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Marco Cappato a Rapallo per “Demografia e democrazia nell’era digitale: i giovani protagonisti”

📍Porto Carlo Riva – Rapallo (GE)
📅Sabato 6 giugno 2026
🕕Ore 11:50
Evento non aperto al pubblico


Marco Cappato, Tesoriere Associazione Luca Coscioni APS e Presidente di Eumans, parteciperà al panel “Demografia e democrazia nell’era digitale: i giovani protagonisti”, insieme a Francesco Billari, Rettore dell’Università Bocconi. Il dibattito, all’interno del 55° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, esplorerà il ruolo dei giovani nella società contemporanea e le sfide demografiche e digitali che li coinvolgono.

Evento non aperto al pubblico.
Prevista la diretta streaming disponibile sul canale YouTube: www.youtube.com/@GIConfindustriaPer il programma completo e tutti gli altri eventi si rimanda alla locandina completa QUI.

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Che dire? Sono d'accordo, almeno sul rischio tecnocratico di cui parla papa Leone nella sua enciclica. Tra le pagine però manca una cosa fondamentale. Se volete sapere cos'è, potete leggere la mia newsletter che esce il sabato su Substack.

Qui: substack.com/@marcocappato

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La Cellula Coscioni Treviso organizza lo Sportello sul Testamento Biologico

📍 Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16, Treviso
📅 Sabato 6 giugno 2026
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Treviso organizza a Treviso una nuova giornata dello Sportello Testamento Biologico, uno spazio dedicato a DAT (testamento biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, cure palliative, sedazione palliativa profonda e morte volontaria medicalmente assistita.

Lo sportello è coordinato da un volontario della Cellula esperto di biodiritto e si svolgerà in presenza del dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi.

Sono previsti 4 appuntamenti di circa 30 minuti ciascuno.
Per partecipare è necessario prenotarsi:
+39 328 69 66 553
CELLULATREVISO@ASSOCIAZIONELUCACOSCIONI.IT

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La Cellula Coscioni Lodi organizza uno sportello informativo sul testamento biologico

📍 C/O CGIL, via Pietrasanta 3, Codogno
📅 Sabato 6 giugno 2026
🕤 Ore 09:30 – 11:30


La Cellula Coscioni Lodi, in collaborazione con CGIL Lodi, propone uno sportello informativo dedicato al tema delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), conosciute anche come testamento biologico.

In occasione dello sportello sarà inoltre possibile firmare la proposta di legge regionale “Liberi Subito”, per garantire procedure certe sul fine vita in Lombardia.
Per ulteriori informazioni cellulalodi@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Milano organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano
🗓 Mercoledì 17 giugno 2026
🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Milano organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano
🗓 Mercoledì 3 giugno 2026
🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula di Torino interviene all’evento “Decisioni di salute” a Ivrea

📍 Polo Formativo Universitario Officina H, Via Monte Navale, Ivrea
📅 Sabato 1 giugno 2026
🕘 Ore 09:00 – 13:00
Accreditato ECM


La Cellula Coscioni Torino sarà presente all’evento formativo regionale ECM “Decisioni di salute”, organizzato nell’ambito della riunione annuale del progetto “Tutti in rete con la bussola”.

All’incontro parteciperanno:

  • Davide Di Mauro, Coordinatore della Cellula Coscioni Torino
  • Paola Angela Stringa, Avvocata e giurista per le libertà Associazione Luca Coscioni APS
  • Erika Milanesio, Infermiera e responsabile scientifico del corso
  • Lorenzo Gagliardi, Ricercatore post doc in Psicologia dello Sviluppo e Socializzazione, Università di Padova
  • Diego Targhetta Dur, Direttore del Polo Formativo Universitario Officina H

I relatori approfondiranno i temi delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), del consenso informato e dei diritti dei cittadini in materia di salute e autodeterminazione.

Per il programma completo e ulteriori informazioni sull’evento ECM, si rimanda alla locandina ufficiale.

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I Diritti Sconosciuti – Disposizioni anticipate di trattamento con la Cellula Coscioni Pavia

📍 Sala Cà dei Passeri, Via Parco Vecchio 6, San Genesio ed Uniti
📅 Venerdì 5 giugno 2026
🕘 Ore 21:30


La Cellula Coscioni di Pavia, in collaborazione con l’associazione culturale Futura, organizza un incontro pubblico di informazione dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), con focus sui temi del testamento biologico, del suicidio medicalmente assistito e dell’eutanasia.

Si terrà il panel con gli interventi di:

  • Roberto Imberti, rianimatore e farmacologo
  • Davide Albanese, medico palliativista

Moderano l’incontro Francesca Bonemazzi e Loris Tissino.

L’iniziativa offre uno spazio di confronto su aspetti legali e pratici delle DAT e delle scelte di fine vita, con la possibilità per il pubblico di porre domande e approfondire i temi trattati.

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Mercato coperto di via Catania 70 – Roma
🗓 Giovedì 4 maggio 2026
🕡 Dalle 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO II di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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Maria Cristina, paziente oncologica terminale veneta, attende da 2 mesi la verifica delle condizioni per accedere al “suicidio assistito” e diffida l’ASL ad agire prima che sia troppo tardi


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Chiedo una morte dignitosa e chiedo che mi venga garantito il rispetto della legge al più presto”


Maria Cristina, 77enne della provincia di Treviso, da settembre 2025 è affetta da un mesotelioma pleurico, una forma tumorale aggressiva del rivestimento polmonare a prognosi infausta per cui non esistono cure risolutive e di poco modificabile con i trattamenti chemioterapici a disposizione.

Di fronte alla irreversibilità della malattia e al progressivo peggioramento delle sue condizioni, Maria Cristina, inizialmente decisa ad andare in Svizzera, lo scorso 25 marzo ha chiesto alla propria azienda sanitaria la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia. Maria Cristina è, infatti, in possesso dei requisiti individuati dalla Corte Costituzionale nella sentenza Cappato/Dj Fabo per l’accesso alla morte volontaria assistita: è affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che considera intollerabili, ed è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Tuttavia, a oltre due mesi dalla richiesta, non è ancora stata sottoposta nemmeno alle visite domiciliari da parte della commissione multidisciplinare.

Il 30 aprile, assistita dal team legale coordinato da Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, la donna ha inviato una diffida e messa in mora all’azienda sanitaria per sollecitare l’attivazione urgente della procedura, prima che sia troppo tardi. La risposta dell’ASL, giunta il 5 maggio, si è limitata a informare che le verifiche sono “tuttora in corso”, senza fornire però tempistiche certe.

➡ Le parole di Maria Cristina


Che qualità di vita mi si prospetta se non c’è speranza di anche lieve miglioramento? C’è una legge? Pretendo che venga rispettata. È onorevole, dignitoso, caritatevole e umano costringere i miei cari a vedermi straziata dai dolori e ridotta ad una larva umana? C’è giustizia a ridurre una persona instupidita dalla morfina (che blocca l’intestino, costringe a defecare con lassativi che danno dolori al ventre, fanno sbavare e rendono un essere umano privo di dignità)? È civile tutto questo?

Non mi si venga a raccontare che le persone in quegli stati non soffrono. Non è vero! Io sono stata “curata” per 3 mesi con la morfina, quando mi torcevo nel letto con 7 vertebre rotte. So quel che dico. Si riesce a pensare. E anche a soffrire. È civile tutto questo? Chiedo una morte dignitosa e chiedo che mi venga garantito il rispetto della legge e al più presto. Perché, dopo, potrei non essere più in grado di sostenere battaglie burocratiche.


“Se la nostra legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” fosse approvata, non si perderebbe tempo per costituire di volta in volta la Commissione multidisciplinare, perché ne esisterebbe una già costituita in grado di prendere tempestivamente in carico la richiesta del paziente ed effettuare le relative verifiche, come è responsabilità del Servizio Sanitario della Regione Veneto.

L’esempio virtuoso è quello della Toscana dove – grazie alla nostra legge di iniziativa popolare e alla circolare di Giunta – è in vigore il termine di un mese per dare una risposta. Ecco perché auspichiamo che si dia a Maria Cristina una risposta in “tempi celeri”, come previsto dalla Corte costituzionale, e si approvi la legge Liberi Subito”, hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente Tesoriere e Segreteria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.

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La Cellula Coscioni Genova all’evento “Non troppo tardi. PMA, diritto alla genitorialità e fine vita”

📍Music For Peace – Via Balleydier 60, Genova
📅 Mercoledì 3 giugno 2026
🕘 Ore 20:00


La Cellula Coscioni Genova parteciperà all’incontro “Non troppo tardi. PMA, diritto alla genitorialità e fine vita”, all’interno della cornice del Che Festival, una serata di approfondimento sui diritti civili e sull’autodeterminazione, con particolare attenzione alla genitorialità e al fine vita.

