1CR - Capitolo 26


Organizzazione delle classi dei portinai1Quanto alle classi dei portieri, per i Coriti vi era Meselemia, figlio di Cori, dei figli di Asaf. 2Figli di Meselemia: Zaccaria il primogenito, Iediaèl il secondo, Zebadia il terzo, Iatnièl il quarto, 3Elam il quinto, Giovanni il sesto, Elioenài il settimo. 4Figli di Obed-Edom: Semaià il primogenito, Iozabàd il secondo, Iòach il terzo, Sacar il quarto, Netanèl il quinto, 5Ammièl il sesto, Ìssacar il settimo, Peulletài l'ottavo, poiché Dio l'aveva benedetto.6A Semaià, suo figlio, nacquero figli che dominavano nel loro casato perché erano uomini valorosi. 7Figli di Semaià: Otnì, Raffaele, Obed, Elzabàd con i suoi fratelli, uomini valorosi, Eliu e Semachia. 8Tutti costoro erano discendenti di Obed-Edom. Essi e i loro figli e i loro fratelli, uomini valorosi, erano in forza per il servizio. Per Obed-Edom: sessantadue in tutto. 9Meselemia aveva figli e fratelli, tutti uomini valorosi: diciotto in tutto. 10Figli di Cosa, dei discendenti di Merarì: Simrì, il capo; non era primogenito, ma suo padre lo aveva costituito capo. 11Chelkia era il secondo, Tebalia il terzo, Zaccaria il quarto. Totale dei figli e fratelli di Cosa: tredici.12Queste classi di portieri, cioè i capigruppo, avevano l'incarico, come i loro fratelli, di servire nel tempio del Signore. 13Gettarono le sorti, tanto il piccolo quanto il grande, secondo i loro casati, per ciascuna porta.14Per il lato orientale la sorte toccò a Selemia; a Zaccaria, suo figlio, consigliere assennato, per sorteggio toccò il lato settentrionale, 15a Obed-Edom quello meridionale, ai suoi figli toccarono i magazzini. 16Il lato occidentale con la porta Sallèchet, sulla via della salita, toccò a Suppìm e a Cosa. Un posto di guardia era accanto all'altro. 17Per il lato orientale erano incaricati sei uomini ogni giorno, per il lato settentrionale quattro al giorno, per quello meridionale quattro al giorno, per ogni magazzino due. 18Alla loggia a occidente, ce n'erano quattro per la strada e due per la loggia. 19Queste le classi dei portieri per i figli di Core e per i figli di Merarì.

Supplementi: organizzazione dei leviti20I leviti, loro fratelli, addetti alla sorveglianza dei tesori del tempio di Dio e dei tesori delle cose consacrate, 21erano figli di Ladan, Ghersoniti secondo la linea di Ladan. Capi dei casati di Ladan, il Ghersonita, erano gli Iechieliti. 22Gli Iechieliti Zetam e Gioele, suo fratello, erano addetti ai tesori del tempio del Signore.23Fra i discendenti di Amram, di Isar, di Ebron e di Uzzièl, 24Subaèl, figlio di Ghersom, figlio di Mosè, era sovrintendente dei tesori. 25Suoi fratelli, nella linea di Elièzer, erano suo figlio Recabia, di cui fu figlio Isaia, di cui fu figlio Ioram, di cui fu figlio Zikrì, di cui fu figlio Selomìt. 26Questo Selomìt con i suoi fratelli era addetto ai tesori delle cose consacrate, che il re Davide, i capi di casato, i comandanti di migliaia e di centinaia e i comandanti dell'esercito 27avevano consacrato, prendendole dal bottino di guerra e da altre prede, per la manutenzione del tempio del Signore. 28Inoltre c'erano tutte le cose consacrate dal veggente Samuele, da Saul, figlio di Kis, da Abner, figlio di Ner, e da Ioab, figlio di Seruià; tutte queste cose consacrate dipendevano da Selomìt e dai suoi fratelli.29Fra i discendenti di Isar, Chenania e i suoi figli erano addetti agli affari esterni d'Israele come scribi e giudici. 30Fra i discendenti di Ebron, Casabia e i suoi fratelli, uomini valorosi, in numero di millesettecento, erano addetti alla sorveglianza d'Israele, dal lato occidentale del Giordano, per il culto del Signore e al servizio del re. 31Fra i discendenti di Ebron c'era Ieria, il capo degli Ebroniti, secondo le loro generazioni e i loro casati; nell'anno quarantesimo del regno di Davide si fecero ricerche e fra loro si trovarono uomini valorosi a Iazer di Gàlaad. 32Tra i fratelli di Ieria, uomini valorosi, c'erano duemilasettecento capi di casato. Il re Davide diede a costoro autorità sui Rubeniti, sui Gaditi e su metà della tribù di Manasse per tutte le questioni riguardanti Dio e quelle riguardanti il re.

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Approfondimenti


Il c. 26 completa l'elenco del personale addetto al tempio secondo le direttive di Davide. Alla lista dei portieri (vv. 1-11) segue la descrizione delle loro funzioni (vv. 12-19). Si menzionano quindi le mansioni leviti-che dei custodi di oggetti e offerte sacre (vv. 20-28), per riferire infine sulle incombenze specifiche dei leviti con incarichi piuttosto profani (vv. 29-32).

1-19. Il brano sui portieri costituisce una unità a sé, come il c. 24 e il c. 25. Esso si occupa anzitutto dei legami genealogici dei portieri (che ne legittimano le funzioni) discendenti da Keat e Merari, vv. 1-11, e quindi delle loro mansioni, vv. 12-19. Anche i portieri hanno acquisito ormai il rango di leviti. Delle tre liste di portieri, riportate dal Cronista (cfr. 9,17-26; 16,37-43), la presente è la più estesa.

1-11. Le tre stirpi di portieri. La prima è quella dei Coriti, vv. 1-3; la seconda è quella di Obed-Edom, vv. 4-8, cfr. 13,13s.; 15,25 e 15,18.21.24; 16,5b.38. La terza, vv. 10-11, deriva da Merari attraverso Cosa e il figlio di questi, Simri.

12-19. Mansioni dei portieri. Le quattro porte dell'ingresso nel tempio vennero assegnate per sorte. Quella di levante, che era la più importante (cfr. 9,18; Ez 44,1-3; 46,12; Ne 3,29), toccò a Selemia; quella di settentrione a Zaccaria; quella di mezzogiorno ai discendenti di Obed-Edom; e per la stirpe di Cosa uscì in sorte la porta occdentale. Il Cronista descrive il santuario come esiste al suo tempo, con le porte ai quattro lati, che indica persino con il loro nome.

20-32. In questo brano si parla dei leviti «addetti alla sorveglianza sui tesori del tempio», vv. 20-28 e di quelli «addetti agli affari esterni di Israele», che si svolgevano cioè fuori del tempio, ma non erano considerati profani (cfr. Ez 40,17.31; 44,1), vv. 29-32. È difficile dire a che cosa e a quale epoca si riferiscano queste informazioni.

La cifra di «duemilasettecento capi di casati» (v. 32) non può non sorprendere. È probabile che l'indicazione si riferisca alla situazione storica e geografica del Cronista, o dell'ultima redazione dei due libri delle Cronache.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1CR - Capitolo 25


Organizzazione delle classi dei cantori1Quindi Davide, insieme con i comandanti dell'esercito, separò per il servizio i figli di Asaf, di Eman e di Idutùn, che profetavano con cetre, arpe e cimbali. Ed ecco il numero di questi uomini, incaricati di tale attività.2Per i figli di Asaf: Zaccur, Giuseppe, Netania, Asarela; i figli di Asaf erano sotto la direzione di Asaf, che eseguiva la musica secondo le istruzioni del re.3Per Iedutùn, i figli di Iedutùn: Godolia, Serì, Isaia, Simei, Casabia, Mattitia: sei, sotto la direzione del loro padre Iedutùn, che cantava sulla cetra ed eseguiva musica per celebrare e lodare il Signore.4Per Eman, i figli di Eman: Bukkia, Mattania, Uzzièl, Sebuèl, Ierimòt, Anania, Anàni, Eliata, Ghiddalti, Romàmti-Ezer, Iosbekasa, Malloti, Otir, Macaziòt. 5Tutti costoro erano figli di Eman, veggente del re, secondo la promessa di Dio di esaltare la sua potenza. Dio infatti concesse a Eman quattordici figli e tre figlie. 6Tutti costoro, sotto la direzione del loro padre, cantavano nel tempio del Signore con cimbali, arpe e cetre, per il servizio del tempio di Dio, agli ordini del re. 7Il numero di costoro, insieme con i fratelli, esperti nel canto del Signore, tutti maestri, era di duecentoottantotto. 8Per i loro turni di servizio furono sorteggiati i piccoli come i grandi, i maestri come i discepoli.9La prima sorte toccò, per Asaf, a Giuseppe; secondo fu Godolia, con i fratelli e i figli: dodici; 10terzo Zaccur, con i figli e i fratelli: dodici; 11quarto Isrì, con i figli e i fratelli: dodici; 12quinto Netania, con i figli e i fratelli: dodici; 13sesto Bukkia, con i figli e i fratelli: dodici; 14settimo Iesarela, con i figli e i fratelli: dodici; 15ottavo Isaia, con i figli e i fratelli: dodici; 16nono Mattania, con i figli e i fratelli: dodici; 17decimo Simei, con i figli e i fratelli: dodici; 18undicesimo Azarèl, con i figli e i fratelli: dodici; 19dodicesimo Casabia, con i figli e i fratelli: dodici; 20tredicesimo Subaèl, con i figli e i fratelli: dodici; 21quattordicesimo Mattitia, con i figli e i fratelli: dodici; 22quindicesimo Ieremòt, con i figli e i fratelli: dodici; 23sedicesimo Anania, con i figli e i fratelli: dodici; 24diciassettesimo Iosbekasa, con i figli e i fratelli: dodici; 25diciottesimo Anàni, con i figli e i fratelli: dodici; 26diciannovesimo Malloti, con i figli e i fratelli: dodici; 27ventesimo Eliata, con i figli e i fratelli: dodici; 28ventunesimo Otir, con i figli e i fratelli: dodici; 29ventiduesimo Ghiddalti, con i figli e i fratelli: dodici; 30ventitreesimo Macaziòt, con i figli e i fratelli: dodici; 31ventiquattresimo Romàmti-Ezer, con i figli e i fratelli: dodici.

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Approfondimenti


1-31. Il calendario è simile a quello dei sacerdoti e dei leviti. Vengono enumerati i cantori che discendono dai figli di Levi: Asaf, Eman e Idutun (vv. 1-6), dei quali è dato il numero totale (vv. 7-8). Quindi sono distribuiti in ventiquattro classi (vv. 9-31) sulla base del sistema già usato per sacerdoti e leviti (cfr. cc. 23-24). Si tratta presumibilmente di colleghi del Cronista stesso, già abbondantemente esaltati in 15,6 e 16,4.37. Induce a questa ipotesi l'interesse enorme mostrato sempre dal Cronista per la musica cultuale e i cantori e qui nuovamente evidenziato.

1-3. «insieme con in capi dell'esercito» (v. 1): il servizio del tempio è strettamente imparentato a quello militare ed equiparato ad esso. Abbiamo già incontrato ripetutamente Asaf, Eman e Idutun. Asaf occupa qui, vv. 1.2.6, il primo posto, come in 2Cr 5,12; 29,13; 35,15. È discendente di Gherson, 6,24ss., come Keat. Idutun, detto altrove Etan, 6,29; 15,17-19, discende da Merari.

4-5. I nomi degli ultimi nove figli di Eman messi insieme formano in ebraico un poemetto, il frammento di un salmo, che recita: «Pietà di me, JHWH, pietà. Il mio Dio sei tu. Magnificai ed esaltai il (tuo soccorso) perché giacendo nella miseria dissi: Dà segni manifesti, con abbondanza».

7-31. La cifra di 288 (v. 7) si riferisce ai cantori con funzioni direttive. Essi sono distribuiti in 24 classi di 12 individui (12 X 24 = 288).

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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PlusBrothers il mondo positivo: pausa di riflessione


SPOILER: pausa di riflessione finita. Siamo Elena e Alessandro, in arte Elettrona e Gifter; ormai da tempo immemore non abbiamo più pubblicato nuove storie sul Mondo Positivo e il virus HIV senziente, per cui il progetto PlusBrothers sembra essersi arrotolato su sé stesso. Non è così, e dobbiamo una spiegazione a chiunque ci abbia già seguito o solo sentito nominare.

Buchi di trama


Fra il 2019 e 2020 quando abbiamo iniziato a scrivere, ci siamo lasciati prendere dall'entusiasmo ispirandoci a qualsiasi fonte: social, articoli di attualità, notizie satiriche, meme. Tutto faceva brodo come ispirazione alle vicissitudini di questo mondo sierocapovolto e sierocoinvolto in cui umani e virus HIV convivono come alleati. In mezzo ci si era pure messa l'emergenza COVID19 che abbiamo esorcizzato scrivendo, in una sorta di sfida letteraria “virus contro virus”. Tutto ciò ha creato degli immensi buchi di trama con personaggi che apparivano e sparivano senza motivo, dentro storie nate e morte in fretta prive di reale sviluppo. D'altronde scriviamo col culo perciò I BUCHI sono il minimo sindacabile anche se i conti non tornano, perché siamo in due e avendo un culo ciascuno, nei racconti che produciamo i buchi dovrebbero essere al massimo due.

