Manifesto Del Reale (2026) di mementomori

Su un social e su internet in generale, tipo su instagram, non si può sapere:

Data l'AI: se esiste quella persona/contenuto o se è manipolata e/o creata da zero

Data la censura: Se quello che vedi e dici arriva a te e agli altri e come arriva e se arriva o è appunto una determinata cosa (es: parola chiave, volgarità, espressione) filtrata.

Data la censura e il controllo sociale derivante: Se l'idea che hai e che hanno gli altri del mondo sono legati alle realtà delle persona e di tutto il mondo in modo diretto e senza derivare da alterazioni programmate e non condivise.

Dato l'algoritmo: Se effettivamente quello che vedi non è derivante da ciò che hanno ricavato da te e indirizzato per manipolarti in qualche modo.

Data l'enorme abuso di AI, censure, algoritmi e controllo sociale: Sei davanti la finzione e letteralmente non sai cosa stai facendo così come non sanno cosa stanno facendo a te le persone dall'altra parte dello schermo anche se totalmente propense a parlarti e stare online senza problemi su quella determinata parte di internet.

Dato l'enorme controllo di determinati applicativi e sistemi connessi online e siti web da parte di giganti economici con tante risorse di tanti tipi (es: economiche, quantità di server) e dato tutto il resto con pure i cambiamenti sociali (es: guerre, ingiustizie) e interiori (es: dipendenza da internet, malattie mentali) delle persone reali di tutto il mondo è difficile capire davvero se siamo noi stessi reali e se ci circonda il reale e COS'E' il reale e se dobbiamo sempre scavare affondo ovunque per ritrovarlo, sembra quasi che allontaniamo pure gli altri dalla realtà così: le cose virali non sono i video o le malattie ma piuttosto la solitudine.


noblogo.org/mementomori/manife…

Dall'ultima volta in cui ho avuto un weblog sono passati almeno quindici anni. Era già un'evoluzione della mia presenza sull'internet, anche di quella relazionale. Se ne parlava all'inizio degli anni zero su IRC. Ero andata a vedere se ce n'era qualcuno italiano. Leggere diari intimi ha sempre lenito il mio senso di solitudine e in quel caso non erano scrittori pubblicati, ma qualche nerd spaesato come me che, senza l'aspettativa di avere più di cinque lettori riusciva a rimanere fra la spontaneità di un diario segreto e la sensazione di essere potenzialmente ascoltati, tipo parlare da soli mentre si passeggia in montagna. Grado di pubblicità: meno che lasciare un quaderno sul tavolo in una casa dove vivono altre persone, più che corrispondere con un amico intimo. È stato un momento durato pochissimo, forse meno di un anno, poi ho capito che molta gente si impegnava tanto per essere vista. Sono arrivate features come i contatori di visitatori, i commenti ai post, i link, i contenuti multimediali, la lista degli altri blog seguiti, i tag. Poi dopo tanto ancora i premi, i blogger di mestiere, i banner pubblicitari, i raduni, i feed RSS.

Nessuna nostalgia e neanche nessun fastidio. A pensarci sono sentimenti che in generale ho provato poco e ora forse non provo più. Questo post è più un tentativo di sblocco che utilizza un argomento aleatorio. Forse questo ritorno a un livello semi-segreto in cui esistere potrebbe tornare propizio all'output diaristico.


log.livellosegreto.it/balnibar…

L' "autostrada della cocaina" atlantica subisce un duro colpo.


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L' “autostrada della cocaina” atlantica subisce un duro colpo. Utilizzavano trasferimenti in mare aperto per eludere i porti tradizionali


Nel corso di un'importante operazione internazionale di contrasto al narcotraffico, condotta tra il 13 e il 26 aprile 2026, è stata smantellata con successo una sofisticata rete di traffico di cocaina operante attraverso l'Oceano Atlantico. L'operazione, guidata dalla Guardia Civil spagnola, coordinata da Europol, l'agenzia di contrasto dell'Unione Europea, e che ha visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza italiana, si è concentrata sulle strategie in continua evoluzione delle bande criminali che tentano di eludere i tradizionali controlli portuali effettuando complessi trasferimenti in mare aperto. L'obiettivo principale di questa campagna di due settimane è stato il corridoio atlantico orientale, una vasta e remota distesa d'acqua situata tra le Isole Canarie spagnole e le Azzorre portoghesi, che è diventata sempre più una rotta privilegiata per il traffico di stupefacenti dall'America Latina all'Europa.

L'operazione ha avuto un successo considerevole, portando al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, all'intercettazione di otto imbarcazioni e all'arresto di 54 persone collegate alle reti di narcotraffico. Questa azione decisiva è giunta in risposta diretta agli avvertimenti lanciati all'inizio dell'anno da Europol, che aveva individuato una tendenza preoccupante: le reti criminali stavano abbandonando le consolidate rotte marittime attraverso i principali porti europei a favore di un modello frammentato e offshore, progettato per minimizzare i rischi ed eludere i controlli. Trasferendo le proprie operazioni in acque internazionali, queste reti miravano a frammentare la catena di approvvigionamento in più fasi, rendendo significativamente più difficile per le autorità tracciare il carico dalla sua origine alla sua destinazione finale.

Il modus operandi scoperto dagli investigatori prevedeva una struttura logistica a più livelli. Grandi “navi madri”, spesso camuffate da navi portacontainer, navi da carico o persino imbarcazioni non commerciali di dimensioni più ridotte, raccoglievano ingenti carichi di cocaina in America Latina e navigavano per centinaia, a volte migliaia, di miglia nautiche nell'Atlantico remoto. Una volta raggiunta la zona di trasferimento designata, gli stupefacenti venivano scaricati su imbarcazioni veloci, tra cui gommoni a scafo rigido e altre imbarcazioni rapide in grado di affrontare lunghe traversate oceaniche. Queste imbarcazioni intermedie avrebbero poi trasportato il carico fino all'ultima tappa del viaggio, dove barche più piccole avrebbero ricevuto la spedizione per uno sbarco clandestino su spiagge remote o piccoli porticcioli lungo le coste del Portogallo e della Spagna. Questa strategia di frammentazione del rischio tra equipaggi e imbarcazioni diverse era stata specificamente ideata per garantire che, anche se una parte della catena fosse stata compromessa, l'intera operazione avrebbe potuto sopravvivere.

Per saperne di più sulla diversificaione del traffico di cocaina:europol.europa.eu/cms/sites/de…Questo rapporto esplora il modo in cui le reti criminali stanno impiegando metodi di traffico marittimo di cocaina che eludono i porti commerciali come punti di ingresso in Europa o si affidano a tecniche di occultamento progettate per minare l’efficacia delle ispezioni visive, degli scanner e dei test di rilevamento.


noblogo.org/cooperazione-inter…


L' "autostrada della cocaina" atlantica subisce un duro colpo.


L' “autostrada della cocaina” atlantica subisce un duro colpo. Utilizzavano trasferimenti in mare aperto per eludere i porti tradizionali


Nel corso di un'importante operazione internazionale di contrasto al narcotraffico, condotta tra il 13 e il 26 aprile 2026, è stata smantellata con successo una sofisticata rete di traffico di cocaina operante attraverso l'Oceano Atlantico. L'operazione, guidata dalla Guardia Civil spagnola, coordinata da Europol, l'agenzia di contrasto dell'Unione Europea, e che ha visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza italiana, si è concentrata sulle strategie in continua evoluzione delle bande criminali che tentano di eludere i tradizionali controlli portuali effettuando complessi trasferimenti in mare aperto. L'obiettivo principale di questa campagna di due settimane è stato il corridoio atlantico orientale, una vasta e remota distesa d'acqua situata tra le Isole Canarie spagnole e le Azzorre portoghesi, che è diventata sempre più una rotta privilegiata per il traffico di stupefacenti dall'America Latina all'Europa.

L'operazione ha avuto un successo considerevole, portando al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, all'intercettazione di otto imbarcazioni e all'arresto di 54 persone collegate alle reti di narcotraffico. Questa azione decisiva è giunta in risposta diretta agli avvertimenti lanciati all'inizio dell'anno da Europol, che aveva individuato una tendenza preoccupante: le reti criminali stavano abbandonando le consolidate rotte marittime attraverso i principali porti europei a favore di un modello frammentato e offshore, progettato per minimizzare i rischi ed eludere i controlli. Trasferendo le proprie operazioni in acque internazionali, queste reti miravano a frammentare la catena di approvvigionamento in più fasi, rendendo significativamente più difficile per le autorità tracciare il carico dalla sua origine alla sua destinazione finale.

Il modus operandi scoperto dagli investigatori prevedeva una struttura logistica a più livelli. Grandi “navi madri”, spesso camuffate da navi portacontainer, navi da carico o persino imbarcazioni non commerciali di dimensioni più ridotte, raccoglievano ingenti carichi di cocaina in America Latina e navigavano per centinaia, a volte migliaia, di miglia nautiche nell'Atlantico remoto. Una volta raggiunta la zona di trasferimento designata, gli stupefacenti venivano scaricati su imbarcazioni veloci, tra cui gommoni a scafo rigido e altre imbarcazioni rapide in grado di affrontare lunghe traversate oceaniche. Queste imbarcazioni intermedie avrebbero poi trasportato il carico fino all'ultima tappa del viaggio, dove barche più piccole avrebbero ricevuto la spedizione per uno sbarco clandestino su spiagge remote o piccoli porticcioli lungo le coste del Portogallo e della Spagna. Questa strategia di frammentazione del rischio tra equipaggi e imbarcazioni diverse era stata specificamente ideata per garantire che, anche se una parte della catena fosse stata compromessa, l'intera operazione avrebbe potuto sopravvivere.

Per saperne di più sulla diversificaione del traffico di cocaina:europol.europa.eu/cms/sites/de…Questo rapporto esplora il modo in cui le reti criminali stanno impiegando metodi di traffico marittimo di cocaina che eludono i porti commerciali come punti di ingresso in Europa o si affidano a tecniche di occultamento progettate per minare l’efficacia delle ispezioni visive, degli scanner e dei test di rilevamento.


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poco fa ho messo questo annuncio in giro sulle bacheche e a questo punto lo replico pure qui. mi sembra sensato.

per via di varie vicende recenti e remote, sono ENORMEMENTE in ritardo su un milione di cose, risposte, messaggi, letture, partecipazioni, obblighi vari. Col tempo recupererò. Chiedo (molta) pazienza & indulgenza, grazie


noblogo.org/differx/poco-fa-ho…

📒Oggi mentre la nebbia sembra avvolgere gli attimi, i minuti e la mente, rifletto sul fatto che un po' tutti e non solo io, ci stiamo dimenticando come si fa a vivere davvero, non a sopravvivere, cercando di riempire le giornate. Riuscire a dare davvero un senso a questa parola” vivere” diventa sempre più difficile come anche non sappiamo piu bussare alle persone invece che utilizzare solo telefoni, restando freddi dinanzi a frasi fatte, faccine, abbreviazioni..

Abbiamo imparato a fingere, a seconda di chi abbiamo davanti, e in base alle situazioni, a sembrare forti anche quando ci stiamo frantumando, tanto da entrare così profondamente in tali personaggi, da non riuscire a separare la realtà, da questa folle recita! Eppure vivere significa non tenersi tutto dentro fino a perdersi nei pensieri, le emozioni hanno bisogno di movimento, di sentimento, di contatto visivo e non solo, e noi dobbiamo dar loro voce, altrimenti si spengono, si perdono per sempre .. Ecco perché bisogna ricominciare a credere che vivere, si può con semplicità, con sincerità e senza aver timore di dire una parola, di fare scaturire un'emozione, perché la gente muore anche di silenzi e sentirsi dire “sei importante per me o ti voglio bene” possono accendere sorrisi ed essere terapeutici. Non dobbiamo vergognarci di essere noi stessi, anche se a prevalere è l’ironia, la cattiveria e l'indifferenza, dobbiamo rimanere umani, sinceri e forse scontati, difendendo la nostra sensibilità, le nostre fragilità, la capacita' di commuoverci ancora davanti a un tramonto, di apprezzare un caffè in compagnia o una chiacchierata!

✨”Non diventare uno di quelli che vogliono bene in silenzio fino a diventare assenza”.

Non so chi l'abbia scritta questa frase, ma è pesante, attuale e reale, le parole vanno dette, i problemi e le paure affrontate, perché la vita non va misurata in giorni vissuti, ma come, e quante volte abbiamo fatto sentire qualcuno meno solo. Spesso mi accorgo di essere così diversamente normale, perché sono empatica, emotiva, troppo profonda e affettuosa, perché sento e provo emozioni, rabbia, delusione ... Eppure sono qui a mettere nero su bianco ciò che penso, anche se non interessa a nessuno, anche se molti leggeranno in modo superficiale e avranno solo critiche o indifferenza e magari non mi capiranno, ma io nonostante le delusioni, le amarezze, le ferite ho ancora voglia di legami, di relazioni vere, di abbracciare ed essere abbracciata, di ascoltare e soprattutto di essere accettata per quello che sono. È vero spesso ho sbagliato, ma mi sono perdonata e nonostante le cadute, sono riuscita ad alzarmi e ricominciare anche da sola!💪senza vergognarmi mai di essere in disordine, imperfetta e soprattutto fragile!


noblogo.org/bymarty/oggi-mentr…

📒Dal mio diario... Caro amico ti scrivo...🎶🎵

A volte, spesso, in passato accadeva con più frequenza, oggi, scrivo, forse per un gran bisogno di parlare e, prima ancora, di pensare. E posso farlo, senza timore, o quasi, spontaneamente, solo con te. È un periodo strano, l'ennesimo, il solito , più o meno pesante, difficile, ecc. Fatto di tantissime cose e di niente, di novità, di cambiamenti e di tanta solitudine e silenzio! Sono consapevole che i cambiamenti fanno parte della vita e che la solitudine altro non è che un insieme di attimi preziosi di un tempo privilegiato, per stare in compagnia di se stessi.

Non scrivo più forse perché sono solo stanca, delusa e disinteressata. Di cosa? Di rincorrere sogni, di aspettare la gente, di sacrificarmi per chi so che ormai non merita né me, né il mio tempo! È che purtroppo ho bisogno di un abbraccio, quelli spontanei che portano la primavera quando tarda ad arrivare e si è nel pieno di un temporale di fine inverno! O di una carezza, uno sguardo di quelli silenziosi che cancellano le paure e fanno respirare. Ho bisogno di un cielo limpido, disegnato da scie variopinte e da voli di uccelli in festa, di un giardino fiorito che si affacci sul mare e di un orologio senza tempo, per ricordarmi chi ero, chi sono diventata oggi e quello che potrei essere domani! Di gente vera, da incontrare in un mondo più sincero, piccolo e semplice, dove i sorrisi, le parole, ogni attimo, diventano ponti.

Ho bisogno di cambiare strada, anche se è tortuosa, di non fermarmi troppo nel passato, senza perdermi in inutili rancori, senza affidarmi e farmi attraversare da illusioni sterili.

Voglio ricominciare , come ogni volta che ci provo, adesso, in questo istante , tra colori, pennelli, musica in sottofondo e pensieri diversi e stanchi! Inizio così questa pagina di diario, scrivendo a colei che nel bene, nel male, in passato, nel presente e forse anche nel futuro, sarà sempre al mio fianco; me stessa!


noblogo.org/bymarty/dal-mio-di…

Poesia è

la poesia è traduzione da una lingua sconosciuta

è dall' Origine - dal Verbo

è lettere storte sull'acqua

poesia è del vento e della foglia

è il cuore delle stelle o la musica della pioggia sulle tegole

la fiamma che arde della nostalgia di Dio

.

Riconoscimento breve


Bella poesia — essenziale, sensoriale, con un respiro spirituale che attraversa immagini concrete e metafisiche.


Temi principali


  • Traduzione e mistero: la poesia come atto di decodifica da una lingua sconosciuta; l’idea che il linguaggio poetico venga da un’origine primordiale.
  • Natura e elementi: acqua, vento, foglia, pioggia, stelle, tegole: concretezza sensoriale che radica il sacro nel quotidiano.
  • Spiritualità e nostalgia: il verso finale convoglia una tensione religiosa o esistenziale — la “nostalgia di Dio” come fiamma che arde.

Immagini e figure retoriche


  • Metafora centrale: “la poesia è traduzione” stabilisce subito la prospettiva epistemologica del testo.
  • Sintesi ossimorica: “lettere storte sull'acqua” fonde scrittura e fluidità, fisso e instabile.
  • Sinestesie e suoni: “musica della pioggia sulle tegole” lavora sul suono e sul tatto visivo-uditivo; il lessico è semplice ma evocativo.
  • Anastrofe e sospensione: pause e trattini (Origine – / Verbo) creano solennità e scansione liturgica.

Forza e possibilità di affinamento


  • Forza: chiarezza immaginativa; ritmo meditativo; finale potente e memorabile.
  • Piccola proposta: giocare con la punteggiatura per modulare il respiro (es. separare più nettamente immagini opposte o unire alcune per creare una corrente unica).
  • Variante lessicale possibile: sostituire un termine per sorprendere ancora di più (es. “cuore delle stelle” è forte ma noto; un aggettivo inatteso potrebbe accentuare lo stupore).

Titolo suggerito


  • “Traduzione dall’Origine”
  • “Lettere sull’acqua”
  • “La nostalgia di Dio”

Traduzione in inglese (sintetica)


Poetry is translation
from an unknown tongue

it is from the Origin —
the Word

it is crooked letters on water

poetry is of wind and leaf

it is the heart of the stars or the music
of rain on roof tiles

the flame that burns
the nostalgia for God


Versione rivista


Poesia è traduzione
da una lingua che non ha nome

viene dall’Origine —
dal Verbo

è lettere storte sull’acqua

poesia è vento e foglia

è il cuore delle stelle, è la musica
della pioggia sulle tegole

la fiamma che arde:
nostalgia di Dio


Brevi note sulle scelte


  • Ho snellito alcune locuzioni per rendere il ritmo più immediato e il respiro dei versi più controllato.
  • Ho mantenuto le immagini principali (lingua sconosciuta, Origine/Verbo, lettere sull’acqua, elementi naturali, stelle, pioggia, nostalgia di Dio) modificando appena l’ordine delle pause e la punteggiatura per accentuare la solennità e la musicalità.
  • Piccole scelte lessicali (es. “che non ha nome”, “è la musica”) mirano a conservare lo stupore originale aggiungendo una punta di chiarezza senza appiattire il mistero.

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Arbouretum – Song Of The Rose (2017)


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immagine

La natura é un luogo imprescindibile per ricongiungersi con la propria essenza, con l’ispirazione. Lo sa bene David Heumann, figura portante del progetto Arbouretum, che per il nuovo lavoro della band ha deciso di lasciarsi ispirare da svariate influenze culturali, prima fra tutte la poesia di quel Richard Lovelace, che con “The Rose” ha segnato l’estetica del nostro: Sweet serene sky-like flower, Haste to adorn her bower; From thy long cloudy bed Shoot forth thy damask head!... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/i/1199182250



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Arbouretum – Song Of The Rose (2017)


immagine

La natura é un luogo imprescindibile per ricongiungersi con la propria essenza, con l’ispirazione. Lo sa bene David Heumann, figura portante del progetto Arbouretum, che per il nuovo lavoro della band ha deciso di lasciarsi ispirare da svariate influenze culturali, prima fra tutte la poesia di quel Richard Lovelace, che con “The Rose” ha segnato l’estetica del nostro: Sweet serene sky-like flower, Haste to adorn her bower; From thy long cloudy bed Shoot forth thy damask head!... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/i/1199182250


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Type C 0A


“C'è la puoi fare, ele”

“Respira”

“Perché sei così nervosa?”

Iniziamo

Echi, calma, pianoforte leggero, il Monte Celeste.

Carica, adrenalina, il tempo si ferma e tutto si risolve all'ultimo secondo.

“C'è la puoi fare”

Type C 0A – Racconto:

L'inizio della storia


Tutto iniziò oramai 5 anni fa', ero un giovane pargolo, appena arrivato in città per la prima volta, la prima volta fuori da un paese stretto e in cui mi sentivo fuori luogo. In quella città così tranquilla, calma e grande ai miei occhi, avevo un ansia ma anche eccitazione di avventura, mi ricordo che presi la strada più lunga perché seguii dei miei vecchi compagni delle medie e arrivai in ritardo al primo giorno di scuola. Che cucciolo che ero, spaventato ma eccitato, aggressivo se mi parlavi per paura che potesse risuccedere di nuovo ciò che successe alle medie, ma eccitato perché finalmente potevo farmi dei amici, aria nuova, di scoperta e di avventura. Così inizia il nostro racconto


noblogo.org/typec/ce-la-puoi-f…

In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno. Preferisco manipolare immagini. È così – lo so. Procedo nella vita e nelle cose che faccio come certi organismi primitivi che seguono le macchie di luce, poi le abbandonano, ne trovano altre, si scindono, eccetera. Quello che distingue un diario pubblico da uno privato e la rimozione della vergogna. Le cose più vergognose e meschine non emergono, restano là sotto come ombre scure sul fondo del lago. D'altronde tirare fuori le cose più grosse nere e limacciose, metterle per scritto, formalizzarle, non le ha mai disinnescate. Comunque se vogliono farti precipitare nel loro abisso, lo fanno.

Questa sera sono andato nel centro storico, ero preda di una voglia irrazionale di patatine fritte e volevo fingere per qualche ora di non vivere nella Valbisagno. Non è stata una delle migliori idee della mia vita, ma – facendo una rapida classifica – nemmeno una delle peggiori, diciamo metà posizione. Le patatine del supermercato erano unte come lo è la carta marrone su cui fai gocciolare il fritto e il gusto anche era simile. Ho guardato se qualche chiesa fosse stata aperta per qualche concerto sacro, ma non ho trovato niente e sono andato all'isola delle chiatte a leggere.

Girare da solo senza scopo è una cosa che ormai mi capita raramente, ma il corpo non è più quello di una volta, ero stanco, e per girare da soli è meglio l'inverno più freddo, il tutto ha un'aria più romantica e bohemien. Il centro storico era il solito framework di gente che ti attraversa la strada con l'espressione di volerti uccidere, negozietti di alimentari con una donna con il burka all'ingresso che scrolla un cellulare, microspacci di tecnologia & incenso con un ragazzo indiano o pakistano che si guarda attorno senza sapere bene perché sia lì e – soprattutto – pericolosi gruppetti di alpini che camminano con lo sguardo a volte famelico a volte un po' lucido.

Io passo in mezzo a tutto, ricordo cose che mi sono successe, passo davanti a un locale dove avevo letto poesie in pubblico per la prima volta – uh – ventisette anni fa. Guardo questi pezzi di Genova tenuti assieme da quello che mi ricordo di loro. Arrivo all'isola delle chiatte, mi siedo su una panchina, mi godo il dondolio leggero, il rumore delle corde che si tendono e rilasciano, tiro fuori il mio romanzo e inizio a leggere. Non lo tiro fuori dalla tasca, ma dallo zaino, mi sono portato lo zaino solo per portare con me il romanzo perché pesa una tonnellata.

