Cile: dall’Assemblea costituente allo stato di emergenza


Pubblichiamo l'articolo di un compagno cileno sull'ascesa alla presidenza della repubblica di Kast, ponte di collegamento tra la destra pinochettista “di un tempo” e il sovranismo fascistoide contemporaneo.

L’11 marzo José Antonio Kast ha prestato giuramento come presidente del Cile. Nel giro di poche ore ha firmato sei decreti di emergenza, e qualsiasi illusione fosse rimasta riguardo alla transizione post-dittatoriale è stata spazzata via senza tante cerimonie.

Kast guida il Partido Republicano, una formazione di estrema destra discendente dalle fazioni pinochettiste fuse con il conservatorismo evangelico e quel tipo di atteggiamento “anti-establishment” che, in Cile come altrove, finisce sempre per significare le frazioni più aggressive del capitale nazionale che esigono che lo Stato faccia il loro lavoro senza scusarsi. La sua coalizione unisce la destra tradizionale (UDI, RN) a queste correnti più recenti, tutte convergenti sullo stesso programma: accelerare l’estrattivismo, sopprimere il dissenso, subordinare tutto il resto al ripristino della redditività. La cerimonia di insediamento lo ha detto chiaramente, dato che erano presenti Javier Milei, Daniel Noboa e gli esiliati dell’opposizione venezuelana. Questo è il modello regionale emergente: l’autoritarismo esecutivo che funge da strumento del capitale estrattivista e dell’allineamento con Washington, senza le mediazioni parlamentari che cominciavano a sembrare costose.
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