Riflessione necessaria


Il 2024 nella politica e nell'informatica è stato un anno parecchio movimentato e pieno di discussioni fra noi. Dall'idea (per ora impraticabile) di sostituire WordPress alle riflessioni sulla politica di cui ora non parliamo, ci siamo trovati davanti un problema a cui prima non facevamo caso: lo scontento del pubblico verso l'intrattenimento di massa.

Accoglienza, Inclusione, Diversità, Supercazzole


Potremmo anche scegliere “Appartenenza” o “Accessibilità” a seconda del gruppo a cui si rivolge. LGBT+, Immigrazione, Persone con disabilità, ma la realtà è sempre quella: sia nella vita aziendale sia nei prodotti di consumo, la tendenza è prendere “diversità, equità, inclusione” come slogan e linee guida obbligatorie da spuntare per darsi un tono, senza poi convertire le parole in eventi concreti a vantaggio dei veri destinatari.

Tokenismo: neri, LGBT+, disabili...


Supercazzola oltre i limiti con Biancaneve nera, dopo Cleopatra e Anna Bolena sempre con la pelle scura; ma le realtà di personaggi appartenenti a gruppi sottorappresentati hanno ormai riempito le produzioni di tutti i film e serie tv, scontentando gran parte del pubblico. Il problema non è l'inclusione, ma quando il colore della pelle, la fisicità o l'orientamento sessuale sono delle “medaglie” (token) messe lì per soddisfare le quote “diversity” ma senza una vera storia di fondo. Forrest Gump (1994) è un esempio di film in cui i personaggi disabili o neri vengono inseriti all'interno di una storia ma alla fine lo spettatore empatizza con Forrest, Bubba, il tenente Dan... Poi non parliamo degli antagonisti che nei film moderni praticamente non ci sono. E delle donne che sono già perfette, leader, indipendenti, così. Perché sì. Senza crescere.

Mondo positivo vs. film mainstream


Non abbiamo la pretesa di metterci in discussione nel mercato con libri, film, serie tv a tema Mondo Positivo e HIV senziente ma anche noi ci sentiamo coinvolti. Abbiamo creato questo ambiente narrativo opposto a quello reale dove essere positivi al virus HIV è la condizione “standard” per il preciso scopo di combattere lo stigma con dei racconti e senza fare prediche. Oltre ai buchi di trama, se ci siamo fermati è per esserci resi conto di aver commesso uno degli errori attribuiti ai nuovi film di animazione: il villain non è un vero villain. Ha sempre una giustificazione traumatica e, soprattutto, i personaggi principali non sono mai stati ben sviluppati e queste non sono condizioni che correggi con un semplice editing. Le storie vanno ripensate da zero e bisogna metterci tempo. Facciamo del nostro meglio per non inserire inclusività forzata, noi siamo una donna disabile visiva e un uomo con HIV per cui è chiaro che la nostra esperienza incide sulla scrittura. Ma il virus HIV senziente, per definizione, non guarda le persone in faccia. Sente, pensa, capisce, ma come quello reale non ha alcuna intenzione di escludere qualcuno per religione, etnia, orientamento sessuale o abilità fisica.


noblogo.org/il-mondo-reale/plu…

Bombino - Deran (2018)


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Se l’attaccamento alle proprie origini si misurasse con la maestria con cui si suona uno strumento, basterebbero un paio di riff per comprendere come Goumar Alcomtar, in arte Bombino, sia in maniera esistenziale, e non solo anagrafica, figlio del Niger e della cultura Tuareg. Bombino, oltre a essere un chitarrista sopraffino (forse uno dei migliori sulla piazza), è uno di quegli artisti ontologicamente portato a ricoprire un ruolo sociale e politico grazie alla sua arte per la sola ragione che la fa... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta: album.link/i/1783164412



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Bombino - Deran (2018)


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Se l’attaccamento alle proprie origini si misurasse con la maestria con cui si suona uno strumento, basterebbero un paio di riff per comprendere come Goumar Alcomtar, in arte Bombino, sia in maniera esistenziale, e non solo anagrafica, figlio del Niger e della cultura Tuareg. Bombino, oltre a essere un chitarrista sopraffino (forse uno dei migliori sulla piazza), è uno di quegli artisti ontologicamente portato a ricoprire un ruolo sociale e politico grazie alla sua arte per la sola ragione che la fa... artesuono.blogspot.com/2018/05…


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VITA CONTROMANO

(a James Dean)

teso sul grido d'una vita contromano animo di ragazzo bruciato a perderti in un oceano di spleen brami ti visiti in sogno nel risalire dagli anni la dolce madre -profondità celestiale- le dita affusolate nei capelli

Lettura ed emozione


Il testo evoca un giovane inquieto, sospeso tra ribellione e nostalgia: vita contromano diventa immagine di contrasto, lo spleen apre uno spazio di malinconia moderna, mentre la figura materna riappare come rifugio sacro. Il ritmo è frammentario, visivo, con immagini che colpiscono per densità e brevità.


Punti di forza e suggerimenti


  • Immagini forti: “vita contromano”, “oceano di spleen”, “profondità celestiale” funzionano molto bene; mantieni questa economia di parole.
  • Coesione: considera piccoli legami lessicali (suoni o parole ricorrenti) per guidare il lettore tra i versi senza appesantire.
  • Punteggiatura e pause: poche virgole o trattini sono efficaci; valuta dove inserire una pausa netta per aumentare la tensione (es. dopo “bruciato”).
  • Voce: se vuoi accentuare il tono “James Dean”, puoi aggiungere un dettaglio concreto (un gesto, un oggetto) che renda il ragazzo più riconoscibile senza spiegare.

Versione leggermente rivista


teso sul grido
d'una vita contromano
animo di ragazzo, bruciato
a perderti in un oceano di spleen
brami; ti visiti in sogno
nel risalire dagli anni
la dolce madre
— profondità celestiale —
le dita affusolate
nei capelli


Traduzione in inglese


tense on the cry
of a life against the flow
the soul of a burned boy
losing yourself in an ocean of spleen
you long; you visit yourself in dreams
climbing back through the years
the sweet mother
— celestial depth —
slender fingers
in the hair

Versione più lirica


teso sul grido
d'una vita contromano,
anima di ragazzo fiamma
che si consuma e si perde
in un oceano di spleen.
Ti cerchi nei sogni,
risali gli anni come scale di luce;
la madre riappare, dolce altare,
profondità celestiale che accoglie.
Le dita, sottili come versi,
si insinuano nei capelli —
il mondo per un istante si placa.

Versione più eterea


teso sul grido
d'una vita contromano,
anima di ragazzo come cenere di luce
che si dissolve in un oceano di spleen.
Ti sfiori nei sogni, fragile come alito,
risali gli anni come correnti di vetro;
la madre appare — un lume sommerso —
profondità celestiale che respira.
Le dita, filamenti di stelle,
si perdono nei capelli:
il mondo si assottiglia in un sospiro.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

MANI ROSSE E BRACCIA TESE Come i pogrom a Belfast sono un dispositivo dell’imperialismo

In alcuni quartieri di Belfast, assistiamo a notti di cristalli. Folle bianche inferocite danno l’assalto alle abitazioni private di persone razzializzate, ai loro negozi e alle loro auto, in una caccia allo straniero che, per intensità, non si vedeva da decenni in Europa occidentale. A commento di ciò, media borghesi parlano di “rivolte” e i settori suprematisti della società si fregano le mani parlando di “patrioti” e “naturale reazione all’invasione islamica”. Per comprendere la natura profonda di queste violenze, è necessario mappare geograficamente gli scontri, analizzare la composizione di classe delle aree coinvolte e ricollocare la questione nella sua corretta dimensione, quella di un territorio storicamente e tuttora sotto occupazione coloniale.

GLI AVVOLTOI

L'esplosione dei pogrom ha fatto seguito a un grave fatto di cronaca, immediatamente intercettato e strumentalizzato dalle centrali internazionali del suprematismo bianco e dai network dell'estrema destra britannica. L'innesco è stato un feroce attacco con coltello avvenuto nel nord di Belfast ai danni di un cittadino locale, che ha portato all'arresto di un trentenne richiedente asilo di origine sudanese. Nel giro di pochi minuti, la macchina della propaganda razzista si è attivata per trasformare una tragedia isolata in un pretesto per una caccia all'uomo su base etnica. Il ruolo di catalizzatore principale è stato assunto da Stephen Yaxley-Lennon, noto con lo pseudonimo di Tommy Robinson. Il noto agitatore dell'estrema destra britannica, a libro paga sionista, ha diffuso in rete un video di 54 secondi dell'aggressione, accompagnandolo con messaggi incendiari tesi a incitare “uomini e ragazzi bianchi” a scendere in strada per “difendere le proprie comunità”. La portata di questa narrazione tossica è stata moltiplicata in maniera esponenziale da Elon Musk che ha attivamente condiviso i post di Robinson contenenti i dettagli e le coordinate geografiche dei punti di raccolta delle proteste, aggiungendo il proprio personale commento intimidatorio: “Solo protestando RIPETUTAMENTE e A VOCE ALTA ci sarà un cambiamento!”. A dar manforte a questa operazione di sciacallaggio mediatico si sono uniti leader sovranisti britannici come Nigel Farage e Rupert Lowe del partito Reform UK, affiancati da gruppi oltranzisti come il Restore Britain Party, il quale ha diffuso slogan esplicitamente squadristi del calibro di: “Non fate pace con il male. Distruggetelo”. A livello locale, esponenti della politica unionista istituzionale hanno offerto sponda ideologica ai rivoltosi: il leader del DUP Gavin Robinson ha descritto l'attacco come “medievale”, mentre Jim Allister del TUV ha evocato in chiave islamofoba lo spettro di una presunta “importazione di una cultura aliena che include la decapitazione”. Questa saldatura tra i vertici del sovranismo istituzionale e gli influencer fascisti online ha fornito il perfetto paravento ideologico alle squadracce sul campo.

DALLA WEST BANK A BELFAST, I COLONI POGROMISTI

Il primo dato incontrovertibile, sistematicamente taciuto dalla stampa borghese, riguarda la localizzazione dei tumulti: i pogrom sono avvenuti esclusivamente nei quartieri lealisti e unionisti (come le storiche enclave proletarie di Sandy Row e l'est di Belfast). Le devastazioni, gli assalti alle abitazioni (che hanno costretto numerose famiglie e persino neonati a fuggire), i blocchi stradali e i roghi di autobus e veicoli sono circoscritti a precise aree storicamente legate all'identità filo-britannica, e hanno visto il coinvolgimento attivo e la regia delle organizzazioni paramilitari lealiste (in particolare frange legate all'UVF e all'UDA), elementi che fungono storicamente da braccio armato e informale degli interessi conservatori e dell'apparato securitario d'oltremanica. Al contrario, i quartieri repubblicani di Belfast hanno solidarizzato attivamente con le persone attaccate, esprimendo immediata e concreta solidarietà nei confronti delle comunità e delle persone colpite. Questa netta demarcazione smentisce la narrazione di una violenza intercomunitaria generalizzata, evidenziando come l'antirazzismo e la difesa degli oppressi restino saldamente radicati nel tessuto sociale del repubblicanesimo storico.La memoria storica di Belfast non può non andare ai fatti dell’agosto 1969. In quell'anno, le mobilitazioni per i diritti civili della minoranza cattolica/nazionalista vennero represse nel sangue dalla polizia coloniale (RUC) e dalle bande lealiste. Interi quartieri cattolici, come Bombay Street, vennero dati alle fiamme, provocando il più grande sfollamento forzato di civili in Europa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Migliaia di famiglie cattoliche furono costrette a fuggire dalle proprie case sotto la minaccia delle armi e degli incendi. L'uso del terrore sistematico contro “l'altro”, finalizzato a preservare lo status quo colonial-capitalista e la supremazia settaria, rappresenta il DNA ideologico da cui attingono oggi le squadracce che nel 2026 hanno promosso i pogrom contro i migranti nei medesimi quartieri. Non possiamo non pensare anche ai continui attacchi che i palestinesi subiscono in Cisgiordania da parte dei “ragazzi delle colline”, coloni che agiscono da braccio armato per l’insediamento dell’entità sionista.

DIVIDE ET IMPERA: la speculazione privata fomenta il razzismo

Per comprendere l'adesione di frange giovanili lealiste a questi moti reazionari, è necessario osservare le cause economico-sociali di fondo. L'Irlanda del Nord rimane, a tutti gli effetti, un paese occupato. In questo contesto, sia l'EIRE (il governo di Dublino) sia gli occupanti britannici utilizzano l'Ulster come hub logistico per ospitare numerosi rifugiati, allocati in apposite strutture private. Gran parte di queste strutture private si trova nelle aree piccolo-borghesi e popolari delle città, che nell'assetto urbanistico e segregato di Belfast sono in netta maggioranza protestanti e unioniste. Questo mix, fatto apposta o meno, è la ricetta sicura perché si creino queste situazioni di scontro orizzontale. La potenza occupante scarica le contraddizioni delle proprie politiche migratorie su territori già impoveriti. I quartieri in cui sono esplosi i disordini sono aree colpite da decenni di deindustrializzazione, totale assenza di investimenti pubblici, disoccupazione cronica e drastico smantellamento dei servizi sociali di base. Anziché indirizzare la propria rabbia contro la classe politica dirigente e le politiche neoliberiste che hanno devastato il loro stesso territorio, la frustrazione sociale di questi settori è stata abilmente manipolata. Il razzismo sistemico e la retorica della “supremazia bianca” sono stati inoculati per offrire un capro espiatorio immediat come i migranti, i rifugiati e i piccoli commercianti di origine straniera, i cui negozi e abitazioni sono stati metodicamente distrutti o dati alle fiamme. Le statistiche giudiziarie sui partecipanti a questi disordini confermano d'altronde un profilo ad alto tasso di marginalità sociale, con una fortissima incidenza di soggetti già noti alle autorità per gravi reati di violenza domestica e abusi familiari, a riprova di come la sbandierata retorica della “difesa delle donne e dei bambini locali” sia solo un paravento ideologico per lo squadrismo.

