Si spostavano verso la Garfagnana lanciando bombe a mano oltre ogni siepe
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Si spostavano verso la Garfagnana lanciando bombe a mano oltre ogni siepe
I primi successi nella attività dello spionaggio nemico in montagna si erano potuti registrare non solo in occasione del rastrellamento di Pasqua [1944] in III Zona – effettuato con una precisione che testimoniava la presenza di abili informatori all’interno dello schieramento partigiano – ma anche in altre zone della Liguria, nello stesso mese di aprile.
Nella zona dipendente dal Comitato Militare di La Spezia, ad esempio, due agenti nemici – presentatisi in formazione quali latori di un ordine di esecuzione emanato da un inesistente C.L.N. – erano riusciti a sobillare un gruppo di uomini del reparto partigiano dislocato a Sassalbo, sopra Fivizzano [n.d.r.: provincia di Massa-Carrara in Toscana], ottenendo l’uccisione del comandante e lo scioglimento del reparto stesso (1).
Essi erano riusciti là dove pochi giorni prima aveva fallito una colonna di Camicie Nere e di G.N.R., proveniente da Carrara, il cui attacco la formazione aveva respinto sotto Collegnago.
In quella zona si recarono, il 23 aprile, due membri del C.M. spezzino – Jacopini e Matazzoni (2) – per entrare in contatto con una banda operante nell’Argenia, presso la quale contavano di incontrare l’R.T. Domenico Azzari (Candiani) che pur essendo stato paracadutato troppo lontano dalla località assegnatagli dagli Alleati aveva ugualmente cominciato a richiedere aviolanci a favore di quel reparto (3).
In quel periodo, i partigiani (4) avevano provveduto a disarmare il posto di blocco del Cerreto, ad impedire la consegna del bestiame all’ammasso bandito dai fascisti e ad effettuare alcuni attacchi improvvisi a pattuglie ed a colonne nemiche (5).
L’uccisione di due militi nel corso di una di queste azioni fornì al Comando germanico il pretesto per un grande rastrellamento, il primo che investiva l’alta Lunigiana (6).
Preceduto dalla affissione in tutti i paesi della zona del proclama diramato in quei giorni dal maresciallo Kesselring (7), l’attacco ebbe inizio la sera del 4 maggio: le precise notizie messe a disposizione del Comando tedesco dalle due stesse spie che per incarico della prefettura di Massa si erano infilfrate nella banda di Sassalbo, avevano enormemente facilitato la elaborazione di un dettagliato piano di rastrellamento.
Esso prevedeva la convergenza nella zona di 3 colonne – circa 2.000 uomini tra G.N.R., Camicie Nere, X Mas e tedeschi – provenienti rispettivamente da Massa, da La Spezia e da Reggio; il concentramento del grosso delle truppe a Fivizzano doveva far credere che il paese costituisse la base di partenza per l’unica direttrice di attacco su Mommio [n.d.r.: frazione collinare del comune di Fivizzano], dove era dislocato il campo partigiano. Invece, contemporaneamente al movimento della colonna da Fivizzano, un’altra colonna doveva muovere nella notte attraverso il Cerreto per giungere ai fianchi e alle spalle dello schieramento partigiano.
Il dispositivo non diede i risultati attesi solo perché la seconda colonna iniziò il fuoco senza attendere che la prima colonna completasse l’accerchiamento del campo: questo consentì alla maggior parte degli uomini della banda di mettersi in salvo.
Tuttavia il nemico insistette per quattro giorni operando con intenti punitivi sulle popolazioni e rastrellando sistematicamente la zona dalla valle del Rosaro all’alta valle dell’Aulella, da Sassalbo a Giuncugnano, dal Cerreto al passo dei Carpinelli: oltre cento case bruciate (8), decine di contadini e di pastori uccisi, migliaia di capi di bestiame massacrati o razziati, lungo tutto il percorso dei reparti che lentamente si spostavano verso la Garfagnana lanciando bombe a mano oltre ogni siepe, indirizzando il fuoco dei loro mortai su ogni villaggio e su ogni bosco, sparando raffiche lungo ogni sentiero (9).
