Da almeno 20 anni sono un "electronic performer".
Certo, in passato ho fatto e (ogni tanto) faccio ancora il dj, ma non direi mai che sono un dj: sono un artista elettronico (oggi sempre più elettroacustico).

Sabato scorso ho portato il mio live più sperimentale all'ex base missilistica di Scorzè per i ragazzi di Gruppo Pxrno GPX .

Quando un team di promoter che in media hanno 15 anni in meno di me mi contatta per chiedermi di "fare la mia cosa", io sono molto felice.
Un po' perché mi fa sentire ancora fresco (ma voi direte "ehi, anche i bambini vanno a vedere i fossili di dinosauri").
Un po' perché mi ricorda che di 20 anni di musica qualcosa è rimasto .
Un po' perché so che la cosa che faccio, soprattutto quando viene portata in contesti più giovani e festaioli, non l'ha sentita ancora nessuno e quindi sto continuando a seminare.

Volevo risparmiarvi il discorso "quando ero giovane io", ma forse non ci riesco proprio.
Quando ero giovane vedere un pazzoide che faceva rumore a un concerto (con la bocca, con la chitarra, con i synth) era normale.
Oggi, almeno in zona, è una rarità assoluta.
La diversità, la bizzarria, il potere dell'immaginazione e, perché no, l'immaginazione al potere, non vanno più. Forse li ha fagocitati la cultura della performance, il desiderio di piacere e di "cashare" a tutti i costi e sicuramente la fine delle sottoculture per come le ricordiamo e la svolta pop che ha fatto di quasi ogni tendenza musicale la base ideale per un video sui social.
Ho visto un frammento di un'intervista a Capovilla in cui, parlando dello stato della musica popolare, dice che si tratta della sussunzione (sempre per citare Marx).

Un grosso grazie al team di Gruppo P*rno e a chi ancora organizza cose e fa suonare pazzoidi che fanno rumore (quest'estate anche Metabolismo Lagunare mi aveva lasciato per qualche ora un soundsystem). Grazie al team di tentapes per il supporto, le foto e le riprese.

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