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Sfide e opportunità per la famiglia in Europa


Foto di Serge Degtyarev/Pexels
Il decimo anno della pubblicazione dell’esortazione apostolica di papa Francesco Amoris laetitia (2016) offre l’occasione di riflettere sulla situazione della coppia e della famiglia in Europa. Viviamo in un’epoca di cambiamenti sociali estremamente importanti, che pesano sull’istituzione della famiglia, ma anche in un momento di opportunità uniche per la verità evangelica della medesima. È necessario considerare con lucidità un certo numero di fattori delle nostre società. Essi sono particolarmente evidenti in Europa, ma vanno ben oltre i suoi confini.

Innanzitutto tratteremo delle sfide odierne, poi cercheremo di indicare percorsi di azione per il futuro radicati in esperienze attuali[1].

Una società sempre più anziana


Le nostre società presentano un numero di persone anziane senza precedenti nella storia dell’umanità. In Italia, per fare solo un esempio, il 25% della popolazione ha più di 65 anni e l’età media supera i 46 anni[2]. Mai infatti il mondo aveva conosciuto una tale percentuale di anziani. Anche il fatto che l’età alla nascita del primo figlio tenda inesorabilmente ad aumentare – spesso oltre i trent’anni – invecchia l’intera struttura familiare. Papa Francesco insisteva molto sul ruolo dei nonni, ma i nonni di domani saranno le persone nate negli anni Sessanta, molto più fragili e individualiste della generazione della guerra e del dopoguerra. Siamo una società sempre più anziana, sempre più individualista e sempre meno adatta a famiglie numerose e bambini piccoli.

Il crollo della natalità


Il crollo della natalità è il fenomeno che colpisce di più nelle nostre società. Un gran numero di coppie sceglie di non avere figli – ad esempio, secondo l’Istat, circa il 30% in Italia già nel 2011 – e le famiglie numerose sono sempre più rare. I fattori che spingono alla denatalità sono numerosissimi (torneremo sul alcuni di essi più avanti): il nuovo modello della cosiddetta «educazione benevola», che logora i genitori; il crescente ritardo dell’età del matrimonio; la priorità data alla realizzazione professionale; l’allungamento dei percorsi formativi legati al mercato del lavoro; le difficoltà economiche e abitative per i giovani in Paesi sempre più gerontocratici; l’eco-ansia; la discriminazione subdola con cui devono confrontarsi le giovani madri; l’aumento strutturale dell’infertilità, accentuato dal ritardo del matrimonio; la crescente immaturità affettiva ed emotiva dovuta all’assenza di vere soglie di ingresso nell’età adulta ecc. La maggior parte dei Paesi europei ha un indice di fecondità molto basso, che comporta un dimezzamento della popolazione a medio termine (esclusa l’immigrazione)[3]. Anche in questo caso, si tratta di un fenomeno inedito nella storia dell’umanità.

Non si parla abbastanza dell’impatto di questa realtà demografica, che non risparmia neppure i cattolici. Il che genera, di riflesso, un’angoscia esistenziale e civile, quando gli autoctoni in Europa constatano il massiccio cambiamento di popolazione in corso.

Questa accentuata denatalità, che dura da decenni, ha un altro effetto indiretto: la percentuale di figli unici è aumentata notevolmente, e i figli unici partono con uno svantaggio sociale: spesso sono meno inclini al matrimonio o alla vita religiosa, essendo sempre stati al centro della famiglia. Frequentemente subiscono forti pressioni in nome di un obbligo di successo secondo i criteri dei genitori. Lo si vede in Cina[4], così come in Italia. Statisticamente, essi diventeranno coniugi più fragili.

