile.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// theverge.com
SOURCE:// appleinsider.com
SOURCE:// cultofmac.com
SOURCE:// npmjs.com

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Le password salvate in Edge sono leggibili (in chiaro) nella RAM, e per Microsoft non è un bug


Un ricercatore ha mostrato che Microsoft Edge carica in memoria in chiaro tutte le password salvate, non solo quella in uso. L'azienda risponde che è una scelta di design intenzionale.
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Tutte le password salvate in Microsoft Edge restano in memoria del browser in chiaro per l’intera durata della sessione, non solo quella del sito su cui si sta effettuando il login. La scoperta arriva dal ricercatore norvegese Tom Jøran Sønstebyseter Rønning, che ha pubblicato un video dimostrativo e ha contattato Microsoft. La risposta dell’azienda, come riporta anche PCWorld, è che il comportamento non è un bug ma una scelta di design intenzionale.

Solo Edge tra i browser Chromium


Rønning ha testato Chrome, Brave, Vivaldi, Opera ed Edge. Tutti gli altri browser basati su Chromium decifrano una singola password nel momento in cui serve, per esempio quando l’utente accede al sito corrispondente; Edge invece carica l’intero archivio in memoria all’apertura, indipendentemente dal fatto che le credenziali servano in quella sessione.

Il problema è stato riprodotto anche da Rob VandenBrink del SANS Internet Storm Center, che ha mostrato come basti generare un dump di memoria del processo Edge, senza privilegi particolari, per leggere tutte le credenziali. La schermata che chiede la riautenticazione prima di mostrare una password salvata diventa quindi più scenografica che protettiva, visto che il processo del browser ha già tutto in chiaro.

Il rischio reale, soprattutto in ambienti condivisi


Un utente con accesso locale al proprio computer, e in particolare un eventuale malware che gira con i suoi stessi privilegi, può estrarre l’intero archivio di password senza decifrare nulla. La situazione si fa pesante in contesti come terminal server, desktop remoti, infrastrutture VDI o macchine multiutente, dove un account amministratore compromesso può raccogliere le credenziali di tutte le sessioni in cui Edge è rimasto aperto, comprese quelle disconnesse.

Un dettaglio rende la scelta di Microsoft ancora meno comprensibile. Circa un anno fa l’azienda ha rimosso la gestione password da Microsoft Authenticator, spingendo chi usava quella funzione a salvare le credenziali direttamente in Edge. Gli utenti che hanno seguito quel percorso si trovano ora con un archivio leggibile in memoria a ogni avvio del browser.

Cosa conviene fare


Chi ha salvato password in Edge può limitare il rischio in pochi passaggi: disattivare il password manager del browser, esportare le credenziali e importarle in un gestore dedicato, infine eliminare quelle ancora presenti in Edge. È anche il momento giusto per cambiare le password più sensibili e attivare l’autenticazione a due fattori dove possibile.

Per chi cerca un’alternativa con cifratura end-to-end, supporto a passkey e codici 2FA integrati, una delle opzioni più solide del settore è Proton Pass

Rønning ha annunciato che pubblicherà su GitHub uno strumento per consentire a chiunque di verificare in autonomia se le proprie password Edge sono leggibili in memoria.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// pcworld.com
SOURCE:// isc.sans.edu

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Kenta Iwamoto & Injana Goodman a Pordenone


Domenica 31 Maggio, a Pordenone due atleti che non hanno bisogno di presentazioni — se segui il grappling no-gi ai massimi livelli, li conosci già. Kenta Iwamoto — ADCC Trials Winner & No-Gi Worlds Medalist Injana Goodman — ADCC Trials Winner, Campionessa Europea & No-Gi Worlds Medalist La giornata è divisa in due sessioni, ognuna con workshop + open mat finale. Mattina e pomeriggio, così puoi fare una, l’altra, o entrambe. ? Mattina: Kenta Iwamoto dalle ore 11:00 alle 12:30 […]
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Domenica 31 Maggio, a Pordenone due atleti che non hanno bisogno di presentazioni — se segui il grappling no-gi ai massimi livelli, li conosci già.

Kenta Iwamoto — ADCC Trials Winner & No-Gi Worlds Medalist

Injana Goodman — ADCC Trials Winner, Campionessa Europea & No-Gi Worlds Medalist

La giornata è divisa in due sessioni, ognuna con workshop + open mat finale. Mattina e pomeriggio, così puoi fare una, l’altra, o entrambe.

? Mattina: Kenta Iwamoto dalle ore 11:00 alle 12:30 e

? Pomeriggio: Injana Goodman dalle ore 14:30 alle ore 16:00 con a seguire OPEN MAT finale (termine previsto della giornata dopo l’open mat alle 17:30).

? 1 workshop ? 55€

? Entrambi ? 75€

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Demetrious Johnson e il momento in cui smetti di inseguire medaglie


Demetrious Johnson ha detto una cosa molto semplice sul suo futuro nel Brazilian Jiu-Jitsu competitivo: “Se vinco o perdo non cambia nulla nella mia vita.” E probabilmente lì dentro c’è tutta la storia. Non perché stia “abbandonando il BJJ”.Non perché non sia più competitivo. Ma perché, a un certo punto, cambia il rapporto che hai con la competizione. Quando hai già fatto tutto, il motore cambia Nel mondo delle MMA Johnson non deve dimostrare assolutamente nulla. Ex […]
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Demetrious Johnson ha detto una cosa molto semplice sul suo futuro nel Brazilian Jiu-Jitsu competitivo:

“Se vinco o perdo non cambia nulla nella mia vita.”


E probabilmente lì dentro c’è tutta la storia.

Non perché stia “abbandonando il BJJ”.
Non perché non sia più competitivo.

Ma perché, a un certo punto, cambia il rapporto che hai con la competizione.

Quando hai già fatto tutto, il motore cambia


Nel mondo delle MMA Johnson non deve dimostrare assolutamente nulla.

Ex campione UFC dei pesi mosca.
Hall of Fame.
Uno dei fighter più tecnici mai visti.
Difese titolate.
Anni passati a demolire avversari con una pulizia tecnica quasi irreale.

Il classico atleta che, quando riguardi i match anni dopo, ti accorgi che faceva cose avanti rispetto alla sua epoca.

E infatti la cosa interessante è questa:
il suo percorso nel Jiu-Jitsu non sembrava nato dal bisogno di restare rilevante.

Sembrava curiosità tecnica.

Il BJJ come laboratorio personale


Molti ex fighter entrano nel grappling competitivo quasi per nostalgia.

Johnson invece dava l’impressione di divertirsi davvero a studiare il gioco.

Grip fighting.
Timing.
Passaggi.
Dettagli.

Cose molto da nerd del grappling, più che da ex superstar UFC in cerca di attenzione.

E i risultati sono arrivati.

La vittoria ai Mondiali Master IBJJF da cintura marrone non è una comparsata da celebrity athlete.

Nel BJJ puro il nome aiuta fino a un certo punto.
Poi devi giocare davvero.

Il salto alla cintura nera è un’altra faccenda


Qui secondo me molti sottovalutano il problema.

Da fuori sembra:
“ok, era forte da marrone, continuerà da nera.”

No.

La cintura nera IBJJF Master è un ambiente stranissimo.

I match rallentano.
Gli errori diventano minuscoli.
Le finestre si chiudono subito.

E soprattutto incontri persone che fanno esattamente quella roba da vent’anni.

Gente che magari non ha il fisico di un atleta UFC, ma:

  • conosce ogni reazione
  • vive sui dettagli
  • sa rallentarti
  • sa toglierti ritmo
  • sa trasformare una grip sbagliata in tre minuti d’inferno

Nel BJJ alto livello succede una cosa curiosa:
più i match sembrano “fermi”, più sono tecnicamente violenti.

E lì arriva la domanda vera


Vale ancora la pena dedicare mesi di vita a tutto questo?

Perché competere seriamente da cintura nera non significa “farsi qualche allenamento”.

Vuol dire:

  • preparazione specifica
  • volume
  • dieta
  • recupero
  • infortuni
  • studio continuo
  • energie mentali

Johnson invece oggi dice:
“voglio allenarmi una volta a settimana.”

Che detta da uno che ha passato la vita nel grind agonistico suona quasi surreale.

Ma anche molto lucida.

La parte più interessante non è il ritiro


Secondo me il punto forte delle sue dichiarazioni è un altro.

All’inizio della carriera gli atleti vengono trascinati da fame, ego, riconoscimento, necessità di emergere.

Poi alcuni arrivano in un posto molto strano:
vincono abbastanza da capire che la vittoria, da sola, non aggiorna più niente.

Non cambia chi sei.
Non sistema automaticamente la vita.
Non riempie il resto.

E allora inizi a pesare il costo reale delle cose.

Tempo.
Energia.
Ossessione.
Focus.

Johnson sembra essere lì.

Continua ad allenarsi.
Continua ad amare il grappling.

Semplicemente non sembra più disposto a costruire la propria vita attorno a una medaglia IBJJF.

E onestamente è difficile dargli torto.

Perché quando hai già passato decenni dentro:

  • training camp
  • pressione
  • taglio peso
  • aspettative
  • performance

può anche succedere che un giorno guardi una competizione e pensi:

“ok. ma cosa mi dà davvero, adesso?”

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Le password non bastano più: l’allarme nel Password Day 2026 tra AI e hacker


In occasione della Giornata mondiale della password 2026, cresce l’allarme sulla sicurezza: anche le password complesse possono essere violate da AI, malware e reti criminali online. Ecco perché e quali alternative adottare
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Il panorama delle minacce informatiche si è trasformato in pochi anni in una vera e propria economia industrializzata del Cybercrime-as-a-Service (CaaS), oggi ulteriormente potenziata dall’intelligenza artificiale generativa. In questo contesto, il tradizionale consiglio di utilizzare password complesse con numeri e simboli appare ormai superato: anche una chiave di accesso lunga 16 caratteri può risultare inefficace se un malware di tipo infostealer riesce a estrarla direttamente dalla cache del browser, oppure se viene inconsapevolmente condivisa dall’utente in strumenti di AI non controllati. Per comprendere davvero il moderno ecosistema del furto di identità è necessario andare oltre la semplice schermata di login e osservare da vicino la relazione sempre più stretta tra dark web, Telegram e tecnologie basate sull’AI.

Case vacanza nei borghi italiani: gli stranieri prenotano 20 giorni prima | TechPerTutti
Secondo l’analisi di Ruralis su 574 strutture in tutta Italia, i turisti stranieri prenotano le case vacanza nei borghi con quasi tre settimane di anticipo rispetto agli italiani.
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Il mercato sommerso ha subito un massiccio cambiamento di piattaforma - ha affermato David Gubiani di Check Point Software Technologies - i tradizionali forum del Dark Web vengono ora utilizzati principalmente per stabilire la credibilità dei venditori, mentre gli acquirenti vengono rapidamente indirizzati verso canali Telegram privati e bot automatizzati per transazioni immediate. Questo cambiamento ha accelerato la velocità con cui i dati rubati vengono monetizzati”.


Da un lato, l’eccesso di account compromessi nel settore intrattenimento e social ha fatto crollare i prezzi, con profili Facebook venduti a circa 45 dollari e account Gmail tra i 60 e i 65 dollari; dall’altro, nel comparto finanziario e aziendale i valori salgono sensibilmente, con carte di credito vendute tra i 10 e i 40 dollari ma accessi verificati a conti bancari o wallet di criptovalute che possono superare i 1.000 dollari. Ancora più redditizio è il mercato degli Initial Access Brokers, che vendono accessi diretti a reti aziendali tramite VPN o RDP: secondo Rapid7, il prezzo medio parte da circa 2.700 dollari e può superare i 113.000 dollari per credenziali con privilegi amministrativi elevati.

L'epidemia delle password


L'efficacia di questi database rubati dipende interamente dalla psicologia umana. Nonostante anni di avvertimenti, gli utenti continuano a riutilizzare le password, sostengono gli esperti di Check Point, e il 94% delle password viene riutilizzato su due o più account. I dati del Data Breach Investigations Report 2025 di Verizon mostrano che solo il 3% delle password soddisfa i requisiti di complessità; così,quando una piattaforma viene violata, gli attacchi automatizzati sbloccano istantaneamente i profili utente su centinaia di altri servizi.

La minaccia legata al fattore umano


Questo aspetto non riguarda solo il riutilizzo delle password. Si assiste a una moltitudine di dipendenti che inavvertitamente inseriscono informazioni sensibili aziendali direttamente negli strumenti di IA. Secondo il LayerX Browser Security Report 2025, il copia-incolla nei browser ha superato i trasferimenti di file come principale vettore di esfiltrazione dei dati aziendali. Un enorme 45% dei dipendenti utilizza attivamente strumenti di IA, e il 77% di questi utenti incolla i dati direttamente nei prompt dell'IA, il che è pericoloso. Secondo Check Point Research, nel mese di marzo 2026, 1 su 28 prompt GenAI inviati da ambienti aziendali presentava un alto rischio di fuga di dati sensibili, con un impatto sul 91% delle organizzazioni che utilizzano regolarmente strumenti GenAI. Quando questi strumenti di IA vengono compromessi, la società di intelligence sulle minacce Group-IB ha riferitoche almeno 225.000 set di credenziali OpenAI/ChatGPT sono stati messi in vendita sul dark web dopo essere stati raccolti da infostealer.

Apple WWDC 2026 torna la settimana dell’8 giugno: cosa aspettarsi
La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno. L’evento dedicato agli sviluppatori porterà novità su iOS, macOS, AI e sull’intero ecosistema Apple
TechpertuttiGuglielmo Sbano

I suggerimenti degli esperti


Secondo Check Point, per contrastare un ecosistema di minacce sempre più evoluto è necessario adottare un approccio multilivello che superi definitivamente il concetto tradizionale di password. La prima linea di difesa passa dall’adozione di soluzioni passwordless basate su standard come FIDO2, che eliminano alla radice il rischio di phishing e furto di credenziali, rendendo inutilizzabili eventuali dati intercettati dagli attaccanti. Parallelamente, diventa fondamentale implementare un modello Zero Trust incentrato sull’identità, in cui ogni tentativo di accesso viene verificato con rigore attraverso l’integrazione tra sistemi di Endpoint Detection and Response (EDR) e Identity Threat Detection and Response (ITDR), così da individuare anomalie comportamentali sia sui dispositivi sia sugli account. Un ulteriore punto critico riguarda il browser, sempre più spesso utilizzato come vettore di attacco, soprattutto in combinazione con strumenti di intelligenza artificiale: per questo le aziende dovrebbero adottare browser aziendali o estensioni di sicurezza capaci di monitorare e bloccare la condivisione non autorizzata di dati sensibili. Infine, in un contesto in cui la vendita di credenziali avviene in tempo reale su canali sempre più accessibili, è indispensabile attivare un monitoraggio continuo del dark web e di piattaforme come Telegram, anticipando le minacce e individuando eventuali dati compromessi prima che vengano sfruttati dagli attori malevoli o immessi nei circuiti del cybercrime organizzato.


Chi prenota prima le case vacanza nei borghi italiani? I dati (e gli algoritmi) parlano chiaro


Nel settore degli affitti brevi, chi arriva prima vince. E a farlo meglio, almeno quando si parla di borghi italiani, sono i turisti stranieri. È quanto emerge dall'analisi interna di Ruralis, che gestisce 574 strutture su tutto il territorio nazionale. I dati relativi alle prenotazioni per il periodo aprile-giugno 2026 mostrano una differenza netta: gli ospiti internazionali prenotano con una finestra media di 99 giorni di anticipo, contro gli 80 giorni degli italiani. Quasi tre settimane di vantaggio che, tradotte in occupazione effettiva, possono fare la differenza tra una stagione piena e una a mezzo ritmo.

Kaspersky: oltre 1 milione di conti bancari compromessi
Il nuovo report Kaspersky rivela oltre 1 milione di conti bancari compromessi e un aumento significativo del furto di credenziali, segnando una crescita delle minacce finanziarie nel panorama digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

La mappa dei mercati: chi prenota, quanto e con quanto anticipo


Sul fronte del volume, il mercato domestico guida ancora con circa il 59% delle prenotazioni totali. Tra gli stranieri, gli Stati Uniti si confermano il mercato più attivo con il 12%, seguiti da Germania (9%) e Francia (8%). Il restante 13% è distribuito tra altri mercati europei e internazionali. Tuttavia, se si incrocia il dato del volume con quello dell'anticipo, il quadro cambia radicalmente. A prenotare con maggiore anticipo sono, infatti:

  • Regno Unito: 128 giorni;
  • Australia: 116 giorni;
  • Germania: 112 giorni;
  • Paesi Bassi: 108 giorni;
  • Repubblica Ceca: 103 giorni;
  • Italia: 80 giorni.

È chiaro come questi dati non siano semplicemente una curiosità statistica, ma rivelano che l’ospite straniero, pianificando con ben quattro mesi di anticipo, ha quasi sempre aspettative precise, ha già scelto la destinazione in modo consapevole e tende a completare il soggiorno senza cancellazioni dell'ultimo minuto. Ancora una volta, i dati Ruralis confermano questo profilo: le strutture con politica di cancellazione moderata o flessibile e classificate come "entire home", ovvero intera proprietà esclusiva e non stanza privata, sono quelle che performano meglio tra le top 50 più prenotate.

I filtri che convertono: cosa cerca davvero chi prenota


Forse il dato più interessante dal punto di vista tecnologico riguarda i filtri di ricerca più utilizzati per il periodo primaverile. Ruralis ha analizzato il comportamento degli utenti sulle principali piattaforme e il risultato ribalta un luogo comune: per le destinazioni nei borghi, non è la posizione geografica a fare la differenza, ma l'esperienza promessa dall'annuncio.

I tre elementi più cercati, nell'ordine:

  1. Piscina o idromassaggio
  2. Vigneti e attività a contatto con la natura
  3. Vista mare

Sono tutti filtri esperienziali, non logistici. Chi cerca un borgo non digita "vicino a Roma" o "in Toscana": cerca cosa farà durante il soggiorno, non solo dove dormirà. Per un proprietario, questo significa che ottimizzare l'annuncio con le parole chiave e le foto giuste ha un impatto diretto sulla visibilità algoritmica sulle piattaforme di prenotazione.

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Il vantaggio competitivo è una questione di timing (e di dati)


Incrociando tutti i dati — anticipo delle prenotazioni, provenienza internazionale, filtri di ricerca e performance delle strutture — Ruralis traccia una finestra operativa chiara per i proprietari. Le strutture che performano meglio tra le top 50 più prenotate hanno due caratteristiche in comune: politica di cancellazione moderata o flessibile e classificazione come entire home, ovvero proprietà esclusiva.

“Quello che emerge con chiarezza per questa primavera è che i mercati esteri si muovono prima e con una disponibilità di spesa più alta. Di conseguenza, un proprietario che ha l'annuncio aggiornato e il calendario aperto in questo periodo ha un vantaggio competitivo concreto rispetto a chi aspetta l'estate per prepararsi", spiega Nicolas Verderosa di Ruralis.


Un patrimonio da valorizzare (anche con i dati)


Il quadro che emerge dalla ricerca di Ruralis va oltre la semplice analisi stagionale. In Italia esistono centinaia di migliaia di case nei borghi inutilizzate per gran parte dell'anno. Metterle a reddito attraverso gli affitti brevi significa non solo intercettare una domanda in crescita, ma anche preservare il valore dell'immobile nel tempo. E oggi, chi sa leggere i dati di prenotazione — anticipi, nazionalità, filtri di ricerca — ha uno strumento in più per farlo in modo efficace.


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Orion Browser per Linux esce in beta pubblica: AdBlock integrato, sincronizzazione locale e supporto ARM


Orion Browser per Linux esce in beta pubblica con AdBlock integrato, sincronizzazione locale e supporto ARM. Le novità della versione 0.3.
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Orion Browser compie un passo avanti e apre la sua beta per Linux a tutti gli utenti. Dopo mesi di test con un gruppo ristretto di early adopter, il browser (ricordo, a codice chiuso) è ora scaricabile come Flatpak sia per architetture x86 che ARM. La versione 0.3 introduce funzionalità che lo rendono più maturo: gestione completa delle schede, gestore delle password, cronologia, modalità scura e modalità focus, oltre al supporto per motori di ricerca personalizzati direttamente dalla barra degli indirizzi.