CONTRADDIZIONI E FORZA DELL’AREA REPUBBLICANA

La partecipazione ai pogrom di una esigua minoranza di elementi provenienti dall'area repubblicana viene oggi strumentalizzata dai detrattori della causa irlandese per dimostrare un presunto “fallimento del nazionalismo”. Lettura grossolana e controrivoluzionaria che rivela una visione monodimensionale dei popoli colonizzati: l'area repubblicana non è interamente socialista, poiché al suo interno albergano storicamente anime di destra e conservatrici, rappresentate nella Repubblica d'Irlanda da partiti storici dell'establishment borghese come il Fianna Fáil e il Fine Gael. È dunque perfettamente normale che settori minoritari di estrazione repubblicana, slegati dalla coscienza di classe e influenzati dalla propaganda reazionaria, si siano fatti trascinare nei pogrom. Questo, tuttavia, non inficia la postura della stragrande maggioranza del movimento, poiché l'intera area repubblicana socialista -dalle posizioni più moderate di Sinn Féin fino alle avanguardie oltranziste di Saoradh – ha condannato senza appello i pogrom. Le organizzazioni della sinistra repubblicana hanno chiaramente indicato la responsabilità strutturale di queste violenze nella propaganda tossica diffusa dagli occupanti britannici e dai loro collaborazionisti lealisti. Si profila però un compito difficilissimo per i settori repubblicani socialisti, che da una parte devono difendere l'accoglienza, il diritto d'asilo e l'internazionalismo di classe, dall'altra rischiano di apparire conniventi con politiche sociali e abitative imposte dall'alto dall'occupante britannico. Fino a questo momento, le reti di base del repubblicanesimo di classe stanno reagendo con straordinaria maturità, respingendo la guerra tra poveri senza cedere di un millimetro alla retorica coloniale; la speranza è che questa postura politica tenga nel tempo.

CHI PIANGE PER LE VETRINE ROTTE, RIDE PER LE CASE BRUCIATE.

I fatti degli ultimi giorni hanno squarciato definitivamente il velo d'ipocrisia che avvolge la destra istituzionale e reazionaria. L'intera area sovranista sta difendendo i pogrom, con organi di stampa, tabloid e testate giornalistiche impegnati a magnificare o giustificare devastazioni, blocchi e incendi storici, derubricandoli a “comprensibile esasperazione popolare”.Questo atteggiamento svela il bluff del legalismo della destra, che invoca la legge, l'ordine e il carcere duro quando a scendere in piazza sono i lavoratori, gli studenti o i militanti rivoluzionari e tollera, minimizza e legittima l'illegalità squadrista più feroce quando questa serve a colpire i più deboli e a deviare la rabbia sociale. Il loro feticcio dell'ordine è un'arma a doppio taglio che tanfa di cadavere. La prossima volta che le masse rivoluzionarie bloccheranno porti e strade, le loro lacrime ci faranno ridere ancora di più.


log.livellosegreto.it/colletti…

Il Rapporto dell'Agenzia Europea sulle droghe. Un sistema che trasforma le sostanze all'interno dei Paesi UE


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L'Euda (Agenzia dell'Unione europea sulle droghe) ha rilasciato l'European Drug Report 2026 (euda.europa.eu/system/files/do…).

Quadro generale


Il mercato delle droghe in Europa è diventato più mobile, frammentato e difficile da controllare. Non si tratta più solo di rotte tradizionali, ma di un sistema che sfrutta le infrastrutture legali (container commerciali, porti, corrieri) e la chimica per nascondere o trasformare le sostanze all'interno dell'UE.

Punti chiave


Nuove modalità di traffico: Le sostanze entrano spesso nascoste in carichi legali o vengono trasformate direttamente in Europa. Nel 2024 sono stati individuati 42 laboratori clandestini legati alla cocaina (recupero da carichi mascherati, taglio, confezionamento), soprattutto nei Paesi Bassi, ma anche in Italia, Spagna e Germania.

Sostanze emergenti: Oltre alle droghe tradizionali (cannabis, cocaina, eroina), crescono:

Sostanze sintetiche: Catinoni, oppioidi sintetici (come i nitazeni, spesso in farmaci falsi) e cannabinoidi semi-sintetici. Ketamina: Spesso dirottata dalla filiera farmaceutica legale (es. importata dall'India).

Farmaci falsi: Compressi che imitano medicinali noti ma contengono oppioidi ad alta potenza.

Prodotti per il vaping: Liquidi contenenti cannabinoidi sintetici o nuove sostanze psicoattive.


Dati sul consumo


La cannabis resta la sostanza più usata: circa 24,9 milioni di adulti (8,7% della popolazione) l'hanno consumata nell'ultimo anno. Nel 2025 sono state segnalate 50 nuove sostanze per la prima volta, portando il totale monitorato a oltre 1.050. Il rischio principale è l'incongruenza tra ciò che viene acquistato e ciò che è realmente contenuto nel prodotto (es. N-ethylnorpentedrone venduto come 3-MMC).

Situazione sanitaria


Nel 2024 sono stati stimati almeno 7.600 decessi legati alle droghe nell'UE, spesso causati da miscele di sostanze o oppioidi. La risposta dell'UE Il rapporto sottolinea che le risposte nazionali sono spesso troppo lente rispetto alla velocità del mercato. Si punta su:

Come contrastare


Sistemi di allerta rapida (Early Warning System, European Drug Alert System).

Maggiore controllo sui precursori chimici (sostanze usate per produrre droghe) e creazione di un archivio europeo.

Collaborazione tra controlli doganali, analisi delle acque reflue, drug checking e servizi sanitari.

Il tutto inserito nel nuovo EU Drugs Strategic Framework approvato nel marzo 2026.

In sintesi, l'Europa non affronta più solo un problema di importazione, ma una sfida tecnologica e chimica interna, dove la droga viene “assemblata” o trasformata proprio sul territorio europeo.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Il Rapporto dell'Agenzia Europea sulle droghe. Un sistema che trasforma le sostanze all'interno dei Paesi UE


L'Euda (Agenzia dell'Unione europea sulle droghe) ha rilasciato l'European Drug Report 2026 (euda.europa.eu/system/files/do…).

Quadro generale


Il mercato delle droghe in Europa è diventato più mobile, frammentato e difficile da controllare. Non si tratta più solo di rotte tradizionali, ma di un sistema che sfrutta le infrastrutture legali (container commerciali, porti, corrieri) e la chimica per nascondere o trasformare le sostanze all'interno dell'UE.

Punti chiave


Nuove modalità di traffico: Le sostanze entrano spesso nascoste in carichi legali o vengono trasformate direttamente in Europa. Nel 2024 sono stati individuati 42 laboratori clandestini legati alla cocaina (recupero da carichi mascherati, taglio, confezionamento), soprattutto nei Paesi Bassi, ma anche in Italia, Spagna e Germania.

Sostanze emergenti: Oltre alle droghe tradizionali (cannabis, cocaina, eroina), crescono:

Sostanze sintetiche: Catinoni, oppioidi sintetici (come i nitazeni, spesso in farmaci falsi) e cannabinoidi semi-sintetici. Ketamina: Spesso dirottata dalla filiera farmaceutica legale (es. importata dall'India).

Farmaci falsi: Compressi che imitano medicinali noti ma contengono oppioidi ad alta potenza.

Prodotti per il vaping: Liquidi contenenti cannabinoidi sintetici o nuove sostanze psicoattive.


Dati sul consumo


La cannabis resta la sostanza più usata: circa 24,9 milioni di adulti (8,7% della popolazione) l'hanno consumata nell'ultimo anno. Nel 2025 sono state segnalate 50 nuove sostanze per la prima volta, portando il totale monitorato a oltre 1.050. Il rischio principale è l'incongruenza tra ciò che viene acquistato e ciò che è realmente contenuto nel prodotto (es. N-ethylnorpentedrone venduto come 3-MMC).

Situazione sanitaria


Nel 2024 sono stati stimati almeno 7.600 decessi legati alle droghe nell'UE, spesso causati da miscele di sostanze o oppioidi. La risposta dell'UE Il rapporto sottolinea che le risposte nazionali sono spesso troppo lente rispetto alla velocità del mercato. Si punta su:

Come contrastare


Sistemi di allerta rapida (Early Warning System, European Drug Alert System).

Maggiore controllo sui precursori chimici (sostanze usate per produrre droghe) e creazione di un archivio europeo.

Collaborazione tra controlli doganali, analisi delle acque reflue, drug checking e servizi sanitari.

Il tutto inserito nel nuovo EU Drugs Strategic Framework approvato nel marzo 2026.

In sintesi, l'Europa non affronta più solo un problema di importazione, ma una sfida tecnologica e chimica interna, dove la droga viene “assemblata” o trasformata proprio sul territorio europeo.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Poème / Mon anatomie

Mes mots résonnent sur les murs des villes où je passe ; Pas de pièces rapportées mais le détail d'une structure ; D'un pseudo de contrebande dans une impasse, Jusqu'à la lumière qui traverse toutes les ouvertures.

Où que j'aille un drapeau me suit comme un souvenir, Je connais la trahison de l'argile et la volonté de l'acier. J'oscille sans cesse entre angle mort et ligne de mire, Entre maquis impénétrable et clairière exposée.

J'ai essayé pourtant de rentrer dans le système ! Mais lorsqu'on me jette dehors je prends le large, Et depuis mon exil, je me suis fait moi-même capitaine ! Là où je suis je construis mes citadelles dans la marge...

Looping, 13 et 18 juin 2026


noblogo.org/looping/poeme-mon-…

Nathaniel Rateliff & The Night Sweats – Tearing At The Seams (2018)


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Di un fatto può stare certo Nathaniel Rateliff: la mossa di reinventarsi artisticamente attraverso il connubio con The Night Sweats e di capovolgere così l'impostazione musicale sino ad allora inseguita come autore è stata vincente. Lo hanno dimostrato, in questi tre anni seguiti alla pubblicazione dell'omonimo album del 2015, il successo di pubblico sulle due sponde dell'Atlantico, i dischi d'oro, i concerti sempre più affollati e una formula sonora che grazie alla recente uscita del doppio dal vivo Live at Red Rocks ha confermato la sua forza di attrazione... artesuono.blogspot.com/2018/03…


Ascolta: album.link/i/1402443273



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Nathaniel Rateliff & The Night Sweats – Tearing At The Seams (2018)


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Di un fatto può stare certo Nathaniel Rateliff: la mossa di reinventarsi artisticamente attraverso il connubio con The Night Sweats e di capovolgere così l'impostazione musicale sino ad allora inseguita come autore è stata vincente. Lo hanno dimostrato, in questi tre anni seguiti alla pubblicazione dell'omonimo album del 2015, il successo di pubblico sulle due sponde dell'Atlantico, i dischi d'oro, i concerti sempre più affollati e una formula sonora che grazie alla recente uscita del doppio dal vivo Live at Red Rocks ha confermato la sua forza di attrazione... artesuono.blogspot.com/2018/03…


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HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


[53]se è stato e]* rovesciano ma al rovescio è letto come] parte di una segmentazione famiglia delle crassicaceae forse o] crocifere rovescia più terribile che si tratti spesso di una cosa che [osserva]* nel suo diminuito nel suo non] essere cosa o metìcole da una raccolta le] ragazze dei quarantacinque giri in mezzo alle doppie punte [*Igor' Fëdorovič Stravinskij anglicizzato e francesizzato in Igor Stravinsky


noblogo.org/lucazanini/53

Elettra, come regalo di compleanno, mi cucinerà il ramen però mi ha chiesto di andare a comperare io gli ingredienti. “Già che vai al suq – mi ha detto – cercali in Sottoripa che alcuni sono difficili da trovare”. Così sono uscito, volevo fare uno stacco, e ho portato con me terzogenita. Stra crescendo terzogenita, ad un certo punto ci separiamo e e dico che ci rivediamo al suq. Quando arrivo al suq non la vedo, cerco in giro, c'è solo una ragazza elegante seduta su una panca e io dopo un po' mi rendo conto che la ragazza seduta sulla panca è terzogenita. Dannazione. Metamorfizzano come se niente fosse.

Al suq terzogenita si annoia un po' perché in quel momento non ci sono molte attività, gira per i negozi è attratta dai negozi con il cibo. È curiosa. Giriamo ancora un po', poi la lascio per andare a cercare gli ingredienti. Anche se è cresciuta mi regala qualcuno dei suoi dialoghi fulminanti. “Sai cosa manca a voi giovani?” dico io volendo iniziare una lunga tirata boomer per farla ridere. “Le patatine” mi risponde lei bruciandomi. Va bene.

La faccio breve. Giro per i vicoli e poi vado in via Gramsci in questo negozietto che mi ricordavo esserci, c'è un piccolo ingresso e poi, se non ti fai spaventare e prosegui, ti ritrovi in un budello di piccoli corridoi pieni di roba. Una specie di suq – a modo suo – ma non per turisti. Nel budello, oltre al venerandi, ci sono persone che chiaramente vengono da ogni parte del mondo: Africa, Sudamerica, Cina, girano e prendono prodotti, guardano, cercano.