Si terrà un dibattito con gli interventi di:

  • Simone D’Angelo, Consigliere Regionale
  • Gianni Pastorino, Consigliere Regionale
  • Gloria De Andreis, Cellula Coscioni Genova

Moderazione: Valentina Bocchino, Giornalista di Genova Today

Entrata con generi di prima necessità.

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 10 maggio 2026
🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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La gallery di Maggio


Continua la sensibilizzazione sulle nostre iniziative in tutta l’Italia, mentre la raccolta firme per “Liberi Subito” in Lombardia e Lazio prosegue, con dei testimonial d’eccezione. Clicca sull’icona della macchina fotografica per scorrere le foto!

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

14 milioni di persone moriranno entro il 2030 a causa dello smantellamento di UsAid voluto da Trump, secondo la rivista Lancet.
Alle elezioni di Midterm sapremo se una democrazia può rendersi responsabile di un disastro del genere senza reagire.

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Maria Sole Giardini all’evento “Una famiglia, tante famiglie” con la Cellula Coscioni Alessandria

📍 Teatro Parvum, Sala Giovani, Via Mazzini 85, Alessandria
📅 Venerdì 29 maggio 2026
🕘 Ore 21:00


Maria Sole Giardini Consigliera generale dall’Associazione Luca Coscioni, giornalista e autrice di “Roki, storia di una battaglia” parteciperà all’evento “Una famiglia, tante famiglie – Genitorialità come percorso trasversale e includente” organizzato dalla Cellula Coscioni Alessandria.

Oltre a Maria Sole Giardini interverranno, Simona Ongarelli giornalista, Alice Monferino medico di famiglia e Stefano Botto insegnante di danza Modererà l’incontro: Sonia Fogagnolo ed Elisabetta Maccanti, coordinatrici della Cellula Coscioni Alessandria.

L’iniziativa sarà un’occasione di approfondimento sui diversi percorsi di genitorialità e sull’inclusione delle famiglie nelle loro molteplici forme.

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La Cellula Coscioni Pordenone organizza “Liberi sino alla fine: conoscere per scegliere”

📍 Ex tipografia Savio, via Torricella 2, Pordenone
📅 Giovedì 28 maggio 2026
🕕 Ore 18:00


La Cellula Coscioni Pordenone organizza un incontro pubblico di informazione e sensibilizzazione dedicato al tema del fine vita. Durante la serata si parlerà dell’evoluzione normativa in Italia, dei diritti attualmente riconosciuti e delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).

Si terrà un dibattito con gli interventi di Raffaella Barbieri, coordinatrice della Cellula Coscioni di Udine, e Davide Mazzon, anestesista rianimatore e membro della Consulta di Bioetica, moderato da Francesca Bonemazzi e Loris Tissino. Concluderà Alessandro Boscariol del Circolo C. Masutti.

Evento organizzato in collaborazione con il Circolo Costante Masutti e all’UAAR Pordenone.

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Alessia Cicatelli partecipa a Terni alla presentazione del libro “Arkansas” di Chiara Tagliaferri

📍 Bloom, Via Luigi Galvani 11B, Terni
📅 Venerdì 5 giugno 2026
⏰ Ore 18:00


Alessia Cicatelli Avvocata e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni APS parteciperà alla presentazione organizzata dalla Cellula Coscioni Terni del libro “Arkansas. Storia di mia figlia” con l’autrice Chiara Tagliaferri. L’evento sarà occasione per approfondire il tema della GPA attraverso la storia personale e straordinaria della scrittrice, del percorso lungo sette anni per diventare madre tramite gestazione per altri negli Stati Uniti e del significato di maternità e famiglia oggi.

L’incontro moderato da Maria Sole Giardini, giornalista e attivista della Cellula Coscioni Terni e vedrà inoltre l’intervento di Raffaele Giuliani, psicologo e divulgatore politico

Al termine dell’incontro sarà possibile incontrare l’autrice per il firmacopie. L’ingresso è libero e gratuito fino a esaurimento posti.
Locandina completa qui

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Cresce il consenso della politica USA per gli psichedelici. Il caso Minnesota


Testo preparato con Peppe Brescia


Nelle ultime settimane il Parlamento del Minnesota ha mosso un importante passo verso la creazione di un programma pilota di terapia assistita con psilocibina.

La misura è stata presentata sotto forma di emendamento a un pacchetto più ampio di riforme sotto il profilo sanitario, approvato dalla Camera dei Rappresentanti lo scorso 8 Maggio, con 114 voti favorevoli e 15 contrari.

In base al progetto, si prevede lo sviluppo di un programma sperimentale destinato fino a 1000 persone adulte affette da condizioni patologiche come depressione resistente ai trattamenti, disturbo post-traumatico da stress (PTSD), dolore cronico e utilizzo problematico di sostanze. La somministrazione del trattamento potrà avere luogo presso residenze private autorizzate o strutture di trattamento abilitate, rigorosamente sotto la supervisione di facilitatori professionisti. Stando al testo dell’emendamento, in un primo momento le licenze in concessione dovrebbero limitarsi a un numero totale compreso tra le 20 e le 50.

Secondo uno schema divenuto ormai canonico per questo tipo di sperimentazioni, le sedute verranno suddivise in tre fasi: preparazione tramite colloquio tra paziente e figura medica abilitata, somministrazione vera e propria, infine una fase di integrazione.

Per quanto riguarda la gestione del processo e definizione dei regolamenti, esse saranno affidate all’Office of Cannabis Management dello Stato (OCM), l’agenzia con funzioni di controllo sulle vendite statali di Cannabis.

Un aspetto che resta da rimarcare, in linea con una tendenza recentemente osservata nel contesto statunitense, è costituito dal carattere bipartisan del sostegno politico all’iniziativa: in Minnesota il disegno di legge ha infatti raccolto consensi sia tra i democratici che tra la maggioranza degli esponenti repubblicani, all’insegna di un progressivo indebolimento delle polarizzazioni ideologiche guidato dall’emersione di evidenze scientifiche sempre più autorevoli.

Allo stesso modo, anche l’amministrazione federale sembra mostrare un atteggiamento di maggiore apertura. Emblematico, da questo punto di vista, il recente stanziamento alla ricerca da 50 milioni di dollari concesso dall’amministrazione Trump. Secondo quanto sottolineato nel corso del dibattito parlamentare del Minnesota, la possibilità di intercettare parte di queste risorse per sostenere il programma pilota rappresenta un’opzione fortemente caldeggiata dai legislatori dello Stato.

Come affermato dal deputato repubblicano Nolan West, tale disponibilità di fondi rappresenterebbe di fatto “uno dei motivi principali” per implementare il programma statale di terapie assistite da psilocibina, al fine di portare alla creazione di “un programma che aiuterà molte persone con gravi patologie, e che sarà finanziato dal governo federale”.

Parallelamente, anche la Commissione Finanze del Senato del Minnesota ha incaricato l’OCM di sondare la possibilità di sfruttamento statale degli stanziamenti federali. Per l’entrata in vigore della riforma si resta in attesa del passaggio in Senato. Nel frattempo, il dibattito pubblico si conferma piuttosto vivace.

Secondo il promotore della proposta, il deputato Andy Smith, “la psilocibina ha dimostrato, attraverso numerose e preziose ricerche, una straordinaria capacità di aiutare coloro che lottano con una vasta gamma di problemi di salute mentale, dalla depressione al recupero dalle dipendenze, nonché al disturbo da stress post-traumatico, in particolare nei veterani, negli agenti delle forze dell’ordine e in coloro che hanno vissuto un evento traumatico, così come nelle vittime di aggressioni”.

Sul fronte opposto, gli esponenti più critici hanno definito l’azione legislativa come eccessivamente prematura, invocando un atteggiamento di maggior prudenza e riportando la questione sotto il profilo penale più che in ambito sanitario.

“Stiamo semplicemente depenalizzando il reato. È un passo davvero enorme”, ha infatti affermato con una punta di sarcasmo il senatore repubblicano Michael Kreun.

Rimanendo in attesa della discussione in Senato, il Minnesota potrebbe quindi unirsi a New Mexico, New Jersey, Oregon e Colorado, divenendo il prossimo stato USA a consentire l’utilizzo medico di una molecola psichedelica. Obiettivo che potrebbe essere presto condiviso con un altro Stato. Anche la Louisiana ha infatti avviato un iter affine, con l’intenzione di istituire un programma terapeutico assistito da sostanze psichedeliche da svolgere sotto la supervisione del Dipartimento della Salute statale.

La peculiarità della riforma consiste nelle modalità di reperimento degli stanziamenti alla ricerca, che verranno infatti prelevati da fondi derivanti da accordi extragiudiziali legati ai processi sulla cosiddetta crisi degli oppioidi.

Nel corso del dibattito parlamentare, la proposta ha raggiunto l’unanimità assoluta sia alla Camera che al Senato.

In virtù di un emendamento, che oltre a psilocibina e ibogaina ha incluso l’MDMA nel novero delle molecole su cui condurre le ricerche, si renderà tuttavia necessaria una nuova approvazione della proposta da parte del Senato.

