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La raccomandazione europea sull’insegnamento dell’informatica nella scuola


di Enrico Nardelli

Mercoledì 6 dicembre si è svolta alla Camera la conferenza stampa, organizzata dall’Intergruppo Innovazione (gruppo bipartisan di parlamentari che hanno a cuore i temi dell’innovazione), dedicata all'approvazione da parte del Consiglio dell'Unione Europea della proposta di Raccomandazione della Commissione Europea sull'insegnamento dell'informatica nella scuola. Per l'Intergruppo hanno partecipato il senatore Lorenzo Basso (PD) e i deputati Giulio Centemero (Lega) e Giulia Pastorella (Azione). Per il mondo produttivo: Agostino Santoni (vicepresidente per il digitale di Confindustria) e Giorgio Binda (presidente nazionale Unimatica di Confapi). Il video della conferenza stampa è disponibile a questo link.

Immagine/foto

La Raccomandazione approvata affronta la necessità di far sì che l'istruzione supporti la trasformazione digitale, fornendo le competenze necessarie a questo scopo. Pertanto, viene raccomandato a tutti gli Stati Membri di sviluppare un’istruzione di qualità in informatica nell’istruzione sia primaria che secondaria.

In modo più specifico, si raccomanda di:

  • inserire un insegnamento di alta qualità in informatica dall’inizio dell’educazione obbligatoria, avendo stabilito in modo chiaro gli obiettivi di apprendimento, il tempo dedicato e i metodi di valutazione, allo scopo di offrire a tutti gli studenti la possibilità di sviluppare le loro competenze digitali in modo scientificamente ben fondato,
  • far sì che l’insegnamento dell’informatica sia erogato da insegnanti qualificati, che abbiano a disposizione risorse didattiche di qualità, approcci didattici ben fondati, e appropriati metodi di valutazione degli obiettivi di apprendimento.

Si manifesta quindi chiaramente a tutti gli Stati Membri la necessità di avere l’informatica come disciplina scientifica fondamentale per l’istruzione di tutti i cittadini nel 21-mo secolo. È un’indicazione quanto mai opportuna. Ricordiamo infatti che, con il passare da una società agricola ad una società industriale, il processo educativo delle persone è mutato, introducendo nell’istruzione obbligatoria elementi di quelle scienze (fisica, biologia, chimica, …) che sono alla base di ogni macchina industriale. Analogamente, nel passaggio dalla società industriale alla società digitale è necessario aggiungere nell’istruzione obbligatoria lo studio dell’informatica, indispensabile per comprendere le macchine digitali.

Questa raccomandazione è dunque una svolta epocale, che speriamo serva ad avviare finalmente in tutti i Paesi Europei una seria attività di formazione sull’informatica nella scuola. Ricordo che l’istruzione è una materia di competenza degli Stati Membri, per cui il ruolo dell’Unione Europea rimane sussidiario.

Tutti gli intervenuti sono stati concordi nel ribadire l’auspicio che in Italia venga avviata nella scuola un’intensa attività educativa in questa direzione, sottolineando l’importanza di fare sistema tra pubblico e privato.

In Italia, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha già da tempo dichiarato di voler rafforzare le preparazione scolastica nelle materie scientifiche, obiettivo quanto mai meritorio. Inoltre, dal momento che questa proposta della Commissione indica in modo evidente l’informatica come la materia scientifica alla base della preparazione per la società digitale, sarebbe opportuno integrare quanto previsto in tale settore, anche nell’ambito del PNRR, dove sono discusse solo le competenze operative di utilizzo della tecnologia digitale.

A questo fine, nella missione M4 (Istruzione e Ricerca) del PNRR è presente la sotto-componente C1.3 (Ampliamento delle competenze e potenziamento delle infrastrutture), che prevede l’investimento 3.1 (Nuove competenze e nuovi linguaggi), con l’obiettivo di «promuovere l’integrazione, all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici, di attività, metodologie e contenuti volti a sviluppare le competenze STEM, digitali e di innovazione», con a disposizione fondi per 1.100 milioni di euro.

Con il DM n.184 del 2023 sono state pubblicate le linee guida STEM, che danno solo indicazioni, necessariamente non dettagliate, su cosa fare relativamente alle competenze digitali. A tal proposito, si fa notare che il Laboratorio Informatica e Scuola del CINI, il Consorzio che raggruppa più di 50 università statali italiane attive nel settore dell’informatica ed è quindi l’istituzione di riferimento in Italia per la formazione in informatica, aveva preparato, già da dicembre 2017, una proposta molto dettagliata dei traguardi di competenze e degli obiettivi di apprendimento per l’insegnamento dell’informatica in tutte le fasce dell’istruzione obbligatoria, che viene citata in una nota delle linee guida stesse.

