Per una moratoria sulla GPA non basta un te in Vaticano
Sarebbe troppo facile liquidare l’ennesima sortita della Ministra Eugenia Roccella con l’antico adagio per cui le colpe, proprio come i meriti, dei padri non devono ricadere sull’operato della loro prole, quindi occorre entrare nel merito di quanto da lei recentemente, e nuovamente, affermato in un incontro pubblico circa la necessità di bandiere in tutto il mondo la maternità surrogata prendendo a modello la legislazione italiana.
A metà gennaio, a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, si è tenuto l’incontro “Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata”. Sul palco l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, e, appunto, la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. Motivo del “dibattito” concordare un impegno comune per contrastare “l’utero in affitto a livello globale”.
Mentre da parte vaticana non c’era da aspettarsi altro che le solite denunce di mercificazione del corpo di donne, rafforzata in quella occasione da accenni a non meglio identificate “femministe” che pur però esistono, da parte della Ministra Roccella sono state avanzate proposte che, per l’impegno istituzionale, politico e diplomatico che comportano, necessiterebbero una mobilitazione internazionale straordinaria da parte del Governo Meloni.
“C’è bisogno di una convergenza, di una sensibilizzazione e di un luogo, come per esempio le Nazioni Unite, dove riuscire a creare un gruppo di nazioni che cerchino di combattere questo progressivo affermarsi della mercificazione della maternità” ha detto Roccella “la prima cosa possibile è proprio una sospensione, una moratoria, in particolare una moratoria per la surrogata “cross-border”.
Il Governo italiano di moratoria se ne intende. Da 32 anni, infatti, la proposta di proclamare una sospensione “universale” delle esecuzioni capitali è nota nel mondo come “Italian initiative”, una iniziativa che è Italiana perché frutto di anni di lotte politiche, nonviolente, parlamentari e governative, promosse dal Partito Radicale e portate avanti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino.
Una proposta che partiva dalla (mai usata come argomento) tradizione giudaico-cristiana del “non uccidere” e che, ove mai fosse (stato) necessario, trovava negli strumenti internazionali sui diritti umani, in particolare nel protocollo opzionale del Patto internazionale sui diritti civili e politici, la conferma dell’illegalità dello Stato che si fa carnefice.
Una decisione politica presa dai primi congressi radicali transnazionali alla fine degli anni ‘80, arrivò a compimento nel 2007 grazie al Governo Prodi, nel 1994 c’era già stata un’importante prova generale tentata dal governo Berlusconi – in entrambi i casi con Emma Bonino protagonista.
A dicembre del 2007, l’Assemblea generale dell’ONU adottò a larga maggioranza una mozione che, appunto, proclamava una moratoria universale della pene di morte in vista della sua totale abolizione dovunque. Negli anni, ma non per inerzia, il sostegno a quella proposta è cresciuto. Grazie a quella iniziativa l’Italia ha iscritto il proprio nome nel registro di chi grazie alle opportunità offerte dalle Nazioni unite riesce a far qualcosa in ossequio cogli obblighi internazionali in materia di diritti umani.
Nei giorni in cui nel 2004 il Parlameno italiano adottava la famigerata Legge 40 – un coacervo di proibizioni che colpivano la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali quanto la procreazione medicalmente assistita, PMA, inclusa gravidanza per altre persone, al Palazzo di Vetro l’Italia si prestava a una iniziativa vaticana: proibire in tutto il mondo la “clonazione umana”.
Nei primi anni 2000, la ricerca sulle blastocisti, le cellule staminali embrionali non utilizzate per la PMA, iniziava a suggerire che da quegli studi si potessero individuare cure per malattie rare o neurodegenerative per cui non esistevano risposte terapeutiche efficaci. Avendo a che fare con “materiale umano”, il Vaticano si era inserito in un dibattito in seno alla commissione affari legali dell’Assemblea generale dell’ONU, facendo diventare la “clonazione terapeutica”, riconosciuta come già praticabile da decine di Stati, una “costola” della “clonazione riproduttiva”. Il messaggio era “non fabbrichiamo esseri umani” per poi “venderne” “pezzi” per farli diventare medicine. All’iniziativa vaticana si unirono subitoItalia, Costarica e gli USA di Bush – a cui seguirono i peggiori regimi totalitari e autoritari.
Grazie a una sinergia tra i paesi che stavano investendo in ricerca sulle staminali embrionali, Canada, Belgio, Paesi Bassi, Sudafrica e Corea del sud e Singapore e una coalizione di organizzazioni non governative guidate, per l’appunto, dall’Associazione Luca Coscioni, e l’attiva mediazione di Francia e Germania, il tutto fu prima deferito all’UNESCO e poi caduto nel dimenticatoio.
Nell’estate del 2004, l’Associazione e il Partito Radicale convocano la prima sessione del Congresso mondiale Libertà di Ricerca proprio per far fronte al blocco che in seno alle Nazioni Unite voleva far adottare una vera e propria convenzione per bandire tutte le forme di clonazione, senza distinzione fra quella ritroduttiva e quella terapeutica.
Ne seguirono quattro mesi di mobilitazione internazionale, coordinata al Palazzo di Vetro dall’Associazione e la Coalition for the Advancement of Medical Research e il Genetics Policy Institute, diminuirono la portata della proposta che nel febbraio 2005 fu poi trasformata in una dichiarazione – pertanto non vincolante, al contrario della convenzione – appoggiata da 80 su 193 Stati Membri dell’ONU, Santa Sede e Italia in testa.
Se l’intenzione annunciata dalla Ministra Roccella fosse in effetti quella di proporre una moratoria universale della maternità surrogata, il Governo dovrebbe chiedere che il tema sia inserito all’ordine del giorno della VI commissione (affari legali) dell’Assemblea generale dell’ONU. Affinché venga discussa entro l’estate del 2025, l’Italia dovrebbe chiedere una calendarizzazione d’urgenza di un tema non previsto dal programma dei lavori, nel caso in cui non ci fossero i tempi tecnici, dovrebbe prepararsi per farlo a settembre prossimo in modo da avviare la discussione nelle commissioni competeneti per poi arrivare in plenaria.
Affinché la Commissione affari legali dell’Assemblea Generale concordi con la proposta, occorrerà che l’Italia, e che la pensa come lei, organizzi un fronte ampio di Stati Membri per predisporr una bozza di risoluzione.
Ma cosa dovrebbe chiedere tale risoluzione?
- Proclamare una moratoria, giuridicamente non vincolante, come la risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali?
- Rinviare la questione nuovamente in Commissione col mandato di predisporre un nuovo testo che si incarichi di abbozzare una vera e propria convenzione,magari coinvolgendo la Commissione sul dirito internazionale, che proibisca la pratica della maternità surrogata, un po’ come accade con la tortura?
- Rinviare il tutto alla Commissione sullo Status delle Donne?
- Interessare il Consiglio sui diritti umani?
Indipendentemente dagli scenari, occorre che il Governo, e non una singola Ministra, prenda una decisione formale, possibilmente confortata da un passaggio parlamentare. Dopodiché occorrerà che la diplomazia italiana dedichi il tempo e le risorse necessarie per creare una “coalizione” di governi che sostengano l’iniziativa al Palazzo di Vetro.
Meloni, e Tajani, sono al corrente? Cosa ne pensano?
L'articolo Per una moratoria sulla GPA non basta un te in Vaticano proviene da Associazione Luca Coscioni.