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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 22 luglio 2026
🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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In Francia è stata approvata la legge sul diritto all’aiuto a morire, mentre in Italia il Parlamento ignora la Consulta e l’iniziativa popolare


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Dichiarazione di Marco Cappato e Filomena Gallo

La Francia diventa così l’ottavo Paese europeo ad aver approvato una normativa che riconosce forme di aiuto medico alla morte volontaria


Con l’approvazione della legge sul diritto all’aiuto a morire, la Francia compie un passo importante sul terreno dell’autodeterminazione e delle libertà individuali.

Il testo riconosce alle persone con sofferenza insopportabile e irreversibile il diritto all’aiuto medico alla morte volontaria. È il risultato di un lungo percorso di confronto pubblico e istituzionale, avviato nel 2022 e aperto anche alla partecipazione di cittadini estratti a sorte, esperti, operatori e associazioni, tra cui l’Associazione Luca Coscioni.

In Italia, invece, il Parlamento non decide: da anni ignora i moniti della Corte costituzionale e le iniziative popolari sul fine vita. A quasi sette anni dalla sentenza n. 242 del 2019, manca ancora una legge nazionale che disciplini in modo chiaro l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Le istituzioni francesi hanno dimostrato di saper ascoltare la società e di assumersi la responsabilità di decidere.

Ora il testo sarà sottoposto al Conseil constitutionnel per il vaglio di legittimità su alcuni specifici profili. Se supererà questo passaggio, la Francia avrà una disciplina nazionale chiara e dettagliata, mentre in Italia continueranno a essere le persone malate a pagare il prezzo dell’inerzia del Parlamento.

Inoltre la Francia ha scelto di seguire la linea delle altre leggi straniere in materia e non ha indicato il requisito dell’essere mantenuti in vita da trattamento di sostegno vitale come necessario per accedere alla procedura. Solamente in Italia, invece, per accedere all’aiuto medico alla morte volontaria, bisogna essere tenuti in vita da questo tipo di trattamenti

Approfondimento: mappa delle legislazioni sul suicidio medicalmente assistito nel Mondo


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Francesca Re alla Camera dei deputati per “Crioconservazione ovocitaria e fertilità femminile”

📍 Sala Stampa della Camera dei deputati, Via della Missione 4, Roma
📅 Martedì 28 luglio
🕦 Dalle ore 11:30


Francesca Re, avvocata, coordinatrice della campagna “PMA per tutte” e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’incontro “Crioconservazione ovocitaria e fertilità femminile: un impegno comune”, dedicato al tema della fertilità femminile, dell’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e della libertà di scelta riproduttiva.

L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sulle politiche necessarie per garantire maggiore informazione, consapevolezza e accesso ai percorsi di tutela della fertilità, anche alla luce delle discriminazioni che ancora oggi limitano l’accesso alla PMA in Italia.

Interverranno:

On. Carmen Di Lauro – Movimento 5 Stelle
Francesca Re – avvocata, coordinatrice della campagna “PMA per tutte”, Associazione Luca Coscioni
Marta Maria Nicolazzi – sociologa e co-fondatrice di Stiamo Fresche
On. Ilenia Malavasi – Partito Democratico
On. Giulia Pastorella – Azione

Modera Chiara Piotto, giornalista e voce di The Essential su Will.

L’evento potrà essere seguito anche in diretta streaming sui canali della Camera dei deputati.
Per accreditarsi scrivere a dilauro_c@camera.it.
Per i signori è richiesta giacca e cravatta.

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Giulia Crivellini a Nova Milanese per il dibattito “Liberi Subito”

📍 Giardino Centro Sociale Togliatti, Via Togliatti 6, Nova Milanese
📅 Venerdì 17 luglio
🕘 Ore 21:00


Giulia Crivellini, avvocata e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al dibattito sul fine vita “Liberi Subito”, in programma nell’ambito della Festa di Nova Milanese. L’incontro sarà un’occasione di confronto sulla libertà di scelta nelle decisioni di fine vita e sulla proposta di legge regionale “Liberi Subito”, promossa per garantire procedure chiare alle persone che richiedono l’accesso alla morte medicalmente assistita.

Interverrà anche Riccardo Tomaiuoli, responsabile Salute dei Giovani Democratici Lombardia.Introducono Matilde Pagnin, consigliera comunale a Nova Milanese e componente della segreteria GD Monza e Brianza, ed Erica Resnati, segretaria provinciale GD Monza e Brianza. L’iniziativa si svolge nell’ambito della Festa dell’Unità di Nova Milanese, promossa dal Partito Democratico e dai Giovani Democratici Monza e Brianza.

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“Smantelleremo la Corte Penale Internazionale, mattone dopo mattone”: questa la dichiarazione di Marco Rubio, il Segretario di Stato USA.
Sarebbe da irresponsabili non prenderlo sul serio. Ne parlo nella mia newsletter che uscirà venerdì.

Per leggerla: substack.com/@marcocappato

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La Francia ha finalmente una buona legge sul fine vita perché ha ascoltato i cittadini.

L'ha fatto partendo dalla proposta di un'assemblea di cittadini estratti a sorte. Il Governo Meloni invece ha calato dall'alto una proposta incostituzionale, che cancellerebbe i diritti strappati con le disobbedienze civili, e che resta bloccata in Parlamento.

PMA per Tutte supera le 33mila firme in meno di un mese


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Sono 40 le associazioni aderenti e 800 i volontari attivi in tutta Italia

Lanciata ufficialmente lo scorso 11 giugno, la proposta di legge di iniziativa popolare chiede di garantire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita (PMA) a donne single e coppie dello stesso sesso. Obiettivo: almeno 50.000 firme per il deposito in Parlamento


A meno di un mese dal lancio ufficiale dell’11 giugno scorso, la campagna “PMA per tutte” promossa dall’Associazione Luca Coscioni ha già superato le 33.000 firme raccolte su almeno 50.000, la soglia necessaria per il deposito in Parlamento. La proposta di legge modifica l’articolo 5 della legge 40/2004 sulla PMA, consentendo l’accesso alle tecniche anche alle donne single e alle coppie di donne, oggi escluse dalla normativa italiana, che permette l’accesso solo alle coppie eterosessuali maggiorenni, coniugate o conviventi.

La campagna fino a ora ha avuto il supporto di decine di giuristi, medici, parlamentari e realtà della società civile. Sono oltre 40 le associazioni che al momento sostengono la campagna e 800 i volontari impegnati quotidianamente nell’organizzazione dei tavoli di raccolta firme e nell’informazione sul tema.

“Oltre 33.000 firme in meno di un mese sono un segnale politico forte che non può essere ignorato. Migliaia di persone chiedono di porre fine a una discriminazione fondata sullo stato civile e sull’orientamento sessuale”, dichiarano Filomena Gallo e Francesca Re, rispettivamente Segretaria nazionale associazione Luca Coscioni e Coordinatrice della campagna PMA per Tutte.

“La legge 40 non può continuare a escludere donne single e coppie di donne dall’accesso alla PMA. È una questione di uguaglianza, di autodeterminazione e di rispetto dei diritti fondamentali. Il legislatore deve prevedere norme che rispettino la libertà di scelta delle persone e garantiscano pari dignità e pari diritti, senza discriminazioni legate alla condizione personale, familiare o all’orientamento sessuale” concludono Filomena Gallo e Francesca Re.

La raccolta firme prosegue sia online (tramite SPID o carta d’identità elettronica sul sito ufficiale) sia presso i tavoli fisici organizzati in tutta Italia.

Il volto della campagna


Il volto della campagna “PMA per tutte” è Alia Guagni, ex calciatrice della Nazionale italiana e mamma single grazie a un percorso di PMA realizzato in Spagna. Con un video, ha raccontato la sua storia, invitando a “scendere in campo” per sostenere la campagna.

↓ “SCENTI IN CAMPO ANCHE TU PER LA PMA PER TUTTE”: LA VIDEO TESTIMONIANZA DI ALIA GUAGNI↓


youtube.com/embed/94mJuA7RBzI?…

Se hai problemi di visualizzazione del video, CLICCA QUI

La mappa


L’Associazione Luca Coscioni ha reso nota una mappa aggiornata sull’accesso alla PMA nei vari Paesi europei (ricerca e studio curati dall’avvocata Alessia Cicatelli e visivamente elaborata da Alessandro De Luca, membri di giunta dell’Associazione Luca Coscioni).

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In 13 Paesi, tra cui l’Italia, l’accesso alla PMA è vietato alle donne single e resta limitato alle sole coppie, in alcuni casi solo dello stesso sesso, in altri anche di sesso diverso.

