Linee guida sul Fine vita in Lombardia: “E’ l’atto che smentisce il Consiglio sulla ‘non’ competenza regionale, senza però riconoscere i diritti”
Dichiarazione di Marco Cappato e Cristiana Zerosi
L’atto che l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso ha preannunciato di inviare alle strutture sanitarie è innanzitutto l’ennesima conferma della piena competenza regionale in materia, smentendo così quanto stabilito dal Consiglio regionale (che aveva votato la propria incompetenza) e quanto incessantemente ripetuto dai Consiglieri di Fratelli d’Italia. Se non fosse competenza regionale, Bertolaso starebbe semplicemente compiendo un abuso.
Nel merito, il documento predisposto da Bertolaso – a quanto è dato sapere- rappresenta un serio tentativo di superare le resistenze e i boicottaggi riscontrati finora nel rispondere alle richieste di aiuto medico alla morte volontaria, perché definisce le modalità di coinvolgimento delle strutture e del personale sanitario, nonché le tempistiche. I problemi che restano sono due: il primo è che le linee guida hanno valore (non vincolante) solo per le strutture sanitarie, mentre una legge riconosce un diritto per i pazienti; il secondo che è che i tempi di attesa indicati (5 mesi per rispondere alle richieste) non sono accettabili per persone in condizioni di sofferenza insopportabile.
Per questi motivi, continua la mobilitazione dell’Associazione Luca Coscioni per la raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare regionale “Liberi subito”, al fine di stabilire norme certe e vincolanti per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale. Un legge regionale resterà infatti necessaria anche dopo l’emanazione dell’atto di Bertolaso, che ne conferma semmai la base giuridica.
L'articolo Linee guida sul Fine vita in Lombardia: “E’ l’atto che smentisce il Consiglio sulla ‘non’ competenza regionale, senza però riconoscere i diritti” proviene da Associazione Luca Coscioni.