Buon compleanno Wikipedia
San Diego, fine 2000. Jimmy Wales e Christine hanno appena avuto una bambina ma in ospedale emerge un problema grave: la neonata ha inalato liquido amniotico contaminato e soffre così di una condizione potenzialmente letale, chiamata "sindrome da aspirazione di meconio". Non ci sono cure efficaci quindi i medici propongono un trattamento sperimentale. Wales nel frattempo apre il computer e cerca in ogni angolo, vuole capire che cosa sta succedendo a sua figlia. Trova storie di sconosciuti, forum, pezzi di scienza scritti da medici per altri medici. “Era come setacciare i detriti di una biblioteca bombardata” dirà Jimmy anni dopo.
In quei giorni Wales ha trentacinque anni, una breve carriera da trader alle spalle, e un progetto in testa di nome "Nupedia" — un'enciclopedia digitale, scritta da esperti, con peer review (un sistema di approvazione dei contenuti). Il problema è il tempo che prendono le review, gli editing incrociati, le stesure collaborative, tanto che nel primo anno, Nupedia pubblica solo ventuno articoli.
La terapia sperimentale funziona, Wales e Christine si fidano dei medici, la bambina si salva. Tre settimane dopo, Wales registra un dominio: Wikipedia.org. Il 15 gennaio 2001 nasce Wikipedia.
All’inizio c’è una regola non scritta che diventa prassi, ed è "aprire tutto a tutti": chiunque può scrivere, chiunque può correggere. Wales, anni dopo, commenterà la cosa con: “Nessuno, incluso me, sapeva se avrebbe funzionato o meno".
Poi arriva l’altra scelta, quella che differenzierà Jimmy da tutti gli altri pionieri del web. In quegli stessi anni Musk, Bezos, Zuck, Page, iniziano a costruire piattaforme che diventeranno un fondamento e quasi un'infrastruttura del web, con la differenza che genereranno anche migliaia di miliardi di dollari. Ma Jimmy no, si dice che Jimmy non arrivi nemmeno a un milione di patrimonio netto, eppure Wikipedia è il settimo sito più visitato al mondo.
“Pensavano che fossi una specie di comunista… perché avevo scelto una no-profit.” dice Wales al The Guardian, la verità è che “mi piace fare le cose più interessanti possibili. Wikipedia è super interessante.”
Wikipedia cresce. Cresce anche il resto: discussioni, litigi, alleanze, ripicche (se metti centinaia di editori nella stessa stanza mica vanno d'accordo!). Wales guarda la sua creatura trasformarsi in una città, un paese, un mondo. Un mondo dove le strade principali sono le voci e i vicoli sono le "talk page", dove si discute della verità ultima, dove le guerre vengono chiamate "edit war".
Nel 2005 il progetto inizia ad incassare dei colpi. Qualcuno scrive una biografia falsa su John Seigenthaler Sr. e collega il suo nome agli assassinii dei Kennedy. Seigenthaler scriverà poi su USA Today: “Wikipedia è un tool di ricerca difettoso e irresponsabile" puntando il dito verso gli editori che per mesi non hanno corretto la biografia, nonostante le sue sollecitazioni.
Il responsabile, Brian Chase, viene identificato. Si scusa, dice che era “uno scherzo andato terribilmente male". Wales, da quel momento, inizia a vedere la linea sottile tra “chiunque può scrivere” e “qualcuno può farsi male”.
Un anno dopo, un’altra storia. Nel 2006 il New Yorker pubblica un profilo (cioè un articolo-racconto su una persona) dedicato a “Essjay”, uno degli editor volontari più noti di Wikipedia. Nel pezzo, Essjay viene presentato come professore universitario con dottorato. Poi si scopre che non è vero: dietro quel nickname c’è Ryan Jordan, 24 anni, senza titoli.
Quando gli chiedono un commento, Wales risponde: “Lo considero uno pseudonimo e, sinceramente, non ho mai avuto problemi con questo.”
Passano mesi. Wales rilegge, ricostruisce, prende posizione. In una rettifica inviata al New Yorker chiarisce che non era accettabile “mentire a un giornalista”, e chiede a Jordan di lasciare gli “incarichi di responsabilità” dentro Wikipedia.
Due crisi in poco tempo. La prima: una voce falsa può colpire qualcuno fuori dallo schermo (era soltanto l'incipit di un fenomeno che successivamente avrebbe infettato internet come un cancro, le fake news). La seconda: dentro la comunità, l’autorevolezza può essere falsificata. Wikipedia non demorde e resta aperta, ma intorno all’apertura si stratificano regole, ruoli e controlli.
Arrivano gli anni in cui Wikipedia diventa invisibile proprio perché è ovunque: i motori di ricerca la assorbono, le app la citano, gli assistenti la riassumono. Poi arriva lei, l’IA generativa. Subentrano mille domande: il traffico diminuirà fino a sparire? Dobbiamo forse implementare l'IA per la scrittura dei testi? E per la review?
Pochi giorni fa Wikipedia ha compiuto venticinque anni. Wales ha detto che non è preoccupato per l'IA, piuttosto per i governi e le regolamentazioni. L'enciclopedia più grande del mondo nel frattempo ha chiuso accordi per l'accesso regolarizzato ai contenuti con Microsoft, Meta, Amazon e startup come Perplexity e la francese Mistral.
Selena Deckelmann, CPTO della Wikimedia Foundation, scrive: “La conoscenza è umana, e la conoscenza ha bisogno di esseri umani.”
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