Più che un’azione anti-partigiana questa fu soprattutto una sanguinosa azione di rappresaglia contro le popolazioni inermi: pochissimi furono infatti i partigiani caduti nel rastrel[amento, a paragone delle vittime civili (10).
Non si può escludere che l’estensione, la durata e la forza di questo rastrellamento – indubbiamente sproporzionato alla entità delle forze partigiane presenti in zona – fossero già in relazione con le intenzioni germaniche di installare a Fivizzano, come poco dopo avvenne, una importante sede di Comando sulla linea gotica (11).[NOTE](l) Si trattava del partigiano RENZO, uomo coraggioso e stimato dalle popolazioni; l’episodio si può spiegare solo se si considera la confusione che ancora prevaleva nel periodo in cui avvenne. Cfr. in merito “CANTA IL GALLO” ediz. Il Gallo di Renato Jacopini a pag. 32-33.
(2) Matazzoni, tenente pilota in S.P.E., arrestato nel giugno ’44, morì nel campo di concentramento in Germania
(3) La missione iniziale di Candiani – sottuffiiale di Marina in S.P.E. – era stata quella di operare fra Firenze e l’Appennino toscano per conto delle formazioni di quella zona .
(4) Il reparto era inizialmente composto di una cinquantina dì uomini – di cui almeno 30 erano ex prigionieri di guerra britannici, francesi, sovietici, sudanesi e persino indiani – ed era in contatto con un piccolo nucleo guidato da due ufficiali britannici “WILLIAM” e “TERRY” stabilitisi a Castelletto, frazione di Giuncugnano.
(5) La formazione di Mommio aveva ricevuto anche un lancio – la notte del 22 aprile – che era però andato quasi tutto disperso.
(6) Jacopini (op. citata a pag. 39) paragona questo rastrellamento ad una vera e propria azione di linea: per il raggio e la durata, più che per i risultati militari raggiunti.
(7) Testo del proclama affiso a Fivizzano e nel circondario: «Il comandante supremo delle forze armate germaniche proclama: Chiunque sia trovato in possesso di armi ed esplosivi non denunciati al più vicino Comando tedesco, sia fucilato. Chiunque dia alloggio a partigiani, o li protegga, o li soccorra di abiti, cibo o armi, sia fucilato. Chiunque sia a conoscenza di un gruppo di ribelli o anche di un solo ribelle e non ne dia notizia al Comando più vicino, sia fucilato. Chiunque dia al nemico o ai partigiani notizie sulla dislocazione di comandi tedeschi o di installazioni militari, sia fucilato. Ogni villaggio in cui sia provata la presenza di partigiani o nel quale siano avvenuti attacchi contro soldati tedeschi o italiani, o nel quale siano avvenuti tentativi di sabotaggio a depositi di guerra, sia raso al suolo. Inoltre siano fucilati tutti gli abitanti maschi del villaggio, di età superiore ai 18 anni. Le donne e i bambini saranno internati nei campi di lavoro».
(8) Solo a Mommio, 70 delle 72 case furono bruciate.
(9) Testim. Jacopini.
(10) I caduti partigiani accertati furono non più di 6: i due fratelli Bertolucci uccisi in uno scontro con una pattuglia della Decima a Regnano, un partigiano isolato sorpreso ed ucciso a Sermezzana e altri 3 – sorpresi dal rastrellamento nel bosco di Caugliano – i cui cadaveri furono esposti sulla piazza di Fivizzano a scopo dimostrativo.
(11) Quando, in aprile, nel paese era stato affisso il manifesto di Mussolini che invitava gli sbandati a presentarsi entro il 25 maggio, mani ignote avevano risposto scrivendo sul manifesto stesso il ritornello di una canzone allora in voga: «vieni, c’è una strada nel bosco» (cfr. Jacopini op. citata).
Giorgio Gimelli, Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume II, Istituto Storico della Resistenza in Liguria, 1969, pp. 145-148
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