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In Piemonte, “Liberi Subito” supera le 5mila firme, oltre metà dell’obiettivo necessario


Tutti i prossimi tavoli già in programma e le modalità per organizzarli nelle altre città


A un mese dall’avvio della raccolta firme per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito” sono già oltre 5.000 le sottoscrizioni raccolte dall’Associazione Luca Coscioni in Piemonte: oltre metà dell’obiettivo necessario per portare il testo all’esame del Consiglio regionale.

L’obiettivo resta quello di raggiungere le 8.000 firme entro sei mesi, per chiedere anche in Piemonte quanto già ottenuto in Toscana e Sardegna, dove sono state approvate norme per garantire tempi e procedure certe nell’accesso al suicidio medicalmente assistito.

“Il risultato raggiunto in appena un mese dimostra che in Piemonte esiste una forte domanda di civiltà, chiarezza e rispetto dei diritti delle persone che affrontano condizioni di sofferenza irreversibile”, dichiarano Davide Di Mauro e Lidia Sessa, coordinatori regionali della raccolta firme per la proposta di legge ‘Liberi Subito’ per l’Associazione Luca Coscioni, “Aver superato quota 5.000 firme in così poco tempo significa che i cittadini Piemontesi chiedono alla politica regionale di assumersi le proprie responsabilità e garantire procedure certe, tempi definiti e uguali diritti su tutto il territorio piemontese. La sentenza della Corte costituzionale ha chiarito che le Regioni possono intervenire per assicurare l’effettività di un diritto già riconosciuto. Ora spetta al Piemonte non restare indietro rispetto a quanto già fatto da Toscana e Sardegna. Continueremo nelle prossime settimane con decine di tavoli di raccolta firme, convinti che il traguardo delle 8.000 sottoscrizioni sia alla nostra portata e che il Consiglio regionale non possa più ignorare la richiesta di partecipazione che arriva da migliaia di cittadini. Grazie ai Sindaci di Moncalieri, Settimo, Borgaro, Rivoli e Condove e Cuorgnè che hanno già sottoscritto la proposta è quelli che si accingono a farlo, rinnovando l’invito a tutte le forze politiche il sostegno formale e pubblico alla proposta dell’associazione Luca Coscioni”

La proposta di legge “Liberi Subito” si inserisce nel solco tracciato dalla sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, che ha chiarito come le Regioni possano intervenire per disciplinare modalità e tempi di accesso alle procedure, nell’ambito della tutela della salute. L’obiettivo è rendere concretamente esigibile un diritto già riconosciuto, attraverso regole prosegue la mobilitazione con numerosi tavoli di raccolta firme sul chiare, uniformi e trasparenti.

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“La maggioranza ritiri la legge che blocca il Senato: si applichi il regolamento e si discuta la legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale”


“È tempo di rispettare l‘art 71 della Costituzione: “Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi”. Chiediamo incontro al Presidente La Russa”


“Le notizie emerse dai lavori delle Commissioni del Senato confermano, ancora una volta, l’assenza di una reale volontà politica di dare all’Italia una buona legge sul fine vita. Da mesi si susseguono rinvii e mediazioni, perché il testo base della maggioranza è palesemente incostituzionale e va ritirato. Nel frattempo, aspetta da oltre un anno di essere discusso il disegno di legge di iniziativa popolare “Eutanasia legale” sottoscritto da oltre 74.000 cittadine e cittadini, ai quali si sono aggiunti altri 25.000 cittadini in occasione della nostra mobilitazione di aprile”. Lo dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato per l’Associazione Luca Coscioni e per il Comitato promotore della proposta di legge popolare “Disposizioni in materia di aiuto medico alla morte volontaria”.

Il Regolamento del Senato prevede espressamente che, decorso il termine per l’esame in Commissione, i disegni di legge di iniziativa popolare siano iscritti d’ufficio nel calendario dei lavori dell’Assemblea. Quella previsione è stata introdotta proprio per impedire che le proposte sottoscritte dai cittadini venissero lasciate ferme indefinitamente in Commissione.

È esattamente ciò che sta accadendo oggi. Il Parlamento è libero di discutere, modificare o respingere una proposta di legge. Ma non è accettabile che si utilizzi la tecnica del continuo rinvio col risultato di stracciare le garanzie previste dal Regolamento del Senato a tutela dell’iniziativa legislativa popolare e dell’articolo 71 della Costituzione (“il popolo esercita l’iniziativa delle leggi”). Sul fine vita la Corte costituzionale richiama il Parlamento dal 2018 alla necessità di intervenire con una disciplina legislativa.

Dopo anni, però, il risultato è ancora l’assenza di regole chiare e uniformi, con persone malate costrette ad affrontare percorsi incerti, differenze territoriali e ostacoli che dipendono dal luogo in cui vivono o dalle possibilità economiche individuali. Per questo abbiamo trasmesso al Presidente del Senato una formale richiesta di applicazione della Costituzione e dell’articolo 74, comma 3, del Regolamento e una contestuale richiesta di incontro istituzionale. Chiediamo che il Senato applichi le proprie regole e calendarizzi in Aula il disegno di legge popolare ”Eutanasia legale”. Invitiamo sia i Gruppi di maggioranza che quelli di opposizione a discutere finalmente una proposta sostenuta da decine di migliaia di cittadini e già coerente con il quadro costituzionale definito dalla Consulta”.

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Da oltre 6 mesi, in Lombardia, Domenico attende una risposta per poter accedere al suicidio assistito


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“Ho perso le speranze in un esito positivo e in tempi ragionevoli per la mia situazione. Vivo una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza”, afferma l’uomo, 59 anni, affetto da sclerosi multipla

Si tratta di una violazione delle linee guida regionali. Nel frattempo, continua la raccolta firme per Liberi Subito


Domenico è un 59enne lombardo, affetto da sclerosi multipla. A seguito dell’aggravarsi dei sintomi e delle sofferenze provocate dalla patologia da cui è affetto dal 2009, a novembre scorso ha fatto richiesta alla propria azienda sanitaria per la verifica delle condizioni previste dalla “sentenza Cappato/Antoniani” per poter accedere al “suicidio assistito”.

Da quel momento, però, nonostante tutte le visite mediche a cui è stato sottoposto, non ha ancora ricevuto un riscontro dalla ASL. Non sa ancora, quindi, se secondo l’azienda sanitaria possiede tutti i requisiti previsti dalla Corte costituzionale per accedere al suicidio assistito. Ma la malattia continua a progredire e i sintomi a peggiorare.

Domenico riesce a stento a muovere soltanto la mano sinistra, avvertendo inoltre dolori insopportabili in tutto il corpo; è assistito quotidianamente dai suoi caregivers per l’espletamento di ogni attività quotidiana. Senza la loro assistenza non potrebbe provvedere ai suoi bisogni, e morirebbe di stenti, in preda ad atroci sofferenze.

Viene sottoposto a clisteri e manovre di evacuazione manuale, assume una copiosa terapia antalgica e farmaci antitrombotici al fine di prevenire la recidiva di una trombosi polmonare, che l’aveva già colpito in passato.


➡ Dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato


“Il trattamento subito da Domenico è in palese violazione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale, secondo cui la risposta alle persone che chiedono la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito deve arrivare in tempi celeri e con procedure chiare. Dopo oltre sei mesi dalla richiesta e numerose visite mediche dal contenuto ampiamente ripetitivo, il protrarsi dell’attesa appare ingiustificabile e incompatibile con le gravissime condizioni cliniche del paziente”.

Aggiunge Filomena Gallo: “Le linee guida approvate dalla Regione Lombardia avrebbero dovuto garantire tempi certi e uniformità procedurale. Assistiamo invece a grandi differenza tra le diverse aziende sanitarie e ritardi che costringono le persone malate ad affrontare ulteriori sofferenze e ad avviare azioni legali per vedere riconosciuti diritti già affermati dalla Consulta”.

Conclude Marco Cappato: “Chiediamo alla Regione Lombardia di intervenire affinché il diritto all’autodeterminazione non debba dipendere dall’inerzia delle aziende sanitarie. Per questo proseguiamo la raccolta firme sulla proposta di legge regionale ‘Liberi Subito’, per garantire procedure certe, trasparenti e rispettose delle scelte delle persone”.

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Fine vita in Lombardia, per il Consiglio di Stato una Regione può fermare una legge popolare senza discuterla in Aula


La decisione riguarda la dichiarazione di inammissibilità della proposta “Liberi Subito” nella prima versione, nel 2024. Nel frattempo la Corte costituzionale ha chiarito che le Regioni possono intervenire sulle procedure del suicidio medicalmente assistito e ha emendato la legge toscana

Ripresenteremo la proposta di legge di iniziativa popolare nella versione emendata dalla Consulta, sulla quale stiamo raccogliendo le firme


Il Consiglio di Stato ha confermato che i giudici non possono intervenire contro la decisione con cui il Consiglio regionale della Lombardia, nel 2024, aveva bloccato prima della discussione in Aula la proposta di legge popolare Liberi Subito sul suicidio medicalmente assistito. La sentenza non riguarda però il merito della legge né le competenze delle Regioni sul fine vita. Su questo punto, infatti, la Corte costituzionale è successivamente intervenuta con la sentenza n. 204 del 2025, chiarendo che le Regioni possono regolare gli aspetti organizzativi e sanitari legati al suicidio assistito.

