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Le CPU di NVIDIA, gli annunci AI-generated di Google, la sospensione di Waymo


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon lunedì,
oggi parleremo di come NVIDIA sta conquistando anche il settore delle CPU; vedremo i nuovi annunci sponsorizzati AI-generated di Google; parleremo delle sospensioni dei robotaxi di Waymo a causa delle alluvioni, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 329 - Lunedì 25 maggio
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Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
Durata media: 10 minuti.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

NVIDIA sta per diventare il più grande fornitore di CPU al mondo


Big Tech
NVIDIA potrebbe diventare uno dei principali fornitori di CPU perché Vera, il suo nuovo processore centrale per data center AI, sarà venduto sia da solo sia dentro i rack Rubin con GPU NVIDIA. I primi rack sono già stati consegnati a OpenAI, Anthropic, SpaceX e Oracle. La società stima 20 miliardi di dollari di ricavi nel 2026 solo dalle CPU autonome, su un mercato potenziale da 200 miliardi. Vera usa architettura Arm, ha 88 core e secondo NVIDIA offre più prestazioni ed efficienza dei sistemi x86 di Intel e AMD. Jensen Huang prevede una domanda superiore all’offerta per tutto il ciclo Vera Rubin.
~
Fonte: Wccftech
Alternativa in italiano: non pervenuta

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CPU, non GPU

È normale chiedersi "ma NVIDIA...
[solo per supporter]

Google inserisce annunci pubblicitari AI-generated nei risultati di ricerca


Intelligenza Artificiale
Google sta iniziando a inserire annunci generati con l’AI nei risultati di ricerca e in AI Mode, la modalità conversazionale basata su Gemini. Il test parte negli Stati Uniti e serve a monetizzare la ricerca AI, dove gli utenti ricevono risposte dirette invece di una lista di link come usava prima dell'avvento dell'AI. In "AI Mode" compariranno annunci “sponsored” sotto alcune risposte: offerte con sconti, spiegazioni di prodotti e messaggi costruiti da Gemini usando testi, immagini e materiali marketing dei brand. Per ora non arrivano nell’app Gemini, ma Google valuta di portarli anche lì. Gli inserzionisti potranno dare indicazioni tramite AI Brief, ma non controlleranno completamente testo e immagini finali.
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Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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C'è di più dietro

Meta lo sta facendo già da tempo e lo...
[solo per supporter]

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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Waymo sospende i robotaxi in quattro città del Texas e ad Atlanta


Tecnologia
Waymo ha sospeso temporaneamente i robotaxi in quattro città del Texas e ad Atlanta dopo un problema software nella gestione delle strade allagate. Il caso principale è avvenuto il 20 aprile a San Antonio: un’auto senza passeggeri è entrata in una strada coperta d’acqua, è stata trascinata fuori carreggiata ed è finita in un corso d’acqua. Un episodio simile è stato segnalato ad Atlanta. Waymo ha avviato un richiamo volontario di circa 3.800 veicoli con sistemi di guida automatizzata di quinta e sesta generazione e sta preparando nuove protezioni software.
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Fonte: BBC News
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Spotify lancia uno strumento AI di creazione audiolibri


Intelligenza Artificiale
Spotify lancerà a giugno uno strumento AI per creare audiolibri dentro Spotify for Authors, il servizio usato da autori ed editori per gestire libri e dati di ascolto. La funzione userà la tecnologia vocale di ElevenLabs, partirà in beta solo su invito e inizialmente supporterà solo l’inglese. Gli autori non avranno obblighi di esclusiva: potranno distribuire gli audiolibri anche su altre piattaforme. Spotify aggiungerà anche ricerca in linguaggio naturale e playlist di audiolibri generate da prompt. La spinta arriva mentre il catalogo ha raggiunto 700 mila titoli, Audiobook+ ha superato un milione di abbonamenti e il ricavo annuale ricorrente degli audiolibri è arrivato a 100 milioni di dollari.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Un farmaco sperimentale sta provocando perdite di peso "drammatiche"


Scienza
Eli Lilly ha diffuso i risultati di uno studio su retatrutide, farmaco sperimentale contro obesità e sovrappeso non ancora approvato. Nello studio su 2.339 persone, la dose più alta ha portato a una perdita media di circa 32 chilogrammi, pari al 28% del peso corporeo dopo 80 settimane; nei pazienti con obesità più severa il calo medio è arrivato a circa 39 chilogrammi dopo due anni. Sono risultati vicini a quelli del bypass gastrico e superiori ai farmaci dimagranti oggi più usati. Retatrutide agisce su tre ormoni legati ad appetito e metabolismo, ma alle dosi più alte causa spesso nausea, vomito, diarrea o stitichezza: l’11% dei pazienti ha interrotto lo studio per effetti collaterali.
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Fonte: The New York Times
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

Il post del CEO di ClickUp dopo aver licenziato il 22% dei dipendenti


threadreaderapp.com (eng)

Internet non riesce a smettere di guardare i robot umanoidi di Figure AI mentre maneggiano i pacchi


arstechnica.com (eng)

È ora di camminare


inferterra.com (eng)

Dopo l'automazione


every.to (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

L'app di Gemini sta integrando CapCut fra gli strumenti


9to5google.com (eng)

Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, si collega a Twitch per chattare con i newyorkesi


techcrunch.com (eng)

SpaceX postpone il lancio del nuovo ridisegnato Starship


wsj.com (eng)

Video del giorno

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Personal Finances in ChatGPT


Ecco il video di presentazione della nuova funzionalità Personal Finance, per adesso è disponibile solo negli Stati Uniti ma molto presto si estenderà anche in Europa.

Vedi video su youtube.com (eng - 0:53)

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La popolarità di Trump continua a oscillare intorno ai -20 punti (24 maggio)


Mentre proseguono i negoziati per arrivare a un accordo di pace in medioriente, sul fronte interno le nuove rilevazioni confermano il momento estremamente negativo per Trump, che veleggia sui livelli più bassi mai raggiunti da un presidente in carica.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

In attesa degli sviluppi nei negoziati per l'accordo di pace con l'Iran, questa settimana è stata pubblicata una grande quantità di sondaggi e da un punto di vista numerico non si segnalano scostamenti di rilievo, con la popolarità di Trump che continua a galleggiare intorno a livelli horror.

La situazione per il tycoon è estremamente drammatica, ed è difficile trovare dei dati così negativi nella storia recente della politica americana.

Il net rating ha ormai raggiunto la cifra record di -20, con il tasso di approvazione che ora è sotto al 40% in tutte le medie analizzate e con la disapprovazione non lontana dal 60%.

Sono numeri terrificanti, che non erano mai stati toccati nemmeno nei momenti peggiori del primo mandato e fino a dieci punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Per il tycoon sarà difficile rialzarsi da questa situazione: soprattutto qualora non si arrivasse a una pace duratura o dovessero perdurare il caos e la paralisi della situazione, i numeri potrebbero scivolare ulteriormente verso il basso.

Il dato è peggiore di tre punti rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nel maggio 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di qualunque presidente fino al giorno d’oggi dopo sedici mesi di presidenza, e la distanza col suo predecessore si è notevolmente ampliata. Arriva addirittura a quasi dodici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni opposti rispetto a sette giorni fa, con RCP che segnala un brusco calo, mentre Focus America e Silver rilevano piccoli scostamenti; in questo modo le tre medie vanno a riallinearsi su numeri simili.

Come già accennato, dopo più di sedici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi sedici mesi del suo primo mandato e di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 488 giorni di presidenza (-20,3 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era ben più del doppio, a -8,5.

Anche Joe Biden, comunque, con il suo -17,2 non brillava particolarmente dopo sedici mesi di presidenza.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 38% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%-59%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati con l’Iran.

Di seguito pubblichiamo una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Di fianco alla casa sondaggistica scriviamo due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
16 rilevazioni di 16 istituti — 24 maggio 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 3 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 8 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,9% (+0,4) - 58,1% (-0,2). In totale un net approval arrotondato di -19,2 (+0,6).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,8% (-0,3) - 58,3% (+1,4). In totale un rating di -18,5 (-1,7).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38,4% (-0,1) - 58,7% (+0,2), con in totale un rating di -20,3 (-0,3). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (9 ore fa)

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Come ho imparato a ignorare il bilinguismo e a non preoccuparmi


Un bibliocabaret per presentare "Lingue Matrigne" di Gabriele Di Luca alla Nuova Libreria Cappelli di Bolzano.
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🆘
A inizio marzo il mio profilo Facebook ha ricevuto uno strike. La foto di un data center che ho usato per illustrare un mio post era marcata falsa da un fact checker del Burkina Faso. Quel data center non è nel paese africano. E anche se non l'ho mai dato neanche a intendere, il fatto di averla pubblicata è una violazione che la piattaforma ritiene abbastanza grave da ridurre la visibilità dei miei contenuti. Questa scelta ha un impatto su questo blog, perché Facebook è il social che uso per farlo conoscere. Da quel momento, infatti, ha smesso di crescere. Se ti va, puoi aiutarmi fino a che la violazione è attiva: se vedi un post del blog su Facebook commenta, condividi o lascia un like. Quando non vedrai più questo messaggio saprai che la situazione si è risolta. 🙏.

📆
Venerdì 5 giugno alle [ora] presenterò Lingue Matrigne di Gabriele di Luca alla Nuova Libreria Cappelli di Bolzano.

Lingue Matrigne, l'ibrido narrativo scritto da Gabriele Di Luca e pubblicato da Raetia lo scorso anno è un testo importante, a tratti profetico, che ha sapute dare voce a quello che un sacco di persone che vivono in Alto Adige/Südtirol pensavano del bilinguismo, una fondamente identitaria di questa bizzarra provincia.

È uno di quei libri che, quando li leggi, esclami: ⤵️

Cacciari Quarantanni GIFfrom Cacciari GIFs

È per questo motivo che ho risposto "sì" senza neanche pensarci un secondo, quando Gabriele mi ha chiesto di presentarlo come parte del programma di eventi per festeggiare il terzo anno di vita della Nuova Libreria Cappelli di Bolzano.

Anche perché, quando me lo ha domandato, ha aggiunto: "A questo punto potremmo sperimentare la formula che avevi in mente tu, che dici?"

Se leggi questo blog sai che Gabriele si riferisce alle riflessioni che ho scritto in Le presentazioni di libri si sono rotte. Aggiutiamole. Un post che analizza perché il format della presentazione non funziona più bene come un tempo e come io penso si potrebbe trasformare.

Se non hai ancora avuto modo di farlo leggilo. E venerdì 5 giugno, alle 20.00, vieni in libreria a sentire la presentazione, che abbiamo preparato seguendo alcune di quelle intuizioni.

Seguendole è nato Lingue matrigne: come ho imparato a ignorare il bilinguismo e a non preoccuparmi una performance che abbiamo chiamato bibliocabaret, perché, mischiando approfondimento, spettacolo e chiacchierata, proveremo a illuminare la relazione tra l’opera e il suo autore con domande incalzanti, giochi impertinenti e profondissime elucubrazioni.

È la prima volta che provo a fare qualcosa di così articolato e ambizioso. Quindi non sono certo che riuscirà proprio come ce l'ho in mente ma sono sicuro che, se vieni, ti divertirai.

Gabriele, io e tutto il personale della libreria ti aspettiamo.

Fammi sapere se ci sarai!

Lingue matrigne
La menzogna del bilinguismo in Alto Adige/Südtirol
RaetiaGabriele Di Luca

🌈 Ho un sogno 🌈


Mi piacerebbe che scrivere questo blog fosse la cosa a cui dedico la maggior parte del mio tempo e delle mie energie. Se ti piace quello che scrivo puoi donarmi 1€ e aiutarmi a realizzarlo. Per farlo non devi far altro che cliccare il pulsante e seguire le istruzioni.
Aiutami a realizzarlo!



Le presentazioni di libri si sono rotte. Aggiustiamole.


🆘
A inizio marzo il mio profilo Facebook ha ricevuto uno strike. La foto di un data center che ho usato per illustrare un mio post era marcata falsa da un fact checker del Burkina Faso. Quel data center non è nel paese africano e, pur non avendolo scritto, per Facebook averla pubblicata è una violazione abbastanza grave da meritare una riduzione della visibilità dei miei contenuti. Una riduzione che ha un impatto su questo blog che, da quel momento, ha smesso di crescere, perché Facebook è la piattaforma che uso per far scoprire i miei contenuti. Se ti va, puoi aiutarmi fino a che la violazione resta in atto: se vedi un mio post su Facebook metti like o, ancora meglio, lascia un commento, in particolare se si tratta del teaser o del lancio di un post. Ancora meglio, se pensi che a qualcuno possa piacere quello che scrivo giragli i miei contenuti. Quando non vedrai più questo messaggio saprai che la situazione si è risolta. Grazie 🙏.

Presento libri da almeno 15 anni. Tre lustri durante i quali ho indossato sia i panni del presentatore sia quelli dell’autore.

Magari non l’ho fatto sempre con regolarità, ma ho abbastanza esperienza per poter dire che, oggi, le presentazioni di libri sono un format rotto.

Non sono il solo ad averlo notato. Negli ultimi mesi lo hanno fatto anche Valentina Aversano - ciao Valentina - e Daniela Brogi - ciao Daniela, iscriviti alla newsletter 😉.

La prima in un numero di Posta Creativa, la sua newsletter - a proposito, iscriviti! - la seconda in un post pubblicato sul suo profilo Facebook. E, ne sono ragionevolmente sicuro, non sono le sole ad aver detto o scritto cose simili.

Della crisi delle presentazioni si parla ormai da qualche tempo; da almeno un anno, se la memoria non m’inganna. Di solito, però, se ne parla dentro una cornice più ampia e più annosa: quella della crisi dell’editoria, un settore il cui declino sembra accelerare di anno in anno.

Non mi dilungherò qui a elencare i motivi di questa crisi, né a sviluppare le idee che mi sono fatto su come affrontarla: ma se sei un editore e ti interessa ascoltarle, scrivimi e troviamo il tempo.

Qui mi interessa provare ad aggiustare le presentazioni di libri. O, con un filo meno di spocchia, condividere alcune idee su come si potrebbe farlo e raccontare come ho provato a metterle in pratica nelle ultime presentazioni che ho fatto e condotto.

Ma prima di arrivarci, torniamo un secondo da Valentina e Daniela.

La prima apre la sua newsletter con una dichiarazione forte: “vado pochissimo alle presentazioni di libri perché mi innervosiscono”. E poco dopo elenca i motivi del suo nervosismo:

in ordine sparso:quando chi modera parte con un’introduzione di venti minuti e l’autrice/l’autore non riesce nemmeno a dire Buonaseraquando si dà per scontato che la platea abbia già letto il libroquando una conversazione diventa una gara di egoquando ci si parla addosso e non c’è ritmo perché non c’è interesse per il pubblicoquando arriva la domanda-monologo (e arriva sempre, purtroppo a volte anche da chi modera)quando è tutto sciatto, senza cura, senza nemmeno una piccola scintilla vitale


Pensa all’ultima volta in cui hai partecipato a una presentazione di merda.

Fatto?

Bene, adesso spunta dall’elenco di Valentina tutte le voci che hanno reso pessima quella presentazione e, se ti va, raccontamela nei commenti, così facciamo diventare questo post una piccola galleria di cose da non fare quando presenti un libro.

Call to action a parte, non c’è una voce di questo elenco che sia sbagliata. Neanche una. Valentina lavora coi libri da una vita, sa benissimo cosa uccide una presentazione.

Ma ci arriviamo tra poco, prima dobbiamo passare dal post Facebook di Daniela, la quale - riassumo per brevità, ma ti lascio il link se vuoi leggerlo per conto tuo - nota che sempre più spesso le persone che partecipano a una presentazione non acquistano il libro presentato.

È un’abitudine culturale che sembra affermarsi e che ha un impatto sulle librerie indipendenti, le quali, per organizzare una presentazione, sostengono costi che non sempre l’evento è in grado di ripagare.

Di fronte a questa situazione, Daniela si chiede: “se non sarebbe giusto, nel caso delle librerie indipendenti, fissare una quota da versare alla libreria”.

Non è un’affermazione da poco perché, al netto delle questioni pratiche - organizzative, fiscali, di sostenibilità del modello - se si introduce una variabile economica il format della presentazione di libri non può restare lo stesso. Deve cambiare, in profondità e in modo radicale.

Perché, come scrive ancora Valentina:

costruire un incontro intorno a un libro è molto difficile. In un mondo giusto moderare un evento letterario sarebbe considerato un lavoro, anche ben retribuito, perché per farlo è necessario studiare, prepararsi e mettere su un racconto che somiglia a un piccolo spettacolo capace di incuriosire, coinvolgere e magari anche emozionare il pubblico presente.


Oggi siamo davvero molto lontani da questo modo di pensare. Non dico che non esistano singole persone che ragionano così, ci saranno di certo. Ma si tratta di eccezioni che cercano di innovare in un panorama in cui le consuetudini pesano parecchio.

E la consuetudine vuole che la presentazione sia parte del meccanismo di promozione di un libro che avviene dentro un canovaccio ormai piuttosto esausto: introduzione all’autore e al suo libro, domanda, risposta, domande del pubblico, saluti e cena, che spesso è la parte migliore della presentazione.

Ma se si chiede al pubblico di pagare per assistere una presentazione non è possibile dargli un copione del genere.

Bisogna alzare il livello e pensare alla presentazione come a una forma di performance, che coinvolga presentatore, autore e pubblico allo stesso modo.

Per immaginare a cosa potrebbe assomigliare una presentazione di libri non serve nemmeno sforzarsi troppo. Sto parlando dei podcast, uno dei format più amati degli ultimi anni.

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Esce ogni settimana, la domenica sera.

Da Tintoria a Spazio Penombre, giusto per dirne due che mi piacciono, sono molti i podcast che diventano o nascono come spettacoli dal vivo in cui avviene né più né meno quello che avviene in una qualsiasi presentazione di libri: un dialogo tra chi ha il ruolo di presentare e chi quello di essere presentato.

E il pubblico paga volentieri per vederli. Ma lo fa perché questo genere di format è costruito come uno show in cui la promozione di un prodotto è innestata dentro un copione molto più elaborato del classico ping pong di domande e risposte previsto da una presentazione.

Del copione di un podcast dal vivo fanno parte segmenti di racconto del percorso dell’ospite, rubriche fisse, intermezzi intimi o comici, giochi o momenti di improvvisazione che deviano dal percorso stabilito.

Il modo in cui la conversazione fluisce - il cosiddetto flow - è importante tanto quanto il suo contenuto. Forse più importante. Perché, come sa bene chiunque si sia confrontato con l’arte e la tecnica della narrazione, un racconto funziona quando chi lo scrive sa creare il ritmo giusto tra azioni, riflessioni e descrizioni d’ambiente.

E una presentazione, in fondo, non è altro che un racconto in cui chi la conduce deve intrecciare il vissuto dell’autore con ciò che ha scritto, coinvolgendo il pubblico nel processo.

Facile? Tutt’altro.

Ma è un modo per pensare alle presentazioni di libri in termini meno stanchi e più ambiziosi di quelli a cui siamo abituati. E giustificherebbe anche il costo d’ingresso che Daniela propone di introdurre nel suo post. Costo che potrebbe diventare facilmente un buono o un anticipo sull’acquisto del libro da parte degli spettatori, un po’ come fa la libreria Arcadia di Rovereto, di cui parla Luca Panzarotto in un commento al post di Daniela.

Da presentatore, è così che penso le presentazioni che organizzo e che mi chiamano a condurre da quasi due anni. Nello specifico da quando ho presentato Fare gol non serve a niente di Luca Pisapia alla Libreria Cappelli di Bolzano.

In quell’occasione, ispirandomi ad alcuni podcast calcistici, oltre ad accompagnare i partecipanti in un percorso di lettura del libro, ho costruito la scaletta intervallando alcuni giochi alle mie domande: una piramide dei dieci migliori teorici marxisti della storia - chi ha letto il libro sa perché - e una sorta di open mic in cui nominavo a Luca un personaggio legato al calcio, chiedendogli di commentarlo in una parola.

In quest’ultimo gioco, ogni 3-4 nomi, porgevo il microfono al pubblico, chiedendo alle persone un nome che non era nella mia lista.

Il risultato è stata una presentazione in cui ho provato a bilanciare approfondimento culturale, performance e una forma di coinvolgimento del pubblico capace di alternare divertimento e curiosità.

Da quanto mi ricordo le persone si sono divertite e su sei partecipanti, cinque hanno comprato il libro. Basse impressioni, tasso di conversione altissimo.

Ovviamente si è trattato di un esperimento. Non è detto che una formula del genere sia adatta a qualsiasi genere di libro o di autore. Ma è una strada possibile per far evolvere il format verso qualcosa di nuovo e fresco.

Sia come sia, da quel momento ho iniziato a pensare in termini di performance ogni presentazione che mi è stato chiesto di condurre e continuerò a farlo anche in futuro.

E da autore ragiono allo stesso modo. Quando Giuliano Geri e io abbiamo iniziato a pensare alla promozione di Il velo, il mio romanzo uscito tre anni fa, una delle prime idee a cui abbiamo pensato è stata quella di ricavarne un reading musicale. Dunque una performance.

L’idea nasceva anche dal fatto che alcuni passaggi del romanzo erano stati scritti con in mente la lettura ad alta voce che, da sempre, è una parte fondamentale di tutte le presentazioni che faccio, sia nel ruolo di autore che in quello di presentatore.

Ma selezionare un percorso coerente nel romanzo, costruire un accompagnamento musicale e la sua drammaturgia, provarlo ed eseguirlo dal vivo sono tutte azioni che alzano il livello rispetto alla richiesta - concordata o improvvisata - di leggere uno o più paragrafi durante la presentazione del libro.

Tanto è vero che, dopo aver portato il reading dal vivo per la prima volta a Merano, ogni altra volta che ne ho discusso l’eventualità ho sempre specificato che la performance aveva un costo giustificato dal tipo di esperienza che avrei offerto al pubblico, tenendo in equilibrio intrattenimento e approfondimento culturale.

Farlo mi ha fatto capire una cosa. Per pensare, progettare ed eseguire questo genere di iniziative serve smettere di pensare in termini di prodotto e iniziare a pensare in termini di persona.

Nell’editoria italiana - almeno questo è ciò che mi hanno portato a pensare le esperienze che ho avuto in questo settore negli ultimi 3 anni - il libro, ovvero il prodotto, resta ancora al centro di tutti i processi.

Gli agenti - non tutti - cercano libri da vendere agli editori. Gli editori - non tutti - vogliono libri, meglio se già orientati al mercato e a un livello di lavorazione tale da ridurre i costi di produzione e velocizzare l’immissione sul mercato.

Troppo spesso, né ai primi né ai secondi interessa costruire e promuovere i loro autori. Ma sono gli autori che fanno vendere i libri, così come sono i cantanti che fanno vendere i dischi e non viceversa.

È la persona - o meglio, il personaggio - che dovrebbe stare al centro delle attenzioni di agenti ed editori. Questo l’industria musicale - una delle industrie culturali più vibranti di oggi - lo ha capito molto bene.

Con questo non voglio dire che se ne debbano copiare strategie e processi. Come scrive bene Bharat Anand in The Content Trap, le strategie nascono dai contesti, ma ciò non toglie che prendere ispirazione da contesti diversi possa essere utile.

Vorresti mettere alla prova le idee esposte in questo post?


Se sei un editore, un librario o lavori in un'istituzione che organizza presentazioni di libri io sono disponibile a discutere di come possiamo aggiustare insieme le presentazioni di libri. ⤵️
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La Cina cancella i dazi sull'Africa per contrastare Trump


Dal primo maggio Pechino ha eliminato i dazi sui beni di 53 paesi africani su 54, mentre l'amministrazione Trump impone tariffe e taglia gli aiuti al continente

La Cina ha cancellato dal primo maggio tutti i dazi sui beni provenienti da 53 dei 54 paesi africani, in un'iniziativa con cui Pechino punta a rafforzare la propria influenza sul continente mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump alza le barriere doganali e taglia gli aiuti all'Africa. L'unica eccezione è il piccolo regno dell'Eswatini, l'unico stato africano che mantiene relazioni diplomatiche con Taiwan. Dal vino ai semi di sesamo alla lana, qualsiasi prodotto può ora entrare in Cina a dazio zero da Algeria, Sudafrica, Nigeria, Kenya o Repubblica Democratica del Congo.

La Cina è già il primo partner commerciale dell'Africa. Il nuovo provvedimento si appoggia a una decisione del 2024 con cui Pechino aveva concesso l'accesso senza dazi ai 33 paesi meno sviluppati del continente. Secondo gli analisti, l'estensione a quasi tutta l'Africa potrebbe spingere oltre un miliardo di persone ed enormi riserve di materie prime ulteriormente nell'orbita cinese.

"L'immagine che questa decisione restituisce è politicamente astuta", ha dichiarato al Wall Street Journal Ronak Gopaldas, direttore della società di consulenza Signal Risk, specializzata sull'Africa. "Rafforza l'immagine di Pechino come partner stabile e affidabile per l'Africa, soprattutto se messa a confronto con la postura più erratica e transazionale che ha caratterizzato Washington negli ultimi anni".

L'apertura cinese può garantire a Pechino l'accesso a catene di approvvigionamento essenziali per minerali critici come cobalto, rame e coltan, e apre più spazio per le aziende cinesi che lavorano con i governi africani su infrastrutture, logistica e progetti manifatturieri che necessitano del finanziamento di Pechino.

Il vicepresidente del Kenya Kithure Kindiki ha detto a marzo, durante un forum economico a Nairobi, che l'accordo a dazio zero offre al Kenya un'occasione per ridurre il deficit commerciale con la Cina, oggi attorno ai 4 miliardi di dollari. Tra i prodotti agricoli che potrebbero beneficiarne ha citato caffè, tè, noci di macadamia e avocado.

Lo stesso Gopaldas ha avvertito che nel breve periodo la misura difficilmente cambierà la struttura del rapporto commerciale tra Africa e Cina, oggi caratterizzato dall'export di materie prime africane verso la Cina e da quello di prodotti finiti cinesi verso l'Africa. Cobus van Staden, responsabile della ricerca del China-Global South Project, ha aggiunto che l'iniziativa "non affronta le molte barriere non tariffarie che frenano gli scambi", come i severi requisiti fitosanitari per le esportazioni agricole verso la Cina e la debolezza della logistica e dei trasporti in molti paesi africani.

L'ex ministro del Commercio del Lesotho Mokhethi Shelile, il cui paese ha accesso senza dazi al mercato cinese dalla fine del 2024 in quanto stato meno sviluppato, ha spiegato che per sfruttare davvero l'accordo il Lesotho dovrà investire in capacità produttiva, lavorare i beni localmente, migliorare la logistica e costruire un'industria competitiva. "Se il Lesotho riesce a farlo, il mercato cinese può diventare un grande motore di crescita. Se no, i benefici resteranno limitati e concentrati sull'export di materie prime grezze", ha detto Shelile.

La mossa cinese contrasta nettamente con l'approccio dell'amministrazione Trump verso quelli che il presidente ha definito "shithole countries", paesi di merda. L'anno scorso gli Stati Uniti hanno colpito il Sudafrica, la maggiore economia del continente, con dazi del 30 per cento e la Repubblica Democratica del Congo, ricca di minerali, con dazi del 15 per cento. Trump ha poi imposto dazi generalizzati del 10 per cento su tutti i paesi del mondo, la cui legittimità resta al vaglio dei tribunali.

Trump aveva minacciato il Lesotho, definito pubblicamente come un posto "di cui nessuno ha mai sentito parlare", con dazi del 50 per cento, una delle aliquote più alte mai proposte per un singolo paese, devastando l'industria tessile locale. Il presidente ha accusato anche la Nigeria di non fermare un presunto "genocidio" cristiano da parte di insorti islamisti e il governo del Sudafrica di compiere un "genocidio" contro la minoranza bianca del paese.

