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Capisco la volontà di rendere il linguaggio inclusivo con asterischi e simboli fonetici. Non la condivido, ma la capisco.

Perché dunque l'uso della ǝ? 🤔 "Utenti" mi pare rimanga invariato sia ci si riferisca a femmine che a maschi.

P.S. Ho un rapporto conflittuale con la "schwa" fin dai tempi di Lingua Inglese I. #Sapevatelo

@cultura

#LaStradaDellInfernoÈLastricataDiBuoneIntenzioni

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in reply to Semplicemente D.

@Semplicemente D.

Non è che tutti quelli che usano lo schwa siano dei linguisti, a volte viene usato a cazzo di cane, più come simbolo identitario che come simbolo linguistico.

E, comunque, usarlo come si deve è parecchio complicato, avevo letto in libro di Vera Gheno alcune regole grammaticali per il suo utilizzo e non erano affatto semplici. Molti pensano che basta metterlo in fondo alla parola e fine.

in reply to Semplicemente D.

Inclusivo il cazzo. Queste invenzioni sono dei vedenti. Hanno mai parlato con persone non vedenti e dislessiche? Persone che devono sentirsi leggere dai text-to-speech "asterisco" "schwa" "chiocciola" alla fine delle parole perché qualcuno ha deciso di includere alcuni e tagliare fuori altri?
Il problema è che spesso e volentieri le persone trans, non binary, intersex... con disabilità visiva o dislessia ci sono ma si fanno poco sentire - l'unica di cui so l'esistenza si chiama Valentina Petrillo, ed è un'atleta paralimpica, adesso esclusa dalle regole trumpiane.
Però per la maggioranza, se ne stanno zitte per doppia discriminazione e non si siedono ai (presunti) tavoli dove vengono proposti i canoni di un linguaggio più inclusivo.
Io sono la prima ad amare le parole, cercare di farmi domande sul loro uso. Non mi piace prendere posizione sulle cose basandomi su slogan e ideologie, né usare la mia condizione per fare muro contro muro. Credo anche che il genere grammaticale "maschile" e "femminile" sia un concetto virtuale che non si attacca in automatico a quello della persona.
"Pietro è una recluta", "Pietro è una matricola", "Pietro è una schiappa / una frana" (qua da noialtri se dise Piero l'è na mona")... Anche "un mona" ma in genere "'na mona" sarebbe il più corretto.
Una persona è femminile, un soggetto, un individuo... è di genere maschile. Anche se parli di una donna. Se invece di "maschile e femminile" per classificare i costrutti della grammatica si fosse usato "zero e uno", ci sarebbe stato meno casino. Poi come la mettiamo che in tedesco "ragazza" (das Mädchen") è neutro? Io ho letto Vera Gheno, ho letto Yasmina Pani, ho letto vari libri che parlano dell'argomento e mi sono fatta l'idea che la lingua non sia "sacra", ma sia comunque necessario porsi delle domande sensate. Non piegarsi allo slogan di riferimento, destra o sinistra che sia.
PS la stessa Vera Gheno non usa il termine "linguaggio inclusivo" ma "ampio"; è molto più precisa.
Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)
in reply to Elena Brescacin

E poi sempre seguendo l'esempio di Pietro di prima. "Pietro è una recluta" ma "Pietro è un capitano / un generale"...
"è una frana" / "è un campione".
Qualcuno imparanoiato potrebbe dire che il grado inferiore è al femminile perché la donna è inferiore... Anche no.
Nei vari contesti ci sono vari modi per definire chi è alle prime armi nel proprio settore. Ed esiste "novizio / novizia", "principiante / neofita / apprendista" che non sono sinonimi ma con tutte le loro sfumature e contesto indicano una persona che ha poca esperienza...
E anche nel linguaggio corrente puoi usare frana, imbranato, impedito, o andare sul neutro pappamolle volendo. L'itagliano sallo, e ti dà sorprese!