1SAMUELE - Capitolo 20
1Davide fuggì da Naiot di Rama, si recò da Giònata e gli disse: “Che cosa ho fatto, che colpa e che peccato ho nei riguardi di tuo padre, perché attenti così alla mia vita?”. 2Rispose: “Non sia mai. Non morirai. Vedi, mio padre non fa nulla di grande o di piccolo senza confidarmelo. Perché mi avrebbe nascosto questa cosa? Non è possibile!”. 3Ma Davide giurò ancora: “Tuo padre sa benissimo che ho trovato grazia ai tuoi occhi e dice: “Giònata non deve sapere questa cosa, perché si affliggerebbe”. Ma, per la vita del Signore e per la tua vita, c'è soltanto un passo tra me e la morte”. 4Giònata disse: “Che cosa desideri che io faccia per te?”. 5Rispose Davide: “Domani è la luna nuova e io dovrei fermarmi a mangiare con il re. Ma tu mi lascerai partire e io resterò nascosto nella campagna fino alla terza sera. 6Se tuo padre noterà la mia assenza, dirai: “Davide mi ha supplicato di andare in fretta a Betlemme, sua città, perché vi si celebra il sacrificio annuale per tutta la famiglia”. 7Se dirà: “Va bene”, allora il tuo servo può stare in pace. Se invece andrà in collera, sii certo che è stato deciso il peggio da parte sua. 8Agisci con bontà verso il tuo servo, perché hai voluto legare a te il tuo servo con un patto del Signore: se c'è colpa in me, uccidimi tu; ma per qual motivo dovresti condurmi da tuo padre?“. 9Giònata rispose: “Non sia mai! Se di certo io sapessi che è deciso il male contro di te da parte di mio padre, non te lo farei forse sapere?”. 10Davide disse a Giònata: “Chi mi avvertirà se tuo padre ti risponde duramente?”. 11Giònata rispose a Davide: “Vieni, andiamo in campagna”.
Uscirono tutti e due nella campagna. 12Allora Giònata disse a Davide: “Per il Signore, Dio d'Israele, domani e dopodomani a quest'ora scruterò le intenzioni di mio padre. Se sarà benevolo verso Davide e io non manderò subito a riferirlo al tuo orecchio, 13tanto faccia il Signore a Giònata e ancora di peggio. Se invece sembrerà bene a mio padre decidere il male a tuo riguardo, io te lo confiderò e ti farò partire. Tu andrai tranquillo e il Signore sarà con te come è stato con mio padre. 14Fin quando sarò in vita, usa verso di me la benevolenza del Signore. Se sarò morto, 15non ritirare mai la tua benevolenza dalla mia casa; neppure quando il Signore avrà eliminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide, 16non sia eliminato il nome di Giònata dalla casa di Davide: il Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide”. 17Giònata volle ancora far giurare Davide, perché gli voleva bene e lo amava come se stesso. 18Giònata disse a Davide: “Domani è la luna nuova e la tua assenza sarà notata perché si guarderà al tuo posto. 19Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai in fretta e ti recherai al luogo dove ti sei nascosto il giorno di quel fatto e resterai presso quella collinetta. 20Io tirerò tre frecce da quella parte, come se tirassi al bersaglio per conto mio. 21Poi manderò il ragazzo gridando: “Va' a cercare le frecce!”. Se dirò al ragazzo: “Guarda, le frecce sono più in qua di dove ti trovi, prendile!”, allora vieni, perché tutto va bene per te; per la vita del Signore, non c'è niente. 22Se invece dirò al giovane: “Guarda, le frecce sono più avanti di dove ti trovi!”, allora va', perché il Signore ti fa partire. 23Riguardo alle parole che abbiamo detto tu e io, ecco è testimone il Signore tra me e te per sempre”.24Davide dunque si nascose nel campo.
Arrivò la luna nuova e il re sedette a mangiare. 25Il re sedette come al solito sul sedile contro il muro; Giònata si mise di fronte, Abner si sedette al fianco del re e si notò il posto di Davide. 26Ma Saul non disse nulla quel giorno, perché pensava: “È un caso: non sarà puro. Certo non è puro”. 27Ma l'indomani, il secondo giorno della luna nuova, si notò il posto di Davide. Saul disse allora a Giònata, suo figlio: “Perché il figlio di Iesse non è venuto a prendere cibo né ieri né oggi?”. 28Giònata rispose a Saul: “Davide mi ha chiesto con insistenza di andare a Betlemme. 29Mi ha detto: “Lasciami andare, perché abbiamo in città il sacrificio di famiglia e mio fratello me ne ha fatto un obbligo. Se dunque ho trovato grazia ai tuoi occhi, lasciami libero, perché possa vedere i miei fratelli”. Per questo non è venuto alla tavola del re”. 30Saul si adirò molto con Giònata e gli gridò: “Figlio di una scostumata, non so io forse che tu preferisci il figlio di Iesse, a tua vergogna e a vergogna della nudità di tua madre? 31Perché fino a quando vivrà il figlio di Iesse sulla terra, non avrai sicurezza né tu né il tuo regno. Manda dunque a prenderlo e conducilo qui da me, perché merita la morte”. 32Rispose Giònata a Saul, suo padre: “Perché deve morire? Che cosa ha fatto?”. 33Saul afferrò la lancia contro di lui per colpirlo e Giònata capì che suo padre aveva ormai deciso di uccidere Davide. 34Giònata si alzò dalla tavola acceso d'ira e non volle prendere cibo in quel secondo giorno della luna nuova. Era rattristato per Davide, perché suo padre l'aveva offeso.
35Il mattino dopo Giònata uscì in campagna, per l'appuntamento con Davide. Era con lui un ragazzo ancora piccolo. 36Egli disse al ragazzo: “Corri a cercare le frecce che io tirerò”. Il ragazzo corse ed egli tirò la freccia più avanti di lui. 37Il ragazzo corse fino al luogo dov'era la freccia che Giònata aveva tirato e Giònata gridò al ragazzo: “La freccia non è forse più avanti di te?”. 38Giònata gridò ancora al ragazzo: “Corri svelto e non fermarti!”. Il ragazzo di Giònata raccolse le frecce e le portò al suo padrone. 39Il ragazzo non aveva capito niente; soltanto Giònata e Davide sapevano la cosa. 40Allora Giònata diede le armi al ragazzo che era con lui e gli disse: “Va' e riportale in città”. 41Partito il ragazzo, Davide si alzò da dietro la collinetta, cadde con la faccia a terra e si prostrò tre volte, poi si baciarono l'un l'altro e piansero insieme, finché Davide si fece forza. 42E Giònata disse a Davide: «Va' in pace, ora che noi due abbiamo giurato nel nome del Signore in questi termini: “Il Signore sia tra me e te, tra la mia discendenza e la tua discendenza per sempre”».21,1 Davide si alzò e partì, e Giònata tornò in città.
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Approfondimenti
20,1-21,1. Ultimo tentativo di riconciliazione mediata tra Davide e Saul. Mentre quest'ultimo giace vergognosamente nudo a Naiot (19,24), Davide ritorna di nascosto a Gabaa per incontrare Gionata. È la prova suprema della loro amicizia. Gionata sembra essere all'oscuro dei disegni criminali del padre (cfr. 19, 1-7), ma quando è costretto a prenderne atto la sua decisione é, senza tentennamenti, a favore dell'amico. Gionata sa che cosa rischia: quando cambiava la dinastia, era normale che il nuovo re sterminasse tutta la famiglia del predecessore (1Re 15,28-29; 16,10-11; 2Re 10,7). È difficile non riconoscere in quest'eroico altruismo l'azione del Signore, che apre il cuore del principe all'accettazione del piano divino («quando il Signore avrà sterminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide...», v. 15) là dove Saul vede solo un antagonista per sé e la dinastia (v. 31). La gravità del momento è rimarcata da molteplici formule di giuramento (vv. 3.12.16.17.21.23.42) con cui Gionata e Davide si rassicurano vicendevolmente sulla reciproca fedeltà al «patto del Signore» (v. 8) stipulato nel momento in cui si sono conosciuti (18,3). C'è una struggente insistenza nelle parole concitate che si scambiano; l'uno consegna la propria vita nelle mani dell'altro in una dipendenza assoluta e libera (v. 8). Il capitolo può essere suddiviso in quattro scene:
- 1) vv. 1-11: Davide propone a Gionata un ultimo tentativo per sondare le intenzioni di Saul a suo riguardo;
- 2) vv. 12-24a: riconferma dell'eterna fedeltà promessa col “patto”; Gionata stabilisce il modo per comunicare a Davide l'esito del suo tentativo presso Saul;
- 3) vv. 24b-34: al banchetto del novilunio Saul manifesta apertamente le sue intenzioni omicide;
- 4) 20,35 – 21, 1: incontro tra Gionata e Davide e separazione tra i due amici
3. «per la vita del Signore e per la tua vita»: formula di doppio giuramento, usata anche altrove (25,26; 2Sam 11,11; 15,21; 2Re 2,2).
4. «Che cosa desideri che io faccia per te?»: lett. «Cosa dice la tua anima e cosa posso fare per te?». Molto spesso la parola nepeš – che il greco traduce con psychē e noi con “anima” – viene usata come sinonimo di “essere vivente, persona”, còlta nel suo aspetto volitivo (= desiderio, brama, richiesta, pretesa). Cfr. Sal 42,2-3; 84,3; Is 26,9.
5. «Domani è la luna nuova»: il novilunio, che dava inizio a un nuovo mese lunare, era celebrato con sacrifici (Nm 10,10; 28,11-15) e banchetti (previsti per il sacrificio di comunione: cfr. 1 Sam 1,4; 9,19-24; 16,5). La festa del novilunio era paragonabile al sacro giorno del sabato (cfr. 2Re 4,23; Is 1,13-14; 66,23; Ez 46,1-3; Os 2,13; Am 8,5). Al banchetto offerto dal re dovevano obbligatoriamente partecipare tutti i cortigiani (cfr. v. 25).
6-7. «sacrificio annuale»: Davide si assenta dal banchetto adducendo la scusa del sacrificio annuale familiare (cfr. 1,3-4). Tale festività doveva godere di particolare considerazione da parte di ogni buon Israelita. L'assenza di Davide servirà a saggiare i sentimenti nascosti di Saul («la bocca parla dalla pienezza del cuore», Mt 12,34).
8. «Mostra la tua bontà...»: lett. «mostra il tuo ḥesed». L'ḥesed indica un profondo atteggiamento di bontà. Esso implica non solo la benevolenza di un uomo verso l'altro, ma anche una reciproca fedeltà in forza di un impegno interiore (verso se stessi), tanto da acquisire un valore quasi giuridico. Quando nell'AT l'ḥesed viene riferito a Dio, ciò accade sempre in rapporto all'alleanza che egli ha concluso con Israele. Tale alleanza si manifesta come dono e grazia soprattutto quando Israele la infrange unilateralmente e Dio non è più obbligato a rispettare l'impegno assunto. Proprio allora l'ḥesed svela il suo aspetto più profondo: l'amore che perdona, l'amore più potente del tradimento, la grazia più forte del peccato. Frutto di tale amore sono la ricostituzione dello stato di grazia e il ristabilimento dell'alleanza interiore. «patto del Signore»: questa parola conferisce un'insospettata profondità al dialogo tra i due amici, poiché innesta il rapporto che li unisce nel più grande ambito dell'ḥesed che lega Dio a Israele (cfr. sopra). Davide esige da Gionata la stessa “bontà” che il Signore usa verso il suo popolo! Ciò diverrà esplicito nel v. 14: «Usa verso di me la benevolenza (ḥesed) del Signore».
10. «Chi mi avvertirà se...»: la particella condizionale “se” è resa con i LXX e Vg. TM ha «oppure». Nonostante le varie proposte d'interpretazione e di correzione, la sintassi della frase ebraica rimane claudicante.
11. «Uscirono tutti e due nei campi»: l'incontro tra i due amici è già pericoloso di per sé; tanto più si dovrà essere al riparo da orecchie indiscrete mentre si concordano i dettagli del piano.
12-19. Il testo ebraico è molto difficile da tradurre a causa del cattivo stato di conservazione. BC ricostruisce il testo con l'aiuto dei LXX.
12. «Per il Signore... indagherò»: ricostruzione congetturale del TM, che ha: «Il Signore Dio d'Israele certo indagherò...». Si tratta presumibilmente di un'antica corruzione di una formula di giuramento (cfr. 14,39) da cui è caduta la parola iniziale ḥay «per la vita..». I LXX si sono accorti della difficoltà testuale e hanno cercato di completare la formula in altro modo: «Il Signore Dio d'Israele sa (oiden) che indagherò..».
16. «Il Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide»: secondo l'uso comune della formula di giuramento (cfr. 3,17) ci si aspetterebbe «ne chiederà conto a Davide». Ma Gionata smorza con delicatezza la terribile frase imprecatoria rivolta all'amico nel caso che non osservasse le condizioni del patto e la indirizza sui suoi “nemici”. Cfr. 25,22 e 2Sam 12,14.
17. «perché gli voleva bene e lo amava come se stesso»: lett. «a causa del suo amore per lui; poiché lo amava come amava la propria anima». Questa frase è considerata un argomento a favore della versione greca della prima parte del versetto (= Gionata giura a Davide perché gli vuol bene; cfr. sopra). Ma può essere letta anche in altro modo: Gionata esige un giuramento da parte di Davide in forza dell'impegno di fedeltà che lega l'uno all'altro (cfr. v. 8).
19. «Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai in fretta»: traduzione congetturale. TM ha lett.: «Triplicherai, scenderai molto». I LXX non aiutano molto: «Trinerai e cercherai». La BC sembra ispirarsi parzialmente anche a Vg: requiretur enim sessio tua usque perendie. Descendes ergo festinus. «il giorno di quel fatto»: non si sa a quale circostanza Gionata faccia riferimento. Forse alla sua prima intercessione a favore di Davide (19,1-3).
20-22. In vista dell'impossibilità di un nuovo incontro, Gionata stabilisce delle espressioni convenzionali affinché Davide sappia come regolarsi: “più in qua” vorrà dire che Davide può venire a corte e non ci sono pericoli, “più avanti” avvertirà Davide di fuggire.
26. «Gli sarà successo un inconveniente: non sarà mondo»: la legge proibiva a chi fosse impuro di mangiare carni sacrificate (Lv 7,20-21). L'immondezza si contraeva con estrema facilità toccando cadaveri di uomini o animali, avendo relazioni sessuali anche lecite, mediante una polluzione involontaria o le mestruazioni, per contatto con persone oppure cose contaminate dall'immondezza, ecc. (cfr. Lv 11-15; Nm 19,11-16; Dt 14,3-21). Per ritornare puri occorrevano uno o più giorni (Lv 15,16-18.27-30; Nm 19,17-22). Saul è senz'altro stizzito di non poter mettere le mani su Davide ma tace e cerca di calmarsi trovando una giustificazione plausibile alla sua assenza: se oggi non è venuto per qualche ragione di impurità, senz'altro domani verrà. Come oserebbe mancare al banchetto dei grandi del regno?
30-31. Saul manifesta tutto il suo risentimento, senza più controllarsi. Investe Gionata con parole volgari, ma il vero bersaglio è quel «figlio di Iesse» (talmente disprezzabile da non meritare neppure d'esser chiamato per nome; cfr. 22,8; 25,10; 2Sam 20,1; 1Re 12,16) che sta sfruttando subdolamente l'amicizia con Gionata per appropriarsi del suo trono, cioè per rovinarlo. Per quanto sappiamo la successione al trono non era ancora ereditaria e il re poteva essere designato da un profeta, acclamato dal popolo (cfr. 11,15; 2Sam 2,4) oppure imposto da qualcuno (in 2Sam 2,9: dall'esercito). Davide raccoglie già molti consensi tra il popolo (18,5.7-8.16.30) e può ragionevolmente aspirare al regno, con tutte le conseguenze che tale fatto comporterebbe per la famiglia di Saul. Affinché ciò non avvenga c'è un'unica soluzione: eliminarlo. Per Gionata è il momento della grande tentazione. Senza saperlo Saul ha toccato il punto più delicato dell'amicizia con Davide, insinuando il sospetto nel “patto del Signore” con il quale Gionata si è consegnato senza riserve nelle mani dell'amico (vv. 13-16; cfr. v. 17). Insistendo sul «tu e il tuo regno», Saul sembra invitare il figlio a tornare indietro finché è in tempo, a scuotersi di dosso l'illusione che quest'amicizia sia diversa dalle altre, a pensare al proprio futuro più che a quello altrui. Ma tutti i ragionamenti sono impotenti contro un patto il cui garante è Dio (v. 23).
35. «ragazzo ancora piccolo»: Gionata si porta dietro uno scudiero per non destare sospetti con la sua uscita mattutina. Temendo d'essere spiato, ha cura di sceglierlo «ancora piccolo» e innocente, così non capirà e non farà domande sulla sua strana esercitazione con l'arco.
41. «finché per Davide si fece tardi»: traduzione congetturale. TM ha: «finché Davide fece qualcosa di grande». LXX traduce: «abbondantemente», senza citare Davide. Syr concorda con Vg: «ma Davide [pianse] di più».
42. Con un ulteriore giuramento di eterna fedeltà i due amici si separano. Si rivedranno un'ultima volta a Corsa, dove rinnoveranno il “patto davanti al Signore” (23,16-18).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
Mary Gauthier — The Foundling (2010)
Anche la Gauthier come Roky Erickson non ha avuto certamente una vita facile, infatti, The Foundling (Il Trovatello) altro non è che la sua biografia in musica. Abbandonata fin dalla nascita in un orfanotrofio ci rimane fino all’età di quindici anni e quando esce imbocca immediatamente la strada della droga. Queste esperienze com’è logico immaginare lasciano un segno profondo nella sua vita, The Foundling parla di questo. Un disco triste quindi, estremamente personale e catartico dove la cantautrice attraverso le canzoni racconta parte dei suoi ricordi delle sue vicissitudini e delle sue speranze... silvanobottaro.it/archives/405…
Ascolta il disco: album.link/s/6dUacpoKVjwDnfElP…
[vortex]presa [posizione l'aspetto] contabile cura le] moratorie [-lei non sa] [quanto pesa un morto oppure descrivono i tipi di pressioni i funghi] delle formiche avicole natura morta con limoni sono una batteria [gli sfasamenti delle biologiche portatili sono] da quella a quella il moto celeste dello Zurbarán della velocità-non passano] i performati tutti] [dietro all'allestimento
INDICI DI CRIMINALITà 2025. L'EUROPA è RESILIENTE, LA CRIMINALITà è STABILE, MA VI SONO CAMBIAMENTI SIGNIFICATIVI
La Global Initiative è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello. I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell'ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata. Produce ogni anno il “Global Organized Crime Index”, fornendo un giudizio basato su “indicatori” sui livelli di criminalità dei cinque continenti nonché sulla rispettiva resilienza al crimine.
Secondo il Global Organized Crime Index 2025, i livelli di criminalità organizzata sono rimasti stabili in tutta Europa, mentre sono aumentati nella maggior parte delle altre regioni. L'Europa si classifica al secondo posto per criminalità dopo l'Oceania. Tuttavia, questa stabilità complessiva nasconde cambiamenti significativi all'interno dei mercati criminali e tra gli attori criminali. Il punteggio di criminalità in Europa si attesta a 4,74, con un punteggio di resilienza di 6,28, il più alto a livello globale. Nonostante le prestazioni superiori dell'Europa in tutti i 12 indicatori di resilienza, l'attività criminale continua a espandersi ed evolversi, sottolineando l'urgenza di aggiornare le strategie di resilienza per affrontare le minacce emergenti. La criminalità finanziaria rimane il mercato criminale più diffuso in Europa per il secondo anno consecutivo. Questi reati comprendono frodi sempre più sofisticate condotte principalmente online, tra cui frodi sugli investimenti, compromissione delle e-mail aziendali, truffe sentimentali, appropriazione indebita ed evasione fiscale. I reati finanziari trascendono i confini regionali e sono sostanzialmente facilitati dalla corruzione. L'Europa rimane un importante hub globale per i reati informatici, classificandosi al secondo posto a livello continentale. Queste vanno dagli attacchi ransomware e dalla distribuzione di malware alle frodi con criptovalute, che spesso prendono di mira istituzioni governative, grandi aziende e infrastrutture critiche. Gli attori criminali informatici ibridi e tradizionali sono sempre più allineati, con gruppi sponsorizzati dallo Stato che spesso si spacciano per criminali informatici indipendenti. I mercati della droga continuano a rappresentare sfide significative. La cocaina e le droghe sintetiche hanno registrato i maggiori aumenti dal 2023. La cocaina rappresenta la principale fonte di reddito per numerosi gruppi criminali organizzati europei, con il continente che funge da destinazione, via di transito e mercato di consumo. La produzione di droghe sintetiche è sempre più dispersa, in particolare nell'Europa centrale e orientale, che ha registrato la crescita più significativa dal 2021. Il consumo di eroina è in calo, mentre la cannabis rimane la sostanza illecita più consumata. La tratta di esseri umani e il contrabbando rimangono minacce pervasive. Le reti di contrabbando sono saldamente radicate lungo la rotta dei Balcani occidentali, con molte nazioni europee che fungono da destinazioni finali dove le persone trafficate affrontano lavori forzati o sfruttamento sessuale. La presenza di attori criminali è cresciuta costantemente dal 2021. Gli attori stranieri rappresentano la preoccupazione più significativa, registrando l'aumento maggiore dal 2021. Questi gruppi sono sempre più diversificati, multietnici e interconnessi. Gli attori del settore privato svolgono un ruolo sostanziale nel riciclaggio di denaro, mentre gli attori integrati nello Stato, sebbene meno diffusi che altrove, facilitano l'attività criminale in determinati contesti.
L'indice di criminalità dell'Italia secondo il Global Index
I punti di forza della resilienza dell'Europa includono la cooperazione internazionale, politiche e legislazioni nazionali solide e l' integrità territoriale. Al contrario, la trasparenza e la responsabilità del governo si posizionano costantemente agli ultimi posti tra gli indicatori di resilienza, così come la capacità di contrasto al riciclaggio di denaro e di regolamentazione economica. Sebbene l'Europa dimostri una resilienza complessivamente relativamente forte, alcuni mercati e attori criminali continuano a espandersi. Questi risultati evidenziano la necessità critica di meccanismi di risposta più efficaci e personalizzati, man mano che la criminalità organizzata si adatta in tutto il continente.
Per saperne di più: globalinitiative.net/wp-conten…
Ásgeir – Julia (2026)
Nel suo quinto album in studio, “Julia”, il cantautore islandese Ásgeir intraprende un nuovo viaggio all’insegna dell’introspezione. Prodotto dalla One Little Independent Records, “Julia” segna il passaggio da anni trascorsi a collaborare con traduttori come John Grant e a lavorare con le poesie del padre, Einar Georg Einarsson, alla ferma volontà di iniziare a scrivere testi da solo (per la prima volta). Il risultato è un’opera profondamente contemplativa, intrisa di nostalgia, che vede Ásgeir meditare sui suoi rimpianti passati e sulle sue speranze per il futuro, guidato dallo spettro del personaggio principale dell’album, una ragazza di nome Julia... artesuono.blogspot.com/2026/03…
Ascolta il disco: album.link/s/71VHBPBBSf8P93F4u…
1SAMUELE - Capitolo 19
1Saul comunicò a Giònata, suo figlio, e ai suoi ministri di voler uccidere Davide. Ma Giònata, figlio di Saul, nutriva grande affetto per Davide. 2Giònata informò Davide dicendo: “Saul, mio padre, cerca di ucciderti. Sta' in guardia domani, sta' al riparo e nasconditi. 3Io uscirò e starò al fianco di mio padre nella campagna dove sarai tu e parlerò in tuo favore a mio padre. Ciò che vedrò te lo farò sapere”. 4Giònata parlò dunque a Saul, suo padre, in favore di Davide e gli disse: “Non pecchi il re contro il suo servo, contro Davide, che non ha peccato contro di te, che anzi ha fatto cose belle per te. 5Egli ha esposto la vita, quando abbatté il Filisteo, e il Signore ha concesso una grande salvezza a tutto Israele. Hai visto e hai gioito. Dunque, perché pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza motivo?“. 6Saul ascoltò la voce di Giònata e giurò: “Per la vita del Signore, non morirà!”. 7Giònata chiamò Davide e gli riferì questo colloquio. Poi Giònata introdusse presso Saul Davide, che rimase alla sua presenza come prima.
8Ci fu di nuovo la guerra e Davide uscì a combattere i Filistei e inflisse loro una grande sconfitta, così che si dettero alla fuga davanti a lui. 9Ma un cattivo spirito del Signore fu su Saul. Egli stava in casa e teneva in mano la lancia, mentre Davide suonava la cetra. 10Saul tentò di inchiodare Davide con la lancia nel muro. Ma Davide si scansò da Saul, che infisse la lancia nel muro. Davide fuggì e quella notte si salvò.
11Saul mandò messaggeri alla casa di Davide per sorvegliarlo e ucciderlo il mattino dopo. Mical, sua moglie, avvertì Davide dicendo: “Se non metti in salvo la tua vita questa notte, domani sarai ucciso”. 12Mical calò Davide dalla finestra e quegli partì di corsa e si salvò. 13Mical prese allora i terafìm e li pose sul letto. Mise dalla parte del capo un tessuto di pelo di capra e li coprì con una coltre. 14Saul mandò dunque messaggeri a prendere Davide, ma ella disse: “È malato”. 15Saul rimandò i messaggeri a vedere Davide dicendo: “Portatelo qui da me nel suo letto, perché lo faccia morire”. 16Tornarono i messaggeri, ed ecco che sul letto c'erano i terafìm e il tessuto di pelo di capra dalla parte del capo. 17Saul disse a Mical: “Perché mi hai ingannato a questo modo e hai permesso al mio nemico di salvarsi?”. Rispose Mical a Saul: “Egli mi ha detto: “Lasciami andare, altrimenti ti uccido”“.18Davide dunque fuggì e si salvò. Andò da Samuele a Rama e gli narrò quanto gli aveva fatto Saul; poi Davide e Samuele andarono ad abitare a Naiot. 19La cosa fu riferita a Saul: “Ecco, Davide sta a Naiot di Rama”. 20Allora Saul spedì messaggeri a catturare Davide, ma quando videro profetare la comunità dei profeti, mentre Samuele stava in piedi alla loro testa, lo spirito di Dio fu sui messaggeri di Saul e anch'essi fecero i profeti. 21Annunciarono a Saul questa cosa ed egli spedì altri messaggeri, ma anch'essi fecero i profeti. Saul mandò di nuovo messaggeri per la terza volta, ma anch'essi fecero i profeti. 22Allora venne egli stesso a Rama e si portò alla grande cisterna che si trova a Secu e domandò: “Dove sono Samuele e Davide?”. Gli risposero: “Eccoli: sono a Naiot di Rama”. 23Egli si incamminò verso Naiot di Rama, ma fu anche su di lui lo spirito di Dio e andava avanti facendo il profeta finché giunse a Naiot di Rama. 24Anch'egli si tolse gli abiti e continuò a fare il profeta davanti a Samuele; poi crollò e restò nudo tutto quel giorno e tutta la notte. Da qui è venuto il detto: “Anche Saul è tra i profeti?”.
