L’inganno delle bugie


C’è una cosa curiosa sulle bugie, perchè quasi tutti pensano che servano a ingannare gli altri. In realtà, la maggior parte delle bugie che diciamo serve a ingannare noi stessi.
Pensaci.
Quante volte una bugia nasce perché non vogliamo sembrare stupidi? O perché abbiamo paura di deludere qualcuno? O perché non vogliamo ammettere di aver fatto una scelta sbagliata?
Allora il cervello fa una cosa geniale e anche un po’ miserabile. Racconta una storia più comoda.
“Non è andata proprio così.”
“Non era colpa mia.”
“Non avevo scelta.”
Ed ecco la bugia.
Non per manipolare il mondo, ma per proteggere l’idea che abbiamo di noi stessi.
Il problema è che ogni bugia è come mettere un filtro sulla realtà. E all’inizio sembra innocuo. Un piccolo filtro, una piccola correzione.
Poi ne metti un altro e un altro ancora.
Finché a un certo punto non vedi più la realtà. Vedi solo la versione della realtà che ti permette di sentirti a posto.
La mindfulness, da questo punto di vista, è una pratica spietata ma liberatoria. Perché ti invita a fare una cosa che il nostro ego odia, a guardare senza difenderti.
Guardare il momento in cui hai mentito, la paura che c’era sotto o il bisogno di sembrare diverso da quello che eri.
E quando lo fai non crolli, né diventi una persona peggiore. Diventi semplicemente più onesto con te stesso.
E quando smetti di mentire a te stesso accade una cosa incredibile, perchè non hai più bisogno di difendere continuamente la tua immagine. Non devi più recitare.
Perché la verità, anche quando è scomoda, ha una qualità straordinaria che ti rende leggero.
Le bugie richiedono memoria, sforzo, continue correzioni.
La verità invece no. Lei è semplice, perchè è ciò che è.
E forse la vera libertà non è essere perfetti, né avere sempre ragione.
È avere il coraggio di guardarsi allo specchio e dire:
“Ok. Questa cosa qui non mi rende fiero. Ma è la verità.”
E da lì ripartire.
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