L'America nella trappola del debito: lo Stato si finanzia a breve, le famiglie ipotecano la casa
Il Dipartimento del Tesoro americano deve rinnovare circa 6.000 miliardi di dollari di debito ogni 3 mesi, rivolgendosi a un mercato sempre più diffidente, e collocarne altri 2.000 miliardi l'anno per finanziare quello che è ormai il più grave deficit strutturale della storia degli Stati Uniti in tempo di pace. Da qui si sta facendo strada tra gli operatori una convinzione inquietante: Washington potrebbe essere ormai così profondamente intrappolata nel proprio debito da non potersi più permettere tassi d'interesse più elevati, anche qualora fossero necessari per contenere l'inflazione. È la tesi sviluppata da Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph, che spinge il ragionamento fino al rischio di una crisi finanziaria.
Il fabbisogno lordo di finanziamento annuo, uno degli indicatori osservati con maggiore attenzione dalle agenzie di rating e dai grandi investitori obbligazionari, era pari al 26% del prodotto interno lordo (PIL) nel 2010. Secondo il Fondo monetario internazionale arriverà al 45% quest'anno e, con le politiche attuali, toccherà il 60% all'inizio del prossimo decennio, una soglia sulla quale nessuna grande potenza è riuscita a rimanere a lungo. Nel frattempo, la spesa federale per interessi è quadruplicata in dieci anni, fino ad arrivare a circa 1.000 miliardi di dollari l'anno: ha superato così il bilancio del Pentagono, cosa che non accadeva dalla fine degli anni Venti, e si avvia verso il 4% del PIL.
La trappola del debito
Il debito americano è diventato così grande che Washington non può più permettersi tassi alti
Ogni tre mesi il Tesoro deve convincere mercati sempre più diffidenti a rinnovare montagne di titoli. E le famiglie, per reggere, spostano i debiti delle carte di credito sulle case.
Grafica di FocusAmerica
Quanto debito il Tesoro deve piazzare sul mercato in un anno
26.000mld $
Quattro appuntamenti trimestrali con investitori sempre più diffidenti.
1° trim.
2° trim.
3° trim.
4° trim.
6.000 mld $ ogni tre mesi di titoli in scadenza da rinnovare
2.000 mld $ l'anno di nuovo debito per coprire il deficit
Totale su base annua calcolato dai dati dell'articolo: quattro rinnovi trimestrali da circa 6.000 miliardi ciascuno, più le nuove emissioni.
Parte 1 · Washington
Il fabbisogno di finanziamento corre verso una soglia che nessuna grande potenza ha mai retto a lungo
Soglia critica: 60%
26%
45%
60%
2010
2026
Inizio anni '30
Fabbisogno lordo di finanziamento federale in percentuale del PIL, secondo le stime del Fondo monetario internazionale. È l'indicatore più osservato dalle agenzie di rating.
Gli interessi sul debito ora costano più del Pentagono
Dieci anni fa
Oggi: circa 1.000 mld $ l'anno
La spesa federale per interessi è quadruplicata in dieci anni e ha superato il bilancio della Difesa: non accadeva dalla fine degli anni Venti. Si avvia verso il 4% del PIL.
A comprare i Treasury sono sempre meno le Banche Centrali e sempre più gli hedge fund
Quattro anni fa
Oggi: 9% degli acquisti complessivi
Leva fino a 100× il capitale
8.300 mld $ parcheggiati nei fondi monetari
FMI e Banca dei Regolamenti Internazionali avvertono: un meccanismo simile portò il mercato dei Treasury a un passo dal blocco nel marzo 2020.
Parte 2 · Le famiglie
Le carte di credito non vengono più ripagate come prima
Primo trimestre 2026: 7,6%
Secondo trimestre 2026: 12,8%
Quota dei saldi sulle carte di credito con oltre 90 giorni di ritardo nei pagamenti: un livello che non si vedeva dalla Grande recessione, secondo la Federal Reserve di New York.