Oltre all’Italia: Albania, Armenia, Azerbaigian, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Lituania, Polonia, Principato di Monaco, Repubblica Ceca e Slovacchia prevedono l’accesso alle sole coppie eterosessuali. Mentre l’Austria e la Svizzera lo prevedono per tutte le tipologie di coppia, senza alcuna distinzione in base all’orientamento sessuale.

In 32 Paesi europei la PMA è legalmente accessibile anche alle donne single.

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Filomena Gallo e Marco Cappato a Pietrasanta per il Premio Cecchi Pandolfini 2026

📍 Via Garibaldi 41, Pietrasanta
📅 Mercoledì 22 luglio
🕕 Ore 18:00


Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperanno alla seconda edizione del Premio Cecchi Pandolfini 2026, nato con l’obiettivo di rendere omaggio a donne, uomini e realtà associative che, attraverso il proprio impegno civile, culturale e sociale, contribuiscono ad alimentare il dibattito pubblico, promuovere i diritti e stimolare una riflessione libera, consapevole e responsabile sui temi fondamentali del nostro tempo.

Nel corso dell’iniziativa, promossa dall’Associazione Culturale Rolando Cecchi Pandolfini, il premio sarà conferito all’Associazione Luca Coscioni per il suo impegno nella difesa della libertà di scelta, dell’autodeterminazione e dei diritti nel fine vita.

L’incontro sarà condotto dalla giornalista Chiara Bernardini.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Salute mentale, il Viminale riveda subito la Circolare sull’intervento delle Forze dell’Ordine nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura


In seguito agli incidenti avvenuti all’Ospedale Martini dell’A.S.L. Città di Torino, presentata un’istanza di riesame in autotutela per ritirare o aggiornare la direttiva della Direzione Centrale Anticrimine che definisce “assolutamente eccezionale” l’intervento delle Forze dell’ordine nei reparti psichiatrici.

Medici e associazioni denunciano: “Confondere il TSO con la gestione di un’aggressione in atto paralizza gli agenti e lascia soli gli operatori sanitari e pazienti”


Stop all’ambiguità normativa che rischia di lasciare sguarniti i presidi di salute mentale di fronte all’escalation di violenze ai danni del personale sanitario. Con un’istanza formale indirizzata al Ministero dell’Interno e al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP) e l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica – con l’adesione di SIP (Società Italiana di Psichiatria), SoPSI (Società Italiana di Psicopatologia) e del Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale – hanno chiesto il formale riesame, il ritiro o l’aggiornamento della circolare della Direzione Centrale anticrimine prot. n. 0019018 del 6 novembre 2019.

L’iniziativa nasce a seguito di ripetuti e gravi episodi di cronaca, tra cui l’ultimo, avvenuto nel giugno 2026 presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale Martini dell’A.S.L. Città di Torino, costato a un infermiere la frattura del bacino a causa dell’aggressione da parte di un degente. In quell’occasione, secondo le denunce sindacali, le Forze dell’ordine hanno inizialmente limitato o ritardato l’accesso al reparto, un comportamento indotto proprio dalle incertezze applicative della direttiva ministeriale del 2019.

La circolare del 2019, indirizzata ai Questori, definisce “assolutamente eccezionale” l’intervento della forza pubblica nei reparti di psichiatria, individuando nel Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) lo strumento idoneo a gestire tali contesti.

“Si tratta di un errore concettuale e operativo drammatico”, dichiara Fabrizio Starace, Presidente della SIEP. “Il TSO è una procedura clinica e di garanzia complessa, che richiede ore se non giorni per essere perfezionata. Qualificarlo come strumento per bloccare un’aggressione fisica in atto significa confondere la prevenzione con l’emergenza. Questa formula ambigua induce gli agenti in un errore scusabile, portandoli a ritardare l’intervento per il timore di commettere un abuso, e lascia il personale sanitario esposto al pericolo, costretto a improvvisarsi custode dell’ordine pubblico a danno del proprio mandato di cura”.

“A peggiorare la situazione vi è il contrasto con il quadro normativo sopravvenuto”, dichiarano Filomena Gallo, Marco Cappato e Claudia Moretti dell’Associazione Luca Coscioni. “Le leggi a tutela del personale sanitario del 2020 e del 2024 hanno inasprito le pene per le lesioni in corsia, rendendole reati perseguibili d’ufficio. L’inerzia operativa generata dalla vecchia circolare rischia di vanificare l’efficacia di queste riforme strutturali. Inoltre, lasciando gli operatori sanitari soli ad affrontare le emergenze che impongono loro una difesa, li si invita di fatto ad utilizzare il TSO e gli strumenti di contenzione, normalizzando la logica custodiale che da anni rappresenta una criticità denunciata dalle corti internazionali e nazionali”.

Le richieste al Viminale


I firmatari dell’istanza precisano che non si richiede in alcun modo una militarizzazione degli ospedali, né l’uso della forza pubblica per finalità terapeutiche. Si chiede, al contrario, di ripristinare un corretto e sicuro riparto di competenze:

  • Riformulare il testo ministeriale, eliminando la dicitura di “assoluta eccezionalità” laddove si configurino reati in corso o pericoli attuali per l’incolumità.
  • Chiarire la neutralità del contesto psichiatrico: la presenza di una patologia mentale o il ricovero in SPDC non possono costituire una scriminante o un motivo per differire gli interventi dovuti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria.
  • Adottare un Protocollo Operativo Nazionale d’intesa tra Ministero dell’Interno, Ministero della Salute e Ministero della Giustizia per tracciare una linea netta tra emergenze puramente cliniche, esecuzione dei TSO e situazioni di rilievo penale o di ordine pubblico.
  • Attivare tavoli territoriali per la formazione congiunta e la definizione di procedure rapide e sintetiche destinate agli operatori delle centrali d’emergenza (112) e delle pattuglie sul territorio.

Le organizzazioni istanti hanno manifestato la piena disponibilità a partecipare a un tavolo tecnico interistituzionale, fermo restando il ricorso a ogni ulteriore iniziativa consentita dall’ordinamento per garantire il diritto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e dei pazienti assistiti.

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Spiagge in Calabria, diffidati alcuni Comuni costieri del Vibonese: un gruppo di famiglie chiede mare accessibile per i propri figli


Un gruppo di genitori di bambini e bambine con disabilità residenti nel territorio della provincia di Vibo Valentia, supportati dall’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica, ha inviato una diffida formale ai Comuni di Vibo Valentia, Briatico, Joppolo, Nicotera, Parghelia, Pizzo Calabro, Ricadi, Tropea e Zambrone, chiedendo interventi urgenti per garantire l’effettiva accessibilità e fruibilità delle spiagge comunali.

L’atto, redatto dagli avvocati Maria Teresa Prestanicola e Alessandro Gerardi dell’Associazione Luca Coscioni, è stato inviato lo scorso 9 luglio, per conoscenza, anche al Presidente della Regione Calabria, On. Roberto Occhiuto, e all’Assessore al Welfare, dott.ssa Pasqualina Straface.

La situazione denunciata


Secondo quanto rilevato, le spiagge comunali del territorio risultano prive dei requisiti minimi di accessibilità. Mancano in particolare rampe e passerelle idonee per l’accesso alla battigia, un congruo numero di sedie JOB, servizi igienici adeguati, una opportuna segnaletica sui percorsi e informazioni sui servizi disponibili.

Questa carenza impedisce, di fatto, alle persone con disabilità motoria e alle loro famiglie, di accedere al mare in condizioni di sicurezza e autonomia, in violazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, oltre che della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia con legge 3 marzo 2009, n. 18) e del D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503.

Nella diffida si richiama anche un precedente giurisprudenziale rilevante: la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 14 giugno 2023, n. 4279, che ha riconosciuto la natura discriminatoria della mancata eliminazione delle barriere architettoniche sul litorale di Sabaudia, qualificandola come discriminazione indiretta ai danni delle persone con disabilità.

Le richieste


I promotori dell’iniziativa chiedono ai Comuni destinatari di adottare entro 15 giorni dal ricevimento della diffida, tutti gli interventi necessari a garantire l’accessibilità delle aree demaniali destinate alla balneazione e a comunicare per iscritto, entro 10 giorni, le determinazioni assunte, gli interventi già adottati o programmati e i relativi cronoprogrammi di attuazione.

In caso contrario, i firmatari hanno annunciato che agiranno nelle sedi competenti per ottenere la cessazione della condotta discriminatoria.

L’iniziativa nasce dalla volontà di garantire a tutti i cittadini, senza distinzioni, il diritto di accedere al mare e di partecipare pienamente alla vita sociale e ricreativa del territorio, in condizioni di pari opportunità e nel rispetto della dignità della persona.