__________________________Note
19,24 Anch’egli si tolse gli abiti: si tratta di una forma di profetismo estatico, assai diversa dalla effusione iniziale dello spirito divino (10,10), benché il detto proverbiale sia lo stesso in entrambi i contesti (qui e in 10,12). La nudità di Saul lo rende spregevole agli occhi di Samuele e dei profeti (vedi anche 2Sam 6,20).
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Approfondimenti
1-10. Al culmine dei suoi tristi pensieri, durante una seduta del consiglio di stato Saul comunica ai suoi ministri l'intenzione di togliere di mezzo Davide. Nessuno dei cortigiani osa protestare nonostante la stima che tutti hanno per Davide (18,5); contraddire il re vorrebbe dire esser destinati a subire la medesima sorte. Solo Gionata non ricusa di difendere l'amico che ama “come se stesso” e parla al padre per convincerlo a tornare sulla sua decisione (vv. 4-5). L'omicidio sarebbe un grave peccato d'ingiustizia verso un uomo che ha prestato grandi servizi allo stato e allo stesso re. Gionata si guarda bene dal ricordare l'entusiasmo del popolo per Davide e insiste sui guadagni ottenuti con le sue imprese: una nuova speranza per Israele, la sicurezza di avere un prode e fedele guerriero tra le proprie schiere. Come può il re dimenticare la lieta sorpresa di quel giorno, nella Valle del Terebinto? Come mai oggi arreca amarezza ciò che ieri aveva suscitato giubilo? Saul, sempre volubile, giura solennemente di rinunciare all'uccisione di Davide, ma nemmeno stavolta rispetterà l'impegno preso. La pericope non si salda molto bene col c. 20 dove Gionata sembra all'oscuro delle intenzioni di Saul. Potrebbe trattarsi di due diverse tradizioni sull'intervento di Gionata a favore di Davide oppure tra i due episodi è intercorso un lasso di tempo considerevole e il primo fatto potrebbe essere stato dimenticato.
11-17. Nuovo attentato alla vita di Davide. Lo “spirito cattivo sovrumano” s'impadronisce ancora una volta di Saul, turbandolo con tetre considerazioni sull'ennesimo successo conseguito dal giovane condottiero contro i Filistei (v. 8; cfr. 18,8-10). Stavolta Saul non si limita a brandire la lancia (18,11) ma la scaglia violentemente contro la parete, ormai determinato a farla finita. La fuga di Davide non basta a placare Saul invaso dalla furia omicida; per tre volte, nel cuor della notte, manda messaggeri a casa di Davide: prima per sorvegliarlo dall'esterno in attesa del mattino, poi per catturarlo subito e infine per dare un ordine che solo una mente squilibrata può dare: «Portatelo qui da me nel suo letto, perché lo faccia morire» (v. 15). Solo il sangue freddo di Mikal riesce a frenare temporaneamente la furia del re (v. 17).
13. «li pose presso il letto»: secondo un uso babilonese attestato, presso il capezzale degli infermi si collocavano delle statuette di terracotta o rame allo scopo di allontanare gli spiriti malvagi. Mikal fa lo stesso. I terafim (cfr. 15,22-23; qui non si tratta necessariamente di “idoli” veri e propri, forse sono raffigurazioni degli antenati) dovrebbero segnalare inequivocabilmente la presenza di un malato nella stanza. «tessuto di pelo di capra»: «tessuto» è una traduzione congetturale dell'hapax kᵉbîr. Di qualunque oggetto si tratti (coperta, panno, cuscino, ecc.) è chiaro che serve a simulare il corpo di Davide giacente a letto malato. Dopo aver coperto il tutto con una coltre, alla debole luce della lampada sarà difficile accorgersi dell'inganno.
17. Mikal sopporta impavidamente l'urto dell'ira paterna, conducendo sino in fondo l'inganno pur di salvare il marito. L'amore coniugale (cfr. 18,20) è più forte del legame parentale (cfr. Gn 2,23-24). Mikal dimostra a Davide una fedeltà esemplare nel momento più difficile. La sua protesta in 2Sam 6,20 – interpretata da Davide come un malevolo accenno alla sua usurpazione del regno di Saul – è forse dovuta a un moto di gelosia ben intenzionato da parte di questa donna rimastagli devota nonostante tutto (25,44; 2Sam 3,14-16).
18-24. È un racconto indipendente, ritenuto da molti esegeti un doppione di 10,10-12. Ricorda un fatto simile accaduto al profeta Elia (2Re 1,9-17). Fuggito dalla propria casa in Gabaa (v. 12) Davide non torna a Betlemme (certamente Saul lo farà cercare anzitutto presso i suoi parenti) ma si dirige verso Rama. Ivi abita il vecchissimo Samuele, il garante della sua regalità (16,1-13), cui si rivolge per chiedere consiglio sul da farsi. Saul viene avvertito della loro presenza in una località a noi ignota, Naiot, da spie o da zelanti sudditi. Come nella notte della fuga di Davide, Saul invia per ben tre volte i suoi emissari per catturare il nemico e poi si reca di persona a Naiot. Anche stavolta tutti soccombono, però non di fronte all'astuzia di una donna ma davanti allo spirito di Dio che s'impossessa di loro e li costringe a “fare i profeti” contro la loro volontà (cfr. Balaam in Nm 22,20.35). Secondo 15,35 Saul e Samuele non dovevano più rivedersi. Ma lo scopo del brano giustifica la trasgressione narrativa. I due “Unti” s'incontrano presso il profeta che li ha consacrati re entrambi. È l'atto conclusivo di un dramma epocale: Samuele è l'ultimo dei “giudici” d'Israele ritiratosi dopo aver esaudito la richiesta del popolo di avere un re (cc. 8-12); di nuovo è stato chiamato a consacrare un altro re in sostituzione del primo, falso e infedele; infine deve assistere alla lotta dell'uno contro l'altro. C'è un'unica possibilità affinché la storia sacra non sia soffocata dal male: che per un istante si permetta allo spirito – che era sceso su Saul (10,10) e poi si era ritirato per scendere su Davide (16,13-14) – di operare, per comprendere chi è il vero «arbitro e giudice» (24,13.16) degli eventi. Il Signore offre a Saul un'ultima occasione per “obbedire allo spirito”, cioè per essere libero davvero dalla schiavitù dell'invidia, della gelosia, dell'odio. Purtroppo Saul non riesce adesso come non era mai riuscito in tutta la sua carriera (cfr. i cc. 13-15).
20. «comunità di profeti»: cfr. 10,5-7. Non sappiamo come mai Samuele si sia unito a questo gruppo di estatici, lui che è sempre vissuto in solitudine.
20-24. «fare il profeta»: anche per quest'espressione, cfr. 10,5-7.
24. «Anch'egli si tolse gli abiti»: a quanto pare la nudità totale o parziale contrassegnava coloro che “facevano i profeti”. Nel presente contesto la nudità di Saul acquista anche il senso di un'umiliazione davanti a Samuele e al suo rivale, causata dalla tenace opposizione al disegno divino. «Da qui è venuto il detto»: il proverbio è lo stesso citato in 10,11. Ambedue gli episodi, analoghi sotto diversi aspetti, possono aver dato origine al medesimo detto. Non è necessario ipotizzare due tradizioni diverse di un unico evento.
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
[filtri]persa la domenica-sonntagabend un paio di [sabotaggi persa percentuale stabilizzata origine] e [storia geologica delle grandelle a volte [intese] comprano dal due al sei marzo verso aprile oppure [è senza] [virgolettato la ricerca non ha evidenziato un termine specifico grandelle con una definizione univoca in contesti letterari o tecnici prevalenti suggerendo che si tratti spesso di un uso colloquiale o plurale al momento non ci sono controindicazioni sensibili men che meno [la scadenza è conforme alla fine dell'orologeria l'affissione l'] annullo
North Sea Radio Orchestra – Dronne (2016)
Avevamo lasciato Craig Fortman alle prese con il suo progetto Arch Garrison, ma nel mentre la sua arte veniva messa a disposizione di un'iniziativa che coinvolgeva non solo la sua formazione North Sea Radio Orchestra, ma anche Pascal Comelade, l’ex-Cardiacs William D. Drake, l’ex-Henry Cow John Greaves, Elise Caron e Silvain Vanot... artesuono.blogspot.com/2016/10…
Ascolta il disco: album.link/s/7bZSRcpfVBVOMZDSR…
ProtectEU: le misure della Commissione Europea contro terrorismo ed estremismo violento
“L'Unione europea è uno dei luoghi più sicuri al mondo”, dichiara Magnus Brunner, Commissario per gli Affari interni e la migrazione. Per mantenere questa posizione, la Commissione europea ha adottato una serie di iniziative contro il terrorismo e l'estremismo violento, che fanno parte della più ampia strategia “ProtectEU”.
Magnus Brunner
Sebbene il pericolo rimanga significativo, “la natura delle minacce si è evoluta”, spiega Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, a seguito di una riunione della Commissione europea. “Dieci anni fa, abbiamo assistito a devastanti attacchi terroristici a Bruxelles e Parigi. La minaccia del terrorismo non è sconosciuta nemmeno al resto d'Europa”, ricorda Virkkunen. Oggi, tuttavia, il mondo digitale, in particolare “l'uso improprio delle tecnologie digitali”, sta rimodellando l'attività terroristica. Minacce che vanno dai “social media e dall'intelligenza artificiale alle armi e ai droni stampati in 3D” prendono di mira in modo sproporzionato i minori: “La radicalizzazione dei giovani è in aumento e i giovani sono sempre più soggetti ad attacchi online”.
Henna Virkkunen
Brunner avverte: “I terroristi non combattono lealmente; sfruttano ogni debolezza che trovano. La cosa più preoccupante è che prendono di mira i nostri figli”. Utilizzano piattaforme di gioco, messaggistica criptata e social media per il reclutamento, con una statistica allarmante: “quasi un presunto terrorista su tre nell'UE ha meno di 20 anni”.
Nel 2026, Bruxelles valuterà le revisioni della normativa sui contenuti terroristici online e si impegna a un'applicazione rigorosa del Digital Services Act. È stata inoltre rafforzata la cooperazione con le piattaforme per “accelerare la rimozione dei contenuti terroristici”, trasformando il Protocollo di crisi in un “Quadro europeo per la risposta alle crisi online” per intervenire “prima che una crisi emerga completamente”. Ulteriori preoccupazioni includono “nuovi sviluppi geopolitici e il coinvolgimento di attori statali e non statali”.
Gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e il conflitto di Gaza hanno alimentato “odio e incitamento alla violenza”, sfruttati da jihadisti e da estremisti di estrema destra e di estrema sinistra, aumentando il rischio di “attacchi”. Lo Stato Islamico “rimane una delle principali minacce esterne per l'UE”, secondo la Commissione Europea, in particolare data l'instabilità siriana e il “futuro incerto dei combattenti terroristi stranieri” detenuti nella Siria nord-orientale.
Il fondamento della strategia è “rafforzare la consapevolezza situazionale e la diagnosi precoce”, rafforzando la capacità unica di analisi dell'intelligence e le risorse di intelligence da fonte aperta (OSINT) di Europol.
Sono previsti investimenti in “tecnologie emergenti, tra cui intelligenza artificiale, criptovalute, droni e armi stampate in 3D” e nella prevenzione, identificata come la “strategia a lungo termine più efficace”: 5 milioni di euro finanzieranno progetti che promuovono “l'emancipazione dei giovani, la resilienza digitale e la coesione comunitaria”.
Dal punto di vista operativo, l'UE mira a istituire una “procedura post-hit” all'interno del Sistema d'Informazione Schengen, valuta l'estensione della raccolta dei dati dei passeggeri a “voli privati, trasporti marittimi e terrestri” e stanzia 30 milioni di euro per proteggere le infrastrutture critiche e gli spazi pubblici.
Infine, controlli finanziari più rigorosi includono un “futuro sistema europeo di recupero dei dati finanziari” e una tabella di marcia per un “accesso legittimo ed efficace ai dati”, garantendo “indagini e azioni penali più rapide e coordinate”.
Immagine creata con l'intelligenza artificiale di Google Gemini
Anche la cooperazione esterna di Europol ed Eurojust in materia di antiterrorismo con i paesi terzi è stata intensificata, con Europol che rafforza i partenariati con alleati fidati per ottenere dati su individui che rappresentano minacce terroristiche. Bruxelles propone inoltre di approfondire la cooperazione con i paesi dell'allargamento e i partner del Mediterraneo, in parte attraverso l'attuazione del Piano d'azione congiunto per prevenire e contrastare il terrorismo e l'estremismo violento con i Balcani occidentali e l'espansione delle attività del Knowledge Hub in queste regioni. Ciò è in linea con il Consiglio dell'UE, che oggi ha adottato le riforme del regime di sanzioni dell'UE per la lotta al terrorismo (l'“Elenco dei terroristi dell'UE”).
Per saperne di più: home-affairs.ec.europa.eu/news…
L’arte di gustare l’abbondanza
Bisogna possedere, in qualche misura, la fame del povero per assaporare davvero l’opulenza del ricco; poiché il piacere non nasce dall’abbondanza in sé, ma dal contrasto tra desiderio e soddisfazione. L’uomo che non ha mai conosciuto la mancanza tende a considerare il superfluo come un diritto naturale, e ciò che dovrebbe suscitare meraviglia scivola nell’abitudine con la stessa rapidità con cui una verità evidente diventa invisibile per eccesso di familiarità.
La ricchezza, priva del ricordo della privazione, si trasforma in un’arida contabilità di oggetti; ma quando è preceduta dall’esperienza del bisogno, ogni bene acquista una sorta di luminosità morale. Non è la quantità delle cose possedute a determinare la gioia, bensì l’intensità con cui esse colmano un’assenza. Il povero, abituato a misurare il mondo con il metro della necessità, sa riconoscere il valore di ciò che riceve; il ricco, se ignora tale misura, rischia di vivere circondato da tesori che non significano nulla.
Vi è dunque una lezione paradossale in questa osservazione: la felicità non segue docilmente la prosperità materiale. Essa richiede, per così dire, una memoria della fame. Senza questa memoria, l’abbondanza diviene monotonia; con essa invece, anche il semplice pezzo di pane può avere un sapore delizioso. Perché, in fondo, la ricchezza senza appetito è come una biblioteca in una casa dove nessuno sa leggere: un ornamento rispettabile, ma del tutto inutile.
Riciclavano per Camorra e 'Ndrangheta: una operazione internazionale smantella rete criminale transfrontaliera
Una rete criminale internazionale coinvolta nel riciclaggio dei profitti derivanti dalla cocaina per gruppi criminali organizzati italiani, tra cui #Camorra e '#Ndrangheta, è stata smantellata a seguito di un'indagine finanziaria transfrontaliera. Guidata dalla Gendarmeria Nazionale francese in collaborazione con i #Carabinieri italiani, la #Fedpol svizzera e con il supporto delle autorità di Belgio, Bulgaria, Germania ed Ecuador, sotto il coordinamento di #Europol ed #Eurojust, l'operazione ha tracciato flussi finanziari illeciti attraverso società fittizie, false fatture e investimenti in beni di lusso.
Un cittadino montenegrino, designato come obiettivo di alto valore da Europol e ricercato in diverse giurisdizioni europee, è stato arrestato a Cannes, in Francia, insieme ad altri sette sospettati durante perquisizioni coordinate in Francia, Italia, Belgio e Svizzera il 23 febbraio 2026. La rete, collegata al traffico di cocaina su larga scala dal Sud America ai porti europei, utilizzava criptovalute, veicoli di lusso con compartimenti occultati e una struttura societaria multinazionale. I beni sequestrati includono immobili di lusso per un valore di oltre 5 milioni di euro e diverse entità societarie.
Europol ha supportato le indagini dal 2023, fornendo analisi finanziarie avanzate, comunicazioni sicure e interventi sul campo. Nel 2024 è stata istituita una Squadra Investigativa Congiunta (#SIC / #JIT) tra Francia, Italia e Svizzera, successivamente ampliata per includere ulteriori paesi partner. Il finanziamento operativo è stato fornito dalla rete @ON, gestita dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.
#trafficodicocainadalSudAmericaaiportieuropei #reteatON #GendarmeriaNazionalefrancese
L’ Occidente e la fragile chance iraniana.
(210)
La morte di #Khamenei apre una fase di incertezza strutturale per il sistema iraniano, più che una finestra lineare verso la democrazia. Il potere formale passa a un consiglio ad interim in attesa che l’ “Assemblea degli esperti” scelga una nuova guida, ma il baricentro reale resta nella convergenza (o nello scontro) tra burocrazia religiosa e apparato di sicurezza.
L’assenza di un erede designato e la natura personalistica del ruolo rendono la successione un momento potenzialmente caotico, in cui aree di regime e opposizioni in esilio cercheranno di capitalizzare il vuoto.
Per la società iraniana, già provata da anni di repressione sanguinosa delle proteste, il lutto ufficiale convive con un sentimento diffuso di stanchezza e rabbia, non necessariamente organizzato ma profondo.
Una transizione democratica richiede però soggetti concreti, non solo un “momento favorevole”: esiste un arcipelago di attori come riformisti interni, opposizione organizzata all’estero, reti civili femministe e studentesche, ma sono divisi, sospettosi tra loro e privi di meccanismi condivisi per il dopo-regime.
Il rischio immediato è che la continuità autoritaria, con un leader più debole ma un apparato spregiudicato, appaia la soluzione meno costosa per chi detiene le armi.
L’Occidente può facilitare, non sostituire, un processo di democratizzazione, evitando che la morte di Khamenei sia letta solo in chiave militare e securitaria: gestire il “rischio” rischia di accettare un nuovo autoritarismo prevedibile.
Un ruolo utile passa da sostegno politico e tecnico a piani di transizione iraniani (road map laiche e pluraliste già elaborate), apertura mirata a società civile, media indipendenti, sindacati e università, e revisione delle sanzioni che riduca l’impatto sui cittadini colpendo selettivamente le strutture repressive.
Meno “Regime Change”, più garanzie per chi si espone: canali sicuri per l’esilio, protezione per i difensori dei diritti umani, riconoscimento rapido di un governo di transizione rappresentativo. Anche in uno scenario ideale, la democrazia iraniana resterà un cammino lungo e intermittente, ma le scelte occidentali nei prossimi mesi possono renderlo percorribile.
#Blog #Khamenei #Iran #Occidente #Geopolitica #Opinioni
1SAMUELE - Capitolo 18
Rottura tra Saul e Davide (18,6-21,1)
1Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, la vita di Giònata s'era legata alla vita di Davide, e Giònata lo amò come se stesso. 2Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. 3Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. 4Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura. 5Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava, così che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il popolo e anche ai ministri di Saul.
6Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall'uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d'Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. 7Le donne cantavano danzando e dicevano: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”.8Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: “Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno”. 9Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide.
10Il giorno dopo, un cattivo spirito di Dio irruppe su Saul, il quale si mise a fare il profeta in casa. Davide suonava la cetra come ogni giorno e Saul teneva in mano la lancia. 11Saul impugnò la lancia, pensando: “Inchioderò Davide al muro!”. Ma Davide gli sfuggì per due volte. 12Saul cominciò a sentire timore di fronte a Davide, perché il Signore era con lui, mentre si era ritirato da Saul. 13Saul lo allontanò da sé e lo fece comandante di migliaia e Davide andava e veniva al cospetto del popolo. 14Davide riusciva in tutte le sue imprese, poiché il Signore era con lui. 15Saul, vedendo che riusciva proprio sempre, aveva timore di lui. 16Ma tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché egli andava e veniva alla loro testa.
17Ora Saul disse a Davide: “Ecco Merab, mia figlia maggiore. La do in moglie a te. Tu dovrai essere il mio guerriero e combatterai le battaglie del Signore”. Saul pensava: “Non sia contro di lui la mia mano, ma contro di lui sia la mano dei Filistei”. 18**Davide rispose a Saul: “Chi sono io, che cos'è la mia vita, e che cos'è la famiglia di mio padre in Israele, perché io possa diventare genero del re?”. 19E così, quando venne il tempo di dare Merab, figlia di Saul, a Davide, fu data invece in moglie ad Adrièl di Mecolà.20Intanto Mical, l'altra figlia di Saul, s'invaghì di Davide; ne riferirono a Saul e la cosa gli sembrò giusta. 21Saul diceva: “Gliela darò, ma sarà per lui una trappola e la mano dei Filistei cadrà su di lui”. E Saul disse a Davide: “Oggi hai una seconda occasione per diventare mio genero”. 22Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: “Dite in segreto a Davide: “Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano. Su, dunque, diventa genero del re”“. 23I ministri di Saul sussurrarono all'orecchio di Davide queste parole e Davide rispose: “Vi pare piccola cosa diventare genero del re? Io sono povero e di umile condizione”. 24I ministri di Saul gli riferirono: “Davide ha risposto in questo modo”. 25Allora Saul disse: “Riferite a Davide: “Il re non vuole il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perché sia fatta vendetta dei nemici del re”“. Saul tramava di far cadere Davide in mano ai Filistei. 26I ministri di lui riferirono a Davide queste parole e a Davide sembrò giusta tale condizione per diventare genero del re. Non erano ancora compiuti i giorni fissati, 27quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e abbatté tra i Filistei duecento uomini. Davide riportò tutti quanti i loro prepuzi al re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la figlia Mical. 28Saul si accorse che il Signore era con Davide e che Mical, sua figlia, lo amava. 29Saul ebbe ancora più paura nei riguardi di Davide e fu nemico di Davide per tutti i suoi giorni. 30I capi dei Filistei facevano sortite, ma Davide, ogni volta che uscivano, riportava successi maggiori di tutti i ministri di Saul, e divenne molto famoso.
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Approfondimenti
1-4. Il coraggio, la bellezza, la freschezza interiore di Davide soggiogano (il verbo qšr è molto forte, cfr. Gn 44,30-31) il principe ereditario Gionata, dotato delle sue medesime qualità. L'attrazione reciproca diventa un “patto” irrevocabile che in 20,8 è chiamato «un patto del Signore» (bᵉrit JHWH), quasi che l'amicizia tra i due debba superare i confini personali per assurgere a simbolo della alleanza (bᵉrit) che lega il Signore al suo popolo. Gionata ama Davide «come se stesso», anzi più di se stesso perché oscura volontariamente la propria luce per far posto all'amico. Gionata svolge un ruolo profetico, intuendo in Davide l'eletto del Signore e mettendo a sua disposizione la propria vita. In questo è molto simile a Giovanni il Battista, la cui grandezza sta proprio nel riconoscere che «nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo... egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,27.30).
4. Le vesti erano considerate un prolungamento della persona cui appartenevano, un'espressione pubblica del suo modo di essere e di agire (cfr. 24,5-6; 2Re 2,13-14; Rt 3,9). Donando i propri indumenti e le proprie armi a Davide, Gionata gli consegna la propria dignità regale e si mette al suo servizio.
6-9. La festa per la vittoria è ancora in corso quando Saul manifesta i primi segni d'insofferenza nei confronti di Davide. Era normale che le donne uscissero incontro ai combattenti per inneggiare alle loro imprese con danze e ritornelli cantati al suono di strumenti (cfr. Es 15,20-21; Gdc 5; 11,34; 16,23-24), ma stavolta esagerano: non solo paragonano il re con un ragazzo, ma preferiscono addirittura quest'ultimo – fortunato ma pur sempre inesperto – al vecchio guerriero! Forse Saul incomincia a sospettare che Davide sia “l'uomo migliore di lui” cui il Signore ha promesso il regno (15,28) e il tormento si acuisce in lui.
7. «Saul ha ucciso i suoi mille...»: le cifre non sono da prendere alla lettera. Nell'euforia della disfatta inflitta ai Filistei le lodi si sprecano e acquistano rapidamente tratti leggendari. Il ritornello dovette avere un gran successo se divenne famoso anche presso i Filistei (21,12; 29,5).
10-16. In questi pochi versetti si definisce acutamente la complessa situazione interiore di Saul: la tetra malinconia (effetto del “cattivo spirito sovrumano” 16,14-23), il delirio (v. 10), la gelosia irrazionale fino al delitto (v. 11), il timore che cerca di cancellare l'avversario dalla propria presenza (vv. 12-15). Ma sopra tutto, la consapevolezza umiliante della propria miseria mentre Davide riesce sempre in tutto ciò che fa (vv. 5.14.15) «perché il Signore è con lui» (v. 12).
11. «impugnò la lancia»: l'arma è una specie di distintivo di Saul (una mania o un attributo di regalità?): la tiene presso di sé a mensa (20,33), durante i consigli di corte (22 6), persino quando dorme (26,7). Anche nella tragedia del Gelboe, ormai ferito, è visto appoggiarsi all'arma inseparabile (2Sam 1,6).
17-30. La strategia di Saul contro l'ingombrante rivale si va man mano affinando. Conscio di non poter intervenire direttamente a causa del grande affetto che tutto il popolo nutre per Davide (v. 16), pensa di farlo cadere per mano dei Filistei sfruttando la sua impavida generosità e persino i sentimenti d'amore che nutre nei confronti delle sue figlie Merab e Mikal. La vile speranza di Saul è che Davide rimanga ucciso nel corso di qualche impresa militare. Davide supera tutte le prove impostegli per ottenere in moglie prima Merab e poi Mikal ma tutto ciò, ben lungi dal placare l'astio del re, lo tramuta in guerra aperta. Ormai Saul si è reso conto che la storia lo sta oltrepassando (v. 28) e, come aveva tatto un giorno con Samuele (15,27), tenta in tutti i modi di fermarla. I suoi atti inconsulti tradiscono una tragica impotenza, aggravata dalla nota finale sui successi di Davide (v. 30) che stanno diventando un'ossessione.
17. «Ecco Merab... la do in moglie a te»: è l'adempimento della promessa fatta sul campo di battaglia: «Chiunque abbatterà il Filisteo... il re gli darà in moglie la figlia» (17,25). Però Saul impone una nuova condizione, senza peraltro fissare limiti di tempo alla celebrazione delle nozze: Davide dovrà combattere “le battaglie del Signore”, cioè guerreggiare valorosamente nel nome del Signore (in Nm 21,14 si cita addirittura un «Libro delle guerre del Signore»; cfr. 17,47). In realtà Saul prende tempo sperando che Davide soccomba per il troppo zelo.