AdBlock e sincronizzazione: le novità più attese


Tra le aggiunte più rilevanti spiccano l’AdBlock integrato, con EasyList e EasyPrivacy già attivi e la possibilità di aggiungere ulteriori filtri in futuro. C’è poi il gestore dei download, ancora in fase di sviluppo, e l’onboarding per Kagi Search, che permette di provare il motore di ricerca anche senza un account a pagamento. La sincronizzazione locale, seppur in versione iniziale, consente già di esportare e importare i dati del profilo, mentre la compatibilità con le WebExtension è in programma per i prossimi aggiornamenti.

Stabilità e dettagli che contano


Il team ha lavorato anche su stabilità e prestazioni, risolvendo crash legati alle schede bloccate, al pannello delle impostazioni del sito e all’apertura di nuove schede dopo l’installazione. Non mancano poi piccoli ma utili miglioramenti all’interfaccia, come le scorciatoie da tastiera standard (Ctrl+R e F5 per ricaricare), il menu contestuale potenziato e una gestione più intuitiva dei gruppi di schede.

Orion Browser per Linux Beta 0.3 è disponibile per il download qui.

SOURCE:// orionbrowser.com

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Vivere in Estremadura?


Dopo il mio viaggio di Febbraio nella Regione vi dico cosa ne penso. Soprattutto, cerco di capire se chi come me soffre di fibromialgia e artrite potrebbe trarne giovamento. https://youtu.be/bAY3kY0VDpI
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Dopo il mio viaggio di Febbraio nella Regione vi dico cosa ne penso.
Soprattutto, cerco di capire se chi come me soffre di fibromialgia e artrite potrebbe trarne giovamento.

youtu.be/bAY3kY0VDpI

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Quando le neurodivergenze si sovrappongono: ADHD, autismo e altre condizioni

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Quando parliamo di ADHD, autismo e altre condizioni del neurosviluppo, raramente ci troviamo di fronte a un solo profilo isolato. Non siamo fatti a compartimenti stagni. Nella pratica clinica ed educativa, accade infatti che queste caratteristiche si presentino insieme, intrecciandosi in modi complessi e unici.

Spesso, dietro un’unica etichetta diagnostica, si nasconde un insieme di sfumature che definisce l’individualità di ogni persona. Comprendere come l’ADHD, l’autismo e i disturbi dell’umore comunichino tra loro — come abbiamo visto anche nel nostro articolo sulla neurodivergenza in età evolutiva — non è solo un esercizio diagnostico, ma la chiave per offrire un supporto realmente efficace e rispettoso della complessità umana.

Cosa significa comorbilità nelle neurodivergenze


Nel linguaggio clinico, quando parliamo di comorbilità (o co-occorrenza), ci riferiamo alla presenza simultanea di due o più condizioni in uno stesso individuo. Tuttavia, nel campo delle neurodivergenze, questo termine sta gradualmente lasciando il posto a una visione più fluida: non si tratta di “sommare” diverse patologie, ma di riconoscere che il cervello umano può presentare tratti appartenenti a spettri differenti che si influenzano a vicenda.

Differenza tra “co-occorrenza” e diagnosi separate


È fondamentale distinguere tra avere due diagnosi distinte e manifestare tratti che si sovrappongono. Mentre il DSM-5 (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) ha permesso solo recentemente di diagnosticare ufficialmente la coesistenza di autismo e ADHD, nella realtà quotidiana sappiamo che queste condizioni “dialogano” costantemente.

La co-occorrenza suggerisce che le radici neurobiologiche di queste divergenze siano spesso intrecciate: non sono binari paralleli che non si incontrano mai, ma fili di una stessa trama che formano un profilo di funzionamento unico. Riconoscere questa complessità evita il rischio di interventi parziali che si concentrano solo su un aspetto, trascurando la visione d’insieme del bambino o dell’adulto.

Perché ADHD e autismo si presentano spesso insieme


La scienza moderna ha superato l’idea che ADHD e autismo siano entità isolate. Studi di neuroimaging e di genetica molecolare hanno dimostrato che queste due condizioni condividono un’architettura biologica comune. Si stima che circa il 30-50% delle persone con autismo presenti anche sintomi di ADHD e che i tratti si sovrappongano frequentemente a causa di una predisposizione genetica condivisa. Quando parliamo di autismo e ADHD insieme, non ci riferiamo a due condizioni separate, ma a un profilo integrato che richiede una lettura unitaria.

La base neurobiologica della sovrapposizione


La ricerca suggerisce che la “co-occorrenza” nasca da una differente organizzazione in alcune aree chiave del cervello:

  • Corteccia Prefrontale: Entrambe le condizioni coinvolgono quest’area, responsabile delle funzioni esecutive. Nell’ADHD si osserva spesso una difficoltà nel mantenere l’attenzione, mentre nell’autismo la sfida riguarda maggiormente la flessibilità cognitiva e la pianificazione.
  • Circuiti della Dopamina: Questo neurotrasmettitore regola la motivazione e la ricompensa. Una disregolazione dei livelli di dopamina è il cuore dell’ADHD, ma è presente anche nell’autismo, influenzando il modo in cui il bambino interagisce socialmente e risponde agli stimoli esterni.
  • Connettività Cerebrale: In entrambi i casi, il cervello presenta una connettività differente: alcune aree comunicano “troppo” (iper-connettività), mentre altre faticano a scambiarsi informazioni in modo fluido (ipo-connettività).


Sovrapposizione dei tratti (attenzione, regolazione emotiva, socialità)


Quando queste condizioni convivono, i sintomi possono “mascherarsi” a vicenda o potenziarsi. Ad esempio:

  • Attenzione: Un bambino può sembrare distratto (tratto ADHD), ma la sua distrazione potrebbe essere causata da un sovraccarico sensoriale o da un’eccessiva focalizzazione su un dettaglio specifico (tratto autistico).
  • Socialità: La difficoltà nelle interazioni può derivare dall’impulsività nel parlare (ADHD) unita a una fatica nel decodificare i segnali non verbali dell’altro (autismo).
  • Regolazione emotiva: La fatica accumulata nel gestire un sistema nervoso così reattivo porta spesso a crisi emotive, che nel profilo combinato possono essere molto intense a causa della bassa tolleranza alla frustrazione tipica dell’ADHD e della rigidità dello spettro autistico.

Questa base neurologica comune spiega perché un approccio unico sia spesso insufficiente: per supportare realmente la persona, dobbiamo guardare alla combinazione specifica di questi circuiti.

ADHD e ansia: perché sono spesso collegati


Per chi convive con l’ADHD, l’ansia non è quasi mai un ospite inatteso, ma spesso il risultato di un sistema nervoso costantemente sotto pressione. La fatica cognitiva necessaria per restare concentrati in un mondo pieno di distrazioni, unita alla frustrazione di dimenticare scadenze o perdere oggetti, crea uno stato di allerta perenne. Questo fenomeno, noto come overload (sovraccarico), si verifica quando il cervello non riesce più a filtrare gli stimoli esterni o i propri pensieri, reagendo con una risposta di stress.

Come si manifesta l’ansia: differenze tra bambini e adulti


Il modo in cui l’adhd ansia si palesa cambia significativamente con l’età:

  • Nei bambini: L’ansia spesso non viene verbalizzata come “paura”, ma si trasforma in somatizzazioni (mal di pancia, mal di testa), irritabilità o crisi di pianto davanti a compiti percepiti come insormontabili. Può manifestarsi anche come un’eccessiva rassicurazione richiesta ai genitori o un rifiuto di affrontare situazioni nuove per timore di fallire.
  • Negli adulti: Si traduce spesso in un senso di urgenza costante, rimuginio (overthinking) e perfezionismo paralizzante. L’adulto vive nel timore continuo di aver dimenticato qualcosa di importante o di fare una “figuraccia” sociale, portando a un esaurimento delle risorse emotive che sfocia frequentemente in burnout.


Ansia primaria o secondaria?


Per impostare un supporto corretto, è fondamentale distinguere la natura dell’ansia:

  1. Ansia Primaria (Tratto indipendente): Si verifica quando il disturbo d’ansia esiste autonomamente rispetto all’ADHD. In questo caso, il soggetto manifesta preoccupazioni che non sono necessariamente legate alle sue difficoltà esecutive (es. ansia da separazione o ansia sociale non legata alle prestazioni).
  2. Ansia Secondaria (Reattiva): È l’ansia che nasce come conseguenza diretta delle difficoltà quotidiane causate dall’ADHD. È la paura di fallire dopo aver collezionato numerosi insuccessi scolastici o lavorativi, o lo stress derivante dal dover fare uno sforzo triplo rispetto ai coetanei per ottenere lo stesso risultato.

Secondo diversi studi clinici e le linee guida del DSM-5, identificare se l’ansia sia una risposta adattiva alle sfide dell’ADHD o un disturbo a sé stante è cruciale: se l’ansia è secondaria, migliorare la gestione dei sintomi dell’ADHD (attraverso strategie organizzative o supporto terapeutico) porta spesso a una drastica riduzione del carico ansioso. Se invece è primaria, entrambi i disturbi necessitano di protocolli d’intervento specifici e paralleli.

ADHD e depressione: sintomi e segnali da riconoscere


La coesistenza di ADHD e depressione non è solo una sovrapposizione clinica, ma spesso l’esito di un processo di erosione psicologica. Il meccanismo principale è legato ai fallimenti ripetuti: quando un individuo sperimenta costantemente difficoltà nel portare a termine compiti semplici, nel mantenere l’organizzazione o nel regolare l’impulsività, finisce per interiorizzare un senso di incapacità cronica. Questa dinamica colpisce duramente l’autostima, portando a quella che viene definita “impotenza appresa“, dove la persona smette di provare perché convinta che il fallimento sia inevitabile.

Differenza tra tristezza e depressione clinica


È fondamentale distinguere tra la demoralizzazione passeggera e la depressione vera e propria:

  • Tristezza o demoralizzazione: È spesso una risposta reattiva a un evento specifico (un brutto voto, un richiamo al lavoro). Tende a migliorare se l’ambiente circostante offre successi o rinforzi positivi.
  • Depressione clinica: Si manifesta come un senso di vuoto, anedonia (perdita di interesse per tutto ciò che prima piaceva) e una stanchezza che non passa con il riposo. In questo caso, il tono dell’umore resta basso indipendentemente dai successi ottenuti.


Segnali da non sottovalutare


Quando l’ADHD si intreccia con la depressione, i sintomi classici dell’iperattività o della disattenzione possono mutare, rendendo difficile il riconoscimento tempestivo.

  • Ritiro: Il bambino o l’adulto inizia a evitare le situazioni sociali o le attività che prima amava. Non è solo pigrizia, ma un meccanismo di difesa per evitare l’ennesimo senso di inadeguatezza.
  • Demotivazione: Una perdita totale di slancio vitale. La fatica cognitiva tipica dell’ADHD diventa una fatica esistenziale, dove anche iniziare una conversazione o un gioco richiede uno sforzo insormontabile.
  • Irritabilità: Questo è un segnale critico, specialmente nei bambini e negli adolescenti. Spesso la depressione in età evolutiva non si manifesta con la malinconia, ma con una rabbia improvvisa, un’estrema suscettibilità o scatti d’ira che vengono erroneamente scambiati per semplice opposizione o cattivo comportamento.

Riconoscere questi segnali permette di intervenire non solo sulla gestione del tempo e dell’attenzione, ma anche sulla guarigione di una ferita emotiva che, se trascurata, può diventare più invalidante dei sintomi primari dell’ADHD.

Differenze tra ADHD e disturbi della regolazione emotiva (BPD e affini)


Il rapporto tra l’ADHD e i disturbi della personalità, in particolare il Disturbo Borderline di Personalità (BPD), rappresenta una delle frontiere più complesse della psicopatologia clinica. Entrambe le condizioni condividono un nucleo di instabilità emotiva, rendendo la diagnosi differenziale un compito estremamente delicato che richiede competenze specialistiche multidisciplinari.

Affrontare il legame tra adhd e bpd richiede estrema cautela: sebbene presentino tratti superficialmente simili, le radici profonde del comportamento e il vissuto interno della persona sono spesso molto diversi. La disregolazione emotiva nell’ADHD è solitamente legata a una difficoltà nel frenare le risposte immediate agli stimoli (impulsività), mentre nel BPD è spesso radicata in una fragilità dell’immagine di sé e in una sensibilità estrema al rifiuto o all’abbandono.

Differenze tra ADHD e disregolazione emotiva severa


Per evitare semplificazioni pericolose, è utile osservare come si manifestano le crisi emotive nelle due condizioni:

  • Natura delle crisi: Nell’ADHD, lo scoppio emotivo è spesso una risposta rapida e reattiva a una frustrazione momentanea (es. un imprevisto o un fallimento); solitamente si risolve velocemente una volta rimosso lo stimolo. Nel BPD, le tempeste emotive sono più persistenti, pervasive e spesso innescate da dinamiche relazionali profonde.
  • Senso di Sé: Chi ha l’ADHD può soffrire di bassa autostima a causa delle difficoltà esecutive, ma mantiene generalmente un’identità coerente. Nel disturbo borderline, è presente un’instabilità cronica del senso di sé, che può portare a sentimenti di vuoto o cambiamenti repentini nei valori e negli obiettivi.
  • Impulsività: Se nell’ADHD l’impulsività è spesso “senza pensiero” (agire prima di riflettere), nel BPD può assumere connotazioni di auto-danneggiamento o comportamenti a rischio utilizzati come tentativo disfunzionale di regolare un dolore emotivo intollerabile.


Un tema da approfondire con gli specialisti


Data la sensibilità dell’argomento, è fondamentale consultare fonti affidabili e aggiornate. La letteratura scientifica recente suggerisce che l’ADHD non trattato nell’infanzia possa, in alcuni casi, aumentare la vulnerabilità verso lo sviluppo di una disregolazione emotiva più severa in età adulta, rendendo l’intervento precoce una forma di prevenzione essenziale. Per approfondimenti clinici, si consiglia di consultare i portali ufficiali di enti come l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) o società scientifiche riconosciute nell’ambito della neuropsichiatria infantile.
Riconoscere se si tratti di una sovrapposizione o di un disturbo predominante è l’unico modo per impostare una terapia che non sia solo sintomatologica, ma che rispetti la struttura profonda della personalità dell’individuo.

ADHD e DSA: quando attenzione e apprendimento si intrecciano


La relazione tra disturbi dell’attenzione e disturbi dell’apprendimento è così stretta che, nella pratica clinica, è quasi più comune trovarli associati che isolati. Questa sovrapposizione crea una sfida unica per lo studente, che deve gestire contemporaneamente la fatica del “fare” e quella dell’ “imparare”.

La coesistenza tra ADHD e Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) riguarda una percentuale altissima di casi: si stima che circa il 30-40% degli studenti con un disturbo della lettura presenti anche sintomi di disattenzione o iperattività. Il motivo risiede in una base neurobiologica condivisa, dove la memoria di lavoro — ovvero la capacità di tenere a mente informazioni per il tempo necessario a usarle — risulta fragile in entrambi i profili.

Quando parliamo di adhd dislessia, non stiamo solo sommando due difficoltà, ma stiamo osservando un bambino che deve compiere uno sforzo cognitivo doppio: deve lottare per restare concentrato sul testo e, contemporaneamente, faticare per decodificare i segni grafici.

Impatto su scuola e autostima


Il peso di questa combinazione ricade inevitabilmente sul benessere psicologico:

  • Senso di impotenza: Lo studente sente di impegnarsi al massimo, ma i risultati non corrispondono allo sforzo profuso.
  • Etichette errate: Spesso questi bambini vengono definiti “pigri” o “svogliati”, quando in realtà stanno affrontando una saturazione delle risorse mentali molto precoce durante la giornata scolastica.
  • Autostima frammentata: Vedere i compagni procedere con naturalezza mentre si è bloccati su una riga di testo o su un calcolo alimenta la convinzione di “non essere portati”, portando al disinvestimento scolastico.


Come riconoscere la sovrapposizione


Distinguere dove finisce la disattenzione e dove inizia il disturbo dell’apprendimento è fondamentale per scegliere gli strumenti giusti.

  • Errori vs Distrazione: Un bambino con sola dislessia farà errori tipici di lettura (inversioni, sostituzioni) anche quando è molto concentrato. Un bambino con solo ADHD potrebbe leggere correttamente una parola difficile ma saltare intere righe o commettere errori banali perché la sua attenzione è scivolata altrove. Quando le due condizioni coesistono, gli errori di decodifica aumentano esponenzialmente con il passare dei minuti a causa della stanchezza.
  • Fatica cognitiva combinata: La caratteristica principale della sovrapposizione è la velocità di esaurimento. Mentre un DSA può trarre beneficio da una lettura più lenta, se è presente anche l’ADHD, la lentezza diventa un nemico: più tempo passa sul compito, più l’attenzione decade, rendendo la prestazione finale molto altalenante.

Riconoscere questa intersezione permette di non limitarsi a fornire una sintesi vocale (strumento per DSA), ma di affiancarla a pause frequenti e una frammentazione del compito (strategie per ADHD), garantendo allo studente un reale diritto all’apprendimento.

Diagnosi differenziale: perché è complessa


La diagnosi differenziale rappresenta la difficoltà più importante per i clinici, poiché i confini tra le diverse neurodivergenze non sono linee nette, ma zone d’ombra dove i tratti si mescolano e si influenzano a vicenda.

Distinguere tra condizioni sovrapposte richiede un’analisi meticolosa del “perché” un comportamento si manifesta, non solo del “cosa” appare all’esterno. La complessità nasce dal fatto che sintomi identici possono avere radici neurologiche diverse. Ad esempio, l’irrequietezza motoria può essere un segnale di ADHD (iperattività), ma anche una manifestazione di ansia o una reazione a un sovraccarico sensoriale tipico dello spettro autistico.

Rischio di diagnosi incomplete


Il pericolo principale in un percorso valutativo è la cosiddetta “chiusura prematura”: una volta identificata una condizione (ad esempio la Dislessia), si tende a fermarsi, attribuendo ogni difficoltà del bambino a quel singolo disturbo. Questo porta a diagnosi incomplete che ignorano la comorbilità, lasciando scoperte aree critiche come l’attenzione o la regolazione emotiva. Senza una valutazione globale, gli interventi rischiano di essere parziali e poco efficaci nel lungo periodo.

Mascheramento dei sintomi (Masking)


Un altro ostacolo significativo è il mascheramento o masking. Molte persone, specialmente le bambine e le donne, imparano precocemente a nascondere i propri tratti neurodivergenti per adattarsi alle aspettative sociali.

  • Un’intelligenza vivace può compensare le difficoltà di lettura nei DSA per anni, portando a una diagnosi tardiva solo quando il carico di studio diventa insostenibile.
  • L’iperattività dell’ADHD può essere interiorizzata e trasformata in un’ansia costante, rendendo il disturbo invisibile agli occhi di insegnanti e genitori.


L’importanza delle linee guida cliniche


Per navigare in questa complessità, i professionisti si affidano a protocolli standardizzati e linee guida internazionali. È essenziale che la valutazione non sia basata su una singola osservazione, ma sia multidisciplinare, coinvolgendo neuropsichiatri, psicologi e logopedisti. Per chi desidera approfondire i criteri scientifici ufficiali, è possibile consultare i documenti di riferimento del DSM-5-TR o le Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che definiscono i percorsi diagnostici corretti per garantire che ogni profilo venga compreso nella sua interezza.

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Implicazioni educative e quotidiane


La comprensione clinica della comorbilità deve necessariamente tradursi in un cambiamento operativo nella vita di tutti i giorni. Quando le sfide del neurosviluppo si intrecciano, l’impatto si riflette su ogni pilastro dell’esistenza del bambino e dell’adulto.

La gestione di un profilo complesso non riguarda solo il momento della terapia, ma richiede un adattamento costante degli ambienti in cui la persona vive e agisce.

  • Scuola: In classe, la sovrapposizione tra ADHD e altre condizioni (come DSA o autismo) rende obsoleti i metodi di insegnamento standardizzati. Uno studente con questo profilo non ha solo bisogno di più tempo, ma di un ambiente che riduca il carico cognitivo e le distrazioni, valorizzando al contempo le sue aree di forza per evitare il disinvestimento.
  • Famiglia: Per i genitori, la sfida è comprendere quale “parte” del bambino stia comunicando in un dato momento. È una crisi da sovraccarico sensoriale o una difficoltà di regolazione dell’impulsività? La vita familiare deve strutturarsi su routine prevedibili che diano sicurezza, ma che siano abbastanza flessibili da accogliere l’imprevedibilità del sistema nervoso neurodivergente.
  • Relazioni sociali: La sfera sociale è spesso quella più colpita. La fatica nel leggere i segnali non verbali unita alla tendenza a interrompere o a distrarsi può portare a isolamento o malintesi. Supportare la persona significa aiutarla a costruire una “grammatica sociale” che rispetti il suo modo naturale di interagire, senza forzarla a un mascheramento estenuante.