Nel novembre 2024 il Consiglio regionale della Lombardia aveva bloccato la proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio assistito Liberi Subito prima ancora della discussione in Aula, sostenendo che la Regione non avesse competenza per legiferare su questa materia. L’Associazione Luca Coscioni aveva quindi presentato ricorso contro quella decisione. Successivamente, però, la Corte costituzionale – con la sentenza n. 204 del 2025 – ha chiarito che le Regioni possono intervenire sugli aspetti organizzativi e sanitari legati al fine vita. Secondo l’Associazione Coscioni, questo ha confermato la legittimità dell’impianto della proposta “Liberi Subito”.

“Questa sentenza afferma che una maggioranza politica può impedire la discussione di una legge di iniziativa popolare senza che i cittadini possano ottenere tutela davanti a un giudice – dichiara Filomena Gallo – Il Consiglio di Stato riconosce che la materia rientra nelle competenze regionali, come già affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 204 del 2025, ma allo stesso tempo esclude qualsiasi tutela giurisdizionale contro l’arresto dell’iter legislativo. Riteniamo che ciò apra un serio tema di compatibilità con gli articoli 24 e 113 della Costituzione e con i principi europei di effettività della tutela giurisdizionale e di partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine. Per queste ragioni continueremo ad agire in ogni sede nazionale ed europea“.

“Quello che è accaduto in Lombardia dimostra che oggi una maggioranza politica può bloccare perfino la discussione di una proposta sostenuta da migliaia di cittadine e cittadini, invocando un incostituzionalità poi smentita dalla stessa Corte costituzionale”, dichiara Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “La Corte costituzionale, a dicembre, ha infatti chiarito che le Regioni possono legiferare sull’organizzazione sanitaria relativa al fine vita.

Nonostante questo, la proposta ‘Liberi Subito’ è stata fermata prima ancora del confronto democratico in Aula. Continueremo la mobilitazione politica e legale con la raccolta firme per ridepositare la legge ‘Liberi Subito’, con le modifiche introdotte dalla Consulta, perché il diritto dei cittadini a partecipare alle decisioni pubbliche deve essere effettivo e garantito. Questa volta, quando dovranno esprimersi sulla versione di ‘Liberi Subito’ corretta dalla Corte costituzionale i Consiglieri regionali non potranno sostenere che il testo sia incostituzionale, visto che la Consulta si è già pronunciata”.

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A San Gemini un incontro informativo sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento con la Cellula Coscioni Terni

📍 Sala culturale “Stazione di Posta”, Via Campo di Fiori 3, San Gemini
📅 Venerdì 29 maggio 2026
🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Terni organizza un incontro pubblico di informazione e sensibilizzazione dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), comunemente note come “testamento biologico”. Durante l’incontro saranno affrontati gli aspetti legali, medici e pratici della normativa, con particolare attenzione a:
Come redigere correttamente le proprie disposizioni; La nomina del fiduciario: chi è, cosa fa e come sceglierlo; Come e dove depositare le DAT, presso Comuni, strutture sanitarie e registro nazionale.

Al termine degli interventi sarà lasciato spazio alle domande del pubblico, per rispondere a dubbi e domande.
L’incontro è libero e aperto a tutta la cittadinanza.

Per maggiori informazioni: cellulaterni@associazionelucacoscioni.it

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Chiara Lalli interviene da remoto al convegno “Morte assistita. Italia e Regno Unito a confronto”

📍 Archivio Storico Comunale – Sala Almeyda, Via Maqueda 157, Palermo
📅 Venerdì 29 maggio 2026
🕞 Ore 15:30


Chiara Lalli, giornalista e Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà da remoto al convegno “Morte assistita. Italia e Regno Unito a confronto”, un incontro dedicato all’analisi delle prospettive legislative, mediche, etiche e religiose sul tema della morte assistita,

Il convegno sarà un’occasione di approfondimento e confronto pubblico su un tema centrale per la libertà di scelta, l’autodeterminazione e il dibattito bioetico contemporaneo.

Per maggiori informazioni locandina completa QUI

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Depositata anche in Campania la proposta di legge sul suicidio assistito elaborata dall’Associazione Luca Coscioni


Nota dell’Associazione Luca Coscioni


Ringraziamo il vicepresidente Luca Trapanese per aver fatto proprio il testo ‘Liberi Subito’, elaborato dall’Associazione Luca Coscioni per le Regioni a seguito del via libera della Corte costituzionale dello scorso dicembre.

‘Liberi Subito’ è la proposta di legge promossa dall’Associazione Luca Coscioni per garantire tempi e procedure certe a chi chiede l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria, il cosiddetto suicidio assistito, già consentito in Italia dalla sentenza Cappato del 2019. La proposta non introduce un nuovo diritto, ma rende concretamente applicabili le indicazioni già previste dalla Consulta, definendo modalità chiare entro cui le aziende sanitarie devono verificare le richieste dei pazienti e dare risposta.

Auspichiamo ora un’ampia convergenza tra le forze presenti in Consiglio regionale, per dare un segnale di attenzione alle crescenti richieste di accesso alle forme di autodeterminazione nel fine vita consentite dalla sentenza Cappato del 2019. L’Associazione resta a disposizione del Consiglio regionale per ogni eventuale approfondimento necessario.

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In Lombardia terzo caso di suicidio assistito: Cristian è morto con l’aiuto del servizio sanitario


Aveva 55 anni ed era affetto da sclerosi multipla

Aveva fatto richiesta a febbraio 2026 e si tratta del diciassettesimo caso in Italia


Cristian, 55enne lombardo, affetto da sclerosi multipla, è morto lo scorso 18 maggio presso il suo domicilio, dopo essersi autosomministrato il farmaco letale.

La patologia, da cui era affetto dal 1999, ha portato Cristian a soffrire dolori divenuti insopportabili e a dipendere totalmente dall’assistenza dei suoi caregivers: non poteva più camminare, era sottoposto a manovre di evacuazione manuale, aveva il catetere vescicale e soffriva di continue infezioni alle vie urinarie.

Per questo, di fronte all’irreversibilità della malattia e al progressivo peggioramento delle sue condizioni, Cristian ha iniziato a informarsi, tramite l’Associazione Luca Coscioni, sui suoi diritti nel fine vita in Italia e, a febbraio scorso, ha chiesto alla sua azienda sanitaria la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia.


“Il caso di Cristian conferma la piena applicabilità della sentenza della Corte costituzionale in tutto il territorio nazionale, non solo in Toscana e Sardegna. Si conferma anche che quando un’azienda sanitaria adempie con tempestività ai propri compiti, il paziente riesce ad evitare di dover subire una lunga agonia contro la propria volontà.

Essendo però la situazione diversa da un’azienda sanitaria all’altra, in Lombardia come nel resto d’Italia, è indispensabile che si approvino norme regionali che chiariscano le procedure da seguire, in modo da garantire quei “tempi celeri” richiesti dalla Corte costituzionale, e che si informino i cittadini e i medici.

Per questo, come Associazione Luca Coscioni proseguiamo anche in Lombardia la raccolta firme sulla legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito” e continuiamo a fornire informazioni sui diritti nel fine vita tramite il nostro Numero Bianco”, hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo.

La proposta “Liberi Subito” non introduce nuovi diritti, ma rende concretamente esercitabile un diritto già riconosciuto, garantendo procedure certe per la verifica dei requisiti, uniformità sul territorio regionale, trasparenza e responsabilità delle aziende sanitarie.

In Lombardia è in corso la raccolta firme a seguito del rifiuto, da parte del Consiglio regionale, di esaminare la precedente proposta di legge di iniziativa popolare. Nel novembre 2024, i consiglieri di maggioranza avevano infatti impedito la discussione del provvedimento mediante l’approvazione di una pregiudiziale di costituzionalità.

Tale posizione è stata successivamente superata dalla sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, la quale ha chiarito che, nell’ambito della tutela della salute, le Regioni possono disciplinare modalità e tempi con cui il Servizio sanitario garantisce l’effettivo accesso alla procedura, senza incidere su ambiti di competenza statale quali la materia penale o civile.

L'articolo In Lombardia terzo caso di suicidio assistito: Cristian è morto con l’aiuto del servizio sanitario proviene da Associazione Luca Coscioni.

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Se una donna oggi in Italia può interrompere una gravidanza in sicurezza, invece di rischiare la vita con un aborto clandestino, lo deve anche ad Adele Faccio e alla sua disobbedienza civile, oramai quasi dimenticata.

