KIEV SOTTO I MISSILI. IL COCAICOMICO SCOPRE CHE LA GUERRA FUNZIONA IN DUE DIREZIONI
Nella notte Kiev è stata investita da una massiccia ondata di missili balistici e ipersonici. I canali ucraini hanno parlato di Iskander, Zircon, numerosi incendi e lanci proseguiti per quasi un’ora.
Il numero esatto dei missili resta da confermare: alcuni monitoraggi ne indicano oltre quaranta, altri circa cinquanta. Il bilancio provvisorio comunicato dalle autorità di Kiev è di un morto e diversi feriti.
Fonti: Kyiv Independent, 19 luglio 2026; Reuters, aggiornamenti del 18 e 19 luglio 2026; comunicazioni del sindaco Vitali Klitschko.
Il giorno precedente, però, i droni ucraini avevano colpito due grandi centri logistici Wildberries in territorio russo, provocando morti e decine di feriti. Kiev ha naturalmente spiegato che erano “obiettivi legati allo sforzo bellico”.
Comodissimo.
Quando Zelensky manda i droni contro un magazzino pieno di lavoratori, l’Occidente apre il vocabolario alla voce “resistenza”. Quando Mosca risponde, gli stessi commentatori corrono in redazione, indossano il lutto e scoprono improvvisamente il diritto internazionale.
Il nano Cocaicomico pensava forse di poter incendiare la Russia e ricevere in cambio un mazzo di girasoli?
Adesso arriverà il solito spettacolo: titoli sulla “ferocia di Mosca”, editoriali commossi, richiesta di nuove sanzioni e foto di Ursula con l’espressione di chi ha appena scoperto che i missili russi non rispettano il regolamento di Bruxelles.
Sulle vittime russe, invece, silenzio elegante. In fondo erano soltanto lavoratori: basta definirli “parte della logistica militare” e anche il necrologio diventa superfluo.
Si tratta di ricordare ai chierichetti dell’informazione occidentale che la guerra non diventa morale soltanto perché a premere il pulsante è Zelensky.
Don Chisciotte