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Qui ci sta bene uno spazio

ecco vedi la poesia deve respirare nascendo dal bianco innalzarsi come cresta d’onda per poi immergersi fino allo spasimo in profondità d’echi e ancora su con lo slancio felice d’un enjambement vedi la poesia è una tipa selettiva sfoglia scandaglia spoglia immagini le riveste a sua somiglianza porta sogni e nuvole al guinzaglio

. Questa poesia, intitolata “Qui ci sta bene uno spazio”, si apre con l’affermazione che il vuoto, il bianco, ha un’importanza essenziale: è lo spazio in cui la poesia può respirare e dare vita alle proprie forme. L’autore ci invita a vedere la poesia non semplicemente come parole disposte su un foglio, ma come un organismo vivente che nasce dal nulla, si eleva come la cresta di un’onda e si immerge nelle profondità degli echi, per poi rinascere con la fluidità e il dinamismo proprio dell’enjambement.

Le immagini che si susseguono – “la poesia è una tipa selettiva”, “sfoglia, scandaglia, spoglia”, “porta sogni e nuvole al guinzaglio” – sono una personificazione intensa e vivace del processo poetico. La poesia diventa così un essere capace di toccare, scegliere e trasformare le percezioni, vestendole a sua somiglianza e guidando elementi così effimeri come sogni e nuvole. Questa visione sottolinea come l’atto creativo non sia mero arbitrio, ma un lavoro di cura, di selezione e di trasmutazione, in cui il caos iniziale si organizza in una forma dotata di bellezza e significato.

Oltre a celebrare il potere creativo del linguaggio, il testo è anche una riflessione metapoetica: l’enjambement non è solo una tecnica stilistica, ma diventa il simbolo dello slancio vitale che spinge la poesia a superare i confini della forma. In questo senso, il “bianco” diventa il terreno fertile in cui germogliano le idee, e lo spazio – tanto fisico quanto concettuale – è essenziale per permettere al verso di espandersi, cadere e rialzarsi, proprio come accade nella vita reale.

Questa lettura ci invita a ripensare il rapporto tra forma e contenuto, dove il silenzio e il vuoto non sono assenti, ma al contrario indispensabili, quasi come una tela bianca che aspetta di essere trasformata in un’opera d’arte. La poesia, nel suo viaggio tra rigore e libertà, ci ricorda che ogni intervallo, ogni pausa, è carico di possibilità, capace di dare respiro al pensiero e alla sensibilità dell’autore. Se l’argomento ti incuriosisce, potremmo esplorare come concetti simili emergono in altre correnti poetiche, ad esempio nella poesia concreta o nel postmodernismo, dove lo spazio bianco e la struttura del verso assumono ruoli fondamentali nel comunicare significati profondi e multistratificati. Come vedi, c’è molto da dire su come il “vuoto” diventi fonte di ricchezza creativa nella letteratura contemporanea.


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