18. «Chi sono io e che importanza ha la famiglia di mio padre»: TM dice lett. «Chi sono io e chi la mia vita, la famiglia di mio padre». La versione BC è ottenuta modificando leggermente la vocalizzazione del TM: «... e chi la vita (= lo stato, la condizione) della famiglia...». Il versetto manca nei LXX. Le rimostranze di Davide (cfr. anche v. 23) danno l'impressione di essere sincere, ma non è da escludere la complimentosa ritualità che accompagnava ogni gesto importante (cfr. 2Sam 24,22-24; Gn 23,11-15). Un forte sentimento d'indegnità aveva colto anche Saul al momento della sua elezione (9,21).
19. Non sono note le circostanze che possono aver indotto Saul a violare la sua promessa né vengono registrate particolari reazioni di Davide. I cinque figli nati dal matrimonio di Merab con Adriel faranno una tragica fine (cfr. 2Sam 21,8-9).
21. «hai una seconda occasione..»: traduzione ipotetica dell'ebraico bištayim (= «per la seconda volta»?). Il versetto suscita alcuni interrogativi: non si ode alcuna risposta di Davide e i versetti seguenti suppongono un accordo segreto fra Saul e i suoi ministri prima che Davide sia stato avvertito della possibilità di diventare genero del re.
25-27. Basandosi sul diritto acquisito dal padre della sposa di ricevere dal futuro genero una dote nuziale e considerando le modeste possibilità di Davide, Saul gli tende una trappola che a lui pare infallibile. Non pretende il pagamento di una somma in denaro, bensì «solo (!) cento prepuzi di Filistei». Presso gli antichi era costume di contare i nemici uccisi tagliando loro la testa (presso gli Assiri), le mani (in Egitto) oppure il membro virile. In questo caso Saul esige i prepuzi: poiché i Filistei sono gli “incirconcisi” per eccellenza tra i popoli della regione, Davide non potrà ingannare Saul uccidendo a caso qualche malcapitato ma dovrà per forza avventurarsi in Filistea a rischio della propria vita. Inutile dire che Saul conta proprio su quest'eventualità. Inoltre costringe Davide a compiere l'impresa entro un tempo relativamente breve (v. 26). Ma il coraggio (e, perché no, l'ambizione) di colui che «ha abbattuto il leone e l'orso» (17,36) avrà ragione anche delle trame ordite contro di lui, uccidendo addirittura il doppio dei Filistei richiesti (secondo TM; i LXX dicono «cento»).
27. «li contò»: traduzione incerta del termine ebraico waymalᵉ’ûm (dal verbo ml’ = «riempire, compiere, completare»: «li consegnò in numero esatto»?). I LXX hanno: «li consegnò».
30. Nonostante le vittorie d'Israele (cc. 14.17) i Filistei non demordono. Anzi, d'ora in poi si faranno ancor più minacciosi (19,8; 23,27; 28,1) sino all'ecatombe del Gelboe (c. 31).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
israhell ordina e gli usa obbediscono, cani con bombe legate alla coda. questi maledetti affonderanno il mondo, anche se dovesse costargli la loro stessa fine. pur di fare il male sono disposti al suicidio. anzi, al genocidio altrui e poi all'autoestinzione. con la loro statua della libertà infilata nel cu*o.
1SAMUELE - Capitolo 17
Davide sconfigge Golia 17,1-18,51I Filistei radunarono di nuovo le loro truppe per la guerra, si radunarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azekà, a Efes-Dammìm. 2Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto e si schierarono a battaglia contro i Filistei. 3I Filistei stavano sul monte da una parte, e Israele sul monte dall'altra parte, e in mezzo c'era la valle.4Dall'accampamento dei Filistei uscì uno sfidante, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. 5Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. 6Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. 7L'asta della sua lancia era come un cilindro di tessitori e la punta dell'asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero. 8Egli si fermò e gridò alle schiere d'Israele: “Perché siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non sono io Filisteo e voi servi di Saul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me. 9Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo vostri servi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete voi nostri servi e ci servirete”. 10Il Filisteo aggiungeva: “Oggi ho sfidato le schiere d'Israele. Datemi un uomo e combatteremo insieme”. 11Saul e tutto Israele udirono le parole del Filisteo; rimasero sconvolti ed ebbero grande paura.12Davide era figlio di un Efrateo di Betlemme di Giuda chiamato Iesse, che aveva otto figli. Al tempo di Saul, quest'uomo era un vecchio avanzato negli anni. 13I tre figli maggiori di Iesse erano andati con Saul in guerra. Di questi tre figli, che erano andati in guerra, il maggiore si chiamava Eliàb, il secondo Abinadàb, il terzo Sammà. 14Davide era ancora giovane quando questi tre più grandi erano andati dietro a Saul. 15Egli andava e veniva dal seguito di Saul e pascolava il gregge di suo padre a Betlemme.16Il Filisteo si avvicinava mattina e sera; continuò così per quaranta giorni. 17Ora Iesse disse a Davide, suo figlio: “Prendi per i tuoi fratelli questa misura di grano tostato e questi dieci pani e corri dai tuoi fratelli nell'accampamento. 18Al comandante di migliaia porterai invece queste dieci forme di formaggio. Infórmati della salute dei tuoi fratelli e prendi la loro paga. 19Essi con Saul e tutto l'esercito d'Israele sono nella valle del Terebinto, a combattere contro i Filistei”. 20Davide si alzò di buon mattino: lasciò il gregge a un guardiano, prese il carico e partì come gli aveva ordinato Iesse. Arrivò ai carriaggi quando le truppe uscivano per schierarsi e lanciavano il grido di guerra. 21Si disposero in ordine Israele e i Filistei: schiera contro schiera. 22Davide si liberò dei bagagli consegnandoli al custode, poi corse allo schieramento e domandò ai suoi fratelli se stavano bene. 23Mentre egli parlava con loro, ecco lo sfidante, chiamato Golia il Filisteo, di Gat. Avanzava dalle schiere filistee e tornò a dire le sue solite parole e Davide le intese. 24Tutti gli Israeliti, quando lo videro, fuggirono davanti a lui ed ebbero grande paura.25Ora un Israelita disse: “Vedete quest'uomo che avanza? Viene a sfidare Israele. Chiunque lo abbatterà, il re lo colmerà di ricchezze, gli darà in moglie sua figlia ed esenterà la casa di suo padre da ogni gravame in Israele”. 26Davide domandava agli uomini che gli stavano attorno: “Che faranno dunque all'uomo che abbatterà questo Filisteo e farà cessare la vergogna da Israele? E chi è mai questo Filisteo incirconciso per sfidare le schiere del Dio vivente?”. 27Tutti gli rispondevano la stessa cosa: “Così e così si farà all'uomo che lo abbatterà”. 28Lo sentì Eliàb, suo fratello maggiore, mentre parlava con quegli uomini, ed Eliàb si irritò con Davide e gli disse: “Ma perché sei venuto giù e a chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io conosco la tua boria e la malizia del tuo cuore: tu sei venuto giù per vedere la battaglia”. 29Davide rispose: “Che cosa ho dunque fatto? Era solo una domanda”. 30Si allontanò da lui, andò dall'altra parte e fece la stessa domanda, e tutti gli diedero la stessa risposta.31Sentendo le domande che Davide faceva, le riferirono a Saul e questi lo fece chiamare. 32Davide disse a Saul: “Nessuno si perda d'animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo”. 33Saul rispose a Davide: “Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d'armi fin dalla sua adolescenza”. 34Ma Davide disse a Saul: “Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e veniva talvolta un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. 35Allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la pecora dalla sua bocca. Se si rivoltava contro di me, l'afferravo per le mascelle, l'abbattevo e lo uccidevo. 36Il tuo servo ha abbattuto il leone e l'orso. Codesto Filisteo non circonciso farà la stessa fine di quelli, perché ha sfidato le schiere del Dio vivente”. 37Davide aggiunse: “Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell'orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo”. Saul rispose a Davide: “Ebbene va' e il Signore sia con te”. 38Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e lo rivestì della corazza. 39Poi Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura e cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: “Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato”. E Davide se ne liberò. 40Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo.41Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. 42Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto. 43Il Filisteo disse a Davide: “Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?”. E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. 44Poi il Filisteo disse a Davide: “Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche”. 45Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai sfidato. 46In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti staccherò la testa e getterò i cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. 47Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché del Signore è la guerra ed egli vi metterà certo nelle nostre mani”. 48Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a prendere posizione in fretta contro il Filisteo. 49Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. 50Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra, colpì il Filisteo e l'uccise, benché Davide non avesse spada. 51Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.52Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda, alzando il grido di guerra, e inseguirono i Filistei fin presso Gat e fino alle porte di Ekron. I cadaveri dei Filistei caddero lungo la strada di Saaràim, fino all'ingresso di Gat e fino a Ekron. 53Quando gli Israeliti furono di ritorno dall'inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro campo. 54Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme. Le armi di lui invece le pose nella sua tenda.55Saul, mentre guardava Davide uscire contro il Filisteo, aveva chiesto ad Abner, capo delle milizie: “Abner, di chi è figlio questo giovane?”. Rispose Abner: “Per la tua vita, o re, non lo so”. 56Il re soggiunse: “Chiedi tu di chi sia figlio quel giovinetto”. 57Quando Davide tornò dall'uccisione del Filisteo, Abner lo prese e lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora in mano la testa del Filisteo. 58Saul gli chiese: “Di chi sei figlio, giovane?”. Rispose Davide: “Di Iesse il Betlemmita, tuo servo”.
__________________________Note
17,1 Soco e Azekà: secondo Gs 15,35, sono città della Sefela, cioè delle colline occidentali di Giuda.
17,2 valle del Terebinto: è identificata con l’attuale wadi Es-Sant, a sud-ovest di Betlemme.
17,5 Un siclo equivaleva a circa 11 grammi. La corazza pesava circa 55 kg.
17,7 La lama dell’asta pesava circa 6,5 kg.
17,11 I vv. 12-31 (omessi nella traduzione greca dei LXX) seguono una tradizione diversa, forse anteriore alla narrazione di 16,14-23. Lo stesso vale per la narrazione di 17,55-18,5. La sequenza narrativa riprende al v. 32, con l’entrata in scena di Davide.
17,54 la portò a Gerusalemme: la conquista di Gerusalemme è successiva, viene raccontata solo in 2Sam 5,6-9. Questo accenno è un anacronismo, segno della redazione tardiva della narrazione.
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Approfondimenti
7,1-18,5. L'epico racconto della vittoria su Golia fa da cornice al secondo racconto sull'adozione di Davide da parte di Saul. Dopo un certo periodo di pace i Filistei si spingono nuovamente verso il territorio di Giuda. Saul è costretto a scendere col suo esercito per tagliare la strada agli invasori. Le due schiere si attestano l'una di fronte all'altra nella cosiddetta Valle del Terebinto (vv. 1-3); come nella guerra precedente (c. 14) nessuno dei contendenti si decide a ingaggiare la battaglia. A un certo punto i Filistei propongono un duello risolutivo tra il loro campione, un certo Golia di Gat, e un prode Israelita che sia disposto a misurarsi con lui (vv. 4-11). È una consuetudine abbastanza documentata nella antichità: nell'Iliade omerica (Ettore ed Aiace Telamonio; Paride e Menelao) e nella storia romana (Orazi e Curiazi) troviamo casi simili. Per diversi giorni nessuno osa raccogliere la sfida di Golia, finché arriva al campo il giovane Davide. Questi viene presentato nuovamente come se fosse affatto sconosciuto.
Mentre tutto l'esercito israelita è vergognoso per l'impotenza cui si vede ridotto, Davide si offre e, insperata-mente, vince (vv. 12-54). Da quel giorno Davide passa alla corte del re, divenendo in breve tempo un capo militare stimato da tutto il popolo e persino dai dignitari di Saul (17,55-18,5).
Quel che potrebbe apparire come un mero (per quanto straordinario) episodio di cronaca militare, assume con pochi tratti i contorni di una disputa ben più seria in cui si decide della superiorità del Dio d'Israele rispetto agli dei filistei. Il capitolo 17 vede in Davide il prosecutore della missione di Saul: «Egli libererà il mio popolo dalle mani dei Filistei», 9,16; 10,1); entrambi sono stati scelti da Dio (9,17; 10,1.24; 16,1.9) per custodire Israele dai suoi nemici e per condurlo al possesso pacifico della terra promessa ai padri (cfr. Es 3). La conquista di Canaan non ha soltanto una dimensione politico militare ma anche e soprattutto religiosa, in quanto la lotta decisiva è quella del Signore contro gli altri dei (cfr gli importantissimi capitoli di Gs 23-24). Il non andar dietro alle divinità straniere sarà infatti la migliore garanzia per un futuro sereno e fecondo, pena la scomparsa dalla terra in seguito all'oppressione delle «nazioni» (cfr. la parenesi deuteronomistica in Dt 4-11 e 28). La prima realizzazione della minaccia si ha nella battaglia di Eben-Ezer, quando l'arca viene catturata dai Filistei e deposta come bottino di guerra ne empio di Dagon (1Sam 4-5), Le iniquità dei figli di Eli (c. 2) hanno sancito l'apparente sconfitta del Signore rispetto al dio dei Filistei, ma questi dovrà infine prostrarsi dinanzi al «Dio degli eserciti che siede sui cherubini» (cfr. 5,1-5). L'attuale guerra tra Israeliti e Filistei rilancia anche la lotta teologica, come dimostra insistentemente Davide nelle sue parole contro Golia: «Come osi sfidare – tu incirconciso (la circoncisione è il segno dell'alleanza!) – le schiere del Dio vivente?» (17,26.36.45).
La vittoria di Davide dimostrerà che «vi è un Dio in Israele» (v. 46). Dall'altra parte Golia accetta la sfida maledicendo Davide «in nome dei suoi dei» (v. 43). In tale prospettiva il racconto si innesta coerentemente sul tronco della storia religiosa d'Israele, ne scrive un nuovo, importante capitolo e preannuncia temi che saranno ripresi successivamente (cfr. Elia sul monte Carmelo, 1Re 18. Particolarmente significativo per un confronto con 1Sam 17 è il v. 36: «Oggi si sappia che tu sei Dio in Israele...»).
17,1-11. La pericope ha lo scopo di preparare il racconto dell'impresa di Davide: la descrizione del luogo (vv. 1-3), del gigante filisteo (vv. 4-7); la sfida lanciata a Israele (v. 8-10); il terrore dell'esercito di Saul (v. 11). Solo nel v. 12 Davide comparirà sulla scena per risolvere miracolosamente la disperata situazione del suo popolo.
1-3. Il luogo della contesa si trova sul confine tra la Filistea e Israele (Gs 10,10-11; 15,35) a circa 25 km da Betlemme. La Valle del Terebinto (oggi Wadi es-Sant) è ampia e affiancata da colline tondeggianti, luogo ideale per accamparsi in posizione difensiva. La valle è solcata dal letto di un torrente, arido nel periodo estivo. È da esso che Davide sceglie i ciottoli levigati che saranno i suoi proiettili contro Golia (v. 40).
4. «campione»: lett. ’îš habbēnayim, ossia «l'uomo che sta nello spazio intermedio tra due». Sarebbe colui che viene a collocarsi tra i due eserciti per sfidare gli avversari. La parola italiana più vicina morfologicamente è “duellante”. «alto sei cubiti e un palmo»: secondo le misure correnti Golia dovrebbe essere alto circa tre metri. La menzione di uomini giganteschi è frequente nella Bibbia. Ricordando i giganti esistenti al tempo del diluvio (Gn 6,4; cfr. Sir 16,7) essa afferma che ce ne furono “anche dopo” Dt 1,28 parla dei giganti «figli degli Anakiti» visti in Canaan dagli esploratori mandati da Mosè (cfr. 2,10; Nm 13,28.32-33). Gs 11,21-22 riferisce che Giosuè sterminò tutti gli Anakiti, all'infuori di quelli residenti a Gaza, Gat (!) e Asdod. 2Sam 21,15-22 registra un'altra tradizione sui «figli di Rafa», uno dei quali era «fratello di Golia di Gat».
8-10. Le parole di Golia dimostrano un totale disprezzo per i nemici, considerati stolti già per il fatto di aver accettato la sfida nonostante siano solo dei «servi di Saul». Fissando le condizioni del duello Golia gioca sulla parola «servi» (‘ăbādîm): «Se il mio avversario vincerà, noi Filistei accetteremo l'estrema abiezione (“serviremo” i “servi di Saul”); se invece vincerò io, voi sarete “nostri servi” (e non più “servi di Saul”!) e “ci servirete”». La posta in gioco è altissima e aveva già fatto tremare i Filistei nel passato (4,9), ma stavolta Golia è sicuro della vittoria. Al contrario Israele, paralizzato dal terrore (v. 11), non riesce neppure a invocare il Signore.
12-31. Questa lunga pericope ebraica manca nella recensione alessandrina dei LXX, mentre è conservata dalle recensioni Origeniana e Lucianica, da Vg e Syr. La lacuna è imputabile all'intenzione di armonizzare il presente racconto con la precedente versione della vocazione di Davide (16,14-23). Quest'ipotesi sembra confermata dal fatto che vengono omessi anche i vv. 55-58 (Saul chiede notizie sul conto di Davide e lo fa chiamare) e 18,1-5 (cooptazione di Davide alla corte di Saul). Ne risulta un testo perfettamente compatibile con 16,14-23 ma, appunto, è frutto di un'operazione artificiosa. Meglio mantenere integro il TM con le sue difficoltà non sempre risolvibili (cfr. cc. 16-19). Dal punto di vista stilistico si può riconoscere la composizione unitaria della pericope confrontando il v. 26 coi vv. 36.45.
12-15. La fonte – diversa da quella di 16,1-13 – presenta Davide e la sua famiglia. Forse l'ultimo di otto fratelli, egli rimane a casa col padre anziano per custodire il gregge e, a quanto pare, periodicamente si reca al fronte (v. 15) per rifornire di cibo i suoi tre fratelli maggiori. È una conferma della notizia data in 14,52: Saul aveva formato un piccolo esercito permanente costituito da tutti gli uomini validi che riusciva a raccogliere. Ma in caso di guerra si ricorreva ugualmente alla mobilitazione della popolazione civile, in primo luogo degli abitanti della zona in cui si sarebbero svolte le operazioni militari. L'arruolamento di tre figli su otto è una proporzione abbastanza plausibile.
*12. «Efratita di Betlemme di Giuda»: appartenente al clan di Efrata “padre di Betlemme” (1Cr 4,4; cfr. Rt 1,2; Mic 5,1).
14. «Davide era ancor giovane»: l'iconografia classica ha voluto esaltare la disparità di forze tra Golia e Davide raffigurando quest'ultimo come un bambino, ma poiché Saul lo riveste della sua armatura (v. 38) non si tratta certo di un fanciullo, bensi di un giovanotto già formato anche se non ancora in età di arruolamento.
15. «Egli andava e veniva»: se il versetto fosse – come taluni credono – una glossa armonizzatrice con la tradizione di 16,14-23 (in particolare con 16,21), rimarrebbero ancora da comporre le differenze dei vv. 55-58. Il testo è talmente vago che è lecito interpretare “l'andare e venire” di Davide come un accenno al tragitto da lui compiuto saltuariamente tra Betlemme e l'accampamento.
18-20. «capo di migliaia»: cfr. 8,12; 22,7; 2Sam 18,1. L'origine di quest'autorità militare è fatta risalire ai consigli di Ietro in vista di una migliore organizzazione del popolo (Es 18,21). Si veda anche Es 31,14 dove i “capi di migliaia” governano ciascuno il contingente di una tribù, consistente appunto in mille soldati. Iesse pensa saggiamente di mandare un regalo anche all'ufficiale superiore: è un atto doveroso di omaggio e può sempre tornare utile ai figli sottoposti al suo comando. «paga»; lett. «pegno». Non è chiaro cosa sia; forse è una ricevuta comprovante l'avvenuta esecuzione della commissione. È incerta la corresponsione di uno stipendio ai soldati prima del tempo dei Maccabei (1Mac 14,32). «e truppe uscivano per schierarsi»: non è forse la prima volta che i due eserciti si fronteggiano a distanza senza poi attaccare battaglia. Le guerre antiche erano scandite da riti e ritmi che sfuggono alle strategie militari odierne.
22-24. A Davide non sembra vero di esser giunto in tempo per partecipare in qualche maniera ai combattimenti; proprio allora Golia sta uscendo nuovamente per sfidare Israele. Con questo richiamo alla scena iniziale (v. 1-11) si conclude la meticolosa disposizione degli elementi necessari a preparare l'entrata in scena del vero eroe del racconto, Davide.
23. «usci dalle schiere filistee»: testo corretto secondo il qere. TM (ketib) ha: «uscì dalle spelonche» (?).
25. «un Israelita disse»: per incoraggiare un eventuale contendente Saul ha probabilmente incaricato un banditore di proclamare il bando dei premi destinati a colui che osasse accettare la sfida e vincesse. «esenterà la casa di suo padre da ogni gravame»: il TM dice semplicemente: «farà ḥopšî la casa di suo padre». Questa parola significa «libero, liberato» (dalla schiavitù: Es 21,2.5; Dt 15,12; Is 58,6; Ger 34,9-11). Il contesto suggerisce un riferimento al “diritto del re” (8,11-17).
26-27. La curiosità di Davide fornisce il pretesto per riportare l'attenzione al vero significato della sfida di Golia: essa getta la vergogna su Israele ed è un insulto alle «schiere del Dio vivente», dunque a Dio stesso (cfr. c. 17).
28-31. Differenti reazioni alle parole di Davide: il fratello maggiore Eliab lo rimprovera aspramente perché si intromette in faccende che non lo riguardano, oppure per dissimulare l'imbarazzo del primogenito nei confronti del fratello minore, che dimostra di essere più coraggioso di lui? Invece Saul si interessa a quel giovane sconosciuto che potrebbe risolvere l'umiliante situazione del suo esercito. 17,32-37. Nel dialogo si percepisce un forte contrasto fra la prudenza di Saul e la risolutezza di Davide. Non è più il Saul di un tempo, investito dallo spirito del Signore e capace di imprese straordinarie (11,1-11); ora «lo spirito del Signore si è ritirato da lui» (16,14) e vede le cose secondo un'ottica puramente umana. Egli augura a Davide “che il Signore sia con lui” (v. 37) ma in questa frase s'intuisce la rassegnazione e lo scetticismo dell'adulto disincantato davanti all'insistenza del giovane un po' presuntuoso. Tutto ciò non fa che evidenziare ancor di più la fede di Davide nel «Dio vivente» (vv. 26.36) davanti al quale anche la forza del gigante dovrà piegarsi (cfr. 5,1-12). Infatti, «Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38). Solo riaffermando questa certezza – l'unica che possa motivare la fedeltà alla sua alleanza giorno dopo giorno, generazione dopo generazione – diventa ragionevole il paradossale criterio divino: «La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9).
32. «Nessuno si perda d'animo»: lett. « Non si perda d'animo il cuore dell'uomo». I LXX hanno cercato d'interpretare l'inconsueta locuzione traducendo: «Non si perda d'animo il cuore del mio signore».
38. «armatura»: più genericamente il TM dice: «vesti, indumenti». La natura di questo capo d'abbigliamento è incerta. Il “dare le proprie vesti” esprime una comunicazione delle proprie qualità personali: energia, abilità, sentimenti (cfr. 18,4).
43-47. Lo scambio di invettive tra i combattenti faceva parte della lotta (anche gli eroi di Omero si comportavano allo stesso modo). Alle benedizioni e maledizioni si annetteva un infallibile effetto (cfr. 3,11-14; Nm 22-24), ossia la capacità di influenzare il corso degli eventi in senso positivo o negativo. Se questo vien fatto “in nome” di una divinità (Golia maledice «in nome dei suoi dei» e Davide accetta la sfida «nel nome del Signore degli eserciti») significa che se ne richiede l'intervento a proprio favore. La lotta tra uomini diventa così una lotta tra dei impegnati a difendere la propria credibilità (cfr. 1Re 18,24: «Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!»). Davide affida la sua causa al “Dio vivente”, perciò è sicuro che oggi «tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele». Gli dei del Filisteo sono idoli innocui, «perché non fanno alcun male, come non e loro potere tare il bene» (Ger 10,5).
43. «Sono io forse un cane»: era un apprezzamento estremamente offensivo (2Sam 16,9; cfr. Gb 30,1) oppure espressione di umiltà (24,15; 2Sam 9,8; 2Re 8,13).
47. Sono le stesse parole pronunciate da Gionata in 14,6.10. C'è un forte parallelismo tra le imprese dei due amici (cfr. 14,1-14). «il Signore è arbitro della lotta»: lett. «del Signore è la guerra». Il termine giuridico “arbitro” (= tra due contendenti) appare in realtà solo in 24,16. Qui l'accento è posto sulla sovranità illimitata del Signore nel decidere le sorti della lotta (cfr. 14,6; Sal 33,8-19; Gdt 9,7-14; Prv 21,31). La guerra è considerata un'impresa divina (Gs 6-7; 10,14; Gdc 3,28; 20,35; 1Sam 7,10; Gb 38,23) e i combattenti sono sottoposti a regole sacre (Dt 23,10-15).
50. Questo versetto di carattere riassuntivo, pieno di meraviglia per l'accaduto, manca nei LXX (recensione alessandrina).
51. È percepibile un certo parallelismo di tutto il racconto – e in particolare di questo versetto – con la Storia di Sinube, romanzo egiziano del XIX sec. a.C.
52. «fin presso Gat»: con i LXX. TM, Vg e Syr hanno: «fino all'imboccatura della valle» (gayᵉ’). I LXX, forse influenzati dalla seconda parte del versetto, hanno letto geth.
54. «la portò a Gerusalemme»: è un'anticipazione storica, dal momento che Davide conquisterà la città gebusea solo in 2Sam 5. «Le armi di lui le pose nella sua tenda»: la frase ha senso solo nel caso che Davide fosse già scudiero di Saul e avesse una propria tenda al campo (cfr. vv. 12-31). In base alla notizia che la spada di Golia andrà a finire nel santuario di Nob (21,10), qualcuno ha pensato che “tenda” sia da intendere nel senso di “tabernacolo” (cfr. Es 26-27).
