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🔴 ULTIMA ORA — IL GOVERNO RIDUCE LE SPESE MILITARI?

Ascoltando esponenti della maggioranza, indiscrezioni giornalistiche e voci provenienti da Palazzo Chigi, si fanno sempre più insistenti le ipotesi secondo cui il governo italiano avrebbe deciso di ridurre drasticamente l’utilizzo del fondo europeo SAFE per gli acquisti militari.

Secondo quanto starebbe emergendo in queste ore, l’Italia potrebbe passare dai circa 14,9 miliardi di euro teoricamente disponibili attraverso il programma SAFE a una cifra molto più bassa, vicina ai 5 miliardi, cioè circa un terzo dell’importo inizialmente ipotizzato.

Ma facciamo un passo indietro.

Il SAFE — Security Action for Europe — è il nuovo strumento europeo da circa 150 miliardi di euro creato dall’Unione Europea per finanziare investimenti nella difesa attraverso prestiti a lungo termine garantiti dal bilancio UE.

Il meccanismo prevede condizioni considerate molto vantaggiose:

  • nessun rimborso del capitale nei primi 10 anni;
  • restituzione spalmata fino a 45 anni;
  • tassi teoricamente piĂą bassi rispetto ai normali BTP;
  • acquisti spesso collegati a programmi comuni europei.

Secondo fonti europee e Reuters, il governo italiano avrebbe dovuto prendere una decisione entro la fine di maggio, perché entro il 31 maggio devono essere definiti e firmati i contratti legati al SAFE.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, nelle scorse settimane, aveva definito il fondo “essenziale” per sostenere il comparto difesa italiano e raggiungere gli obiettivi NATO.

Allo stesso tempo, però, il governo Meloni si è trovato davanti a un enorme problema politico ed economico.

Da una parte ci sono gli impegni NATO e la pressione internazionale per aumentare rapidamente la spesa militare.

Dall’altra parte ci sono:

  • crisi energetica,
  • famiglie in difficoltĂ ,
  • imprese sotto pressione,
  • margini di bilancio sempre piĂą stretti,
  • e i continui “no” arrivati dall’Unione Europea sulla possibilitĂ  di avere maggiore flessibilitĂ  per sostenere i costi energetici.

Secondo Reuters, Giorgia Meloni avrebbe anche collegato politicamente il tema SAFE alla richiesta italiana di maggiore flessibilità europea sull’energia, sostenendo che sarebbe difficile spiegare agli italiani un forte aumento delle spese militari senza contemporaneamente aiutare famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica.

Ed è probabilmente qui che nasce la scelta politica che starebbe maturando.

Non una rinuncia totale al SAFE — anche perché esistono impegni europei, industriali e NATO già avviati — ma una forte riduzione dell’esposizione italiana sul piano del riarmo europeo.

Una sorta di via di mezzo:
non rompere gli equilibri internazionali e gli impegni NATO, ma allo stesso tempo evitare di presentare agli italiani un piano da quasi 15 miliardi di euro per armamenti in un momento economicamente molto delicato.

Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, i programmi che resterebbero prioritari riguarderebbero:

  • Eurofighter,
  • carri armati,
  • sistemi satellitari militari,
  • e altri programmi strategici condivisi con partner europei.

Resta però un punto fondamentale.

Al momento non esiste ancora una conferma ufficiale definitiva sulla cifra finale che verrà realmente utilizzata dall’Italia.

E soprattutto:
resta da capire se anche una cifra ridotta, attorno ai 5 miliardi, sarĂ  realmente sostenibile nei prossimi anni per i conti pubblici italiani.

Perché il nodo politico vero, oggi, sembra essere proprio questo:
come conciliare gli impegni NATO, la pressione europea e la realtĂ  economica che stanno vivendo famiglie e imprese italiane.

— JQ

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