Proiezione con dibattito del docufilm su Marco Pannella, con Marco Cappato e Filomena Gallo


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L’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS organizza la proiezione del docufilm

Marco Pannella. Uno scandalo inintegrabile


📍FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli, via Portacarrese a Montecalvario 69, Napoli
📅 Venerdì 11 settembre 2026
🕘 Ore 19.00
BIGLIETTI QUI


Il docufilm è dedicato alla figura e all’eredità politica di Marco Pannella e sarà un’occasione per ripercorrere le sue battaglie a dieci anni dalla sua morte, e confrontarsi sull’attualità del suo pensiero e del suo metodo politico. Al termine della proiezione, seguirà un dibattito con:

  • Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Carlo Puca, assessore alla Partecipazione del Comune di Napoli;
  • Ernesto Caccavale, giornalista e politico

Modera il dibattito Lorenzo Mineo, tesoriere di Eumans.

È possibile acquistare il biglietto online garantendo il proprio posto a questo link ad un prezzo di 5 euro + diritti di prevendita, oppure in loco, al prezzo di 3,50. I proventi serviranno a sostenere i costi della rassegna cinematografica a cura di FOQUS.

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Fabio Mussi, uno dei pochi Ministri a frequentare l’Associazione Luca Coscioni


L’Associazione Luca Coscioni si unisce al cordoglio di amici e compagni di Fabio Mussi nel giorno della sua morte. Aperto al dialogo con il movimento radicale si dagli anni del crollo dell’Unione Sovietica, Mussi è stato uno dei pochi ministri che non ha fatto mancare la sua presenza ai confronti organizzati dall’Associazione Luca Coscioni sia nella campagna referendaria contro la Legge 40 del 2004, sia quando fu ministro della Ricerca.

Qui il ricordo di un suo intervento a un Consiglio Generale dell’Associazione di 20 anni fa

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Suicidio medicalmente assistito: servono procedure di garanzia comuni in tutte le Regioni


La Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica e Associazione Luca Coscioni trasmettono agli Assessorati alla Salute il primo protocollo italiano per la valutazione della capacità decisionale


La Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica e l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica hanno inviato agli Assessorati alla Salute delle Regioni e delle Province autonome un protocollo tecnico che definisce, in modo operativo, come accertare la capacità di prendere decisioni libere e consapevoli nelle richieste di suicidio medicalmente assistito.

In assenza di una legge statale, a quasi sette anni dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019, le procedure sono affidate ai Servizi sanitari regionali: quattro Regioni si sono dotate di una legge sulle modalità organizzative, altre hanno adottato atti amministrativi, altre ancora procedono caso per caso. Ne deriva che la stessa richiesta può ricevere risposte diverse a seconda del territorio e del professionista incaricato. Su un diritto fondamentale, in una procedura che non ammette correzioni successive, la disomogeneità delle garanzie non è accettabile.

L’accertamento della capacità decisionale è l’unico presupposto che richieda una valutazione clinica di natura psicopatologica ed è, al tempo stesso, quello privo di riferimenti metodologici condivisi. Il protocollo proposto dalla SIEP colma questo vuoto: nessuna diagnosi psichiatrica costituisce di per sé motivo di esclusione; la valutazione è individualizzata e condotta con strumenti validati; sono previsti almeno due colloqui a distanza di giorni, di cui uno riservato in assenza di terzi; è obbligatorio il parere di un secondo psichiatra indipendente quando la componente psichiatrica è rilevante; ogni giudizio di non idoneità va motivato per iscritto.

Il documento non interviene sui requisiti di accesso, riservati al legislatore statale: definisce come si valuta, non chi ha diritto. Si colloca perciò nello spazio organizzativo e procedurale che la Corte costituzionale ha riconosciuto alle Regioni con la sentenza n. 204/2025 ed è adottabile con atto amministrativo anche dove non esista una legge regionale.

“Finché non ci sarà una legge nazionale, l’uniformità delle garanzie dipende dalle Regioni. Chiediamo di adottare procedure comuni, di formare i componenti delle Commissioni di valutazione e di rendere pubblici, in forma aggregata, gli esiti”, dichiarano Fabrizio Starace (SIEP) e Marco Cappato (ALC).

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Alessandro Gerardi a Lodi per il seminario “Oltre le barriere”

📍 Teatrino Giannetta Musitelli, Via Paolo Gorini 21, Lodi
📅 Venerdì 18 settembre 2026
🕔 Ore 17:00 – 20:00


Alessandro Gerardi, avvocato e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al seminario “Lodi oltre le barriere. L’accessibilità come valore urbano”, dedicato al PEBA di Lodi, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche. L’iniziativa, promossa dalla Consulta della disabilità del Comune di Lodi, sarà un’occasione di confronto sull’accessibilità degli spazi urbani e sul ruolo dei PEBA come strumenti fondamentali per garantire piena partecipazione e libertà di movimento. Interverranno, insieme ad Alessandro Gerardi, Dino Angelaccio e Armando De Salvatore. A seguire, dibattito aperto con la cittadinanza.

Il seminario è accreditato dagli ordini professionali indicati in locandina, con riconoscimento di crediti formativi. Maggiori informazioni e modalità di iscrizione sono disponibili nella locandina al seguente link.

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Filomena Gallo e Marco Cappato a Salerno per “Desideri e diritti: il coraggio delle idee”

📍 Via Filippo Patella 2/6, Salerno
📅 Sabato 12 settembre
🕥 Ore 10:30


La Cellula Coscioni Salerno organizza l’incontro “Desideri e diritti: il coraggio delle idee. Lo stato delle battaglie civili tra leggi, politica e persone”, con la partecipazione di Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Sofia Campana, coordinatrice della Cellula Coscioni Salerno.

L’iniziativa sarà un momento di confronto pubblico sullo stato delle battaglie civili nel nostro Paese, sul rapporto tra diritti, politica e partecipazione, e sul ruolo dei territori nel rendere concrete le libertà fondamentali.

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La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT


📍Ospedale “Cervesi” di Cattolica, Via Ludwig Van Beethoven 1, Cattolica (RN)
📅 Giovedì 3 settembre 2026
🕠 Dalle ore 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), per approfondire i propri diritti sul fine vita e sul testamento biologico. Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017 e quali strumenti sono disponibili per l’autodeterminazione nelle scelte di cura.

Per maggiori info cellularimini@associazionelucacoscioni.it

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

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È venuto a trovarmi Dargen D'Amico. Insieme abbiamo discusso del cosa significhi oggi etichettare le canzoni come politiche, del tema migrazioni e delle sostanze illegali, dell'impatto che hanno i social sulla creazione artistica, e del ruolo della musica in tutte queste trasformazioni.

Qui il video sulla mia istanza PeerTube: video.marcocappato.it/w/rrmWM2…


Politica, TikTok e la rivolta delle macchine, con Dargen D'Amico


Ho incontrato Dargen D'Amico, rapper e cantautore, e insieme ci siamo chiesti cosa significa fare politica oggi. È solo una questione di palazzi, partiti ed egoismo di potere, o può essere un atto quotidiano di cura e solidarietà verso la collettività?

Dal disincanto verso la classe politica abbiamo allargato lo sguardo alle contraddizioni che affrontiamo tutti i giorni: l'antiproibizionismo e i doppi standard culturali tra vino e cannabis, la trappola dell'iperconnessione e dei social network, l'approccio che abbiamo verso il tema delle migrazioni, fino all'impatto dell'intelligenza artificiale e al paradosso del monopolio tecnologico. Un dialogo a ruota libera tra la fatica di restare umani e la necessità di guardare al futuro con lucidità.

✍️ Iscriviti alla mia newsletter: marcocappato.substack.com/subs…
È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

Se vuoi inviarmi domande o riflessioni, scrivimi a marcocappato@substack.com


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🇪🇺 Eumans: eumans.eu/

Con il supporto dell'Associazione Luca Coscioni
🐐 Powered by Biquette: instagram.com/biquette.it/

00:00 Intro
01:01 I pregiudizi contro la politica
05:39 Può esserci una democrazia diversa?
12:20 Perché non proibire le sostanze
16:16 Piattaforme digitali e creazione artistica
23:58 Dare valore alla comunità
28:02 Perché c'è resistenza contro le migrazioni
33:46 Diritto alla scienza e accesso alle cure
40:22 Velocità tecnologica, potere e monopoli digitali
45:34 Responsabilità personale e disobbedienza civile
49:09 Cosa è successo alla musica
53:45 Domanda trappola


Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Il Veneto ha approvato la nostra legge sul fine vita. La quarta regione a farla, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.

Continueremo a batterci finché questo risultato non sarà raggiunto in tutta Italia.
Chiedi anche al tuo Consiglio regionale di fare lo stesso: associazionelucacoscioni.it/la…

Il Veneto è la quarta Regione ad approvare una norma sul fine vita che parte dalla nostra PDL “Liberi Subito


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Si tratta della prima Regione guidata da un esecutivo di centro-destra

Esultano Filomena Gallo e Marco Cappato, presenti nella maratona consiliare di due giorni: “dal Veneto una scelta attenta ai diritti di chi soffre invece che agli ordini di partito. Proporremo la nostra legge in tutte le altre Regioni”


Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna il Veneto è la quarta Regione (la prima a guida di centro-destra) ad aver adottato una norma che parte dalla proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, aggiornata sulla base delle recenti sentenze della Corte.

La legge non modifica i diritti stabiliti dalla Corte costituzionale, ma disciplina l’organizzazione del Servizio sanitario regionale, definendo procedure senza ingiustificati ritardi, per la verifica delle condizioni delle persone che chiedono di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria, in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale.


➡ Dichiarazione di Marco Cappato e Filomena Gallo


“Dal Veneto arriva finalmente una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre. L’approvazione della legge in Veneto conferma che ‘Liberi Subito’ è una proposta che non appartiene a un partito o a uno schieramento, proprio perché è fondata sulla Costituzione, ed è di fondamentale importanza per dare concreta attuazione al diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, già riconosciuto dalla Corte costituzionale grazie alle nostre azioni di disobbedienza civile.

