A distanza di tempo, la verità emergerà...

“FORSE GLI USA HANNO BISOGNO DI UN ALTRO 11 SETTEMBRE”

Fermiamoci un attimo.

Non sulla guerra.
Non sull’Iran.
Non su Israele.

Sulla frase.

Perché quando un commentatore vicino agli ambienti della sicurezza israeliana scrive che gli Stati Uniti avrebbero bisogno di “un altro Pearl Harbor o un altro 11 settembre”, sta evocando due eventi che nella memoria collettiva americana rappresentano il trauma nazionale per eccellenza.

E qui nasce un problema.

Perché nella storia le guerre sono spesso iniziate dopo eventi traumatici, attentati, incidenti, provocazioni, casus belli più o meno limpidi.

Dal Golfo del Tonchino alle armi di distruzione di massa irachene, la politica internazionale non è esattamente un monastero di clausura.

Per questo una frase del genere non appare come una semplice provocazione.

Suona come un avvertimento.

O peggio, come un ragionamento inquietante: serve una tragedia per convincere gli americani.

Naturalmente nessuno può sapere cosa intendesse davvero.

Ma quando qualcuno arriva a dire che una nazione “ha bisogno” di un nuovo 11 settembre, apre inevitabilmente la porta alle interpretazioni più oscure.

Perché la domanda successiva nasce spontanea.

Se davvero fosse necessario un nuovo trauma per orientare l’opinione pubblica americana… chi dovrebbe provocarlo?

I nemici?

Gli amici?

Oppure qualcuno interessato a far credere che siano stati i nemici?

Domande scomode.

Domande che nessun giornalista serio dovrebbe mai costringere il pubblico a porsi.

Ed è proprio questo il punto.

Quando inizi a parlare di un nuovo 11 settembre come di uno strumento politico, hai già oltrepassato una linea che non avresti dovuto nemmeno avvicinare.

Don Chisciotte

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Ah e chi l’avrebbe mai detto?!… Stavolta non sembra essere stato Putin… Hanno stati gli altri, gli USA, la NATO. E allora, se sono biolab occidentali e libbberali, sono biolab buoni, da lì possono uscire solo carezze, morbidezze, tenerezze. Non preoccupiamoci, niente di grave incombe su di noi rimanendo in queste alleanze… Buongiorno amici miei 💪♥️🦁
PS mi sa che anche a sto giro li complottisti c’avevano ragggione…

Paolo Borgognone

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Il ct dell'Iran ha dichiarato che la sua nazionale è "la più oppressa della storia", niente presidente, niente direttore, niente media al seguito, spostamenti continui perché vietato sostare negli Stati Uniti. Atleti trattati come ostaggi di una guerra.
La Russia è stata direttamente esclusa dai mondiali e in generale dalle competizioni internazionali. Sparita.

Intanto Israele gioca tranquillamente. Partecipa, compete, viene accolto. Non si è qualificato ai mondiali di calcio altrimenti ce lo ritroveremmo anche lì.

Gli stessi che prendono tali decisioni sono quelli che insegnano i "valori universali dello sport".

I "valori universali" valgono per tutti, tranne per chi decide chi è universale.

WI

Weltanschauung Italia

Domani inizia il Mondiale più vergognoso della storia recente — e non per quello che succederà in campo. L'Iran ha il divieto di pernottamento negli USA. L'arbitro somalo Omar Artan è stato rispedito a casa dopo 11 ore di interrogatorio e visto negato. Il delegato iracheno Hussein arrestato e tenuto fermo per 7 ore. Le delegazioni di Uzbekistan e Senegal perquisite con cani antidroga e metal detector come se entrassero in un carcere. Atleti, arbitri e funzionari trattati da sospettati. La FIFA che non dice una parola. Infantino che stringe la mano a Trump e sorride per le foto. Questo non è un torneo sportivo. È una dimostrazione di potere con un pallone in mezzo. Buon Mondiale — a chi riesce ancora a goderselo.

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E questo non si chiama interferenza o ricatto? Le merde europeiste poi fanno le ipocrite, scandalizzandosi e gridando contro le altre ipotetiche interferenze.

L'UE chiede alla Georgia di imporre sanzioni contro la Russia in cambio del mantenimento del regime senza visti, ha dichiarato il presidente del parlamento georgiano Shalva Papuashvili.

«Ci dicono che se vogliamo il regime senza visti, dobbiamo imporre sanzioni contro la Russia, cioè compiere un suicidio. Se distruggiamo e devastiamo noi stessi, chi viaggerà senza visto nell'Unione Europea? Ci chiedono di distruggere il nostro paese imponendo sanzioni contro la Russia e di allinearci alla politica dei visti dell'Unione Europea. Non distruggeremo il paese, anche se Bruxelles vuole trasformare il visto in un'arma politica», — Shalva Papuashvili.