Nelle prime settimane del secondo mandato Trump ha chiuso l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, per decenni protagonista degli aiuti americani in Africa. Il futuro dell'African Growth and Opportunity Act, la legge dell'era Clinton che garantisce l'accesso al mercato americano senza dazi per alcuni prodotti dei paesi subsahariani, è rimasto in bilico. Decine di posti di ambasciatore nel continente restano vuoti.

La nuova politica cinese potrebbe servire a Pechino per recuperare terreno in Africa. Per decenni la Cina ha riversato sul continente prestiti destinati soprattutto a finanziare porti, aeroporti, ferrovie e altre infrastrutture costruite da aziende cinesi. Gli impegni di prestito cinese verso l'Africa tra il 2000 e il 2024 hanno raggiunto i 181 miliardi di dollari, secondo i ricercatori della Boston University. Pechino ha però accumulato critiche per opere a volte di scarsa qualità e per condizioni dei prestiti onerose. Di fronte al rallentamento della propria economia ha ridotto i finanziamenti al continente, e l'accesso senza dazi rappresenta ora uno strumento alternativo per allargare la presenza economica cinese.

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Un accordo sull'energia al Congresso sta saltando a causa di Trump


Democratici e repubblicani lavorano a un'intesa per snellire i permessi a rinnovabili e fossili, ma le mosse della Casa Bianca contro eolico e solare erodono i numeri.

La riforma delle autorizzazioni per i nuovi progetti energetici è una delle priorità legislative su cui democratici e repubblicani al Congresso degli Stati Uniti hanno trovato un terreno comune. Secondo un articolo pubblicato da Politico, l'intesa rischia però di saltare a causa degli attacchi del presidente Donald Trump alle energie rinnovabili, che stanno facendo evaporare i numeri necessari per approvare la legge.

Un accordo sulle autorizzazioni servirebbe a ridurre la burocrazia per i progetti sia di energie rinnovabili sia di combustibili fossili, limitare le cause delle associazioni ambientaliste e rafforzare la rete elettrica nazionale, oggi sotto pressione per l'aumento di domanda e prezzi.

Al Senato i negoziati sono guidati da quattro parlamentari. Per i democratici lavorano Sheldon Whitehouse e Martin Heinrich. Per i repubblicani la presidente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici Shelley Moore Capito, del West Virginia, e il presidente della commissione Energia e Risorse Naturali Mike Lee, dello Utah. Lunedì i quattro si sono incontrati a una cena organizzata dal senatore democratico del Colorado John Hickenlooper, anche lui sostenitore della riforma.

Il problema è che l'amministrazione Trump continua a colpire l'eolico e il solare. Secondo le associazioni di settore citate dall'articolo, il dipartimento della Difesa sta tenendo fermi da mesi i pareri sulla sicurezza nazionale per oltre cento progetti terrestri in tutto il paese. La Casa Bianca sta inoltre lavorando contro l'eolico in mare aperto. A inizio mese il segretario all'Interno Doug Burgum ha annunciato che il suo dipartimento farà ricorso contro una sentenza che gli vietava un controllo più stringente sui progetti di rinnovabili. Lo stesso Burgum aveva però dichiarato in un'audizione di aprile che "questo è il momento" per la riforma delle autorizzazioni.

La diffidenza dei democratici è il principale ostacolo. Whitehouse ha dichiarato a Politico che il suo partito voterà nel gruppo parlamentare prima di muoversi su qualsiasi disegno di legge: "Se nessuno del nostro gruppo crede che l'amministrazione Trump sia affidabile, allora buona fortuna a chiudere la trattativa". Il senatore democratico delle Hawaii Brian Schatz, membro della leadership del partito al Senato, ha aggiunto di essere "più che aperto a un accordo", ma di non poter raccogliere i voti per nessuna legge finché la Casa Bianca non smetterà di "fare violenza" ai progetti solari ed eolici.

La Casa Bianca ha provato a tenere aperto il dialogo. La portavoce Taylor Rogers ha dichiarato che il presidente ha realizzato "riforme straordinarie" per modernizzare il processo autorizzativo, ma servono interventi legislativi per sbloccare i progetti energetici critici. Anche i repubblicani che stanno conducendo i negoziati ammettono però che gli attacchi del presidente alle rinnovabili rendono il loro lavoro più difficile, e si chiedono quanto la Casa Bianca sia davvero impegnata a chiudere un'intesa.

Trump potrebbe non gradire una legge che gli leghi le mani sulle rinnovabili. Lo scorso anno alla Camera un gruppo di deputati conservatori e contrari all'eolico in mare aperto aveva ostacolato un disegno di legge sulle autorizzazioni proprio per consentire al presidente di continuare a colpire questo settore. Lo "SPEED Act" del presidente della commissione Risorse Naturali della Camera Bruce Westerman, dell'Arkansas, è poi passato con alcune modifiche, ma una clausola di certezza delle autorizzazioni resta un obiettivo per entrambi i partiti.

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SoftBank dona 50 milioni di dollari alla biblioteca presidenziale di Trump


Il colosso giapponese, tra i maggiori investitori al mondo nell'intelligenza artificiale e socio di OpenAI, fa una delle donazioni più grandi mai rese pubbliche per la struttura di Miami.

SoftBank, uno dei più grandi gruppi tecnologici al mondo, ha donato 50 milioni di dollari alla biblioteca presidenziale che il presidente Donald Trump sta facendo costruire a Miami. È una delle più grandi donazioni mai rese pubbliche per il progetto, come ha rivelato Politico.

La società giapponese è tra i maggiori investitori al mondo nell'intelligenza artificiale ed è uno dei principali soci di OpenAI, la creatrice di ChatGPT. SoftBank controlla inoltre quote di maggioranza in diverse aziende tecnologiche, tra cui un'impresa che progetta semiconduttori. Secondo gli ultimi documenti depositati, il gruppo fa attività di lobbying sull'intelligenza artificiale e su altri temi di politica pubblica.

Nel 2024 SoftBank si era impegnata a investire 100 miliardi di dollari in aziende americane nel corso del mandato di Trump. Il fondatore e presidente del gruppo, Masayoshi Son, conosce il presidente fin dal primo mandato e ha visitato la Casa Bianca diverse volte.

La società aveva già fatto donazioni più piccole alle biblioteche presidenziali di Ronald Reagan e George W. Bush, ma in entrambi i casi era avvenuto dopo che le strutture erano state costruite, secondo una delle due fonti a conoscenza dell'operazione consultate da Politico. I portavoce di SoftBank e quelli della biblioteca di Trump hanno rifiutato di commentare.

I rendering della futura biblioteca, diffusi nel marzo 2026, mostrano un grande grattacielo affacciato sull'acqua a Miami, con il nome di Trump in cima all'edificio. La struttura è destinata anche a ospitare il controverso jet Boeing che il Qatar ha regalato al presidente perché lo utilizzi come Air Force One, una volta che il governo lo avrà trasferito alla biblioteca.

Le immagini mostrano alcuni dei simboli più riconoscibili dell'universo trumpiano: una scala mobile dorata simile a quella che Trump utilizzò alla Trump Tower di New York per annunciare la sua prima candidatura alla presidenza e una statua dorata che lo raffigura con il pugno alzato.

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Il malcontento dei senatori repubblicani contro Trump


Una settimana di sconfitte al Congresso: il fondo da 1,8 miliardi per i presunti perseguitati e i finanziamenti per la sala da ballo dividono il partito

Il presidente Donald Trump ha avuto la settimana peggiore del suo secondo mandato. L'approvazione del suo operato è scesa al 41 per cento, con il 57 per cento di pareri negativi, secondo un sondaggio del Wall Street Journal. A gennaio l'approvazione era al 45 per cento. Anche tra i repubblicani la quota di chi dice di approvare "fortemente" il suo lavoro è crollata dal 75 al 57 per cento. Nello stesso rilevamento i democratici sono in vantaggio sui repubblicani per il prossimo Congresso, 48 a 40.

Il malumore si è tradotto in una rivolta senza precedenti del gruppo senatoriale repubblicano contro due proposte volute dal presidente: un fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire chi sostiene di essere stato perseguitato dall'amministrazione Biden e un miliardo per la sicurezza della sala da ballo di lusso che Trump vuole costruire alla Casa Bianca, un progetto da 400 milioni che il presidente aveva promesso di finanziare con donazioni private.

Il cosiddetto "fondo anti-weaponization" nasce dalla decisione dell'amministrazione di chiudere una causa che Trump aveva intentato contro il suo stesso governo. L'accordo, raggiunto poco prima della scadenza fissata da un giudice federale che chiedeva spiegazioni sul conflitto d'interessi, prevede anche che l'Internal Revenue Service rinunci a pretendere il pagamento di tasse arretrate da Trump, dalla sua famiglia e dalle sue aziende. I senatori repubblicani temono che il fondo possa essere usato per indennizzare con milioni di dollari i partecipanti all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, già graziati dal presidente, inclusi quelli condannati per aggressioni ai poliziotti.

L'incontro tra il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche e i senatori repubblicani, organizzato per rassicurare il gruppo, si è trasformato in uno scontro. Secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, oltre una decina di senatori hanno incalzato Blanche per due ore nella sala Mike Mansfield. Il primo a prendere la parola è stato Tom Cotton, senatore dell'Arkansas e alleato del presidente, che ha chiesto bruscamente: "A chi è venuta in mente questa idea? Chi ha scelto questo momento?". Ted Cruz, nel suo podcast, ha definito quella riunione "una delle più dure mai viste in Senato", aggiungendo che alcuni colleghi urlavano contro Blanche. L'esito è stato lo slittamento del voto su un pacchetto da 70 miliardi per il finanziamento di Immigration and Customs Enforcement e della polizia di frontiera, che la maggioranza voleva approvare prima del weekend del Memorial Day.

Il punto di rottura è arrivato martedì, quando Trump ha annunciato il sostegno al procuratore generale del Texas Ken Paxton contro il senatore uscente John Cornyn alle primarie repubblicane. Cornyn è in Senato dal 2002, è stato candidato alla guida del gruppo repubblicano e ha raccolto oltre 400 milioni di dollari di donazioni per i colleghi e per il comitato senatoriale del partito. Paxton è stato messo in stato d'accusa dal suo stesso partito alla camera del Texas con accuse di corruzione e abuso d'ufficio, poi assolto dal Senato statale, ed è nel mezzo di un divorzio chiesto dalla moglie per "ragioni bibliche". Diversi senatori temono che la sua candidatura possa costringere il partito a spendere decine di milioni di dollari per difendere un seggio sicuro, sottraendo risorse a corse competitive in Maine, North Carolina, Ohio, Iowa e Alaska.

La scelta di Trump arriva dopo la sconfitta di Bill Cassidy alle primarie della Louisiana, battuto dalla deputata Julia Letlow, candidata sostenuta dal presidente. Cassidy era stato uno dei sette senatori repubblicani che nel 2021 avevano votato per la condanna di Trump nel processo di impeachment. È il primo senatore in carica a perdere una primaria dal 2017.

Sul fronte della sala da ballo, la parlamentarista del Senato Elizabeth MacDonough, funzionaria non di parte che vigila sul rispetto delle regole procedurali, ha stabilito che il miliardo per la sicurezza non rispetta le norme della procedura di reconciliation di bilancio. Trump ha chiesto su Truth Social che venga licenziata. La richiesta è stata respinta dal leader della maggioranza John Thune, che ha definito "preoccupante" prendere di mira un singolo funzionario. Davanti all'opposizione di un numero sufficiente di senatori repubblicani, la dirigenza ha rinunciato a riscrivere la norma.

Nella stessa settimana il Senato ha votato per far avanzare una risoluzione che impedirebbe a Trump di ordinare nuovi attacchi contro l'Iran, come ricostruito dal Washington Post: Cassidy si è unito per la prima volta ad altri tre repubblicani e ai democratici. Alla Camera la leadership repubblicana ha ritirato il voto su una misura analoga quando è apparso chiaro che sarebbe passata.

Trump non ha fatto un passo indietro. Su Truth Social ha rivendicato il fondo, sostenendo di aver rinunciato a "una fortuna" pur di lasciarlo passare, e ha attaccato il senatore Thom Tillis del North Carolina, che aveva definito la misura "un fondo per teppisti" e "una stupidaggine sulle stampelle". Tillis, già spinto al ritiro dalla pressione del presidente, ha risposto che "le idiozie stanno uccidendo le nostre possibilità" alle elezioni di metà mandato.

Una delle dinamiche che spiega questa fase è l'assenza di voci contrarie nella cerchia ristretta del presidente. Nel primo mandato alcune proposte radicali erano state filtrate da figure come l'ex capo di gabinetto John F. Kelly, il primo segretario alla Difesa Jim Mattis e il consigliere economico Gary Cohn. Oggi quei posti sono occupati da fedelissimi. Stephen Miller, vice capo di gabinetto per le politiche, ha difeso il fondo definendolo "una piccola misura di giustizia" per chi sarebbe stato privato dei propri diritti.

Sarah Binder, politologa della George Washington University, ha detto al New York Times di prendere alla lettera le parole di Trump quando, l'anno scorso, sosteneva di non avere più bisogno del Congresso per attuare la sua agenda. Secondo Binder il presidente sta ragionando su come continuare a controllare il partito dopo la fine del mandato e su che eredità lasciare, anche fisica: ha citato la sua spinta per costruire un arco di trionfo a Washington. "È concentrato sull'arco. È concentrato sulla sua eredità personale. È concentrato sulla vendetta. Non ha un'agenda legislativa, quindi gli serve davvero un Senato repubblicano?".

Lamar Alexander, ex senatore repubblicano del Tennessee tornato al Campidoglio dopo cinque anni, ha detto di non capire la strategia di un presidente che "epura senatori repubblicani che lo sostengono nel 99 per cento dei casi".

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Superinteressante #7 — Le notizie non ti informano, ti rubano la giornata


L'altra sera ero sul divano, distrutto. Giornata lunga. Ho fatto quello che faccio sempre quando sono stanco: ho aperto un sito di notizie. Venti minuti. Guerre, disastri, crisi economiche, previsioni catastrofiche. Venti minuti in cui non ho fatto niente — non ho riposato, non ho pensato, non ho lavorato. Ho solo assorbito la paura di qualcun altro. Quando ho spento, stavo peggio di prima. Non avevo una singola informazione utile per cambiare qualcosa nella mia vita. Avevo solo più ansia.

Non è stata la prima volta. È un pattern che conosco bene. Quando sono stanco ci capito, e ogni volta è la stessa storia. Le notizie ti agganciano perché il cervello è programmato per reagire alla minaccia. E i telegiornali lo sanno benissimo. Smettere di guardare le notizie è stata una delle decisioni che più ha cambiato le mie giornate. E ogni tanto ci ricasco — e ogni volta mi ricordo perché avevo smesso.


La cosa assurda è che il mondo non sta andando così male come sembra. La povertà estrema si è dimezzata in vent'anni. La mortalità infantile è crollata. L'alfabetizzazione è ai massimi storici. Ma nessun telegiornale apre con queste notizie — perché non fanno paura, e la paura è il prodotto che vendono. Il TG ti mostra il mondo peggiore possibile, non quello reale. E tu ci credi, perché dopo venti minuti di guerre e disastri il cervello non ha spazio per il contesto. Ha solo spazio per l'ansia.

La tentazione è restare informati, sentire di avere il controllo. Ma le notizie non ti danno controllo — ti danno l'illusione di controllo. Ti mostrano situazioni assurde, stimolano la paura, ti fanno sentire che il mondo sta crollando. E tu resti lì, incollato, perché il cervello legge la minaccia e dice: resta, devi sapere. Ma sapere cosa, esattamente? Non puoi fermare una guerra dal divano. Non puoi risolvere una crisi economica guardando un conduttore che ne parla con il tono di chi annuncia la fine del mondo.

Ogni minuto passato su una notizia che non puoi influenzare è un minuto sottratto a qualcosa che puoi influenzare — la persona accanto a te, il progetto sulla scrivania, la conversazione che stai rimandando. Non è ignoranza — è una scelta su dove metti la tua attenzione. L'attenzione è la risorsa più preziosa che hai. Il telegiornale la consuma prima ancora che la giornata cominci.


Una cosa che ho trovato:

Factfulness — Hans Rosling

L'ho letto un paio di anni fa e mi ha cambiato il modo di guardare il mondo. Rosling dimostra, dati alla mano, che quasi tutto quello che pensiamo di sapere sul mondo è sbagliato — e sbagliato nella direzione peggiore. Pensiamo che la povertà stia aumentando, che il mondo sia più pericoloso, che tutto stia peggiorando. I dati dicono il contrario. Il problema non è la realtà — è il filtro attraverso cui la guardiamo. E quel filtro, nella maggior parte dei casi, è il telegiornale. Lo trovate QUI.


"If you make only one change to your viewing habits, cut the news. TV news is incredibly inefficient; it's an endless loop of talking heads, repetitive stories, advertisements, and empty sound bites."

— Jake Knapp e John Zeratsky, Make Time


Una frase, una regola. Non serve aggiungere altro. Da quando l'ho applicata — non perfettamente, con ricadute, come quella dell'altra sera — le mattine sono un'altra cosa. L'energia che prima regalavo al telegiornale adesso la metto su quello che conta. E la differenza si sente dal primo giorno.


Quanti minuti al giorno passi su notizie che non cambiano niente nella tua vita?

Rispondimi — leggo tutto.

G.

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COSORI presenta TwinFry Compact: le nuove friggitrici ad aria Dual Blaze per una cottura uniforme, veloce e senza olio


COSORI amplia la sua gamma kitchen con TwinFry Compact, una nuova linea di friggitrici ad aria Dual Blaze pensata per garantire cottura uniforme, praticità quotidiana e maggiore versatilità in cucina
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Le friggitrici ad aria rappresentano uno dei segmenti in più rapida crescita nel mercato europeo dei piccoli elettrodomestici da cucina, complice la crescente ricerca da parte dei consumatori di soluzioni pratiche e salutari per la preparazione dei pasti. Secondo Grand View Research, il mercato europeo delle friggitrici ad aria ha raggiunto circa 365,7 milioni di dollari già nel 2023, e si prevede una crescita media annua costante di circa il 7,9% fino al 2030. Questo trend riflette un cambiamento più ampio delle abitudini alimentari: infatti, secondo un’indagine condotta in 18 mercati europei, il 51% dei consumatori desidera adottare un’alimentazione più sana.

MOVA V70 Ultra Complete: premiato con Red Dot Award 2026
MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


È su questi presupposti che Cosori ha presentato la serie Twinfry Compact, una nuova generazione di friggitrici ad aria a doppio cestello. Grazie alla tecnologia Dual Blaze di Cosori l’elettrodomestico utilizza quattro elementi riscaldanti indipendenti che diffondono il calore dall’alto e dal basso, favorendo una cottura uniforme degli alimenti su tutti i lati senza la necessità di girarli durante la cottura. Il divisore rimovibile dona versatilità alla friggitrice, consentendo di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico grande cestello per preparazioni abbondanti: una soluzione ideale per coppie, appassionati di cucina o chiunque ami preparare diverse pietanze contemporaneamente, riducendo tempistiche e sforzo. Rispetto al precedente modello la Twinfry Compact è circa il 16% più piccola, proponendo così un design salvaspazio, senza rinunciare alla versatilità del doppio cestello. Inoltre, le superfici di cottura con rivestimento ceramico prive di PFAS facilitano la pulizia e garantiscono al contempo maggior tranquillità alle persone più attente alla salute.
Il modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su AmazonIl modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su Amazon

La tecnologia Dual Blaze


Elemento distintivo della serie Twinfry Compact è la tecnologia Dual Blaze, che integra elementi riscaldanti superiori e inferiori per una distribuzione più uniforme del calore all’interno del cestello. Il sistema a quattro elementi consente di cuocere gli alimenti in modo omogeneo su tutti i lati, garantendo risultati più uniformi ed eliminando la necessità di scuotere o girare gli ingredienti a metà cottura. Al tempo stesso, assicura il brand, esso migliora doratura e croccantezza su un’ampia varietà di preparazioni.

Assenza di PFAS


La friggitrice è dotata di cestelli e teglie con rivestimento ceramico privo di PFAS, pensati per offrire una superficie di cottura resistente e adatta anche alle alte temperature. La ceramica rappresenta un’alternativa più sicura ai tradizionali rivestimenti antiaderenti, e al tempo stesso semplifica la preparazione dei cibi e la pulizia quotidiana (gli accessori sono lavabili in lavastoviglie). Una scelta che consente di cucinare ogni giorno con maggiore serenità e fiducia nei materiali utilizzati.

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La flessibilità della cottura


Che si tratti di una cena veloce o di un pranzo completo, la Twinfry Compact è progettata per adattarsi ad ogni occasione. Il suo sistema a cestello flessibile consente di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico ampio spazio. In particolare, con il divisore inserito l’elettrodomestico funziona con due cestelli da 4,3Lt ciascuno, permettendo di preparare piatti diversi contemporaneamente. Rimuovendo il divisore si ottiene invece un’unica area di cottura ideale per preparazioni più abbondanti.

Disponibilità


La serie di friggitrice Colori sarà disponibile in due versioni: il modello 5in1 (frigge ad aria, cuoce al forno, arrostisce, riscalda e griglia), nella variante black gold, al prezzo di 189,99 euro. Il modello 6in1 invece, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey, è già disponibile su Amazon. Entrambe le versioni condividono la tecnologia di cottura Dual Blaze, il design flessibile dei cestelli e i materiali ceramici privi di PFAS.


MOVA V70 Ultra Complete arriva in Italia: il robot senza sacchetto con mocio estensibile vince il Red Dot Award 2026


MOVA ha annunciato la disponibilità di V70 Ultra Complete, il suo nuovo robot aspirapolvere di punta. Vincitore del premio Red Dot Award: Product Design 2026, il prodotto èprogettato per superare uno dei limiti più persistenti del settore: la pulizia di bordi, angoli e zone difficili da raggiungere.

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Infatti, combinando estensione della portata del mocio, capacità di superamento ostacoli, potenza di aspirazione e funzionamento a bassa manutenzione, V70 Ultra Complete garantisce una pulizia più completa e uniforme di ogni angolo della casa, introducendo al contempo un sistema di raccolta della polvere più sostenibile senza sacchetto.
Il sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cmIl sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cm

MaxiReachX arriva dove gli altri non riescono


La caratteristica principale di V70 Ultra Complete è il sistema MaxiReachX. Questo meccanismo a doppia estensione consente al robot di pulire a fondo gli angoli, lungo le pareti, sotto i mobili più bassi e in tutte le zone solitamente trascurate. Il sistema si adatta dinamicamente ai diversi ambienti, mantenendo la propria efficacia anche negli spazi ristretti o complessi. Riducendo al minimo la necessità di rifiniture manuali degli angoli ciechi, grazie a V70 ci si avvicina a una pulizia veramente completa della casa.
Il contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzoIl contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzo

EcoCyclone, il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto


Oltre a migliorare le prestazioni di pulizia, V70 Ultra Complete è progettato per semplificare la manutenzione a lungo termine e ridurre l’impatto ambientale. Il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto EcoCyclone elimina la necessità di sacchetti usa e getta, sostituendoli con un contenitore per la polvere completamente lavabile che garantisce fino a cento giorni di utilizzo senza interventi manuali. Rimuovendo le componenti consumabili dal sistema, MOVA riduce anche i costi ricorrenti, minimizzando gli sprechi con un approccio più sostenibile alla pulizia quotidiana della casa.
La capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelliLa capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelli

Capacità di superamento di ostacoli fino a 9 cm


Il vero limite dei robot aspirapolvere spesso non è la potenza di aspirazione, bensì la mobilità. Soglie delle porte, binari e pavimenti irregolari possono interrompere i cicli di pulizia o impedire del tutto l’accesso. Grazie al sistema StepMaster 2.0, V70 Ultra Complete è in grado di superare ostacoli fino a 9 cm complessivi (circa 2 gradini da 4,5 cm ciascuno), spostandosi senza difficoltà tra le stanze e su superfici diverse. In questo modo, la pulizia può proseguire senza interruzioni in tutta la casa, anche negli ambienti con frequenti dislivelli.
La potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappetiLa potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti

Massima efficacia su ogni superficie


In linea con una maggiore estensione e mobilità, V70 Ultra Complete offre una potenza di aspirazione fino a 40.000 Pa, grazie a un motore ad alta velocità e a un sistema di flusso d’aria ottimizzato. Questo consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti. Il sistema di spazzole anti-groviglio, inoltre, garantisce l’efficacia nel tempo, riducendo gli sforzi di manutenzione nell’uso quotidiano.

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Pulizia automatizzata


V70 Ultra Complete è supportato da una stazione base all-in-one che automatizza le principali operazioni di manutenzione, tra cui la raccolta della polvere, il lavaggio del panno, l’asciugatura e il rifornimento della soluzione detergente. Grazie all’asciugatura ad aria calda a 70°C e alla pulizia della spazzola con piastre riscaldate a 100°C, il sistema mantiene l’igiene riducendo al minimo l’intervento dell’utente, permettendo al robot di essere sempre pronto per il ciclo di pulizia successivo e assicurando uno standard di pulizia costantemente elevato con il minimo sforzo.

Disponibilità e offerta di lancio


MOVA V70 Ultra Complete è disponibile al prezzo consigliato di 1399 euro,sul sito ufficiale MOVA, Amazon, MediaWorld e Unieuro. In occasione del lancio, fino al 24 maggio, il brand offre uno sconto di 150 euro, un kit di accessori extra del valore di 169 euro e una garanzia di tre anni, per un valore aggiunto complessivo di 319 euro.


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Il dipartimento di Giustizia cancella le ultime tracce delle indagini sul 6 gennaio


I procuratori federali chiedono di archiviare i processi contro i leader di Proud Boys e Oath Keepers e rimuovono dal sito i comunicati sui rivoltosi del Campidoglio.

Il dipartimento di Giustizia americano ha cancellato venerdì le ultime tracce dell'inchiesta sull'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, con due decisioni che allineano ancora di più l'amministrazione agli sforzi del presidente Donald Trump per riscrivere quella giornata. Nella serata di venerdì 22 maggio, all'inizio del weekend lungo del Memorial Day, i procuratori federali di Washington hanno depositato le richieste di archiviazione dei procedimenti penali più gravi nati dall'attacco al Congresso, quelli contro i capi e i militanti dei gruppi di estrema destra Proud Boys e Oath Keepers, condannati per cospirazione sediziosa. Poche ore dopo uno degli account ufficiali del dipartimento ha confermato sui social media che lo stesso ministero stava ripulendo i propri archivi online dai comunicati stampa usati per dare conto dei processi contro i rivoltosi.

L'inchiesta sull'assalto al Campidoglio, condotta tra il 2021 e il 2025, è stata la più grande indagine criminale nella storia del dipartimento di Giustizia, con incriminazioni a carico di quasi 1.600 imputati. Da quando il presidente ha cominciato il suo secondo mandato concedendo la grazia a tutti i condannati, il dipartimento ha smontato pezzo dopo pezzo il lavoro fatto per processare chi aveva interrotto il passaggio pacifico dei poteri dopo le elezioni del 2020.

Lunedì 18 maggio l'amministrazione ha annunciato la creazione di un fondo da 1,776 miliardi di dollari per risarcire gli alleati del presidente che si sentono perseguitati dalle indagini delle precedenti amministrazioni democratiche. Il procuratore generale facente funzione Todd Blanche, che ha guidato la creazione del fondo, non ha escluso che possano accedere ai risarcimenti anche i rivoltosi condannati per violenze contro gli agenti di polizia, una possibilità che ha provocato proteste bipartisan al Congresso. Molti dei condannati per il 6 gennaio hanno già annunciato che presenteranno domanda di indennizzo.

Le richieste di archiviazione presentate venerdì riguardano una dozzina di membri dei due gruppi e cancellano i procedimenti più importanti nati dall'assalto. Tutti gli imputati avevano già ricevuto la grazia o la commutazione della pena dal presidente, ma l'archiviazione completa rappresenta una vittoria simbolica ulteriore e permette ai veterani militari del gruppo di recuperare i benefici previdenziali persi con la condanna. Su questa richiesta dovranno comunque esprimersi i due giudici federali che avevano celebrato i processi, Timothy J. Kelly e Amit P. Mehta. Nelle motivazioni depositate alla Corte distrettuale di Washington i procuratori hanno scritto che l'archiviazione è "nell'interesse della giustizia", ma i giudici potrebbero rifiutarsi e chiedere quale interesse della giustizia venga davvero soddisfatto cancellando del tutto i procedimenti.

