Ti senti stanco


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Ti senti stanco, sempre stanco e la prima cosa che pensi è:
“Devo riposare di più.”
Magari è vero, se dormi poco o se lavori troppo.
Ma c’è un altro tipo di stanchezza di cui quasi nessuno parla.
La stanchezza di trattenere.
Trattenere ciò che vorresti dire ma non dici, emozioni che non vuoi mostrare, decisioni che sai di dover prendere.
Ogni volta che fai finta che qualcosa vada bene quando non va bene, stai spendendo energia.
Ogni volta che eviti una conversazione scomoda, stai spendendo energia.
Ogni volta che rimandi una scelta che sai di dover fare, stai spendendo energia.
Il problema è che quell’energia non si vede, non è come correre una maratona o sollevare pesi. È più subdola.
È la tensione costante di tenere qualcosa dentro.
Il cervello rimane lì, in background, a gestire quella cosa non risolta e piano piano ti svuota.
E tu pensi di essere solo stanco.
Ma spesso non sei stanco perché fai troppo. Sei stanco perché trattieni troppo, parlo della verità, delle emozioni, dei cambiamenti.
La libertà emotiva non arriva solo con il riposo, ma quando smetti di comprimere ciò che sai già dentro.
Dire quella cosa, mettere quel limite o prendere quella decisione.
Non perché sia facile, ma perché l’alternativa è continuare a vivere con un peso invisibile sulle spalle.
La stanchezza non è sempre mancanza di energia, a volte è energia bloccata.
E finché continui a tenerla compressa,
puoi dormire quanto vuoi.
Non ti sentirai mai davvero leggero.
#mymindfulnesspath #lamindfulnesspertutti #mindfulnessitalia #mindfulness #benessere #lifecoaching #stanchezza #blocco #emozioni # stress

Parliamo di compassione


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La gente pensa che la compassione sia una roba da persone “troppo buone”, quelle che sorridono sempre, annuiscono, dicono “capisco” a tutto.
No.
Quella non è compassione, è spesso solo evitare il conflitto.
La vera compassione è molto più scomoda.
Perché la compassione non è solo gentilezza, è gentilezza con gli occhi aperti.
Significa vedere il dolore di qualcuno senza scappare, senza giudicare immediatamente e senza trasformarlo subito in una sentenza.
E questo è difficile.
Perché quando qualcuno soffre, o quando qualcuno sbaglia, il cervello fa una cosa automatica, cioè giudica.
“Se l’è cercata.”
“Doveva pensarci prima.”
“Io non avrei fatto così.”
Il giudizio è veloce, la compassione invece richiede lavoro.
Perché per essere compassionevole devi fare qualcosa che l’ego odia, devi metterti nei panni dell’altro senza perdere i tuoi.
Devi sentire, comprendere, ma non devi diventare cieco.
La compassione non è giustificare tutto, né essere ingenui e neanche permettere a chiunque di farti del male.
È riconoscere che gli esseri umani sono complicati, imperfetti, confusi proprio come te.
Dentro la compassione c’è empatia, gentilezza e anche passione.
Perché “com-passione” significa letteralmente soffrire con.
E soffrire con qualcuno richiede presenza.
Non puoi farlo distrattamente o mentre stai pensando a quanto sei superiore.
Devi stare lì, con la fragilità dell’altro e con la tua.
E la verità è che la compassione è difficile proprio perché ti costringe a ricordare una che la distanza tra te e chi sbaglia non è poi così grande.
Non è debolezza questa, è maturità emotiva.
È la capacità di vedere la complessità dove il giudizio vede solo colpa.
E in un mondo che reagisce sempre più in fretta, sempre più duramente, sempre più superficialmente, la compassione non è sentimentalismo, è forza.
#mymindfulnesspath #lamindfulnesspertutti #mindfulnessitalia #mindfulness #compassione #consapevolezza #benessere #lifecoaching #emozioni #emoatia #gentilezza

Sei arrabbiato?


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Sei arrabbiato.
Bene. Davvero. Bene.
La rabbia non è un difetto di fabbrica.
Non è una falla morale, ma un segnale.
Il problema non è che provi rabbia, ma cosa fai dopo.
Molti cercano di reprimerla perché “non sta bene”. Altri la vomitano addosso al primo che passa. Entrambe le cose sono modi eleganti per evitarla.
Accettare la rabbia significa una cosa molto più scomoda, significa restare lì dentro abbastanza a lungo da capire cosa sta proteggendo.
Perché la rabbia non è quasi mai l’emozione primaria, è una guardia del corpo.
Dietro c’è delusione, paura, sentirsi non rispettati e un confine superato.
Ma è più facile dire “sono arrabbiato” che ammettere “mi ha ferito”.
Accogliere la rabbia non significa giustificarla o fare danni, ma smettere di fingere che non ci sia.
Perché quando la reprimi, si incastra, Se la esplodi, distrugge, mentre se la ascolti, informa.
La rabbia ti dice dove non sei stato ascoltato, dove hai detto sì invece di no e dove hai tollerato troppo.
Non è il nemico, è un messaggio con un tono aggressivo.
La maturità non è non arrabbiarsi mai.
È saper dire:
“Ok, sono arrabbiato. Adesso vediamo perché.”
Non devi diventare zen, nessuno te lo sta chiedendo, ma devi diventare consapevole.
Perché una rabbia accolta diventa chiarezza, mentre una rabbia ignorata diventa risentimento. Se incontrollata poi diventa distruzione.
Sei arrabbiato?
Perfetto.
Adesso non usarla per colpire, usala per capire.
Perché sotto quella fiamma c’è qualcosa di importante che stai finalmente vedendo.
E ignorarlo sarebbe molto più pericoloso
della rabbia stessa.
#mymindfulnesspath #lamindfulnesspertutti #mindfulnessitalia #mindfulness #benessere #lifecoaching #rabbia #emozioni #consapevolezza