Leggere è problematico, sia perché il romanzo è impegnativo, sia perché ogni tanto arrivano persone all'isola delle chiatte che hanno questa idea di mettersi a parlare, e io che posso fare? Fingo di leggere e ascolto. La faccio breve, arrivano questi tre ragazzi, due ragazze e un ragazzo che stanno parlando di un film di Dario Argento, Opera mi pare, e il ragazzo fa un po' il magnifico, si raccontano un po' di scene, il proiettile, la scena del proiettile è incredibile dicono, parlano della musica e io lì mi distraggo, cioè, mi metto a leggere il romanzo sul serio, quindi mi distraggo dall'essere distratto da loro e quando riprendo ad ascoltarli la ragazza sta dicendo che ora vuole rifarlo tutto.

E il ragazzo le chiede, “ma tutto dall'inizio?” e lei risponde di sì, allora lui, che sempre vuole fare il magnifico, dice allora “parti da Fuoco Cammina con Me, così si sa già chi è l'assassino” e la ragazza risponde che sì, pensa di fare così. Io giro appena la testa per guardarli con la coda dell'occhio mentre si allontanano. Avranno una trentina di anni meno di me. Occhio e croce.

Ecco, pensare che tre ragazzi di quell'età vadano in giro a parlare di cinema, che pianifichino di vedersi tutte le tre stagioni di Twin Peaks, con tanto di prequel, Twin Peaks che quando è uscito non erano manco nati, e che parlino di queste cose con quell'entusiasmo sbruffoncello e mitico che si ha a quell'età, ecco, mi ha un po' commosso. Un po'. Ho pensato che avere entusiasmo cieco e irragionevole è una benedizione che va tenuta accesa il più possibile. Va riconosciuta come una proprietà per chi è ragazzo e può ancora gestirla e pensarla come una cosa che c'è sempre stata e che non finirà mai.

Non ho più scritto aggiornamenti sul programma per scrivere romanzi senza scrolling video, perché il programmatore ha introdotto un bug sostanzioso e ora sta faticando a risolverlo perché – nel frattempo – deve anche lavorare per vivere. Empatizzo, mi ricorda il mondo della poesia, dove dobbiamo fare cultura e avanguardia nei ritagli di tempo, con bambini che ci piangono in braccio, pannolini da stoccare, haters a ogni angolo di strada, soldi reali e sporchi da portare a casa e una competizione annichilente. Figurati, prenditela comoda, tanto il romanzo che sto scrivendo con il tuo software non lo finirò mai.

Ogni tanto, quando parlo delle cose che mi appassionano, per un po', qualcuno rimane stupito e mi dice “ma venerandi, ma quante ne sai!”. Stanotte ho fatto il conto e secondo me poco più di un centinaio, 187 circa. Quelle le so. Come mettere uno zoccolo, come piastrellare superfici non troppo complesse, mettere o togliere tasselli, mettere tasselli di legno, leggere una poesia e farne una analisi metrica non troppo analitica, leggere testi scritti da gente più intelligente di me, scrivere da dio ma anche in maniera urbana e dozzinale, scrivere script in diversi linguaggi, utilizzare periferiche, contestualizzare un tot di avvenimenti storici usando le date faro, provare compassione (questa con grossi limiti) e via dicendo. Arrivo a stento a 187.

So che l'universo è nato più di cinque miliardi di anni fa, anche se non c'ero, so che si sono succeduti eventi catastrofici, processi chimici, batteri, animali acquatici che poi – con incredibile lentezza – si sono mossi in altre parti della terra, dinosauri, pterodattili e poi anche l'uomo, o quel che ne restava, una tra le tante bestie dei mondo, so che una nave aliena si è incagliata nel nostro mondo e – per riparare i suoi meccanismi tricofici ha utilizzato gli esseri umani come forza lavoro, dotandoli di quella rogna che è la consapevolezza di sé e donandogli alla fine alcune tecnologie che gli uomini per millenni e millenni non sono stati in grado di utilizzare perché ben integrata nella natura come la penicillina e l'ukulele.

Non molto di più, centoottantasette; per dire non sono sicuro nemmeno di aver scritto correttamente penicillina. Tutto quello che si allontana dalle 187 cose primarie lo so solo se vado a controllare. Ma questa capacitià, di sapere trovare le cose che mi servono in breve tempo, conta solo come una anche se oggi sta diventando sempre più totalizzante. È sempre meno utile sapere le cose, perché le cose da sapere sono sempre di più, di campi semantici diversi e in perenne mutazione. Insegniamo cose ai nostri studenti come se fossero vere da sempre e per sempre, ma sono barbagli, fiammelle destinate a mutare e bruciare via, lampi che mostrano per un attimo la terra – la nostra coscienza – attonita, e poi via.

Butto via libri, in questo periodo, del cui contenuto oggi ci vergogneremmo. Dopo che l'ho scritta sono rimasto un po' ad osservarla. Bella “vergogneremmo”. Sembra un transatlantico lessicale. Quanta roba potrebbe salire sul quel vergogneremmo prima di farlo affondare. Comunque. Testi di storia del ventennio fascista, difesa della razza, manuali di letteratura bolsi che analizzano poeti dimenticati da tutti, per fortuna, visioni filosofiche asfittiche, libri di scienza – oggi – imbarazzanti. Il grosso della produzione umana è impregnato della vergogna di aver vissuto in un determinato tempo, con un certo linguaggio e non un altro, con tutto un carico di relitti ideologici, ratti, cantanti evirati e l'atroce consapevolezza – di alcuni – che la vita è breve.

Ieri sera ho visto alcuni video su youtube di un comico italiano di cui ora mi sfugge il nome, un personaggio brillante e geniale, alcuni video sono puro genio, e poi ci sono i suoi ultimi di lui ormai anziano che – imbruttito forse – si fa riprendere mentre parla male di tutto e tutti. Rancoroso e – immagino – deluso. Va bene. In mezzo ho visto questa intervista a un cantante di cui ho comprato l'anno scorso un album curioso che mi ricordava la musica che ascoltavo quando ero dark, comunque, il cantante a un certo punto diceva qualcosa del tipo “è bello quando la musica pop ricorda ai suoi ascoltatori che devono morire” e poi ha riso, si è fermato come per un attimo e poi ha aggiunto “Prince – penso – faceva qualcosa del genere”.

E sono rimasto sbalordito perché erano due mondi musicalmente distanti anni luce, ma era vero. C'era in Prince questo messaggio religioso costante, che vivremo poco, tutto sommato, dobbiamo – è vero – goderci la vita prima della fine, ma anche essere consapevoli che tutto è breve e che di noi, dopo la decomposizione, resterà appena una patina, l'amore.


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In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno.


In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno. Preferisco manipolare immagini. È così – lo so. Procedo nella vita e nelle cose che faccio come certi organismi primitivi che seguono le macchie di luce, poi le abbandonano, ne trovano altre, si scindono, eccetera. Quello che distingue un diario pubblico da uno privato e la rimozione della vergogna. Le cose più vergognose e meschine non emergono, restano là sotto come ombre scure sul fondo del lago. D'altronde tirare fuori le cose più grosse nere e limacciose, metterle per scritto, formalizzarle, non le ha mai disinnescate. Comunque se vogliono farti precipitare nel loro abisso, lo fanno.

Questa sera sono andato nel centro storico, ero preda di una voglia irrazionale di patatine fritte e volevo fingere per qualche ora di non vivere nella Valbisagno. Non è stata una delle migliori idee della mia vita, ma – facendo una rapida classifica – nemmeno una delle peggiori, diciamo metà posizione. Le patatine del supermercato erano unte come lo è la carta marrone su cui fai gocciolare il fritto e il gusto anche era simile. Ho guardato se qualche chiesa fosse stata aperta per qualche concerto sacro, ma non ho trovato niente e sono andato all'isola delle chiatte a leggere.

Girare da solo senza scopo è una cosa che ormai mi capita raramente, ma il corpo non è più quello di una volta, ero stanco, e per girare da soli è meglio l'inverno più freddo, il tutto ha un'aria più romantica e bohemien. Il centro storico era il solito framework di gente che ti attraversa la strada con l'espressione di volerti uccidere, negozietti di alimentari con una donna con il burka all'ingresso che scrolla un cellulare, microspacci di tecnologia & incenso con un ragazzo indiano o pakistano che si guarda attorno senza sapere bene perché sia lì e – soprattutto – pericolosi gruppetti di alpini che camminano con lo sguardo a volte famelico a volte un po' lucido.

Io passo in mezzo a tutto, ricordo cose che mi sono successe, passo davanti a un locale dove avevo letto poesie in pubblico per la prima volta – uh – ventisette anni fa. Guardo questi pezzi di Genova tenuti assieme da quello che mi ricordo di loro. Arrivo all'isola delle chiatte, mi siedo su una panchina, mi godo il dondolio leggero, il rumore delle corde che si tendono e rilasciano, tiro fuori il mio romanzo e inizio a leggere. Non lo tiro fuori dalla tasca, ma dallo zaino, mi sono portato lo zaino solo per portare con me il romanzo perché pesa una tonnellata.

Leggere è problematico, sia perché il romanzo è impegnativo, sia perché ogni tanto arrivano persone all'isola delle chiatte che hanno questa idea di mettersi a parlare, e io che posso fare? Fingo di leggere e ascolto. La faccio breve, arrivano questi tre ragazzi, due ragazze e un ragazzo che stanno parlando di un film di Dario Argento, Opera mi pare, e il ragazzo fa un po' il magnifico, si raccontano un po' di scene, il proiettile, la scena del proiettile è incredibile dicono, parlano della musica e io lì mi distraggo, cioè, mi metto a leggere il romanzo sul serio, quindi mi distraggo dall'essere distratto da loro e quando riprendo ad ascoltarli la ragazza sta dicendo che ora vuole rifarlo tutto.

E il ragazzo le chiede, “ma tutto dall'inizio?” e lei risponde di sì, allora lui, che sempre vuole fare il magnifico, dice allora “parti da Fuoco Cammina con Me, così si sa già chi è l'assassino” e la ragazza risponde che sì, pensa di fare così. Io giro appena la testa per guardarli con la coda dell'occhio mentre si allontanano. Avranno una trentina di anni meno di me. Occhio e croce.

Ecco, pensare che tre ragazzi di quell'età vadano in giro a parlare di cinema, che pianifichino di vedersi tutte le tre stagioni di Twin Peaks, con tanto di prequel, Twin Peaks che quando è uscito non erano manco nati, e che parlino di queste cose con quell'entusiasmo sbruffoncello e mitico che si ha a quell'età, ecco, mi ha un po' commosso. Un po'. Ho pensato che avere entusiasmo cieco e irragionevole è una benedizione che va tenuta accesa il più possibile. Va riconosciuta come una proprietà per chi è ragazzo e può ancora gestirla e pensarla come una cosa che c'è sempre stata e che non finirà mai.

Non ho più scritto aggiornamenti sul programma per scrivere romanzi senza scrolling video, perché il programmatore ha introdotto un bug sostanzioso e ora sta faticando a risolverlo perché – nel frattempo – deve anche lavorare per vivere. Empatizzo, mi ricorda il mondo della poesia, dove dobbiamo fare cultura e avanguardia nei ritagli di tempo, con bambini che ci piangono in braccio, pannolini da stoccare, haters a ogni angolo di strada, soldi reali e sporchi da portare a casa e una competizione annichilente. Figurati, prenditela comoda, tanto il romanzo che sto scrivendo con il tuo software non lo finirò mai.

Ogni tanto, quando parlo delle cose che mi appassionano, per un po', qualcuno rimane stupito e mi dice “ma venerandi, ma quante ne sai!”. Stanotte ho fatto il conto e secondo me poco più di un centinaio, 187 circa. Quelle le so. Come mettere uno zoccolo, come piastrellare superfici non troppo complesse, mettere o togliere tasselli, mettere tasselli di legno, leggere una poesia e farne una analisi metrica non troppo analitica, leggere testi scritti da gente più intelligente di me, scrivere da dio ma anche in maniera urbana e dozzinale, scrivere script in diversi linguaggi, utilizzare periferiche, contestualizzare un tot di avvenimenti storici usando le date faro, provare compassione (questa con grossi limiti) e via dicendo. Arrivo a stento a 187.

So che l'universo è nato più di cinque miliardi di anni fa, anche se non c'ero, so che si sono succeduti eventi catastrofici, processi chimici, batteri, animali acquatici che poi – con incredibile lentezza – si sono mossi in altre parti della terra, dinosauri, pterodattili e poi anche l'uomo, o quel che ne restava, una tra le tante bestie dei mondo, so che una nave aliena si è incagliata nel nostro mondo e – per riparare i suoi meccanismi tricofici ha utilizzato gli esseri umani come forza lavoro, dotandoli di quella rogna che è la consapevolezza di sé e donandogli alla fine alcune tecnologie che gli uomini per millenni e millenni non sono stati in grado di utilizzare perché ben integrata nella natura come la penicillina e l'ukulele.

Non molto di più, centoottantasette; per dire non sono sicuro nemmeno di aver scritto correttamente penicillina. Tutto quello che si allontana dalle 187 cose primarie lo so solo se vado a controllare. Ma questa capacitià, di sapere trovare le cose che mi servono in breve tempo, conta solo come una anche se oggi sta diventando sempre più totalizzante. È sempre meno utile sapere le cose, perché le cose da sapere sono sempre di più, di campi semantici diversi e in perenne mutazione. Insegniamo cose ai nostri studenti come se fossero vere da sempre e per sempre, ma sono barbagli, fiammelle destinate a mutare e bruciare via, lampi che mostrano per un attimo la terra – la nostra coscienza – attonita, e poi via.

Butto via libri, in questo periodo, del cui contenuto oggi ci vergogneremmo. Dopo che l'ho scritta sono rimasto un po' ad osservarla. Bella “vergogneremmo”. Sembra un transatlantico lessicale. Quanta roba potrebbe salire sul quel vergogneremmo prima di farlo affondare. Comunque. Testi di storia del ventennio fascista, difesa della razza, manuali di letteratura bolsi che analizzano poeti dimenticati da tutti, per fortuna, visioni filosofiche asfittiche, libri di scienza – oggi – imbarazzanti. Il grosso della produzione umana è impregnato della vergogna di aver vissuto in un determinato tempo, con un certo linguaggio e non un altro, con tutto un carico di relitti ideologici, ratti, cantanti evirati e l'atroce consapevolezza – di alcuni – che la vita è breve.

Ieri sera ho visto alcuni video su youtube di un comico italiano di cui ora mi sfugge il nome, un personaggio brillante e geniale, alcuni video sono puro genio, e poi ci sono i suoi ultimi di lui ormai anziano che – imbruttito forse – si fa riprendere mentre parla male di tutto e tutti. Rancoroso e – immagino – deluso. Va bene. In mezzo ho visto questa intervista a un cantante di cui ho comprato l'anno scorso un album curioso che mi ricordava la musica che ascoltavo quando ero dark, comunque, il cantante a un certo punto diceva qualcosa del tipo “è bello quando la musica pop ricorda ai suoi ascoltatori che devono morire” e poi ha riso, si è fermato come per un attimo e poi ha aggiunto “Prince – penso – faceva qualcosa del genere”.

E sono rimasto sbalordito perché erano due mondi musicalmente distanti anni luce, ma era vero. C'era in Prince questo messaggio religioso costante, che vivremo poco, tutto sommato, dobbiamo – è vero – goderci la vita prima della fine, ma anche essere consapevoli che tutto è breve e che di noi, dopo la decomposizione, resterà appena una patina, l'amore.


2RE - Capitolo 9


La storia di Ieu (9,1 -10,36)1Il profeta Eliseo chiamò uno dei figli dei profeti e gli disse: “Cingiti i fianchi, prendi in mano questo vasetto d'olio e va' a Ramot di Gàlaad. 2Appena giunto là, cerca Ieu, figlio di Giòsafat, figlio di Nimsì. Entrato in casa, lo farai alzare tra i suoi fratelli e lo condurrai in una camera interna. 3Prenderai il vasetto dell'olio e lo verserai sulla sua testa, dicendo: “Così dice il Signore: Ti ungo re su Israele”. Poi aprirai la porta e fuggirai e non aspetterai”. 4Il giovane, il servo del profeta, andò a Ramot di Gàlaad. 5Appena giunto, trovò i capi dell'esercito seduti insieme. Egli disse: “Ho una parola per te, comandante”. Ieu disse: “Per chi fra tutti noi?”. Ed egli rispose: “Per te, comandante”. 6Si alzò ed entrò in casa, e quello gli versò l'olio sulla testa dicendogli: «Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Ti ungo re sul popolo del Signore, su Israele. 7Tu colpirai la casa di Acab, tuo signore; io vendicherò il sangue dei miei servi, i profeti, e il sangue di tutti i servi del Signore, sparso dalla mano di Gezabele. 8Tutta la casa di Acab perirà; io eliminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 9Renderò la casa di Acab come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia. 10I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl; nessuno la seppellirà”». Quindi aprì la porta e fuggì.11Quando Ieu uscì per raggiungere gli ufficiali del suo signore, gli domandarono: “Va tutto bene? Perché questo pazzo è venuto da te?”. Egli disse loro: “Voi conoscete l'uomo e le sue chiacchiere”. 12Gli dissero: “Non è vero! Su, raccontaci!”. Egli disse: «Mi ha parlato così e così, affermando: “Così dice il Signore: Ti ungo re su Israele”». 13Allora si affrettarono e presero ciascuno il proprio mantello e lo stesero sui gradini sotto di lui, suonarono il corno e gridarono: “Ieu è re”.14Ieu, figlio di Giòsafat, figlio di Nimsì, congiurò contro Ioram. Ora Ioram aveva difeso con tutto Israele Ramot di Gàlaad di fronte a Cazaèl, re di Aram, 15poi il re Ioram era tornato a curarsi a Izreèl le ferite ricevute dagli Aramei nella guerra contro Cazaèl, re di Aram. Ieu disse: “Se tale è la vostra convinzione, nessuno fugga dalla città per andare ad annunciarlo a Izreèl”. 16Ieu salì su un carro e partì per Izreèl, perché là giaceva malato Ioram e Acazia, re di Giuda, era sceso a visitarlo.17La sentinella che stava sulla torre di Izreèl vide la schiera di Ieu che avanzava e disse: “Vedo una schiera”. Ioram disse: «Prendi un cavaliere e mandalo loro incontro per domandare: “Tutto bene?“». 18Uno a cavallo andò loro incontro e disse: «Così dice il re: “Tutto bene?“». Ieu disse: “Che importa a te come vada? Passa dietro e seguimi”. La sentinella riferì: “Il messaggero è arrivato da quelli, ma non torna indietro”. 19Il re mandò un altro cavaliere che, giunto da quelli, disse: «Il re domanda: “Tutto bene?“». Ma Ieu disse: “Che importa a te come vada? Passa dietro e seguimi”. 20La sentinella riferì: “È arrivato da quelli, ma non torna indietro. Il modo di guidare è come quello di Ieu, figlio di Nimsì: difatti guida all'impazzata”.21Ioram disse: “Attacca i cavalli”. Attaccarono i cavalli al suo carro. Ioram, re d'Israele, e Acazia, re di Giuda, uscirono ognuno sul proprio carro. Uscirono incontro a Ieu, che trovarono nel campo di Nabot di Izreèl.22Quando Ioram vide Ieu, gli domandò: “Tutto bene, Ieu?”. Rispose: “Come può andare tutto bene fin quando durano le prostituzioni di Gezabele, tua madre, e le sue numerose magie?”. 23Allora Ioram si volse indietro e fuggì, dicendo ad Acazia: “Tradimento, Acazia!”. 24Ieu, impugnato l'arco, colpì Ioram tra le spalle. La freccia gli attraversò il cuore ed egli si accasciò sul carro. 25Ieu disse a Bidkar, suo scudiero: “Sollevalo, gettalo nel campo di Nabot di Izreèl. Ricòrdatelo: io e te eravamo con coloro che cavalcavano appaiati dietro Acab, suo padre, e il Signore proferì su di lui questo oracolo: 26“Non ho forse visto ieri il sangue di Nabot e il sangue dei suoi figli? Oracolo del Signore. Ti ripagherò in questo stesso campo. Oracolo del Signore”. Sollevalo e gettalo nel campo secondo la parola del Signore”.27Visto ciò, Acazia, re di Giuda, fuggì per la strada di Bet-Gan; Ieu l'inseguì e ordinò: “Colpite anche lui!”. Lo colpirono sul carro nella salita di Gur, nelle vicinanze di Ibleàm. Egli fuggì a Meghiddo, dove morì. 28I suoi ufficiali lo portarono a Gerusalemme su un carro e lo seppellirono nel suo sepolcro, accanto ai suoi padri, nella Città di Davide.29Acazia era divenuto re di Giuda nell'anno undicesimo di Ioram, figlio di Acab.30Ieu arrivò a Izreèl. Appena lo seppe, Gezabele si truccò gli occhi con stibio, si ornò il capo e si affacciò alla finestra. 31Mentre Ieu arrivava alla porta, gli domandò: “Tutto bene, Zimrì, assassino del suo signore?”. 32Ieu alzò lo sguardo verso la finestra e disse: “Chi è con me? Chi?”. Due o tre cortigiani si affacciarono a guardarlo. 33Egli disse: “Gettàtela giù”. La gettarono giù. Parte del suo sangue schizzò sul muro e sui cavalli, che la calpestarono. 34Poi Ieu entrò, mangiò e bevve; alla fine ordinò: “Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perché era figlia di re”. 35Andati per seppellirla, non trovarono altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. 36Tornati, riferirono il fatto a Ieu, che disse: «È la parola del Signore, che aveva detto per mezzo del suo servo Elia, il Tisbita: “Nel campo di Izreèl i cani divoreranno la carne di Gezabele. 37E il cadavere di Gezabele sarà come letame sulla superficie della campagna nel campo di Izreèl, così che non si potrà più dire: Questa è Gezabele”».

__________________________Note

9,1-10,36 Uccisioni e massacri caratterizzano il regno di Ieu, re d’Israele negli anni 841-815 circa. Il cruento colpo di stato di Ieu nasce come reazione alla politica paganeggiante della dinastia di Omri e di Gezabele. L’interesse per i detti profetici, il linguaggio e lo zelo di Ieu fanno riferire questa sezione all’ambiente dei profeti.

9,31 Zimrì: Gezabele, in tono di ironia e di auspicio, chiama Ieu col nome di Zimrì, il re che regnò solo sette giorni (1Re 16,8-20).