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La ricerca sul Parkinson con cellule staminali derivate da embrioni avanza, ma in Italia è bloccata dalla legge 40


Dopo i nuovi dati sulla sicurezza dei trapianti di neuroni ottenuti da cellule staminali embrionali, Filomena Gallo e Alessia Cicatelli: “La scienza avanza, l’Italia superi un divieto che dura da oltre vent’anni. Liberare la ricerca è una responsabilità verso le persone malate”


Nuovi dati rafforzano le prospettive della ricerca sulle cellule staminali embrionali per il trattamento del Parkinson. Lo studio clinico STEM-PD, pubblicato il 9 luglio su Nature Medicine, ci dà una speranza. Si sono valutati, a dodici mesi di distanza, i dati sul trapianto di precursori di neuroni dopaminergici ottenuti da cellule staminali embrionali umane, testato su otto pazienti con Parkinson moderato: nessun evento avverso grave è stato attribuito al prodotto cellulare e non sono emersi segnali di formazione tumorale, confermando un profilo di sicurezza favorevole e la fattibilità della procedura in questa prima fase della sperimentazione. Lo studio, coordinato dall’Università di Lund e dallo Skåne University Hospital, proseguirà fino a 36 mesi di follow-up.

Lo scorso 19 febbraio 2026, Malin Parmar era intervenuta al convegno dell’Associazione Luca Coscioni, “Luca Coscioni e la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e sulle malattie rare”, tenutosi nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica e ospitato dalla vice presidente Castellone. In quell’occasione, la scienziata aveva illustrato gli sviluppi della ricerca e della sperimentazione clinica sul Parkinson presso l’università di Lund.

↓ L’INTERVENTO DI MALIN PARMAR↓


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“Questi risultati non sono ancora una cura, ma rappresentano un passo concreto: cellule derivate da staminali embrionali sono state trapiantate nel cervello di persone con Parkinson e, a dodici mesi, nessun evento avverso grave è stato attribuito al prodotto cellulare. È così che la scienza avanza, attraverso studi rigorosi e verifiche progressive”, dichiarano Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Alessia Cicatelli, coordinatrice della campagna per il superamento del divieto di ricerca sugli embrioni in Italia.

“Eppure, mentre la ricerca internazionale procede, in Italia la legge 40 da oltre vent’anni vieta di destinare alla ricerca scientifica le blastocisti non idonee a una gravidanza. Per la violazione del divieto sono previste pene da due a sei anni di reclusione e multe da 50 mila a 150 mila euro. Il paradosso è evidente: mentre la scienza mostra le possibilità aperte dalla ricerca sulle cellule staminali embrionali, il nostro Paese continua a vietarla. La Corte costituzionale, con la sentenza 84 del 2016, ha affidato al legislatore il compito di bilanciare la tutela dell’embrione e l’interesse alla ricerca scientifica. Sono passati dieci anni e il Parlamento non è intervenuto. È una responsabilità politica che deve una risposta alle persone malate e alle loro famiglie. Perché all’estero esiste una speranza di cura e nel nostro Paese no? Chiediamo di consentire finalmente la donazione alla ricerca delle blastocisti non idonee a una gravidanza perché difendere il diritto alla scienza significa difendere le persone, la loro salute e la possibilità di nuove cure”, concludono Gallo e Cicatelli.

L’Associazione Luca Coscioni ha promosso la petizione al Parlamento “Difendiamo i divieti o difendiamo le persone? Liberiamo la ricerca per trovare nuove cure”, chiedendo la cancellazione del divieto di donare alla ricerca scientifica gli embrioni non idonei a una gravidanza, superando le attuali limitazioni della legge 40/2004, e prevedendo garanzie e controlli rigorosi, per favorire lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e di nuove strategie terapeutiche nel rispetto della libertà di ricerca e del diritto alla salute.

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Marco Cappato e Stefano Massoli a Roma per la proiezione di “Confine. La scelta di Laura Santi”

📍 Parco Schuster, Roma
📅 Venerdì 17 luglio
🕗 Ore 20:00


Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, e Stefano Massoli membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni parteciperanno a Roma all’incontro “Liberi fino alla fine”, organizzato dalla Cellula Coscioni Roma nell’ambito dello Schuster Summer Fest.

Al centro della serata ci sarà la proiezione del documentario “Confine. La scelta di Laura Santi”, dedicato alla storia e alla scelta di Laura Santi, giornalista e attivista dell’Associazione Luca Coscioni.

Al termine della proiezione si terrà un dibattito con Marco Cappato e Stefano Massoli, marito di Laura Santi, per approfondire il tema del fine vita, della libertà di scelta e del diritto all’autodeterminazione nelle decisioni sanitarie.
Durante la serata sarà possibile firmare a sostegno della legge regionale Liberi Subito

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Marco Perduca introduce a Roma la proiezione de “La Grazia” di Paolo Sorrentino

📍 Villa Lazzaroni, Roma
📅 Domenica 12 luglio
🕗 Dalle ore 20:00


Marco Perduca responsabile delle attività internazionali dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, introdurrà la proiezione del film “La Grazia” di Paolo Sorrentino, in programma alle ore 21:15 nell’ambito di Cinevillage a Villa Lazzaroni.

Prima della proiezione, dalle ore 20:00, sarà presente un tavolo di raccolta firme a sostegno della proposta di legge popolare “Liberi Subito”, per garantire procedure chiare per l’accesso alla morte medicalmente assistita nel Lazio.

L’iniziativa si svolge con la partecipazione di AGIS Lazio, Cellula Coscioni Roma e Cinevillage.

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CNR, il consigliere scientifico Mocella accusa Lenzi di “ostruzionismo”. L’Associazione Luca Coscioni chiede le dimissioni del Presidente


Le dichiarazioni rese dal presidente del CNR Andrea Lenzi durante l’audizione al Senato sul disegno di legge in materia di fine vita continuano a suscitare forti reazioni all’interno della comunità scientifica. A intervenire, ospite del Maratoneta dell’Associazione Luca Coscioni su Radio Radicale, è stato Vito Mocella, consigliere scientifico del CNR e tra gli estensori della lettera sottoscritta da 16 consiglieri scientifici dell’ente che contestano quanto affermato dal presidente.

Secondo Mocella, il caso di “Libera” dimostra che il CNR ha già realizzato una soluzione tecnicamente funzionante per consentire l’autosomministrazione del farmaco da parte di una persona completamente immobilizzata. “Affermare che un dispositivo come quello elaborato dal CNR per il caso di Libera risulta inattuabile rappresenta una follia dal punto di vista tecnico. Ritengo quindi che l’atteggiamento di Lenzi sia stato puramente strumentale”, ha dichiarato.

Mocella ha inoltre ricordato che la successiva audizione del direttore del Dipartimento di Ingegneria del CNR ha chiarito la posizione tecnica dell’ente e, a titolo personale, ha affermato di non vedere “alternative dignitose alle dimissioni”, pur auspicando che il presidente possa fornire chiarimenti pubblici.

Anche l’Associazione Luca Coscioni chiede le dimissioni del presidente del CNR.

“Risulta difficile poter avere fiducia in qualcuno che davanti al legislatore afferma cose non vere relativamente all’operato dell’istituzione che presiede. Se tale comportamento è grave in generale, assume ulteriore serietà nel momento in cui il ruolo del CNR viene ritenuto fondamentale per garantire il rispetto di una sentenza della Corte costituzionale che riconosce la possibilità di autodeterminazione nel fine della vita per persone che hanno i requisiti previsti dalla sentenza 242 del 2019. Per questo uniamo la nostra richiesta a quella già avanzata invitando chi, nel mondo della scienza e della ricerca pubblica e privata, a unirsi all’invito alle dimissioni come riparazione a quanto affermato in Senato nei giorni scorsi.”

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CNR, il consigliere scientifico Moccella accusa Lenzi di “ostruzionismo”. L’Associazione Luca Coscioni chiede le dimissioni del Presidente


Le dichiarazioni rese dal presidente del CNR Andrea Lenzi durante l’audizione al Senato sul disegno di legge in materia di fine vita continuano a suscitare forti reazioni all’interno della comunità scientifica. A intervenire, ospite del Maratoneta dell’Associazione Luca Coscioni su Radio Radicale, è stato Vito Mocella, consigliere scientifico del CNR e tra gli estensori della lettera sottoscritta da 16 consiglieri scientifici dell’ente che contestano quanto affermato dal presidente.