Sono stati approvati anche emendamenti che garantiscono tempi ragionevoli dell’intera procedura, a tutela della dignità della persona e in linea con i più recenti pronunciamenti costituzionali sulle leggi delle regioni Toscana e Sardegna.

Siamo grati ai 9.000 cittadini che hanno sottoscritto la proposta di iniziativa popolare, e alle Consigliere e ai Consiglieri della Regione Veneto che hanno approvato la nostra legge, pensata per evitare che persone affette da sofferenze insopportabili e irreversibili debbano restare ostaggio di veri e propri calvari burocratici e debbano attendere mesi o anni prima di ottenere una risposta.

Mentre il Parlamento continua a non intervenire, sono le Regioni che possono garantire alle persone malate procedure certe, uniformi e trasparenti, per dare garanzie alle persone che soffrono e al personale sanitario.

La legge garantisce la piena applicazione della sentenza ‘Cappato-Antoniani’ della Corte costituzionale, con cui è stato reso legale nel nostro Paese il ‘suicidio assistito’ a specifiche condizioni.

Il nostro traguardo rimane ora l’estensione della legge ‘Liberi Subito’ a ogni Regione italiana dove, pur essendo l’aiuto medico alla morte volontaria già legale in virtù delle pronunce della Consulta, mancano ancora garanzie chiare su tempi e percorsi operativi per pazienti e personale sanitario. Proseguiremo inoltre nel garantire supporto e chiarezza sui diritti di fine vita tramite il nostro Numero Bianco (06 9931 3409), fornendo informazioni e assistenza anche su disposizioni anticipate di trattamento e cure palliative”.

➡ Approfondimento: lo stato dell’arte Regione per Regione

Regioni con legge approvata dal Consiglio Regionale (4)
Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna, Veneto;
Regioni e Province autonome con discussione del testo attualmente in corso (3)


Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento e Umbria;

Regioni con proposta depositata, prossima al deposito e in attesa di avvio dell’iter (8)


Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sicilia. In Lombardia il deposito svolgerà il 15 settembre, mentre in Piemonte il 29 settembre;

Regioni in cui è ancora in corso la raccolta firme (2)


Calabria e Lazio;

Regioni in cui è la proposta non è stata ancora depositata (4)


Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta

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Oggi siamo stati auditi al Consiglio provinciale di Trento per “Liberi Subito”


Nella giornata odierna è atteso il voto in Veneto

Filomena Gallo commenta: “Regioni e Province autonome possono dare una risposta concreta alle persone malate, nel rispetto della Corte costituzionale


Si è tenuta oggi, presso la Quarta Commissione permanente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, l’audizione di Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e avvocata cassazionista, e di Giulia Crivellini, avvocata e membro di Giunta dell’Associazione, nell’ambito dell’esame della proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta dalla campagna “Liberi Subito”, che disciplina gli aspetti organizzativi e procedurali relativi all’accesso al suicidio medicalmente assistito.

La proposta, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e sottoscritta da 7.800 cittadine e cittadini trentini, è attualmente all’esame della Provincia autonoma di Trento.

L’audizione si svolge in una fase particolarmente significativa per le iniziative territoriali sul fine vita: oggi in Veneto è atteso il voto del Consiglio regionale sulla proposta di legge relativa alle procedure per il “suicidio medicalmente assistito”, mentre in Trentino prosegue l’iter della proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito”.

“Chiediamo che anche nella Provincia autonoma di Trento sia garantita una procedura pubblica, certa e trasparente per l’applicazione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale – dichiara Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e avvocata cassazionista. – La proposta, sostenuta da 7.800 firme di cittadine e cittadini trentini, non introduce nuovi requisiti e non modifica l’art. 580 del codice penale: organizza il Servizio sanitario provinciale perché svolga i compiti che la Consulta gli ha già affidato, con verifiche rigorose, multidisciplinari e rispettose della volontà libera e consapevole della persona. Una procedura chiara tutela le persone e previene abusi, pressioni e condizionamenti”.

Nel corso dell’audizione, Giulia Crivellini, avvocata e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, si è soffermata in particolare sui profili tecnici e amministrativi della proposta e sugli adeguamenti del testo alla più recente giurisprudenza costituzionale, con particolare riferimento alle sentenze n. 204 del 2025 e n. 148 del 2026.

“L’esperienza di questi anni dimostra che il ricorso al giudice è diventato necessario soprattutto quando il Servizio sanitario non ha preso in carico le richieste o non ha concluso le verifiche. Una disciplina provinciale chiara può evitare questi ritardi e rendere effettive le garanzie già stabilite dalla Corte costituzionale”, conclude Gallo.

La Quarta Commissione, presieduta da Maria Bosin, ha programmato due sedute dedicate alle audizioni e altre due alla discussione del testo, con l’obiettivo di arrivare successivamente alla votazione in Commissione.

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L’amicizia, il rispetto e la libertà di scegliere: il ricordo di Domenico del suo amico e amministratore di sostegno


Il 25 agosto 2026 Domenico Zuccarella, 59 anni, di Giussano, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, ha avuto accesso alla morte volontaria medicalmente assistita. È il terzo caso in Lombardia e il primo in cui l’intero percorso è stato gestito dal Servizio sanitario regionale: dalla verifica delle condizioni fino all’organizzazione e all’assistenza nella fase attuativa. Un percorso durato mesi, accompagnato dall’Associazione Luca Coscioni e dal collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, e nel quale ha avuto un ruolo importante anche Stefano, amico di Domenico da quarant’anni e, dal luglio 2024, suo amministratore di sostegno.

Una figura che spesso rimane sullo sfondo, ma che può diventare fondamentale quando una persona fragile deve affrontare non soltanto le conseguenze della propria condizione, ma anche una complessa macchina amministrativa. Stefano è stato a fianco di Domenico fino all’ultimo istante: “Voleva che la sua storia potesse essere utile ad altri”.

Stefano, partiamo dal suo ruolo. Che cosa significa essere amministratore di sostegno?


Essere amministratore di sostegno significa, prima di tutto, accompagnare una persona nell’affrontare una serie di necessità concrete che, in condizioni di particolare fragilità, possono diventare molto difficili da gestire autonomamente. Nel caso di Domenico tutto è cominciato quando le sue condizioni di vita sono cambiate. Dopo una crisi è stato ricoverato e sono riuscito a trovare per lui una sistemazione. È stato l’assistente sociale a suggerirmi di diventare amministratore di sostegno. L’11 luglio 2024 ho prestato giuramento davanti alla giudice tutelare. Da lì è iniziata un’altra parte dell’avventura: quella con la burocrazia.

Una burocrazia che può rivelarsi particolarmente difficile per una persona nelle condizioni di Domenico.


Sì. E credo che questo sia un tema sul quale sarebbe importante riflettere. Si parla tanto di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, poi scopri la realtà quando devi seguire pratiche, richieste, documenti, l’ISEE sociosanitario, rendicontazioni da presentare al giudice tutelare senza la possibilità di usare la PEC. Un amministratore di sostegno deve, in qualche modo, “cavalcare” questa burocrazia. E ci sono situazioni molto semplici che diventano complicate: un contratto, un abbonamento telefonico, una richiesta di supporto al Comune, un rapporto con la banca. Sarebbe utile prevedere percorsi più semplici,corsie preferenziali e condizioni di favore garantite per persone che si trovano in condizioni di particolare fragilità.

Stefano, cosa le rimane più impresso di questo percorso?


Le persone. In una situazione così complessa e delicata ci si aspetta di dover affrontare soprattutto procedure e aspetti amministrativi. Invece abbiamo incontrato un’équipe straordinaria che ha accompagnato Domenico nella procedura di MMA. I professionisti che hanno seguito Domenico sono stati eccezionali per competenza, preparazione e professionalità, ma soprattutto per la loro umanità e delicatezza. Hanno saputo accompagnarlo con rispetto in ogni fase del percorso, spiegando ogni passaggio e facendoci sentire sempre ascoltati. In momenti così difficili la qualità umana fa la differenza, e noi abbiamo incontrato persone che, oltre a svolgere il proprio lavoro in modo impeccabile, hanno saputo prendersi cura di Domenico con autentica sensibilità.

Anche la struttura dove Domenico viveva ha avuto un ruolo importante.


Assolutamente sì. Il team della RSD che lo ha accolto e accompagnato negli ultimi anni gli è stato vicino con un affetto sincero e con grande rispetto della sua volontà. Tutti hanno custodito con discrezione e riservatezza ogni fase di questo percorso. Eppure negli sguardi di chi si prendeva cura di lui ogni giorno si leggeva anche la fatica umana del distacco. Domenico era molto amato e questo affetto reciproco era evidente. Credo che abbia trovato un luogo capace di farlo sentire accolto, rispettato e compreso fino all’ultimo.

Che ruolo hanno avuto gli amici?


Quello che hanno sempre avuto nella sua vita: essergli accanto. Domenico non è mai stato solo. Negli anni gli amici gli sono rimasti vicini condividendo momenti semplici ma preziosi: un pranzo, una chiacchierata, un ricordo, una risata. Nonostante la sofferenza che la malattia comportava, riusciva ancora a regalarci momenti di serenità. Se è vero che noi abbiamo cercato di donargli amicizia e vicinanza, è altrettanto vero che abbiamo ricevuto molto da lui. La sua forza, la sua ironia e la sua capacità di guardare gli altri con generosità ci hanno accompagnati fino alla fine.

Arriviamo alla fase più delicata, la richiesta di accesso alla morte volontaria. Come l’avete affrontata?