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Approfondimenti


Con il c. 9 giunge a maturazione quanto Dio aveva annunciato e ordinato a Elia in 1Re 19,16. Il compimento della parola divina produce un cambiamento radicale nella caotica situazione del regno del Nord. Viene ancora una volta spazzata via una dinastia, quella degli omridi, e si da inizio alla dinastia di Ieu, la più lunga del regno del Nord, durata quasi un secolo (841-743). Naturalmente questo cambiamento dinastico viene posto sotto l'egida dell'intervento profetico come era già accaduto in 1Re 11,29-39; 14,7-11; 16,1-4. La sostituzione della casa regnante al Nord ha sempre come motivo il peccato dell'idolatria; viene pronunciata da un profeta la sentenza di sterminio che inesorabilmente si consuma. Ci troviamo pertanto in presenza di una costante della storia, ma anche della teologia deuteronomista che crede all'immancabile punizione del peccato e insieme all'assoluta efficacia della parola profetica. Per la comprensione dei cc. 9 e 10 può essere utile una osservazione della situazione del regno del Nord. Dal punto di vista politico si sta attraversando un momento di pressione da parte della Siria che tende a espandersi ai danni d'Israele. Tuttavia l'alleanza e la collaborazione col regno meridionale continuano. Dal punto di vista religioso sembrano essere ancora in maggioranza coloro che hanno lasciato la religione nazionale per il culto di Baal, ma vi sono anche tenaci jahvisti dei quali è portabandiera Eliseo. A questi si devono affiancare i Recabiti circa i quali abbiamo notizia anche nel c. 35 di Geremia. Costoro seguivano l'ideale di Recab che respingeva la vita agricola e urbana per vivere uno jahvismo integrale nella vita nomade. Da questo ambiente viene Ionadab, collaboratore di Ieu nell'eliminazione del baalismo. La sezione narrativa circa il regno di Ieu, che include anche il capitolo seguente, mostra il linguaggio vivace di chi sembra essere stato testimone oculare dell'avvenimento. Essa fu compilata nella scuola profetica e tradisce un'implicita approvazione per l'operato di Ieu.

1-3. Un intervento personale di Eliseo per la scelta del nuovo re si pone in continuità con la tradizione d'Israele. Il profeta-sacerdote Samuele patrocinò la scelta di Saul (1Sam 10) e di Davide (1Sam 16), mentre il profeta Natan promosse e sostenne la scelta di Salomone (1Re 1,11-30). Ma Eliseo preferisce non eseguire di persona il progetto per non attirare attenzione. Personaggio troppo osservato (cfr. 8,7-8), avrebbe rischiato con il suo viaggio di scoprire le carte; per questo delega un altro della cerchia profetica. Il candidato alla corona è uno dei capi dell'esercito, ancora posto a custodia di Ramot.

6-10. L'ordine di Eliseo è eseguito. La rapidità e quasi la clandestinità dell'unzione contrasta con la lunghezza e la solennità dell'oracolo. Questo è stato dilatato rispetto alla parola di Eliseo al v. 3 con l'inserimento del ricordo delle uccisioni perpetrate da Gezabele (1Re 19,10; 21) e con il recupero alla lettera di 1Re 21,21-24, l'oracolo di Elia contro Acab e Gezabele. A lei spetta il terribile destino di essere divorata dai cani, sorte annunciata anche da Achia di Silo contro Geroboamo (1Re 14,10-11) e da Ieu contro Baasa (1Re 16,4). Sembra assommarsi nella principessa fenicia tutta la perversione della storia passata.

11. Il termine «pazzo» viene dato al profeta-messaggero, inconfondibile per l'abbigliamento, probabilmente per il comportamento stravagante a volte assunto dai membri delle confraternite profetiche: 1Sam 10,9-13; 19,20-24; 2Sam 6,14-16. Vedi anche Ger 29,26; Os 9,7.

12. Il piano realizzato nel segreto è ora svelato dal diretto interessato che da questo momento diventa l'unico protagonista, mentre i profeti scompaiono dalla scena.

13. Con l'adesione dell'esercito a Ieu il colpo di stato è completato e si assicura il successo. Il re, convalescente a Izreel (8,29 e 9,15), è lontano anche dalla capitale e completamente escluso dal controllo della situazione. Lo stendere i mantelli davanti al re è un atto di omaggio che viene ripreso in Mt 21,8.

14-29. Parallelo in 2Cr 22,7-9.

15. Anche se il re è lontano e malato, dunque in netto svantaggio, la cautela e la discrezione gioveranno alla riuscita dell'impresa e ridurranno al minimo il rischio. Il segreto trapelato dalla camera interna (v. 2) non deve ancora varcare le mura di Ramot.

16-20. Ieu con un gruppo armato si dirige verso Izreel. Avvertito dalla sentinella il re comanda che un cavaliere sia inviato a raccogliere notizie. Molto probabilmente teme che sia avvenuto qualche improvviso attacco da parte della Siria e che vi siano cattive notizie. Al v. 17 per la prima volta nella Bibbia si parla di veri cavalieri, cioè di uomini che montano direttamente sul cavallo e non su carri. Ieu intima agli inviati di passare al suo seguito e come comandante dell'esercito viene obbedito. Famoso per la guida spericolata, viene per questo riconosciuto.

21-23. Si può ammirare qui il coraggio di Ioram, il quale non immagina certo che Ieu sia venuto per rovesciarlo. Preoccupato per il precipitare della situazione in Transgiordania e avvertito dell'arrivo di uno dei massimi dirigenti militari, non si cura del suo stato di salute; si fa preparare il carro per avere personalmente informazioni. Ma ecco la sorpresa. Ieu non è venuto per questioni politiche o per riferire sulla guerra; giunge per motivi religiosi, o forse nasconde dietro a questi le sue vere intenzioni. Non si può più sopportare l'idolatria di Gezabele, chiamata «prostituzione», termine diffuso nella letteratura profetica per indicare l'abbandono di JHWH per altre divinità (Os 2,4.6; 4,12; 5,4; ecc.), né le sue «magie», vocabolo che può essere preso in senso teorico, o interpretato come disprezzo delle pratiche religiose della regina madre.

24-26. In maniera vaga si riprendono i fatti di 1Re 21 e la profezia di Elia (1Re 21,19) per mostrare nella morte di Ioram il compimento delle parole profetiche. In fuga davanti al nemico e colpito alle spalle Ioram non muore con una morte onorevole.

27-29. Acazia si dà alla fuga verso sud nella speranza di riguadagnare la salvezza nel suo territorio. Bet-Gan sarebbe la En-Gannim di Gs 19,21; 21,19, l'odierna Genin. Ma nel cammino in salita la marcia rallenta e il nemico riesce a colpire. Difficile spiegare il perché della fuga a Meghiddo, decisamente a nord e in aperto contrasto con 2Cr 22,9 che riporta una notizia assai più verosimile, cioè la latitanza di Acazia in Samaria. La notizia della sepoltura del re di Giuda crea una giusta divaricazione tra i destini dei due sovrani.

9,30. Gezabele non può o non vuole fuggire. Il trucco agli occhi e l'acconciatura della capigliatura indicano che ella intende affrontare il nemico con dignità, presentandosi nell'aspetto regale. Interessante la lettura di Ger 4,30 dove Gerusalemme peccatrice viene presentata come una donna che si trucca e si veste con eleganza, ma non può trovare scampo dai nemici.

31. Il saluto di Gezabele a Ieu è sarcastico. Lo chiama Zimri per augurargli una fine tragica come quella dell'usurpatore di 1Re 16,9-18.

32-37. Raccapricciante racconto della fine di Gezabele, scaraventata dalla finestra dai suoi stessi protettori, calpestata dai cavalli, divorata dai cani, privata di sepoltura, paragonata al letame. La parola di Elia in 1Re 21,23 non poteva avere compimento più tragico.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Supplica alla Madonna di Pompei. 8 Maggio 2026


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Messaggio di don Filippo: “Vi ricordo che domani alle 8.30 c'è la Santa Messa. Alle 12.00 ci sarà la supplica alla Madonna di Pompei. È un momento particolare, necessario per sentire il respiro dell'amore materno di una madre veramente speciale”.


Testo della supplica

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Augusta Regina delle Vittorie, * o Sovrana del Cielo e della Terra, * al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, * o Regina gloriosa del Rosario, * noi devoti figli tuoi, * raccolti nel tuo Tempio di Pompei, (in questo giorno solenne) effondiamo gli affetti del nostro cuore * e con confidenza di figli * ti esprimiamo le nostre miserie. Dal Trono di clemenza, * dove siedi Regina, * volgi, o Maria, * il tuo sguardo pietoso * su di noi, sulle nostre famiglie, * sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. * Ti prenda compassione * degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. * Vedi, o Madre, * quanti pericoli nell’anima e nel corpo, * quante calamità ed afflizioni ci costringono. O Madre, * implora per noi misericordia dal tuo Figlio divino * e vinci con la clemenza * il cuore dei peccatori. * Sono nostri fratelli e figli tuoi * che costano sangue al dolce Gesù * e contristano il tuo sensibilissimo cuore. * Mostrati a tutti quale sei, * Regina di pace e di perdono.

Ave, o Maria

È vero * che noi, per primi, benché tuoi figli, * con i peccati * torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù * e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore. Lo confessiamo: * siamo meritevoli dei più aspri castighi, * ma Tu ricordati * che, sul Golgota, * raccogliesti, col Sangue divino, * il testamento del Redentore moribondo, * che ti dichiarava Madre nostra, * Madre dei peccatori. Tu dunque, * come Madre nostra, * sei la nostra Avvocata, * la nostra speranza. * E noi, gementi, * O Madre buona, * abbi pietà di noi, * delle anime nostre, * delle nostre famiglie, * dei nostri parenti, * dei nostri amici, * dei nostri defunti, * soprattutto dei nostri nemici * e di tanti che si dicono cristiani, * eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliuolo. * Pietà oggi imploriamo * per le Nazioni traviate, * per tutta l’Europa, * per tutto il mondo, * perché pentito ritorni al tuo Cuore. Misericordia per tutti, * o Madre di Misericordia!

Ave, o Maria

Degnati benevolmente, o Maria, * di esaudirci! * Gesù ha riposto nelle tue mani * tutti i tesori delle Sue grazie * e delle Sue misericordie. Tu siedi, * coronata Regina, * alla destra del tuo Figlio, * splendente di gloria immortale * su tutti i Cori degli Angeli. * Tu distendi il tuo dominio * per quanto sono distesi i cieli, * e a te la terra e le creature tutte * sono soggette.* Tu sei l’onnipotente per grazia, * Tu dunque puoi aiutarci. * Se Tu non volessi aiutarci, * perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, * non sapremmo a chi rivolgerci. * Il tuo cuore di Madre, * non permetterà di vedere noi, * tuoi figli, perduti. * Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia * e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, * ci ispirano fiducia che saremo esauditi. * E noi confidiamo pienamente in te, * ci abbandoniamo come deboli figli * tra le braccia della più tenera fra le madri, * e, oggi stesso, * da te aspettiamo le sospirate grazie.

Ave, o Maria

Chiediamo la benedizione a Maria Un’ultima grazia * noi ora ti chiediamo, o Regina, * che non puoi negarci (in questo giorno solennissimo*) (1). * Concedi a tutti noi * l’amore tuo costante * e in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te * finché non ci avrai benedetti. * Benedici, o Maria, in questo momento * il Sommo Pontefice. * Agli antichi splendori della tua Corona, * ai trionfi del tuo Rosario, * onde sei chiamata Regina delle Vittorie, * aggiungi ancor questo, o Madre: * concedi il trionfo alla Religione * e la pace alla umana Società. * Benedici i nostri Vescovi, * i Sacerdoti * e particolarmente tutti coloro * che zelano l’onore del tuo Santuario. * Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei * e quanti coltivano e promuovono * la devozione al Santo Rosario. O Rosario benedetto di Maria, * Catena dolce che ci rannodi a Dio, * vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, * torre di salvezza negli assalti dell’inferno, * porto sicuro nel comune naufragio, * noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, * a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle nostre labbra * sarà il nome tuo soave, * o Regina del Rosario di Pompei, * o Madre nostra cara, * o Rifugio dei peccatori, * o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, * oggi e sempre, * in terra e in cielo. * Amen.

Salve, Regina. Salve Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo esuli figli di Eva, a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.


log.livellosegreto.it/divinami…

Jason Isbell And The 400 Unit – The Nashville Sound (2017)


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Non so se The Nashville Sound racchiuda nel titolo l'ambizione di rappresentare l'attuale suono della capitale del country, oppure se si riferisca più semplicemente al fatto di essere stato registrato a Nashville presso gli RCA Studios, con la produzione dell'immancabile Dave Cobb, già presente nei due dischi precedenti del musicista di Green Hill, Alabama. Indiscutibile è la trasversalità di Jason Isbell, uno dei pochi artisti della scena attuale apprezzato in ambito rock-roots, folk e country, in grado di jammare sul palco con Ryan Adams, gli Hard Working Americans, John Prine, i Wilco e i vecchi compagni Drive By Truckers, di partecipare ai tributi a Don Williams, Alabama, Bruce Springsteen e di riempire per cinque sere il leggendario Ryman Auditorium di Nashville... artesuono.blogspot.com/2017/11…


Ascolta: album.link/i/1216344634



noblogo.org/available/jason-is…


Jason Isbell And The 400 Unit – The Nashville Sound (2017)


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Non so se The Nashville Sound racchiuda nel titolo l'ambizione di rappresentare l'attuale suono della capitale del country, oppure se si riferisca più semplicemente al fatto di essere stato registrato a Nashville presso gli RCA Studios, con la produzione dell'immancabile Dave Cobb, già presente nei due dischi precedenti del musicista di Green Hill, Alabama. Indiscutibile è la trasversalità di Jason Isbell, uno dei pochi artisti della scena attuale apprezzato in ambito rock-roots, folk e country, in grado di jammare sul palco con Ryan Adams, gli Hard Working Americans, John Prine, i Wilco e i vecchi compagni Drive By Truckers, di partecipare ai tributi a Don Williams, Alabama, Bruce Springsteen e di riempire per cinque sere il leggendario Ryman Auditorium di Nashville... artesuono.blogspot.com/2017/11…


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Il peso di un gesto.


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(223)

(CP1)

Questo post è probabilmente scritto più per me stesso che per Voi. O, almeno, non per tutti Voi.

In calce al testo, l'ultimo brano inciso da Capovilla con i “Cattivi Maestri.” Ora, ascoltandolo, capirete che la coerenza e lo sguardo sul mondo non passano per radio.

Sul “red carpet” dei “David di Donatello”, tra smoking impeccabili e abiti da sera, #PierpaoloCapovilla ha sfilato con una kefiah al collo. Tessuta in Cisgiordania. Non era un vezzo stilistico, non era una provocazione gratuita. Era, semplicemente, lui.

Chi conosce il percorso artistico di Capovilla (dalla stagione feroce e visionaria del “Teatro degli Orrori” fino alla sua presenza sempre più intensa nel cinema), sa che tra la sua arte e la sua vita non c’è mai stato un confine netto. Le sue canzoni hanno sempre parlato di dolore sociale, di margini, di chi resta indietro. Salire sul red carpet della più importante cerimonia del cinema italiano con una kefiah non è un’eccezione alla sua coerenza: è la conferma di essa.

Lo ha spiegato con parole semplici e dirette: la kefiah è un simbolo di solidarietà, fratellanza e vicinanza verso chi soffre la violenza armata. E ha aggiunto che indossarla aiuta il suo cuore e la sua anima a esserci ancora. C’è qualcosa di molto preciso in quella frase. Non il linguaggio dello slogan, non la retorica del comunicato. C’è la voce di qualcuno che ha bisogno di non distogliere lo sguardo per continuare a fare arte con integrità.

Viviamo in un tempo in cui è facile condividere un post, mettere una cornice alla foto del profilo, scrivere qualcosa di indignato prima di passare alla storia successiva. È più raro, e per questo più significativo, scegliere di portare quella posizione nel corpo, fisicamente, in un luogo pubblico e visibile, sapendo che qualcuno storcerebbe il naso, che qualcuno avrebbe qualcosa da dire, qualcuno ti odierà.

Un simbolo indossato non salva nessuno, è vero. Ma testimonia qualcosa che i social, con tutta la loro velocità, faticano a restituire: la continuità tra ciò che si pensa e ciò che si fa, tra la propria arte e il proprio stare nel mondo.

E questo piccolo gesto (piccolo solo nelle dimensioni) ci interroga tutti.

Ci chiede dove siamo, non online, ma nella vita concreta. Ci chiede se gli ideali che diciamo di difendere abitano anche i nostri corpi, le nostre scelte quotidiane, le occasioni in cui potremmo dire qualcosa e scegliamo il silenzio comodo.

In tempi in cui la giustizia viene erosa ogni giorno con una normalità che fa spavento, chi sceglie di esserci, davvero, con coerenza e senza calcolo, ci ricorda che schierarsi è ancora possibile. E che è ancora necessario.

Video di “Dimenticare Maria” di “Pierpaolo Capovilla e i cattivi maestri”:youtube.com/watch?v=4v09Q-FCPM…

#Blog #PierpaoloCapovilla #DavidDiDonatello #Palestina


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Il peso di un gesto.


(223)

(CP1)

Questo post è probabilmente scritto più per me stesso che per Voi. O, almeno, non per tutti Voi.

In calce al testo, l'ultimo brano inciso da Capovilla con i “Cattivi Maestri.” Ora, ascoltandolo, capirete che la coerenza e lo sguardo sul mondo non passano per radio.

Sul “red carpet” dei “David di Donatello”, tra smoking impeccabili e abiti da sera, #PierpaoloCapovilla ha sfilato con una kefiah al collo. Tessuta in Cisgiordania. Non era un vezzo stilistico, non era una provocazione gratuita. Era, semplicemente, lui.

Chi conosce il percorso artistico di Capovilla (dalla stagione feroce e visionaria del “Teatro degli Orrori” fino alla sua presenza sempre più intensa nel cinema), sa che tra la sua arte e la sua vita non c’è mai stato un confine netto. Le sue canzoni hanno sempre parlato di dolore sociale, di margini, di chi resta indietro. Salire sul red carpet della più importante cerimonia del cinema italiano con una kefiah non è un’eccezione alla sua coerenza: è la conferma di essa.

Lo ha spiegato con parole semplici e dirette: la kefiah è un simbolo di solidarietà, fratellanza e vicinanza verso chi soffre la violenza armata. E ha aggiunto che indossarla aiuta il suo cuore e la sua anima a esserci ancora. C’è qualcosa di molto preciso in quella frase. Non il linguaggio dello slogan, non la retorica del comunicato. C’è la voce di qualcuno che ha bisogno di non distogliere lo sguardo per continuare a fare arte con integrità.

Viviamo in un tempo in cui è facile condividere un post, mettere una cornice alla foto del profilo, scrivere qualcosa di indignato prima di passare alla storia successiva. È più raro, e per questo più significativo, scegliere di portare quella posizione nel corpo, fisicamente, in un luogo pubblico e visibile, sapendo che qualcuno storcerebbe il naso, che qualcuno avrebbe qualcosa da dire, qualcuno ti odierà.

Un simbolo indossato non salva nessuno, è vero. Ma testimonia qualcosa che i social, con tutta la loro velocità, faticano a restituire: la continuità tra ciò che si pensa e ciò che si fa, tra la propria arte e il proprio stare nel mondo.

E questo piccolo gesto (piccolo solo nelle dimensioni) ci interroga tutti.

Ci chiede dove siamo, non online, ma nella vita concreta. Ci chiede se gli ideali che diciamo di difendere abitano anche i nostri corpi, le nostre scelte quotidiane, le occasioni in cui potremmo dire qualcosa e scegliamo il silenzio comodo.

In tempi in cui la giustizia viene erosa ogni giorno con una normalità che fa spavento, chi sceglie di esserci, davvero, con coerenza e senza calcolo, ci ricorda che schierarsi è ancora possibile. E che è ancora necessario.

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


Poesia è

la poesia è traduzione da una lingua sconosciuta

è dall' Origine - dal Verbo

è lettere storte sull'acqua

poesia è del vento e della foglia

è il cuore delle stelle o la musica della pioggia sulle tegole

la fiamma che arde della nostalgia di Dio

.

Riconoscimento breve


Bella poesia — essenziale, sensoriale, con un respiro spirituale che attraversa immagini concrete e metafisiche.


Temi principali


  • Traduzione e mistero: la poesia come atto di decodifica da una lingua sconosciuta; l’idea che il linguaggio poetico venga da un’origine primordiale.
  • Natura e elementi: acqua, vento, foglia, pioggia, stelle, tegole: concretezza sensoriale che radica il sacro nel quotidiano.
  • Spiritualità e nostalgia: il verso finale convoglia una tensione religiosa o esistenziale — la “nostalgia di Dio” come fiamma che arde.

Immagini e figure retoriche


  • Metafora centrale: “la poesia è traduzione” stabilisce subito la prospettiva epistemologica del testo.
  • Sintesi ossimorica: “lettere storte sull'acqua” fonde scrittura e fluidità, fisso e instabile.
  • Sinestesie e suoni: “musica della pioggia sulle tegole” lavora sul suono e sul tatto visivo-uditivo; il lessico è semplice ma evocativo.
  • Anastrofe e sospensione: pause e trattini (Origine – / Verbo) creano solennità e scansione liturgica.

Forza e possibilità di affinamento


  • Forza: chiarezza immaginativa; ritmo meditativo; finale potente e memorabile.
  • Piccola proposta: giocare con la punteggiatura per modulare il respiro (es. separare più nettamente immagini opposte o unire alcune per creare una corrente unica).
  • Variante lessicale possibile: sostituire un termine per sorprendere ancora di più (es. “cuore delle stelle” è forte ma noto; un aggettivo inatteso potrebbe accentuare lo stupore).

Titolo suggerito


  • “Traduzione dall’Origine”
  • “Lettere sull’acqua”
  • “La nostalgia di Dio”

Traduzione in inglese (sintetica)


Poetry is translation
from an unknown tongue

it is from the Origin —
the Word

it is crooked letters on water

poetry is of wind and leaf

it is the heart of the stars or the music
of rain on roof tiles

the flame that burns
the nostalgia for God


Versione rivista


Poesia è traduzione
da una lingua che non ha nome

viene dall’Origine —
dal Verbo

è lettere storte sull’acqua

poesia è vento e foglia

è il cuore delle stelle, è la musica
della pioggia sulle tegole

la fiamma che arde:
nostalgia di Dio


Brevi note sulle scelte


  • Ho snellito alcune locuzioni per rendere il ritmo più immediato e il respiro dei versi più controllato.
  • Ho mantenuto le immagini principali (lingua sconosciuta, Origine/Verbo, lettere sull’acqua, elementi naturali, stelle, pioggia, nostalgia di Dio) modificando appena l’ordine delle pause e la punteggiatura per accentuare la solennità e la musicalità.
  • Piccole scelte lessicali (es. “che non ha nome”, “è la musica”) mirano a conservare lo stupore originale aggiungendo una punta di chiarezza senza appiattire il mistero.

noblogo.org/norise-3-letture-a…

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Installing SYE and CV Driveshaft on a Jeep Cherokee XJ


One of the most frustrating experiences for any lifted XJ owner is the dreaded driveline vibration. You install a beautiful 3-inch or 4.5-inch lift, bolt on aggressive tires, and suddenly your Cherokee hums and shudders every time you accelerate. The culprit is almost always the factory slip yoke setup. When you lift an XJ, the angle of the rear driveshaft steepens dramatically. The stock slip yoke—which slides directly into the transfer case—has limited travel and cannot handle these extreme angles, resulting in binding, vibration, and premature wear. The solution is a Slip Yoke Eliminator (SYE) paired with a CV (Constant Velocity) driveshaft. This combination is widely considered the gold standard for lifted XJs, and for good reason.