Secondo Mocella, il caso di “Libera” dimostra che il CNR ha già realizzato una soluzione tecnicamente funzionante per consentire l’autosomministrazione del farmaco da parte di una persona completamente immobilizzata. “Affermare che un dispositivo come quello elaborato dal CNR per il caso di Libera risulta inattuabile rappresenta una follia dal punto di vista tecnico. Ritengo quindi che l’atteggiamento di Lenzi sia stato puramente strumentale”, ha dichiarato.

Mocella ha inoltre ricordato che la successiva audizione del direttore del Dipartimento di Ingegneria del CNR ha chiarito la posizione tecnica dell’ente e, a titolo personale, ha affermato di non vedere “alternative dignitose alle dimissioni”, pur auspicando che il presidente possa fornire chiarimenti pubblici.

Anche l’Associazione Luca Coscioni chiede le dimissioni del presidente del CNR.

“Risulta difficile poter avere fiducia in qualcuno che davanti al legislatore afferma cose non vere relativamente all’operato dell’istituzione che presiede. Se tale comportamento è grave in generale, assume ulteriore serietà nel momento in cui il ruolo del CNR viene ritenuto fondamentale per garantire il rispetto di una sentenza della Corte costituzionale che riconosce la possibilità di autodeterminazione nel fine della vita per persone che hanno i requisiti previsti dalla sentenza 242 del 2019. Per questo uniamo la nostra richiesta a quella già avanzata invitando chi, nel mondo della scienza e della ricerca pubblica e privata, a unirsi all’invito alle dimissioni come riparazione a quanto affermato in Senato nei giorni scorsi.”

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Massimo Rossi a Cantù per il dibattito pubblico “Riflessioni sul fine vita”

📍 Parco del Bersagliere, Via per Como, Cantù
📅 Giovedì 16 luglio
🕘 Ore 21:00


Massimo Rossi, avvocato e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al dibattito pubblico “Riflessioni sul fine vita”, in programma nell’ambito della Festa dell’Unità di Cantù.

L’incontro sarà un’occasione di confronto sul fine vita, sull’autodeterminazione nelle scelte sanitarie e sulle prospettive legislative necessarie per garantire diritti, dignità e libertà di scelta.

Introduce Angelo Orsenigo, consigliere regionale PD Lombardia. Oltre a Massimo Rossi interverrà Alfredo Bazoli – senatore PD. Modera Camilla Dotti, giornalista.

L’iniziativa si inserisce nel programma della Festa dell’Unità, in corso dal 3 al 19 luglio 2026 al Parco del Bersagliere di Cantù.

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La Cellula Coscioni di Milano organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano
🗓 Mercoledì 15 luglio 2026
🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

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Faremo una grande manifestazione a Roma con Eumans per difendere la Corte Penale Internazionale.

Ci ritroviamo esattamente dove è nata 28 anni fa, con la promessa che nessuno sarebbe stato al di sopra della legge, nemmeno i potenti. C'è chi oggi vuole ostacolare il suo lavoro e addirittura cancellarla, e noi saremo in piazza per ricordare che quella promessa vale ancora.

📍 giovedì 16 luglio, alle 18:00 in Piazzale Ugo La Malfa.

Vi aspetto.

Liberi Subito, in tre Regioni su quattro abbiamo superato la soglia minima di firme necessarie


In totale abbiamo raccolto più di 35mila firme: obiettivo raggiunto in Piemonte, Lazio e Lombardia. In Calabria, dove la raccolta è cominciata un mese fa, abbiamo raccolto più della metà delle firme necessarie

Le raccolte firme continuano: per le persone con disabilità gravi che hanno diritto al voto assistito o domiciliare, vi è la possibilità di firmare digitalmente


Prosegue in quattro Regioni (Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria) la raccolta firme sulle proposte di legge regionali di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promosse dall’Associazione Luca Coscioni per assicurare alle persone che ne hanno diritto procedure certe e tempi compatibili con le loro condizioni cliniche per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita (suicidio medicalmente assistito).

Sono complessivamente 35.600 le firme cartacee già raccolte grazie all’impegno di 478 attivisti e autenticatori, impegnati in 459 tavoli di raccolta firme nelle quattro Regioni:

  • In Lombardia (QUI tutte le informazioni sui tavoli ancora in corso) sono già state raccolte 11.544 firme cartacee sulle 5.000 necessarie, grazie a 103 volontari e autenticatori impegnati in 185 tavoli.
  • In Piemonte (QUI tutte le informazioni sui tavoli ancora in corso) sono già 9.635 le firme raccolte sulle 8.000 necessarie, grazie al lavoro di 197 volontari e autenticatori in 115 tavoli.
  • Nel Lazio (QUI tutte le informazioni sui tavoli ancora in corso), le firme raccolte sono già 10.597 sulle 10.000 necessarie, con 68 volontari e autenticatori attivi in 102 tavoli.
  • In Calabria (QUI tutte le informazioni sui tavoli ancora in corso), infine, sono già state raccolte 3.824 firme cartacee sulle 5.000 necessarie, con il contributo di 110 volontari e autenticatori in 57 tavoli.

La mobilitazione continua in tutte e quattro le Regioni. Resta disponibile la possibilità di firma digitale per le persone con disabilità grave che hanno diritto al voto assistito o al voto domiciliare attraverso il sito dell’Associazione Luca Coscioni. Per tutte le altre persone, continua la possibilità di firmare ai banchetti organizzati sul territorio e nei comuni dove sono stati depositati i moduli.

Le proposte “Liberi Subito” chiedono alle Regioni di disciplinare con chiarezza le procedure sanitarie per dare attuazione a quanto stabilito dalla Corte costituzionale, garantendo verifiche tempestive dei requisiti, assistenza nel Servizio sanitario regionale e tempi che non aggravino ulteriormente la sofferenza delle persone malate. Analoga legge è già stata approvata dalle regioni Toscana e Sardegna.

Contro il tentativo in atto in Parlamento da parte del Governo per cancellare i diritti esistenti, ogni firma è un passo per andare nella direzione opposta ed evitare che il diritto all’aiuto alla morte volontaria, riconosciuto dalla Consulta, rimanga solo sulla carta e dipenda dal luogo in cui una persona vive, dalla disponibilità della propria azienda sanitaria o dalla capacità di affrontare da sola percorsi lunghi e incerti.

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Da oggi il Numero Bianco aiuterà i cittadini a far valere il diritto di ottenere visite ed esami medici nei tempi previsti


L’Associazione Luca Coscioni amplia il Numero Bianco, nato sui diritti sul fine vita, per informare le persone anche su uno strumento di tutela ancora poco conosciuto: il modulo per chiedere una soluzione alternativa quando l’attesa supera i limiti previsti


Attendere mesi per una visita specialistica o un esame diagnostico senza sapere di avere un’alternativa. È la situazione in cui si trovano molti cittadini che, davanti a liste d’attesa sempre più lunghe, non conoscono gli strumenti previsti per far rispettare i tempi indicati nella propria prescrizione medica.

Ogni richiesta di primo accesso per una prestazione sanitaria deve infatti riportare una classe di priorità, alla quale corrisponde un tempo massimo entro cui la prestazione dovrebbe essere garantita. Se la data proposta supera quel termine, il cittadino può chiedere l’attivazione delle procedure previste per ottenere la prestazione entro i tempi stabiliti.

Un diritto che però, nella pratica, resta poco conosciuto: molte persone non sanno che questa possibilità esiste, non sanno a chi rivolgersi o non riescono a orientarsi tra moduli e procedure.

Per colmare questo vuoto informativo, il Numero Bianco dell’Associazione Luca Coscioni, impegnata a livello internazionale nella tutela del diritto alla salute, amplia oggi il proprio servizio: accanto alle informazioni sui diritti nel fine vita, offre ai cittadini orientamento anche sulle liste d’attesa, spiegando come muoversi per far valere i propri diritti.

«Un diritto non conosciuto rischia, nei fatti, di non essere esercitato. Questo vale quando una persona deve affrontare una scelta delicata sul fine vita, ma anche quando deve accedere a una prestazione sanitaria in tempi congrui. Su entrambi i temi, la complessità delle procedure e la difficoltà nel reperire informazioni chiare possono generare tempi incerti, confusione e impedire ai cittadini di conoscere e utilizzare pienamente i propri diritti», spiega l’Associazione Luca Coscioni.

Chiamando il Numero Bianco (06 9931 3409), i cittadini possono ricevere informazioni su come attivare il percorso previsto per le liste d’attesa e su quali passaggi seguire per presentare la richiesta alla struttura sanitaria.

La chiamata è gratuita. Se gli operatori sono impegnati, è possibile lasciare un messaggio e ricevere un richiamo.

