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CAPORALATO DEL DELIVERY GLOVO ACCUSATA


Lo abbiamo denunciato molte volte di quanto sfruttamento del lavoro ci sia dietro i colossi del delivery con driver pagati pochissimo e costretti a fare turni estenuanti sotto la pioggia e il sole cocente per pochi spiccioli, così il colosso Glovo è è stata posta sotto controllo giudiziario per caporalato dalla Procura di Milano.
Secondo gli accertamenti effettuati, a circa 40mila lavoratori sul territorio italiano, di cui 2.000 nell’area milanese, sarebbero state corrisposte retribuzioni «sotto la soglia di povertà», in alcuni casi inferiori fino al 76,95% rispetto a tale soglia e all’81,62% rispetto ai minimi contrattuali nazionali.
Le accuse si basano su un’analisi approfondita del modello operativo e sono frutto di decine di testimonianze raccolte, che delineano un quadro di sfruttamento. I rider, sebbene formalmente autonomi con partita Iva, sarebbero di fatto sottoposti a una rigida «etero-organizzazione algoritmica della prestazione lavorativa». A governare l’intero ciclo è l’app di Glovo, assegnando gli incarichi, geolocalizzando costantemente.
L’analisi della procura ha rilevato che il 75% dei driver analizzati percepiscono un reddito sotto la soglia di povertà, con uno scostamento medio di circa 5.000 euro annui lordi.
Dopo anni finalmente si smuove qualcosa, anche se insufficiente perchè questo modus operandi viene attuato da tutte le piattaforme di delivery e lo sfruttamento dei driver lo abbiamo denunciato da anni.
Tutti i lavoratori hanno una dignità e non è pensabile che nel 2026 vengano ancora sfruttati come dei veri e propri schiavi.