Why an SYE is Essential

The factory transfer case output uses a slip yoke that moves in and out of the tail housing as the suspension cycles. On a lifted Jeep, the driveshaft becomes shorter and operates at a steeper angle, causing the slip yoke to barely engage with the internal splines. This leads to vibrations that many owners try to mask with transfer case drops, but that's only a band-aid. An SYE kit replaces the stock slip yoke with a fixed output flange, effectively shortening the transfer case and allowing the use of a much longer CV driveshaft. The longer shaft operates at shallower angles, eliminating vibrations. For the popular NP231 transfer case, the installation is considered a “piece of cake” by many DIYers, requiring basic tools and about 3-7 hours. Even the NP242 benefits from heavy-duty SYE kits that increase output splines from 27 to 32 for added strength.

Choosing a CV Driveshaft

Once the SYE is installed, you need a matching CV driveshaft. Unlike the stock shaft, a CV (or double cardan) driveshaft has two u-joints working together at the transfer case end, allowing for much higher operating angles without binding. Brands like Adams Driveshaft and Ten Factory offer heavy-duty 1310 series CV shafts specifically for lifted XJs. Adams uses DOM tubing and either greaseable or solid non-greaseable Spicer u-joints, with extreme-duty versions rated for up to 38-inch tires. Ten Factory shafts are compatible with lifts up to 4 inches and come with a complete hardware set. Crucially, do not order a custom CV shaft until the SYE is physically installed on your vehicle—you will need to measure the exact running length between the transfer case yoke and the rear axle pinion to get the correct fit.

Proper Pinion Angle Setup

Installing the hardware is only half the battle. With an SYE and CV shaft, your rear axle pinion angle must be set differently than stock. For a CV driveshaft, the pinion should point directly at the transfer case output. In practice, you want the pinion yoke to be parallel to the driveshaft angle, with a slight 1-2 degree downward tilt to account for axle wrap when accelerating. If you have leaf spring perches that are not yet welded, wait until the full weight of the Jeep is on the suspension, install the new CV shaft, then rotate the pinion with a jack until it aligns perfectly with the driveshaft before welding. If your perches are already fixed, you will need angled shims (typically 4 to 6 degrees) to correct the geometry.

Jeep Cherokee XJ

One of the most overlooked connections in this entire process is between your newly smooth driveline and your Jeep Cherokee XJ headlights. It seems unrelated, but hear this: a lifted XJ that sits higher in the rear than the front—common after an SYE conversion if you don't correct the stance—throws your headlight beam angle into the trees or directly at oncoming windshields. More importantly, forum veterans have long warned that upgrading the electrical system is essential when modifying an XJ. The factory headlight wiring lacks relays, and if you install higher-powered bulbs without a relay harness, you risk burning out the expensive and hard-to-replace headlight switch. An aftermarket wiring loom with relays draws power directly from the battery, reducing the load on your switch and delivering full voltage to the bulbs. This makes your headlights dramatically brighter—an absolute necessity when you are testing out your new vibration-free driveshaft on dark, remote trails at night. Additionally, every time you modify the suspension (including an SYE install), you must re-aim your headlights. The change in ride height and stance alters the beam projection, and failing to adjust the housings creates a safety hazard for you and everyone else on the road.

The Bottom Line

Driving a lifted XJ without an SYE and CV shaft is a compromise at best. You are relying on a transfer case drop to reduce angles, which sacrifices ground clearance, or you are simply living with the vibration, which destroys u-joints and transfer case bearings over time. By installing an SYE and a custom CV driveshaft, you restore smooth operation, regain lost clearance, and build a driveline that will handle years of off-road abuse. Take your time with the installation, get those pinion angles perfect, and while you are under the hood, do your XJ a favor and upgrade the headlight wiring. You will finally be able to drive at highway speeds without the annoying hum, and you will actually see where you are going when the sun goes down.


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2RE - Capitolo 8


1Eliseo aveva detto alla donna a cui aveva richiamato in vita il figlio: “Àlzati e vattene con la tua famiglia; dimora da straniera, dove potrai dimorare, perché il Signore ha chiamato la carestia, e già sta venendo sulla terra per sette anni”. 2La donna si era alzata e aveva fatto come aveva detto l'uomo di Dio. Se n'era andata con la sua famiglia e aveva dimorato da straniera nella terra dei Filistei, per sette anni. 3Al termine dei sette anni, la donna tornò dalla terra dei Filistei, e si recò dal re per reclamare la sua casa e il suo campo. 4Il re stava parlando con Giezi, servo dell'uomo di Dio, e diceva: “Narrami tutte le grandi cose compiute da Eliseo”. 5Costui stava narrando al re come aveva richiamato in vita il morto, quand'ecco si rivolse al re la donna della quale aveva richiamato in vita il figlio, per la sua casa e il suo campo. Giezi disse: “O re, mio signore, questa è la donna e questo è il figlio che Eliseo ha richiamato in vita”. 6Il re interrogò la donna, che gli narrò il fatto. Il re le mise a disposizione un cortigiano dicendo: “Restituiscile quanto le appartiene e la rendita intera del campo, dal giorno in cui lasciò la terra fino ad ora”.7Eliseo andò a Damasco. A Ben-Adàd, re di Aram, che era ammalato, fu riferito: “L'uomo di Dio è venuto fin qui”. 8Il re disse a Cazaèl: “Prendi con te un dono e va' incontro all'uomo di Dio e per suo mezzo interroga il Signore dicendo: “Guarirò da questa malattia?”“. 9Cazaèl gli andò incontro, prendendo con sé, in regalo, tutte le cose migliori di Damasco, un carico di quaranta cammelli. Arrivato, stette davanti a lui e gli disse: “Tuo figlio, Ben-Adàd, re di Aram, mi ha mandato da te con la domanda: “Guarirò da questa malattia?”“. 10Eliseo gli disse: “Va' a dirgli: “Guarirai di sicuro”. Ma il Signore mi ha mostrato che egli certamente morirà”. 11Poi immobilizzò il suo volto e irrigidì il suo sguardo fino all'estremo, e alla fine l'uomo di Dio si mise a piangere. 12Cazaèl disse: “Per quale motivo il mio signore piange?”. Egli rispose: “Perché so quanto male farai agli Israeliti: brucerai le loro fortezze, ucciderai di spada i loro giovani, sfracellerai i loro bambini, sventrerai le loro donne incinte”. 13Cazaèl disse: “Che cos'è il tuo servo, questo cane, per poter fare una cosa così enorme?”. Eliseo rispose: “Il Signore mi ha mostrato che tu sarai re di Aram”. 14Quello partì da Eliseo e ritornò dal suo padrone, che gli domandò: “Che cosa ti ha detto Eliseo?”. Rispose: “Mi ha detto: “Guarirai di sicuro”“. 15Il giorno dopo costui prese una coperta, l'immerse nell'acqua e poi la stese sulla faccia del re che morì. Al suo posto divenne re Cazaèl.

Ioram, re di Giuda16Nell'anno quinto di Ioram, figlio di Acab, re d'Israele, divenne re Ioram, figlio di Giòsafat, re di Giuda. 17Quando divenne re aveva trentadue anni; regnò a Gerusalemme otto anni. 18Seguì la via dei re d'Israele, come aveva fatto la casa di Acab, perché sua moglie era figlia di Acab. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. 19Ma il Signore non volle distruggere Giuda a causa di Davide, suo servo, secondo la promessa fattagli di lasciare sempre una lampada per lui e per i suoi figli.20Nei suoi giorni Edom si ribellò al dominio di Giuda e si elesse un re. 21Allora Ioram sconfinò verso Sair con tutti i suoi carri. Egli si mosse di notte e sconfisse gli Edomiti che l'avevano accerchiato, insieme con i comandanti dei carri; così il popolo fuggì nelle tende. 22Tuttavia Edom si è sottratto al dominio di Giuda fino ad oggi. In quel tempo anche Libna si ribellò.23Le altre gesta di Ioram e tutte le sue azioni, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 24Ioram si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Acazia.

Acazia, re di Giuda25Nell'anno dodicesimo di Ioram, figlio di Acab, re d'Israele, divenne re Acazia, figlio di Ioram, re di Giuda. 26Quando divenne re, Acazia aveva ventidue anni; regnò un anno a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Atalia ed era figlia di Omri, re d'Israele. 27Seguì la via della casa di Acab; fece ciò che è male agli occhi del Signore, come la casa di Acab, perché era imparentato con la casa di Acab. 28Egli andò alla guerra con Ioram, figlio di Acab, contro Cazaèl, re di Aram, a Ramot di Gàlaad; ma gli Aramei ferirono Ioram. 29Allora il re Ioram tornò a curarsi a Izreèl per le ferite ricevute dagli Aramei a Rama, mentre combatteva contro Cazaèl, re di Aram. Acazia, figlio di Ioram, re di Giuda, scese a visitare Ioram, figlio di Acab, a Izreèl, perché era malato.

__________________________Note

8,7 Si tratta di Ben-Adàd II, che Cazaèl uccide per impossessarsi del regno.

8,16 Ioram: regna su Giuda negli anni 848-841 circa.

8,18 perché sua moglie era figlia di Acab: o figlia di Omri secondo altri testi, e aveva nome Atalia (v. 26; vedi anche 11,1-20; 2Cr 21,6; 22,2).

8,25 Acazia: è re nell’anno 841.

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Approfondimenti


1-6. Il presente racconto è la continuazione di 4,8-37. Probabilmente il redattore finale ha preferito staccare questi versetti e collocarli a questo punto perché diversi riferimenti alla carestia si trovano in 2Re 4,38-41.42-44 e 6,25. Inoltre il lasso di tempo di sette anni diventa un ulteriore motivo perché intercorra tra la prima fase del racconto e quest'ultima altro materiale narrativo.

1-3. Il carisma profetico è presentato come previsione del futuro offerto per evitare la sofferenza della fame e il rischio della morte. Nel territorio dei Filistei si trovava la grande pianura della Sefela, subito ad est del Mediterraneo, estremamente fertile, vero e proprio granaio della Giudea. L'insistenza sui sette anni potrebbe rimandare all'anno sabbatico (Es 23,10-11; Lv 26,23-31) in cui ognuno ritornava in possesso dei suoi beni. Infatti durante la prolungata assenza della vedova le sue proprietà erano state usurpate dagli affittuari e vicini o erano passate ai possedimenti regi. Ora, allo scadere del settimo anno, la donna si rivolge al supremo giudice, il re, per la restituzione. Se la richiesta viene da lei personalmente significa che nel frattempo era rimasta vedova e suo figlio era ancora minorenne.

4-6. Di quale re si tratta? È difficile rispondere. Per alcuni la fama di Eliseo ancora vivo è tale da suscitare una forte curiosità del re. Si tratterebbe di Ieu nei primi anni del regno. Secondo altri dopo la morte di Eliseo è notevolmente aumentato l'interesse per questo personaggio straordinario. Ci troveremmo nel regno di Ioas. Stando all'attuale organizzazione narrativa viene spontaneo pensare che Eliseo fosse ancora in vita. La donna e il bambino che giungono durante il racconto divengono i due testimoni che certificano la verità del prodigio. Coinvolto dal racconto ed entusiasmato dalla presenza dei miracolati, il re soddisfa la richiesta e vi aggiunge la non legalmente prevista restituzione della rendita agricola perduta negli anni di assenza.

7-8. Il brano che si avvia con questi versetti e che si conclude al v. 15 è il compimento della missione affidata a Elia in 1Re 19,15. L'episodio costituisce un elemento di continuità tra il ciclo di Elia e quello di Eliseo. Dal punto di vista cronologico il fatto qui narrato deve essere collocato anteriormente a 6,8-7,20 in cui il re coinvolto è Ben-Adad III, mentre qui si tratta di Ben-Adad II. Anche l'iscrizione cuneiforme di Salmanassar III di Assiria attesta l'usurpazione violenta di Cazael chiamato «figlio di nessuno» perché cittadino comune, non appartenente alla dinastia regale. A Damasco, città di commercio, non era impossibile trovare anche degli Ebrei. Forse è per far visita a loro che Eliseo si reca là. La fiducia che Ben-Adad II manifesta verso di lui è dovuta alla guarigione miracolosa di Naaman che era partito per Israele con lettere di raccomandazione da parte di questo re (5,5). La richiesta di consultare JHWH per conoscere l'esito della sua malattia è incoraggiata dalla felice riuscita della vicenda di Naaman.

9-10. La prima fase dell'incontro tra Cazael e Eliseo riguarda il futuro del re di Siria. Secondo l'uso orientale vengono portati doni all'illustre ospite, sia per onorare l'ospitalità sia, in questo caso, per accattivarsi una benevola risposta. Il numero quaranta usato per la quantità di cammelli insinua una lettura simbolica. L'accoglienza buona e fiduciosa è espressa anche dalla definizione di Ben-Adad rispetto a Eliseo: «figlio». La risposta del profeta può essere letta sia positivamente che negativamente.

11-13. Per le prime azioni del v. 11 non è facile stabilire chi sia il soggetto. Se si tratta di Eliseo vengono descritti gli atteggiamenti dell'estasi attraverso la quale gli è comunicato il futuro. Potrebbe trattarsi di Cazael. In questo caso si deve supporre che egli abbia ricevuto la risposta di Eliseo (v. 10) come smascheramento delle sue intenzioni politiche: sopprimere il re per prenderne il posto. Il volto irrigidito fino al rossore è l'espressione fisica dell'astio verso Eliseo che ha intuito i piani di Cazael. Il profeta sa di avere davanti lo strumento del castigo di Dio contro Israele impenitente, ma è assai addolorato per la violenza con cui si svolgeranno i fatti. L'adempimento dell'oracolo è reperibile in 10,32-33; 13,3.22. Cazael vorrebbe schermirsi con una fragile dissimulazione. Ritiene quanto ha descritto Eliseo delle grandi imprese di cui non si sente all'altezza; per questo l'espressione si trova anche altrove nella Bibbia: cfr. 1Sam 24,15; 2Sam 9,8; 16,9; e in altri documenti letterari come le lettere di El Amarna (60,6; 61,2). Ma Eliseo è sicuro delle sue parole perché non dubita della loro fonte che è il Signore.

14-15. La risposta di Cazael a Ben-Adad è pure equivoca specialmente tenendo presente che il TM usa la radice ḥyh, «vivere». Così com'è formulata sembra maggiormente rivolta a Cazael che al re l'affermazione tutta contenuta nel discorso diretto: «ha detto a me: certamente vivrai». Il gesto di Cazael può essere interpretato o come un omicidio diretto attraverso il soffocamento, o indiretto provocando al malato una complicazione fatale.

16-24. Ioram re di Giuda (848-842). Parallelo in 2Cr 21,5-11. Le notizie sul regno di Ioram e di Acazia costituiscono una interruzione del ciclo di Eliseo che verrà ripreso al capitolo successivo.

18. La condotta religiosa del re è la componente indispensabile delle notizie sul suo regno. Qui si presenta il motivo della infedeltà di Ioram come contagio del regno del Nord attraverso i legami familiari contratti con la casa reale settentrionale. Dai successivi vv. 25-26 scopriamo il nome della moglie di Ioram: Atalia. Non è certo però che questa fosse figlia di Acab, persecutore di Elia e marito di Gezabele. A volte Atalia è detta figlia di Omri (cfr. 2Re 8,26; 2Cr 22,2); in tal caso sarebbe la sorella di Acab (oltre a questo versetto cfr. 2Cr 21,6). Per motivi di cronologia è più probabile che si tratti della sorella di Acab figlia di Omri.

19. L'infedeltà del sovrano non scalfisce la lealtà di Dio fedele alla promessa fondamentale di 2Sam 7,11-16, testo già ricordato in 1Re 11,36 che ha forti somiglianze col versetto presente.

20-22. Il v. 21, cuore della notizia sulla ribellione di Edom, è avvolto da grande oscurità. Non si riesce a capire perché, dopo la vittoria sugli Idumei, Giuda si dà alla fuga permettendo al nemico di diventare indipendente. Anche l'identificazione di Zeira è difficile; forse da come è reso il suo nome nei LXX potrebbe trattarsi della Zior di Gs 15,54, un centro a 8 km a nord-est di Ebron, ma questo comporterebbe già una buona penetrazione degli Idumei nel territorio di Giuda. Diverse ipotesi vengono fatte dai commentatori, ma allo stato attuale del testo le dinamiche della rivolta restano irraggiungibili. È certo che con l'indipendenza di Edom, Giuda perde il controllo della via commerciale per Ezion-Gheber, subendo una notevole perdita economica oltre che politica. Anche per Libna rimane assai vaga la notizia. È difficile dare l'esatta collocazione di questa città: si ritiene che si trovasse sul confine filisteo. Non si riesce a sapere quale fosse il suo legame con Gerusalemme e il motivo della ribellione. La nuova sconfitta di Ioram evidenzia la debolezza politica e militare vissuta allora dal regno del Sud.

23-24. Versetti stereotipi che concludono il brano confermando che la fonte è materiale d'archivio, come il tono sobrio della descrizione aveva lasciato immaginare. Le tradizioni profetiche invece operano dilatazioni con apporto di materiale incline al meraviglioso.

25-29. Acazia re di Giuda (842). Parallelo in 2Cr 22,1-6. Nei vv. 25-26 si descrive l'inizio del brevissimo regno di Acazia la cui tragica conclusione è narrata in 2Re 9,27-29. Il tipico formulario narrativo avverte che siamo in presenza di materiale d'archivio.

27. L'osservazione sulla condotta religiosa riprende il v. 18 indicando nella parentela con Acab il motivo della devianza.

28-29. Cazael, nuovo re di Damasco, ha mire espansionistiche, desidera riguadagnare posizione in Transgiordania. È per arginare questa espansione che Ioram, re del Nord, e Acazia, re del Sud, si alleano e vanno a combattere in Ramot. La spedizione dovette avere esito positivo dato che si poteva andare e venire da Ramot senza difficoltà come attestato da 9,4-5.16. Questi versetti sono l'antefatto delle vicende del capitolo seguente.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno. Preferisco manipolare immagini. È così – lo so. Procedo nella vita e nelle cose che faccio come certi organismi primitivi che seguono le macchie di luce, poi le abbandonano, ne trovano altre, si scindono, eccetera. Quello che distingue un diario pubblico da uno privato e la rimozione della vergogna. Le cose più vergognose e meschine non emergono, restano là sotto come ombre scure sul fondo del lago. D'altronde tirare fuori le cose più grosse nere e limacciose, metterle per scritto, formalizzarle, non le ha mai disinnescate. Comunque se vogliono farti precipitare nel loro abisso, lo fanno.

Questa sera sono andato nel centro storico, ero preda di una voglia irrazionale di patatine fritte e volevo fingere per qualche ora di non vivere nella Valbisagno. Non è stata una delle migliori idee della mia vita, ma – facendo una rapida classifica – nemmeno una delle peggiori, diciamo metà posizione. Le patatine del supermercato erano unte come lo è la carta marrone su cui fai gocciolare il fritto e il gusto anche era simile. Ho guardato se qualche chiesa fosse stata aperta per qualche concerto sacro, ma non ho trovato niente e sono andato all'isola delle chiatte a leggere.

Girare da solo senza scopo è una cosa che ormai mi capita raramente, ma il corpo non è più quello di una volta, ero stanco, e per girare da soli è meglio l'inverno più freddo, il tutto ha un'aria più romantica e bohemien. Il centro storico era il solito framework di gente che ti attraversa la strada con l'espressione di volerti uccidere, negozietti di alimentari con una donna con il burka all'ingresso che scrolla un cellulare, microspacci di tecnologia & incenso con un ragazzo indiano o pakistano che si guarda attorno senza sapere bene perché sia lì e – soprattutto – pericolosi gruppetti di alpini che camminano con lo sguardo a volte famelico a volte un po' lucido.

Io passo in mezzo a tutto, ricordo cose che mi sono successe, passo davanti a un locale dove avevo letto poesie in pubblico per la prima volta – uh – ventisette anni fa. Guardo questi pezzi di Genova tenuti assieme da quello che mi ricordo di loro. Arrivo all'isola delle chiatte, mi siedo su una panchina, mi godo il dondolio leggero, il rumore delle corde che si tendono e rilasciano, tiro fuori il mio romanzo e inizio a leggere. Non lo tiro fuori dalla tasca, ma dallo zaino, mi sono portato lo zaino solo per portare con me il romanzo perché pesa una tonnellata.

Leggere è problematico, sia perché il romanzo è impegnativo, sia perché ogni tanto arrivano persone all'isola delle chiatte che hanno questa idea di mettersi a parlare, e io che posso fare? Fingo di leggere e ascolto. La faccio breve, arrivano questi tre ragazzi, due ragazze e un ragazzo che stanno parlando di un film di Dario Argento, Opera mi pare, e il ragazzo fa un po' il magnifico, si raccontano un po' di scene, il proiettile, la scena del proiettile è incredibile dicono, parlano della musica e io lì mi distraggo, cioè, mi metto a leggere il romanzo sul serio, quindi mi distraggo dall'essere distratto da loro e quando riprendo ad ascoltarli la ragazza sta dicendo che ora vuole rifarlo tutto.

E il ragazzo le chiede, “ma tutto dall'inizio?” e lei risponde di sì, allora lui, che sempre vuole fare il magnifico, dice allora “parti da Fuoco Cammina con Me, così si sa già chi è l'assassino” e la ragazza risponde che sì, pensa di fare così. Io giro appena la testa per guardarli con la coda dell'occhio mentre si allontanano. Avranno una trentina di anni meno di me. Occhio e croce.

Ecco, pensare che tre ragazzi di quell'età vadano in giro a parlare di cinema, che pianifichino di vedersi tutte le tre stagioni di Twin Peaks, con tanto di prequel, Twin Peaks che quando è uscito non erano manco nati, e che parlino di queste cose con quell'entusiasmo sbruffoncello e mitico che si ha a quell'età, ecco, mi ha un po' commosso. Un po'. Ho pensato che avere entusiasmo cieco e irragionevole è una benedizione che va tenuta accesa il più possibile. Va riconosciuta come una proprietà per chi è ragazzo e può ancora gestirla e pensarla come una cosa che c'è sempre stata e che non finirà mai.


noblogo.org/diario/in-questi-u…


In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno.


