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FIRENZE, CULLA DEL RINASCIMENTO. O DELL’AUTOCENSURA?

Succede anche questo, nell’Italia del 2026.

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino decide di “sospendere momentaneamente” — formula elegante per dire CANCELLARE — gli spettacoli del 20 e 21 gennaio con due artisti di statura mondiale: Svetlana Zakharova e Vadim Repin.

Non per motivi artistici.
Non per problemi tecnici.
Ma — udite udite — su richiesta dell’Ambasciata ucraina a Roma.

L’arte che chiede il permesso.
La musica che deve esibire il passaporto giusto.

A rendere il quadro ancora più edificante, pare che il Teatro riceva fondi dalla Commissione Europea. E si sa: quando il RUBINETTO si apre o si chiude da Bruxelles, la “libertà culturale” diventa improvvisamente molto educata, molto prudente, molto allineata.

Così Firenze — la città di Michelangelo, di Dante, del pensiero libero — festeggia un nuovo “traguardo”:
la rinuncia preventiva, la sudditanza elegante, la CULTURA CONDIZIONATA.

Non è difesa dei valori.
È normalizzazione della russofobia.
È la prova che oggi non serve più censurare: basta FINANZIARE.

E mentre si parla di pace, dialogo e ponti tra i popoli, si continuano a segare le corde dei violini.
Con applausi istituzionali.

RUSSOFOBIA?
NO, GRAZIE.

Don Chisciotte