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Furti e rapine ai musei: un rapporto Europol sulle tattiche di aggressione ai...

[h2]Furti e rapine ai musei: un rapporto Europol sulle tattiche di aggressione ai beni culturali [...][/h2]
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Furti e rapine ai musei: un rapporto Europol sulle tattiche di aggressione ai beni culturali

Il rapporto rivela un allarmante spostamento verso metodi violenti, attacchi mirati e il coinvolgimento di nuove reti criminali


La copertina della pubblicazione

Europol ha pubblicato un rapporto intitolato “Cambiare tattica, cambiare obiettivi: la natura in evoluzione delle rapine nei musei” (scaricabile qui: europol.europa.eu/cms/sites/de…), che rivela un cambiamento nei metodi e negli obiettivi dei furti nei musei in tutta Europa. Il rapporto evidenzia un preoccupante aumento delle tattiche violente ed energiche, insieme a una crescente attenzione verso oggetti di alto valore come metalli preziosi, pietre preziose e manufatti culturalmente significativi.

In particolare: – Aumento della violenza: i furti nei musei stanno diventando più aggressivi e i trasgressori utilizzano strumenti come mazze, esplosivi e armi da fuoco per violare i locali e intimidire il personale. – Articoli mirati di alto valore: i ladri si concentrano sempre più su metalli preziosi, pietre preziose e manufatti culturalmente significativi, spinti dall'elevata domanda del mercato e dalla facilità di rivendita illecita. – Profili criminali emergenti: il rapporto suggerisce il coinvolgimento di nuovi attori criminali, tra cui gruppi ad hoc reclutati tramite i social media, che si discostano dai tradizionali trafficanti di beni culturali non violenti.

Opportunità intermercato: alcuni delinquenti sembrano essere opportunisti provenienti da altri settori criminali, attratti dal potenziale a basso rischio e ad alto profitto delle rapine nei musei.

Per sottolineare questi risultati, il rapporto presenta casi degni di nota come il furto di manufatti daci (Paesi Bassi, 2025), la rapina al Louvre (Francia, 2025) e l’attacco al Museo Cognacq-Jay (Francia, 2024). Le rispettive indagini nazionali sono state supportate dagli esperti in reati contro il patrimonio che lavorano presso il Centro europeo per la criminalità organizzata e grave (#ESOCC) dell' #Europol. Offrendo supporto operativo, analitico e di coordinamento agli investigatori negli Stati membri dell’UE, svolgono un ruolo importante nella lotta contro il commercio illegale di #beniculturali.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


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Furti e rapine ai musei: un rapporto Europol sulle tattiche di aggressione ai beni culturali

Il rapporto rivela un allarmante spostamento verso metodi violenti, attacchi mirati e il coinvolgimento di nuove reti criminali



La copertina della pubblicazione

Europol ha pubblicato un rapporto intitolato "Cambiare tattica, cambiare obiettivi: la natura in evoluzione delle rapine nei musei" (scaricabile qui: europol.europa.eu/cms/sites/de…), che rivela un cambiamento nei metodi e negli obiettivi dei furti nei musei in tutta Europa. Il rapporto evidenzia un preoccupante aumento delle tattiche violente ed energiche, insieme a una crescente attenzione verso oggetti di alto valore come metalli preziosi, pietre preziose e manufatti culturalmente significativi.

In particolare:
- Aumento della violenza: i furti nei musei stanno diventando più aggressivi e i trasgressori utilizzano strumenti come mazze, esplosivi e armi da fuoco per violare i locali e intimidire il personale.
- Articoli mirati di alto valore: i ladri si concentrano sempre più su metalli preziosi, pietre preziose e manufatti culturalmente significativi, spinti dall'elevata domanda del mercato e dalla facilità di rivendita illecita.
- Profili criminali emergenti: il rapporto suggerisce il coinvolgimento di nuovi attori criminali, tra cui gruppi ad hoc reclutati tramite i social media, che si discostano dai tradizionali trafficanti di beni culturali non violenti.

Opportunità intermercato: alcuni delinquenti sembrano essere opportunisti provenienti da altri settori criminali, attratti dal potenziale a basso rischio e ad alto profitto delle rapine nei musei.

Per sottolineare questi risultati, il rapporto presenta casi degni di nota come il furto di manufatti daci (Paesi Bassi, 2025), la rapina al Louvre (Francia, 2025) e l’attacco al Museo Cognacq-Jay (Francia, 2024).
Le rispettive indagini nazionali sono state supportate dagli esperti in reati contro il patrimonio che lavorano presso il Centro europeo per la criminalità organizzata e grave (#ESOCC) dell' #Europol. Offrendo supporto operativo, analitico e di coordinamento agli investigatori negli Stati membri dell’UE, svolgono un ruolo importante nella lotta contro il commercio illegale di #beniculturali.

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25 anni della rete ATLAS, 38 unità speciali antiterrorismo di UE e Paesi associati


Bruxelles, 17 agosto 2026 – Quindici anni dopo la sua formalizzazione, la rete #ATLAS — che unisce le 38 unità speciali antiterrorismo di UE e Paesi associati — si prepara a un cambio di leadership storico: dal 2027, la presidenza passerà all’Italia, con Walter Calvi del GIS dei Carabinieri. Un passaggio simbolico nel 25° anniversario della rete, nata dopo l’11 settembre 2001 per rispondere alla minaccia terroristica globale.

La Rete è nata nel 2001 (formalizzata nel 2008) per coordinare le unità speciali (#SIU) di 38 Paesi (UE + Regno Unito, Islanda, Norvegia, Svizzera), per un totale di 4.000 operatori.

I suoi principali obiettivi sono la interoperabilità transfrontaliera, la condivisione di tattiche (Expert Groups su velivoli, edifici, CBRNe ed il supporto 24/7 in caso di crisi.

Il #GIS dei #Carabinieri è in prima linea. Guida l’Expert Group Aircraft e ospita il Centro di Eccellenza a Livorno (dal 2019).

Nel 2025 si sono svolte le Esercitazioni: (febbraio) Addestramento medico su velivoli con Croce Rossa (28 operatori da 7 SIU), (marzo) Protezione ravvicinata (CPT) con 35 operatori da 17 unità, (novembre) Minacce CBRNe (Chimiche, Biologiche, Radiologiche, Nucleari ed Esplosive) con 43 operatori (in collaborazione con EIFS e EEODN).

Il #NOCS della Polizia di Stato guida il Forum K9 (unità cinofile).

Per il periodo 2027-2029 Walter Calvi (GIS) succederà allo svedese Mårten Langer.
La presidenza italiana coincide con il 25° anniversario di ATLAS. La sfida principale consiste nel rafforzare la cooperazione in un contesto di minacce ibride (terrorismo, cyber, CBRNe).

Come commentato dal futuro presidente: "ATLAS è la prova che la sicurezza non ha confini".

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25 anni della rete ATLAS, 38 unità speciali antiterrorismo di UE e Paesi associati


Bruxelles, 17 agosto 2026 – Quindici anni dopo la sua formalizzazione, la rete #ATLAS — che unisce le 38 unità speciali antiterrorismo di UE e Paesi associati — si prepara a un cambio di leadership storico: dal 2027, la presidenza passerà all’Italia, con Walter Calvi del GIS dei Carabinieri. Un passaggio simbolico nel 25° anniversario della rete, nata dopo l’11 settembre 2001 per rispondere alla minaccia terroristica globale.

La Rete è nata nel 2001 (formalizzata nel 2008) per coordinare le unità speciali (#SIU) di 38 Paesi (UE + Regno Unito, Islanda, Norvegia, Svizzera), per un totale di 4.000 operatori.

I suoi principali obiettivi sono la interoperabilità transfrontaliera, la condivisione di tattiche (Expert Groups su velivoli, edifici, CBRNe ed il supporto 24/7 in caso di crisi.

Il #GIS dei #Carabinieri è in prima linea. Guida l’Expert Group Aircraft e ospita il Centro di Eccellenza a Livorno (dal 2019).

Nel 2025 si sono svolte le Esercitazioni: (febbraio) Addestramento medico su velivoli con Croce Rossa (28 operatori da 7 SIU), (marzo) Protezione ravvicinata (CPT) con 35 operatori da 17 unità, (novembre) Minacce CBRNe (Chimiche, Biologiche, Radiologiche, Nucleari ed Esplosive) con 43 operatori (in collaborazione con EIFS e EEODN).

Il #NOCS della Polizia di Stato guida il Forum K9 (unità cinofile).

Per il periodo 2027-2029 Walter Calvi (GIS) succederà allo svedese Mårten Langer. La presidenza italiana coincide con il 25° anniversario di ATLAS. La sfida principale consiste nel rafforzare la cooperazione in un contesto di minacce ibride (terrorismo, cyber, CBRNe).

Come commentato dal futuro presidente: “ATLAS è la prova che la sicurezza non ha confini”.


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Come le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la criminalità ambientale legata ai rifiuti. Una analisi del CEPOL


I crimini ambientali non conoscono confini. Eppure, fino a poco tempo fa, la loro portata e la loro gravità sono state sottovalutate, sia a livello normativo che operativo. Oggi, grazie a nuove leggi, tecnologie innovative e una cooperazione transnazionale senza precedenti, l’Europa sta compiendo passi da gigante per contrastare questo fenomeno.

In che modo le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la #criminalitàambientale legata ai rifiuti? Nell'articolo 4 della edizione speciale del #CEPOLbulletin (scarica la pubblicazione: link.europa.eu/Nr9N9W), gli autori esaminano come queste tecnologie possano supportare l'individuazione, l'indagine e il perseguimento penale.

In primo piano: la Direttiva 2024/1203 e il nuovo volano contro i crimini ambientali. Una normativa rivoluzionaria


L'11 aprile 2024, l’Unione Europea ha adottato la Direttiva 2024/1203, che sostituisce le precedenti normative (2008/99/CE e 2009/123/CE) e introduce misure senza precedenti per contrastare i crimini ambientali. Ma cosa cambia davvero?

1. L’ecocidio diventa reato (quasi)


La Direttiva non usa esplicitamente la parola "ecocidio", ma ne introduce il concetto all’Articolo 3(3), obbligando gli Stati membri a criminalizzare condotte che causino:

  • Distruzione o danni diffusi e sostanziali a ecosistemi di grandi dimensioni o siti protetti.
  • Danni irreversibili o duraturi alla qualità di aria, suolo o acqua.

Perché è importante?
Fino ad oggi, la maggior parte dei reati ambientali era legata alla violazione di norme amministrative. Ora, per la prima volta, l’UE introduce un reato autonomo, che non dipende da altre leggi ma punisce direttamente i danni gravi all’ambiente.

2. Sanzioni più severe e armonizzate


Le pene sono state armonizzate per evitare il "race to the bottom" tra Stati membri:

Per persone fisiche:

  • Fino a 10 anni di reclusione per reati che causino la morte.
  • Fino a 8 anni per l’ecocidio.
  • Fino a 5 anni per altri reati gravi (es. traffico illegale di rifiuti).

Per aziende:

  • Multe fino al 5% del fatturato mondiale (o 40 milioni di €) per reati gravi.
  • Multe fino al 3% (o 24 milioni di €) per altri reati.

Caso pratico: un’azienda che smaltisce illegalmente rifiuti tossici in un sito protetto potrebbe essere multata per decine di milioni di euro, a seconda del suo fatturato globale.

3. Un "toolbox" di misure


Non solo sanzioni penali: la Direttiva introduce un approccio integrato, che include:
✅ Sanzioni amministrative (es. revoca di autorizzazioni, divieto di accesso a finanziamenti pubblici).
✅ Misure preventive: campagne di sensibilizzazione, formazione obbligatoria per magistrati e forze dell’ordine.
✅ Accesso alla giustizia: diritti procedurali per vittime e ONG, protezione dei whistleblower.

Focus: I crimini ambientali in Europa – dati e tendenze


I numeri che non possiamo ignorare:

  • 21% delle specie di rettili è a rischio estinzione a causa del traffico illegale (fonte: IPBES, 2019).
  • 15 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi sono state esportate tra Stati UE nel 2021 (fonte: Eurostat).
  • 36% delle specie di rettili è oggetto di traffico a livello globale (fonte: Marshall et al., 2020).
  • 95% dei vertebrati vivi sequestrati in UE tra il 2010 e il 2014 erano rettili (fonte: CITES).


I crimini più diffusi

Traffico illegale di rifiuti:


Rotte principali: dall’Europa occidentale (es. Germania, Francia) verso l’Europa orientale (es. Polonia, Slovacchia) o paesi extra-UE (es. Turchia, Africa).
Metodi: falsificazione di documenti, dichiarazione di rifiuti "verdi" (es. plastica) per nascondere rifiuti pericolosi (es. scorie tossiche).

Traffico di specie protette:


Specie più trafficate: tartarughe (es. Horsfield’s tortoise), serpenti, lucertole.
Paesi chiave: Olanda (hub europeo), Norvegia (mercato in crescita dopo la parziale revoca del divieto sui rettili esotici).

Inquinamento industriale:


Casi emblematici: Tata Steel (Olanda) e Chemours (Olanda), accusate di inquinamento da PFAS (sostanze chimiche dannose per la salute umana).

Incendi dolosi:


Dati: in Ucraina, nel 2021, sono stati spenti 569 incendi boschivi (fonte: Agenzia Statale per le Risorse Forestali dell’Ucraina).

Tecnologie al servizio dell’ambiente: droni, satelliti e intelligenza artificiale

Droni e LiDAR: gli "occhi" delle forze dell’ordine


In Slovacchia, la polizia utilizza droni equipaggiati con LiDAR e termocamere per mappare discariche abusive (fino a 70 metri di profondità) ed identificare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani che generano calore per decomposizione biologica), nonché per creare modelli 3D di siti inquinati, utili come prove in tribunale.

Esempio pratico: un drone con termocamera può rilevare punti caldi in un carico di rifiuti, segnalando la presenza di materiali organici in decomposizione (es. rifiuti urbani) nascosti sotto plastica o altri materiali.

Satelliti e super-risoluzione: il progetto Emeritus


Il progetto Emeritus (finanziato dall’UE) utilizza:

  • Immagini satellitari (es. Sentinel-2) per monitorare aree a rischio.
  • Tecniche di super-risoluzione (SR) per migliorare la qualità delle immagini e identificare siti di smaltimento illegale.
  • Intelligenza artificiale per analizzare i dati e segnalare anomalie (es. cambiamenti nel suolo o nella vegetazione).