L’evoluzione del sistema di valori


I valori promossi dalla cultura dominante sfavoriscono l’impegno a lungo termine e la fedeltà. Il sistema di valori occidentale è cambiato in maniera considerevole: il principio del piacere e l’individualismo hanno assunto un ruolo primario, mentre ha perso valore la capacità di gestire la frustrazione, perseverare nella costanza, ossia quel valore cristiano centrale per san Paolo, la hypomonē, «perseveranza, costanza, coraggio, pazienza, resistenza». Gli individui che non sono stati abituati a vivere nella privazione e nella solidarietà come le numerose generazioni del dopoguerra cedono più facilmente di fronte alle difficoltà che si presentano. Spesso si sentono dire frasi come: «Non sono destinato a essere infelice»; «In questa relazione, sono un perdente: non può più durare»; «Voglio vivere un po’ per me stesso»; «Perché dovrei sacrificare la mia carriera, il mio lavoro, i miei amici?» ecc.

È la società globale che corre il rischio di diventare un insieme di bambini viziati. Non sorprende che siano le famiglie numerose cattoliche – o ebree o musulmane – praticanti, in cui i figli svolgono attività extrascolastiche e in cui gli schermi sono più o meno banditi, a cavarsela meglio. Ciò non significa che lì sia tutto rose e fiori! È infatti vano cercare di isolarsi completamente dalla società globale. Il matrimonio non è più affatto una scelta sociale scontata, e la concezione cattolica del matrimonio è sempre più lontana dalla realtà vissuta dai giovani adulti. Eppure, la famiglia rimane un valore apprezzato da tutti i sondaggi di opinione.

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Il peso complessivo delle separazioni


È un tabù sociale, ma non si può sottovalutare la condizione di fragilità dei figli di divorziati e separati. La violenza psicologica del divorzio e i traumi che le separazioni comportano generalmente in Europa passano sotto silenzio. E lo Stato se ne disinteressa, benché tutti gli studi mostrino l’impatto negativo di questo fenomeno a livello sociale (minore successo scolastico, violenza nelle scuole, background dei detenuti, pressione sugli alloggi, isolamento delle madri single, scarsa autostima ecc.). È un tema delicato, e nelle cene mondane si parla spesso di questi divorzi che «vanno molto bene» e di questi figli che «se la cavano alla grande». Ciò non è del tutto falso, vista la banalizzazione del fenomeno, ma così si sottovaluta il modo in cui il divorzio dei genitori influisce sui figli, dissuadendoli profondamente dall’impegnarsi nel matrimonio, o aumentando la loro ansia al momento di impegnarsi. Ebbene, la percentuale di bambini che crescono in questo tipo di ambiente è significativa[5].

La questione di genere


Uno studio approfondito dell’Ined (Institut national d’études démo­grafiques), pubblicato in Francia nell’aprile 2025, mostra che solo l’80% delle giovani donne tra i 18 e i 29 anni si identifica come eterosessuale. Oggigiorno ragazze di 15 anni affermano di aver avuto relazioni intime con la loro migliore amica, affermando al tempo stesso di essere tranquillamente eterosessuali. Le cifre variano da Paese a Paese, ma la tendenza è chiara. Ciò renderà ovviamente più difficile per queste persone – una minoranza significativa – la scelta del matrimonio cristiano; anche nei corsi di preparazione al matrimonio troviamo fidanzati che rivelano le loro esperienze omosessuali o le loro esitazioni interiori riguardo al genere. Questo indebolisce il loro impegno.

Si osserva una forte tendenza – certamente favorita dalla cultura mediatica «alla moda», ma che la supera – all’aumento del numero di giovani che si definiscono «trans». Questa fragilità del confine di genere, questa incertezza emotiva e affettiva colpisce la nuova generazione e deve ancora trovare il suo posto nei corsi di preparazione al matrimonio. Anche se siamo accoglienti e benevoli verso chiunque, dobbiamo altresì riconoscere che ciò rende l’impegno e la fedeltà più difficili. Si registrano anche divorzi inaspettati di coppie sposate da una ventina d’anni, in cui un coniuge se ne va con una persona del proprio sesso.

Bisognerebbe aggiungere un fattore fondamentale da non trascurare: l’onnipresenza della pornografia. Essa colpisce soprattutto i ragazzi (ma non solo) a partire dagli 11/12 anni (e talvolta anche più giovani) e influisce in modo duraturo sul loro rapporto con il sesso e le donne. La lotta contro tale dipendenza dovrebbe essere una priorità anche per la Chiesa. Numerosi sessuologi hanno ampiamente dimostrato i danni che la pornografia provoca alla sessualità coniugale e ai giovani adulti[6], contribuendo a indebolire ulteriormente un legame già di per sé complesso e delicato. Oltre che della pornografia, occorre tener conto della pervasività del digitale con i suoi effetti perversi.