17,55-18,5. Anche questa parte è omessa dalla recensione alessandrina dei LXX (cfr. vv. 12-31). Saul sembra non conoscere Davide e manda Abner a informarsi sul suo conto. L'animo di Gionata si sente potentemente attratto verso il giovane eroe; nasce così un'amicizia tanto salda da superare non soltanto la ragion di stato (19,1-7; 20) ma anche le barriere della morte (20,14-16.42; 2Sam 1,25-26; 9,1-13; 21,7). In questa breve pericope che conclude i tre racconti della vocazione di Davide (16,1-13; 14-23; 17,1-18,5) vien riassunto lo stato delle relazioni tra i vari personaggi alle soglie di un nuovo periodo storico. Davide è amato da tutti: Saul, Gionata, il popolo, l'ambiente di corte. Ma una prova inattesa sta per abbattersi su di lui per saggiarne le virtù.
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
USA e Israele colpiscono l'Iran: la morale del fallimento.
(209)
Gli #USA e #Israele hanno colpito l’ #Iran nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2026, inaugurando una nuova e pericolosa escalation nel Medio Oriente che non intacca le fondamenta del regime teocratico di #Teheran, ma semina caos e illusioni.
Alle prime ore del mattino italiano, intorno alle 7, Washington e Tel Aviv hanno lanciato l’operazione “Ruggito del Leone”: raid aerei coordinati su siti missilistici, nucleari e comandi di leadership politico-militare, con gli Usa mirati a infrastrutture strategiche chiave come complessi di arricchimento uranio e depositi di droni, e Israele che ha esteso i bersagli a quartier generali dei Pasdaran e figure di vertice, colpendo anche nel cuore di Teheran.
L' Iran ha reagito con una raffica di missili balistici su Israele, intercettati in gran parte dalla “Iron Dome”, e su basi americane in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, causando decine di morti tra i civili iraniani, inclusi studenti in una scuola bombardata a Minab nel sud del Paese, e la chiusura immediata dello spazio aereo nazionale.
#Trump e #Netanyahu presentano l’attacco come “preventivo” per fermare il programma atomico iraniano, con messaggi diretti al popolo di Teheran: “Rivolgetevi contro il regime oppressore”, mentre l’ #Onu ha convocato un vertice d’urgenza bollato come “ricetta per il disastro”, #Ue, #Russia e #Cina chiedono il cessate il fuoco, con Mosca e Pechino che accusano Washington di destabilizzazione calcolata per ridisegnare gli equilibri regionali.
I mercati hanno reagito con un balzo del petrolio del 10-25%, spinto dal premio rischio, e scenari catastrofici se lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del greggio mondiale, venisse bloccato, con l’Opec che discute aumenti di produzione per arginare i picchi, ma l’instabilità cronica si traduce in inflazione galoppante, squilibri energetici e pressione sui bilanci pubblici delle economie fragili del Golfo e oltre.
I raid alimentano la propaganda del regime come “vittima dell’imperialismo occidentale”, legittimando ondate di repressione contro un dissenso interno già vivo: donne che sfidano l’hijab obbligatorio, studenti in rivolta contro la corruzione, operai esausti da austerity e inflazione.
Un intervento esterno non smantellerà un sistema radicato su apparati di sicurezza feroci, clero onnipotente e controllo sociale capillare: al contrario, prolungherà l’agonia, incentivando ricatti nucleari, “proxy wars” in #Yemen, #Siria e #Libano, e un circolo vizioso di vendette, con solo il popolo iraniano, e la sua resilienza silenziosa accumulata in decenni di proteste pagate a caro prezzo, che potrà forgiare il proprio destino.Non lo faranno di certo droni lontani o tweet dalla Casa Bianca.
Questa ennesima esplosione di violenza rivela lo stato tragico del nostro mondo: un’umanità perennemente inchiodata a conflitti asimmetrici, dove superpotenze scaricano bombe su nazioni esauste, fingendo di seminare democrazia mentre coltivano solo macerie e petrolio. Il Medio Oriente non è un’eccezione, ma un laboratorio crudele: qui, come in #Ucraina o #Gaza, i civili, iracheni ieri, iraniani oggi, pagano il prezzo di egemonie che si rinnovano solo nei nomi, in un ciclo infinito di vendette intergenerazionali dove la pace resta un optional sacrificato su altari di gasdotti e testate.
Finché l’umanità non imparerà a spegnere le fabbriche di droni e a sedersi, invece a tavoli di reale diplomazia, quella della pace e non di parole vuote e retoriche, il 2026 resterà anno di un fallimento globale.
#Blog #USA #Israele #Iran #Medioriente #Geopolitica #World #Opinioni
Al di là dell'alba
Un racconto dell’Alberghetto
In memoria di Esther Garber, James Colvin, Keith Hammond e Two-Gun Bob
Avviso di contenuto: assunzione di psicotropi; una breve istanza di turpiloquio misogino; una scena erotica esplicita dalla consensualità deliberatamente ambigua.
Successe almeno una dozzina d’anni fa, quando andavo in villeggiatura sulla costa e la sera mi accomodavo sotto la pergola dell’alberghetto: il vento denso di salsedine mi solleticava la barba, le montagne alle mie spalle si specchiavano nel mare placido con tutta la loro corona di boschetti, e gli altri avventori sorbivano il caffè, tracannavano vin rosso con le tagliatelle al ragù, giocavano a tressette e scopone cristonando tutti i santi del Paradiso e probabilmente pure le animelle del Purgatorio. Fra tutti i giocatori v’era una donnina curva curva, con una zazzera di ricci color topo, di nome — mi pare — Maria Rosa Bellagamba, per tutti Rosella. Si sapeva bene in paese che, quand’era ragazza, Rosella era andata a lavorare oltralpe per una decina d’anni ed era rientrata abbiente e navigata delle cose del mondo. Cosa avesse fatto davvero, non lo sapeva nessuno: Don Pompeo, malalingua, diceva ch’era stata donna di malaffare; il mio albergatore raccontava di raccolte di sale nella Camargue fra stormi di aironi; il mio compagno di bevute Ginetto, invece, che si fosse mascherata da uomo per fare la marinaia sui bastimenti da Lisbona fino a Goa. Sia come sia, la storia segreta della Rosella la racconto un’altra volta, ora ho da raccontare quella della Rosella e del texano e — ma andiamo con calma!
C’era una brutta pioggia di fine estate e tutto il paese era tappato in casa, a cacciar via l’umidità con i brodi e i camini accesi. La Rosella era arrivata presto al caffè dell’albergo per giocare a carte con Antonio “Mastro Catrame” e altri due che non mi ricordo; quando scoppiò il temporale, allungarono i giri di carte cambiando da scopone a tressette e poi rubamazzo e scala quaranta. Dopo un’oretta o due io, che mi giravo i pollici, chiesi loro se volessero una lettura di tarocchi — l’avevo imparato a fare quando vivevo ancora a Marsiglia — e la Rosella si rifiutò, dicendo che di demoni e “mesmerimismi” ne aveva avuti abbastanza quando aveva conosciuto il texano. Com’è come non è, tutti la tempestammo di domande, e chi è il texano, e quando è stata Oltreoceano, e se ha visto le miniere d’oro e il cavallo a vapore, eccetera eccetera. E lei con uno sguardo d’avvoltoio ci mise a tacere e fece cenno di accomodarci, che bisognava raccontare dal principio. Il padrone le portò un fiaschetto di vino e due fette di pane scaldate sulla brace, e questa è la storia della Rosella per come me la ricordo io dalla sua bocca.
«Fu l’anno che ero arrivata in vapore a Nuova Orléans, dove il fiume Mississippi sfocia nell’oceano in mille isolotti di sabbia su cui si nascondevano bucanieri che vendevano rum di contrabbando, e il fiume e le isolette creano fango e acquitrini e tutta una regione di terra marcia dove vivono i coccodrilli e i cimarroni scappati dalle piantagioni di cotone (povere anime!). Lì a Nuova Orléans zio D’Aloisio mi trovò un posto da sguattera in una pensione vicino alla biblioteca civica e un pensionante fra i vari era questo bel figliolo texano con il collo da toro, le spalle da armadio e i bracci d’un pescatore che si tira su le reti tutto da solo. Questo giovanotto usciva ogni dì al primo albeggiare, si tappava in biblioteca sino alla chiusura e anche la notte teneva il lume acceso finché fuori dall’abbaino non gli splendevano le stelle; quando la mattina entravo a rigovernare la sua camera, trovavo sempre sullo scrittoio pacchi di carta inchiostrata con figure tutte ritorte, conti come di prestasoldi e ghirigori che sembravano lettere in cinese.» «Senonché una di quelle mattine io non trovai la porta chiusa, bensì mi aprì il giovanotto stesso e mi chiese: “Cameriera, non è che vorreste farmi un servizio?” Io mi feci tutta rossa, mi capite, e gli risposi nel mio più bell’inglese: “Comandate, ma se la mancia è buona e non porta via troppo tempo, ché ho ancora un paio di camere!” “Allora facciamo che voi finite il vostro turno e poi tornate qui con me; la questione è semplice, mi serve che voi mi sorvegliate mentre fa effetto una certa medicina.”» «Io allora finii il mio giro di camere, tornai dal texano e lo trovai che aveva apparecchiato la stanza con sei o sette candele odorose di canfora, incenso e chissà quali altre misture – mi sembrava di stare alla Santa Messa! In più, alla parete era appeso un grande foglio tutto scritto a mano in inchiostro nerissimo che conteneva parole astruse come SYSTEMA SEPHIROTICO, tutto in maiuscolo, oppure Synaptic network of Black Stones in un corsivo sghembo. Quanto al giovanotto, si era messo in camicia e calzoni con bretelle, le maniche tirate all’indietro sulle braccia muscolose, gli occhi grigi luccicanti di gioia come perle.» «“Bene signorina, ora vi spiego tutto” e prese da una valigia un flacone pieno di non so che bevanda trasparente. “Adesso io ingerirò questa droga e resterò come svenuto per non più di un’oretta.” Io trasalii, ma lui mi mise in mano un’altra boccetta, piena di polveri scarlatte. “Voi per favore vegliate su di me e mettetemi sotto il naso questi sali se mi dovessero venire le convulsioni. Clyde m’ha garantito che non accadrà, ma non è certo di prudenza che si muore.”» «Detto ciò, il texano si tolse le scarpe e si sdraiò sul letto, io invece trascinai una seggiola accanto al comodino, mi misi comoda e poggiai i sali sul mio grembiulone bianco. Il giovanotto mi fece il pollice verso, bevette il suo intruglio e subito si assopì. E lì feci la più colossale porcata della mia vita, ché la medicina odorava proprio di mandorla, e io era un mese e mezzo che campavo del pane e acqua che ci dava il padrone, e mancava poco al mio onomastico e io la sera mi sognavo le paste che mi regalava il babbo tutti gli anni per festeggiare un pochettino – così ho preso la boccettina dalle mani di quel bel figliolo addormentato e ho lappato qualche goccia di mistura, giusto per bagnare le labbra. Due secondi da che ho ingoiato e sono crollata pure io come un sacco di patate, là sulla mia seggiola. Quel che successe poi è stato un mesmerimismo, ve lo dico io.»
Dopo due secondi che avevo chiuso gli occhi mi risvegliai, ma attorno non v’era più la pensione di Nuova Orléans: c’era un mare d’erba alta dalle foglie larghe e verde-giallastro, sotto una cupola di cielo celeste da far male agli occhi, con riccioli di nuvole che scorrevano lente. Mi guardai le mani ed erano più chiare e morbide, senza calli da lavoro, e al posto del grembiulone indossavo una tonaca di cotone morbidissimo tinta di verde. Davanti a me c’era un bel puledro baio, già bardato di sella e finimenti, e io senza neppur pensarci montai all’amazzone e lo lanciai al galoppo attraverso la pianura. Andavamo verso est, perché sapevo che mi aspettavano al di là dell’alba. Caracollammo per ore e ore, pian piano il sole mi calava alle spalle e la mia ombra si stagliava sul mare d’erba, e l’oro dell’erba diventava un indaco profondo; quando sopra di me iniziarono a splendere la Croce del Nord, il Corsiero e il Sultano, vidi dritto avanti a me una colonna di fumo e alla base un fuoco scoppiettante circondato di tendaggi, che luccicava sulla superficie cristallina di un lago: la mia prima tappa. Fra i sentieri dell’accampamento trovai orsi in zimarra e cappello piumato che scommettevano sul lancio di astragali, minuti putti dalla zazzera bionda che giravano sul fuoco spiedi di porco grondanti grasso, un rigattiere dalla pelle a scaglie che mercanteggiava con una gelatina parlante sul prezzo di corde e chiodi da arrampicata, un santone del Dio Pavone appartato davanti a un melo solitario a salmodiare i canti del vespero. Una massaia con un infante al seno e un fungo dotato di piccole braccia mi salutarono con un delicato inchino, ma io ricambiai distratta. Smontai, legai il cavallo al melo solitario e mi diressi alla tenda di panno purpureo decorata di lettere d’oro. Dentro mi attendevano una penombra rischiarata da molte paia d’occhi di gatti, un odore fresco di tè e menta, e infine una figura immersa nella luce fioca. Sedeva a gambe incrociate, in volto la maschera laccata a muso di lince, sul collo le scintillava una rete di fili d’oro; con un dito dall’unghia acuminata mi fece cenno di sedermi. “La pace sia con te, viandante verde di un’altra sfera. Cosa ti porta in questo svincolo delle strade di raggi lunari?” Mi accomodai a gambe conserte al centro della tenda, poggiata a terra fra me e la donna vi era una tela intessuta di orbite concentriche. “Sapevo che ti avrei trovata qui a Snodo della Pozza, Strega Bianca. Mi occorre la tua guida per ritrovare il Sacrificio.” Si portò la mano al grembo e lanciò sulla tela una manciata di pietruzze, poi le scrutò: “Il granito è saldo nella casa del Fiore Nero, il diaspro interseca sia il Grande Rospo sia il Re Usurpato, l’ambra è rimasta sospesa nell’intermundia, v’è sostanziale equilibrio su ambo i lati della bilancia cosmica… Il Sacrificio resterà sospeso, almeno per questo ciclo.” “E sia, tu nondimeno conducimi da lui.” Allungai la mano sopra la tela, senza toccarla. La Strega Bianca si curvò su di me con uno spillo fra le dita; una puntura sul mio palmo, cinque gocce di sangue sull’ambra, un urlo agghiacciante di invocazione all’Immondo Motore Immobile. Poi un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti…
Un’arida pianura densa d’arbusti e tamerici è incastonata tra un fiume impetuoso a occidente e colline scabre a oriente. Una falange in assetto d’armi marcia verso meridione, cimieri impiumati e scudi dipinti di gorgoni e grifoni scintillanti alla luce violetta dell’aurora, volti che sbuffano madidi di traspirazione; ad affrontarli, guerrieri abbronzati dai capelli neri e ricci che indossano pelli conciate e brandiscono mazze e accette, in piccole bande sparpagliate fra la sponda e i rilievi. La falange accelera il passo, si apre a ventaglio contro i guerriglieri. S’alza un urlo dalle schiere, è un uomo barbuto dalla corazza dorata: “Avanti, cani randagi! Spolpate queste pecorelle! Meritatevi il soldo di Akregas!” La falange cala le sarisse, il porcospino di ferro si lancia alla carica; i guerrieri abbronzati corrono incontro al nemico, alcuni impattano sulle punte letali, altri spaccano le aste e trascinano i falangiti fuori della formazione, e li macellano come porci. Io osservo tutto dal cielo. Cerco il mio Sacrificio. Lo trovo in cima alle colline. È acquattato dietro ai macigni, uno fra decine di arcieri abbronzati dai capelli neri e ricci che accordano le armi. Due occhi grigi scintillano sotto l’elmetto di peltro nero, le braccia muscolose sono coperte di cicatrici. Al suo fianco, un segugio da guerra che trasuda la disciplina di un fedele scudiero. Solleva il capo, osserva la battaglia, alza un braccio. La brigata incocca le armi, tende, mira, e infine tira. Il sibilio delle sagitte sferza l’aria, la battaglia si interrompe e le teste si alzano, i lottatori con accette e mazze si disperdono; la pioggia di frecce prende la falange da sopra e apre vuoti nella formazione. Il generale barbuto richiama all’ordine, ma l’orda nemica ritorna alla carica e spezza la formazione. È il mio momento. Plano in picchiata verso le colline, schivo le frecce tirate troppo in alto, miro all’arciere dagli occhi grigi, lo vedo, lo scruto, lo ghermisco. Si dibatte fra le mie grinfie, mi colpisce con l’arco, sguaina invano la spada, urla, bestemmia il suo dio; il segugio salta e salta per azzannarmi alle cosce, alcuni tiratori mi mirano e scoccano, ma io mi libro troppo veloce, troppo alta. Siamo sopra la pianura, si vede lontano il borgo in legno e calcare dei guerrieri delle colline, ancora più in là la città di marmo e mattone donde sono marciati i falangiti. Da un lato la resilienza primordiale dei fedeli della Capra Ridente, dall’altro la ricerca d’apoteosi dei figli della Lupa. La mia preda sembra arrendersi al mio abbraccio e osserva il panorama; è il primo uomo a volare in questa sfera. Poi si contorce verso di me e mi grugnisce contro: “A che devo questo onore? Ilmarinen vuole fare di me la sua puttana? Mi porti in pasto ai seguaci di Nyogatha? Devo essere sacrificato a Kathulos o all’Uomo Nero del nord?” Lo ignoro e volo verso oriente. Mi lancio nel disco solare: un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti… Siamo attesi al di là dell’alba.
Siamo in cima alla rupe e guardiamo sulla piana del mondo. Sotto di noi brulicano le nazioni della terra e i sacerdoti intonano canti da sicofanti ai loro numi. Vediamo le genti di Sardopolis bruciare ladri e assassini sull’altare di Iod, il Cacciatore-Che-Salta-Fra-I-Mondi; i diabolisti di Saba salmodiano il nome di Droom-Avista sul suo trono d’acciaio nella fortezza di Dite; uomini e donne di buona volontà donano le primizie a Manorama come a Crisopelea. Ma non sono gli dèi della Terra, i miei mandanti. Il mio Padrone sta giungendo ora, dal paese al di là del tramonto. Dalle sue sei ali nasce vento di tramontana che sconquassa la montagna, e il mio Sacrificio rabbrividisce, lacrima e stride i denti. Il Sire atterra sulla rupe presso di noi, io lo onoro con la proscinesi. “O Pastore degli Eserciti, Ti consegno il Sacrificio prescelto, sangue del sangue e carne della carne di colui che macellò i Re Serpenti; il suo seme è forte. Sappi però, o Pastore, che ho consultato la Strega Bianca che siede al crocevia dei mondi, ed ella Ti informa che Zhothaqquah e Vorvadoss sono concordi nel garantire l’Equilibrio empireo; puoi consumare ora la ierogamia, ma l’esito si potrà avvertire solo nella prossima Congiunzione di Sfere, se non oltre.” Il Sire assente sotto il suo cappuccio di cielo stellato, ripiega le ali e solleva un braccio lungo e delicato, tendendo la mano verso il Sacrificio. Il guerriero nerboruto si accosta meccanicamente, come un pupazzo tirato da fili. Il Sire lascia cascare il suo mantello di firmamento. Si svelano le membra color del miele, gli occhi profondi come materia oscura, il petto senza capezzoli e il pube senza sesso. Egli prende delicatamente fra le braccia il guerriero, che depone ogni terrore e cinge i fianchi del Pastore degli Eserciti; gli si accende negli occhi grigi il fuoco di lussuria; lecca sinuosamente il Suo collo e strofina le brache su Suoi fianchi. Il Sire si libra in volo assieme al suo Sacrificio, si porta sopra il disco del sole; gli dissolve gli indumenti e lo esplora nei suoi anfratti più segreti, una mano dalle dita lunghe si insinua fra i glutei marmorei e una lingua biforcuta sibila nelle orecchie. Il membro eretto e rubicondo del Sacrificio struscia sulle gambe del Sire, questi trasmuta il suo corpo carnale e si lascia penetrare in un grembo. Il corpo mortale del Sacrificio è forte ma pur sempre umano e l’orgasmo lo scuote in brevi istanti, il suo seme scorre dentro il Sire e questi si ribalta in volo; i due fluttuano capovolti. Il Sire afferra il Sacrificio con una mano, lo rovescia e ne porta il volto sul proprio pube; il guerriero si abbevera da un membro apparso ove prima era il grembo, intanto il Sire sugge e morde i glutei del Sacrificio. È il mio momento. Afferro l’arco di cristallo, incocco la freccia d’oro e la scocco alla schiena del Sacrificio, là dov’è il cuore; lo trapasso, lo uccido, la punta trafigge anche il mio Sire, icore dorato sgorga frammisto al sangue e al seme. L’essenza mistica trasuda dai due corpi cinti e va a bagnare il disco del sole. La luce bianca si fa azzurra, il calore intenso consuma i due corpi trapassati, il pulviscolo si disperde ai cinque punti cardinali. La ierogamia è compiuta e s’è fatta luce, sulla rupe al di là dell’alba.
«E fu a quel punto che mi svegliai di soprassalto nella stanza a Nuova Orléans, con fuori dalla finestra il puzzo della terra marcia, e sul letto il povero texano in preda alle convulsioni! Berciava e abbaiava come una bestia con la rabbia, e fra un grugnito e l’altro riuscii a intendere qualche frase da cristiano: “La mia ascia… quest’ascia è il mio scettro!”, “Mia Regina, mia Regina della Costa Nera, dove sei?!”, “Gli Abitatori… gli Abitatori dei Cunicoli!” Io svelta gli misi sotto il naso i sali e quello si alzò di soprassalto madido di sudore, i capelli neri tutti spettinati e gli occhi grigi che ancora lacrimavano.» «Vi fu un momento di silenzio, poi quel bell’uomo così sfregiato dal terrore si mise a sussurrare una canzone, ma io ne sentii solo qualche frase:
“Così ci siamo mescolati alla Terra: chi ci ricorda è il vento fra i rami, e le nubi e la marina procella, non più voci di poeti umani.”
Detto ciò alzò il capo, mi guardò, sbiancò, s’alzò e se ne andò di corsa dalla stanza, urlando qualcosa del tipo “L’arpia! L’arpia! L’arpia verde che viene dall’aldilà dell’alba!”»
«Il texano abbandonò Nuova Orléans un paio di giorni dopo e io continuai con il mio servizio nella pensione, finché non mi spostai nell'Arkansas per fare la boscaiola di pini. Non lo incontrai mai più, ma tuttora credo e giuro sul mio babbo buonanima che quel ragazzo così bello fosse un uomo di malaffare e avesse bevuto del laudano, dell’oppio liquido, dell’eroina o una di quelle porcherie che usano i feticisti per fare i mesmerimismi. Ed ecco, signori miei, perché non voglio le letture dei tarocchi: mi basta e avanza per tutta la vita quella che mi fece la Strega Bianca mentre andavo a cercare il Sacrificio per il Pastore degli Eserciti.»
Così disse la Rosella, poi tacque e sorseggiò le ultime gocce di vino. Io, Mastro Catrame, il padrone e tutti gli altri tornammo pure noi con la testa all’alberghetto, alla pioggia, alle carte e alle bruschette, come lei stessa e il texano erano tornati a Nuova Orléans dal loro viaggio nei fumi allucinogeni. Sono passati tanti anni da allora e Rosella probabilmente sarà pure morta, però tutta questa fantasmagoria su Vorvadoss e Kathulos e l’uccisore dei re Serpenti, la Strega Bianca e il paese al di là dell’alba non mi è mai uscita dalla mente, e la volta che passai per Fort Worth di strada verso El Paso mi fermai in una libreria occulta in cerca del De Vermis Mysteriis e dell’Unaussprechlichen Kulten, e sentii in effetti due pelandroni barbuti sussurrare di un “Veggente di Callahan County” che viveva come in simbiosi con il suo “segugio scudiero” e attendeva l’inizio del “nuovo ciclo cosmico” per “ricongiungersi con il suo Amante e Pastore”. Non dissero, però, se quel veggente attendesse la Congiunzione delle Sfere con sacro terrore, o bensì con trasporto erotico.
Nota autoriale: ho composto questo racccasettaonto nell'inverno 2021 per proporlo alla rivista «Alkalina», e fu rifiutato perché la struttura a cornici narrative non convinceva la redazione; venne successivamente accettato e pubblicato nella primavera 2023 sulla webfanzine gargolla.eu, nel frattempo chiusa; lo ripropongo qui, come sua sede definitiva. Avrete intuito che si tratta di una lettera d'amore alla letteratura sword & sorcery; se volete saperne di più, wikipediatevi le persone cui è dedicato.
Logica e Lacerazione
Prendere due emozioni e metterle nello stesso petto è una di quelle imprudenze che l’umanità commette con una costanza ammirevole. Amo e odio. Non in successione, come se la ragione avesse concesso il turno a ciascuna; ma simultaneamente, come due sovrani rivali che governano lo stesso territorio senza mai firmare un trattato.
Ci si potrebbe domandare come sia possibile una simile incoerenza. La domanda è legittima, benché presupponga che l’animo umano sia una costruzione logica. Non lo è. Se lo fosse, avremmo risolto i nostri dilemmi sentimentali con la stessa facilità con cui risolviamo un’equazione. Invece, il cuore possiede una straordinaria indifferenza verso il principio di non contraddizione. Ama con fervore ciò che, nello stesso istante, condanna con lucidità.
Non so spiegare questo paradosso in termini soddisfacenti. Potrei invocare la complessità della natura umana, ma sarebbe un modo elegante per confessare ignoranza. La verità è più semplice e meno consolante: sento entrambe le cose, e il sentimento precede la spiegazione. La ragione arriva sempre dopo, come un funzionario diligente che tenta di archiviare il caos prodotto dalle passioni.
E in questo conflitto non c’è alcuna armonia segreta, nessuna dialettica superiore che riconcili gli opposti. C’è soltanto l’esperienza nuda di una tensione che non si scioglie. Amo, e per questo sono vulnerabile. Odio, e per questo mi difendo. L’una emozione espone, l’altra arma. Insieme, mi lacerano.
Che io non sappia dire come sia possibile non attenua la realtà del fatto. La mente può restare perplessa; il sentimento, invece, è implacabile. Sento così. E ne soffro.
La nuova legge elettorale: manuale per blindare il potere.
(208)
La proposta di riforma della legge elettorale della maggioranza #Meloni introduce un proporzionale “truccato” da un premio di maggioranza molto ampio, costruito per blindare l’attuale blocco di governo e mettere fuori gioco ogni alternanza reale. Cosa prevede, in sostanza, questo impianto? Innanzitutto il superamento del “Rosatellum” e dei collegi uninominali: il sistema diventa formalmente proporzionale, con liste bloccate e senza un vero ritorno alle preferenze, salvo qualche eccezione per le minoranze linguistiche. A questo si aggiunge un premio di maggioranza nazionale: chi supera il 40% dei voti ottiene un “pacchetto” aggiuntivo di seggi, stimato intorno a decine di deputati e senatori, che porta la coalizione vincente a sfiorare il 60% dei seggi parlamentari.
