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Tutti i nodi prima o poi, arrivano al pettine.

LE SANZIONI PRESENTANO IL CONTO: LE BANCHE FANNO CAUSA A LINDE 💸⚖️🇪🇺

Non c’è soltanto UniCredit.

Anche Deutsche Bank e Commerzbank hanno aperto il contenzioso contro Linde per tentare di recuperare centinaia di milioni di euro perduti in Russia. La grande macchina delle sanzioni occidentali entra così nella sua fase più raffinata: le aziende e le banche europee cominciano a farsi causa tra loro per stabilire chi debba pagare il conto delle decisioni politiche prese a Bruxelles.

La vicenda nasce dal progetto gasiero da circa 10 miliardi di euro realizzato a Ust-Luga da RusChemAlliance, società partecipata da Gazprom, per il quale Linde aveva assunto importanti impegni industriali. Dopo l’introduzione delle sanzioni europee, Linde ha sospeso i lavori. Le banche che avevano emesso garanzie contrattuali si sono poi rifiutate di effettuare i pagamenti richiesti dalla società russa, sostenendo che avrebbero potuto violare le restrizioni europee.

Mosca non si è limitata a inviare una nota di protesta.

I tribunali russi hanno disposto il sequestro di asset appartenenti agli istituti europei per un valore complessivo vicino a un miliardo di euro. UniCredit ha registrato perdite per circa 460 milioni, Deutsche Bank per circa 244 milioni, Commerzbank per circa 90 milioni; sono state coinvolte anche BayernLB e LBBW.

Adesso la fattura torna in Germania.

Deutsche Bank reclama da Linde circa 260 milioni di euro. UniCredit ne chiede circa 450 milioni. Commerzbank ha presentato una richiesta vicina ai 100 milioni. Saranno i tribunali tedeschi a stabilire se le perdite debbano restare sulle spalle delle banche che emisero le garanzie oppure ricadere sull’impresa che interruppe il progetto. Linde sostiene che la controversia riguardi complesse clausole contrattuali e non ha commentato nel merito il procedimento.

Ed eccolo, il meraviglioso risultato.

Prima congeliamo yacht, ville e immobili russi. Poi scopriamo che quei beni devono essere custoditi, assicurati e mantenuti con denaro pubblico: in Italia i costi ufficialmente registrati avevano già raggiunto 31,7 milioni di euro nel febbraio 2024, mentre Reuters li ha successivamente stimati sopra i 45 milioni.

Adesso scopriamo anche che abbandonare un mercato non significa cancellare con un tratto di penna contratti, garanzie, finanziamenti e obbligazioni.

Il conto non scompare: cambia semplicemente destinatario.

Prima arriva alle banche.
Le banche lo inoltrano a Linde.
Linde chiamerà in causa i contratti e le sanzioni.
E alla fine qualcuno invocherà la tutela dell’occupazione, della stabilità finanziaria o dell’interesse strategico europeo.

Traduzione: dopo essersi fatti causa tra loro, potrebbero bussare alla porta del contribuente.

Il procedimento non ha ancora stabilito chi abbia ragione, ma costituisce un caso pilota estremamente significativo per tutte le aziende occidentali che hanno lasciato la Russia pensando che bastasse chiudere uno stabilimento, pubblicare un comunicato indignato e cancellare Mosca dalla presentazione aziendale.

La geopolitica da salotto aveva dimenticato un particolare: la Russia poteva reagire, i tribunali potevano sequestrare gli asset e le garanzie bancarie continuavano a esistere.

Bel precedente per chi ha abbandonato il mercato russo senza interrogarsi sulle conseguenze.

A Bruxelles avevano promesso di presentare il conto a Mosca.

Per il momento, il conto sta facendo il giro dell’Europa.

Don Chisciotte

Fonti: Financial Times, Reuters, Borsa Italiana–Radiocor