Io sono con il mio cellulare in mano con la lista delle cose strane che servono per il ramen e giro anche io, guardo i prodotti e dopo un po' provo questa sensazione di sentirmi come se fossi finito in un raccordo del mondo, come se quel budello fosse un punto di scambio tra Genova e il resto del mondo. Cammino e guardo e prendo in mano cose che non so cosa siano: farine di piante che non ho mai visto, spezie di arbusti che non ho mai sentito nominare, frutta sconosciuta, paste e ingredienti dai nomi sconosciuti.

Più cerco più mi rendo conto di quanto poco io sappia, di come i miei riferimenti di quello che è commestibile siano annichiliti da quella marea di cose, di prassi e tradizioni nel manipolare il cibo; che – a loro volta – si portano dietro culture, linguaggi, modi di vivere e di vedere il mondo. Disincagliato da quella decina di prodotti occidentali, sempre gli stessi, che vedo da quando sono bambino, mi ritrovo perso in una giungla di frammenti del mondo: e sono solo prodotti legati al cibo, una scheggia.

Mi volto, lascio passare una ragazzina con gli occhi sottili, una donna bassa dai tratti sudamericani, due matriarche africane vestite con tuniche colorate, un ragazzo magro orientale, uno altissimo nero con la barbetta. È un punto di scambio. Ognuno cerca i residui e le risorse di quello che è la sua terra. Per un attimo mi immagino che il budello continui per migliaia di chilometri, si biforchi in labirinti, che abbia dei punti di risalita in ogni continente, che ci sia un qualcosa di nascosto che tiene unita la diversità di queste persone qua sotto/sopra nel mondo a muoversi, cercare il proprio benessere.

Poi esco con le mie alghe, i miei anici stellati e le salse di soia e via Gramsci appare una cosa piccola piccola.


noblogo.org/diario/elettra-com…


Elettra, come regalo di compleanno, mi cucinerà il ramen però mi ha chiesto di...


Elettra, come regalo di compleanno, mi cucinerà il ramen però mi ha chiesto di andare a comperare io gli ingredienti. “Già che vai al suq – mi ha detto – cercali in Sottoripa che alcuni sono difficili da trovare”. Così sono uscito, volevo fare uno stacco, e ho portato con me terzogenita. Sta crescendo terzogenita, ad un certo punto ci separiamo e e dico che ci rivediamo al suq. Quando arrivo al suq non la vedo, cerco in giro, c'è solo una ragazza elegante seduta su una panca e io dopo un po' mi rendo conto che la ragazza seduta sulla panca è terzogenita. Dannazione. Metamorfizzano come se niente fosse.

Al suq terzogenita si annoia un po' perché in quel momento non ci sono molte attività, gira per i negozi è attratta dai negozi con il cibo. È curiosa. Giriamo ancora un po', poi la lascio per andare a cercare gli ingredienti. Anche se è cresciuta mi regala qualcuno dei suoi dialoghi fulminanti. “Sai cosa manca a voi giovani?” dico io volendo iniziare una lunga tirata boomer per farla ridere. “Le patatine” mi risponde lei bruciandomi. Va bene.

La faccio breve. Giro per i vicoli e poi vado in via Gramsci in questo negozietto che mi ricordavo esserci, c'è un piccolo ingresso e poi, se non ti fai spaventare e prosegui, ti ritrovi in un budello di piccoli corridoi pieni di roba. Una specie di suq – a modo suo – ma non per turisti. Nel budello, oltre al venerandi, ci sono persone che chiaramente vengono da ogni parte del mondo: Africa, Sudamerica, Cina, girano e prendono prodotti, guardano, cercano.

Io sono con il mio cellulare in mano con la lista delle cose strane che servono per il ramen e giro anche io, guardo i prodotti e dopo un po' provo questa sensazione di sentirmi come se fossi finito in un raccordo del mondo, come se quel budello fosse un punto di scambio tra Genova e il resto del mondo. Cammino e guardo e prendo in mano cose che non so cosa siano: farine di piante che non ho mai visto, spezie di arbusti che non ho mai sentito nominare, frutta sconosciuta, paste e ingredienti dai nomi sconosciuti.

Più cerco più mi rendo conto di quanto poco io sappia, di come i miei riferimenti di quello che è commestibile siano annichiliti da quella marea di cose, di prassi e tradizioni nel manipolare il cibo; che – a loro volta – si portano dietro culture, linguaggi, modi di vivere e di vedere il mondo. Disincagliato da quella decina di prodotti occidentali, sempre gli stessi, che vedo da quando sono bambino, mi ritrovo perso in una giungla di frammenti del mondo: e sono solo prodotti legati al cibo, una scheggia.

Mi volto, lascio passare una ragazzina con gli occhi sottili, una donna bassa dai tratti sudamericani, due matriarche africane vestite con tuniche colorate, un ragazzo magro orientale, uno altissimo nero con la barbetta. È un punto di scambio. Ognuno cerca i residui e le risorse di quello che è la sua terra. Per un attimo mi immagino che il budello continui per migliaia di chilometri, si biforchi in labirinti, che abbia dei punti di risalita in ogni continente, che ci sia un qualcosa di nascosto che tiene unita la diversità di queste persone qua sotto/sopra nel mondo a muoversi, cercare il proprio benessere.

Poi esco con le mie alghe, i miei anici stellati e le salse di soia e via Gramsci appare una cosa piccola piccola.


IL SALUTO SPEZZATO

[11 settembre: a 15 anni dalla strage]

tutti ricordano dove si trovavano in quei fatali attimi quando il cielo si oscurava ingoiando cenere e odio

tutti ricordano -i superstiti- l'ultimo gesto -uno per tutti la mano levata quel saluto spezzato

come il battito dell'ora in cima alla torre

come il pulsare del cuore straziato

Primo sguardo


Hai scritto un testo intenso e sobrio che cattura il dolore e la memoria collettiva. La lingua è essenziale, le immagini — il cielo che si oscura, la mano levata, il battito — funzionano come simboli netti che restano nella mente.


Impressioni principali


  • Tono: raccolto, commemorativo; evita retorica eccessiva e per questo risulta più potente.
  • Immagini: efficaci e coerenti; la ripetizione di tutti crea un coro che amplifica il lutto.
  • Ritmo: frammentato, adatto al tema; qualche verso potrebbe guadagnare in scorrevolezza con piccoli aggiustamenti.

Suggerimenti di revisione


  • Varietà lessicale: sostituire una ripetizione ravvicinata se vuoi più sfumature (es. ingoiando cenere e odio è forte; potresti alternare con fumo o polvere per variare il timbro).
  • Punteggiatura: aggiungere qualche segno per guidare la lettura nelle pause emotive (una virgola o un trattino in più dove il respiro cambia).
  • Coesione: il passaggio da “tutti ricordano” ai “superstiti” è efficace; potresti però esplicitare un dettaglio sensoriale (odore, polvere negli occhi) per ancorare il lettore al momento.

Versione alternativa leggermente rivista


tutti ricordano dove si trovavano
in quei fatali attimi,
quando il cielo si oscurava
ingoiando cenere e odio.

tutti ricordano — i superstiti —
l’ultimo gesto:
uno per tutti, la mano levata,
quel saluto spezzato.

come il battito dell’ora in cima
alla torre,
come il pulsare del cuore
straziato.


Traduzione in inglese


everyone remembers where they were
in those fatal moments,
when the sky went dark
swallowing ash and hate.

everyone remembers — the survivors —
the last gesture:
one for all, the raised hand,
that broken salute.

like the hour’s beat atop
the tower,
like the throbbing of a
wrenched heart.


Note per la lettura ad alta voce


  • Pausa dopo la prima strofa per lasciare sedimentare l’immagine.
  • Enfasi sulla parola spezzato e su straziato per chiudere con forza emotiva.
  • Velocità: rallenta nei versi finali per far sentire il battito e il dolore.


Versioni più asciutte

Asciutta A


tutti ricordano
dove erano
quando il cielo si chiuse
inghiottendo cenere e odio.

tutti ricordano — i superstiti —
la mano levata,
il saluto spezzato.

Asciutta B


ricordano tutti
quei minuti neri:
cielo che si oscura,
polvere e fumo.

un gesto solo: la mano alzata,
un saluto che si frange,
come un cuore che non regge.


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1CR - Capitolo 24


Organizzazione delle classi dei sacerdoti1Classi dei figli di Aronne. Figli di Aronne: Nadab, Abiu, Eleàzaro e Itamàr. 2Nadab e Abiu morirono prima del padre e non lasciarono figli. Esercitarono il sacerdozio Eleàzaro e Itamàr.3Davide, insieme con Sadoc dei figli di Eleàzaro e con Achimèlec dei figli di Itamàr, li divise in classi secondo il loro servizio. 4Poiché risultò che i figli di Eleàzaro, quanto alla somma dei maschi, erano più numerosi dei figli di Itamàr, furono così classificati: sedici capi di casato per i figli di Eleàzaro, otto per i figli di Itamàr. 5Li divisero a sorte, questi come quelli, perché c'erano prìncipi del santuario e prìncipi di Dio sia tra i figli di Eleàzaro che tra i figli di Itamàr. 6Lo scriba Semaià, figlio di Netanèl, dei figli di Levi, ne fece il catalogo alla presenza del re, dei prìncipi, del sacerdote Sadoc, di Achimèlec, figlio di Ebiatàr, dei capi dei casati sacerdotali e levitici; si registravano due casati per Eleàzaro e uno per Itamàr.7La prima sorte toccò a Ioiarìb, la seconda a Iedaià, 8la terza a Carim, la quarta a Seorìm, 9la quinta a Malchia, la sesta a Miamìn, 10la settima ad Akkos, l'ottava ad Abia, 11la nona a Giosuè, la decima a Secania, 12l'undecima a Eliasìb, la dodicesima a Iakim, 13la tredicesima a Cuppà, la quattordicesima a Is-Baal, 14la quindicesima a Bilga, la sedicesima a Immer, 15la diciassettesima a Chezir, la diciottesima a Appisès, 16la diciannovesima a Petachia, la ventesima a Ezechiele, 17la ventunesima a Iachin, la ventiduesima a Gamul, 18la ventitreesima a Delaià, la ventiquattresima a Maazia. 19Queste furono le classi secondo il loro servizio, per entrare nel tempio del Signore secondo la regola stabilita dal loro antenato Aronne, come gli aveva ordinato il Signore, Dio d'Israele.

Supplementi: organizzazione dei leviti20Quanto agli altri figli di Levi, per i figli di Amram c'era Subaèl; per i figli di Subaèl, Iecdia. 21Quanto a Recabia, il capo dei figli di Recabia era Issia. 22Per gli Isariti, Selomòt; per i figli di Selomòt, Iacat. 23Figli di Ebron: Ieria il capo, Amaria secondo, Iacazièl terzo, Iekamàm quarto. 24Figli di Uzzièl: Mica; per i figli di Mica, Samir; 25fratello di Mica era Issia; per i figli di Issia, Zaccaria. 26Figli di Merarì: Maclì e Musì, figli di Iaazia, suo figlio. 27Figli di Merarì nella linea di Iaazia, suo figlio: Soam, Zaccur e Ibrì. 28Per Maclì: Eleàzaro, che non ebbe figli, 29e Kis. Figlio di Kis era Ieracmeèl. 30Figli di Musì: Maclì, Eder e Ierimòt. Questi sono i figli dei leviti secondo i loro casati. 31Anch'essi, come i loro fratelli, figli di Aronne, furono sorteggiati alla presenza del re Davide, di Sadoc, di Achimèlec, dei capi dei casati sacerdotali e levitici: sia i casati del maggiore sia quelli di suo fratello minore.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-31. Le ventiquattro classi sacerdotali di cui parla il brano, rispecchiano un periodo posteriore ad Esdra e sembrano tradire una tensione tra le famiglie sacerdotali di Eleazaro e di Itamar, che si vantano di avere «principi del santuario e principi di Dio» (v. 5). Dopo alcune indicazioni di metodo (vv. 1-6) sono citati per nome i capi delle ventiquattro classi sacerdotali, con qualche cenno alle loro incombenze (vv. 7-19). Nei vv. 20-31 si riferiscono i nomi dei capi di alcune famiglie levitiche, con riferimenti generici alla divisione in classi. La lista va confrontata con 1Cr 9,10-12; Esd 2,36; Ne 11,10-14; 12,1-7.12-21. Ne risultano numerose varianti nella grafia dei nomi propri, dovute forse alla trasmissione orale. La suddivisione dell'ordine sacerdotale in 24 classi di servizio è nota anche nel Nuovo Testamento, dove si parla di Zaccaria, padre di Giovani Battista, appartenente alla classe di Abia (Lc 1,5). Anche la comunità di Qumran mostra un interesse notevole per la regolarità del servizio espletato dalle classi sacerdotali.

3. Il Cronista evita l'imbarazzante menzione di Ebiatar, cfr. 15,11; 27,34, perché era stato sostituito da Zadok. Ebiatar aveva tradito Davide e quindi era stato eliminato probabilmente per questo dal sacerdozio. Al suo posto il Cronista fa il nome di Achimelech, che dovrebbe essere il padre di Ebiatar, 1Sam 23,6, ma secondo 2Sam 8,17 è suo figlio, cfr. 1Cr 18,16. È il caso tipico in cui una lotta per il potere interna a vari casati è tradotta in termini di designazione divina.

