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[libro] Fondato sulla sabbia


Autrice: Anna Momigliano
Titolo: Fondato sulla sabbia – Un viaggio sul futuro di Israele
Editore: Garzanti
Altro: ISBN 9788811014058; p. 176; I ed. 2025; 18,00 €

Voto: 9/10

Sono venuto a conoscenza di questo libro grazie al podcast Globo di Eugenio Cau del 7 maggio 2025 (podcast riservato agli abbonati de ilpost.it).

Se i miei 21 lettori sono come me, che le informazioni che ho su Israele provengono da servizi giornalistici e scarne indicazioni di qualche libro di storia della scuola superiore, è molto probabile che di Israele non sappiano praticamente nulla.

In nove capitoli Momigliano ci fa un riassunto agile e veloce di quello che è successo da quelle parti dalla fine del 1800 ai giorni nostri, mettendo in luce le numerose peculiarità di Israele, le sue tendenze politiche, culturali e sociologiche, il tutto per consentirci di capire gli ultimi due anni di conflitto israeliano palestinese.

Ne viene fuori un paese estremamente complesso e variegato, con tante anime, con una infinità di contraddizioni e cose decisamente singolari. A titolo di esempio: i matrimoni sono gestiti dalle istituzioni religiose; non esiste il matrimonio civile. Esistono però le unioni civili e sono riservati agli omosessuali. Ne consegue che i matrimoni fra sposi di religioni diverse non sono vietati, ma sono di fatto impossibili, perché ogni religione mette dei paletti insormontabili per questo tipo di unioni. Anche chi non aderisce a una religione canonica (ebraica, cristiana o musulmana) non si sposa, almeno non legalmente, almeno fino a quando rimane in Israele. Per risolvere il problema, infatti, basta andare all’estero, di solito a Cipro. Dal 2006, tornati a casa, i novelli sposi si vedranno automaticamente riconosciuti il matrimonio estero, anche se omosessuale, anche se in una coppia con religioni diverse. Se pensate che in questa situazione gli omosessuali non possano adottare bambini, siete sulla strada sbagliata. Israele è l’unico Stato al mondo che non ha il matrimonio omosessuale, ma dove le coppie omosessuali possono adottare figli. Come si è arrivati a questo strano sistema, ve lo lascio scoprire.

Se Israele è lo stato per gli ebrei, c’è il problema di come considerarsi ebrei. Se pensate che basti dichiararsi tali o seguire qualche pratica religiosa, o, al contrario, per non esserlo più, basti dichiararsi di altra religione o atei, pensate male. Se ogni religione fa di tutto per tenere dentro la sua comunità un (ex) credente (in alcuni paesi musulmani l’apostasia si paga cara, in Italia per non essere più considerati cattolici bisogna darsi alla burocrazia, ma tanto se avete un ripensamento dell’ultimo minuto tutti i sacramenti fatti sono ancora validi), per la religione ebraica ci sono due cose in più: la prima è che spesso l’essere ebrei si accompagna a una serie di pregiudizi e persecuzioni. Quindi Einstein, che non praticava la religione ebraica dall’età di 13 anni, quando è stato ora di perseguitarlo i nazisti non si sono lasciati distrarre da simili inezie. Né Israele si pose il problema della non ebraicità di fatto di Einstein quando lo invitarono a diventare presidente del paese. (Carica che Einstein rifiutò.) Idem per Lise Meitner, convertita al protestantesimo: fu costretta a emigrare in Svezia durante il nazismo. La seconda è che per chiedere la cittadinanza israeliana provenendo da un altro paese basta essere ebrei. Ma non è l’individuo a decidere se è ebreo o una autorità centrale, come nel caso della Chiesa Cattolica. È il Grand Rabbinato di Israele, che ha parametri molto stringenti e tutti suoi, tanto che un neo convertito ebreo di New York potrebbe fare molta fatica ad ottenere la cittadinanza israeliana, solo perché i rabbini di NY hanno parametri più laschi per accettare nuovi credenti.

Se avete sentito che alcuni militari, anche di alto grado, sono molto critici, se non contrari, alla folle guerra contro Gaza voluta da Netanyahu è perché esiste una parte dell’esercito che crede nello stato di diritto e nella democrazia, nel diritto internazionale e soprattutto è estremamente pragmatico. Sa perfettamente che la vendetta senza freni è illegale e, nel lungo periodo, devastante dal punto di vista politico e sociale. Ma sono di solito i militari più anziani a portare questa voce. Le nuove leve, prese dalle frange più estremiste della società israeliana, sono insensibili ai problemi del diritto internazionale e a mantenere uno stato democratico. (Quando scoprirete chi e perché è obbligato a fare la leva militare, come si è arrivati a questo punto vi sarà più chiaro. Sì, anche in questo caso c’entra il gruppo etnico e la religione.)

L’ultimo capitolo è dedicato alla guerra in corso e ai movimenti pacifisti, israeliani e israeliani-palestinesi. E qui, sinceramente, lo stomaco mi si è chiuso. Avrei voluto chiudermi in camera, al buio, e piangere tantissimo. I movimenti pacifisti ci sono, di vari colori e natura, ma oggi hanno un potere mediatico e una presa sulla popolazione molto esiguo. Prevale, almeno in Israele, ma a questo punto è lecito pensarlo anche lato palestinese, la paura, l’umiliazione e la vendetta. Tutti sentimenti umanissimi, ma quando diventano sistemici e finanziati per acquistare armi, la guerra diventa l’unica realtà. Il futuro, almeno nel breve periodo, è alquanto cupo.

Su come si finanzia questa guerra, Momigliano non ne parla. Sarebbe stato utile un decimo capitolo.

Segnalo un paio di refusi.

Buona lettura!

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