A.s. 2025/2026 – Obiettivo del Ministro Valditara: una scuola al servizio della propaganda reazionaria e del capitale

L’anno scolastico appena concluso ci consegna il triste quadro di un'ulteriore, feroce offensiva contro la scuola pubblica e contro tutti coloro che la abitano, a partire dalle nuove generazioni. Nell'ultima legge di Bilancio i finanziamenti alle scuole private sono notevolmente aumentati, mentre quelli dedicati alla scuola pubblica continuano a diminuire di anno in anno. Ci siamo talmente abituati a questo trend che abbiamo, purtroppo, smesso di stupirci. È dagli anni '90, infatti, che ogni governo, di centrodestra o di centrosinistra, taglia costantemente sull'istruzione pubblica. Gli stipendi dei docenti e di tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore scolastico, poi, sono ridicoli, a fronte di un mestiere che richiede un carico di responsabilità notevolissimo. L'ultimo rinnovo contrattuale è stato siglato con un aumento medio di circa 80€ in busta paga: un compenso vergognoso anche se non ci fosse l'inflazione galoppante, che lo rende però quasi criminale.

▪︎ Le Nuove Indicazioni Nazionali

Le nuove Indicazioni Nazionali del primo e del secondo ciclo sono state accolte con sconcerto praticamente unanime da parte dei docenti e delle varie associazioni di categoria. La centralità assoluta attribuita all’Occidente e all’identità nazionale risponde a una precisa visione reazionaria. L'insegnamento della Storia è stato ridotto a una narrazione eurocentrica e acritica. Si torna a proporre agli studenti di adottare uno sguardo coloniale sul mondo, attraverso la lente del suprematismo bianco. Le Indicazioni sono criticabili anche da altri versanti: c'è il tentativo, nemmeno troppo velato, di tornare ai Programmi, cioè di limitare fortemente la libertà di insegnamento. I documenti si presentano infatti ricchi di suggerimenti dettagliati che appaiono come prescrittivi. Le Indicazioni, invece, dovrebbero essere delle linee guida generiche che permettano poi a ogni insegnante di calare le direttive all'interno della propria classe, in base alle proprie modalità di insegnamento. Altro punto critico rilevato nei documenti del primo ciclo è la visione pedagogica incentrata sul talento. Non si fa menzione di quanto le differenze economico-culturali incidano sull'andamento didattico dell'allievo. Compito della scuola dovrebbe essere quello di azzerare o perlomeno diminuire queste disuguaglianze, invece nelle Indicazioni si parla soltanto di valorizzazione dei talenti, come se questi fossero avulsi dal contesto sociale. Infine, solo per citare i punti più macroscopici, nella prima bozza delle linee guida del secondo ciclo non vengono citati autori del calibro di Spinoza, Leibniz e Marx, e viene ridotto lo spazio di approfondimento dedicato ad Hobbes, Locke e Rousseau. La sollevazione dei docenti di Filosofia, però, ha costretto il Ministero a dirsi disponibile ad una correzione. Come spiegavamo prima, le Indicazioni non sono Programmi, quindi ogni docente è libero di approfondire l'autore che ritiene più adatto al proprio percorso, ma non possiamo nascondere il fatto che i libri di testo siano costruiti, a volte pedissequamente, in base alle disposizioni ministeriali. Inoltre, un giovane docente neolaureato sarà sicuramente più condizionato dalle Nuove Indicazioni rispetto ai colleghi con esperienza: questo porterà col tempo a un cambiamento inevitabile. Le risposte collettive, che pure ci sono state, non sempre hanno portato a risultati immediati, come nel più recente caso dei contenuti di Filosofia. Questo, spesso, ha determinato un riflusso individualista. Molti insegnanti tentano di resistere all'attacco ministeriale facendosi scudo con la propria libertà di insegnamento. Ma l'obiettivo politico e sindacale dovrebbe essere quello di ristabilire una dimensione collettiva permanente, che vada al di là della singola battaglia.

▪︎ Il “problema sicurezza”

Il tema della sicurezza, come sappiamo, è cavalcato da questo governo, ma anche dall'opposizione parlamentare. È stato al centro del dibattito e ha caratterizzato anch'esso quest'ultimo anno scolastico. I pochi, comunque gravi, casi di cronaca sono stati utilizzati per stigmatizzare un'intera generazione e, in particolare, i ragazzi di origine straniera. I dati, però, ci dicono altro. Una ricerca pubblicata dalla rivista Il Mulino (rivistailmulino.it/a/la-violen…) dimostra con chiarezza che non esiste alcuna emergenza. Ma al ministro Valditara poco importa dei dati. Dopo aver creato il caso mediatico, con l'aiuto di stampa e opposizione, ha pensato bene a una risposta ad effetto, totalmente inutile e inutilizzata: l'introduzione dei metal detector! Quest'anno, però, è diventata pienamente operativa anche la riforma sul voto in condotta, molto più incisiva dei metal detector. Propagandata anch'essa per rispondere a un fantomatico quanto inesistente “problema educativo”, può in realtà essere usata come arma di ricatto nei confronti delle studentesse e degli studenti politicizzati, rendendo sempre più difficile l'organizzazione o la partecipazione ad occupazioni o autogestioni. La riforma ha reso molto più semplice mettere un'insufficienza, che si traduce automaticamente in una bocciatura. Prima della riforma Valditara per un 5 in condotta serviva l'unanimità del Consiglio di classe, mentre ora è sufficiente la maggioranza semplice. Alla fine dell'anno sono effettivamente aumentate le bocciature per il 5 in condotta, anche nei confronti dei giovanissimi studenti e studentesse delle scuole medie inferiori. Secondo i primi dati forniti dal Mim (Ministero dell'Istruzione e del Merito), i docenti hanno fatto soprattutto largo uso del 6 in condotta che, grazie alla riforma, genera un debito automatico (con l'obbligo di presentare un elaborato e fare un esame a settembre per non essere bocciati). Si tratta di una forma di ricatto che, di fronte a un reale problema educativo, non modifica di una virgola la situazione del ragazzo o della ragazza in questione. La riforma del voto in condotta ha fornito ai docenti una risposta punitiva a problemi (laddove realmente esistenti) che, invece, avrebbero bisogno di una risposta sistemica. Uno studente con comportamenti inadeguati mostra un malessere che andrebbe ascoltato e accolto, non soltanto punito. Servirebbero psicologi in ogni scuola, un numero maggiore di insegnanti in modo da poter seguire con cura tutte le necessità delle nuove generazioni. Servirebbe anche un tessuto sociale in grado di aiutare le famiglie in difficoltà e spazi in cui le ragazze e i ragazzi possano esprimersi liberamente. Ma è chiaro che tutto questo è molto lontano dal pensiero del ministro Valditara.