Con le carte al 20% e i mutui al 6,69%, il debito si sposta sulla casa
Tassi sulle carte di credito: spesso oltre il 20%
Mutuo trentennale a tasso fisso: 6,69%
47mld $
estratti dal valore delle case: il dato più alto per un primo trimestre dal 2021
25 mld $ seconde ipoteche
22 mld $ rifinanziamenti con prelievo (+18% in un anno)
Il denaro serve sempre più spesso a estinguere carte di credito e prestiti universitari. Ma così le famiglie diventano più vulnerabili: chi non regge il mutuo rifinanziato rischia di dover vendere casa.
Il nodo
La Federal Reserve rischia di non poter più alzare i tassi, nemmeno se l'inflazione tornasse a salire
3,50–3,75%
i tassi lasciati invariati il 29 luglio
9–3
il voto: mai così diviso dal 2016
~25%
la quota di debito federale che risente subito di ogni rialzo
≥7,4%
del PIL: il deficit previsto ogni anno dal 2026 al 2031
Fonte: Fondo monetario internazionale, Federal Reserve, Federal Reserve Bank di New York, The Telegraph, The New York Times · agosto 2026
Il Tesoro accorcia le scadenze e il mercato diventa più fragile
Per contenere la spesa per interessi, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha concentrato una quota crescente delle emissioni sui titoli a breve termine. Evans-Pritchard la considera una sorta di patto faustiano: permette di rinviare il problema nel futuro, ma rende i conti pubblici ancora più vulnerabili a ogni variazione dei tassi. Quanto Bessent sia preoccupato per i rendimenti dei Treasury, che sono arrivati vicini ai massimi degli ultimi vent'anni, è emerso fra il 30 e il 31 luglio, quando il Tesoro è intervenuto insieme al Ministero delle Finanze giapponese per contrastare la speculazione contro lo yen. Nell'operazione, del valore di circa 87 miliardi di dollari, Washington ha venduto parte delle proprie riserve in euro anziché dollari, senza informare preventivamente la Banca Centrale Europea.
Bessent ha poi chiesto alla Federal Reserve di ampliare la FIMA Repo Facility, ovvero il meccanismo da 60 miliardi di dollari attraverso il quale le autorità monetarie straniere possono offrire Treasury in garanzia e ottenere in cambio liquidità in dollari. Per Tokyo significa potersi procurare valuta americana senza dover vendere sul mercato parte dei circa 1.100 miliardi di dollari di titoli del Tesoro che detiene nel suo portafoglio, una mossa che rischierebbe di spingere ulteriormente al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato americani. La modifica richiede però il voto della maggioranza del comitato di politica monetaria della Fed.
Anche la composizione degli acquirenti sta cambiando. A comprare il debito americano sono sempre meno i creditori tradizionalmente più stabili, come le Banche Centrali straniere e i fondi sovrani, e sempre più gli hedge fund, la cui quota sugli acquisti complessivi di Treasury è raddoppiata in 4 anni, raggiungendo il 9%. Molti di questi attingono agli 8.300 miliardi di dollari parcheggiati nei fondi monetari, ma altri operano con una leva che può arrivare fino a cento volte il capitale, finanziandosi sul mercato dei pronti contro termine per guadagnare su piccolissimi margini di arbitraggio. Sia il Fondo Monetario Internazionale sia la Banca dei Regolamenti Internazionali hanno avvertito che questa struttura è fragile: fu proprio un meccanismo simile ad alimentare la spirale di vendite forzate che nel marzo 2020, in piena crisi da Covid, portò il mercato dei Treasury a un passo dal blocco.
Warsh e la Fed divisa sul debito
È su questo terreno che si muove il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, nominato dopo che Trump aveva perseguitato il suo predecessore per il suo rifiuto di tagliare i tassi. Warsh è genero del miliardario Ronald Lauder, compagno di studi di Trump alla Wharton School e primo ispiratore del progetto di annessione della Groenlandia. Secondo Steven Blitz, capo economista per gli Stati Uniti di TS Lombard, la Federal Reserve ormai non può davvero stringere la politica monetaria senza rischiare una reazione a catena, perché i costi di finanziamento "esploderebbero": "Alzare i tassi oggi si ripercuote immediatamente sul costo di quasi il 25% del debito federale, cioè la parte che cresce più in fretta".
