Maturità, condotta e classismo


Una cosa sulla riforma della #maturità.
Come gli addetti del settore sanno, la riforma della maturità lega il voto finale dell'esame alla condotta: per accedere al massimo del credito acquisibile prima dell'esame occorre avere un voto in condotta di 9 o superiore, e allo stesso tempo per avere il bonus all'esame dopo la prova orale occorre essere presentati dal consiglio di classe con un 9 in condotta o 10. Questa norma appare di buon senso, in realtà è classista. Chi sta nella scuola sa quanto i risultati degli studenti siano prevedibili su base socioeconomica; allo stesso modo, chi sta a scuola sa che anche la condotta prevedibile in un professionale sarà, purtroppo, diversa da quella attesa in un liceo. Non perché al professionale i docenti lavorino per forza peggio, ma perché lavorano in un contesto sociale ed economico sicuramente più disfunzionale rispetto a quello di un liceo. Ora, legando in questo modo il voto dell'esame alla condotta, gli studenti che provengono da contesti sociali più degradati si trovano, prima ancora delle prove dell'esame, a dover prevedere un punteggio inferiore rispetto a quello dei licei di un massimo di 6 punti. Poca roba, direte: vero, ma in alcuni contesti, come quello dei corsi post diploma a numero chiuso o delle iscrizioni alle università a numero chiuso, questo handicap di 6 punti pregiudica la possibilità di ottenere l'iscrizione, e questo a prescindere dal tanto decantato merito.
Ora, tanto per essere chiari, è tutto voluto: è evidente che il progetto di questa destra è impedire l'ascensore sociale; chi è nato in una certa classe sociale, lì deve rimanere; se i tuoi genitori non sono andati oltre le medie, tu al massimo potrai aspirare ad un diploma professionalizzante e poi di corsa a lavorare; se sei nato in una famiglia di laureati che ti avranno indirizzato verso il liceo giusto, a te spetterà il diritto di frequentare l'università.
#scuola #maturità

Sebastiano Cuffari reshared this.