Perché un approccio unico non funziona


Il limite di molti interventi tradizionali risiede nel tentativo di applicare protocolli standardizzati a profili unici.

  • Ogni combinazione è diversa: Due bambini con la stessa diagnosi di “ADHD e autismo” possono avere bisogni diametralmente opposti. Uno potrebbe aver bisogno di stimoli motori per concentrarsi, l’altro di un silenzio assoluto per non andare in sovraccarico.
  • Necessità di interventi personalizzati: L’intervento deve essere cucito su misura come un abito sartoriale. Non si tratta di curare un disturbo, ma di orchestrare le strategie: se l’ansia è alta, non si può lavorare sulla produttività; se il bambino è in sovraccarico sensoriale, non si può pretendere flessibilità cognitiva.

Adottare una visione integrata significa smettere di guardare alle singole difficoltà e iniziare a guardare alla persona nel suo insieme, comprendendo che l’equilibrio è possibile solo quando l’ambiente circostante impara a parlare la stessa lingua della sua mente.

Strategie di supporto nelle comorbilità


Quando le neurodivergenze si intrecciano, le strategie di intervento devono agire in sinergia, bilanciando il supporto tecnico con quello psicologico per evitare che il carico cognitivo diventi insostenibile.

Il supporto efficace nelle comorbilità non si limita a correggere una funzione, ma mira a stabilizzare l’intero sistema di vita della persona. L’obiettivo è ridurre l’attrito tra un sistema operativo “differente” e le richieste di un ambiente spesso troppo rigido.

Routine e prevedibilità


Per chi vive la sovrapposizione tra ADHD e autismo, la prevedibilità è un farmaco naturale contro l’ansia.

  • Agende visive e timer: Utilizzare strumenti che rendano il tempo “visibile” aiuta a gestire sia la disorientamento temporale dell’ADHD sia il bisogno di controllo dello spettro autistico.
  • Transizioni guidate: Annunciare i cambiamenti di attività con anticipo riduce il rischio di crisi oppositive o di meltdown dovuti alla fatica di spostare l’attenzione da un compito all’altro.


Supporto emotivo


Nelle comorbilità, il benessere emotivo è la precondizione per ogni apprendimento.

  • Validazione dei sentimenti: Riconoscere la fatica che il bambino compie ogni giorno è il primo passo per ricostruire l’autostima. Evitare cicli punitivi focalizzati sul “risultato” e premiare invece lo “sforzo di regolazione”.
  • Educazione all’intelligenza emotiva: Fornire parole e strumenti (come il “termometro delle emozioni”) per identificare l’ansia o la rabbia prima che esplodano in comportamenti disregolati.


Strumenti compensativi


Gli strumenti non sono “scorciatoie”, ma ponti verso l’autonomia che tengono conto della fatica cognitiva combinata.

  • Sintesi vocale e mappe concettuali: Fondamentali quando l’ADHD si sovrappone ai DSA, poiché permettono di bypassare la fatica della decodifica e della scrittura, lasciando risorse libere per la comprensione.
  • Software di organizzazione: Per l’adulto o lo studente universitario, app di task management e blocchi temporali aiutano a gestire la tendenza alla procrastinazione tipica del profilo combinato.


Risorse e Strumenti Operativi


Per implementare queste strategie, è possibile attingere a materiali specifici che trasformano la teoria in pratica quotidiana:

  • Guide educative: Consultare i protocolli per la stesura di PDP (Piano Didattico Personalizzato) e PEI (Piano Educativo Individualizzato) che tengano conto della comorbilità.
  • Risorse pratiche: Schede per la strutturazione della giornata, albi illustrati per la gestione delle emozioni e software gratuiti per la creazione di mappe.
  • Strumenti operativi: Kit sensoriali per la gestione dell’overload in classe e timer visivi per l’organizzazione dei compiti a casa.

L’utilizzo strategico di questi supporti permette di passare da una gestione dell’emergenza a una costruzione consapevole del potenziale individuale.

Verso una visione integrata della neurodivergenza


Il futuro della comprensione clinica e sociale risiede nel superare le etichette isolate. Focalizzarsi esclusivamente su un singolo acronimo (ADHD, DSA o ASD) rischia di restituire un’immagine frammentata e parziale di una realtà molto più ricca. Adottare una visione integrata significa comprendere che le diverse caratteristiche neurologiche non sono “pezzi di un puzzle” aggiunti l’uno all’altro, ma sfumature di un unico profilo globale della persona.

Questa prospettiva si collega direttamente al concetto di inclusione autentica: non si tratta di creare piccoli spazi separati per ogni “disturbo”, ma di trasformare gli ambienti affinché siano intrinsecamente flessibili e capaci di accogliere il funzionamento umano nella sua naturale variabilità.

Vedere la persona nella sua interezza permette di smettere di rincorrere il sintomo e iniziare a valorizzare il potenziale, garantendo che ogni mente possa esprimersi senza restare prigioniera di definizioni riduttive.

Quando rivolgersi a uno specialista


Identificare la presenza di più condizioni sovrapposte non è un compito che spetta alla famiglia o alla scuola, ma richiede l’intervento di professionisti esperti. È importante prestare attenzione ad alcuni segnali di sovrapposizione che suggeriscono la necessità di un approfondimento:

  • Incongruenza tra sforzo e risultati: Quando le strategie efficaci per una singola condizione (es. solo DSA) non producono i miglioramenti attesi.
  • Risposte emotive intense: Presenza di ansia, irritabilità estrema o ritiro sociale che sembrano eccedere la difficoltà primaria.
  • Profilo altalenante: Grandi capacità in alcuni ambiti contrastate da cadute improvvise e inspiegabili in altri.

In questi casi, emerge l’importanza della valutazione multidisciplinare. Un approccio che veda la cooperazione tra neuropsichiatri, psicologi, logopedisti e terapisti della neuro e psicomotricità è l’unica garanzia per ottenere una mappatura fedele del funzionamento individuale. Solo attraverso questo lavoro di rete è possibile distinguere i segnali precoci, evitare diagnosi incomplete e costruire un progetto di vita che valorizzi le capacità individuali, promuovendo un percorso di crescita realmente inclusivo e partecipativo.

#adhd #autismo #neurodivergenze


Neurodivergenza in età evolutiva: autismo, ADHD e DSA tra sfide, strategie e inclusione

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Cos’è la neurodivergenza: definizione, significato e caratteristiche


Nel contesto educativo e clinico contemporaneo, comprendere la neurodivergenza, richiede uno sguardo capace di andare oltre ciò che è immediatamente osservabile. È necessario adottare una prospettiva più profonda, che consideri non solo il comportamento oggettivamente osservabile, ma anche i processi cognitivi ed emotivi sottostanti.

BES e DES: cosa sono e perché sono importanti


In questo scenario si inseriscono concetti chiave come i Bisogni Educativi Speciali (BES), che identificano le situazioni in cui i bambini necessitano di interventi didattici personalizzati, e i Disturbi Evolutivi Specifici (DES), una categoria che comprende condizioni come l’ADHD, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e i disturbi del linguaggio. In quest’ottica, condizioni come l’ADHD, DSA e il disturbo dello Spettro Autistico, non devono essere interpretate come semplici difficoltà, ma come espressioni della naturale variabilità del funzionamento umano. Per questo motivo, è fondamentale, adottare un approccio al tempo stesso analitico ed empatico, capace di trasformare gli interventi educativi e clinici in autentiche opportunità di sviluppo e valorizzazione delle potenzialità individuali.

Neurodivergenza e neurotipicità: cosa significa essere neurodivergenti​


Il concetto, legato alle neuroscienze, indica che alcune persone percepiscono, elaborano e rispondono agli stimoli (visivi, uditivi, cognitivi ed emotivi) in modo diverso rispetto a ciò che è considerato “tipico”. Come osserva Philip Zimbardo, “normale” è un aggettivo denso di pregiudizi: definisce cosa è accettabile e cosa non lo è. Essere neurodivergenti significa semplicemente avere un “sistema operativo” differente.

Il ruolo dell’ambiente nello sviluppo (Vygotskij e zona di sviluppo prossimale)


Oggi, si tende a vedere le neurodivergenze come una parte naturale della varietà di come funzionano i nostri cervelli, concentrandosi sulle abilità individuali e cercando di includere tutti, invece di focalizzarsi solo sulle difficoltà, è necessario ripensare l’ambiente circostante. Vygotskij ha attribuito un ruolo centrale all’ambiente nello sviluppo cognitivo dell’individuo. Secondo lo studioso, le funzioni mentali superiori si formano attraverso l’interazione sociale e culturale: l’apprendimento nasce prima a livello interpersonale, nel rapporto con gli altri, e solo successivamente viene interiorizzato. L’ambiente, quindi, non è un semplice sfondo, ma un elemento attivo che fornisce strumenti culturali, linguistici e simbolici indispensabili per lo sviluppo. In questo contesto, particolare importanza assume la cosiddetta zona di sviluppo prossimale, cioè lo spazio tra ciò che l’individuo può fare da solo e ciò che può fare con l’aiuto di una guida più esperta.

Spettro dell’autismo nei bambini: caratteristiche e segnali


Lo spettro autistico comprende molte diverse condizioni neurologiche, che influenzano il modo in cui i soggetti interagiscono con gli altri e vedono il mondo.

Profilo PDA (evitamento estremo delle richieste): cosa significa


Una di queste condizioni è il profilo PDA, acronimo di Pathological Demand Avoidance, spesso tradotto in italiano come Evitamento Estremo delle Richieste. Questa condizione viene spesso fraintesa. I soggetti con profilo PDA non cercano di essere ribelli, ma hanno bisogno di controllare il loro ambiente, perché si sentono ansiosi e sopraffatti. Per loro, le richieste quotidiane, possono essere molto stressanti e minacciose. Quando si ha a che fare con un bambino con questo profilo, è importante cambiare il modo di comunicare. Invece di dare ordini, è necessario lavorare insieme a lui e offrirgli scelte. In questo modo, si crea un clima di fiducia in cui il bambino si sente al sicuro e non sopraffatto. 
Le strategie più efficaci includono la riduzione dei comandi diretti e l’offerta di opzioni condivise. In questo modo, il soggetto si sente meno ansioso. È fondamentale creare un ambiente in cui il soggetto si senta protetto e sostenuto. Un aiuto concreto e di basilare importanza è comprendere che il loro comportamento non è una scelta, ma una necessità. L’obiettivo è quello di creare un ambiente sicuro e supportivo in cui possano sentirsi a loro agio. È di fondamentale importanza la preparazione anticipata ai cambiamenti, difatti i soggetti affetti da Spettro dell’Autismo sono abitudinari, hanno bisogno di ambienti a loro noti e confortevoli, di routine giornaliere, qualsiasi variazione o mutamento tende a innervosirli e destabilizzarli.

Autismo nei bambini: segnali e sintomi precoci


Spettro dell’autismo, identificazione dei sintomi: nei bambini con lo Spettro dell’Autismo si evidenziano ridotto linguaggio verbale o comunicazione non verbale, scarso contatto visivo, difficoltà nelle interazioni sociali e scarsa partecipazione ai giochi simbolici o condivisi. Compaiono comportamenti ripetitivi o stereotipati, rigidità nelle routine e iper- o ipo-sensibilità a stimoli sensoriali.

ADHD nei bambini: sintomi, comportamento e strategie

Cos’è l’ADHD e come influisce sul comportamento



L’ADHD è una condizione che deriva da una diversa organizzazione dei circuiti cerebrali che regolano l’attenzione, l’impulsività e l’attività motoria. Non è dovuta a una mancanza di impegno, ma a una vera e propria difficoltà del sistema nervoso nel gestire le funzioni esecutive, cioè quei processi necessari per pianificare e completare un compito. Un bambino con ADHD che si trova in un ambiente che richiede costantemente livelli di calma e concentrazione, che il suo organismo non riesce a fornire con facilità, sviluppa una profonda frustrazione.


ADHD e DOP: perché nasce il conflitto


Questa continua frizione tra le capacità individuali e le richieste esterne, può portare spesso al Disturbo Oppositivo Provocatorio, o DOP. Questo profilo si caratterizza per una resistenza attiva e una tendenza sistematica a sfidare l’autorità. È fondamentale capire che il DOP è spesso una risposta reattiva alla fatica accumulata. Il bambino, non riuscendo a soddisfare le aspettative di genitori e insegnanti, sviluppa una sorta di scudo difensivo, fatto di rabbia e opposizione, trasformando il senso di inadeguatezza, in una sfida aperta per riconquistare un controllo che sente di non avere. 


DOP: differenza tra forma neurobiologica e reattiva


È importante distinguere bene le origini di questo comportamento, perché la natura del disturbo ne cambia la gestione.

Esiste un DOP con radici neurobiologiche, strettamente legato all’assetto del sistema nervoso e associato all’ADHD in modo cronico. In questo caso, la sfida nasce da una soglia di tolleranza alla frustrazione estremamente bassa e da una difficoltà organica nel regolare le emozioni. Si tratta di un tratto persistente che richiede un intervento strutturato sulle capacità di autocontrollo del bambino. 
D’altra parte, il DOP di natura transitoria emerge come reazione a eventi traumatici specifici, come ad esempio un lutto, una separazione conflittuale o cambiamenti destabilizzanti. In queste circostanze, la provocazione non riflette un deficit dello sviluppo, ma maschera, un dolore o un’insicurezza che il minore non sa ancora come elaborare. Qui la rabbia funge da meccanismo di difesa per proteggere una vulnerabilità improvvisa e profonda.


Strategie educative: come ridurre opposizione e conflitto


La chiave per superare queste dinamiche, risiede nell’abolizione di cicli punitivi, che alimentano solo il risentimento e confermano nel bambino l’idea di essere inadeguato. Un approccio basato sul rinforzo positivo, punta a valorizzare i piccoli successi e i momenti di cooperazione, ricostruendo l’autostima frammentata. Riconoscere la fatica che il bambino compie ogni giorno per gestire il proprio sistema nervoso, permette di abbassare i livelli di conflitto, sostituendo lo scontro con una collaborazione che rispetti le sue reali possibilità.

I soggetti con ADHD affrontano difficoltà nella regolazione dell’attenzione, nel controllo degli impulsi e nella gestione delle attività quotidiane, che possono influire sulla vita familiare, sociale e lavorativa. Queste sfide richiedono adattamenti non solo in contesti scolastici, ma anche a casa, nelle attività ricreative e nelle interazioni sociali. Le strategie inclusive comprendono la strutturazione di routine chiare, l’uso di strumenti organizzativi, il supporto all’autoregolazione emotiva e comportamentale, e la valorizzazione dei punti di forza come creatività e problem solving.

ADHD: segnali di riconoscimento nei bambini


Adhd, segnali di riconoscimento: nei bambini con ADHD si nota difficoltà a mantenere l’attenzione anche in attività brevi, frequente distrazione dovuta a stimoli esterni, impulsività nelle interazioni, agitazione motoria e difficoltà a seguire istruzioni o completare compiti, mostrano interesse per molte attività, ma non riescono a portarle a termine. Spesso mostrano problemi nell’organizzazione di attività e oggetti personali.

DSA: potenziale e inclusione

DSA: una diversa modalità di apprendimento


I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, comunemente noti con l’acronimo DSA, delineano un’architettura cognitiva complessa che merita un’analisi profonda per superare la visione riduttivistica del semplice limite scolastico. Dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia non identificano una carenza intellettiva, bensì una differente modalità di elaborazione delle informazioni che trasforma operazioni apparentemente banali, in imprese estremamente onerose.


Perché la difficoltà non è nell’intelligenza


Il cuore della questione risiede nella mancata automatizzazione di processi neuropsicologici fondamentali. Mentre per la maggior parte degli individui la lettura o il calcolo diventano attività riflesse, lo studente con DSA affronta ogni singolo fonema o segno grafico, come un ostacolo isolato. Questo meccanismo genera un dispendio di energia cognitiva imponente che finisce per saturare le risorse della memoria di lavoro. Di conseguenza, la fatica accumulata nella decodifica, sottrae spazio prezioso alla comprensione del significato e alla rielaborazione critica dei contenuti.


Strumenti compensativi e inclusione scolastica


L’approccio educativo dovrebbe puntare all’equità, piuttosto che a una mera uguaglianza di strumenti. Gli strumenti compensativi costituiscono il fulcro di questa trasformazione, purché siano supportati da persone esperte e integrati all’interno del gruppo, in modo che il bambino si senta realmente incluso e non percepisca la propria diversità come un ostacolo. Strumenti come la sintesi vocale, le mappe concettuali e la calcolatrice non si utilizzano tanto per comodità o facilità, ma rappresentano veri e propri supporti operativi. Analogamente a una lente che restituisce chiarezza a chi soffre di miopia, questi ausili permettono di superare le difficoltà procedurali, consentendo al bambino di concentrarsi pienamente sul contenuto e sull’elaborazione intellettuale.

DSA e pensiero divergente: potenzialità cognitive


Sostenere un alunno con DSA significa valorizzare un pensiero che spesso si rivela straordinariamente divergente e visivo. Molti di questi studenti sviluppano una spiccata capacità di cogliere connessioni globali e soluzioni creative, che sfuggono ai percorsi logici lineari. Riconoscere il loro potenziale, richiede un cambiamento culturale che smetta di guardare alla prestazione esecutiva e inizi a osservare la qualità dell’intuizione. Solo attraverso un’inclusione autentica e l’uso strategico della tecnologia è possibile garantire che ogni mente, possa esprimere il proprio talento senza restare prigioniera dello sforzo tecnico della scrittura o del numero.

DSA: come riconoscere i segnali nei bambini


DSA: come riconoscere i sintomi? Nei bambini con DSA si osservano ritardi nell’acquisizione della lettura, scrittura o calcolo, errori frequenti come omissioni, inversioni o sostituzioni delle lettere e dei numeri, lentezza nell’esecuzione dei compiti e difficoltà nel ricordare sequenze come l’alfabeto o le tabelline. Possono emergere frustrazione o ansia durante le attività scolastiche, in genere sono le insegnanti che notano i sintomi DSA. 



Prevenzione e intervento precoce nelle neurodivergenze


La prevenzione dei sintomi nelle neurodivergenze in età evolutiva passa principalmente dal riconoscimento precoce e dalla classificazione accurata dei segnali, che permette di intervenire tempestivamente. È fondamentale osservare i comportamenti del bambino in contesti diversi, senza fermarsi ad atteggiamenti di facciata, annotare le difficoltà e confrontarle con criteri diagnostici validati, al fine di distinguere i segnali precoci e capire quali necessitano di supporto specialistico.
Un approccio efficace richiede la cooperazione tra scuola, famiglia e specialisti, tra cui psicologi, neuropsichiatri e logopedisti. La scuola può adattare le metodologie didattiche e offrire strumenti compensativi, la famiglia può fornire osservazioni quotidiane e sostegno emotivo, mentre gli specialisti guidano la valutazione, l’intervento e il monitoraggio dei progressi. Questo lavoro di rete consente non solo di ridurre l’impatto dei sintomi sulle attività quotidiane, ma anche di valorizzare le capacità individuali, promuovendo un percorso di crescita inclusivo e partecipativo.

Il ruolo del gioco e della lettura nello sviluppo


Per i bambini neurodivergenti, i canali di comunicazione tradizionali possono risultare angusti. Il gioco e la lettura diventano ponti preziosi verso il loro mondo interiore.


Il gioco come strumento per bambini con ADHD e autismo


Il Gioco come Linguaggio: Attraverso il gioco, il bambino sperimenta regole, ruoli e gestione della frustrazione in un ambiente protetto. Per un profilo ADHD o autistico, il gioco funge da laboratorio per le funzioni esecutive e le abilità sociali.


Albi illustrati e sviluppo emotivo nei bambini neurodivergenti


L’Albo Illustrato come Specchio: La narrazione visiva, scavalca le fatiche della decodifica testuale. Le immagini permettono al bambino di identificarsi con i personaggi e dare un nome alle proprie emozioni.



Libri consigliati per bambini neurodivergenti


  • 

Gianni Rodari, “Il giovane gambero” Un gamberetto decide di imparare a camminare in avanti, sfidando il conformismo della propria famiglia e superando fatiche fisiche e pregiudizi. (Emme Edizioni, Collana “L’album di Gianni Rodari”, illustrazioni di Viola Sgarbi).