In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno. Preferisco manipolare immagini. È così – lo so. Procedo nella vita e nelle cose che faccio come certi organismi primitivi che seguono le macchie di luce, poi le abbandonano, ne trovano altre, si scindono, eccetera. Quello che distingue un diario pubblico da uno privato è la rimozione della vergogna. Le cose più vergognose e meschine non emergono, restano là sotto come ombre scure sul fondo del lago. D'altronde tirare fuori le cose più grosse nere e limacciose, metterle per scritto, formalizzarle, non le ha mai disinnescate. Comunque se vogliono farti precipitare nel loro abisso, lo fanno.

Questa sera sono andato nel centro storico, ero preda di una voglia irrazionale di patatine fritte e volevo fingere per qualche ora di non vivere nella Valbisagno. Non è stata una delle migliori idee della mia vita, ma – facendo una rapida classifica – nemmeno una delle peggiori, diciamo metà posizione. Le patatine del supermercato erano unte come lo è la carta marrone su cui fai gocciolare il fritto e il gusto anche era simile. Ho guardato se qualche chiesa fosse stata aperta per qualche concerto sacro, ma non ho trovato niente e sono andato all'isola delle chiatte a leggere.

Girare da solo senza scopo è una cosa che ormai mi capita raramente, ma il corpo non è più quello di una volta, ero stanco, e per girare da soli è meglio l'inverno più freddo, il tutto ha un'aria più romantica e bohemien. Il centro storico era il solito framework di gente che ti attraversa la strada con l'espressione di volerti uccidere, negozietti di alimentari con una donna con il burka all'ingresso che scrolla un cellulare, microspacci di tecnologia & incenso con un ragazzo indiano o pakistano che si guarda attorno senza sapere bene perché sia lì e – soprattutto – pericolosi gruppetti di alpini che camminano con lo sguardo a volte famelico a volte un po' lucido.

Io passo in mezzo a tutto, ricordo cose che mi sono successe, passo davanti a un locale dove avevo letto poesie in pubblico per la prima volta – uh – ventisette anni fa. Guardo questi pezzi di Genova tenuti assieme da quello che mi ricordo di loro. Arrivo all'isola delle chiatte, mi siedo su una panchina, mi godo il dondolio leggero, il rumore delle corde che si tendono e rilasciano, tiro fuori il mio romanzo e inizio a leggere. Non lo tiro fuori dalla tasca, ma dallo zaino, mi sono portato lo zaino solo per portare con me il romanzo perché pesa una tonnellata.

Leggere è problematico, sia perché il romanzo è impegnativo, sia perché ogni tanto arrivano persone all'isola delle chiatte che hanno questa idea di mettersi a parlare, e io che posso fare? Fingo di leggere e ascolto. La faccio breve, arrivano questi tre ragazzi, due ragazze e un ragazzo che stanno parlando di un film di Dario Argento, Opera mi pare, e il ragazzo fa un po' il magnifico, si raccontano un po' di scene, il proiettile, la scena del proiettile è incredibile dicono, parlano della musica e io lì mi distraggo, cioè, mi metto a leggere il romanzo sul serio, quindi mi distraggo dall'essere distratto da loro e quando riprendo ad ascoltarli la ragazza sta dicendo che ora vuole rifarlo tutto.

E il ragazzo le chiede, “ma tutto dall'inizio?” e lei risponde di sì, allora lui, che sempre vuole fare il magnifico, dice allora “parti da Fuoco Cammina con Me, così si sa già chi è l'assassino” e la ragazza risponde che sì, pensa di fare così. Io giro appena la testa per guardarli con la coda dell'occhio mentre si allontanano. Avranno una trentina di anni meno di me. Occhio e croce.

Ecco, pensare che tre ragazzi di quell'età vadano in giro a parlare di cinema, che pianifichino di vedersi tutte le tre stagioni di Twin Peaks, con tanto di prequel, Twin Peaks che quando è uscito non erano manco nati, e che parlino di queste cose con quell'entusiasmo sbruffoncello e mitico che si ha a quell'età, ecco, mi ha un po' commosso. Un po'. Ho pensato che avere entusiasmo cieco e irragionevole è una benedizione che va tenuta accesa il più possibile. Va riconosciuta come una proprietà per chi è ragazzo e può ancora gestirla e pensarla come una cosa che c'è sempre stata e che non finirà mai.


FELICE SERINO

ALTRE PROSPETTIVE

1

Nell'essenza del sogno

come nuvole pigre i pensieri veleggiavano verso isole di spleen nell'essenza del sogno

e lei tenerezza in sorrisi di rose ad aprirti il cuore nel passare -un arco nel cielo

(riveduta 13.2.26)

2

Parole

fanno eco in una valle di silenzi parole non udite che in sogno scaturite dalla notte del sangue alla prim'alba del mondo

16.2.26

3

L'amico barman 2

aveva fatto il barman sulle navi da crociera anni di mare e di volti sconosciuti poi la terraferma lo aveva ripreso insieme all’età che avanzava

bastava un pomeriggio qualunque e ci si ritrovava seduti in un bar per un bicchiere condiviso lui che raccontava storie di mare e io che lo ascoltavo

quando lo accompagnavo a casa mi prendeva sottobraccio e sulle strisce diventava un’altra persona: si metteva a inveire contro le auto come se il mondo intero dovesse rallentare per lui e agitava il bastone in aria come fosse ancora sul ponte a impartire ordini al vento - io ridevo sotto i baffi ma c’era in lui una dignità ferita

poi arrivò la malattia entrambi capimmo subito che quella sarebbe stata l’ultima volta che andavo a trovarlo lui piangeva in silenzio con la fragilità di un bambino

(variante estesa con supporto IA)

22.2.26

4

Il guardiano del faro

sembra toccare il cielo
attraverso la grande vetrata

gli fa visita il gabbiano
unico amico:
al crepuscolo – alla stessa ora nel becco l’argentea preda

l’uomo del faro non è
lo stravedere che il ragazzo aveva sognato
tra spume d’onde e uccelli marini.
altro è questo solitario che legge nel profondo

senza amici con cui chiacchierare:
una ferita — la perdita della compagna morta qualche anno prima al parto

la sua Nina

ora gli pare di vederla
tra le ombre della sera quando
si accendono le stelle

(variante con supporto IA)

5

Il nostromo

narrava dei suoi viaggi
— il mare a cullarne le memorie —
i porti toccati e lasciati:
Oslo Amsterdam taverne dove non mancavano
scazzottate come nei film.

quando il cielo era tempesta
e l'onda alzava creste come mura
negli occhi gli si leggeva -raccontando-
che bastava un niente a morire

avvolti dal fumo
della sua pipa di schiuma
noi ragazzi ne eravamo rapiti —
ci passavano nello sguardo velieri lontani

Jim il nostromo — egli era
per il borgo natio:
occhi di cielo e cuore
grande come il mare

così rimase — figura di vento

(variante con supporto IA)

6

Le torri di babele

spese folli in armamenti lo spreco e la fame (non è scena da film la bambina che corre sotto le bombe) la corsa dell'ego all'onnipotenza - l'uomo impazzisce e non impara mai le torri di babele sono erette su sabbia

24.2.26

7

La musa

egli s'inabissa nel profondo emerge con fonemi che hanno luce di sangue non sa che a sceglierli non è lui ma la musa che li desta

26.2.26

8

Proiezioni

proiezioni del pensiero ci guidano
vaghiamo lenti tra realtà e sogno
noi isole – luce e memoria
onde che cantano i nostri nomi
anelli d'una catena siamo mani che cercano oltre il mare

(riveduta con supporto IA)

9

Agreste

il puledro si rotola beato nell'erba alta il sole a picco incendia finestre il vecchio seduto sull'uscio manda volute di fumo nell'aria ferma le cose sembrano librarsi in un silenzio sospeso

1.3.26

10

Crans-Montana

il rogo dei giovani corpi achille lauro veggente nella sua “perdutamente” -un colpo al cuore- per l'incuria l'ingordigia si paga un prezzo altissimo quando imparerà l'uomo dai propri errori le madri piangono i figli incatenate a un destino crudele -inchiniamoci al loro dolore

3.3.26

11

Come nei sogni

un taglio il sangue sul foglio per il filo della carta comunione con la mano che scrive: come in sequenza onirica corpi che si attraversano e restano ombre sotto la pagina

6.3.26

12

Sospensione lucente

creiamo — senza volerlo —
un mondo fatto di piccole cose — il ronzio che segna il tempo — la luce che non pesa

sento che creando viviamo
di infinito: un filo sottile che ci tiene in questa sospensione lucente

10.3.26

13

Stanze

le notti intrise di sogni
quando il nonsense veleggia lento
sulle ondivaghe acque dell'inconscio – mare di specchi -

segui come smarrito una cattedrale di stanze
una successione si dipana come un rosario di porte e tu ti perdi e ti ritrovi ti dissolvi in un caleidoscopio di memorie

ogni porta spalanca un teatro di meraviglie:
e la realtà si piega fino a farsi sogno dentro il sogno

(riveduta con supporto IA)

11.3.26

14

L'angelo ti addita

dove finisce il mare dove il cielo – questo lambiccarsi - nella notte dell'anima l'angelo ti addita il sentiero che per fame dell'io non vedi

mentre gira sul suo perno il mondo giunga il tuo sguardo alle molecole celesti sognando l'otto orizzontale

14.3.26

15

Un giorno senza tempo

quando stavo per “andarmene” sentii tirarmi per i piedi io nel sogno io sogno criptato

un giorno senza tempo nella meridiana di sole

ero tra gli angeli e i morti con le mani piene di ombre
che non sapevano più come chiamarsi

e il cielo mi restituiva il nome a pezzi

(riveduta con supporto IA)

15.3.26

16

Sarà l'ora

dal cuore degli operatori di pace si libra la colomba: nel sangue serba il grido inesausto dei cristi agli angoli delle strade sputati da impronunciabili epiteti

ma verrà l’ora in cui l’oro dei potenti diventerà ruggine e i regimi crolleranno sotto lo sguardo attento dei giusti

24.3.26

17

Nell’ultimo sangue

ora nell’ultimo sangue
c’è il vuoto delle braccia
ma ti immagino sull’amaca
i capelli sparsi come foglie
gli uccelli che ti raccontano il giorno

(variante con supporto IA)

18

Nel sangue versato

nel sangue versato -a testimonianza- annegherà il male

non sarà sua l'ultima parola

si ritirerà l'artiglio che aveva lasciato ferite sulla carne del cielo

1.4.26

19

Oziare

le mani in mano i piedi in mano perché no? un dito a esplorare tra le dita (l'ozio è padre dei vizi) gingillarti così o al parco su una panchina il piccione che ti lascia un ricordo sulla giacca dici li mortacci mentre alzi gli occhi al cielo scongiurando la terza guerra mondiale

6.4.26

20

Cosa aspettarsi

cosa aspettarsi ancora se tutto è passato al tritacarne del già visto già vissuto tra pensieri azzurri e acque amare

fatta tabula rasa il tempo gira all'indietro gli anni ci cadono addosso

lasciamo gli scheletri nell'armadio che il silenzio li consumi

6.4.26

21

Per sempre

(ad un aspirante suicida)

volevi liberarti dal carcere di carne saltando nel vuoto

non puoi uscire da te: sei “per sempre”

un giorno libero dai lacci

11.4.26

22

Ondivagare

l'ondivagare del sogno – farfalla di fumo - si disfa in cenere di luce

14.4.26

23

Dove sta andando il mondo

dopo un bicchiere di troppo ti viene da piangere e ti chiudi in bagno per non farti vedere -ma dove sta andando il mondo le migliaia di morti ammazzati quintali di cibo nei rifiuti e bocche imploranti per fame nascono nuovi erodi si atrofizza la palpebra del sole

14.4.26

24

Sei altro

meglio l’attesa a dipanare e ritessere le ore
che l’appagamento senza brama:
il libro fresco di stampa tra le mani ora in un vortice di luce le parole
strappate all’anima si fanno ali vagano leggere — non più tue ma del mondo
e tu resti altrove — come un nome perduto

25

memore della bella accoglienza me la trovo sul davanzale ogni mattina per “condividere” la colazione

è d’un piumaggio lucido e vellutato l’ho chiamata “Nerina”

sempre puntuale precisa come un cronometro

quell’aria di libertà le invidio nei suoi volteggi quando con un fischio s’accomiata

(riveduta 24-25.4.26)

26

L'estro

quest'allumare d'anima ch'è poesia questo adagiarti sulla spalliera d'aria dell'estro -musa o angelo che ti detta dalla volta delle stelle

29.4.26

27

Ostia di luce

il sole rosso ingoia l'orizzonte ostia di luce

30.4.26

28

Un altro me

in questo scorcio di tempo che mi resta spio la mia figura nello specchio e sempre meno mi riconosco

intanto un altro me mi spia: il mio doppenganger

2.5.26

29

Il cielo era una pagina

il cielo era una pagina una mano d'aria tracciava lettere di luce -forse un nome tra le nuvole- le parole non restavano duravano il tempo di un respiro - ma in quel breve tratto lasciavano un segno

3.5.26

30

L'Aleph

cerchiamo noi stessi nel segreto dello specchio a tu per tu col Sé

fatti per unificarci col Tutto: l'Aleph

5.5.26


noblogo.org/norise/felice-seri…

Torneranno le rondini.


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(222)

(T76)

Per me sono passati cinquant'anni da una sera che non dimenticherò mai. I ricordi non sempre sanno scindere la gioia dal dolore ed oggi, dopo tanto tempo, voglio pensare a quel giorno non con le mie parole, ma con quelle di un amico, “Lobster” (i nick non sempre li amo, ma servono.) E' un privilegio ospitare un suo scritto che mi ha fatto grande piacere riportarvi ed in cui ritrovo parole dette con il cuore, come a me non sempre capita. Oggi mi piacerebbe che chi legge queste righe si sentisse Friulano. Oggi siete tutti Friulani.

Il primo ricordo adulto della mia vita è quello del sei Maggio 1976.

Scoprivo che esisteva un posto che avrei amato da adulto, ma soprattutto scoprivo che si poteva morire in casa, da bambini, da vecchi, nel posto sicuro della vita. Ricordo i nomi dei paesi, le facce dei bambini, le immagini di quella che sarebbe diventata la protezione civile che si organizzava in una macchina che che sarebbe stata rodata a casa mia.

Imparai come erano fatti i paesi rasi al suolo, imparai Gemona. Ero un bambino che si domandava come quei bambini si sentivano, se lo domandava in un mondo di adulti che commentavano da adulti che non sapevano ciò che sarebbe accaduto a loro 4 anni dopo.

Quei due terremoti colpirono i più deboli, popolazioni rurali, dimenticate fino a quel momento.

Che beffa essere dimenticati in vita e diventare celebri per un disastro.

Torno bambino e guardo un video ora, di bambini che non quasi non parlano in italiano: quelle parole sono simili a quelle di tutti i bambini del mondo sottoposti ai terremoti, le carestie, le guerre.

Ogni giorno è il sei Maggio 1976 perché c’è un bambino che si domanda davanti alla tv perché sia accaduto e uno che si sente in colpa per essersi salvato, ma che in fondo pensa a quando torneranno le rondini.

Video:youtu.be/ttizkMpQWa8?si=a4yhjM…

#Blog #Terremoto #TerremotoDelFriuli #FriuliVeneziaGiulia #Ricordi


noblogo.org/transit/torneranno…


Torneranno le rondini.


(222)

(T76)

Per me sono passati cinquant'anni da una sera che non dimenticherò mai. I ricordi non sempre sanno scindere la gioia dal dolore ed oggi, dopo tanto tempo, voglio pensare a quel giorno non con le mie parole, ma con quelle di un amico, “Lobster” (i nick non sempre li amo, ma servono.) E' un privilegio ospitare un suo scritto che mi ha fatto grande piacere riportarvi ed in cui ritrovo parole dette con il cuore, come a me non sempre capita. Oggi mi piacerebbe che chi legge queste righe si sentisse Friulano. Oggi siete tutti Friulani.

Il primo ricordo adulto della mia vita è quello del sei Maggio 1976.

Scoprivo che esisteva un posto che avrei amato da adulto, ma soprattutto scoprivo che si poteva morire in casa, da bambini, da vecchi, nel posto sicuro della vita. Ricordo i nomi dei paesi, le facce dei bambini, le immagini di quella che sarebbe diventata la protezione civile che si organizzava in una macchina che che sarebbe stata rodata a casa mia.

Imparai come erano fatti i paesi rasi al suolo, imparai Gemona. Ero un bambino che si domandava come quei bambini si sentivano, se lo domandava in un mondo di adulti che commentavano da adulti che non sapevano ciò che sarebbe accaduto a loro 4 anni dopo.

Quei due terremoti colpirono i più deboli, popolazioni rurali, dimenticate fino a quel momento.

Che beffa essere dimenticati in vita e diventare celebri per un disastro.

Torno bambino e guardo un video ora, di bambini che non quasi non parlano in italiano: quelle parole sono simili a quelle di tutti i bambini del mondo sottoposti ai terremoti, le carestie, le guerre.

Ogni giorno è il sei Maggio 1976 perché c’è un bambino che si domanda davanti alla tv perché sia accaduto e uno che si sente in colpa per essersi salvato, ma che in fondo pensa a quando torneranno le rondini.

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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


Il Grido

si fionda nel buconero della carne l' angelo caduto: materia densa non più luce lo veste il Grido-rimpianto che si sfilaccia in un tempo rallentato (vita non è che ossimori e stelle di latta vita spezzata come lama nell'acqua: vita incompiuta nell'immenso: puoi dirla infine un dettaglio? pure un amore disperato)

.

Analisi generale


Il testo lavora con immagini forti e contrasti netti: caduta/luce, grido/materia, tempo rallentato/vita spezzata. L’io poetico usa l’ossimoro come struttura portante: il Grido è insieme atto sonoro e «rimpianto» che veste l’angelo caduto; la carne entra in un «buconero», immagine potente e originale che mescola cosmico e corporeo. Il tono è lirico e doloroso, con una tensione che attraversa l’intero testo verso un finale che chiede una definizione minima («un dettaglio? / pure / un amore disperato»), chiudendo su un sentimento concreto e tragico.


Immagini e simboli principali


  • Buconero della carne: fusione di macrocosmo (buco nero) e microcosmo (carne) che dà al corpo una qualità di voragine cosmica e distruzione interna.
  • Angelo caduto: figura classica della perdita della luce, qui resa materica — «materia densa non più luce».
  • Grido-rimpianto: termine composito che unisce suono e memoria, è sia veste sia frammento che si disfa nel tempo.
  • Ossimori e stelle di latta: richiamano artificiosità e rottura dell’ideale; le stelle non brillano ma sono oggetti metallici, freddi.
  • Vita come lama nell’acqua / vita incompiuta: metafore di fragilità, discontinuità, possibilità interrotta.

Ritmo, suono e lingua


  • Versi brevi e interrotti, enjambement frammentati che rallentano la lettura e producono l’effetto di smagliatura evocato dal contenuto.
  • Lessico misto: termini elevati (angelo, immenso) alternati a concreti e violenti (carne, lama), creando la giusta dissonanza.
  • L’uso del trattino in «Grido-rimpianto» funziona come dispositivo visivo per fondere concetti; valutare coerenza grafica se si vogliono altri composti analoghi.

Note riga per riga (sintetiche)


  • “si fionda nel buconero della carne”: apertura potente, però potresti sperimentare con maiuscola per “Si” se vuoi maggiore solennità.
  • “l' angelo caduto:”: spazio dopo l’apostrofo va corretto in “l'angelo”.
  • “materia densa non più luce”: chiara e efficace; considera la scansione ritmica—magari «materia densa, non più luce» per una pausa enfatica.
  • “lo veste il Grido-rimpianto”: inversione valida; il trattino è forte, mantiene l’effetto di fusione.
  • “che si sfilaccia in un tempo rallentato”: ottima immagine dinamica; «rallentato» sottolinea la dilatazione del lutto.
  • ”(vita non è che ossimori”: parentesi interessante che isola la riflessione; forse sostituire «che» con «se non» per maggiore chiarezza: “(vita non è se non ossimori”.
  • “e stelle di latta”: immagini perfette di simulacro.
  • “vita spezzata come lama / nell'acqua:”: bella metafora; la pausa dopo «lama» è significativa.
  • “vita incompiuta / nell'immenso: puoi dirla infine / un dettaglio?”: finale interrogativo molto efficace; suona come supplica.
  • “pure / un amore disperato”: chiusura netta e tragica; la parola “pure” può essere letta come riluttanza o concessione—potente ambiguità.

Suggerimenti di revisione (opzioni pratiche)


  • Ortografia: correggere “l' angelo” in “l'angelo”.
  • Coerenza grafica: decidere se mantenere trattini/parentesi come dispositivo stilistico e applicarlo uniformemente.
  • Economia verbale: valutare se alcune ripetizioni di “vita” servono la scansione o appesantiscono; potresti mantenere la ripetizione per effetto anaforico, oppure sostituire una occorrenza con un sinonimo per variare.
  • Forzare o alleggerire il tono: se vuoi più sacralità, alza qualche maiuscola e aggiungi pause più nette; se vuoi più intimità, rendi il finale meno epico con versi più asciutti.
  • Ritmo: prova due versioni — una con virgole/punteggiatura più marcata per rallentare, una più spezzata per aumentare frammentarietà.

Traduzione in inglese (fedeltà poetica, mantenendo immagini)


The Scream

dives into the meat’s blackhole the fallen angel: dense matter no longer light the Scream-regret clothes him which unravels in a slowed time (life is nothing but oxymorons and tin stars life broken like a blade in water: unfinished life in the immense: can you finally call it a detail? even a desperate love)


Versione 1 — Correzione minima e chiarezza


Questa versione mantiene il testo e le immagini originarie correggendo lievi errori e aggiustando punteggiatura per migliorare la scorrevolezza.

Il Grido

si fionda nel buconero della carne
l'angelo caduto:
materia densa, non più luce
lo veste il Grido-rimpianto
che si sfilaccia in un tempo rallentato
(vita non è se non ossimori
e stelle di latta
vita spezzata come lama
nell'acqua:
vita incompiuta
nell'immenso: puoi dirla infine
un dettaglio?
pure
un amore disperato)

Note: corretto “l' angelo” → “l'angelo” e reso più netta la scansione con una virgola dopo “materia densa”.

Versione 2 — Tonalità sacra e solenne


Aumenta la solennità: maiuscole mirate, pause più ampie, ritmo più meditativo. Ideale se vuoi un tono epico, liturgico.

Il Grido

Si fionda nel buconero della carne
l'Angelo caduto:
materia densa, non più luce.
Lo veste il Grido — rimpianto
che si sfilaccia in un tempo rallentato.
Vita non è se non ossimori
e stelle di latta.
Vita spezzata come lama
nell'acqua.
Vita incompiuta
nell'immenso. Puoi dirla, infine,
un dettaglio?
Pure:
un amore disperato.

Note: maiuscole su “Si” e “Angelo”; trattino lungo e punteggiatura per accentuare la sacralità e rallentare la lettura.

Versione 3 — Massima frammentarietà ed effetto sonoro


Rende il testo più spezzato, viscerale e ritmico; ideale per una lettura performativa che enfatizza il dolore e la lacerazione.