Domenico aveva espresso con chiarezza la sua volontà. Per me la scelta era semplice nel senso più profondo: chi sono io per dire di no a una persona che, dopo anni di sofferenza e davanti a dolori enormi, mi chiede di aiutarla a portare avanti la propria decisione? Io sono stato un amministratore di sostegno un po’ anomalo, forse, visto che normalmente sono avvocati nominati da un giudice, ma ho cercato semplicemente di stare accanto a Domenico. Il percorso è stato lungo e abbiamo dovuto rivolgerci all’Associazione Luca Coscioni che ci ha aiutato con l’assistenza di Filomena Gallo e del suo team legale. Ma alla fine il 31 luglio è arrivato il parere favorevole avviando un periodo di “serena sofferenza” per chi gli era vicino.

Domenico ha scelto di mantenere il massimo riserbo sulla sua decisione.


Era una scelta a cui teneva molto. Chiese che non venisse reso noto il luogo in cui viveva, soprattutto per non turbare gli altri ospiti della struttura. Allo stesso modo volle mantenere riservati il parere favorevole ricevuto, la data che aveva scelto e il luogo in cui avrebbe concluso il suo percorso. Tutto questo è stato rispettato con la massima attenzione. La sua volontà era che la notizia diventasse pubblica soltanto dopo la sua morte. Non per parlare di sé, ma perché sperava che la sua esperienza potesse essere utile ad altre persone che vivevano condizioni simili alla sua. Anche l’ultima decisione che ha preso racconta molto di chi fosse Domenico: ha scelto di donare il proprio corpo alla scienza. Un gesto di grande generosità, coerente con il desiderio di lasciare qualcosa agli altri anche dopo la sua scomparsa.

Come desidera ricordarlo?


Prima di tutto come un amico. Abbiamo condiviso oltre quarant’anni di vita, di ricordi, di avventure e di affetto reciproco. Negli ultimi giorni Domenico era sereno, in pace con la scelta che aveva maturato. Il ricordo più forte che porto dentro è il suo sorriso. Ci ha lasciato circondato dall’affetto degli amici, dalla vicinanza degli operatori che si sono presi cura di lui con straordinaria sensibilità e dalla professionalità delle persone che lo hanno accompagnato in questo percorso. Fino all’ultimo ha pensato agli altri. Credo che il modo più bello per ricordarlo sia proprio questo: un uomo che ha affrontato la sofferenza con dignità, che ha scelto nel rispetto dei propri valori e che, anche nel momento finale della sua vita, ha cercato di lasciare una strada aperta a chi verrà dopo di lui….ce molto ancora da fare!

Ci ha lasciato sereno. E con un sorriso.

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Nuovi LEA, vecchi ostacoli: il diritto alla salute non può fermarsi davanti alla burocrazia spiega Alessandro Bardini


Alle persone con disabilità il nostro ordinamento riconosce diritti fondamentali. Ma cosa accade quando, per poterli esercitare concretamente, è necessario rivolgersi a un avvocato e arrivare davanti a un giudice? È una domanda che è tornata con forza nella recente vicenda di Christian Durso, sostenuto dall’Associazione Luca Coscioni e assistito dall’avvocato Alessandro Bardini davanti al Tribunale di Napoli.

Al centro del procedimento, il diritto a ottenere dalla propria ASL la carrozzina elettronica prescritta dagli specialisti: non semplicemente un ausilio qualsiasi, ma quello ritenuto più adeguato alle sue specifiche esigenze. La vicenda, conclusasi con il riconoscimento da parte del Tribunale che le persone con disabilità hanno diritto a ricevere dalla propria ASL l’ausilio più adatto, apre una riflessione più ampia sui nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e la lontananza tra la disciplina amministrativa e la complessità concreta della disabilità. Perché un ausilio non è mai soltanto un oggetto.

È uno strumento che può determinare la possibilità di muoversi, comunicare, lavorare, studiare, partecipare alla vita sociale e, in definitiva, vivere con maggiore autonomia. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Alessandro Bardini.

Avvocato Bardini, partiamo dai nuovi LEA. Qual è il principale problema che emerge oggi?


I nuovi LEA rappresentano, semplificando, l’insieme delle prestazioni e degli ausili riconosciuti alle persone con disabilità nell’ambito dell’assistenza protesica. L’ausilio è quello strumento che consente alla persona di compensare, per quanto possibile, un deficit motorio, intellettivo o relazionale. Per anni abbiamo chiesto che il vecchio nomenclatore venisse adeguato all’evoluzione tecnologica e alle esigenze della vita reale. Il problema è che, una volta arrivati i nuovi LEA, ci siamo trovati di fronte a nuove difficoltà nell’autorizzazione e nel riconoscimento degli ausili.

Perché il riconoscimento dell’ausilio può diventare così complesso?


Perché si tende a considerare l’ausilio come un semplice oggetto. Ma non è così. Prendiamo ad esempio appunto la carrozzina di Christian. Una carrozzina deve essere valutata e personalizzata in relazione alla persona che la utilizza, al luogo in cui vive, alle sue capacità residue, alle caratteristiche fisiche e alle modalità con cui dovrà utilizzarla.

Il problema nasce quando la necessità di contenere la spesa sanitaria, attraverso procedure e gare, finisce per prevalere sulla valutazione concreta del bisogno individuale. Il rischio è quello di applicare una regola senza considerare la situazione concreta della persona. E questo vale anche per gli altri ausili.

Quindi il problema è nel modo in cui viene interpretata la normativa?


All’interno della normativa c’è la possibilità di sostituire un presidio quando non è più utilizzabile. Se si dimostra che le modalità di utilizzo e le caratteristiche della persona hanno determinato un deterioramento anticipato, il presidio deve poter essere sostituito o riparato. Il problema è che troppo spesso le ASL si fermano all’aspetto burocratico e non analizzano il caso specifico. È proprio qui che emerge una delle criticità maggiori: la persona rischia di diventare un numero all’interno di una procedura amministrativa, invece di essere considerata nella sua concreta situazione di vita.

Si rischia che il contenimento della spesa prevalga sulla valutazione clinica e sui bisogni della persona?


La recente sentenza del Tribunale di Napoli ha riconosciuto alla persona con disabilità il diritto al presidio adeguato. Prima della questione economica viene un diritto fondamentale: quello di vivere il proprio territorio e la propria vita.

Inoltre, pensare di risparmiare sull’ausilio può essere miope anche dal punto di vista economico. Un presidio adeguato può ridurre la necessità di altre prestazioni assistenziali o riabilitative. Bisogna quindi guardare alla disabilità a 360 gradi, che significa smettere di considerare separatamente problemi che invece sono profondamente collegati.

L’abbattimento delle barriere architettoniche, il diritto all’ausilio, l’inserimento lavorativo e l’autonomia della persona non possono essere affrontati come compartimenti stagni. Devono convergere all’interno di un vero progetto di vita individuale e indipendente, nel quale al centro ci sia la persona con disabilità e il suo diritto a una vita dignitosa. Se continuiamo invece a separare le diverse componenti, ci troveremo sempre davanti allo stesso problema: una questione apparentemente burocratica o economica che finisce per oscurare la persona e i suoi diritti.

Christian Durso per ottenere ciò che gli spettava ha dovuto rivolgersi al Tribunale. È questo il vero problema?


A mio avviso sì, ed è un aspetto che dovrebbe farci riflettere. Trovo aberrante che ancora oggi alle persone con disabilità vengano riconosciuti sulla carta numerosi diritti, anche fondamentali, ma che poi, nel momento in cui questi diritti devono trovare concreta attuazione, troppo spesso rimangano soltanto sulla carta. La persona con disabilità affronta già quotidianamente difficoltà che altri cittadini non incontrano.

È paradossale che debba anche rivolgersi a un avvocato e, in molti casi, a un Tribunale per ottenere una prestazione, un ausilio o un’assistenza che l’ordinamento già le riconosce. Un diritto che, per essere concretamente esercitato, costringe sistematicamente il cittadino a rivolgersi a un giudice rischia di essere un diritto riconosciuto soltanto formalmente.

In questa battaglia quale ruolo può avere l’Associazione Luca Coscioni?


Di fronte a problematiche che incidono concretamente sulla vita quotidiana di migliaia di persone con disabilità, l’Associazione Luca Coscioni è tra le realtà che più concretamente si espongono e intervengono in prima linea, pur non essendo propriamente un’associazione di categoria delle persone con disabilità.

Credo che questo sia significativo perché l’Associazione affronta questi temi partendo dalla persona e dai suoi diritti nel loro complesso, senza ridurre l’individuo alla propria disabilità o a una singola categoria di appartenenza.

Ecco perché la battaglia sui LEA non riguarda soltanto l’accesso a una carrozzina, a una protesi o a una specifica prestazione sanitaria. Riguarda la possibilità per ogni persona di vivere concretamente i diritti e le libertà che il nostro ordinamento già le riconosce. Ed è proprio su questo punto che occorre interrogarsi: se per ottenere un diritto già riconosciuto bisogna arrivare davanti a un giudice, forse il problema non è soltanto l’applicazione della norma. È il modo stesso in cui continuiamo a concepire il rapporto tra diritti, amministrazione e persona.

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Marco Cappato a Milano per “Dialoghi sull’umano”

📍 Teatro Gregorianum, Via Settala 27, Milano
📅 Sabato 17 ottobre
🕕 Ore 18:00 – 20:00


Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a “Dialoghi sull’umano”, l’iniziativa promossa da Spazio IRIS con conferenza, musica jazz, dialoghi e aperitivo. L’incontro si aprirà con la lectio magistralis sul desiderio del professor Massimo Recalcati. A seguire, si terrà un dibattito con Ben Yalom, Romina Coin oltre a quello di Marco Cappato, per approfondire il tema dell’umano, del desiderio e delle scelte che attraversano la vita delle persone.

La partecipazione prevede un contributo di 45 euro. Per informazioni: info@spazioiris.it.