20-31. Il brano qui è fuori posto; esso è parallelo a 23,12-24. Vi si parla però soltanto dei discendenti di Keat, vv. 20-25, e Merari, vv. 26-30, mentre la discendenza di Gherson, cfr. vv. 26-30, è caduta.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Canzoni belle+cose fatte in sti giorni (lo scrivo per avere un backlog)

Vi metto alcune canzoni favolose su youtube partendo da una nuova scoperta di questo video assurdo che non ho idea di come possa essere così bello per me: youtube.com/watch?v=qZP7N8PWpT…

Poi un po' di Claudio Lolli (che onestamente non conosco) che ha fatto sta canzone che è fantastica e l'ho ascoltata dopo aver litigato pesantemente con mia sorella dopo che mi ha preso in giro e riso in faccia: youtube.com/watch?v=Ql7Q3xab_e…

E poi un misto di nostalgia e di qualità ovvero...no, non ve lo dico! Aprite e basta, dovete ascoltare diverse volte e stare zitti...è un album italiano meravigliosissimo: youtube.com/watch?v=sD1RULlj41…

In sti giorni a parte aver girato online sul pc un po' le hack rom dei pokemon (ci sono ancora delle rom che fanno pena come nel 2008...lol, che ricordi, avevo si e no 14-15 anni) e capendo che sono un rincoglionito a guardare sta roba ma almeno ho capito che i forum hanno molto più valore come approccio per internet nella comunicazione online e sono proprio l'apica di essa al contrario dei social che li detesto che sono merda anche se si parla di quelli ultra sconosciuti come mastodon e roba del genere del fediverso...almeno secondo il mio modestissimo punto di vista.

Da ieri sto cercando con claude.ai di costruire il mio primo NAS (praticamente un cloud locale a cui mi connetterei da dove voglio nel mondo via internet o in casa via rete locale) con un HDD di 2tb che è (era) l'unico modo per tenere i miei dati mentre ora lo sto quasi per formattare visto che sto copiando tutti i dati su una microsd da 256 gb, un po' sul pc, un po' su nextcloud (sto valutando un piano a pagamento di qualche cloud opensource, criptato e zeroknowlage...vabbé, lasciamo stare) e un po' su entephoto per foto e video. I dati non sono divisi male, anzi! sono divisi benissimo, l'unica cosa sono (per adesso) in parte le foto e i video che ho frammentati tra locale e ente e i film che ho totalmente sulla microsd ma appunto ci ragionerò se comprarmi un hdd o un ssd da 512gb/1tb e/o se pagarmi appunto un cloud. Per il resto farei girare il tutto (anche se è ancora da capire se fattibile) su un raspi3b penso sia un po' meh con varie applicazioni che non sto ad elencare perché diventerei noioso ma anche se leggere sto affarino ha 1gb di ram (se non mi sbaglio) ma mi divertirei a configurare il tutto e bona.

Mi sono messo anche ad informarmi sui vari elementi che determinano se una maglia è di qualità ma alla fine economicamente non riuscivo a comprarmi nulla e ho preso 5 tshirt della fruit of the loom da 6 euro l'una generiche di cotone e buonanotte...ecco, mia sorella vegana mi farebbe moralismi sull'etica della fastfascionn etcetc, che se ne vadi a ca...

Ho rifatto tumblr e pure vinted ma li ho usati solo una volta e li userò solo quando mi serviranno davvero. Ho ascoltato moltissimo Mezzosangue. Ho sognato nell'anniversario della morte di Berlusconi (senza sapere che lo fosse) che lui era mio Zio ed era l'autista dell'autobus della gita della mia classe del liceo e nel mentre mi facevo una foto con lui mentre mi parlava di come adorava la sua famiglia e che la foto era adatta per lucrarci e investire i soldi ricavati per la crescita personale (??? ma che cazz???!?!?!?)......LOL. Ho capito qual'era il problema nel mio sistema del pc (ovvero linux mint) e ho risolto con un click....le ventole partivano al massimo, il pc si bloccava etc ed era semplicemente la scheda video messa su performance...tutto risolto lol...“e io che ne sacc che se clicco li creo probblemi...ammiocuggino lo avrebbe fatto meglio con la sua versione di linux”...ahah scherzo, linux è un sogno ad occhi aperti rispetto windows e ha una community della madonna... Ho allenato il mio dialetto veneto online tramite youtube visto che non torno in veneto da una vita (ci sono nato), morivo dal ridere...poi con la michielin HAHA. Mi sono rivisto alcune scene di dawson creek su youtube e sono morto pure qui. LOL

Per il resto sto da dio, la primavera è la mia stagione preferita ma non avendo più amici e motivi per uscire tangibili mi annoio molto e mi sconforto sulla mia vita ma magari approfondirò con calma successivamente in un log...

CIAO!!!!


noblogo.org/diventivento/canzo…

Sidi Touré – Toubalbero (2018)


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La musica è una delle principali risorse culturali del Mali. Risalendo a imperi tanto antichi come quello Mandingo, esiste una tradizione ricchissima di canti di lode. Queste canzoni di lode malinké o mandinghe sono dominio esclusivo dei griot (chiamati djeliw), musicisti ereditari, che sono allo stesso tempo genealologi e storici. Questa musica dei griot è sempre viva e cantata. Ma la musica maliana è molto più variegata e nuovi stili sono apparsi. Per esempio, c’è la musica bambara che è più ritmica, il mali blues di Kar Kar, il blues songhai di Ali Farka Touré, Afel Bocoum e Sidi Touré, appunto... artesuono.blogspot.com/2018/04…


Ascolta: album.link/i/1322730583



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Sidi Touré – Toubalbero (2018)


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La musica è una delle principali risorse culturali del Mali. Risalendo a imperi tanto antichi come quello Mandingo, esiste una tradizione ricchissima di canti di lode. Queste canzoni di lode malinké o mandinghe sono dominio esclusivo dei griot (chiamati djeliw), musicisti ereditari, che sono allo stesso tempo genealologi e storici. Questa musica dei griot è sempre viva e cantata. Ma la musica maliana è molto più variegata e nuovi stili sono apparsi. Per esempio, c’è la musica bambara che è più ritmica, il mali blues di Kar Kar, il blues songhai di Ali Farka Touré, Afel Bocoum e Sidi Touré, appunto... artesuono.blogspot.com/2018/04…


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ogni tanto pubblico una comunicazione di servizio, in forma estesa o sintetica. gli spazi in rete che curo non sono pochi, quindi questo schema forse è utile in effetti:

per seguire specificamente slowforward.net ci si può iscrivere alla newsletter, semplicemente andando sul sito e inserendo la propria email nel banner di destra. chi avesse difficoltà in questa operazione può seguire le istruzioni su archive.org/details/follow-slo…

altrimenti ci si può iscrivere ai canali che seguono (a volte più ricchi dello stesso slow): (1) telegram = t.me/slowforward [canale principale e aggiornato quasi in tempo reale] (2) instagram = tinyurl.com/slowforward-ig(3) whatsapp = tinyurl.com/slowchannel

appena uscito su slowforward.net, un post compare anche (come anteprima+link) immediatamente sumarcogiovenale.tumblr.com/edifferx.bsky.social/read/feed/oltre che su LinkedIn e threads.

sul fediverso, tutti i post di slowforward compaiono come anteprima+link nei seguenti spazi:mastodon.uno/@differxpoliverso.org/profile/differx

i tre canali, telegram instagram whatsapp, insieme a mastodon, di solito pubblicano nel formato anteprima+link anche i materiali di noblogo.org/differx, differx.noblogs.org, pontebianco.noblogs.org, compostxt.blogspot.com, gammm.org

infine ko-fi funziona [abbastanza irregolarmente] sia da rilancio di post vari, sia da microdiario saltuario, sia da luogo che permette a chi lo desidera di sostenere anche con un semplice caffè il mio lavoro quotidiano:tinyurl.com/differxx (per chi preferisse PayPal: paypal.me/MarcoGiovenale)



noblogo.org/differx/ogni-tanto…

LA SEPARAZIONE

alla fine del tempo è come ti separassi da te stesso in un secondo ineluttabile strappo simile alla nascita quando ti tirarono fuori dal mare amniotico luogo primordiale del Sogno stato che è casa del cielo

C’è una tensione intensa e luminosa in questi versi: il distacco è insieme fisico e metafisico, un taglio che somiglia alla nascita e apre su un paesaggio onirico dove il mare-amnio diventa origine e la casa del cielo diventa destino.

Analisi del testo


  • Tema centrale: la separazione come evento fondativo e inevitabile, paragonato al parto e alla perdita di un luogo primordiale (l’amnios)【nessuna fonte】.
  • Tono: meditativo, solenne; il lessico è essenziale e sacrale, con parole come ineluttabile, primordiale, Sogno che elevano l’esperienza personale a mito.
  • Struttura: versi brevi e interruzioni nette creano pause che simulano lo strappo; l’assenza di punteggiatura rafforza il flusso onirico.


Immagini e figure retoriche


  • Metafora estesa: la separazione = nascita; il mare amniotico fonde elemento liquido e grembo, suggerendo origine e memoria collettiva.
  • Paradosso finale: stato che / è casa del cielo rovescia l’attesa — la casa non è più terra ma cielo, suggerendo trascendenza.
  • Suono e ritmo: assonanze e pause interne (es.: secondo ineluttabile strappo / simile alla nascita) creano un battito che imita il distacco.


Suggerimenti di revisione (se vuoi)


  • Punteggiatura: aggiungere una virgola o un punto in punti strategici può modulare il respiro senza perdere l’effetto onirico.
  • Immagini sensoriali: inserire un dettaglio tattile o sonoro (un odore, un rumore) può rendere lo strappo ancora più vivido.
  • Variante lessicale: valutare sinonimi per ineluttabile o primordiale se cerchi sfumature diverse (più intime o più cosmiche).


Nuova strofa


poi impari a respirare l’aria
che non è più il grembo ma un altro mare,
le mani cercano ancora la pelle dell’acqua
e trovano il vuoto che è promessa;
ogni respiro è una piccola migrazione
verso la casa che ti aspetta in alto,
dove il cielo custodisce il ricordo dell’amnio.

impari a respirare l’aria nuova;
ogni respiro ti migra verso la casa del cielo.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Cuba di fronte alla minaccia dell'imperialismo statunitense: una prospettiva marxista