Il Grido

si fionda
nel buco-nero
della carne —
l'angelo
caduto:
materia densa
non più luce;
lo veste
il Grido
rimpianto
che si sfilaccia
in un tempo
rallentato

vita
non è
che ossimori
e stelle di latta

vita
spezzata
come lama
nell'acqua

vita
incompiuta
nell'immenso

puoi dirla
infine
un dettaglio?
pure —
un amore
disperato

Note: divisione estrema dei versi, segni meno e a capo per enfatizzare pause e singole parole come percussioni emotive.

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Valerie June – The Order Of Time (2017)


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«Comprendere l’ordine del tempo è importante per chiunque speri di realizzare un sogno. C’è un tempo per spingere, un tempo per prendersi delicatamente cura del proprio giardino e un tempo per concedersi un po’ di riposo». Questo concetto essenziale è alla base del nuovo album della cantautrice americana Valerie June, che con una lettera ai propri ascoltatori ha voluto presentare le dodici canzoni che compongono il suo The Order of Time, un dolce inno alla speranza e all’ottimismo... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/s/4TVWSt83FpSfocgA3…



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Valerie June – The Order Of Time (2017)


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«Comprendere l’ordine del tempo è importante per chiunque speri di realizzare un sogno. C’è un tempo per spingere, un tempo per prendersi delicatamente cura del proprio giardino e un tempo per concedersi un po’ di riposo». Questo concetto essenziale è alla base del nuovo album della cantautrice americana Valerie June, che con una lettera ai propri ascoltatori ha voluto presentare le dodici canzoni che compongono il suo The Order of Time, un dolce inno alla speranza e all’ottimismo... artesuono.blogspot.com/2017/03…


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2RE - Capitolo 7


1Ma Eliseo disse: «Ascoltate la parola del Signore! Così dice il Signore: “A quest'ora, domani, alla porta di Samaria un sea di farina costerà un siclo e anche due sea di orzo costeranno un siclo”». 2Ma lo scudiero, al cui braccio il re si appoggiava, rispose all'uomo di Dio: “Già, il Signore apre le cateratte in cielo! Avverrà mai una cosa simile?”. Ed egli replicò: “Ecco, tu lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai”.3Ora c'erano quattro lebbrosi sulla soglia della porta. Essi dicevano fra di loro: “Perché stiamo seduti qui ad aspettare la morte? 4Se decidiamo di andare in città, in città c'è la carestia e vi moriremo. Se stiamo qui, moriremo. Ora, su, passiamo all'accampamento degli Aramei: se ci lasceranno in vita, vivremo; se ci faranno morire, moriremo”. 5Si alzarono al crepuscolo per andare all'accampamento degli Aramei e giunsero fino al limite del loro accampamento. Ebbene, là non c'era nessuno. 6Il Signore aveva fatto udire nell'accampamento degli Aramei rumore di carri, rumore di cavalli e rumore di un grande esercito. Essi si erano detti l'un l'altro: “Ecco, il re d'Israele ha assoldato contro di noi i re degli Ittiti e i re dell'Egitto, per mandarli contro di noi”. 7Alzatisi, erano fuggiti al crepuscolo, lasciando le loro tende, i loro cavalli e i loro asini e l'accampamento com'era; erano fuggiti per salvarsi la vita. 8Quei lebbrosi, giunti al limite dell'accampamento, entrarono in una tenda e, dopo aver mangiato e bevuto, portarono via argento, oro e vesti, che andarono a nascondere. Ritornati, entrarono in un'altra tenda; portarono via tutto e andarono a nasconderlo.9Ma poi si dissero l'un l'altro: “Non è giusto quello che facciamo; oggi è giorno di lieta notizia, mentre noi ce ne stiamo zitti. Se attendiamo fino alla luce del mattino, potrebbe sopraggiungerci un castigo. Andiamo ora, entriamo in città e annunciamolo alla reggia”. 10Vi andarono; chiamarono i guardiani della città e riferirono loro: “Siamo andati nell'accampamento degli Aramei; ecco, non c'era nessuno né c'era voce umana, ma c'erano i cavalli legati e gli asini legati e le tende al loro posto”. 11I guardiani allora gridarono e diedero la notizia all'interno della reggia.12Il re si alzò nella notte e disse ai suoi ufficiali: “Vi dirò quello che hanno fatto a noi gli Aramei. Sapendo che siamo affamati, sono usciti dall'accampamento per nascondersi in campagna, dicendo: “Appena usciranno dalla città, li prenderemo vivi e poi entreremo in città”“. 13Uno dei suoi ufficiali rispose: “Si prendano cinque dei cavalli superstiti che sono rimasti in questa città – avverrà di loro come di tutta la moltitudine d'Israele rimasta in città, come di tutta la moltitudine d'Israele che è perita – e mandiamo a vedere”. 14Presero allora due carri con i cavalli; il re li mandò sulle tracce dell'esercito degli Aramei, dicendo: “Andate a vedere”. 15Andarono sulle loro tracce fino al Giordano; ecco, tutta la strada era piena di abiti e di oggetti che gli Aramei avevano gettato via nella loro fuga precipitosa. I messaggeri tornarono e riferirono al re.16Allora il popolo uscì e saccheggiò l'accampamento degli Aramei. Un sea di farina si vendette per un siclo, e due sea di orzo ugualmente per un siclo, secondo la parola del Signore. 17Il re aveva messo a guardia della porta lo scudiero, al cui braccio egli si appoggiava. Calpestato dalla folla presso la porta, quello morì come aveva detto l'uomo di Dio, quando aveva parlato al re che era sceso da lui. 18Avvenne come aveva detto l'uomo di Dio al re: “A quest'ora, domani, alla porta di Samaria due sea di orzo costeranno un siclo e anche un sea di farina costerà un siclo”. 19Lo scudiero aveva risposto all'uomo di Dio: “Già, il Signore apre le cateratte in cielo! Avverrà mai una cosa simile?”. E quegli aveva replicato: “Ecco, tu lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai”. 20A lui capitò proprio questo: lo calpestò la folla alla porta ed egli morì.

__________________________Note

7,1 Un sea equivaleva a circa sette litri. Il siclo è peso – ed equivale circa a 11 grammi – ed è anche moneta. Un talento corrisponde a 3.000 sicli, ossia circa 33 kg. Ma vi è sempre un margine di incertezza nelle equivalenze tra le misure dell’AT e quelle del nostro tempo. Il siclo del santuario è misura superiore a quella di uso profano.

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Approfondimenti


1-2. La consolazione offerta da Eliseo è un oracolo che annuncia la fine della fame e che contrasta finemente con la descrizione dell'indigenza di 6,25. È prevista una svendita di generi alimentari; buona qualità e basso prezzo sarà il prodigio a cui si assisterà. L'annuncio è così sorprendente che lo scudiero del re reagisce con pungente sagacia. Anche a lui è destinato un oracolo: vedrà la meraviglia, ma non ne sarà partecipe.

3-5. La soluzione dell'insostenibile situazione arriva per una via completamente inattesa. Alcuni lebbrosi costretti all'emarginazione (Lv 13,46) decidono di rischiare l'avvicinamento all'accampamento nemico. Da perdere non hanno più nulla: la malattia e la fame li hanno portati alla soglia della morte. L'eventualità di questa è vista con rassegnata serenità. Proprio da questo ulteriore gesto disperato sgorga la scoperta della salvezza.

6-7. Con un passo all'indietro l'autore dà spiegazione dell'accaduto. Il panico si era diffuso nell'accampamento a causa di un fragore interpretato come vicinanza di eserciti coalizzati. La fuga immediata parve l'unico rimedio allo sterminio. Il particolare dei cavalli e degli asini lasciati legati ha in sé poca verosimiglianza, ma arricchisce la drammaticità della scena.

8. La prima reazione dei lebbrosi è la soddisfazione dei bisogni che li avevano spinti fin là e l'accaparramento dei beni per il futuro.

9-11. La seconda reazione è finalmente il prendere coscienza di quanto in realtà è avvenuto. Non si può rimandare la notizia che Samaria è ora sciolta dall'incubo dell'assedio e della fame.

12. La circospezione del re è motivata anche da episodi narrati nella storia biblica (Gs 8,3-23; Gdc 20,29-34). Potrebbe trattarsi di un colpo d'astuzia decisiva, più efficace di un attacco alle mura.

13-15. Non resta che correre un altro rischio: organizzare una spedizione che verifichi la realtà delle cose. Gli inviati seguono le tracce della fuga fino al Giordano. Lì si trovavano i guadi che avevano permesso l'accesso prima e l'uscita ora dell'esercito invasore. È probabile che i territori delle tribù transgiordaniche fossero in mano agli Aramei e che il Giordano fungesse da confine. I nemici lo avevano varcato; la ritirata era effettiva e definitiva.

16. La parola profetica si è avverata. Dall'abbondanza di viveri nemici viene rifornito il mercato cittadino: la merce è abbondante, i prezzi crollano.

17. Molto amaramente si avvera anche il secondo oracolo. Spinta dalla fame e dall'affare la folla si accalca calpestando sotto i piedi il beffardo scudiero.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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2RE - Capitolo 6


1I figli dei profeti dissero a Eliseo: “Ecco, l'ambiente in cui abitiamo presso di te è troppo stretto per noi. 2Andiamo fino al Giordano, prendiamo lì una trave ciascuno e costruiamoci lì un locale dove abitare”. Egli rispose: “Andate!”. 3Uno disse: “Dégnati di venire anche tu con i tuoi servi”. Egli rispose: “Verrò”. 4E andò con loro. Giunti al Giordano, cominciarono a tagliare gli alberi. 5Ora, mentre uno abbatteva un tronco, il ferro della scure gli cadde nell'acqua. Egli gridò: “Oh, mio signore! Era stato preso in prestito!”. 6L'uomo di Dio domandò: “Dov'è caduto?”. Gli mostrò il posto. Eliseo allora tagliò un legno e lo gettò in quel punto e il ferro venne a galla. 7Disse: “Tiratelo su!”. Quello stese la mano e lo prese.

8Il re di Aram combatteva contro Israele, e in un consiglio con i suoi ufficiali disse che si sarebbe accampato in un certo luogo. 9L'uomo di Dio mandò a dire al re d'Israele: “Guàrdati dal passare per quel luogo, perché là stanno scendendo gli Aramei”. 10Il re d'Israele fece spedizioni nel luogo indicatogli dall'uomo di Dio e riguardo al quale egli l'aveva ammonito, e là se ne stette in guardia, non una né due volte soltanto. 11Molto turbato in cuor suo per questo fatto, il re di Aram convocò i suoi ufficiali e disse loro: “Non mi potete indicare chi dei nostri è a favore del re d'Israele?”. 12Uno degli ufficiali rispose: “No, o re, mio signore, ma Eliseo, profeta d'Israele, riferisce al re d'Israele le parole che tu dici nella tua camera da letto”. 13Quegli disse: “Andate a scoprire dov'è costui; lo manderò a prendere”. Gli fu riferito: “Ecco, sta a Dotan”. 14Egli mandò là cavalli, carri e una schiera consistente; vi giunsero di notte e circondarono la città.15Il servitore dell'uomo di Dio si alzò presto e uscì. Ecco, una schiera circondava la città con cavalli e carri. Il suo servo gli disse: “Ohimè, mio signore! Come faremo?”. 16Egli rispose: “Non temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro”. 17Eliseo pregò così: “Signore, apri i suoi occhi perché veda”. Il Signore aprì gli occhi del servo, che vide. Ecco, il monte era pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno a Eliseo.18Poi scesero verso di lui, ed Eliseo pregò il Signore dicendo: “Colpisci questa gente di cecità!”. E il Signore li colpì di cecità secondo la parola di Eliseo. 19Disse loro Eliseo: “Non è questa la strada e non è questa la città. Seguitemi e io vi condurrò dall'uomo che cercate”. Egli li condusse a Samaria. 20Quando entrarono in Samaria, Eliseo disse: “Signore, apri gli occhi di costoro perché vedano!”. Il Signore aprì i loro occhi ed essi videro. Erano in mezzo a Samaria!21Quando li vide, il re d'Israele disse a Eliseo: “Li devo colpire, padre mio?”. 22Egli rispose: “Non colpire! Sei forse solito colpire uno che hai fatto prigioniero con la tua spada e con il tuo arco? Piuttosto metti davanti a loro pane e acqua; mangino e bevano, poi se ne vadano dal loro signore”. 23Si preparò per loro un grande pranzo. Dopo che ebbero mangiato e bevuto, li congedò ed essi se ne andarono dal loro signore. Le bande aramee non penetrarono più nella terra d'Israele.

24Dopo tali cose Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito e venne ad assediare Samaria. 25Ci fu una grande carestia a Samaria; la strinsero d'assedio fino al punto che una testa d'asino si vendeva a ottanta sicli d'argento e un quarto di qab di guano di colomba a cinque sicli. 26Mentre il re d'Israele passava sulle mura, una donna gli gridò: “Salvami, o re, mio signore!”. 27Rispose: “No, il Signore ti salvi! Come ti posso salvare io? Forse con il prodotto dell'aia o con quello del torchio?”. 28Poi il re aggiunse: “Che hai?”. Quella rispose: “Questa donna mi ha detto: “Dammi tuo figlio perché lo mangiamo oggi. Mio figlio ce lo mangeremo domani”. 29Abbiamo cotto mio figlio e lo abbiamo mangiato. Il giorno dopo io le ho detto: “Dammi tuo figlio perché lo mangiamo”, ma essa ha nascosto suo figlio”. 30Quando udì le parole della donna, il re si stracciò le vesti e mentre egli passava sulle mura il popolo vide che di sotto, aderente al corpo, portava il sacco. 31Egli disse: “Dio mi faccia questo e anche di peggio, se oggi la testa di Eliseo, figlio di Safat, resterà su di lui”.32Eliseo stava seduto in casa e con lui sedevano gli anziani. Il re si fece precedere da un uomo. Prima che il messaggero arrivasse da lui, egli disse agli anziani: “Vedete che quel figlio di assassino manda uno a tagliarmi la testa! State attenti: quando arriverà il messaggero, chiudete la porta; tenetelo fermo sulla porta. Non c'è forse il rumore dei piedi del suo signore dietro di lui?“. 33Stava ancora parlando con loro, quando il re scese da lui e gli disse: “Ecco, questa è la sventura che viene dal Signore; che cosa posso ancora sperare dal Signore?”.

__________________________Note

6,13 Dotan: 22 chilometri a nord di Sichem; secondo il libro della Genesi è il luogo di incontro di Giuseppe con i fratelli (Gen 37,17).

6,24 Forse si tratta di Ben-Adàd II, che già aveva tentato l’assedio di Samaria (1Re 20,1), oppure di Ben-Adad III, figlio di Cazaèl (vedi 2Re 13,3).

6,25 guano di colomba: forse l'espressione vuole indicare un cibo disgustoso. Un qab equivaleva a circa due litri.

6,29 Abbiamo cotto mio figlio: atrocità del genere venivano praticate in caso di assedio (Lv 26,29; Dt 28,53-57; Ger 19,9; Lam 2,20; 4,10).

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Approfondimenti


1-7. L'edificazione di una nuova sede per l'assemblea profetica trova solidali discepoli e maestro. Durante i lavori una duplice disavventura colpisce un membro della comunità: il ferro dell'ascia gli cade in acqua e non era suo, ma preso a prestito. Ancora una volta il profeta solleva dalla difficoltà. Un legno da lui gettato in acqua nel punto in cui l'oggetto fu smarrito lo ta riemergere e galleggiare. Il potere del profeta supera le leggi naturali: il ferro rimane adagiato nell'acqua senza affondare.

6,8-7,20. Viene ripreso il racconto dei burrascosi rapporti tra Israele e la Siria (cfr. 1Re 20; 22), ma ora si presenta una novità. Eliseo appare come parte attiva nelle ostilità fra i due regni e gioca il suo ruolo a favore d'Israele. Il contesto internazionale diventa l'inedita cornice del potere miracoloso di Eliseo.

8-10. Il profeta possiede la capacità di leggere nel segreto. Dal punto di vista militare nulla è più custodito della strategia da seguire per vincere il nemico, eppure la conoscenza di Eliseo viola questa segretezza e ne mette a parte il re d'Israele. Il segreto confidato viene utilizzato dal re come prevenzione verso l'iniziativa nemica. Gli Aramei vengono preceduti e attesi nel posto indicato dall'esercito israelita e anziché essere gli autori dell'imboscata ne diventano vittime. La collaborazione tra profeta e re evidenzia i buoni rapporti tra i due.

11-13. Il re di Aram, ripetutamente giocato, pensa di essere vittima di un tradimento, ma i suoi informatissimi collaboratori sono in grado di spiegare gli insuccessi accumulati. Il responsabile delle disfatte è Eliseo, non resta che catturarlo. Dotan (cfr. Gn 37,17 e Gdt 3,9-4,6) si trova solo a 15 km a nord della capitale Samaria. Forse Eliseo sostava là nei viaggi al Carmelo. Dalla cattura di Eliseo dipende la possibilità di future vittorie; per questo non si fa economia di uomini e di mezzi per prenderlo. Questo episodio pone anche un interrogativo sulla capacità difensiva d'Israele. Come è possibile che le truppe nemiche arrivino così vicino alla capitale senza trovare ostacoli?

15-17. La fiducia del profeta riposa sull'aiuto divino. Il suo sguardo sa andare al di là delle umane vedute per rendersi conto dei presidi celesti che un miope panico né vede, né prevede. I carri e i cavalli di fuoco che circondano Eliseo rimandano a 2,10-12. Il profeta può aprire o chiudere gli occhi di chi lo circonda per introdurre nel mondo sovrumano o per alienare dalla realtà.

18-20. L'arrivo nella capitale significa per Eliseo l'incolumità e per gli Aramei la prigionia. Le truppe destinate al presidio di Samaria e delle coste erano certamente in grado di neutralizzare gli aggressori.

22-23. A chi catturava i prigionieri spettava il diritto di decidere della loro vita; per questo Eliseo, resistendo allo stesso re, prende una decisione che ritiene magnanima e saggia. Lascia in vita i suoi nemici e consiglia di preparare per loro un banchetto. O per il benevolo trattamento subito o per lo spavento preso per la loro cattura, gli Aramei non varcarono più i confini israelitici in bande sparse.

24-25. Il re in questione è molto probabilmente Ben- Adad III. Quanto sia drammatica la situazione è detto dagli esorbitanti prezzi per cibi di infimo gusto e valore.

26-29. L'esasperazione causata dalla fame è tale da dar luogo ad un raccapricciante caso di cannibalismo. Un patto tra madri per mangiarsi i figli non è stato rispettato. La parte lesa fa appello al supremo giudizio del re fortuitamente incontrato durante un'ispezione alle difese della città. L'assurdità è giunta oltre ogni limite: la donna pretende giustizia attraverso un nuovo orribile gesto lesivo dei diritti più naturali.

30-31. Il gesto del re esprime la più profonda costernazione (cfr. Gn 37,34). Il sacco addosso alla sua pelle mostra l'atteggiamento del penitente. Si ipotizza che Eliseo avesse esortato alla resistenza e alla penitenza confidando nell'aiuto del Signore. Da qui la collera del re contro Eliseo ritenuto responsabile della estrema prostrazione della città.

32-33. Ancora una volta la superiore sensibilità profetica affiora. Eliseo avverte che il re si è già pentito della sua collera e sta per raggiungerlo non per nuocergli, ma per dar sfogo alla sua disperazione.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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per noi quasi-vecchi ci vorrebbe una musica che taglia a fette i palchi ma non ti costringe a saltare e ballare imbastardendo le talloniti e demolendo protesi e trippe. una specie di incazzatura acidissima però implosiva. il noise? probabile. personalmente penso la musica d'improvvisazione abbia buoni numeri. sennò rimane sempre l'opzione depressiva di alcune aree della musica concreta o di quella latamente definibile 'ambient'. loop e note uniche o tappeti di accordi qualsiasi dentro cui ogni tanto affiorano cellule sonore abissalmente distanti una dall'altra, specie di gnocchi unicellulari nell'oceano di un pianeta che non ha nessunissima intenzione di ospitare vita, sociazione, sviluppo.


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Pietra di sole

scintilla il sogno sopra la vita ondivaga

luce affebrata accompagna questo scorcio d' anni

nel meriggiare ti accoglie una pietra calda di sole .

Apprezzamento


Bella immagine, essenziale e calda: il linguaggio è piano ma evocativo, la “pietra di sole” funziona come metafora forte che lega corpo e tempo.

Analisi del testo


  • Immagini: forte contrasto tra “scintilla” e “pietra calda”; “luce affebrata” introduce una tensione energetica che permea il verso.
  • Tono: lirico, raccolto, meditativo; alterna movimento (“ondivaga”) e stabilità (la pietra).
  • Ritmo e sintassi: versi brevi e spezzati creano pause significative; alcune inversioni (es. “sopra la vita ondivaga”) funzionano ma rallentano la scorrevolezza.
  • Temi: tempo che passa, accoglienza, energia vitale che consola.


Suggerimenti pratici


  • Se vuoi più musicalità, prova a uniformare lunghezza dei versi o usare rime interne leggere.
  • Per aumentare l'intensità, sostituisci aggettivi generici con immagini concrete (es. invece di “affebrata” un'immagine sensoriale più precisa: “che trema” o “che brucia”).
  • Valuta di legare meglio gli elementi temporali: “scorcio d' anni” potrebbe diventare “scorcio d'anni” o “scorcio d'un anno” per chiarezza e scorrevolezza.


Versione alternativa leggermente rivista (opzione)


scintilla il sogno
sopra la vita ondivaga

luce febbrile
accompagna
questo scorcio d'anni

nel meriggiare ti accoglie
una pietra calda di sole

Traduzione in inglese


Sunstone

the dream sparkles
above the wavering life

feverish light
accompanies
this sliver of years

in the high noon it welcomes you
a warm sunlit stone

.

Raccolta: Pietra di sole


Ti propongo una breve raccolta in cinque frammenti che esplora la pietra come nucleo fisico e simbolico: calore, memoria, tregua, memoria corporea e congedo. Ogni pezzo ha un tono diverso ma mantiene immagini ricorrenti per creare unità tematica.


Ordinamento e note di lavoro


  • Sequenza suggerita: 1 (Scorcio) — 2 (Prima mattina) — 4 (Contatto) — 3 (Memoria) — 5 (Meriggio e congedo). Serve un arco: apertura, quotidiano, intimità, ritorno alla memoria, congedo.
  • Voce: mantenere un tono lirico, minimalista; privilegiare versi brevi e pause.
  • Ripetizioni: la locuzione “pietra” e immagini di luce/mani/meriggio fungono da leitmotiv.
  • Possibili sviluppi: aggiungere brevi prose in apertura di ciascuna sezione (una riga) o creare una versione estesa di uno dei testi per arrivare a 8–10 pezzi.