Vantaggi:

  • Monitoraggio su larga scala (es. intere regioni o bacini idrografici).
  • Riduzione dei costi rispetto alle ispezioni a terra.


Sensori acquatici: il caso NarcoView


Nei Paesi Bassi, il progetto NarcoView utilizza sensori acquatici per rilevare:

  • Scarichi illegali di sostanze chimiche da laboratori di droga (es. MDMA, anfetamine).
  • Inquinamento da PFAS (sostanze chimiche persistenti nell’ambiente).

Dato allarmante: il sud dei Paesi Bassi e il nord del Belgio sono tra le aree più colpite in UE da scarichi illegali di rifiuti chimici.


Cooperazione transnazionale: le sfide e le soluzioni

Le sfide


Complessità legislativa:

Esempio: il Regolamento (CE) 1013/2006 sui trasporti transfrontalieri di rifiuti è basato su riferimenti incrociati a direttive UE, convenzioni internazionali (es. Basel Convention) e norme nazionali. Questo rende difficile l’applicazione pratica.

Mancanza di dati:

Solo il 22% degli Stati UE raccoglie dati statistici completi sui crimini ambientali.

Risorse insufficienti:

Molte autorità nazionali mancano di personale specializzato e tecnologie adeguate.

Le soluzioni


Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali):

I crimini ambientali sono una priorità nel ciclo 2022-2025. Obiettivo: coordinare operazioni congiunte tra Stati membri.

SIENA (Sistema di scambio informazioni di Europol):

Permette la condivisione di dati in tempo reale tra autorità nazionali.

Formazione e specializzazione: La Direttiva 2024/1203 introduce l’obbligo di formazione per magistrati, polizia e ispettori ambientali.

Risorse utili


Direttiva (UE) 2024/1203 – Testo completo della normativa. eur-lex.europa.eu/legal-conten…

CEPOL – European Law Enforcement Research Bulletin – Pubblicazioni e ricerche sui crimini ambientali. cepol.europa.eu/

Europol – Empact – Piattaforma UE contro le minacce criminali. europol.europa.eu/empact

Progetto Emeritus – Tecnologie innovative per la lotta ai crimini ambientali. emerging-risks.eu/

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Come le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la criminalità...

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Come le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la criminalità ambientale legata ai rifiuti. Una analisi del CEPOL


I crimini ambientali non conoscono confini. Eppure, fino a poco tempo fa, la loro portata e la loro gravità sono state sottovalutate, sia a livello normativo che operativo. Oggi, grazie a nuove leggi, tecnologie innovative e una cooperazione transnazionale senza precedenti, l’Europa sta compiendo passi da gigante per contrastare questo fenomeno.

In che modo le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la #criminalitàambientale legata ai rifiuti? Nell'articolo 4 della edizione speciale del #CEPOLbulletin (scarica la pubblicazione: link.europa.eu/Nr9N9W), gli autori esaminano come queste tecnologie possano supportare l'individuazione, l'indagine e il perseguimento penale.

In primo piano: la Direttiva 2024/1203 e il nuovo volano contro i crimini ambientali. Una normativa rivoluzionaria


L'11 aprile 2024, l’Unione Europea ha adottato la Direttiva 2024/1203, che sostituisce le precedenti normative (2008/99/CE e 2009/123/CE) e introduce misure senza precedenti per contrastare i crimini ambientali. Ma cosa cambia davvero?

1. L’ecocidio diventa reato (quasi)


La Direttiva non usa esplicitamente la parola “ecocidio”, ma ne introduce il concetto all’Articolo 3(3), obbligando gli Stati membri a criminalizzare condotte che causino:

  • Distruzione o danni diffusi e sostanziali a ecosistemi di grandi dimensioni o siti protetti.
  • Danni irreversibili o duraturi alla qualità di aria, suolo o acqua.

Perché è importante? Fino ad oggi, la maggior parte dei reati ambientali era legata alla violazione di norme amministrative. Ora, per la prima volta, l’UE introduce un reato autonomo, che non dipende da altre leggi ma punisce direttamente i danni gravi all’ambiente.

2. Sanzioni più severe e armonizzate


Le pene sono state armonizzate per evitare il “race to the bottom” tra Stati membri:

Per persone fisiche:

  • Fino a 10 anni di reclusione per reati che causino la morte.
  • Fino a 8 anni per l’ecocidio.
  • Fino a 5 anni per altri reati gravi (es. traffico illegale di rifiuti).

Per aziende:

  • Multe fino al 5% del fatturato mondiale (o 40 milioni di €) per reati gravi.
  • Multe fino al 3% (o 24 milioni di €) per altri reati.

Caso pratico: un’azienda che smaltisce illegalmente rifiuti tossici in un sito protetto potrebbe essere multata per decine di milioni di euro, a seconda del suo fatturato globale.

3. Un “toolbox” di misure


Non solo sanzioni penali: la Direttiva introduce un approccio integrato, che include: ✅ Sanzioni amministrative (es. revoca di autorizzazioni, divieto di accesso a finanziamenti pubblici). ✅ Misure preventive: campagne di sensibilizzazione, formazione obbligatoria per magistrati e forze dell’ordine. ✅ Accesso alla giustizia: diritti procedurali per vittime e ONG, protezione dei whistleblower.

Focus: I crimini ambientali in Europa – dati e tendenze


I numeri che non possiamo ignorare:

  • 21% delle specie di rettili è a rischio estinzione a causa del traffico illegale (fonte: IPBES, 2019).
  • 15 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi sono state esportate tra Stati UE nel 2021 (fonte: Eurostat).
  • 36% delle specie di rettili è oggetto di traffico a livello globale (fonte: Marshall et al., 2020).
  • 95% dei vertebrati vivi sequestrati in UE tra il 2010 e il 2014 erano rettili (fonte: CITES).


I crimini più diffusi

Traffico illegale di rifiuti:


Rotte principali: dall’Europa occidentale (es. Germania, Francia) verso l’Europa orientale (es. Polonia, Slovacchia) o paesi extra-UE (es. Turchia, Africa). Metodi: falsificazione di documenti, dichiarazione di rifiuti “verdi” (es. plastica) per nascondere rifiuti pericolosi (es. scorie tossiche).

Traffico di specie protette:


Specie più trafficate: tartarughe (es. Horsfield’s tortoise), serpenti, lucertole. Paesi chiave: Olanda (hub europeo), Norvegia (mercato in crescita dopo la parziale revoca del divieto sui rettili esotici).

Inquinamento industriale:


Casi emblematici: Tata Steel (Olanda) e Chemours (Olanda), accusate di inquinamento da PFAS (sostanze chimiche dannose per la salute umana).

Incendi dolosi:


Dati: in Ucraina, nel 2021, sono stati spenti 569 incendi boschivi (fonte: Agenzia Statale per le Risorse Forestali dell’Ucraina).

Tecnologie al servizio dell’ambiente: droni, satelliti e intelligenza artificiale

Droni e LiDAR: gli “occhi” delle forze dell’ordine


In Slovacchia, la polizia utilizza droni equipaggiati con LiDAR e termocamere per mappare discariche abusive (fino a 70 metri di profondità) ed identificare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani che generano calore per decomposizione biologica), nonché per creare modelli 3D di siti inquinati, utili come prove in tribunale.

Esempio pratico: un drone con termocamera può rilevare punti caldi in un carico di rifiuti, segnalando la presenza di materiali organici in decomposizione (es. rifiuti urbani) nascosti sotto plastica o altri materiali.

Satelliti e super-risoluzione: il progetto Emeritus


Il progetto Emeritus (finanziato dall’UE) utilizza:

  • Immagini satellitari (es. Sentinel-2) per monitorare aree a rischio.
  • Tecniche di super-risoluzione (SR) per migliorare la qualità delle immagini e identificare siti di smaltimento illegale.
  • Intelligenza artificiale per analizzare i dati e segnalare anomalie (es. cambiamenti nel suolo o nella vegetazione).

Vantaggi:

  • Monitoraggio su larga scala (es. intere regioni o bacini idrografici).
  • Riduzione dei costi rispetto alle ispezioni a terra.


Sensori acquatici: il caso NarcoView


Nei Paesi Bassi, il progetto NarcoView utilizza sensori acquatici per rilevare:

  • Scarichi illegali di sostanze chimiche da laboratori di droga (es. MDMA, anfetamine).
  • Inquinamento da PFAS (sostanze chimiche persistenti nell’ambiente).

Dato allarmante: il sud dei Paesi Bassi e il nord del Belgio sono tra le aree più colpite in UE da scarichi illegali di rifiuti chimici.


Cooperazione transnazionale: le sfide e le soluzioni

Le sfide


Complessità legislativa:

Esempio: il Regolamento (CE) 1013/2006 sui trasporti transfrontalieri di rifiuti è basato su riferimenti incrociati a direttive UE, convenzioni internazionali (es. Basel Convention) e norme nazionali. Questo rende difficile l’applicazione pratica.

Mancanza di dati:

Solo il 22% degli Stati UE raccoglie dati statistici completi sui crimini ambientali.

Risorse insufficienti:

Molte autorità nazionali mancano di personale specializzato e tecnologie adeguate.

Le soluzioni


Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali):

I crimini ambientali sono una priorità nel ciclo 2022-2025. Obiettivo: coordinare operazioni congiunte tra Stati membri.

SIENA (Sistema di scambio informazioni di Europol):

Permette la condivisione di dati in tempo reale tra autorità nazionali.

Formazione e specializzazione: La Direttiva 2024/1203 introduce l’obbligo di formazione per magistrati, polizia e ispettori ambientali.

Risorse utili


Direttiva (UE) 2024/1203 – Testo completo della normativa. eur-lex.europa.eu/legal-conten…

CEPOL – European Law Enforcement Research Bulletin – Pubblicazioni e ricerche sui crimini ambientali. cepol.europa.eu/

Europol – Empact – Piattaforma UE contro le minacce criminali. europol.europa.eu/empact

Progetto Emeritus – Tecnologie innovative per la lotta ai crimini ambientali. emerging-risks.eu/


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Dalla Strada al Cyberspazio: Impatto, Profitti e Strutture della Criminalità Organizzata Transnazionale (Analisi e Trend del Report UNODC 2026)


Il report "Research Brief on Transnational Organized Crime" (unodc.org/documents/data-and-a…), pubblicato dall'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) nel maggio 2026 in occasione del venticinquesimo anniversario dell'adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (Convenzione di Palermo, UNTOC).


1. Impatto globale e letalità della criminalità organizzata


  • Mortalità equivalente ai conflitti armati: Dal 2000 a oggi, la criminalità organizzata è stata responsabile di circa 95.000 omicidi all'anno, una cifra paragonabile alle vittime dirette dei conflitti armati a livello mondiale nello stesso periodo.
  • La "Pace Criminale": L'assenza di violenza visibile non indica l'assenza della mafia o dei cartelli. I gruppi criminali dominanti spesso sopprimono attivamente la violenza nei territori che controllano, imponendo regole alternative a quelle dello Stato e risolvendo autonomamente i conflitti. Al contrario, la rivalità tra gruppi scatena picchi letali (come in America Latina per il controllo delle rotte della cocaina).


2. "Governance Criminale" e cattura delle istituzioni


  • Infiltrazione e controllo sociale: I gruppi criminali organizzati (OCG) stabiliscono forme di criminal governance controllando comunità e istituzioni locali.
  • Coercizione vs. Consenso: Il controllo viene esercitato sia con la minaccia e la violenza, sia attraverso il consenso sociale, fornendo risorse finanziarie, lavoro e servizi dove lo Stato è assente o debole.
  • Sfondamento nell'economia legale: La linea tra mercati legali e illegali è sempre più sfumata. Le organizzazioni illecite si avvalgono di aziende legali, professionisti, agenzie di reclutamento e banche per riciclare proventi e camuffare le proprie attività (es. nei settori agricolo, peschereccio, edile ed estrattivo).


3. Mercati illeciti principali e profitti


  • Traffico di stupefacenti: Rimane la spina dorsale finanziaria della criminalità transnazionale, generando centinaia di miliardi di dollari all'anno. Ad esempio, lungo la rotta balcanica i flussi finanziari illeciti di oppiacei e metanfetamine sono stimati tra 3,4 e 6,9 miliardi di dollari all'anno (2019–2022).
  • Diversificazione delle attività: Oltre alla droga, le organizzazioni sono attive in:
  • Tratta di esseri umani e traffico di migranti.
  • Traffico illecito di armi da fuoco.
  • Crimini contro l'ambiente e le risorse naturali: Disboscamento e minerario illegale, traffico di specie protette, smaltimento illecito di rifiuti e contrabbando di carburante.
  • Convergenza nei hotspot criminali: I proventi del narcotraffico vengono spesso reinvestiti per finanziare altri reati nella stessa regione (es. in America Latina droga, deforestazione e estrazione illegale convergono nelle stesse aree geografiche).

4. Tecnologia, Cybercrime e "Scam Centres"


  • L'impatto del cyberspazio: Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) hanno eliminato i confini geografici del crimine, consentendo ai gruppi di colpire vittime in tutto il mondo su scala industriale.
  • Centri di truffa fisica (Scam Centres): Nel Sud-est asiatico (es. il "Triangolo d'Oro"), le organizzazioni gestiscono veri e propri complessi industriali di frode online dove vittime della tratta di esseri umani vengono costrette con la forza a compiere truffe informatiche. Le perdite finanziarie per queste truffe nel solo Est e Sud-est asiatico sono state stimate tra 18 e 37 miliardi di dollari nel 2023.
  • Riciclaggio digitale: Utilizzo di casinò online, piattaforme di gioco d'azzardo e criptovalute/asset virtuali per ripulire i proventi di ransomware, frodi e narcotraffico.


5. Priorità e indicazioni strategiche


Il rapporto conclude delineando la necessità per gli Stati membri di rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia transnazionale, aggiornare gli strumenti di contrasto alla luce delle minacce informatiche e concentrarsi sull'aggressione ai patrimoni illeciti e sulla smantellamento delle reti di facilitatori legali della criminalità.

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Dalla Strada al Cyberspazio: Impatto, Profitti e Strutture della Criminalità...

[h2]Dalla Strada al Cyberspazio: Impatto, Profitti e Strutture della Criminalità Organizzata Transnazionale (Analisi e Trend del Report UNODC 2026) [...][/h2]
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Dalla Strada al Cyberspazio: Impatto, Profitti e Strutture della Criminalità Organizzata Transnazionale (Analisi e Trend del Report UNODC 2026)


Il report “Research Brief on Transnational Organized Crime” (unodc.org/documents/data-and-a…), pubblicato dall'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) nel maggio 2026 in occasione del venticinquesimo anniversario dell'adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (Convenzione di Palermo, UNTOC).