Giovedì 21 maggio una corte d'appello federale aveva già accolto una richiesta avanzata il mese precedente dal dipartimento di Giustizia, annullando le condanne per cospirazione sediziosa contro i membri dei due gruppi.

La rimozione dei comunicati stampa dal sito del dipartimento è stata notata venerdì pomeriggio da un giornalista del Washington Post, che ha segnalato sui social l'eliminazione di diversi documenti, tra cui quello sulla condanna a 74 mesi di carcere ricevuta da Andrew Taake, che si era dichiarato colpevole di aver attaccato la polizia con spray al peperoncino e una frusta di metallo. Quando il presidente è tornato alla Casa Bianca i suoi funzionari avevano già chiuso la pagina del sito che ospitava il database di tutti gli imputati del 6 gennaio con il dettaglio delle accuse, ma i singoli comunicati sui processi erano rimasti online fino ai giorni scorsi.

L'account "rapid response" del dipartimento ha risposto al giornalista rivendicando l'operazione. "Siamo orgogliosi di invertire la strumentalizzazione del dipartimento di Giustizia avvenuta sotto l'amministrazione Biden", si legge nel post. "Faremo tutto quanto in nostro potere per risarcire chi è stato perseguitato per ragioni politiche. Questo include ripulire il sito del dipartimento dalla propaganda di parte."

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Strike Dogtooth


Progettati per essere comodi da indossare in barca e con ogni condizione meteo e del mare, gli zoccoli Dogtooth di Strike coniugano funzionalità e comfort. La suola è in gomma antiscivolo con un’altissima trazione, realizzata con tecnologia Solum, per garantire una presa sicura su superfici bagnate e asciutte, rilasciando gradualmente nell'ambiente nutrienti di origine vegetale. La tomaia sagomata è in EVA ed offre un supporto leggero, mentre le scanalature del plantare aiutano a stabilizzare il piede durante il movimento. Il cinturino posteriore regolabile, permette una calzata personalizzata e trasforma facilmente lo zoccolo in una ciabatta. Non un semplice zoccolo quindi, ma una calzatura che incorpora tante tecnologie innovative: le già citate suole in Solum con tomaia in EVA; l’eccezionale trazione, resa possibile dalle suole Aqua Deck; il sistema di piccoli canali Aqua Sluice che favoriscono l’asciugatura della scarpa; il filato Seaqual, realizzato con plastica marina riciclata. Dogtooth è disponibile nelle colorazioni nero, blu navy e bianco.

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Apre il fuoco contro un posto di blocco della Casa Bianca, ucciso dal Secret Service


Nasire Best, 21 anni, era già noto agli agenti per precedenti tentativi di accesso. Ha sparato verso una garitta con una rivoltella. Trump era nell'edificio e non è rimasto coinvolto.

Un ventunenne americano si è avvicinato sabato sera a un posto di blocco del Secret Service nei pressi della Casa Bianca, ha estratto una rivoltella dalla borsa e ha aperto il fuoco contro gli agenti. I poliziotti della Uniformed Division hanno risposto immediatamente, ferendolo gravemente. L'uomo è morto poco dopo al George Washington University Hospital. Un passante è rimasto colpito durante lo scambio di colpi e versa in condizioni serie. Nessun agente è stato ferito.

La sparatoria è avvenuta poco dopo le 18 ora locale all'incrocio tra la 17ª strada e Pennsylvania Avenue, nell'angolo nord-occidentale del complesso presidenziale. Sono stati sparati tra i venti e i trenta colpi. Il rumore ha raggiunto la North Lawn della Casa Bianca, dove diversi corrispondenti si stavano preparando per le riprese serali. Le immagini girate da una giornalista di ABC News e da un collega della CBS mostrano gli operatori che si gettano a terra mentre risuonano le detonazioni. La Casa Bianca è stata posta sotto chiusura precauzionale per circa un'ora, prima che le restrizioni venissero rimosse alla conferma della morte dell'aggressore.

Il presidente Donald Trump era nell'edificio al momento della sparatoria e stava trascorrendo il fine settimana festivo nella residenza, impegnato a negoziare un accordo di pace per chiudere la guerra con l'Iran. È stato informato dell'accaduto ma non è rimasto coinvolto. In un messaggio pubblicato sui social media nella notte ha ringraziato gli agenti del Secret Service, definendo l'aggressore una persona con "una storia violenta" e una "possibile ossessione" per la Casa Bianca. Trump ha colto l'occasione per rilanciare la sua proposta di costruire una nuova sala da ballo e di ampliare le strutture di sicurezza del complesso, parlando della necessità dello "spazio più sicuro mai costruito a Washington".

L'attentatore è stato identificato come Nasire Best, ventun anni, originario di una località non precisata dell'area metropolitana di Washington in Maryland. Viveva nella capitale federale da circa diciotto mesi ed era già noto al Secret Service e alla polizia metropolitana del Distretto di Columbia per precedenti tentativi di entrare nel complesso presidenziale. Secondo il New York Times, nel giugno del 2025 era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio dopo aver bloccato l'ingresso veicolare sul lato est della Casa Bianca, dicendo agli agenti di essere Gesù Cristo e di voler essere arrestato.

Un mese dopo, nel luglio 2025, Best era stato fermato per essersi introdotto in una zona riservata del perimetro della Casa Bianca ignorando i segnali e i comandi di alt. L'affidavit depositato presso la Superior Court del Distretto di Columbia segnala che il giovane era già noto al personale del Secret Service "per i giri intorno al complesso con domande su come accedervi dai vari ingressi". Un giudice aveva emesso un'ordinanza che gli vietava di avvicinarsi all'area. Dopo che Best non si era presentato all'udienza di agosto, era stato spiccato un mandato di cattura.

Cinque alti funzionari delle forze dell'ordine hanno attribuito il comportamento dell'uomo a problemi di salute mentale. La CNN ha riferito che i profili social riconducibili a Best ribadivano la sua pretesa di essere il figlio di Dio e contenevano minacce di violenza nei confronti di Trump. Il movente dell'attacco resta formalmente sotto indagine. L'FBI, guidato da Kash Patel, sta affiancando il Secret Service nelle verifiche insieme all'ATF, l'agenzia federale che si occupa di armi da fuoco ed esplosivi.

L'episodio è il terzo in poco più di un mese a coinvolgere persone armate nelle vicinanze di figure apicali dell'amministrazione. Il 25 aprile un uomo californiano armato di un fucile a pompa, una pistola e diversi coltelli aveva superato un posto di controllo all'ingresso della sala in cui si stava tenendo la cena annuale dell'Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, dove Trump doveva intervenire, prima di essere bloccato dagli agenti. Il 4 maggio un uomo del Texas era stato ferito in uno scambio di colpi con il Secret Service nei pressi del Washington Monument: agli agenti avrebbe poi rivolto frasi volgari sulla Casa Bianca mentre veniva trasportato in ambulanza.

Il presidente del Senato John Thune e lo speaker della Camera Mike Johnson hanno entrambi ringraziato il Secret Service per la rapidità della reazione, sostenendo che l'intervento ha evitato conseguenze più gravi per il presidente e per chi si trovava nei dintorni del complesso. La corrispondente di Al Jazeera Kimberly Halkett ha osservato che simili episodi si stanno verificando con frequenza crescente nei pressi delle sedi del potere federale.

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Cosa vogliono gli elettori Democratici


Populismo economico, moderazione sulle questioni culturali e stop agli aiuti militari a Israele: le indicazioni che emergono dal nuovo sondaggio del New York Times sull'elettorato del partito

Il Partito democratico americano, ancora in cerca di una direzione dopo la sconfitta di Kamala Harris nelle elezioni presidenziali del 2024, ha davanti una possibile strada. Un nuovo sondaggio del New York Times e del Siena College mostra che i suoi elettori chiedono populismo economico, moderazione sulle questioni culturali considerate centrali nella sconfitta di Harris e uno stop agli aiuti militari a Israele.

Il sondaggio definisce "coalizione democratica" l'insieme di elettori democratici, indipendenti che si schierano con il partito e indipendenti che hanno votato Harris nel 2024. Una maggioranza piuttosto netta si dice sostanzialmente soddisfatta del posizionamento ideologico del partito: solo il 20 per cento ritiene che sia troppo a sinistra e solo il 17 per cento che sia troppo a destra. L'insoddisfazione che emerge non riguarda quindi l'ideologia, ma il fallimento dei democratici nel fermare il presidente Trump, prima alle urne e ora al governo.

Sulla direzione complessiva da prendere il quadro resta diviso. Il 47 per cento degli elettori della coalizione democratica vorrebbe vedere il partito spostarsi verso il centro, il 28 per cento chiede invece uno spostamento a sinistra e il 19 per cento preferirebbe che il partito non si muovesse. Quando la domanda viene riformulata in funzione delle presidenziali del 2028, lo spostamento al centro guadagna terreno: il 52 per cento lo considera necessario per vincere, contro il 25 per cento che spinge verso sinistra.

La preferenza per il centro si indebolisce molto quando si entra nel merito dei singoli temi. Sull'immigrazione solo il 46 per cento ritiene necessaria una virata centrista per vincere, e sui diritti delle persone transgender la percentuale scende al 38 per cento. È sul tema della criminalità che la voglia di moderazione è più forte, mentre sui temi economici accade l'opposto. La metà degli elettori della coalizione democratica vorrebbe vedere il partito muoversi più a sinistra sulla sanità, contro un 25 per cento che chiede il contrario. Sull'economia generale il fronte è spaccato a metà: 38 per cento per il centro, 37 per cento per la sinistra.

Il movimento dell'abundance, che propone di facilitare la costruzione di case, infrastrutture ed energia riducendo i vincoli burocratici, resta sconosciuto a oltre il 90 per cento degli elettori democratici. Messi davanti alla scelta tra un candidato che persegua quell'agenda e uno che invece prometta di abbassare i prezzi attaccando i monopoli delle grandi aziende, gli elettori democratici preferiscono il populista con un margine di due a uno.

Sotto questa preferenza c'è una diffusa convinzione che il sistema economico americano non funzioni. L'88 per cento della coalizione democratica giudica il sistema economico ingiusto per la maggior parte degli americani e l'83 per cento ritiene che il sistema politico ed economico abbia bisogno di cambiamenti almeno "significativi". È un terreno fertile per un linguaggio politico incentrato sulla disuguaglianza, sul potere delle grandi aziende e sulla corruzione del sistema.

Il tema di Israele, che durante gli anni di Joe Biden aveva diviso l'ala progressista dall'establishment del partito, è oggi un punto di consenso. Solo il 15 per cento degli elettori democratici dice di simpatizzare più con Israele che con i palestinesi, mentre il 74 per cento si oppone a nuovi aiuti militari ed economici al governo di Benjamin Netanyahu.

Le indicazioni non sono univoche. Due terzi della coalizione democratica vogliono uno spostamento verso il centro su almeno uno fra immigrazione, diritti transgender e criminalità, anche se senza un consenso su quale di questi temi. Quasi il 70 per cento ritiene che almeno un movimento in quella direzione sia necessario per vincere nel 2028. Lo spostamento al centro può inoltre riguardare il linguaggio e lo stile più che i contenuti: parte del rigetto del cosiddetto "woke" non riguardava il programma del partito, ma una politica identitaria percepita come moralistica e invadente nella vita quotidiana.

La combinazione di populismo economico, moderazione culturale e progressismo sulla politica estera si ritrova in alcuni dei candidati democratici che hanno avuto più successo in questo ciclo elettorale, pur provenendo da aree ideologiche diverse. Graham Platner nel Maine, più a sinistra, e il senatore Jon Ossoff in Georgia, più moderato, hanno entrambi costruito la propria immagine attaccando la corruzione e il potere delle grandi aziende, sostenendo restrizioni agli aiuti militari a Israele e mettendo in secondo piano le guerre culturali. Anche Zohran Mamdani, eletto a New York, può essere descritto con la stessa formula.

Resta aperta la domanda più importante: un candidato di questo profilo avrebbe davvero più possibilità di vincere le presidenziali del 2028, in un contesto in cui la popolarità del presidente Trump è in calo? E un'eventuale amministrazione democratica costruita su questa agenda riuscirebbe a governare meglio della precedente? Il sondaggio non risponde a queste domande, ed è proprio dai fallimenti elettorali e di governo degli ultimi anni che è nato il malcontento da cui adesso il partito cerca di uscire.

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Harris valuta la corsa del 2028 ma il Partito Democratico frena


Secondo un'inchiesta di Vanity Fair basata su oltre due decine di fonti, l'ex vicepresidente sta seriamente considerando una nuova candidatura, ma operatori e donatori del partito sono contrari.

Kamala Harris sta valutando seriamente una nuova corsa alla Casa Bianca nel 2028, ma la prospettiva genera preoccupazione tra operatori politici, ex collaboratori e grandi donatori del partito democratico. È quanto emerge da un'inchiesta pubblicata da Vanity Fair, che ha raccolto le testimonianze di oltre due decine di persone vicine all'ex vicepresidente, tra ex membri dello staff della Casa Bianca, consulenti politici, parlamentari e finanziatori.

L'ex vicepresidente, che ha perso contro Donald Trump nelle elezioni del 2024 al termine di una campagna durata appena 107 giorni, non ha ancora preso una decisione definitiva. A domanda dal reverendo Al Sharpton durante la convenzione annuale del National Action Network, Harris ha risposto: "Ascoltate, potrei, potrei. Ci sto pensando". Ha poi aggiunto di aver servito per quattro anni a un battito di cuore dalla presidenza, di conoscere il lavoro e i suoi requisiti, e di essere convinta che lo status quo non funzioni più: "Non vogliono procedure, vogliono progresso".

Sul piano dei numeri, gli argomenti a favore di una nuova candidatura non mancano. Harris ha ottenuto 75 milioni di voti nel 2024, il risultato più alto mai raggiunto da un candidato sconfitto nella storia americana. In alcuni sondaggi sulle primarie ha un vantaggio a doppia cifra. Il suo libro "107 Days", in cui ricostruisce la campagna elettorale, ha venduto mezzo milione di copie nella prima settimana e il tour promozionale, allungato più volte, continua a registrare il tutto esaurito. Su TikTok un suo video di critica a una sentenza della Corte Suprema sui diritti di voto ha superato i 19 milioni di visualizzazioni.

Nonostante questi segnali, l'inchiesta di Vanity Fair restituisce un quadro molto diverso tra gli addetti ai lavori. Nessuna delle persone interpellate, a parte i consulenti più vicini a Harris, si è detta entusiasta dell'ipotesi. Molti hanno chiesto l'anonimato per parlare apertamente. Un ex consulente della campagna del 2024 ha definito l'idea "ovviamente una cattiva idea". Un altro ha dichiarato al giornale di aver parlato forse con una persona su cento favorevole a una nuova corsa. Un ex membro della Casa Bianca ha sintetizzato così: "Si candiderà? Molto probabilmente sì. Dovrebbe farlo? Assolutamente no. Non c'è alcun appetito per il ritorno della ex vicepresidente in campagna elettorale".

Anche Mark Cuban, il miliardario che era stato uno dei sostenitori della campagna del 2024, si è detto contrario a un nuovo tentativo. Ha spiegato a Vanity Fair che il problema non riguarda le capacità di governo o le qualifiche di Harris, ma il fatto che alcune persone sono state talmente demonizzate dall'opposizione da rendere la loro ricandidatura un ostacolo a prescindere dai meriti.

Tra i principali argomenti contrari alla corsa figura il tema dei finanziamenti. Nel 2024 Harris aveva raccolto e speso 1,5 miliardi di dollari in soli tre mesi, ma questa volta i donatori sembrano molto meno disposti a investire. Un finanziatore di alto livello ha dichiarato al giornale di non vedere alcun entusiasmo. Un altro grande donatore ha paragonato l'eventuale candidatura a quella che sarebbe stata una nuova corsa di Hillary Clinton, definendola "esattamente la cosa sbagliata da fare". Buona parte della base finanziaria di Harris si trova in California, lo stesso Stato del governatore Gavin Newsom, anche lui in pista per le primarie. Diversi operatori intervistati ritengono che Newsom potrebbe assorbire gran parte dei fondi disponibili nello Stato.

Un altro punto critico riguarda la presenza pubblica di Harris dopo la sconfitta. Un ex collaboratore della Casa Bianca ha sostenuto che, mentre i democratici cercavano una figura combattiva dopo le elezioni, Harris è rimasta sostanzialmente assente, mentre Newsom ha occupato lo spazio attaccando Trump e gestendo la vicenda del ridisegno dei collegi elettorali in California. Harris ha diffuso una dichiarazione di condanna durante le operazioni dell'agenzia per l'immigrazione Immigration and Customs Enforcement a Los Angeles, ma secondo le fonti questo non è bastato a costruire un profilo da leader dell'opposizione. I suoi alleati osservano che Harris, in quanto donna non bianca, deve gestire aspettative diverse da quelle di un candidato come Newsom, soprattutto sul tema dell'aggressività in campagna.

C'è poi una difficoltà più strutturale. Più fonti hanno raccontato a Vanity Fair che Harris non è mai riuscita a definire con chiarezza la propria visione politica. Nel 2020 si era presentata come una progressista di sinistra, mentre nel 2024 ha cercato di moderarsi nei 107 giorni a disposizione, dando un'impressione di opportunismo. Il momento più ricordato di quella campagna resta l'intervista al programma televisivo The View, in cui alla domanda su cosa avrebbe fatto diversamente da Joe Biden Harris rispose che nulla le veniva in mente. Uno stratega veterano l'ha definita la peggiore risposta mai data da un candidato, sottolineando che il 75 per cento degli americani voleva un cambiamento.

Anche i dati sul gradimento durante le campagne precedenti suggeriscono prudenza. Un ex collaboratore della Casa Bianca ha osservato che in entrambi i tentativi di Harris, nel 2020 e nel 2024, il sostegno è diminuito man mano che gli elettori la conoscevano meglio. Nel 2020 la sua prima campagna si era chiusa prima dei caucus dell'Iowa, nonostante fosse stata procuratrice generale della California.

Sul piano operativo, i tempi stringono. Diversi consulenti hanno spiegato che, se Harris vuole costruire una squadra competitiva, deve decidere a breve. Alcuni potenziali rivali si stanno già muovendo: oltre a Newsom, anche Rahm Emanuel sta conducendo una campagna di fatto, in attesa di un annuncio formale dopo le elezioni di metà mandato. Nel frattempo Harris incontra i donatori e il suo team di sicurezza nazionale, con cui discute occasionalmente di come il prossimo presidente potrebbe affrontare dossier come Iran e Cina.

Dopo aver lasciato la Casa Bianca, Harris si è trasferita in California in una casa da 8 milioni di dollari a Malibu con il marito Doug Emhoff. Molti dei suoi interlocutori avrebbero preferito che si candidasse a governatore dello Stato, una corsa che secondo loro avrebbe vinto facilmente, risolvendo il problema dei democratici californiani in cerca di un candidato credibile. Harris, secondo un suo consulente, ha ritenuto di non avere abbastanza tempo per decidere subito dopo la sconfitta del 2024 e non era certa di volere quel ruolo.

A un summit di Chicago alla fine di aprile, interrogata su cosa avesse imparato di sé in questi mesi di riflessione, Harris ha risposto ridendo: "Non mi piace perdere".

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Spaghetti del Naufrago


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foto sopra: spaghetti alla chitarra al bbq con cozze affumicate

Lo sentite il profumo dell’estate? Con questa ricetta ci proiettiamo alla grande verso l’imminente stagione estiva: è un piatto abbastanza semplice e rustico che sa al contempo di falò in spiaggia e di cucina d’avanguardia. Cucinerete gli spaghetti sul fuoco con il bbq, con una tecnica a me molto cara, attraverso una ricetta che utilizzo per stupire i miei ospiti a tavola, ottenendo una texture di sapori straordinaria. Allacciate i grembiuli!

In cambusa (x 4 persone): un chilo abbondante di cozze; g 320 di spaghetti alla chitarra; un mazzetto di prezzemolo; olio Evo; 2 spicchi di aglio, 1 limone; legnetti per affumicare

PREPARAZIONI

Pulite le cozze: lavate più volte sotto l’acqua corrente i bivalvi (che devono essere freschissimi. Eliminate il bisso e grattate via gli eventuali cirripedi, utilizzando un coltellino o una paglietta, togliete tutte le incrostazioni dai gusci, che devono risultare puliti e lucidi.

Preparate il fuoco: chi segue la rubrica sa che utilizzo spesso e volentieri il bbq americano (quello con il coperchio) dove è possibile cuocere di tutto, dolci compresi. Per questa ricetta lo utilizzeremo per cuocere la pasta: per farlo è necessaria una pentola idonea al contatto col fuoco, come un pesante wok in ghisa smaltata. Accendete la brace e fate riscaldare il wok. Il tempo di riscaldamento di un wok in ghisa è generalmente più lungo rispetto ad altri materiali, considerate che ci vogliono tra i 10 e i 15 minuti per raggiungere una temperatura uniforme e adeguata su tutto il corpo della pentola. Prendete dei legnetti per affumicare: con le cozze trovo sublime l’essenza sprigionata dal legno di faggio. Lasciateli in ammollo in acqua per almeno 30 minuti.

Limone: lavate un limone e tagliatelo in due, eliminando eventuali semi. Tenete da parte.

PROCEDIMENTO

Una volta che il wok è giunto a temperatura, cospargete un giro abbondante di olio Evo e aggiungete due spicchi di aglio in camicia, facendo insaporire per qualche minuto. Sui carboni accesi è giunto il momento di cospargere i legnetti per l’affumicatura, che inizieranno a sprigionare il fumo aromatico, che sarà per noi un vero e proprio ingrediente. Prelevate l’aglio con una pinza e introducete le cozze pulite in precedenza. Chiudete immediatamente il coperchio del BBQ.

Nel giro di qualche minuto le cozze inizieranno ad aprirsi, rilasciando la loro acqua. Rimestate di tanto in tanto, fino alla completa apertura di tutti i mitili. Una volta che tutte le cozze si sono aperte, prelevatele con un ragno o una schiumarola, lasciando la loro acqua nel wok: questa la userete per cuocervi gli spaghetti. Se notate che l’acqua rilasciata non è sufficiente (dipende fondamentalmente dalla grandezza dei molluschi), potete aggiungere dell’acqua bollente salata che avete avuto l’accortezza di tenere sul fuoco. Riportate a ebollizione e durante la cottura della pasta sgusciate quasi tutti i frutti di mare in una ciotola capiente, tenendo qualche guscio da parte per decorare il piatto. Scolate la pasta al dente e unitela alle cozze nella ciotola, mescolando bene e aggiungendo qualche spruzzata di succo di limone e il prezzemolo tritato.

IMPIATTAMENTO

Per impiattare gli spaghetti potete utilizzare un mestolo e una pinza in modo da formare un nido. Spremete qualche goccia di limone e decorate con qualche guscio. Servite caldo.

Con un bicchiere di... Saldenya

Si tratta di un vermentino prodotto nel nord ovest della Sardegna nel Podere Guardia Grande. Il suo colore è paglierino, con riflessi verdolini. Al naso è fruttato con dei ricordi di camomilla, al palato si completa con note minerali e saline. Adatto a ogni occasione, anche da aperitivo, perfetto con tutti i piatti di mare.

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Trump alza ancora la pressione su Cuba


Il dipartimento di Giustizia americano ha incriminato l'ex presidente cubano per l'abbattimento di due aerei di esuli nel 1996. Strategia simile a quella usata contro Maduro.

Il dipartimento di Giustizia americano ha incriminato il 20 maggio Raúl Castro, 94 anni, storico leader del partito comunista cubano e fratello del defunto Fidel. L'accusa è di avere ordinato nel 1996 l'abbattimento di due aerei pilotati da membri di Brothers to the Rescue, gruppo di esuli con base a Miami, costato la vita a quattro persone. All'epoca Castro era ministro della Difesa. Divenne poi presidente e primo segretario del partito comunista, ritirandosi formalmente nel 2021. Resta tuttavia il leader di fatto dell'isola e nessuna decisione importante può essere presa senza il suo via libera.

L'incriminazione si inserisce in una strategia più ampia che ricalca quella adottata contro il regime venezuelano. Pochi mesi fa il presidente Donald Trump è riuscito a catturare Nicolás Maduro, ora detenuto in una cella di Brooklyn. Pochi ritenevano possibile arrivare allo stesso esito anche per Castro, ma l'apertura del fascicolo giudiziario a Miami rende lo scenario meno remoto. L'amministrazione americana aveva definito il blitz contro Maduro una operazione di applicazione della legge; ora sostiene che Cuba, a soli 145 chilometri dalla Florida, rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale per la sua condizione di Stato fallito, il sostegno a Cina e Russia e il flusso di migranti verso gli Stati Uniti.

I voli di ricognizione americani sull'isola sono aumentati e i pianificatori militari stanno valutando diverse opzioni, da attacchi mirati a interventi più ampi. L'escalation segue mesi di pressione coercitiva. Dopo aver rimosso Maduro, Washington ha bloccato le forniture di carburante a Cuba e ha spinto i paesi della regione a interrompere i flussi di valuta forte verso l'Avana. Il governo cubano ha risposto con concessioni limitate, autorizzando le imprese private a importare carburante e promettendo di permettere ai cubani residenti all'estero di investire sull'isola.

Il 7 maggio l'Office of Foreign Assets Control del Tesoro americano ha imposto sanzioni a Gaesa, il conglomerato controllato dai militari che gestisce gran parte dell'economia cubana ed è considerato l'azienda di famiglia dei Castro. Il segretario di Stato Marco Rubio, cubano-americano, lo ha definito "il cuore del sistema cleptocratico comunista cubano". Una settimana più tardi il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe, è volato all'Avana per incontrare Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl. Ratcliffe ha avvertito che il tempo per "cambiamenti fondamentali" sta finendo e ha proposto un pacchetto di aiuti da 100 milioni di dollari, da distribuire in coordinamento con la chiesa cattolica.

L'incontro è andato male. Il 18 maggio l'OFAC ha colpito con nuove sanzioni una larga parte dell'apparato politico e securitario cubano, inclusi i servizi segreti. Gli obiettivi dichiarati dell'amministrazione americana sono riforme economiche, rilascio dei prigionieri politici e compensazione per le proprietà espropriate. Anche se non lo dichiarano pubblicamente, Trump e Rubio puntano probabilmente a obiettivi più radicali: lo smantellamento di Gaesa e una transizione democratica. Il 14 maggio Rubio ha indurito i toni: "Non credo che potremo cambiare la traiettoria di Cuba finché queste persone sono al comando del regime".

Una operazione su modello venezuelano potrebbe apparire eccessiva. L'immagine di un uomo di 94 anni in manette difficilmente avrebbe lo stesso impatto sull'opinione pubblica americana che ha avuto quella di Maduro. Manca inoltre una persona disponibile a prendere il posto di Castro e a cooperare con gli americani, come c'era nel caso venezuelano. Il nipote di Castro è un custode del sistema, non un successore naturale.

I cubani non escludono la possibilità del primo intervento militare americano sull'isola dopo sessant'anni. Il regime sembra alimentare il timore: i civili ricevono addestramento militare e le forze armate distribuiscono volantini con istruzioni su come prepararsi alla guerra. Il 18 maggio il presidente Miguel Díaz-Canel ha avvertito che un attacco produrrebbe "un bagno di sangue di proporzioni incalcolabili".

La data dell'incriminazione di Castro è simbolica: il 20 maggio è l'anniversario dell'indipendenza cubana, celebrato dalla comunità di esuli a Miami che da tempo chiede a Trump una linea più dura. L'amministrazione potrebbe usare il fascicolo giudiziario anche come leva nei negoziati. Ric Herrero del Cuba Study Group di Washington, che da sempre favorisce il dialogo con l'Avana, ha dichiarato all'Economist che "il governo è del tutto incapace di cambiare rotta o di attuare riforme per uscire dal buco in cui si trova".