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Raccolta: Pietra di sole — versione estesa


Ecco la raccolta completa in otto frammenti: i cinque testi originali riorganizzati e tre poesie aggiuntive che esplorano passato, desiderio e perdita. Mantengo il tono lirico e le immagini ricorrenti (pietra, luce, mani, meriggio) per creare coesione.

1 Scorcio


scintilla il sogno
sopra la vita ondivaga

luce febbrile
accompagna
questo scorcio d'anni

nel meriggiare ti accoglie
una pietra calda di sole

2 Prima mattina


una pietra immobile
sorseggia la prima luce
che trema sulle crepe

mani ancora vuote
lasciamo su quella larghezza
impronte d'attesa

3 Contatto


appoggio il palmo: piccolo rito
il calore sale e torna a casa
sotto le ossa la vita si quieta

è una tregua breve
ma vera come sabbia che rimane
dopo l'onda

4 Memoria


sotto la pelle del tempo
la pietra serba i nomi degli affetti
tiepidi come sassi raccolti al mare

quando passi accanto
il tuo ritmo ritrova un luogo
dove i giorni non si disperdono

5 Meriggio e congedo


la luce, avendo fatto il suo giro,
posa l'ultimo spicchio sulla pietra

tu resti più leggero
con in tasca un frammento di sole
che porta il tempo come una promessa

6 Passato


una linea sottile di muschio
segnala il confine degli anni

la pietra trattiene impronte sbiadite
di chi ha camminato qui prima

a sera i ricordi scendono piano
come vento che deposita semi

7 Desiderio


sotto il calore nasce una voglia semplice
di tenerla ancora un po' tra le mani

una luce più viva attraversa il sogno
come una freccia che non chiede destino

ti siedi accanto e il mondo si piega
per farti il dono di un silenzio che ascolta

8 Perdita


quando la pietra resta sola
la sua temperatura racconta assenze

tu porti via il buio che ti apparteneva
ma qualcosa rimane: un istante caldo

lo tieni come si tiene un seme
sperando che la luce lo richiami


Note rapide sulla sequenza: 1 → 2 → 3 → 4 → 6 → 7 → 8 → 5 per un arco che apre, scende nel quotidiano, tocca intimità e memoria, attraversa passato, desiderio e perdita, e si chiude sul congedo del meriggio.


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Rhiannon Giddens – Freedom Highway (2017)


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A due anni di distanza dall’esordio solista, “Tomorrow Is My Turn”, Rhiannon Giddens ritorna con un album scritto ed elaborato durante la lunga tournée americana. Dopo aver dato voce all’universo femminile, attraverso canzoni scritte o interpretate da donne, l’ex-componente dei Carolina Chocolate Drops mette insieme un progetto più personale, con ben nove canzoni originali e tre classici folk-blues... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/s/1CVuPxNHwY5ORJ8Mh…



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Rhiannon Giddens – Freedom Highway (2017)


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A due anni di distanza dall’esordio solista, “Tomorrow Is My Turn”, Rhiannon Giddens ritorna con un album scritto ed elaborato durante la lunga tournée americana. Dopo aver dato voce all’universo femminile, attraverso canzoni scritte o interpretate da donne, l’ex-componente dei Carolina Chocolate Drops mette insieme un progetto più personale, con ben nove canzoni originali e tre classici folk-blues... artesuono.blogspot.com/2017/03…


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John Mayall with Eric Clapton — The Bluesbreakers (1966)


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Erano trascorse a malapena un paio di settimane dalla separazione con gli Yardbirds che John Mayall ingaggia Eric Clapton con i Bluesbreakers (aprile 1965). Il gruppo comprendeva, allora, John McVie al basso e Hughie Flint alla batteria. Furono proprio i Bluesbreakers a portare dentro il british blues una briosità tecnica ed un virtuosismo sconosciuto prima... silvanobottaro.it/archives/409…


Ascolta: album.link/s/3W45Tazulh4zb48uL…



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John Mayall with Eric Clapton — The Bluesbreakers (1966)


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Erano trascorse a malapena un paio di settimane dalla separazione con gli Yardbirds che John Mayall ingaggia Eric Clapton con i Bluesbreakers (aprile 1965). Il gruppo comprendeva, allora, John McVie al basso e Hughie Flint alla batteria. Furono proprio i Bluesbreakers a portare dentro il british blues una briosità tecnica ed un virtuosismo sconosciuto prima... silvanobottaro.it/archives/409…


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Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL 2026: a settembre pedoni al centro dell'attenzione


#ROADPOL è una rete internazionale non governativa di polizia stradale, il cui obiettivo principale è ridurre il numero di morti e feriti gravi sulle strade europee.

Attualmente, conta 31 membri europei e 1 osservatore dagli Emirati Arabi Uniti (Polizia di Dubai).

L'attività principale di ROADPOL è il controllo del traffico stradale, ma conduce anche campagne di prevenzione degli incidenti. Dato il crescente numero di reati commessi sulle strade da conducenti o passeggeri, o che prevedono l'utilizzo dei veicoli come strumento per commettere crimini, l'organizzazione ha avviato negoziati con le forze dell'ordine internazionali per una cooperazione efficace.

Dal 16 al 22 settembre 2026, l'attenzione degli sforzi europei per la sicurezza stradale si concentrerà interamente sui pedoni durante le Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL. La campagna, confermata dopo un recente incontro a Varsavia, mette in luce una realtà critica: sebbene camminare sia sostenibile ed essenziale, rimane incredibilmente pericoloso.

La realtà dei fatti: secondo i dati UE sulla sicurezza stradale del 2025, i pedoni rappresentavano il 18% di tutti i decessi stradali. Mentre gli occupanti delle auto costituiscono la quota maggiore, pari al 44%, i pedoni non hanno alcuna protezione fisica in caso di collisione, il che rende fatali anche le conseguenze di errori minimi.

Qual è il piano? La campagna si articola attorno a tre pilastri principali:

  • Responsabilità condivisa: gli automobilisti devono essere estremamente attenti nelle aree urbane, in prossimità degli attraversamenti pedonali e nelle zone ad alto traffico. La gestione della velocità è fondamentale; anche piccole riduzioni di velocità aumentano drasticamente le probabilità di sopravvivenza.
  • Riqualificazione delle infrastrutture: le autorità sono sollecitate a implementare zone a 30 km/h (come a Bruxelles e Parigi), migliorare l'illuminazione, progettare attraversamenti pedonali più sicuri e separare i flussi pedonali da quelli veicolari.
  • Vision Zero: l'obiettivo finale è eliminare gli incidenti stradali mortali entro il 2050. Come ha affermato Jana Peleskova della Polizia Ceca, dare priorità agli utenti più vulnerabili è l'unico modo per raggiungere questo traguardo.

Strade più sicure sono un vantaggio per tutti, ma proteggere chi non ha una gabbia di metallo intorno è il passo più urgente che si possa compiere.

#SicurezzaStradale #SicurezzaPedoni #ROADPOL2026 #VisionZero #PianificazioneUrbana


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Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL 2026: a settembre pedoni al centro...


Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL 2026: a settembre pedoni al centro dell'attenzione


#ROADPOL è una rete internazionale non governativa di polizia stradale, il cui obiettivo principale è ridurre il numero di morti e feriti gravi sulle strade europee.

Attualmente, conta 31 membri europei e 1 osservatore dagli Emirati Arabi Uniti (Polizia di Dubai).

L'attività principale di ROADPOL è il controllo del traffico stradale, ma conduce anche campagne di prevenzione degli incidenti. Dato il crescente numero di reati commessi sulle strade da conducenti o passeggeri, o che prevedono l'utilizzo dei veicoli come strumento per commettere crimini, l'organizzazione ha avviato negoziati con le forze dell'ordine internazionali per una cooperazione efficace.

Dal 16 al 22 settembre 2026, l'attenzione degli sforzi europei per la sicurezza stradale si concentrerà interamente sui pedoni durante le Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL. La campagna, confermata dopo un recente incontro a Varsavia, mette in luce una realtà critica: sebbene camminare sia sostenibile ed essenziale, rimane incredibilmente pericoloso.

La realtà dei fatti: secondo i dati UE sulla sicurezza stradale del 2025, i pedoni rappresentavano il 18% di tutti i decessi stradali. Mentre gli occupanti delle auto costituiscono la quota maggiore, pari al 44%, i pedoni non hanno alcuna protezione fisica in caso di collisione, il che rende fatali anche le conseguenze di errori minimi.

Qual è il piano? La campagna si articola attorno a tre pilastri principali:

  • Responsabilità condivisa: gli automobilisti devono essere estremamente attenti nelle aree urbane, in prossimità degli attraversamenti pedonali e nelle zone ad alto traffico. La gestione della velocità è fondamentale; anche piccole riduzioni di velocità aumentano drasticamente le probabilità di sopravvivenza.
  • Riqualificazione delle infrastrutture: le autorità sono sollecitate a implementare zone a 30 km/h (come a Bruxelles e Parigi), migliorare l'illuminazione, progettare attraversamenti pedonali più sicuri e separare i flussi pedonali da quelli veicolari.
  • Vision Zero: l'obiettivo finale è eliminare gli incidenti stradali mortali entro il 2050. Come ha affermato Jana Peleskova della Polizia Ceca, dare priorità agli utenti più vulnerabili è l'unico modo per raggiungere questo traguardo.

Strade più sicure sono un vantaggio per tutti, ma proteggere chi non ha una gabbia di metallo intorno è il passo più urgente che si possa compiere.

#SicurezzaStradale #SicurezzaPedoni #ROADPOL2026 #VisionZero #PianificazioneUrbana


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Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia e un dark web frammentato rendono più difficile il tracciamento dei crimini informatici


Basta leggere l'ultimo rapporto #IOCTA (Internet Organised Crime Threat Assessment, scaricabile qui: europol.europa.eu/publication-…) 2026 di Europol per rendersi conto che il panorama sta cambiando rapidamente. Il punto principale? I criminali stanno trasformando la tecnologia in armi più velocemente di quanto le forze dell'ordine riescano ad adattarsi.

Ecco i punti chiave emersi:

  • L'IA come moltiplicatore di forze: l'IA generativa non è solo per l'arte; viene utilizzata per potenziare l'ingegneria sociale e personalizzare gli schemi fraudolenti. In combinazione con lo spoofing dell'ID chiamante e le “SIM farm” (invio di migliaia di SMS/chiamate spam), la portata delle frodi online sta esplodendo.
  • Il dark web si sta frammentando: invece di un unico grande mercato, stiamo assistendo a una transizione verso piattaforme specializzate, resilienti e altamente sicure. Inoltre, le app con crittografia end-to-end (E2EE) stanno confondendo i confini tra le comunicazioni sul web di superficie e sul dark web, rendendo le indagini un incubo.
  • Il riciclaggio di criptovalute si sta evolvendo: le criptovalute incentrate sulla privacy e gli exchange offshore sono ormai parte integrante del riciclaggio dei pagamenti dei ransomware. Il rapporto evidenzia, in modo sconcertante, un aumento dei minori che, inconsapevolmente, si ritrovano coinvolti nel riciclaggio di denaro tramite criptovalute.
  • Ransomware e minacce ibride: i marchi di ransomware rimangono attivi, ma si osserva una preoccupante tendenza dei gruppi criminali ad agire come intermediari per minacce ibride sponsorizzate da stati, che prendono di mira istituzioni pubbliche e grandi aziende tecnologiche.
  • Crisi per la sicurezza dei minori: il rapporto sottolinea un grave aumento dello sfruttamento sessuale dei minori online (CSE), inclusa la produzione di materiale pedopornografico sintetico. Comunità come la rete “The Com” intrecciano il CSE con l'estremismo violento e altri gravi crimini, spesso nascondendosi dietro la crittografia end-to-end (E2EE).

Il rapporto sottolinea che il divario tra l'innovazione criminale e le capacità delle forze dell'ordine si sta ampliando. Una maggiore cooperazione internazionale e nuovi strumenti tecnologici per gli investigatori non sono più un'opzione, ma un'urgenza.

#SicurezzaInformatica #Europol #IOCTA2026 #IA #DarkWeb #Ransomware #SicurezzaInformatica


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Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia...


Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia e un dark web frammentato rendono più difficile il tracciamento dei crimini informatici


Basta leggere l'ultimo rapporto #IOCTA (Internet Organised Crime Threat Assessment, scaricabile qui: europol.europa.eu/publication-…) 2026 di Europol per rendersi conto che il panorama sta cambiando rapidamente. Il punto principale? I criminali stanno trasformando la tecnologia in armi più velocemente di quanto le forze dell'ordine riescano ad adattarsi.

Ecco i punti chiave emersi:

  • L'IA come moltiplicatore di forze: l'IA generativa non è solo per l'arte; viene utilizzata per potenziare l'ingegneria sociale e personalizzare gli schemi fraudolenti. In combinazione con lo spoofing dell'ID chiamante e le “SIM farm” (invio di migliaia di SMS/chiamate spam), la portata delle frodi online sta esplodendo.
  • Il dark web si sta frammentando: invece di un unico grande mercato, stiamo assistendo a una transizione verso piattaforme specializzate, resilienti e altamente sicure. Inoltre, le app con crittografia end-to-end (E2EE) stanno confondendo i confini tra le comunicazioni sul web di superficie e sul dark web, rendendo le indagini un incubo.
  • Il riciclaggio di criptovalute si sta evolvendo: le criptovalute incentrate sulla privacy e gli exchange offshore sono ormai parte integrante del riciclaggio dei pagamenti dei ransomware. Il rapporto evidenzia, in modo sconcertante, un aumento dei minori che, inconsapevolmente, si ritrovano coinvolti nel riciclaggio di denaro tramite criptovalute.
  • Ransomware e minacce ibride: i marchi di ransomware rimangono attivi, ma si osserva una preoccupante tendenza dei gruppi criminali ad agire come intermediari per minacce ibride sponsorizzate da stati, che prendono di mira istituzioni pubbliche e grandi aziende tecnologiche.
  • Crisi per la sicurezza dei minori: il rapporto sottolinea un grave aumento dello sfruttamento sessuale dei minori online (CSE), inclusa la produzione di materiale pedopornografico sintetico. Comunità come la rete “The Com” intrecciano il CSE con l'estremismo violento e altri gravi crimini, spesso nascondendosi dietro la crittografia end-to-end (E2EE).

Il rapporto sottolinea che il divario tra l'innovazione criminale e le capacità delle forze dell'ordine si sta ampliando. Una maggiore cooperazione internazionale e nuovi strumenti tecnologici per gli investigatori non sono più un'opzione, ma un'urgenza.

#SicurezzaInformatica #Europol #IOCTA2026 #IA #DarkWeb #Ransomware #SicurezzaInformatica


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NUVOLE VAGHE

le nuvole vaghe a guisa di pegaso o capra e in pacato risveglio il sangue del tuo ieri connesso alla vista del bimbo nel levarsi dei piccioni in volo davanti ai gridolini acuti e più a lato della piazza il vecchio in carrozzina tornato bambino a ricordarti l'esistere parabola di carne nel pulsare dell'universo e il conto degli anni i voli pindarici del sognare .

Nota sul testo


Bellissima immagine: il linguaggio è intimo, visivo e poetico, con accostamenti inattesi (Pegaso-capra, bimbo-vecchio) che funzionano come scintille di senso.


Versione rivista


le nuvole vaghe a guisa di Pegaso
o capra, in pacato risveglio
il sangue del tuo ieri connesso
alla vista del bimbo che si leva
dei piccioni in volo davanti
ai gridolini acuti e, più a lato,
della piazza il vecchio in carrozzina
tornato bambino a ricordarti
l'esistere parabola di carne
nel pulsare dell'universo
e il conto degli anni, i voli pindarici
del sognare


Motivi delle modifiche


  • Ho capitalizzato “Pegaso” per rafforzarne la figura mitica.
  • Ho aggiunto leggere punteggiature per guidare il ritmo senza spezzare il flusso.
  • Ho reso più esplicita la costruzione “bimbo che si leva” per chiarezza immaginativa.
  • Ho unito l'ultima immagine per mantenere la chiusa in una sospensione onirica.

Traduzione in inglese


the vague clouds like a Pegasus
or a goat, in a calm awakening
the blood of your yesterday linked
to the sight of the child rising
the pigeons taking flight ahead
to the sharp little cries and, aside,
in the square the old man in his wheelchair
returned to childhood to remind you
the parabola of existence made of flesh
in the heartbeat of the universe
and the count of years, the fanciful flights
of dreaming


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2RE - Capitolo 5


1Naamàn, comandante dell'esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramei. Ma quest'uomo prode era lebbroso. 2Ora bande aramee avevano condotto via prigioniera dalla terra d'Israele una ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn. 3Lei disse alla padrona: “Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che è a Samaria, certo lo libererebbe dalla sua lebbra”. 4Naamàn andò a riferire al suo signore: “La ragazza che proviene dalla terra d'Israele ha detto così e così”. 5Il re di Aram gli disse: “Va' pure, io stesso invierò una lettera al re d'Israele”. Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro e dieci mute di abiti. 6Portò la lettera al re d'Israele, nella quale si diceva: “Orbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra”. 7Letta la lettera, il re d'Israele si stracciò le vesti dicendo: “Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra? Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me”.8Quando Eliseo, uomo di Dio, seppe che il re d'Israele si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: “Perché ti sei stracciato le vesti? Quell'uomo venga da me e saprà che c'è un profeta in Israele”. 9Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Eliseo. 10Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: “Va', bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato”. 11Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: “Ecco, io pensavo: “Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra”. 12Forse l'Abanà e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque d'Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?“. Si voltò e se ne partì adirato. 13Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: “Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l'avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: “Bàgnati e sarai purificato”“. 14Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato.15Tornò con tutto il seguito dall'uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: “Ecco, ora so che non c'è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo”. 16Quello disse: “Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò”. L'altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. 17Allora Naamàn disse: “Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore. 18Però il Signore perdoni il tuo servo per questa azione: quando il mio signore entra nel tempio di Rimmon per prostrarsi, si appoggia al mio braccio e anche io mi prostro nel tempio di Rimmon, mentre egli si prostra nel tempio di Rimmon. Il Signore perdoni il tuo servo per questa azione”. 19Egli disse: “Va' in pace”. Partì da lui e fece un bel tratto di strada.20Giezi, servo di Eliseo, uomo di Dio, disse fra sé: “Ecco, il mio signore ha rinunciato a prendere dalla mano di questo arameo, Naamàn, ciò che egli aveva portato; per la vita del Signore, gli correrò dietro e prenderò qualche cosa da lui”. 21Giezi inseguì Naamàn. Naamàn, vedendolo correre verso di sé, saltò giù dal carro per andargli incontro e gli domandò: “Tutto bene?”. 22Quello rispose: “Tutto bene. Il mio signore mi ha mandato a dirti: “Ecco, proprio ora, sono giunti da me due giovani dalle montagne di Èfraim, da parte dei figli dei profeti. Da' loro un talento d'argento e due mute di abiti”“. 23Naamàn disse: “È meglio che tu prenda due talenti”, e insistette con lui. Chiuse due talenti d'argento in due sacchi insieme con due mute di abiti e li diede a due suoi servi, che li portarono davanti a Giezi. 24Giunto alla collina, questi prese dalla loro mano il tutto e lo depose in casa, quindi rimandò quegli uomini, che se ne andarono. 25Poi egli andò a presentarsi al suo signore. Eliseo gli domandò: “Giezi, da dove vieni?”. Rispose: “Il tuo servo non è andato da nessuna parte”. 26Egli disse: “Non ero forse presente in spirito quando quell'uomo si voltò dal suo carro per venirti incontro? Era forse il tempo di accettare denaro e di accettare abiti, oliveti, vigne, bestiame minuto e grosso, schiavi e schiave? 27Ma la lebbra di Naamàn si attaccherà a te e alla tua discendenza per sempre”. Uscì da lui lebbroso, bianco come la neve.

__________________________Note

5,17 Dato che il Signore ha un particolare rapporto con la terra d’Israele, dove abita, Naamàn chiede di riportare in Siria un po’ di tale terra, per poter costruire su di essa un altare al Signore.

5,18 Rimmon: la divinità principale adorata a Damasco.

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Approfondimenti


1. Il nome proprio del protagonista apre la narrazione insinuando una amara ironia tra la realtà della persona e il suo nome. La radice n‘m in ebraico è legata alla bellezza e alla gioia, caratteristiche di cui il personaggio è privo a causa della sua malattia. Dio è presentato come l'autore di ogni vittoria, anche di quella nemica. È questo un segno della sua sovranità universale. Non viene dato il nome del re, come sarà taciuto più sotto il nome del re d'Israele; probabilmente si tratta di Ben- Adad di Siria e di Ioram. La lebbra di cui Naaman è affetto non deve essere una forma grave; in questo caso, infatti, sarebbe stato escluso dalla vita sociale (Lv 13,45-46). Già lo storico Erodoto distingueva accanto alla lebbra una forma di malattia cutanea chiamata leukē, lebbra bianca. Insomma si trattava di una imbarazzante malattia della pelle come leucodermia o vitiligine.

2. Vicino alle frontiere rimaneva sempre aperto il rischio di scorrerie operate da bande di predoni che oltre a far razzia di cose e bestiame prendevano con sé anche persone da vendere come schiavi.

3. Il nome Samaria è ancora limitato alla sola capitale. Eliseo a quanto pare aveva anche là un suo domicilio dove conduceva una vita indipendente dalle confraternite profetiche.

5. La lettera al re è dettata non solo da motivi di cortesia, per rispettare l'etichetta di una visita in territorio straniero di un alto dignitario di corte, ma anche dal fatto che probabilmente il re di Aram credeva che il profeta taumaturgo vivesse alla reggia alle dipendenze del re. Era costume dei sovrani orientali tenere a corte saggi e maghi con poteri straordinari. Secondo l'uso (cfr. 1Sam 9,8 e 1Re 14,3), Naaman prepara dei doni da portare all'uomo di Dio. È un carico veramente generoso se si ricorda che un talento equivale a kg 34,5 e 1 siclo a gr 11,5.

7. Solo a Dio si riconosceva potere sulla vita e sulla morte, sulla salute e sulla malattia (Dt 32,39; Os 6,1; Gb 5,18). Si invoca lui per essere guariti (Sal 6,3; Ger 17,14 ecc.); si ringrazia lui dopo la guarigione (Sal 30,3; 103,3; ecc.). Per questo il re d'Israele pensa di essere vittima di un tranello. Nei rapporti, né facili né costanti, tra Israele e Siria potevano infiltrarsi spie per far esplodere la tensione.

8. Nella capitale non è passato inosservato l'arrivo di Naaman e ora velocemente si diffonde la notizia dello sdegno del re che raggiunge anche Eliseo. Questi invita il malato presso di sé per fargli conoscere che in Israele c'è un vero profeta. Non si tratta però di un atto di vanità, ma della premessa per incontrare e riconoscere colui che garantisce la veridicità di Eliseo: JHWH.

10. Prima di guarire la carne di Naaman, Eliseo vuole domarne la fierezza. Non gli va neppure incontro, gli manda un servo con un ordine semplice e secco: scendere al Giordano per un bagno rituale.