  • Dr. Seuss, “Ortone e i piccoli Chi!” Insegna l’empatia e il rispetto per ogni voce, anche quella che sembra invisibile.
  • Julia Donaldson, “Il Gruffalò” Mostra come l’astuzia e il pensiero creativo permettano di superare ostacoli enormi.


  • Heena Baek, “Le caramelle magiche” Spiega l’importanza di ascoltare i bisogni silenziosi, di chi vive il mondo in modo diverso.
  • Susanna Isern e Anna Llenas “Il sole è in ritardo” È un testo che aiuta a comprendere e gestire le emozioni, mostrando quanto sia importante fermarsi e ascoltare i propri sentimenti. Trama: Il sole non riesce a sorgere perché è triste e confuso, ma grazie all’aiuto degli altri impara a riconoscere le sue emozioni e a tornare a splendere.
  • Andrew J. Ross “Oltre il muro. Cosa c’è?” Il libro insegna ai bambini il valore della curiosità e del superare paure e pregiudizi verso ciò che non si conosce. Trama: Un bambino immagina cosa ci sia oltre un muro misterioso e scopre che la realtà è diversa dalle sue paure e fantasie.


Inclusione dei bambini neurodivergenti: scuola, famiglia e società

Cos’è davvero l’inclusione



L’inclusione è un principio fondamentale delle società moderna, significa creare contesti in cui ogni persona, indipendentemente dalle proprie caratteristiche, possa partecipare pienamente alla vita sociale, sentirsi accolta e valorizzata. Non si tratta semplicemente di “integrare” un individuo in un sistema già esistente, ma di trasformare ambienti, relazioni e mentalità, affinché le differenze diventino una risorsa condivisa. 


Neurodivergenza e inclusione: cosa significa nella pratica


In questo quadro, l’inclusione dei bambini neurodivergenti, assume un ruolo centrale. Con il termine neurodivergenza, come è già stato spiegato precedentemente, si fa riferimento a condizioni come lo Spettro dell’Autismo, l’ADHD, i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e altre modalità di funzionamento cognitivo che si discostano da ciò che viene considerato “tipico”. Questi bambini non hanno bisogno di essere “corretti”, ma compresi e sostenuti nei loro bisogni specifici. 


Inclusione a scuola: strumenti e limiti


Spesso si parla di inclusione soprattutto in ambito scolastico, dove certamente è fondamentale garantire strumenti adeguati, insegnanti formati e un clima accogliente. Tuttavia, limitare l’inclusione alla scuola è riduttivo.

Inclusione nella vita quotidiana: famiglia, sport e spazi pubblici


La vera inclusione si costruisce nella quotidianità, in tutti gli spazi di vita del bambino.
 In famiglia, ad esempio, è importante promuovere un ambiente in cui il bambino si senta ascoltato e accettato, senza pressioni a conformarsi a modelli rigidi. Nei contesti ricreativi, come sport, centri estivi o attività artistiche, l’inclusione significa adattare le attività, ma anche educare gli altri bambini al rispetto e alla comprensione delle differenze. Allo stesso modo, negli spazi pubblici – parchi, musei, biblioteche – è fondamentale pensare a soluzioni accessibili, come ambienti meno caotici e rigidi, segnaletica chiara o momenti dedicati a chi ha bisogni sensoriali particolari.


Cultura e società: superare stereotipi e etichette


Un elemento chiave è la cultura sociale, l’inclusione non dipende solo da strutture e servizi, ma soprattutto dagli atteggiamenti. Superare stereotipi, evitare etichette riduttive e riconoscere il valore della diversità, sono passi essenziali. Questo richiede informazione, sensibilizzazione e formazione continua, non solo per educatori e professionisti, ma per tutta la comunità. In conclusione, includere i bambini neurodivergenti, significa ripensare il modo in cui viviamo insieme. Non è un favore che si concede, ma un diritto e, allo stesso tempo, un’opportunità per costruire una società più equa, empatica e ricca di prospettive diverse.


Intelligenza emotiva e inclusione: perché è fondamentale


L’inclusione passa anche attraverso lo sviluppo dell’intelligenza emotiva, intesa come la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri. Come evidenziato da Daniel Goleman, queste competenze sono fondamentali per costruire relazioni empatiche e ambienti accoglienti. In contesti educativi inclusivi, promuovere l’intelligenza emotiva, significa favorire il rispetto delle differenze, sostenere il benessere di ciascuno e creare condizioni in cui ogni individuo possa sentirsi valorizzato e parte integrante del gruppo.

Domande frequenti sulla neurodivergenza (FAQ)


[strong]Cos’è la neurodivergenza nei bambini?[/strong]
È una variazione naturale del funzionamento cerebrale che include condizioni come Autismo, ADHD e DSA. Non è una malattia, ma un modo diverso di elaborare le informazioni.

[strong]Quali sono i sintomi dell’autismo nei primi anni?[/strong]
I segnali includono scarso contatto oculare, ritardo nel linguaggio e mancanza di risposta quando chiamati per nome verso i 12-18 mesi.

[strong]ADHD si nasce o si diventa?[/strong]
Si nasce. È una condizione neurobiologica ereditaria, sebbene l’ambiente possa influenzare molto il modo in cui i sintomi vengono gestiti.

[strong]I DSA si possono “curare”?[/strong]
No, perché non sono malattie. Si possono però compensare efficacemente con strumenti adeguati, permettendo al bambino un successo scolastico e professionale pieno.

Nota: Questo articolo ha scopo informativo. Risulta sempre essenziale il supporto di un’equipe multidisciplinare per definire interventi mirati.

#adhd #autismo #neurodivergenze


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Oltre gli schemi: identità, sogni e libertà ne “I gemelli di Alfazeta”

Indice dei contenuti

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i gemelli di alfazeta

I gemelli di Alfazeta

Giuseppe e Rossella Scherl

Favola contemporanea illustrata a carattere educativo e psicologico

Le Pecore Nere

2025

71

lepecorenereeditorial.it/?prod…

Consigliato per lettori dai 9 ai 14 anni, con possibilità di lettura guidata dai 6 anni in poi.

Un viaggio oltre i confini del genere



“I gemelli di Alfazeta” si distingue nel panorama editoriale contemporaneo come un’opera capace di coniugare dimensione narrativa e riflessione psicologica. Al centro della storia si colloca il tema della differenza di genere, affrontato con uno sguardo moderno e aperto. La società di Alfazeta, rigidamente organizzata secondo una netta separazione tra ruoli maschili e femminili, rappresenta un modello tradizionale in cui l’identità individuale è subordinata a schemi prestabiliti. In questo contesto, il genere viene inizialmente concepito come una diretta estensione del sesso biologico. Tuttavia, il racconto si sviluppa progressivamente in direzione opposta, mostrando come l’identità sia un costrutto più complesso, influenzato da dimensioni psicologiche, emotive e culturali.

La psicologia dei gemelli, il legame identitario e la variabilità individuale


La scelta di due gemelli come protagonisti consente all’opera di esplorare con particolare efficacia il tema della variabilità individuale e del legame identitario. Ziuk e Ziak condividono un’origine comune, ma manifestano inclinazioni e desideri profondamente differenti. Il loro rapporto non è semplicemente di somiglianza biologica, ma si configura come una connessione profonda, empatica e quasi speculare, in cui ciascuno riconosce nell’altro una parte significativa di sé. Proprio questo legame rende possibile lo scambio dei ruoli: non si tratta di un gesto casuale, ma di una scelta che nasce da una comprensione reciproca intensa e consapevole. Gli studi psicologici sui gemelli mostrano infatti come, a fronte di un patrimonio genetico condiviso, lo sviluppo individuale possa divergere sensibilmente a causa dell’interazione tra ambiente, esperienze e percezione di sé. La plasticità cerebrale e l’influenza del contesto contribuiscono a modellare identità distinte, anche in soggetti apparentemente simili. Nel testo, tale principio si traduce nella tensione vissuta dai due protagonisti, che percepiscono una discrepanza tra i ruoli sociali imposti e la propria interiorità. La narrazione evidenzia così come il benessere psicologico derivi dalla possibilità di esprimere in modo autentico la propria identità, e come il confronto con l’altro gemello diventi uno specchio attraverso cui prendere coscienza di sé.

Lo stratagemma e la rottura degli stereotipi



Il punto di svolta della vicenda è rappresentato dallo stratagemma ideato da Ziuk e Ziak. L’invocazione dello Spirito della Montagna, figura simbolica legata alla memoria della nonna, introduce una dimensione quasi mitica nella narrazione. Grazie a questo intervento, i due gemelli riescono a scambiarsi i ruoli: Ziak entra nella scuola riservata ai maschi al posto di Ziuk, mentre Ziuk frequenta la scuola riservata alle femmine al posto di Ziak. Questo gesto assume un significato profondamente sovversivo, poiché mette in discussione l’arbitrarietà delle norme sociali. Attraverso l’esperienza diretta, i protagonisti dimostrano che molte delle differenze attribuite ai generi non sono innate, ma costruite culturalmente.

Il processo e la voce della collettività



La scoperta dello scambio conduce a un momento cruciale: il processo. In questa fase, la narrazione si amplia e coinvolge l’intera comunità di Alfazeta. Il tribunale diventa uno spazio di confronto in cui non solo i due gemelli, ma anche il popolo, possono esprimere il proprio punto di vista. Questo passaggio conferisce all’opera una dimensione corale e democratica. La vicenda individuale si trasforma così in un’occasione di riflessione collettiva, evidenziando come il cambiamento sociale richieda il contributo di più voci. L’esito del processo segna una progressiva apertura verso una visione più inclusiva e complessa dell’identità di genere.

Il potere dell’immaginazione e dei sogni



Uno dei messaggi più significativi dell’opera riguarda il potere dell’immaginazione. Ziuk e Ziak dimostrano che il primo passo verso il cambiamento consiste nel concepire una realtà diversa. Il desiderio di realizzare ciò che si è in grado di immaginare diventa una forza trasformativa. Inseguire i propri sogni, anche quando ciò comporta rischi e opposizioni, viene presentato come un atto necessario per affermare la propria autenticità. Il testo invita il lettore a non porre limiti al pensiero e a riconoscere nel sogno uno strumento fondamentale per costruire nuove possibilità di esistenza.

Estetica e narrazione visiva



Un elemento di grande valore è rappresentato dall’apparato iconografico. Le illustrazioni si distinguono per qualità ed espressività, contribuendo in modo significativo alla resa complessiva dell’opera. Le immagini non si limitano ad accompagnare il testo, ma ne amplificano il significato, rendendo tangibili le emozioni dei protagonisti. La cura estetica si traduce in una perfetta armonia tra parola e rappresentazione visiva, capace di guidare il lettore attraverso i momenti chiave della storia, dalla costrizione iniziale fino alla progressiva liberazione.

Nota biografica degli autori


Gli autori, Giuseppe Scherl e Rossella Scherl, si distinguono per una sensibilità narrativa orientata ai temi educativi e sociali, con particolare attenzione allo sviluppo dell’identità e alla valorizzazione delle differenze. La loro collaborazione si caratterizza per uno stile chiaro ed empatico, capace di rendere accessibili concetti complessi anche a un pubblico giovane, senza rinunciare alla profondità della riflessione.

Nota biografica dell’illustratrice


L’apparato illustrativo è affidato a Aurora Tassoni, artista che dimostra una notevole capacità di tradurre visivamente contenuti simbolici ed emotivi. Il suo tratto si distingue per delicatezza e intensità espressiva, contribuendo a costruire un immaginario coerente con i temi del racconto. Le sue illustrazioni non solo arricchiscono il testo, ma ne costituiscono una vera e propria estensione narrativa, capace di dialogare con le parole e amplificarne l’impatto.

Conclusione



“I gemelli di Alfazeta” si configura come un’opera intensa e necessaria, capace di affrontare con sensibilità e profondità il tema della differenza di genere. Attraverso la storia di Ziuk e Ziak, il libro invita a superare gli stereotipi e a riconoscere la complessità dell’identità umana. Al tempo stesso, celebra il valore dei sogni e dell’immaginazione come strumenti di cambiamento. Ne emerge una narrazione coinvolgente e significativa, in grado di lasciare nel lettore una riflessione duratura sulla libertà di essere sé stessi.

#alboIllustrato #favole #illustrazioni #lePecoreNere

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Proton Mail introduce la crittografia post-quantum per proteggere le email del futuro


Proton Mail introduce la crittografia post-quantum come opzione per tutti gli utenti. Scopri come attivarla e perché è importante proteggere le email anche dalle minacce future.
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Proton Mail ha reso disponibile per tutti i suoi utenti, compresi quelli con account gratuiti, la crittografia post-quantum come aggiornamento opzionale. L’obiettivo è proteggere le comunicazioni cifrate non solo dalle minacce attuali, ma anche da quelle future, legate allo sviluppo dei computer quantistici. L’attivazione è semplice e non richiede competenze tecniche, basta seguire la procedura guidata nel pannello di controllo.

Cosa cambia per gli utenti


Una volta attivata, la funzione genera chiavi post-quantum per le nuove email cifrate. Questo significa che i messaggi inviati da quel momento in poi saranno protetti anche contro eventuali attacchi futuri, basati su algoritmi quantistici in grado di violare gli standard attuali come RSA o ECC. La novità vale esclusivamente per Proton Mail e non si applica ad altri servizi del gruppo, come Drive o Calendar.

L’aggiornamento non è retroattivo: le email già presenti nella casella non verranno cifrate nuovamente automaticamente. Tuttavia, la gestione delle chiavi post-quantum rimane intuitiva, con la possibilità di generarne di nuove, contrassegnare quelle obsolete o compromesse, proprio come avviene con le chiavi tradizionali.

Un impegno per la privacy a lungo termine


Proton Mail introduce anche il supporto per OpenPGP v6, il framework che consente l’uso di algoritmi moderni, inclusa la crittografia post-quantum. L’azienda sta lavorando per standardizzare queste protezioni in tutto l’ecosistema email aperto, collaborando con progetti come Thunderbird. L’obiettivo è garantire che queste tutele funzionino anche tra provider diversi, non solo all’interno di Proton.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// account.proton.me

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L’imputata fu assunta nel negozio come interprete


Fonte: Nicoletta Moccia, Op. cit. infra

La vicenda di questa giovane donna [Sara ČuČek] proveniente dalla Slovenia, accomuna un po’ la situazione di molte ragazze straniere che, iniziata una relazione con un italiano, cercano nella casa della famiglia del loro compagno un luogo di appoggio per allontanarsi dalla propria terra, ma soprattutto per vivere liberamente senza il rispetto degli ideali della famiglia ospitante. È un male comune che nasce dalla volontà di essere liberi, senza regole e di rincorrere la ricchezza. Sara ČuČek, di soli ventitré anni, viene fermata il 28 aprile 1945 con l’accusa di aver svolto opera di delazione ai danni di appartenenti a gruppi patriottici, collaborando con le SS e provocando l’arresto e l’internamento di alcuni giovani, di cui due fucilati e altri morti nei campi tedeschi <192. Dopo solo due giorni, presso il II distaccamento della III brigata, viene sottoposta ad interrogatorio durante il quale dichiara: “Conoscendo che mio fratello prestava servizio con la SS Tedesca – ho saputo che la spia ad alcuni patrioti e precisamente quelli di casa Sormani sgominati sopra, fu fatta da mio fratello. Perché avevo questionato, non parlavo più con mio fratello: egli abitava, dopo un po’ di tempo, presso l’Albergo Regina ed io presso l’Albergo Centrale, non occupato da Tedeschi. Mi sono interessata tramite il Seppi di occupare mio fratello. Mio fratello si spacciò per patriotta [sic] e, appreso i segreti, fece arrestare alcuni giovani” <193. In realtà la III brigata Gap di Via Longhi n. 13 a Milano era a conoscenza dell’attività di collaborazionista della giovane slovena, legata, comunque, ad un uomo delle SS; dall’altro canto suo fratello, pur essendo stato alle dipendenze dell’albergo Regina, era stato ucciso dai tedeschi, in quanto aveva l’abitudine, durante le requisizioni, di rubare merce. La sua morte avvenne in Viale Padova a Milano nel novembre 1944 <194. La ČuČek era ritenuta responsabile dell’arresto del fratello del suo ex fidanzato e di altri giovanissimi ragazzi facenti parte di un piccolo gruppo antifascista <195.
Il 30 giugno 1945 l’imputata produce un’istanza alla Procura Generale presso la Corte d’Assise Straordinaria di Milano, in quanto, avendo partorito da pochi giorni un bambino, chiede che sia sollecitata la definizione del suo processo. L’ambiente è sovraffollato e non idoneo per un neonato; né ella è responsabile di alcun reato e riuscirà a dimostrare, nel corso del processo, la sua innocenza <196.
Il primo interrogatorio avviene il 13 luglio 1945. L’imputata ricostruisce brevemente la sua vicenda. Arrivata in Italia il 16 settembre 1943, aveva alloggiato presso la casa del suo fidanzato Franco Sormani, ufficiale dell’esercito, allora internato in Germania. Suo fratello Artaserse era nella organizzazione Speer (simile alla Todt), ma appena in Italia l’aveva abbandonata. Questi era entrato a lavorare quale interprete nell’albero Regina: qui si era recata per parlare con lui e non per compiere delazioni. Non era a conoscenza del ruolo svolto dal fratello nella sede delle SS, in quanto, per un dissidio, non abitavano più insieme sin dai primi di aprile 1944. Non aveva avuto alcuna relazione intima con il Sepi, un ufficiale delle SS, che aveva una camera presso l’albergo Centrale, dove ella aveva preso domicilio <197. La situazione diventa sicuramente complicata dal momento in cui Guido Carito, il 30 luglio 1945, presenta denuncia presso l’ufficio di polizia del Palazzo di Giustizia di Milano. Suo figlio, Massimo Carito, aveva avuto la sfortuna di conoscere Sara, perché frequentava casa Sormani, in qualità di amico e compagno di scuola del figlio più piccolo, Giuseppe, di 17 anni. La giovane donna, come riferisce il denunciante, venne successivamente allontanata da casa Sormani poichè era entrata in relazione con le SS tedesche. Forse per vendetta, tramite suo fratello Artaserse, fece arrestare molte persone del gruppo di antifascisti che frequentava casa Sormani, tra cui Giuseppe Sormani e Massimo Carito, che hanno pagato con la vita la delazione fatta dai ČuČek <198. Sempre in fase istruttoria, durante l’interrogatorio di Guido Carito, lo stesso fa presente che nel giugno del 1944 fu arrestato per antifascismo e portato all’albergo Regina dove ebbe modo di incrociare Artaserse, fratello dell’imputata. Qui seppe che quest’ultimo, prima dell’arresto di suo figlio Massimo, aveva telefonato a casa per avere conferma della presenza dello stesso. Trova deplorevole che la donna, sapendo che sarebbe stato arrestato Giuseppe Sormani, non abbia cercato di avvisare la famiglia <199.
A tale denuncia fa seguito quella presentata, sempre presso l’ufficio di Polizia del Palazzo di Giustizia di Milano, di Elena Sormani, la quale dichiara di aver accolto Sara nella sua abitazione il 12 settembre 1943 quale fidanzata del figlio Lanfranco che, dopo l’8 settembre, trovandosi nel territorio di Lubiana, era stato tratto prigioniero dai tedeschi. La giovane aveva avuto paura di rimanere in quei luoghi a causa di eventuali ritorsioni. Successivamente, nel marzo 1944, arrivò il fratello Artaserse, il quale cercava notizie della sorella: forse per impietosire la famiglia Sormani, aveva dichiarato di essere fuggito dal gruppo Speer di Peschiera e di essere ricercato dai tedeschi. Venne comunque accolto. Il 22 maggio 1944 Sara ebbe una violenta discussione con il marito di Elena Sormani e venne cacciata dall’abitazione. Seppe poi che la stessa aveva intrecciato una relazione con un militare delle SS, il quale si era prodigato per far assumere Artaserse presso l’albergo Regina. Purtroppo, durante la loro permanenza, il fratello aveva fatto in modo di entrare nel piccolo gruppo giovanile del Partito d’Azione costituito da Giuseppe Sormani e da altri giovani. Ella crede che per vendetta abbia denunciato tutti i componenti tra cui il suo figliolo morto di stenti in un campo di sterminio il 24 maggio 1945 <200.
Alle precedenti due denunce, si affianca quella di Luigi Pontarili presentata il 3 agosto 1945 contro la ČuČek all’ufficio di Polizia del Palazzo di Giustizia. Le sue dichiarazioni confermano pienamente le precedenti accuse, sottolineando che nel febbraio 1944 il fratello Artaserse disertò il corpo Speer per motivi di contrabbando e raggiunse la sorella a Milano, dove rimase ospite di casa Sormani. Per rassicurare tutti, diceva che era un membro legato ai partigiani di Tito e mostrava un distintivo che in realtà apparteneva al gruppo dei volontari della Speer. Allontanata da casa Sormani nel maggio 1944, l’imputata prese alloggio presso l’albergo Centrale. Nel giugno dello stesso anno iniziarono gli arresti, le uccisioni e le deportazioni <201.
Nella deposizione di Natalina Conta si apprende che Sara, aspettando un bambino, era stata condotta da un tedesco presso la sua abitazione, dove era rimasta da gennaio ad aprile 1945. L’imputata versava in condizioni non buone e aveva necessità di cure <202. Luigi Pontiroli, interrogato nel settembre 1945, è uno di coloro i quali avevano fatto parte del piccolo gruppo di antifascisti frequentatori di casa Sormani. Come gli altri, aveva conosciuto l’imputata e suo fratello Artaserse. I due erano ospitati in quella casa. Artaserse riuscì ad introdursi nella piccola organizzazione giovanile antifascista, con la volontà di conoscere le persone e le azioni programmate. Sara cercò in tutti i modi di far capire che condivideva pienamente la causa antifascista, poiché la sua famiglia era perseguitata, cosa che si dimostrò poi non vera. Fu proprio dopo maggio 1944 che 15 tra giovani e anziani dell’organizzazione, tra cui il Pontiroli, vennero arrestati e deportati. Di questi, due furono fucilati ad Aurano <203. I due fratelli si separarono alla fine di luglio 1944, quando ormai tutto il gruppo era stato arrestato. Egli suppone che sia stata l’imputata ad istigare Artaserse nel commettere la delazione, in quanto doveva molto a Sepi, membro delle SS <204. Romilde Fabris nel suo interrogatorio dichiarò che tra luglio e agosto 1944 l’imputata fu assunta nel negozio come interprete, giacché il parrucchiere era frequentato da molte signore tedesche. Si trovava in Foro Bonaparte 74. Prima Sara ČuČek lo frequentava come cliente, poi, caduta in disgrazia, aveva chiesto di lavorare. Spesso il fratello Artaserse vi entrava in divisa e armato: aveva iniziato una relazione con un’altra lavorante, tanto da giungere poi al matrimonio <205. Maria Martinelli, direttrice dell’albergo Giulio Cesare in Via Rovello 10 a Milano, ricostruisce brevemente il modo in cui l’imputata aveva conosciuto Robert Sepi nella primavera del 1944. L’imputata si era recata nel suo albergo dove aveva avuto un lungo colloquio con un uomo, che aveva promesso di trovare un lavoro per il fratello Artaserse. Successivamente la ČuČek aveva conosciuto Robert Sepi per puro caso all’interno del suo albergo. L’imputata tornò varie volte, stringendo amicizia con questi e iniziandolo a frequentare. Vestiva in modo più che decoroso. Quando il fratello fu ucciso dai tedeschi, Sara non frequentò più quell’albergo <206.
La pubblica udienza fissata per il 15 gennaio 1946 vede sfilare tutti coloro i quali avevano presentato denuncia formale o che erano stati interpellati durante l’istruttoria. Non vi sono assolutamente delle contraddizioni rispetto alla prima fase, anzi tutto viene perfettamente confermato. L’unica novità proviene dall’interrogatorio di Guido Trezzi, il quale è convinto di essere stato denunciato dall’imputata e per questo di aver trascorso 11 mesi in un campo di concentramento. Aggiunge di aver scattato delle foto con Artaserse e di averle poi ritirate presso l’albergo Regina, dove aveva incrociato l’imputata, fornendole il numero telefonico del suo ufficio. Subito dopo avvenne il sopralluogo e il successivo arresto. Elena Sormani, madre di Franco, colui che era stato il fidanzato dell’imputata, e di Giuseppe, successivamente morto a Flossembürg, dichiara che all’arrivo nella sua casa Sara aveva portato con sé molti pezzi di corredo oltre a una copiosa collezione di francobolli e di monete antiche.
La Corte d’Assise Speciale, II Sezione Penale, in data 15 gennaio 1946, in base all’art. 479 cpp assolve l’imputata per insufficienza di prove.