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Gravidanza per altri: dalla Francia un principio chiaro. Il divieto non può trasformarsi in una sanzione contro i figli


Adesso attendiamo anche le Sezioni Unite italiane confidando di andare nella stessa direzione


L’Associazione Luca Coscioni accoglie con grande soddisfazione la decisione dell’Assemblea plenaria della Corte di Cassazione francese che, nel riconoscere l’efficacia in Francia di sentenze canadesi relative al ricorso di una coppia di uomini con filiazione di bambini nati attraverso gravidanza per altri (GPA), afferma un principio essenziale: il divieto interno della GPA non può, da solo, impedire il riconoscimento del rapporto di filiazione legalmente costituito all’estero, quando siano garantiti il superiore interesse del minore, il consenso delle persone coinvolte e l’assenza di situazioni di sfruttamento o tratta.

La Suprema Corte francese ha chiarito che il giudice deve esercitare un controllo effettivo sulla decisione straniera, verificando in particolare il rispetto della normativa locale e dei diritti di tutti i soggetti coinvolti. Ma, una volta superate queste verifiche, la filiazione stabilita all’estero deve essere riconosciuta in Francia come tale, e non degradata o trasformata in un’adozione.

È un passaggio di grande rilievo per i diritti dei bambini e delle bambine, che si colloca nel solco del lavoro svolto negli anni da Sylvie Mennesson e dall’associazione CLARA. Proprio il caso Mennesson ha contribuito ad aprire, anche attraverso il parere consultivo della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2019, una strada più coerente con il superiore interesse del minore e con il suo diritto a un’identità personale e familiare certa.

“La decisione francese afferma con chiarezza che la filiazione non è un premio da riconoscere o negare agli adulti, ma una condizione fondamentale per la tutela del minore”, dichiara Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. “Ferma restando la possibilità per ciascuno Stato di disciplinare o vietare la gravidanza per altri sul proprio territorio, non è ammissibile che bambine e bambini già nati, già inseriti nella propria famiglia e già riconosciuti come figli nello Stato di nascita siano lasciati in una condizione di incertezza giuridica”.

La pronuncia francese assume particolare importanza anche per l’Italia, dove l’Associazione Luca Coscioni, attraverso il team legale coordinato da Filomena Gallo, è in attesa della decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulla trascrizione integrale di un certificato di nascita formato all’estero a seguito di GPA.

La Prima Sezione civile della Cassazione, con l’ordinanza n. 5656 del 2026, ha rimesso alle Sezioni Unite una questione cruciale: se sia possibile individuare una forma di riconoscimento giudiziale dello status di figlio che assicuri piena tutela al minore, anche valorizzando il modello previsto dall’ordinamento per i figli nati da rapporti incestuosi. In quei casi, pure in presenza di un fatto illecito commesso dai genitori, la legge consente il riconoscimento o l’accertamento della filiazione previa autorizzazione del giudice, sulla base dell’interesse del figlio e della necessità di evitare ogni pregiudizio. “Il parallelismo riguarda un principio giuridico di fondo: quando un minore è estraneo alle condotte degli adulti, non può essere lui a sopportarne le conseguenze”, prosegue Gallo.

“La via dell’adozione in casi particolari non sempre assicura una protezione piena, immediata e stabile”, conclude Filomena Gallo. “Le Sezioni Unite hanno oggi l’occasione di affermare che il superiore interesse del minore non può restare un principio astratto: deve tradursi in uno status giuridico completo e certo, attraverso un controllo del giudice rigoroso e individualizzato, che verifichi le garanzie del caso concreto senza sacrificare i diritti dei figli”.

La decisione della Corte di Cassazione francese conferma che il dibattito europeo non può essere affrontato contrapponendo in modo semplicistico il divieto della GPA alla tutela della filiazione. Sono piani distinti: uno Stato può mantenere il proprio divieto interno e, al tempo stesso, riconoscere che i bambini non possono essere privati della loro identità, della loro vita familiare e della piena protezione giuridica cui hanno diritto.

Per l’Associazione Luca Coscioni, questo deve essere il punto di partenza anche per l’Italia: nessun minore può essere lasciato senza diritti per le modalità con cui è venuto al mondo.

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A Capri, la Certosa di San Giacomo dovrà diventare accessibile


Il Tribunale di Napoli riconosce la condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità e ordina al Comune di eliminare la barriera all’ingresso della Certosa


Il Comune di Capri è stato nuovamente condannato dal Tribunale di Napoli per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità. La nuova pronuncia riguarda l’accesso alla Certosa di San Giacomo, uno dei luoghi storici e culturali più importanti dell’isola. Il Tribunale ha accertato l’inadeguatezza e la pericolosità dello scivolo di ingresso di pertinenza comunale e ha ordinato al Comune di Capri di intervenire per rendere la rampa accessibile e sicura, mediante l’installazione di un montascale oppure attraverso il rifacimento dello scivolo con una pendenza conforme alla normativa.

Il Comune dovrà realizzare gli interventi entro nove mesi. In caso di ulteriore ritardo, saranno dovute somme aggiuntive per ogni giorno di inadempimento. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto il danno derivante dalla condotta discriminatoria e ha posto a carico dell’Amministrazione tutte le spese processuali, comprese quelle sostenute per la consulenza tecnica disposta nel corso del giudizio.

Il ricorso è stato promosso da Christian Durso, persona con disabilità motoria, con il supporto legale dell’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni. Questa nuova condanna arriva a poche settimane dalla sentenza con cui il Tribunale di Napoli aveva già riconosciuto come discriminatoria la mancata adozione del PEBA da parte del Comune di Capri e il ritardo nell’eliminazione delle barriere ai Giardini di Augusto. In quel caso, il Comune era stato condannato a risarcire Christian Durso e ad adottare il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche entro dodici mesi.

“Questa seconda pronuncia conferma un principio molto chiaro: le amministrazioni pubbliche non possono restare inerti di fronte alle segnalazioni delle persone con disabilità né possono negare l’evidenza di una barriera architettonica che impedisce o rende pericoloso l’accesso a un luogo pubblico”, dichiara Alessandro Gerardi, avvocato dell’Associazione Luca Coscioni e consigliere generale della stessa. “L’accessibilità non è una concessione, né un intervento facoltativo da rinviare indefinitamente. È un diritto garantito dalla Costituzione, tutelato dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e disciplinato da precise norme dell’ordinamento italiano”.

Nel corso del giudizio relativo alla Certosa di San Giacomo, nonostante le ripetute segnalazioni e la perizia di parte che aveva rilevato la non conformità dello scivolo, il Comune di Capri ha contestato l’esistenza della barriera e la sua pericolosità. Tale posizione ha reso necessaria una consulenza tecnica d’ufficio, i cui costi erano stati anticipati da Christian Durso e dalla sua famiglia e che ora dovranno essere rimborsati dall’Amministrazione comunale.

“È grave che una persona con disabilità debba affrontare una causa, anticipare migliaia di euro e attendere anni per ottenere ciò che dovrebbe essere assicurato spontaneamente: poter entrare in un bene pubblico e culturale in condizioni di sicurezza e autonomia”, aggiunge Gerardi. “Le risorse pubbliche dovrebbero essere utilizzate per eliminare le barriere, non per difendere in giudizio l’inerzia amministrativa o per coprire le conseguenze delle condanne”.

Christian Durso, persona con disabilità motoria che anche questa volta ha promosso l’iniziativa per rivendicare i suoi diritti, ha dichiarato sul suo profilo facebook: “Questa vittoria rappresenta un passo importante non solo per me, ma per tutte le persone con disabilità che desiderano vivere Capri senza ostacoli. Penso in particolare alla mia fidanzata, Eleonora Amato, che come me ha difficoltà motorie e che, durante la sua prima visita sull’isola, non ha potuto accedere né ai Giardini di Augusto né alla Certosa di San Giacomo. Mi auguro che presto possa tornare e trovare una Capri finalmente accessibile e accogliente. Questo risultato è stato possibile anche grazie al supporto legale dell’avvocato Alessandro Gerardi, che ringrazio insieme all’Associazione Luca Coscioni per l’impegno e la determinazione dimostrati”.

L’Associazione Luca Coscioni continuerà a sostenere il diritto all’accessibilità e a promuovere l’adozione dei P.E.B.A. da parte degli enti locali.

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10 giorni. Forse sono abbastanza per una vacanza, sicuramente non per prendersi cura di una bimba o di un bimbo.
Ma oggi in Italia un papà ha diritto solo a 10 giorni di congedo, mentre una mamma 5 mesi. E questo scarica tutta la responsabilità della cura alle madri.

Per fortuna c'è una proposta di legge di iniziativa popolare che si chiama "10giorninonbastano" per un congedo più giusto, condiviso e paritario.