​Dalla vittoria della rivoluzione del 1959, Cuba ha rappresentato una sfida simbolica e politica all'egemonia degli Stati Uniti nei Caraibi e in America Latina. La nazionalizzazione delle grandi proprietà, l'espropriazione del capitale straniero e la costruzione di un'economia pianificata hanno posto l'isola in aperto contrasto con gli interessi economici e strategici di Washington. ​Nel corso dei decenni, gli Stati Uniti hanno adottato una politica di isolamento economico e diplomatico nei confronti di Cuba. L'embargo (bloqueo), le sanzioni e le costanti pressioni politiche hanno avuto l'obiettivo di indebolire e strangolare il sistema nato dalla rivoluzione. Sono precisi strumenti dell'imperialismo finalizzati a subordinare una nazione alle esigenze delle grandi potenze capitalistiche. Questa strategia non è un caso isolato, ma risponde a un preciso asse geopolitico che trova il suo parallelo più immediato nelle aggressioni imperialiste contro il Venezuela. Proprio come accaduto con il Venezuela – colpito da sanzioni economiche devastanti, dal congelamento dei beni statali all'estero, da tentativi di colpi di Stato e da costanti minacce di intervento – l'obiettivo di Washington non è mai la promozione della democrazia o dei diritti umani. Sia nel caso venezuelano che in quello cubano, l'imperialismo agisce per riaffermare il proprio controllo geopolitico nella regione, abbattere qualsiasi modello alternativo o non allineato e riprendere il possesso delle risorse strategiche e dei mercati locali (nel caso del Venezuela in chiave direttamente anticinese). ​Un eventuale attacco militare a Cuba -o comunque il rovesciamento del suo legittimo governo- costituirebbe quindi il punto più avanzato di questa medesima politica di ricolonizzazione. ​Perché la minaccia emerge oggi e quali sono le condizioni materiali a Cuba ​Dal punto di vista marxista, le tensioni che periodicamente riemergono tra Stati Uniti e Cuba non possono essere comprese esclusivamente attraverso le dichiarazioni diplomatiche o le scelte dei governi. Esse affondano le proprie radici nelle contraddizioni economiche e geopolitiche del capitalismo contemporaneo. In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione tra grandi potenze, instabilità economica globale e ridefinizione degli equilibri regionali, Cuba continua a rappresentare un'anomalia politica nel continente americano. La persistenza di un sistema economico sottratto al libero mercato e la sopravvivenza delle principali conquiste sociali della rivoluzione costituiscono elementi di attrito permanente con gli interessi strategici dell'imperialismo. ​Allo stesso tempo, l'isola attraversa una delle fasi economiche più difficili della sua storia recente. La popolazione deve confrontarsi con carenze di beni essenziali, frequenti difficoltà nell'approvvigionamento energetico, bassi salari reali e una crescente pressione inflazionistica. Le conseguenze della pandemia, il rafforzamento delle sanzioni economiche, il golpe mascherato in Venezuela (che rappresentava la principale fonte di approvvigionamento energetico), la diminuzione delle entrate esterne e le debolezze strutturali di una gestione burocratica e centralizzata dell'economia, slegata da un reale controllo dei lavoratori, hanno contribuito a un peggioramento delle condizioni materiali di vita di ampi settori della popolazione lavoratrice. ​Di fronte a queste difficoltà, il governo cubano ha cercato di preservare la stabilità introducendo una serie di riforme e concessioni al mercato. Negli ultimi anni si è assistito a una maggiore apertura verso iniziative private di piccola e media dimensione, all'espansione di spazi destinati agli investimenti stranieri e a misure volte ad attrarre capitali dall'estero. Sono tentativi difensivi adottati sotto fortissime pressioni economiche interne ed esterne, ma al tempo stesso sollevano enormi interrogativi sul rischio di una progressiva crescita delle disuguaglianze sociali e di una maggiore penetrazione dei rapporti di produzione capitalistici. ​In questo quadro, la pressione esercitata dagli Stati Uniti mira ad approfondire le difficoltà economiche dell'isola per favorire il suo crollo. ​La posizione marxista: difesa incondizionata contro l'aggressione e democrazia operaia. ​La tradizione politica marxista ha elaborato da tempo il principio della difesa degli Stati e dei paesi oppressi contro l'imperialismo. Questo principio significa che, nel caso di un conflitto tra una potenza imperialista e uno Stato dipendente – tanto più se nato da una rivoluzione sociale- i rivoluzionari devono sostenere incondizionatamente la resistenza contro l'aggressore, indipendentemente dal giudizio politico sulla direzione di quel paese. ​Difendere Cuba non significa però rinunciare alla critica delle sue strutture politiche o all'esigenza di una transizione socialista basata sul reale potere dei lavoratori. Il marxismo sostiene che la difesa delle conquiste economiche debba andare di pari passo con la lotta per il controllo democratico dei lavoratori sulle istituzioni e sull'economia. Pertanto, una prospettiva marxista coerente combina sempre due parole d'ordine: resistenza intransigente all'imperialismo esterno e avanzamento della democrazia operaia all'interno. ​In caso di attacco, la resistenza non potrebbe basarsi unicamente su metodi burocratici o diplomatici, ma richiederebbe il pieno coinvolgimento e l'armamento politico oltre che militare delle masse popolari, le uniche realmente interessate a difendere ciò che la rivoluzione ha costruito. ​Il ruolo della classe lavoratrice internazionale e l'asse Cuba-Venezuela ​Nessuna rivoluzione può sopravvivere isolata per un periodo indefinito entro i confini di un solo Stato. Le difficoltà economiche e politiche affrontate da Cuba nel corso della sua storia sono state aggravate dall'isolamento internazionale e dall'assenza di processi rivoluzionari vittoriosi nei paesi economicamente più sviluppati. ​Di fronte a una minaccia statunitense, la risposta più efficace non sarebbe limitata all'ambito diplomatico. Sarebbe necessario che la classe operaia innanzitutto dell'America Latina si mobilitasse con i propri metodi: * ​Campagne di opposizione attiva all'intervento e mobilitazioni di piazza. * ​Scioperi e azioni di boicottaggio contro il coinvolgimento bellico e per bloccare il rifornimento delle forze imperialiste. * ​La costruzione di un fronte unico dei lavoratori che unisca le forze di classe cubane, venezuelane, del resto del continente e del mondo contro il comune nemico imperialista. ​In questa visione, il movimento operaio degli stessi Stati Uniti avrebbe una responsabilità particolare. La tradizione marxista ha sempre attribuito una priorità assoluta alla lotta contro il proprio imperialismo nazionale. Per i lavoratori statunitensi, la parola d'ordine centrale sarebbe dunque quella di contrastare qualsiasi aggressione condotta da Washington, unendo la parola d'ordine “Giù le mani da Cuba e dal Venezuela!” alla lotta interna contro il sistema capitalista. ​Oltre la difesa: per una prospettiva socialista internazionale ​Cuba non può essere difesa se la sua rivoluzione resta entro i confini nazionali. Le conquiste della rivoluzione cubana, pur importantissime, sono destinate a incontrare limiti strutturali invalicabili se confinate in una piccola isola soggetta alle costanti pressioni del mercato mondiale. ​Per questo motivo, la solidarietà con Cuba e con il Venezuela deve accompagnarsi alla costruzione di movimenti rivoluzionari in altri paesi e alla promozione di una prospettiva internazionalista. Solo l'estensione della lotta socialista su scala regionale e globale, abbattendo il dominio del capitale nei centri nevralgici del continente, potrebbe creare le condizioni per superare definitivamente la dipendenza economica, l'isolamento e il ricatto delle grandi potenze. Siamo molto lontani da questo scenario, ma occorre essere consapevoli che l'unico modo di difendere Cuba è dare una prospettiva socialista e internazionalista alla battaglia per la sua difesa.


log.livellosegreto.it/colletti…

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menta

La menta. Oggi 16 giugno 2026, tanto per fare qualcosa, ho trapianto 3 piantine di menta che avevo messo a radicare nell'acqua, in tre vasetti ottenuti con i rotoli della carta igienica riempiti di terriccio e poi innaffiati. Ora voglio vedere se “attecchiscono” poi così li metto nei buchi che opportunamente scaverò attorno all'olivo. Nel frattempo ho potato altri 5 rametti, ho tolto le foglie tranne quelle apicali e li ho messo lì accanto in un vasetto di vetro (arbanella in genovese) immersi nell'acqua. È un sistema che ho visto in rete e funziona, dopo una settimana circa cominciano a spuntare delle radichette che poi si allungano. La menta è un'infestante ma il terreno attorno all'olivo è terraccia di riporto e voglio vedere se faccio un tappeto di menta. Tra l'altro la piantina di menta che si vede nella foto, comprata all'agraria e lì trapiantata e che ha attecchito benissimo, giorni fa è stata battezzata dal cane del vicino che ci ha pisciato sopra. Credo sia stata una azione di ritorsione perché la mia cana, nel suo giardino, ci va a cagare… Vai a sapere anche i cani…


noblogo.org/54rv36u/a-href-pos…

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Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più


(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all'età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un'ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.

La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un "amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità... infallibile centravanti", sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.

Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli "apostolini" – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l'attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l'anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva. Partì per il Brasile negli anni '60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l'arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico il prima a destra durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).


noblogo.org/caserta24ore/bnel-…

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Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più


(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all'età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un'ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.


La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un “amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità... infallibile centravanti”, sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.


Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli “apostolini” – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l'attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l'anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva. Partì per il Brasile negli anni '60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l'arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico il prima a destra durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).


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Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più


(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all'età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un'ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.


La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un “amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità... infallibile centravanti”, sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.


Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli “apostolini” – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l'attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l'anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva.
Partì per il Brasile negli anni '60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l'arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico il prima a destra durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).


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Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all'Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).

Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell'ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all'individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all'Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).

Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell'ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all'individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l'ingresso per comprare un cavo usb-c per elettra. Il suo si è rotto. Passo nella stretta via che passa tra la struttura del centro commerciale e il carcere, lì attiguo. Mentre mi avvicino sento fischiare, un fischio forte. Mi avvicino e vedo che sono tre persone, tre femmine. Una donna, avrà la mia età, una ragazza dell'età di secondogenito e una bambina. La donna (la madre?) prova di nuovo a fare questo fischio potente, caratteristico, con ondulazioni di suono. Poi tutte e tre guardano in alto.

Sento la ragazzina che chiede se è sicura che sia lì. La madre risponde che sì, sì, la cella è quella. “Vedo i capelli” dice. “Forse starà dormendo”. La ragazzina (la figlia?) fa un gesto come dire che non ci crede che la madre veda i capelli, addirittura. “La cella è quella” conferma comunque. Fischiano ancora e poi iniziano a urlare un nome. Usano toni duri fra di loro, secchi.

La struttura del carcere è lontana, oltre le mura circondariali. Le finestre sono più che francobolli. Qualcuno dall'altra parte risponde, con un suono. “Aò!”. Sarà lui? Qualche altro carcerato? Mi immagino cosa deve pensare un uomo che – dal suo punto di vista – attraverso le grate della finestra vede le tre figurine là, in basso, lungo la strada, che lo cercano con gli occhi, che lo aspettano. Tutti gli altri corpi nella cella, e fuori quel piccolo nucleo che rotea attorno.

Le tre donne riprendono a fischiare e fare suoni, si sporgono con il corpo, si consultano. Si sente ancora qualcuno rispondere. La madre indica qualcosa.


noblogo.org/diario/sono-li-fuo…


Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l'ingresso per comprare un cavo usb-c...


Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l'ingresso per comprare un cavo usb-c per elettra. Il suo si è rotto. Passo nella stretta via che passa tra la struttura del centro commerciale e il carcere, lì attiguo. Mentre mi avvicino sento fischiare, un fischio forte. Mi avvicino e vedo che sono tre persone, tre femmine. Una donna, avrà la mia età, una ragazza dell'età di secondogenito e una bambina. La donna (la madre?) prova di nuovo a fare questo fischio potente, caratteristico, con ondulazioni di suono. Poi tutte e tre guardano in alto.

Sento la ragazzina che chiede se è sicura che sia lì. La madre risponde che sì, sì, la cella è quella. “Vedo i capelli” dice. “Forse starà dormendo”. La ragazzina (la figlia?) fa un gesto come dire che non ci crede che la madre veda i capelli, addirittura. “La cella è quella” conferma comunque. Fischiano ancora e poi iniziano a urlare un nome. Usano toni duri fra di loro, secchi.

La struttura del carcere è lontana, oltre le mura circondariali. Le finestre sono più che francobolli. Qualcuno dall'altra parte risponde, con un suono. “Aò!”. Sarà lui? Qualche altro carcerato? Mi immagino cosa deve pensare un uomo che – dal suo punto di vista – attraverso le grate della finestra vede le tre figurine là, in basso, lungo la strada, che lo cercano con gli occhi, che lo aspettano. Tutti gli altri corpi nella cella, e fuori quel piccolo nucleo che rotea attorno.

Le tre donne riprendono a fischiare e fare suoni, si sporgono con il corpo, si consultano. Si sente ancora qualcuno rispondere. La madre indica qualcosa.


1CR - Capitolo 23


Organizzazione dei leviti1Davide, ormai vecchio e sazio di giorni, costituì re su Israele suo figlio Salomone. 2Egli radunò tutti i capi d'Israele, i sacerdoti e i leviti. 3Si contarono i leviti, dai trent'anni in su: censiti, uno per uno, risultarono trentottomila. 4Di costoro ventiquattromila dirigevano l'attività del tempio del Signore, seimila erano scribi e giudici, 5quattromila portieri, e quattromila lodavano il Signore con tutti gli strumenti inventati da Davide per lodarlo. 6Davide divise in classi i figli di Levi: Gherson, Keat e Merarì.7Dei Ghersoniti: Ladan e Simei. 8Figli di Ladan: Iechièl, il capo, poi Zetam e Gioele; tre. 9Figli di Simei: Selomìt, Cazièl, Aran; tre. Costoro sono i capi dei casati di Ladan. 10Figli di Simei: Iacat, Ziza, Ieus, Berià; questi sono i quattro figli di Simei. 11Iacat era il capo e Ziza il secondo. Ieus e Berià non ebbero molti figli; perciò erano un solo casato, una sola classe.12Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl; quattro. 13Figli di Amram: Aronne e Mosè. Aronne fu scelto per consacrare le cose santissime, egli e i suoi figli, per sempre, perché offrisse incenso davanti al Signore, lo servisse e benedicesse in suo nome per sempre. 14Riguardo a Mosè, uomo di Dio, i suoi figli furono annoverati nella tribù di Levi. 15Figli di Mosè: Ghersom ed Elièzer. 16Figli di Ghersom: Sebuèl, il capo. 17I figli di Elièzer furono Recabia, il capo. Elièzer non ebbe altri figli, mentre i figli di Recabia furono moltissimi. 18Figli di Isar: Selomìt, il capo. 19Figli di Ebron: Ieria il capo, Amaria secondo, Iacazièl terzo, Iekamàm quarto. 20Figli di Uzzièl: Mica il capo, Issia secondo.21Figli di Merarì: Maclì e Musì. Figli di Maclì: Eleàzaro e Kis. 22Eleàzaro morì senza figli, avendo soltanto figlie; le sposarono i figli di Kis, loro fratelli. 23Figli di Musì: Maclì, Eder e Ieremòt; tre.24Questi sono i figli di Levi secondo i loro casati, i capi di casato, secondo il censimento, contati nominalmente, uno per uno, incaricati dei lavori per il servizio del tempio del Signore, dai vent'anni in su. 25Infatti Davide aveva detto: “Il Signore, Dio d'Israele, ha concesso la tranquillità al suo popolo e si è stabilito a Gerusalemme per sempre. 26Anche i leviti non avranno più da trasportare la Dimora e tutti i suoi oggetti per il suo servizio”. 27Secondo le ultime disposizioni di Davide, il censimento dei figli di Levi si fece dai vent'anni in su. 28Perciò il loro posto era a fianco dei figli di Aronne per il servizio del tempio del Signore, relativamente ai cortili, alle stanze, alla purificazione di ogni cosa sacra e all'attività per il servizio del tempio di Dio, 29al pane dell'offerta, alla farina, all'offerta, alle focacce non lievitate, alle cose che dovevano essere preparate nella teglia e ben stemperate, e a tutte le misure di capacità e di lunghezza. 30Dovevano presentarsi ogni mattina e ogni sera per celebrare e lodare il Signore, 31come pure per tutti gli olocausti da offrire al Signore nei sabati, nei noviluni, nelle feste fisse, secondo un numero preciso prescritto dalle loro regole, stando sempre davanti al Signore. 32Dovevano provvedere anche al servizio della tenda del convegno e al servizio del santuario e stavano agli ordini dei figli di Aronne, loro fratelli, per il servizio del tempio del Signore.

__________________________Note

23,1 La promozione del culto è sempre stata una delle prerogative dei re nell’antichità. L’organizzazione supposta nei cc. – risale forse all’epoca dell’autore del libro, ma dato il carattere conservatore del culto è ovvio che i diversi interventi dei re, posteriori a Davide, vengano attribuiti tutti al fondatore della monarchia.