La realtà dell’eco-ansia


Il riscaldamento climatico pesa sulle giovani generazioni in un modo che non va sottovalutato. Tra il 12 e il 25% dei giovani adulti in Europa dichiara di non volere figli a causa dell’attuale situazione del Pianeta[7]. La crisi climatica che si aggrava, così come la crisi del sistema democratico e l’ascesa dei negazionisti del riscaldamento globale generano un clima di ansia che indebolisce l’idea di un impegno a lungo termine, in cui dare la vita è percepito come un elemento fondamentale della gioia e della felicità. Eppure, questo rappresenta il cuore della visione cristiana ed evangelica: è donando generosamente il nostro tempo e le nostre risorse, è donandoci liberamente agli altri che troviamo la gioia. Questa visione è sempre meno condivisa.

Tutti questi fattori indeboliscono la capacità di impegnarsi nel matrimonio. Tuttavia, come ci indicava papa Francesco, «nella famiglia si realizzano gran parte dei sogni di Dio sulla comunità umana. Non possiamo perciò rassegnarci al suo declino in nome dell’incertezza, dell’individualismo e del consumismo, che prospettano un avvenire di singoli che pensano a sé stessi»[8].

Quali sono allora i motivi di speranza? E quali sono gli orientamenti pastorali che già portano con sé un futuro e che potrebbero essere sviluppati? Vorremmo proporre ora alcune intuizioni e presentare alcune nuove iniziative pastorali.

Ritrovare il significato evangelico dell’unione coniugale


Abbiamo un’opportunità storica per tornare al modello coniugale evangelico. Per secoli l’unione coniugale è stata determinata da usanze culturali ancestrali, nell’ambito di un modello patriarcale estremamente potente e antico, che si tratti di costumi latini, germanici o semitici. Ebbene, il modello evangelico ha rappresentato una rivoluzione. Quando Paolo ha dichiarato: «La moglie non è padrona del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è padrone del proprio corpo, ma lo è la moglie» (1 Cor 7,4), ha stabilito un principio di uguaglianza e reciprocità che spesso, storicamente, non si è riusciti a vivere. Oppure quando uno dei suoi discepoli ha introdotto così la sua esortazione agli sposi: «Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri» (Ef 5,21). Gli uni agli altri! Eppure i cristiani, nel complesso, si sono allineati al modello patriarcale, in cui la donna era un essere inferiore, destinato all’obbedienza.

Nell’ultimo millennio, nonostante la lotta della Chiesa per la libertà e per il sacramento, i matrimoni in Occidente erano spesso combinati per interessi materiali, sia per i nobili sia per i contadini. Era il «matrimonio sociale borghese» a far sì che molte coppie restassero insieme pur non vivendo affatto l’ideale evangelico. Fortunatamente quell’epoca è finita. La questione delle violenze domestiche nel mondo cattolico è ancora un grande tabù, benché l’insegnamento della Chiesa sia chiaro. Quante donne, ancora oggi, si rifiutano di prendere in considerazione la separazione da un marito violento, in parte perché pensano che la Chiesa lo proibisca, mentre non è affatto così!

Il livello delle aspettative sociali nei confronti della vita di coppia è aumentato e, in fondo, è una cosa positiva: non ci si può più accontentare di alcuni criteri minimi («Non alza le mani, non tradisce e non beve»). Dobbiamo vivere lo scambio gratuito, la comunicazione, considerare l’altro come un dono, non essere gelosi del coniuge, trovare spazi di respiro e di comunione. La sfida è immensa, ma bella. Sposarsi è diventato una scelta davvero libera, a cui nessuno è obbligato. Ed è proprio ciò che voleva Gesù. Un teologo affermava che «rendendo il celibato per il Regno una scelta legittima, Cristo ha fatto del matrimonio una vocazione»[9]. Nessuno infatti è obbligato a sposarsi, e sposarsi è legittimo solo come scelta di questa forma di vita per adempiere al proprio impegno battesimale ad amare come Cristo. Naturalmente, non bisogna avere aspettative eccessive.