1. Impatto globale e letalità della criminalità organizzata


  • Mortalità equivalente ai conflitti armati: Dal 2000 a oggi, la criminalità organizzata è stata responsabile di circa 95.000 omicidi all'anno, una cifra paragonabile alle vittime dirette dei conflitti armati a livello mondiale nello stesso periodo.
  • La “Pace Criminale”: L'assenza di violenza visibile non indica l'assenza della mafia o dei cartelli. I gruppi criminali dominanti spesso sopprimono attivamente la violenza nei territori che controllano, imponendo regole alternative a quelle dello Stato e risolvendo autonomamente i conflitti. Al contrario, la rivalità tra gruppi scatena picchi letali (come in America Latina per il controllo delle rotte della cocaina).


2. “Governance Criminale” e cattura delle istituzioni


  • Infiltrazione e controllo sociale: I gruppi criminali organizzati (OCG) stabiliscono forme di criminal governance controllando comunità e istituzioni locali.
  • Coercizione vs. Consenso: Il controllo viene esercitato sia con la minaccia e la violenza, sia attraverso il consenso sociale, fornendo risorse finanziarie, lavoro e servizi dove lo Stato è assente o debole.
  • Sfondamento nell'economia legale: La linea tra mercati legali e illegali è sempre più sfumata. Le organizzazioni illecite si avvalgono di aziende legali, professionisti, agenzie di reclutamento e banche per riciclare proventi e camuffare le proprie attività (es. nei settori agricolo, peschereccio, edile ed estrattivo).


3. Mercati illeciti principali e profitti


  • Traffico di stupefacenti: Rimane la spina dorsale finanziaria della criminalità transnazionale, generando centinaia di miliardi di dollari all'anno. Ad esempio, lungo la rotta balcanica i flussi finanziari illeciti di oppiacei e metanfetamine sono stimati tra 3,4 e 6,9 miliardi di dollari all'anno (2019–2022).
  • Diversificazione delle attività: Oltre alla droga, le organizzazioni sono attive in:
  • Tratta di esseri umani e traffico di migranti.
  • Traffico illecito di armi da fuoco.
  • Crimini contro l'ambiente e le risorse naturali: Disboscamento e minerario illegale, traffico di specie protette, smaltimento illecito di rifiuti e contrabbando di carburante.
  • Convergenza nei hotspot criminali: I proventi del narcotraffico vengono spesso reinvestiti per finanziare altri reati nella stessa regione (es. in America Latina droga, deforestazione e estrazione illegale convergono nelle stesse aree geografiche).

4. Tecnologia, Cybercrime e “Scam Centres”


  • L'impatto del cyberspazio: Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) hanno eliminato i confini geografici del crimine, consentendo ai gruppi di colpire vittime in tutto il mondo su scala industriale.
  • Centri di truffa fisica (Scam Centres): Nel Sud-est asiatico (es. il “Triangolo d'Oro”), le organizzazioni gestiscono veri e propri complessi industriali di frode online dove vittime della tratta di esseri umani vengono costrette con la forza a compiere truffe informatiche. Le perdite finanziarie per queste truffe nel solo Est e Sud-est asiatico sono state stimate tra 18 e 37 miliardi di dollari nel 2023.
  • Riciclaggio digitale: Utilizzo di casinò online, piattaforme di gioco d'azzardo e criptovalute/asset virtuali per ripulire i proventi di ransomware, frodi e narcotraffico.


5. Priorità e indicazioni strategiche


Il rapporto conclude delineando la necessità per gli Stati membri di rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia transnazionale, aggiornare gli strumenti di contrasto alla luce delle minacce informatiche e concentrarsi sull'aggressione ai patrimoni illeciti e sulla smantellamento delle reti di facilitatori legali della criminalità.


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Operazione "Small Tower": stroncata dai Carabinieri rete di falsari con...

[h2]Operazione “Small Tower”: stroncata dai Carabinieri rete di falsari con ramificazioni internazionali [...][/h2]
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Operazione “Small Tower”: stroncata dai Carabinieri rete di falsari con ramificazioni internazionali


LANCIANO (CH) / NAPOLI – Un’articolata indagine nel settore della contraffazione monetaria ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, ritenute responsabili di produzione e vendita di valuta falsa in Italia e all’estero.

L'operazione, denominata “Small Tower”, è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria (N.O.A.M.) di Napoli, con il supporto del personale di Europol e il supporto dell'Arma territoriale. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Lanciano su richiesta della locale Procura della Repubblica.

I dettagli del provvedimento cautelare


Delle cinque persone coinvolte tre indagati (residenti nei comuni di Montenerodomo, in provincia di Chieti, e Roma) sono stati posti agli arresti domiciliari, due indagati (residenti ad Ascoli Piceno) sono stati sottoposti alla misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza.

L'indagine e le ramificazioni estere


L'attività investigativa, avviata nel dicembre 2024 e proseguita fino all'estate 2025, ha fatto ricorso a tecniche d'indagine sia tradizionali sia tecnologicamente avanzate. L'obiettivo primario è stato smantellare un hub clandestino localizzato nel circondario di Lanciano, specializzato nella produzione e nello smistamento di banconote e monete contraffatte.

Gli accertamenti hanno rivelato che l'organizzazione non si limitava alla falsificazione di Euro, ma produceva anche altre valute estere, tra cui Scellini tanzaniani, ugandesi e kenioti, Lek albanesi e Franchi CFA.

La valuta contraffatta veniva poi venduta ed spedita tramite plichi e canali logistici verso diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Spagna, Finlandia e Polonia.


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Crimini contro la Terra: Come il traffico illegale di specie, legname e minerali distrugge il pianeta (e cosa si sta facendo per fermarlo)


Introduzione: Il pianeta sotto attacco


Immagina una foresta pluviale in Amazzonia: alberi secolari abbattuti illegalmente, fiumi avvelenati dal mercurio usato per estrarre oro, e animali come giaguari e scimmie trafficati come merce. Ora sposta lo sguardo in Africa, dove elefanti e rinoceronti vengono uccisi per le loro zanne e i loro corni, o in Asia, dove tonnellate di rifiuti elettronici illegali finiscono in discariche a cielo aperto, inquinando suolo e acqua.

Questi non sono solo danni ambientali: sono crimini organizzati, gestiti da reti transnazionali che guadagnano miliardi di dollari ogni anno, spesso in connessione con il traffico di droga, armi e esseri umani. Secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), link in fondo, i crimini che colpiscono l’ambiente sono tra le attività illegali in più rapida crescita al mondo, con un impatto devastante su:
Biodiversità (sparizione di specie protette).
Sicurezza economica (perdita di risorse per i paesi in via di sviluppo).
Stabilità sociale (conflitti per il controllo di risorse come oro, legname e pesce).

Ma c’è una buona notizia: qualcosa si sta muovendo. Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment (GPCAE) dell’UNODC, nel suo Rapporto Annuale 2025, mostra come 36 paesi stiano collaborando per fermare questi crimini, con risultati concreti: 200+ sequestri di fauna e legname, 12 indagini transnazionali portate a termine, e 3.000+ funzionari formati per combatterli.

1. Crimini ambientali: Non sono solo "danni alla natura"


Spesso si pensa ai crimini ambientali come a reati minori, magari puniti con una multa. In realtà, sono attività criminali organizzate, gestite da reti che operano a livello globale, con:
- Guadagni illeciti stimati tra 110 e 281 miliardi di dollari all’anno (dati UNODC).
- Collegamenti con la criminalità transnazionale: Le stesse organizzazioni che trafficano droga o armi spesso si occupano anche di fauna, legname, minerali o rifiuti.
- Impatti sociali: In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il traffico illegale di oro finanzia gruppi armati e alimenta conflitti.

I 5 "big" dei crimini ambientali


Il GPCAE si concentra su cinque aree principali:

CrimineEsempi concretiDove accadeImpatto
Traffico di faunaAvorio, corni di rinoceronte, scaglie di pangolino, scimmie, rettiliAfrica (Kenya, Tanzania), Asia (Vietnam, Cina)Estinzione di specie, perdita di biodiversità
Deforestazione illegaleTaglio abusivo di legname pregiato (es. rosewood, mogano)Amazzonia (Brasile, Perù), Sud-Est Asiatico (Indonesia, Malesia)Distruzione di foreste, emissioni di CO₂
Pesca INN (Illegale, Non dichiarata, Non regolamentata)Pesca di squali per le pinne, traffico di aragosteAfrica Occidentale, Sud-Est AsiaticoCollasso degli ecosistemi marini, perdita di mezzi di sussistenza per le comunità costiere
Traffico di mineraliOro, cobalto, coltan (usati in smartphone e auto elettriche)Congo, Sud America (Ecuador, Perù)Finanziamento di conflitti, inquinamento da mercurio
Traffico di rifiutiRifiuti elettronici, plastica, rifiuti mediciEuropa → Sud-Est Asiatico (Thailandia, Malesia)Inquinamento di suolo e acqua, rischi per la salute

Curiosità:
- In Ecuador, i trafficanti usano container frigoriferi per nascondere droghe e fauna protetta insieme al pesce congelato.
- In Nigeria, nel 2025 è stata approvata una legge che classifica il traffico di specie protette come "reato grave", permettendo l’estradizione dei criminali.

2. GPCAE: Il "poliziotto ambientale" dell’ONU


Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment è il primo programma delle Nazioni Unite dedicato esclusivamente a contrastare questi crimini con un approccio giudiziario: non si limita a denunciare i danni, ma persegue i colpevoli come si farebbe con un traffico di droga.

Come lavora il GPCAE?


Il programma agisce su tre fronti principali:

1. Analisi e intelligence: Seguire i soldi e le rotte


  • Database globale: Gestisce il CITES Illegal Trade Database, con 160.000 record di sequestri di fauna protetta.
  • Rapporti tematici:
    • "Finned for Profit" (2025): Studio sul traffico di pinne di squalo in America Latina.
    • "Global Analysis on Forest Crime" (aprile 2025): Mostra come la domanda di legname in Cina e UE alimenti la deforestazione illegale.


  • Tecnologia:
    • PELTS (Portable Enforcement Laboratory): Laboratori mobili per identificare in tempo reale le specie sequestrate (usati in Camerun, Madagascar, Nigeria).
    • Droni e satellite: In Perù, il progetto ADETOP usa algoritmi per individuare il taglio illegale di alberi.



2. Formazione e rafforzamento delle capacità


  • Corsi per funzionari:
    • In Ecuador, 48 tecnici forestali hanno imparato a usare app per il riconoscimento del legname (come Xylorix).
    • In Uganda, 70 agenti sono stati formati su raccolta prove e gestione della scena del crimine.


  • Laboratori forensi:
    • Il Wildlife Forensics Lab in Uganda ha analizzato 300+ campioni nel 2025, aiutando a inchiodare i trafficanti.



3. Cooperazione internazionale: Unire le forze


I crimini ambientali non hanno confini, quindi neanche la lotta a essi può essere isolata. Il GPCAE promuove:
- Operazioni congiunte:
- Operation SAMA II: 32 paesi africani hanno collaborato per sequestrare 92 carichi di fauna e legname.
- Operation Mekong Dragon VII: 22 paesi asiatici hanno fermato 108 spedizioni di specie protette (tra cui 30 tartarughe, 12 lucertole e 5 elefanti).
- Piattaforme regionali:
- WIRE Forum (Wildlife Inter-Regional Enforcement): 140 esperti da 35 paesi si sono incontrati a Bangkok per scambiare informazioni su indagini in corso.
- CORLAC: Nuova piattaforma per il coordinamento tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù contro il traffico di legname e oro.
- Partnership con il settore privato:
- Operation COASTLINE: Collaborazione con compagnie di navigazione (come DP World) per identificare container sospetti.
- Unwaste: Progetto con UNEP per fermare il traffico di rifiuti tra UE e Sud-Est Asiatico (13 riforme legislative ottenute).

Un dato impressionante:
Nel 2025, 51 milioni di persone hanno visto post sui social media con hashtag come #endENVcrime e #EndWildlifeCrime, a dimostrazione che l’attenzione globale sta crescendo.


3. Successi del 2025: Le vittorie (e le lezioni imparate)

✅ Casi di successo


  1. Nigeria: Una legge storica
    • Ottobre 2025: Il parlamento nigeriano approva il "Endangered Species Conservation and Protection Bill", che introduce pene più severe per il traffico di specie protette.
    • Impatto: Ora i trafficanti possono essere estradati e processati all’estero.


  2. Uganda: Forensica al servizio della giustizia
    • Il Wildlife Forensics Laboratory (sostenuto dal GPCAE) ha contribuito a 58 casi giudiziari, con analisi DNA che hanno permesso di collegare i sequestri ai trafficanti.


  3. Ecuador-Perù: Mappatura dei punti caldi
    • Un studio binazionale ha identificato per la prima volta le zone di estrazione illegale di oro lungo il confine amazzonico, aiutando le autorità a mirare gli interventi.


  4. Sudafrica: Pesca illegale sotto accusa
    • Il progetto FishNET II ha formato 35 pubblici ministeri, che ora applicano un approccio "a catena del valore" per smantellare le reti criminali (dalla barca al mercato).


  5. Thailandia: Sequestro record di corni di rinoceronte
    • Grazie a profili di rischio sviluppati al WIRE Forum, le autorità tailandesi hanno sequestrato 5 corni di rinoceronte (6,86 kg) in un container diretto in Cina.



Le sfide ancora aperte


Nonostante i progressi, ci sono ostacoli enormi:
1. Corruzione:
- In Kenya e Mozambico, funzionari corrotti permettono ai trafficanti di eludere i controlli.
- Soluzione: Il GPCAE ha formato 10 istituzioni in Africa su meccanismi di whistleblowing e codici etici.

  1. Mancanza di risorse:
    • Molti paesi non hanno laboratori forensi o tecnologie avanzate (es. droni, analisi DNA).
    • Esempio: In Africa Centrale, solo l’Uganda ha un laboratorio specializzato.


  2. Lacune legislative:
    • In molti stati, i crimini ambientali non sono considerati "gravi", quindi non si può attivare la cooperazione internazionale (es. estradizione).


  3. Crimine digitale:
    • Il traffico di specie protette si sposta online (dark web, social media), rendendo più difficile il tracciamento.