La situazione economica cubana è insostenibile. I ricavi di Gaesa valgono oltre tre volte il bilancio statale e il conglomerato controlla fino a 20 miliardi di dollari in attività illecite. Le aziende straniere hanno tempo fino al 5 giugno per chiudere i rapporti con Gaesa o con qualsiasi società da essa controllata. Hapag-Lloyd, tedesca, e CMA CGM, francese, le due grandi compagnie di navigazione occidentali che operavano con Cuba, hanno smesso di accettare ordini legati all'isola in attesa di valutare i rischi.

In un paese che importa circa il 70% del cibo le conseguenze potrebbero essere devastanti. Il ministro dell'Energia cubano ha già ammesso che l'isola ha esaurito le scorte di gasolio e olio combustibile per le centrali elettriche. I blackout all'Avana durano fino a 22 ore al giorno e i servizi pubblici sono al collasso. Il 13 maggio la polizia ha disperso manifestanti scesi in piazza all'Avana contro l'assenza di elettricità. L'organizzazione Prisoners Defenders, con sede a Madrid, conta un numero record di 1.260 prigionieri politici. Pedro Monreal, economista cubano residente a Madrid, stima che l'economia possa contrarsi del 15% quest'anno.

Il regime sostiene di stare valutando l'offerta di aiuti americani. Accettarla significherebbe ammettere il proprio fallimento; rifiutarla rischia di alimentare ulteriori proteste man mano che caldo, fame e blackout peggiorano. In entrambi i casi il governo cubano si trova senza margini per dire no a Washington.

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L'Alberta voterà a ottobre per iniziare il percorso verso l'indipendenza dal Canada


La premier Danielle Smith ha annunciato l'aggiunta di una decima domanda al voto del 19 ottobre. Il quesito non chiederà subito l'indipendenza, ma l'avvio dell'iter legale per un secondo voto vincolante. Lei ha fatto sapere che voterà contro.

L'Alberta voterà il 19 ottobre su un quesito che, se approvato, spianerebbe la strada verso un secondo referendum, questa volta vincolante, sulla separazione dal Canada. Lo ha annunciato giovedì sera la premier Danielle Smith in un discorso televisivo trasmesso in prima serata.

Nessuna provincia canadese, al di fuori del Quebec, aveva mai portato la questione dell'indipendenza al voto popolare. La nuova domanda sarà la decima sulla scheda elettorale di ottobre, accanto ai quesiti già annunciati a febbraio su immigrazione e modifiche costituzionali. Agli elettori verrà chiesto se l'Alberta debba restare parte del Canada oppure se il governo provinciale debba avviare il percorso giuridico previsto dalla Costituzione per organizzare un referendum vincolante sulla secessione.

Smith ha già detto che voterà per restare nel Canada. "Nonostante il mio personale sostegno alla permanenza nel Canada, sono profondamente turbata da una decisione giudiziaria errata che interferisce con i diritti democratici di centinaia di migliaia di cittadini dell'Alberta", ha dichiarato. È una posizione politicamente calibrata: la premier si dice contraria all'indipendenza nel merito, ma rivendica il diritto degli elettori a esprimersi.

La sentenza, i separatisti e il nodo dei trattati indigeni


La mossa del governo provinciale arriva dopo una sentenza della scorsa settimana. La giudice Shaina Leonard, della Court of King's Bench dell'Alberta, ha bloccato la raccolta firme promossa dal gruppo separatista Stay Free Alberta, che aveva ottenuto oltre 300mila adesioni per chiedere agli elettori se la provincia dovesse "cessare di essere parte del Canada per diventare uno Stato indipendente". Due giudici della stessa Corte hanno stabilito che la separazione violerebbe i diritti garantiti dai trattati con le popolazioni indigene.

Smith ha annunciato ricorso e ha detto che il governo provinciale è pronto ad arrivare fino alla Corte Suprema canadese. Ha però ammesso che il contenzioso potrebbe richiedere mesi, se non anni. Da qui la decisione di inserire nel voto di ottobre un quesito indiretto: non una domanda secca sull'indipendenza, ma un mandato politico ad avviare l'iter per arrivare a un referendum vincolante.

La scelta ha però irritato i separatisti, che si aspettavano una consultazione diretta sulla sovranità. Jeff Rath, avvocato di Stay Free Alberta, l'ha definita un insulto a chi chiede l'indipendenza. Cam Davies, leader del Republican Party of Alberta, ha bollato il quesito come "senza spina dorsale".

La frattura con Ottawa e la reazione delle First Nations


Anche le comunità indigene si sono opposte con forza. La Confederacy of Treaty No. 6 First Nations ha condannato l'aggiunta della domanda al voto di ottobre, sostenendo che la decisione "conferma che i cittadini dell'Alberta vivono sotto un regime separatista". Per la confederazione indigena, qualsiasi tentativo di secessione violerebbe il rapporto stabilito dal Trattato n. 6 e tutelato dalla Costituzione canadese. L'organizzazione ha quindi chiesto al governo federale di intervenire per proteggere i diritti derivanti dai trattati.

L'Alberta, principale provincia produttrice di petrolio del Canada, vive da anni una tensione crescente con il governo federale liberale. Le frizioni si sono acuite dopo le elezioni dell'aprile 2025, che hanno riportato al potere il partito guidato dal premier Mark Carney. Secondo un sondaggio CBC News, il 67% dei cittadini dell'Alberta vuole che i leader dei partiti dichiarino apertamente come voterebbero in un eventuale referendum sull'indipendenza.

Il voto di ottobre non deciderà quindi direttamente la separazione dell'Alberta dal Canada, ma potrebbe lo stesso trasformare una rivendicazione finora politica e identitaria in un passaggio istituzionale. Per Smith si ttratta di un equilibrio delicato: confermare la volontà di restare nel Canada e, allo stesso tempo, costringere Ottawa e le Corti a confrontarsi direttamente con la spinta separatista della sua provincia.

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Le primarie del Michigan diventano un test sul futuro del Partito democratico


Tre candidati per il seggio al Senato lasciato da Gary Peters dividono i democratici tra sinistra radicale, riformismo moderato ed establishment di partito

Le primarie democratiche per il seggio al Senato del Michigan si stanno trasformando in una delle competizioni più contese del Paese e in un banco di prova sulla direzione futura del partito. Il senatore uscente Gary Peters non si ricandida e tre candidati con profili molto diversi puntano alla nomination: la senatrice statale Mallory McMorrow, l'ex direttore della sanità della contea di Wayne Abdul El-Sayed e la deputata di Detroit Haley Stevens. Ciascuno rappresenta una corrente diversa del partito e l'esito del voto rivelerà come la base democratica intende presentarsi alle elezioni di metà mandato.

Secondo il modello previsionale dell'Economist i democratici hanno buone possibilità di conquistare la maggioranza al Senato, ma per farlo dovranno vincere in Maine e in due Stati a guida repubblicana dove il presidente Donald Trump ha vinto comodamente nel 2024. Perdere il Michigan, che nel 2024 ha scelto Trump per appena l'1,4%, comprometterebbe l'intera operazione. Il modello indica un margine atteso di circa sette punti per i democratici, ma la scelta del candidato può ribaltare questa proiezione.

Haley Stevens è la candidata dell'establishment. Già a Washington come deputata di un distretto a nord di Detroit, ha come principale sostenitore Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e la sua macchina politica. Dietro Schumer c'è AIPAC, il gruppo di pressione filoisraeliano. La lista di endorsement che ha raccolto è lunghissima, ma la sua campagna è silenziosa: pochissimi eventi pubblici e fischi al congresso statale del partito il mese scorso.

Mallory McMorrow ha invece scelto un profilo più visibile. È diventata nota a livello nazionale nel 2022 con un discorso di risposta a un collega repubblicano che l'aveva definita "groomer" per il suo sostegno ai diritti delle persone gay e trans. Oggi si presenta come una tecnocrate per le politiche pubbliche, distante dalla guerra di trincea fra schieramenti. Sostiene che se i "repubblicani MAGA" verranno sconfitti riemergeranno i repubblicani più moderati e tradizionali. La sua base è composta dai democratici che si considerano progressisti pragmatici. Tra i suoi sostenitori c'è la senatrice Elizabeth Warren.

Abdul El-Sayed è il candidato più radicale. Figlio di immigrati egiziani, ha studiato medicina all'Università del Michigan ma è passato alla sanità pubblica senza completare il tirocinio clinico, pur continuando a definirsi "medico". Propone l'assistenza sanitaria universale, la fine degli aiuti militari a Israele e il divieto dei finanziamenti politici da parte delle aziende. Il principale problema della politica americana, sostiene, è il sistema che permette a grandi imprese, miliardari e lobby di comprare i politici. Il suo sponsor più importante è il senatore Bernie Sanders.

Storicamente l'elettorato delle primarie democratiche in Michigan è stato più anziano, più bianco e più femminile della media e ha respinto i candidati radicali. Nel 2018 lo stesso El-Sayed si era candidato a governatore ed era stato battuto di ventidue punti percentuali da Gretchen Whitmer, una democratica più tradizionale. A 41 anni El-Sayed ha trascorso quasi tutta la carriera in incarichi politici senza mai aver vinto un'elezione.

L'elettorato però potrebbe essere cambiato. Gli eventi di El-Sayed, tra cui un comizio con Sanders il 3 maggio, raccolgono folle numerose. I suoi sostenitori ritengono che il partito sia ostaggio dei grandi donatori, fuori contatto con la base e non meritevole del potere. McMorrow e Stevens contano invece sui democratici meno arrabbiati con la propria parte politica.

L'incognita della corsa è AIPAC. McMorrow ed El-Sayed si aspettano un'ondata di spot negativi pagata dal gruppo. La preferenza naturale di AIPAC dovrebbe andare a Stevens. McMorrow, sposata con un uomo ebreo, ha definito «un abominio» ciò che Israele ha fatto a Gaza e in Libano, ma ha anche detto di temere che parte dell'elettorato non sia «anti-Netanyahu, ma anti-ebraica». El-Sayed ha invece partecipato a iniziative pubbliche con Hasan Piker, streamer di Twitch che ha elogiato Hamas, pur prendendo le distanze da molte delle sue posizioni.

L'influenza di AIPAC non è però scontata. In una primaria per un'elezione speciale in New Jersey, all'inizio di quest'anno, Analilia Mejia, un'altra populista di sinistra appoggiata da Sanders, ha battuto un critico moderato di Israele attaccato proprio dal gruppo. Quel seggio alla Camera, però, era considerato sicuro per i democratici. In Michigan la posta è diversa: il timore dell'establishment democratico è che gli elettori delle primarie scelgano un candidato di sinistra radicale considerato non eleggibile, mettendo a rischio l'intera campagna per la maggioranza al Senato.

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Cuba diventa il centro dello spionaggio di Cina e Russia contro gli Stati Uniti


Pechino e Mosca hanno triplicato dal 2023 il personale di intelligence sull'isola, dove gestiscono cinque basi di ascolto puntate sui comandi militari americani in Florida

Cina e Russia hanno triplicato dal 2023 il personale di intelligence dispiegato a Cuba e hanno potenziato le basi di ascolto elettronico usate per spiare i siti militari americani in Florida. Lo scrive il Wall Street Journal, che cita funzionari a conoscenza delle valutazioni dell'intelligence statunitense.

Delle 18 strutture di signals intelligence presenti sull'isola, tre sono gestite attivamente dalla Cina e due dalla Russia, mentre le restanti appartengono a Cuba. Alcune delle basi cinesi e russe sono operate congiuntamente con i servizi cubani. Secondo un alto funzionario americano sentito dal Wall Street Journal, Pechino e Mosca considerano gli impianti cubani fra i più importanti centri di ascolto all'estero, e il numero di strutture e di personale di intelligence straniero è destinato ad aumentare.

I principali obiettivi delle intercettazioni sono lo U.S. Central Command di Tampa, che coordina le operazioni militari americane in Medio Oriente, e lo U.S. Southern Command appena fuori Miami, responsabile per l'America Latina. Le apparecchiature installate intercettano prevalentemente comunicazioni non classificate. Gli Stati Uniti dispongono comunque di strumenti per ostacolare l'attività delle due potenze rivali, che monitorano anche le strutture di lancio spaziale e il traffico marittimo nella regione. In Florida si trovano diverse proprietà del presidente Donald Trump, fra cui il club di Mar-a-Lago. L'Avana, dal canto suo, concentra la propria attività di spionaggio sulla base americana di Guantanamo, all'estremità sud-orientale dell'isola.

L'amministrazione americana sta usando queste valutazioni per rafforzare la campagna di pressione contro l'Avana. A gennaio il presidente ha firmato un ordine esecutivo che definisce Cuba "una minaccia inusuale e straordinaria" per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il documento sostiene che l'isola ospita la più grande struttura russa di signals intelligence all'estero e che ha approfondito la cooperazione militare con la Cina.

"Altri presidenti hanno guardato a questa situazione per 50 o 60 anni senza fare nulla", ha dichiarato Trump giovedì parlando della minaccia rappresentata da Cuba. "Sembra che sarò io a occuparmene". Lo stesso giorno il Segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di "una presenza di intelligence russa e cinese" a circa 90 miglia dalle coste americane.

Negli ultimi mesi Washington ha elevato Cuba a obiettivo prioritario per l'intelligence, in seguito a un ordine firmato dalla direttrice dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard. Gli Stati Uniti conducono voli quasi quotidiani di droni di sorveglianza attorno all'isola e hanno riposizionato satelliti spia per seguire più da vicino gli sviluppi. L'ufficio di Gabbard ha rifiutato di commentare.

Alcuni ex funzionari mettono in dubbio la portata effettiva della minaccia. Ricardo Zúñiga, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato che si è occupato di politica cubana, ha dichiarato al Wall Street Journal che "i tempi sembrano più che convenienti", dato che la presenza russa e cinese sull'isola è nota da anni. Juan Gonzalez, ex responsabile della politica per l'America Latina alla Casa Bianca sotto Joe Biden, ha sostenuto che la cooperazione fra l'Avana e i suoi alleati era aumentata durante il primo mandato di Trump per poi rallentare con Biden, quando Cuba aveva percepito uno spiraglio diplomatico. Secondo Gonzalez, l'attuale strategia dimostra "il fallimento totale dell'approccio della linea dura" e la fine della cooperazione di intelligence dovrebbe essere negoziata, non perseguita attraverso il cambio di regime.

Il governo cubano respinge le accuse. Il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez ha accusato l'amministrazione americana di costruire un "caso fraudolento" per giustificare nuove sanzioni economiche e una possibile azione militare. Un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha sostenuto che gli Stati Uniti diffondono narrazioni false su Cuba. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha condannato giovedì le pressioni americane e ha promesso un "sostegno attivo" all'isola.

L'amministrazione Trump dice di concentrarsi sulla sicurezza dell'emisfero occidentale, pur essendo già impegnata in due guerre contro l'Iran. Dopo un'operazione condotta a gennaio per catturare l'allora presidente venezuelano Nicolás Maduro, il presidente ha spostato l'attenzione su Cuba. Mercoledì il Dipartimento di Giustizia ha ottenuto un'incriminazione contro Raúl Castro, anziano patriarca dell'isola ed ex presidente, accusandolo di omicidio, cospirazione per uccidere cittadini americani e distruzione di aeromobili. L'attuale leader cubano ha definito il provvedimento "privo di qualsiasi fondamento giuridico".

La scorsa settimana il direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe ha incontrato all'Avana il nipote di Castro e alti funzionari dell'intelligence cubana. Secondo un funzionario della CIA, Ratcliffe ha comunicato ai cubani che il paese non può più ospitare gli avversari di Washington e deve interrompere ogni rapporto con loro. Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca, ha dichiarato a Fox News che Cuba è stata "una piattaforma per gli avversari americani per decenni" e rappresenta "l'ultimo avamposto del comunismo, l'ultimo avamposto della Guerra fredda".

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Amazon presenta i nuovi Kindle Scribe: arriva anche il primo modello a colori


Amazon espande la gamma Kindle Scribe con nuovi dispositivi e presenta il primo modello a colori. Tra lettura digitale, scrittura e produttività, la linea Kindle evolve con nuove funzionalità e display più avanzati
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Amazon ha annunciato le ultime novità della sua famiglia di e-readers. La gamma comprende Kindle Scribe di nuova generazione, con e senza luce frontale, e Colorsoft, il primo Kindle Scribe a colori. Riprogettata per offrire una migliore ergonomia, maggiore reattività e un'esperienza di scrittura e lettura ancora più confortevole, l'intera gamma Kindle Scribe è disponibile in preordine da subito e le spedizioni inizieranno il 10 giugno.

Motorola Razr 70 Ultra, Plus e Razr 70 ufficiali: novità, AI e prezzi
I nuovi flip phone integrano funzionalità AI avanzate, hardware più potente, display evoluti e un design premium pensato per competere nel segmento foldable di fascia alta
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design effetto carta stampata, ancora più sottile, leggero e veloce


Il nuovo Kindle Scribe misura 5,4 mm di spessore con un peso di 400 g. Il dispositivo offre una velocità superiore del 40% nella scrittura e nel cambio di pagina, rispetto al modello precedente, oltre a uno schermo antiriflesso più ampio da 11 pollici di diagonale.
Lo schermo antiriflesso del nuovo Kindle Scribe misura 11 polliciLo schermo antiriflesso del nuovo Kindle Scribe misura 11 pollici
La gamma presenta il doppio dei LED per un’illuminazione uniforme, uno schermo con superficie ruvida che offre una sensazione naturale durante la scrittura, una parallasse ridotta al minimo e un nuovo chip quad-core con tecnologia di visualizzazione Oxide.

Scrittura immersiva grazie a colori piacevoli per gli occhi


Kindle Scribe Colorsoft offre un’esperienza di scrittura a colori ancora più fluida e naturale grazie alla tecnologia di visualizzazione Colorsoft personalizzata e a un nuovo motore di rendering. I colori sono piacevoli per gli occhi e la durata della batteria garantisce un’autonomia di diverse settimane (dati Amazon).

Tutte le nuove funzionalità


I nuovi dispositivi della gamma integrano un taccuino evoluto con strumenti basati sull’intelligenza artificiale pensati per migliorare produttività, organizzazione e creatività. Tra le novità spicca una homepage completamente rinnovata con la funzione “Quick Notes”, che consente di annotare rapidamente idee e appunti ovunque ci si trovi. Non manca il supporto a Google Drive e OneDrive per importare documenti, creare note ed esportarle facilmente in formato PDF, mentre la ricerca AI all’interno dei taccuini permette di trovare contenuti, generare riassunti e ottenere domande di approfondimento in pochi secondi. La piattaforma introduce anche l’integrazione con OneNote per esportare note come testo o immagini, oltre a nuovi strumenti creativi con 10 colori per la penna, 5 colori per l’evidenziatore e una funzione di sfumatura dedicata agli artisti. Completa il tutto una nuova area di lavoro progettata per organizzare documenti, taccuini e libri in un unico spazio digitale.

HONOR D1 batte il record umano alla mezza maratona 2026 | TechPerTutti
HONOR D1 entra nella storia battendo il record umano alla mezza maratona 2026. Un traguardo che accelera l’evoluzione dell’intelligenza fisica e dei robot umanoidi basati su AI avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Tutti i dispositivi, dotati di penna premium – pronta all’uso senza necessità di configurarla o caricarla – sono disponibili in preordine su Amazon.it, e le spedizioni inizieranno il 10 giugno. Kindle Scribe con 32 GB di memoria parte da 519,99 euro, la versione Colosoft, sempre con 32 GB di memoria, parte da 649,99 euro e lo Scribe senza luce frontale è disponibile al prezzo di 449,99 euro.


Motorola rivoluziona i pieghevoli: Razr 70 Ultra, Razr 70 Plus e Razr 70 puntano tutto su AI e prestazioni


Motorola amplia la famiglia motorola razr, presentando motorola razr 70 ultra, razr 70 plus e razr 70. Pensata per offrire esperienze più intelligenti e personalizzate in una silhouette elegante e portatile, la nuova generazione della famiglia motorola razr 70 combina un design raffinato, prestazioni avanzate e intelligenza artificiale per passare dalla flessibilità quotidiana all'innovazione premium di livello flagship.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design compatto e personalità


Famosa per l'iconico design flip del razr, la forma compatta si integra senza sforzo nella vita di tutti i giorni. Il display esterno da 4,0" sul motorola razr 70 ultra e sul motorola razr 70 plus consente di controllare rapidamente le notifiche o inviare messaggi in movimento, rimanendo completamente presenti e concentrati sul momento. Il display è dotato di una frequenza di aggiornamento di 165Hz e di una luminosità di picco di 3000 nit. ed è possibile interagire con il display esterno senza doverlo toccare, passandoci semplicemente una mano sopra.
Il display esterno consente di interagire passandoci semplicemente una mano sopra, senza doverlo toccare
Razr 70 ultra è dotato, invece del display Extreme AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip, vanta la validazione Pantone, grazie alla quale i colori e tonalità della pelle possono essere visualizzati proprio come appaiono nella vita reale. Una frequenza di aggiornamento veloce e fluida di 165Hz rende incredibile il gameplay e la visione di qualsiasi azione sullo schermo. Per un intrattenimento ancora più coinvolgente, Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium per chiamate vocali cristalline e intrattenimento Bluetooth senza lag. Gli altoparlanti sono potenziati dalla tecnologia Dolby, che permette agli utenti di immergersi in una maggiore profondità, chiarezza e dettaglio per un'esperienza audio coinvolgente.
Razr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flipRazr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip
Motorola razr 70 plus offre lo stesso display esterno da 4,0" ad accesso completo, nonché un ampio display Extreme AMOLED da 6,90" supportato da Dolby Vision. Con motorola razr 70 invece, le dimensioni del display esterno scendono a 3,63 pollici, mentre il display esterno presenta una diagonale di 6,90 pollici.

Stile impeccabile e durabilità


Eleganti e resistenti, i nuovi dispositivi della famiglia razr 70 presentano design ultrasottili, contorni morbidi e finiture premium. In tutta la nuova famiglia razr 70, bordi arrotondati e materiali e finiture unici migliorano la sensazione al tatto di ogni telefono. Il razr 70 ultra è disponibile nel vivace colore PANTONE Orient Blue e PANTONE Cocoa, con impiallacciatura in legno. Il razr 70 plus si presenta, invece, nella tonalità terrosa di PANTONE Mountain View, con una finitura jacquard ispirata alla tessitura. Infine, il razr 70 è disponibile in diverse accattivanti colorazioni Pantone, tra cui Hematite con una finitura ispirata alla tessitura, Violet Ice e Sporting Green. Ogni dispositivo presenta una cerniera rinforzata in titanio e una protezione del display Corning Gorilla Glass.
Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"

Fotocamere per la creatività


La nuova famiglia Motorola Razr 70 punta su un comparto fotografico più evoluto grazie all’integrazione di sensori ad alta risoluzione e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Il top di gamma Razr 70 Ultra introduce una fotocamera principale da 50MP con nuovo sensore LOFIC capace di offrire una gamma dinamica fino a sei volte superiore, migliorando dettagli, luminosità e resa nelle scene più complesse e in condizioni di scarsa illuminazione. Razr 70 Plus e Razr 70 condividono invece un sistema a doppia fotocamera da 50MP con tecnologia Quad Pixel, OIS e Ultra Wide + Macro Vision, accompagnato da una fotocamera interna da 32MP pensata per selfie e videochiamate di qualità. Su tutta la gamma torna anche la modalità Flex View, che consente di utilizzare lo smartphone come un piccolo treppiede per foto hands-free, contenuti creativi e selfie sfruttando il display esterno.

Batteria e prestazioni potenziate


Il razr 70 ultra è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite per offrire prestazioni di punta, velocità più elevate ed esperienze AI avanzate on-device. La batteria da 5000mAh offre oltre 36 ore di autonomia con una singola carica (dati Motorola) e quando arriva il momento della ricarica, è possibile scegliere tra la ricarica ultra-veloce TurboPower da 68W, la ricarica wireless da 30W o inversa. Sul motorola razr 70 plus, tutte le funzionalità sono alimentate dalla piattaforma mobile premium Snapdragon® 8s Gen 3, supportato da una batteria da 4500mAh. Infine, sul razr 70, la batteria, l'esperienza AI avanzata e le prestazioni generali sono tutte ottimizzate dall'efficiente processore MediaTek Dimensity 7450X con una batteria da 4800mAh. La famiglia Motorola Razr 70 integra anche nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale grazie all’evoluzione di moto ai, la piattaforma AI proprietaria. L'azienda, inoltre, ha sviluppato un ecosistema AI aperto e flessibile, integrando servizi come Google Gemini e Gemini Live per supportare scrittura, brainstorming e conversazioni naturali, oltre alla partnership con Microsoft Copilot per migliorare produttività, organizzazione e gestione dei contenuti attraverso funzioni vocali e visive avanzate.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Motorola razr 70 ultra sarà disponibile in Italia a un prezzo di partenza di 1499 euro. La versione plus partirà da 1199 euro, mentre razr 70 sarà disponibile da 999 euro.


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Trump rinvia all'ultimo l'ordine esecutivo sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale


Cerimonia annullata poche ore prima della firma dopo le pressioni del consigliere David Sacks e di alcuni dirigenti del settore tecnologico contrari a nuove regole sui modelli di IA

Il presidente Donald Trump ha rinviato all'ultimo momento la firma di un ordine esecutivo molto atteso sull'intelligenza artificiale e la sicurezza informatica, dopo le obiezioni del suo consigliere per l'IA David Sacks e di alcuni dirigenti del settore tecnologico. La cerimonia era prevista per giovedì pomeriggio alla Casa Bianca con la presenza dei vertici delle principali aziende di intelligenza artificiale.

"Non mi piacevano certi aspetti, l'ho rinviato", ha dichiarato il presidente ai giornalisti nello Studio Ovale. Ha aggiunto che il provvedimento avrebbe potuto rappresentare "un ostacolo" alla leadership tecnologica statunitense: "Stiamo battendo la Cina, stiamo battendo tutti, e non voglio fare nulla che possa intralciare questo vantaggio".

L'ordine avrebbe istituito un quadro volontario per la condivisione dei modelli più avanzati con il governo statunitense prima del lancio pubblico. Una bozza prevedeva un periodo di valutazione fino a 90 giorni, mentre alcune imprese avrebbero preferito tempi più brevi, intorno ai 14 giorni. L'obiettivo era permettere al governo di individuare vulnerabilità di sicurezza nei nuovi sistemi e correggere i problemi nelle infrastrutture critiche come banche, utility e altri settori sensibili prima che potessero essere sfruttate.

Secondo quanto riportato per primo da Axios, prima della firma il presidente si era confrontato con Sacks e con esponenti dell'industria. Una fonte sentita dal sito ha spiegato che Trump "semplicemente odia le regole" e che Sacks ha condiviso la stessa avversione, definendo l'intero provvedimento "inutile" e "qualcosa che volevano solo i catastrofisti". Tra mercoledì sera e giovedì mattina hanno parlato con il presidente anche Mark Zuckerberg di Meta ed Elon Musk di xAI.

Il testo era diviso in due sezioni. La prima riguardava i cosiddetti "modelli di frontiera coperti", cioè i sistemi più potenti che sarebbero stati sottoposti alla revisione preventiva del governo. La seconda istituiva una sorta di sportello unico sulla sicurezza informatica, gestito dal dipartimento del Tesoro insieme ad altre agenzie e alle aziende di IA, per identificare e correggere le vulnerabilità nei modelli non ancora rilasciati. Era previsto anche un rafforzamento della US Tech Force, il corpo di ingegneri reclutato per modernizzare i sistemi informatici federali.