Racconto tutto nella mia newsletter che esce il sabato mattina su Substack: substack.com/@marcocappato

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La Cellula Coscioni Torino partecipa all’evento “Fine vita e scelte di fine vita”

📍Via Martiri della Libertà 150, Sala Ilaria Alpi – San Mauro Torinese
📅Lunedì 25 maggio 2026
⏰Ore 21:00


La Cellula Coscioni Torino interviene all’evento “ Fine vita e scelte di fine vita, la proposta di legge Liberi Subito e la situazione in Piemonte con gli interventi di: Davide di Mauro – Coordinatore Cellula Coscioni Torino e Paola Angela Stringa – Avvocata, giurista per le libertà. Oltre a loro interverranno Beatrice Miroglio – Segretaria GD Torino Nord e Franco Dal Bello – attivista per i diritti del fine vita. L’incontro sarà moderato da Stefano Conte – vicesegretario GD Torino Nord

Durante la serata sarà possibile apporre la propria firma alla proposta di legge di iniziativa popolare regionale “Liberi Subito” per garantire accesso chiaro e tempestivo alle richieste di morte medicalmente assistita. Evento organizzato da GD Torino Nord e PD San Mauro Torinese.

L'articolo La Cellula Coscioni Torino partecipa all’evento “Fine vita e scelte di fine vita” proviene da Associazione Luca Coscioni.

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Non so se sia vero che la difesa europea non ha alternative a Palantir, al momento. Sicuramente, è indispensabile che, se non le ha, le costruisca molto ma molto urgentemente.

politico.eu/article/nato-comma…

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Autodeterminazione e disabilità: perché la Coscioni è il posto giusto per dirlo


C’è una frase che l’Associazione Luca Coscioni ha messo agli atti fin dalla sua fondazione, e che continuo a trovare la sintesi politica più precisa che il movimento italiano per i diritti civili abbia prodotto negli ultimi venticinque anni: “dal corpo dei malati al cuore della politica”. L’ho riletta più volte mentre pensavo a questo articolo. La rileggo perché è una frase in cui sta dentro tutto: il punto di partenza che è il corpo, la traiettoria che è il movimento verso le istituzioni, e l’oggetto che è la politica intesa come luogo dove si decide. È una frase che riguarda l’eutanasia e riguarda la ricerca sulle cellule staminali, riguarda la procreazione assistita e i cannabinoidi terapeutici. E riguarda integralmente la disabilità. Non per analogia, non per estensione caritatevole, non perché “anche le persone disabili meritano attenzione”. La riguarda perché la disabilità è uno dei territori in cui il corpo viene quotidianamente sottratto alla titolarità di chi lo abita. E ogni volta che un corpo viene sottratto alla titolarità di chi lo abita, è in gioco la stessa questione: l’autodeterminazione.

Voglio provare a dire perché la Coscioni è il posto giusto per parlare di disabilità non come questione sociale, ma come questione bioetica e politica nella stessa misura in cui sono questioni bioetiche e politiche il fine vita o la libertà di ricerca. E voglio farlo restando dentro a una continuità teorica, perché credo che proprio la continuità sia quello che manca al dibattito italiano sulla disabilità, quasi sempre confinato in un’aiuola separata, raccontato con un lessico settoriale che lo rende invisibile a chi si occupa di diritti civili in senso ampio.

Parto da una definizione, che è la stessa che la Coscioni adotta e che vale per qualsiasi ambito si voglia toccare. Autodeterminazione significa che è la persona, nel suo corpo, nella sua esistenza, nel suo contesto, a decidere di sé. Significa che lo Stato, le istituzioni sanitarie, gli apparati amministrativi, le famiglie, i medici, gli operatori sociali, non sono titolari delle scelte che riguardano il singolo. Sono al servizio di quelle scelte, o ne sono complici, o ne sono ostacolo. In quella scelta sta tutto: cosa fare del proprio corpo malato negli ultimi mesi di vita, cosa fare del proprio corpo riproduttivo, se accedere o no a una ricerca scientifica, se assumere o no una sostanza terapeutica vietata, se vivere o no in un certo luogo, con quale assistenza, in quali tempi della propria giornata, con quale grado di intimità. La Coscioni ha costruito la propria battaglia politica esattamente intorno a questo punto, e ha fatto bene a costruirla così, perché solo tenendo insieme tutti questi piani si vede la struttura comune del problema: il potere altrui sul corpo proprio.

Adesso provo a portare questa struttura dentro la disabilità, e a mostrare come ogni singolo capitolo della vita di una persona con disabilità sia attraversato esattamente dalla stessa questione che attraversa il dibattito sul fine vita o sulla procreazione assistita. Lo faccio con esempi concreti, perché senza esempi concreti il discorso sull’autodeterminazione resta filosofia da convegno, e di filosofia da convegno noi non abbiamo bisogno.

Primo terreno: l’assistenza personale autogestita. La Coscioni l’ha inserita fra le proprie priorità fin dal Primo Congresso, e non a caso. Quando una persona con disabilità ha bisogno di assistenza personale per vivere in autonomia, può ricevere quell’assistenza in due modi radicalmente diversi. Nel primo modo, è un soggetto pubblico o privato accreditato che le invia operatori scelti da altri, formati secondo criteri stabiliti da altri, con orari decisi da altri, con compiti definiti da altri. Nel secondo modo, è la persona stessa che assume direttamente i propri assistenti personali, li forma su misura del proprio progetto di vita, decide quando entrano in casa sua, cosa fanno, come lo fanno, in quale relazione stanno con lei. La differenza fra i due modelli non è organizzativa, è ontologica. Nel primo, la persona è oggetto di un servizio. Nel secondo, è soggetto di una scelta. La Coscioni ha capito da subito che questo è il punto, ed è per questo che ha portato avanti per decenni la battaglia perché i fondi della legge 104/92 articolo 3 comma 3 venissero erogati nella forma del pagamento diretto, quello che il legislatore italiano ha chiamato pudicamente “gestione in forma indiretta” perché ammettere il pagamento diretto alle persone con disabilità sembrava troppo. Anche il vocabolario, qui, dice tutto. Il pagamento diretto a un soggetto malato e disabile è stato chiamato “indiretto” perché ammettere la titolarità piena di un soggetto considerato vulnerabile faceva paura. Quella paura è la stessa che muove il legislatore quando esita a riconoscere il diritto al fine vita, è la stessa che limita la ricerca sulle cellule staminali, è la stessa che ha tenuto per anni i cannabinoidi terapeutici fuori dal nomenclatore. È la paura del soggetto che decide di sé.