  4. Minerali critici: L’oro "sporco" della transizione energetica
    • La domanda di litio, cobalto e nichel (usati per batterie e pannelli solari) sta alimentando il traffico illegale in paesi come il Congo e il Perù.



4. Il futuro: Cosa ci aspetta nel 2026?


Il GPCAE ha piani ambiziosi per il prossimo anno. Ecco le 5 priorità:

1. Nuove leggi e accordi internazionali


  • Protocollo UNTOC: Si sta discutendo l’aggiunta di un protocollo specifico contro i crimini ambientali alla Convenzione ONU contro la criminalità transnazionale.
  • Direttiva UE: Entro maggio 2026, tutti i paesi UE dovranno adeguarsi alla nuova Direttiva sui crimini ambientali, che introduce sanzioni più severe.


2. Tecnologia e innovazione


  • Intelligenza artificiale: Uso di AI per analizzare dati su rotte di traffico e modelli criminali (es. SinaflorLab in Brasile).
  • Blockchain: Tracciamento delle catene di approvvigionamento di minerali (es. oro, cobalto) per garantire che siano legali e sostenibili.
  • Droni e satellite: Monitoraggio in tempo reale delle aree a rischio (es. Amazzonia, Congo).


3. Cooperazione pubblico-privato


  • Operation COASTLINE: Estensione ad altri porti globali (es. Rotterdam, Shanghai).
  • Collaborazione con le tech company: Facebook, Google e altre piattaforme potrebbero aiutare a identificare traffici online.


4. Focus su aree critiche

RegionePriorità 2026Progetti chiave
AfricaTraffico di fauna e legnameSAMA III (operazione doganale), rafforzamento di AWFN (rete forense)
America LatinaMineraria illegaleOperation Free Amazon III, coordinamento via CORLAC
Asia-PacificoTraffico di rifiutiWasteNet (progetto con Basel Convention)
EuropaImplementazione Direttiva UEFormazione per polizie ambientali

5. Obiettivi misurabili


Il GPCAE si è posto traguardi concreti per il 2026:
- Aumento del 20% nelle condanne per crimini ambientali.
- 100+ operazioni congiunte tra paesi.
- Integrazione dei crimini ambientali nei piani nazionali di sicurezza di almeno 20 paesi.

Conclusione: Possiamo vincere questa battaglia?


I crimini ambientali sono una minaccia globale, ma il Rapporto 2025 del GPCAE dimostra che la lotta non è persa. Grazie a:
Cooperazione internazionale (WIRE, CORLAC, SAMA).
Tecnologia (forensica, AI, droni).
Leggi più severe (Nigeria, UE).
Sensibilizzazione (social media, campagne).

...si stanno ottenendo risultati concreti.

Ma servono ancora:
- Più risorse per i paesi in via di sviluppo.
- Maggiore impegno politico (es. ratifica del protocollo UNTOC).
- Coinvolgimento di tutti: Governi, aziende, cittadini.

La domanda finale è: Siamo pronti a trattare i crimini ambientali con la stessa serietà con cui trattiamo il traffico di droga o il terrorismo?
La risposta del GPCAE è . Ed il futuro sarà l’anno per dimostrarlo.

Fonti e approfondimenti


@Ambiente - Mobilità sostenibile e innovazione green

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Crimini contro la Terra: Come il traffico illegale di specie, legname e...

[h2][strong]Crimini contro la Terra: Come il traffico illegale di specie, legname e minerali distrugge il pianeta (e cosa si sta facendo per fermarlo)[/strong] [...][/h2]
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Crimini contro la Terra: Come il traffico illegale di specie, legname e minerali distrugge il pianeta (e cosa si sta facendo per fermarlo)


Introduzione: Il pianeta sotto attacco


Immagina una foresta pluviale in Amazzonia: alberi secolari abbattuti illegalmente, fiumi avvelenati dal mercurio usato per estrarre oro, e animali come giaguari e scimmie trafficati come merce. Ora sposta lo sguardo in Africa, dove elefanti e rinoceronti vengono uccisi per le loro zanne e i loro corni, o in Asia, dove tonnellate di rifiuti elettronici illegali finiscono in discariche a cielo aperto, inquinando suolo e acqua.

Questi non sono solo danni ambientali: sono crimini organizzati, gestiti da reti transnazionali che guadagnano miliardi di dollari ogni anno, spesso in connessione con il traffico di droga, armi e esseri umani. Secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), link in fondo, i crimini che colpiscono l’ambiente sono tra le attività illegali in più rapida crescita al mondo, con un impatto devastante su: ✅ Biodiversità (sparizione di specie protette). ✅ Sicurezza economica (perdita di risorse per i paesi in via di sviluppo). ✅ Stabilità sociale (conflitti per il controllo di risorse come oro, legname e pesce).

Ma c’è una buona notizia: qualcosa si sta muovendo. Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment (GPCAE) dell’UNODC, nel suo Rapporto Annuale 2025, mostra come 36 paesi stiano collaborando per fermare questi crimini, con risultati concreti: 200+ sequestri di fauna e legname, 12 indagini transnazionali portate a termine, e 3.000+ funzionari formati per combatterli.

1. Crimini ambientali: Non sono solo “danni alla natura”


Spesso si pensa ai crimini ambientali come a reati minori, magari puniti con una multa. In realtà, sono attività criminali organizzate, gestite da reti che operano a livello globale, con: – Guadagni illeciti stimati tra 110 e 281 miliardi di dollari all’anno (dati UNODC). – Collegamenti con la criminalità transnazionale: Le stesse organizzazioni che trafficano droga o armi spesso si occupano anche di fauna, legname, minerali o rifiuti. – Impatti sociali: In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il traffico illegale di oro finanzia gruppi armati e alimenta conflitti.

I 5 “big” dei crimini ambientali


Il GPCAE si concentra su cinque aree principali:

CrimineEsempi concretiDove accadeImpatto
Traffico di faunaAvorio, corni di rinoceronte, scaglie di pangolino, scimmie, rettiliAfrica (Kenya, Tanzania), Asia (Vietnam, Cina)Estinzione di specie, perdita di biodiversità
Deforestazione illegaleTaglio abusivo di legname pregiato (es. rosewood, mogano)Amazzonia (Brasile, Perù), Sud-Est Asiatico (Indonesia, Malesia)Distruzione di foreste, emissioni di CO₂
Pesca INN (Illegale, Non dichiarata, Non regolamentata)Pesca di squali per le pinne, traffico di aragosteAfrica Occidentale, Sud-Est AsiaticoCollasso degli ecosistemi marini, perdita di mezzi di sussistenza per le comunità costiere
Traffico di mineraliOro, cobalto, coltan (usati in smartphone e auto elettriche)Congo, Sud America (Ecuador, Perù)Finanziamento di conflitti, inquinamento da mercurio
Traffico di rifiutiRifiuti elettronici, plastica, rifiuti mediciEuropa → Sud-Est Asiatico (Thailandia, Malesia)Inquinamento di suolo e acqua, rischi per la salute

Curiosità: – In Ecuador, i trafficanti usano container frigoriferi per nascondere droghe e fauna protetta insieme al pesce congelato. – In Nigeria, nel 2025 è stata approvata una legge che classifica il traffico di specie protette come “reato grave”, permettendo l’estradizione dei criminali.

2. GPCAE: Il “poliziotto ambientale” dell’ONU


Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment è il primo programma delle Nazioni Unite dedicato esclusivamente a contrastare questi crimini con un approccio giudiziario: non si limita a denunciare i danni, ma persegue i colpevoli come si farebbe con un traffico di droga.

Come lavora il GPCAE?


Il programma agisce su tre fronti principali:

1. Analisi e intelligence: Seguire i soldi e le rotte


  • Database globale: Gestisce il CITES Illegal Trade Database, con 160.000 record di sequestri di fauna protetta.
  • Rapporti tematici:
    • “Finned for Profit” (2025): Studio sul traffico di pinne di squalo in America Latina.
    • “Global Analysis on Forest Crime” (aprile 2025): Mostra come la domanda di legname in Cina e UE alimenti la deforestazione illegale.


  • Tecnologia:
    • PELTS (Portable Enforcement Laboratory): Laboratori mobili per identificare in tempo reale le specie sequestrate (usati in Camerun, Madagascar, Nigeria).
    • Droni e satellite: In Perù, il progetto ADETOP usa algoritmi per individuare il taglio illegale di alberi.



2. Formazione e rafforzamento delle capacità


  • Corsi per funzionari:
    • In Ecuador, 48 tecnici forestali hanno imparato a usare app per il riconoscimento del legname (come Xylorix).
    • In Uganda, 70 agenti sono stati formati su raccolta prove e gestione della scena del crimine.


  • Laboratori forensi:
    • Il Wildlife Forensics Lab in Uganda ha analizzato 300+ campioni nel 2025, aiutando a inchiodare i trafficanti.



3. Cooperazione internazionale: Unire le forze


I crimini ambientali non hanno confini, quindi neanche la lotta a essi può essere isolata. Il GPCAE promuove: – Operazioni congiunte: – Operation SAMA II: 32 paesi africani hanno collaborato per sequestrare 92 carichi di fauna e legname. – Operation Mekong Dragon VII: 22 paesi asiatici hanno fermato 108 spedizioni di specie protette (tra cui 30 tartarughe, 12 lucertole e 5 elefanti). – Piattaforme regionali: – WIRE Forum (Wildlife Inter-Regional Enforcement): 140 esperti da 35 paesi si sono incontrati a Bangkok per scambiare informazioni su indagini in corso. – CORLAC: Nuova piattaforma per il coordinamento tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù contro il traffico di legname e oro. – Partnership con il settore privato: – Operation COASTLINE: Collaborazione con compagnie di navigazione (come DP World) per identificare container sospetti. – Unwaste: Progetto con UNEP per fermare il traffico di rifiuti tra UE e Sud-Est Asiatico (13 riforme legislative ottenute).

Un dato impressionante: Nel 2025, 51 milioni di persone hanno visto post sui social media con hashtag come #endENVcrime e #EndWildlifeCrime, a dimostrazione che l’attenzione globale sta crescendo.


3. Successi del 2025: Le vittorie (e le lezioni imparate)

✅ Casi di successo


  1. Nigeria: Una legge storica
    • Ottobre 2025: Il parlamento nigeriano approva il “Endangered Species Conservation and Protection Bill”, che introduce pene più severe per il traffico di specie protette.
    • Impatto: Ora i trafficanti possono essere estradati e processati all’estero.


  2. Uganda: Forensica al servizio della giustizia
    • Il Wildlife Forensics Laboratory (sostenuto dal GPCAE) ha contribuito a 58 casi giudiziari, con analisi DNA che hanno permesso di collegare i sequestri ai trafficanti.


  3. Ecuador-Perù: Mappatura dei punti caldi
    • Un studio binazionale ha identificato per la prima volta le zone di estrazione illegale di oro lungo il confine amazzonico, aiutando le autorità a mirare gli interventi.


  4. Sudafrica: Pesca illegale sotto accusa
    • Il progetto FishNET II ha formato 35 pubblici ministeri, che ora applicano un approccio “a catena del valore” per smantellare le reti criminali (dalla barca al mercato).


  5. Thailandia: Sequestro record di corni di rinoceronte
    • Grazie a profili di rischio sviluppati al WIRE Forum, le autorità tailandesi hanno sequestrato 5 corni di rinoceronte (6,86 kg) in un container diretto in Cina.



Le sfide ancora aperte


Nonostante i progressi, ci sono ostacoli enormi: 1. Corruzione: – In Kenya e Mozambico, funzionari corrotti permettono ai trafficanti di eludere i controlli. – Soluzione: Il GPCAE ha formato 10 istituzioni in Africa su meccanismi di whistleblowing e codici etici.

  1. Mancanza di risorse:
    • Molti paesi non hanno laboratori forensi o tecnologie avanzate (es. droni, analisi DNA).
    • Esempio: In Africa Centrale, solo l’Uganda ha un laboratorio specializzato.


  2. Lacune legislative:
    • In molti stati, i crimini ambientali non sono considerati “gravi”, quindi non si può attivare la cooperazione internazionale (es. estradizione).


  3. Crimine digitale:
    • Il traffico di specie protette si sposta online (dark web, social media), rendendo più difficile il tracciamento.


  4. Minerali critici: L’oro “sporco” della transizione energetica
    • La domanda di litio, cobalto e nichel (usati per batterie e pannelli solari) sta alimentando il traffico illegale in paesi come il Congo e il Perù.



4. Il futuro: Cosa ci aspetta nel 2026?


Il GPCAE ha piani ambiziosi per il prossimo anno. Ecco le 5 priorità:

1. Nuove leggi e accordi internazionali


  • Protocollo UNTOC: Si sta discutendo l’aggiunta di un protocollo specifico contro i crimini ambientali alla Convenzione ONU contro la criminalità transnazionale.
  • Direttiva UE: Entro maggio 2026, tutti i paesi UE dovranno adeguarsi alla nuova Direttiva sui crimini ambientali, che introduce sanzioni più severe.


2. Tecnologia e innovazione


  • Intelligenza artificiale: Uso di AI per analizzare dati su rotte di traffico e modelli criminali (es. SinaflorLab in Brasile).
  • Blockchain: Tracciamento delle catene di approvvigionamento di minerali (es. oro, cobalto) per garantire che siano legali e sostenibili.
  • Droni e satellite: Monitoraggio in tempo reale delle aree a rischio (es. Amazzonia, Congo).


3. Cooperazione pubblico-privato


  • Operation COASTLINE: Estensione ad altri porti globali (es. Rotterdam, Shanghai).
  • Collaborazione con le tech company: Facebook, Google e altre piattaforme potrebbero aiutare a identificare traffici online.


4. Focus su aree critiche

RegionePriorità 2026Progetti chiave
AfricaTraffico di fauna e legnameSAMA III (operazione doganale), rafforzamento di AWFN (rete forense)
America LatinaMineraria illegaleOperation Free Amazon III, coordinamento via CORLAC
Asia-PacificoTraffico di rifiutiWasteNet (progetto con Basel Convention)
EuropaImplementazione Direttiva UEFormazione per polizie ambientali

5. Obiettivi misurabili


Il GPCAE si è posto traguardi concreti per il 2026: – Aumento del 20% nelle condanne per crimini ambientali. – 100+ operazioni congiunte tra paesi. – Integrazione dei crimini ambientali nei piani nazionali di sicurezza di almeno 20 paesi.

Conclusione: Possiamo vincere questa battaglia?


