Una certa attenzione all’Aginter Presse fu data dal giudice Giovanni Tamburino
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Giannettini, la cui figura emerse durante le indagini relative alla strage di piazza Fontana, raccontò di aver conosciuto Guillou a Lisbona nel 1964 grazie alla mediazione del capitano dell’Organisation de l’Armée Secrète Jean-René Souetre, provando una volta di più i legami intercorsi tra i terroristi francesi e l’estrema destra italiana.
La vicenda dell’Aginter Presse terminò nel 1974, quando la «Rivoluzione dei garofani» dell’aprile mise fine al regime di Marcelo Caetano, costringendo i suoi dirigenti e i loro sottoposti e simpatizzanti a rifugiarsi nella più accogliente Spagna. Nel maggio, un gruppo di militanti favorevoli al nuovo governo portoghese, in seguito alla delazione di un ufficiale della PIDE, fece un’irruzione nei locali della sedicente agenzia, in Rua das Praças, trovando una vera e propria miniera di documenti. All’interno dei locali, venne inoltre scoperta una vera e propria fabbrica di atti contraffatti, insieme a una collezione di timbri e visti relativi alle frontiere di tutta Europa. Dall’esame della documentazione ritrovata, la Commissione di smantellamento della PIDE rivelava che “[…] l’AGINTER PRESS era stata, sino all’aprile 1974, un centro di eversione internazionale, finanziato non solo dal Governo portoghese ma anche da altri Governi europei, dietro cui si celava: – Un centro spionistico legato ai servizi segreti portoghesi e ad altri servizi segreti occidentali quali la C.I.A. e la rete tedesco-occidentale GEHLEN; – Un centro di reclutamento e di addestramento di mercenari e terroristi specializzati in attentati e sabotaggi soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo; – Un’organizzazione fascista internazionale denominata «ORDRE ET TRADITION» e il suo braccio militare O.A.C.I. (ORGANISATION D’ACTION CONTRE LE COMMUNISME INTERNATIONAL)” <582.
Qualche mese dopo l’inquietante scoperta, un anonimo dissidente politico portoghese telefonò alla redazione de L’Europeo, a Milano, chiedendo del giornalista Corrado Incerti – conosciuto proprio in occasione della caduta del regime di Caetano – al quale riferì: “Vada al Barrio da Lapa, al numero 13 di Rua das Praças. I militari hanno appena sequestrato una valanga di documenti di un’agenzia terroristica chiamata Aginter Presse e li hanno nascosti nel palazzo della Pide. Non troverà niente, ma sono certo che questa notizia interesserà molto all’Italia” <583.
Insieme al collega Sandro Ottolenghi e al fotografo Piero Raffaelli, Incerti si diresse a Lisbona per visionare i documenti sequestrati. Riuscirono a leggerne solo una piccola parte, poiché furono presto allontanati con una scusa e gli fu impedito di vederne altri ma fu grazie a Raffaelli se, oggi, ci resta una prova fotografica di alcuni di essi. Nel novembre 1974 Incerti e Ottolenghi pubblicarono la loro inchiesta su L’Europeo, in un articolo intitolato “Giornalisti italiani al servizio dell’agenzia terroristica”, nel quale furono inoltre riprodotti alcuni brani del documento “Notre action politique”. “In sostanza, come risulta dalla fitta corrispondenza tra Leo Negrelli (un giornalista italiano residente a Madrid deceduto qualche mese fa, redattore della Voce dell’Occidente) e Guérin-Serac (direttore dell’Aginter Presse), l’agenzia portoghese operava «parallelamente e contemporaneamente» in due campi: informazione – propaganda (e si chiamava Aginter Presse) e azioni eversive pratiche (e allora prendeva il nome di OACI, «Organisatione Armée contre le Comunisme International»; dov’è evidente l’influenza dell’OAS e dove sono ben chiari gli scopi). Guérin-Serac definisce sempre l’OACI come «organizzazione».
In queste strutture operavano gli agenti veri e propri a tempo pieno (classificati in codice «S1» se speciali e «I1» se ufficiali) e i collaboratori diretti di ogni paese (classificati come «H1»). Gli «H1» italiani erano una trentina, e di essi molti erano giornalisti” <584.