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La Cellula Coscioni Bologna organizza a San Lazzaro di Savena uno sportello informativo sulle DAT

📍 Sportello per il Cittadino, Piazza Bracci 1, San Lazzaro di Savena
📅 Mercoledì 2 settembre 2026
🕙 Dalle ore 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Bologna, in collaborazione con il Comune di San Lazzaro di Savena, promuove uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), previste dalla legge n. 219 del 2017.

Lo sportello è uno spazio di informazione per chi desidera comprendere come redigere e depositare le proprie DAT, comunemente conosciute come testamento biologico.

Per maggiori informazioni: cellulabologna@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 2 settembre 2026
🕡 Dalle 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Milano organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano
🗓 Mercoledì 2 settembre 2026
🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

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Matteo Mainardi a Lugo per l’incontro “Il diritto di scegliere. Come funziona il testamento biologico”

📍 Birreria Sergent Pepper, Via Foro Boario 109, Lugo (RA)
📅 Giovedì 10 settembre
🕕 Ore 18:00


Matteo Mainardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’incontro “Il diritto di scegliere. Come funziona il testamento biologico”, dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) e alla libertà di scelta nelle decisioni sanitarie.

L’incontro segnerà anche l’avvio della Cellula Coscioni Bassa Romagna con l’obiettivo di rafforzare la presenza territoriale dell’Associazione e offrire uno spazio aperto di partecipazione, confronto e mobilitazione per chi vuole contribuire alla difesa delle libertà fondamentali.

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Mario Riccio a Milano per “Fine vita. La legge di civiltà che il governo non vuole”

📍 Palco centrale, ARCI Corvetto, Via Oglio 21, Milano
📅 Martedì 8 settembre 2026
🕡 Ore 18:30


Mario Riccio, medico anestesista e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’incontro “Fine vita. La legge di civiltà che il governo non vuole”, in programma nell’ambito della Festa dell’Unità Metropolitana. L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sul fine vita, sulla libertà di scelta e sulla necessità di una legge capace di il diritto dell’autodeterminazione delle persone.

Interverranno anche Carlo Borghetti, Franco Mirabelli, Marina Sereni e Furio Zucco. Modera Adriana Santacroce.

La Festa dell’Unità Metropolitana si terrà dal 3 al 13 settembre ed è promossa dal Partito Democratico Milano Metropolitana, con la partecipazione di Festa dell’Unità, Giovani Democratici Milano Metropolitana e Democratiche.

Qui il programma completo.

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Domani, in Veneto va al voto “Liberi subito”


Saranno presenti anche Cristina Gheller, sorella di Stefano, e Marco Cappato per rappresentare i 9mila veneti che avevano firmato la proposta di legge

Cappato: “Abbiamo fiducia nei Consiglieri, chiediamo che la proposta sia approvata integralmente”. Dalle 9.45 alle 11.oo è organizzato un presidio


L’Associazione Luca Coscioni sarà domani in Consiglio regionale del Veneto per seguire la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, arrivata all’esame dell’Aula dopo la mobilitazione in grado di raccogliere le oltre 9.000 firme necessarie al deposito in Commissione.

La proposta nasce dalla necessità di garantire che il percorso previsto dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale possa essere attuato attraverso procedure uniformi e senza ingiustificati ritardi, evitando che l’accesso al suicidio medicalmente assistito dipenda da procedure differenti da territorio a territorio. Il Veneto è stata la prima Regione a discutere una proposta di legge popolare sul fine vita, il 16 gennaio 2024 il testo è stato respinto in Aula per un solo voto, ma non è decaduto e, con la nuova legislatura, è tornato all’esame della Commissione Sanità.

Il testo resta quello di iniziativa popolare, ma sono stati preparati emendamenti per adeguarlo ai paletti fissati dalla Corte costituzionale sulle leggi di Toscana e Sardegna. In particolare, viene superato il termine fisso di venti giorni per la verifica iniziale, sostituito dall’obbligo di procedere “senza ingiustificati ritardi” e secondo tempi compatibili con le condizioni cliniche del paziente.

In Veneto, dal 2019, sono state presentate circa venti domande di accesso al suicidio medicalmente assistito e tre sono state autorizzate: un dato che conferma la necessità di regole trasparenti, responsabilità definite e garanzie effettive per le persone malate, le famiglie e gli operatori sanitari.

Marco Cappato: “Abbiamo fiducia che le persone componenti del Consiglio regionale del Veneto non vorranno perdere questa occasione storica per schierarsi dalla parte di chi vuole esercitare il proprio diritto, già in vigore in Italia, ad essere aiutato a decidere sul proprio corpo, sul proprio dolore e sulla propria vita, senza dover subire come un tortura delle scelte imposte da altri. Chiediamo che la nostra proposta di legge di iniziativa popolare sia approvata integralmente, senza cedere a tentativi di svuotarla o renderne più difficoltosa l’applicazione”.

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A Napoli la costituzione della nuova Cellula e la proiezione con dibattito del docufilm su Marco Pannella, con Marco Cappato e Filomena Gallo


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📍FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli, via Portacarrese a Montecalvario 69, Napoli
📅 Venerdì 11 settembre 2026
🕘 Ore 19.00

Venerdì 11 settembre, dalle ore 19.00 presso FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli, si terrà la costituzione della Cellula Coscioni di Napoli, insieme a Filomena Gallo e Marco Cappato.
A seguire, alle ore 21, la proiezione del docufilm “Marco Pannella. Uno scandalo inintegrabile”, dedicato alla figura e all’eredità politica e civile di Marco Pannella.

Alla proiezione seguirà un dibattito con la partecipazione di:

  • Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Carlo Puca, assessore alla Partecipazione del Comune di Napoli;
  • Ernesto Caccavale, giornalista e politico.Modera il dibattito Lorenzo Mineo, tesoriere Eumans.

L’incontro sarà un’occasione per ripercorrere le battaglie di Marco Pannella e confrontarsi sull’attualità del suo pensiero e del suo metodo politico, e per aggiornarsi sulle attività dell’Associazione Luca Coscioni sul territorio, attivandosi in vista del Congresso di ottobre.

La proiezione ha un costo di cinque euro, i cui proventi serviranno a sostenere i costi della rassegna cinematografica a cura di FOQUS. Il biglietto è acquistabile a questo link.


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Giornata Internazionale di sensibilizzazione sulle Overdose: in Italia 249 decessi nel 2025 (+7,8%). Per la prima volta la cocaina supera l’eroina e il Governo che fa?


“Le misure per ridurre i rischi e i danni sono note, occorre sia parlarne laicamente che finanziarle adeguatamente” commenta Marco Perduca


Il 31 agosto si celebra la Giornata Internazionale di Sensibilizzazione sulle Overdose (IOAD), che quest’anno ha come tema “25 anni dopo. È ancora necessario attivarsi”. Una giornata che richiama alla necessità di intervenire concretamente per prevenire le overdose e ridurre il numero di decessi evitabili.

Secondo i dati aggiornati al 2025 contenuti nell’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze, sono stati registrati 249 decessi per overdose, in aumento del 7,8% rispetto al 2024. L’86% delle vittime è di sesso maschile e il 64% ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni, con un’età media di 43 anni. Per la prima volta, inoltre, la cocaina/crack supera l’eroina come sostanza principalmente coinvolta nei decessi: 33% contro 30%.

I dati sono in calo rispetto a dieci anni fa, ma confermano la necessità di intervenire in maniera strutturale in tutta Italia. I tassi di mortalità più elevati si registrano tra le persone con più di 25 anni, con il picco massimo tra i 40enni. La maggior parte dei decessi si concentra al Nord, con il 41,56%, seguito dal Centro con il 33,77% e dal Sud, isole comprese, con il 24,68%.

A preoccupare è anche la crescente rilevanza del policonsumo, cioè l’utilizzo concomitante di sostanze legali e illegali. Nel 2025, il crack è risultato la sostanza più frequentemente coinvolta nelle intossicazioni acute letali, associata al 33% dei casi, superando l’eroina, al 30%. Non sempre è agevole individuare la reale causa del decesso.

Tra gli strumenti di prevenzione più efficaci e salvavita c’è il Naloxone, il farmaco utilizzato per contrastare e invertire gli effetti acuti di un’overdose da narcotici e oppioidi. È efficace, ma deve essere disponibile nelle zone a rischio e utilizzato immediatamente da personale competente. La presenza di operatori e strumenti necessari agli interventi di emergenza non è tuttavia garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Di questo non si parla, anzi, quando si viene a conoscenza di qualche esempio virtuoso lo si stigmatizza come a “droga di stato”.

Esistono inoltre altre possibilità di prevenzione e trattamento dell’uso problematico di sostanze psicoattive: dalla ricerca sull’impiego dell’LSD in relazione all’alcolismo, condotta nel Regno Unito da quasi vent’anni, alle sperimentazioni con estratti della pianta dell’ibogaina nel trattamento delle dipendenze da oppiacei.

A queste possibilità si aggiungono le misure tradizionali di riduzione del danno: informazioni per un uso consapevole delle sostanze, scambio di siringhe monouso, sale per il consumo protetto e sicuro di sostanze psicoattive proibite e prescrizione medica nell’ambito di programmi a scalare o di mantenimento concordati tra medici e persone che usano le sostanze attivi da 35 anni in Svizzera.

“Niente di tutto questo è finanziato adeguatamente dal Governo né se ne trova traccia nella relazione che il Dipartimento per le Politiche Antidroga ha presentato al Parlamento nel giugno 2026 – dichiara Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni, già Senatore e Presidente del Comitato promotore del Referendum Cannabis –. La mancanza di risposte basate sulle esperienze delle persone che usano le sostanze e le evidenze scientifiche frutto di decine di studi, fa sì che le overdose continuano a colpire anche in Italia. Le misure per ridurre i rischi e i danni sono note, occorre parlarne laicamente e finanziarle, imparando dalle esperienze del passato, dalle ricerche e trattando le persone con cura e rispetto”.