[NOTE]192 ASMi, CAS Milano 1945, Fascicoli processuali, Sara ČuČek, b. 26, fasc. 439; CAS Milano 1946, Sentenze, vol. 5, sent. 27.
193 ASMi, CAS Milano 1945, Fascicoli processuali, Sara ČuČek, cit., f. 30 bis istruttoria.
194 Ivi, f. 28 istruttoria.
195 Ivi, f. 26 istruttoria.
196 Ivi, f. 25 istruttoria.
197 Ivi, f. 1 istruttoria.
198 Ivi, ff. 17-18 istruttoria.
199 Ivi, f. 7 istruttoria.
200 Ivi, ff. 19-20 istruttoria.
201 Ivi, ff. 14-15 istruttoria. I nomi dei caduti e dei catturati sono i seguenti: Giuseppe Sormani (morto a Flossenbürg); Massimo Carito (morto a Flossenbürg); Tonoli (o Tonolli) di cui non si hanno notizie; Antonio Maria Colombo (ucciso ad Aurano nel 1944); Tommaso Pessina (ucciso ad Aurano nel 1944); Carlo Trezzi (11 mesi di campo di concentramento in Germania); Bruno Rebecchi e Luigi Pontiroli (11 mesi di vita alla macchia). Sembra che per ogni persona arrestata l’imputata abbia percepito la somma di L. 2.800. Una targa in memoria di Antonio Maria Colombo si trova una in Via Tiraboschi n. 2 a Milano; l’altra dedicata a Tommaso Pessina e Giuseppe Sormani in Via Tiraboschi n. 6 sempre a Milano: si tratta delle rispettive abitazioni dei giovani antifascisti.
202 Ivi, f. 11 istruttoria.
203 Aurano è attualmente in provincia di Verbania.
204 ASMi, Fascicolo processuale, cit., ff. 9-10 istruttoria.
205 Ivi, f. 8 istruttoria.
206 Ivi, f. 6 istruttoria.
Nicoletta Moccia, Bene e male comune tra storia e filosofia. Le donne collaborazioniste processate a Milano dal 1945 al 1947, Tesi di dottorato, Università degli Studi dell’Insubria – Varese, Anno Accademico 2015-2016
#1943 #1944 #1945 #1946 #assoluzione #Cas #collaborazionista #delazione #denunce #donna #epurazione #fascisti #Milano #NicolettaMoccia #partigiani #processo #Resistenza #SaraČuČek #tedeschi

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GPS tracker per cani e gatti: guida completa alla scelta e all’uso


Una guida completa ai GPS tracker per cani e gatti: cosa sono, come funzionano, quali tipologie esistono e quali caratteristiche valutare per scegliere il dispositivo più adatto e usarlo al meglio
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Basta un attimo — una distrazione al parco o un gatto che non rientra la sera — per capire come il monitoraggio degli animali domestici sia passato da semplice “extra” tecnologico a vera esigenza concreta. Con circa il 40% delle famiglie italiane che convivono con almeno un pet (dati ISTAT) e una crescente attenzione verso sicurezza e benessere, il segmento della pet tech sta vivendo un’evoluzione significativa: i GPS tracker per animali si stanno affermando come dispositivi sempre più diffusi, inserendosi in un mercato globale che, secondo le stime, potrebbe raggiungere i 3,5 miliardi di dollari entro il 2033. Ma come funzionano realmente queste soluzioni? Quali sono i loro limiti operativi e le reali aspettative d’uso? E soprattutto, quali parametri tecnici considerare prima dell’acquisto? A queste domande risponde Kippy, con una guida pratica basata su dati, casi d’uso concreti e un’analisi dei principali falsi miti.

“Nelle nostre recensioni, riceviamo spesso feedback di utenti convinti che un GPS tracker funzioni esattamente come il navigatore dello smartphone: sempre acceso, sempre preciso, in aggiornamento costante. Tecnicamente è possibile, ma non è quello di cui un cane o un gatto ha bisogno. Le loro abitudini sono molto diverse dalle nostre, e nella maggior parte dei casi un live tracking continuo non aggiunge sicurezza reale. Capire quando ha senso usarlo, e quando no, è il primo passo per trarre il massimo dal dispositivo, spiega Iacopo Buccarelli di Kippy.



Dreame Z30 Pro Aqua: aspirapolvere Wet & Dry innovativo
Dreame lancia Z30 Pro Aqua, un innovativo aspirapolvere Wet & Dry che combina aspirazione e lavaggio per ridefinire la pulizia smart in casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

GPS vs Bluetooth tracker


La prima distinzione da fare è quella tra GPS tracker con SIM integrata e Bluetooth tracker AirTag, tecnologie complementari e non alternative. Nel particolare, i Bluetooth tracker funzionano solo in prossimità di altri dispositivi abilitati: in particolare, se il gatto si allontana esce il raggio utile (generalmente tra i 10 e i 30 metri) il segnale si perde. I GPS tracker con SIM integrata, come Kippy Cat V2 o Kippy Dog, utilizzano invece la rete dati cellulare per localizzare l'animale, a qualsiasi distanza, in tutta Europa. Essi, infatti, non dipendono dalla presenza di altri dispositivi nelle vicinanze e consentono di ricevere la posizione direttamente sull'app, anche quando il gatto è a chilometri da casa, registrando i suoi spostamenti nel tempo, permettendo così di ricostruirne le abitudini.

"Live al centimetro", perché è un'aspettativa da correggere


Uno dei fraintendimenti più diffusi riguarda il concetto di “real time”: molti utenti si aspettano un tracciamento continuo al secondo, simile a un navigatore, ma nella pratica si tratta di una modalità specifica — come la Live tracking — che aumenta la frequenza degli aggiornamenti a intervalli di pochi secondi, con un impatto diretto sul consumo energetico. È una funzione utile in scenari dinamici o ad alta criticità (ad esempio in aree sconosciute), ma non pensata per un utilizzo continuativo: dispositivi come Kippy Dog possono arrivare fino a circa 15 giorni di autonomia in modalità standard, mentre in Live tracking la batteria si riduce a poche ore. Parallelamente, è fondamentale distinguere tra qualità del segnale GPS e copertura di rete cellulare: una rete debole può rallentare la trasmissione dei dati senza compromettere la precisione del posizionamento. Il GPS, infatti, opera efficacemente in ambienti outdoor, con una precisione media compresa tra 5 e 15 metri, mentre in spazi chiusi o coperti (abitazioni, garage) può degradare sensibilmente, con scostamenti anche fino a 50 metri. Comprendere queste variabili consente di interpretare correttamente le performance del dispositivo e di adattarne l’uso al contesto reale.

Cosa significa davvero "libertà controllata"


Il valore reale di un GPS tracker non sta nell'inseguire il proprio animale secondo per secondo, ma in tre funzionalità che trasformano il monitoraggio in strumento di cura e benessere quotidiano:

  1. alert e geofence: la notifica che scatta quando l'animale esce da un'area sicura prestabilita dal proprietario, come il giardino, il cortile o il perimetro del quartiere. Secondo dati interni di Kippy, 1 proprietario su 4 ha attivato il geofence almeno una volta nell'ultimo mese, dimostrando che il valore cercato dagli utenti è la sicurezza proattiva e non il monitoraggio passivo;
  2. storico dei movimenti e mappe di calore: le mappe di calore che mostrano i percorsi preferiti dell'animale e i suoi schemi di comportamento abituali. Sapere dove il gatto va di solito aiuta a capire, e ad agire, quando qualcosa cambia. Altra informazione utile da sapere è che la funzione “Live” con storico dei movimenti non è presente per i Bluetooth tracker come gli Air Tag;
  3. monitoraggio delle abitudini: passi, minuti di attività, ore di sonno; i dati raccolti dai tracker Kippy diventano uno specchio delle abitudini quotidiane degli animali: dal primo gennaio 2025 al 25 febbraio 2026, i cani e gatti monitorati hanno percorso complessivamente oltre 60 miliardi di passi, equivalenti a più di 11 milioni di km. Variazioni improvvise, come un calo nell'attività o movimenti anomali di notte, possono essere i primi segnali di malessere, rilevabili prima ancora di una visita veterinaria.


Gatti e collare, le regole di sicurezza che molti sottovalutano


A differenza dei cani, molti gatti non sono abituati a indossare un collare e possono reagire con fastidio o agitazione. Ecco perché è essenziale scegliere un collare con dimensioni e peso ridotti, e sgancio di sicurezza anti-strozzo. Tuttavia, il dispositivo migliore non basta se il momento dell'introduzione viene gestito male; per questo è importante attendere che il gatto abbia almeno 12 mesi di vita e raggiunga il peso minimo di 4 kg. Poi, non bisogna lasciarlo mai solo nelle prime ore dall'applicazione del collare. Altro punto fondamentale è l’osservazione del comportamento durante la fase di adattamento: un gatto che rifiuta il collare può farsi del male. Infine, ricaricare il dispositivo nelle ore di sonno dell'animale, così da garantire un monitoraggio continuativo.

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La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Cosa chiedersi prima dell'acquisto


Infine, prima di scegliere un dispositivo di tracciamento, è utile farsi alcune domande: “Il mio animale ha almeno qualche mese di vita e il peso minimo richiesto?”; “Vive principalmente in casa, in giardino, o outdoor?”; “Ho verificato la copertura di rete nella mia zona?”, e soprattutto, “Ho chiare le differenze tra GPS con SIM e Bluetooth tracker quale si adatta meglio alle mie esigenze e a quelle del mio pet?”.

“L'obiettivo non è tenere il proprio animale sotto sorveglianza costante, ma avere la serenità di sapere che, se qualcosa cambia, arriva subito un segnale. Conoscere le abitudini normali di un cane o di un gatto, ricevere un alert quando escono dall'area sicura, monitorare l'attività nel tempo, sono queste le funzioni utili ai proprietari e che trasformano un dispositivo tecnologico in uno strumento di cura quotidiana”, conclude Iacopo Buccarelli.



Dreame Z30 Pro Aqua: il nuovo aspirapolvere Wet & Dry che rivoluziona la pulizia


Dreame ha annunciato il lancio di Z30 Pro Aqua, un’aspirapolvere senza fili due-in-uno progettata per unire aspirazione a secco e lavaggio delle superfici in un unico dispositivo. Il nuovo modello di punta combina una potenza di aspirazione elevata con funzionalità avanzate per la pulizia a umido, consentendo la rimozione efficace dello sporco e delle macchie in un solo passaggio. Con Z30 Pro Aqua, l’azienda introduce un nuovo approccio nel segmento della pulizia domestica, rafforzando il proprio posizionamento come player innovativo nel mercato. Dreame Z30 Pro Aqua è inoltre dotata di un ciclo di autopulizia con acqua fresca e asciugatura ad aria calda, per un'esperienza di pulizia completa. Dreame Z30 Pro Aqua ha un prezzo di 599 euro, con un'offerta di lancio di 100 euro valida fino al 6 maggio. Il prodotto è disponibile sul sito ufficiale di Dreame, su Amazon e presso negozi di elettronica selezionati.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Pulizia Wet & Dry Avanzata


La Z30 Pro Aqua unisce la potente aspirazione di un’aspirapolvere senza filo di alta gamma alla funzione integrata di una lavapavimenti, consentendo di bagnare, strofinare e aspirare lo sporco in un unico passaggio, garantendo un'esperienza di pulizia rapida ed efficiente su diverse superfici.

AquaCycle 2.0: lavaggio Integrato


La spazzola AquaCycle 2.0 integra un sistema di pulizia sincronizzato in quattro fasi — spruzzo, raschiatura, strofinamento e aspirazione — progettato per gestire in modo efficace sia lo sporco umido che quello secco. Dreame dichiara che questo approccio consente fino a 40 minuti di lavaggio continuo e una copertura fino a 290 m², ottimizzando tempi ed efficienza.
La stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °CLa stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °C
Il sistema di gestione dell’acqua a tre zone separa acqua pulita, acqua sporca e detriti solidi in comparti distinti, garantendo un flusso costante di acqua fresca e un livello superiore di igiene. A completare il processo, la stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °C, riducendo la manutenzione manuale e preparando il dispositivo all’uso successivo.
Le spazzole multi-superficie, dotate di tecnologie TangleCut e CelesTect, migliorano la visibilità durante la pulizia e prevengono l’aggrovigliamento dei capelliLe spazzole multi-superficie, dotate di tecnologie TangleCut e CelesTect, migliorano la visibilità durante la pulizia e prevengono l’aggrovigliamento dei capelli

Potenza da primato


Grazie alla tecnologia TurboMotor proprietaria, Z30 Pro Aqua sprigiona una potenza di aspirazione costante fino a 28.000 Pa, rimuovendo con facilità peli di animali domestici, polvere fine, briciole e detriti ostinati da qualsiasi superficie. L'avanzata tecnologia ciclonica genera una potente forza centrifuga che separa efficacemente la polvere e previene l'intasamento del filtro, garantendo un'aspirazione costante e senza cali di potenza dall'inizio alla fine.
Il sistema di filtraggio a cinque strati cattura polvere fine e particelle (compresi pollini e peli di animali domestici) con un'efficienza fino al 99,99%Il sistema di filtraggio a cinque strati cattura polvere fine e particelle (compresi pollini e peli di animali domestici) con un'efficienza fino al 99,99%
Grazie a una batteria LiPo ad alte prestazioni che assicura fino a 90 minuti di autonomia, questo sistema garantisce una pulizia accurata di abitazioni fino a 200 m² in un unico ciclo.

Design flessibile


Grazie al design pieghevole a 90°, l'asta di prolunga flessibile si adatta facilmente a diverse esigenze: si piega e si estende per raggiungere gli angoli più nascosti sotto letti, divani e spazi ristretti senza bisogno di accovacciarsi o spostare i mobili. La testina rotante con angolo di 180° garantisce inoltre una pulizia senza ostacoli anche in spazi ristretti.

ASUS UGen300: prima USB con motore IA per PC
ASUS UGen300 debutta come prima chiavetta USB con motore IA integrato, pensata per portare l’intelligenza artificiale anche sui PC non dotati di NPU dedicata
TechpertuttiGuglielmo Sbano


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qBittorrent 5.2.0 introduce lo spazio libero su disco, il riavvio automatico e il filtro stato tracker


qBittorrent 5.2.0 introduce spazio libero su disco nella barra di stato, il riavvio automatico al termine dei download, un filtro dedicato per lo stato dei tracker e miglioramenti prestazionali per WebUI, API e RSS.
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qBittorrent 5.2.0 è disponibile con un aggiornamento ricco di novità. Il client open source, scelto da sempre più utenti come alternativa a µTorrent, introduce funzioni utili sia per chi scarica occasionalmente sia per chi gestisce grandi volumi di torrent, magari in abbinamento a tool come Radarr o Sonarr.

La barra di stato ora mostra lo spazio libero su disco, una funzione semplice ma utile per chi monitora costantemente lo stato dei propri archivi. Non solo: è possibile personalizzare i colori della barra dei pezzi e della barra di avanzamento, scegliendo se farli seguire allo stato del torrent o disabilitarli del tutto.

Automazione e controllo avanzato


Tra le novità più pratiche spicca l’opzione per riavviare automaticamente il sistema al termine dei download, ideale per chi avvia scaricamenti in batch durante la notte. Gli utenti più esperti apprezzeranno invece il nuovo filtro separato per lo stato dei tracker, che consente una gestione più granulare delle fonti. Non manca un pulsante dedicato per la creazione di nuovi torrent, ora accessibile direttamente dalla barra degli strumenti.0

La WebUI è stata arricchita con una nuova procedura per aggiungere i torrent, il supporto per creare file .torrent direttamente dal browser e il filtro per lo stato dei tracker. Le prestazioni sono migliorate grazie al calcolo asincrono dei pezzi, che evita di bloccare l’interfaccia con file di grandi dimensioni, e la lista dei torrent si carica più velocemente all’avvio.

Novità tecniche e supporto multi-piattaforma


qBittorrent 5.2.0 introduce il supporto per ARM64 su Windows, traduzioni in albanese, bosniaco, kazako, nepalese e serbo, e una serie di ottimizzazioni per Linux e macOS. Tra queste, la rimozione dell’opzione per il limite di utilizzo della RAM su Linux (non più efficace) e il supporto per le scorciatoie da tastiera su macOS. Il client ora utilizza la compressione lossless per le immagini e ha abbandonato il supporto per Qt 6.5, richiedendo almeno Qt 6.10.3.

