"È un meccanismo che studio da anni e che ho visto all’opera in decine di crisi reputazionali: la stessa identica informazione produce reazioni completamente diverse a seconda di come viene incorniciata. Daniel Kahneman e Amos Tversky lo hanno formalizzato come Framing Effect, e applicato a quello che sta succedendo funziona così: “stiamo smantellando la privacy dei cittadini” e “stiamo proteggendo i bambini dai pedofili” possono descrivere la stessa identica azione tecnica, ma la seconda formulazione rende quasi impossibile opporsi senza sembrare dalla parte sbagliata.

È quello che nel mio libro Tette e Gattini, pubblicato neanche un anno fa, ho chiamato la Pipeline Paternalismo-Totalitarismo: un meccanismo che funziona sempre allo stesso modo, indipendentemente dall’epoca e dalla tecnologia. Si parte da un obiettivo che nessuna persona di buon senso potrebbe contestare (proteggere i bambini dalla pornografia, dai pedofili, dalla dipendenza), si costruisce un’infrastruttura tecnologica per perseguire quell’obiettivo, e poi quell’infrastruttura, una volta che esiste, viene inevitabilmente riutilizzata per scopi che con i bambini non c’entrano più nulla. Non è una teoria complottista, è una regolarità storica documentata: le intercettazioni telefoniche nate per combattere la mafia sono diventate strumenti di spionaggio politico, le telecamere di sorveglianza installate per prevenire il terrorismo sono diventate strumenti di controllo dei manifestanti, i metadati raccolti dalle compagnie telefoniche per la fatturazione sono diventati il cuore del programma PRISM della NSA rivelato da Snowden nel 2013.

Lawrence Lessig, il giurista di Harvard che nel 1999 scrisse Code: And Other Laws of Cyberspace, ha formulato un principio che illumina perfettamente la dinamica: il codice è legge. L’architettura tecnologica non è neutra, è una forma di regolazione tanto quanto una legge votata dal parlamento; una porta troppo stretta per una sedia a rotelle non è una legge che vieta l’accesso ai disabili, ma il risultato è identico. Quando Apple introduce la verifica dell’età obbligatoria, quando Meta rimuove la crittografia end-to-end da Instagram, quando il governo britannico impone la verifica dell’identità per accedere ai contenuti online, non stanno scrivendo leggi: stanno scrivendo codice, che ha la stessa forza di una legge ma senza passare per il parlamento, senza dibattito pubblico, senza possibilità di appello.

Nell’India coloniale britannica, il governo di Delhi, preoccupato per il numero di cobra nelle strade, offrì una ricompensa per ogni cobra morto consegnato; i cittadini iniziarono ad allevare cobra per ucciderli e incassare la ricompensa, il governo cancellò il programma, gli allevatori liberarono i cobra, e alla fine c’erano più serpenti di prima. In economia comportamentale si chiama Effetto Cobra, e descrive esattamente ciò che sta accadendo con la regolamentazione delle piattaforme: ogni soluzione pensata male crea un problema più grande di quello che intendeva risolvere. La crittografia end-to-end che Meta rimuove da Instagram oggi è la stessa crittografia che protegge le fonti dei giornalisti, le comunicazioni degli attivisti per i diritti umani nei regimi autoritari, i dati bancari di chiunque faccia un acquisto online. Una backdoor per i buoni non esiste, perché qualsiasi vulnerabilità è sfruttabile da chiunque, e l’idea che un sistema possa essere “un po’ sicuro” è come l’idea che una porta possa essere “un po’ chiusa”. La verifica dell’identità che Apple introduce oggi in UK per proteggere i minori è la stessa infrastruttura che domani può essere usata per bloccare l’accesso a contenuti scomodi, per identificare chi visita certi siti, per creare un database centralizzato di ogni singola attività online di ogni singolo cittadino; e i database centralizzati, come ci ricordano i breach italiani del 2025 con le scansioni dei documenti d’identità degli hotel finite in vendita sul dark web, non sono una questione di “se” verranno violati, ma di “quando”.

La malattia è grave, ma la cura che ci stanno proponendo non guarisce il paziente: lo trasforma in qualcosa che non avrebbe mai voluto diventare.​
E la domanda che dovremmo farci ogni volta che un governo dice “lo facciamo per i bambini” è sempre la stessa: cosa sta facendo con l’altra mano?

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