1SAMUELE - Capitolo 21
1Davide si alzò e partì, e Giònata tornò in città.
Fuga di Davide (21,2 -22,5)2Davide si recò a Nob dal sacerdote Achimèlec. Achimèlec, trepidante, andò incontro a Davide e gli disse: “Perché sei solo e non c'è nessuno con te?”. 3Rispose Davide al sacerdote Achimèlec: “Il re mi ha ordinato e mi ha detto: “Nessuno sappia niente di questa cosa per la quale ti mando e di cui ti ho dato incarico”. Ai miei giovani ho dato appuntamento al tal posto. 4Ora però se hai sottomano cinque pani, dammeli, o altra cosa che si possa trovare”. 5Il sacerdote rispose a Davide: “Non ho sottomano pani comuni, ho solo pani sacri per i tuoi giovani, se si sono almeno astenuti dalle donne”. 6Rispose Davide al sacerdote: “Ma certo! Dalle donne ci siamo astenuti dall'altro ieri. Quando mi misi in viaggio, il sesso dei giovani era in condizione di santità, sebbene si trattasse d'un viaggio profano; tanto più oggi”. 7Il sacerdote gli diede il pane sacro, perché non c'era là altro pane che quello dell'offerta, ritirato dalla presenza del Signore, per mettervi pane fresco nel giorno in cui quello veniva tolto. 8Ma era là in quel giorno uno dei ministri di Saul, trattenuto presso il Signore, di nome Doeg, Edomita, capo dei pastori di Saul. 9Davide disse ad Achimèlec: “Non hai per caso sottomano una lancia o una spada? Io non ho preso con me né la mia spada né altre mie armi, perché l'incarico del re era urgente”. 10Il sacerdote rispose: “Guarda, c'è la spada di Golia il Filisteo, che tu hai ucciso nella valle del Terebinto; è là dietro l'efod, avvolta in un manto. Se te la vuoi prendere, prendila, perché qui non c'è altra spada che questa”. Rispose Davide: “Non ce n'è una migliore. Dammela”.11Quel giorno Davide si alzò e si allontanò da Saul e giunse da Achis, re di Gat. 12I ministri di Achis gli dissero: “Non è costui Davide, il re del paese? Non cantavano a lui tra le danze dicendo: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”?“.13Davide si preoccupò di queste parole e temette molto Achis, re di Gat. 14Allora cambiò comportamento ai loro occhi e faceva il folle tra le loro mani: tracciava segni strani sulle porte e lasciava colare la saliva sulla barba. 15Achis disse ai ministri: “Ecco, vedete anche voi che è un pazzo. Perché lo avete condotto da me? 16Non ho abbastanza pazzi io, perché mi conduciate anche costui per fare il pazzo davanti a me? Dovrebbe entrare in casa mia un uomo simile?“.
__________________________Note
21,2 Nob: forse corrisponde al versante orientale del monte Scopus, a nord-est di Gerusalemme, ma la localizzazione del santuario è discussa.
21,5 pani sacri: vedi Es 25,30; Lv 24,5-9. L’episodio figura sulla bocca di Gesù in Mc 2,25s, dove l’evangelista cita Abiatàr (= Ebiatàr) invece di Achimèlec.
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Approfondimenti
2-10. Inizia la vita raminga di Davide. La prima tappa del suo pellegrinaggio è la cittadella sacerdotale di Nob (vi si trovano circa novanta sacerdoti con le loro famiglie: 22,18-19) per gli indispensabili rifornimenti di cibo e di armi che nella fuga non aveva avuto modo di portare con sé. Con una scusa Davide si fa consegnare dal sacerdote Achimelech la spada di Golia e i pani sacri riservati dalla legge ai soli sacerdoti (Lv 24,5-9). Tutto sembra andare per il meglio, ma la presenza casuale di uno dei ministri di Saul getta sul racconto un velo d'inquietudine. Per ora si dice solo che si chiama Doeg, è un Idumeo ed è «capo dei pastori di Saul». Solo più avanti verrà messo in luce il suo fosco ruolo nella vicenda (22,9-10).
2. «Nob»: Isaia pone questa località pochi chilometri a nord-ovest di Gerusalemme (Is 10,32) e non può essere che la stessa nominata da Neemia in 11,32. Si trova sulla via per la Filistea, dove Davide ha fin d'ora intenzione di rifugiarsi (vv. 11-15). Al tempo di Davide Nob è uno dei vari santuari della nazione in cui sono custoditi gli oggetti principali del culto (cfr. Es 25-27), andati dispersi nel corso delle vicende storiche. L'arca dell'alleanza si trova a Kiriat-Iearim (7,1), la tenda e l'altare degli olocausti a Gabaon (1Cr 16,39-40; 2Cr 1,3.5.13), l'efod e la tavola dei pani dell'offerta a Nob. «Achimelech»: in 14,3 è chiamato Achia. È pronipote del sacerdote Eli (cc. 1-4). «Perché sei solo?»: Davide passava spesso da Nob per consultare il Signore prima delle sue imprese (cfr. 22,15), ma era sempre arrivato equipaggiato per la guerra e in compagnia dei suoi soldati. Il sacerdote gli va incontro in segno di omaggio alla sua alta dignità ma non può fare a meno di stupirsi del suo strano modo di presentarsi, quasi furtivo.
