Condivido anche qui una cosa che ho scritto su Fb.

Durante le (sempre troppo brevi) ferie d'agosto ho ridotto moltissimo l'uso di smartphone e social network.
Certo, per abitudine qualche sbirciatina l'ho data a Instagram e a Facebook, ma svogliatamente e sempre accompagnato dal disgusto che ogni persona sana di mente dovrebbe provare leggendo i post e le interazioni che normalmente permeano le piattaforme.

Sempre di più mi domando quale sia il senso di tutto questo veleno che, ricordiamolo, è il carburante che manda avanti tutta la baracca.
Magari sono io a vivere un'esperienza parziale, ma sono sicuro che i post più controversi, l'odio raziale, lo sfogatoio, la violenza, siano i contenuti che vanno per la maggiore (soprattutto su Facebook). Sicuramente sono i contenuti appaiono di più nel mio feed.

Spesso anche io mi lascio contagiare dall'andazzo generale, uso il social per lottare. Sbagliando.

Qualche giorno fa su un altro social network, che definirei "libero", ho scritto :

"Siete fortunati che siamo qui e che, alla fine più o meno la pensiamo tutti allo stesso modo.
Perché io negli sugli altri social voglio veder scorrere il sangue di quelli che non la pensano come me"

Ero anche un po' ironico.

Ultimamente mi domando una cosa, se io tutti giorni vedo post di gente che si lamenta dei senzatetto, che odia chi è diverso e che fondamentalmente la pensa in maniera diametralmente opposta da me, dall'altra parte c'è un fan di sua eccellenza il pelatone che riceve nel feed post che condannano le ingiustizie, post che parlano di arte, contenuti sui grandi pensatori del nostro e di altri tempi? E se li dovesse vedere, questi contenuti riuscirebbero a penetrare nella sua corteccia cerebrale e ad influire sul suo pensiero proprio come i contenuti che io definisco negativi influenzano il mio? Perché si, anche io vengo influenzato.

Come amo spesso ripetere NESSUNO È IMMUNE ALLA PROPAGANDA.

C'è anche la possibilità che questi non li veda e che certi contenuti rimangano appannaggio di un gruppo di persone che restano nella propria bolla, nella propria "echo chamber". Magari perché non sono immediatamente comprensibili dall'algoritmo e perché, seppur per certi versi dirompenti, non vengano considerati abbastanza controversi da provocare centinaia di interazioni (violente, misogene, razziste e chi più ne ha più ne metta).

Un esempio è che i social di Meta non mi abbiano fatto vedere nessun post dove si ricordi l'editrice Rosellina Archinto, seppure almeno uno dei libri pubblicato dalla sua casa editrice sia stato fonte, nel 2015, di polemiche e addirittura sia stato bandito da tutte le scuole dell'infanzia comunali dall'ex Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro (assieme ad un altra cinquantina titoli tra cui spiccano altri capolavori della grafica e dell'arte).

I miei amati social liberi invece mi hanno subito proposto molti post affettuosi al riguardo.

Come sempre non riesco a darmi tante risposte tranne che sono qui perché devo (mi dico) e questa forse è la parte più dolorosa dell'intera questione: come è stato possibile che una grandissima fetta della società si sia legata volontariamente e indissolubilmente a doppio filo a una piattaforma privata che è tossica e dannosa per design?

Meta è stata condannata ad agosto 2026 a pagare 567 milioni di dollari da un giudice del New Mexico per non aver protetto i minori dai rischi di Facebook e Instagram e in tutto il mondo occidentale, da tempo, si parla di vietare i social ai minori (la Francia li vieterà ai minori di 15 anni dal primo settembre), di introdurre sistemi di verifica dell'età (sempre affidati a ditte private che comunque si faranno beffe della privacy di chi è costretto a utilizzarli), di togliere la possibilità di creare profili anonimi (anche questa una cosa parecchio controversa).

Ho letto in merito una cosa di una ingenuità disarmante e se vuoi romantica, ma la condivido con voi: piuttosto di creare questo nuovo assurdo sistema di regole che porterà sicuramente a nuove problematiche "non si potrebbe semplicemente obbligare le piattaforme a non essere "dannose" per i minori?".

E per gli adulti?

PS: L'unione europea insegue come sempre la sua chimera e, sebbene esista già un social network europeo niente male, ha finanziato un suo social.
Da qualche mese è online, si chiama W, sarà costato una sassata e l'unica cosa che al momento so di questo social e che il processo di autorizzazione (che prevede che si venga registrati come persone reali) consta di 12 macchinosissimi passaggi.

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