Secondo terreno: gli ausili. Una persona con disabilità che abbia bisogno di una carrozzina, di una protesi, di un dispositivo di comunicazione aumentativa, di un sintetizzatore vocale, di un letto sanitario, attraversa un percorso amministrativo in cui chi sceglie l’ausilio non è lei. Lo sceglie il sistema sanitario regionale attraverso il nomenclatore tariffario, lo sceglie l’ASL, lo sceglie il fornitore convenzionato, lo sceglie a volte il fisiatra. La persona arriva alla fine della catena, e riceve quello che la catena ha deciso per lei. Se l’ausilio non funziona, non corrisponde al suo corpo, non risponde al suo progetto di vita, il problema diventa suo: dovrà fare ricorso, scrivere lettere, attivare avvocati, esporsi pubblicamente. Esattamente come accade nel fine vita. Non c’è chi decide al posto suo perché tecnicamente serva un’autorizzazione di soggetto terzo: c’è perché culturalmente si dà per scontato che la decisione su un corpo malato o disabile non possa essere lasciata interamente al soggetto malato o disabile. Luca Coscioni, nell’ultima fase della sua malattia, comunicava attraverso il movimento degli occhi su una tastiera virtuale, grazie a un sintetizzatore vocale. La Coscioni si è battuta perché quel tipo di tecnologia entrasse nel nomenclatore, perché lo Stato la rimborsasse, perché ogni persona in condizione analoga potesse averla. Era una battaglia sull’autodeterminazione anche quella. Avere o non avere voce, parlare o non parlare, comunicare o restare zitto, sono questioni che nessun ufficio pubblico dovrebbe poter decidere per delega. Terzo terreno: la libertà di movimento. Le barriere architettoniche, le città non accessibili, i trasporti pubblici progettati senza pensare a chi ha bisogno di rampe, ascensori, segnaletica sensoriale, sono altrettante forme di sottrazione di autodeterminazione. Non è retorica, è descrizione tecnica. Una persona con disabilità che non può muoversi liberamente nella propria città non sta vivendo in una città scomoda: sta vivendo in una città dove la sua capacità di scegliere è limitata a monte, perché le opzioni reali su cosa fare della propria giornata sono ridotte da chi quella città l’ha progettata. La distanza fra “scegliere di non andare al cinema” e “non poter scegliere di andare al cinema perché il cinema non è accessibile” è esattamente la distanza fra autodeterminazione e sua negazione. La Coscioni se ne occupa attraverso la battaglia sui Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, e fa bene a occuparsene come si occupa di eutanasia: perché in entrambi i casi è in gioco la stessa cosa, cioè se a una persona viene riconosciuta o no la titolarità delle proprie possibilità. Quarto terreno: la vita indipendente come progetto di esistenza. La legge 104/92 e poi i decreti attuativi successivi hanno introdotto in Italia il concetto di “progetto di vita” della persona con disabilità. Il progetto di vita è il documento amministrativo in cui si dovrebbe formalizzare quello che la persona vuole fare della propria esistenza, e a partire dal quale dovrebbero essere costruiti i servizi a sostegno. Sulla carta è un dispositivo straordinario di autodeterminazione. Nella pratica, in moltissimi casi, il progetto di vita viene scritto da operatori sociali, controfirmato dalla famiglia, validato da una commissione tecnica, e proposto alla persona come un pacchetto già confezionato. La persona, soggetto formalmente titolare del progetto, diventa di fatto l’ultimo anello di una catena decisionale a cui partecipa marginalmente. Il movimento internazionale per la Vita Indipendente, nato negli Stati Uniti negli anni Sessanta e raccolto in Italia dalla Coscioni fin dalla sua fondazione, ha posto il principio opposto: deve essere la persona con disabilità a decidere e operare per abbattere le barriere che la separano dalla vita civile, e per migliorare i servizi che la riguardano. Questa frase, presa così com’è dai documenti del movimento, è la stessa frase che si potrebbe applicare integralmente al fine vita: deve essere la persona malata a decidere e operare per quanto riguarda il proprio corpo e il proprio percorso. La continuità teorica è perfetta. È la stessa battaglia, declinata su terreni diversi. Quinto terreno, e qui voglio fermarmi un momento di più, è quello della sessualità e dell’intimità. La Coscioni ha sostenuto fin dal 2014, con una proposta nonviolenta mai diventata legge, il diritto delle persone con disabilità all’assistenza sessuale, cioè a una figura professionale formata che possa accompagnare il soggetto disabile nell’esplorazione della propria corporeità sessuale. È un terreno scivoloso, su cui in Italia si è preferito far cadere il silenzio. Eppure è esattamente lo stesso terreno bioetico su cui si gioca il fine vita: chi è proprietario del corpo disabile? Chi decide cosa quel corpo può fare, sentire, desiderare, condividere? La risposta culturale italiana, in larga parte, è ancora che il corpo disabile è uno spazio pubblico medicalizzato e uno spazio privato desessualizzato. Le due cose stanno insieme, sono le due facce della stessa rimozione. La Coscioni ha avuto il merito politico di nominare anche questa rimozione, e di legarla alla cornice più ampia dell’autodeterminazione. Su questo terreno c’è ancora tutto da fare, e tutto da dire. Adesso vorrei sollevare la questione che mi sta più a cuore, e che spiega perché credo che il discorso sull’autodeterminazione vada tenuto unitariamente, senza scorporare la disabilità in un capitolo a parte. Quando il movimento per il fine vita si batte perché una persona malata terminale possa scegliere di morire, sta affermando un principio che vale anche, e con la stessa forza, per chi quella malattia la vive senza prospettiva di morte imminente. Sta affermando che il corpo malato è del soggetto che lo abita, e che le decisioni che lo riguardano spettano a lui. Bene. Una persona con disabilità ha esattamente lo stesso bisogno di vedersi riconoscere questo principio nella quotidianità. Ne ha bisogno quando sceglie il proprio assistente personale, quando definisce le ore di vita indipendente, quando decide se vuole vivere a casa propria o in una struttura residenziale, quando rivendica un ausilio diverso da quello previsto dal nomenclatore, quando vuole abitare con un partner senza che il sistema dei servizi lo legga come “promiscuità”, quando decide di non rispondere alle domande invasive del medico di base, quando rifiuta una riabilitazione che non desidera, quando sceglie il proprio tempo libero, quando rivendica la propria sessualità. In ognuno di questi casi è in gioco la stessa questione: chi decide di me. Se la risposta è “io stessa, io stesso”, siamo nel territorio dell’autodeterminazione. Se la risposta è “il sistema, la famiglia, l’apparato sanitario, l’ente locale, l’ATS, l’operatrice sociale, la commissione”, siamo nel territorio della sostituzione decisionale.

C’è un punto che voglio mettere a fuoco, perché credo che riguardi specificamente perché la Coscioni è il posto giusto per questo discorso. In Italia, da decenni, il movimento per i diritti delle persone con disabilità ha lavorato moltissimo, con risultati importanti, ma in larga parte è stato un movimento orientato alla rivendicazione di servizi. Più ore di assistenza, più ausili, più fondi, più strutture, più trasporti. Sono battaglie sacrosante e necessarie. Ma il movimento bioetico, di cui la Coscioni è in Italia l’espressione politica più articolata, lavora su un livello diverso, che è il livello del principio: chi è il soggetto della scelta. Quando questi due livelli si parlano, qualcosa cambia. Quando il discorso sulla disabilità entra dentro il quadro teorico dell’autodeterminazione, smette di essere una richiesta di prestazioni e diventa una rivendicazione di soggettività politica. Smette di essere “datemi più assistenza” e diventa “riconoscetemi come soggetto titolare delle decisioni sulla mia vita”. È una differenza enorme. La prima formulazione può sempre essere ridotta a una contrattazione di risorse. La seconda interpella le istituzioni su un piano costituzionale, sulla titolarità dei diritti, sulla cittadinanza piena. Questa differenza, lo dico chiaramente, è quella che ha tenuto in vita la battaglia Coscioni per venticinque anni mentre altre battaglie sul welfare disabilità arrancavano in trattative regionali infinite. Perché la Coscioni ha sempre tenuto il piano del principio.

Voglio dirla diversamente. La grande intuizione politica di Luca Coscioni e di chi ha proseguito il suo lavoro è stata di aver capito che la malattia, la disabilità, la vulnerabilità del corpo, non sono terreni di pietà sociale ma terreni di diritti civili. Sono il luogo, anzi, in cui i diritti civili si misurano per davvero. È facile sostenere l’autodeterminazione di chi sta bene, di chi è autosufficiente, di chi ha la propria voce intatta. È sui corpi malati, disabili, anziani, vulnerabili, che si vede se un’idea di libertà tiene oppure no. Se l’autodeterminazione vale solo per chi non ne ha veramente bisogno, è un lusso retorico. Se vale anche per chi ne ha bisogno di più, allora è davvero un principio civile. La Coscioni ha sempre messo la propria battaglia su questo bordo, e l’ha vinta proprio perché non ha mai accettato lo scorporo. Ha tenuto insieme Eluana Englaro e Severino Mingroni, Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, le persone in stato vegetativo e le persone con disabilità gravi che rivendicavano la vita indipendente, le donne che volevano l’aborto farmacologico e i pazienti oncologici che chiedevano i cannabinoidi. Sembrano questioni separate. Non lo sono. È la stessa questione. La titolarità sul proprio corpo. E adesso una cosa la voglio dire da dove parlo. Io scrivo da una persona con disabilità che ha attraversato in trentacinque anni più o meno tutti i passaggi che ho descritto. Ho scelto e licenziato assistenti personali. Ho fatto ricorso per un ausilio che non corrispondeva al mio corpo. Ho lottato per vivere a casa mia invece che in una struttura. Ho rivendicato il diritto a essere considerata interlocutrice in ogni decisione che mi riguardasse, contro un mondo che continua a parlare con chi mi sta accanto invece che con me. Ogni volta che ho fatto una di queste cose, ho sentito attorno a me un certo grado di stupore, come se la presa di parola fosse di per sé un eccesso, come se una donna disabile che decide di sé fosse una novità da metabolizzare. Questo stupore è il sintomo culturale di un Paese che non ha ancora interiorizzato il principio. E il principio è semplice. Lo dico con le parole della Coscioni, che sono anche le mie: la persona, nel proprio corpo, è la sola autorità titolare delle scelte che la riguardano. Non c’è bioetica più radicale di questa. Non c’è politica dei diritti civili più radicale di questa. Per questo dico che la Coscioni è il posto giusto per parlare di disabilità. Non perché sia un’associazione “amica delle persone con disabilità”, o perché abbia “anche” la disabilità fra le sue priorità. È il posto giusto perché ha costruito il proprio impianto teorico esattamente sul terreno dove la disabilità trova il suo significato politico più alto. Ed è il posto giusto perché ha continuato per venticinque anni a non accettare che la disabilità venisse separata dal grande discorso sull’autodeterminazione. In un Paese in cui il movimento disabilità è quasi sempre stato confinato in un’aiuola tematica fatta di assessorati alle politiche sociali e di tavoli tecnici regionali, mantenere viva la cornice bioetica e costituzionale è stato un atto politico raro. Da chi continua a vivere la disabilità tutti i giorni, da dentro, e che a quella cornice deve gran parte degli strumenti concettuali per resistere, voglio dire che è un atto politico di cui c’è ancora moltissimo bisogno. Anzi, ce n’è bisogno adesso più che mai. Perché mentre il dibattito pubblico italiano scivola di nuovo verso un’idea protettiva e paternalista della vulnerabilità, in cui ci si commuove sui “casi” e si dimenticano i diritti, tenere alta la bandiera della titolarità è l’unico modo per non perdere terreno.