Il teologo moralista Xavier Lacroix amava dire, con umorismo ma anche con profondità teologica, che non bisogna aspettarsi dal proprio coniuge ciò che solo Dio può dare. Occorre evitare l’eccesso di idealizzazione. D’altra parte, se il matrimonio è davvero un cammino di santità, allora deve tendere verso il meglio e verso ciò che è più evangelico. Dobbiamo sia evitare un discorso troppo idealizzato sul matrimonio, a volte facile nella Chiesa (e le aspettative di alcuni giovani cattolici devoti sono eccessive) sia sottolineare la bellezza e la difficoltà della sfida coniugale: proprio perché non è facile, il matrimonio può essere un vero cammino di santità!

La coppia come luogo di evangelizzazione


A causa della crisi morale, spirituale, ecologica e antropologica del nostro tempo, le coppie cristiane possono più che mai diventare una luce e una bussola per i nostri contemporanei. Per favorire ciò, la Chiesa può certamente essere ancora più presente a livello pastorale nelle famiglie. Come fare in modo che i cattolici siano meglio preparati per poter prendere la decisione di impegnarsi nel matrimonio e avere figli? E fare in modo che essi ricevano strumenti per perseverare nel loro impegno? È una questione importante, che dovrebbe mobilitare le nostre migliori risorse intellettuali e spirituali. C’è spazio per iniziative pastorali creative e originali.

Per prima cosa, si tratta di favorire tutto ciò che promuove l’autonomia affettiva e l’apertura agli altri: il movimento scout e tutti i movimenti giovanili in generale sono molto importanti e rappresentano uno dei pochi luoghi in cui i giovani socializzano e crescono nella fede, sostenuti da adulti impegnati. Alcune parrocchie stanno ricreando oratori, e questo dovrebbe essere una priorità: far uscire ragazzi iperprotetti, ossessionati dagli schermi che in realtà li isolano e li deprimono, per metterli in contatto con gli altri.

Podcast | IL PREZZO DELLA DISUGUAGLIANZA


Papa Leone XIV ha lanciato un accorato monito sulla crescente disuguaglianza economica globale, puntando il dito contro l’enorme divario tra i redditi della classe media e quelli delle élite più ricche. Questo gap non è solo una questione economica, ma è un problema morale che minaccia l’equilibrio sociale. Ne parliamo con due economisti: Andrea Boitani e Lorenzo Cappellari.

Scopri di più

In secondo luogo, constatiamo che la proposta della Chiesa per quanto riguarda la preparazione al matrimonio è, nel complesso, davvero valida, portata avanti da laici impegnati, che affrontano argomenti importanti (la libertà, la sterilità, il denaro, la cogenitorialità, la disabilità, il peso del lavoro, i figli, il perdono ecc.). Ma il problema spesso si presenta dopo. Quante coppie fanno parte di gruppi familiari parrocchiali? O di movimenti coniugali come le Équipes Notre-Dame o Amour et Vérité, presenti in tutta Europa? Questi non proteggono dai divorzi, né dall’abbrutimento causato dal lavoro eccessivo[10], ma sono un vero e proprio aiuto. I ritiri per coppie ci sono, ma sono frequentati solo dall’1% delle coppie cattoliche, e di solito vanno a beneficio di chi sta già bene, illustrando quella massima, spiritualmente lucida ma terribile, di Gesù: «Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha» (Mt 25,29).