Una fonte del settore ha contestato ad Axios il ruolo guida assegnato al Tesoro, ricordando che le revisioni di sicurezza informatica sono tradizionalmente di competenza della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency e del National Institute of Standards and Technology. "Non è chiaro, obiettivamente, perché il Tesoro sia coinvolto e quale sia la sua competenza specifica in questo ambito", ha detto la fonte.

L'iniziativa era nata dopo la presentazione di Mythos, il nuovo modello dell'azienda Anthropic capace di individuare vulnerabilità nei software a una velocità senza precedenti. L'azienda non ha rilasciato pubblicamente il sistema e lo sta fornendo a un gruppo ristretto di imprese attraverso il programma Project Glasswing. Anche OpenAI ha annunciato l'accesso anticipato ai propri modelli più recenti per aiutare aziende e governi a rafforzare le difese informatiche. La preoccupazione dell'amministrazione è che sistemi futuri possano trovare falle sfruttabili da paesi nemici.

Sul provvedimento si sono scontrate due anime della base trumpiana. Da un lato gli attivisti del movimento MAGA, tra cui l'ex consigliere Steve Bannon e l'organizzatrice politica Amy Kremer, che chiedevano alla Casa Bianca di rendere obbligatoria la sottoposizione dei modelli più potenti ai test di sicurezza governativi. Dall'altro i sostenitori dell'industria tecnologica, come il venture capitalist Marc Andreessen e lo stesso Sacks, contrari a qualsiasi requisito vincolante. Sacks, principale funzionario di Trump per l'IA fino a marzo, oggi co-presiede il comitato consultivo presidenziale sulla tecnologia.

L'ordine era stato preparato nell'ultimo mese dal capo di gabinetto Susie Wiles, dal consigliere per la scienza e la tecnologia Michael Kratsios, dal suo vice Walker Barrett e dal direttore nazionale per la cibersicurezza Sean Cairncross, con il contributo delle aziende di IA. Le imprese più grandi, tra cui OpenAI e Anthropic, hanno seguito direttamente le discussioni con la Casa Bianca.

Secondo il New York Times, la cancellazione ha colto di sorpresa anche i dirigenti delle aziende di IA, alcuni dei quali erano in volo verso Washington quando è arrivata la decisione. La Casa Bianca aveva invitato i vertici di OpenAI, Google, Anthropic, Meta e Microsoft soltanto ventiquattro ore prima dell'evento. Diverse imprese, di fronte all'indisponibilità degli amministratori delegati, avevano deciso di mandare altri dirigenti, una scelta che avrebbe contrariato il presidente.

Test volontari dei modelli di IA da parte del governo federale esistono già da alcuni anni: aziende come OpenAI e Anthropic sottopongono i propri prodotti al Center for AI Standards and Innovation del dipartimento del Commercio. A maggio il dipartimento aveva annunciato accordi simili con Google, xAI e Microsoft, ma i dettagli sono successivamente scomparsi dal sito istituzionale senza una spiegazione ufficiale.

Resta da capire se e quando l'ordine verrà firmato e se nel frattempo subirà modifiche. Per ora ha prevalso la linea di chi nell'amministrazione spinge per un approccio liberista all'intelligenza artificiale, mentre l'Ufficio del direttore nazionale per la cibersicurezza, secondo fonti sentite da Axios, starebbe lavorando ad altre iniziative sulla sicurezza dei modelli avanzati.

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RecFishing, transizione fino al 31/12/2026


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Avevamo auspicato un RecFishing made in Italy, pare adesso che il problema sia europeo, infatti, su richiesta dell'Italia di una generale semplificazione, caldamente sollecitata dalla Fipsas, RecFishing torna a Bruxelles i cui uffici avrebbero tempo fino al 31/12/2026 per aggiustare la norma.

Di fatto non cambia nulla per i pescatori dalla riva, che sono in regola semplicemente ottemperando alla già "digerita" comunicazione richiesta dal Masaf, mentre per i pescasub e quelli dalla barca, oltre la già "digerita" comunicazione richiesta dal Masaf, resta l'obbligo di registrare e dichiarare la cattura delle 4 specie in osservazione (tonno rosso, spada, alalunga e lampuga).

A meno di nuovi interventi se ne riparlerà, speriamo in via definitiva, nel 2027.

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Rubio agli alleati europei: i soldati americani in Europa diminuiranno


Il segretario di Stato annuncia un ridimensionamento della presenza militare statunitense nel continente poche ore dopo che Trump aveva promesso 5.000 nuovi soldati in Polonia, creando confusione tra gli alleati Nato.

Gli Stati Uniti ridurranno progressivamente il numero dei propri soldati di stanza in Europa. L'annuncio è arrivato venerdì 22 maggio dal segretario di Stato americano Marco Rubio durante la riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg, in Svezia. La dichiarazione è giunta a poche ore di distanza dall'annuncio del presidente Donald Trump dell'invio di 5.000 militari aggiuntivi in Polonia, creando confusione tra gli alleati europei sulle reali intenzioni di Washington.

"C'è un ampio riconoscimento del fatto che ci saranno meno soldati americani in Europa rispetto al passato", ha dichiarato Rubio ai giornalisti. Il segretario di Stato ha aggiunto di comprendere che la decisione possa generare "una certa nervosità" tra gli alleati, ma ha insistito sul fatto che il ridimensionamento non rappresenta una novità: "Tutto questo non dovrebbe sorprendere nessuno". Rubio ha anche anticipato che un aggiustamento sarà annunciato "oggi o nei prossimi giorni" riguardo a quella che alcuni nella Nato chiamano "la cavalleria", ovvero le forze mobilitabili entro 180 giorni in caso di necessità.

La sequenza degli eventi delle ultime settimane ha disorientato le cancellerie europee. All'inizio di maggio il Pentagono aveva annunciato il ritiro di 5.000 militari americani dalla Germania, decisione arrivata dopo che il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva dichiarato che l'Iran stava "umiliando" gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati. La settimana scorsa il Dipartimento della Difesa ha poi cancellato il dispiegamento di 4.000 soldati in Polonia, alcuni dei quali erano già arrivati nel paese con il loro equipaggiamento. Martedì il vicepresidente JD Vance ha precisato che il dispiegamento era stato solo rinviato, non annullato. Giovedì sera è arrivato il colpo di scena finale: con un post su Truth Social, Trump ha annunciato l'invio di 5.000 soldati aggiuntivi in Polonia, giustificando la decisione con "l'elezione di successo" del presidente polacco Karol Nawrocki, un nazionalista conservatore che lui stesso aveva sostenuto nelle elezioni dell'anno scorso.

Il New York Times ha scritto che l'annuncio ha colto di sorpresa gli stessi funzionari del Pentagono. Restano senza risposta diverse domande: da dove arriveranno i 5.000 soldati destinati alla Polonia e se sarà necessario ridurre la presenza militare in altre aree per raggiungere l'obiettivo di Trump di alleggerire l'impegno americano in Europa, dove sono attualmente schierati circa 80.000 militari statunitensi. In totale in Polonia ci sono circa 10.000 soldati americani, la maggior parte in rotazione di alcuni mesi.

Le reazioni dei ministri europei riuniti a Helsingborg hanno oscillato tra il diplomatico e lo sconcerto. "È davvero confuso e non sempre facile orientarsi", ha ammesso il ministro degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard, padrona di casa della riunione. La ministra lettone Baiba Braze ha osservato che gli alleati sapevano che "la postura statunitense era in fase di riconsiderazione, ma per ora non c'è alcun cambio di postura". Il ministro polacco Radoslaw Sikorski ha ringraziato Trump, sottolineando che "la presenza delle truppe americane in Polonia sarà mantenuta più o meno ai livelli precedenti".

Più articolata la posizione del ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, che ha letto la situazione in chiave di politica interna americana: "Marco Rubio è stato estremamente cordiale e pacato. Penso che ci siano messaggi che trasmette, che a volte feriscono gli alleati europei, ma che sono destinati soprattutto alla sua politica interna".

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha cercato di proiettare unità, ribadendo che l'impegno degli alleati all'articolo 5 del trattato è "incrollabile" e che "la nostra determinazione e capacità di difendere ogni alleato è assoluta". Allo stesso tempo Rutte ha riconosciuto che l'evoluzione era prevedibile, parte di una più ampia transizione verso la fine della "eccessiva dipendenza" dagli Stati Uniti per la difesa dell'alleanza. Interrogato sulla capacità europea di difendersi da sola, ha risposto seccamente: "Sognatevelo".

Dietro la facciata diplomatica, Rubio ha lasciato trasparire l'irritazione di Trump verso gli alleati europei che non hanno appoggiato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. "Le posizioni del presidente riflettono in realtà una delusione nei confronti di alcuni nostri alleati nella Nato", ha dichiarato, aggiungendo che la questione dovrà essere "affrontata". Il prossimo vertice Nato di Ankara, previsto per luglio, è stato definito da Rubio come "uno dei più importanti vertici di leader nella storia della Nato".

Il segretario di Stato ha anche evocato la necessità di un "piano B" qualora l'Iran continuasse a impedire il transito nello stretto di Hormuz, dove in tempo di pace passa un quinto del petrolio consumato nel mondo. "Non so se sarebbe necessariamente una missione della Nato, ma certamente alcuni paesi della Nato dovranno contribuire", ha detto. Navi da guerra sono già state prepositionate nei pressi dello stretto nell'ambito di una coalizione internazionale guidata da Londra e Parigi.

Sul fronte ucraino, Rutte ha confermato l'invito al presidente Volodymyr Zelensky a partecipare al vertice di Ankara. Rubio ha definito i negoziati di pace finora "non fruttuosi", sostenendo però che la guerra non si concluderà con una vittoria militare di una delle due parti. Una proposta di Rutte di impegnare i paesi Nato, esclusi gli Stati Uniti, a destinare almeno lo 0,25% del proprio PIL al sostegno militare di Kiev è stata respinta.

Sullo sfondo della riunione si sono moltiplicati gli incidenti sul fianco orientale dell'alleanza. Martedì un caccia rumeno F-16 della Nato ha abbattuto un drone sopra l'Estonia, episodio che secondo le autorità baltiche rientra in una campagna russa di disturbo elettronico che devia droni ucraini a lungo raggio sul territorio dell'alleanza. Mercoledì gli abitanti di Vilnius, capitale della Lituania, sono stati invitati a mettersi al riparo dopo che allarmi aerei sono stati attivati per attività di droni vicino al confine con la Bielorussia. I ministri nordici e baltici hanno respinto in una dichiarazione congiunta quella che hanno definito la "palese campagna di disinformazione" russa, che accusa Lettonia e altri paesi baltici di voler lanciare droni militari contro la Russia.

Per rassicurare la Casa Bianca sul proprio impegno, gli europei si preparano ad annunciare al vertice di Ankara una serie di contratti per armamenti, diversi dei quali con gli Stati Uniti, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche a Bruxelles.

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SpaceX e la vita oltre la Terra


E oltre Marte?

"The Martian" è la prima vera opera di Andy Weir — molti la conoscono per il film con protagonista Matt Damon, mentre da un mesetto a questa parte mi porto appresso "Project Hail Mary", ultimo romanzo dello stesso scrittore.

Prima di Andy non conoscevo l'esistenza del genere "hard science fiction," dove la speculazione scientifica si unisce a un tentativo di massimizzare l'aspetto realistico del world building.

Infatti, in "Project Hail Mary" ci sono paginate e paginate di spiegazioni scientifiche ed è affascinante quanto, soprattutto nel primo romanzo "The Martian", Andy si sia fatto aiutare dalla sua community, che all'epoca contava qualcosa come 3mila lettori, per affinare al millimetro ogni dettaglio scientifico.

Un tempo non serviva: Asimov non si è nemmeno mai avvicinato al livello di dettaglio di Andy, tanto meno Philip K. Dick.

Dettaglio o non dettaglio, quegli anni sono passati, gli anni in cui l'autore utilizzava il mezzo della storia per raccontare anche una visione del futuro. È chiaro che la scienza non può sbilanciarsi troppo con le teorie speculative, non è il suo lavoro, ma è anche noto che tanti scienziati o volti importanti del mondo tech sono stati ispirati ed emozionati da queste grandi storie.

Andy Weir arriva un po' come un unicorno in una giungla di prodotti commerciabili, pop, netflix-oriented, eppure è così in gamba a unire la leggerezza alla profondità che il primo romanzo lo ha interpretato Matt Damon e il secondo Ryan Gosling, entrando nei botteghini main stream.

Elon Musk, come milioni di persone, sogna lo spazio sin da quando è bambino. In un'intervista di una decina di anni fa lo si vede agitato, con la voce rotta, quando gli viene chiesto "Cosa ne pensi dei commenti negativi del comandante dell'Apollo 11 Neil Armstrong su SpaceX?" Fra tutti, Neil rappresentava il suo eroe numero uno.

Cosa ci facciamo là fuori? La spesa per le missioni spaziali è tra le più grandi al mondo (ancora dietro a quella sull'IA però), e per cosa?

Noi ci arriveremo su Marte — è chiaro che è una scommessa ma lo sono più i tempi che l'effettiva impronta di piede umano sul pianeta rosso. Musk parla del 2028, l'ESA del 2040 — facciamo a metà, il 2034? Ma poi?

Ci sono un paio di verità che riporterò in questo editoriale e starà a voi coglierne il lato amaro o quello dolce, con un invito a non smettere mai di sognare, soprattutto quando si tratta di stelle e universo.

Il primo è il paradosso di Fermi: se l'universo è così enorme, potenzialmente infinito, antico e pieno di stelle e pianeti, perché non abbiamo ancora trovato prove chiare dell'esistenza di civiltà extraterrestri? Come mai una così alta probabilità di vita intelligente si scontra con un silenzio così totale?

Le possibili risposte sono che la vita intelligente in realtà è rarissima ma che dura anche poco: se pensate alla storia dell'umanità davvero civilizzata, si parla di 10-12mila anni, e cosa sono rispetto all'età dell'Universo, stimata attorno ai 13.8 miliardi di anni? Vorrei dire un battito di ciglia ma nemmeno quello.

Un'altra risposta al paradosso di Fermi è che le possibili prime civiltà extraterrestri, oltre che essere degli "attimi" in termini di tempo, stanno almeno a centinaia o migliaia di anni luce da qui e qualsiasi tentativo di comunicazione tramite un segnale radio ad esempio, arriverebbe molto dopo. Per capirsi, se adesso un telescopio un miliardo di volte più potente di Hubble scovasse degli alieni in una periferia di qualche remota galassia, comunque vedremmo soltanto un'immagine del loro passato, sarebbe come vedere un ricordo praticamente. Il tempo che l'immagine arriva, si sono probabilmente già annientati.

La seconda verità si lega a quanto appena detto e ce l'ha confermata lo scienziato più famoso al mondo. Secondo la relatività, niente che abbia massa può viaggiare più veloce della luce nel vuoto, che procede a circa 300.000 km al secondo.

Questo significa che, per le conoscenze che abbiamo adesso, nessun umano potrà mai raggiungere un pianeta abitato. Se si pensa a Proxima Centauri b, il primo pianeta "interessante" a circa 4.2 anni luce da noi, e se si immagina di aver inventato un motore che raggiunge almeno il 10% della velocità della luce — che sarebbe già una tecnologia enormemente oltre le nostre capacità attuali — comunque ci metteremmo 40 anni ad arrivare, senza contare accelerazione, frenata, schermature, energia, guasti e sopravvivenza dell’equipaggio.

Kepler-186f, altro esempio, uno dei pianeti più simili alla Terra, è a circa 500 anni luce, questo significa un viaggio di 5000 anni se fatto con quel "super motore futuristico" che abbiamo ipotizzato prima. E se volessimo parlarci con dei segnali radio? Ci vorrebbero mille anni per un solo botta e risposta.

Io penso che l'esplorazione spaziale debba fare ancora tanto, tanto lavoro e onestamente sono contento che l'azienda con l'IPO più grande della (nostra) storia si occupi di quello. La sfida principale è che tutto è troppo lontano e la velocità della luce, che è la cosa più veloce che conosciamo, è troppo lenta.

Per adesso possiamo solo arrancare verso Marte e continuare a fare studi geologici su satelliti e pianeti "vicini". Siamo davvero soltanto all'inizio di un cammino che, se non si interrompe come ha fatto più di 50 anni fa, dopo quella bandiera americana sulla Luna, rincorre fisiologicamente le domande più grandi che abbiamo: se siamo soli e perché esistiamo.

Questa voce è stata modificata (8 ore fa)
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Altman contro Musk, SpaceX IPO, Google I/O, il meglio della settimana


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon sabato,
questa settimana ci sono tre notizie che prendono più spazio di altre: la vittoria in tribunale di Altman contro Musk, la domanda ufficiale di IPO di SpaceX e l'evento Google I/O 2026. L'editoriale invece è una mia riflessione su quanto lontano possiamo arrivare con l'esplorazione spaziale. Buona lettura!

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Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
blue, yellow, and brown planet with black background

SpaceX e la vita oltre la Terra


"The Martian" è la prima vera opera di Andy Weir — molti la conoscono per il film con protagonista Matt Damon, mentre da un mesetto a questa parte mi porto appresso "Project Hail Mary", ultimo romanzo dello stesso scrittore. Prima di Andy non conoscevo il termine "Hard science fiction," dove la speculazione scientifica si unisce a un tentativo di massimizzare l'aspetto realistico del world building. [...]

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

La giuria dà ragione a Sam Altman nel processo avviato da Musk


Legge
La giuria ha dato ragione a OpenAI, Sam Altman e Microsoft nel processo avviato da Elon Musk. Le accuse di Musk sono state respinte perché presentate oltre i termini previsti dalla legge per questo tipo di richieste. Musk sosteneva che OpenAI fosse nata come non profit per sviluppare AI a beneficio dell’umanità e fosse poi stata trasformata in una struttura orientata al profitto. Chiedeva risarcimenti, l’annullamento della riorganizzazione societaria e la rimozione di Altman dal consiglio. OpenAI ha risposto che Musk conosceva da anni questa evoluzione e l’aveva anche sostenuta, chiedendo un ruolo di controllo. Musk ha annunciato ricorso in appello.
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Fonte: The Wall Street Journal
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SpaceX presenta ufficialmente l'IPO


Finanza
SpaceX ha avviato la quotazione in Borsa negli Stati Uniti, con una valutazione indicata nei documenti a 1.250 miliardi di dollari. Se confermata, la quota di maggioranza di Elon Musk varrebbe oltre 600 miliardi e potrebbe portare il suo patrimonio sopra 1.000 miliardi, diventando il primo "trillionaire" della storia. Nel 2025 la società ha registrato 18,6 miliardi di dollari di ricavi e 4,9 miliardi di perdita netta; nel primo trimestre 2026, 4,7 miliardi di vendite e 4,3 miliardi di perdita. Nei documenti compaiono anche oltre 500 milioni di costi legali attesi e un accordo con Anthropic da 15 miliardi l’anno per usare data center legati a xAI.
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Fonte: BBC News
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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SpaceX acquisterà la startup Cursor dopo l'IPO


Startup
SpaceX prevede di acquistare Cursor circa un mese dopo la quotazione in Borsa. Secondo Bloomberg, l’IPO potrebbe essere richiesta già mercoledì (oggi) e il debutto sul mercato arriverebbe il 12 giugno; in quel caso l’acquisizione si chiuderebbe a luglio. Cursor sviluppa strumenti AI per aiutare i programmatori a scrivere codice (vibe coding). L’accordo dà a SpaceX il diritto di comprarla per 60 miliardi di dollari entro l’anno; se l’operazione saltasse, SpaceX dovrebbe pagare 10 miliardi in contanti per il lavoro già fatto insieme. La collaborazione è già iniziata: il nuovo modello Composer 2.5 di Cursor è stato addestrato anche usando Colossus 2, un data center di xAI.
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Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Fortnite torna sull'App Store in tutto il mondo


Legge
Fortnite è tornato sull’App Store di Apple in tutto il mondo, tranne in Australia, dopo anni di scontro tra Epic Games e Apple. La causa riguarda le commissioni sugli acquisti dentro le app e l’obbligo per gli sviluppatori di usare il sistema di pagamento di Apple. Fortnite era già rientrato negli Stati Uniti nel maggio 2025, dopo quasi cinque anni di assenza, grazie alla pressione del giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers. Ora Epic dice che anche altri Paesi stanno osservando il caso per decidere quanto Apple possa controllare pagamenti e distribuzione delle app. In Australia il gioco resta fuori perché Epic attende un ordine del tribunale che obblighi Apple a modificare le regole locali.
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Fonte: MacRumors
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Tutto ciò che è stato annunciato al Google I/O 2026


Big Tech
Al Google I/O 2026 Google ha messo Gemini al centro di quasi tutti i prodotti. Ha annunciato nuovi modelli: Gemini 3.5 Flash, più veloce ed economico, 3.5 Pro in test e Gemini Omni, per generare video anche tramite ragionamento L’app Gemini cambia interfaccia e diventa più operativa, con l'agente Gemini Spark che agisce dentro Gmail, Documenti e Workspace; e Daily Brief per creare riepiloghi personali da email e calendario. Anche Search passa a una modalità AI più conversazionale, con agenti che monitorano il web su temi scelti dall’utente. Arrivano funzioni AI in Gmail, Docs, Keep, YouTube e shopping, con "Universal Cart", un carrello potenziato dall'IA. Google amplia anche SynthID per riconoscere contenuti generati dall’AI e prepara occhiali intelligenti basati su Android XR.
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Fonte: 9to5Google
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C'è chi la mattina apre Instagram, TikTok o Facebook; c'è invece chi inizia la giornata con la giusta frequenza intellettuale. Passa all'esperienza completa per meno due caffè al mese.

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Meta riassegna 7.000 lavoratori prima di un'ondata di licenziamenti


Big Tech
Meta riassegnerà 7.000 dipendenti a quattro nuove strutture dedicate allo sviluppo di strumenti e applicazioni AI, con meno livelli manageriali. La mossa arriva pochi giorni prima di circa 8.000 licenziamenti, pari al 10% della forza lavoro, e della chiusura di 6.000 posizioni aperte. Meta aveva oltre 78.000 dipendenti a fine 2025. Adesso sta spostando le risorse verso data center e infrastrutture AI, con investimenti previsti tra 115 e 135 miliardi di dollari quest’anno. L’azienda chiede anche ai dipendenti di usare l’AI nel lavoro quotidiano e li valuta in base a quello.
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Fonte: The New York Times
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Samsung sta cercando di fermare uno sciopero di 47.000 lavoratori di 18 giorni


Cronaca
Samsung Electronics sta trattando con il sindacato per evitare uno sciopero di 18 giorni che potrebbe coinvolgere 47.000 lavoratori. Il nodo sono i bonus: il sindacato chiede premi pari al 15% dell’utile operativo e senza tetti massimi, mentre l’azienda offre il 10% e un pagamento straordinario una tantum. Il governo sudcoreano è intervenuto perché Samsung pesa il 22,8% delle esportazioni del Paese e il 26% della Borsa locale. Se non ci sarà accordo, Seul può sospendere lo sciopero per 30 giorni con una procedura d’emergenza. Secondo il governo, i danni diretti potrebbero arrivare a 577 milioni di euro; il sindacato stima per Samsung un costo fino a 17 miliardi di euro.
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Fonte: CNBC
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OpenAI lancia ChatGPT per la finanza personale


Intelligenza Artificiale
OpenAI ha lanciato negli Stati Uniti una prova di ChatGPT per la finanza personale, riservata agli abbonati Pro (da 200 dollari al mese). Gli utenti possono collegare conti bancari, carte e investimenti tramite Plaid, servizio usato per connettere app e istituti finanziari. ChatGPT mostra saldo, spese, abbonamenti, pagamenti in arrivo e andamento del portafoglio, poi può rispondere a domande basate sui dati reali, per esempio se le uscite sono aumentate o come pianificare l’acquisto di una casa; i dati sincronizzati vengono rimossi entro 30 giorni. La funzionalità arriva a un mese dall'acquisizione della startup di finanza personale Hiro.
~
Fonte: TechCrunch
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Anthropic raccoglie oltre 30 miliardi di dollari e va verso i 900 miliardi di valutazione


Startup
Anthropic ha raccolto 30 miliardi di dollari in un round Serie G guidato da GIC e Coatue, con Goldman Sachs e JPMorgan tra i partecipanti. La nuova valutazione è 380 miliardi di dollari, contro i 18 miliardi di fine 2023. Secondo fonti citate nell’articolo, la società starebbe già trattando un’altra raccolta, fino a 50 miliardi, che potrebbe la valutazione oltre i 900 miliardi, prima di una possibile quotazione. Anthropic ha anche annunciato una partnership da 200 milioni di dollari con la Gates Foundation su AI, salute globale e istruzione.
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Fonte: Crypto Briefing
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Il gigantesco data center di Meta per l'IA sta trasformando la Louisiana rurale


bloomberg.com (eng)

Disney ha cancellato FiveThirtyEight


natesilver.net (eng)

Come scelgo quali dipendenti di Cloudflare sostituire con l'IA


wsj.com (eng)

La robotica vivrà un momento alla ChatGPT?


ieee.org (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Amazon lancia il servizio di consegna in 30 minuti in tutti gli Stati Uniti


techcrunch.com (eng)

Trump ha scambiato azioni tecnologiche per centinaia di milioni di dollari prima di approvare policy a favore


qz.com (eng)

GitHub sta indagando su accessi non autorizzati ai loro repository interni


threadreaderapp.com (eng)

Trapelate le dimensioni del display del Galaxy S27 Pro, che non avrà la S Pen


sammobile.com (eng)

Nvidia afferma di aver “in gran parte ceduto” il mercato cinese dei chip AI a Huawei


cnbc.com (eng)

OpenAI si sta preparando a presentare a breve la domanda di quotazione in borsa


wsj.com (eng)

Video della settimana

youtube.com/embed/qCfARlv74jQ?…

Google I/O in 13 minuti


In questo veloce recap di CNET puoi visionare tutto ciò che è stato annunciato al Google I/O 2026.

Vedi video su youtube.com (eng - 12:57)

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Prodotto della settimana

Clawdmeter


Clawdmeter è un progetto open-source di Hermann Haraldsson, sviluppatore islandese che però conferma di non aver mai sviluppato applicazioni per hardware specifici e che Claude Code lo ha guidato dall'inizio alla fine. Il progetto è disponibile su GitHub e consiste in un'interfaccia che ti mostra il tuo utilizzo dei token di Claude, alternata da varie animazioni "pixelate". L'applicazione gira su qualsiasi schermo esterno da venti o trenta euro.

Link: techcrunch.com

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


SpaceX e la vita oltre la Terra


"The Martian" è la prima vera opera di Andy Weir — molti la conoscono per il film con protagonista Matt Damon, mentre da un mesetto a questa parte mi porto appresso "Project Hail Mary", ultimo romanzo dello stesso scrittore.

Prima di Andy non conoscevo l'esistenza del genere "hard science fiction," dove la speculazione scientifica si unisce a un tentativo di massimizzare l'aspetto realistico del world building.

Infatti, in "Project Hail Mary" ci sono paginate e paginate di spiegazioni scientifiche ed è affascinante quanto, soprattutto nel primo romanzo "The Martian", Andy si sia fatto aiutare dalla sua community, che all'epoca contava qualcosa come 3mila lettori, per affinare al millimetro ogni dettaglio scientifico.

Un tempo non serviva: Asimov non si è nemmeno mai avvicinato al livello di dettaglio di Andy, tanto meno Philip K. Dick.

Dettaglio o non dettaglio, quegli anni sono passati, gli anni in cui l'autore utilizzava il mezzo della storia per raccontare anche una visione del futuro. È chiaro che la scienza non può sbilanciarsi troppo con le teorie speculative, non è il suo lavoro, ma è anche noto che tanti scienziati o volti importanti del mondo tech sono stati ispirati ed emozionati da queste grandi storie.

Andy Weir arriva un po' come un unicorno in una giungla di prodotti commerciabili, pop, netflix-oriented, eppure è così in gamba a unire la leggerezza alla profondità che il primo romanzo lo ha interpretato Matt Damon e il secondo Ryan Gosling, entrando nei botteghini main stream.

