Da oltre 6 mesi, in Lombardia, Domenico attende una risposta per poter accedere al suicidio assistito
“Ho perso le speranze in un esito positivo e in tempi ragionevoli per la mia situazione. Vivo una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza”, afferma l’uomo, 59 anni, affetto da sclerosi multipla
Si tratta di una violazione delle linee guida regionali. Nel frattempo, continua la raccolta firme per Liberi Subito
Domenico è un 59enne lombardo, affetto da sclerosi multipla. A seguito dell’aggravarsi dei sintomi e delle sofferenze provocate dalla patologia da cui è affetto dal 2009, a novembre scorso ha fatto richiesta alla propria azienda sanitaria per la verifica delle condizioni previste dalla “sentenza Cappato/Antoniani” per poter accedere al “suicidio assistito”.
Da quel momento, però, nonostante tutte le visite mediche a cui è stato sottoposto, non ha ancora ricevuto un riscontro dalla ASL. Non sa ancora, quindi, se secondo l’azienda sanitaria possiede tutti i requisiti previsti dalla Corte costituzionale per accedere al suicidio assistito. Ma la malattia continua a progredire e i sintomi a peggiorare.
Domenico riesce a stento a muovere soltanto la mano sinistra, avvertendo inoltre dolori insopportabili in tutto il corpo; è assistito quotidianamente dai suoi caregivers per l’espletamento di ogni attività quotidiana. Senza la loro assistenza non potrebbe provvedere ai suoi bisogni, e morirebbe di stenti, in preda ad atroci sofferenze.Viene sottoposto a clisteri e manovre di evacuazione manuale, assume una copiosa terapia antalgica e farmaci antitrombotici al fine di prevenire la recidiva di una trombosi polmonare, che l’aveva già colpito in passato.
Dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato
“Il trattamento subito da Domenico è in palese violazione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale, secondo cui la risposta alle persone che chiedono la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito deve arrivare in tempi celeri e con procedure chiare. Dopo oltre sei mesi dalla richiesta e numerose visite mediche dal contenuto ampiamente ripetitivo, il protrarsi dell’attesa appare ingiustificabile e incompatibile con le gravissime condizioni cliniche del paziente”.
Aggiunge Filomena Gallo: “Le linee guida approvate dalla Regione Lombardia avrebbero dovuto garantire tempi certi e uniformità procedurale. Assistiamo invece a grandi differenza tra le diverse aziende sanitarie e ritardi che costringono le persone malate ad affrontare ulteriori sofferenze e ad avviare azioni legali per vedere riconosciuti diritti già affermati dalla Consulta”.
Conclude Marco Cappato: “Chiediamo alla Regione Lombardia di intervenire affinché il diritto all’autodeterminazione non debba dipendere dall’inerzia delle aziende sanitarie. Per questo proseguiamo la raccolta firme sulla proposta di legge regionale ‘Liberi Subito’, per garantire procedure certe, trasparenti e rispettose delle scelte delle persone”.
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