Bending Spoons: dare realtà all’impossibile
Il nome racchiude l’essenza dell’azienda: letteralmente “piegare cucchiai”, dare vita a cose in apparenza impossibili, nel settore tech. Se ne parla sempre di più, forse maggiormente all’estero che nel nostro paese, nonostante sia nato e sviluppato qui: uno dei pochi unicorni italiani, ovvero quelle giovani startup che crescono rapidamente e si aggiudicano una fetta importante del mercato mondiale (pensiamo a Airbnb, OpenAI o Uber). Si tratta di Bending Spoons, ormai leader del settore applicazioni mobile, fondata a Copenaghen nel 2013 e trasferita a Milano l’anno successivo.
Un paio di anni fa ho avuto la fortuna di visitare insieme ad altri studenti del Politecnico di Milano il nuovo quartier generale di Bending Spoons nel cuore della città, un moderno palazzo dove hanno trasferito tutti gli uffici dalla precedente sede. Ogni spazio curato nel dettaglio e in perfetto ordine, una visione quasi idilliaca. Non esagero ad usare questo termine: si percepisce subito che é un posto al di là dell’usuale, tutto accessibile a tutti, innumerevoli servizi a disposizione, qualsiasi ora del giorno e della notte e qualsiasi giorno dell’anno. Proprio così: non ci sono orari imposti né gerarchie vistose con uffici propri o aree ristrette, ma ciascuno spazio è disponibile allo stesso modo per ogni dipendente, in qualsiasi momento.
Dopo averci accolti all’ingresso abbiamo girato due piani, diverse sale e ambienti curatissimi, guidati da qualche dirigente appassionato dell’azienda. Verde e piante rampicanti si trovano ad ogni angolo, fuse nel design moderno caratterizzato da superfici legnose e colori chiari, illuminazione diffusa, mobili dallo stile minimale, tavoli attrezzati e piccole salette insonorizzate. C’è grande consistenza nell’aspetto estetico, una fluidità gradevole tra i vari ambienti. Tra questi, anche le spaziose aule di riunione etichettate ciascuna con nomi di corpi celesti o fenomeni naturali (Saturn, Water, K2…), snack bar, cucine completamente accessoriate e frigoriferi pieni di cibo, silent room, aree riposo per eventuali power nap, mense con catering, piano bar e spillatori di birra… Senza contare lo spazio multifunzionale che comprende una zona relax e un’area giochi con ping pong, calcio balilla e PlayStation. Sul terrazzo a fianco pare che avessero in mente di aggiungerci una piscina, chissà se lo hanno fatto davvero.
Sono rimasto stupito dalle sale riunioni super smart con lavagna digitale e collegamenti tele-video di alta qualità, per poter lavorare e condividere idee tra colleghi anche se sono in smart working. Perché sì, lo smart working — ormai associato al lavoro da remoto — viene ampiamente promosso e integrato tra i dipendenti. Mi sembra quasi un paradosso decidere di lavorare da casa, avendo a disposizione quel suggestivo mondo pieno di comfort e servizi gratuiti 24/7, ma viene lasciata la libera decisione a ciascuno.
Al tempo non conoscevo ancora il volto di Luca Ferrari ma — come mi hanno fatto notare successivamente gli altri studenti in visita con me — lui era lì che lavorava all’estremità di un lungo tavolo in mezzo a tutti gli altri dipendenti, come se nulla fosse. A dirla tutta in quel momento c’erano pochi “spooners” (appellativo comune per i dipendenti) a lavorare negli uffici, nonostante fosse un giorno feriale ma lui era presente, immerso nella realtà aziendale. Come confermato nelle interviste lui non contempla l’idea di fermarsi ed è ossessionato dall’eccellenza: deve avere tutto sotto controllo e organizzare meticolosamente i futuri traguardi di Bending Spoons.