I crimini ambientali sono una minaccia globale, ma il Rapporto 2025 del GPCAE dimostra che la lotta non è persa. Grazie a: ✔ Cooperazione internazionale (WIRE, CORLAC, SAMA). ✔ Tecnologia (forensica, AI, droni). ✔ Leggi più severe (Nigeria, UE). ✔ Sensibilizzazione (social media, campagne).

...si stanno ottenendo risultati concreti.

Ma servono ancora:Più risorse per i paesi in via di sviluppo. – Maggiore impegno politico (es. ratifica del protocollo UNTOC). – Coinvolgimento di tutti: Governi, aziende, cittadini.

La domanda finale è: Siamo pronti a trattare i crimini ambientali con la stessa serietà con cui trattiamo il traffico di droga o il terrorismo?La risposta del GPCAE è . Ed il futuro sarà l’anno per dimostrarlo.

Fonti e approfondimenti



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Riconoscimento biometrico: dal Regolamento UE alla legge italiana.

[h2]Riconoscimento biometrico: dal Regolamento UE alla legge italiana. Una analisi del Professor Gialuz [...][/h2]
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Riconoscimento biometrico: dal Regolamento UE alla legge italiana. Una analisi del Professor Gialuz

Una scheda tecnica e giuridica del 30 luglio 2026, sull'adeguamento della normativa italiana al Regolamento UE 2024/1689 in materia di intelligenza artificiale per la polizia


Il documento analizza lo Schema di decreto legislativo (atto n. 418) proposto per adeguare l'Italia alle norme UE sull'uso dell'IA nella polizia. L'autore, il professor Mitja Gialuz, mette in guardia dal rischio che l'uso improprio di sistemi biometrici (come il SARI o il riconoscimento facciale) possa minacciare le libertà democratiche, generando un effetto di “freddo” (chilling effect) e una sorveglianza di massa.

L'autore individua diverse carenze nello schema normativo, evidenziando come esso non recepisca pienamente i principi di proporzionalità e il controllo giurisdizionale richiesti dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte di Lussemburgo:

  • Autorizzazione e Controllo: Attualmente, l'autorizzazione per l'uso del riconoscimento biometrico in tempo reale è demandata al Procuratore della Repubblica, che l'autore ritiene parzialmente in conflitto di interessi. Propone di attribuire la competenza al Giudice (GIP o Presidente del Tribunale), unico organo in grado di garantire una neutralità adeguata tra esigenze investigative e diritti fondamentali (artt. 7 e 8 della Carta di Nizza).
  • Disciplina d'Urgenza: La norma attuale permetterebbe alla polizia giudiziaria di attivare il riconoscimento biometrico in tempo reale in casi di urgenza senza autorizzazione preventiva, un aspetto che l'autore considera a rischio di illegittimità costituzionale per violazione del principio di riservatezza e del divieto di sorveglianza indiscriminata.
  • Riconoscimento Facciale “A Posteriori”: L'articolo 10 dello schema manca di una disciplina chiara per l'autorizzazione preventiva, richiesta dal Regolamento UE. Inoltre, l'autore critica l'uso della deroga d'urgenza, che viene applicata in modo troppo ampio (anche quando il sospetto è già individuato), e la creazione di archivi preventivi di volti in luoghi pubblici, che rischia di violare il principio di minimizzazione dei dati.
  • Mancanza di Garanzie Umane: Lo schema omette di prevedere un doppio controllo umano obbligatorio (verifica da parte di almeno due operatori indipendenti), un requisito fondamentale per mitigare errori algoritmici e bias.

L'analisi si chiude con un monito: senza solide barriere giuridiche e un controllo giurisdizionale rigoroso, l'impiego massiccio del riconoscimento facciale rischia di compromettere la stessa democrazia che si intende difendere.

Il testo, una rielaborazione della memoria presentata in occasione dell’Audizione svolta dall’Autore alla Commissione giustizia della Camera dei Deputati il 23 luglio 2026, è reperibile qui:sistemapenale.it/it/scheda/gia…


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Traffico illecito internazionale di rifiuti verso il Senegal. Carabinieri Forestali eseguono sei perquisizioni: dieci indagati e sequestri tra autodemolitori di Milano e Monza-Brianza



L'immagine è stata creata con l'intelligenza artificiale di Google Gemini

Sei perquisizioni, dieci persone deferite all'autorità giudiziaria e il sequestro di ingenti quantitativi di rifiuti e veicoli di provenienza illecita: questo il bilancio di un'operazione condotta dai militari del #NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) dei #CarabinieriForestali di Milano, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Milano.

Le perquisizioni hanno interessato cinque autodemolitori delle province di Milano e Monza e Brianza, nonché un imprenditore di nazionalità senegalese, indagati per violazioni della normativa ambientale, tra cui la gestione illecita di rifiuti, la spedizione transfrontaliera illecita e l'organizzazione di un traffico di rifiuti.

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l'imprenditore avrebbe organizzato una spedizione illegale di rifiuti destinata al Senegal. Il container, dichiarato in dogana come carico di generi alimentari, nascondeva al suo interno decine di carcasse di motocicli provenienti da autodemolitori dell'hinterland milanese, numerosi motori di autovetture non bonificati (classificati come rifiuti pericolosi) e rifiuti della categoria RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Nel container sono stati inoltre rinvenuti nove motocicli, risultati provento di furto e già parzialmente smontati per ostacolarne l'identificazione e mascherarne l'origine illecita.

L'indagine ha inoltre evidenziato quello che appare un sistema organizzato di traffico illecito riconducibile a un'autodemolizione della provincia di Monza e Brianza. La società, pur essendo regolarmente autorizzata alla gestione dei veicoli fuori uso, avrebbe sistematicamente gestito illecitamente consistenti quantitativi di rifiuti. Tra questi figurano autovetture destinate alla demolizione introdotte nel centro senza la prevista tracciabilità e sottoposte a trattamenti in violazione della normativa ambientale, con conseguente smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.

Durante le perquisizioni nell'azienda sono stati sequestrati cinque motocicli di provenienza illecita, circa 120 metri cubi di rifiuti metallici, 14 carcasse di autovetture contenenti rifiuti speciali estranei all'attività di autodemolizione, 20 blocchi motore di origine non accertata e documentazione relativa alla tracciabilità dei rifiuti, ora sottoposta all'esame degli investigatori.

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Traffico illecito internazionale di rifiuti verso il Senegal.

[h2]Traffico illecito internazionale di rifiuti verso il Senegal. Carabinieri Forestali eseguono sei perquisizioni: dieci indagati e sequestri tra autodemolitori di Milano e Monza-Brianza [...][/h2]
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Traffico illecito internazionale di rifiuti verso il Senegal. Carabinieri Forestali eseguono sei perquisizioni: dieci indagati e sequestri tra autodemolitori di Milano e Monza-Brianza


L'immagine è stata creata con l'intelligenza artificiale di Google Gemini

Sei perquisizioni, dieci persone deferite all'autorità giudiziaria e il sequestro di ingenti quantitativi di rifiuti e veicoli di provenienza illecita: questo il bilancio di un'operazione condotta dai militari del #NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) dei #CarabinieriForestali di Milano, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Milano.

Le perquisizioni hanno interessato cinque autodemolitori delle province di Milano e Monza e Brianza, nonché un imprenditore di nazionalità senegalese, indagati per violazioni della normativa ambientale, tra cui la gestione illecita di rifiuti, la spedizione transfrontaliera illecita e l'organizzazione di un traffico di rifiuti.

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l'imprenditore avrebbe organizzato una spedizione illegale di rifiuti destinata al Senegal. Il container, dichiarato in dogana come carico di generi alimentari, nascondeva al suo interno decine di carcasse di motocicli provenienti da autodemolitori dell'hinterland milanese, numerosi motori di autovetture non bonificati (classificati come rifiuti pericolosi) e rifiuti della categoria RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Nel container sono stati inoltre rinvenuti nove motocicli, risultati provento di furto e già parzialmente smontati per ostacolarne l'identificazione e mascherarne l'origine illecita.

L'indagine ha inoltre evidenziato quello che appare un sistema organizzato di traffico illecito riconducibile a un'autodemolizione della provincia di Monza e Brianza. La società, pur essendo regolarmente autorizzata alla gestione dei veicoli fuori uso, avrebbe sistematicamente gestito illecitamente consistenti quantitativi di rifiuti. Tra questi figurano autovetture destinate alla demolizione introdotte nel centro senza la prevista tracciabilità e sottoposte a trattamenti in violazione della normativa ambientale, con conseguente smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.

Durante le perquisizioni nell'azienda sono stati sequestrati cinque motocicli di provenienza illecita, circa 120 metri cubi di rifiuti metallici, 14 carcasse di autovetture contenenti rifiuti speciali estranei all'attività di autodemolizione, 20 blocchi motore di origine non accertata e documentazione relativa alla tracciabilità dei rifiuti, ora sottoposta all'esame degli investigatori.


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Operazione transnazionale: sequestrati oltre 31 milioni di euro a un'organizzazione criminale che riciclava droga tramite lingotti d'oro


Una recente operazione congiunta tra Italia, Francia, Kosovo e agenzie dell'UE (Eurojust ed Europol) che ha portato a un sequestro storico.

Le autorità hanno smantellato un'organizzazione criminale specializzata nel riciclaggio dei proventi del narcotraffico mediante un sistema sofisticato per convertire il denaro sporco in lingotti e fogli d'oro, per poi spostarli verso Kosovo, Turchia e Marocco.

I Numeri dell'operazione:

  • Totale sequestrato: Oltre 31 milioni di euro (incluso un recente sequestro aggiuntivo di 1 milione).
  • Volume d'affari riciclato: Più di 18 milioni di euro in soli 10 mesi.
  • Arresti: Due promotori dell'organizzazione sono stati arrestati in Francia, sorpresi con 50 kg di oro nascosti in un veicolo.

L'indagine, avviata a dicembre 2024 tramite una Squadra Investigativa Comune (SIC/JIT), ha visto la collaborazione di:

  • Italia: Procura di Milano, Guardia di Finanza (#GICO e #SCICO).
  • Francia: JIRS di Marsiglia e Gendarmerie Nationale.
  • Kosovo: Procura Speciale e Polizia locale.
  • Supporto UE: Eurojust, Europol e la Rete @ON (guidata dalla #DIA).

Un chiaro esempio di come il crimine organizzato utilizzi mercati globali e beni di lusso per "pulire" i fondi, e di quanto sia necessaria una cooperazione internazionale rapida e coordinata per contrastarlo.

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Operazione transnazionale: sequestrati oltre 31 milioni di euro a un'organizzazione criminale che riciclava droga tramite lingotti d'oro


Una recente operazione congiunta tra Italia, Francia, Kosovo e agenzie dell'UE (Eurojust ed Europol) che ha portato a un sequestro storico.

Le autorità hanno smantellato un'organizzazione criminale specializzata nel riciclaggio dei proventi del narcotraffico mediante un sistema sofisticato per convertire il denaro sporco in lingotti e fogli d'oro, per poi spostarli verso Kosovo, Turchia e Marocco.

I Numeri dell'operazione:

  • Totale sequestrato: Oltre 31 milioni di euro (incluso un recente sequestro aggiuntivo di 1 milione).
  • Volume d'affari riciclato: Più di 18 milioni di euro in soli 10 mesi.
  • Arresti: Due promotori dell'organizzazione sono stati arrestati in Francia, sorpresi con 50 kg di oro nascosti in un veicolo.

L'indagine, avviata a dicembre 2024 tramite una Squadra Investigativa Comune (SIC/JIT), ha visto la collaborazione di:

  • Italia: Procura di Milano, Guardia di Finanza (#GICO e #SCICO).
  • Francia: JIRS di Marsiglia e Gendarmerie Nationale.
  • Kosovo: Procura Speciale e Polizia locale.
  • Supporto UE: Eurojust, Europol e la Rete @ON (guidata dalla #DIA).

Un chiaro esempio di come il crimine organizzato utilizzi mercati globali e beni di lusso per “pulire” i fondi, e di quanto sia necessaria una cooperazione internazionale rapida e coordinata per contrastarlo.


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Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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Radicalizzazione giovanile: una sfida globale per la lotta al terrorismo


Il nuovo rapporto analitico dell’INTERPOL rivela che i giovani stanno diventando sempre più radicalizzati e coinvolti in attività terroristiche in tutto il mondo, con statistiche allarmanti che mostrano una presenza sproporzionata dei giovani nei casi legati al terrorismo in numerosi paesi.

Dati chiave:
- Il 70% dei detenuti per reati legati al terrorismo in Francia ha meno di 18 anni,
- Il 71% dei detenuti per reati legati al terrorismo a Singapore ha meno di 18 anni,
- Quasi 1 caso su 10 di terrorismo in Canada coinvolge minori,
- La radicalizzazione può avvenire nel giro di poche settimane.

Risultati principali:

Fattori di vulnerabilità
I giovani non possiedono capacità di pensiero critico sofisticate, possono rifiutare i valori familiari/comunitari, vivono turbolenze emotive durante l’adolescenza e sono socialmente isolati
Strategia di reclutamento
I gruppi terroristici sfruttano il fatto che i giovani sono percepiti dalla società come meno minacciosi, il che li rende meno sospetti durante gli attacchi
Reclutamento online
I gruppi estremisti utilizzano i social media, i videogiochi e le app di messaggistica crittografata per instaurare un rapporto di fiducia attraverso battute e contenuti apparentemente innocui
|Tattiche emergenti
L’ideologia del “buffet” (che mescola diverse ideologie estremiste con la violenza come denominatore comune) e la “violenza come servizio” (offrire denaro per atti violenti con la promessa di condanne più lievi)

Risposta internazionale

Il rapporto dell’INTERPOL sulla radicalizzazione giovanile raccomanda di prendere in considerazione “la creazione di contro-narrazioni digitali e di spazi online che rispondano alle esigenze dei giovani soli e disillusi”.
Altre raccomandazioni includono la possibilità di “rafforzare il monitoraggio digitale da parte delle aziende tecnologiche per moderare i contenuti e segnalare le attività estremiste in tempo reale”, con l’obiettivo di fornire un “approccio più approfondito all’identificazione dei giovani a rischio”.
Il rapporto include anche un glossario dei termini comunemente utilizzati negli ambienti estremisti online o dalle comunità di videogiocatori.
Ai paesi membri è stato chiesto di aggiungere le loro versioni di questi termini, comprese quelle espresse nelle loro lingue locali, con l’obiettivo di supportare le indagini attraverso la compilazione di un dizionario globale dei termini da tenere in considerazione.
«Il rapporto è innanzitutto uno strumento per assistere i nostri colleghi in tutto il mondo, informandoli sulla portata del problema e raccomandando azioni concrete», afferma Kayla Cooper, Analista di intelligence criminale presso la Direzione antiterrorismo dell’INTERPOL e autore del rapporto, «se la comunità delle forze dell’ordine riuscirà ad affrontare la radicalizzazione giovanile con una comprensione informata, avremo maggiori possibilità di ottenere risultati più efficaci».