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Nessuno ha mai fatto causa contro le aziende sanitarie che hanno fornito aiuto alla morte volontaria. Neanche i sedicenti pro-vita (sic) che sostengono che quel diritto non esista. I casi in Italia finora sono stati 18. Evidentemente non credono neanche loro a ciò che dicono.
in reply to Marco Cappato

tempi.it/il-mio-amico-domenico… questo articolo mi ha colpito. Non so se l'hai visto, ma cita apertamente l'Associazione Luca Coscioni e la accusa di "non essersi accorta di niente" e che è cieca per le proprie "battaglie propagandistiche''. Qui, sembra che Domenico non fosse un malato che soffriva tantissimo, ma una persona lasciata sola e che è stata uccisa dallo Stato indifferente. Mi sembra che, anzi, siano loro a non aver alcun rispetto della vita (e della morte) di una persona.
Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

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Non esistono temi troppo complessi per la democrazia, energia nucleare compresa.
Ma proprio per la complessità del tema, bisogna evitare che tutto si riduca a uno scontro tra tifoserie disinformate.

Quindi che fare? Ne parlo nella mia newsletter: marcocappato.substack.com/

in reply to Marco Cappato

ciao Marco, sono iscritto alla tua newsletter da qualche mese e la leggo con piacere, purtroppo però quella di domani non la riceverò, poiché ho scelto di aprire una casella di posta sulla piattaforma di Autistici/Inventati, la quale è diventata irraggiungibile da ieri dopo essere stata aggiunta alla lista delle associazioni considerate terroristiche dagli USA. Chiedo anche a te di poter dare voce a questa ingiustizia volta alla soppressione del dissenso.

Il 15 settembre, si depositeranno al Consiglio regionale le 15mila firme raccolte in Lombardia per “Liberi Subito”


Sono tre volte tante le 5mila richieste per presentare una proposta di legge in Regione

“Domenico ha dimostrato perché servono tempi e procedure certi” commentano Filomena Gallo e Marco Cappato


Il 15 settembre l’Associazione Luca Coscioni depositerà, presso il Consiglio regionale della Lombardia, le firme raccolte a sostegno della proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi subito”, che chiede di garantire tempi e procedure certi per la verifica delle condizioni e l’attuazione del suicidio medicalmente assistito. Sono oltre 15.000 le firme raccolte, a fronte delle 5.000 necessarie per presentare la proposta di legge: più del triplo della soglia prevista.

Il deposito arriva a pochi giorni dalla morte di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla, il cui percorso per ottenere l’accesso al suicidio medicalmente assistito si è concluso all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo dopo 290 giorni, oltre nove mesi, dalla presentazione della richiesta.

La storia di Domenico ha evidenziato il problema dei tempi delle procedure. Dopo la richiesta presentata nel novembre 2025, sono seguiti mesi di attesa, solleciti e diffide, fino al ricorso d’urgenza al Tribunale presentato dal suo team legale, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.

La Commissione medica multidisciplinare aveva accertato già il 18 maggio 2026, a maggioranza, la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, individuando anche le modalità per procedere. La relazione era stata trasmessa al Comitato etico il 20 maggio.

Domenico aveva chiesto all’Associazione Luca Coscioni di rendere pubblica la propria storia perché sperava che potesse essere utile anche ad altri. Raccontare quali ostacoli ha incontrato e quale strada è riuscito ad aprire significa fare esattamente questo. Nei mesi scorsi aveva detto: “Ho perso le speranze in un esito positivo e in tempi ragionevoli per la mia situazione. Vivo una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza. Sono stanco, non ne posso più”.

La proposta “Liberi subito” nasce proprio dalla necessità di garantire che il percorso previsto dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale possa essere attuato attraverso procedure uniformi e senza ingiustificati ritardi, affinché e ogni persona non debba affrontare un iter differente.

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Alzheimer in RSA: il TAR costringe la Regione a rispondere sull’adeguamento tariffario e sul nodo del 100% sanitario


Testo preparato con Franco Trebeschi, avvocato del foro di Brescia

Due sentenze del TAR Lombardia-Milano (agosto 2026) impongono alla Regione di decidere, entro 90 giorni, sulla richiesta di coprire al 100% con fondi SSN l’assistenza ai malati di Alzheimer più gravi

Il principio, quando viene disatteso, non pesa solo sulle famiglie: spinge le RSA a pratiche ai limiti della legalità, e i Comuni a criteri di calcolo già bocciati dai giudici


Con le sentenze n. 4102/2026 e n. 4110/2026, pubblicate il 14 e il 17 agosto, il TAR Lombardia ha accolto due ricorsi, promossi da una ventina di enti gestori di RSA lombarde contro il silenzio di Regione Lombardia su una diffida che chiedeva, fra l’altro, tariffe che pongano il 100% del costo assistenziale a carico del SSN per i pazienti Alzheimer più compromessi. Così motivavano le ricorrenti, secondo quanto riportato nella sentenza:

“Le ricorrenti hanno rilevato che le tariffe regionali sarebbero] non coerenti con la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, per la quale, ove la prestazione socio-assistenziale risulti inscindibilmente legata a quella sanitaria (ossia, fra gli altri, nei casi più avanzati di Alzheimer, nonché in ipotesi assimilabili di grave non autosufficienza), il costo di assistenza dovrebbe essere posto integralmente a carico del SSN, con conseguente inapplicabilità del regime di cd. compartecipazione”


Il TAR non entra nel merito di questa specifica richiesta, e non stabilisce da sé che l’Alzheimer avanzato vada coperto al 100%. Ordina però alla Regione di rispondere in modo esplicito e motivato proprio su questo punto entro 90 giorni, pena la nomina di un commissario che decida al suo posto. È un passaggio procedurale, ma con conseguenze concrete: la Regione non potrà più eludere la domanda con il silenzio o con promesse generiche.

Quando questo principio — le prestazioni sanitarie e sociali inscindibili vanno interamente a carico del SSN — resta lettera morta, il costo non sparisce: si sposta su chi ha meno strumenti per opporsi. Due esempi, entrambi già bocciati dalla giurisprudenza, mostrano quanto il problema attraversi l’intera catena dell’assistenza.

Le RSA che fanno firmare accordi fideiussori ai familiari. Molte strutture, per tutelarsi dal mancato riconoscimento della quota sanitaria, fanno firmare ai parenti, al momento dell’ingresso, impegni di pagamento o vere e proprie fideiussioni per l’intera retta. Le corti hanno più volte dichiarato nullo l’impegno contrattuale assunto dai familiari proprio quando la prestazione erogata è “ad elevata integrazione sanitaria” ai sensi del Dlgs 502/92 e del DPCM 14 febbraio 2001: se il costo compete per legge al SSN, nessuna clausola privata può spostarlo sulla famiglia. Un principio coerente con l’orientamento ormai consolidato della Cassazione che ha riconosciuto la copertura integrale SSN per una paziente Alzheimer in nucleo specializzato.

I Comuni che violano l’unico strumento per il computo della compartecipazione: l’ISEE sociosanitario. n regolamento zonale o comunale non può reintrodurre l’indennità di accompagnamento. La mancata corretta definizione della quota sanitaria, comporta un illegittimo riversamento di oneri sanitari sulla componente socioassistenziale del servizio e un conseguente aumento dei costi per Comuni e utenti.

Sennonché, anziché farsi parte diligente per conseguire un corretto riparto degli oneri tra sanità ed assistenza come pure rilevato in sempre più numerose pronunce1, a loro volta scaricano sull’utenza anche tali oneri.

Sono, invero, del resto, ancora numerosissimi i Comuni che per calcolare quanto un ospite deve versare come quota sociale, continuano ad ignorare che l’ISEE rappresenta l’unica misura della capacità contributiva delle prestazioni sociali e come tale che non può essere richiesta una compartecipazione eccedente la ricchezza evidenziata dall’attestazione ISEE, ignorando esclusioni, franchigie proporzioni dettati dal DPCM 159/2013, nonostante tale disciplina costituisca livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che l’art. 117 co.2 lett m) Cost. richiede siano garantiti su tutto il territorio nazionale.

Continua così ad essere considerata come “risorsa” anche l’indennità di accompagnamento — una prestazione che per legge non è reddito e serve a finanziare l’assistenza, non a ripagarla due volte. Già nel 2016 il Consiglio di Stato (sentt. nn. 838, 841 e 842 del 29 febbraio) aveva escluso indennità e trattamenti assistenziali dal calcolo ISEE; principi che sono divenuti legge con la modifica art. 2-sexies d.l. 42/2016 e, da ultimo ripresi nell’ultima organica riforma dell’ISEE di cui al DPCM 13/2025. Uamento nel calcolo ISEE.

Tariffe regionali ferme da anni, RSA che si tutelano facendo firmare fideiussioni ai parenti, Comuni che calcolano la compartcipaizone includendo l’accompagnamento: sono tre facce dello stesso problema. Quando l’ente pubblico non stabilisce (o non applica) con chiarezza chi paga cosa, il conto viene comunque presentato a chi non ha spesso modo di rifiutarlo. Le sentenze lombarde sono importanti proprio perché spostano l’attenzione a monte: prima ancora del singolo caso, è la mancata programmazione regionale a generare, a cascata, tutte queste storture.

Note:


1 Cons. Stato, sentt. 4.6.2026 n. 4465, 10.6.2021 n. 4481, 10.1.2021 n. 316, 16.3.2018 n. 1623, TAR Lombardia-Milano, sentt. 25.7.2025 n. 2762, 21.11.2024 n. 3291, 4.7.2024 n. 2069, TAR Lombardia-Brescia, sentt. 19.5.2026 n. 691, 29.12.2025 n. 1214, 17.4.2025 n. 337

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Assemblee annuali delle Cellule Coscioni


In vista del XXIII Congresso nazionale dell’Associazione Luca Coscioni che quest’anno si terrà a Napoli da venerdì 9 a domenica 11 ottobre 2026, i riferimenti territoriali dell’Associazione Luca Coscioni APS, le Cellule Coscioni, indicono le proprie assemblee annuali.