Si diceva, per esempio, di Guido Giannettini: «Da prendersi con le pinze», «legato a Pino Rauti di Ordine Nuovo»; «ha preso contatto con la Legione Portoghese nel 1962-1963: in seguito a ciò ha inviato un rapporto a Gomes Lopes, funzionario del servizio Sicurezza della Legione». Su Giano Accame, invece, si segnalava un primo contatto il 17 dicembre 1966, mentre era definito «giornalista al Borghese, responsabile del movimento Nuova Repubblica e redattore capo della rivista omonima». Suoi intermediari sarebbero stati il terrorista dell’OAS “Jean Brune e Umberto Mazzotti; non è il tipo italiano classico, forte personalità, grande intelligenza politica; di origine fascista e sposato con la figlia di un gerarca fascista; forte tendenza nazionalsocialista: non manifesta i suoi sentimenti, anzi fa il contrario; Accame vuol possedere un movimento politico ristretto che sia indipendente e che prepari l’elaborazione di una nuova forma politica in Italia; pensa di poter essere interlocutore valido o perlomeno intermediario fra il regime e l’esercito se questo entra in crisi contro il primo; possiede numerosi contatti internazionali, soprattutto tedeschi; gioca la carta Strauss con cui è in rapporti epistolari; è corrispondente a Roma della «rete» di origine tedesca, cinghia di trasmissione dell’organizzazione Gehelen; mi ha fornito [all’agente dell’organizzazione autore del rapporto, NdA] numerosi contatti in Germania e altrove” <585.
L’articolo proseguì aggiungendo: “Altri giornalisti italiani schedati come «H 1» e dei quali, negli archivi, giace una fitta corrispondenza con Lisbona sono: Giorgio Torchia […], Pino Rauti, Armando Mortilla […], Ezio Ciccarella, Umberto Mazzotti, Michele Rallo del Secolo d’Italia. In una sua relazione del 25 novembre 1966, inoltre l’agente Joel parla di Piero Buscaroli del Borghese. Dice: «Costui è un amico di sempre. È un giornalista di cui mi aveva parlato Mazzotti e che ha importanti contatti nel Sud-Est asiatico e nell’Estremo Oriente. Mantiene rapporti amichevoli con il generale Ky. In più Buscaroli è in legame diretto con l’equipe dirigente dei conservatori americani»” <586.
L’articolo, come si può ben comprendere e alla luce della scomparsa dei documenti dell’Aginter Presse, fu una vera e propria miniera di informazioni sui rapporti tra il gruppo facente capo a Yves Guillou e l’estrema destra italiana, in un momento in cui, nella penisola, emergeva con sempre maggiore evidenza l’esistenza di una pista ordinovista dietro le stragi di Milano e Brescia.
Una certa attenzione all’Aginter Presse in seguito alla pubblicazione dell’inchiesta fu data, nel dicembre 1974, dal giudice Giovanni Tamburino, nell’ambito dell’inchiesta sulla «Rosa dei Venti». Emilio Santillo, all’epoca responsabile della Direzione generale di pubblica sicurezza – Servizio informazioni generali e sicurezza interna (Dgps-Sigsi), accluse l’inchiesta di Incerti alle indagini condotte in merito evitando, però, di segnalare il nome di Mortilla, seppure presente tra i documenti rinvenuti nella sede dell’Aginter. Solamente in seguito al trasferimento del sedicente giornalista in Spagna il suo nome fu rivelato, ancora una volta, da Umberto Federico D’Amato, il quale aspettò, tuttavia, che non ci fossero altre scappatoie: era infatti facilmente intuibile dai documenti rinvenuti che il contatto romano di Guillou fosse Mortilla. È qui interessante notare come D’Amato, comunque, decise di evitare di rivelare che Mortilla fosse la fonte «Aristo», probabilmente, come suggerito da Aldo Giannuli, per nascondere la sua reale mansione – più o meno prevista – di «agente provocatore» <587.
Con la dovuta eccezione dell’indagine di Tamburino, l’eco dell’articolo di Incerti, però, fu piuttosto modesta, e la sua importanza fu riconosciuta solamente negli anni Novanta, con la già citata «Sentenza-ordinanza» del magistrato Guido Salvini.[NOTE]582 Giudice istruttore di Milano, dottor Salvini, rg. 2/92 F, sentenza ordinanza del 3 febbraio 1998 contro Rognoni Giancarlo + 32, cit., p. 368.
583 A. SCERESINI, Internazionale nera, cit., p. 13.
584 C. INCERTI, S. OTTOLENGHI, P. RAFFAELLI, Giornalisti italiani al servizio dell’agenzia terroristica, «L’Europeo», 28.11.1974 (l’articolo è consultabile online all’indirizzo: ecn.org/ponte/doss12/novita/ag…).
585 Ibidem.
586 Ibidem.
587 A. GIANNULI, E. ROSATI, Storia di Ordine Nuovo, cit., p. 72.
Veronica Bortolussi, I rapporti tra l’estrema destra italiana e l’Organisation de l’Armée Secrète francese, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Anno Accademico 2016-2017collasgarba.wordpress.com/2024…
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