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Ciò che sta avvenendo in Albania, con la cessione dell'isola di Sazan a Kushner e soci, è solo un'anticipazione di quanto avverrà su scala più ampia nell'intero sistema di isole del Mediterraneo. Il pensatore e geopolitico belga Jean Thiriart, tempo fa, fece notare come, dallo stretto di Gibilterra fino a Cipro, il fu Mare Nostrum fosse (ed è) centrale per il controllo nordamericano dell'Europa attraverso le diverse installazioni NATO sul sistema di isole che dalla Sardegna e la Sicilia (vero e proprio feudo USA in Italia) arriva proprio a Cipro, passando per Malta (Malta non è parte della NATO ma ospita una delle più grandi ambasciate USA in Europa) e Creta. Bene, oggi Israele si sta progressivamente sostituendo alla NATO. Cipro è piuttosto compromessa; come Creta dopotutto, entrambe inserite nello schema infrastrutturale gasifero dell'EastMed a trazione israeliana. A Cipro parte del territorio acquisito dalle società israeliane è ormai inaccessibile ai ciprioti (da non dimenticare che la stessa Cipro è stata utilizzata da tanti oligarchi ucraini con doppio passaporto per i loro schemi di riciclaggio di denaro sporco). Creta, così come la vicina penisola greca del Peloponneso, è divenuta una base operativa per l'addestramento dei piloti israeliani (Grecia e Israele oggi sono alleati su più livelli). Enclavi sioniste sono già presenti in Albania, dove c'è pure la base del movimento terroristico MeK; una vera e propria setta pseudo-religiosa di oppositori alla Repubblica Islamica dell'Iran che viene elogiata con frequenza pure dalle nostre istituzioni. Il MeK ha spesso operato in Iran in cooperazione con il Mossad per assassinare scienziati, personalità politiche e militari iraniane, e pure semplici civili, come avvenne nel corso dell'operazione "Luce Eterna" alla fine del conflitto tra Iran e Iraq. Sull'altro lato del Mare Adriatico, Israele è presente nel Salento con progetti "coloniali" simili a quelli costruiti a Cipro. In Sardegna, invece, sono stati inviati in congedo (a riposare) tanti uomini dell'IDF, evidentemente stanchi di sparare sui minori a Gaza. Non dimentichiamoci, inoltre, che l'Italia, nel 2023, ha letteralmente ceduto la sua cybersicurezza a compagnie israeliane, con tutto ciò che questo può comportare in termini di furto dati e così via. In altre parole, il fu Mare Nostrum sta diventando un "mare israeliano". Da capire come reagirà la Turchia, già indicata come nuova minaccia esistenziale da politici e uomini dell'intelligence di Tel Aviv. E da non dimenticare il fatto che Israele sta cercando di prendere possesso dei giacimenti di gas di a largo di Gaza e del Libano meridionale.
In conclusione, vorrei dire due parole sul genero di Trump, Jared Kushner. Questi è l'erede della società immobiliare Kushner Companies, fondata dal padre Charles, amico intimo di Bibi Netanyahu. Charles è stato condannato per diversi reati negli USA (evasione fiscale, corruzione di testimoni ed altro) per poi essere graziato da (indovinate da chi?) Donald Trump, nel corso del suo primo mandato. Da consigliere dello stesso Trump, Jared Kushner, vicino alla setta messianica guidaica Chabad Lubavitch, ha avuto un'influenza notevole sulle scelte del presidente USA per ciò che concerne la politica mediorientale. È stato dietro gli accordi di Abramo ed il cosiddetto "piano del secolo" per porre fine al conflitto israelo-palestinese (in realtà, una sorta di Israele prende tutto). Ed ha avuto un ruolo di rilievo anche nella creazione del (già fallito) Board of Peace per Gaza. Inoltre, è sua l'idea della Trump Riviera sempre a Gaza, con la popolazione palestinese da cacciare o da ridurre in schiavitù economica.
Kushner, pochi lo sanno e/o ammettono, prese in prestito quasi 200 milioni di dollari dalla società di Leon Black (Blachowitz), amico intimo e compagno di orge di Jeffrey Epstein. Il prestito era funzionale all'acquisto e ricostruzione di un grattacielo (emblema dell'impero immobiliare Kushner) situato al simbolico numero 666 della fifth avenue a New York.

Daniele Perra