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Il traffico di stupefacenti non si regge solo sulla logistica della droga: ha bisogno di una vera infrastruttura finanziaria


L’operazione DRAKKAR, coordinata dalla Polizia Nazionale spagnola (#CuerpoNacionaldePolicía) con il supporto di #Europol, mostra con chiarezza come avvenga il riciclaggio su scala internazionale. L’indagine ha portato a 21 arresti e all’individuazione, sequestro o congelamento di circa 20 milioni di euro in beni.

Al centro vi era una rete di underground banking (chiamata dagli investigatori “Dubai Bank”): un sistema clandestino capace di mettere rapidamente denaro a disposizione delle organizzazioni criminali in Paesi diversi, finanziando nuove spedizioni e facendo circolare i proventi del narcotraffico.

Il punto essenziale è questo: il denaro non deve necessariamente attraversare fisicamente le frontiere. Il valore viene trasferito tramite una rete di intermediari che compensa internamente debiti e crediti, usando operazioni commerciali, società, conti correnti, raccolte di contante e altri beni. In pratica, il denaro può essere consegnato in un Paese e reso disponibile altrove, senza un bonifico diretto tra le due estremità della transazione.

Gli investigatori hanno rilevato anche l’uso di codici di autenticazione per la consegna del contante: ad esempio, il numero seriale di una banconota veniva comunicato lungo la catena; chi presentava il codice corrispondente poteva ritirare il denaro. Un espediente semplice, ma efficace per ridurre i contatti diretti e rendere più difficile ricostruire i flussi.

Il riciclaggio, dunque, non è una fase successiva e marginale del narcotraffico: è il suo sistema circolatorio. Seguire il denaro, individuare i mediatori finanziari e aggredire i patrimoni — immobili, veicoli, conti e società — significa colpire la capacità stessa delle reti criminali di operare e reinvestire.

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