Dal corpo dei malati al cuore della politica. Lo ripeto perché lo voglio ripetere. È la mia bandiera, è la nostra bandiera. È la frase che mi tengo addosso ogni volta che mi siedo davanti a un’amministrazione che parla di me senza guardarmi negli occhi, ogni volta che un ente pubblico riempie un modulo che mi riguarda senza chiedermi cosa voglio, ogni volta che un servizio sanitario decide per me cosa è meglio per il mio corpo. La traiettoria è quella. Dal corpo, al cuore. Non ai margini. Al cuore.

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Oltre i gradini: quando la burocrazia diventa la vera barriera architettonica


Esistono barriere che non sono fatte di gradini o porte strette.

Sono barriere silenziose, spesso invisibili, costruite attraverso procedure, codici amministrativi e valutazioni che finiscono per smarrire la persona dietro la pratica ed il senso dell’inclusione sociale tanto ben richiamato dalla famosa Legge 104/92.

In questi giorni mi sono trovato ad affrontare una vicenda che riguarda una donna con grave disabilità che, si è vista negare il riconoscimento integrale del presidio necessario alla prosecuzione del proprio percorso terapeutico e lavorativo. La motivazione del rigetto non riguarda l’assenza della patologia, né la mancanza di necessità clinica.

La mia assistita nonostante la sua disabilità lavora. Ha bisogno di dispositivi adeguati per poter continuare a vivere e lavorare in condizioni dignitose. Eppure il problema sembra diventare un altro: il codice del nomenclatore, la riconducibilità tariffaria, l’impostazione amministrativa della richiesta.

Tutto questo pone una domanda che dovrebbe interrogare tutti: quando la burocrazia sanitaria smette di essere uno strumento organizzativo ed integrativo e diventa essa stessa una barriera?

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: le commissioni che valutano tali richieste risultano spesso composte esclusivamente da soggetti appartenenti allo stesso sistema sanitario regionale che dovrà poi sostenere il relativo costo economico. Una tale struttura, pur formalmente legittima, rischia inevitabilmente di comprimere la percezione di effettiva imparzialità e indipendenza della valutazione tecnica, soprattutto nei casi in cui il tema centrale non sia soltanto clinico, ma anche economico-amministrativo. Il rischio è che il paziente non venga valutato unicamente sulla base del proprio bisogno terapeutico concreto, bensì anche attraverso logiche di contenimento della spesa sanitaria.

Ed è qui che la persona fragile rischia di rimanere schiacciata tra diritto alla salute e sostenibilità amministrativa.

Il rischio è che il sistema finisca inconsapevolmente per spostare il peso economico della disabilità direttamente sulla persona fragile, chiedendole di integrare di tasca propria quanto necessario per ottenere un presidio realmente adeguato alla propria condizione. Ma il diritto alla salute non dovrebbe dipendere dalla capacità economica del paziente.

La persona con disabilità non chiede un lusso, né un vantaggio. Chiede semplicemente di poter continuare a partecipare alla vita sociale, lavorativa e relazionale senza essere esclusa da strumenti standardizzati pensati in modo astratto. La vera inclusione non si misura nei principi dichiarati, ma nella capacità concreta delle istituzioni di comprendere il bisogno reale della persona che hanno davanti.

Ed è proprio lì che si gioca la credibilità di uno Stato sociale. Altrimenti tutte le norme destinate all’inserimento sociale rimarranno inapplicabili.

L'articolo Oltre i gradini: quando la burocrazia diventa la vera barriera architettonica proviene da Associazione Luca Coscioni.

Barriere architettoniche, il Comune di Capri è stato condannato per condotta discriminatoria verso i disabili


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Per il Tribunale di Napoli la mancata adozione del P.E.B.A. costituisce una condotta discriminatoria


Con la sentenza n. 8190/2026 resa pubblica lo scorso 18 maggio, il Tribunale di Napoli, decima sezione civile, Giudice dott.ssa Maria Corvino, ha condannato il Comune di Capri per condotta discriminatoria collettiva nei confronti delle persone con disabilità a causa della mancata adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.), nonché a causa del ritardo con cui l’ente comunale ha realizzato gli interventi necessari al fine di rendere accessibili i Giardini di Augusto.

Su ricorso promosso dall’Associazione Luca Coscioni e da Christian Durso il Tribunale di Napoli, con una sentenza che ha pochissimi precedenti, ha stabilito che la mancata adozione e approvazione del P.E.B.A. da parte della Città di Capri rappresenta una condotta discriminatoria indiretta attuata in forma collettiva nei confronti delle persone con disabilità.

Per il Tribunale, infatti, la mancata rilevazione e classificazione delle barriere architettoniche presenti sul territorio comunale, con la conseguente mancata pianificazione degli interventi finalizzati alla loro graduale rimozione, comprime i diritti delle persone con disabilità all’inclusione, alla mobilità e all’accessibilità e fruibilità degli edifici pubblici, nonché dei luoghi e degli spazi urbani pubblici. Per il Tribunale questa mancata programmazione degli interventi finalizzati alla rimozione delle barriere può incidere negativamente, in una città come Capri, anche su migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.


Nel corso del giudizio è stato inoltre accertato che solo dopo il nostro ricorso, ossia a febbraio 2025, i Giardini di Augusto sono stati resi accessibili anche alle persone con disabilità grazie alla installazione di due montascale. L’enorme ritardo con cui il Comune di Capri ha realizzato queste opere rappresenta una discriminazione indiretta nei confronti del Sig. Christian Durso, persona con disabilità motoria che si sposta con l’ausilio della sedia a ruote.

La Città di Capri pertanto dovrà risarcire il danno da discriminazione cagionato al Signor Durso versandogli la somma di seimila euro. Il Comune di Capri è stato infine condannato a cessare il comportamento discriminatorio mediante l’adozione, entro i prossimi 12 mesi, del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche.

“È una delle poche condanne per condotta discriminatoria emessa in Italia nei confronti di un Comune a causa della mancata adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche – dichiara l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni – Nonostante la legge n. 41/1986 e la successiva legge n. 104/1992 impongano a tutte le amministrazioni comunali di dotarsi di un P.E.B.A., ad oggi sono pochissimi gli enti locali che lo hanno fatto. Grazie a questa ordinanza emessa dal Tribunale di Roma, da oggi sarà dunque possibile rivolgersi alla giustizia civile per costringere i Comuni a monitorare e a censire tutte le barriere architettoniche e sensoriali presenti sui loro territori e a programmare nel tempo gli interventi necessari alla loro rimozione”.

“Il Tribunale di Napoli ha emesso una condanna significativa contro il Comune di Capri, colpevole di aver impedito per anni alle persone con disabilità come me di accedere ai celebri Giardini di Augusto – dichiara Christian Durso. Il Comune di Capri ha ignorato per anni le mie diffide e si è attivato concretamente solo dopo l’avvio della nostra azione legale. Questa sentenza ci ricorda innanzitutto che il diritto all’accessibilità e all’inclusione sociale non possono ammettere deroghe o ritardi ingiustificati”.

➡ QUI tutte le nostre iniziative in materia di lotta alle barriere architettoniche


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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 27 maggio 2026
🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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A Milano un evento informativo sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) con la Cellula di Milano.

📅 Martedì 26 maggio 2026
🕗 20:45
📍 Cooperativa La Tartuca, Via Varesina 19, Milano


La Cellula Coscioni Milano, in collaborazione con la Cooperativa La Tartuca, organizza un incontro informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) e alle scelte oggi possibili in Italia in materia di fine vita.
Interverranno:

  • Avv. Stefano Matteo Testa – Analisi della normativa sulle DAT (Legge 22 dicembre 2017, n. 219) e aggiornamenti giurisprudenziali della Corte Costituzionale in materia di suicidio medicalmente assistito.
  • Carlo Ferretti, Coordinatore della Cellula Milano – Approfondimento sulle conquiste in tema di diritti civili nel fine vita e sugli aspetti procedurali legati alla compilazione e al deposito delle DAT.

Sarà inoltre possibile firmare la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito” per ottenere procedure chiare e risposte tempestive alle richieste di suicidio medicalmente assistito in Lombardia.

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Anche l’Associazione Luca Coscioni alla manifestazione per la Sanità pubblica in Piemonte: “Per la libertà di scelta, autodeterminazione e uguaglianza nelle cure”


Intanto sul sito dell’Associazione il modulo scaricabile per richiedere il percorso di tutela nei casi di ritardo, che garantisce la prestazione entro i tempi massimi


La Cellula Coscioni Torino esprime il proprio sostegno alla manifestazione regionale per la difesa della sanità pubblica promossa dal Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure del Piemonte, in programma il 23 maggio a Torino davanti al grattacielo della Regione Piemonte. La mobilitazione richiama temi che riguardano direttamente i diritti delle persone: dalle liste d’attesa sempre più lunghe alla carenza di personale sanitario, fino alla necessità di garantire un accesso realmente libero e appropriato all’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica.