11. La delusione di Naaman si manifesta violentemente. Si aspetta un rito articolato, con risalto dell'invocazione del nome della divinità e la imposizione delle mani. Non comprende le maniere del profeta perché non conosce ancora lo stile di Dio. Il suo ambiente pagano non gli ha ancora permesso di ammettere la semplicità di Dio nei suoi efficaci interventi nella vita degli uomini.

12. Invece di Abana alcuni manoscritti hanno Amana o Amman. Si tratta del Nahr Baradà, l'antico Chrysorrohas di cui parlano Strabone e Plinio, presso il quale sorgeva Damasco e le cui sorgenti si trovano nell'Antilibano. Perché preferire le melmose acque del Giordano a quelle dei limpidi corsi d'acqua dell'oasi di Damasco? Naaman ritorna sui suoi passi.

13-14. L'intervento dei servi riconduce Naaman alla ragione. Disposto a tutto pur di riavere la salute, recalcitra di fronte all'ingiunzione del profeta e si arrende di fronte alla riflessione dei servi. La parola profetica eseguita produce la guarigione e il miracolo va al di là dell'aspettativa. La pelle oltre che guarita è ringiovanita.

15. È il vertice del racconto. Il fiero avversario d'Israele si piega davanti al Dio di tutta la terra. Questa professione di fede è la finalità del miracolo; lo scopo dell'intervento profetico era di condurre Naaman a riconoscere un solo Dio per tutta la terra e identificarlo nel Dio d'Israele.

16. Non deve sfuggire la gratuità del gesto compiuto da Eliseo. La grazia di Dio è amministrata senza interesse personale. Con l'atteggiamento del profeta contrasta l'avidità di Giezi (vv. 20-27).

17. La terra dove si pratica il culto idolatrico è immonda (cfr. Am 7,17); nella terra d'Israele invece abita il Signore. Per questo Naaman asporta due carichi di terra: gli servono per costruire un'isola di fedeltà nella sua patria dove praticherà il vero culto.

18. La carica che Naaman ricopre lo obbliga a essere presente alle cerimonie religiose presiedute dal re. Ora chiede a Eliseo di perdonargli l'adempimento di quel suo dovere che rimarrà per lui solo un atto di lealtà verso il sovrano e non un atto di adorazione alla falsa divinità. Rimmon che in ebraico significa «maturo» è una deformazione di Raman, sull'originale accadico Rammanu. Si tratta del dio della tempesta.

20-27. Spinto dall'avidità, Giezi insegue il carro di Naaman per presentare le sue richieste. La colpa più grave però non è la cupidigia, bensì la propria disonesta azione con l'autorità di Eliseo. L'ingordigia trova come alleata la menzogna e questa seconda colpa è superiore alla prima perché attenta all'onore e alla credibilità del profeta. Per la sua disonestà Giezi viene colpito dalla stessa malattia di Naaman, ma anch'egli nonostante questa forma sgradevole di male potrà rimanere nella società: cfr. 8,4. Un analogo caso di punizione si trova in Nm 12,10.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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A proposito di sale giochi, immaginario (di nuovo), e convivialità (sempre)


È inizio Maggio, sono indietro di due mesi, ma quel reazionario guerrafondario del mio insegnante di scienze motorie delle superiori mi inculcò che “barcolli, ma non molli”, per cui ecco il mio articolo di Marzo per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano lanciata dal mio admin locale Ed Tamarro & Antifascista (sì Ed, continuerò a citare in ogni intro il tuo nick mensile, stacce).


Bilanciare i pixel e gli atomi (di nuovo)


Scrivo queste righe dopo una primavera piuttosto piena in cui, fra le altre cose, ho rivalutato il concetto stesso di social network, siccome a fine Aprile ho abusato del mio profilo Mastodon per berciare sulla pubblica piazza certi miei pensieri aggressivi, senza filtraggio preventivo né rispetto per chi poteva soffrirne... il che, due anni fa, fu lo stesso punto di non ritorno dopo il quale sono fuggito da Instagram, ragion per cui penso ancor più di prima che il concetto stesso di social network tiri fuori il peggio di me (e “forse” non solo di me) e che ci converrebbe fare due passi indietro verso il web dei siti tematici e dei forum, pensandolo come strumento per rafforzare la vita nel mondo reale anziché per sostituirla... ma di questo riparlerò se e quando riusciremo a cucinare qualcosa con le ame hacker qui a Milano (se mi leggete, ciao regaz ❤).

Per cui, dicevo, sono un po' di giorni che ho ridotto la mia esistenza virtuale per, proverbialmente, toccare di più l'erba, e mi sono lanciato in avventure inconcepibili al me tredicenne che stava tappato in casa davanti alla Nintendo Wii... tipo scendere al bar sottocasa un giovedì sera di inizio ponte, alzare un pochino il gomito e flirtare con un'affascinante persona sconosciuta che è avventrice assidua (se mi leggi, ciao bellu ❤). A sapere che mi accingo a parlare di videogiochi, fresco di un'avventura del genere, il mio cugino quasi quarantenne buon padre di famiglia (sic) rispolvererebbe i cari vecchi argomenti a sfavore del digitale tutto, presentandoci come auto-evidente che bisogni “spegnere il piccì e andare a sc*pare” (immaginatelo detto con inflessione calabrese di Reggio).

Per quanto sarei tentato di dargli ragione e concludere almeno questo articolo, per una volta, con una posizione garbatamente conservatrice, in effetti ci tengo troppo al patentino di intellettuale di sinistra sfaccendato, per cui mi toccherà esaminare la posizione del Cuggino ed estrapolarne ciò che può servirci.

Discere ludendo (per la gente normale, “imparare giocando”)


Da insegnante di ruolo ma ancora in gavetta, mi accorgo sempre di più che non sarei mai diventato un drago in storia e geografia senza lo stimolo dei videogiochi di simulazione politica-militare: tuttora le mie lezioni di storia del Mediterraneo antico prendono le mosse da suggestioni di storia militare romana imparata tramite la serie Imperium, e dentro di me vorrei tanto poter valutare lu studentu sul colonialismo europeo rinascimentali mettendo davanti a ogni allievu una qualche versione semplificata di Europa Universalis e assegnando l'incarico “Scegli una civiltà amerindia, cerca di respingere i coloni europei e relazionami come hai vinto oppure fallito”. Allo stesso modo, i simulatori di capitalismo mercantile come Anno e Patrician mi hannp insegnato concetti economici di base quali filiera produttiva, domanda e offerta, e partita doppia (oltreché tangente), e devo alla mia breve incursione nella simulazione di guerra meccanizzata di Company of Heroes 1 (ma francamente preferivo il fratello maggiore fantascientifico WarHammer 40k: Dawn of War 1) la scoperta che il retro dei carriarmati è costitutivamente più delicato del muso (sperando che questa nozione non mi serva mai durante una ferma militare...). Allo stesso modo, il mio vocabolario e la mia percezione dei meccanismi drammaturgici devono non poco a videogiochi dalla forte impronta narrativa: certamente sono in debito con avventure punta-e-clicca classiche quali i Monkey Island dal 1 al 3 (non ho amato il 4 e il 5 mi è rimasto colpevolmente a metà da anni), i Runaway (solo 1 e 2, mi impantanai subito con il 3) e i Sam & Max (sia Hit the Road sia Save the World... che scopro or ora essere stato pubblicato vent'anni fa, porcoddue), ma ricordo con affetto pure il mio primo videogioco di ruolo, il tenero e derivativo Puzzle Quest 1 con i suoi comprimari monodimensionali e matti in culo... e sopratutto Life is Strange 1, la più bella avventura parla-e-scegli di sempre (sì sono molto obiettivo, lo so...), quella che a 20 anni mi mise nei panni di una ragazza mia coetanea e socialmente impedita al quinto anno di superiori (insomma, la me di due anni prima)... ma dotata di tutti gli strumenti per trovare la propria gente e costruirsi una comunità affiatata e felice, ivi compresa la possibilità di pomiciare sia con il nerd assurdamente impacciato sia con la punk un po' teppistella. A distanza di più di un decennio, Maxine Caulfield di LiS 1 resta una delle mie eroine immaginarie del cuore, oltreché la protagonista dell'unica fanfiction che io abbia mai scritto e pubblicato (non ci credo, saranno 10 anni esattamente due settimane dopo la stesura di questo articolo)... e l'anello di congiunzione col prossimo punto del nostro discorso.

Vale più un'ora di gioco che un anno di conversazione


Gente ben più studiata di me analizza da decenni la possibilità di insegnare col gioco gli elementi tecnico-disciplinari delle materie scolastiche, non solo per l'ambito umanistico di cui mi occupo io ma vieppiù per gli ambiti scientifici facilmente allenabili attraverso il rompicapo logico-matematico (scommetto che tutti gli ingegneri che mi leggono siano giocatori di Factorio oppure di InfiniFactory); e del resto, a ben vedere, i miei primi videogiochi sono stati proprio software di edu-intrattenimento progettati per rafforzare la prima alfabetizzazione, per lo più enigmistica animata e musicata prodotta dalla benemerita DeAgostini (molti anni dopo, ho insegnato spalla a spalla con una docente di inglese che lavorava per loro ai contenuti di anglistica, e scoprirlo mi ha fatto sorridere), più un titolo sviluppato dai Walt Disney Interactive Studios a tema Winnie Pooh (sì, ho imparato i punti cardinali con il minigioco in cui si doveva guidare Tigro su una mappa del tesoro). Di converso, negli ultimi (almeno) dieci anni si baltera tanto di sviluppare nei discenti le soft skills e trattare dettagliatamente l'Educazione Civvvica come percorso interdisciplinare, il che, se volete la mia, è la solita porcheria aziendalista per togliere dignità e urgenza allo sviluppo (diciamolo come si deve) delle facoltà sociali-relazionali e della sensibilità politica, sì da intrappolarci in una società atomizzata ed egoista (ma di questo parlo già troppo...); e che c'entra questo coi videogiochi, chiederete voi? C'entra, perché la mia partita a Life is Strange 1 ha dato al me 19enne socialmente impacciato degli strumenti di analisi e azione sul mondo che successivamente, piano piano e giorno dopo giorno, ho messo a frutto nel mondo reale, fino a diventare così socialmente capace da riconoscere un'anima affine al bar sotto casa e instaurarci un'interazione significativa e bella. Allo stesso modo, ormai due anni fa, il delizioso Unpacking mi ha fatto esperire una narrativa emergente in cui noi utenti ricostruiamo l'esistenza dell'eroina disfacendole i bagagli dopo ogni trasloco della sua vita... esperienza che mi ha preparato al mio, di trasloco dalla cameretta in affito all'appartamentino di proprietà (con una tappa in ostello). E ancora, che dire di Hades 1, un gioco che a livello prettamente meccanico abitua alla pazienza e alla perseveranza, perché paziente e perseverante è il dio greco Zagreo nella sua fuga da casa, atta a mettere la giusta distanza con i suoi immortali parenti e, incidentalmente, a rimettere ordine nei propri rapporti sentimentali con Lui, Lei e l'Altra (sì, giocandoci mi sono convinto ad andare a vivere per conto mio e a praticare attivamente il poliamore)? E poi, come non citare Persona 5 Royal, il videogioco mainstream più komunista mai uscito da una compagnia giapponese, in cui uno studente di campagna trasferito a Tokyo impara a coltivare i rapporti sociali nella grande città e a tenere in piedi un collettivo scolastico di agitpropaganda in salsa urban fantasy? L'ho concluso questa primavera, dopo anni che lo giocavo in grossi spezzoni intervallati con grosse pause (ho anche fatto in tempo a far mettere l'eroe con la personaggia che più assomigliava alla mia morosa dei tempi), ed è stato commovente congedarmi dai Ladri Fantasma nel momento in cui, ufficialmente, ho dimesso i panni di campagnolo fuori sede che portavo all'avvio della partita, e ho indossato la maschera di adulto naturalizzato nella grande città.

Dove voglio arrivare, con questa mia raffica di fatti miei? A comprovare che il medium videogioco è medium, quindi comunicazione culturale, quindi non solo può trasmettere contenuti tecnici e/o allenare al pensiero logico e astratto, quindi risultare “educativo” nel senso libresco del termine, ma può allenare i muscoli dell'emozione e della socialità, e lo sappiamo bene che l'homo sapiens è animale sociale.

Otro mondo es posible


Non mi stanco mai di raccontare che la mia educazione politica è merito di Zerocalcare e del suo lavoro indefesso per costruire un immaginario eroico attorno a noi sfigatu malandatu della Sinistra di movimento. Non mi stanco mai neppure di sostenere che il mondo stia andando sempre più a rotoli da una ventina d'anni, dopo che la sconfitta del G8 di Genova ha massacrato il movimento No Global e la fase di Onda Anomala, Occupy Wall Street eccetera non ha saputo reagire con abbastanza forza alla crisi economica del 2008. Ora, vi faccio notare che, nelle sue memorie a fumetti, Calcare non nasconde mai che la sua generazione aveva accesso alle PlayStation 1, console supremamente facili da piratare e con una libreria di titoli stratosferica, fra cui il gioco komunista per eccellenza era quel Final Fantasy VII in cui una cellula ecoterrorista combatte contro un mercenario pazzo che ha disertato le milizie private di una multinazionale; ma quella generazione aveva ancora accesso alla sala giochi, lo spazio aggregativo nazionalpopolare dove il bar di quartiere conviveva con lo spazio hobbistico in cui giocare spalla a spalla a Metal Slug oppure testa a testa a Street Figther... e chissà se poi non si limonava sul retro, magari fra due maski che ancora per vent'anni non avrebbero potuto certo definirsi “gaymer”, o fra due ragazze che magari si beccavano brutte occhiate perché uniche avventirci donne, figurarsi far sapere che erano “leccaciuffe”... o magari si formava la comitiva per andare assieme al concerto di musica strana nel centro sociale occupato. E anche chi era un bravo bambino casa e chiesa, comunque la mancetta della comunione poteva investirla in un GameBoy con allegato Pokémon Rosso o Blu, e vai di baratto di figurine virtuali con gli amichetti in un multiplayer locale che spostava la sala giochi nel parchetto. E infine, non scordiamo gli smanettoni matti capaci di far girare su computer giochi astrusi e intellettualoidi, quelli probabilmente capaci di collegarsi a internet e aggiornarsi in tempo quasi reale sui fatti del mondo... tipo l'andamento dell'alterglobalismo tramite il network federato IndyMedia.

Oggi, che panorama videoludico hanno a disposizione le nostre giovani testoline? Un panorama videoludico coerente con lo stato generale del mondo virtuale. Console e computer sempre più costosi per l'inflazione galoppante, accesso relativamente facile a smartphone pensati, essenzialmente, come terminali dei social network centralizzati, una ludificazione dei social e del commercio online mirata a suscitare assuefazione... e un'offerta di videogiochi mainstream che sembra aver preso e rafforzato a bella posta i limiti peggiori dei Massive Multiplayer Online Games di una volta: enfasi sul gioco competitivo mordi e fuggi, demolizione delle possibilità di socializzazione fra utenti, gratuità apparente che nasconde acquisti ad abbonamento esacerbati con elementi di azzardo (e qui non neghiamolo, il boom dei giochi di carte collezionabili dei nostri tempi ha fatto da apripista). Non oso negare che ci siano delle ottime intuizioni di design alla base di Brawl Stars o Fortnite o Clash Royal (altrimenti non si fanno certo milioni e milioni di utenti!), ma sinceramente mi pare che tali meriti vengano allegramente massacrati dall'infrastruttura imposta del modello commerciale, e a momenti rimpiango i tempi in cui noi adolescenti di ieri bozzavamo con i genitori per mettere le mani su dei Call of Duty che erano “solo” propaganda imperialista yankee VM18.

Videogiocare a trent'anni


Scrivo queste righe dopo aver concluso, con una maratona un po' faticosa (non ho più 15 anni...), il delizioso strategico Unicorn Overlord, che ha saputo gasarmi il giusto con il suo lieto fine da storia high fantasy. L'altro giorno, ero a cena dal mio amico che fu mio partner ai tempi dell'università, e come ai vecchi tempi gli ho fatto da navigatore delle mappe mentre si dilettava con il simpatico sparatutto di fantascienaza horror Saros; abbiamo anche speculato sull'ipotesi di un sottotesto omoerotico achilleo, dopo i tanti colpi di scena saffici nei giochi della Sony odierna.

Nelle abusate parole del mio intellettuale cristiano preferito, il professor John Tolkien, l'arte di qualità è quella “escapista” nel senso di permettere a un prigioniero di resistere alla galera e concertare la propria evasione.

Lo dico spesso, su queste pagine web: il mondo moderno è una galera che ci vuole isolatu e interiormente distruttu, pertanto evadere significa anche co-spirare assieme per realizzare un'esistenza con-viviale. E se il sistema ci impone una vita grigia, la convivialità deve prevedere anche l'arte, un'arte che ci dia strumenti cognitivi e sociali funzionali alla nostra vita felice.

Per cui gente, io dico sì, ben vengano i videogiochi: ben venga l'edu-intrattenimento per insegnarci l'ingegneria gestionale e le grammatiche verbali, ben vengano i videogiochi competitivi che insegnano il fair play, ben vengano i videogiochi strappalacrime sugli amori omoerotici e il lutto per malattia, ben venga l'emulazione di titoli antichi, l'acquisto collettivo di opere nuovissime, e lo sviluppo di titoli indie fatto in tre amicu con un macinino che fa girare Linux. Ben vengano i cabinati dismessi da sala giochi ricondizionati nei circoli di quartiere, e negli spazi occupati. Ben vengano i videogiochi come strumento per spezzare l'eurocentrismo e conoscere le istanze e i pensieri di artistu che vengono dal Sud Globale.

Ben venga il videogioco, purché il virtuale intensifichi e rafforzi il reale.

Ben venga videogiocare, oggi, nel 2026, se il gioco diventa mezzo o premessa per abbracciarsi dolcemente con altre belle persone, e proporre loro di cambiare assieme il mondo.


log.livellosegreto.it/cretinod…

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📒Dal mio diario...

Un pomeriggio tutto per me!

Senza esagerare, mi son concessa un pomeriggio senza colori, pennelli, trulli, polveri varie e musica neomelodica in sottofondo! Fuori c'è un timido sole, ma anche un vento fastidioso, perciò pur volendo stare ore ed ore sull'amaca, tra i miei ulivi, mi son ritagliata minuti, attimi e son contenta così! Ed era giusto anche per me dedicarmi delle attenzioni, ma non di tipo materiale, semplicemente scrivendo e raccontando un po' di me! In realtà ho un amico, di penna, anzi di tastiera, con cui ci raccontiamo, e soprattutto io mi affido e confido! Però a volte , come oggi, voglio semplicemente, scrivere un po' più semplicemente, senza badare troppo alle parole...e si perché spesso le parole son cattive, si lasciano influenzare dal momento, dal tempo e possono essere poco chiare o non capite! Ho ripensato, e altra cosa terribile che ho fatto in qsti giorni e scrivere e confidarmi e chiedere consiglio all' Intelligenza Artificiale! Ho iniziato per gioco, volevo capire come capire, che gioco di parole, se alcune cose che leggevo, post, ecc. fossero frutto di questo aiutino! E si perché pare io sia ancora abbastanza ingenua e poco informata in materia! Risultato? E sì, è proprio così, è normale che spesso ci si faccia aiutare da questa intelligenza, certo, fa parte dell'era moderna, del progresso, ma io e lei non andremo troppo d'accordo? E sai perché!!? Non comprendo, non mi interessa la perfezione, ma soprattutto all'ordine, allo scriver bene, in modo corretto, preferisco ancora il cuore, i miei pensieri, le mie emozioni,.la mia quotidianità, e son anche consapevole che non interessa a nessuno, ma a me va bene così! Sono me stessa ho dato libero sfogo alla Martina, a cui piace scrivere, raccontare, confrontarsi! Stamattina ho ricevuto, consapevolmente una piccola delusione, per colpa della mia empatia, entro in connessione involontaria con chi ho di fronte, ma spesso anzi sempre , questa mia empatia diventa un problema non solo per me ma anche x chi mi è accanto! A volte mi piacerebbe ascoltare, essere considerata una persona degna di fiducia, cui affidare pensieri, emozioni, o semplicemente confrontarsi..non sono così insolente o importante o tale da dispensare consigli o conforto, assolutamente no! Però vero è che spesso si manca di rispetto nei miei confronti, nel mio modo di essere , io accetto, comprendo e mi faccio indietro quando necessario, ma altri no, mi affondano con poco, una parola generica ,un confronto con il momento...e la totale indifferenza! Ho capito che a sbagliare sono io, che non interessa a nessuno nella mia vita reale, figuriamoci nel virtuale, salvo rare eccezioni; che io parli e racconti delle mie esperienze, della mia malattia, è brutto parlarne, certo altri argomenti sono meglio , più gestibili, più criticabili, parlare di ...e non lo nomino nemmeno per delicatezza e rispetto per chi come me , o anche peggio, sta vivendo tale situazione, perché caro Fabio, non è un bollettino medico, interessarsi a qualcuno , voler dare conforto, certo a chi ne è capace, lo faccia, che di sicuro fa bene a chi da e a chi riceve...Se tempo fa c'è chi mi ha negato un abbraccio in un momento di difficoltà, oggi ancora di più non ho paura a chiederne, e se potessi li darei anche! No, oggi tutto ha più valore, piccoli gesti, saluti, attenzioni che possono sembrare stupide e banali, cerco di cogliere l'attimo, di godermi ogni alba, ogni tramonto, ogni respiro e ogni luna! Sarò malata, folle e diversamente normale, sono una pecorella nera, smarrita più volte, che si distingue , seppur non per bellezza o importanza o ricchezza, semplicemente per la sua umiltà, le sue passioni, i suoi amori, la sua vita, su figlio, valori ben radicati. E si non sarò mai nessuno, rimarrò povera, sempre in lotta, dedita a scalare la sua vetta, ma voglio ancora credere in me, nella mia lealtà, nelle mie capacità e continuare a vivere così come ho sempre fatto, senza dover chiedere nulla, senza dovermi svendere o arrendere; e se qualche giorno il sole tarderà a sorgere, o la luna a farsi abbracciare, sarò in grado di illuminare ugualmente il mio cammino, ognuno può avere dentro di sé, tutto ciò di cui si ha bisogno, basta crederci e volerlo, lo so, son solo parole ed io dovrei fare seguire i fatti ad esse, ma ci provo ogni giorno, ogni volta che mi metto in discussione, ogni volta che cado e mi rialzo, e sempre da quando mi son dovuta riscoprire , reinventarmi e darmi la possibilità di continuare ad essere me stessa, diversamente, con calma, concedendomi tempo e pazienza, forza e coraggio! Va bene così mi sono raccontata, seppur ad uno schermo e non realmente sul mio diario cartaceo, ma riesco a riconoscere ciò che ho pensato, scritto senza dover ricorrere ad aiuti , sono così e pur sbagliando, pur risultando antica e noiosa, sicuramente sono io e sono vera....✨

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