Nella riunione del 29 luglio il comitato della Fed ha mantenuto i tassi fra il 3,5% e il 3,75% con un voto di 9 a 3. Lorie Logan, Neel Kashkari e Beth Hammack hanno dissentito chiedendo un rialzo: è il maggior numero di voti contrari nella stessa direzione dal 2016. Da parte sua, Warsh sostiene che lo sviluppo dell'intelligenza artificiale possa esercitare una pressione deflazionistica abbastanza forte da indebolire il tradizionale rapporto tra occupazione e prezzi descritto dalla curva di Phillips, rendendo quindi possibile una combinazione di crescita sostenuta e bassa inflazione.
Il presidente della Fed ha però faticato a spiegare in che modo intenda riportare stabilmente l'inflazione verso l'obiettivo del 2%. "Fissare l'inflazione con severità finché non si scioglie sotto il nostro sguardo non è un'opzione", ha detto Christopher Waller, membro del consiglio della Fed. Warsh, secondo quanto riportato, parla con Trump "in continuazione", mentre la regola non scritta seguita da Jerome Powell era che i contatti fra il presidente degli Stati Uniti e il capo della Federal Reserve dovessero essere "zero".
Il debito federale continua intanto ad aumentare a un ritmo pari a circa il 3,5% del PIL l'anno. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per gli Stati Uniti un deficit pubblico pari o superiore al 7,4% ogni anno dal 2026 al 2031. A questo si aggiungono i programmi dell'Amministrazione Trump, che vuole aumentare del 60% il bilancio del Pentagono e costruire la "flotta d'oro" di corazzate della classe Trump: secondo il Congressional Budget Office, quindici unità a propulsione nucleare costerebbero circa 275 miliardi di dollari entro il 2056, il 50% in più della stima precedente.
Evans-Pritchard osserva che nella storia la fiducia finanziaria nelle grandi potenze è spesso crollata sotto il peso di un eccessivo impegno militare, come accadde alla Spagna imperiale con la bancarotta del 1575 e alla Gran Bretagna con la crisi della sterlina del 1947. Un possibile detonatore, sostiene, potrebbero essere le elezioni di metà mandato, qualora il passaggio di consegne al Congresso venisse ostacolato attraverso contestazioni o manovre sui risultati negli Stati in bilico.
Il debito delle famiglie in aumento
La stessa dipendenza dal credito si ritrova, su scala diversa, nei bilanci delle famiglie. Il loro indebitamento complessivo, scrive il New York Times, è diminuito dello 0,1% nel secondo trimestre del 2026 rispetto a un anno prima, attestandosi a 18.800 miliardi di dollari, mentre i saldi delle carte di credito sono saliti a 1.260 miliardi, con un aumento di 21 miliardi nel solo trimestre.
Secondo il rapporto pubblicato martedì dalla Federal Reserve di New York, nello stesso periodo la quota di debito aperto sulle carte di credito con oltre novanta giorni di ritardo è balzata dal 7,6% al 12,8%, un livello che non si vedeva dalla Grande recessione. Il debito medio per titolare di carta è cresciuto del 22,7% dal 2018 alla fine dello scorso anno, passando da 5.836 a 7.161 dollari: un incremento comunque inferiore all'inflazione cumulata nello stesso periodo, pari al 28,2%.