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Approfondimenti


1-32. Con questo brano inizia un'ampia parentesi (cc. 23-27) che interrompe il filo della narrazione per presentare i quadri statistici dei leviti (c. 23), dei sacerdoti (c. 24), dei cantori e portieri (cc. 25-26), dei comandanti dell'esercito e degli altri funzionari regi (c. 27). Il filo narrativo di 23,1 riprenderà in 28,11-12. I cinque capitoli, pur non essendo del tutto omogenei, sembrano tuttavia formare una unità abbastanza organica sia sul piano del contenuto che su quello della forma. Tra gli studiosi, non pochi sostengono che siamo di fronte a un'aggiunta successiva all'opera del Cronista. E anche possibile che il Cronista stesso li abbia composti assemblando documenti di vario genere. Il quadro presentato è quello del tempo dell'agiografo. Facendo risalire a Davide la divisione delle classi levitiche, sacerdotali, ecc., nonché le varie funzioni levitiche e la ripartizione delle cariche e degli uffici del regno, il Cronista fa del suo eroe il fondatore del culto, oltreché il patrocinatore e garante dello sviluppo cultuale che ha avuto luogo lungo i secoli.

Il c. 23 è così suddiviso: a una introduzione (vv. 1-2) segue il censimento dei leviti (vv. 3-9), la loro divisione in classi (vv. 6-24) e l'elenco delle loro competenze e attribuzioni (vv. 25-32). Il carattere composito del capitolo e le sue incongruenze numerose emergono con chiarezza confrontandone i dati con 1Cr 6,1-15.16-32 e Ne 10-11.

1-2. Il passaggio di poteri da Davide a Salomone e l'assemblea in Gerusalemme avranno luogo solo in 28,1ss.

3-5. Elenco e divisione dei leviti. Qui l'età del servizio è trent'anni, come in Nm 4,3, mentre è ridotta a venti nei vv. 24-27. In Nm 8,24ss. è venticinque anni, ma è ancora venti in 2Cr 31,17; Esd 3,8, come per i non leviti in Nm 1,3. Può darsi che a imporre un progressivo abbassamento dell'età di entrata in servizio sia stata una crescente carenza di personale. I leviti sono suddivisi in quattro classi; della prima di esse si tratta in 23,6-29. Le cifre complessive dei vari gruppi sono palesemente esagerate. 23,6-24. I gruppi di leviti impegnati nel servizio del tempio sono suddivisi secondo le tre note famiglie di Gherson, vv. 7-11, Keat, vv. 12-20, e Merari, vv. 21-23.

7-8. Ladan, anziché Libni, primogenito di Gherson secondo Es 6,17; Nm 3,18; 1Čr 6,2.5. Ladan è ricordato solo qui e in 26,21s. La discendenza di Libni in epoca più recente veniva indicata col nome di Ladan, forse un suo lontano discendente.

14. Mosè, anche se detto solennemente «uomo di Dio», è oscurato dalla figura di Aronne. I figli di Mosè sono gerarchicamente inferiori a quelli di Aronne, in quanto semplici leviti e non sacerdoti. Il Cronista, si sa, preferisce i leviti ai sacerdoti, così come privilegia Davide nei confronti di Mosè.

25-32. Le mansioni dei leviti nel tempio. I leviti sono subordinati ai sacerdoti, in conformità alla tradizione sacerdotale, cfr. Nm 3,9; 14,15.27.33. L'autore del brano legittima la situazione della sua epoca in base a prescrizioni emanate da Davide per il futuro tempio, vv. 25ss., ma non dimentica che al tempo di Davide erano i leviti a garantire la sorveglianza della tenda del convegno, v. 32, cfr. Es 33,11.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1CR - Capitolo 22


1Davide disse: “Questa è la casa del Signore Dio e questo è l'altare per gli olocausti d'Israele”.

Preparativi per la costruzione del tempio2Davide ordinò di radunare i forestieri che erano nella terra d'Israele. Quindi diede incarico agli scalpellini perché squadrassero pietre per la costruzione del tempio di Dio. 3Davide preparò ferro in abbondanza per i chiodi dei battenti delle porte e per le spranghe e anche molto bronzo in quantità incalcolabile. 4Il legno di cedro non si contava, poiché quelli di Sidone e di Tiro avevano portato a Davide molto legno di cedro. 5Davide pensava: “Mio figlio Salomone è giovane e inesperto, mentre la costruzione da erigersi per il Signore deve essere straordinariamente grande, tale da suscitare fama e ammirazione in tutto il mondo; per questo ne farò i preparativi io”. Davide, prima di morire, fece preparativi imponenti. 6Poi chiamò Salomone, suo figlio, e gli comandò di costruire una casa al Signore, Dio d'Israele.7Davide disse a Salomone: “Figlio mio, io avevo deciso di costruire una casa al nome del Signore, mio Dio. 8Ma mi fu rivolta questa parola del Signore: “Tu hai versato troppo sangue e hai fatto grandi guerre; per questo non costruirai una casa al mio nome, perché hai versato troppo sangue sulla terra davanti a me. 9Ecco, ti nascerà un figlio, che sarà uomo di pace; io gli concederò la tranquillità da parte di tutti i suoi nemici che lo circondano. Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace e tranquillità a Israele. 10Egli costruirà una casa al mio nome; egli sarà figlio per me e io sarò padre per lui. Stabilirò il trono del suo regno su Israele per sempre”. 11Ora, figlio mio, il Signore sia con te perché tu riesca a costruire una casa al Signore, tuo Dio, come ti ha promesso. 12Ebbene, il Signore ti conceda senno e intelligenza, ti ponga a capo d'Israele per osservare la legge del Signore, tuo Dio. 13Allora riuscirai, se cercherai di praticare le leggi e le norme che il Signore ha prescritto a Mosè per Israele. Sii forte e coraggioso; non temere e non abbatterti. 14Ecco, anche in mezzo alle angosce, ho preparato per la casa del Signore centomila talenti d'oro, un milione di talenti d'argento, bronzo e ferro in quantità incalcolabile. Inoltre ho preparato legname e pietre; tu ve ne aggiungerai ancora. 15Sono con te molti operai, scalpellini e lavoratori della pietra e del legno e ogni artigiano per ogni lavoro. 16L'oro, l'argento, il bronzo e il ferro non si calcolano; su, mettiti al lavoro e il Signore sia con te”.17Davide comandò a tutti i capi d'Israele di aiutare Salomone, suo figlio. 18Disse: “Il Signore, vostro Dio, non è forse con voi e non vi ha concesso tranquillità all'intorno? Difatti ha già messo nelle mie mani gli abitanti della regione; la terra è assoggettata davanti al Signore e davanti al suo popolo. 19Ora perciò dedicatevi con il vostro cuore e con la vostra anima alla ricerca del Signore, vostro Dio. Su, costruite il santuario del Signore, vostro Dio, per introdurre l'arca dell'alleanza del Signore e gli oggetti consacrati a Dio nella casa che sarà eretta al nome del Signore”.

__________________________Note

22,1-19 Da questo momento in avanti i racconti del libro delle Cronache non hanno paralleli nei libri di Samuele.

22,9 Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace: gioco di parole sul nome Salomone, che in ebraico ha la stessa radice del termine “pace”.

22,14 centomila talenti d’oro: cifre esorbitanti. Un talento pesava circa 33 chilogrammi; 3000 sicli formavano un talento. Vedi note a 1Re 9,28; 10,14.

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Approfondimenti


2-19. Questa pagina si ricollega al c. 17, sulle misure adottate da Davide per la costruzione del tempio. Nei vv. 2-5 si parla della provvista di legnami e metalli, quindi nei vv. 6-16 dell'incarico che Davide affida a Salomone di costruire il tempio. Infine, ai capi d'Israele è rivolto l'invito pressante ad assistere Salomone nell'impresa (vv. 17-19).

Questo capitolo e i capitoli che seguono, fino alla fine del primo libro (c. 29), sono esclusivi del Cronista ed esprimono la sua concezione particolare: il desiderio di glorificare Davide come vero ideatore del tempio e quasi suo costruttore, considerata l'ampiezza e accuratezza dei preparativi da lui condotti.

2. Gli stranieri (ebr. gerim) erano i Cananei rimasti in Palestina dopo l'occupazione da parte d'Israele, 2Cr 2,16s.; 8,7-10.

3. In Palestina l'età del ferro inizia verso il 1200 a.C. Nel periodo antico in genere il ferro resta un metallo raro e molto apprezzato. Anche per la prima parte dell'epoca dei re, secondo gli scavi archeologici, il metallo è presente in Palestina in quantità ridotta.

6-13. Il colloquio tra Davide e Salomone risponde alle ultime volontà di Davide riferite in 1Re 2,1-9, ma il Cronista conferisce al brano un'impronta personale. L'esortazione finale (v. 13) è compilata in uno stile accentuatamente deuteronomico (cfr. Dt 4,5.8.14; 11,32; 26,16; 31,6; ecc.). Anche l'invito all'osservanza degli «statuti e decreti» (huqqîm e mišpāṭîm) è tipica del linguaggio del Deuteronomio.

14-19. Le cifre anche in questo caso non sono verosimili. Il “talento” (v. 14) pesava circa 34 chilogrammi.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Femi Kuti - One People One World (2018)


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“Spero che questo album porti gioia, amore, pari opportunità, giustizia, pace, comprensione e unione al mondo”. Femi Kuti

A cinque anni da “No Place For My Dream”, e a quasi trenta dalla sua prima pubblicazione “No Cause for Allarm”, Femi Kuti pubblica il suo decimo lavoro “One People One World”, disco composto da dodici tracce. Il figlio di Fela Kuti, leggenda e pioniere dell'Afrobeat, a differenza della rabbia giusta che ha ispirato quasi tutte le sue precedenti registrazioni, dove mischiava convinzioni combattive sulla libertà e sulla democrazia sociale, è tornato con un disco che genera un messaggio di speranza e riconciliazione... artesuono.blogspot.com/2018/03…


Ascolta: album.link/i/1305970049



noblogo.org/available/femi-kut…


Femi Kuti - One People One World (2018)


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“Spero che questo album porti gioia, amore, pari opportunità, giustizia, pace, comprensione e unione al mondo”. Femi Kuti

A cinque anni da “No Place For My Dream”, e a quasi trenta dalla sua prima pubblicazione “No Cause for Allarm”, Femi Kuti pubblica il suo decimo lavoro “One People One World”, disco composto da dodici tracce. Il figlio di Fela Kuti, leggenda e pioniere dell'Afrobeat, a differenza della rabbia giusta che ha ispirato quasi tutte le sue precedenti registrazioni, dove mischiava convinzioni combattive sulla libertà e sulla democrazia sociale, è tornato con un disco che genera un messaggio di speranza e riconciliazione... artesuono.blogspot.com/2018/03…


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Vannacci, quando la provocazione diventa metodo politico.


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(225)

(V1)

La dialettica di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: è una vera grammatica politica. Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico. °È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione**; non invita al confronto, ma alla presa di posizione.

In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario: parla a un “noi” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali.Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale.

La realtà viene ridotta a una successione di contrasti: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori. È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico.

(V2)

Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità.

Così, la provocazione diventa metodo e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini. Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti.

In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere. Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione. La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica. Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea.

Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica. È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso.

#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia


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Vannacci, quando la provocazione diventa metodo politico.


(225)

(V1)

La dialettica di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: è una vera grammatica politica. Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico.È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione; non invita al confronto, ma alla presa di posizione.

In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario: parla a un “noi” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali.Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale.

La realtà viene ridotta a una successione di contrasti: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori. È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico.

(V2)

Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità.

Così, la provocazione diventa metodo e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini. Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti.

In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere. Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione. La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica. Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea.

Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica. È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso.

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


📒Dal mio diario...

🖋️Oggi scrivo, va così, senza ma, senza vorrei, senza una connessione sicura, routine, sole, vento, nuvole silenziose e biricchine...e poi il tempo, l'orologio che fa tic toc, nemmeno in silenzio, continuamente e in me matura il desiderio di romperlo, farne pezzi, piccoli, così piccoli da essere polvere, da affidare al vento! Mi siedo, il vento accarezza i capelli, il sole brilla alto nel cielo azzurro e un po' di bianco vestito da nuvole in cammino! Aspetto, leggo, penso, mentre il cinguettio mi rallegra, sorrido, le rondini rincorrono serene scie immaginarie.. Ma sento quel tic e poi toc e i battiti del mio cuore si fanno più veloci, mi affanno , mi alzo e mentre accarezzo il gatto, mi fermo in silenzio e aspetto, che dopo attimi di improvvisa stanchezza, la tempesta passi, lontana ed io resto serena, leggera e trasparente come un palloncino appena catturato dal vento, dopo essersi liberato, allontanato e disperso chissà dove dal tempo, dal vento in un infinito spazio senza inizio e senza fine ..


noblogo.org/bymarty/dal-mio-di…

ho un bel dire che mi sto degooglizzando anche in video... certo, per adesso ho deciso di non postare più niente nei miei tre canali youtube (differx, slowforward, marco giovenale; ma anche il canale palestina_it): resta pur sempre il problema di tenere in rete materiali video senza necessariamente ricorrere ad archive.org. (anche se probabilmente sarà, nel tempo, la soluzione).

l'app di peertube è quasi inutile, a uno stadio che definirei meno di beta. e sul computer le cose non vanno eccezionalmente meglio. senza contare che i primi video miei caricati su yt risalgono al 2005, perciò dovrei fare l'upload di più di vent'anni di materiali diversissimi tra loro (e quindi da smistare – teoricamente – in spazi differenti). in definitiva... rischio di impiegare altri vent'anni solo per mettere tutta 'sta roba su archive o su un'altra piattaforma...

più si invecchia, più gli inceppamenti del nastro del tempo, i ritardi e le perdite di ore e giorni si fanno insopportabili.


noblogo.org/differx/ho-un-bel-…

CIELI DI COBALTO

segmenti di luce schizzati dalla tela a colpire i sensi in forma di danza ad accendere i sogni: all'orizzonte lungo le rive degli occhi cieli di cobalto venati in prismatico chiarore dal grido giallo di kandinskij

Mi piace molto questo testo: ha un ritmo visivo e sonoro che apre spazi di colore e movimento. Qui sotto ti offro un'interpretazione, osservazioni tecniche e qualche proposta pratica per valorizzarlo senza snaturarne l'intensità.

