Con un’auto a benzina il modello è semplice: consumi carburante, cerchi un distributore, ti fermi e fai il pieno. E sotto il cofano hai un sistema meccanico complesso, con molte parti in movimento, fluidi, filtri e componenti soggetti a manutenzione.
Con un’auto elettrica cambia il paradigma.
La manutenzione meccanica si riduce parecchio, ma bisogna imparare qualcosa di nuovo: gestire l’energia.
Se usi una EV esattamente come una benzina, probabilmente finirai per aspettare davanti a una colonnina. Se invece cambi abitudini, spesso l’auto si ricarica mentre tu stai facendo altro.
Ricarichi mentre dormi in albergo.
Ricarichi mentre sei al lavoro.
Ricarichi mentre fai la spesa.
Durante un viaggio lungo, attacchi l’auto alla HPC, prendi un caffè, vai in bagno, fai due passi. Quando torni, hai recuperato buona parte dell’energia necessaria per continuare.
Non è più “andare a fare il pieno”. È integrare la ricarica nella propria giornata.
Ed è qui che entra in gioco l’infrastruttura.
In Paesi come Paesi Bassi e Norvegia la ricarica è ormai molto più presente nella vita quotidiana: strade, abitazioni, parcheggi, aziende e supermercati. In Italia la rete sta crescendo velocemente, ma serve ancora renderla più capillare, affidabile e soprattutto semplice da usare.
Il nuovo quadro europeo va proprio in questa direzione: lungo le principali reti TEN-T si punta a stazioni di ricarica a intervalli massimi di 60 km e a pagamenti semplici, anche senza abbonamenti obbligatori.
Oggi l’elettrico è ancora terreno ideale per pionieri, nerd e persone disposte a pianificare un po’ di più. Quelli che, in qualche modo, sono abituati a fiorire nel deserto.
Ma una vera transizione arriva quando non serve più essere pionieri.
Quando anche chi non ha nessuna voglia di studiare app, curve di ricarica o pianificatori può semplicemente parcheggiare, collegare l’auto e continuare la propria vita.
Un giorno potrebbe sembrarci normale quanto mettere il telefono sotto carica prima di andare a dormire.
E forse ci accorgeremo del cambiamento quasi dopo che è avvenuto: meno rumore nelle città, niente emissioni allo scarico e un gesto nuovo diventato banalissimo.
Parcheggiare. Collegare. Andarsene.
#AutoElettrica #MobilitàElettrica #AutoElettrica #TransizioneEnergetica #RicaricaEV #Energia #EV #BEV @Ambiente - Mobilità sostenibile e innovazione green @Motori - Gruppo Forum
"https://www.ilsole24ore.com/art/auto-elettriche-svolta-dell-unione-europea-colonnine-ogni-60-chilometri-e-pagamenti-liberi-AJxWiH0" (ilsole24ore.com/art/auto-elett…)
deny
in reply to Etere Dietilico • • •Il fondamento di questa 'follia' è proprio la domanda 'quanto alto debbo fare lo sgabello per coloro che partono svantaggiati'?
La domanda è perfettamente legittima, discuterne apertamente fa parte dei fondamentali della democrazia.
Il problema sorge quando una narrazione malevola mescola le carte e, anzichè discutere dello sgabello, mette in dubbio il diritto stesso delle minoranze ad esistere o a parlare.
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macfranc
in reply to deny • • •@sposadelvento
Risposta breve: sono d'accordo
Risposta lunga: questo post 😅
@dietilico
macfranc
2026-09-03 10:40:21
Andre123
in reply to deny • • •deny
in reply to Andre123 • • •Sì, ni, be', ... tutti tutti no.
Una linea rossa c'è.
Ovvero la narrazione malevola di cui sopra.
La linea rossa è la violenza, la prepotenza, la sopraffazione.
Esempio:
' Perché non creiamo classi speciali per i bambini con disabilità ? '
Questo oltrepassa la linea rossa, tanto per fare un esempio, perché è violenza, prepotenza, segregazione.
' Il 35% di questi posti riservati alle donne secondo me è un po' troppo' invece è una posizione.
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macfranc
in reply to Etere Dietilico • • •la questione dell'inclusione è sempre stata spiegata male.
L'inclusione non deve essere vista come una compensazione passiva come fosse una "pensione di invalidità a scapito delle persone normali", ma come un sistema che porta diversificazione nelle società.
Non si tratta solo di una diversificazione che aiuta a crare una società migliore e meno stronza in cui la mutua solidarietà viene (giustamente) considerata come un valore e la stronzaggine viene (giustamente) considerata come un elemento antisociale; ma si tratta di una diversificazione che aiuta a rendere le società più resistenti, più complete e più forti.
Tutto questo ovviamente può portare a una sensazione di """ingiusto svantaggio per noi normali""", che è un concetto così impalpabile da non poter essere definito chiaramente (quanto svantaggio? quanto "siamo" normali noi normali?), ma che si presta benissimo alla nuova politica estrattiva della rabbia: perché se è vero che non posso definire cos'è questo svantaggio, è anche vero che quando ne parlo, il mio interlocutore riesce a immaginare immediatamente che quello svantaggio è facilmente rappresentabile dal fatto di essere uscito dalla graduatoria del concorso o del bando per "mancanza di disabilità". E questo fa incazzare facilmente la gente, anche quella che a quel concorso non avrebbe e non ha mai partecipato, ma che vive il disagio per solidarietà verso "le altre person normali come lei".
Perché i pezzi di merda possono essere anche empatici, ma di solito lo sono con i pezzi di merda come loro...
Aggiungo che questo sentimento vale anche per l'insofferenza verso lo straniero (ovviamente vale soprattutto quando lo straniero ha un fenotipo diverso)... Le persone non capiscono che lo straniero viene sovvenzionato perché riesce oggettivamente a sommare caratteristiche che caratterizzano i profili sociali da aiutare (disoccupazione, reddito basso, elevato numero di figli, maggiore incidenza di disabilità) ma anche aspetti intangibili che mediamnte migliorano la qualità della vita rispetto alle famiglie italiane (livello di benessere percepito, solidarietà famigliare o di clan, lavoro nero).
Negli USA, dove la "razza" è legalmente formalizzata proprio al fine di compensare le discriminazioni del passato, questa compensazione si trasforma in quello ch viene percepito come razzismo al contrario