In questo contesto, a fare da cuscinetto è soprattutto la casa. Il patrimonio immobiliare netto delle famiglie americane ha raggiunto il record di 35.000 miliardi di dollari. Chi ha ancora un mutuo dispone in media di 310.500 dollari di valore netto immobiliare, secondo i calcoli della società di dati Cotality su 56,7 milioni di abitazioni. È in buona parte l'effetto di un mercato congelato: prezzi elevati e mutui costosi hanno allontanato molti compratori, le vendite di case esistenti sono diminuite dell'1,7% a luglio rispetto a giugno e chi pochi anni fa ha acceso un mutuo al 3% ha pochissimi incentivi a vendere.
Quel patrimonio, tuttavia, è immobilizzato e per trasformarlo in liquidità bisogna indebitarsi nuovamente sulla casa. Nel primo trimestre i proprietari hanno estratto 47 miliardi di dollari dal valore dei propri immobili, il 2% in più rispetto a un anno prima e il dato più alto per un primo trimestre dal 2021: 25 miliardi attraverso seconde ipoteche e 22 miliardi mediante rifinanziamenti con prelievo di liquidità, questi ultimi cresciuti del 18% in un anno. L'operazione può avere senso perché un mutuo trentennale a tasso fisso costa in media il 6,69%, mentre sulle carte di credito i tassi sono spesso superiori al 20%.
"Nessuno parla mai del fatto che il tasso della propria carta di credito è al 23%", ha detto al New York Times Alex Elezaj, direttore strategico di United Wholesale Mortgage. Secondo Elezaj, chi rifinanzia lo fa soprattutto per ridurre il costo medio dell'intero debito familiare, utilizzando il denaro sempre più spesso per estinguere carte di credito e prestiti universitari piuttosto che per finanziare ristrutturazioni o vacanze.
Stacey Melton, intermediaria di Gilbert, in Arizona, ha spiegato che i clienti che si rivolgono a lei hanno in media fra 20.000 e 50.000 dollari di debiti sulle carte di credito, con casi estremi che arrivano a 90.000 dollari di debito. Molti preferirebbero aprire una linea di credito garantita dalla casa per non rinunciare al vecchio mutuo a basso tasso, ma il costo di quelle linee è ormai così elevato da rendere spesso inutile l'operazione. Daryl Fairweather, capo economista di Redfin, avverte però che così anche le famiglie stanno diventando più vulnerabili a un rallentamento dell'economia: "Potrebbero ritrovarsi a dover vendere casa perché non riescono più a pagare il mutuo rifinanziato".
Le due dinamiche finiscono così per assomigliarsi. Da una parte c'è lo Stato federale, che deve rifinanziare continuamente una montagna di debito e dipende sempre di più da investitori che operano facendo ampio ricorso alla leva finanziaria, mentre dall'altra ci sono le famiglie, che spostano sempre di più parte del proprio indebitamento dalle carte di credito ai mutui ipotecari garantiti dalla propria casa. In entrambi i casi, però, il meccanismo rischia di diventare più fragile e costoso se i tassi d'interesse dovessero restare elevati o aumentare ancora. Ed è proprio questo, secondo Evans-Pritchard, il nodo che rischia di restringere progressivamente lo spazio di manovra della Federal Reserve in caso di una nuova ondata inflattiva.
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oradecima by Martino Wong
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lgsp
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Ma con 3bmeteo qui iniziano ad arrivare i VIPs sul fediverso!
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in reply to lgsp • •@lgsp i cosiddetti VIP che decideranno di aprirsi alla federazione saranno benvenuti e starà a loro portare con sé un progetto comunicativo compatibile con le dinamiche del fediverso libero. In questo senso gli strumenti federati di Wordpress e Ghost sono perfetti per gli account professionali che vogliono affacciarsi alla federazione
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Flavio Pintarelli | Writer & Strategist
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Giovanni Bertagna - Blog personale di Fotografia
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Morning Tech
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Sarebbe fantastico vedere la community italiana di Ghost crescere, se posso fare qualcosa dimmelo!
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Salvatore Noschese 🇮🇹
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Zone di Transizione
in reply to Salvatore Noschese 🇮🇹 • • •E' più semplice a farsi che a dirsi.
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Culture Wars. La newsletter
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