È stato un anno pieno di iniziative per la libertà di scelta dall’inizio alla fine della vita, che hanno coinvolto volontari e volontarie anche nel nostro territorio. È ora tempo di un rendiconto delle attività di quest’anno e della programmazione delle attività future.

↓ CERCA SULLA MAPPA L’INCONTRO DELLA CELLULA PIÙ VICINA A TE ↓

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In Lombardia il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal Servizio sanitario regionale


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Domenico Zuccarella è la terza persona nella Regione ad accedere alla morte volontaria. Aveva presentato la richiesta 290 giorni fa

Di Giussano, aveva 59 anni ed era affetto da sclerosi multipla. Il percorso si è concluso all’interno del Servizio sanitario regionale: dalla verifica dei requisiti all’organizzazione della fase attuativa, fino all’assistenza medica. Cappato e Gallo commentano: “Domenico ha aperto una strada per chi verrà dopo. Continua la raccolta firme sulla legge regionale ‘Liberi subito’”


Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla multipla secondariamente progressiva, è morto il 25 agosto 2026 dopo aver ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo per attuare la propria scelta di ricorrere al suicidio medicalmente assistito.

È la terza persona in Lombardia, il primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa, compresi l’assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l’individuazione del luogo nel quale procedere.


Domenico aveva presentato la propria richiesta all’ASST Ovest Milanese l’8 novembre 2025. Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni, pari a quattro mesi e tre settimane.

Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale di studio e difesa di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e sua difensora – e composto anche dagli avvocati Angioletto Calandrini, Francesca Re ed Alessia Cicatelli – aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia, e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa.

Dagli atti depositati dall’azienda sanitaria era emerso che la Commissione medica multidisciplinare aveva concluso e sottoscritto la propria relazione già il 18 maggio 2026, accertando a maggioranza la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito e individuando le modalità con cui procedere, compresi farmaci, dosaggi e meccanismo di autosomministrazione.

La relazione era stata trasmessa al Comitato etico il 20 maggio. Il 25 giugno l’ASST aveva comunicato di avere ricevuto dal Comitato etico una richiesta di ulteriori approfondimenti sulle condizioni di Domenico. Lo scorso 23 giugno, in udienza, Domenico aveva espresso direttamente al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”.

Il percorso si è infine concluso all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo, non limitandosi alla verifica dei requisiti. Il servizio pubblico ha organizzato anche la fase attuativa: il personale sanitario disponibile su base volontaria, il farmaco e la strumentazione necessari, la modalità di autosomministrazione compatibile con le condizioni di Domenico, l’assistenza sanitaria e il luogo nel quale esercitare la propria scelta.

Nel percorso di Domenico sono stati inoltre utilizzati diversi strumenti di tutela: l’amministratore di sostegno, che lo ha affiancato negli aspetti amministrativi; l’Ufficio di Pubblica Tutela Ovest Milanese al quale sono stati segnalati i ritardi; e, infine, la tutela giudiziaria urgente.

Le decisioni relative alle cure e all’autodeterminazione sono rimaste di Domenico, pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli.

Domenico ha inoltre disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica, attivando la procedura prevista.

➡ Dichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato


Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione.

Oggi in Lombardia esiste dunque un percorso concretamente tracciato: dalla richiesta di verifica alla tutela contro i ritardi, fino alla presa in carico della procedura, dell’assistenza e del luogo da parte del Servizio sanitario regionale. Non soltanto un’affermazione di principio, ma una strada percorsa fino in fondo nel servizio pubblico, che da oggi potrà essere più chiara per chi verrà dopo. Anche la scelta di donare il proprio corpo alla ricerca aggiunge un ulteriore passo.

Questo è ciò che Domenico ci lascia: piccoli passi in più per la libertà degli altri. Per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi, e anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare ‘Liberi subito’ sulla quale è in corso la raccolta firme e che chiediamo al Consiglio regionale di approvare già in questa legislatura.

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Lo “strano” caso degli psichedelici in Oregon


Testo preparato con Peppe Brescia


A tre anni dall’avvio del primo programma che in Oregon consente l’uso legale della psilocibina iniziaziano ad arrivare i primi dati che non provengono da una sperimentazione clinica, ma dall’osservazione di persone che hanno scelto autonomamente di assumere psilocibina all’interno dei centri autorizzati dallo Stato.

Lo studio, pubblicato il 19 agosto su JAMA Network Open, ha seguito 346 persone che, tra novembre 2024 e giugno 2026, hanno utilizzato i servizi regolamentati dell’Oregon. I ricercatori dell’Open Psychedelic Evaluation Nexus (OPEN), coordinati dall’Oregon Health & Science University, hanno analizzato l’andamento dei sintomi di depressione, ansia e disturbo post-traumatico da stress, così come aspetti legati al benessere psicologico e agli eventuali eventi avversi.

Si tratta di uno dei primi studi a permettere l’osservazione su una scala relativamente ampia dell’utilizzo della psilocibina al di fuori dei protocolli sperimentali ma all’interno di un sistema legale e regolamentato.

La differenza rispetto ai trial clinici è rilevante. Negli studi sulla psilocibina i pazienti vengono selezionati attraverso criteri molto rigidi, le dosi sono standardizzate, le sostanze utilizzate sono generalmente di grado farmaceutico e l’esperienza avviene all’interno di protocolli terapeutici strutturati. Secondo il modello di regolamentazione dell’Oregon, invece, tutti gli adulti con più di 21 anni possono accedere ai servizi regolamentati senza bisogno di una diagnosi psichiatrica e senza prescrizione medica. I facilitatori che accompagnano l’esperienza devono essere autorizzati dallo Stato, ma non necessariamente possedere una formazione clinica.

L’accesso prevede comunque alcune regole ben determinate. Prima della somministrazione è prevista una fase di preparazione, l’assunzione avviene esclusivamente all’interno di un centro autorizzato e sotto supervisione e, successivamente, è possibile partecipare a sessioni integrative. Non è consentito l’acquisto della molecola per utilizzo privato.

I 346 partecipanti osservati nello studio hanno assunto in media 31,9 milligrammi di psilocibina, con dosaggi compresi tra 2 e 50 milligrammi. Prima dell’esperienza e per un periodo di tempo fino a tre mesi dalla somministrazione, sono stati compilati dei questionari attraverso i quali i ricercatori hanno misurato depressione, ansia, sintomi da disturbo post-traumatico da stress, benessere psicologico e soddisfazione per la propria vita.

I risultati mostrano variazioni piuttosto nette. All’inizio dello studio il 48% dei partecipanti presentava sintomi di PTSD classificabili come moderati o gravi. Tre mesi dopo la percentuale era scesa al 16,8%. Per l’ansia il passaggio è stato dal 45,1% al 13,2%, mentre per la depressione dal 42,2% al 16,5%. Parallelamente, la quota di persone che si dichiaravano soddisfatte o molto soddisfatte della propria vita è passata dal 63% all’82,3%. Già a un mese dalla somministrazione, inoltre, il 92,2% dei partecipanti ha giudicato l’esperienza come benefica.

Sono risultati di grande interesse, ma che non possono essere considerati una prova definitiva dell’efficacia del trattamento.

Lo studio, infatti, non disponeva di un gruppo di controllo. Le persone non sono state assegnate casualmente al trattamento e avevano scelto autonomamente di accedere ai servizi. Non è quindi possibile stabilire quanto dei miglioramenti osservati sia attribuibile direttamente alla sostanza, quanto all’esperienza nel suo complesso e quanto ad altri fattori. Inoltre, i partecipanti rappresentavano soltanto una piccola parte – circa il 5% – delle persone che avevano utilizzato i servizi dell’Oregon nel periodo considerato. Il campione era prevalentemente conposto da popolazione bianca, con un livello di istruzione elevato e relativamente benestante.

Un altro elemento importante riguarda la sicurezza. Quattro dei 346 partecipanti hanno sperimentato reazioni comportamentali gravi che hanno richiesto assistenza medica.

Un aspetti comune tra i quattro pazienti è che nessuno di essi aveva precedenti esperienze con sostanze psichedeliche e tutte presentavano già sintomi di depressione, ansia o PTSD prima della somministrazione – oltre ad avere assunto dosi medio-alte, comprese tra 25 e 50 milligrammi. I ricercatori sottolineano che quattro casi non permettono di stabilire una relazione causale, ma sostengono che alcune variabili come vulnerabilità psicologica, inesperienza e dosaggio richiederanno maggiore attenzione nella costruzione dei futuri modelli regolatori.

Nel solo 2025, secondo un’altra analisi pubblicata quest’anno su Frontiers in Psychiatry, 5.935 persone hanno utilizzato i servizi regolamentati dell’Oregon. Gli eventi avversi acuti sono risultati rari: 2,42 eventi comportamentali e 2,79 eventi medici ogni mille sessioni. Ma sono emersi anche problemi di accessibilità: quasi un terzo degli utenti proveniva da fuori Stato e la popolazione raggiunta dal programma rimane fortemente sbilanciata verso persone bianche e con maggiori disponibilità economiche.

Nel complesso l’esperimento ha ormai raggiunto dimensioni significative. Dal 2023 oltre 20mila persone hanno utilizzato legalmente i servizi con psilocibina dell’Oregon: un numero più di sei volte più alto del numero complessivo dei partecipanti ai trial clinici sugli psichedelici classici condotti dal 1951 in poi.

Lo studio pubblicato su JAMA Network Open non consente ancora di stabilire quanto dei miglioramenti osservati dipenda direttamente dalla psilocibina, allo stesso tempo, i dati raccolti permettono per la prima volta di valutare su una popolazione numerosa benefici, rischi e limiti di un programma di accesso legale già pienamente operativo.