4. Nel TM la frase è leggermente diversa: «Ora, c'è qualcosa sottomano? Dammi cinque pani, o quel che si può trovare».
5. «pani sacri»: sono i dodici pani dell'offerta collocati “innanzi al Signore” su una tavola apposita nella tenda (Es 25,23-30; 37,10-16), simboleggianti l'alleanza di Dio con Israele (Lv 24,8). Ogni sabato erano sostituiti con focacce fresche. Quelle vecchie dovevano essere consumate esclusivamente dai sacerdoti all'interno del sacro recinto come “cosa santissima”' (Lv 24,9). Derogando da queste regole a causa dell'impellente necessità prospettatagli da Davide, Achimelech si assicura che sia almeno rispettato l'obbligo della purità legale (Lv 22,3). Il caso più frequente di impurità – che inabilitava ad ogni azione sacra (cfr. Es 19,10.15) – era l'atto sessuale anche lecito (cfr. 20,26). «se i tuoi giovani si sono almeno astenuti...»: TM dice lett. «Almeno, i giovani si sono astenuti da donna?».
6. La traduzione del versetto è incerta. La difficoltà maggiore deriva dalla parola kᵉlî, che può significare “oggetto” in genere (la purità legale riguarda tutto ciò che uno ha con sé, vesti e bagagli: Lv 11,32; 15,16-24), “tascapane” (in cui i pani sacri dovrebbero essere riposti, cfr. 17,40.49), “corpo” dell'uomo (come in 1Ts 4,4; 2 Cor 4,7) o anche – eufemisticamente – “membro virile”. Una traduzione letterale suonerebbe così: «Certo, donna è stata proibita a noi ieri e l'altro ieri ; quando esco [in viaggio] le “cose” (kᵉlîm) dei giovani sono monde, anche se è un viaggio profano. Tanto più oggi c'è mondezza nella “cosa” (kᵉlî)».
7. «Il sacerdote gli diede il pane sacro»: Gesù vedrà nel gesto di Achimelech (chiamato da Marco «sommo sacerdote Abiatar» [2,26], essendo questi un figlio di Achimelech: 22,20) un lodevole atto di libertà che non viola la sostanza della legge. Inoltre Davide è visto come prefigurazione di Cristo, che è «signore anche del sabato» (Mt 12,3-4; Mc 2,25-26; Lc 6,3-4).
8. «trattenuto presso il Signore»: essendo Doeg uno straniero, nonostante la sua carica è probabilmente tenuto a compiere un turno di servizio presso il santuario (cfr. Gs 9,21-27; Dt 29,10).
10. «c'è la spada di Golia»: cfr. 17,54. «dietro l'efod»: l'efod riapparirà in 23,6.9 nelle mani del figlio di Achimelech. Questo strumento divinatorio (cfr. 2,18) doveva avere dimensioni ragguardevoli (cfr. Gdc 8,26).
11-15. Non abbiamo argomenti sufficienti per liquidare questi versetti come “doppione” del c. 27. Non è da escludere che Davide si sia rifugiato presso il re di Gat una prima volta al principio della sua vita errabonda e poi una seconda volta per offrire i suoi servigi come capo di una banda mercenaria. Fatto sta che Davide viene accolto alla corte di Achis con benevolenza, finché qualcuno lo riconosce e si ricorda delle sue imprese: che ci fa a Gat costui? Allora Davide, che alla corte di Saul doveva essersi scaltrito a sufficienza, comincia a fingersi folle. Egli sa bene che un malato di mente è circondato di un timore sacro in ragione delle sue stranezze, attribuite alla possessione di qualche spirito malvagio. Mettergli le mani addosso può essere pericoloso: meglio cacciarlo via, prima che contamini altri. Le lamentele di Achis hanno tratti umoristici che rendono comica la figura di questo re, poco sensibile alle finezze della politica e troppo ingenuo per la carica che riveste (cfr. cc. 27.29).
12. «re del paese»: espressione difficile. Potrebbe essere intesa come vocativo rivolto al re Achis; in riferimento a Davide denoterebbe la popolarità conseguita con le sue imprese, grazie alle quali viene esaltato come “re” più grande di Saul. In tal senso il ritornello cantato dalle donne in 18,7 potrebbe essere stato ripreso qui (e in 29,5) proprio in relazione con l'appellativo di “re” dato a Davide.
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)