Potete firmarla qui: pariallapari.it/

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La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT


📍Ospedale “Ceccarini” di Riccione, Viale Frosinone, Riccione (RN)
📅 Giovedì 9 luglio 2026
🕠 Dalle ore 08:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), per approfondire i propri diritti sul fine vita e sul testamento biologico. Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017 e quali strumenti sono disponibili per l’autodeterminazione nelle scelte di cura. Un’occasione aperta a tutte e tutti per conoscere, capire e fare scelte consapevoli.

Per maggiori info cellularimini@associazionelucacoscioni.it

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Ho visto le audizioni in commissione al senato.
Lenzi dovrebbe dimettersi.
#cnr #finevita @marcocappato
ilpost.it/2026/07/03/andrea-le…
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Sulla caccia, la democrazia ha fallito?
Gli italiani non la vogliono, il governo la estende con il nuovo DDL.

Ma perché il Governo preferisce fare un favore ai cacciatori, quando la maggior parte delle persone in Italia è contraria alla caccia?

Ne ho parlato nella mia newsletter, che esce come al solito ogni sabato mattina su Substack.

Se vi va di approfondire: substack.com/@marcocappato

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Marilisa D’Amico e Mario Riccio a Milano per “Fine vita. La libertà di scegliere”

📍 Sala Pirelli, Palazzo Pirelli, Via Fabio Filzi 22, Milano
📅 Lunedì 6 luglio
🕓 Ore 16:00


Marilisa D’Amico, costituzionalista e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, e Mario Riccio, medico anestesista-rianimatore e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, interverranno all’incontro “Fine vita. La libertà di scegliere”. L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sul quadro giuridico e sanitario del fine vita, sulle libertà già riconosciute e sulle riforme necessarie.

Interverranno inoltre Alfredo Bazoli – senatore della Repubblica, Francesca Floriani – esponente del Partito Democratico Lombardia. Introducono Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Lombardia e Silvia Roggiani, deputata e segretaria regionale del Partito Democratico Lombardia. Partecipa Franco Mirabelli, senatore della Repubblica. Coordina Carlo Borghetti, consigliere regionale della Lombardia.

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PMA per tutte: a che punto siamo e cosa succede dopo le 50.000 firme?

📍Casa Internazionale delle Donne, Via della Lungara, 19 – Roma
📅 Mercoledì 8 luglio
🕕dalle ore 18:00


Filomena Gallo Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni Alessia Ciccatelli membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni Francesca Re, Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, Alice Spaccini , membro di Giunta e Chiara Lalli, membro di Giunta parteciperanno all’evento” PMA per tutte: a che punto siamo e cosa succede dopo le 50.000 firme?” Un momento pubblico di confronto e approfondimento sulla campagna “PMA per tutte, più diritti più mamme”, promossa per garantire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche a persone single e coppie di donne.

L’obiettivo dell’incontro sarà fare il punto sul percorso avviato, discutere le ragioni giuridiche, mediche e politiche della riforma, e condividere con giuristi, medici, associazioni, parlamentari e realtà della società civile le prossime tappe dopo la raccolta delle 50.000 firme.

Durante l’evento sarà attivo un tavolo per la raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “PMA per tutte”

Qui è possibile consultare il programma completoRegistrazione obbligatoria a questo link

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Liberi Subito, siamo stati auditi al Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna


“Chiesti emendamenti per avere garanzie sui tempi. Urgente una legge per garantire diritti, a 3 anni dal deposito della nostra legge popolare”


L’Associazione Luca Coscioni accoglie con favore la ripresa delle audizioni sulla proposta di legge sul fine vita Liberi Subito. In “Commissione Politiche per la salute e politiche sociali” di Regione Emilia Romagna. Ieri 30 giugno sono stati auditi il dottor Mario Riccio, medico anestesista e Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni e l’avvocato Pier Francesco Bresciani, oltre ai promotori della proposta Liberi Subito. In particolare, sono stati proposti due emendamenti migliorativi:

  • L’estensione della garanzia dei tempi alla fase di effettuazione delle prestazioni: il testo base limita l’obbligo di procedere “senza ingiustificati ritardi” alla sola fase di verifica dei requisiti. La proposta è di estendere questa garanzia temporale anche alla fase finale (il reperimento dei dispositivi e l’ausilio nell’impiego).
  • Rafforzamento e trasparenza nella determinazione delle tempistiche.

In Emilia-Romagna, la proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito era stata depositata nel luglio 2023 con 7.300 firme. Nonostante il parere favorevole della Commissione Statuto, nella precedente legislatura non è stata discussa in Consiglio regionale: la Regione ha invece scelto di intervenire con atti amministrativi per regolamentare l’accesso alla procedura attraverso le aziende sanitarie, poi finiti al centro di ricorsi.

Dopo la sentenza 204/2025 della Corte costituzionale, il Presidente Michele De Pascale ha ribadito la necessità di una legge nazionale sul fine vita, ma ha anche riconosciuto che le Regioni possono intervenire sul piano organizzativo per rendere concretamente esigibili i diritti già riconosciuti dalla Consulta.

L’Associazione Luca Coscioni e il Comitato “Liberi Subito” hanno quindi chiesto al Consiglio regionale di rispettare lo Statuto e discutere entro luglio 2026 la proposta di legge popolare, usando quel testo come base da emendare alla luce dei rilievi della Corte. A giugno 2026 i gruppi di maggioranza in Assemblea legislativa hanno depositato un nuovo progetto di legge regionale. Il testo punta a dare rango legislativo al percorso già avviato con le delibere, mantenendo la procedura dentro il Servizio sanitario pubblico e gratuito, con commissioni multidisciplinari incaricate di verificare i requisiti e il coinvolgimento del Comitato regionale per l’etica nella clinica.

“La ripresa delle audizioni è un fatto positivo: dopo un primo deposito nel 2023, è finalmente giunto il momento di portare la proposta di legge sul fine vita al voto in Aula – dichiarano. Con la recente sentenza sulla legge della Toscana, la Corte Costituzionale ha sancito la piena competenza regionale nel definire un percorso organizzativo chiaro per l’applicazione delle procedure all’aiuto medico alla morte volontaria. Auspichiamo quindi che Regione Emilia Romagna scelga di stare al fianco dei propri cittadini, calendarizzando al più presto il voto in Aula. È importante che il testo sia emendato per rendere più stringenti le garanzie su tempi celeri di risposta alle persone che soffrono”, ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

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Il Maryland continua a investire nelle terapie psichedeliche


Testo preparato con Peppe Brescia


Un nuovo studio finanziato dallo Stato USA del Maryland sperimenterà per la prima volta la psicoterapia assistita da MDMA in formato di gruppo per veterani con stress post-traumatico, PTSD.

Nonostante lo stop del 2024, quando la Food and Drug Administration (FDA) decise di non autorizzare l’MDMA come trattamento per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), il dibattito sui possibili utilizzi medici della molecola non si è esaurito. Negli ultimi mesi si è infatti assistito alla produzione di nuove evidenze scientifiche mediante il coinvolgimento diretto delle istituzioni pubbliche, nonché alla ricerca di modelli terapeutici capaci di rendere questi trattamenti più accessibili.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa annunciata da Sunstone Therapies, centro di ricerca con sede nel Maryland specializzato nelle terapie assistite da sostanze psichedeliche. Il progetto coinvolgerà 52 veterani affetti da PTSD e rappresenta la prima sperimentazione clinica progettata per confrontare direttamente la psicoterapia assistita da MDMA svolta individualmente con quella realizzata in piccoli gruppi. L’obiettivo non è soltanto verificare la sicurezza e l’efficacia del trattamento, ma anche e soprattutto comprendere se il formato collettivo possa contribuire a ridurre costi, tempi e fabbisogno di personale specializzato, senza compromettere la qualità dell’intervento terapeutico.

La sperimentazione sarà sostenuta da una collaborazione tra soggetti pubblici e privati. Il Maryland finanzierà il progetto attraverso il proprio fondo dedicato alle terapie innovative per il PTSD e le lesioni cerebrali traumatiche con un contributo di un milione di dollari, mentre la fondazione Reason for Hope investirà ulteriori 525mila dollari per ampliare il numero dei partecipanti e sviluppare programmi di supporto destinati anche ai familiari dei veterani coinvolti.