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Radicalizzazione giovanile: una sfida globale per la lotta al terrorismo

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Radicalizzazione giovanile: una sfida globale per la lotta al terrorismo


Il nuovo rapporto analitico dell’INTERPOL rivela che i giovani stanno diventando sempre più radicalizzati e coinvolti in attività terroristiche in tutto il mondo, con statistiche allarmanti che mostrano una presenza sproporzionata dei giovani nei casi legati al terrorismo in numerosi paesi.

Dati chiave:– Il 70% dei detenuti per reati legati al terrorismo in Francia ha meno di 18 anni, – Il 71% dei detenuti per reati legati al terrorismo a Singapore ha meno di 18 anni, – Quasi 1 caso su 10 di terrorismo in Canada coinvolge minori, – La radicalizzazione può avvenire nel giro di poche settimane.

Risultati principali:

Fattori di vulnerabilitàI giovani non possiedono capacità di pensiero critico sofisticate, possono rifiutare i valori familiari/comunitari, vivono turbolenze emotive durante l’adolescenza e sono socialmente isolatiStrategia di reclutamentoI gruppi terroristici sfruttano il fatto che i giovani sono percepiti dalla società come meno minacciosi, il che li rende meno sospetti durante gli attacchiReclutamento onlineI gruppi estremisti utilizzano i social media, i videogiochi e le app di messaggistica crittografata per instaurare un rapporto di fiducia attraverso battute e contenuti apparentemente innocui |Tattiche emergentiL’ideologia del “buffet” (che mescola diverse ideologie estremiste con la violenza come denominatore comune) e la “violenza come servizio” (offrire denaro per atti violenti con la promessa di condanne più lievi)

Risposta internazionale

Il rapporto dell’INTERPOL sulla radicalizzazione giovanile raccomanda di prendere in considerazione “la creazione di contro-narrazioni digitali e di spazi online che rispondano alle esigenze dei giovani soli e disillusi”. Altre raccomandazioni includono la possibilità di “rafforzare il monitoraggio digitale da parte delle aziende tecnologiche per moderare i contenuti e segnalare le attività estremiste in tempo reale”, con l’obiettivo di fornire un “approccio più approfondito all’identificazione dei giovani a rischio”. Il rapporto include anche un glossario dei termini comunemente utilizzati negli ambienti estremisti online o dalle comunità di videogiocatori. Ai paesi membri è stato chiesto di aggiungere le loro versioni di questi termini, comprese quelle espresse nelle loro lingue locali, con l’obiettivo di supportare le indagini attraverso la compilazione di un dizionario globale dei termini da tenere in considerazione. «Il rapporto è innanzitutto uno strumento per assistere i nostri colleghi in tutto il mondo, informandoli sulla portata del problema e raccomandando azioni concrete», afferma Kayla Cooper, Analista di intelligence criminale presso la Direzione antiterrorismo dell’INTERPOL e autore del rapporto, «se la comunità delle forze dell’ordine riuscirà ad affrontare la radicalizzazione giovanile con una comprensione informata, avremo maggiori possibilità di ottenere risultati più efficaci».


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Restituiti al Messico 27 reperti precolombiani recuperati dai Carabinieri

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Restituiti al Messico 27 reperti precolombiani recuperati dai Carabinieri


Tra i beni sequestrati figuravano anche elementi appartenenti a una collezione privata di Ancona. Il recupero ha rappresentato il risultato di diverse indagini condotte dai Nuclei TPC di Roma, Monza, Firenze e Ancona, coordinate dalle rispettive Procure di Milano, Firenze, Brescia, Monza, Venezia e Ancona, che hanno convalidato il sequestro dei beni culturali messicani.

I reperti, sottoposti a studi tecnici per verificarne l’autenticità e la provenienza, abbracciano un ampio arco temporale e provengono da diverse aree archeologiche del Messico. Si è svolta a Roma, nella sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti Messicani in Italia, una cerimonia formale per la restituzione dei manufatti all’Ambasciatore S.E. Genaro Lozano, da parte del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. B. Antonio Petti. Alla cerimonia erano presenti anche la Direttrice dell’Istituto Culturale del Messico in Italia “Tina Modotti”, Dott.ssa Mónica de la Mora Kuri.

Tra i beni restituiti vi sono miniature fittili, statuette antropomorfe in terracotta, testine teotihuacane, reperti fossili risalenti al Cretaceo superiore e piccoli vasi in ceramica. Tutti i manufatti appartengono alla cultura messicana e provengono da siti di rilevante interesse storico-culturale. Le autorità dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) li hanno identificati come monumenti archeologici mobili di proprietà dello Stato, tutelati ai sensi della legge federale sui monumenti e le zone archeologiche, artistiche e storiche. Il valore economico complessivo è stato stimato in alcune decine di migliaia di euro, tenendo conto della loro eccezionale importanza storico-culturale e scientifica.

Nel corso di due distinte attività di verifica svolte congiuntamente al Ministero della Cultura presso due collezioni private a Firenze e ad Ancona, i militari hanno accertato la detenzione illegittima di alcuni beni. Tra questi, due reperti facevano parte del patrimonio indisponibile del Messico e non disponevano di documentazione idonea a dimostrare il legittimo possesso o l'importazione regolare nel territorio italiano.


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Restituiti al Messico 27 reperti precolombiani recuperati dai Carabinieri


Tra i beni sequestrati figuravano anche elementi appartenenti a una collezione privata di Ancona. Il recupero ha rappresentato il risultato di diverse indagini condotte dai Nuclei TPC di Roma, Monza, Firenze e Ancona, coordinate dalle rispettive Procure di Milano, Firenze, Brescia, Monza, Venezia e Ancona, che hanno convalidato il sequestro dei beni culturali messicani.

I reperti, sottoposti a studi tecnici per verificarne l’autenticità e la provenienza, abbracciano un ampio arco temporale e provengono da diverse aree archeologiche del Messico. Si è svolta a Roma, nella sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti Messicani in Italia, una cerimonia formale per la restituzione dei manufatti all’Ambasciatore S.E. Genaro Lozano, da parte del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. B. Antonio Petti. Alla cerimonia erano presenti anche la Direttrice dell’Istituto Culturale del Messico in Italia “Tina Modotti”, Dott.ssa Mónica de la Mora Kuri.

Tra i beni restituiti vi sono miniature fittili, statuette antropomorfe in terracotta, testine teotihuacane, reperti fossili risalenti al Cretaceo superiore e piccoli vasi in ceramica. Tutti i manufatti appartengono alla cultura messicana e provengono da siti di rilevante interesse storico-culturale. Le autorità dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) li hanno identificati come monumenti archeologici mobili di proprietà dello Stato, tutelati ai sensi della legge federale sui monumenti e le zone archeologiche, artistiche e storiche. Il valore economico complessivo è stato stimato in alcune decine di migliaia di euro, tenendo conto della loro eccezionale importanza storico-culturale e scientifica.

Nel corso di due distinte attività di verifica svolte congiuntamente al Ministero della Cultura presso due collezioni private a Firenze e ad Ancona, i militari hanno accertato la detenzione illegittima di alcuni beni. Tra questi, due reperti facevano parte del patrimonio indisponibile del Messico e non disponevano di documentazione idonea a dimostrare il legittimo possesso o l'importazione regolare nel territorio italiano.

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Traffico di rifiuti verso Paesi esteri: 80 spedizioni illecite scoperte dai Carabinieri Tutela Ambientale


I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Brescia hanno eseguito un'ordinanza applicativa di due misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Brescia.

I destinatari del provvedimento sono, allo stato, gravemente indiziati dei reati contestati di traffico transnazionale di rifiuti destinato al Pakistan e a Stati europei: secondo le indagini, sarebbero state effettuate circa 80 spedizioni. Ai domiciliari sono stati posti il titolare e un dipendente di un'azienda di recupero e commercio di materiali ferrosi di Bedizzole, considerata al vertice dell'organizzazione. Nell'inchiesta, che ha portato anche a 14 perquisizioni e al sequestro preventivo dell'impianto di trattamento rifiuti di Bedizzole, sono coinvolti 16 soggetti fisici e 12 società, operanti nella gestione, nel trasporto e nell'intermediazione dei rifiuti.

L'indagine è iniziata nel febbraio 2023 da un controllo effettuato al porto di Genova dal NOE e dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, volto a intercettare 9 container diretti in Pakistan contenenti rifiuti, in particolare compressori derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non bonificati, falsamente dichiarati come materiale usato o recuperabile.

Secondo l'ipotesi dell'accusa, il meccanismo illecito si fondava su un sistema definito dagli investigatori come "giro-bolla": i rifiuti risultavano, solo a livello documentale, come se fossero stati scaricati o trattati in un impianto, mentre in realtà venivano trasportati direttamente verso il destinatario finale. Le perquisizioni in corso mirano ad acquisire ulteriore documentazione utile alla ricostruzione dei flussi di rifiuti, dei rapporti commerciali e dei profitti illeciti, nonché agli accertamenti in materia di responsabilità amministrativa degli enti.

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Traffico di rifiuti verso Paesi esteri: 80 spedizioni illecite scoperte dai Carabinieri Tutela Ambientale


I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Brescia hanno eseguito un'ordinanza applicativa di due misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Brescia.

I destinatari del provvedimento sono, allo stato, gravemente indiziati dei reati contestati di traffico transnazionale di rifiuti destinato al Pakistan e a Stati europei: secondo le indagini, sarebbero state effettuate circa 80 spedizioni. Ai domiciliari sono stati posti il titolare e un dipendente di un'azienda di recupero e commercio di materiali ferrosi di Bedizzole, considerata al vertice dell'organizzazione. Nell'inchiesta, che ha portato anche a 14 perquisizioni e al sequestro preventivo dell'impianto di trattamento rifiuti di Bedizzole, sono coinvolti 16 soggetti fisici e 12 società, operanti nella gestione, nel trasporto e nell'intermediazione dei rifiuti.

L'indagine è iniziata nel febbraio 2023 da un controllo effettuato al porto di Genova dal NOE e dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, volto a intercettare 9 container diretti in Pakistan contenenti rifiuti, in particolare compressori derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non bonificati, falsamente dichiarati come materiale usato o recuperabile.

Secondo l'ipotesi dell'accusa, il meccanismo illecito si fondava su un sistema definito dagli investigatori come “giro-bolla”: i rifiuti risultavano, solo a livello documentale, come se fossero stati scaricati o trattati in un impianto, mentre in realtà venivano trasportati direttamente verso il destinatario finale. Le perquisizioni in corso mirano ad acquisire ulteriore documentazione utile alla ricostruzione dei flussi di rifiuti, dei rapporti commerciali e dei profitti illeciti, nonché agli accertamenti in materia di responsabilità amministrativa degli enti.


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Dipinti trafugati in Italia rientrano nel nostro Paese grazie alle indagini dei...

[h2]Dipinti trafugati in Italia rientrano nel nostro Paese grazie alle indagini dei Carabinieri TPC e delle Autorità della Romania [...][/h2]
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Dipinti trafugati in Italia rientrano nel nostro Paese grazie alle indagini dei Carabinieri TPC e delle Autorità della Romania


Dieci dipinti, rubati il 23 agosto 2024 in un'abitazione di Bassano del Grappa (Vicenza) e trasportati illegalmente in Romania, sono stati rimpatriati in Italia grazie all'azione congiunta dei #Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) e delle autorità rumene. Le opere, attribuite a maestri della pittura italiana tra il XV e il XVII secolo, avevano causato un danno economico di oltre 90.000 euro al collezionista proprietario.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Vicenza e avviate dalla Sezione Antiquariato dei Carabinieri TPC, hanno beneficiato di una stretta collaborazione giudiziaria con il Tribunale di Costanza (Romania). Sul territorio estero, le operazioni sono state condotte grazie al canale di cooperazione internazionale attivo tra i Carabinieri TPC e il Servizio per la Protezione del Patrimonio Culturale Nazionale della Polizia Romena. Questa sinergia ha permesso non solo di identificare i responsabili del furto, ma anche di garantire il pieno recupero delle dieci preziose opere.

Per celebrare il successo dell'operazione, l'Ispettorato Generale della Polizia rumena, tramite la Direzione Investigativa Criminale, ha organizzato una cerimonia ufficiale di consegna dei dipinti ai rappresentanti del Comando Carabinieri TPC. Alla cerimonia hanno partecipato esponenti dell'Ispettorato Generale della Polizia rumena, della Procura estera, del Comando Carabinieri TPC, dell'Ufficio dell'Addetto agli Affari Interni presso l'Ambasciata d'Italia in Romania e del Museo del Comune di Bucarest.

Le indagini sono state avviate sulla base di informazioni investigative che indicavano la presenza delle opere rubate in Romania. Fondamentale si è rivelata la consultazione tempestiva della “Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti”, un sofisticato archivio digitale di esclusiva proprietà dei Carabinieri TPC, utilizzato per la ricerca e il confronto delle immagini delle opere da localizzare. I riscontri investigativi effettuati in Romania hanno confermato l'identità dei dipinti trafugati nel 2024 in Italia.

La cooperazione tra le autorità italiane e rumene è avvenuta attraverso i canali ufficiali di giustizia e polizia, con uno scambio sicuro di informazioni effettuato tramite gli strumenti condivisi di Europol. Il recupero e la restituzione di questi beni culturali dimostrano l'efficacia della collaborazione internazionale nella lotta alla criminalità transfrontaliera legata al traffico illecito di opere d'arte, confermando l'impegno del Comando Carabinieri TPC nella tutela del patrimonio e nel rafforzamento delle partnership internazionali. ```


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Dipinti trafugati in Italia rientrano nel nostro Paese grazie alle indagini dei Carabinieri TPC e delle Autorità della Romania


Dieci dipinti, rubati il 23 agosto 2024 in un'abitazione di Bassano del Grappa (Vicenza) e trasportati illegalmente in Romania, sono stati rimpatriati in Italia grazie all'azione congiunta dei #Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) e delle autorità rumene. Le opere, attribuite a maestri della pittura italiana tra il XV e il XVII secolo, avevano causato un danno economico di oltre 90.000 euro al collezionista proprietario.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Vicenza e avviate dalla Sezione Antiquariato dei Carabinieri TPC, hanno beneficiato di una stretta collaborazione giudiziaria con il Tribunale di Costanza (Romania). Sul territorio estero, le operazioni sono state condotte grazie al canale di cooperazione internazionale attivo tra i Carabinieri TPC e il Servizio per la Protezione del Patrimonio Culturale Nazionale della Polizia Romena. Questa sinergia ha permesso non solo di identificare i responsabili del furto, ma anche di garantire il pieno recupero delle dieci preziose opere.