Restano soglie di sbarramento elevate (intorno al 3% per i singoli partiti e al 10% per le coalizioni), con un evidente incentivo a costruire cartelli elettorali ampi e subalterni al partito egemone. È previsto inoltre un eventuale ballottaggio: se le prime due coalizioni si collocano in una fascia intermedia di consenso, si va al secondo turno, che ha un’unica funzione reale, cioè assegnare comunque il premio a qualcuno e garantire una maggioranza “artificiale” anche quando il paese è diviso. Infine viene introdotto il “premier in scheda”: l’obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio al momento della presentazione delle liste, legandosi politicamente alla riforma sul premierato e creando un meccanismo di investitura personale, pur fingendo di non toccare formalmente le prerogative del Capo dello Stato.
La narrazione ufficiale giura che tutto questo serve alla “stabilità”, come se il problema dell’Italia fosse l’ingovernabilità e non, semmai, l’abuso di maggioranze già iper-compatte. In realtà il disegno è trasparente: questa riforma serve a mettere in cassaforte la futura maggioranza del centrodestra, riducendo al minimo il rischio che un’opposizione unita, con numeri simili, possa vincere o quantomeno impedire l’egemonia assoluta nei due rami del Parlamento.
Il premio scatta esattamente nella fascia in cui i sondaggi collocano stabilmente l’area che sostiene Meloni, e la dimensione del premio è tale da deformare in modo pesante il rapporto tra voti e seggi, trasformando un 40 e rotti per cento dei consensi in quasi il 60% delle poltrone.
L’eliminazione degli uninominali, che nel 2022 avevano già favorito il centrodestra, non è una generosa apertura alla rappresentanza, ma un ulteriore passo verso un modello controllabile dal vertice: con le liste bloccate, i candidati “sicuri” vengono scelti dal capo, garantendo un esercito di fedelissimi in aula.
Sul piano politico più ampio, questa legge elettorale è il tassello perfetto di un mosaico: premierato, referendum sulla giustizia, riscrittura selettiva delle regole del gioco in modo da neutralizzare qualunque contrappeso e trasformare una maggioranza relativa di oggi in dominio strutturale sulle istituzioni domani, inclusa la possibilità di eleggere da sola il Presidente della Repubblica e incidere pesantemente sugli organi di garanzia.
Non mancano, in tutto questo, profili di evidente incostituzionalità o quantomeno di violazione dello spirito della Costituzione. La Corte costituzionale aveva già messo dei paletti, accettando, con molte cautele, l’idea di un premio che dal 40% dei voti porti al 55% dei seggi, non oltre.
Qui si spinge l’asticella verso soglie vicine al 60%, con un rischio concreto di calpestare il principio di rappresentanza e l’eguaglianza del voto, svuotando la proporzionale dal suo significato. Il combinato disposto di premio “secco”, liste bloccate e soglie di sbarramento selettive crea una distorsione che va ben oltre la fisiologica “correzione maggioritaria” e somiglia piuttosto a un’espropriazione del voto di milioni di cittadini che non si riconoscono nella coalizione vincente.
A questo si aggiunge la forzatura del “premier in scheda”, introdotto mentre si discute di premierato: sulla carta il Presidente della Repubblica resta libero di nominare chi vuole, ma nei fatti viene schiacciato dalla pretesa di una legittimazione diretta del capo politico, costruita per via ordinaria senza modificare esplicitamente l’articolo 92.
È un corto circuito istituzionale: si cambia la forma di governo per legge ordinaria, mascherandola da semplice tecnica elettorale. In questo quadro, le parole “stabilità” e “governabilità” suonano come l’ennesima foglia di fico.
Questa riforma non nasce per dare più voce ai cittadini, non amplia la rappresentanza, non restituisce potere agli elettori nella scelta dei parlamentari: al contrario, concentra il controllo nelle mani dei vertici di coalizione, garantisce un premio abnorme a chi è già maggioranza e comprime ogni spazio di alternanza, conflitto politico e pluralismo reale. È l’ennesima legge elettorale-calcio di rigore: la squadra al governo sposta la porta, sceglie il portiere avversario, decide l’arbitro e poi pretende pure gli applausi in nome della “modernizzazione” del gioco democratico.
#Blog #Italia #RiformaElettorale #GovernoMeloni #Politica #Società #Opinioni
The Amazing - Ambulance (2016)
The Amazing avevano convinto sin dal loro esordio nel 2010, pur meritandosi qualche riserva. La mescola di folk e rock classici di stampo Sessanta/Settanta e un’atmosfera grigia e introspettiva di contorno sembravano non rendere giustizia alla band svedese. Ambulance è probabilmente la svolta in questo senso, un disco più “quadrato” di Picture You, dove ancora c’era un forte rimando al passato... artesuono.blogspot.com/2016/08…
Ascolta il disco: album.link/s/02BgmDx31QZ1nPDgE…
IN FONDO AGLI SPECCHI
(a J. L. Borges)
in un moltiplicarsi di specchi imprigionata è la luce dei tuoi déjà vu - s'odono se ascolti i sordi tamburi del sangue in fondo agli specchi dove si legge l'eterno ritorno -lì è il centro il mondo rovesciato
Riflessioni su “In fondo agli specchi”
Il tuo testo instaura un dialogo evocativo con Borges, esplorando il rapporto fra luce, memoria e tempo ciclico. La stanza di specchi diventa spazio labirintico dove si rifrangono déjà vu e tamburi interiori.
Intertestualità e omaggio
- La dedica a J. L. Borges apre a rimandi letterari: labirinti, specchi, infinito.
- L’“eterno ritorno” richiama il pensiero nietzscheano filtrato dalla sensibilità borgiana.
- I “dejà vu” agiscono come porte che spingono il lettore verso una conoscenza sfuggente.
Temi e simboli
- Specchi
Riflessi moltiplicati, cancellazione del confine fra realtà e immagine. - Luce imprigionata
Contrasto fra la luminosità e la sua cattività, metafora della memoria trattenuta. - Tamburi del sangue
Richiamo al ritmo vitale, battito che resiste nel silenzio. - Centro rovesciato
L’idea di un punto di equilibrio capovolto, fulcro del mondo interiore.
Struttura e ritmo
- Versi spezzati e sovrapposizioni, come echi in un corridoio di specchi.
- Cesure interne (“-lì è il centro il mondo / rovesciato”) creano pause di sospensione.
- Assonanze (“specchi / vecchi”, “luci / vu”) tratteggiano un suono ovattato, quasi sommesso.
Spunti per approfondire
- Approfondimento filosofico
Analizzare come Borges e Nietzsche convergano nel tema del circolo eterno. - Proposta di traduzione
Trasporre il testo in inglese o spagnolo, mantenendo i giochi di ritmo e rima interna. - Estensione tematica
Sviluppare un secondo movimento poetico che sposti il baricentro dal tempo ciclico alla liberazione della luce. - Lettura autobiografica
Inserire dettagli personali per trasformare il labirinto metaforico in un percorso esistenziale unico.
1SAMUELE - Capitolo 16
TRAMONTO DI SAUL E ASCESA DI DAVIDE (1Sam 16,1-2Sam 1,27)
Samuele unge re Davide1Il Signore disse a Samuele: “Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re”. 2Samuele rispose: “Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà”. Il Signore soggiunse: “Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. 3Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò”. 4Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: “È pacifica la tua venuta?”. 5Rispose: “È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio”. Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. 6Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: “Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!”. 7Il Signore replicò a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore”. 8Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: “Nemmeno costui il Signore ha scelto”. 9Iesse fece passare Sammà e quegli disse: “Nemmeno costui il Signore ha scelto”. 10Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: “Il Signore non ha scelto nessuno di questi”. 11Samuele chiese a Iesse: “Sono qui tutti i giovani?”. Rispose Iesse: “Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge”. Samuele disse a Iesse: “Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui”. 12Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: “Àlzati e ungilo: è lui!“. 13Samuele prese il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama.
Davide entra al servizio di Saul14Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul e cominciò a turbarlo un cattivo spirito, venuto dal Signore. 15Allora i servi di Saul gli dissero: “Ecco, un cattivo spirito di Dio ti turba. 16Comandi il signore nostro ai servi che gli stanno intorno e noi cercheremo un uomo abile a suonare la cetra. Quando il cattivo spirito di Dio sarà su di te, quegli metterà mano alla cetra e ti sentirai meglio”. 17Saul rispose ai ministri: “Ebbene, cercatemi un uomo che suoni bene e fatelo venire da me”. 18Rispose uno dei domestici: “Ecco, ho visto il figlio di Iesse il Betlemmita: egli sa suonare ed è forte e coraggioso, abile nelle armi, saggio di parole, di bell'aspetto, e il Signore è con lui”. 19Saul mandò messaggeri a dire a Iesse: “Mandami tuo figlio Davide, quello che sta con il gregge”. 20Iesse prese un asino, del pane, un otre di vino e un capretto e, per mezzo di Davide, suo figlio, li inviò a Saul. 21Davide giunse da Saul e cominciò a stare alla sua presenza. Questi gli si affezionò molto ed egli divenne suo scudiero. 22E Saul mandò a dire a Iesse: “Rimanga Davide con me, perché ha trovato grazia ai miei occhi”. 23Quando dunque lo spirito di Dio era su Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.
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Approfondimenti
16,1-31,13 e 2Sam 1,1-27. Questa lunga sezione si dipana lungo due filoni paralleli, ma allo stesso tempo inscindibilmente intrecciati. Da una parte c'è il declino di Saul – re di fatto ma non più di diritto – oppresso da incubi e malinconie, disposto a tutto pur di assicurare una continuità al proprio regno (20,31), dall'altra sta sorgendo il nuovo astro di Davide, il pastorello che diventa prima scudiero del re e poi alto ufficiale dell'esercito. Saul è legato a Davide da un iniziale rapporto di simpatia che si trasforma ben presto in gelosia (18,8-9), timore e sospetto (18,15.29). Nonostante i buoni uffici di Gionata, Davide è costretto a fuggire per salvarsi dalle manie omicide di Saul (19,10 e 21,1). Inizia così la sua vita errabonda nel deserto di Giuda. Attorno a lui si raduna una banda abbastanza consistente di emarginati e dissidenti. Dopo essere sfuggito varie volte agli inseguimenti di Saul (cc. 22-26) Davide si rifugia infine con i suoi uomini presso il re filisteo Achis. Lì impiega tutta la sua astuzia in un delicato doppio gioco: apparentemente presta la sua opera come mercenario e vassallo devoto dei Filistei, combattendo però attivamente contro i predoni del deserto e rendendosi meritevole presso i suoi connazionali Giudei (c. 27). Un dissidio tra i capi filistei solleva provvidenzialmente Davide dal dovere di combattere contro Israele sul Gelboe (c. 29), dove Saul e i suoi figli perdono la vita e il regno (c. 31). Ora Davide ha la strada libera per diventare re al posto di Saul, prima su Giuda e poi su Israele. Non si può fare a meno di notare l'inaudita “laicità” del narratore nel riferire avvenimenti così importanti. Lo spazio in cui si attua la storia appare del tutto profano e i protagonisti agiscono senza essere spinti da particolari impulsi religiosi. Ma il vero regista degli eventi, nonostante le apparenze, è Dio. Anche se la sua azione è nascosta agli occhi degli uomini, anche se non accadono più i miracoli eclatanti dei tempi antichi, tutto è guidato dalla sua sapiente mano: «Lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi» (16,13); «Davide riusciva in tutte le sue imprese, perché il Signore era con lui» (18,14.28); «Saul lo ricercava sempre; ma Dio non lo mise mai nelle sue mani» (23,14). Dal punto di vista puramente storico Davide sale sul trono di Saul come usurpatore, dopo aver condotto una vita da fuorilegge ed essersi reso colpevole – almeno in apparenza – di collaborazionismo coi Filistei. L'intento non solo storico ma anche storiografico dei libri di Samuele invita però a una valutazione più profonda degli eventi. Il mercenario Davide vien descritto come un uomo dalle aspre contraddizioni interiori: politico lungimirante, combattuto da passioni che lo spingono fino al delitto, debole con i figli ma anche capace di grandi impulsi e di ammirevole dignità nella sventura. L'autore sacro non nasconde i difetti dell'eroe (come farà più tardi il Cronista) ma li vede sotto un profilo assolutamente originale, quello della sua vocazione. Il lettore è invitato a guardare peccati, sofferenze, inganni, ambizioni, umiliazioni, scaltrezze e atti di vera fedeltà con gli occhi stessi di Dio, riconoscendo in tutto questo la “ storia sacra” che egli ha voluto intessere con un uomo non certo migliore degli altri e tuttavia segnato da un'elezione senza pentimento: «Va' da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re» (16,1). Il destino di Saul, Davide, Gionata e di tutti coloro che li circondano non è determinato da un cieco gioco di casualità ma da una promessa che si compirà inesorabilmente a favore di tutta l'umanità: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide...» (Mt 1,1). Per quel che concerne l'aspetto letterario della sezione, si registrano numerose ripetizioni: si leggono due narrazioni dell'introduzione di Davide nella corte di Saul (16,14-23; 17,1-18,5); due volte Saul tenta di uccidere Davide (18,10-11; 19,9-10) e due volte Davide risparmia la vita di Saul (24; 26). Saul promette per due volte di dare in moglie a Davide una propria figlia (18,17-19.20-27); Gionata interviene due volte in favore di Davide (19,1-7; 20,25-34); vien riferita due volte la fuga di Davide (19,10-18; 20,1-21,1) e tre volte il tradimento degli amici (23,1-13.19-28; 26,1-2). Questi “doppioni” sono forse dovuti alla redazione di fonti diverse, ma non è da escludere (anzi è altamente probabile) che la ripetizione di certi fatti cruciali sia funzionale all'intreccio globale dell'opera.
16,1-19,10. La cronaca della vita di Davide alla corte di Saul tra successi e pericoli si apre con tre distinti racconti sugli inizi della sua carriera:
- a) 16,1-13: vocazione religiosa e unzione di Davide;
- b) 16,14-23: chiamata di Davide a corte come musico e scudiero del re:
- c) 17,12-18,5: impresa contro Golia e accoglienza a corte.
Tutti e tre concordano sul fatto che Davide «stava col gregge» (16,11.19; 17,15). Il secondo e il terzo racconto narrano in modo contraddittorio le circostanze che hanno portato il giovane Davide alla corte di Saul, ma non è possibile pronunciarsi categoricamente sull'attendibilità dell'uno o dell'altro, né sono risolvibili tutte le divergenze tra le due versioni. Se qualcuno propende per la storicità esclusiva di 16,14-23, c'è anche chi fa notare che la vittoria di Davide su Golia è presupposta più volte dalla narrazione seguente (19,5; 21,10; 22,10.13; cfr. anche 2Sam 21,19). Al contrario, il primo racconto è strettamente connesso con il c. 15 mediante il “pianto di Samuele” (15,35 e 16,1), ma rimane isolato rispetto a quanto segue. Alcuni studiosi sostengono che l'unzione di Davide serve ad associarlo – come Saul – al ministero profetico di Samuele, ma che essa non ha avuto valore effettivo, tanto che Eliab la ignora (17,28) e sarà ripetuta in Ebron (2Sam 2,4 e 5,3). Se ciò può costituire un problema per la storia della redazione, l'analisi teologica del testo canonico suggerisce un'altra conclusione: le vicende di Saul e Davide sono presentate secondo un parallelismo antitetico, nel quale 16,1-13 corrisponde all'unzione segreta di Saul (9,1-10,1); l'unzione ufficiale di Davide come re di Giuda e Israele in Ebron (2Sam 2,4; 5,3) rispecchia invece la designazione pubblica di Saul a Mizpa (10,17-27) e “l'inaugurazione del regno” a Galgala (11,12-15). Si noti che in entrambi i casi si tratta di luoghi sacri all'antica fe israelitica. 16,1-13 costituisce quindi la premessa teologica agli altri due racconti sugli inizi di Davide. Non se ne parlerà più, come non si era più parlato di 9,1-10,1, ma l'episodio rimarrà sullo sfondo come chiave di lettura irrinunciabile di tutta la storia.
Ai tre racconti di “vocazione” seguono altri episodi della vita di Davide alla corte di Saul. Fin dal trionfale ritorno dopo l'uccisione del Filisteo, nel cuore di Saul cova il timore di essere prima o poi spodestato dal nuovo eroe. La paura diventa ossessione e Davide sopravvive fortunosamente agli attentati più o meno occulti perpetrati dal re, finché si vede costretto a fuggire: dapprima presso Samuele (19,11-24) e poi presso i Filistei (21,2-15). Non sono che gli inizi di un lungo periodo di peregrinazioni nel deserto (cc. 22-26), durante il quale i due rivali si cercheranno e si fuggiranno ripetutamente in una misteriosa e sconcertante schermaglia.
1-13. Le illusioni suscitate dalla neonata monarchia sono già svanite. Se il Signore stesso «si è pentito» (15,10.35) riguardo a Saul, cosa accadrà? Certamente egli ha promesso di consegnare il regno «a un altro» (15,28), ma come e quando ciò avverrà? E sopra tutto pesa la terribile condanna di Saul (15,23.26.28). Mentre Samuele piange sul disgraziato re, il Signore interviene risolutamente ordinandogli di partire (v. 1). Nella storia sacra l'ordine di “partire” risuona sempre quando Dio decide di creare qualcosa di nuovo nella storia del suo popolo (Abramo, Mosè, Giona, i Profeti...). L'estrema gratuità di Dio mette in crisi tutti i programmi e le precauzioni umane, affinché sia lo spirito vivificante ad agire. Così lo spirito scende su Davide, «il più piccolo» tra gli otto figli di lesse (Saul era invece “il maggiore”: 10,24), colui che in apparenza è il meno adatto a capitanare le guerre di liberazione che lo attendono. La suprema libertà di Dio – «i miei pensieri non sono i vostri pensieri» (Is 55,8-9) – coglie di sorpresa anche Samuele: il vecchio profeta deve tornare a scuola – come succederà allo scriba Nicodemo – per imparare che «l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuoге» (v. 7).
1. L'unzione “consacrava” i re e i sacerdoti, ossia li metteva in una speciale relazione di intimità con Dio (cfr. 10,1). «Iesse il Betlemmita»: stranamente non si dà alcuna genealogia di Iesse, e quindi di Davide. È forse un indizio dell'antichità della fonte. Rt ne accenna una breve in 4,17; quella più ampia (4,18-22) è forse mutuata da 1Cr 2,5-15. Cfr. anche Mt 1,5 e Lc 3,32. Il nome di Iesse diverrà famoso perché legato all'attesa messianica (cfr. anche Is 11,1.10); così pure quello di Betlemme (Mic 5,1).
2-3. «mi ucciderà»: dopo la rottura con Samuele, Saul si è insospettito nei riguardi dell'esistenza di un suo rivale (15,28) e probabilmente ha già proferito qualche minaccia esplicita in proposito. Il Signore stesso suggerisce a Samuele di ingannare la vigilanza di Saul e dei suoi informatori celando il viaggio a Betlemme sotto le apparenze di una delle sue innumerevoli peregrinazioni (cfr. 7,16-17).
4-5. Gli anziani del villaggio accolgono trepidanti Samuele temendo che la sua visita annunci rimproveri o vaticini poco piacevoli. Il profeta li rassicura, invitandoli anzi a un sacrificio di comunione e al relativo banchetto. È significativo che la scelta del nuovo re si svolga nel medesimo contesto sacro che vide l'elezione di Saul (9,19-24). Come dopo il “pentimento” che diede luogo al diluvio Dio ricominciò da capo, quasi si trattasse di una nuova creazione (Gn 8,13: «il primo mese, il primo giorno del mese»), anche oggi, dopo essersi pentito di Saul (15,11.35), rifà tutto di nuovo come se fosse la prima volta. In questo si manifesta la paternità del Dio «misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e fedeltà» (Es 34,6).
6-12. I criteri dell'elezione divina sfuggono a tutte le predeterminazioni umane: la primogenitura (cfr. Giacobbe ed Esaù), l'aspetto fisico (anche se più avanti si dirà spesso che Davide è «forte e coraggioso»: v. 18; 17,35-37; 18,5.14; 19,5; cfr. S. Paolo in 2Cor 10,1.10), il grado d'istruzione (gli apostoli), la capacità dialettica (Mosè: Es 4,10-12), l'età (Geremia: 1,6-9), ecc. Tutta la Bibbia insegna che Dio può sovranamente prescindere dalle inclinazioni e dalle qualità soggettive del chiamato, anzi può persino decidere di compiere la sua opera proprio attraverso le persone naturalmente meno dotate o addirittura in presenza di controindicazioni psicologiche o morali.
7. «io non guardo»: aggiunta ad sensum con Vg. Il TM omette; i LXX hanno: «Dio non guarda»; «il Signore guarda il cuore»: il cuore (lēb) abbraccia tutte le dimensioni dell'esistenza umana. I sentimenti, le passioni, la conoscenza, il discernimento e il giudizio, la volontà, la coscienza hanno nel lēb la loro sede naturale. Il “cuore” dunque è il centro vitale della persona, o meglio indica la persona stessa còlta nei suoi rapporti con la realtà (le cose, gli altri uomini, Dio). È da questo punto di vista segreto che il Signore giudica il valore di un uomo (cfr. 2,1).
12. La descrizione di Davide ricorda quella di Saul (9,2; 10,23), ma quel che conta non è tanto la prestanza fisica quanto una piacevolezza d'aspetto che lascia intravvedere un'interiorità altrettanto accattivante.
13. «lo spirito del Signore si posò su Davide»: la prima, diretta conseguenza dell'unzione regale è l'irruzione” dello spirito sull'eletto. È impressionante vedere come l'autore prepari con poche parole il passaggio al brano seguente: dopo aver detto che lo spirito è sceso su Davide, egli annoterà lapidariamente nel v. 14: «Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul». In questo contrasto senza sfumature si condensano il passato e il futuro, il vecchio e il nuovo: mentre una storia si avvia al declino (cfr. Eli e i suoi figli: 2,12-36) si fa strada un nuovo inizio pieno di speranza.
14-23. Quando lo spirito aveva “investito” Saul (10,10; 11,6) gli aveva «mutato il cuore» (10,9), conferendogli allo stesso tempo tutta l'assistenza necessaria per compiere la sua missione quale “Unto del Signore”. Ora lo spirito lo ha abbandonato per scendere su Davide (v. 13; 18,12). Non più sostenuto dal Signore il vecchio re rimane in balia della propria fragilità spirituale e psichica. Le debolezze caratteriali della gioventù (aggravate dai sensi di colpa e dalle sue manie religiose: cfr. 14,18-19) degenerano ora in accessi d'ira terribile (18,11; 20,30-33), ora in frequenti crisi di cupa malinconia e di taciturnità sospettosa (16,23; 18,8-9). Ma non si tratta solo di una grave patologia psichica; l'autore sacro vi intravvede un intervento punitivo di Dio. In tal senso dice che lo «spirito cattivo» che turba Saul è «da parte del Signore», in quanto ogni forza che opera nel mondo e nell'uomo ha origine in lui. I ministri cercano premurosamente una soluzione al problema e propongono al re di chiamare a corte un citaredo affinché sollevi il suo spirito con la musica. Tutte le religioni riconoscono alla musica una potenzialità soprannaturale, come facoltà d'introdurre al contatto con la divinità (cfr. 2Re 3,15). In 10,5-6 la musica viene utilizzata per provocare uno stato di trance mistico; nel nostro caso svolge evidentemente una funzione terapeutica rilassante, allontanando lo «spirito cattivo». Col consenso di Saul vien chiamato a corte il giovane Davide, dotato di tutte le qualità necessarie, riassunte dalla formula: «il Signore era con lui» (cfr. 17,37; 18,12.28; 20,13.42).
15. «spirito sovrumano»: lett. «spirito di Elohim». È una locuzione ebraica abbastanza ricorrente per esprimere la grandezza di qualcosa: la sapienza di Salomone (1Re 3,28), il terrore dei nemici (1Sam 14,15), la città di Ninive (Gio 3,3). Forse qui ’elõhîm ha pure un significato attenuato di soprannaturale-divino-demoniaco.
16. «e noi cercheremo»: lett. «ed essi cercheranno». Nell'ossequiosa terminologia di corte, l'etichetta voleva ci si rivolgesse al sovrano in terza persona.
20. «preparò un asino e provvide pane...»: lett. il TM ha: «prese un asino di pane (sic!)». La difficoltà testuale ha fatto pensare a un errore di trascrizione della parola «asino» (ḥămôr) (i LXX hanno gomor = ‘ōmer: unità di misura per solidi e liquidi), ma le varie correzioni proposte sono tutte congetturali.