Luoghi per aiutare le coppie e le famiglie


C’è un’iniziativa nata in Francia che riteniamo vada promossa: le Maisons Familya, le «case della famiglia»[11]. Il loro slogan è: «E se dedicaste del tempo a voi stessi, alla vostra coppia, alla vostra famiglia?». Sono luoghi di accoglienza pluridimensionali, che offrono servizi qualificati di consulenza matrimoniale, di aiuto per bambini e adolescenti, madri single, famiglie ricostituite ecc. Quando esprimono in questi termini i loro obiettivi, ci sembra che dicano ciò che potrebbero dire tutte le parrocchie e diocesi: «[Le Maisons Familya] accolgono e accompagnano in modo incondizionato tutte le persone – indipendentemente dalla loro origine, dalle loro convinzioni o dalla loro situazione familiare – che aspirano a costruire e sviluppare relazioni di qualità e durature con la loro famiglia e i loro cari». Il loro obiettivo è favorire una «società dove ognuno dedichi del tempo a imparare ad amare di più il proprio coniuge, i propri figli, le persone che lo circondano; dove, spontaneamente, le coppie ricorrano a un supporto professionale per superare le proprie difficoltà; dove i genitori si formino per svolgere pienamente il loro ruolo di primi educatori dei figli; dove i giovani, i genitori, le coppie, i single, fragili nella loro vita affettiva, trovino luoghi capaci di accompagnarli e aiutarli a progredire»[12].

Papa Francesco aveva ragione nel dire: «Il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa»[13]. Sì, «il nostro compito pastorale più importante riguardo alle famiglie, è rafforzare l’amore e aiutare a sanare le ferite»[14].

È opportuno anche menzionare gli Accueils Louis e Zélie Martin, che accolgono tutte le famiglie in diversi Paesi (Francia, Spagna, Belgio, Svizzera)[15]. I loro volontari, appositamente formati, aiutano a indirizzare le famiglie verso professionisti competenti. L’idea è che, a poco a poco, diventi naturale il riflesso di poter trovare nella Chiesa un aiuto generoso e competente per la propria coppia e la propria famiglia. Uno dei problemi, tuttavia, è che le coppie sono restie a consultare e a farsi aiutare. Quando lo fanno, spesso è troppo tardi (in media due anni dopo l’inizio delle difficoltà): bisognerebbe creare un clima sociale ed ecclesiale in cui sia normale e naturale per una coppia chiedere aiuto, riconoscere le proprie vulnerabilità. La parola dei pastori – sacerdoti e vescovi – deve incoraggiare a ciò con forza e semplicità.

Proposte innovative


Alcune diocesi e parrocchie organizzano «feste dell’alleanza» o della famiglia, a volte con il rinnovo delle promesse matrimoniali, a volte no. Forse potremmo fare di più per sottolineare la nostra stima per il matrimonio nella liturgia stessa. Dopo l’esortazione apostolica Amoris laetitia, sarà importante sviluppare proposte nuove di Messe votive per l’anniversario di matrimonio e per le coppie in attesa di un figlio o in difficoltà. Allo stesso modo, le nostre proposte pastorali per le coppie già sposate e per quelle che vivono difficoltà specifiche devono ancora aumentare, e molti fedeli vi stanno lavorando. Si constata il successo dei pellegrinaggi dei padri di famiglia, che permettono agli uomini di parlare tra loro[16]. Parallelamente, anche gli incontri delle madri di famiglia riscuotono un grande successo.

Alcune parrocchie approfittano della festa di San Valentino, in pieno inverno, per organizzare cene non solo per i fidanzati, ma anche per le coppie sposate. Si potrebbero immaginare «giornate della famiglia» sul modello delle «giornate del perdono»: una giornata di conferenze, preghiere, attività per bambini, proposte di accompagnamento con un consulente coniugale, il sacramento della riconciliazione, il confronto con una coppia più anziana ecc., il tutto in un contesto festoso e spirituale. Così una festa consumistica e vuota può diventare il supporto di una proposta pastorale significativa.

Stanley Hauerwas, teologo americano specialista della coppia e della famiglia, che ha insegnato teologia della famiglia all’Università di Notre Dame (1970-1983), ha scritto questa frase: «I cristiani non ripongono le loro speranze nei loro figli; piuttosto, i loro figli sono il segno della loro speranza». E continua: «Speranza che, nonostante i segni contrari, Dio non ha abbandonato questo mondo. È perché confidiamo in Dio che abbiamo abbastanza fiducia in noi stessi da chiamare all’esistenza nuove vite, anche se non possiamo essere certi che i nostri figli condivideranno la nostra missione»[17]. Il figlio è segno della nostra fede in Dio, ma non è colui che giustifica la nostra vita. Si potrebbe allora adattare questa frase alla nostra situazione attuale in Europa: «I cristiani non ripongono le loro speranze nella famiglia, ma piuttosto, le loro famiglie sono il segno della loro speranza».