Lo studio prevede il reclutamento di 40 veterani residenti nel Maryland e di altri dodici provenienti dall’area metropolitana di Washington, incluse alcune territorialità della Pennsylvania e della Virginia Occidentale. Ogni partecipante seguirà un percorso composto da tre sessioni preparatorie, formato da una seduta con somministrazione di MDMA e tre incontri di integrazione psicoterapeutica, sotto la supervisione di professionisti specializzati presso la clinica di Rockville. La variabile oggetto di studio riguarda esclusivamente il setting terapeutico: alcuni pazienti svolgeranno il percorso individualmente, altri all’interno di un gruppo.

La scelta di sperimentare un approccio di gruppo non nasce soltanto da considerazioni organizzative. Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno ipotizzato che le caratteristiche farmacologiche dell’MDMA – tra cui la riduzione della risposta di paura, l’aumento della fiducia interpersonale e una maggiore apertura emotiva – possano favorire dinamiche di sostegno reciproco particolarmente efficaci nei contesti collettivi. La possibilità di condividere l’elaborazione del trauma con altre persone che hanno vissuto esperienze simili potrebbe rafforzare il senso di appartenenza, ridurre l’isolamento e facilitare i processi di integrazione successivi alla seduta.

Il progetto di Sunstone non costituisce un’iniziativa isolata. L’iniziativa arriva negli stessi giorni in cui anche il Department of Veterans Affairs (VA) ha comunicato l’avvio del proprio primo studio clinico sull’MDMA destinato a veterani affetti contemporaneamente da PTSD e disturbo da uso di alcol.

La ricerca coinvolgerà circa 80 veterani, a cui verranno assegnati in modo casuale un trattamento con MDMA oppure con un placebo attivo, sempre in associazione a un percorso psicoterapeutico strutturato. L’obiettivo è valutare non soltanto la riduzione dei sintomi del PTSD, ma anche gli effetti sull’abuso di alcol – tra le condizioni che più frequentemente accompagna il trauma psicologico tra gli ex militari. La sperimentazione proseguirà fino al 2030 e rappresenta uno dei più importanti investimenti pubblici nella ricerca sulle terapie psichedeliche realizzati finora negli Stati Uniti sul medio-lungo periodo.

Pur con finalità differenti, entrambe le sperimentazioni cercano di rispondere ad alcune delle domande rimaste aperte dopo la decisione della FDA: come ottimizzare i protocolli terapeutici, quali pazienti possano trarne il maggiore beneficio e in che modo rendere questi trattamenti sostenibili all’interno dei sistemi sanitari.

La vicenda americana offre infine uno spunto di riflessione che va oltre i confini degli Stati Uniti. A livello internazionale, l’approfondimento scientifico sulle terapie psichedeliche continua ad avanzare attraverso studi clinici sempre più numerosi, mentre diversi Paesi stanno iniziando a interrogarsi su come preparare i propri sistemi regolatori e sanitari a un possibile cambiamento. Anche in Europa il numero dei trial è in crescita e il dibattito sulle potenziali applicazioni terapeutiche di molecole come MDMA e psilocibina è ormai entrato stabilmente nell’agenda della ricerca biomedica.

Più che l’annuncio di una nuova sperimentazione, il progetto del Maryland racconta quindi un cambiamento di paradigma. Dopo anni in cui la ricerca sulle sostanze psichedeliche è stata sostenuta soprattutto dall’iniziativa di università e fondazioni private, sono oggi le istituzioni pubbliche a investire risorse, promuovere studi clinici e interrogarsi sulle condizioni necessarie per trasformare questi risultati in future opportunità terapeutiche.

Per una panoramica sugli studi e sperimentazioni con gli psichedelici, il 26 giugno, l’Associazione Luca Coscioni ha pubblicato un mappamondo a cura di Peppe Brescia e Alessandro De Luca.

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Francesca Re a Catania per “Non restiamo senza diritti riproduttivi”

📍 Aula A1, Monastero dei Benedettini, Piazza Dante, Catania
📅 Venerdì 10 luglio 2026
🕔 Dalle ore 17:00


Francesca Re, avvocata e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al panel “Non restiamo senza diritti riproduttivi” dedicato a Non Restiamo Senza e PMA per tutte, due campagne diverse, con storie diverse ma unite da un fatto: i diritti non pesano allo stesso modo ovunque.

L’evento vedrà i saluti istituzionali della prof.ssa Stefania Rimini, Direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Università di Catania e Francesco Mannino, Presidente di Officine Culturali e l’introduzione di Zägara. Interverranno oltre a Francesca Re, Giulia Cutello, Forum Disuguaglianze Diversità e Federica Pollari, Patto per Restare. Nel corso della giornata saranno presenti tavoli informativi e di raccolta firme per la proposta di legge “PMA per tutte” e per “Patto per Restare”

L’evento è promosso da Zägara, Associazione Luca Coscioni e Patto per Restare, con la collaborazione di Università di Catania, Trame di Quartiere, Officine Culturali e Cambia.
La partecipazione è libera e gratuita.

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Filomena Gallo interviene al Congresso AIFe “Ri-Nascita. Una storia da scrivere insieme”

📍 Aula dei Gruppi Parlamentari, Camera dei deputati, Via di Campo Marzio 74/78, Roma
📅 Mercoledì 15 luglio 2026
🕙 Ore 11:40


Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, interverrà al primo Congresso dell’Associazione Italiana Fertilità (AIFe), dal titolo “Ri-Nascita. Una storia da scrivere insieme”.

Il suo intervento si terrà nella seconda sessione, “Diritti senza confini: verso una nuova stagione della fertilità”, dedicata all’evoluzione della legge 40/2004, alle sfide demografiche e alla necessità di superare gli ostacoli legislativi all’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Filomena Gallo approfondirà il percorso di trasformazione della legge 40 e le prospettive di riforma per garantire diritti riproduttivi più ampi, inclusivi e coerenti con le esigenze delle persone e delle famiglie.

Qui è consultabile il programma completo
L’ingresso è gratuito con prenotazione al seguente link.

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 8 luglio 2026
🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Mercato coperto di via Catania 70 – Roma
🗓 Giovedì 9 luglio 2026
🕡 Dalle 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO II di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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Angela Paola Stringa a Torino per un tavolo di confronto sulla GPA

📍 Portineria di Comunità di Borgo San Paolo, Via Osasco, 19/A, Torino
📅 Lunedì 6 luglio
🕡 Ore 18:30


Angela Paola Stringa, avvocata, Giurista per le Libertà e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al tavolo di confronto dedicato alla gestazione per altri, nell’ambito dell’incontro “Ne parliamo di persona?” promosso dal podcast di bioetica Contro natura, in collaborazione con l’Università di Torino, Frida e Hello Tomorrow.

L’appuntamento proporrà un confronto aperto sui temi bioetici più discussi, con quattro tavoli tematici dedicati a alimentazione, gestazione per altri, diritti delle persone trans e sperimentazione animale.

L’incontro è gratuito, con prenotazione obbligatoria a questo link

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Quando la libertà dipende dalla malattia


Roberto vive in Veneto, ha un tumore in fase avanzata e la sua malattia non è più curabile. È lucido, perfettamente capace di decidere e considera intollerabili le sofferenze che la malattia gli impone. Nell’ottobre 2024, ha chiesto di poter accedere all’aiuto alla morte assistita come stabilito dalla sentenza Cappato-Antoniani, la 242 del 2019, ma la risposta del Servizio sanitario regionale è stata negativa. E non perché mancassero l’ irreversibilità della malattia, la sofferenza, la capacità di autodeterminarsi o la consapevolezza della scelta – cioè le condizioni stabilite dalla Corte – ma perché Roberto non è “tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale”, che è il quarto requisito.

Eppure non è lui ad aver scelto di non dipendere da una macchina o da un farmaco, è la sua malattia a non prevederlo. Le terapie che gli vengono prescritte servono ormai soltanto a contenere il dolore e spesso devono essere sospese a causa dei pesanti effetti collaterali. Anche l’intervento chirurgico che gli è stato proposto non gli restituirebbe la salute o una migliore qualità della vita: potrebbe invece privarlo di quella residua autonomia che ancora conserva. Roberto quindi lo ha rifiutato e oggi potrebbe andare in Svizzera, dove la sua richiesta è stata accolta, ma vorrebbe morire a casa sua.

Stefano viveva in Toscana, aveva un catetere permanente, era sottoposto a ossigenoterapia e seguiva una terapia insulinica quotidiana. Anche lui aveva chiesto di accedere alla procedura prevista dalla giurisprudenza costituzionale italiana e anche lui aveva ricevuto due rifiuti perché quei trattamenti, pur essendo stati ricondotti dalla giurisprudenza costituzionale alla nozione di sostegno vitale, non sono stati considerati, dalla Commissione aziendale, come trattamenti di sostegno vitale. È morto pochi giorni fa come non avrebbe voluto.

