FINALMENTE UNA DOMANDA DA GIORNALISTA
In un vertice dove molti si limitano a fare da megafono ai potenti, il giornalista dell’agenzia danese Ritzau ha fatto semplicemente ciò che dovrebbe fare chiunque eserciti questo mestiere: porre una domanda scomoda.
Ha chiesto a Mark Rutte se non provi alcun disagio nel restare in silenzio accanto a Donald Trump mentre parla di conquistare la Groenlandia, minacciare alleati come la Spagna e aprire nuovi fronti di guerra commerciale.
La risposta? Nessuna risposta. Solo un elogio a Trump e alla “NATO più forte”.
Il problema non è Trump, che dice apertamente ciò che pensa. Il problema è una NATO che pretende di impartire lezioni al mondo su diritto internazionale, sovranità e valori democratici, salvo poi sprofondare nel silenzio quando quelle stesse regole vengono messe in discussione da Washington. È questa la misura della sua credibilità: inflessibile con gli avversari, afona con il proprio padrone.
Per questo quella domanda meritava una risposta. E invece ha ottenuto un inchino.
La storia ricorda chi ha avuto il coraggio di fare la domanda. Molto più raramente ricorda chi ha scelto di abbassare lo sguardo.
Chapeau al giornalista.