Posizioni ragionevoli, anche se non tutte pienamente fondate. Più in generale, diamo la letto-scrittura come un assoluto e pretendiamo che lo sia anche per le nuove generazioni, ma in realtà non è affatto un fondamento dell'essere umano: la letto-scrittura è un lusso, meraviglioso, di cui non potrei fare a meno, ma un lusso; ce lo dobbiamo dire e dobbiamo capirlo per spiegare il processo che sta accadendo; è un lusso che negli ultimi tre secoli abbiamo provato a democratizzare, e che ora alcuni tentano - scientemente? - di rendere nuovamente una facoltà per pochi, a fronte di esigenze della realtà e dei meccanismi di produzione e comunicazione che vanno verso altre strade. Detto questo, e proprio alla luce di quello che penso, credo che spetti alla scuola e all'università insegnare quando e come adoperare le tecnologie digitali e l'IA. Il semplice bando è impraticabile, controlli rigorosi sulle modalità d'uso sono la via, ma occorrono docenti formati, perché una classe di insegnanti che non conosce i meccanismi di funzionamento neurologici e delle tecnologie e che propone come unica soluzione per i problemi il divieto è semplicemente uno struzzo che infila la testa nella sabbia per non guardare una realtà in cambiamento.
Every generation of professors has complained that their students cannot read. Now there’s data to back it up
chronicle.com/article/my-stude…
in reply to Sebastiano Cuffari

Da una parte, voglio che si sfati il mito dell'impossibilità dell'esistenza senza la letto-scrittura, o persino che la perdita della letto-scrittura coincida con un abbassamento delle facoltà cognitive: è una ipersemplificazione e le cose sono molto più complicate di così. Detto questo, è un lusso che abbiamo democratizzato e che ora si cerca di fare tornare un lusso: dobbiamo fare in modo che quel lusso resti attrattivo, desiderabile, un'aspirazione. Pensare di fare questo togliendo e vietando vuole dire non capire nulla della psiche umana e della realtà contemporanea