▪︎ Il consenso informato

Il disegno di legge sul consenso da parte dei genitori per i progetti di educazione sessuo-affettiva è un'altra testa d'ariete utilizzata dal Governo per far avanzare la propria visione conservatrice e retrograda. L'idea che sottende questa decisione ci fa fare un salto indietro di addirittura due secoli. In passato, infatti, i figli erano considerati proprietà esclusiva dei genitori, in particolare del padre. A partire dall'800, e poi più compiutamente durante il '900, i bambini e le bambine sono diventati soggetti di diritto e la loro educazione una responsabilità collettiva. In questo processo, l'istituzione della scuola pubblica, pur con tutte le storture dovute al sistema capitalistico, è stata una conquista fondamentale. Ora si tenta di tornare al primato dell'educazione impartita tra le mura domestiche. Inutile dire quanto, invece, sia importante che la formazione, intesa a 360°, resti e si rafforzi come patrimonio collettivo. La dimensione sessuo-affettiva fa parte dello sviluppo della persona, anche se non dobbiamo nasconderci che la scuola, così com'è oggi, non ha gli strumenti per seguire la crescita di studenti e studentesse in tutte le sue sfaccettature. Per poter affrontare adeguatamente la questione servirebbe una scuola pensata in modo diverso: con più ore, più docenti, più risorse e meno alunni per classe. Ma, anche se aggiungere un'ora di educazione sessuo-affettiva senza modificare null'altro non è la soluzione ideale, la scuola è senza dubbio il luogo deputato per affrontare certi argomenti.

▪︎ Il 4+2 di istituti tecnici e professionali

Un altro capolavoro di quest'anno scolastico è la controriforma degli istituti tecnici e professionali, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno. È la rappresentazione più pura della subordinazione della scuola al capitale. Si taglia un anno di percorso scolastico per rispondere alla necessità dei distretti industriali di immettere precocemente i giovani nelle aziende. Inoltre, si mutilano le discipline culturali e storiche a vantaggio dell’addestramento aziendale e dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l'Orientamento, nella realtà il più delle volte è lavoro non retribuito). La differenziazione, di gentiliana memoria, tra licei e scuole tecniche e professionali viene acuita ulteriormente. I plessi scolastici si trasformeranno in anticamere della fabbrica. Le aziende locali potranno addirittura salire in cattedra e modificare i programmi in base alle loro esigenze. Contro questo attacco gravissimo docenti e studenti si sono subito mobilitati; ci auguriamo che possano vincere questa battaglia. Ogni ragazzo e ogni ragazza ha diritto a una formazione il più completa possibile, non a essere trattato, sin dalla più tenera età, come pura forza-lavoro.

▪︎ La “Maturità”

Il Ministro del cosiddetto Merito non ha mancato di modificare anche l'Esame di Stato, che è tornato a chiamarsi Esame di Maturità, così come era stato definito durante il ventennio fascista. Le commissioni sono state ridotte da 7 a 5 membri, a parità di compenso. È stata, poi, eliminata l'interdisciplinarietà: al colloquio orale si presentano soltanto 4 discipline. Ciò significa, ad esempio, escludere Storia negli Istituti tecnici e professionali. Valditara ha inoltre aggiunto, da quest'anno, l'attribuzione di 5 punti in base al “grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità dello sviluppo dell'individuo”. Un parametro totalmente soggettivo e, naturalmente, classista. Pensiamo, ad esempio, a chi vive in condizioni di marginalità ed è privato dei mezzi materiali per coltivare le proprie inclinazioni e il proprio benessere: dovrebbe forse essere giudicato carente sul piano dello “sviluppo personale”? Ovviamente la gran parte dei docenti si è detta contraria a utilizzare questo parametro valutativo anti-pedagogico, per cui i 5 punti verranno in realtà attribuiti, nella stragrande maggioranza dei casi, in base al risultato della prova d'esame. Resta, però, il tentativo da parte del Ministro di umiliare ancora una volta le studentesse e gli studenti che non si allineano, per volontà o per necessità, ai suoi schemi reazionari.

▪︎ Un bilancio

Il bilancio di quest'anno scolastico non lascia spazio a interpretazioni: la scuola pubblica è sotto un attacco frontale che mira a scardinarne la residua funzione emancipatrice. È necessario e urgente ricostruire un fronte unico di classe che riunisca studenti, studentesse, docenti e lavoratori e lavoratrici del settore. Purtroppo finora le risposte, seppur presenti, non sono state all'altezza degli attacchi subiti. Serve un salto di qualità immediato, pena la perdita definitiva di una conquista fondamentale come lo è stata la scuola pubblica.


log.livellosegreto.it/colletti…