Elon Musk, come milioni di persone, sogna lo spazio sin da quando è bambino. In un'intervista di una decina di anni fa lo si vede agitato, con la voce rotta, quando gli viene chiesto "Cosa ne pensi dei commenti negativi del comandante dell'Apollo 11 Neil Armstrong su SpaceX?" Fra tutti, Neil rappresentava il suo eroe numero uno.

Cosa ci facciamo là fuori? La spesa per le missioni spaziali è tra le più grandi al mondo (ancora dietro a quella sull'IA però), e per cosa?

Noi ci arriveremo su Marte — è chiaro che è una scommessa ma lo sono più i tempi che l'effettiva impronta di piede umano sul pianeta rosso. Musk parla del 2028, l'ESA del 2040 — facciamo a metà, il 2034? Ma poi?

Ci sono un paio di verità che riporterò in questo editoriale e starà a voi coglierne il lato amaro o quello dolce, con un invito a non smettere mai di sognare, soprattutto quando si tratta di stelle e universo.

Il primo è il paradosso di Fermi: se l'universo è così enorme, potenzialmente infinito, antico e pieno di stelle e pianeti, perché non abbiamo ancora trovato prove chiare dell'esistenza di civiltà extraterrestri? Come mai una così alta probabilità di vita intelligente si scontra con un silenzio così totale?

Le possibili risposte sono che la vita intelligente in realtà è rarissima ma che dura anche poco: se pensate alla storia dell'umanità davvero civilizzata, si parla di 10-12mila anni, e cosa sono rispetto all'età dell'Universo, stimata attorno ai 13.8 miliardi di anni? Vorrei dire un battito di ciglia ma nemmeno quello.

Un'altra risposta al paradosso di Fermi è che le possibili prime civiltà extraterrestri, oltre che essere degli "attimi" in termini di tempo, stanno almeno a centinaia o migliaia di anni luce da qui e qualsiasi tentativo di comunicazione tramite un segnale radio ad esempio, arriverebbe molto dopo. Per capirsi, se adesso un telescopio un miliardo di volte più potente di Hubble scovasse degli alieni in una periferia di qualche remota galassia, comunque vedremmo soltanto un'immagine del loro passato, sarebbe come vedere un ricordo praticamente. Il tempo che l'immagine arriva, si sono probabilmente già annientati.

La seconda verità si lega a quanto appena detto e ce l'ha confermata lo scienziato più famoso al mondo. Secondo la relatività, niente che abbia massa può viaggiare più veloce della luce nel vuoto, che procede a circa 300.000 km al secondo.

Questo significa che, per le conoscenze che abbiamo adesso, nessun umano potrà mai raggiungere un pianeta abitato. Se si pensa a Proxima Centauri b, il primo pianeta "interessante" a circa 4.2 anni luce da noi, e se si immagina di aver inventato un motore che raggiunge almeno il 10% della velocità della luce — che sarebbe già una tecnologia enormemente oltre le nostre capacità attuali — comunque ci metteremmo 40 anni ad arrivare, senza contare accelerazione, frenata, schermature, energia, guasti e sopravvivenza dell’equipaggio.

Kepler-186f, altro esempio, uno dei pianeti più simili alla Terra, è a circa 500 anni luce, questo significa un viaggio di 5000 anni se fatto con quel "super motore futuristico" che abbiamo ipotizzato prima. E se volessimo parlarci con dei segnali radio? Ci vorrebbero mille anni per un solo botta e risposta.

Io penso che l'esplorazione spaziale debba fare ancora tanto, tanto lavoro e onestamente sono contento che l'azienda con l'IPO più grande della (nostra) storia si occupi di quello. La sfida principale è che tutto è troppo lontano e la velocità della luce, che è la cosa più veloce che conosciamo, è troppo lenta.

Per adesso possiamo solo arrancare verso Marte e continuare a fare studi geologici su satelliti e pianeti "vicini". Siamo davvero soltanto all'inizio di un cammino che, se non si interrompe come ha fatto più di 50 anni fa, dopo quella bandiera americana sulla Luna, rincorre fisiologicamente le domande più grandi che abbiamo: se siamo soli e perché esistiamo.


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Italcanna GVTR


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Le canne da surfcasting telescopiche hanno l’indubbio vantaggio di un ingombro ridotto, rispetto alle “sorelle” a innesti in 3 e 2 pezzi. Sono attrezzi pensati per un utilizzo all round e quindi indicate se non si richiedono doti di lancio estreme. Nell’ampio catalogo Italcanna si trovano numerose ottime telescopiche da surfcasting e tra queste la Gvtr si fa apprezzare per tante caratteristiche importanti. Lunga 4,4 metri, con un ingombro di appena 1,69 metri, la Gvtr è, come la definiscono in casa Italcanna, una super telescopica, ideale per lanci in side. È realizzata in carbonio HR miscelato, da sfruttare con zavorre da 130 a 170 grammi, ma consente lanci in ground con piombi da 125 grammi. La cima è sensibile e l’azione progressiva. Le sezioni sono 4 e l’anellatura è Italcanna Sic.

italcanna.com
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Andrea Sempio, redpillato?


Il caso di Garlasco è diventato un’opportunità di parlare delle zone buie dell’esperienza della maschilità eterosessuale del nuovo millennio.

In questo mese di maggio si è scritto molto sui 3355 post che Andrea Sempio – oggi accusato dalla procura di Pavia per il delitto di Chiara Poggi del 2007 – ha pubblicato tra il 2009 e il 2016 sul forum Italian Seduction,sotto lo pseudonimo «Andreas». Si tratta di una comunità di seduzione, una delle tante che si trovavano online negli anni Duemila. Il luogo in cui i Pick-Up Artists (PUA), cioè i guru del rimorchio, dispensano agli adepti strategie d’approccio e tecniche di automiglioramento, per ottenere quella postura che ti fa entrare nella testa delle hot babes (come le chiamano loro). Ambienti che esistono ancora, peraltro, sotto forma di «Accademie della seduzione» e definizioni simili.

La mostrificazione mediatica di Sempio segue una logica lineare; frequentava strani ambienti maschilisti, sproloquiava di sesso: dunque è anormale, dunque colpevole. Nulla di nuovo per la stampa: lo stesso meccanismo veniva mobilitato ai tempi per persuadere della colpevolezza di Alberto Stasi attraverso la fantomatica e mai verificata pedopornografia trovata sul suo computer: è un perverso, dunque colpevole. Si preleva un elemento correlato alla sessualità del soggetto, lo si decontestualizza, lo si essenzializza fino a farne carattere significante di una amoralità totale, e lo si converte in indizio rivelatore di un agire criminoso.

Nel caso di Sempio, questo processo passa quasi interamente attraverso le scritture del suo alias nel forum. E stavolta l’identificazione con la devianza avviene per associazione ad ambienti digitali con cui l’opinione pubblica italiana ha scarsa familiarità, ma di cui intuisce le connotazioni periferiche negative. Resta, insomma, vero che non è legittimo dedurre il profilo criminologico di Andrea Sempio dal cherry-picking confezionato ad arte dai giornali sui post di Andreas. Però è anche vero che possiamo comunque inferire qualcosa: non la verità su Garlasco, ma sulle logiche della cultura.

Sarà colpa della serie Adolescence, sarà merito di una rinnovata sensibilità sul tema del femminicidio, sarà l’eco dello scandalo della scorsa estate che ha riguardato il sito Phica.net – l’ennesimo punto della trama che intreccia la violenza maschile sulle donne e l’esperienza digitale – ma negli ultimi mesi è montata una certa curiosità febbrile attorno alla cultura incel e, più genericamente, alla “manosphere”; per le sue astruserie, il suo lessico iniziatico, i suoi risvolti macabri. Parliamo del fenomeno degli involuntary celibate: giovani uomini eterosessuali, involontariamente celibi, che condividono nei forum di tutto il mondo un’esperienza di insoddisfazione sessuo-affettiva che marcisce frequentemente in misoginia esplicita e nichilismo.

Sono soprattutto Il Giornale e Repubblica a indicare la via. «Misogino, bugiardo e sessista. Quei post pubblicati su un forum che svelano un “altro” Sempio», titola Il Giornale il 3 maggio, rincarando nel sottotitolo: «Gli inquirenti e le frasi da “incel”: “Lo stupro è solo la dimostrazione della forza del maschio”». Il giorno successivo, Repubblica offre il glossario di servizio: «One-itis, cosa vuol dire il termine usato da Sempio sui forum per parlare del suo innamoramento» (anche qui, l’immancabile rimando alla sottocultura incel, che del termine si è impossessata).

«One-itis» è il modo in cui, a partire dai forum di seduzione anglofoni che Italian Seduction esporta per il pubblico italiano, si parla dell’ossessione monomaniacale per una sola ragazza: il grande amore non corrisposto inscritto nella biografia sentimentale di ogni utente. L’allusione, nemmeno troppo dissimulata, è che Sempio parlasse della sua one-itis riferendosi a Chiara Poggi. Anche fonti meno mainstream hanno fatto la loro parte: Mow Magazine è stato il primo sito a lanciare l’identificazione tra Sempio e l’utente Andreas, riconducendolo agli ambienti della manosphere. E poi c’è la pletora di blog che si sono affrettati a conferire a Sempio il titolo di incel.

Certo, questo accade per una ragione. Nella maggior parte dei casi, tutto questo ossessionarsi sull’altro sesso si traduce in isolamento sociale e autolesionismo; in qualche caso, esplode nella violenza terroristica. Tra il 2014 e il 2021 la comunità incel è stata ricondotta a oltre cinquanta uccisioni, prevalentemente in Nord America.

È anche vero, nonché evidente, che questa linea narrativa vende bene. Ha il fascino dell’esotico (qualcosa che viene da lontano) e dell’esoterico (qualcosa di non del tutto comprensibile, che neanche si sa cosa significhi — magari è una setta del dark web? Cosa succede ai nostri ragazzi?). Eppure, il discorso incel, e in particolare la cultura red pill, ha un che di familiare: rimanda a un senso comune misogino, il patrimonio implicito della nostra tradizione patriarcale.

Prendiamo il materiale delle intercettazioni effettuate nell’abitacolo dell’automobile di Andrea Sempio. La Rai ha mandato in onda un particolare soliloquio:

Noi siamo fatti per vivere in tribù. La nostra vita ideale sarebbero tribù da 50, 60, fino a 150 individui, più femmine che maschi, perché per ogni maschio ci sarebbe una proporzione di 4 femmine … gli uomini stanno fuori 3-4 giorni a cacciare, poi tornano indietro: si mangia, si sta a riposo qualche giorno, si tromba allegramente e poi si esce di nuovo. Gli uomini stanno lì un po’, poi tornano e hanno un ricambio di donne, quindi c’è sempre desiderio, c’è sempre voglia, non ci sono persone isteriche perché non si tromba o perché il marito non ti guarda più, o perché la moglie è diventata una cicciona di merda, tutte queste cose qui. Questo è il modello con cui sono cresciuti di sicuro i nostri bisnonni e probabilmente anche le nostre nonne e i nostri nonni se vivevano in cascina…


L’intercettato ne esce come uno squilibrato: invece di ascoltare Cruciani alla Zanzara mentre guida (e sentirebbe più o meno lo stesso discorso), si lancia in questo sproloquio maniacale senza pubblico. Ma il ritratto della gaia cascina dei suoi bisnonni, e dei bucolici baccanali che vi si sarebbero consumati, ci dice qualcosa di più. Si tratta di una fantasia primitivista – in cui la famiglia e la comunità estesa rendevano omaggio alla voluttà del desiderio maschile, garantendogli un’abbondanza sessuale controllata – del tutto coerente con l’immaginario nostalgico e retro-utopico dell’ideologia red pill. Questa sostiene che la rivoluzione sessuale, liberando il desiderio femminile e restituendo alla donna un principio di sovranità sul proprio corpo e sulla propria vita sessuo-affettiva, avrebbe condannato gli esemplari maschi meno appetibili (una grande maggioranza) all’inedia relazionale e al celibato forzato.

I guru del rimorchio cercano ancora ottimisticamente di contrastare la deriva «ipergamica» della femmina liberata, compensando la perdita di potere del maschio nell’agone sessuale contemporaneo con il trucco della seduzione, ovvero della manipolazione psicologica. Ma rifiuto dopo rifiuto, la favola si incrina e il discorso di questi uomini online prende il largo. Ci si inizia a convincere che la tecnica, il carattere e la sicurezza di sé – in una parola, il “game”, il savoir fairenon bastino ad avere successo con le donne se non si è abbastanza attraenti per natura. Senza un certo patrimonio genetico, senza soldi, senza status sociale, non c’è niente da fare: “Non è vita”.

La red pill, definita già nel 2019 dagli esperti il collante ideologico della manosphere, è in effetti una teoria sociale (pseudoscientifica) che si stratifica a partire dalla delusione di molti ex aspiranti Pick-Up Artists; proprio mentre scriveva Sempio, proprio nei forum anglofoni analoghi a Italian Seduction, e negli altri spazi che da questi ultimi sarebbero germinati per scissione ideologica. I redpillati non credono che la personalità, o il saperci fare, conti più di tanto con le donne: contano solo Looks, Money e Status. Il contributo fornito dagli ambienti PUA, con la loro rilettura selettiva della psicologia evoluzionistica applicata al comportamento sessuale femminile, è forse il momento angolare di tutto ciò che si è detto e fatto nei forum maschili negli ultimi vent’anni. Ed è almeno dal 2012 — anno in cui viene aperto l’omonimo subreddit — che la red pill si consolida come terreno discorsivo su cui stanno proliferando le comunità incel contemporanee.

Nel maggio 2014 Elliot Rodger, ventiduenne residente in California, uccide sei persone e ne ferisce quattordici a Isla Vista, prima di togliersi la vita. Lascia soprattutto un video («Elliot Rodger’s Retribution») in cui annuncia di volersi vendicare delle donne che lo avevano respinto, e degli uomini «alpha» che invece si erano goduti la vita che a lui era stata negata. Doveva essere l’inizio della Beta Uprising, o Rivolta Incel. Altro sangue è stato versato in nome di questa causa, ma sarebbe di certo fuorviante caratterizzare la cultura incel nel suo complesso come sovversiva. È in ogni caso a partire da Rodger che la comunità acquisisce un suo martirologio, e una vocazione apocalittica.

Rodger era un utente del forum PUAHate. Il sito, in attività grossomodo tra il 2009 e il 2014 – e chiuso in conseguenza dell’attentato – è nato come un ambiente di critica interna alla comunità PUA. Gli aspiranti seduttori sono stati delusi sia in qualità di consumatori (i guru venivano bollati come truffatori) che di fedeli: il problema non è tanto che il metodo PUA non funzioni; è che non può funzionare di principio, perché l’attrazione femminile sarebbe pre-determinata da fattori evoluzionistici e genetici non-manipolabili. Sembra che Rodger non avesse mai aderito formalmente alla comunità PUA, ma di quella disillusione era partecipe. Ed è in questa torsione che la RedPill assume la sua tonalità più cupa e disperata, la black pill: la teoria di chi non crede più nelle tecniche, nell’auto-miglioramento, né in nient’altro, e si sente condannato a un destino tragico per genetica. L’accento black pill è quello che caratterizza compiutamente l’esperienza e il registro emotivo delle comunità incel, così come le conosciamo oggi.

Nell’agosto del 2014, un thread molto popolare dell’utente Andreas viene commentato citando un articolo del Post sul caso Rodger. Andreas risponde dicendo di essere a conoscenza della vicenda, e scrive di ritrovarsi più «nel ragazzino» che nel giornalista che ha scritto il pezzo: confessa, cioè, una «vicinanza al tipo di disperazione adolescenziale di cui Rodger era una manifestazione estrema», per usare le parole dell’autrice Serena Mazzini. Perché il personaggio di Andreas ci parla di un tardo ventenne della provincia italiana che non condivide le grammatiche, le logiche, le tonalità di quella che impareremo a riconoscere come cultura incel; ne è in parte tagliato fuori per ragioni anagrafiche, ma anche epistemiche. Andrea Sempio è dopotutto un normalone— l’antitesi di chi rivendica l’identità incel come marchio di elezione.

Di “Andreas” sappiamo che aveva frequentato ben tre corsi di seduzione dal vivo, prestava una certa reverenza al guru-seduttore del forum, ed era un utente «élite» della sua comunità PUA. Ma sappiamo anche che inizia progressivamente a maturare un distacco da quella cultura, trovando altre narrazioni di autorealizzazione. Ed è proprio a partire dalla seconda metà del 2014 che Andrea Sempio inizia a prendere le distanze anche dal forum. Esprime una crescente frustrazione per il clima delle conversazioni, che stanno scivolando verso la red pill, probabilmente sospinte da una nuova generazione di utenti che ha già assorbito il discorso internazionale e la sua misoginia al vetriolo. In un commento, si lamenta di come si stesse passando dal discutere come «regalarle il suo migliore orgasmo» al parlare di guerra tra i sessi: «Tristezza, cazzo», commenta laconico.

Il comportamento dell’utente Andreas non cristallizza, dunque, l’anima di un criminale; tutto ciò che ho scritto è del resto del tutto esteriore al caso giudiziario, e alla brutalità dell’evento che ne è all’origine. Permette però, da un altro angolo, di osservare da vicino le ramificazioni di una cultura globale maschile in piena crescita, intrecciata quanto frammentata.

L’idea stessa di manosphere appare sempre più inadeguata a catturare questa nuova articolazione dello spirito del tempo. Il suo tentativo di tassonomizzare la varietà delle espressioni maschili online che pretende di racchiudere si rivela paradossale: sembra esserci, in fondo, un medesimo nucleo problematico – l’esperienza della maschilità eterosessuale del nuovo millennio – da cui germoglia questa varietà di fiori neri. E allo stesso tempo, l’uso improprio della categoria, piegato al sensazionalismo, induce per contro a presupporre che questo nucleo instabile possa essere descritto come un fenomeno uniforme, mentre non lo è. Un forum italiano di PUA del 2009 ha poco o nulla a che spartire con le soggettività che popolano un forum internazionale di incel blackpillati del 2014; né, tantomeno, con il looksmaxxing di Clavicular e degli influencer di oggi, con i gruppi Telegram di Andrew Tate di ieri e con gli streamer e i podcaster del documentario Netflix di Louis Theroux.

Tutto questo, peraltro, non può essere nemmeno appiattito sul patriarcato storico tout court. La sfida consiste nel pensare insieme due cose: l’austerità patriarcale e le arlecchinate della manosphere; comprendere la relazione fra esse: la persistenza di una struttura di senso antica da una parte, e dall’altra le determinazioni contingenti, nuove, che la misoginia ha assunto (e sta assumendo ancora) nella società digitale. Comprendere quale sia la tensione fra questi due ordini di grandezza; quali siano i fattori contestuali – oltre lo sforzo di un movimento sociale verso l’uguaglianza di genere – che contribuiscono a queste trasformazioni. E, alla fine, chiedersi su quali fra questi è possibile intervenire.



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Sinner a Parigi, primo allenamento al Roland Garros: si accende la corsa al titolo


Il numero 1 del mondo prova la terra rossa francese: lavoro intenso con il team e focus su ritmo e adattamento

Parigi si colora subito d’azzurro con l’arrivo di Jannik Sinner, che ha inaugurato la sua preparazione al Roland Garros 2026 con il primo allenamento sui campi dello Stade Roland Garros. Un ingresso in scena atteso, quasi rituale, per il numero 1 del mondo, che ha iniziato a prendere confidenza con la terra rossa francese in vista del debutto nel secondo Slam stagionale.

Sessione intensa per l’altoatesino, seguito da vicino dal suo team tecnico. Sinner ha alternato esercizi di mobilità, scambi ad alta intensità e lavoro specifico sulla gestione del punto su superficie lenta, con particolare attenzione alle variazioni e alla costruzione del gioco da fondo campo. L’obiettivo è chiaro: adattarsi rapidamente alle condizioni parigine e ritrovare subito il ritmo partita.

Il primo contatto con il Philippe Chatrier ha confermato la consueta atmosfera di grande attenzione attorno al suo percorso. Ogni movimento dell’azzurro viene osservato con curiosità, in un torneo che lo vede tra i principali protagonisti annunciati e uno dei nomi più attesi della vigilia.

La preparazione proseguirà nei prossimi giorni con un programma progressivo, pensato per aumentare i carichi senza forzare la mano, anche in considerazione del calendario fitto della stagione. Lo staff punta a rifinire gli automatismi tattici e a consolidare le soluzioni più efficaci sulla terra battuta, superficie che richiede continuità e pazienza negli scambi.

Sinner arriva a Parigi con grandi aspettative e una condizione complessiva solida, ma il Roland Garros è da sempre un torneo che non concede scorciatoie. Il primo allenamento è solo l’inizio di un percorso lungo e complesso, dove ogni dettaglio può fare la differenza.

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Tulsi Gabbard si dimette da direttrice dell'Intelligence nazionale


La responsabile dei servizi segreti americani lascia l'incarico dal 30 giugno dopo la diagnosi di un raro tumore osseo al marito Abraham. Lo scoop è di Fox News Digital. La decisione arriva però dopo mesi di tensioni con Trump, che l'aveva messa ai margini sul dossier Iran.

Tulsi Gabbard ha rassegnato le dimissioni dalla carica di Direttrice dell'Intelligence nazionale degli Stati Uniti per stare accanto al marito, colpito da una rara forma di tumore alle ossa. La notizia è stata anticipata in esclusiva da Fox News, che ha ottenuto la lettera formale di dimissioni. Gabbard ha comunicato la decisione al presidente Donald Trump oggi, durante un incontro nello Studio Ovale.

Il suo ultimo giorno alla guida dell'Office of the Director of National Intelligence, l'ODNI, sarà il 30 giugno 2026. Nella lettera, la direttrice uscente si dice profondamente grata per la fiducia ricevuta e assicura il proprio impegno a garantire una transizione ordinata, riconoscendo che nelle prossime settimane resterà ancora lavoro importante da completare.

La ragione indicata è strettamente familiare. Gabbard spiega che il marito dovrà affrontare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi una battaglia difficile, e di non poter continuare a ricoprire un incarico così impegnativo mentre lui combatte contro la sua malattia. "Ad Abraham è stata recentemente diagnosticata una forma estremamente rara di tumore alle ossa", scrive. La coppia è sposata da undici anni. Gabbard ricorda nella lettera che il marito le è stato accanto durante il suo servizio militare in Africa orientale, così come nelle sue campagne politiche e nel periodo alla guida dei servizi di intelligence.

Le dimissioni dopo mesi di tensione con Trump


La scelta ha una motivazione personale, ma arriva anche in una fase in cui i rapporti tra Gabbard e la Casa Bianca erano già logorati. Negli ultimi mesi, la direttrice era stata progressivamente esclusa dalle decisioni più sensibili dell'amministrazione, soprattutto sul dossier Iran. Lo strappo era diventato pubblico nel marzo 2025, durante l'audizione al Senato sulla valutazione annuale delle minacce. In quell'occasione Gabbard aveva detto che la comunità di intelligence continuava a ritenere che l'Iran non stesse costruendo un'arma nucleare e che il regime non avesse riautorizzato il programma sospeso nel 2003.

A giugno 2025, Trump aveva liquidato quella valutazione con un secco "non mi interessa cosa ha detto", sostenendo invece che Teheran fosse molto vicina a costruire un ordigno nucleare. Pochi giorni dopo Gabbard aveva rivisto pubblicamente la propria posizione, affermando di concordare con il presidente sul fatto che l'Iran potesse produrre un'arma nucleare nel giro di settimane e accusando i media di aver estrapolato la sua testimonianza dal contesto. Aveva poi sostenuto la versione dell'amministrazione sulla distruzione dei siti nucleari iraniani in seguito agli attacchi americani, contestando le valutazioni preliminari di altre agenzie che parlavano di danni limitati.

La frattura si è poi aggravata con gli attacchi americani contro l'Iran del febbraio 2026. Secondo NBC News, Gabbard è stata esclusa dalle riunioni operative più delicate. Nei giorni più cruciali, Trump si sarebbe consultato a Mar-a-Lago solo con il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe, e con il segretario di Stato Marco Rubio.

La marginalizzazione si è estesa anche ad altri aspetti. Secondo le ricostruzioni della stampa americana, Gabbard è rimasta quasi defilata durante la campagna di pressione della Casa Bianca sul Congresso per rinnovare il Foreign Intelligence Surveillance Act, la legge che regola la sorveglianza estera. A giugno 2025, l'Independent aveva inoltre raccontato l'irritazione personale di Trump per un video pubblicato da Gabbard su X, in cui la direttrice parlava del rischio di annientamento nucleare e accusava élite politiche e guerrafondai di alimentare le tensioni tra potenze atomiche. Secondo le stesse fonti, il presidente l'avrebbe accusata di essere fuori linea e l'avrebbe rimproverata di persona.

A questa serie di tensioni si sono aggiunti episodi che hanno aperto polemiche più ampie sulla sua gestione. A marzo 2025 Gabbard era finita in una chat su Signal in cui alti funzionari dell'amministrazione discutevano i piani per attacchi americani in Yemen e in cui era stato accidentalmente inserito il giornalista di The Atlantic Jeffrey Goldberg. Davanti al Congresso ha riconosciuto che l'inserimento del giornalista era stato un errore, ma ha sostenuto che nessuna delle informazioni discusse fosse classificata. A febbraio 2026 il Wall Street Journal ha rivelato un esposto interno riservato sulla sua gestione di una chiamata tra due membri di servizi di intelligence stranieri in cui veniva menzionato Jared Kushner, genero del presidente. A gennaio 2026 era stata presente durante un'irruzione dell'FBI negli uffici elettorali della contea di Fulton in Georgia, suscitando le critiche dei democratici sul coinvolgimento della direttrice dell'Intelligence in vicende giudiziarie interne.

Da democratica progressista a repubblicana


Gabbard era stata nominata da Trump direttrice dell'Intelligence nazionale e aveva giurato il 12 febbraio 2025, dopo un'audizione di conferma davanti alla Commissione Intelligence del Senato seguita con grande attenzione politica per il suo profilo eterodosso. Era stata confermata con 52 voti contro 48, e tra i repubblicani solo Mitch McConnell aveva votato contro. La sua nomina si era trascinata per settimane di tensione, con oltre cento ex funzionari della sicurezza nazionale firmatari di una lettera contraria alla designazione, e con diversi senatori democratici che l'avevano definita un probabile asset russo per le sue posizioni passate su Siria e Ucraina.

Il suo percorso politico è atipico. Quarantacinque anni, originaria delle Samoa Americane e cresciuta alle Hawaii, è stata eletta alla Camera nel 2012 in un distretto delle Hawaii come democratica, era stata vicepresidente del Comitato nazionale del Partito democratico fino al 2016, quando si era dimessa per sostenere Bernie Sanders alle primarie. Nel 2020 si era candidata alla presidenza nelle primarie democratiche con una linea contraria agli interventi militari, poi nel 2022 aveva lasciato il partito definendolo dominato da un'élite di guerrafondai e ostile alla fede religiosa. Nel 2024 era passata ufficialmente ai repubblicani durante un comizio di Trump in North Carolina, dopo averne sostenuto la ricandidatura.

Un mandato costruito sulla rottura con il passato


Nella sua lettera di dimissioni rivendica di aver portato all'ODNI una trasparenza senza precedenti. Durante il suo mandato ha ridotto le dimensioni dell'agenzia, con un risparmio dichiarato di oltre 700 milioni di dollari l'anno per i contribuenti, e ha smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione interni alla comunità di intelligence. Ad agosto 2025 ha annunciato un taglio del 50 per cento del personale dell'ufficio e la revoca delle credenziali di sicurezza a 37 funzionari statunitensi accusati di aver politicizzato e manipolato l'intelligence o di aver violato gli standard professionali. Tra loro c'erano analisti che avevano lavorato alla valutazione sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 e funzionari di amministrazioni precedenti.