Per celebrare il successo dell'operazione, l'Ispettorato Generale della Polizia rumena, tramite la Direzione Investigativa Criminale, ha organizzato una cerimonia ufficiale di consegna dei dipinti ai rappresentanti del Comando Carabinieri TPC. Alla cerimonia hanno partecipato esponenti dell'Ispettorato Generale della Polizia rumena, della Procura estera, del Comando Carabinieri TPC, dell'Ufficio dell'Addetto agli Affari Interni presso l'Ambasciata d'Italia in Romania e del Museo del Comune di Bucarest.

Le indagini sono state avviate sulla base di informazioni investigative che indicavano la presenza delle opere rubate in Romania. Fondamentale si è rivelata la consultazione tempestiva della "Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti", un sofisticato archivio digitale di esclusiva proprietà dei Carabinieri TPC, utilizzato per la ricerca e il confronto delle immagini delle opere da localizzare. I riscontri investigativi effettuati in Romania hanno confermato l'identità dei dipinti trafugati nel 2024 in Italia.

La cooperazione tra le autorità italiane e rumene è avvenuta attraverso i canali ufficiali di giustizia e polizia, con uno scambio sicuro di informazioni effettuato tramite gli strumenti condivisi di Europol. Il recupero e la restituzione di questi beni culturali dimostrano l'efficacia della collaborazione internazionale nella lotta alla criminalità transfrontaliera legata al traffico illecito di opere d'arte, confermando l'impegno del Comando Carabinieri TPC nella tutela del patrimonio e nel rafforzamento delle partnership internazionali.

@Attualità, Geopolitica e Satira

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Terrorismo in Europa. Il rapporto di EUROPOL

[h2]Terrorismo in Europa. Il rapporto di EUROPOL [...][/h2]
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Terrorismo in Europa. Il rapporto di EUROPOL


Il rapporto sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell’Unione europea (EU TE-SAT) è una panoramica situazionale che presenta i dati chiave e gli sviluppi nel panorama del terrorismo nell’UE. Questa pubblicazione annuale esplora i diversi tipi di terrorismo nell’UE, le principali tendenze e i dati statistici su attacchi terroristici, arresti, condanne e sanzioni negli Stati membri. La Pubblicazione è reperibile qui europol.europa.eu/publication-…

Il rapporto offre una visione complessiva della situazione del terrorismo nell'Unione Europea relativa all'anno 2025.

Attacchi

Nel 2025 sono stati segnalati 45 attacchi terroristici (di cui 22 portati a termine, 20 sventati e 3 falliti) da 10 Stati membri dell'UE. Gli attacchi completati hanno causato 6 vittime mortali. Arresti: Sono state arrestate 486 persone per reati legati al terrorismo in 21 Stati membri (in aumento rispetto ai 449 del 2024 e ai 426 del 2023). Condanne e proscioglimenti: I procedimenti giudiziari conclusi si sono tradotti in 406 condanne e 99 assoluzioni.

Principali Tendenze e Sviluppi. Terrorismo Jihadista (Minaccia principale)

Continua a rappresentare la minaccia prevalente: 24 attacchi (9 completati, 15 sventati) e 347 arresti (la maggior parte in Spagna e Francia). La maggior parte degli attacchi è stata compiuta da attori isolati (lone actors) che utilizzano metodi a bassa complessità (armi da taglio o veicoli). Si registra un numero elevato di giovani e minorenni radicalizzati online. Diversità Ideologica e Confini Sfumati: Oltre alle ideologie tradizionali, emergono sfumature fluide: Ideologie destabilizzanti / Anti-istituzionali: Movimenti spinti da disinformazione e teorie del complotto contro le élite politiche. Estremismo violentemente nichilista: Comunità digitali decentralizzate (come la rete “The Com”) guidate da una violenza fine a se stessa o dal desiderio di provocare il caos, senza un'ideologia politica chiara. Frammentazione: Diversi autori integrano elementi eterogenei (es. “White Jihad”, ovvero contaminazioni tra ideologia suprematista/di destra e propaganda jihadista).

Terrorismo di Destra e Violent Extremism

Registrati 5 attacchi (1 completato e 4 sventati) e 43 arresti. Si osserva la presenza sia di attori isolati fortemente presenti in ecosistemi online, sia di reti transnazionali strutturate (es. The Base, Active Clubs).

Terrorismo di Sinistra e Anarchico

Registrati 12 attacchi (11 completati in Italia e Grecia, 1 fallito in Italia) e 13 arresti. I bersagli sono stati prevalentemente strutture, veicoli, aziende private o istituzioni (spesso con attacchi incendiari o esplosivi), senza vittime umane. Diversi attacchi sono stati motivati da sentimenti anti-israeliani, anti-militaristi o anti-capitalisti.

Terrorismo Etno-Nazionalista e Separatista

Nessun attacco verificato nel 2025, ma ci sono stati 34 arresti (soprattutto legati al PKK kurdo, ai gruppi repubblicani dissidenti irlandesi e ai separatisti corsi). Il Ruolo dell'Ambiente Online e della Tecnologia:L'ambiente digitale è fondamentale per propaganda, reclutamento, finanziamento e coordinamento. Aumenta l'uso e l'abuso dell'Intelligenza Artificiale (generazione di contenuti, bot, deepfake), la gamification dei contenuti violenti e l'impiego di piattaforme decentralizzate o criptate.

Impatto della Geopolitica

Le tensioni globali (in particolare il conflitto in Medio Oriente e l'attività dell'Asse della Resistenza/Iran) continuano ad alimentare la polarizzazione e la radicalizzazione nell'UE, con una forte ripercussione nell'aumento dell'antisemitismo e delle minacce a comunità specifiche.

Previsioni per il Futuro (Outlook)

Europol prevede che la minaccia rimarrà dinamica. Gli attacchi a bassa complessità condotti da singoli individui rimarranno la modalità più diffusa. Tuttavia, la crescente familiarità dei giovani radicalizzati con le tecnologie, la diffusione di manuali online, il potenziale ritorno di foreign fighters o la scarcerazione di individui condannati per terrorismo mantengono elevato il rischio di azioni più sofisticate o complesse.

#Europol #terrorismo #analisi #EUTESAT


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Terrorismo in Europa. Il rapporto di EUROPOL


Il rapporto sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell’Unione europea (EU TE-SAT) è una panoramica situazionale che presenta i dati chiave e gli sviluppi nel panorama del terrorismo nell’UE. Questa pubblicazione annuale esplora i diversi tipi di terrorismo nell’UE, le principali tendenze e i dati statistici su attacchi terroristici, arresti, condanne e sanzioni negli Stati membri. La Pubblicazione è reperibile qui europol.europa.eu/publication-…

Il rapporto offre una visione complessiva della situazione del terrorismo nell'Unione Europea relativa all'anno 2025.

Attacchi

Nel 2025 sono stati segnalati 45 attacchi terroristici (di cui 22 portati a termine, 20 sventati e 3 falliti) da 10 Stati membri dell'UE. Gli attacchi completati hanno causato 6 vittime mortali. Arresti: Sono state arrestate 486 persone per reati legati al terrorismo in 21 Stati membri (in aumento rispetto ai 449 del 2024 e ai 426 del 2023). Condanne e proscioglimenti: I procedimenti giudiziari conclusi si sono tradotti in 406 condanne e 99 assoluzioni.

Principali Tendenze e Sviluppi. Terrorismo Jihadista (Minaccia principale)

Continua a rappresentare la minaccia prevalente: 24 attacchi (9 completati, 15 sventati) e 347 arresti (la maggior parte in Spagna e Francia). La maggior parte degli attacchi è stata compiuta da attori isolati (lone actors) che utilizzano metodi a bassa complessità (armi da taglio o veicoli). Si registra un numero elevato di giovani e minorenni radicalizzati online. Diversità Ideologica e Confini Sfumati: Oltre alle ideologie tradizionali, emergono sfumature fluide: Ideologie destabilizzanti / Anti-istituzionali: Movimenti spinti da disinformazione e teorie del complotto contro le élite politiche. Estremismo violentemente nichilista: Comunità digitali decentralizzate (come la rete "The Com") guidate da una violenza fine a se stessa o dal desiderio di provocare il caos, senza un'ideologia politica chiara. Frammentazione: Diversi autori integrano elementi eterogenei (es. "White Jihad", ovvero contaminazioni tra ideologia suprematista/di destra e propaganda jihadista).

Terrorismo di Destra e Violent Extremism

Registrati 5 attacchi (1 completato e 4 sventati) e 43 arresti. Si osserva la presenza sia di attori isolati fortemente presenti in ecosistemi online, sia di reti transnazionali strutturate (es. The Base, Active Clubs).

Terrorismo di Sinistra e Anarchico

Registrati 12 attacchi (11 completati in Italia e Grecia, 1 fallito in Italia) e 13 arresti. I bersagli sono stati prevalentemente strutture, veicoli, aziende private o istituzioni (spesso con attacchi incendiari o esplosivi), senza vittime umane. Diversi attacchi sono stati motivati da sentimenti anti-israeliani, anti-militaristi o anti-capitalisti.

Terrorismo Etno-Nazionalista e Separatista

Nessun attacco verificato nel 2025, ma ci sono stati 34 arresti (soprattutto legati al PKK kurdo, ai gruppi repubblicani dissidenti irlandesi e ai separatisti corsi). Il Ruolo dell'Ambiente Online e della Tecnologia:L'ambiente digitale è fondamentale per propaganda, reclutamento, finanziamento e coordinamento. Aumenta l'uso e l'abuso dell'Intelligenza Artificiale (generazione di contenuti, bot, deepfake), la gamification dei contenuti violenti e l'impiego di piattaforme decentralizzate o criptate.

Impatto della Geopolitica

Le tensioni globali (in particolare il conflitto in Medio Oriente e l'attività dell'Asse della Resistenza/Iran) continuano ad alimentare la polarizzazione e la radicalizzazione nell'UE, con una forte ripercussione nell'aumento dell'antisemitismo e delle minacce a comunità specifiche.

Previsioni per il Futuro (Outlook)

Europol prevede che la minaccia rimarrà dinamica. Gli attacchi a bassa complessità condotti da singoli individui rimarranno la modalità più diffusa. Tuttavia, la crescente familiarità dei giovani radicalizzati con le tecnologie, la diffusione di manuali online, il potenziale ritorno di foreign fighters o la scarcerazione di individui condannati per terrorismo mantengono elevato il rischio di azioni più sofisticate o complesse.

#Europol #terrorismo #analisi #EUTESAT

@Attualità, Geopolitica e Satira

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La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale...

[h2]La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici [...][/h2]
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La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici


Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.

I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).

L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.

L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.

Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.


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La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici


Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.

I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).

L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.

L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.

Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.

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Lecce.

[h2]Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione [...][/h2]
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Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione


L'operazione “Whisper”, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.

L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.

Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.

L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.


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Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione


L'operazione "Whisper", condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.

L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.

Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.

L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.

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Unione Europea e crimini ambientali.

[h2]Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l'Accademia europea dei Funzionari di Polizia [...][/h2]
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Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l'Accademia europea dei Funzionari di Polizia


CEPOL ha recentemente rilasciato l'European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui cepol.europa.eu/publications/t…). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: “la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace”.

L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica. Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge


Perché è così difficile fermare questi crimini?


  • Complessità normativa

Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali. Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.

  • Bassi tassi di rilevamento

La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:

Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività). Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette. Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).

  • Tecnologie e organizzazione criminale

I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli. L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.


Le soluzioni: innovazione e cooperazione


  • Nuova Direttiva UE 2024/1203

Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:

Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi). Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili). Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.

  • Sanzioni minime armonizzate

Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti. Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.

Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.

  • Tecnologie all’avanguardia

Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per “green-listed”). Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen). Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).

  • Cooperazione transnazionale

Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi). Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.

  • Formazione e capacity building

La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).


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Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l'Accademia europea dei Funzionari di Polizia


CEPOL ha recentemente rilasciato l'European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui cepol.europa.eu/publications/t…). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: "la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace".

L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica.
Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge


Perché è così difficile fermare questi crimini?


  • Complessità normativa

Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali.
Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.

  • Bassi tassi di rilevamento

La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:

Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività).
Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette.
Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).

  • Tecnologie e organizzazione criminale

I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli.
L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.


Le soluzioni: innovazione e cooperazione


  • Nuova Direttiva UE 2024/1203

Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:

Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi).
Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili).
Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.

  • Sanzioni minime armonizzate

Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti.
Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.

Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.

  • Tecnologie all’avanguardia

Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per "green-listed").
Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen).
Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).

  • Cooperazione transnazionale

Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi).
Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.

  • Formazione e capacity building

La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).

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Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione...

[h2]Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all'arresto di un latitante in Albania [...][/h2]
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Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all'arresto di un latitante in Albania


Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell'ambito dell'Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.

Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L'Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell'ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).

Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.

A seguito dell'irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell'Operazione Ura, è stata avviata un'attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l'accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L'arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.

Al momento dell'arresto, mentre gli agenti notificavano la “red notice Interpol” emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d'identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l'Italia.

Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell'indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all'arresto di un latitante in Albania


Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell'ambito dell'Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.

Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L'Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell'ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).

Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.

A seguito dell'irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell'Operazione Ura, è stata avviata un'attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l'accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L'arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.

Al momento dell'arresto, mentre gli agenti notificavano la "red notice Interpol" emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d'identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l'Italia.

Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell'indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).

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Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri

[h2]Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri [...][/h2]
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Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri


Anche per l'estate 2026 Venezia ospiterà operatori di polizia provenienti da diversi Paesi europei che affiancheranno i Carabinieri nei servizi di controllo del territorio. Una iniziativa promossa nell'ambito degli accordi di cooperazione internazionale, che punta a garantire un'assistenza più efficace ai numerosi turisti stranieri presenti in città durante la stagione estiva.