In conclusione, proponiamo ai lettori otto spunti per il futuro della famiglia nella Chiesa:

1) I movimenti giovanili in generale, gli oratori e tutto ciò che permette ai giovani di crescere in autonomia, sviluppare le loro capacità relazionali e maturare nella fede personale devono essere una priorità. È questo che prepara meglio i giovani a impegnarsi nel matrimonio (o nella vita consacrata). È seminare per il futuro.

2) La lotta contro la pornografia, con tutte le persone di buona volontà nella società civile, deve essere una priorità. I danni che essa provoca alla vita coniugale sono considerevoli. Occorre fare il massimo per proteggere il più a lungo possibile i minori, organizzando sessioni di formazione e sensibilizzazione su questo tema. La battaglia legale deve essere accompagnata da un’educazione positiva all’affettività molto più seria di quella attuale (nelle scuole e nelle parrocchie).

3) Il servizio alla vita coniugale deve essere una priorità pastorale centrale, che consenta alle famiglie di avere a disposizione luoghi dedicati all’ascolto e all’accoglienza, basati sulla competenza di professionisti e sostenuti dalle parrocchie. La Chiesa deve manifestare il desiderio di aiutare le coppie e le famiglie, dedicando loro tempo, denaro, sacerdoti e laici impegnati, non solo a parole.

4) La formazione dei sacerdoti sulle questioni relative al pastoral counseling va notevolmente potenziata. La formazione nei seminari è ancora troppo spesso teorica o rinviata agli stage e non lascia abbastanza spazio all’accompagnamento delle coppie e delle famiglie. La formazione deve essere professionale, seria e permanente. I sacerdoti devono essere formati all’ascolto attento ed essere capaci di indirizzare verso coppie formate e professionisti competenti.

5) L’inevitabile crescita della questione dell’infecondità e della sterilità impone di prendere ancora più sul serio questo tema e di offrire spazi di dialogo e di sostegno alle coppie interessate, possibilmente in gruppo e con l’accompagnamento di professionisti. Talvolta gli ambienti cattolici sono così vitalisti che la loro stessa fede finisce per aggiungere sofferenza a sofferenza.

6) I mezzi di comunicazione moderni devono essere utilizzati in modo creativo e intelligente, ad esempio con brevi podcast realizzati da gruppi (come il podcast «Prendetevi cura della vostra coppia», del percorso delle Équipes Notre Dame).

7) Sarebbe opportuno che alcune feste liturgiche mettessero in luce la santità coniugale. Per quanto riguarda i tempi antichi, sarebbe bene che le coppie apostoliche Aquila e Priscilla, Andronico e Giunia fossero rivalutate con una festa liturgica che celebri le coppie impegnate nella missione evangelizzatrice della Chiesa. Un’altra scelta potrebbe essere quella dei coniugi Louis e Zélie Martin, festeggiati il 18 luglio. Essi sono molto conosciuti e il loro percorso di vita coniugale è una vera fonte di speranza. In un messaggio pubblicato il 18 ottobre 2025, per il decimo anniversario della loro canonizzazione, papa Leone XIV si augurava che esso fosse «un’occasione per far conoscere meglio la vita e i meriti di questi sposi e genitori straordinari, affinché le famiglie, tanto care al cuore di Dio ma talvolta anche tanto fragili e provate, possano trovare in loro, in ogni circostanza, il sostegno e le grazie necessarie per proseguire il cammino»[18]. Sarebbe inoltre opportuno che la celebrazione della Messa mostrasse maggiormente quanto i cristiani sposati siano importanti nella vita della Chiesa[19].

