Paolo Desogus

Dalla visita di Trump in Cina ne escono male non soltanto gli Stati Uniti, ma direi i paesi dell'intero Occidente. Anzi, a dirla tutta il confronto con la Cina di Xi Jinping lascia trasparire la crisi della stessa democrazia liberale, a cui ci siamo affidati e che è di fatto l'espressione di una forma di autoritarismo senza sbocco, incapace di pensare il futuro.

Tutto questo risulta alquanto difficile da accettare se ci si accontenta di una concezione puramente formale della democrazia. In Italia, in Francia o negli USA c'è effettivamente il pluripartitismo, mentre in Cina vige un sistema monopartitico che nella nostra cultura è considerato sinonimo di dittatura. Bisognerebbe però avere il coraggio di chiedersi se il nostro multipartitismo sia veramente più duttile e politicamente aperto del monopartitismo cinese. Ancora più coraggio ci vorrebbe per chiedersi quanto il nostro sistema sia in grado di fare gli interessi della collettività.

In realtà dalle nostre parti è passata l'idea che gli interessi del capitale coincidano con quelli dei cittadini. Sulla scia di questa concezione, in Italia, ma non è l'unico caso, alcune posizioni politiche sono state assunte come dogma assoluto e indiscutibile. L'economia di mercato è un fatto che non ammette discussioni, è consustanziale a quella che noi chiamiamo democrazia. Qualsiasi forza politica che si propone di metterne in discussione il primato o che avanza anche una minima richiesta di limitazione viene bollata come statalista e dunque squalificata, privata di cittadinanza.

Il fanatismo di queste idee è tale che lo stesso tiepidissimo centrosinistra trainato dal PD di Elly Schlein è osteggiato con una grande ferocia dai difensori dell'economia di mercato, che per questo tramano per farla fuori e sostituirla con Silvia Salis. L'ipotesi che, in caso di vittoria, il centrosinistra introduca una qualche forma di ridistribuzione della ricchezza, come era stato il reddito di cittadinanza di Conte, o qualche elemento di pianificazione della produzione, come in passato proposto da Bersani, provoca in quasi signori del capitale un sentimento di orrore supremo, che giustifica le manovre più assurde.

E del resto ricordiamoci che la caduta del governo Conte II, non certo un governo di estremisti, è avvenuta perché questi stessi centri di potere non potevano minimamente tollerare che PD e 5stelle - che non sono esattamente il Partito bolscevico dei lavoratori - gestissero il tesoretto del PNRR ottenuto dall'Europa, proprio grazie alla mediazione di Conte. Pur di dominare e controllare sono disposti a tutto.

Ecco, il sistema cinese esprime indubbiamente una politica molto diversa dalla nostra. Secondo i nostri canoni è un sistema dispotico. Il fatto stesso che però riesca ad essere autonomo dal grande capitale e che anzi offra margini alla funzione dell'economia di mercato solo entro determinati limiti, ovvero nella misura in cui questa non contrasta con gli interessi nazionali, lo rende in realtà più sano o comunque più vicino agli interessi della collettività, e cioè del "demos", di quanto lo sia da noi.

Il confronto con Trump mi sembra che allora smascheri il tracollo della nostra democrazia liberale, incapace di dotarsi di obiettivi collettivi che non siano interni agli stessi interessi dei detentori del capitale. Del resto lo vediamo abbastanza facilmente. Il nostro sistema politico non sa esprimere più nessun ideale di progresso in materia di lavoro, salute, istruzione, previdenza sociale. Nulla. Non sa darsi nessuna meta ideale. Non è in grado di promettere nessun miglioramento. Anzi, minaccia continuamente di toglierci quello che abbiamo. Molti di noi vivono nella certezza che la nostra condizione sociale peggiorerà. E viviamo tutto questo proprio mentre sono aumentati nel nostro continente gli ultramiliardari.

Lo spettro di tolleranza delle idee che riesce ad esprimere la nostra nobile "democrazia" è oramai così ristretto, così chiuso da essere diventato di fatto un sistema dominato da un partito unico occulto che non ha nemmeno il coraggio di esprimersi con il proprio volto. Questo partito unico neoliberale ha imposto in Europa una feroce dittatura del capitale che coltiva gli interessi dei pochi contro i molti, ovvero contro il demos. Piaccia o no ma in Cina accade il contrario.

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Paolo Desogus è Maître de conférences alla Sorbonne Université di Parigi. I suoi studi riguardano principalmente la produzione letteraria italiana del secondo dopoguerra e il rapporto tra cinema e letteratura. Per il suo lavoro di ricerca ha ottenuto nel 2015 il premio Pasolini della Cineteca di Bologna e nel 2023 il premio Sormani della Fondazione Istituto Gramsci piemontese. Oltre a numerosi articoli su riviste specialistiche, nel 2018 ha pubblicato Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema e La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’oeuvre de Pier Paolo Pasolini.

Nel 2018 ha fondato con Lisa Gasparotto la Scuola Pasolini. Ora insieme a Gian Luca Picconi e Vincenzo Piro hanno costituito una nuova associazione, la Società internazionale Pier Paolo Pasolini, che si occuperà di gestire la Scuola e nuove iniziative pasoliniane.
E lo spirito, afferma Desogus, riprendendo le parole di Pasolini, scritte poco prima di lasciare Casarsa, è lavorare con "chiarezza e passione".

Fonte: profilo fb di Paolo Desogus

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in reply to emama

@emama

"mentre in Cina vige un sistema monopartitico che nella nostra cultura è considerato sinonimo di dittatura".

"Ecco, il sistema cinese esprime indubbiamente una politica molto diversa dalla nostra. Secondo i nostri canoni è un sistema dispotico".

Già... chissà come c'è venuto in mente di dare giudizi così severi sul sistema politico cinese.

Leggendo questo post ho pensato "ma chi è 'sto Desogus?".

È un professore universitario di letteratura italiana.

Quindi diciamo che queste sue opinioni hanno l'autorevolezza di un saggio sui Promessi Sposi scritto da Mario Draghi

Per completezza va aggiunto che Mario Draghi fino ad oggi non ha ritenuto fosse il caso di farci avere una sua analisi sul personaggio della monaca di Monza, e di questo penso dovremmo essergli grati.