Gli operatori delle forze di polizia estere svolgeranno il proprio servizio insieme ai militari dell'Arma, fornendo supporto linguistico e agevolando i rapporti con i cittadini dei rispettivi Paesi, oltre a facilitare eventuali contatti con le autorità diplomatiche e consolari. Un progetto consolidato da diversi anni, nato sulla base di intese bilaterali sottoscritte dal Ministero dell'Interno con gli omologhi dicasteri dei Paesi partner, che ha già dimostrato la propria efficacia nelle principali località turistiche caratterizzate da una significativa presenza di visitatori stranieri.

Dal 1° luglio e per i primi quindici giorni del mese, nel centro storico veneziano, sono in servizio pattuglie congiunte composte da Carabinieri e un appartenente alla Guardia Civil spagnola. Il calendario proseguirà dal 16 al 31 luglio con la presenza di un appartenente alla Gendarmeria Nazionale francese. Dal 1° al 15 agosto sarà invece la volta di un operatore della Guardia Nazionale Repubblicana del Portogallo, mentre dal 16 al 31 agosto saranno impiegati due agenti della Polizia Nazionale polacca, che svolgeranno analoghi servizi di pattugliamento insieme ai Carabinieri nel centro storico di Venezia.


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Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri

[h2]Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri [...][/h2]
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Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri


Sono iniziati il 1° luglio e proseguiranno per tutto il mese di luglio e agosto i servizi congiunti di vigilanza e controllo del territorio tra i Carabinieri italiani e i Gendarmi francesi a Monterosso al Mare, Vernazza e Corniglia nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in provincia della Spezia .

Si tratta di una zona molto frequentata nella stagione estiva da turisti francesi.

Le pattuglie miste operano nelle aree di maggiore afflusso, tra la stazione ferroviaria, il lungomare, il centro storico e i principali percorsi di accesso alle spiagge e ai sentieri escursionistici. Nel corso delle attività vengono effettuati controlli su persone e veicoli, verifiche finalizzate alla prevenzione dei reati predatori, del commercio abusivo e di comportamenti contrari alle norme di sicurezza. L’obiettivo è incrementare la percezione di sicurezza e favorire un rapporto diretto con cittadini e turisti, grazie anche alla presenza di operatori in grado di comunicare in più lingue. I servizi congiunti rappresentano uno strumento ormai consolidato della cooperazione tra le forze di polizia europee e consentono di fornire assistenza ai visitatori provenienti dall’estero, agevolando lo scambio di informazioni e rafforzando l’attività di prevenzione.


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Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri


Anche per l'estate 2026 Venezia ospita operatori di polizia provenienti da diversi Paesi europei che affiancheranno i Carabinieri nei servizi di controllo del territorio. Una iniziativa promossa nell'ambito degli accordi di cooperazione internazionale, che punta a garantire un'assistenza più efficace ai numerosi turisti stranieri presenti in città durante la stagione estiva.

Gli operatori delle forze di polizia estere svolgeranno il proprio servizio insieme ai militari dell'Arma, fornendo supporto linguistico e agevolando i rapporti con i cittadini dei rispettivi Paesi, oltre a facilitare eventuali contatti con le autorità diplomatiche e consolari. Un progetto consolidato da diversi anni, nato sulla base di intese bilaterali sottoscritte dal Ministero dell'Interno con gli omologhi dicasteri dei Paesi partner, che ha già dimostrato la propria efficacia nelle principali località turistiche caratterizzate da una significativa presenza di visitatori stranieri.

Dal 1° luglio e per i primi quindici giorni del mese, nel centro storico veneziano, sono in servizio pattuglie congiunte composte da Carabinieri e un appartenente alla Guardia Civil spagnola. Il calendario proseguirà dal 16 al 31 luglio con la presenza di un appartenente alla Gendarmeria Nazionale francese. Dal 1° al 15 agosto sarà invece la volta di un operatore della Guardia Nazionale Repubblicana del Portogallo, mentre dal 16 al 31 agosto saranno impiegati due agenti della Polizia Nazionale polacca, che svolgeranno analoghi servizi di pattugliamento insieme ai Carabinieri nel centro storico di Venezia.

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New York.

[h2]New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace [...][/h2]
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New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace


Proteggere il patrimonio culturale non significa soltanto salvare monumenti e opere d’arte, ma contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità colpite dai conflitti. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats”, organizzato dall’Arma dei Carabinieri a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci ormeggiata a New York. L’incontro si e’ svolto a margine dell’United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS), momento di confronto multilaterale tra le 142 Delegazioni nazionali, con l’obiettivo di approfondire le principali sfide globali che incidono sulla sicurezza collettiva e sull’efficacia delle operazioni di pace cui ha preso parte lo stesso Comandante Generale dell'Arma, Generale Salvatore Luongo.

L’iniziativa, promossa insieme a Interpol e Unesco, ha riunito rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze di polizia per discutere di un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nell’agenda delle Nazioni Unite: la tutela del patrimonio culturale come componente delle operazioni di pace.

Al centro del confronto e’ stato il legame tra la distruzione dei beni culturali, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, il finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati e la perdita dell’identità delle popolazioni colpite dalle guerre. Un fenomeno che interessa numerosi teatri di crisi, dove saccheggi e scavi clandestini continuano ad alimentare un mercato illegale di dimensioni globali.

Durante l’evento è stato richiamato il valore della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, promossa da Francia e Italia e adottata nel 2017: il primo testo con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto formalmente che la protezione del patrimonio culturale contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle missioni di pace dell’ONU, chiamate sempre più spesso a confrontarsi anche con la salvaguardia dei siti culturali e con il contrasto ai traffici illeciti che prosperano nelle aree di conflitto.

L’incontro si inserisce nel programma dell’UNCOPS, il vertice biennale che riunisce a New York i vertici delle forze di polizia impegnate nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Per l’Italia rappresenta anche l’occasione per valorizzare l’esperienza maturata dall’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio culturale, considerata un modello di riferimento a livello internazionale e già messa a disposizione dell’ONU e dell’Unesco in numerose iniziative di cooperazione. Gia’ dieci anni fa l’Italia è stata tra i promotori dei “Caschi Blu della Cultura”, la task force nata dall’accordo tra il Ministero della Cultura e l’Arma dei Carabinieri, considerata un modello internazionale per gli interventi di emergenza sul patrimonio nei contesti di crisi.

#ArmadeiCarabinieri #CaschiBludellaCultura #UNCOPS


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New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace


Proteggere il patrimonio culturale non significa soltanto salvare monumenti e opere d’arte, ma contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità colpite dai conflitti. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats”, organizzato dall’Arma dei Carabinieri a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci ormeggiata a New York. L’incontro si e’ svolto a margine dell’United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS), momento di confronto multilaterale tra le 142 Delegazioni nazionali, con l’obiettivo di approfondire le principali sfide globali che incidono sulla sicurezza collettiva e sull’efficacia delle operazioni di pace cui ha preso parte lo stesso Comandante Generale dell'Arma, Generale Salvatore Luongo.

L’iniziativa, promossa insieme a Interpol e Unesco, ha riunito rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze di polizia per discutere di un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nell’agenda delle Nazioni Unite: la tutela del patrimonio culturale come componente delle operazioni di pace.

Al centro del confronto e’ stato il legame tra la distruzione dei beni culturali, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, il finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati e la perdita dell’identità delle popolazioni colpite dalle guerre. Un fenomeno che interessa numerosi teatri di crisi, dove saccheggi e scavi clandestini continuano ad alimentare un mercato illegale di dimensioni globali.

Durante l’evento è stato richiamato il valore della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, promossa da Francia e Italia e adottata nel 2017: il primo testo con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto formalmente che la protezione del patrimonio culturale contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle missioni di pace dell’ONU, chiamate sempre più spesso a confrontarsi anche con la salvaguardia dei siti culturali e con il contrasto ai traffici illeciti che prosperano nelle aree di conflitto.

L’incontro si inserisce nel programma dell’UNCOPS, il vertice biennale che riunisce a New York i vertici delle forze di polizia impegnate nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Per l’Italia rappresenta anche l’occasione per valorizzare l’esperienza maturata dall’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio culturale, considerata un modello di riferimento a livello internazionale e già messa a disposizione dell’ONU e dell’Unesco in numerose iniziative di cooperazione. Gia’ dieci anni fa l’Italia è stata tra i promotori dei “Caschi Blu della Cultura”, la task force nata dall’accordo tra il Ministero della Cultura e l’Arma dei Carabinieri, considerata un modello internazionale per gli interventi di emergenza sul patrimonio nei contesti di crisi.

#ArmadeiCarabinieri #CaschiBludellaCultura #UNCOPS

@Attualità, Geopolitica e Satira

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Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove...

[h2]Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove normative [...][/h2]
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Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove normative

Un’analisi basata sull’European Drug Report 2026 dell’EUDA


La cannabis rimane la droga illecita più consumata in Europa, con dati che evidenziano una realtà in rapida trasformazione. Secondo l’European Drug Report 2026 pubblicato dall’Agenzia europea per le droghe (EUDA), circa 25 milioni di adulti (8,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo anno. Ma non è solo una questione di numeri: il mercato si sta diversificando, le normative stanno cambiando e i rischi per la salute pubblica sono in aumento.

Il consumo di cannabis in Europa non è omogeneo, ma alcuni dati emergono con chiarezza:

  • 15,3% dei giovani tra i 15 e i 34 anni (15,4 milioni di persone) ha consumato cannabis nell’ultimo anno.
  • Tra i 15-24 anni, la percentuale sale al 18% (8,6 milioni), con il 9,6% (4,6 milioni) che ne ha fatto uso nell’ultimo mese.
  • Gli utenti quotidiani o quasi quotidiani (20+ giorni al mese) sono stimati in 4,5 milioni di adulti (1,6% della popolazione) e 2,3 milioni di giovani adulti (2,3%).
  • I maschi consumano circa il doppio delle femmine, un trend che si conferma in tutta Europa. Tuttavia, i dati nazionali mostrano tendenze miste: mentre alcuni paesi registrano un aumento, altri segnalano stabilità o addirittura una diminuzione.

Il mercato non è più limitato alla classica erba o resina: oggi si trovano estratti ad alto contenuto di THC, edibili, prodotti a base di CBD e cannabinoidi semi-sintetici come l’HHC (esanoidrocannabinolo). Questi ultimi, spesso derivati dalla canapa a basso contenuto di THC, destano particolare preoccupazione per la loro potenza e i potenziali effetti collaterali.

Inoltre, alcuni prodotti venduti illegalmente come cannabis possono essere adulterati con cannabinoidi sintetici, ancora più pericolosi. L’aumento della potenza media dei prodotti (il THC nella resina è passato dal 15% al 24,6% tra il 2014 e il 2024) è associato a:

  • Sintomi respiratori cronici (per chi fuma regolarmente).
  • Dipendenza e sintomi psicotici (soprattutto con un uso precoce o prolungato).
  • Peggiori risultati scolastici e maggior rischio di coinvolgimento con il sistema giudiziario.

La cannabis rappresenta un terzo delle ammissioni ai centri di trattamento per uso di droghe in Europa. Nel 2024, sono stati 104.000 i clienti in trattamento per problemi legati alla cannabis, di cui 62.000 primi accessi. Sorprendentemente, la cannabis è la droga principale per il 41% dei nuovi entranti in trattamento.

Un dato allarmante è il lungo intervallo tra il primo consumo e l’accesso al trattamento: in media 11 anni. Questo significa che molte persone vivono per anni con i rischi associati al consumo senza ricevere supporto.

In alcuni paesi, la cannabis è coinvolta in una percentuale significativa di accessi al pronto soccorso per intossicazione acuta:

  • In Spagna, nel 2023, la cannabis era presente nel 46% dei casi (3.700 su 8.000).
  • In Francia, nel 28% dei casi (6.300 su 24.300).

La Rete Euro-DEN Plus (che monitora gli ospedali sentinella) ha segnalato che, dopo la cocaina, la cannabis è la seconda sostanza più frequentemente rilevata nei casi di intossicazione, con un’età media di 28 anni e una predominanza maschile (74%).

Il mercato europeo della cannabis vale oltre 12 miliardi di euro all’anno, alimentando il crimine organizzato. Nonostante i sequestri rimangano elevati, nel 2024 si è registrato un calo del 42% nella resina sequestrata (321 tonnellate contro le 551 del 2023), soprattutto per la diminuzione dei sequestri in Spagna (da 371 a 206 tonnellate).

La produzione locale è in aumento: la Spagna da sola rappresenta il 75% delle piante di cannabis sequestrate nell’UE. Ma anche altri paesi, come Olanda e Polonia, hanno smantellato siti di coltivazione illegale, alcuni dei quali dedicati alla produzione di THC o cannabinoidi semi-sintetici.

Le reti criminali stanno diversificando metodi e rotte:

  • Utilizzo di droni e motoscafi (es. in Spagna, dove sono stati sequestrati droni con 210 kg di resina e motoscafi con 5,7 tonnellate).
  • Importazione da Canada, USA e Tailandia, con prodotti ad alta potenza e potenzialmente contaminati da pesticidi (tanto che l’EUDA ha emesso un’allerta a novembre 2025).

Alcuni paesi europei stanno sperimentando nuovi modelli normativi per la cannabis ricreativa, con approcci che variano dalla depenalizzazione alla regolamentazione controllata.

Questi modelli includono misure di prevenzione, vendita non profit e monitoraggio, ma la loro efficacia è ancora in fase di valutazione. Germania e Lussemburgo hanno già pubblicato rapporti interim, ma servono ulteriori dati per comprendere gli impatti a lungo termine.

L’analisi delle acque reflue è uno strumento sempre più utilizzato per monitorare il consumo di droghe. Nel 2025, su 63 città di 17 paesi UE (più Norvegia e Turchia):

  • 33% delle città ha registrato un aumento dei metaboliti del THC (THC-COOH).
  • 44% ha registrato una diminuzione.

Questo metodo fornisce una stima oggettiva del consumo, complementare ai dati dei sondaggi.

Il panorama della cannabis in Europa è in rapida evoluzione, con: – Un consumo diffuso, soprattutto tra i giovani. – Nuovi prodotti ad alta potenza che aumentano i rischi per la salute. – Un mercato redditizio per il crimine organizzato, con rotte e metodi di traffico in costante aggiornamento. – Normative in cambiamento, con alcuni paesi che sperimentano modelli di regolamentazione.

Fonti: European Drug Report 2026 (EUDA), dati aggiornati a giugno 2026 (euda.europa.eu/publications/eu…)


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