L’Oregon non offre ancora risposte definitive sull’efficacia della psilocibina, in compenso, è emerso qualcosa di altrettanto utile: un primo insieme di dati sul funzionamento concreto di un modello regolamentato, sui suoi risultati e sui problemi che restano da affrontare. Ed è su questi dati che nei prossimi anni sarà possibile misurare, ed eventualmente correggere, uno degli esperimenti più avanzati al mondo nelle politiche sugli psichedelici.

L'articolo Lo “strano” caso degli psichedelici in Oregon proviene da Associazione Luca Coscioni.

Marco Cappato a Lucca per l’incontro “Liberi fino alla fine”


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Marco Cappato a Lucca per “Liberi fino alla fine”

📍 Casermetta San Salvatore, Mura Urbane, centro storico di Lucca
📅 Giovedì 27 agosto 2026
🕕 Ore 18:00


Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, sarà a Lucca per l’incontro “Liberi fino alla fine”, dedicato al fine vita, alla libertà di scelta e al diritto all’autodeterminazione nelle decisioni sanitarie.

Cappato dialogherà con Laura Favilla e Daniele Bianucci in un confronto aperto dedicato al diritto di ciascuno a scegliere sul proprio corpo e sulla propria esistenza, il rapporto tra libertà individuale e responsabilità delle istituzioni, le tutele per le persone che vivono condizioni di sofferenza irreversibile e il quadro normativo relativo al fine vita. L’incontro sarà anche l’occasione per fare il punto sul dibattito pubblico e istituzionale in corso in Italia e sulle iniziative portate avanti dall’Associazione Luca Coscioni per ottenere regole chiare, garanzie e diritti uguali su tutto il territorio nazionale.

Ingresso libero.

L'articolo Marco Cappato a Lucca per l’incontro “Liberi fino alla fine” proviene da Associazione Luca Coscioni.

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Giulia Crivellini e Mario Riccio a Lodi per “Fine vita: la libertà di scegliere”

📍 Area Capanno, Via Taramelli, Lodi
📅 Giovedì 3 settembre
🕘 Ore 21:00


Giulia Crivellini, avvocata e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, e Mario Riccio, medico anestesista e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperanno all’incontro “Fine vita: la libertà di scegliere”, in programma nell’ambito della Festa de l’Unità di Lodi. L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sul diritto all’autodeterminazione nelle scelte di fine vita, tra profili giuridici, medici e politici. Oltre a loro interverrà anche Alfredo Bazoli, senatore e vicepresidente del gruppo PD. Introdurrà Giulia Munari, componente della segreteria provinciale PD. Modererà Eleonora Colnago, medica e componente della commissione provinciale PD Sanità.

L'articolo Giulia Crivellini e Mario Riccio a Lodi per “Fine vita: la libertà di scegliere” proviene da Associazione Luca Coscioni.

in reply to Thermophilus

@thermophilus @esilvia @Nick44 @pgo Il brutto è che si parte da problemi veri: il tokenismo nei programmi diversity? C'è. Nell'intrattenimento? C'è. "meglio tokenismo piuttosto che niente"? Vedenti/camminanti/neurotipici ditelo pure ma non sapete di cosa state parlando non siete mai stati trattati da token, ovvero da acchiappa-polli che dice belle cose e si mostra in pubblico salvo poi sentirsi dire "ringrazia ciò che hai".
Si parte da problemi di persone migranti che non sanno la lingua, "seconde generazioni" che evidentemente si aggregano a gruppi poco scolarizzati e fanno casino. Conflitti culturali...
Problemi che esistono, ma invece di domandarsi perché accadono, cosa stiamo sbagliando, ci si arrocca dietro la sicurezza manganellara, l'esercito, la polizia ovunque, i suprematisti bianchi che urlano e diventano mainstream.
A questo punto: cosa cavolo possiamo veramente fare!
Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Care e cari, mi prendo una pausa estiva, spero anche voi.
Se avete voglia, potete comunque recuperare i miei video di approfondimento su YouTube, oppure leggervi le mie newsletter su Substack.

Qui i video: youtube.com/@marcocappato
Qui la newsletter: marcocappato.substack.com/

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Il Tribunale di Torre Annunziata accoglie il ricorso d’urgenza presentato da “Irene”


Ora dovrà essere completata la procedura entro tempi certi

Dopo l’udienza di ieri, alla quale la donna affetta da SLA aveva partecipato da remoto chiedendo al giudice di “fare presto”, il tribunale ha accolto il ricorso e ordinato alle Aziende sanitarie di completare gli adempimenti necessari per rendere concretamente possibile la procedura di suicidio medicalmente assistito.


Il tribunale di Torre Annunziata ha accolto il ricorso d’urgenza presentato nell’interesse di “Irene”, nome di fantasia, affetta da SLA e già riconosciuta in possesso dei requisiti previsti dalla sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale per accedere al suicidio medicalmente assistito.

L’ordinanza arriva all’indomani dell’udienza nella quale “Irene”, collegata da remoto e comunicando attraverso il puntatore oculare, aveva confermato direttamente al giudice la propria volontà e chiesto che non le fossero imposte ulteriori attese.

Il giudice ha riconosciuto che il trascorrere del tempo e l’assenza di tempi certi compromettono l’esercizio del diritto della ricorrente, considerata la gravità e la progressione irreversibile della sua patologia.

Il tribunale ha quindi ordinato all’Azienda USL Toscana Nord Ovest di mettere a disposizione dell’ASL Napoli 3 Sud, il dispositivo per l’autosomministrazione già realizzato e utilizzato nel precedente caso in Toscana, stabilendo che la consegna debba avvenire, in ogni caso, entro sette giorni lavorativi dal 29 agosto 2026.

All’ASL Napoli 3 Sud è stato ordinato di predisporre tutti gli atti necessari per ricevere e trasportare il dispositivo, effettuare la prova di funzionamento entro sette giorni lavorativi dalla presa in carico e individuare il personale sanitario e tecnico necessario. Entro i tre giorni lavorativi successivi alla prova dovrà inoltre essere comunicata a “Irene” la relazione conclusiva contenente farmaco, protocollo e piano operativo della procedura. Tutti i costi saranno a carico dell’Azienda sanitaria.

Il giudice ha inoltre accolto la richiesta dei legali di nominare quali ausiliari del tribunale gli ingegneri Emilio Fortunato Campana e Francesco La Gala del CNR, insieme agli ingegneri Filippo Borghi e Giulio Vaccari, già coinvolti nella realizzazione e nell’utilizzo del sistema. Saranno loro a sovrintendere alla riattivazione, installazione, calibrazione e prova del dispositivo.

Una nuova udienza è stata fissata per il 24 settembre 2026, per verificare l’esecuzione di quanto disposto dal tribunale.

“È un provvedimento importante perché trasforma il riconoscimento dei requisiti di Irene in obblighi concreti e tempi definiti. Dopo oltre un anno dalla sua richiesta, il Tribunale ha stabilito che gli ostacoli amministrativi e organizzativi non possono continuare a impedire l’esercizio di una scelta già riconosciuta come legittima.

Ora chiediamo che quanto disposto venga eseguito senza ulteriori ritardi, nel rispetto della volontà e della dignità di ‘Irene’” ha dichiarato Filomena Gallo, avvocata di “Irene”, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatrice del collegio di studio e difesa, composto anche dagli avvocati Angioletto Calandrini, Francesca Re e Alessia Cicatelli.

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“Irene” in udienza da remoto davanti al tribunale di Torre Annunziata. Il giudice si riserva


La donna, affetta da SLA e già in possesso dei requisiti per l’accesso alla procedura di suicidio medicalmente assistito, ha bisogno della stessa strumentazione utilizzata da “Libera” in Toscana. Chiede tempi certi per poter esercitare la propria scelta


Si è tenuta ieri, 12 agosto, davanti al tribunale di Torre Annunziata l’udienza sul ricorso d’urgenza promosso nell’interesse di “Irene”, nome di fantasia scelto per tutelarne la privacy, affetta da sclerosi laterale amiotrofica.

Il ricorso è stato presentato perché, nonostante la verifica positiva dei requisiti previsti dalla Corte costituzionale, non è ancora completata la fase attuativa della procedura che dipende dalla disponibilità del sistema ideato dagli ingegneri del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) per “Libera”.

In particolare, “Irene” chiede che le Aziende sanitarie competenti in Campania e in Toscana siano coordinate dal tribunale affinché venga messa a disposizione la strumentazione già utilizzata nel caso di “Libera” in Toscana, necessaria a consentire l’autosomministrazione mediante comando oculare.

Con il ricorso è stata chiesta anche la nomina, quali ausiliari tecnici del giudice, degli ingegneri del CNR Campana e La Gala, che hanno ideato e sviluppato il sistema tecnologico che ha consentito a “Libera” di azionare autonomamente l’autosomministrazione del farmaco, e degli ingegneri Borghi e Vaccari per l’uso del puntatore oculare.

La ricorrente è stata autorizzata dal giudice a partecipare all’udienza da remoto e ha voluto rivolgersi direttamente al tribunale, dichiarando:

Guardatemi, sono costretta in questo letto senza potermi muovere, né parlare, né mangiare, né abbracciare le persone che amo. Penso che la vita sia una cosa meravigliosa finché possa essere vissuta pienamente.

Io questo non posso più farlo ormai da sei anni. La mia condizione è diventata ormai da tempo definitivamente insopportabile, perciò ogni attesa imposta, per me, è solo una tortura in più che prolunga con grande sofferenza il calvario cui sono condannata.

Non ho cambiato idea, sono ancora determinata a ottenere quello che ho chiesto. Il diritto alla libertà. Perciò, fate presto, vi prego.


All’esito dell’udienza, il giudice si è riservato.

Dichiarazione dell’avvocata Filomena Gallo


Il diritto di ‘Irene’ non è più in discussione: la verifica dei requisiti previsti dalla Corte costituzionale ha già avuto esito positivo.

