Gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di allentare ulteriormente alcune sanzioni sul petrolio russo nel tentativo di stabilizzare i mercati energetici globali.
L’amministrazione statunitense ha già adottato una misura temporanea: ha concesso una deroga che permette la vendita di petrolio russo già in viaggio verso l’India, nonostante le sanzioni legate alla guerra in Ucraina.
Questa autorizzazione riguarda carichi bloccati a causa delle restrizioni e resterà valida fino ai primi giorni di aprile 2026.
Secondo il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, Washington potrebbe considerare ulteriori passi simili se necessario per aumentare l’offerta globale di petrolio e limitare l’impennata dei prezzi. Una strategia pensata "per evitare uno shock energetico globale" che favorisce non poco la Russia.
Il cui petrolio fino a dieci giorni fa veniva venduto sotto i 50 dollari al barile.
Ora, il greggio russo potrebbe "salvare" la stabilità dei mercati finanziari.
Che paradosso.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha spinto i prezzi del petrolio a salire rapidamente, superando già i 90 dollari al barile. Se il conflitto si dovesse prolungare, i prezzi potrebbero arrivare addirittura 150 dollari.
Quindi, il petrolio di Mosca ora serve.
A tutti.
Chissà cosa penseranno a Bruxelles coloro che festeggiavano il (mai totale) raggiungimento dell'indipendenza energetica dalla Russia. E ora, a causa delle scelte dei partner alternativi (cioè gli americani), pagano già oggi 2 euro al litro per il diesel e devono pregare in ginocchio che quegli stessi partner alternativi tolgano l'embargo ai russi.