Tra le sue iniziative più rilevanti c'è la desecretazione di oltre mezzo milione di pagine di documenti governativi. I materiali resi pubblici riguardano l'inchiesta sui presunti legami tra la prima campagna di Trump e la Russia, gli assassinii di John Fitzgerald Kennedy e Robert Kennedy e altri dossier sensibili. Gabbard ha inoltre desecretato documenti legati alle origini dell'indagine Crossfire Hurricane, sostenendo che dimostrerebbero come funzionari dell'amministrazione Obama avessero politicizzato l'intelligence sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 per indebolire Trump nel corso del suo primo mandato. A luglio 2025 ha reso pubblico un rapporto preparato dai repubblicani della commissione Intelligence della Camera, parlando di prove inconfutabili di una cospirazione tradimentale dell'amministrazione Obama per minare il risultato delle elezioni del 2016. L'ex presidente Obama ha respinto le accuse definendole oltraggiose e ridicole e un debole tentativo di distrazione.

Durante la sua direzione è stato anche istituito il primo Weaponization Working Group, un gruppo di lavoro pensato per coordinare le iniziative federali contro quello che l'amministrazione Trump definisce l'uso politico improprio degli apparati di governo da parte delle amministrazioni precedenti contro i propri rivali politici. L'attività di intelligence è stata inoltre riorientata verso la sicurezza dei confini, il controterrorismo e il contrasto al narcotraffico, in linea con le priorità della Casa Bianca.

A lasciare l'ODNI a fine giugno sarà dunque una figura che ha profondamente ridisegnato l'agenzia secondo le priorità della Casa Bianca, ma che negli ultimi mesi era stata progressivamente esclusa dalle principali decisioni del presidente che l'aveva scelta. La sua uscita, dopo circa un anno e mezzo, apre una fase delicata di transizione ai vertici della comunità di intelligence americana, proprio mentre l'amministrazione è impegnata pesantemente su dossier internazionali cruciali: dalla guerra in Iran a quella in Ucraina, fino ai rapporti con la Cina e lo spinoso dossier Taiwan.

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Il Grande Slam


Quattro esche diverse tra loro ma molto efficaci in questo periodo. Quattro inganni utili per trasformare una tranquilla uscita a pesca in una serata da sogno. A patto di fare tutto per bene.
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foto in alto: Marco Meloni con un bel tris ”maggiore”, pescato con dei bibboni scongelati e bloccati sul bracciolo finale con alcuni giri di filo elastico.

La valutazione delle condizioni del vento, del mare, della marea, la scelta dello spot, l’orario, l’attrezzatura, la tecnica di lancio, le parature e la zavorra, l’abbigliamento. Se volessimo stilare una classifica d’importanza o dare delle percentuali a quale aspetto sia più rilevante quando si affronta una sessione di surfcasting, di sicuro non si raggiungerebbe un risultato unanime; ognuno di noi considera alcuni fattori più determinanti. E poi, volendo essere razionali, come si fa a dire se la scelta dello spot sia più significativa di quella delle giuste condizioni di meteo e marea? Tutti gli elementi considerati concorrono alla riuscita di una serata di pesca. Ma forse, ancor più importante di questi, ecco una componente che non può mancare mai: l’esca. Per essere sinceri mi è capitato di andare a pesca senza esca: anni ’90, la R4 dell’amico Pistillone carica di birre, strane sigarette, i Motorhead in sottofondo, l’attrezzatura buttata lì e la voglia di fare baldoria in una spiaggia vicino Teulada. Al nostro arrivo scoprimmo di aver scordato proprio lei, l’esca, ma fu lo stesso baldoria. Tralasciando però questi casi isolati, l’esca non può mancare. Ecco allora quattro inneschi adatti per affrontare il mare in questi mesi che precedono l’estate, immaginando di trovare ancora un po’ di onde. Non vuol essere un articolo del tipo “non deve mai mancare”, ma la presentazione di quattro tra gli inganni più utili in questi mesi.
Il bibi si può utilizzare anche scongelato, ma in questo caso va bloccato con del filo elastico.
Bibi, bibbetto e bibbone - Volevamo onde e onde abbiamo trovato. Una scaduta che sappiamo in poche ore porterà a un mare quasi calmo. Ma adesso è giusto sfruttare la turbolenza. Si parte quindi col bibi. Gli anglosassoni lo chiamano "peanut worm" poiché assomiglia a un'arachide (non so se abbia lo stesso sapore, dubito, provate e poi mi dite). Che poi di bibi ce ne sono davvero tanti, ma tra pescatori si usa una rozza tassonomia: il bibi (o bibetto) è quello venduto nelle scatolette, ha un colore grigio chiaro e non è più lungo di 5, 6 centimetri; il bibbone è quello sfuso e venduto a peso, dalla livrea più scura e tendente al marron, lungo anche oltre i 15 centimetri. Il bibbetto si innesca intero con l’aiuto di un lungo ago, facendo bene attenzione a non bucarne la superficie, altrimenti il verme si svuoterebbe subito perdendo gran parte del suo potere attrattivo. Il bibbone può essere presentato in molte varianti: intero, quando la sua grandezza non supera i 10-12 centimetri e quando il target sono grossi saraghi; nella variante a caramella si avvolge del filo elastico in più riprese intorno all’anellide e si ha come risultato una serie di “caramelle” non più lunghe di qualche centimetro. Orate, saraghi, grosse mormore, tutti amano le caramelle! È un innesco molto resistente e per questo da sfruttare nelle prime fasi della scaduta. Una variante da “ultima chance” quando siamo alla frutta, è il bibbone rovesciato. Si taglia un’estremità dell’anellide e, con l’aiuto di una punta arrotondata (quella di uno slamatore è perfetta) si spinge l’altra estremità all’interno del verme. In questo modo si capovolge completamente la pelle. Il risultato è un’esca molto coriacea che assomiglia alla tanto rimpianta oloturia, anche se non ha la stessa efficacia.
Andrea Picciau con un saragone del nord Sardegna, anche questo ingannato con un bibi, questa volta freschissimo.
Una seppia freschissima - Adesso il mare inizia a mostrare segni di stanchezza, nessuno può rimanere agitato all’infinito! Il vento che prima soffiava teso ora è a regime di brezza. Una seppia freschissima, “scampata” al banchetto di Pasqua, è pronta per entrare in azione. Si può sfruttare dove la corrente è ancora forte, preparata a tagliatella. È molto di moda attualmente nei ristoranti stellati proporre le pappardelle di seppia o di calamaro. Noi non vogliamo esser da meno e allora ecco che una lunga striscia di seppia è prontamente innescata e lanciata lontano. Sì, lontano, perché questo innesco è ideale se vogliamo sfruttare tutta la nostra tecnica e lanciare il più distante possibile. Resistente, coriacea, quasi indistruttibile e tanto amata dai saraghi e dalle orate. Dove notiamo che il mare si è ormai quasi calmato possiamo azzardare il lancio della seppia intera. È un innesco che se sottoposto a corrente e turbolenza si aggroviglia in un amen intorno al trave principale, diventando inservibile. Ma se riusciamo a rimanere in pesca con una seppietta integra, proprio sul gradino di risacca, beh, se c’è una spigola nei paraggi di sicuro la verrà ad assaggiare.
Classico innesco del granchio.
Granchio sinonimo di… - Davanti a noi il mare si allunga e si adagia, quasi avesse bisogno di riposo. La scaduta volge al termine. Non ha senso continuare a pescare con bibi e seppie (a meno che queste esche non stiano regalando catture a ripetizione). Entra in campo un inganno davvero eccezionale, selettivo ma, al tempo stesso, molto delicato: il granchio. Granchio per i surfcaster è sinonimo di orata. Ha come difetto la sua delicatezza; è un’esca che va controllata e sostituita di frequente con un tempo di efficacia in pesca che non deve superare mai la mezz’ora. Il classico innesco (e se è diventato classico vuol dire che funziona) è con 2 ami infilati nella parte posteriore del carapace, vicino alle zampe. Vista la sua delicatezza più che lanciato va appoggiato in acqua. L’utilizzo del bracciolo in fluorocarbon è imperativo, considerando che stiamo pescando in un mare calmo, senza turbolenza e non dimenticando che il target, l’orata, è veramente un pesce sospettoso.

Trancio di muggine - In un qualsiasi momento del nostro racconto possiamo inserire questo capitolo. Che sia mare grosso, in scaduta o piatto, se ci accorgiamo della presenza di serra, addio guida Michelin, qui ci vuole un’esca da palati profondi e goderecci: il trancio di muggine. Se possibile meglio usare come materia prima il cefalo, sfilettato e preparato a salsicciotto, con dentro un pezzo di polistirolo o simile, per rendere l’esca neutra rispetto al galleggiamento. Cavetto d’acciaio e via in acqua, il più lontano possibile perché questi predatori spesso si manifestano con attacchi ortogonali alla spiaggia, dall’alto mare verso riva. Se non disponiamo di muggini allora possiamo provare sacrificando una piccola cattura, un saraghetto, una mormora che, se sfilettati e preparati con maestria, sono eccellenti, forse più del muggine proposto dalla carta. Si potrebbe obiettare che in questo articolo non abbiamo preso in considerazione molte altre interessanti alternative. È vero, di esche ne abbiamo davvero tante a disposizione, mica solo 4, tutte cartucce da usare con criterio. Le prenderemo in considerazione in futuro, di sicuro.
Alberto Cossu con un carniere misto di mormore e serra.
Curiosità sui bibi - Una caratteristica tipica degli anellidi è la segmentazione, ossia la suddivisione del corpo in una serie lineare di segmenti ripetuti, detti metameri. Poichè il bibi (Sipunculus nudus) non presenta metameria, per la classificazione classica appartiene al phylum Sipuncula. Ma, nella classificazione moderna, genetica, basata sul Dna, le analisi molecolari indicano che i sipunculidi appartengono al grande gruppo dei Lophotrochozoa e sono inclusi tra gli Annelida (in senso evolutivo). Detto in parole semplici geneticamente sono anellidi “derivati”. Ed ecco il punto chiave: anche se oggi vengono inseriti negli anellidi in senso filogenetico e non mostrano segmentazione (caratteristica tipica degli anellidi), allo stesso tempo gli studiosi ritengono che gli antenati dei sipunculidi fossero anellidi segmentati e che nel tempo, il gruppo abbia evoluto un corpo secondariamente non segmentato. Riassumendo possiamo dire che il bibi per la classificazione classica appartiene a un phylum separato (Sipuncula), mentre per quella genetica moderna sono anellidi modificati (non segmentati).

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Maldive, il fidanzato di Giorgia Sommacal: “Le scrivo ancora ogni giorno”


Il racconto commovente di Federico Colombo dopo la tragedia che ha ucciso cinque sub italiani nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu

Un dolore che non riesce ancora a trasformarsi in addio. Dopo la tragedia avvenuta alle Maldive, dove cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu, emergono le parole struggenti di Federico Colombo, fidanzato di Giorgia Sommacal, una delle vittime.

Il giovane ha raccontato di continuare a scriverle messaggi ogni giorno, come faceva prima dell’incidente. “Le mando ancora il buongiorno e la buonanotte”, avrebbe confidato, spiegando quanto sia difficile accettare una perdita così improvvisa. Un gesto semplice, quasi automatico, diventato però il simbolo di un dolore che fatica ancora a trovare una spiegazione.

Giorgia si trovava alle Maldive insieme alla madre Monica Montefalcone, biologa marina, per una spedizione subacquea. Con loro hanno perso la vita anche altri tre italiani durante quella che doveva essere un’attività scientifica e sportiva. Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo sarebbe rimasto intrappolato in un sistema di cunicoli sottomarini particolarmente complesso, senza riuscire a ritrovare la via d’uscita.

Le autorità stanno ancora lavorando per chiarire nel dettaglio la dinamica dell’incidente e capire cosa possa aver provocato la tragedia. Intanto, in Italia, resta lo shock per una vicenda che ha colpito profondamente l’opinione pubblica.

Le parole del fidanzato di Giorgia restituiscono tutta la dimensione umana di questa tragedia: il vuoto improvviso lasciato da una persona amata, il bisogno di continuare a parlarle anche nel silenzio, il tentativo di restare aggrappati ai piccoli gesti quotidiani quando la realtà sembra impossibile da accettare.

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Trump perde consensi tra gli elettori bianchi senza laurea, la base del suo consenso


Sondaggi recenti mostrano che la maggioranza di questo gruppo demografico disapprova il presidente. L'economia pesa sul giudizio e i repubblicani rischiano alle elezioni di metà mandato del 2026.

Il presidente Donald Trump sta perdendo la presa sul gruppo demografico che più di ogni altro ha sostenuto la sua ascesa politica: gli elettori bianchi senza laurea. La politica americana è sempre più divisa su base del titolo di studio, con gli elettori più istruiti che votano democratico e quelli con titoli di studio inferiori che scelgono i repubblicani. I bianchi senza laurea hanno costituito la spina dorsale della coalizione di Trump, con circa due terzi che lo hanno votato in ciascuna delle sue tre corse presidenziali.

Nonostante Trump abbia ottenuto il 66 o 67 per cento dei voti di questo gruppo in tutte e tre le sue campagne, la maggior parte dei sondaggi recenti mostra che oggi una maggioranza di americani bianchi senza laurea disapprova il suo operato. Un sondaggio della CNN registra una disapprovazione al 51 per cento, uno di Fox News al 51 per cento, uno di NPR, PBS e Marist College al 52 per cento, uno del Pew Research Center al 52 per cento e un nuovo sondaggio di CBS News e YouGov pubblicato domenica al 54 per cento. Esistono alcune eccezioni, come una rilevazione del New York Times e del Siena College che indica una disapprovazione al 44 per cento, ma rappresentano una minoranza nel panorama attuale.
Approvazione di Trump per gruppo

Sondaggi · USA · Trump
Approvazione di Trump tra i seguenti gruppi di americani
Evoluzione dei tassi di approvazione per livello di istruzione ed etnia, da febbraio 2025 a maggio 2026

Elaborazione di Focus America su sondaggi CNN

Il calo della popolarità di Trump in questo segmento elettorale è senza precedenti. Durante il suo primo mandato i sondaggi della CNN mostrarono occasionalmente una disapprovazione tra i bianchi senza laurea vicina alla metà, ma non superò mai il 47 per cento. A febbraio 2025 il 63 per cento di questo gruppo approvava Trump in un sondaggio della CNN, mentre oggi la percentuale è scesa al 49 per cento. Il saldo netto tra approvazione e disapprovazione è passato da più 26 a meno 2. I dati di CBS mostrano una flessione ancora più marcata, dal 68 per cento di febbraio dell'anno scorso al 46 per cento attuale.

L'economia gioca un ruolo centrale in questo cambiamento di opinione. Il 56 per cento dei bianchi senza laurea ritiene che le politiche di Trump abbiano peggiorato le condizioni economiche del paese. Il 67 per cento afferma che la guerra in Iran ha avuto un impatto negativo sulla propria situazione finanziaria. Il 56 per cento giudica negativi gli effetti dei dazi sulle proprie finanze, contro appena il 20 per cento che li valuta positivamente. Secondo il sondaggio CBS, il 60 per cento ritiene che le politiche del presidente stiano peggiorando l'economia nel breve termine, mentre il 41 per cento prevede effetti negativi anche nel lungo periodo, una quota superiore al 35 per cento che si aspetta benefici futuri. Sempre nel sondaggio CBS, una maggioranza dichiara che Trump si interessa poco o per niente alle proprie esigenze e problemi: il 13 per cento risponde poco e il 44 per cento per niente.

La traduzione di questi numeri in voti reali resta la principale incognita politica in vista delle elezioni di metà mandato del 2026, quando Trump non sarà sulla scheda. Difficilmente questo gruppo demografico passerà a votare democratico, ma anche un semplice calo del sostegno ai repubblicani sotto il 60 per cento sarebbe un risultato inedito nell'era Trump. Negli exit poll del 2022 e del 2024 solo il 32 per cento dei bianchi senza laurea aveva votato per i democratici e per Kamala Harris.

Trump ha vinto in questo segmento con margini di vantaggio compresi tra 34 e 37 punti in ciascuna elezione. I repubblicani hanno conquistato questo elettorato con 34 punti di vantaggio alle elezioni di metà mandato del 2022. Il risultato peggiore dell'era Trump arrivò nel 2018, quando il partito vinse tra questi elettori con un margine di 24 punti, il 61 contro il 37 per cento, nelle elezioni in cui i democratici riconquistarono la Camera. Oggi il vantaggio repubblicano si è ridotto in modo netto. Secondo la media del cosiddetto generic ballot nei sondaggi recenti di CNN, Fox, Marist e New York Times, i repubblicani guidano tra i bianchi senza laurea con appena 17 punti di vantaggio: 55 per cento contro il 38 per cento dei democratici.

Mancano più di cinque mesi alle elezioni generali e c'è ancora tempo perché Trump recuperi parte del sostegno perduto in un gruppo che si è dimostrato fedele a lui e al partito repubblicano. I dati attuali indicano però difficoltà importanti del presidente proprio nel segmento di elettorato considerato strategicamente più importante.

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Iran-Usa, accordo imminente: annuncio atteso in giornata


LIVE ORE 15:46

L'emittente Al Arabiya riporta che un accordo tra Iran e Stati Uniti potrebbe essere annunciato nelle prossime ore ed entrare immediatamente in vigore. Anche il Qatar ha inviato negoziatori a Teheran per contribuire alla finalizzazione dell'intesa, segno della fase avanzata dei colloqui. Secondo fonti dei media arabi, la bozza finale dell'accordo non includerebbe i dossier nucleare e missilistico, punti storicamente più controversi tra Washington e la Repubblica islamica.

L'esclusione di questi temi sensibili suggerisce che l'intesa si concentri su questioni meno dirompenti, forse legate a sanzioni economiche, scambi di prigionieri o cooperazione regionale. Per l'Europa, un possibile disgelo tra Iran e Usa potrebbe alleggerire le tensioni nel Golfo Persico e influenzare gli equilibri energetici, con riflessi sui mercati del petrolio e sulle relazioni diplomatiche con Teheran. L'Italia osserva con attenzione, data la propria presenza commerciale nell'area mediorientale.

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Scandalo Epstein, nuove accuse sull’ex principe Andrea: aperta anche un’indagine per sospetti reati sessuali


La posizione del fratello di re Carlo III si aggrava dopo una nuova denuncia. Gli investigatori britannici cercano riscontri e possibili altre testimonianze

Nuove ombre si allungano sull’ex principe Andrea nell’ambito dello scandalo Epstein. Secondo quanto riportato dalla stampa britannica e rilanciato dall’ANSA, il fratello minore di re Carlo III sarebbe ora al centro di ulteriori approfondimenti investigativi da parte delle autorità britanniche, anche in relazione a sospetti reati sessuali.

L’inchiesta, che da tempo continua a coinvolgere il nome dell’ex duca di York per i suoi rapporti con il finanziere americano Jeffrey Epstein, avrebbe registrato un’accelerazione dopo la denuncia di una donna che avrebbe riferito episodi avvenuti anni fa in ambienti collegati all’entourage del miliardario statunitense.

Gli investigatori starebbero lavorando per verificare il contenuto delle dichiarazioni e raccogliere eventuali elementi utili a ricostruire i fatti. Parallelamente, le autorità sarebbero impegnate anche nella ricerca di possibili altre testimonianze che potrebbero contribuire ad ampliare il quadro dell’indagine.

La posizione dell’ex principe Andrea resta estremamente delicata. Già travolto negli anni scorsi dalle conseguenze dello scandalo Epstein, Andrea era stato progressivamente escluso dalla vita pubblica della monarchia britannica, perdendo incarichi ufficiali e titoli militari nel tentativo della Casa Reale di prendere le distanze dalla vicenda.

Buckingham Palace mantiene il massimo riserbo sull’evoluzione dell’inchiesta, mentre l’attenzione mediatica nel Regno Unito resta altissima. L’ex duca di York ha sempre respinto ogni accusa e continua a negare qualsiasi comportamento illecito.

Lo scandalo Epstein, nonostante la morte del finanziere americano avvenuta nel 2019, continua dunque a produrre conseguenze internazionali e a coinvolgere figure di primo piano della politica, della finanza e dell’aristocrazia mondiale.

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Il 68% degli americani boccia la sala da ballo di Trump


Un sondaggio Strength In Numbers/Verasight rivela un rifiuto bipartisan della proposta repubblicana per le spese di sicurezza del nuovo edificio accanto alla Casa Bianca. Il Senato ha poi bloccato lo stanziamento.

Il 68% degli americani adulti si oppone all'uso di denaro pubblico per finanziare la nuova sala da ballo voluta dal presidente Donald Trump accanto alla Casa Bianca. Solo il 21% si dichiara favorevole. Il dato emerge da un sondaggio condotto da Strength In Numbers in collaborazione con Verasight tra il 18 e il 19 maggio 2026 su un campione di 1.520 adulti statunitensi, con un margine di errore del 2,7%.

La rilevazione si concentra su una proposta avanzata dai repubblicani per destinare un miliardo di dollari di fondi pubblici agli aggiornamenti di sicurezza della nuova struttura, attualmente in costruzione di fianco alla residenza presidenziale. Il presidente aveva inizialmente promesso che la sala da ballo sarebbe stata interamente finanziata da donatori privati. L'opposizione raccolta dal sondaggio è particolarmente intensa, con il 57% degli intervistati che si dichiara contrario in modo netto.
Sondaggio Strength In Numbers/Verasight · Sala da ballo della Casa Bianca

Sondaggio · USA · Maggio 2026
Gli americani bocciano il miliardo di dollari per la sala da ballo di Trump
Il 68% degli adulti si oppone al finanziamento pubblico. Contraria anche una pluralità di elettori repubblicani

Fortemente favorevole

Abbastanza favorevole

Non sa

Abbastanza contrario

Fortemente contrario

68%
Adulti contrari al finanziamento

21%
Adulti favorevoli

Elaborazione su sondaggio Strength In Numbers/Verasight · 1.520 adulti statunitensi · Rilevazione 18-19 maggio 2026 · Margine di errore ±2,7% · Identificazione di partito con orientamento incluso

Il dato più significativo riguarda la distribuzione politica del consenso. Anche tra gli elettori repubblicani la proposta non trova maggioranza: il 42% sostiene lo stanziamento, mentre il 44% lo respinge. Tra gli indipendenti l'opposizione raggiunge il 61%, con una quota del 52% nettamente contraria. Solo il 14% degli indipendenti si dichiara favorevole, mentre il 24% non si esprime. Tra gli elettori democratici l'opposizione è quasi unanime, con l'86% fortemente contrario al finanziamento.

I risultati si collocano in un contesto economico percepito come critico dagli americani. Lo stesso sondaggio rileva che il 51% degli intervistati indica i prezzi o l'economia come la principale preoccupazione del Paese. Il giudizio sull'operato del presidente in questi ambiti è particolarmente negativo: il tasso netto di approvazione si attesta a -36, con il 66% degli intervistati che disapprova la gestione economica e il 30% che la sostiene. La rilevazione descrive un quadro di ansia diffusa sia rispetto alle finanze personali sia rispetto alle condizioni economiche del Paese nel suo complesso.

Secondo l'analisi di G. Elliott Morris, autore del sondaggio e fondatore della newsletter Strength In Numbers, la richiesta di destinare risorse pubbliche a un progetto che il presidente aveva descritto come finanziato da privati amplifica le preoccupazioni degli elettori sulle priorità della Casa Bianca. Questo elemento spiegherebbe l'ampiezza insolitamente trasversale del rifiuto, capace di unire elettori democratici, indipendenti e una parte significativa della base repubblicana.

Lo stesso autore ha aggiornato il quadro pubblicando i dati in anticipo rispetto al consueto calendario delle uscite mensili. Subito dopo la diffusione dei risultati, i senatori repubblicani hanno bloccato lo stanziamento per la sicurezza della sala da ballo, come riportato da Politico. La decisione del Senato chiude almeno temporaneamente il percorso parlamentare della proposta di finanziamento pubblico.

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Trionfi e passi falsi


Importanti celebrazioni, notizie sconcertanti e qualche brutta storia tra le pagine di questa settimana

Notizie belle e brutte questa settimana su Letter to a Gamer. Grandi successi che ci aspettavamo si sono affiancati a grandi insuccessi altrettanto prevedibili, ma non per questo meno dolorosi, e le risposte non piacciono a nessuno. La recensione è quella del miglior videogioco di Batman dai tempi della serie Arkham e lo speciale è tutto per gli amanti di Warhammer 40.000.


News index


- La fine di Destiny 2
+ Niente più esclusive Sony su PC
- Terraria ha venduto 70 milioni di copie
+ Fortnite è tornato nell’App Store ma la battaglia non è ancora vinta
- Broken Sword diventa un film
+ RIP Spellcasters Chronicles
- La EWC lascia l’Arabia Saudita per colpa della guerra
+ Warhorse al lavoro su un un RPG nella Terra di Mezzo
-Subnautica 2 ha venduto 4 milioni di copie in una settimana

La fine di Destiny 2 - Con una comunicazione che in tanti ci aspettavamo, ma che non volevamo davvero vedere, Bungie ha annunciato che il tanto atteso aggiornamento di giugno (che è stato rimandato di oltre 3 mesi) sarà l'ultimo per Destiny 2. Il gioco andrà in ibernazione nei giorni successivi al 9 giugno, non prima di aver dato ai suoi giocatori un ultimo drop di contenuti attesi e sperati da anni, primo tra tutti il ritorno della Sparrow Racing League. L'atmosfera è di vera tristezza in una community che per più di 10 anni ha vissuto valli di disperazione (per gli errori e la malagestione) e picchi altissimi con la nascita di un genere (l'MMO looter shooter), il gunplay migliore sul mercato, l'endgame più iconico del mondo sparatutto (i raid) e la creazione dell'unicorno live service che in tanti hanno inseguito e così pochi hanno anche solo sfiorato. Non è stato menzionato Destiny 3, i server resteranno attivi a tempo indeterminato e l'IP ha un futuro, non sappiamo quale. Torneremo a parlarne una volta superate le 5 fasi del lutto.

Niente più esclusive Sony su PC - Secondo quanto riportato dal giornalista di Bloomberg Jason Schreier, Sony non pubblicherà più i suoi giochi single-player first party su PC. Il capo di PlayStation Studios, Herman Hulst, avrebbe comunicato ai dipendenti durante una riunione che "i giochi single-player narrativi dell'azienda saranno d'ora in poi esclusive PlayStation". Questo cambiamento arriva s nemmeno sei anni di distanza dalla decisione dell'azienda giapponese di "portare" le sue esclusive single-player su PC. La strategia non avrà ripercussioni sui titoli multiplayer pubblicati da PlayStation ma è comunque una sorpresa. Non sappiamo se il motivo sono vendite non all'altezza o un tentativo di protezione dei margini del settore hardaware.

Terraria ha venduto 70 milioni di copie - Terraria ha da poco festeggiato il suo quindicesimo anniversario e con lui è arrivato un annuncio monumentale: il gioco sandbox per eccellenza ha venduto 70 milioni di copie. Lo sviluppatore Re-Logic ha commentato l'anniversario in un post su Steam, scrivendo: "Dire che raggiungere questo traguardo è allo stesso tempo folle e commovente è un eufemismo enorme [...] Il vostro supporto ci permette di andare avanti, di continuare ad espandere Terraria, senza dover ricorrere ad aumenti di prezzo o microtransazioni”. I numeri del gioco sono impressionanti: Terraria ha raggiunto una media di 461.000 giocatori al giorno nell'ultimo anno, con oltre 101 ore di gioco medie su PC. I rumor su un possibile sequel si inseguono da qualche anno ma è improbabile che ne vedremo presto uno. Il motivo è che il gioco è talmente grande nella sua forma attuale che un sequel, non importa il budget, avrebbe bisogno di anni e anni di Early Access anche solo per arrivare a offrire un’esperienza comparabile all’originale.