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
[stime]un dispositivo] di prerisonanza potrebbe aiutare una perfetta misura di] un'altra al doppio del verticaleggiante share di servizio per millenni i [popoli] del Mediterraneo sono] gli stessi che asfaltano con granulato misto] [con precisione] [millenaria won’t get fooled again
Rock Symbol
La musica rock, fin dai suoi albori, ha sempre avuto un rapporto profondo e spesso controverso con il mistero, l'esoterismo e la spiritualità. Nata come espressione di ribellione e libertà negli anni '50, il rock ha rapidamente abbracciato temi che vanno oltre la superficie della società, esplorando l'ignoto, il soprannaturale e il trascendente. Ma da dove nasce questa associazione tra il rock e il cosiddetto “occulto”? E perché è stato a lungo considerato la “musica del demonio”? Negli anni '60 e '70, il rock si è evoluto in forme sempre più complesse e sperimentali, aprendo la strada a una connessione con simbolismi esoterici e mistici. Band come i Led Zeppelin hanno portato questa relazione su un nuovo livello. Jimmy Page, chitarrista e fondatore, era affascinato dagli scritti di Aleister Crowley, il famoso occultista britannico, tanto da acquistare la sua villa, Boleskine House, sulle rive del Loch Ness. Il quarto album della band, senza titolo ufficiale ma noto come Led Zeppelin IV, introduce i famosi simboli scelti dai membri: l'enigmatico “Zoso” di Page, la piuma di Robert Plant, e i segni di John Bonham e John Paul Jones. Questi simboli non erano solo decorazioni, ma rappresentavano una connessione personale con archetipi mistici e filosofie antiche. Tuttavia, i Led Zeppelin non erano un caso isolato. I Black Sabbath, pionieri dell'heavy metal, hanno spesso affrontato temi oscuri e controversi, giocando con l'immaginario satanico per scatenare reazioni e, probabilmente, riflettere le paure della società dell'epoca. Canzoni come Black Sabbath e The Wizard evocano immagini di magia nera e stregoneria, ma spesso con una vena critica o ironica. Anche altre band come i Pink Floyd, pur non direttamente esoterici, hanno esplorato temi metafisici e spirituali. L'iconica copertina di The Dark Side of the Moon, con il prisma che rifrange la luce in un arcobaleno, è un simbolo universale di trasformazione e consapevolezza. La simbologia esoterica nel rock non si è fermata a questi pionieri. Negli anni '80, band come gli Iron Maiden hanno reso le immagini dell'occulto un marchio di fabbrica. Il loro album The Number of the Beast ha alimentato polemiche e paure per il suo presunto satanismo, ma la band ha sempre sottolineato che si trattava di una narrazione artistica, non di un'adesione a credenze oscure. Parallelamente, i King Crimson e i Rush hanno utilizzato simboli mistici e filosofie complesse per arricchire la loro musica, esplorando l'alchimia, la libertà personale e la ricerca dell'illuminazione. Negli anni più recenti, band come i Tool hanno portato questa tradizione a nuovi livelli di complessità. Con copertine che incorporano simboli alchemici e geometrici e testi che esplorano la spiritualità e la consapevolezza, i Tool rappresentano un esempio perfetto di come il rock moderno continui a essere un veicolo per il mistero e la riflessione esoterica. Ma non è solo il rock a intrattenere questo rapporto con il mistero. Anche altri generi musicali, dal pop all'elettronica, hanno flirtato con l'occulto e il simbolismo. Artisti come David Bowie hanno esplorato temi esoterici attraverso personaggi e narrazioni, mentre artisti elettronici come Deadmau5 hanno utilizzato simboli geometrici e futuristici per creare un'aura di mistero. La musica italiana non è rimasta immune a queste influenze. Sebbene meno evidente rispetto alle band internazionali, il panorama italiano ha una sua vena mistica e simbolica. Negli anni '70, gruppi come il Banco del Mutuo Soccorso e la Premiata Forneria Marconi hanno introdotto elementi di esoterismo e filosofia nei loro testi e nelle copertine dei loro album. I testi spesso poetici e ricchi di riferimenti mitologici riflettevano una ricerca di significato e una connessione con tematiche universali. Anche Franco Battiato, con il suo stile unico e la sua esplorazione del misticismo, ha rappresentato un punto di riferimento. Album come La voce del padrone e Pollution contengono riferimenti a discipline spirituali, filosofie orientali e simbolismi esoterici. Negli anni più recenti, artisti come Vinicio Capossela hanno continuato questa tradizione, mescolando elementi di folklore, mitologia e spiritualità nei loro lavori. Capossela, con la sua narrazione teatrale e i suoi riferimenti a simboli antichi, dimostra come la musica italiana possa essere un terreno fertile per esplorazioni esoteriche. Anche la musica pop, apparentemente lontana da questi temi, non ne è completamente esente. Laura Pausini, ad esempio, ha inserito in alcuni videoclip immagini che richiamano simboli universali di rinascita e trasformazione, pur senza una connessione esplicita all'esoterismo. Ma allora, perché il rock è stato spesso etichettato come la “musica del demonio”? Questo pregiudizio ha radici profonde nella storia culturale e sociale. Il rock è nato come espressione di ribellione, rompendo con le norme tradizionali e sfidando le autorità religiose e morali. In un'epoca in cui la musica era considerata un riflesso diretto dei valori di una società, il rock, con i suoi ritmi potenti e i suoi testi provocatori, è stato visto come una minaccia. L'associazione con il “demonio” non era tanto una dichiarazione letterale, quanto una metafora del suo potenziale di sconvolgere lo status quo. Un altro elemento cruciale è il legame tra il rock e l'immaginario visivo. Le copertine degli album, i videoclip e persino i concerti live sono stati spesso utilizzati per evocare simboli e immagini che sfidano le convenzioni. Questo aspetto è evidente non solo nelle grandi produzioni internazionali, ma anche nelle rappresentazioni visive di artisti italiani. Negli anni '80 e '90, artisti come Gianna Nannini hanno adottato un'estetica provocatoria che sfidava i canoni tradizionali, esplorando temi di libertà personale e spiritualità interiore. È importante notare che molti artisti hanno usato il simbolismo esoterico e occulto come mezzo per esplorare temi profondi e universali, piuttosto che per promuovere credenze oscure. La musica rock è stata una piattaforma per esprimere inquietudini, aspirazioni e la ricerca del significato, temi che risuonano profondamente con l'essere umano. La presenza di simboli e riferimenti esoterici non è una celebrazione dell'oscurità, ma una finestra aperta su mondi alternativi, su possibilità diverse di interpretare la realtà. Oggi, la musica continua a essere un veicolo per il mistero e la spiritualità. Dai primi suoni distorti delle chitarre elettriche ai complessi arrangiamenti elettronici, il richiamo all'ignoto è un elemento intrinseco della creatività musicale. Che si tratti di simboli alchemici, miti antichi o riflessioni filosofiche, la musica è e rimarrà un territorio dove l'esoterismo e la bellezza si incontrano, sfidando il tempo e le convenzioni. Il rock non è la musica del demonio; è la musica dell'anima inquieta, quella che cerca risposte dove gli altri vedono solo domande.
beat
Beat qualcun altro vince il premio Nobel per il disegno digitale Beat le pene d'amore viaggiano nelle attese di un messaggio whatsapp Beat lo specchio mi porta per culo Beat come dire che tutto va bene, fin qui Beat le rondini mangiano le mie poesie Beat questa estate mi compro un vestitino giallo e nero Beat se qualcuno si aspetta di meglio, affari suoi Beat le menti migliori della mia generazione finite dentro un maglione Beat febbraio vola, presto finirà pure la scuola Beat
1SAMUELE - Capitolo 15
Saul è rifiutato come re1Samuele disse a Saul: “Il Signore ha inviato me per ungerti re sopra Israele, suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore. 2Così dice il Signore degli eserciti: “Ho considerato ciò che ha fatto Amalèk a Israele, come gli si oppose per la via, quando usciva dall'Egitto. 3Va', dunque, e colpisci Amalèk, e vota allo sterminio quanto gli appartiene; non risparmiarlo, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini”“. 4Saul convocò il popolo e passò in rassegna le truppe a Telaìm: erano duecentomila fanti e diecimila uomini di Giuda. 5Saul venne alla città di Amalèk e tese un'imboscata nella valle. 6Disse inoltre Saul ai Keniti: “Andate via, ritiratevi dagli Amaleciti prima che vi distrugga insieme con loro, poiché avete usato benevolenza con tutti gli Israeliti, quando uscivano dall'Egitto”. I Keniti si ritirarono da Amalèk. 7Saul colpì Amalèk da Avìla in direzione di Sur, che è di fronte all'Egitto. 8Egli prese vivo Agag, re di Amalèk, e sterminò a fil di spada tutto il popolo. 9Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e grosso, cioè gli animali grassi e gli agnelli, tutto il meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto il bestiame scadente e patito.10Allora fu rivolta a Samuele questa parola del Signore: 11“Mi pento di aver fatto regnare Saul, perché si è allontanato da me e non ha rispettato la mia parola”. Samuele si adirò e alzò grida al Signore tutta la notte. 12Al mattino presto Samuele si alzò per andare incontro a Saul, ma fu annunciato a Samuele: “Saul è andato a Carmel, ed ecco si è fatto costruire un trofeo, poi è tornato passando altrove ed è sceso a Gàlgala”. 13Samuele raggiunse Saul e Saul gli disse: “Benedetto tu sia dal Signore; ho eseguito gli ordini del Signore”. 14Rispose Samuele: “Ma che è questo belar di pecore che mi giunge all'orecchio, e questi muggiti d'armento che odo?”. 15Disse Saul: “Li hanno condotti qui dagli Amaleciti, come il meglio del bestiame grosso e minuto, che il popolo ha risparmiato per sacrificarli al Signore, tuo Dio. Il resto l'abbiamo votato allo sterminio”. 16Rispose Samuele a Saul: “Lascia che ti annunci ciò che il Signore mi ha detto questa notte”. E Saul gli disse: “Parla!”. 17Samuele continuò: “Non sei tu capo delle tribù d'Israele, benché piccolo ai tuoi stessi occhi? Il Signore non ti ha forse unto re d'Israele? 18Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va', vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. 19Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?“. 20Saul insisté con Samuele: “Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agag, re di Amalèk, e ho sterminato gli Amaleciti. 21Il popolo poi ha preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore, tuo Dio, a Gàlgala”. 22Samuele esclamò: “Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'obbedienza alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti.23Sì, peccato di divinazione è la ribellione, e colpa e terafìm l'ostinazione. Poiché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re”.24Saul disse allora a Samuele: “Ho peccato per avere trasgredito il comando del Signore e i tuoi ordini, mentre ho temuto il popolo e ho ascoltato la sua voce. 25Ma ora, perdona il mio peccato e ritorna con me, perché possa prostrarmi al Signore”. 26Ma Samuele rispose a Saul: “Non posso ritornare con te, perché tu stesso hai rigettato la parola del Signore e il Signore ti ha rigettato, perché tu non sia più re sopra Israele”. 27Samuele si voltò per andarsene, ma Saul gli afferrò un lembo del mantello, che si strappò. 28Samuele gli disse: “Oggi il Signore ha strappato da te il regno d'Israele e l'ha dato a un altro migliore di te. 29D'altra parte colui che è la gloria d'Israele non mentisce né può pentirsi, perché egli non è uomo per pentirsi”. 30Saul disse: “Ho peccato, ma onorami ora davanti agli anziani del mio popolo e davanti a Israele; ritorna con me perché mi possa prostrare al Signore, tuo Dio”. 31Samuele ritornò con Saul e questi si prostrò al Signore.32Poi Samuele disse: “Conducetemi Agag, re di Amalèk”. Agag avanzò in catene verso di lui e disse: “Certo è passata l'amarezza della morte!”. 33Samuele l'apostrofò: “Come la tua spada ha privato di figli le donne, così tra le donne sarà privata di figli tua madre”. E Samuele abbatté Agag davanti al Signore a Gàlgala.34Samuele andò quindi a Rama e Saul salì a casa sua, a Gàbaa di Saul. 35Samuele non rivide più Saul fino al giorno della sua morte; ma Samuele piangeva per Saul, perché il Signore si era pentito di aver fatto regnare Saul su Israele.
__________________________Note
15,2 Così dice il Signore degli eserciti: la formula introduce un ordine di sterminio, tipico della guerra santa. A partire dall’oracolo di Nm 24,20 gli Amaleciti sono divenuti il nemico-simbolo di Israele.
15,4 Telaìm: una città del Negev già citata nell’elenco di Gs 15,24 (Telem).
15,6 Keniti: secondo Gdc 4,11 a questi nomadi apparteneva anche il suocero di Mosè. Questo spiegherebbe il riguardo usato da Saul nei loro confronti.
15,23 colpa e terafìm: la ribellione di Saul merita la stessa condanna della divinazione e della stregoneria. I terafìm sono condannati in 2Re 23,24.
15,27 Lo strappo del mantello avviene accidentalmente, ma Samuele lo interpreta come un simbolo profetico (v. 28). In un episodio simile, il profeta Achia strappa invece intenzionalmente il proprio mantello (1Re 11,30).
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Approfondimenti
1-35. Il racconto della vittoria sugli Amaleciti, della trasgressione del voto di sterminio e del conseguente ripudio di Saul viene considerato spesso come un doppione del c. 13, prodotto da una tradizione diversa del medesimo episodio. In realtà non è difficile intravvedere qui un avanzamento della prospettiva teologica rispetto al c. 13: la prima infedeltà aveva fatto svanire la prospettiva di una dinastia saulide (13,13-14); la nuova (e ben più grave) mancanza fa cadere sulla testa di Saul la sentenza tremenda del ripudio personale dal regno: «Egli ti ha rigettato come re» (15,23). Questo capitolo è il culmine letterario e teologico dell'intera sezione (cc. 8-15) dedicata al conferimento della regalità a Saul. Vi appare Samuele in dialogo con Saul come in 9,19-10,8, ma stavolta il ricordo della consacrazione regale (vv. 1.17) è reso amaro dal pentimento irrevocabile di Dio (vv. 10.23.26.28.35). Il profeta che aveva ricevuto l'incarico di ungere Saul come capo su Israele (9,16) deve ora assolvere l'ingrata missione di comunicargli la sentenza pronunziata dal Signore a suo riguardo (vv. 10-11.16; qui Samuele è simile al profeta Geremia: Ger 20,7-9), e Saul deve insistere affinché Samuele gli renda con riluttanza quell'onore (v. 30) che un giorno gli era stato attribuito spontaneamente (9,19-20.22.24; 1O,1). La tragedia si consuma a Galgala dov era stato inaugurato il regno (11,14-15) e dove c'era stato il primo confronto polemico tra Samuele e Saul (13,7-15). È importante sottolineare che il “pentimento” del Signore (cfr. Gn 6,6) giunge come ultima conseguenza di un processo di logoramento che ha svuotato dall'interno il rapporto d'amicizia con l'eletto: il tradimento di Saul ha fatto venir meno le condizioni minimali della fiducia, ha neutralizzato la buona volontà di Dio nei suoi confronti fino a provocare un'incompatibilità reciproca (vv. 11.23.26) È questo rifiuto di dipendenza filiale che turba Samuele (v. 11) e lo fa piangere di dolore (v. 35), poiché capisce che sta trascinando il re alla rovina. Saul cerca invano di fermare gli eventi (v. 27); per lui comincia l'inferno della lontananza dal Signore (16,14) e del suo silenzio (28,6). Da oggi in poi sarà ancora re di nome e di fatto (come l'elezione, anche la destituzione avviene segretamente: vv. 30-31), ma non più di diritto: «Il Signore ha strappato da te il regno d'Israele e l'ha dato ad un altro migliore di te» (v. 28).
1-9. La guerra contro Amalek viene ordinata solennemente da Samuele in nome del Signore degli eserciti per portare a compimento il comando impartito in Dt 25,17-19 a punizione dell'episodio di razzia narrato in Es 17,8-16. Gli Amaleciti erano stanziati nel Negheb e sulle montagne di Seir (Nm 13,29; 1Cr 4,42-43), cioè nel deserto a sud del Mar Morto.
3. «vota allo sterminio»: la prassi dell'ḥērem (verbo ḥrm all'hifil) era diffusa anche presso altri popoli (ad es. gli Assiri: 2Re 19,11). Consisteva nella “consacrazione” a Dio di oggetti, animali o persone, ossia nella sottrazione di tali cose all'uso profano. Affinché nessuno potesse appropriarsene (come accade in Gs 7) esse venivano votate alla distruzione totale – generalmente nel corso di una guerra – per sottolinearne il carattere sacro (come qui) o per impetrare da Dio un aiuto particolarmente efficace (Nm 21,2-3; Dt 7,2). L'ḥērem comportava la rinuncia ad ogni profitto materiale sulla vittoria (Gs 6,21.24) in quanto la guerra era combattuta in nome di Dio ed era vinta col suo aiuto. Perciò tutto quanto veniva conquistato gli apparteneva esclusivamente. Erano possibili delle eccezioni: Nm 31,18; Dt 2,34-35; 3,6-7; 20,14; Gs 8,27; Gdc 21,12. Nel caso presente l'ordine è chiaro: nulla dev'essere risparmiato.
4. «duecentomila fanti»: nuova cifra iperbolica. Mentre in 11,8 e 2Sam 19,44 la proporzione fra le truppe di Giuda e quelle di Israele è di uno a dieci, qui è addirittura di uno a venti.
6. «Keniti»: era una tribù imparentata con Mosè (Gdc 1,16; 4,11) e alleata degli Israeliti fin dai tempi dell'esodo, che viveva nel territorio controllato dagli Amaleciti (cfr. Nm 24, 20-21).
9. Saul viola la prescrizione dell'ḥērem totale. La differenza tra il «bestiame scadente e patito» e quello migliore è stabilita del tutto arbitrariamente, seppur in buona fede. Infatti sembra che il popolo voglia riservare «tutto il meglio» per un sacrificio più solenne (vv. 15.21). La sostanza del peccato però non cambia. Se il Signore ha ordinato lo sterminio senza eccezioni, significa che questo è il modo in cui vuol essere onorato! Perché affannarsi quando basterebbe la semplice obbedienza? Ogni interpretazione personale della volontà di Dio porta inevitabilmente a fare la “propria” volontà.
10-31. La rivelazione notturna è molto simile a quella narrata nel c. 3 a proposito di Eli e dei suoi figli. Ma mentre allora il ragazzo era stato sollecitato dallo stesso Eli a narrarne il contenuto (3,17), Samuele affronta Saul senza tentennamenti (v. 16), consapevole della propria missione profetica.
La scena del dialogo tra Samuele e Saul a Galgala (vv. 13-31) è architettata come un serrato dibattimento processuale che passa attraverso i seguenti momenti:
- indagine preliminare (vv. 13-15),
- accusa (vv. 16-19),
- replica della difesa (vv. 20-21),
- sentenza di primo grado (vv. 22-23)
- seguita dal ricorso in appello (vv. 24-25),
- conferma della sentenza (v. 26).
Durante il processo Saul perde progressivamente l'iniziale sicurezza (v. 13), preoccupato com'è di giustificare il suo operato (v. 15.21.24), fino al gesto disperato del v. 27 con cui, vedendosi perduto, cerca invano di trattenere Samuele. L'interpretazione profetica del gesto (vv. 28-29) offre a Samuele un'ulteriore occasione per ribadire l'irreversibilità del peccato commesso e della relativa condanna. Tuttavia Samuele concede al disgraziato re – almeno per ora – l'apparente riconoscimento della sua autorità davanti agli occhi del popolo (vv. 30-31).
15. Il tentativo di addossare la responsabilità dell'errore a qualcun altro appartiene, fin dal principio della storia umana (Gn 3,11-13), alla dinamica intrinseca del peccato. Nel v. 9 è stato detto chiaramente che la decisione di risparmiare parte del bestiame era stata presa da Saul insieme col popolo. Ora invece Saul cerca di defilarsi con noncuranza tra un'impersonale terza persona plurale («li hanno condotti..»), un accenno al volere del popolo (terza persona singolare) e l'insistenza sulla concorde esecuzione dell'ordine (prima persona plurale: «noi abbiamo votato allo sterminio»). Lo stesso avverrà anche nei vv. 20-21.
19. «ti sei attaccato al bottino»: Samuele individua nel cuore di Saul i germe nascosto dell'avidità, del calcolo e dell'amor proprio. L'autore del libro, che dimostra una notevole capacità analitica, sta scrutando il mondo interiore di Saul la cui conoscenza sarà così importante per comprendere i cc. 16-31
22-23. La piccola composizione in versi è costituita da otto stichi, che vanno a coppie di due: nella prima coppia il parallelismo è antitetico, nella seconda e nella terza (in vicendevole rapporto antitetico) è sinonimico. L'ultima coppia annuncia precisamente le conseguenze del peccato per il regno di Saul (il ritmo è fortemente sbilanciato: non più 4+3 e 3+3 accenti come nelle altre coppie, bensì un secco 4+2 accenti). Il rapporto dell'uomo col suo Signore si fonda sull'obbedienza trasparente e senza riserve ad ogni suo cenno. Le pratiche cultuali devono essere un'espressione viva di quest'atteggiamento interiore, altrimenti sono vane o addirittura fatali (cfr. 1Cor 11,28-29). Il detto «obbedire è meglio del sacrificio» trova risonanza negli scritti profetici (Am 5,21; Os 6,6) e nel Salterio (Sal 40,7-9; 51,18-19) e verrà ripetuto anche da Gesù (Mt 9,13 = 12,7) quale espressione adeguata del nuovo tempo di grazia da lui inaugurato (cfr. Gv 1,17; Lc 4,16-22).
«peccato di divinazione è la ribellione...» l'osservanza esteriore che non corrisponde al volere di Dio può tramutarsi inaspettatamente in un gesto idolatrico. I terafîm erano dei piccoli idoli domestici (Gn 31,19.30-35; Gdc 17,5; 1Sam 19,13; 2Re 23,24) che fungevano pure, a quanto sembra, da strumenti divinatori (Ez 21,26; Zc 10,2). In quanto oggetti di culto, in alcuni passi (p. es. Gdc 18,17-20 e Os 3-4) sono accoppiati con l'efod, ma la loro differenza specifica non è nota.
27-28. Gioco di parole tra mᵉ‘îl («mantello») e mē‘āleykā («da te»). Samuele coglie il significato simbolico del lembo lacerato: Dio ha già strappato di dosso a Saul il regno cui egli si aggrappa disperatamente e l'ha consegnato «a un altro».
32-35. Samuele stesso provvede a completare l'ḥērem, ammazzando Agag «davanti al Signore».
32. «tutto tremante»: con i LXX. Il senso della parola ebraica ma‘ādannōt (usata solo qui e in Gb 38,31) è incerto. «Certo è passata l'amarezza della morte»: con il TM. La frase di Agag è interpretata come il sollievo di chi si sente ormai in salvo. Non così i LXX, che hanno uno sconsolato: «Davvero la morte è così amara?».
35. Il pianto di Samuele è aggancio con la sezione successiva (1Sam 16 – 2Sam 1). Lì dove Samuele vede solo rovine, Dio ha in serbo qualcosa di nuovo (16,1).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
VENTO DI MEMORIE
è salamandra sorpresa immobile che finge la morte due braccia schiuse a croce vento di memorie la vita -ora sospesa carne e cielo .
Riflessioni sul testo
Il tuo testo presenta un’immagine delicata e insieme carica di tensione: la salamandra – creatura che evoca antichi miti e capacità di rinascita – è “sorpresa immobile” in un limbo fra vita e morte, sospesa come un ricordo che fluttua tra carne e cielo.
Temi e simboli
- Salamandra
Simbolo di trasformazione, sopravvivenza al fuoco, ma qui bloccata in una finzione di morte. - Croce aperta
Le “due braccia schiuse a croce” rimandano a un gesto di supplica, sacrificio o rinuncia. - Vento di memorie
Il vento come veicolo di ricordi: qualcosa che avvolge e sospinge, ma lascia tutto sospeso. - Carne e cielo
L’opposizione tra dimensione corporea e trascendenza, tra materia e spirito, racchiude il senso di sospensione.
Struttura e ritmo
- Versi brevi, quasi frammentari, che richiamano l’idea di attimi congelati.
- Assenza di punteggiatura, tranne la cesura di “-ora sospesa”, accentua la fluidità del ricordo.
- Ripetizione di “vento” e “vita” al centro crea un fulcro sul quale ruotano gli opposti.
Kevin Morby - Singing Saw (2016)
Non poteva che uscire nella stagione della rinascita il terzo disco di Kevin Morby, da tempo in cerca di una vera consacrazione al di fuori degli Woods, dei quali era il bassista. La sua musa, questa volta, non è la “sega canterina” del titolo (un vero mcguffin), strumento musicale e spauracchio non solo per i vegetali nella title track del disco, ma un vecchio pianoforte verticale, trovato nella sua nuova casa ai sobborghi di Los Angeles, insieme a qualche spartito introduttivo, fondamentale per il non erudito Kevin... artesuono.blogspot.com/2016/04…
Ascolta il disco: album.link/s/4tpcSqb2cKUDviwpw…
Rock Progressive e morra cinese.
O quella volta che un cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro, una ragazza senza grazie, un Grande Antico riluttante e una tigre di pezza shakespeariana provarono a cambiare per sempre la storia del progressive.
The Happiest Days of our Lives
Tornate indietro con la mente di qualche anno. È il 1965, e se la Storia con la esse maiuscola lo ricorderà per la morte di Malcolm X e la marcia di Selma, per noi è anche l'anno in cui nel Regno Unito quattro ragazze e una persona non binaria decidono che è giunto il momento di fondare un gruppo ed entrare tra le leggende della musica: sono Ginger Ale (al secolo 'Nessa Ellis), Jay Hollybridge, Lamia Witherspoon, Margaret Mondegreen e Veronica “Ronnie” Law, meglio note come The Revolution Frequency of the Interstellar Mouse.
[...]La loro per certi versi è una storia come tante: l'arrivo a Londra, le difficoltà nel sbarcare il lunario, le complicate vite personali da gestire e la musica come elemento salvigico e unificatore. Lamia e Ronnie, una da Sheffield e l'altra da Newcastle, hanno avuto in comune un'infanzia povera e difficile, che le ha portate a passare più di qualche notte nelle celle delle stazioni di polizia delle rispettive città. Ma del resto, con la sola eccezione di Margaret, nata in un'agiata famiglia borghese, nel gruppo chi non ha avuto qualche piccolo trascorso con la legge? Anche se le loro storie non sono arrivate tra le pagine di cronaca, cercando molto bene nei casellari giudiziari del Regno è possibile trovare anche i nominativi di Ginger e Jay – anche se trovare quest'ultimo nome è stata un'impresa molto difficile, ci troviamo evidentemente di fronte a una persona molto elusiva che tiene molto alla sua privacy.
[...]
Questa band aveva tanto potenziale quante idee rivoluzionarie, perfino per quell'epoca psichedelica e sperimentale che sono stati gli anni '60. Ma la storia prende direzioni misteriose e, per qualche motivo, tutto quello che ci rimane della loro esistenza è The Second Coming of the Interstellar Mouse, album di esordio che fu un discreto successo in UK a cavallo tra il 1967 e il 1968, e un secondo album, indipendente e totalmente anti-commerciale, pubblicato in quasi clandestinità molti anni dopo solo per uno zoccolo duro di aficionados e quasi del tutto introvabile già fin dalla sua uscita. (Chi vi scrive è riuscito miracolosamente a recuperarne una copia per puro caso in un piccolo negozio di dischi di Minneapolis)
Cos'è successo quindi al Topo Interstellare e alle sue discepole?
Estratto da “Life, Time and Frequency of the Interstellar Mouse. Whatever Happened to the Revolution?”
Sasso, Carta e Rock & Roll
La storia della musica è piena di vicende del genere, ma Ginger, Jay, Lamia, Margaret e Ronnie non esistono. O meglio, per un brevissimo lasso di tempo l'hanno fatto, in quello che è stato lo spazio immaginato condiviso di cinque persone che si sono ritrovate a giocare online a un piccolo gioco di ruolo chiamato Scissors Paper Rock'n'Roll.