Oggi il punto è rendere effettivo quel diritto, evitando che resti solo un riconoscimento formale. Abbiamo chiesto al tribunale un provvedimento urgente che fissi tempi certi e coordini le attività ancora necessarie tra le Aziende sanitarie coinvolte, disponendo la messa a disposizione della strumentazione già utilizzata per ‘Libera’ e la nomina degli ausiliari tecnici del giudice che hanno sviluppato il sistema di comando oculare necessario all’autosomministrazione.

La sua presenza in udienza, anche da remoto, ha reso evidente ciò che è al centro di questo procedimento: una persona pienamente capace di decidere, ma prigioniera di un corpo che non le consente più di muoversi, parlare, alimentarsi autonomamente o compiere da sola alcun gesto della vita quotidiana.

Ogni ulteriore attesa, per ‘Irene’, non è un passaggio burocratico: è sofferenza che si aggiunge a sofferenza. Ora attendiamo la decisione del giudice, confidando che venga garantita effettività a un diritto già riconosciuto”.


Queste le parole di Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, avvocata difensore di “Irene” e coordinatrice del collegio di studio e difesa composto anche dagli avvocati Angioletto Calandrini, Francesca Re e Alessia Cicatelli.

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Ogni volta che si parla di attivismo, salta fuori la "nonviolenza". Per questo ho voluto fare un esperimento: commentare video di azioni reali per cercare di delimitare il senso di questa parola.

Con un'avvertenza: non sono qui per dare patenti di nonviolenza, perché di certo non è una scienza esatta. È piuttosto un modo per ragionare insieme sulle forme dell'impegno politico.

Qui il video: video.marcocappato.it/w/vnybvN…


Queste azioni sono davvero nonviolente?


Ogni volta che si parla di attivismo, salta fuori la parola "nonviolenza". Per questo ho voluto fare un esperimento: commentare video di azioni reali.

Dai blocchi del traffico di Extinction Rebellion al lancio della zuppa sui dipinti di Van Gogh di Just Stop Oil, dalle irruzioni per la liberazione animale negli USA, a casi più complessi ed estremi, come lo sciopero della fame di Bobby Sands, le azioni di OutRage per i diritti LGBTQ+ e le lotte storiche delle suffragette di Emmeline Pankhurst.

Proviamo a usare questi casi reali per parlare del principio di proporzionalità, dell'assunzione diretta delle responsabilità penali, di cosa vuol dire rimanere in contatto con il consenso generale, di cosa distingue un'azione nonviolenta da una violenta.

Con un'avvertenza: non sono qui per dare patenti di nonviolenza, perché di certo non è una scienza esatta. Proviamo piuttosto a fare dei ragionamenti insieme, anche nei commenti.

Fonti:
youtu.be/zH6Ir0gxJLw?si=k1gHxr…
youtu.be/MI12DypCVOE?si=41DLWl…
youtu.be/iPItL9z83EQ?si=vQUbWh…
youtu.be/KcraZQovq8g?si=XK2M4L…

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È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

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00:00 - Che cos'è la nonviolenza
00:24 - Extinction Rebellion: blocco del traffico
02:58 - Just stop oil: zuppa su van Gogh
04:59 - Liberazione animale e proprietà privata
07:03 - Lo sciopero della fame di Bobby Sands
09:42 - Peter Tatchell e OutRage!: fare outing
12:25 - Le suffragette tra nonviolenza e violenza


Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
in reply to Marco Cappato

@Marco Cappato

Il video è molto bello e molto utile, ti ringrazio per averlo postato.

L'unica cosa che non mi torna molto è la correlazione tra non violenza e l'assumersi la responsabilità dell'atto.

Abbiamo visto comportamenti violenti compiuti da persone che poi si assumono la responsabilità dell'atto (da Mussolini che si assume la responsabilità politica, morale e storica delle violenze fasciste fino agli uomini che commettono un femminicidio e poi si costituiscono).

Secondo me l'assunzione di responsabilità non è utile nel discriminare tra azioni violente e non violente perché la si trova con una certa frequenza in entrambe le situazioni.

Spiagge inaccessibili sulla Costa degli Dei: solo Pizzo Calabro risponde alla diffida, silenzio dagli altri 8 Comuni


L’Associazione Luca Coscioni e le famiglie valutano nuove azioni legali verso i Comuni che non hanno risposto per garantire il diritto all’accesso al mare per le persone con disabilità


Nei 15 giorni previsti dalla diffida formale inviata dallo scorso 9 luglio a nove Comuni della Costa degli Dei, solo il Comune di Pizzo Calabro ha fornito riscontro, sostenendo di aver adottato il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) e di aver già effettuato diversi interventi di adeguamento su alcuni tratti di spiaggia. Tutti gli altri enti coinvolti (Vibo Valentia, Briatico, Joppolo, Nicotera, Parghelia, Ricadi, Tropea e Zambrone) non hanno inviato alcuna risposta.

A fronte dell’assenza di comunicazioni da parte degli altri Comuni, l’Associazione Luca Coscioni è pronta a proseguire la battaglia nelle sedi competenti per far cessare la condotta discriminatoria e garantire a tutti i cittadini, senza distinzioni, il diritto di partecipare pienamente alla vita sociale e ricreativa del territorio.

“Il comune di Pizzo ha dimostrato la volontà di rendere accessibili le spiagge pubbliche, per questo motivo riteniamo che ci siano i presupposti per avviare una collaborazione con l’amministrazione al fine di individuare ulteriori interventi necessari per la completa eliminazione delle barriere architettoniche. Per quanto riguarda gli altri 8 comuni, invece, stante il silenzio serbato, la battaglia proseguirà nelle sedi legali. Un ringraziamento particolare va ai genitori che con caparbietà hanno intrapreso questa iniziativa”, ha dichiarato l’avvocata Maria Teresa Prestanicola dell’Associazione Luca Coscioni.

L’iniziativa legale è nata dalla denuncia di un gruppo di genitori di bambini e bambine con disabilità della provincia di Vibo Valentia, seguiti dagli avvocati Maria Teresa Prestanicola e Alessandro Gerardi dell’Associazione Luca Coscioni. L’atto era stato trasmesso per conoscenza anche al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e all’Assessore al Welfare, Pasqualina Straface.

Secondo quanto rilevato nella diffida, le spiagge comunali del territorio presentano gravi barriere architettoniche: mancano rampe e passerelle idonee per l’accesso alla battigia, un numero congruo di sedie JOB, servizi igienici adeguati, segnaletica opportuna e informazioni trasparenti sui servizi disponibili.

Tali carenze impediscono alle persone con disabilità motoria e ai loro familiari di accedere al mare in condizioni di sicurezza e autonomia. Nella diffida si evidenzia come tale condotta violi gli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata con legge n. 18/2009) e il D.P.R. n. 503/1996, richiamando inoltre la sentenza della Corte d’Appello di Roma (n. 4279/2023) che ha qualificato la mancata eliminazione delle barriere sul litorale come discriminazione indiretta.

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Addio a Francesco Guccini. Lo ricordiamo per l’impegno civico


L’Associazione Luca Coscioni esprime le sue più sentite condoglianze alla famiglia di Francesco Guccini, oltre al valore culturale della sua produzione artistica ne ricorda l’attenzione la sua partecipazione civica rispetto a molte tematiche di riforme di libertà tra cui quelle per il fine vita che nel 2021 gli fecero firmare il nostro referendum Eutanasia Legale

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DAT in carcere, abbiamo scritto al Ministro Carlo Nordio


Nel quadro della campagna di promozione della conoscenza della possibilità di predisporre e depositare le disposizioni anticipate di trattamento (DAT) note come testamento biologico, l’Associazione Luca Coscioni ha scritto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio per invitarlo a “diramare urgentemente una circolare che preveda, chiarendone i passaggi tecnici, il deposito delle disposizioni anticipate di trattamento, dette DAT, come da legge n. 219 del 2017, per le persone detenute”

“Da tempo, e da più parti” scrivono la segreteria Filomena Gallo, il Tesoriere Marco Cappato e Marco Perduca che coordina le attività per la salute in carcere dell Associazione, “un crescente numero di persone detenute in condizioni di salute a dir poco complicate, chiede ai nostri punti di riferimento, che effettuano visite negli istituti di pena in tutta Italia, la possibilità di poter esprimere in anticipo le proprie volontà sui trattamenti sanitari, inclusa l’accettazione o il rifiuto di terapie, esami diagnostici, nutrizione e idratazione artificiale.

“Le direzioni degli istituti di pena” prosegue la lettera “non sembrano al momento essere attrezzate, neanche in termini di informazioni da offrire alla popolazione detenuta, per assicurare la piena applicazione della summenzionata legge; per questi motivi risulta urgente chiarire a chi di dovere i vari passaggi tecnici affinché le persone detenute oggi in Italia possano vedere questo loro diritto pienamente rispettato.

Per questi motivi, è facilitare tali attività, alla lettera è stato allegato il facsimile predisposto dall’Associazione Luca Coscioni per la compilazione delle proprie DAT (che è possibile scaricare QUI) e il riassunto delle spiegazioni che solitamente offriamo a chi si rivolge al nostro Numero Bianco (0699313409).

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Giulia Crivellini a Vimercate per l’incontro “Libertà, dignità, fine vita: le regole del futuro”

📍 Area Feste, Via degli Atleti, Vimercate
📅 Venerdì 4 settembre
🕖 Ore 19:00


Giulia Crivellini, avvocata e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’incontro “Libertà, dignità, fine vita: le regole del futuro”, in programma nell’ambito della Festa de l’Unità Vimercatese 2026.

L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sul fine vita e sulle regole necessarie per garantire libertà di scelta e autodeterminazione nelle decisioni sanitarie.

Oltre a Giulia Crivellini interverranno Alfredo Bazoli – senatore PD e Veronica Tentori – coordinatrice regionale Donne Democratiche. Modererà Davide Usai, responsabile Diritti PD Monza e Brianza.

Programma completo a questo link

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