L’API web è stata arricchita con nuovi endpoint, come app/processInfo per recuperare il tempo di avvio dell’applicazione, e il supporto per l’autenticazione tramite chiave API. Anche la gestione degli RSS è stata migliorata, con la possibilità di impostare intervalli di aggiornamento personalizzati per ogni feed e un filtro più intelligente per gli articoli.

Disponibilità


qBittorrent 5.2.0 è scaricabile dal sito ufficiale per Windows, macOS e Linux (inclusi pacchetti AppImage, Snap e Flatpak). Gli utenti Docker possono aggiornare l’immagine a qbittorrentteam/qbittorrent:5.2.0.

SOURCE:// qbittorrent.org
SOURCE:// github.com
SOURCE:// 9to5linux.com
SOURCE:// ubuntuhandbook.org

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oggi, 6 maggio, a ostia: caligari e pasolini


Oggi, mercoledì 6 maggio, alle ore 17, al Chiostro del Palazzo del Governatorato di Ostia, apre la mostra

Anatomia di Margini e Mutazioni: Caligari e Pasolini a confronto
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Finissage il 15 maggio, h. 17
#Caligari #Ostia #Pasolini

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12 maggio, roma: presentazione del libro “note di un metodo”, di maría zambrano


A Roma, martedì 12 maggio, ore 18:30
Libreria Fahrenheit 451 – Campo de’ fiori 44

Rossella Prezzo, filosofa e traduttrice, presenta il libro

[strong]Note di un Metodo[/strong]
di María Zambrano

Edizioni degli animali 2026

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
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corrosion / pink floyd. 1970


youtu.be/I4Ydr7MZLHw?is=I2cjl9…
#music #musicA #PinkFloyd

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Astrocampania organizza una visita guidata il 15 maggio 2026 presso l’Osservatorio Astronomico S. Di Giacomo, per un viaggio nel profondo cielo tra le stelle di primavera che ci regalano le remote galassie dell’universo nello scenario dell’alta costiera amalfitana.

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per scoprire i segreti degli oggetti celesti più distanti dalla Terra, […]

oasdg.astrocampania.it/2026/05…

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Wine 11.8 introduce miglioramenti ai layout di tastiera, Mono e MSXML


Wine 11.8 introduce il supporto avanzato per i layout di tastiera, aggiorna Mono a 11.1.0 e prosegue la reimplementazione di MSXML. Tutti i dettagli sull’aggiornamento che migliora la compatibilità con applicazioni e giochi Windows su Linux e macOS.
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Wine 11.8 è ora disponibile e introduce diversi miglioramenti che rafforzano la sua posizione come strato di compatibilità per eseguire applicazioni Windows su Linux, macOS e BSD. Tra le novità più rilevanti spicca l’aggiornamento del motore Mono integrato alla versione 11.1.0, fondamentale per chi utilizza software basati su .NET all’interno di ambienti Wine.

Il team ha proseguito anche la reimplementazione di MSXML, riducendo la dipendenza dalla libreria esterna libxml2. Questo passo è strategico per garantire una maggiore indipendenza e manutenibilità a lungo termine del progetto. Un altro miglioramento significativo riguarda la gestione dei layout di tastiera, ora potenziata grazie all’integrazione con XKBRegistry. Questa modifica è particolarmente utile per gli utenti che operano con configurazioni di tastiera non standard o diversificate, migliorando la precisione dell’input su tutte le piattaforme supportate.

22 bug fix per software e giochi


Wine 11.8 include 22 correzioni di bug che interessano un’ampia gamma di applicazioni e giochi, tra cui Microsoft Golf 99, Tom Clancy’s Rainbow Six: Lockdown, Visio 2013 e il recentissimo Assassin’s Creed Shadows. Questi fix migliorano la compatibilità e l’esperienza utente, rendendo Wine sempre più affidabile.

SOURCE:// winehq.org
SOURCE:// gitlab.winehq.org

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Chi prenota prima le case vacanza nei borghi italiani? I dati (e gli algoritmi) parlano chiaro


Secondo l'analisi di Ruralis su 574 strutture in tutta Italia, i turisti stranieri prenotano le case vacanza nei borghi con quasi tre settimane di anticipo rispetto agli italiani.
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Nel settore degli affitti brevi, chi arriva prima vince. E a farlo meglio, almeno quando si parla di borghi italiani, sono i turisti stranieri. È quanto emerge dall'analisi interna di Ruralis, che gestisce 574 strutture su tutto il territorio nazionale. I dati relativi alle prenotazioni per il periodo aprile-giugno 2026 mostrano una differenza netta: gli ospiti internazionali prenotano con una finestra media di 99 giorni di anticipo, contro gli 80 giorni degli italiani. Quasi tre settimane di vantaggio che, tradotte in occupazione effettiva, possono fare la differenza tra una stagione piena e una a mezzo ritmo.

Kaspersky: oltre 1 milione di conti bancari compromessi
Il nuovo report Kaspersky rivela oltre 1 milione di conti bancari compromessi e un aumento significativo del furto di credenziali, segnando una crescita delle minacce finanziarie nel panorama digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

La mappa dei mercati: chi prenota, quanto e con quanto anticipo


Sul fronte del volume, il mercato domestico guida ancora con circa il 59% delle prenotazioni totali. Tra gli stranieri, gli Stati Uniti si confermano il mercato più attivo con il 12%, seguiti da Germania (9%) e Francia (8%). Il restante 13% è distribuito tra altri mercati europei e internazionali. Tuttavia, se si incrocia il dato del volume con quello dell'anticipo, il quadro cambia radicalmente. A prenotare con maggiore anticipo sono, infatti:

  • Regno Unito: 128 giorni;
  • Australia: 116 giorni;
  • Germania: 112 giorni;
  • Paesi Bassi: 108 giorni;
  • Repubblica Ceca: 103 giorni;
  • Italia: 80 giorni.

È chiaro come questi dati non siano semplicemente una curiosità statistica, ma rivelano che l’ospite straniero, pianificando con ben quattro mesi di anticipo, ha quasi sempre aspettative precise, ha già scelto la destinazione in modo consapevole e tende a completare il soggiorno senza cancellazioni dell'ultimo minuto. Ancora una volta, i dati Ruralis confermano questo profilo: le strutture con politica di cancellazione moderata o flessibile e classificate come "entire home", ovvero intera proprietà esclusiva e non stanza privata, sono quelle che performano meglio tra le top 50 più prenotate.

I filtri che convertono: cosa cerca davvero chi prenota


Forse il dato più interessante dal punto di vista tecnologico riguarda i filtri di ricerca più utilizzati per il periodo primaverile. Ruralis ha analizzato il comportamento degli utenti sulle principali piattaforme e il risultato ribalta un luogo comune: per le destinazioni nei borghi, non è la posizione geografica a fare la differenza, ma l'esperienza promessa dall'annuncio.

I tre elementi più cercati, nell'ordine:

  1. Piscina o idromassaggio
  2. Vigneti e attività a contatto con la natura
  3. Vista mare

Sono tutti filtri esperienziali, non logistici. Chi cerca un borgo non digita "vicino a Roma" o "in Toscana": cerca cosa farà durante il soggiorno, non solo dove dormirà. Per un proprietario, questo significa che ottimizzare l'annuncio con le parole chiave e le foto giuste ha un impatto diretto sulla visibilità algoritmica sulle piattaforme di prenotazione.

DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging
DJI Osmo Pocket 4 alza il livello dell’imaging portatile con nuove tecnologie video e funzionalità avanzate pensate per creator, vlogger e appassionati di contenuti digitali
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Il vantaggio competitivo è una questione di timing (e di dati)


Incrociando tutti i dati — anticipo delle prenotazioni, provenienza internazionale, filtri di ricerca e performance delle strutture — Ruralis traccia una finestra operativa chiara per i proprietari. Le strutture che performano meglio tra le top 50 più prenotate hanno due caratteristiche in comune: politica di cancellazione moderata o flessibile e classificazione come entire home, ovvero proprietà esclusiva.

“Quello che emerge con chiarezza per questa primavera è che i mercati esteri si muovono prima e con una disponibilità di spesa più alta. Di conseguenza, un proprietario che ha l'annuncio aggiornato e il calendario aperto in questo periodo ha un vantaggio competitivo concreto rispetto a chi aspetta l'estate per prepararsi", spiega Nicolas Verderosa di Ruralis.


Un patrimonio da valorizzare (anche con i dati)


Il quadro che emerge dalla ricerca di Ruralis va oltre la semplice analisi stagionale. In Italia esistono centinaia di migliaia di case nei borghi inutilizzate per gran parte dell'anno. Metterle a reddito attraverso gli affitti brevi significa non solo intercettare una domanda in crescita, ma anche preservare il valore dell'immobile nel tempo. E oggi, chi sa leggere i dati di prenotazione — anticipi, nazionalità, filtri di ricerca — ha uno strumento in più per farlo in modo efficace.


Kaspersky: oltre 1 milione di conti bancari compromessi, cresce il furto di credenziali


In un contesto in cui le minacce informatiche nel settore finanziario si sono progressivamente orientate verso il furto di credenziali e il riutilizzo dei dati, nel corso dell’ultimo anno oltre un milione di conti bancari online sono stati compromessi. Gli autori degli attacchi stanno infatti abbandonando i tradizionali malware bancari per PC, affidandosi sempre più al social engineering e ai mercati del dark web, mentre il malware finanziario per dispositivi mobili continua a diffondersi. Informazioni dettagliate sulle attuali tendenze delle minacce informatiche nel settore finanziario sono disponibili nel nuovo report Kaspersky.

Phishing finanziario


Il phishing finanziario tradizionale non è scomparso. Nel 2025, le pagine che imitano i negozi online hanno dominato il panorama (48,5%, con un aumento del 10,3% rispetto al 2024), seguite dalle banche (26,1%, in calo del 16,5%) e dai sistemi di pagamento (25,5%, in crescita del 6,2%). Il calo del phishing bancario potrebbe indicare che questi servizi stanno diventando più difficili da imitare con successo, spingendo i truffatori verso modalità più semplici per accedere alle finanze private. Gli attaccanti stanno inoltre adattando le proprie campagne alle abitudini digitali regionali: in particolare, in Medio Oriente il phishing finanziario è fortemente concentrato sull’e-commerce (85,8%), segno di una forte dipendenza da esche legate alla vendita online. In Africa, invece, prevale il phishing bancario (53,75%), suggerendo possibili lacune nella sicurezza degli account. L’America Latina presenta una distribuzione più equilibrata, con una maggiore incidenza sia dell’e-commerce (46,3%) sia degli attacchi alle banche (42,25%). In Asia-Pacifico e in Europa, invece, si osserva una distribuzione più uniforme tra tutte e tre le categorie, indice di strategie di attacco diversificate.
Fonte Kaspersky: distribuzione dei casi rilevati di pagine di phishing finanziario per categoria (banche/negozi online/sistemi di pagamento), a livello globale e per regione, 2025

Malware finanziario


Nel 2025 è proseguito il calo degli utenti colpiti da malware finanziari per PC, anche perché sempre più persone utilizzano dispositivi mobili per gestire le proprie finanze. Parallelamente, però, gli attacchi alle app bancarie mobili sono aumentati significativamente: nel 2025 si è registrato un incremento di 1,5 volte rispetto all’anno precedente.
Fonte Kaspersky: andamento del numero di utenti vittime di malware bancario tradizionale per PC, al mese, 2023–2025

Minacce finanziarie e dark web


Accanto al malware finanziario tradizionale, gli infostealer hanno avuto un ruolo sempre più rilevante nel favorire la criminalità finanziaria, sia su PC sia su dispositivi mobili. Questi malware raccolgono credenziali di accesso, cookie, numeri di carte bancarie, frasi seed dei portafogli crittografici e dati di compilazione automatica da browser e applicazioni. Tali informazioni vengono poi utilizzate dagli aggressori per l’appropriazione indebita di account o per frodi bancarie dirette. I dati Kaspersky evidenziano un forte aumento dei rilevamenti di infostealer: sui PC, a livello globale, si è registrata una crescita del 59% tra il 2024 e il 2025 (in Europa la crescita è stata del 48%), alimentando così gli attacchi basati sulle credenziali.

Apple WWDC 2026 torna la settimana dell’8 giugno: cosa aspettarsi
La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno. L’evento dedicato agli sviluppatori porterà novità su iOS, macOS, AI e sull’intero ecosistema Apple
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Secondo Kaspersky Digital Footprint Intelligence (DFI), nel 2025 oltre un milione di conti bancari online, appartenenti alle 100 banche mondiali più grandi, sono stati compromessi tramite infostealer, con credenziali condivise liberamente sul dark web. I Paesi con il numero mediano più elevato di conti compromessi per banca sono India, Spagna e Brasile. Inoltre, il 74% delle carte di pagamento compromesse da infostealer e pubblicate sul dark web, identificate dal team DFI nel 2025, risultava ancora valido a marzo 2026. Ciò significa che gli attaccanti possono continuare a utilizzare carte rubate anche mesi o anni dopo il furto.
Fonte Kaspersky: il numero mediano di conti compromessi per banca nei primi 10 paesi
Il dark web è diventato un punto nevralgico per la criminalità informatica in ambito finanziario. Le credenziali rubate e le carte bancarie raccolte dagli infostealer vengono aggregate, riorganizzate e vendute su queste piattaforme, mentre i kit di phishing vengono offerti come servizi pronti all’uso. Si crea così un ecosistema autosufficiente, in cui il furto di dati e le frodi si alimentano a vicenda, rendendo gli attacchi scalabili e accessibili anche a truffatori poco esperti”, ha commentato Polina Tretyak, Kaspersky Digital Footprint Intelligence Analyst.


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Arriva AerynOS 2026.05 con il kernel Linux 7.0, tre opzioni di kernel e un restyling visivo


AerynOS 2026.05: kernel Linux 7.0, tre opzioni di kernel, desktop aggiornati e nuovo look per la distribuzione ex Serpent OS. Ideale per chi cerca flessibilità e innovazione nel mondo Linux.
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AerynOS, la distribuzione Linux indipendente nata dalle ceneri di Serpent OS, ha rilasciato da poco la versione 2026.05. Questo aggiornamento introduce novità tecniche significative e un restyling visivo, confermando il progetto come una delle realtà più dinamiche nel panorama delle distribuzioni indipendenti. Il sistema, ancora in fase alpha, non è consigliato per ambienti di produzione, ma è una scelta interessante per chi cerca un’alternativa moderna e flessibile alle soluzioni più consolidate.

Il cuore della release è il passaggio al kernel Linux 7.0.2, che porta con sé miglioramenti in termini di prestazioni e supporto hardware. La vera novità, però, è la possibilità di scegliere tra tre varianti del kernel: linux-lts (basato su Linux 6.18 per chi preferisce stabilità), linux-stable (allineato alle release stabili upstream) e linux-gaming, che include patch specifiche per dispositivi portatili e ottimizzazioni per il gaming.

Desktop e ambiente utente: flessibilità e aggiornamenti


GNOME 50.1 rimane il desktop predefinito, ma c’è anche KDE Plasma 6.6.4 (con Frameworks 6.25 e Gear 26.04) e COSMIC 1.0.11. L’installer, poi, suggerisce ora KDE Plasma come opzione consigliata, un segnale che la distribuzione vuole offrire flessibilità senza sacrificare l’esperienza utente.

Anche Moss, il gestore di pacchetti, riceve miglioramenti: ricerca per provider, risultati raggruppati in modo più logico e un’interfaccia più chiara. La rimozione degli stati, poi, è ora più veloce e trasparente, con una barra di progresso che mostra lo stato dell’operazione.

Un nuovo look per una distribuzione in evoluzione


Il restyling non è da meno: nuovo logo a triquetra (verde per la natura, arancione per Rust) e sfondi inediti scelti dalla community. Ma sotto il cofano, AerynOS 2026.05 non scherza: aggiornamenti a Mesa 26.0.6, PipeWire 1.6.4, Wine 11.7, Firefox 150.0.1 e Thunderbird 150.0, oltre a Python 3.14.4, Rust 1.95.0 e Docker 29.4.1.

L’ISO è già disponibile per il download sul sito ufficiale, ma ricordate: siamo ancora in fase alpha, quindi è meglio usarla per test e non in produzione.

SOURCE:// aerynos.com
SOURCE:// 9to5linux.com
SOURCE:// linuxiac.com
SOURCE:// matricedigitale.it

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oggi, 5 maggio, a roma, palazzo esposizioni: “tecniche miste su schermo”

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#avanguardia #BrunoDiMarino #cinema #cinemaDiRicerca #film #filmSperimentale #filmSperimentali #MarioSchifano #PalazzoDelleEsposizioni #PalazzoEsposizioni #Schifano

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Tra crepe dell’anima e sogni di rinascita: la recensione di “Quaderni di versi”

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copertina del libro Quaderni di versi

Titolo: Quaderni di versi

Autore: Alessandro Regazzoni

Disegnatrice: Alessia Regazzoni

Genere: Saggio

data di pubblicazione: 19.04.2019

Descrizione

Il gioco di memoria e china che comincia qui è un po’ come la cordicella legata al polso del bambino che sogna e che gioca con il suo aquilone, sballottato dai venti a mezz’aria, ma unito a lui. Per sempre. Il filo dolceamaro che mi ha guidato nella stesura di queste pagine, so bene che è una moneta difficilmente spendibile, oggi. In questo tempo, dove tutto è – o forse vogliono farci credere che sia – velocità, tecnologia, pensieri preconfezionati, faccio trovare a chi si incammina con me una serie di immagini e parole a mano libera. Pietre miliari improvvisate, lungo la via pigra e soleggiata, che taglia da un capo all’ altro la Valle di Ledro. Qui si naviga a vista, non ci sono né bussola né istruzioni per l’uso ad indicare la rotta e la metà. Si prende il largo, noi naufraghi dell’ inchiostro e ci si lascia condurre, accompagnati da un vago sentore di aghi di pino e di ciclamini. Ci si lascia guidare in una trama sottile di viottoli silenziosi e stretti, dove mi sono mosso prima per mano a mamma e papà, poi sbarbato avventuriero adolescente, quindi marito e padre. Come suona strana questa parola quando è di te che si sta parlando!
Ed è proprio dal sommarsi dei cambi di prospettiva delle varie fasi della vita, che è nata la voglia di rendere omaggio a questa terra e ai suoi paesaggi dai contorni un po’ impressionisti e un po’ retrò. Guardando Alessia prima, e Andrea poi, muovere i loro primi passi nel mondo, e in questa meravigliosa parte di esso, ho finito con il cedere alla tentazione di prenderli ancora una volta per mano e accompagnarli a bagnarsi i piedi nell’ acqua fredda e limpida del lago.
Raccontando loro una storia antica e nuova, che altro non è se non la loro storia, cominciata molto tempo prima che loro ne fossero parte.”

Quaderni di versi: poesia e disegno tra dolore e rinascita


“Quaderni di versi” di Alessandro e Alessia Regazzoni è un’opera che unisce poesia e illustrazione in un racconto intenso e personale.

Non si tratta solo di una raccolta di testi, ma di un percorso emotivo in cui il dolore viene trasformato in consapevolezza e apertura verso l’altro.


Un progetto artistico a due voci


Il libro nasce dall’incontro tra parola e immagine.

Alessandro costruisce una narrazione intima e diretta, mentre Alessia accompagna ogni sezione con disegni essenziali e delicati. Il risultato è un dialogo continuo tra scrittura e segno.

Ogni elemento contribuisce a rafforzare il senso complessivo dell’opera.


Una scrittura chiara e immediata


Le poesie si distinguono per uno stile pulito e accessibile.

I versi evitano eccessi e cercano l’essenziale, mantenendo però una forte intensità emotiva. Questo rende la lettura scorrevole anche per chi non ha familiarità con la poesia contemporanea.

La semplicità diventa così uno strumento di profondità.


Il tema centrale: amore e trasformazione


Il filo conduttore dell’opera emerge progressivamente.

Anche quando i ricordi appaiono frammentati, è l’amore a dare coerenza al racconto. Non come idea astratta, ma come forza concreta che attraversa il dolore.

Da qui prende forma un percorso di cambiamento autentico.


Il valore simbolico delle immagini


I disegni non hanno una funzione decorativa, ma narrativa.

Un esempio significativo è la chiesa attraversata da una crepa. L’immagine rappresenta una frattura interiore, qualcosa di profondo e difficile da esprimere solo a parole.

In questo modo, testo e immagine si completano.


Un libro che invita all’ascolto


“Quaderni di versi” propone una lettura lenta, attenta.