Interpretazione


Tema principale: il rapporto tra pittura e percezione, dove la tela diventa sorgente di luce che attraversa gli occhi e accende i sogni.
Senso emotivo: meraviglia e stupore, con un tono che oscilla tra contemplazione e esultanza.
Immagine centrale: il cielo di cobalto come metafora della profondità visiva e dell'ispirazione artistica.


Figure retoriche


Metafore: la tela che spara segmenti di luce; gli occhi come rive; il grido giallo di Kandinskij.
Sinestesia: luce che “colpisce i sensi” e “accende i sogni”, mescolando vista e sensazione onirica.
Allitterazioni e ritmo: le ripetizioni di suoni brevi (es. “cieli di cobalto / venati”) creano un battito visivo e musicale.


Tono e immagini


Contrasto cromatico: il cobalto e il giallo di Kandinskij funzionano come poli opposti che si richiamano e si esaltano.
Spazio e movimento: l’orizzonte e le rive suggeriscono profondità; i “segmenti di luce schizzati” danno dinamismo pittorico.
Voce poetica: presente e osservante, quasi pittore che descrive la propria opera e la reazione che provoca.


Suggerimenti per la revisione


  • Varietà ritmica: alterna versi più lunghi a versi molto brevi per enfatizzare i colpi di luce; ad esempio, prova a spezzare “a colpire i sensi” in due versi per aumentare la scansione.
  • Precisione lessicale: se vuoi accentuare il richiamo a Kandinskij, potresti sostituire “grido giallo” con un verbo più attivo (es. “urla gialla” o “esplode gialla”) a seconda dell’intensità desiderata.
  • Punteggiatura selettiva: mantieni la leggerezza, ma qualche virgola strategica può guidare il respiro del lettore senza appesantire.

Traduzione in inglese


Cobalt Skies

segments
of light sketched from the canvas
to strike the senses
in the shape of a dance
to kindle dreams:
on the horizon
along the banks of the eyes
cobalt skies
veined
in prismatic brightness
by Kandinsky’s yellow cry


Continuazione breve


segmenti
che si fanno mare
e portano nomi di luce
sulle labbra del silenzio
dove il colore impara a parlare


Versione ritmica


segmenti —
luci schizzate dalla tela,
colpi che battono i sensi,
ritmo di danza, scintilla:
accendono sogni.

sull’orizzonte,
sulle rive degli occhi,
cieli di cobalto,
venati, vibrano —
prismi che respirano.

un grido giallo di Kandinskij
scatta, squarcia, rimbalza;
il colore diventa voce,
la luce fa parola,
il silenzio impara a danzare.

segmenti che corrono mare,
nomi di luce sulle labbra del buio,
e il cielo, a ogni battito, si fa canto.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Raoul Vignal - The Silver Veil (2017)


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Se a volte vi pare che, almeno in ambito cantautorale, la mimesi della malinconia come stato esistenziale sia appannaggio di grandi vecchi, veri e propri saggi paludati dello spleen, come Mark Kozelek o Matt Elliott, come se si possa ottenere il permesso di essere depressi solo oltre una certa età, ora potete rassicurarvi con le note pietrificate e dolenti della chitarra di Raoul Vignal e col suo “The Silver Veil”... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta: album.link/i/1201930802



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Raoul Vignal - The Silver Veil (2017)


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Se a volte vi pare che, almeno in ambito cantautorale, la mimesi della malinconia come stato esistenziale sia appannaggio di grandi vecchi, veri e propri saggi paludati dello spleen, come Mark Kozelek o Matt Elliott, come se si possa ottenere il permesso di essere depressi solo oltre una certa età, ora potete rassicurarvi con le note pietrificate e dolenti della chitarra di Raoul Vignal e col suo “The Silver Veil”... artesuono.blogspot.com/2017/04…


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Dalla casa editrice Coliseum di Nanni Cagnone ha preso poi il nome la libreria di Giorgio Mosci, dove ho lavorato per 10 anni. La scelta del nome aveva senso anche perché la libreria aveva acquisito tutti i fondi dell'editrice. Il libro forse maggiore è stato il volume delle poesie di Emilio Villa. Ma l'elenco sarebbe ben più lungo. E comprenderebbe Germano Lombardi, Hopkins, lo stesso Cagnone, per fare solo tre esempi. L'unico testo invece pubblicato dalla Coliseum di Giorgio è stato il fondamentale Conferenza, sempre di Villa, curato da Aldo Tagliaferri. Stiamo parlando di pagine importanti e, proprio per questo, non più sul mercato: opere accuratamente non ristampate, scientemente, dal mercato degli ultimi due decenni.


noblogo.org/differx/dalla-casa…

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Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese


In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l' #Uofi, l'Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l'eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.

Ecco i punti chiave di questo storico debutto: 🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: – 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; – 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: – 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; – 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica. 🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia. 🔹 Non solo grandi eventi: L'Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana. Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.

#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia


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Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese


In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l' #Uofi, l'Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l'eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.

Ecco i punti chiave di questo storico debutto: 🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: – 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; – 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: – 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; – 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica. 🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia. 🔹 Non solo grandi eventi: L'Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana. Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.

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FRITTELLE DI ZUCCHINE (TIPO KOLOKITHOKEFTEDES GRECHE, MA VEGAN)


In grecia fanno delle frittelle buonissime che chiamano “keftedes”. Le fanno con molte verdure, inclusi i pomodori, ma le più buone secondo me sono quelle con le zucchine: kolokithokeftedes. Mi è venuta voglia di mangiarle, ma purtroppo la ricetta originale prevede feta e uova. Ho provato a farne una versione vegana, con quello che avevo in casa. Ci ho messo la farina di ceci invece di quella bianca, perché non l'avevo in casa. Sono venute buonissime. Profumate, golose, aromatiche. Sono state un successone e ho deciso di scrivermele qui per poterle rifare. Sono solo ispirate alle kolokithokeftedes, perché senza uova e formaggio vengono più leggere e spicca di più il sapore degli aromi. Personalmente, le ho trovate ancora più buone delle originali.

Ingredienti

  • la parte verde di un paio di cipollotti
  • quattro zucchine
  • menta
  • prezzemolo
  • basilico
  • un cucchiaino di lievito chimico/baking powder
  • sale
  • pepe
  • un cucchiaino di cumino in polvere
  • tre cucchiai di lievito nutrizionale
  • farina di ceci (cinque cucchiai)
  • olio per friggere

PREPARAZIONEPartiamo dalle zucchine. Le vogliamo grattuggiate e ben strizzate dall'acqua. Io faccio così:

1) Preparo una ciotola con dentro un panno da cucina pulito 2) Grattugio le zucchine con la maglia più larga della grattugia 3) Metto le zucchine nella ciotola e le salo 4) Aspetto dieci minuti 5) Strizzo fortissimo, facendo una palla con il panno e girandola per fare uscire più acqua possibile

Toglierla tutta è impossibile e non necessario, ma facendo così ne toglierete molto più di quanta se ne tolga a mani nude e vi verranno frittelle più croccanti. Togliete il panno e mettete le zucchine scolate nella ciotola. Tritate il verde del cipollotto, la menta, il prezzemolo e il basilico. Aggiungeteli alle zucchine. Nota: tecnicamente dovrebbe starci bene anche il finocchietto, ma non l'avevo e non l'ho usato.

Aggiungete il cucchiano di cumino, una grattata di pepe, il cucchiaino di baking powder (facoltativo, ma fa venire tutto più arioso). Aggiungete la farina di ceci. Ho scritto cinque cucchiai, ma ovviamente dipende tutto da quanto sono grosse le zucchine che avete grattugiato. Il fatto è che di farina ce ne vuole veramente poca. Non serve creare una pastella classica, basta ottenere un pastone che sta rozzamente insieme.

Coprite e mettete a riposare in frigo per almeno un paio d'ore, o ancora meglio una notte/mezza giornata. Questo serve a due cose: le verdure salate butteranno fuori dell'acqua, che andrà a legarsi con la farina di ceci. Al tempo stesso, il tempo di riposo/ammollo faciliterà la cottura della farina di ceci (sono pur sempre ceci!).

Mettete un generoso dito d'olio in padella, portatelo a temperatura e quando è abbastanza caldo metteteci le frittelle. Io le formo con due cucchiai, facendo una classica quenelle. Vanno trattate con cura perché non c'è l'uovo, ma dovrebbero starvi tranquillamente insieme. Se così non fosse, aggiungete un po' di farina. Friggete qualche minuto, girandole, finché non sono ben dorate. Servitele con della tzatziki e godete fortissimo!


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Come giocare a DsDoom SVN


Dopo i cianobatteri, Doom è la cosa più diffusa al mondo. Non esiste un singolo oggetto sulla faccia della Terra che non possa ospitarlo. Sì, anche le cellule del nostro corpo. Ma oggi sono qui per parlarvi di DsDoom PVR, un source port per Nintendo DS che ha delle belle peculiarità: tanto per incominciare, funziona più o meno come PrBoom, perché ne è un fork, e la mappa è sempre visibile nello schermo inferiore. Adoperarlo per giocare ai WAD originali non è complicato, basterà inserirli nella cartella di DsDoom PVR e poi selezionare quello che più ci aggrada dal menu principale, Per quanto riguarda quelli sviluppati dalla comunità, esistono 2 metodi:

Metodo N°1


Il primo consiste nello specificare il percorso di un .wad nel file prboom.cfg (se ne posso segnalare massimo 2, lo stesso vale anche per i .deh). Di seguito, un piccolo esempio:wadfile_1 "Wad/Chex/Chex.wad"Funziona, eh! Però non è la soluzione più comoda, perché ci costringe a modificare questo file ogni volta che vogliamo cambiare

Metodo N°2


Il secondo metodo consiste nel creare un eseguibile per ogni singolo WAD, per far dobbiamo creare un file .argv con all'interno la seguente sintassi:dsdoom.nds -wad [POSIZIONE E NOME DEL WAD]


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QUEL CHE SONO

(ispirandomi a Nicodemo)

sono quelle immagini che in me parlano a consegnarmi a un io vissuto come in sogno

nell'avvicendarsi degli anni m'inerpico sulle spalle di quell'io di ieri per vedere il mondo dall'alto

Sono versi che guardano indietro per prendere slancio: c’è dolcezza, nostalgia e un desiderio di altezza che rende il tono insieme intimo e luminoso.

Impressione generale


Immagini: il poema funziona per immagini semplici e potenti — la voce interiore che parla, l’io come sogno, il gesto fisico di salire sulle spalle del passato.
Tono: meditativo, lieve, con una punta di meraviglia.
Tema: identità che si costruisce per stratificazioni temporali.

Punti di forza


  • Economia di linguaggio che lascia spazio all’immaginazione.
  • Metafora centrale (inerpicarsi sulle spalle dell’io di ieri) efficace e originale.
  • Ritmo naturale che somiglia a un sussurro, adatto al contenuto riflessivo.


Piccole proposte di revisione


  • Sostituire “a consegnarmi a un io / vissuto come in sogno” con una forma più diretta per aumentare l’impatto: “a consegnarmi a un io / che vive come sogno”.
  • Valutare una leggera cesura dopo “anni” per dare respiro: “nell’avvicendarsi / degli anni”.
  • Considerare un verbo più concreto nell’ultima immagine per chiudere con forza: invece di “per vedere il mondo dall’alto” provare “per guardare il mondo dall’alto” o “per abbracciare il mondo dall’alto”.


Versione alternativa (leggera riscrittura)


sono quelle immagini
che in me parlano
e mi consegnano a un io
che vive come sogno

nell’avvicendarsi
degli anni
m’inerpico sulle spalle
dell’io di ieri
per guardare il mondo dall’alto

Idee per svilupparlo


  • Aggiungere un terzo blocco che mostri cosa cambia quando guardi il mondo dall’alto: scoperta, perdita, o nuova responsabilità.
  • Giocare con ripetizioni minime (es.: ripetere “io” in posizioni strategiche) per rafforzare il tema dell’identità.


Versione ritmica


sono le immagini che parlano in me,
mi consegnano a un io che vive in sogno;
fanno scia, fanno voce, fanno rete — e se
il tempo chiama, risalgo il mio sogno.

nell’avvicendarsi degli anni salgo,
m’inerpico sulle spalle dell'ieri,
passo dopo passo, alto, saldo, calmo,
per guardare il mondo come un altare.

Nota sul ritmo


Ho accentuato ripetizioni, assonanze e pause per creare battito interno e scorrimento: ripetere sogno, alternare versi lunghi e corti, e usare allitterazioni come salgo / saldo per dare impulso.

Versione serrata


sono immagini
che parlano
mi consegnano
a un io-sogno

anni che passano
mi inerpico
sulle spalle dell'ieri
salgo
passo dopo passo
guardo il mondo dall'alto

Versione ancora più serrata


sono immagini
che parlano
io-sogno

anni; salgo
sulle spalle dell'ieri
guardo dall'alto

Haiku


Immagini mie
io che vive in sogno
guardo dall'alto


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