L’ambiente è internazionale, gli spooners provengono da tutto il mondo e si parla tanto inglese quasi da dimenticare il luogo geografico in cui ci troviamo. Uno di loro tiene una coinvolgente presentazione su Bending Spoons e sulle sue politiche aziendali relative alla meticolosità nella ricerca di prodotti digitali affermati, lo studio e il brainstorming sulle possibili ottimizzazioni e innovazioni applicabili, la valutazione attenta dell’audience destinataria e di come poter trasformare il prodotto in qualcosa di altamente profittevole pur mantenendo qualità e usabilità. La strategia quindi non è più quella iniziale di costruire da zero un prodotto versatile cercando un bisogno da colmare nella società, ma è quella di acquisire un player in un mercato già stabilito — diciamo da un “unicorno caduto”, cioè una realtà che nonostante la grande crescita è arrivata in una fase di stagnazione — recuperando la base utente e estendendola, insieme alla ristrutturazione totale di interfaccia utente e funzionalità. Non si rivolge a clienti privati ma ad aziende affermate che cedono in toto la propria impresa, infatti Bending Spoons rifiuta richieste di lavoro “parziale”: o acquistano tutto o non ci mettono proprio mano.
Tra il 2024 e il 2025 la compagnia ha scalato a livello mondiale acquisendo importanti piattaforme tra le quali Meetup, StreamYard, WeTransfer e successivamente anche Komoot, Vimeo, AOL e Eventbrite. Dal momento della fondazione sono state completate circa 50 acquisizioni, la redditività lorda percentuale è arrivata ad essere maggiore di quella di Apple o Google (non stiamo parlando del fatturato totale ma della percentuale di entrate senza considerare interessi, tasse e ammortamenti ossia in sostanza i debiti attivi: parliamo del ~50% a confronto con il ~35% degli altri). I capitali in gioco sono cresciuti da milioni a miliardi di dollari, così come sono aumentati gli utenti attivi mensili totali (più di 400 milioni, di cui 10 milioni paganti), il fatturato e i round di finanziamenti.
Il tutto coccolando neo-assunti e giovani dipendenti: lavoro remoto, alta remunerazione, orari liberissimi — si lavora ad obiettivi, non a tempo — e ferie illimitate autoregolate, per non citare gli spazi e i servizi appena descritti. C’è un tornello all’ingresso con applicazione dedicata sullo smartphone — giustamente, giocano letteralmente in casa — per accedere e prenotare sale specifiche o i pasti inclusi.
Il processo di assunzione viene preso sul serio e approfondito con ogni candidato promettente: più che il curriculum vengono valutate altamente l’ambizione e le skill individuali. Essendo presente un sacco di competitività — parliamo di centinaia di migliaia di candidature all’anno — meno dello 0,01% passa la selezione iniziale per poi affrontare una vera e propria fase di test della durata di 3-6 mesi divisa in molteplici round. Solo al termine si arriva alla fase di intervista ed eventuale assunzione; le richieste sono talmente numerose che si presenta un flusso costante di neo assunti.
A conferma del successo strategico c’è il traguardo più recente: l’IPO prevista per quest’anno a Wall Street con valutazione stimata tra 20 e 30 miliardi di dollari, di fianco a colossi internazionali quali OpenAI e SpaceX, un momento storico nel panorama italiano e mondiale. In perfetto stile Silicon Valley, Bending Spoons ambisce ad entrare nel principale indice azionario USA (S&P 500) facendo mantenere la maggioranza del potere di voto ai 5 fondatori: Luca Ferrari, Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Querella e Tomasz Greber.
Uscito da lì ho pensato: «Sembra una favola». Poi ho mandato un lungo audio a Leonardo, mio amico d’infanzia e “geek” come me, per raccontargli velocemente del tour: in quel momento mi è venuto qualche dubbio. È normale venire assorbiti dal posto di lavoro in un modo così totalizzante? Ha senso poter accedere in ogni momento e praticamente vivere all’interno del proprio ufficio? Sarà mai possibile rilassarsi in quell’ambiente tanto competitivo, nonostante la moltitudine di servizi offerti al dipendente?
Ancora in enfasi dopo questa peculiare esperienza sono tornato bruscamente alla realtà, rapinato mentre scendevo dal treno nella stazione a 5 minuti da casa. Ironico, non è vero? Quasi a rimarcare sotto gli occhi la lontananza dal lifestyle idilliaco in quella torre futuristica. Non rivedrò mai più quella collanina d’oro strappatami dal collo, ma qualcosa mi rimarrà per sempre: Bending Spoons sta riportando in alto l’eccellenza del Made in Italy nel settore tech e stiamo osservando la conseguenza meritata degli sforzi con l’imminente IPO. Un successo che raggiunge solamente chi, come Bending, sfida l’impossibile ogni giorno.
Crediti per le foto: Guillaume Slowik & studenti del Politecnico di Milano, Bending Spoons
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