Non cerca effetti immediati, ma costruisce un rapporto graduale con il lettore. Ogni pagina aggiunge un frammento a un percorso più ampio.

È un invito a fermarsi e ad ascoltare.


Perché leggerlo


Il libro è indicato per chi cerca:

  • una poesia contemporanea accessibile
  • un’opera che unisce testo e immagine
  • una lettura legata alla crescita personale
  • un’esperienza emotiva autentica

Una presenza che resta


Al termine della lettura, ciò che rimane non è solo il contenuto, ma la sensazione complessiva.

“Quaderni di versi” lascia una traccia discreta ma persistente, costruita attraverso un equilibrio efficace tra parola e disegno.

Note sugli autori


Alessandro e Alessia Regazzoni intrecciano le loro doti artistiche per dare voce a una storia di resilienza. Alessandro cura la parte testuale con un registro che spazia dal quotidiano all’aulico, mentre Alessia traduce le emozioni in immagini di rara precisione e bellezza.

(Titolo Paragrafo – Formato H3)

Dove acquistare il libro


Puoi trovare “Quaderni di versi” nei principali store online e nelle librerie:

amazon.it/quaderni-di_versi-Al…

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Beata viscera


Un concerto di musiche coeve al periodo di Beatrice I d'Este, lavoro di ricerca e proposta inedita - per celebrare l’ottocentenario della morte della Beata (1226-2026) - di SolEnsemble, gruppo canoro femminile specializzato in musiche e canti antichi. Matteo Zenatti canterà una canso trobadorica che ricorda l'altezza e la bellezza di Beatrice ad opera di Aimeric de Peguilhan, e accompagnerà l'ensemble negli altri brani con l'arpa salterio. L’esperienza di ascolto viene proposta […]
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Un concerto di musiche coeve al periodo di Beatrice I d’Este, lavoro di ricerca e proposta inedita – per celebrare l’ottocentenario della morte della Beata (1226-2026) – di SolEnsemble, gruppo canoro femminile specializzato in musiche e canti antichi.

Matteo Zenatti canterà una canso trobadorica che ricorda l’altezza e la bellezza di Beatrice ad opera di Aimeric de Peguilhan, e accompagnerà l’ensemble negli altri brani con l’arpa salterio.

L’esperienza di ascolto viene proposta proprio negli spazi dell’ex monastero del Gemola, ora Villa Beatrice.


Il concerto è ad accesso gratuito ad offerta libera.

Il pubblico ammesso è limitato, pertanto è consigliata la prenotazione a: info@proloco.it

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Un concerto di musiche coeve al periodo di Beatrice I d'Este, lavoro di ricerca e proposta inedita - per celebrare l’ottocentenario della morte della Beata (1226-2026) - di SolEnsemble, gruppo canoro femminile specializzato in musiche e canti antichi. Matteo Zenatti canterà una canso trobadorica che ricorda l'altezza e la bellezza di Beatrice ad opera di Aimeric de Peguilhan, e accompagnerà l'ensemble negli altri brani con l'arpa salterio. L’esperienza di ascolto viene proposta […]

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O tempo giocundissimo


Poesia e musica per la Confraternita dei Battuti Intorno al 1495, l’umanista pordenonese Pietro Edo (noto anche come Pietro Capretto o del Zocul) per primo raccolse, trascrisse e rielaborò i canti della Confraternita dei Battuti di Pordenone in due manoscritti, oggi conservati a Parigi e a Udine. Il laudario di Edo restituisce innanzitutto i vivaci tratti della religiosità popolare dei laici, ma permette anche di entrare nella dimensione delle pratiche rituali e delle relazioni […]
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Poesia e musica per la Confraternita dei Battuti

Intorno al 1495, l’umanista pordenonese Pietro Edo (noto anche come Pietro Capretto o del Zocul) per primo raccolse, trascrisse e rielaborò i canti della Confraternita dei Battuti di Pordenone in due manoscritti, oggi conservati a Parigi e a Udine.

Il laudario di Edo restituisce innanzitutto i vivaci tratti della religiosità popolare dei laici, ma permette anche di entrare nella dimensione delle pratiche rituali e delle relazioni sociali della confraternita, restituendo uno spaccato della vita urbana friulana sul finire del Medioevo.


Concerto dell’ensemble Dramsam, preceduto da una prolusione di Francesco Zimei, Università di Trento.

Dramsam Ensemble

Alessandra Cossi voce
Elisabetta De Mircovich – voce, vielle
Claudio Zinutti – voce
Matteo Zenatti – voce, arpa
Marco Ferrari – flauti, zampogna
Andrea Angeloni – trombone
Fabio Accurso – liuto, flauto, direzione


Il concerto si situa all’interno del convegno

Lingua, letteratura e musica tra Veneto e Friuli all’epoca di Pietro Edo (1426-1504) – Convegno di studi, Pordenone, Palazzo Mantica, 7-9 maggio 2026

(clicca per maggiori info)

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Poesia e musica per la Confraternita dei Battuti Intorno al 1495, l’umanista pordenonese Pietro Edo (noto anche come Pietro Capretto o del Zocul) per primo raccolse, trascrisse e rielaborò i canti della Confraternita dei Battuti di Pordenone in due manoscritti, oggi conservati a Parigi e a Udine. Il laudario di Edo restituisce innanzitutto i vivaci tratti della religiosità popolare dei laici, ma permette anche di entrare nella dimensione delle pratiche rituali e delle relazioni […]

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12 mai, paris, ircam: les poèmes machines de brion gysin. écoute

gysin's texts in voice at ircam

Les poèmes machines de Brion Gysin. Écoute.


Tuesday, 12 Mai 12, h19 | Ircam,
salle Stravinsky, 2
1, place Igor-Stravinsky
#BrionGysin #CaitlinWoolsey #CentrePompidouPierreThévenin #IRCAM #JamesHorton #LeDernierMusée #MichaëlBatalla #OanaAvasilichioaei #OlivierWeil #PierreThévenin #poèmesMachines #RamuntchoMatta #salleStravinsky

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diretta alla Stanza della Musica


Mercoledì 6 maggio, alle 20,30, sarò in diretta alla Stanza della Musica di RadioTreRai, con l'ensemble LaReverdie, a ripercorrere la carriera del gruppo e le nuove proposte discografiche e di concerto. Suoneremo un sacco di musica! Il link per accedere alla diretta è https://www.raiplaysound.it/radio3
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Mercoledì 6 maggio, alle 20,30, sarò in diretta alla Stanza della Musica di RadioTreRai, con l’ensemble LaReverdie, a ripercorrere la carriera del gruppo e le nuove proposte discografiche e di concerto.

Suoneremo un sacco di musica!


Il link per accedere alla diretta è raiplaysound.it/radio3

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oggi 5 maggio, a roma: “veguastampa fabbrica occupata (1969–1972)”, incontro all’aamod sul libro di berardino nisii


InSalaZa 2026

INCONTRI IN BIBLIOTECA

Martedì 5 maggio – Ore 17:30

Presentazione del libro

Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972).

Memorie e testimonianze di Berardino Nisii

(Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026)

Intervengono:

Berardino Nisii

autore del libro ed ex operaio della Veguastampa

Riccardo Catini

ex operaio della Veguastampa e componente del Comitato di agitazione

Alexander Höbel

storico e ricercatore

Gino Melis

ex operaio della Veguastampa e componente del Comitato di agitazione

Giulia Zitelli Conti

docente di Storia Orale Università Roma Tre

Paola Scarnati

fondatrice dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

introduce e modera Roberta Tucci – antropologa

AAMOD – Sala Zavattini

Via Ostiense 106 – Roma

Ingresso libero

Si terrà martedì 5 maggio 2026 alle ore 17:30, presso la Sala Zavattini dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), la presentazione del volume Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972). Memorie e testimonianze di Berardino Nisii (Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026). L’iniziativa si inserisce nell’ambito del ciclo “InSalaZa”, promosso dall’AAMOD in collaborazione con la Biblioteca di cinema e storia Ėsfir’ Šub.

Il libro ripercorre, attraverso una ricca e articolata documentazione archivistica, la vicenda dell’occupazione della tipografia Veguastampa di Pomezia, portata avanti dalle maestranze contro la dismissione dello stabilimento e in difesa dei diritti sindacali. Un’esperienza di lotta lunga e significativa, durata tre anni, dal novembre 1969 all’inizio del 1972, che rappresenta una pagina importante della storia del movimento operaio italiano.

Autore del volume è Berardino Nisii, protagonista diretto di quella vicenda: entrato giovanissimo in fabbrica, prese parte all’occupazione e nel corso degli anni ha conservato un ampio patrimonio di materiali – volantini, ritagli di giornale, documenti sindacali, comunicati – con l’intento di preservarne la memoria. Il libro restituisce così non solo la cronaca degli eventi, ma anche il clima umano e politico di quei mesi, segnati da momenti di grande intensità dentro e fuori la fabbrica, e dalla solidarietà diffusa che sostenne la lotta degli operai.

L’opera si inserisce nel filone della storiografia dal basso, dando voce a protagonisti spesso rimasti ai margini delle narrazioni ufficiali. Attraverso uno stile chiaro e attento alle fonti, Nisii intreccia dimensione individuale e collettiva, offrendo uno sguardo partecipe e documentato su un’esperienza capace di illuminare processi storici più ampi.

L’incontro sarà introdotto e moderato dall’antropologa Roberta Tucci e vedrà la partecipazione dell’autore Berardino Nisii, ex operaio della Veguastampa, insieme a Riccardo Catini e Gino Melis, anch’essi ex operai dello stabilimento e compo
nenti del Comitato di agitazione durante gli anni dell’occupazione. Interverranno inoltre Alexander Höbel, storico e ricercatore, Giulia Zitelli Conti, docente di Storia Orale all’Università Roma Tre, e Paola Scarnati, fondatrice dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Nel corso della presentazione saranno proiettati documenti filmici relativi all’occupazione della Veguastampa, conservati presso l’Archivio dell’AAMOD, offrendo una preziosa testimonianza visiva di quella esperienza di lotta e partecipazione collettiva.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti

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ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO ETS

+39 06 57305447 – eventi

Sito web: aamod.it

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L’attacco alla Global Sumud Flotilla e il genocidio a Gaza. Sono urgenti atti concreti


Comunicato ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) Giuristi democratici, Comma2, lavoro è dignità
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Le Associazioni ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) Giuristi democratici, Comma2, lavoro è dignità – denunciano l’ennesimo gravissimo atto di violazione del diritto internazionale perpetrato dal governo di Israele.
Questa volta ha riguardato un vero e proprio atto di pirateria marittima ai danni di 23 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla le quali si stavano dirigendo verso la Striscia di Gaza per portare alla popolazione gazawa quegli aiuti umanitari da quasi tre anni completamente negati dallo Stato israeliano. Imbarcazioni distrutte o lasciate alla deriva ed equipaggi sequestrati su una nave da guerra israeliana e sbarcati dopo 40 ore sulle coste greche.
Le attiviste e gli attivisti umanitarie sequestrate/i hanno raccontato di essere state/i sottoposte/i a trattamenti inumani e degradanti: private di fatto per 40 ore di cibo e acqua, costrette a giacere sul pavimento della nave, alcune/i vittime di violenza fisica.

Non tutti, peraltro, sono stati liberati: due membri degli equipaggi – Thiago Ávila (cittadino brasiliano) e Saif Abukeshek (cittadino palestinese e spagnolo) – sono stati portati in Israele, accusati, da quanto emerge dagli organi di stampa, il primo di “attività illegali” il secondo di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”. Rischiano entrambi pene severe ma, ancor prima, una ingiusta e temporalmente imprevedibile detenzione nelle carceri israeliane, nelle quali è acclarato da molteplici fonti l’uso sistematico della tortura e di trattamenti inumani e degradanti, entrambi vietati dal diritto internazionale.
Il team legale che assiste la GSF ha già presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, per accertamento reato di sequestro, e davanti alla Corte europea dei diritti umani per la detenzione incomunicando dei due attivisti da parte delle autorità israeliane. La missione della Global Sumud Flotilla è senza tema di smentita un’operazione totalmente pacifica, con cui attiviste e attivisti (cioè persone che agiscono) di molti Paesi del mondo stanno cercando di spezzare l’indifferenza al genocidio in atto da parte di Israele nei confronti dell’intera popolazione palestinese, nei territori occupati da decenni e di realizzazione di un sistema di apartheid, e di realizzazione di un sistema di apartheid, entrambi vietati inderogabilmente dal diritto internazionale.
Eppure, assente o timida è la reazione dei governi occidentali, nessuno dei quali sta attuando vere e proprie drastiche misure di contrasto alle plurime violazioni del diritto internazionale dello Stato di Israele. Nessuna effettiva reazione nemmeno dopo il sequestro in acque internazionali di 175 persone degli equipaggi, alcune da imbarcazioni battenti bandiera italiana. Al netto di reati e violazioni del diritto internazionale che potranno essere accertati dalle Corti internazionali e nazionali, ricordiamo che ogni Stato, compresa l’Italia, è tenuto a garantire tutela alle attiviste e agli attivisti umanitari.

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali
e i diritti umani universalmente riconosciuti, approvata con Risoluzione n. 53/144 dell’8 marzo 1999, già nel Preambolo afferma il ruolo fondamentale dell’attivismo umanitario «Riconoscendo l’importante ruolo della cooperazione internazionale e l’apprezzabile lavoro di individui, gruppi e associazioni nel contribuire all’effettiva eliminazione di tutte le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei popoli e degli individui, incluse le violazioni massicce, flagranti e sistematiche come quelle risultanti dall’apartheid, da tutte le forme di discriminazione razziale, dal colonialismo, dal dominio o dall’occupazione straniera; dall’aggressione o dalle minacce alla sovranità nazionale, all’unità nazionale o all’integrità territoriale, e dal rifiuto di riconoscere il diritto di autodeterminazione dei popoli ed il diritto di ogni popolo di esercitare la piena sovranità sulle proprie ricchezze e risorse naturali».

Dopo avere declinato i diritti riconoscibili all’attivismo umanitario, l’art. 12 stabilisce che «1. Tutti hanno diritto, individualmente ed in associazione con altri, di partecipare ad attività pacifiche contro le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali. 2. Lo Stato deve prendere tutte le misure necessarie per assicurare la protezione, da parte delle autorità competenti, di chiunque, individualmente ed in associazione con altri, contro violenze, minacce, ritorsioni, discriminazione vessatorie di fatto o di diritto, pressioni o altre azioni arbitrarie conseguenti al legittimo esercizio dei diritti di cui alla presente Dichiarazione.». Obblighi che sono manifesti nel dover tutelare tutte e tutti coloro che, equipaggi della Global Sumud Flotilla, sono stati vittime di pirateria e violenza da parte dello Stato israeliano. Non basta la condanna generica, servono comportamenti attivi anche dello Stato italiano.

Quanto accaduto in queste ore, tuttavia, non può farci dimenticare la colpevole inattività e sostanziale indifferenza dello Stato italiano nei confronti della questione palestinese e nello specifico della popolazione di Gaza. Comportamento che si traduce non solo nella mancata interruzione delle relazioni commerciali e diplomatiche, ma anche nella negazione del diritto delle persone gazawe di entrare in Italia per sottrarsi al genocidio a tutt’oggi in corso nella Striscia. Donne, uomini, bambini ai quali il Governo italiano nega il rilascio dei visti, umanitari o per famiglia o per studio, asserendo che non ne hanno diritto perché la legge non lo prevederebbe e potrebbero entrare solo con i corridoi umanitari. Profili entrambi infondati, perché l’art. 10, co. 3 della Costituzione riconosce il diritto d’ingresso a chiunque nel Paese di appartenenza sia negato l’effettivo esercizio delle libertà fondamentali garantite dalla stessa Carta, sia perché nessun corridoio umanitario è stato attivato da Gaza (ferma restando l’arbitrarietà che i corridoi umanitari recano intrinsecamente).
Comportamento che, non possiamo sottacere, è stato assunto negli ultimi mesi anche dal Tribunale di Roma che, dopo avere riconosciuto per alcuni mesi il diritto di ingresso di persone di Gaza per sottrarsi al genocidio (ordini giudiziali comunque mai rispettati dal governo italiano), ha poi improvvisamente mutato orientamento e oggi quasi unanimemente rifiuta il riconoscimento dei visti in sede giudiziaria, rafforzando di fatto la posizione governativa.

Ricordiamo che il crimine internazionale di genocidio – di cui alla Convenzione ONU per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948, ratificata con legge n. 153/1952 -, obbliga gli Stati membri a prevenirlo, non solo punirlo, e pertanto anche l’Italia è tenuta al cogente e inderogabile rispetto di esso.

Le sottoscritte Associazioni CHIEDONO allo Stato italiano di:

  • attivare immediatamente ogni strumento, diplomatico e giudiziario, per garantire tutela ai due attivisti umanitari, Thiago Ávila e Saif Abukeshek, membri degli equipaggi della Global Sumud Flotilla illegittimamente arrestati in acque internazionali,
  • chiedere la liberazione immediata di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, • garantire la sicurezza delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla che, scampate alla pirateria attuata dallo Stato di Israele il 29 aprile 2026, stanno viaggiando verso la Striscia di Gaza, consentendo loro il completamento della missione umanitaria intrapresa,
  • interrompere ogni rapporto commerciale o di collaborazione, di qualsiasi natura, con lo Stato di Israele,
  • facilitare e non impedire l’uscita delle persone palestinesi dalla Striscia di Gaza qualora ne facciano richiesta, rispettando l’obbligo previsto dall’art. 10, co. 3 della Costituzione italiana.

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
Giuristi Democratici
Comma 2 – Lavoro è dignità
4 maggio 2026

comunicato finale Flotilla – Gaza 4 maggio 2026 (1)Download

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Le funzioni sociali di una lingua e l’alienazione del proprio idioma


di Antonio Zoppetti

Voglio ripartire dall’incipit del libro Meglio l’italiano o l’itanglese? Linee guida sull’uso di anglicismi nella comunicazione trasparente (Mind, 2024):

La lingua è potere. Attraverso l’uso del linguaggio e la selezione delle parole è possibile controllare il destinatario, intimorirlo, porlo in uno stato di inferiorità psicologica e trasformare chi non è d’accordo in qualcuno che non ha capito.

In un proverbiale passo dei Promessi sposi, per esempio, Don Abbondio ricorreva appositamente al latinorum per occultare gli impedimenti al matrimonio, invece di spiegarli e di chiarirli come Renzo domandava. Per esercitare questo potere e questa forma di controllo, il parroco sfruttava la sua posizione superiore, per cultura e anche per il suo ruolo sociale di sacerdote, ostentando una lingua più elevata e solenne di quella di un semplice filatore di seta poco istruito. Il comunicatore che si pone in questa prospettiva “verticale” – in cui il mittente e il destinatario non sono sullo stesso piano e non ricorrono alla medesima lingua – gioca sporco, perché ha accesso a entrambi i sistemi di comunicazione, mentre il suo interlocutore è imprigionato nella sua lingua “bassa”; quando i due sistemi sono mescolati quest’ultimo non è in grado di intendere a pieno le cose: al massimo riesce a intuirle, ma non è capace di replicare. E per uscire da questa trappola Renzo non può far altro che rifiutare in blocco la lingua “alta” e incomprensibile: “Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”.

Non tutti, però, hanno la forza di ribellarsi, davanti a simili meccanismi. Molto più spesso il destinatario è docile, si arrende alla propria “ignoranza”, si convince della propria incapacità e subalternità davanti al ruolo sociale – e alla lingua – di chi ricopre una posizione dominante. E il comunicatore che è allo stesso tempo il detentore del potere lo può controllare e manipolare.

L’esercizio del potere attraverso la lingua può avvenire con il ricorso ai registri più alti o ai paroloni difficili, attraverso l’esibizione dei gerghi settoriali che arrivano solo agli specialisti, oppure attraverso una selezione manipolatoria delle parole che non tutti sono in grado di cogliere in modo consapevole. La manipolazione delle parole è essenziale per costruire la realtà in modo funzionale alle proprie visioni e ai giochi di potere che si sposano, invece che rappresentarla. E così l’invasione russa dell’Ucraina che viola il diritto internazionale (con un aggressore e un aggredito) nel caso dell’invasione del Libano da parte di Israele si trasforma in uno sconfinamento o in una serie di blitz, come si sente spesso nei telegiornali. Oppure, passando a esempi più futili, le fastidiosissime interruzioni pubblicitarie si trasformano in un più suadente e ipocrita “consigli per gli acquisti”.