La copertina omaggio tutt'altro che velato ai Pin Floi
Come facilmente intuibile dal preambolo, nel gioco esploreremo le vite e i tentativi di un gruppo di persone di creare un gruppo musicale Rock Progressive nel Regno Unito degli anni tra il 1965 e il 1971 – quantomeno nella sua impostazione di default, perché il gioco è aperto a ogni epoca e genere musicale. Riusciremo a portare la nostra band alla fama internazionale? E se sì, le relazioni tra noi membri del gruppo come si evolveranno? Cercheremo gloria personale seguendo dei progetti individuali o faremo di tutto per tenere coeso il gruppo? Lo scopriremo solo giocando, e il percorso che i nostri personaggi prenderanno potrebbe sorprendere in primis noi stessɜ.
Come Funziona?
Il gioco di per sé è abbastanza semplice e, visto che stiamo parlando di un GdR che mi piace, totalmente avulso alle dinamiche tipiche di un D&D. Non c'è un Master e non ci sono tiri di dado a determinare gli esiti di eventuali conflitti narrativi ma tutto è gestito in maniera assolutamente freeform, con le mosse della morra cinese a determinare il tipo di scene che verranno rappresentate e quindi cosa succederà nella fiction.
Come funziona quindi? Partiamo dalle basi, stabilendo luogo, genere e periodo storico della giocata, per poi passare ai personaggi: per prima cosa scegliamo quale strumento vogliamo suonare, dopo di che, prima di definirli nel dettaglio, a turno diciamo una caratteristica che è comune a tutti tranne a uno, in modo da creare un cast sia unito che variegato.
Il nome del gruppo lo decideremo con un metodo di scrittura collettiva che ritornerà nel momento in cui dovremo scrivere le canzoni: ogni persona al tavolo scriverà una parola su una striscia di carta; dopo averle mischiate e rivelate una dopo l’altra, tuttɜ assieme sceglieremo le due parole che ci sembrano migliori per battezzare la band.
Nel corso di sette turni, uno per anno di vita della band, sceglieremo cosa faranno i nostri personaggi mostrando dopo una conta i segni della morra cinese: ✊ Sasso vuol dire che cercheremo di aumentare la sintonia del gruppo; ✌️ Forbici vuol dire che ci dedicheremo a progetti individuali, mentre ✋ Carta vuol dire che proveremo a dare sfogo alla creatività e, se tutto va bene, comporre un singolo.
Qualunque sia stata la nostra scelta per l’anno, dobbiamo rappresentarla in fiction impostando una scena. Può essere breve, limitandoci a dire cosa fa il nostro personaggio, o più strutturata, dandole un taglio più cinematografico coinvolgendo le altre persone al tavolo a interpretare i rispettivi PG o altri comprimari presenti in scena. In ogni caso, alla fine di ogni scena ognunə dirà come il suo PG reagisce a quanto appena accaduto.
Ovviamente per ottenere la fama la nostra band ha bisogno di comporre dei pezzi e per farlo occorre che almeno la metà delle persone al tavolo in un turno abbia scelto Carta. Se la condizione si verifica, esattamente come per il nome del gruppo, scriviamo tuttɜ una breve frase su una striscia di carta e, dopo averle rivelate una a una, decidiamo in che ordine disporle per creare la strofa di una canzone.
A conclusione di ogni turno faremo tutti assieme una scena post-concerto che tirerà un po’ le somme degli avvenimenti di quell’anno e ci trascinerà al successivo.
Tralasciando qualche altra regola più nel dettaglio, il gioco è davvero tutto qui; del resto nella sua prima iterazione stava tutto dentro una cartolina di uno dei Calendari dell’Avvento Ludico di GDR Unplugged e Dreamlord Games.
The Revolution Frequency of the Interstellar Mouse
E quindi com'è stata la nostra avventura di #GenteCheFediGioca nei meandri del Prog-Rock virtuale?
Intanto confesso che abbiamo cominciato benissimo, “trasgredendo” subito il regolamento. Tra le parole emerse c'erano almeno due coppie che combinate assieme formavano un perfetto nome surreale per la nostra band: la frequenza (radio) della rivoluzione che giustapposta al topo interstellare diventa anche la frequenza di rivoluzione di un oggetto nello spazio... era un doppio senso troppo bello per limitarci a solo due elementi.
La fase di creazione dei personaggi l'ho trovata molto stimolante nella sua semplicità. Il fatto che ciascunə di noi dovesse stabilire una caratteristica comune a tutti i componenti del gruppo per poi indicare unə altrə giocatore come eccezione, da un lato mette dei paletti che delimitano il campo di gioco ma dall'altro ci dà una tavolozza di colori con cui cominciare a dipingere la tela. Ed è qualcosa che emerge intervento dopo intervento, perché solo quando hanno contribuito tuttɜ avremo il quadro completo.
Per intenderci, iniziamo con ragazza senza grazie che stabilisce che siamo tuttɜ ventenni tranne il personaggio di Idiran.Cretinodicrescenzago aggiunge che siamo tuttɜ donne tranne il personaggio di GlassFrog, che deciderà che il suo PG è non-binario. A questo punto Idiran dirà che veniamo tuttɜ dal nord dell'Inghilterra tranne il personaggio di ragazza senza grazie, mentre GlassFrog introdurrà il fatto che vestono tuttɜ eleganti tranne il mio personaggio. Infine rimango io, che butto giù il fatto che abbiamo tuttɜ dei piccoli precedenti penali tranne il personaggio di cretinodicrescenzago.
Notate come ogni singola iterazione altrui ci mette di fronte a un fatto compiuto e abbiamo il controllo solo nel definire cosa non siamo? Personalmente trovo molto stimolante che l'idea del tuo PG puoi fartela solo dopo l'interazione con lɜ altrɜ, scoprendo pennellata dopo pennellata che materiale avrai a disposizione.
(E a proposito di pennellate... ecco Veronica “Ronnie” Law, tradotta in immagine per grazia di @sugarcoatedhorror)
A livello di fiction, la libertà nello scegliere cosa fare creando le scene fa scaturire situazioni interessanti e il fatto che dopo una scena impostata da un altrə dobbiamo comunque dire come il nostro PG reagisce alla sua scelta ci permette comunque di mantenere un certo controllo sulla narrazione, anche quando non siamo noi a essere sotto i riflettori.
Per dire, quando ho scelto di dedicarmi ai “progetti personali” con Forbici, ho potuto benissimo dire che quell'anno non ho contribuito alla band non perché seguissi un progetto solista ma perché Ronnie era finita in prigione, e aveva comunque perfettamente senso che questo avesse fatto crescere il livello di Fama Individuale (uno degli unici tre valori numerici del gioco) del mio PG.
Ho amato anche come abbiamo trasformato in maniera diegetica il fatto che al momento di scrivere la prima canzone alcunɜ di noi avessero scritto le frasi in italiano e altrɜ direttamente in inglese, decidendo che Margaret era entrata in possesso delle opere di Nanni Balestrini e Tommaso Landolfi e aveva voluto mettere dentro ai testi delle frasi in italiano per omaggiarli.
In definitiva, Scissors Paper Rock'n'Roll è stata una bella scoperta, e giocarlo con lo stesso gruppo con cui avevo giocato precedentemente Damn the Man, Save the Music è stato particolarmente piacevole, tant'è che a una certa doveva scapparci la citazione-omaggio, con un personaggio di quella giocata che fa una breve comparsata con 46 anni in meno sul groppone 😅
La partita via internet
L'unica “pecca” – ma questo il manuale lo dice esplicitamente – è che, per quanto sia possibile giocarlo via internet, è sicuramente un gioco che dà un'esperienza migliore dal vivo; la morra cinese da fare online è un inferno di conte fuori-sincro e webcam da controllare per assicurarsi che la propria mano sia inquadrata bene, che si aggiunge ai problemi strutturali già presenti: il ritardo inevitabile nel processare gli input altrui, che aumenta se qualcunə usa delle cuffie bluetooth, col rischio di parlare sovrapponendosi per poi fermarsi di colpo, la mancanza di tutta la parte di comunicazione visuale e spaziale che di presenza è immediata e online no... insomma, quello che dal vivo ci avrebbe preso giusto una serata in tutta tranquillità, online ha richiesto due serate e ne avrebbe chiesto una terza se non avessimo deciso a malincuore di saltare l'ultimo anno per passare all'epilogo.
Per il resto, per come funziona il metodo di composizione delle canzoni che porterà inevitabilmente a risultati alquanto surreali, ci si chiedeva se il gioco avesse senso applicato a un genere che non fosse il Prog. Secondo me sì, ma probabilmente per ottenere un risultato più coerente occorre che tuttɜ al tavolo abbiano ben presente il genere di riferimento. O in effetti anche no, alla fine il vero cuore del gioco non sta tanto negli artefatti che produrremo come gruppo (bella anche l'idea di disegnare le copertine degli album) ma nelle storie collettive dei nostri personaggi, per cui alla fine che importa se il nostro gruppo Death Metal avrà una strofa che recita “Sole, cuore e amore” subito dopo un “Butta sangue e muori”? 🤟
Hashtag rilevanti: #RobsCabinetOfGDR, #GDRSegreto, #TTRPG, #GDR, #ScissorsPaperRockNRoll, #60s, #Music
La Ragione contro la barbarie
L’essere umano è, per sua sfortunata costituzione, un groviglio di istinti feroci ereditati da antenati che trovavano nella clava l’unico argomento dirimente. Tuttavia, la civiltà non è che il lento, faticoso processo di sostituzione dell'intelligenza alla forza bruta.
Sforzarsi di instaurare la non-violenza non è un mero esercizio di pietà cristiana — sentimento spesso ipocrita — bensì una necessità logica dettata dalla sopravvivenza nell'era atomica. Se vogliamo che il mondo non finisca in un cumulo di ceneri radioattive, dobbiamo comprendere che la violenza è un errore di calcolo: essa distrugge ciò che intende proteggere e semina i semi di future contese.
“Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. La non-violenza efficace non è la passività del debole, ma la suprema saggezza di chi comprende che l'odio è un lusso che non possiamo più permetterci.”
I Pilastri della Non-Violenza Efficace
Per rendere la pace uno strumento operativo e non un pio desiderio, occorre agire su tre fronti:
L'Educazione dello Spirito: Sostituire il dogmatismo, che è la radice psicologica della guerra, con una sana disposizione al dubbio e al metodo scientifico.
L'Efficacia Pratica: La non-violenza deve essere “efficace”; non deve limitarsi a porgere l'altra guancia, ma deve costruire istituzioni internazionali capaci di arbitrare i conflitti attraverso la legge anziché il sangue.
La Diminuzione dell'Invidia: Poiché gran parte della violenza nasce dal desiderio di possedere ciò che altri hanno, un'equa distribuzione dei beni materiali è il presupposto indispensabile per la tranquillità delle nazioni.
Conclusione
In sintesi, il nostro compito non è quello di trasformare gli uomini in angeli — impresa che lascio volentieri ai teologi — ma di convincerli che la cooperazione è più vantaggiosa del conflitto. Sostituire la violenza con la non-violenza non è un atto di fede, ma una vittoria della Ragione sulla barbarie.
mai tutorial è stato più imperiosamente incredibilmente utile: differx.noblogs.org/2026/02/25…oppure: youtube.com/shorts/VNtWZgjyu2U
Marissa Nadler - Strangers (2016)
Sono passati due anni da “July” l’intensa e tempestosa estate disperata di Marissa Nadler. In questi ventiquattro mesi molto è cambiato nella vita musicale e personale della cantautrice americana. Un matrimonio, con relativa tremarella e infiniti ripensamenti. La rinnovata, ritrovata sobrietà. Dopo essersi messa alla prova con le emozioni senza filtri di “July” forse Marissa aveva bisogno di cambiare, di prendersi una piccola vacanza da quelle heartbreak songs che sa creare così bene. Le canzoni di “Strangers” sono nate in un posto familiare: nella sua casa e sulla veranda... artesuono.blogspot.com/2016/06…
Ascolta il disco: album.link/s/52x6jzQXrvxEqSvXR…
[cronache dalla scuola]
Una cosa che trovo urticante quando si parla di scuola (ma non solo) sono due, in realtà sto mentendo a me stesso, sono infinite. Infinite. Ma in questo pezzo volevo concentrarmi brevemente su due, soprattutto la seconda, che in realtà non riguarda nemmeno il mondo scuola ma quello giornalistico.
La prima è il refrain “questa cosa (legata a qualche fatto di cronaca, in genere) andrebbe insegnata a scuola”. Se io mi appuntassi tutte le cose che “andrebbero insegnate a scuola” che escono sui social in cinque o sei mesi, ecco avremmo scuole con lezioni di dieci minuti con centinaia di docenti che entrano ed escono come pazzi furiosi. Difficilmente il “cosa andrebbe insegnato” va a toccare altri ambiti formativi, non mi pare di aver mai letto di rendere obbligatoria questa o quella pratica all'interno delle attività sportive, per dire. O all'interno delle famiglie.
Per quanto possa risultare folle visto dall'esterno, non esiste nessuna educazione obbligatoria alla genitorialità, per fare un esempio urticante.
La seconda è legata al semplice concetto di causa-effetto. Quando si parla di scuola, ma non solo, si utilizzano studi – spesso letti distrattamente – scherzo, spesso non letti ma di cui si è letto qualche abstract, per fornire visioni del mondo deterministiche piuttosto elementari.
Ricordo quando lavoravo per quintadicopertina quante discussioni sul fatto che la lettura digitale potesse o non potesse essere utilizzata per studiare, dove venivo colpito con link a decine di ricerche che dimostravano che l'apprendimento su libri di testo cartacei era più efficace rispetto ai libri digitali. ERGO i libri di carta sono superiori agli ebook. All'epoca andai a leggermi cinque o sei di quelle ricerche per vedere cosa intendessero per “libro digitale”, su che formato, con che dispositivo, con quali caratteristiche hardware. tldr: non c'era nulla, il “libro digitale”, dalla descrizione trovata in più ricerche era un contenuto generico letto con un dispositivo generico. All'epoca rimasti basito, perché – per dire – leggere una pagina web su un tablet lcd low cost senza possibilità di annotare, e leggere un ebook su un dispositivo e-ink a 13 pollici con sistema di annotazione, penna dedicata e trecento punti per pollice, è il giorno e la notte.
Intendiamoci, quegli studi sono comunque importanti, mostrano la mancanza di percezione della resa “materiale” del digitale, trascurano in maniera grossolana l'interfaccia tra uomo e digitale perché – a ritroso – questa allucinazione appartiene al mondo scuola, anche per banali motivi economici. Ed è utile per capire che ancora oggi un dispositivo per la lettura digitale che superi il libro in termini di apprendimento potrebbe avere costi non sostenibili su larga scala.
Così quando oggi leggo studi sulla relazione tra inizio dell'uso del cellulare e perdita di “performance” INVALSI, prendo quei dati per quello che sono: dati. Dovrò incrociarli con altri, alcuni già embeddati nelle ricerche, come le condizioni di “svantaggio sociale” di chi li usa (e ritorniamo al primo punto), l'uso e il non uso didattico degli smartphone e quanto l'interfaccia che questi software che stiamo utilizzando (sì, Facebook è un software) produca effetti tossici in tutti noi che li utilizziamo. Evitare gli ergo che – mi immagino – il legislatore utilizzerà invece con il severo sorrisino sulle labbra.
Non perché il problema non esista: non sono un ingenuo. In classe vedo come lo smartphone diventi un “oggetto transizionale eterno”, il peluche che permette agli studenti di essere e non essere a scuola nello stesso tempo. Ma perché Strindberg già a metà ottocento insegnava che le cose non accadono mai per un solo motivo. Nel suo ingenuo determinismo comunque Strindberg vedeva che quello che siamo è determinato da tante concause che partecipano al fatto, all'accadimento. Solo che – sempre Strindberg annota – ogni persona dal fatto legge solo un filo, quello che gli è più vicino, quello che preferisce riconoscere, quello che gli conviene evidenziare.
INSOSTANZIALE LA LUCE
insostanziale la Luce nella carne si oscura (energia fatta densa)
luce verde della memoria scuote la morte:
il nocciolo del tempo nel buio delle vene è universo presto deperibile
Analisi del testo
Contesto e tema
Questo breve componimento esplora il paradosso di una luce insostanziale che si fa carne, memoria e tempo. Il titolo è già lancinante: la luce “insostanziale” contrappone l’effimero all’esistenza corporea.
Temi e atmosfere
- La tensione tra leggerezza e densità, luce e oscurità.
- Il corpo come luogo di trasformazione energetica (“energia fatta densa”).
- La memoria evocata come luce verde, capace di scuotere la morte.
- Il tempo umano racchiuso nel “nocciolo” delle vene: un piccolo universo destinato a svanire.
Figure retoriche
- Paradosso tra “insostanziale” e “carne” per mettere in crisi la percezione dei sensi.
- Metafora dell’energia che si addensa in corpo, suggerendo un contatto tra fisica e vita interiore.
- Colore come significante emotivo: il verde diventa memoria e rinascita.
- Punteggiatura forte (parentesi e due punti) che interrompe il flusso, creando pause di sospensione.
Ritmo e musicalità
Il componimento gioca su versi brevi e cesure nette. L’uso della parentesi rallenta la lettura, invitando a soffermarsi sull’“energia fatta densa”. Il verso conclusivo apre uno squarcio nell’immenso (“universo / presto deperibile”), donando al lettore una sensazione di vertigine e caducità.
1SAMUELE - Capitolo 14
1Un giorno Giònata, figlio di Saul, disse al suo scudiero: “Su, portiamoci fino alla postazione dei Filistei che sta qui di fronte”. Ma non disse nulla a suo padre. 2Saul se ne stava al limitare di Gàbaa, sotto il melograno che si trova a Migron; la gente che era con lui ammontava a circa seicento uomini. 3Achia, figlio di Achitùb, fratello di Icabòd, figlio di Fineès, figlio di Eli, sacerdote del Signore a Silo, portava l'efod e il popolo non sapeva che Giònata era partito. 4Tra i varchi che Giònata cercava per passare alla postazione dei Filistei, c'era un dente di roccia da una parte e un dente dall'altra parte: uno si chiamava Boses, l'altro Senne. 5Uno dei denti si ergeva di fronte a Micmas a settentrione, l'altro era di fronte a Gheba a meridione. 6Giònata disse allo scudiero: “Vieni, avviciniamoci alla postazione di questi incirconcisi; forse il Signore opererà per noi, perché non è difficile per il Signore salvare con molti o con pochi”. 7Lo scudiero gli rispose: “Fa' quanto hai nel cuore. Avvìati! Eccomi con te, come il tuo cuore desidera”. 8Allora Giònata disse: “Ecco, noi ci avvicineremo a questi uomini e ci faremo vedere da loro. 9Se ci diranno: “Fermatevi finché vi raggiungiamo!”, restiamo in basso e non saliamo da loro. 10Se invece ci diranno: “Venite su da noi!”, saliamo, perché il Signore ce li ha consegnati nelle mani e questo sarà per noi il segno”. 11Quindi i due si lasciarono scorgere dalla postazione filistea e i Filistei dissero: “Ecco gli Ebrei che escono dalle caverne dove si erano nascosti”. 12Poi gli uomini della guarnigione dissero a Giònata e al suo scudiero: “Salite da noi: abbiamo una cosa da dirvi!“. Giònata allora disse al suo scudiero: “Sali dopo di me, perché il Signore li ha consegnati nelle mani d'Israele”. 13Giònata si arrampicava con le mani e con i piedi e lo scudiero lo seguiva; quelli cadevano davanti a Giònata e, dietro, lo scudiero li finiva. 14Questa fu la prima strage nella quale Giònata e il suo scudiero colpirono una ventina di uomini, in circa mezzo iugero di campo. 15Si sparse così il terrore nell'accampamento, nella campagna e tra tutto il popolo. Anche la guarnigione e gli uomini d'assalto furono atterriti. La terra tremò e ci fu un terrore divino.16Le vedette di Saul a Gàbaa di Beniamino guardarono e videro la moltitudine in agitazione che fuggiva qua e là. 17Allora Saul disse alla gente che era con lui: “Su, controllate e vedete chi sia partito da noi”. Controllarono, ed ecco non c'erano né Giònata né il suo scudiero. 18Saul disse ad Achia: “Avvicina l'arca di Dio”. Infatti in quel giorno c'era l'arca di Dio con gli Israeliti. 19Mentre Saul parlava al sacerdote, il tumulto nel campo filisteo andava propagandosi e crescendo. Saul disse al sacerdote: “Ritira la mano”. 20Saul e la gente che era con lui alzarono grida e mossero all'attacco, ed ecco trovarono che la spada dell'uno si rivolgeva contro l'altro, in una confusione molto grande. 21Anche quegli Ebrei che erano con i Filistei da qualche tempo e che erano saliti con loro all'accampamento, cominciarono anch'essi a stare dalla parte degli Israeliti che erano con Saul e Giònata. 22Inoltre anche tutti gli Israeliti che si erano nascosti sulle montagne di Èfraim, quando seppero che i Filistei erano in fuga, si unirono con loro nella battaglia. 23Così il Signore in quel giorno salvò Israele e la battaglia si estese fino a Bet-Aven.24Gli uomini d'Israele erano sfiniti in quel giorno, ma Saul fece giurare a tutto il popolo: “Maledetto chiunque toccherà cibo prima di sera, prima che io mi sia vendicato dei miei nemici”. E nessuno del popolo gustò cibo. 25Tutta la gente passò per una selva, dove c'erano favi di miele sul suolo. 26Il popolo passò per la selva, ed ecco si vedeva colare il miele, ma nessuno stese la mano e la portò alla bocca, perché il popolo temeva il giuramento. 27Ma Giònata non aveva saputo che suo padre aveva fatto giurare il popolo, quindi allungò la punta del bastone che teneva in mano e la intinse nel favo di miele, poi riportò la mano alla bocca e i suoi occhi si rischiararono. 28Uno fra la gente intervenne dicendo: “Tuo padre ha fatto fare questo solenne giuramento al popolo: “Maledetto chiunque toccherà cibo quest'oggi!”, sebbene il popolo fosse sfinito”. 29Rispose Giònata: “Mio padre ha rovinato il paese! Guardate come si sono rischiarati i miei occhi perché ho gustato un po' di questo miele. 30Magari il popolo avesse mangiato oggi del bottino dei nemici che ha trovato. Quanto maggiore sarebbe stata ora la sconfitta dei Filistei!“.31In quel giorno essi batterono i Filistei da Micmas fino ad Àialon e il popolo era sfinito. 32Il popolo si gettò sulla preda e presero pecore, buoi e vitelli e li macellarono per terra e li mangiarono con il sangue. 33La cosa fu annunciata a Saul: “Ecco, il popolo pecca contro il Signore, mangiando con il sangue”. Rispose: “Avete prevaricato! Rotolate subito qui una grande pietra”. 34Saul soggiunse: “Passate tra il popolo e dite loro che ognuno mi conduca qua il suo bue e il suo montone e li macellerete su questa pietra e ne mangerete; così non peccherete contro il Signore, mangiando il sangue”. E tutto il popolo condusse nella notte ciascuno il bestiame che aveva e là lo macellò. 35Saul innalzò un altare al Signore. Fu questo il primo altare che egli edificò al Signore.36Quindi Saul disse: “Scendiamo a inseguire i Filistei questa notte stessa e deprediamoli fino al mattino e non lasciamo scampare uno solo di loro”. Gli risposero: “Fa' quanto ti sembra bene”. Ma il sacerdote disse: “Accostiamoci qui a Dio”. 37Saul dunque interrogò Dio: “Devo scendere a inseguire i Filistei? Li consegnerai in mano d'Israele?”. Ma quel giorno non gli rispose. 38Allora Saul disse: “Accostatevi qui, autorità tutte del popolo. Cercate ed esaminate da chi sia stato commesso oggi il peccato, 39perché per la vita del Signore, salvatore d'Israele, certamente costui morirà, anche se si trattasse di mio figlio Giònata”. Ma nessuno del popolo gli rispose. 40Perciò disse a tutto Israele: “Voi state da una parte e io e mio figlio Giònata staremo dall'altra”. Il popolo rispose a Saul: “Fa' quanto ti sembra bene”. 41Saul disse al Signore: “Dio d'Israele, da' una risposta chiara”. E furono indicati Giònata e Saul, mentre il popolo restò libero. 42Saul soggiunse: “Tirate a sorte tra me e mio figlio Giònata”. E fu indicato Giònata. 43Saul disse a Giònata: “Narrami quello che hai fatto”. Giònata raccontò: “Sì, ho assaggiato un po' di miele con la punta del bastone che avevo in mano. Ecco, morirò”. 44Saul disse: “Faccia Dio a me questo e anche di peggio, se non andrai a morte, Giònata!”. 45Ma il popolo disse a Saul: “Dovrà forse morire Giònata, che ha ottenuto questa grande vittoria in Israele? Non sia mai! Per la vita del Signore, non cadrà a terra un capello del suo capo, perché in questo giorno egli ha operato con Dio”. Così il popolo riscattò Giònata, che non fu messo a morte. 46Saul si ritrasse dall'inseguire i Filistei e questi raggiunsero il loro territorio.47Saul si assicurò il regno su Israele e combatté contro tutti i nemici all'intorno: contro Moab e gli Ammoniti, contro Edom e i re di Soba e i Filistei, e dovunque si volgeva, aveva successo. 48Compì imprese coraggiose, batté gli Amaleciti e liberò Israele dalle mani degli oppressori. 49Figli di Saul furono Giònata, Isvì e Malchisùa; le sue due figlie si chiamavano Merab, la maggiore, e Mical, la più piccola. 50La moglie di Saul si chiamava Achinòam, figlia di Achimàas. Il capo delle sue milizie si chiamava Abner figlio di Ner, zio di Saul. 51Kis, padre di Saul, e Ner, padre di Abner, erano figli di Abièl. 52Durante tutto il tempo di Saul vi fu guerra aperta con i Filistei; se Saul scorgeva un uomo robusto o un giovane coraggioso, lo prendeva al suo seguito.
__________________________Note
14,23 Bet-Aven: significa “casa del nulla” (già in 13,5) ed è il soprannome dato dai profeti al santuario di Betel dopo che il re Geroboamo vi eresse un vitello d’oro; Bet-El vuol dire “casa di Dio” e Bet-Aven ne è una storpiatura.
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Approfondimenti
1-14. Dio può sempre suscitare un miracolo, anche nelle circostanze più disperate. L'esigua schiera di Saul (600 uomini) non può ragionevolmente presumere di misurarsi con le forze filistee, perciò si è attestata in luogo sicuro. Ma anche i Filistei fanno altrettanto: è una situazione di stallo. Ecco però che Gionata, figlio maggiore di Saul, unisce la sua temerarietà giovanile a una fede schietta nell'onnipotenza divina e osa ciò che sarebbe parso impossibile a chiunque. La sua impresa sembra anticipare quella di Davide contro Golia (c. 17) in cui riscontriamo le medesime caratteristiche.