8) Infine, occorre ricordare, da un lato, che le ferite causate dal peccato originale saranno presenti fino alla fine dei tempi e, dall’altro, che la società moderna è molto corrosiva per le coppie, perché il sistema di valori promosso dai media e l’atmosfera culturale generale sono agli antipodi dei valori evangelici, e perché gli individui sono più fragili, meno strutturati, più ansiosi. In tale contesto, la figura della Samaritana risulta molto feconda e potrebbe ispirare le proposte pastorali per le numerose «ferite del matrimonio»: la Chiesa è quell’«ospedale da campo» che, con cuore materno, accoglie tutti i battezzati.

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[1] Questo articolo riprende in parte una conferenza che l’Autore ha tenuto il 9 novembre 2025, in occasione dell’incontro a Roma dei delegati per la famiglia delle Conferenze episcopali europee (CCEE), parzialmente riportata in Avvenire del 23 novembre 2025.

[2] Cfr Istat, «Censimento e dinamica della popolazione. Anno 2024», in tinyurl.com/5cxbd26w

[3] Cfr M. Rastoin, «L’invecchiamento della popolazione mondiale e il futuro dell’umanità», in Civ. Catt. 2014 II 444-456.

[4] Cfr Xinran, Buy Me the Sky: The Remarkable Truth of China’s One-child Generations, London, Rider & Co, 2015.

[5] Si stima che nel 2023 in Francia circa il 30% dei minori non viveva con entrambi i genitori biologici: il 23% viveva in una famiglia monoparentale (il più delle volte con la madre), il 10% in una famiglia ricostituita (con un genitore e un patrigno o una matrigna). In Italia, le stime si aggirano intorno al 20-25%.

[6] Cfr Th. Hargot, Tout le monde en regarde (ou presque). Comment le porno détruit l’amour, Paris, Albin Michel, 2024; M. Fradd, The Porn Myth. Exposing the Reality Behind the Fantasy of Pornography, San Francisco, Ignatius, 2017.

[7] Cfr Francia ~12,2% (Ined 2024); Finlandia ~15% (Family Barometer 2023); Belgio ~13% (25-35 anni, inchiesta VUB); Spagna ~20% (CIS 2024); Germania ~20% (Destatis 2022); Italia ~21% (Istat); Paesi Bassi ~20-25% (TFR et CBS); Svezia ~25% (Uppsala 2025).

[8] Francesco, Messaggio per il lancio del «Family Global Compact», 30 maggio 2023.

[9] A questo riguardo, scrive il teologo statunitense Stanley Hauerwas: «Il cristianesimo […] considera la vita celibataria come una forma di vita legittima […]. Ha preparato la strada alla visione romantica del matrimonio e della famiglia, creando un quadro istituzionale che rende il matrimonio volontario» (S. Hauerwas, A Community of Character. Toward a Constructive Christian Social Ethic, Notre Dame, IN, University of Notre Dame Press, 1981, 174).

[10] La dipendenza dal lavoro, il burnout e la depressione, che sono divenuti pesanti minacce per la coppia.

[11] Le Maisons Familya, create nel 2013, esistono in diverse diocesi. Cfr il sito familya.fr

[12] «Notre réponse», in familya.fr/notre-reponse.html

[13] Cfr Francesco, Amoris laetitia, n. 31.

[14] Ivi, n. 246.

[15] Cfr «Parler en confiance peut aider à resoudre bien des difficultés», in accueillouisetzelie.fr/feed/rs…

[16] Cfr «Pèlerinage des Pères de Famille en Ile-de-France», in peledesperes.org/; B. de Blanpré, Lettre aux pères de famille, Paris, Mame, 2025.

[17] Cfr S. Hauerwas, A Community of Character…, cit., 191.

[18] «Messaggio del Santo Padre Leone XIV in occasione del 10° anniversario della canonizzazione dei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino», in tinyurl.com/3zcwynke

[19] Si può ricordare che fu Giovanni XXIII, l’8 dicembre 1962, ad aggiungere l’espressione «san Giuseppe, suo sposo» nel canone romano, anche questo nell’ottica di valorizzare il matrimonio. Tale aggiunta è stata estesa nel 2013 alle Preghiere eucaristiche II, III e IV.

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