“La difesa della sanità pubblica significa anche difendere la libertà di scelta, l’autodeterminazione e l’uguaglianza nell’accesso alle cure” dichiarano Lidia Sessa e Davide Di Mauro, coordinatori della Cellula Coscioni Torino, richiamando in particolare la campagna ‘Aborto senza ricovero’ promossa dall’Associazione Luca Coscioni, nata per chiedere alle Regioni di applicare pienamente le linee di indirizzo ministeriali del 2020 che consentono l’aborto farmacologico in consultorio o ambulatorio, senza ricovero ospedaliero e con possibilità di assunzione del secondo farmaco a domicilio. In Piemonte, come in molte altre regioni, persistono ritardi e ostacoli che colpiscono in particolare le persone più fragili, chi non può permettersi il ricorso al privato e le donne che intendono accedere all’aborto farmacologico secondo quanto già previsto dalle linee guida ministeriali”.

“Costringere al ricovero per procedure che possono essere svolte in regime ambulatoriale non solo limita la libertà delle donne, ma contribuisce anche a sottrarre risorse preziose a una sanità pubblica già in forte sofferenza. Garantire l’aborto farmacologico senza ricovero significa applicare correttamente la legge 194, ridurre i costi impropri e liberare posti e personale per altre necessità sanitarie”.

La Cellula Coscioni Torino evidenzia inoltre come il problema delle liste d’attesa sia ormai diventato uno dei principali fattori di disuguaglianza nell’accesso alle cure. Migliaia di persone rinunciano o rimandano visite ed esami a causa dei tempi incompatibili con i bisogni di salute, mentre il progressivo indebolimento del servizio pubblico rischia di spingere sempre più cittadini verso il privato. “Servono investimenti strutturali sul personale, trasparenza nella gestione delle prenotazioni e un reale potenziamento della medicina territoriale e dei consultori”conclude la Cellula Coscioni Torino – La sanità pubblica deve tornare a essere un diritto universale e non un percorso a ostacoli”.

Per aiutare i cittadini, l’Associazione mette a disposizione sul proprio sito un modulo scaricabile per richiedere il percorso di tutela nei casi di ritardo, che garantisce la prestazione entro i tempi massimi, in regime di intramoenia o presso altra struttura convenzionata, senza costi aggiuntivi oltre al ticket. L’Associazione invita inoltre tutti i cittadini a segnalare eventuali difficoltà o inadempienze scrivendo a info@associazionelucacoscioni.it, così da poter valutare eventuali azioni legali o iniziative di tutela collettiva.

Per maggiori informazioni e per scaricare il modulo: www.associazionelucacoscioni.it/liste-attesa

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Anniversario legge 194: “Quando sarà possibile in tutte le Regioni l’aborto farmacologico senza ricovero?”


Oggi è possibile solo in 3 Regioni e nelle province autonome di Trento e Bolzano


Al momento l’aborto senza ricovero è possibile in Campania (da poche settimane), nel Lazio, in Emilia-Romagna, nelle province autonome di Bolzano e di Trento. In Toscana sono previsti 3 accessi e non è possibile l’assunzione del secondo farmaco nei consultori né a casa. Sulla carta è possibile anche in Umbria. Nelle altre Regioni non è possibile. In Lombardia l’aborto farmacologico in day hospital costa più del chirurgico: 1.246 euro il primo, 952 il secondo. Questo comporta un ingiustificabile spreco di risorse.

L’Associazione Luca Coscioni ha lanciato la campagna Aborto senza ricovero per garantire alle donne il diritto di scelta e l’appropriatezza delle prestazione sanitarie.

L’iniziativa nasce per sollecitare l’adozione, a livello regionale, di procedure chiare e uniformi che rendano effettivamente applicabili le disposizioni già previste in Italia dal 2020 in materia di interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in regime ambulatoriale e consultoriale, inclusa la possibilità di autosomministrazione del secondo farmaco a casa.

Il ricovero per l’aborto farmacologico non è necessario, non aumenta la sicurezza della procedura e comporta, oltre a uno spreco di risorse per il servizio sanitario regionale, un potenziale rischio di infezioni che dovrebbe essere evitato. Il secondo farmaco può essere assunto a casa, se la donna lo richiede.

In diverse Regioni questa modalità non è ancora garantita.

Le donne dovrebbero poter essere libere di:

  • accedere all’aborto farmacologico entro le prime 9 settimane di gestazione
  • effettuare la procedura in consultorio o in ambulatorio
  • assumere il secondo farmaco a casa, secondo le indicazioni mediche

“Finalmente anche in Campania le donne potranno scegliere di prendere il misoprostolo a domicilio”, commentano Anna Pompili, ginecologa e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, Mirella Parachini, ginecologa e Vice-segretaria dell’Associazione Luca Coscioni e Chiara Lalli, bioeticista e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni. “Ci auguriamo che sarà presto possibile ovunque. Perché i diritti non dovrebbero dipendere dalla Regione in cui viviamo”.

L’Associazione Coscioni ricorda anche l’importanza di avere dati aperti, aggiornati e non aggregati per medie regionali (l’ultima relazione ministeriale è stata pubblicato con un ritardo di un anno e con i dati del 2023) e la possibilità di segnalare, in maniera riservata e anonima, eventuali problemi o la mancata applicazione della legge 194 (Freedomleaks).

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Dieci anni fa, oggi, moriva Marco Pannella.
C'è una cosa in particolare che credo sia importante ricordare in questa giornata, perché sia utile per il presente e il futuro. Per le proprie idee, Pannella metteva sempre anche la faccia e il suo corpo. Per questo, la memoria delle sue lotte e dei suoi metodi non è proprietà di qualcuno: sarà fatta vivere da chiunque li farà propri.

Ho raccontato qualcosa dei 23 anni che ho passato battendomi al suo fianco qui: youtube.com/watch?v=oPHgbxfZOe…

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La Cellula Coscioni Genova partecipa alla presentazione del libro “Una storia come tante” di Matilde Gazzo

📍 Sala Tonda del Centro Civico Buranello – Genova
🗓 Venerdì 22 maggio 2026
🕔 Ore 17:00


Le coordinatrici della Cellula Coscioni di Genova, Jennifer Tocci e Gloria De Andreis, parteciperanno alla presentazione del libro “Una storia come tante” di Matilde Gazzo, in programma venerdì 22 maggio presso la Sala Tonda del Centro Civico Buranello di Genova.

Interverranno inoltre Margherita Pardini, assessora del Municipio Centro Ovest, Marlena Vanni del Gazzettino Sampierdarenese e Sabrina Grimaldi, autrice della prefazione del volume.

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Marco Perduca a Roma alla presentazione di “La speranza verde” con Vittoria Brambilla

Marco Perduca, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, dialogherà con l’autrice Vittoria Brambilla (Consigliera Generale dell’Associazione) in occasione della presentazione del suo libro “La speranza verde”. L’incontro, organizzato dalla Cellula Coscioni Roma, sarà un momento di confronto dedicato ai temi della scienza, dell’innovazione e della libertà di ricerca.

📍 Tomo Libreria Caffè, via degli Etruschi 4-14 – Roma
🗓 Mercoledì 27 maggio 2026
🕡 Ore 18:30


Il libro affronta il tema delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), strumenti che permettono oggi di modificare il DNA delle piante in modo mirato e analogo a quanto avviene in natura, aprendo nuove possibilità per sviluppare colture più resistenti a malattie, siccità e condizioni ambientali estreme.

“La speranza verde” è anche una storia personale intensa: scritto “a quattro mani”, unisce il lavoro di Vittoria con quello di Fabio Fornara , che ha continuato a contribuire al libro attraverso un puntatore oculare dopo la diagnosi di SLA. Ne emerge un racconto che intreccia divulgazione scientifica e impegno civile.

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Marco Cappato partecipa alla cerimonia di intitolazione dei Giardini Marco Pannella a Milano

📍 Piazza Aquileia angolo viale di Porta Vercellina – Milano
🗓 Martedì 19 maggio 2026
🕒 Ore 15:00


Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, parteciperà a Milano alla cerimonia di intitolazione dei Giardini Marco Pannella, promossa dal Comune di Milano alla presenza del sindaco Giuseppe Sala.

L’iniziativa renderà omaggio alla figura di Marco Pannella, protagonista delle battaglie radicali per i diritti civili, la libertà individuale, la giustizia e la nonviolenza, a dieci anni dalla sua scomparsa.

La cerimonia si terrà martedì 19 maggio alle ore 15:00 presso Piazza Aquileia, angolo viale di Porta Vercellina.

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