3. «Achia»: è un pronipote del sacerdote Eli (cfr. 1Sam 1-4), identificato con l'Achimelech di 21,2 e 22,9.
4-5. L'impresa di Gionata e del suo scudiero consiste nel calarsi sul fondo del burrone che separa Gabaa da Micmas, risalendo poi dall'altra parte ove si trova un posto di osservazione filisteo. Impresa ardua e pericolosa, anche se non impossibile.
6. «non circoncisi»: è l'espressione di disprezzo più comune a carico dei Filistei (17,26; 31,4; Gdc 14,3; 15,18). Questi, provenienti da terre lontane (il Mare Egeo), non praticavano la circoncisione come tutti gli altri popoli semiti. La circostanza spiega la strana richiesta di Saul in 18,25. «non è difficile per il Signore...»: cfr. l'episodio famoso di Gedeone (Gdc 7) e 1Mac 3,18-19. Il giudizio di Davide in 17,47 riprenderà le parole di Gionata, suggerendo una comparazione tra le imprese dei due amici.
8-10. La volontà di Dio si manifesta mediante dei “segni” che spesso non valicano i limiti degli eventi naturali e per essere riconosciuti richiedono un impegno della libertà, cioè un impegno di fede. Il più grande “segno” sarà la persona stessa di Gesù (cfr. soprattutto il Vangelo secondo Giovanni) ma egli stesso si stupirà dell'incredulità nei suoi confronti (Mc 6,1-6; Mt 11,21-24; 13,58; Lc 4,16-30; 7,31-35; 19,44). Nell'AT i “segni” possono essere dati da Dio stesso (Es 3,12; Is 7,14) o da un “uomo di Dio” (1Sam 2,34; 10,7-9; 2Re 19,29) oppure sono sollecitati direttamente dagli interessati (qui; Gn 24,12-14; Gdc 6,17.36-40; 2Re 20,8-10).
11-14. I Filistei, coraggiosi finché Gionata e il suo scudiero erano in fondo alla scarpata, vedendo la loro audacia vengono presi dal panico e tentano invano di disperdersi tra le rocce. Gionata li atterra (con un colpo di bastone?) e lo scudiero li finisce con la spada.
15-23. L'improvviso parapiglia al posto di guardia attaccato mette sottosopra tutti i presidi filistei, presi di sorpresa dalla coraggiosa sortita di Gionata. L'intervento divino non è estraneo all'ondata di terrore che travolge l'esercito nemico: la terra «tremò» (v. 15b; cfr. Es 19,18; 2Sam 22,8) e «la spada dell'uno si rivolgeva contro l'altro» (v. 20). Quest'ultimo fenomeno non è un caso unico nella Bibbia (Gdc 7,22; Ez 38,21). La reazione israelita non si fa attendere: Saul, i mercenari ebrei ch'erano presso i Filistei e tutti gli Israeliti nascosti tra le montagne investono contemporaneamente le schiere filistee e le mettono in fuga; «in quel giorno» il vero salvatore d'Israele non è Saul col suo esercito (invano egli si era preoccupato per la sua impotenza militare: 13, 11-12...) bensì il Signore per il quale «non è difficile... salvare con molti o con pochi» (14,4).
18-19. Nell'imminenza del combattimento Saul convoca il sacerdote per consultare Dio, ma poi decide di non perdere altro tempo e parte all'attacco. Non è la prima volta (né sarà l'ultima) in cui il re denuncia una religiosità strana, che invoca il Signore ad ogni occasione e poi lo mette frettolosamente da parte per agire con istintività (13,7-9; 14,36-45; 15,9-30; 19,6-10; 22,11-19; 24,18-22; 26,21-25; 28,3-25).
21. «si voltarono»: TM omette per probabile corruzione del testo. L'aggiunta è fatta con i LXX, Vg e Syr.
24-35. Ha inizio un nuovo episodio, collegato col precedente, in cui si va man mano precisando il carattere contorto di Saul. Il ripudio del c. 15 non giungerà inaspettato. Il giuramento cui Saul vincola la sua gente sfinita è realmente insensato, come dice a chiare lettere l'aggiunta dei LXX al v. 24 (omessa da TM per parablepsi): «Saul commise un grosso errore in quel giorno». Gionata lo trasgredisce inconsapevolmente. La sua risposta a chi lo avverte del pericolo è forse esagerata o irrispettosa, ma in sostanza l'autore biblico gli dà ragione. Tutta la vicenda suscita un senso di pena e d'imbarazzo insieme: che bisogno c'era di esasperare il popolo, salvo poi correre ai ripari per rimediare ai guai provocati da uno zelo intemperante?
25. «Tutta la gente passò per una selva»: traduzione congetturale di un testo corrotto fino all'inintelligibilità (TM: «Tutta la terra entrarono nella selva»; LXX: «E tutta la terra pranzava...»).
31-35. Attanagliato dalla fame, appena calata la sera il popolo si getta sul bestiame catturato al nemico e lo macella in gran fretta, senza badare alle norme legali. Poiché si riteneva che nel sangue risiedesse la vita e l'uomo non aveva il diritto di appropriarsene, la legge vietava di mangiare qualunque carne non dissanguata (Gn 9,4; Lv 3,17; 7,26-27; 17,10-14; 19,26; Dt 12,16.23-24).
33. «Rotolate subito qui una grande pietra»: evidentemente non si tratta di un vero altare né di un vero sacrificio (cfr. 6,14-15; Gdc 13,19), anche se l'uccisione di un animale non era mai un gesto esclusivamente profano. La pietra serve come supporto rialzato per far gocciolare il sangue a terra secondo le prescrizioni della legge.
35. «innalzò un altare»: con ogni probabilità Saul edifica un altare a scopo di memoriale, come in Es 17,15; Gs 22,26-29; Gdc 6,24. Non è da escludere che esso possa servire anche per offrire sacrifici (cfr. Gs 8,30-31); potrebbe esserci anche un giudizio negativo sull'operato di Saul da parte del redattore Deuteronomista, in quanto ogni nuovo altare comporterebbe il pericolo di una deviazione idolatrica (cfr. 1Re 12,31-33; 14,23-24; 16,32; 2Re 16,10-15; 21,3).
36-46. Anche se commessa inavvertitamente, la violazione del giuramento da parte di Gionata (v. 27) ha provocato l'ira del Signore, che rimane muto alla consultazione notturna indetta da Saul. Questi fa un nuovo, terribile giuramento, accecato dal furore di vedersi sfuggire la vittoria completa sui Filistei. La faccenda deve essersi ormai risaputa, ma nessuno tradisce il figlio del re (v. 39). Una nuova consultazione – molto simile a quella che aveva designato Saul come re (10,19-21) – fa individuare in Gionata la causa del castigo. Solo il buon senso e l'insistenza generosa del popolo riesce a salvare il giovane dall'ostinazione di suo padre (v. 45).
39. «per la vita del Signore..»: formula usuale del giuramento solenne (v. 45; 25,34; 2Sam 12,5; 14,11).
44. «Faccia Dio a me...»: altra formula di imprecazione (vedi 3,17).
45. «salvò Gionata»: lett. «liberò, riscattò», mediante l'offerta sostitutiva di un sacrificio animale (cfr. Es 13,15; 34,20; Nm 18,15-16).
47-52. La prima vittoria contro i Filistei segna un punto d'arrivo della missione di Saul. L'autore biblico ha ritenuto opportuno collocare a questo punto un breve riepilogo dell'attività pubblica e privata di Saul: le guerre di liberazione (vv. 47-48), notizie sulla famiglia (vv. 49-51), di nuovo la lotta contro i Filistei (v. 52). Anche di Samuele era stato dato un prospetto riassuntivo dopo il primo episodio rilevante della sua attività profetica (3,19-21; cfr. anche 7,15-17) e la stessa cosa verrà fatta per Davide (2Sam 3,2-5; 5,13-16; 8,1-14). E una caratteristica dei libri di Samuele il fermarsi di tanto in tanto a riassumere fatti passati e futuri, alcuni dei quali vengono soltanto enunciati e non più narrati in seguito, come le guerre contro Moab, Edom e Zoba.
49. «Isbaal»: ebr. yišwî (Vg: Iesui; LXX: Iessiou). Sembra essere lo stesso Isbaal di cui si parla in 2Sam 2-4 e 1Cr 8,33 (cfr. 2Sam 2,8).
50. «Abner»: cfr. 26,5.
52. Saul inizia a formare un esercito regolare costituito da soldati scelti, professionisti. Fino ad ora i combattenti venivano reclutati occasionalmente e in massa (11,7-8). Questo cambiamento di strategia era stato previsto da Samuele in 8,11-12.
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
[provetecniche]modifiche alle pagine] si teme si tenta un tank più antiossidanti almeno in] poi più scientificamente si] verifica la spina piana dell'antitaccheggio nel tempo libero] muove i primi passi sulla luna due ottave [sulla rubaix girano] le pagine fanno [le promozioni del simplex i] [microcarbonati tutte le pagine
Adding or Replacing Fog Lights on a 2000 GMC Sierra
Upgrading the fog lights on a GMC Sierra 1500 is one of the most practical and visually impactful improvements you can make to this classic pickup. Whether you use your truck for daily driving, job sites, or weekend adventures, adding or replacing fog lights can significantly enhance visibility, safety, and style. The 2000 Sierra already has a strong, rugged design, but modern lighting technology allows owners to bring its performance up to today’s standards.
Why Upgrade the Fog Lights?
Factory fog lights on a 2000 Sierra were typically halogen-based. While effective at the time, halogen bulbs produce a warmer, less focused beam and consume more power compared to modern LED alternatives. Over time, factory housings may also become cloudy, cracked, or moisture-damaged, reducing light output even further.
Upgrading to LED fog lights offers several advantages:
Improved visibility in fog, rain, and snow
Brighter and more focused beam patterns
Lower power consumption
Longer lifespan
Modern appearance
LED fog lights are designed to project a wide, low beam that cuts underneath fog and reduces glare. This is especially useful for drivers in regions with frequent rain or early morning mist.
Adding Fog Lights to a Sierra Without Factory Units
Some 2000 Sierra trims did not come equipped with factory fog lights. Fortunately, aftermarket kits make installation straightforward. These kits typically include fog light housings, mounting brackets, wiring harnesses, a relay, and a dash switch.
Before installation, check if your front bumper has pre-cut openings for fog lights. Many Sierra models were designed with optional fog light slots, making installation easier. If the wiring is not pre-installed, you’ll need to connect the harness to the battery and integrate the switch into the dashboard. Using a relay ensures proper power distribution and prevents overloading the factory wiring.
For a clean, OEM-style finish, choose fog lights designed specifically for the 1999–2002 Sierra body style. This ensures correct fitment and alignment.
Replacing Existing Fog Lights
If your Sierra already has factory fog lights, replacement is typically simple. The process generally involves:
Disconnecting the battery
Removing the lower bumper cover (if necessary)
Unbolting the old fog light housing
Disconnecting the wiring harness
Installing the new unit
When upgrading to LED units, ensure they are compatible with your truck’s voltage and connector type. Some LED lights may require anti-flicker harnesses to prevent dashboard warning lights or flickering issues.
Don’t Overlook the Headlight System
While upgrading fog lights improves low-level visibility, it’s equally important to consider the condition of your headlight system. The factory headlights on the 2000 Sierra often become hazy or dim over time due to oxidation and aging halogen bulbs. Restoring or upgrading your 2000 GMC Sierra headlights can dramatically improve nighttime driving safety.
Many owners choose to upgrade both fog lights and headlights simultaneously for a balanced lighting setup. Installing LED or projector-style headlights enhances forward illumination, while fog lights improve visibility close to the road. When both systems work together, you achieve better depth perception and reduced dark spots during night driving.
However, always ensure that upgraded headlights and fog lights are properly aimed. Incorrect alignment can cause glare for oncoming drivers and reduce overall effectiveness.
Choosing the Right Fog Lights
When selecting fog lights for your 2000 Sierra, look for:
DOT or SAE compliance
Waterproof rating (IP67 or higher)
Durable aluminum housing
Clear or selective yellow beam options
Plug-and-play installation compatibility
Selective yellow fog lights are particularly popular because they reduce glare in heavy fog and rain better than pure white lights.
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Emilio Villa è - di per sé - già un laboratorio
Emilio Villa è – di per sé – già un laboratorio
si è appena conclusa una lezione del CentroScritture in cui – anche con l'apporto prezioso di Cecilia Bello – abbiamo affrontato vari aspetti dell'opera di Emilio Villa, e veramente ogni volta ci si trova di fronte a un mulinare di codici, di direzioni di ricerca.
ripenso, giusto per fermare un minimo elemento, a un'annotazione di qualche anno fa, in cui trascrivevo parole che Villa ha usato al posto del vocabolo “poesia”, ... soluzioni disseminate nel tempo: “cause”, “variazioni”, “madrigali”, “attributi”, “phrenodiae”, “méditations courtes”, “videogrammi”, “options”, “letanie”, “sibille”, “trous”, “labirinti”, “tarocchi”, … (tutte forme disperse come, già nel 1949, “i sassi nel Tevere”)
Emilio Villa è - di per sé - già un laboratorio
Emilio Villa è – di per sé – già un laboratorio
si è appena conclusa una lezione del CentroScritture in cui – anche con l'apporto prezioso di Cecilia Bello – abbiamo affrontato vari aspetti dell'opera di Emilio Villa, e veramente ogni volta ci si trova di fronte a un mulinare di codici, di direzioni di ricerca.
ripenso, giusto per fermare un minimo elemento, a un'annotazione di qualche anno fa, in cui trascrivevo parole che Villa ha usato al posto del vocabolo “poesia”, ... soluzioni disseminate nel tempo: “cause”, “variazioni”, “madrigali”, “attributi”, “phrenodiae”, “méditations courtes”, “videogrammi”, “options”, “letanie”, “sibille”, “trous”, “labirinti”, “tarocchi”, … (tutte forme disperse come, già nel 1949, “i sassi nel Tevere”)
1SAMUELE - Capitolo 12
Discorso di Samuele1Allora Samuele disse a tutto Israele: “Ecco, ho ascoltato la vostra voce in tutto quello che mi avete detto e ho costituito su di voi un re. 2Ora, ecco che il re procede davanti a voi. Quanto a me, sono diventato vecchio e canuto e i miei figli eccoli tra voi. Io ho camminato dalla mia giovinezza fino ad oggi sotto i vostri occhi. 3Eccomi, pronunciatevi a mio riguardo alla presenza del Signore e del suo consacrato. A chi ho portato via il bue? A chi ho portato via l'asino? Chi ho trattato con prepotenza? A chi ho fatto offesa? Da chi ho accettato un regalo per chiudere gli occhi a suo riguardo? Sono qui a restituire!“. 4Risposero: “Non ci hai trattato con prepotenza, né ci hai fatto offesa, né hai preso nulla da nessuno”. 5Egli soggiunse loro: “È testimone il Signore contro di voi, ed è testimone oggi il suo consacrato, che non trovaste niente in mano mia”. Risposero: “Sì, è testimone”.6Allora Samuele disse al popolo: “È il Signore che ha stabilito Mosè e Aronne, e che ha fatto salire i vostri padri dalla terra d'Egitto. 7Ora fatevi avanti, perché voglio giudicarvi davanti al Signore a causa di tutti i benefici che il Signore ha operato con voi e con i vostri padri. 8Quando Giacobbe andò in Egitto e i vostri padri gridarono al Signore, il Signore mandò loro Mosè e Aronne, che li fecero uscire dall'Egitto e li fecero risiedere in questo luogo. 9Ma essi dimenticarono il Signore, loro Dio, ed egli li consegnò in potere di Sìsara, capo dell'esercito di Asor, e in mano dei Filistei e in mano del re di Moab, che mossero loro guerra. 10Essi gridarono al Signore e dissero: “Abbiamo peccato, perché abbiamo abbandonato il Signore e abbiamo servito i Baal e le Astarti! Ma ora liberaci dalle mani dei nostri nemici e serviremo te”. 11Allora il Signore vi mandò Ierub-Baal e Barak e Iefte e Samuele, e vi liberò dalle mani dei nemici che vi circondavano e siete vissuti tranquilli. 12Eppure, quando avete visto che Nacas, re degli Ammoniti, muoveva contro di voi, mi avete detto: “No, un re regni sopra di noi”. Invece il Signore, vostro Dio, è vostro re. 13Ora ecco il re che avete scelto e che avevate chiesto. Ecco che il Signore ha posto un re sopra di voi. 14Dunque, se temerete il Signore, se lo servirete e ascolterete la sua voce e non sarete ribelli alla parola del Signore, voi e il re che regna su di voi sarete con il Signore, vostro Dio. 15Se invece non ascolterete la voce del Signore e sarete ribelli alla sua parola, la mano del Signore peserà su di voi e sui vostri padri. 16Fatevi avanti ancora e osservate questa grande cosa che il Signore sta per compiere sotto i vostri occhi. 17Non è forse questo il tempo della mietitura del grano? Ma io griderò al Signore ed egli manderà tuoni e pioggia. Così vi persuaderete e constaterete che grande è il male che avete fatto davanti al Signore chiedendo un re per voi”.18Samuele allora invocò il Signore, e il Signore mandò subito tuoni e pioggia in quel giorno. Tutto il popolo ebbe grande timore del Signore e di Samuele. 19Tutto il popolo perciò disse a Samuele: “Prega il Signore, tuo Dio, per noi tuoi servi che non abbiamo a morire, poiché abbiamo aggiunto a tutti i nostri peccati il male di aver chiesto per noi un re”. 20Samuele disse al popolo: “Non temete: voi avete fatto tutto questo male, ma almeno non allontanatevi dal Signore, anzi servite lui, il Signore, con tutto il cuore. 21Non allontanatevi dietro nullità che non possono giovare né salvare, perché appunto sono nullità. 22Certo, il Signore non abbandonerà il suo popolo, a causa del suo grande nome, perché il Signore ha deciso di fare di voi il suo popolo. 23Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore, tralasciando di supplicare per voi e di indicarvi la via buona e retta. 24Solo temete il Signore e servitelo fedelmente con tutto il cuore: considerate infatti le grandi cose che ha operato tra voi. 25Se invece vorrete fare il male, voi e il vostro re perirete”.
__________________________Note
12,18 a pioggia nella stagione estiva, quando in Israele non piove mai, diviene segno dell’autenticità del carisma profetico di Samuele e occasione per un’ulteriore esortazione a servire il Signore (vv. 20.24).
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Approfondimenti
Il lungo discorso di Samuele segna il passaggio definitivo dall'epoca dei “giudici” a quella della monarchia. Il regno di Saul è stato finalmente “inaugurato” col concorso di tutto Israele (11,14-15), che ha riconosciuto in lui la guida desiderata (cfr. 8,3ss.). A questo punto il vecchio “giudice” può passare ufficialmente le consegne al giovane re. Le sue parole concludono il processo innescato dalla richiesta del c. 8 ma, ancor più, intendono riassumere l'intera storia d'Israele dall'esodo in poi, con un'attenzione particolare al periodo dei “giudici” appena trascorso (vv. 6-11). Da questo punto di vista troviamo molte somiglianze con i discorsi di congedo di Mosè (Dt 32,1-43) e Giosuè (Gs 23-24), anch'essi destinati a chiudere un periodo storico (l'esodo, la conquista) e ad aprirne uno nuovo (rispettivamente: la conquista di Canaan e l'epoca dei “giudici”). Nei tre discorsi si rilevano le medesime idee-guida e persino diverse espressioni comuni, dovute alla redazione deuteronomistica. Simile è pure il modo di procedere: alla luce del passato (ossia: dei prodigi operati dal Signore; qui nel v. 24) i condottieri invitano il popolo a seguire il Signore nel tempo presente. Il capitolo è annoverato fra i testi “antimonarchici , ma tale sbrigativa classificazione rischia di non cogliere la vera natura del discorso di Samuele: è vero che la scelta del re è stata avventata, ha provocato non poche amarezze e ne provocherà di peggiori, ed è anche vero che la monarchia non ha risolto tutti i problemi d'Israele; d'altra parte Dio stesso s'è impegnato a trovare un capo al popolo che gli appartiene (v. 13; cfr. 9,16-17; 10,1). Le circostanze storiche sono mutate rispetto al tempo di Gedeone, Barak e Iefte, ma il timore del Signore e l'obbedienza alla sua voce rimangono anche oggi la condizione imprescindibile perché Israele “viva” (v. 14). Se è stato fatto un errore (o un peccato!) nella scelta della monarchia, l'adesione «con tutto il cuore» al Signore (v. 20) può trasformarla in un'inattesa occasione di grazia. Il vero ostacolo da abbattere è la schiavitù interiore, come Israele ben sa fin dai tempi dell'esodo (“non era forse meglio per noi essere schiavi in Egitto..?”; cfr. Es 16,3; 17,3; Nm 11,5; 14,2-4; 20,5; 21,5). Il Signore non tornerà indietro dalla decisione di fare di Israele «il suo popolo» (v. 22), a condizione che questi non gli volga le spalle «per seguire vanità» (v. 21). Il discorso di Samuele ricalca la struttura tipica dei trattati di alleanza biblici ed extrabiblici (cfr. il decalogo di Es 20,2-17 e Dt 5,6-21; Es 19,4-6; Dt 28; 29,1-20; Gs 24,2-15. Sono presenti alcuni tra gli elementi più importanti di essi: le opere storiche fondanti, vv. 6-11.24; la testimonianza, v. 6; la benedizione, v. 14; la maledizione, vv. 15.25). Non è dunque impossibile ravvisare anche qui un contesto (implicito) di rinnovamento dell'alleanza, come in Dt 31 e Gs 24 (cfr. 2Sam 7).
1-5. Al cospetto del Signore e del suo “Unto”, prima di cedere il governo Samuele chiede a tutto il popolo una conferma pubblica della sua irreprensibilità. Poiché gli anziani d'Israele avevano chiesto un re a motivo della vecchiaia di Samuele e della disonestà dei suoi figli (8,5), egli intende regolare definitivamente la propria posizione: ha fatto quanto gli è stato chiesto, ha costituito un re su Israele, ma sia ben chiaro che non ha mai conculcato il diritto altrui né ha agito per proprio interesse. Piuttosto facciano attenzione al re che si sono dati, perché egli non esiterà a fare tutto questo (cfr. 8,11-17)! È un forte richiamo alla responsabilità che Israele deve assumersi di fronte a Dio nel momento in cui inizia una nuova tappa della sua storia.
6-12. Samuele traccia qui con pochi segni sicuri una sintesi storica dell'alleanza tra il Signore e Israele: in Egitto, nel deserto, in Canaan, può forse Israele accusare il suo Dio di non averlo assistito e liberato dalla mano degli avversari? In questo contesto si dà ampio risalto allo schema ciclico dell'epoca dei “giudici” (disobbedienza – oppressione – richiesta di soccorso – salvezza – nuova disobbedienza..., Gdc 2,11-19; cfr. 1Sam 7,2-17). Poi è accaduto qualcosa di imprevisto: di fronte a Nacas Israele non ha più gridato al Signore per essere aiutato, ma ha preso egli stesso l'iniziativa relegando ai margini l'assistenza divina (v. 12). Come risponderà il Signore a una simile provocazione? Le parole di Samuele fin qui pronunciate non saranno forse una rete tesa per inchiodare il popolo alle sue responsabilità?
8. «li ricondussero in questo luogo»: il discorso di Samuele viene pronunciato a Galgala (cfr. 10,8) nell'ambito della festa per Saul (11,15). “Tutto Israele” è ritornato oggi in “questo luogo” per far nuovamente memoria dei prodigi dell'esodo (cfr. Gs 4,19-24) e per rinnovare l'adesione all'alleanza.
11. «Barak»: con i LXX e Syr. TM e Vg hanno «Badan», ma il nome è sconosciuto all'onomastica biblica. Qualche esegeta lo vuol identificare con il “giudice” Abdon (Gdc 12,13-15), ma potrebbe anche trattarsi di un semplice errore scribale che ha trasformato brq in bdn. «Samuele»: probabilmente è una glossa. Essa è importante perché annovera esplicitamente Samuele tra i “giudici”.
13-15. Dio sa trasformare anche il peccato in un'occasione di grazia, la ribellione contro di lui in un desiderio ancor più grande della sua amicizia. Ecco dunque che il capriccio d'Israele vien mutato in un dono (v. 13) che implica un impegno totale, “per la vita” (vv. 14-15). Bisogna vigilare attentamente affinché la bellezza del dono non si corrompa e la benedizione non diventi una maledizione.
14. «vivrete»: correzione del TM e dei LXX che hanno «sarete» a motivo di uno scambio tra due lettere simili (he e ḥet). Vg segue il TM, ma non è molto chiara. La vita e la morte (cfr. v. 25) sono le alternative classiche prospettate nei discorsi deuteronomistici (Dt 4,25-28; 6,14-19; 8,18-20; 11,13-17.26-28; 28,1-68; 30,15-20).
15. «come pesò sui vostri padri»: traduzione ispirata al TM (evidentemente corrotto) che ha l'assurda frase: «su di voi... e sui vostri padri». I LXX hanno cercato di darle un senso, traducendo: «sul vostro re».
16-19. A conferma del valore profetico delle sue parole, Samuele invoca un segno dal cielo. Dalla fine di aprile a settembre la Palestina è completamente arida. L'improvviso uragano non può non provocare uno spavento soprannaturale (i tuoni sono la voce di Dio: 2,10; 7,10; 2Sam 22,14-15; Es 9,23-34; Sal 29,3-9). Il popolo riconosce la peccaminosità del proprio desiderio e supplica Samuele che interceda per loro. Il peccato provoca infatti un'estraneità rispetto al creatore (cfr. Gn 3,8-10).
18. «Tutto il popolo fu preso da grande timore»: frase simile in Es 14,31. Samuele sta di fronte al popolo come Mosè «servo del Signore».
20-25. Pur cedendo il governo al re, anche per il futuro Samuele non smetterà di essere quel potente intercessore che sempre è stato (cfr. 7,8-10). Il peccato non scalfisce l'amore del Signore verso il popolo che è suo (v. 22). È dalla certezza della fedeltà di Dio che la storia può ricominciare da capo, nonostante tutto.
21. «vanità»: è la stessa parola ebraica – tōhû – che ricorre anche in Gn 1,2. E il “vuoto” nel senso di “informe”, “senza nerbo”, “senza consistenza”. Seguire ciò che è tōhû è la suprema stoltezza, come la critica al culto idolatrico ribadirà più volte (Sal 115, 4-7; Is 40, 17; 41,29; 44, 9; Ger 10, 1-5; Bar 6, 3.7; Sap 13-15).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)