Fortnite è tornato nell’App Store ma la battaglia non è ancora vinta - Fortnite è tornato sull'Apple App Store in tutto il mondo (tranne che in Australia) e Epic ha dichiarato nel suo annuncio trionfale che "continuerà a contestare le pratiche anticoncorrenziali dell'App Store di Apple, che prevedono il divieto di app store alternativi e la concorrenza nei pagamenti". Il battle royale è potuto tornare su quella che è stata una delle sue piattaforme principali dopo che la Corte d'Appello del Nono Distretto degli Stati Uniti ha ribaltato la sua decisione di accogliere la richiesta di Apple di sospendere la sentenza di un tribunale di grado inferiore nella battaglia legale tra l'azienda ed Epic. Il CEO di Epic, Tim Sweeney, ha condiviso la notizia su Twitter, scrivendo: "Le autorità di vigilanza di tutto il mondo stanno seguendo questo caso per stabilire quale percentuale di commissione Apple potrà applicare sugli acquisti in tutti i grandi mercati al di fuori degli Stati Uniti".

Broken Sword diventa un film - Il progetto è in sviluppo con la collaborazione degli autori dei videogiochi, Revolution Software, e la produzione di Story Kitchen. La sceneggiatura è in mano a Evan Spiliotopoulos, lo stesso dell'adattamento live-action de La Bella e la Bestia di Disney. "Story Kitchen si è avvicinata a questo progetto con una profonda passione per l'IP", ha detto il fondatore e CEO di Revolution Software, Charles Cecil. "È una cosa rara. Le conversazioni creative hanno riguardato la trasposizione di ciò che Broken Sword è, piuttosto che ciò che può essere trasformato per apparire in un certo modo. Sono immensamente entusiasta di lavorare con Story Kitchen ed Evan”. La serie, che al momento conta 5 gaucho, è un caposaldo degli albori del mondo narrativo e punta e clicca: non sappiamo se il film sarà l’adattamento di un capitolo in particolare o qualcosa di nuovo che riprende ambientazioni e personaggi.

RIP Spellcasters Chronicles - Quantic Dream chiuderà il suo MOBA free-to-play, Spellcasters Chronicles, il 19 giugno 2026. Il gioco è stato pubblicato su Steam in Early Access a febbraio ed è stato il primo titolo rilasciato dallo studio dopo l'acquisizione da parte di NetEase. La softwarehouse di David Cage ha indicato che ci saranno dei licenziamenti, ma ha affermato che il suo gioco narrativo nell’universo di Star Wars, Eclipse, non ne risentirà. La risposta dei sindacati è stata immediata: “Questo progetto, iniziato 8 anni fa guidato da Guillaume de Fondaumière, David Cage e Grégorie Diaconu. Avrebbe dovuto essere un progetto di ‘dimensioni ragionevoli’ e la sua uscita era prevista molto prima”, ha scritto Le Syndicat des Travailleureuses du Jeu Vidéo in un post sul suo blog. “In tutti questi anni, nessuno ha messo in discussione il modello di business o come il gioco avrebbe dovuto diventare redditizio. Una gestione catastrofica del progetto ha portato a iterazioni su iterazioni, sfinendo il team e portando la produzione direttamente al disastro. La dirigenza di Quantic Dream attribuisce la colpa a fattori esterni; noi incolpiamo le loro decisioni, siano esse finanziarie, creative o organizzative. Il progetto risultante era incredibilmente costoso e mirato a un mercato ad alto rischio, senza soddisfare le attuali esigenze dei giocatori”.

La EWC lascia l’Arabia Saudita per colpa della guerra - La Coppa del Mondo degli Esports 2026 non si terrà più a Riyadh, ma si svolgerà a Parigi, in Francia. La Federazione degli Esports, sostenuta dall'Arabia Saudita, ha dichiarato che la decisione è stata presa a seguito di "un lungo processo di valutazione alla luce dell'attuale situazione regionale”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito la decisione "un evento storico e un onore per noi”. La notizia è il fulcro degli ultimi due episodi di [REDACTED] Podcast!

Warhorse al lavoro su un un RPG nella Terra di Mezzo - Amanti dei giochi di ruolo gioite! Warhorse Studios, lo sviluppatore di Kingdom Come: Deliverance, ha annunciato di essere al lavoro su "un RPG open world ambientato nella Terra di Mezzo”. La notizia segue alcune indiscrezioni di marzo secondo cui lo studio stava lavorando a un titolo de Il Signore degli Anelli. Warhorse ha anche confermato di essere al lavoro su una "nuova avventura nel mondo di Kingdom Come”. Ottime notizie per tutti coloro, incluso chi scrive, che sono rimasti completamente stregati dal medioevo storicamente accurato dello studio Boemo.

Subnautica 2 ha venduto 4 milioni di copie in una settimana - La notizia si commenta da sola: ci aspettavamo un trionfo ma i numeri continuano ad essere fuori-scala: 100 milioni di dollari di guadagni in 7 giorni.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Coffee Talk Tokyo: Quello ambientato nella capitale giapponese è l’ultimo di una serie di indie tutti a base di storytelling. Se avete amato i primi due, adorerete il terzo e se siete alla ricerca di una bella storia tutta a base di personalità complesse, non vi pentirete di avergli dato una possibilità. I clienti del vostro caffè notturno saranno umani e yōkai, tutti con una storia da raccontare e alla ricerca di un consiglio.

Thick as Thieves: L’ultima opera del leggendario designer di Epic Mickey, Warren Spector, è un gioco per giocatore singolo o cooperativo tutto a base di furti con livelli altamente rigiocabili, enigmi ambientali e sezioni di stealth. Dovrete tirare fuori la vostra inventiva per superare le sfide del gioco che ha in programma di aggiornarsi nel tempo con nuove mappe e personaggi.

Thrifty Business: Vi ricordate di Sticky Business? Gli stessi sviluppatori, dopo il successo straordinario del loro titolo precedente, sei sono messi al lavoro su un nuovo gestionale in pixel art: siete pronti ad aprire il vostro negozio di cose usate vintage? Dovrete gestire l’inventario, decorare gli spazi e organizzare vestiti, giochi, e tanto altro in un gestionale assolutamente cozy che ha già convinto decine di migliaia di persone.

Gallipoli: Dopo Verdun e Isonzo, BlackMill Games è tornata con un nuovo fps ambientato nella Prima Guerra Mondiale, questa volta nel disastroso teatro del tentativo dell’Intesa di aprire un terzo fronte contro gli Ottomani. Il quasi realismo della serie è ciò che ha fatto guadagnare una discreta fama allo studio che non ha deluso nemmeno con il suo terzo capitolo. Se siete alla ricerca di un nuovo fps storico Gallipoli potrebbe essere un’avventura appassionate capace di tenervi occupati per mesi.


Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro è un gioiello per tutti


Il reparto videogiochi della Lego continua a sorprendere con quello che è a tutti gli effetti il miglior videogioco di Batman da anni

Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro ci ricorda che abbiamo ancora bisogno del Lego humor e che anche le storie più intense si possono raccontare con leggerezza e semplicità, senza andare a inficiare sul divertimento.

Reduci del successo straordinario di Lego Star Wars The Skywalker Saga, gli sviluppatori di Traveller’s Tales (TT Games) sono riusciti a intrecciare nuovamente le dinamiche e le meccaniche del mondo Lego con gli ambienti, le storie e l’azione di quello di Batman, riuscendo anche a dire qualcosa di più rispetto ai videogiochi già usciti e al film del 2017.

Il segreto di questa novità è un ritorno alle vette videoludiche del Cavaliere Oscuro: la serie Arkham firmata Rocksteady. L'Eredità del Cavaliere Oscuro è a tutti gli effetti un nuovo titolo di questa serie, semplificato e addolcito, ma comunque pieno di azione, e cose da fare. Il merito è di un open world davvero curato in cui si sventano crimini, raccolgono collezionabili e si vivono le storie di Batman sogghignando quasi sempre a qualche buffa battuta o circostanza.

Il mondo che gli sviluppatori hanno realizzato resta come per magia sempre in equilibrio tra le atmosfere cupe e ostili del personaggio di Bob Kane, e quel lucido fascino di plastica del mondo Lego. Visivamente, l'Eredità del Cavaliere Oscuro lascia a bocca aperta sia guardando ai dettagli, sia lasciandosi travolgere dalle luci di Gotham. Passare del tempo in compagnia del gioco è un piacere anche quando non si va avanti con la storia o la progressione, un qualcosa di cui possono vantarsi pochi mondi open world.

Un cambiamento molto importante fatto dagli sviluppatori è stato quello di abbandonare la formula ormai storica delle decine di personaggi tipiche dei videogiochi Lego. In questo titolo di Batman ce ne sono solo sette e non ci sono super cattivi. A un primo sguardo potrebbe sembrare un taglio di costi e risorse, ma non è così: al posto di avere dieci personaggi con le stesse abilità e costumi diversi, l'Eredità del Cavaliere Oscuro ha sette personaggi veri, tutti con abilità uniche, animazioni uniche e un ruolo attivo nella storia visto che senza i mici di Cat Woman o la pistola a schiuma del Commissario Gordon è impossibile risolvere alcuni enigmi fondamentali.

Narrativamente, poi, il gioco ha diverse sorprese in serbo per i suoi giocatori. Al contrario della Skywalker Saga, per esempio, la storia non ripercorre solo le linee tracciate dai film, ma anche quelle di serie tv e altri videogiochi con le versioni dei cattivi che cambiano a seconda del momento rivissuto o citato. I fan del Cavaliere Oscuro potranno godersi scontri e scene d’azione da tutto il passato di Batman, dal Jocker di Jack Nicholson a quello di Heath Ledger passando per cattivi semi-sconosciuti come il Re del Condimento. C’è qualcosa per ogni singolo fan di Batman.

L’ultimo tassello che fa di questo gioco un gioiellino è il combattimento. Il sistema è quello di Arkham, ma semplificato: pugni nelle mani, schivate, contrattacchi e mosse speciali fanno da fondamenta per ciascun personaggio, poi i gadget gli danno quel tocco di unicità finale. Il sistema di stealth non è proprio rifinito, ma non annoia grazie alla sua semplicità, e le battaglie con i boss sanno mettere alla prova chi gioca nonostante sia quasi impossibile andare in game over.

L’unico difetto percepibile del gioco sono stati un paio di problemi tecnici (un crash e un checkpoint non registrato su PS5) che hanno dato fastidio solo per un attimo. La mappa, la cooperazione con fratelli e genitori sempre disponibile, il combattimento e la storia ci hanno conquistato e danno a Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro il meritato titolo di videogioco davvero per tutti.


Warhammer 40,000: Boltgun 2 sarà il nuovo re dei boomer shooter


Auroch Digital è sulla buona strada per replicare il successo straordinario del primo capitolo: la prova in anteprima

Warhammer 40,000: Boltgun 2 avrà un successo incredibile. É una previsione azzardata, ma per farla è bastato provare i due capitoli del gioco disponibili nella demo che ha appena fatto il suo debutto su Steam. Asciutto, soddisfacente, rapido il giusto e, soprattutto, distruttivo al massimo: il sequel del boomer shooter da mezzo milione di copie ambientato nell’universo di Warhammer ha tutte le carte in regola per fare contenti i moltissimi fan del primo capitolo.

La formula cambia, ma di poco. Il protagonista del primo capitolo Malum Caedo torna, e questa volta è affiancato da una co-protagonista, la Sister of Battle Nyra Veyrath, che è possibile selezionare non all’inizio di ciascun livello ma all’inizio del gioco. I loro gameplay differiscono per abilità aggiuntive e passive, lui è più monolitico, lei più agile, ma le fondamenta restano quelle da sparatutto aggressivo che non perdona. Soprattutto quando i nemici sono tanti, come alla fine del primo livello, vi accorgerete di quanto piccolo possa sentirsi anche il più valoroso servitore dell’Imperatore.

Le armi disponibili nella demo erano il classico Bolter dell’universo di 40K, il fucile a pompa, la pistola al plasma e il Bolter pesante. Ciascuna ha un’identità forte e munizioni a sufficienza da assaporare l’onnipotenza dello space marine, ma mai abbastanza da far sentire invulnerabile chi gioca. In una boss room ci siamo ritrovati senza colpi ed è stato un momento piuttosto adrenalinico.

Nei due livelli disponibili nella demo i nemici hanno offerto una sfida interessante: c’è ampia varietà (ma dovremo vedere a gioco finito) e alcuni riescono a sorprendere anche dopo tre o quattro partite allo stesso livello. Ci sono nuovi biomi, nuove fazioni e un generale senso di maggiore rifinitura del prodotto finito. Il gioco è realizzato tutto in Unreal Engine 5 e i ragazzi di Auroch Digital professano una passione incrollabile verso la proprietà intellettuale con tanto di serate con miniature e boardgame.

L’obiettivo dichiarato del sequel è essere “più grandi, migliori e più in linea con ciò che vogliono i giocatori” ha detto Jack Munns Lead Programmer di Auroch Digital durante una conferenza stampa di anteprima. “Abbiamo ascoltato i feedback che chiedevano boss meno ‘bullet sponge’ e ci siamo impegnati in questa direzione”. Questi nuovi nemici non sono presenti nella demo, ma quello che abbiamo visto in termini di “stanze-boss” con tanti avversari di alto livello ci ha lasciato soddisfatti e pieni di adrenalina.

Boltgun 2 ha tutte le carte in regola per fare molto bene quando uscirà: è divertente da giocare, è pieno di riferimenti al mondo di Warhammer 40.000, ha una grafica unica nella sua pixel art e promette di far vivere a chi gioca una storia interessante. L’unica cosa che non abbiamo visto nella demo è quel guizzo di creatività nel mondo degli fps che convincerebbe un novizio della serie e del franchise a dargli una possibilità, forse il gioco completo avrà qualcosa in più da dire su questo fronte. Se vi piacciono gli fps retrò provate la demo, non vi deluderà.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
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Sub italiani morti alle Maldive: l'illusione ottica, il cunicolo cieco e i dubbi su bombole


I cinque sub sono entrati nella grotta, si sono persi in un tunnel senza uscita e hanno esaurito l'aria. Domani le salme rientrano in Italia

È finita l'aria. È questa la causa della morte dei cinque sub italiani intrappolati giovedì scorso nella grotta di Alimathà, a oltre 60 metri di profondità nel mare delle Maldive. Lo ricostruisce Sara Gandolfi sul Corriere della Sera, inviata a Malè, con l'aiuto del team di soccorso finlandese, di fonti vicine agli investigatori e dei media locali. Le salme di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino rientreranno domani in Italia. Il capobarca Gianluca Benedetti era stato trovato giovedì, alla fine del corridoio verso la prima camera.

I cinque sono entrati volontariamente nella grotta: l'ingresso è grande e ben visibile. Non c'è stato alcun risucchio, "nella grotta c'è una corrente di marea ma è leggerissima, impossibile che li abbia risucchiati", ha riferito il soccorritore finlandese Sami Paakkarinen. Dopo aver attraversato la prima camera e un corridoio lungo 30 metri che forma una specie di "esse", sono scesi nella seconda camera. Al momento di tornare indietro, si sono persi.

Il motivo è un'illusione ottica documentata dai sommozzatori che hanno ispezionato la grotta: le correnti spostano la sabbia del fondo accumulandola proprio nel punto in cui il corridoio risale, rendendo l'imbocco d'uscita apparentemente chiuso. A sinistra, un altro tunnel, largo quanto quello giusto, senza dislivelli né accumuli di sedimento, sembra aperto. Ma non porta da nessuna parte. È in fondo a quel cunicolo cieco che sono stati trovati i corpi di quattro sub lunedì.

Sul fronte dell'attrezzatura, emergono elementi critici. I sub probabilmente avevano le torce ma non il cosiddetto Filo d'Arianna, la cima guida che si segue durante un'immersione in grotta e che avrebbe potuto riportarli all'ingresso. Le bombole a bordo della Duke of York erano quelle standard per immersioni ricreative, da 11 o 13 litri, non le bombole di Trimix, la miscela di ossigeno, azoto ed elio necessaria per immersioni oltre i 60 metri. "Con quelle bombole si può rimanere sott'acqua a quelle profondità solo pochi minuti, al massimo 10", spiega Laura Marroni, Ceo di DAN Europe, che ha coordinato i soccorsi.

Restano aperti anche i nodi sui permessi. La professoressa Montefalcone aveva un'autorizzazione per ricerche scientifiche fino a 50 metri, ma né il nome della figlia Giorgia né quello del capobarca Benedetti figurano nella lista approvata. L'Università di Genova ha precisato che la penetrazione in quella grotta non era prevista dal piano di ricerca. Secondo l'avvocato Orietta Stella, legale della società Albatros Top Boat che gestiva la barca, "nessuno dei cinque sub aveva brevetti specifici per la penetrazione in grotta".

In Italia la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Sono in programma le autopsie e l'analisi dell'attrezzatura, tra cui mute, bombole, telecamere GoPro, torce, computer e telefonini. Saranno sentiti anche i responsabili del dipartimento dell'Università di Genova dove insegnava la professoressa Montefalcone.

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La Gen Z americana è divisa politicamente in due tra


I maschi tra i 23 e i 29 anni si stanno spostando verso i democratici, mentre i diciottenni restano vicini a Trump. Le ragazze più giovani sono il gruppo più progressista in assoluto.

La Generazione Z non vota in modo uniforme e i sondaggi più recenti mostrano una frattura netta al suo interno, con i membri più grandi e quelli più giovani che si muovono in direzioni politiche opposte. Lo Yale Youth Poll della primavera 2026, ripreso dall'Atlantic, rileva che circa il 70 per cento dei giovani adulti disapprova l'operato del presidente Trump. Tra i maschi sotto i 30 anni il presidente ha perso consensi rispetto al sondaggio dello stesso istituto dell'autunno 2025, ma i dati rivelano una linea di demarcazione precisa: nella fascia 23-29 anni il sostegno ai democratici è cresciuto di 14 punti percentuali, mentre tra i 18-22enni è calato di un punto, nonostante anche in questo gruppo l'approvazione di Trump sia leggermente diminuita. Le donne della fascia più giovane sono invece il segmento più progressista dell'intera popolazione, più a sinistra anche delle coetanee di poco più grandi.

La Generazione Z comprende chi è nato tra il 1997 e il 2012 e i ricercatori che la studiano hanno iniziato a dividerla in due sottogruppi. Rachel Janfaza, che si occupa di questa fascia d'età, parla di Gen Z 1.0 e 2.0, mentre la ricercatrice Meghan Grace usa le definizioni di Big Zs e Little Zs. La differenza non è soltanto anagrafica ma riguarda esperienze formative profondamente diverse. I Big Zs hanno usato i cellulari tradizionali prima dello smartphone, hanno consultato riassunti online per i compiti scolastici e nel 2020 erano già all'università o si erano appena laureati. I Little Zs sono cresciuti con gli smartphone e con gli algoritmi di TikTok, hanno potuto usare l'intelligenza artificiale per scrivere i temi al liceo e quando è arrivato il Covid erano alle medie o al liceo, costretti in casa proprio nel momento in cui avrebbero dovuto stringere nuove amicizie e vivere le prime esperienze sentimentali.

Patrick Egan, docente di politiche pubbliche alla New York University, ha spiegato all'Atlantic che durante l'adolescenza e la prima età adulta le convinzioni politiche sono in fase di cristallizzazione e tutto ciò che circonda i giovani contribuisce a plasmarle: la famiglia, il quartiere ma anche lo stato del mondo in quel preciso momento storico. Egan cita l'esempio della Generazione X, che si è formata politicamente durante la presidenza popolare di Ronald Reagan a metà degli anni Ottanta e che ancora oggi tende a essere più repubblicana rispetto ad altre generazioni.

I Little Zs hanno mal sopportato le lezioni su Zoom e la cancellazione dei balli di fine anno e potrebbero aver apprezzato che molti repubblicani criticassero le chiusure delle scuole, gli obblighi di mascherina e parlassero di libertà individuale. Secondo Egan questa frustrazione verso chi prendeva decisioni ha alimentato un impulso anti-establishment particolarmente forte tra i più giovani della Generazione Z, meno legati ai modi tradizionali in cui ragionano sulla politica anche le persone di poco più grandi. Molti di loro apprezzano che Trump si presenti come un outsider che infrange le regole, nonostante sia al suo secondo mandato presidenziale.

La mentalità MAGA ha parlato in particolare ai maschi più giovani della Generazione Z. Meghan Grace ha osservato che molti repubblicani hanno messo su un piedistallo un certo modello di mascolinità proprio nel periodo in cui questi ragazzi stavano sviluppando la propria identità. I leader del partito sono apparsi nei podcast rivolti a un pubblico maschile e hanno stretto collaborazioni con la Ultimate Fighting Championship, trasmettendo il messaggio che la loro voce contava ed era benvenuta nel campo conservatore. Oggi questi ragazzi sono usciti dal liceo e si chiedono come guadagnarsi da vivere. Secondo Egan vedono che la crescita dell'occupazione avviene soprattutto in settori tradizionalmente femminili come sanità, commercio al dettaglio e servizi sociali, piuttosto che nel manifatturiero, e continuano ad ascoltare Trump che promette di risolvere i problemi dell'economia.

Le donne dei Little Zs sono state attratte solo in parte dal messaggio repubblicano, che pure ha intercettato le loro ansie economiche, il trauma del Covid e la frustrazione verso lo status quo. La sentenza Dobbs del 2021, che ha cancellato le tutele costituzionali sull'aborto, ha rappresentato un colpo particolarmente duro per le donne oggi poco più che ventenni. Grace e la collega Corey Seemiller studiano da anni l'ideologia politica della Generazione Z e nel 2021 avevano già individuato uno spostamento a destra dei maschi più giovani rispetto ai Big Zs, ma non avevano registrato cambiamenti significativi tra le donne. Dopo Dobbs le giovani donne si sono spostate decisamente a sinistra.

Il divario di genere all'interno della Generazione Z è particolarmente pronunciato tra i più giovani. Egan ha dichiarato all'Atlantic che, almeno in base ai risultati del sondaggio di Yale, questa divergenza potrebbe essere più marcata di quanto chiunque si aspettasse e potrebbe avere conseguenze rilevanti non solo sulle prossime elezioni ma anche sulle relazioni interpersonali. Grace e Seemiller hanno intervistato giovani donne e tra quelle che non intendono sposarsi un terzo ha indicato come motivazione la paura di perdere la propria indipendenza.

Le convinzioni dei più giovani non sono però definitive. Egan osserva che diverse figure politiche, indipendentemente dal partito, potrebbero ancora rispondere al loro senso di impotenza, allo scetticismo verso le élite e alla ricerca di autenticità. Lo stesso elettore giovane oggi parla con entusiasmo non solo di Trump ma anche di Zohran Mamdani, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. Secondo Egan oggi un ventenne ha accesso a una pluralità di voci enormemente superiore rispetto a quando lui stesso era giovane, attraverso TikTok, CNN, Fox News e il Congresso, e può trovare messaggi che parlano direttamente al suo senso di precarietà e instabilità.

Se Trump continuerà a non mantenere le promesse elettorali, anche i maschi più giovani della Generazione Z potrebbero rivolgersi altrove. Le elezioni di metà mandato sono vicine e, sebbene storicamente i giovani non partecipino in massa al voto, Grace ha ricordato che nel 2018 e nel 2022 la Generazione Z aveva fatto registrare un'affluenza notevole per la sua fascia d'età.

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Garlasco, il padre di Sempio: “Mio figlio è innocente, è una vigliaccata contro di lui”


Nuove dichiarazioni della famiglia mentre proseguono gli accertamenti sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi. “Andrea non c’entra nulla, era con me quel giorno”

Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione con nuove dichiarazioni destinate ad alimentare il dibattito attorno alla posizione di Andrea Sempio, nuovamente coinvolto nelle attività investigative sull’omicidio di Chiara Poggi.

A intervenire questa volta è il padre, Giuseppe Sempio, che in un’intervista, rilasciata al TG1, ha ribadito con decisione l’innocenza del figlio, respingendo ogni ipotesi di coinvolgimento. L’uomo ha parlato di una vicenda che sta pesando profondamente sulla famiglia, definendo quanto sta accadendo come una “vigliaccata” nei confronti di Andrea.

Secondo il padre, il giovane si trovava con lui nel giorno del delitto e non avrebbe avuto alcun ruolo nei fatti contestati. Una versione che la famiglia sostiene con fermezza e che, nelle loro intenzioni, dovrebbe chiarire definitivamente la posizione del ragazzo rispetto all’inchiesta.

Le dichiarazioni arrivano in una fase delicata delle indagini, che negli ultimi mesi hanno visto nuovi approfondimenti tecnici e la rivalutazione di elementi già acquisiti nelle precedenti fasi processuali. La Procura prosegue infatti gli accertamenti per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’omicidio e verificare eventuali responsabilità ancora non chiarite.

La difesa di Sempio continua intanto a lavorare su elementi utili a sostenere la sua estraneità ai fatti, mentre la famiglia chiede che l’attenzione mediatica non si trasformi in un processo parallelo. Un caso che, a distanza di anni, continua a dividere l’opinione pubblica e a sollevare interrogativi ancora aperti.

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Italia 31esima al mondo per innovazione: eccelle nella ricerca, ma resta indietro su istruzione


Il TEHA Global Innosystem Index 2026 analizza 49 Paesi. Eccellenze: supercalcolo e ricerca. Punti deboli: laureati e istruzione

L'Italia mantiene il 31esimo posto nella classifica mondiale della capacità di innovazione, la stessa posizione del 2023. È quanto emerge dal TEHA Global Innosystem Index 2026, presentato alla 15esima edizione del Technology Forum di TEHA Group a Stresa il 21 e 22 maggio. In testa alla classifica, che analizza 49 Paesi attraverso cinque dimensioni, capitale umano, risorse finanziarie, innovatività, attrattività ed efficacia dell'ecosistema, si collocano Singapore, Israele e il Regno Unito.

Il quadro italiano è quello di un Paese con eccellenze riconosciute a livello internazionale ma frenato da ritardi strutturali difficili da colmare. Sul fronte positivo, l'Italia è sesta al mondo per efficacia nel trasformare ricerca e innovazione in valore economico concreto, davanti a Germania, Francia e Cina. È quinta per numero di pubblicazioni scientifiche e citazioni accademiche, settima per capacità di supercalcolo grazie alle infrastrutture HPC presenti sul territorio, e sesta per saldo commerciale nei servizi di ricerca e sviluppo, un indicatore della capacità di esportare competenze scientifiche ad alto valore aggiunto.

Le criticità sono invece concentrate su capitale umano e investimenti. L'Italia è 33esima per capitale umano e 37esima per spesa pubblica in istruzione in rapporto al PIL, che si ferma al 4,07%. Solo il 31,58% dei giovani tra 25 e 34 anni è laureato, 35esimo posto mondiale, contro il 70,55% della Corea del Sud e il 60,32% del Regno Unito. I laureati STEM rappresentano il 23,55% del totale, dato inferiore rispetto ai principali competitor. Sul fronte degli investimenti, la spesa complessiva in ricerca e sviluppo si ferma all'1,38% del PIL, con gli investimenti privati allo 0,79% e il venture capital allo 0,03%. L'Italia è inoltre 42esima per sviluppatori software ogni mille abitanti e 35esima per quota di esportazioni high-tech.

Per colmare questi gap, TEHA ha elaborato dieci proposte strategiche, tra cui la definizione di una Politica Tecnologica Nazionale sulle tecnologie emergenti, l'istituzione di Zone d'Innovazione Speciali, una Strategia Nazionale STEM, l'introduzione dell'alfabetizzazione digitale in tutti i livelli scolastici e il lancio di un Talent Attraction Package per attrarre ricercatori e imprenditori dall'estero.

Dopo tanto lavoro, Ghost ha finalmente attivato la federazione Activitypub (e non solo). Ma quali sono le newsletter e i blog italiani basati su #Ghost?

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Al momento questi sono quelli che abbiamo censito e che ricondividiamo per tutti gli interessati:

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in reply to Zone di Transizione

sinceramente avrò poco più di 100 utenti al giorno e WordPress lo conosco abbastanza bene ormai (ci ho sviluppato anche qualche plugin). Ricominciare da zero, passare ad una vps, vuol dire spendere di più e dover re-imparare tutto da zero 😅
Questa voce è stata modificata (7 mesi fa)