Il Ministero, con DM n.65 del 12 aprile 2023, ha già assegnato 600 milioni di euro alle scuole per lo sviluppo delle competenze STEM degli studenti: ogni istituto dovrà preparare i relativi progetti seguendo tali linee guida. Osserviamo preliminarmente che, per garantire sostenibilità nel lungo periodo ai processi di trasformazione digitale, in aggiunta alla formazione degli studenti è necessaria quella degli insegnanti, così da consentire di preparare i ragazzi anche negli anni successivi ai fondi PNRR. Inoltre, riteniamo che per aumentare l’efficacia dell’azione ministeriale occorra fornire agli istituti coinvolti, ben inteso senza ledere l’autonomia scolastica, indicazioni precise sui contenuti.

In quest’ottica, è utile guardare a chi, dei grandi paesi Europei, ha affrontato questo snodo prima di noi e può quindi indicarci una strada. Vi è l’esempio del Regno Unito. Nell’a.s. 2014-15 aveva inserito un curricolo di informatica obbligatorio per tutte le scuole. Nel novembre 2017 un rapporto della Royal Society aveva evidenziato che però la situazione era addirittura peggiorata. Allora nel novembre 2018 il governo ha deciso uno stanziamento di 84 milioni di sterline per la creazione, concretizzatasi nel 2019, di un istituto nazionale per l’insegnamento dell’informatica, il National Centre for Computing Education, che sta per essere rifinanziato.

Sulla linea di investimento 3.1 dovrebbero essere rimasti fondi in quantità sufficiente per un intervento di questo genere, imprescindibile se si vuol preparare il Paese alla transizione digitale.

È quindi indispensabile una chiara determinazione in questa direzione da parte della politica, che sia anche supportata da intese larghe e trasversali, per guidare una trasformazione che richiederà almeno un decennio per essere completata. Solo così potremo garantire alle future generazioni la possibilità di governare il loro futuro digitale.
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Versione originale pubblicata su "StartMAG" il 23 dicembre 2023.


https://link-and-think.blogspot.com/2023/12/raccomandazione-europea-insegnamento-informatica-scuola.html

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in reply to Informa Pirata

L'Informatica non è la scienza dei computer, ma è la scienza che studia come trattare i dati in maniera automatica. L' oggetto dell'Informatica sono i dati e come trattarli con procedure automatizzate per generare informazione. Ma se questi dati vengono blindati in EU dal GDPR, sottratti alla elaborazione e sottomessi al consenso del titolare, l'Informatica perde gran parte della sua base scientifica, compromettendo la qualità dell'informazione a beneficio dell'ignoranza.
in reply to Piero Bosio

@pierobosio
Veramente, signor Piero Bosio, esistono altri dati da trattare oltre a quelli personali e privati dei cittadini, senza avere il diritto di accedervi.
in reply to marcolo

@marcolo

Esatto, ed è proprio quello il problema: il diritto di accesso ai dati. Senza quel diritto, la scienza dell'informazione, cioè l'Informatica va ko, a scapito della qualità dell'informazione e a beneficio dell'ignoranza. Da qui emerge, secondo me, la contraddizione della UE.

in reply to Informa Pirata

Appunto. L'Informatica non accede ai dati in maniera indiscriminata, ma li tratta secondo algoritmi logici per trarne informazioni, cioè conoscenza. L'accesso indiscriminato ai dati ha poco senso in Informatica.
in reply to Piero Bosio

@pierobosio
Scusi sig. Bosio, mi pare che le sue affermazioni pecchino di logica. Da un lato sembra sostenere che sia necessario che vi sia libero accesso ai dati di tutti (e critica il GPRS europeo che li protegge), dall' altra dice che l' informatica non accede ai dati in maniera indiscriminata (quindi una selezione, che ne escluda parte, sembra conseguente). Piccola curiosità: ma lei è umano o no?

@informapirata

in reply to marcolo

@marcolo

A me il Gdpr non piace. Lo ritengo un assurdo provvedimento che non aiuta l'informatica, ma la penalizza. Che i dati personali vadano protetti e tutelati ci sta, ma non nei termini stabiliti dal Gdpr che non accetto.

in reply to Informa Pirata

Preparare alla transizione digitale... se aspettiamo ancora un po'... 😅

E spero che con "informatica" non intendano il poVerpoint, il grassetto in Word o formule Excel (tralasciando che non conoscono, temo, il software libero), ma che invece guardino alle regole di funzionamento delle "macchine digitali" 🙄, alla comprensione delle logiche booleane e delle basi e dei concetti del software, in generale: gli algoritmi, le basi dati, i protocolli di comunicazione, ...

in reply to Marco Bresciani

@Marco Bresciani stiamo parlando di Enrico Nardelli, che della didattica dell'informatica ne ha fatto una battaglia da anni
in reply to Informa Pirata

E son gli altri che mi preoccupano... ministri e politici sparsi... 😒