Se la lingua del potere si stacca dall’italiano

Le cose si complicano quando chi esercita il potere della lingua lo fa abbandonando l’italiano e ricorrendo a un altro sistema linguistico considerato più prestigioso del proprio idioma, come appunto il latino di Don Abbondio o l’inglesorum dei giorni nostri. In questo caso è la funzione sociale dell’italiano a essere messa in discussione.

La grande differenza tra il latino e l’inglese veicolari è che il primo non era la lingua madre di nessuno, era una lingua franca un po’ astratta e artificiale che si acquisiva con lo studio e poneva tutti gli interlocutori sullo stesso livello. Il globish, al contrario, è la lingua naturale dei popoli dominanti che mediamente non studiano altre lingue e vogliono rendere la propria qualcosa di universale. E gli interessi di potere – economici, culturali, politici – che si celano sotto questo disegno sono enormi.

Quando la lingua naturale di una parte del mondo diventa una lingua “franca” impiegata per la comunicazione internazionale, inevitabilmente il suo prestigio e il suo potere acquisiscono una nuova funzione sociale, e il rischio è quello dell’alienazione linguistica che si ripercuote sul piano interno di ogni idioma.
Ciò avviene quando le classi dirigenti dei Paesi non anglofoni finiscono per sottomettersi e sposare la supremazia dell’inglese anche sul piano interno (agendo da collaborazionisti). Se le pressioni esterne dell’inglese planetario che si espande attraverso la lingua delle multinazionali, delle merci, delle interfacce informatiche, delle categorie culturali d’oltreoceano… vengono sposate e fatte proprie anche dalla classe dirigente di un Paese che preferisce l’inglese e l’inglesorum all’italiano, queste spinte si sommano e ci portano tutte nella stessa direzione travolgendo il nostro idioma. E va a finire che un sistema linguistico alieno viene salutato come qualcosa che invece ci appartiene – anche se non è affatto così – perché lo si vuole imporre a tutti.

Il punto critico si raggiunge proprio quando la lingua veicolare – l’inglese – finisce per interferire con le lingue locali riversandosi, mescolandosi e sovrapponendosi a queste. E nel caso dell’italiano questo punto di non ritorno è stato superato da un pezzo. La supremazia dell’inglese porta a due conseguenze pericolosissime: l’abbandono dell’italiano come lingua di cultura, dell’università o della ricerca in favore dell’angloamericano (langlificazione) e allo stesso tempo il ricorso a un lessico e a una terminologia che vengono importati e ripetuti direttamente in inglese, invece di tradurre, adattare o inventare nuove parole italiane, quando ci mancano (il che ci conduce a un sistema ibrido chiamato itanglese). Queste sono le due facce della stessa medaglia.

L’alienazione linguistica

Quando l’egemonia culturale dell’angloamericano, e la sua supremazia, viene riconosciuta e perseguita dai ceti sociali alti o dalle istituzioni – che si comportano come suprematisti dell’inglese – si determina una sorta di alienazione linguistica, un fenomeno che caratterizza il nostro Paese da ben prima della sua unità politica.

Come ho provato a ricostruire in K e spada. La controversa storia dell’italiano (goWare 2026), siamo un Paese in cui da sempre regna la diglossia, cioè la presenza di due (ma spesso anche più) sistemi linguistici che non godono dello stesso prestigio.

Nel Medioevo tutti parlavano solo nei propri volgari locali, ma a nessuno sarebbe mai venuto in mente di metterli per iscritto, perché la lingua della scrittura e della cultura era il latino che possedeva la sua precisa grammatica. Quando finalmente è nata una letteratura in volgare, e nello Stivale le opere di Dante, Boccaccio e Petrarca hanno raggiunto il prestigio che prima di loro spettava solo ai poeti latini, i primi umanisti hanno cominciato a mettere in discussione questo prestigio, e nuovamente, chi voleva essere elegante e internazionale ha ricominciato a scrivere in latino, mentre il volgare veniva disprezzato e dismesso. Successivamente il volgare è stato recuperato dall’egemonia culturale del secondo umanesimo, per esempio da Lorenzo il Magnifico che con il suo “quant’è bella giovinezza” ritornava a promuovere il suo fiorentino, che rilanciava come lingua alta per promuovere la magnificenza di Firenze, il suo potere e la sua politica illuminata.

Il modello tosco-forentino in seguito è stato diventato il canone dell’italiano, che ha avuto la meglio sugli altri volgari regrediti a dialetti, lingue inferiori da purgare ed emendare nella scrittura. E l’orgogliosa alienazione del proprio idioma naturale per inseguire la lingua “pura” e perfetta dei toscani ha contraddistinto autori come il veneto Bembo che rinunciava alla propria lingua madre per perorare il prestigio della lingua superiore delle tre corone fiorentine che faceva diventare “grammatica”, o il milanese Manzoni che sceglieva di sciacquare i cenci in Arno per ripulire e correggere la sua milanesità.

Intanto, fuori dalla letteratura, le masse si esprimevano quasi solo nel proprio dialetto e l’italiano era una lingua oligarchica e poco accessibile: solo nel Novecento l’italofonia è divenuta un fenomeno sociale naturale. Ma nel frattempo la lingua alta è diventata l’inglese, che però non ha la semplice funzione di comunicare e scambiare informazioni sul piano internazionale, si riversa sul piano interno con una nuova funzione sociale, e viene usato dai ceti alti per costruire un senso di appartenenza a un sistema culturale transnazionale superiore. In questo nuovo contesto, la funzione sociale dell’italiano si riduce a una sorta di dialetto di un mondo elitario che pensa e parla in inglese.

Se la lingua è potere, per sopravvivere dobbiamo ribellarci e contestare lo strapotere dell’anglosfera, mettere in discussione la supremazia dell’angloamericano e recuperare il senso e la funzione sociale dell’italiano e anche di tutte le altre lingue. Il plurilinguismo è una ricchezza e non un ostacolo alla lingua unica delle multinazionali e dei mercati che, invece di riconoscere il valore sociale delle altre culture, hanno tutta la convenienza a creare un pubblico di consumatori globalizzato, omologato e intercambiabile.

Senza una rivoluzione culturale che metta in discussione allo stesso tempo il globish e l’inglesorum, il nostro destino è segnato, e finiremo con l’essere inglobati in un sistema di lingua e potere che non ci appartiene – checché ne dicano i suprematisti dell’inglese – e che ci schiaccerà.

#alienazioneLinguistica #anglificazione #diglossia #globalese #globalizzazione #globalizzazioneLinguistica #globish #itanglese #linguaItaliana


Alienazione linguistica e diglossia lessicale


Di Antonio Zoppetti

Provo a a riprendere e sviluppare qualche riflessione esposta in una lezione intitolata “L’italiano e i libri ieri e oggi: l’inglese tra le righe?” che ho tenuto la scorsa settimana presso l’Università di Heidelberg (Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda) nell’ambito della XXIV Settimana della lingua italiana nel mondo.

La diglossia storica: il toscano e gli altri volgari

Alla fine del Trecento, in una corrispondenza privata con il toscano Francesco di Marco Datini di Prato, il lombardo Giovanni da Pessano si scusava per non essere un “bon scritore” e per non essere “achostumato” alla scrittura colta [Lorenzo Tomasin, “Sulla percezione medievale dello spazio linguistico romanzo”, in Medioevo romanzo, Dalerno editrice, Roma 2015, XXXIX / 2, p. 280].
A quei tempi, il volgare toscano si stava imponendo in tutta la nostra penisola come lingua colta della scrittura, ed era considerato di maggior prestigio rispetto agli altri volgari, soprattutto quelli del nord che erano percepiti come rozzi. In uno scritto di Dante sui volgari (il De vulgari eloquentia), le parlate di genovesi, milanesi e bergamaschi erano addirittura oggetto di scherno, e anche Machiavelli (nel Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, 1524 circa) non poteva accomunare l’idioma di Dante alla lingua di “Milano, Vinegia e Romagna, e tutte le bestemmie di Lombardia.”

Nel Cinquecento, in Italia regnava la diglossia, cioè un bilinguismo squilibrato per cui le masse perlopiù si esprimevano nei propri idiomi locali, ma la lingua “superiore” dei libri era diventata il toscano delle tre corone del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) elevato a modello grammaticale, o al massimo il fiorentino che era comunque abbastanza vicino a quel canone. Questa frattura è stata sancita da Pietro Bembo, il teorico del purismo che considerava il toscano trecentesco la perfezione. I suoi precetti e la sua grammatica si erano imposti come il modello vincente, orientando anche la nascita dell’accademia della Crusca e del suo vocabolario che legittimava solo il lessico e le varianti ortografiche toscane respingendo invece tutte le voci degli altri volgari, considerate indegne e da purgare.

Da quel momento in poi tutti gli altri volgari regredirono allo stato di “dialetti”, varietà “impure” dell’italiano-toscano elevato a lingua perfetta. E nella nostra storica diglossia, questo toscano prendeva il posto ed era destinato a soppiantare l’altra lingua superiore del passato, il latino della cultura e dei libri, che nei secoli successivi avrebbe perso sempre più terreno nella scienza, nella scuola, nelle leggi e in ogni altro ambito.

Il purismo, pur tra le accesissime polemiche, si impose nell’egemonia culturale con una forza schiacciante. Basta ricordare che il massimo poeta del Cinquecento, Ludovico Ariosto, che non era toscano ma emiliano, per adeguarsi a questi principi riscrisse per ben tre volte il suo Orlando furioso per modificare la sua lingua “impura” e intrisa di settentrionalismi: el diventava il (e in lo/la si trasformava in nello/nella), mentre le x erano riscritte con le s, e le forme verbali venivano uniformate (mostrerò invece di mostrarò o trassero invece di tràrro). In questo modo Ariosto fu incluso nel vocabolario, al contrario di Torquato Tasso, che davanti alle stroncature della Crusca, invece di inchinarsi al canone del toscano e “purgarsi” da solo aveva osato difendere la sua lingua della Gerusalemme liberata e dunque fu il grande escluso che non venne inserito tra gli autori del dizionario. Chi non pubblicava in toscano e non seguiva i precetti dei puristi non solo era biasimato, ma addirittura non veniva pubblicato o considerato.

Su questo sfondo, chi non era toscafono di nascita – dunque in grado di mettere in pratica quei precetti in modo quasi naturale e istintivo – faticava enormemente a scrivere in “italiano”. E davanti alla nuova diglossia a base toscana, invece che latina, l’atteggiamento dei letterati oscillava tra il riconoscimento della superiorità del toscano e il rivendicare invece la dignità degli altri volgari.

Il primo atteggiamento è stato quello vincente.

Il toscano era un buon collante in grado di superare le incomprensioni dialettali delle varie regioni, sin dal Quattrocento ammirato e imitato anche a Milano: Ludovico il Moro apprezzava gli scrittori toscani e guardava alla lingua fiorentina come modello. Aleggiava insomma un certo senso di inferiorità delle altre parlate rispetto ai modelli toscani, e alla fine del Quattrocento, Gaspare Visconti, un poeta alla corte degli Sforza, nella premessa ai suoi componimenti si scusava del suo “non molto polito naturale idioma milanese”, ma il chiedere venia per la propria lingua non toscana è un motivo ricorrente che si trova spesso negli scritti di chi voleva ricorrere al toscano senza che fosse la sua lingua naturale.

L’alienazione del proprio idioma in favore di un altro

Per imparare la lingua superiore, successivamente tra gli scrittori prese piede la consuetudine dei soggiorni toscani, e il veneziano Carlo Goldoni, nel Settecento, considerava fortunatissimo chi era nato a Firenze, perché quella lingua gli risultava spontanea, e consigliava per “un Uomo di lettere, trattenersi per qualche tempo a Firenze ad imparar dalle Balie e dalle Fantesche ciò che altrove si mendica dal Bembo, dal Boccaccio o dalla Crusca medesima.”
Emblema di questa prassi, e di questa difficoltà di apprendere la lingua pura, è il celebre “volli, volli, fortissimamente volli” dell’Alfieri, piemontese di nascita ma che decise di “parlare, udire, pensare e sognare in toscano” e si trasferì a Firenze per meglio padroneggiare “quella doviziosissima ed elegante lingua; prima indispensabile base per bene scriverla” (Vita scritta da esso). Allo stesso tempo l’autore lamentava tutta la difficoltà, per chi non era toscano, di padroneggiare quell’idioma (“Lettera a Ranieri de’ Calzabugi”) scrisse le proverbiali parole:

“Da quel giorno in poi (che fu in giugno del 75) volli, e volli sempre, e fortissimamente volli. Ma dovendo io scrivere in pura lingua toscana, di cui era presso che all’abbiccì, fu d’uopo per primo contravveleno astenermi affatto dalla lettura d’ogni qualunque libro francese, per non iscrivere poi in lingua barbarica: un poco di latino, ed il rimanente d’italiano fu dunque la mia sola lettura d’allora in poi; stante che di greco non so, né d’inglese.”

Era la stessa difficoltà e la stessa soluzione che avrebbe intrapreso il milanese Alessandro Manzoni, che nella tormentata revisione dei Promessi Sposi, si accorse che i dizionari non gli bastavano per toscanizzare nel giusto modo la sua lingua, e alla fine abbandonò quella soluzione per sciacquare i panni in Arno. La lingua delle precedenti stesure del suo capolavoro gli risultava troppo artificiale e libresca, proprio perché si basava sui dizionari, e quelli che aveva utilizzato erano soprattutto il monumentale vocabolario milanese-italiano di Cherubini e quello della cosiddetta “Crusca veronese” di Cesari, il massimo rappresentante del purismo Ottocentesco che aveva dato vita a un dizionario di taglio cruscante benché fosse appunto di Verona.
Ma questo non deve stupire, perché a prevalere nel nostro Paese caratterizzato da un’eterna diglossia è stata la compiaciuta alienazione linguistica. In altre parole, a parte gli scrittori toscani che avevano fatto la storia, i massimi difensori dell’italiano basato sul tosco-fiorentino furono spesso i non toscafoni.

Pietro Bembo era veneziano, ma oltre a imporsi come teorico del purismo fu autore di una grammatica che avrebbe fatto scuola; fu uno stretto collaboratore del tipografo-editore Aldo Manuzio, il più grande stampatore del Cinquecento di tutta l’Europa. Benché Venezia impiegasse il proprio volgare orgogliosamente come lingua ufficiale delle leggi e della cancelleria, che si estendeva anche come lingua-tetto in tutta l’area veneta, i libri nati dal sodalizio Manuzio-Bembo si basarono sulla norma del toscano, dunque contribuirono a diffonderlo e in tutto il Paese e a renderlo il canone della scrittura.

E così è prevalsa l’alienazione linguistica e i più intransigenti difensori del toscano erano spesso non toscani, come Bembo, Cesari, Alfieri e soprattutto come Manzoni.

I sostenitori della dignità delle altre lingue italiche, invece, furono sconfitti. Esisteva una letteratura parallela che si esprimeva in altre parlate, e uno dei più noti e agguerriti sostenitori di queste posizioni fu per esempio il milanese Carlo Porta, che contro il classicista Pietro Giordani (storpiato in “Giavan”) scriveva:

“Dunque senza sapere la lingua toscana non ci può essere morale né civiltà? (…) E noi, zoticoni di Milano, li andiamo a mozzar via senza pietà quelle frattaglie tanto preziose, quelli così fatti che sono il gran merito dell’abate Giavano?”

Accanto a simili posizioni c’erano poi gli scrittori “indifferenti” alla questione della lingua, quelli che scrivevano in modo istintivo senza preoccuparsi della forma, e avevano in mente una lingua che doveva farsi intendere, invece che seguire il purismo. Costoro scrivevano spesso trattati pratici, articoli di giornale, romanzi come quelli di Garibaldi… Ma ancora una volta questi componimenti non erano considerati un modello virtuoso.

Dalla diglossia a base toscana a quella a base inglese

La diglossia per cui il toscano era la lingua della scrittura mentre le masse erano dialettofone si è ricomposta soltanto nella seconda metà del Novecento, quando sono spuntate le prime generazioni italofone anche fuori dalle aree toscane e finalmente l’italiano è diventato una lingua unitaria. Parlare e scrivere hanno trovato la loro convergenza in un’osmosi in cui le differenze tra oralità e scrittura si sono sempre più attenuate in un italiano unitario dove erano confluiti anche altri elementi oltre a quelli tosco-fiorentini che costituivano lo zoccolo duro. Negli anni Sessanta Pasoliniaveva notato che questo nuovo italiano unitario era soprattutto tecnologico e arrivava prevalentemente dai centri industriali del nord, più che dal modello toscano letterario.
Se l’italiano standard nell’Ottocento indicava quello che si insegnava a scuola in opposizione alle varietà dialettofone, superata la diglossia lingua-dialetto il nuovo italiano unificato, nel diventare un nuovo standard inevitabilmente si livellava e alcuni vocaboli o costrutti un tempo considerati popolari e non ammessi nella lingua “alta” sono stati invece accettati non solo nel parlato, ma anche nella scrittura dei giornali, dei contesti istituzionali o universitari. Negli anni Ottanta questo italiano di tutti è stato definito dal linguista Gaetano Berruto come “neostandard” e da Francesco Sabatini come “italiano medio”.

Ma proprio quando sembrava che la diglossia fosse superata, ecco che nel nuovo millennio ne è emersa una nuova: la diglossia che fa dell’inglese la lingua superiore. E davanti alla quale l’italiano regredisce su tutti i fronti.

Se la lingua della scienza, sino al Seicento, era esclusivamente il latino, Galileo Galilei ha spezzato questa prassi fondando la prosa scientifica italiana, e costruendo un modello poi seguito da altri scienziati – da Redi a Vallisneri – che è sopravvissuta fino al Novecento, quando Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna hanno diffuso un internazionalismo come neutrino.
Se l’italiano-toscano, nei secoli, ha sottratto al latino sempre più ambiti, come la lingua dell’insegnamento e delle leggi, oggi assistiamo alla sua regressione nei confronti dell’inglese, e sempre più atenei stanno puntando all’inglese come la lingua della formazione, con buona pace del diritto allo studio nella propria lingua madre. Intanto, l’inglese prende piede come lingua dell’Ue, benché non esista alcuna carta che sancisca la legittimità di questa prassi. E mentre l’inglese planetario – definito un po’ spregiativamente anche globalese o globish – si allarga in tutto il mondo, stiamo andando verso una nuova diglossia neomedioevale – come l’ha chiamata il linguista tedesco Jürgen Trabant – per cui l’inglese diviene la lingua della cultura alta, e gli idiomi nazionali rischiano di diventare i dialetti di un mondo che pensa e parla in inglese.

Gli anglicismi che penetrano in ogni idioma locale – e l’italiano è una delle lingue più coinvolte dal fenomeno – sono gli effetti collaterali di questa nuova situazione. Il loro numero è tale che in molti ambiti – si pensi all’informatica, all’economia, alle tecno-scienze, al lavoro… – l’italiano è ormai incapace di esprimere certi domini con le proprie parole. E mentre la lingua dei giornali e anche delle istituzioni si riempie di espressioni inglese, l’italiano regredisce, si ibrida e fondamentalmente viene meno lo storico prestigio basato sui suoni dell’italiano-toscano.
Come ai tempi dello sfaldamento del latino nascevano parole costruite sul sonus del latino – per esempio caballus invece di equus – oggi sul modello dell’inglese nascono pseudoanglicismi come footing, smart working, beauty case o baby gang. E se un tempo i non toscafoni cercavano di “toscaneggiare” e di approssimarsi al modello della lingua superiore, oggi si introducono le espressioni inglesi in modo voluto e compiaciuto: il nuovo modello cerca e riproduce i suoni inglesi, poco importa siano ortodossi o reinventati in modo maccheronico. Questo è il nuovo modello linguistico inseguito dalla nuova egemonia culturale, e questo italiano “newstandard” – o itanglese – è caratterizzato dalla sua “diglossia lessicale”. Nell’ambiente di lavoro, per esempio, non si può più usare l’italiano per esprimere certe cose, perché la lingua di prestigio è l’inglese, dunque bisogna usare questa terminologia “alienante” che il settore richiede e allo stesso tempo impone. E così nel mio settore non è più possibile evitare l’alienazione linguistica e parlare per esempio di revisioni editoriali, perché c’è solo l’editing, e sono costretto a presentarmi ai clienti come editor, altrimenti mi guardano male, sono percepito come un non addetto ai lavori che non sta usando la lingua che identifica il settore da un punto di vista sociolinguistico.

E chi non adegua il suo linguaggio, come aveva fatto Ariosto, viene fatto fuori come è accaduto a Tasso.

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