Sembrano storie molto diverse ma in realtà raccontano lo stesso problema. Non è la gravità della malattia a distinguerli, non è la sofferenza e non è la loro capacità di comprendere e decidere liberamente. A distinguerli è soltanto il modo in cui la malattia si manifesta – una differenza che non dovrebbe avere alcuna implicazione sulla possibilità di scegliere e di decidere.

È proprio qui che nasce la questione costituzionale discussa davanti alla Corte lo scorso 23 giugno. Per anni il dibattito si è concentrato sul significato dell’espressione “trattamento di sostegno vitale”. Negli ultimi anni la Corte costituzionale ha progressivamente ampliato la nozione di trattamento di sostegno vitale per evitare esclusioni irragionevoli.

Le storie delle persone in questi anni ci hanno mostrato l’ingiustizia che può causare il considerare il trattamento di sostegno vitale come una condizione necessaria, soprattutto in una sua interpretazione restrittiva.

Persone con malattie irreversibili, che considerano intollerabili le proprie sofferenze, capaci di autodeterminarsi e sottoposte alle verifiche del Servizio sanitario nazionale ricevono risposte diverse non perché è diversa la loro condizione, ma perché diversa è l’evoluzione della malattia.

Il requisito dell’essere tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale è diventato così una soglia mobile: per alcuni rappresenta una barriera invalicabile, per altri significa mesi e mesi di attesa, ricorsi ai tribunali e aggravamento della malattia, per altri ancora significa lasciare il proprio Paese.

La questione non riguarda soltanto Roberto, Stefano o Paola Ruffi – che è il caso che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale discussa il 23 giugno 2026 – ma riguarda il significato stesso del principio di uguaglianza.

L’uguaglianza costituzionale non significa trattare tutti allo stesso modo ma trattare allo stesso modo persone che si trovano nella medesima condizione, salvo che esista una ragione obiettiva per distinguerle. I requisiti individuati dalla Corte costituzionale garantiscono già la tutela delle persone vulnerabili e il trattamento di sostegno vitale non aggiunge una garanzia ulteriore ma finisce per distinguere persone che, sotto ogni altro profilo costituzionalmente rilevante, si trovano nella stessa condizione.

Per questo abbiamo chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare incostituzionale quel requisito o almeno di non considerarlo più un presupposto indispensabile in ogni caso, ma un elemento da valutare insieme agli altri requisiti.

Non chiediamo meno garanzie, chiediamo, al contrario, che restino ferme quelle già individuate dalla Corte costituzionale – perché queste sono le condizioni che proteggono davvero le persone vulnerabili, mentre il trattamento di sostegno vitale finisce invece per distinguere – e trattare diversamente – le persone sulla base della forma che assume la loro malattia. Persone che dovrebbe essere trattate allo stesso modo.

Dietro queste vicende c’è anche la scelta di Marco Cappato e dei volontari che lo affiancano e che rischiano una condanna da 5 a 12 anni per affermare un diritto, una libertà. Una scelta iniziata nel 2015, quando, di fronte al rifiuto del Parlamento di discutere una proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita, decisero di accompagnare all’estero, in casi rigorosamente individuati, persone che chiedevano di porre fine alle proprie sofferenze. Da allora Cappato ha consapevolmente assunto il rischio del processo penale, dando origine a un percorso che ha condotto prima all’ordinanza 207 del 2018 e poi alla sentenza 242 del 2019, con cui la Corte costituzionale ha invitato il legislatore a disciplinare la materia sulla base dei principi da essa individuati. A quasi otto anni da quell’invito, una disciplina organica ancora non c’è.

La Costituzione può pretendere prudenza, può imporre controlli rigorosi e può chiedere garanzie – anzi, deve farlo. Ma non può consentire che, quando tutti gli altri requisiti sono presenti, sia la forma della malattia a determinare una diversa estensione della libertà costituzionale della persona.

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Domenico possiede i 4 requisiti per il “Suicidio assistito” e lo scopre durante l’udienza sul suo caso, un mese dopo la relazione della ASL


Domenico, 59enne lombardo, affetto da sclerosi multipla, attendeva da 7 mesi una risposta alla richiesta di verifica delle condizioni per accedere all’aiuto medico alla morte volontaria da parte dell’ASST Ovest Milanese. Dopo numerosi solleciti e una diffida ad adempiere nei confronti della azienda sanitaria, il team legale di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, ha depositato in tribunale un ricorso di urgenza per ottenere la relazione medica dell’ ASST e il parere del Comitato etico.

Dagli atti depositati dall’Azienda sanitaria è emerso che la Commissione medica multidisciplinare aveva concluso e sottoscritto la propria relazione già il 18 maggio 2026. La Commissione ha accertato, a maggioranza, la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al “suicidio medicalmente assistito” e ha individuato anche le modalità con cui procedere, indicando i farmaci, i dosaggi e il meccanismo di autosomministrazione. Il contenuto della relazione, favorevole alla richiesta di Domenico, è stato conosciuto dalla sua difesa soltanto attraverso la documentazione prodotta dall’ASST nel corso del giudizio nonostante le ripetute diffide.

La relazione è datata 18 maggio, ma, per oltre un mese, nessuno lo aveva comunicato a Domenico. Emerge che il 20 maggio la relazione è stata inviata al Comitato etico. Il 25 giugno , l’ASST ha comunicato di avere ricevuto dal Comitato etico un’ulteriore richiesta di approfondimento delle condizioni di Domenico.

Per questo, il prossimo 1° luglio alcuni componenti della Commissione medica torneranno nella struttura in cui vive Domenico per sottoporlo ad una nuova visita. Nel corso dell’udienza del 23 giugno scorso , Domenico ha espresso direttamente al giudice il peso umano di questa attesa: “Sono stanco, non ne posso più”.

Domenico riesce a stento a muovere soltanto la mano sinistra, avvertendo inoltre dolori insopportabili in tutto il corpo; è assistito quotidianamente dai suoi caregivers per l’espletamento di ogni attività quotidiana. Senza la loro assistenza non potrebbe provvedere ai suoi bisogni, e morirebbe di stenti, in preda ad atroci sofferenze. Viene sottoposto a clisteri e manovre di evacuazione manuale, assume una copiosa terapia antalgica e farmaci antitrombotici al fine di prevenire la recidiva di una trombosi polmonare, che l’aveva già colpito in passato.

“Non mettiamo in discussione la necessità che il Comitato etico disponga di tutti gli elementi e svolga gli approfondimenti che ritiene necessari”, dichiara Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. “Ma non si può ignorare la distanza ormai enorme tra il tempo delle procedure e il tempo vissuto da una persona che si trova ogni giorno in una condizione di sofferenza insopportabile e irreversibile. Quando si svolgerà il nuovo accesso saranno trascorsi quasi otto mesi dalla richiesta di Domenico. Gli approfondimenti devono essere accurati, ma anche svolti in tempi compatibili con le condizioni e con i diritti di chi attende: lo afferma anche la Corte costituzionale. Dopo quasi otto mesi, Domenico ha diritto a una risposta definitiva e a tempi certi”.

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Marco Perduca introduce a Roma la proiezione de “La Grazia” di Paolo Sorrentino

📍 Piazza Vittorio, Roma
📅 Giovedì 2 luglio
🕗 Dalle ore 20:00


Marco Perduca, responsabile delle attività internazionali dell’Associazione Luca Coscioni, introdurrà la proiezione del film “La Grazia” di Paolo Sorrentino, in programma alle ore 21:00 nell’ambito dell’iniziativa “Notti di cinema a Piazza Vittorio”.

Prima della proiezione, dalle ore 20:00, sarà presente un tavolo di raccolta firme a sostegno della proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, per chiedere procedure chiare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito nel Lazio.

L’iniziativa è realizzata con la partecipazione dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema – Sezione regionale del Lazio, della Cellula Coscioni Roma e di Cinevillage.

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La Cellula Coscioni Cagliari partecipa all’incontro “Sovvertire il futuro: visioni dissidenti tra vita e morte”

📍 Scuola di tango El Abrazo, Via Semelia, Cagliari
📅 Sabato 4 luglio
🕒 Dalle ore 15:00 alle 18:00


La Cellula Coscioni Cagliari parteciperà all’incontro “Sovvertire il futuro: visioni dissidenti tra vita e morte”, promosso nell’ambito del Cerchio Queer.

L’appuntamento sarà uno spazio di confronto e riflessione sulle esperienze, i desideri e le prospettive legate alla vita, alla morte e all’autodeterminazione, con l’obiettivo di costruire un dialogo aperto e condiviso.

Per maggiori informazioni: frafadda@proton.me.

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